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martedì 28 luglio 2015

I preti devono dedicarsi alla salvezza delle anime, non ad arricchire la famiglia

[Brano tratto da “Pratica di amar Gesù Cristo” di Sant'Alfonso Maria de Liguori]

Lo stato ecclesiastico non è istituito da Gesù Cristo per aiutar le case de' secolari, ma per promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime. Alcuni si figurano lo stato ecclesiastico come fosse un officio o mestiere laicale per avanzarsi negli onori o nei beni temporali, ma errano; e perciò quando vengono i parenti ad inquietare il vescovo, acciocchè ordini alcuno ignorante o di mali costumi, apportando per ragione che la casa è povera e non sanno come fare, ciò dee risponder loro il vescovo: «No, figlio mio, lo stato ecclesiastico non è fatto per aiutar la povertà delle case, ma per lo bene della Chiesa». E così bisogna licenziarli affatto, e non dare loro più orecchio; giacchè tali soggetti indegni sogliono ordinariamente esser poi la ruina non solo dell'anime loro, ma anche delle loro famiglie e de' loro paesi.

E parlando di quei sacerdoti che vivono in casa propria, e vorrebbero i parenti che non tanto si applicassero alle incombenze del lor ministero, quanto ad avanzar la casa colle rendite e cogli onori, essi debbono lor risponder quel che rispose Gesù Cristo alla sua divina Madre: Nesciebatis quia in his quae Patris mei sunt oportet me esse? (Luc. II, 49). Debbon dunque rispondere: «Io son sacerdote, l'officio mio non è di far danari e procurare onori, nè di tenere l'amministrazione della casa, ma di star ritirato, far orazione, studiare ed aiutare l'anime». Quando poi vi fosse qualche precisa necessità di aiutar la casa, dee aiutarla per quanto può, ma senza lasciare la sua incombenza principale, ch'è di attendere alla santificazione sua e degli altri.