Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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lunedì 25 agosto 2014

Quando Obama voleva bombardare la Siria di Assad

L'anno scorso il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Hussein Obama (premio Nobel per la pace), si era messo in testa di sganciare un uragano di bombe contro la martoriata Siria, per "dare un segnale" al regime baathista guidato da Bashar Al-Assad.

In caso di attacco, ad avvantaggiarsene sarebbero stati i vari gruppi di ribelli che si oppongono ad Assad, tra i quali spiccano per ferocia diversi "battaglioni" di fondamentalisti islamici, pensiamo ad esempio ai tagliagole dell'ISIS. Nelle città siriane conquistate dai ribelli, i miliziani islamisti si sono lasciati andare ad atti di pura barbarie, come la devastazione di chiese e monasteri dei cristiani, torture, fucilazioni, decapitazioni, ecc. Insomma, quello che è avvenuto nelle scorse settimane in Iraq, è già avvenuto negli anni scorsi (e avviene ancora oggi) nelle città siriane controllate dai miliziani agli ordini di Abu Bakr al-Baghdadi (l'autoproclamato “califfo” dello Stato Islamico).

Non sono un supporter del regime di Damasco, tuttavia devo ammettere che almeno Assad non perseguita i cristiani, a differenza dei sanguinari fondamentalisti islamici; quindi tra lui e i "figli spirituali" del califfo, preferisco che perda la guerra civile siriana chi distrugge le chiese e perseguita il Corpo Mistico di Cristo.

Alcuni giorni fa, il generale Martin Dempsey, Capo dello Stato Maggiore congiunto delle forze armate statunitensi (cioè l'ufficiale di rango più elevato delle forze armate degli Stati Uniti), ha affermato che per colpire efficacemente l'ISIS bisognerebbe bombardare non solo le sue postazioni in Iraq, ma anche quelle in Siria. Insomma, anche i capi degli USA stanno cominciando a capire che invece di colpire l'esercito di Assad, sarebbe meglio fermare i ribelli islamisti, prima che facciano altri massacri. Tra l'altro, se la Siria cadesse interamente nelle mani del califfo, lo Stato Islamico dei tagliagole confinerebbe con Israele, il miglior amico degli USA. E allora la Terra Santa rischierebbe di essere devastata dalla guerra.

Fino a poco tempo fa erano in pochi (tra i quali diversi blog cattolici) a denunciare con forza i crimini commessi in Siria dagli jihadisti, mentre adesso che stanno avanzando anche in Iraq, improvvisamente i tagliagole hanno conquistato le prime pagine dei giornali. Ma quando gli islamisti tagliavano le gole in Siria, perché queste notizie venivano trascurate da molti mezzi d'informazione? Comunque sia, adesso finalmente si è cominciato a denunciare ampiamente i crimini del califfo. Meglio tardi che mai.