Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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martedì 16 febbraio 2016

Commosso dalla Messa tridentina

Ho rivolto alcune domande a un gentile lettore di Torino, il quale mi ha confidato che quando da grande ha riascoltato una Messa tridentina si è commosso...


- La prima volta che sei andato a una Messa in rito antico, ti sei trovato subito a tuo agio, oppure sei rimasto un po' spaesato? 

- La prima volta che riascoltai la Messa tridentina (dopo quelle da bambino che avevo dimenticato) mi emozionai e mi commossi, ricordo l' "Introibo ad altare Dei", finalmente lo sentivo dal vivo, non solo letto a casa sul messalino. Quindi tutt'altro che spaesato! Mi sentivo a mio agio, capivo che era qualcosa di celebrato rivolto a Dio e per Dio. Avevo 17 anni, non avevo fatto grandi letture di teologia e di liturgia, ma "sentivo" che era vera azione sacra.

- Come hai conosciuto gli scritti e l'opera del grande Cardinale Giuseppe Siri? 

- Tantissimi anni fa, non conoscevo Siri, ma sui giornali laici lo sentivo definire "ultraconservatore", "all'antica", etc. il che già me lo rendeva simpatico ed affine ai miei gusti... Poi in un viaggio in Umbria trovai in una chiesa un libricino, "Ritorno alla Santa Messa", edito da Casa Mariana, che raccoglieva scritti ed omelie del card. Siri su Messa ed Eucarestia; da lì cominciai a capirne ed apprezzarne lo spessore morale, spirituale, teologico ed il suo appassionato amore per Nostro Signore e la sua Chiesa. Scoprii che mio zio tutti gli anni il 29 agosto, il giorno della festa, andava a piedi al santuario N.S. della Guardia e presi ad accompagnarlo (quando si tratta poi di scarpinare in montagna  non mi faccio ripetere l'invito). Fu là che vidi Siri la prima volta, celebrare, tenere omelia. Mi colpì anche vedere i suoi seminaristi tutti vestiti in talare, mentre i pochi seminaristi che avevo visto a Torino erano in jeans, camiciona a quadri o dolce-vita, capelli lunghi e l'aria un po' fricchettona...

- Quando negli anni settanta eri ancora ragazzo, cosa pensavi al riguardo degli abusi liturgici?

- Pur non avendo una preparazione liturgica-teologica, provavo un senso istintivo di fastidio di fronte a certi abusi liturgici. Ad esempio se veramente nell'Eucarestia c'è Gesù tutto intero, perchè lasciare che ogni fedele peschi con le sue manacce sporche l'ostia dal contenitore tenuto in mano dal chierichetto? Oppure se nella sua saggezza la Chiesa ha stabilito che il posto giusto per il Credo è dopo Vangelo ed omelia, perchè un celebrante deve avere il capriccio di farlo recitare dopo la Comunione? Pensandoci ora avevo forse intuito, in modo inconscio, che la Liturgia è un qualcosa che ci è stato dato, donato, non il nostro agitarci per essere creativi ed originali.

- So che a un certo punto della tua vita hai cominciato a commettere molti peccati mortali e a vivere lontano da Dio, ma poi ti sei pentito e hai ricominciato a vivere in maniera più fedele al Vangelo. Come è avvenuta la tua conversione?

- A partire dai trent'anni circa ho cominciato ad avere lunghi periodi, anni, in cui vivevo assolutamente lontano da Dio, alternati a brevi rientri in carreggiata, ma senza vera volontà di cambiare. Per dono di Dio ho però sempre avuto la convinzione di essere sulla strada sbagliata, ho sempre avuto quella che chiamo "la spia rossa accesa sul cruscotto", ma volutamente ignoravo quella spia. Penso spesso a quelli che non hanno questa spia accesa, non si rendono più conto di andare verso il baratro, e mi dico che non ho assolutamente più meriti di loro, voglio che anche loro si salvino, e chiedo a Dio che accenda anche a loro una spia rossa. Un po' di tempo fa, mentre ero a Genova per vedere una mostra, passando davanti alla chiesa dell'Oratorio dei Filippini ho avuto l'impulso di entrare ed inginocchiarmi ad un confessionale, e ora Dio mi aiuti a non perdermi più.

- Secondo te, andando a Messa in chiese in cui si praticano gravi abusi liturgici, si corre un po' il rischio di perdere o almeno di assopire la fede?

- Senz'altro se non si vive la Liturgia come qualcosa che ci è dato per santificarci rendendo il culto dovuto a Dio, corriamo il rischio di rimanere incentrati su di noi, di "cantarcela da noi", come diciamo qui in Piemonte. 

Lex orandi - Lex credendi - Lex amandi. Sono realtà interconnesse in tutte le direzioni, e saltando una saltano le altre. Se preghi nel modo giusto, sei aiutato a credere nel modo giusto, e puoi amare nel modo giusto Dio ed i fratelli per amore Suo. 

- La Madonna a Fatima ha promesso che un giorno il suo Cuore Immacolato trionferà. Speri che questo giorno possa essere ormai vicino?

- Io credo che Maria sia apparsa realmente a Fatima, e che non abbia raccontato fandonie, anche se le rivelazioni private non aggiungono nulla alla Rivelazione. È un discorso complesso. Credere al Paradiso compiuto sulla terra è contrario alla nostra Fede, non so se Maria alluda alla Parusia, che può essere domattina, tra sei mesi, nell'anno 3954. Quando per ognuno di noi sarà il momento della morte terrena e avremo meritato di salvarci, e dopo un Purgatorio si spera breve, verremo presi per mano da una parte da Gesù e dall'altra da Maria e condotti a vedere Dio viso-a-viso, allora per noi il Cuore di Maria avrà trionfato. Non so se poi avremo, non il Paradiso quaggiù, ma tempi in po' meno malvagi, col Diavolo un po' meno scatenato, comunque sia non cambia il nostro sforzo a salvarci l'anima e a vivere qui ed ora più secondo l'insegnamento di Gesù, nostro Signore, maestro, modello.