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lunedì 18 ottobre 2010

Riflessione circa una considerazione del capo dei lefebvriani italiani


Dall'aspetto sembra un tenente della Brigata Paracadutisti “Folgore”, in realtà Don Davide Pagliarani, sempre rivestito con la “divisa” sacerdotale (il glorioso abito talare), è il luogotenente del distretto italiano della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Nel corso di un'intervista in lingua francese rilasciata a settembre a due fedeli transalpini, ha fatto alcune dichiarazioni non prive di interesse. In genere cerco di non scrivere post troppo lunghi perché temo che non vengano letti per intero; pertanto mi soffermo solo su un punto. Il Superiore del distretto italiano ha affermato che attorno alla FSSPX c'è un vasto movimento di sacerdoti e laici che pur non militando in essa, guardano con estrema attenzione a ciò che avviene al suo interno, specialmente al riguardo dei colloqui dottrinali intavolati a Roma. Quel che ha detto Don Pagliarani è vero, anche io ho notato che in Italia c'è tanta gente che guarda ai lefebvriani con molta attenzione, anzi direi con una certa simpatia. Si tratta di molta più gente rispetto a quella che normalmente frequenta le loro cappelle (secondo me il rapporto è di almeno 1 a 20).

Recentemente alcuni lettori del blog mi hanno scritto per chiedermi se non penso di esagerare quando affermo che in caso di erezione canonica della Fraternità, i loro centri di Messa verrebbero “presi d'assalto” dai fedeli in fuga dai parroci modernisti. A parte i toni da “bollettino bellico” che mi diverto a utilizzare, sono sinceramente convinto di ciò che ho detto. Non mi credete? E allora immaginatevi una cittadina con due parrocchie governate da parroci che non credono alla Risurrezione corporale di Cristo, alla verginità perpetua della Madonna, all'eternità dell'inferno, all'importanza della Confessione, e così via (purtroppo non sono pochi i preti di questo genere). Poi immaginate che la Fraternità venga eretta canonicamente con uno staus che le consenta di aprire parrocchie d'ovunque (come avverrà con gli ordinariati anglo-cattolici), e che Mons. Fellay e Don Pagliarani decidano di aprire una parrocchia proprio in quella cittadina. Secondo voi, un fedele laico che ha un minimo di santo timor di Dio, anche se non è legato alla liturgia antica, preferirà frequentare le due parrocchie moderniste, oppure la parrocchia della Fraternità? È chiaro che frequenterà quest'ultima, non solo per la Messa domenicale, ma anche per quanto riguarda le confessioni e il catechismo. Insomma, nel giro di pochi anni ci sarebbe la morte del modernismo per mancanza di rincalzi; si auto-demolirebbe con le sue stesse eresie. Ecco perché desidero ardentemente che i lefebvriani ricevano uno staus canonico “speciale” (tipo “Amministrazione Apostolica”, “Ordinariato Personale” o “Prelatura Personale”) che consenta loro di operare tranquillamente senza preoccuparsi delle persecuzioni moderniste. Non si tratta di ipotesi campate in aria, poiché è risaputo che nel 2000 Mons. Fellay ricevette da un autorevole esponente vaticano la proposta di una super “Amministrazione Apostolica”.

Io penso che la consapevolezza di Don Davide Pagliarani e dei lefebvriani, circa il grande interesse che raccolgono da ambienti esterni alla Fraternità, può facilitare di molto le cose. Se potessi parlare con Mons. Fellay e lo Stato Maggiore della FSSPX, direi loro di non temere di accettare un'eventuale nuova proposta vaticana di erezione canonica. È evidente che i vantaggi per la Fraternità e per tutta la Chiesa Cattolica sarebbero immensi. Può darsi che ci sarà la defezione di qualche elemento, ma per ogni fuoruscita ci saranno molte più adesioni.