Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

Visualizzazioni totali


Per contattarmi potete scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
_______________________________
Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché io possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle numerose e-mail dei lettori, puoi inviare un contributo libero. Per info: clicca qui.

martedì 5 luglio 2016

Della salvezza eterna

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.



Il negozio della nostra eterna salute è il negozio, che importa tutto: importa o la nostra fortuna o la nostra rovina eterna. Egli va a terminare all'eternità, viene a dire a salvarci o a perderci per sempre: ad acquistarci un'eternità di contenti o un'eternità di tormenti: a vivere una vita o sempre felice o sempre infelice. O mio Dio, che ne sarà di me! mi salverò o mi dannerò? Può essere che mi salvi, e può essere che mi perda. E se può essere che mi perda, perché non mi risolvo ad abbracciare una vita, che mi assicuri la vita eterna? Gesù mio, voi siete morto per salvarmi, ma io tante volte mi son perduto con perdere voi, bene infinito; non permettete ch'io abbia da perdervi più.

Stimano gli uomini un gran negozio il vincere una lite, l'ottenere un posto, l'acquistare un podere. Ma non merita nome di grande ogni cosa, che col tempo finisce. Tutti i beni di questa terra un giorno han da finire per noi: o noi lasceremo essi o essi lasceranno noi. Solo dunque dee chiamarsi grande quel negozio, che importa una felicità o infelicità eterna. Gesù mio Salvatore, deh non mi discacciate dalla vostra faccia, com'io meriterei. Son peccatore, è vero, ma mi dolgo con tutto il cuore di avere offeso voi, bontà infinita. Per lo passato io v'ho disprezzato, ma ora v'amo sopra ogni cosa. Per l'avvenire voi avete da essere l'unico mio bene, l'unico mio amore. Abbiate pietà di un peccatore, che torna pentito a' piedi vostri e vi vuole amare. E se vi ho offeso assai, assai vi voglio amare. Che ne sarebbe di me, se mi aveste fatto morire, quando stava in disgrazia vostra! Giacché, Signore, avete avuta tanta pietà di me, datemi ora forza di farmi santo.

Ravviviamo la fede che vi è inferno e paradiso eterno; o l'uno o l'altro ci ha da toccare. Ah mio Dio, com'io sapendo che peccando mi condannava io stesso ad un'eternità di pene, ho potuto tante volte peccare e perdere la vostra grazia! Come sapendo che voi siete il mio Dio e 'l mio Redentore, ho potuto tante volte per un misero diletto voltarvi le spalle! Signor mio, mi pento sopra ogni male di avervi così disprezzato. Ora v'amo sopra ogni bene, e d'oggi avanti voglio prima perdere tutto che perdere la vostra amicizia. Datemi forza d'esservi fedele.

Aiutatemi ancora voi, Maria, speranza mia.


______________________________________


Il peccatore quando sta deliberando di dare o negare il consenso al peccato, allora per così dire prende in mano la bilancia e si mette a vedere, se vale più la grazia di Dio, o quello sfogo d'ira, quell'interesse, quel diletto. Quando poi dà il consenso alla tentazione, allora che fa? allora dice che vale più quel misero piacere, che non vale la grazia di Dio. Ecco dunque com'egli disonora Dio, dichiarando col suo consenso che vale più quel misero piacere, che non vale l'amicizia divina. Così dunque, mio Dio, tante volte io v'ho disonorato, posponendovi a' miei miserabili gusti.

Di ciò si lamenta il Signore: "Violabant me propter pugillum hordei, et fragmen panis" (Ez. 13. 19). Se il peccatore cambiasse Dio per un tesoro di gemme, per un regno, pure farebbe un gran male, perché Dio vale infinitamente più che tutti i tesori e regni della terra. Ma perché tanti lo cambiano? per un fumo, per un poco di terra, per un piacere avvelenato, che appena avuto sparisce. Ah mio Dio, e come tante volte io ho potuto aver l'animo per beni così vili di disprezzare voi, che m'avete tanto amato? Ma guardate, mio Redentore, che ora v'amo sopra ogni cosa, e perché v'amo, sento più pena d'aver perduto voi, mio Dio, che s'io avessi perduti tutti i miei beni ed anche la vita. Perdonatemi per pietà. Io non voglio vedermi più in disgrazia vostra. Fatemi prima morire, ch'io di nuovo abbia ad offendervi.

"Deus quis similis tibi?" (Psal. 34. 10). E qual bene mai, o mio Dio, può paragonarsi a voi, bene infinito? Ma come poi ho potuto io voltar le spalle a voi, per abbracciarmi con beni così vili, che mi presentava il peccato! Ah Gesù mio, il sangue vostro è la speranza mia. Voi avete promesso di esaudir chi vi prega. Io non vi domando beni di terra, vi domando il perdono di tutte l'offese che v'ho fatte, di cui mi pento sopra ogni male. Vi domando la perseveranza nella grazia vostra sino alla morte. Vi domando il dono del vostro santo amore; l'anima mia si è innamorata della vostra bontà; Signor mio, esauditemi. Fate ch'io v'ami sempre in questa vita e nell'altra, e poi disponete di me come vi piace: Signor mio ed unico mio bene, deh non permettete ch'io vi perda più. 

Maria Madre di Dio, esauditemi ancora voi; impetratemi ch'io sempre sia di Dio, e Dio sia sempre mio.



[Brani tratti da "Via della salute"]



lll