Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 6 marzo 2016

La Messa tridentina facilita il raccoglimento interiore

Un lettore del blog mi ha raccontato che da quando ha scoperto la liturgia tradizionale ha ritrovato l'entusiasmo di andare a Messa.


Gentile Cordialiter,
                                  innanzitutto vorrei ringraziarti per la tua opera di diffusione dell'amore per l'ortodossia e per gli ordini religiosi. La diffidenza e l'incomprensione dell'importanza degli ordini oranti e mendicanti è proprio una caratteristica del periodo contemporaneo, e un sintomo inconfondibile della scomparsa, o per lo meno dello sbiadirsi, dentro il nostro cuore, dell'immagine delle cose di lassù.

Vorrei ringraziarti anche del tuo contributo a ravvivare l'interesse dei giovani per la messa di sempre. E a proposito volevo scriverti qualcosa riguardo alla mia esperienza di incontro con la liturgia antica. È avvenuto in un momento dei miei studi universitari, qualche anno fa, dopo che avevo abbandonato per più di un anno la frequentazione alla messa domenicale. La ragione del mio abbandono era la noia, la stanchezza per la ripetizione di parole che a me apparivano ormai vuote, e che avevo sentito, sempre quasi uguali, ogni domenica fino a quel momento. Mi presi quindi "un periodo di riflessione", in cui, ben conscio tuttavia dell'importanza della mia fede, anche se facevo fatica a percepirla, mi misi a leggere molti libri, alla ricerca di argomenti che sciogliessero quei dubbi sulla fede che nessuno si era mai preso la briga di fugare. Una delle cose che non riuscivo a digerire era l'atteggiamento "un colpo al cerchio, uno alla botte", che mi sembrava trasparire da vari discorsi di alcuni uomini di Chiesa. Un altro che non capivo era il fatto che molti sacerdoti, già in scarso numero e spesso incompresi dalla società, non perdessero occasioni per criticarsi a vicenda. Infine mal tolleravo la tendenza di vari sacerdoti alla "prolissità verbale", ovvero la loro tendenza a parlare troppo, e ascoltare poco, tanto che già vari anni prima avevo abbandonato la direzione spirituale per evitare di essere rintronato da discorsi che, per quanto ben fatti, mi stomacavano ormai come una torta troppo dolce. Decisi insomma di trovare la direzione spirituale nella lettura.

Vi furono vari autori che mi aiutarono tantissimo, il primo è il cardinale Giacomo Biffi, con il suo stile ortodosso e umoristico allo stesso tempo, che non si tratteneva dall'essere tagliente. Poi Vittorio Messori, tra i viventi, e Chesterton e Guareschi tra gli autori del passato. Infine ebbi la fortuna di poter frequentare, nella città in cui studiavo, una messa tridentina celebrata da un sacerdote molto amante della liturgia, e anche della buona arte e della buona musica, tanto che le messe erano animate spesso da studenti del conservatorio, che rendevano le celebrazioni veramente tutte degne di una messa pasquale, anche nel tempo ordinario. Tra tutto ciò che mi ha colpito, due cose in particolare mi hanno fatto riflettere sull'ingiusta fama che questa messa ha tra molti sacerdoti e fedeli. Innanzitutto, il sacerdote parlava molto meno, e questo mi lasciava molto più spazio per la preghiera e il raccoglimento personale, la riflessione sul mistero e sul Vangelo. Una cosa che mal tolleravo di molte celebrazioni a cui avevo assistito in passato era il fatto che il sacerdote non perdesse occasione per far sentire la sua voce, anche con commenti personali, durante la messa, tanto che mi sembrava di andare ad una conferenza piuttosto che ad una celebrazione eucaristica.

Un altro aspetto è proprio il fatto che il sacerdote sia rivolto versus Deum, cosa che in teoria dovrebbe essere vera anche in un novus ordo ben celebrato, da quanto capisco. E questo fatto mi sembrava particolarmente "democratico", a dispetto di quanto si dice sulla messa tridentina. Infatti il sacerdote è rivolto nella stessa direzione di tutti i fedeli, e questo dà un chiaro segnale dell'uguaglianza di tutti davanti a Dio, davanti a cui tutti si devono inginocchiare. Al contrario di una celebrazione in cui alla posizione centrale dell'altare si sostituisce quella della "cattedra", quasi a stabilire che il sacerdote è più sapiente e più importante di tutti i fedeli, che siedono invece in basso, nei banchi. Proprio come all'università, o a una conferenza [...].

Ti ringrazio per la pazienza con cui hai letto queste considerazioni, e per la tua dedizione al compito che ti sei preso di diffondere l'amore per Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                             la Messa in rito antico è stata davvero provvidenziale per te, perché ti ha aiutato a partecipare in maniera “spiritualmente attiva” alla rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino, e a tornare a frequentare la Messa domenicale.

Molte volte mi è capitato di andare alla Messa di Paolo VI per assolvere al precetto festivo, facendo però molta più fatica a partecipare in maniera “spiritualmente attiva” come invece avviene quando vado alla Messa di San Pio V. Per questo motivo spero che la liturgia antica possa diffondersi ampiamente, per consentire a tutti coloro che lo desiderano, di poter beneficiare del rito che ha edificato le anime di innumerevoli schiere di cattolici nel corso dei secoli. 

Che io sappia, nella mia diocesi solo un prete celebra spesso “more antiquo”. C'è bisogno di rinforzi! Per questo motivo bisognerebbe lanciare una crociata vocazionale in favore degli istituti legati alla liturgia tradizionale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter