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giovedì 3 giugno 2010

Pubblicare un libro per la maggior gloria di Dio


Molte anime che adesso sono in paradiso si sono salvate grazie alle buone letture. In questo mondo secolarizzato e paganizzato è necessario rilanciare la buona stampa cattolica se si vuole riuscire a salvare il salvabile.

Ci sono alcuni autori emergenti che vorrebbero pubblicare un libro religioso ma non sanno come fare. Ecco qualche utile consiglio. Il mondo dell'editoria è una giungla; se non si sta attenti si rischia di finire tra le fauci di qualche tigre vorace. L'ideale è affidarsi a una casa editrice di ispirazione cattolica specializzata in pubblicazioni a carattere religioso. Se ci si affida invece a un editore generalista, si corre il rischio di avere scarsa visibilità e di non essere presenti nelle librerie cattoliche. E' importantissimo che l'editore abbia un distributore, cioè l'impresa che si occupa di distribuire i libri fungendo da anello di congiunzione tra le case editrici e le librerie. Un editore che non ha un contratto con un distributore, è molto difficile che possa vedere i propri libri in vendita nelle librerie.

Il prezzo di copertina è suddiviso più o meno in questo modo. I diritti d'autore variano tra il 4 e il 10% (dipende dal prezzo del libro e dal potere contrattuale dell'autore). Al tipografo va circa il 20-30% (più sono le copie che si stampano, minore è il prezzo unitario). Al distributore va il 55% della torta; quota che a sua volta dovrà spartire con la libreria che avrà effettuato la vendita. Alla casa editrice in genere rimane in tasca un 10-15%, dal quale dovrà sottrarre le imposte e altre spese accessorie, per esempio l'acquisto del codice ISBN necessario per individuare facilmente un libro.

Alcuni editori non chiedono nemmeno un euro all'autore per pubblicare un libro. Altre editori chiedono che l'autore acquisti un certo quantitativo di copie ad un prezzo scontato del 50%. Non è una truffa, si tratta di una prassi diffusa soprattutto tra le piccole case editrici. Tuttavia, fate attenzione agli “editori-tipografi” che costringono ad acquistare un numero di copie esorbitante, spillando agli scrittori cifre astronomiche (ad esempio 10.000 euro), per poi magari non trovare nemmeno una copia nelle librerie, non avendo un contratto con un distributore.