Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 1 gennaio 2017

Temperanza circa l'uso del matrimonio (rapporti coniugali)

Dagli scritti di Pierre Dufoyer.

Ci sembra assolutamente necessario mettere in guardia i giovani mariti contro un uso eccessivo dei rapporti coniugali. La maggior parte, per la novità delle sensazioni, mancano di misura e non sottopongono a nessuna disciplina la loro vita intima. Ogni desiderio è subito accolto e appagato. Di questo passo, essi diventano schiavi della sensualità, e compromettono il loro avvenire. La buona gestione di un affare richiede infatti che non ci si preoccupi soltanto del presente, ma anche dell'avvenire. La condotta della cicala non è mai stata raccomandabile, e quelli che l'hanno imitata, non hanno mai avuto da rallegrarsene. Il matrimonio è un contratto a vita; non è da persone sensate il dimenticarlo, mangiando prematuramente il proprio capitale. II logoramento viene tanto più presto — è una legge psicologica universale, fissata da lunga data — quanto più intenso è l'uso. Ognuno sa che l'amore, dopo una fase iniziale di euforia assai viva, si evolve verso stati d'animo più calmi, e perfino più monotoni. Basta osservare il contegno dei fidanzati, o dei giovani sposi durante o al ritorno dal viaggio di nozze e nei primi mesi, e quello delle persone sposate da cinque o da dieci anni, per costatare questa evoluzione ineluttabile degli amori: alla fase di incandescenza succede quella del fuoco sotto la cenere. Quando si gettano fin dall'inizio tutte le fascine nel fuoco, si anticipa quest'ultima fase. Infinitamente più saggio chi fin dallo inizio introduce dei periodi di sobrietà sessuale e di disciplina dell'istinto. Quelli che vogliono conservare a lungo l'impressione di freschezza e di novità nel loro amore, e che vogliono evitare ch'esso viri troppo in fretta verso la monotonia, la stanchezza e la sazietà, faranno bene a mostrarsi molto esigenti di fronte al loro istinto sessuale: rapporti molto meno numerosi, ma assai migliori, più ricchi di comune gioia, di tenerezza, di amore. 

Questa moderazione deve essere raccomandata anche per un'altra ragione. Nelle attuali circostanze, non illudiamoci, le necessità economiche ed educative del matrimonio, la cura indispensabile della salute della moglie, creeranno presto o tardi l'obbligo di certi intervalli fra le nascite, e anche la loro sospensione temporanea o definitiva. Non è forse questa l'esperienza corrente di molte giovani coppie dopo cinque, otto, dieci anni di matrimonio? A questo regolamento della natalità si può arrivare, moralmente, solo con la disciplina della vita sessuale, usando una continenza periodica. È ingenuo credere che una qualunque padronanza di sé, di qualsiasi genere, si possa ottenere dall'oggi al domani. Non si è uomini a cosi buon mercato. Se dunque non ci si vuole trovare domani nella strettoia di problemi di coscienza quasi insolubili, e nella necessità di adottare all'improvviso una condotta di continenza molto severa, alla quale non si sarà affatto preparati, non c'è che una sola soluzione, saggia e intelligente: stabilire, dall'inizio della vita coniugale, una disciplina moderata, ma reale, sulla frequenza dei rapporti. "È chiaro", ci diceva recentemente un noto chirurgo, sposato e padre di famiglia, " che se si vuole evitare una catastrofe morale a più o meno lunga scadenza, bisogna, dall'inizio, abituarsi a una reale disciplina dei sensi. Per conto mio, sono contento di avervi ricorso sin dai primi tempi del matrimonio; grazie ad essa oggi riesco a risolvere abbastanza facilmente problemi morali e d'amore che mi vengono posti dalla salute di mia moglie e dal numero dei miei figli". 

Per questo doppio motivo, per una lotta contro il logoramento dell'amore, legge ineluttabile della sua evoluzione, e per una previdente soluzione dei futuri problemi del regolamento morale della natalità, noi invitiamo senza reticenze i giovani mariti ad adottare fin dal principio una ferma politica di moderazione sessuale. A che scopo illuderli e lasciar loro credere che la vita coniugale si svolgerà senza problemi di monotonia e di natalità? Non è meglio essere dovutamente e chiaramente prevenuti di ciò che l'avvenire serba, per meglio capire come prepararvisi? Questa tattica chiaroveggente e coraggiosa di disciplina dei sensi da parte dei mariti, avrà il buon effetto di essere salutare al vigore del loro amore. Ne attenuerà le note troppo facilmente sensuali, per rafforzarne quelle affettive. 

La sola vera politica coniugale che sia logica, ci sembra la seguente; non condurre la sposa al diapason sensuale del marito, di solito troppo alto, ma condurre il marito al concetto soprattutto affettivo dell'amore, quale lo ha la sposa. [...] Citiamo la testimonianza — una lettera fra molte altre — di una donna maritata, "Perché — essa scrive — prima del matrimonio l’uomo cerca tanto di carezzare e di baciare la sua fidanzata, e dopo il matrimonio la bacia invece tanto di rado, e non l'accarezza quasi mai? Devo essere sempre io a presentarmi a lui per riceverne i baci; di sua iniziativa mi bacerebbe assai meno. Quando gliene parlo, mi risponde che è stanco. Potrebbe pure, qualche volta, abbracciarmi, stringermi a sé, cullarmi. Avrei tanto desiderato avere un marito che mi dimostrasse che mi ama sempre! Non mi ama dunque più?". 

[...] Questa citazione ci conduce a considerare un terzo carattere dell'anima della donna; per essa, l'amore rappresenta un grande valore, il massimo della vita; ma la sua anima è così fatta, che non crede a un amore che non si manifesti e non venga provato in modo sensibile. L'uomo, nella sua vita, non attribuisce il primo posto all'amore, tranne al tempo del fidanzamento e della luna di miele. L'amore non è affatto il suo vero idolo. Il suo, è l'azione, l'ambizione. Gli accade spesso di aggiungerne un altro: la gioia e il piacere. Non vogliamo certo affermare ch'egli non ami la moglie e i figli, né vogliamo dire che l'amore, nel pieno e ricco senso della parola, non tenga alcun posto nella sua vita. Abbiamo soltanto affermato che quel posto non è il primo. 

È facile vedere dove la sua natura lo porta. Basta osservare a che cosa pensa quando ha diciotto anni o quando ne ha trentacinque, A diciotto anni, pensa al suo avvenire, che vuole brillante: agire, essere conosciuto, riuscire; a trentacinque anni l'amore, nella sua fase romantica, è passato; egli cerca di poter esercitare influenze, di far prosperare i suoi affari, il suo commercio, di diventare possibilmente ricco o potente, di poter assicurare un buon avvenire ai suoi figli. Il periodo dell'amore idillico, nel quale l'uomo si mostra prodigo di manifestazioni affettuose, è solo una parentesi: i primi mesi o i primi anni di matrimonio. Dopo, lo si vede tornare al suo primo amore, il più fondamentale: l'azione. 

L'anima femminile è fatta in modo contrario. L'amore è e rimane, per la donna, il suo primo centro di interesse durante tutti i giorni del suo pellegrinaggio terreno: non soltanto durante il fidanzamento o al principio, ma molto prima, dal tempo dell'adolescenza e della giovinezza, e molto dopo, fino ai suoi ultimi giorni. Noi qui intendiamo parlare non dell'amore-desiderio, ma dell'amore-tenerezza. Aver qualcuno da amare è, per una donna, metà della sua felicità; sentire d'essere amata è l'altra metà. Perciò essa darà estrema importanza, durante tutta la vita, a ogni testimonianza di affetto per lei. Tutto ciò che lo esprime la colma di gioia: gratitudine, complimento, bacio, carezza, regalino, ricordo d'anniversario, parola gentile e galante, tratto cortese, bei modi. L'uomo non può immaginare fino a che punto queste semplici cose, che a lui sembrano tanto piccole, hanno valore agli occhi della donna, Essa vi scopre la prova d'essere ancora amata. Ed è in ciò ch'essa trova l'inebriante attrattiva del fidanzamento e degli inizi del matrimonio; è per questo che apprezza baci e carezze — e non innanzitutto per la parte di sensualità ch'essi nascondono come spesso credono gli uomini; — è per questo ch'essa tiene tanto a quegli umili gesti. Bisogna pur confessare che fidanzati e giovani mariti la ingannano; in buona fede, speriamo. Le fanno credere, e sono sinceri, o in ogni caso essa crede che quella corte così assidua di omaggi affettuosi sarà la sua sorte felice per tutta la vita. Essa non sa che l'uomo obbedisce in questo alla sua naturale spontaneità, e che è il suo desiderio di conquista a ispirargli gesti tanto amabili. Essa ignora che l'uomo abbandonerà quei gesti con altrettanta spontaneità domani, senza rendersi conto di deluderla profondamente, a meno che non sappia compenetrare il suo amore spontaneo di intelligenza comprensiva e di volontà. È dunque estremamente necessario che fidanzati e giovani mariti comprendano questa elementare verità, e agiscano di conseguenza: il primo richiamo della donna è un richiamo di tenerezza. Da ciò dipende la felicità della loro casa, e il realizzarsi dei disegni di Dio su di essa.


(Brano tratto da "Per te fidanzato e giovane marito", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline)