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lunedì 20 febbraio 2017

Circa lo zelo amaro

Tempo fa un gentile lettore del blog mi ha confidato la sua opinione circa lo "zelo amaro". Se qualcuno dovesse risentirsi per questo post, dimostrerebbe di avere la coda di paglia. Infatti, se una persona sa di non aver commesso nulla di male, non dovrebbe sentirsi chiamata in causa.


Gentile Cordialiter,
                                     purtroppo sono di corsa, ma volevo esprimerle la mia piena condivisione del suo punto di vista.

Non c'è niente che danneggi la causa della Tradizione, in particolare del rito tridentino, come la continua polemica, le parole sempre aspre, il giudizio pronto verso le persone [...]. Nessuno di quelli che hanno veramente servito la Chiesa nella sana Tradizione ha operato così: erano duri contro l'errore ma non arcigni e superbi nei confronti delle persone. Mi rendo conto che non è facile operare santamente e fecondamente la carità (eppure è il modo migliore di avvicinare alla Verità), ma si potrebbero almeno limare i termini, evitare di soffiare sempre sul fuoco e di lanciare accuse prima di averne le prove. Se tutte le critiche verso il prossimo si trasformassero in preghiere, senza dubbio servirebbe di più. E questa non è una pia illusione: è la nostra fede, se non la vogliamo limitare a dottrina e aspetti esteriori, che pure sono necessari. […] 

Concludo ringraziando per le notizie che lei riporta sul suo blog e per l'assenza di durezza verso le persone, pur nella schietta opposizione alle mode moderniste. Grazie, preghiamo uniti spiritualmente per la Chiesa e il sollecito trionfo della nostra Madre Corredentrice.

(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo, 
                                        dammi pure del tu, lo preferisco.

Sono contento che anche altre persone la pensino come me al riguardo dei danni causati dallo zelo amaro. Ho l'impressione che a volte alcuni di noi del “movimento tradizionale” si lascino prendere da una sorta di pessimismo cronico che li induce a parlare principalmente delle cose negative che vengono commesse da membri della Chiesa. Con questo modo di fare si rischia di seminare scoraggiamento, sconforto e disfattismo. Questi che stiamo vivendo sono anni cruciali per la vita ecclesiale. Per vincere la buona battaglia c'è bisogno di maggiore entusiasmo. Basta con la petulanza, il pessimismo e il disfattismo! Non bisogna parlare solo di cose negative, è necessario elogiare pubblicamente tutte le cose buone che fanno i cristiani zelanti del bene delle anime. Pubblicizzando il bene che viene compiuto, i buoni fedeli vengono rincuorati, e si crea un contagioso clima di emulazione e di entusiasmo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter