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martedì 13 dicembre 2016

Un prete nei tuguri

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Durante la mia lunga dimora a Messina, ricevo una visita. È un professore di musica di Catania, uno studente in medicina ed un giovane liceista.
- Reverendo, siamo lieti se venite con noi a fare una passeggiata.
- Quando ho tempo a disposizione, faccio il mio solito passeggio; v'invito io a farmi compagnia. - 

Eccoci lungo le file di baracche.
- Entriamo in questa abitazione!
- Una donna, oltre i sessant'anni, è seduta a mezzo letto. Fa ribrezzo il guardarla. Colpita da molti anni dal cancro alla faccia, ha perduto la vista; il naso è scomparso quasi al completo; il labbro superiore ed il centro del volto formano un'unica piaga sanguinolenta.
- Povera donna! Dimenticate per un momento le vostre pene! Mangiate questo dolce!
- È un dolce?! ... Potesse essere veleno e così morirei subito!
- Non dite così!... Avete sofferto tanto nella vita; ora siete avanzata negli anni e la morte non tarderà a venire.
- È morto mesi fa mio marito. Perchè non morivo anche io con lui?...
- Che cosa mangiate lungo il giorno?
- Quello che c'è, quando c'è... Mio figlio è povero e la sua famiglia è numerosa. Mi dà un po' di pane, che a stento riesco a mangiare.
- Vi porterà una persona alcuni chilogrammi di pasta, delle uova ed un pacco di grosse caramelle.
- Grazie! Ne piglierò due ogni notte, durante gli spasimi, almeno per distrarmi! -

Si esce da questa baracca e si entra in un'altra. In un bugigattolo, sopra un lurido materasso già rotto, giace una vecchietta. Piange, povera donna, come una bambina.
- Ma voi siete sola?
- Sì sino a qualche tempo fa stavo all'ospedale. Siccome non mi vedevano morire e c'era bisogno di posti, mi portarono qui e mi lasciarono in questa baracca. -
La vecchietta è ricoperta d'insetti. La vicina di casa ha avuto la premura di tosarle i capelli e viene a visitarla spesso.
- Che cosa avete di bisogno urgentemente?
- Tutto! Gradirei subito una presa di tabacco.
- Ve ne manderò una buona provvista.
Ah, Padre, passai l'altra notte nella smania: mi sopraggiunse uno sbocco di sangue, riuscii a trascinarmi sino alla porta e rimasi lì a bocca aperta, a prendere aria. Credevo di soffocare. L'indomani mattina, arsa dalla sete, avevo bisogno di qualche sorso rinfrescante e domandai per carità un piccolo limone ad un venditore ambulante. Me lo negò, perché non avevo denaro!...
- Quest'offerta per voi! Verrò a trovarvi spesso. -

Dopo si visita una terza baracca, una quarta ed una quinta.
Il professore di musica ha le lacrime agli occhi: Ho cinquantatré anni, esclama, e non ho visto mai scene così pietose; non credevo poter vedere ciò che ho visto! E voi, Reverendo, fate sovente di queste passeggiate?

- Due o tre volte alla settimana. Se non s'interessa il Prete di questi infelici, chi ne avrebbe cura?
- Già, solo il Prete può far questo! - 

E poi gli anticlericali hanno l'ardire di scrivere sui giornali « Abbasso i Preti! ». Perché non s'interessano loro di questi miserabili?


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)