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giovedì 14 aprile 2016

La cura della vita interiore nella nostra epoca

Dagli scritti di Padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964).


[...] la questione della vita interiore si presenta oggi in modo più impellente che in altre epoche meno inquiete della nostra. Ciò avviene perché tanti uomini si sono separati da Dio, cercando di organizzare la vita intellettuale e quella sociale senza di Lui. I grandi problemi che hanno sempre preoccupato l'umanità, hanno preso un aspetto nuovo e spesso tragico. Il voler fare senza Dio, causa prima e ultimo fine, conduce a degli abissi; non solo conduce al nulla, ma alla miseria fisica e morale peggiore del nulla. I grandi problemi si aggravano allora sino all'esasperazione, e l'uomo deve accorgersi finalmente che tutti debbono far capo allo stesso punto, quello cioè di rimettere in campo il problema religioso, e di considerarlo a fondo; tutti dovranno pronunziarsi definitivamente o per Dio o contro di Lui, e qui sta appunto il problema della vita interiore in quello che ha di più essenziale. «Qui non est mecum, contra me est», dice il Salvatore (Mt 12, 30). Così le grandi tendenze moderne, scientifiche e sociali, in mezzo ai conflitti che insorgono tra loro, e nonostante l'opposizione degli scopi dei loro rappresentanti, convergono - volere o no - verso la questione fondamentale dei rapporti intimi dell'uomo con Dio. A questo punto si arriva dopo molte deviazioni. Quando l'uomo non vuol più adempiere i suoi primi doveri religiosi verso Chi l'ha creato ed è suo ultimo fine, non potendo assolutamente fare a meno della religione, se ne crea una a modo suo; mette, per esempio, la sua religione nella scienza, o nel culto della giustizia sociale, in qualche ideale umano, che finisce col considerare in modo religioso ed anche mistico, per sostituirlo all'ideale superiore che ha abbandonato. Egli si scosta in tal modo dalla suprema Realtà, e pone avanti a sé una massa di problemi che, per amore o per forza, non potranno avere soluzione alcuna se non ritornando al problema fondamentale dei rapporti intimi dell'anima con Dio. Già è stato osservato più volte come ai giorni nostri la scienza pretenda essere una religione; in pari tempo il socialismo e il comunismo vogliono essere una morale scientifica e si presentano come un culto febbrile della giustizia, sforzandosi in tal modo di soggiogare gli spiriti ed i cuori. E' un fatto che nell'ora attuale, il dotto moderno sembra avere un culto scrupoloso del metodo scientifico, al punto da sembrare talvolta che preferisca il metodo della ricerca alla verità stessa. Se apportasse eguale diligenza e serietà nell'affare della sua vita interiore, egli giungerebbe ben presto alla santità. Troppo spesso, però, questa religione della scienza è ordinata piuttosto all'apoteosi dell'uomo che all'amore di Dio. Lo stesso dobbiamo dire dell'attività sociale, in particolare sotto la forma che riveste nel socialismo e nel comunismo. Questa infatti s'ispira ad un misticismo che vuol tendere verso una trasfigurazione dell'uomo, negando talvolta nel modo più assoluto i diritti di Dio. Tutto ci porta a concludere che nel fondo d'ogni grande problema si ritrova sempre il problema religioso dei rapporti dell'uomo con Dio. Dobbiamo dichiararci favorevoli o contrari; non è possibile restare indifferenti. L'epoca attuale ce lo dimostra in modo impressionante. La crisi economica mondiale del momento presente ci mostra ad evidenza quello che gli uomini possono fare da loro stessi quando vogliono fare a meno di Dio. Quando si vuol fare a meno di Dio, la serietà della vita viene ad essere spostata. Se la religione non è più cosa seria e grave, ma cosa di cui si può sorridere, è necessario allora cercare altrove la serietà. Si pone, o per lo meno si pretende porla nella scienza, o nell'attività sociale; si vuol lavorare religiosamente alla ricerca della verità scientifica, oppure all'avvento della giustizia tra le classi e fra i popoli. E dopo qualche tempo si è costretti a constatare che si va incontro ad un immane disordine, e che i rapporti tra gl'individui e tra i popoli divengono sempre più difficili, per non dire impossibili. È chiaro - come già dissero Sant'Agostino e San Tommaso - che gli stessi beni materiali, al contrario di quelli dello spirito, non possono appartenere integralmente a più persone allo stesso tempo. La stessa cosa, la stessa terra non possono appartenere totalmente nello stesso tempo a diversi individui; né lo stesso territorio a diversi popoli. Di qui il terribile conflitto degl'interessi, quando l'ultimo fine viene collocato febbrilmente in questi beni inferiori. Al contrario - e Sant'Agostino vi insiste con compiacenza - gli stessi beni spirituali possono appartenere simultaneamente e integralmente a tutti e ad ognuno. Senza nuocere l'uno all'altro, possiamo possedere pienamente la stessa verità, la stessa virtù, lo stesso Dio. Per questo, nostro Signore ci ha detto: Cercate il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà dato per giunta (Mt 6, 33). Non ascoltare questa lezione è lavorare alla propria rovina. [...] Se il lato serio della vita viene spostato, se non riguarda più i nostri doveri verso Dio, ma l'attività scientifica o sociale dell'uomo; se l'uomo cerca continuamente se stesso invece di cercare Dio, suo ultimo fine, i fatti non tarderanno a mostrargli che si è impegnato in una via impossibile che conduce, non solo al nulla, ma ad un disordine insopportabile e alla miseria. È indispensabile il ritorno a quelle parole del Salvatore: Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde (Mt 12, 20) . I fatti le confermano. Ne consegue che la religione non può dare una risposta efficace, veramente realista, ai grandi problemi attuali se non è una religione profondamente vissuta; non soltanto una religione superficiale e a buon mercato, che potrebbe consistere in qualche preghiera vocale, in qualche cerimonia in cui l'arte religiosa avesse maggior posto della vera pietà. Ora, non v'è religione profondamente vissuta senza vita interiore, senza questa conversazione intima e frequente di ciascuno di noi, non solo con se stesso, ma anche con Dio. È questo (insegnamento delle ultime Encicliche di S.S. Pio XI. Per rispondere alle aspirazioni generali dei popoli, in quello che hanno di buono, aspirazioni alla giustizia e alla carità tra gl'individui, le classi e i popoli, il supremo Pastore ha scritto le Encicliche riguardanti Cristo Re, il suo influsso santificatore su tutto il Corpo Mistico, la famiglia, la santità del matrimonio cristiano, le questioni sociali, la necessità della riparazione, le missioni. In tutte queste encicliche si tratta del regno di Dio sopra l'intera umanità. Da tutto il loro complesso risulta evidente che per mantenere la preminenza che sull'attività scientifica e su quella sociale deve avere la religione, la vita interiore deve essere profonda, deve essere vera vita d'unione con Dio. È una necessità evidente.


(Brano tratto da "Le tre età della vita interiore", di Padre Réginald Garrigou-Lagrange, "Edizioni Vivere In")