Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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lunedì 13 marzo 2017

Educazione liturgica dei bambini

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane


Ma non basta educare il bambino alla preghiera personale, bisogna educarlo anche alla preghiera comunitaria e liturgica. Così, quando assiste alla S. Messa facciamolo riflettere sull'importanza dei diversi momenti. Non basta comperargli un bel libretto di preghiere e portarlo in chiesa. Le cerimonie del culto devono parlare al suo cuore, e questo non avviene se non gli si spiega ciò che vede.

Si porti qualche volta il bambino in chiesa anche quando non ci sono delle funzioni sacre per fargli conoscere meglio il luogo e ciò che serve al culto: l'altare, il Tabernacolo, il pulpito, il confessionale, l'acqua santa, la lampada che segnala la presenza di Gesù Eucaristia, ecc... [...] Diamo al bambino tutte queste nozioni, finché la sua mente è ancora tenera e può esser plasmata dal senso del sacro e del mistero. Tutto serve a formarlo. Cosi il bambino, già educato alla confidenza con Dio, verrà anche educato a sentire la sua infinita maestà e la presenza dell'invisibile nascosta nelle parole e nei riti sacri.

[...]

Come pregavano gli Apostoli? "Salvaci, Signore, siamo perduti!" (Mt 8, 25). Come pregò il buon ladrone in croce? "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" (Lc 23, 42). Come pregò la Cananea? "Pietà di me, Signore, mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio" (Mt 15, 22). Come si vede, non ricorsero a formule attinte dai libri, ma uno per uno inventarono la preghiera adatta alla circostanza, al bisogno. E come pregò Gesù nell'orto degli Olivi? "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice..." (Mt 26, 39).

Ma i bambini sono capaci di inventare preghiere simili a queste? Si dovrebbe credere che Dio non abbia dato loro la capacità di parlare confidenzialmente con Lui? Dio, che ha fatto il loro cuore, non lo avrebbe dotato della facoltà di sentirlo, di amarlo e di parlare con Lui?

Gesù che amava avere attorno a Sé i bambini, forse si accontenta di averli muti o di sentirli ripetere solo dei complimenti imparati a memoria?

Naturalmente bisogna formare i bambini a questo modo di esprimersi, a questa intimità col Signore.

Se un bambino non sentisse mai nessuno conversare, se non facesse mai una visita in casa d'altri, o comunque se fosse escluso da qualsiasi rapporto con altre persone, o se sentisse i grandi confabulare tra loro sottovoce o con un linguaggio a lui sconosciuto, pensate che diventerebbe capace di parlare con gli altri? [...] Ebbene, col Signore facciamo altrettanto? Educhiamo il bambino a ringraziare Dio dei tanti doni che riceve?

[...]

Dopo la Comunione una bambina pregò a lungo, e poi disse alla mamma: "Ho già detto a Gesù la preghiera del mattino e già ho recitato la poesia che mi ha insegnato la maestra... che cosa devo dirgli ancora?...". Quella bambina voleva parlare con Gesù, ma nessuno le aveva mai insegnato a parlare cuore a cuore con Lui!

In casa i bambini non sentono mai conversare col Signore, tuttalpiù sentono dire delle formule, come il Rosario o altre preghiere... cose buone, ma una vera conversazione col Signore non la sentono mai. E allora, ovviamente, non pensano nemmeno loro a parlare col Signore.

Se invece, vedendo la mamma triste, la sentissero pregare dal fondo del cuore per chiedere questa o quella grazia, con parole che escono spontanee dal cuore strappate dal dolore o dal bisogno; se quando si è nella gioia sentissero i genitori ringraziare il Signore con parole inventate lì per lì, sgorgate da cuori riconoscenti... allora imparerebbero anche loro a invocare Dio, la Madonna e i Santi; a ringraziarli col linguaggio del cuore, spontaneamente.

Per esempio, in una disgrazia: "Signore, aiutaci; vedi che disgrazia ci è capitata! Tu vedi tutto, Tu puoi aiutarci! Abbiamo meritato i tuoi castighi, ma Tu perdonaci, saremo più buoni".

O in un momento di pericolo: "Signore, pietà, aiutaci; evitaci questa disgrazia; confidiamo in Te, perché da soli non possiamo nulla. Gesù, che tanto compatisci le miserie umane, aiutaci...".

Nella gioia: "Grazie, Signore, della tua bontà verso di noi. Quanto sei stato buono con noi... Grazie!".

È andato bene qualche affare? "Grazie, Signore, di questo aiuto. Te ne siamo riconoscenti. Tu sei stato buono con noi e noi vogliamo essere generosi con i poveri, perciò porteremo al parroco questa offerta per chi è nel bisogno".

E questo davanti ai figli, che sentano e imparino.

È ammirevole il delicato pensiero del "Sarto" nel Manzoni. Il raccolto è stato scarso? "Grazie lo stesso, Signore, non meritiamo neanche questo, siamo così poco buoni. Perdonaci, Signore, aiutaci in altro modo. Per ora ci accontentiamo di quello che ci avete dato".

Il bambino, testimone di questi sentimenti, di queste preghiere dei genitori, non sarà mai tra quelli che dimenticano ciò che Dio concede e lo bestemmiano per quello che non dà; e saranno forti e rassegnati nelle prove della vita.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]


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