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giovedì 26 gennaio 2017

Concezione idolatrica della democrazia

La tradizionale dottrina cattolica insegna che "la Chiesa non riprova nessuna delle varie forme di governo, purché adatte per sé a procurare il bene dei cittadini" (Leone XIII, Enciclica «Libertas»).

Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, nel celebre radiomessaggio “Benignitas et humanitas” del 24 dicembre 1944,  espose le caratteristiche di una sana democrazia. Il Romano Pontefice tra l'altro affermò: “Una sana democrazia, fondata sugl'immutabili principi della legge naturale e delle verità rivelate, sarà risolutamente contraria a quella corruzione, che attribuisce alla legislazione dello Stato un potere senza freni né limiti, e che fa anche del regime democratico, nonostante le contrarie ma vane apparenze, un puro e semplice sistema di assolutismo. L'assolutismo di Stato (da non confondersi, in quanto tale, con la monarchia assoluta, di cui qui non si tratta) consiste infatti nell'erroneo principio che l'autorità dello Stato è illimitata, e che di fronte ad essa — anche quando dà libero corso alle sue mire dispotiche, oltrepassando i confini del bene e del male, — non è ammesso alcun appello ad una legge superiore e moralmente obbligante.”

Purtroppo, dobbiamo constatare che molta gente ha una concezione relativista della democrazia, basti pensare che l'abominevole crimine dell'aborto è considerato erroneamente “moralmente lecito” solo perché è stato legalizzato dai Parlamenti di numerosi Stati nazionali. Un delitto può essere legale per gli uomini, ma non lo sarà mai per Dio.

Ormai dilaga una concezione idolatrica della democrazia. Ecco cosa scriveva in proposito Padre Anselm Günthör: "Nessuna forma di Stato e nessun sistema politico offrono di per sé la garanzia di un buon governo. Tutto dipende dalla maturità, dalla formazione e dall’atteggiamento morale personale dei detentori del potere statale. [Quindi] è irragionevole e imprudente imporre la forma democratica di Stato a quei popoli, che non sono preparati a gestirla. [...] pur riconoscendo i vantaggi della forma democratica di Stato, [...] bisogna tener conto anche delle condizioni dei singoli popoli. […] Il cristiano non può condividere il culto della democrazia. Per "culto della democrazia" intendiamo la convinzione politica secondo la quale la forma democratica di Stato in quanto istituzione, di per sé e da sola, garantisce il benessere terreno. [...] Ciò che è democratico equivale allora a progressista e a infallibilmente buono, mentre ciò che è non-democratico si identifica con il regresso e con l’inumano. [Questo] dogma universale e intollerante dell’odierno ordinamento sociale, […] questo culto della democrazia è pagano: fa di un’istituzione terrena un idolo e una dispensatrice di salvezza e si dimostra anche molto poco democratico e pericoloso." [cfr. “Chiamata e risposta”, Edizioni Paoline, Roma 1979, vol. III, pp. 267-270].