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giovedì 15 dicembre 2016

L'inno del movimento tradizionale

Se si effettuasse una consultazione tra il “popolo della Tradizione” per scegliere l'inno del “movimento tradizionale”, probabilmente vincerebbe il celebre canto “Noi vogliam Dio”. In effetti questo canto popolare riassume gli scopi della battaglia spirituale che stiamo combattendo. A noi non interessano gli applausi del mondo, pertanto ci rifiutiamo di ammainare la bandiera della cattolicità per ricevere in cambio l'approvazione dei “senza Dio” e degli altri nemici di Gesù Cristo. 

Noi vogliam Dio nelle famiglie, nelle scuole, nelle officine, ovunque. Vogliamo che la società venga plasmata dai princìpi cristiani, gli unici che possono contribuire davvero al bene materiale e spirituale dei popoli. Questa non è l'ora dei rimpianti, è l'ora del dovere e del sacrificio, è l'ora del combattimento spirituale. Il vero cristiano legato alla Tradizione Cattolica lotta, soffre e vince per la maggior gloria di Dio. Chi è legato ai valori, alle tradizioni, alla dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica, deve avere il coraggio, da vero soldato di Gesù Cristo, di testimoniare in faccia al mondo la propria fede, senza temere la disapprovazione dei mondani. Ai modernisti gli applausi del mondo, a noi la vittoria!

Per dare un nuovo slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario ravvivare lo spirito combattentistico che dovrebbe caratterizzare ogni membro della Chiesa “militante” (termine caduto quasi in disuso negli ultimi decenni). Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Dio non ci ha messo su questa terra per fare una vita comoda e ricca di piaceri, ma per combattere la battaglia spirituale per la salvezza eterna dell'anima. Ma mentre i modernisti si sono macchiati dell'onta del tradimento per aver ammainato la bandiera della cattolicità ed essersi piegati alla mentalità mondana, noi non abbiamo nessuna intenzione di deporre la fiaccola della fede.

La feroce repressione modernista ci ha duramente provato, ma non è riuscita a piegare la nostra volontà e a farci perdere la fede nell'incrollabile certezza della vittoria finale promessa dal Redentore Divino alla sua Chiesa. Le difficoltà, le ingiustizie, le persecuzioni nei nostri confronti, invece di indurci alla resa, ci hanno temprato ad ogni rinuncia e ad ogni sacrificio pur di vincere il combattimento spirituale contro la “sintesi di tutte le eresie”.


A noi le “svolte antropologiche” non ci interessano, noi vogliam Dio! La nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica non è una questione di “nostalgia”, ma è una testimonianza schietta ed aperta nei confronti della soprannaturalità del Corpo Mistico di Cristo. Parafrasando il Vangelo dobbiamo domandarci: “Che giova all'uomo ottenere gli applausi del mondo se poi perde l'anima sua?”. Non possiamo tradire la Santissima Trinità per ottenere in cambio la misera approvazione dei seguaci della mentalità mondana. Un'anima, un'eternità!


Con l'aiuto divino noi possiamo, noi vogliamo, noi dobbiamo continuare a credere! E alle lusinghe del mondo che è pronto ad applaudirci se prostrati l'adoreremo, noi vogliamo rispondere sino all'ultimo respiro che vogliam Dio che è nostro Padre, vogliam Dio che è nostro Re!