Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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sabato 18 ottobre 2008

Mons. Juan Rodolfo Laise, il vescovo della Confessione e dell'Eucaristia


Durante il governo pastorale della diocesi argentina di San Luis dal 1971 al 2001, Mons. Juan Rodolfo Laise, si è dimostrato uno strenuo sostenitore dell'antica e pia prassi di amministrare la Comunione direttamente sulla lingua dei fedeli. Secondo lui la pratica di ricevere la Comunione sulla mano, nelle diocesi argentine è stata introdotta illecitamente poiché non c'erano i presupposti richiesti dalla legge ecclesiastica. Pertanto nella sua diocesi si è continuato a proibire la Comunione sulla mano. Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha nominato vescovo coadiutore della diocesi di San Luis, Mons. Jorge Luis Lona, il quale è succeduto a Mons. Laise nel 2001. Anche Mons. Lona ha confermato l'utilizzo esclusivo dell'antica pratica. Dopo il suo ritiro, Mons. Juan Rodolfo Laise si è trasferito nel convento cappuccino di San Giovanni Rotondo dove trascorre molto tempo nel confessionale. E' molto conosciuto negli ambienti cattolici legati alla Messa tridentina; spesso infatti viene invitato a conferire gli ordini sacri nei seminari tradizionali. Qualche giorno prima delle annunciate cresime tradizionali a Verona, si è scatenata un'assurda polemica politica contro Mons. Laise, accusato di aver avuto a che fare con la giunta militare che prese il potere in Argentina nel lontano 1976. Mons. Laise si oppose giustamente ai terroristi marxisti che insanguinavano il Paese sudamericano, ma sono moralmente convinto che non abbia avuto nulla a che spartire con gli errori commessi dai militari argentini. Le cresime tradizionali di domenica 19 ottobre sono confermate. Ad amministrarle sarà l'eroico Mons. Zef Simoni, vescovo ausiliare emerito di Scutari (Albania). Durante la feroce dittatura comunista guidata da Enver Hoxha (una delle dittature più brutali del XX secolo), Mons. Zef Simoni venne imprigionato per 13 anni dal regime, patendo atroci sofferenze con cristiana rassegnazione e perdonando i suoi aguzzini.