Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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sabato 11 giugno 2016

Quattro galeotti... ed un Prete!

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Entro nel Manicomio Criminale di Barcellona (Messina). Domando al Direttore il permesso d'intrattenermi con i detenuti. Approfitto per discorrere con i singoli e prometto d'interessarmi delle varie richieste. Raccolti nell'ampio cortile centinaia di detenuti, in maggioranza assassini, rivolgo a tutti la parola, in forma di predica. Alla fine regalo dei sigari e delle caramelle. Un carcerato, mentre mi allontano dalla massa, esclama: Ho sessant'anni e questa è la prima volta che ascolto una predica! Ho mai sentito parlare un Prete! Ne ho avuto sempre paura! -

Ritorno l'indomani nella prigione e faccio chiamare quattro detenuti. Uno ha trent'anni da scontare, il secondo ed il terzo sono verso la fine della pena ed il quarto è un condannato a vita. Sul tavolo c'è una bella torta.
- Amici miei, questo dolce è per voi! 
- Per noi?
- Sì, tutto per voi!
- Ma basterebbe per venti! ...
- Invece, uno di voi faccia quattro parti e poi servitevi!
- Allora ne facciamo cinque! Una anche per voi!
- Non occorre! -
Mentre consumano la torta, contemplo gli occhi dei detenuti. Sono gonfi di pianto.
- Accettate, Reverendo, un boccone della mia porzione.
- Ed anche della mia! 
- Accetto con cordialità.
- Io sono, dice uno dei quattro, un accanito comunista. Ma uscendo dalla galera, potrò mettermi più nelle file dei comunisti ed andare contro i Preti?
- Ed io, soggiunge l'ergastolano, sto conoscendo ora i Preti. Reverendo, è la prima volta in vita mia che parlo con un Prete; e questo Prete siete voi.
- Fatevi coraggio! La vostra condizione mi fa tanta pena; siete un condannato a vita e avete bisogno di conforto. Se posso esservi utile, eccomi a disposizione!
- Ho un unico figlio, di dieci anni; è intelligente; non vorrei che crescendo abbandonato, abbia a fare la mia triste fine. Desidero venga ricoverato. Se mi otterrete questo, darete al mio afflitto cuore un grande sollievo.
- Potete contarci! Il vostro paese?
- Floridia, nella provincia di Siracusa.
- L'attuale Prefetto di quella provincia, di cui conosco il buon cuore, verrà subito incontro al vostro desiderio.
- Permettete, Reverendo, che vi abbracci?
- È un onore per me essere abbracciato da un fratello che soffre! -
Gli altri detenuti fanno altrettanto.
- Se avrete bisogno di qualche cosa, ecco il mio indirizzo; anche da lontano m'interesserò di voi. -
Prima di uscire dalla prigione, il cortese Direttore mi invita a ritornare di tanto in tanto tra i detenuti.
Prendo la via del ritorno e devo attraversare il corso principale di Barcellona; al centro del corso vedo un grande medaglione a basso rilievo «-A Giordano Bruno - I Liberi Pensatori ».

Liberi Pensatori, o Frammassoni di Barcellona, invece di avventarvi contro i Preti, perchè non aprite il cuore alla carità? Avete qui una Casa Penale con cinquecento infelici. Privatevi di qualche divertimento, rinunziate ai vostri vizi, mettete da parte qualche cosa e visitate i miseri detenuti! Soccorrete le famiglie di questi sventurati, che forse sono prive di pane! Portate la parola del conforto a chi soffre!... Voi invece non lo fate! Si muovono le vesti nere, a compiere quest'opera altamente umanitaria; e voi vi limitate a scrivere: Abbasso i Preti!


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)