Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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domenica 12 marzo 2017

Suscipe, Sancte Pater...

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.



Súscipe, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi, Deo meo vivo et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et neglegéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen

Accetta, Padre santo, onnipotente eterno Dio, questa ostia immacolata, che io, indegno servo tuo, offro a Te Dio mio vivo e vero, per gli innumerevoli peccati, offese e negligenze mie, e per tutti i circostanti, come pure per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti, affinché a me ed a loro torni di salvezza per la vita eterna. Amen.

Come mai, o mio Dio, il Sacerdote in questo momento chiama Ostia immacolata quel po’ di pane che si trova ora sulla patena, e per tale offerta ti chiede grazie di salvezza eterna per se stesso e per tutti i fedeli vivi e defunti? Oh, mio Gesù, con questa santa preghiera Tu mi riveli una grande consolante verità. Sì, nella patena dell’Offertorio non si vede realmente che poco pane destinato a tramutarsi nel tuo Corpo adorabile. In virtù di tal destinazione può già considerarsi come un’Ostia immacolata, capace di ottenere ogni più grande grazia. Così dunque io stesso e tutte le mie piccole cose potranno costituire un’ostia immacolata, se fin dal principio di questo giorno mi metterò con Te, o Signore, sull’Altare del Sacrificio. Oh potere meraviglioso della Santa Messa! Oh ineffabile amore e condiscendenza del mio Signore! Tutto con Te e per Te diventa immacolato, prezioso, accettabile all’infinita Maestà di Dio. Davvero, o Signore, sono un indegno tuo servo, indignus famulus tuus: quali doni potrei sperare di offrirTi, mentre da un lato non sono che una misera creatura e dall’altro riconosco di aver commesso molte colpe? Eppure non solo ti degni di metterti proprio Tu stesso come offerta di infinito valore, perché possa ottenere ogni grazia ed ogni misericordia, ma nell’atto in cui ti poni nelle mie mani, ti degni di valorizzare tutto ciò che si trova in me, affinchè la mia povera offerta diventi gradita e fruttuosa, innanzi a Dio.

Anticamente i fedeli, nel momento dell’Offertorio si accostavano processionalmente all’altare per offrire il pane e il vino, la materia del tuo Sacrificio, ed esprimere così la loro unione con Te, Vittima Santa. Ebbene anch’io ora ti voglio offrire, o Signore, la mistica mia materia del tuo Sacrificio, cioè tutte le mie azioni, tutte le mie pene, tutti i voti, i sospiri, i palpiti di questo mio povero cuore. Sono ben misera cosa, lo so, o Signore. L’offro con Te, l’offro con la tua offerta; così sarà Ostia immacolata, che salirà accetta al trono di Dio. Intendo, dunque, o Gesù, dare a tutte le mie azioni di questo giorno e di tutti i giorni della mia vita quelle intenzioni sante che hai Tu nel compiere il tuo sacrificio su questo Altare. Tutto quanto farò e patirò, tutto voglio che con Te e per Te sia primariamente in espiazione delle mie innumerevoli colpe, delle offese e negligenze. Riconosco, o Dio, di dover fare di tutta la mia vita una espiazione continua: ma quand’anche avessi ad incontrare ogni pena e umiliazione, ancora non potrei espiare degnamente le mie gravissime colpe; ma Tu, o Signore, nell’infinita tua Bontà, hai voluto espiare per me e con me. Mi inviti ad offrire le piccole pene in unione con le tue, perché così possa divenire una Vittima santa ed immacolata. Sarà mai possibile che dopo un tale eccesso di amore e di generosità da parte tua, io abbia a rifiutarti quel minimo contributo che mi domandi perché possa ottenere il perdono di tutte le mie colpe, offese e negligenze? Cosa saranno i miei dolori, le umiliazioni, le lacrime di oggi, di tutti i giorni della mia vita, di fronte a ciò che Tu hai voluto sopportare per amor mio? O Vittima, o Ostia immacolata e santa, accetto con tutto l’entusiasmo del cuore, tale condizione che hai posto per trasformarmi in una vittima immacolata, gradita alla divina Maestà che ho offeso per il peccato. Né solo io accetto tutto ciò che in questo giorno mi donerai di penoso ed umiliante, in espiazione dei miei peccati, ma domando di darmi una partecipazione sempre maggiore delle tue pene, delle tue umiliazioni, perché io pure possa divenire un’ostia immacolata, una vera vittima di propiziazione. Ad infiammarmi sempre più in questo sano proposito mi dilati infinitamente l’orizzonte del mio sacrificio: mi additi tante anime che hanno bisogno del contributo delle mie pene di questo giorno per ottenere salvezza e vita eterna: per tutti quelli che sono presenti, per tutti i fedeli vivi e defunti, perché a me e ad essi giovi a salvezza per la vita eterna. Posso sperare di ottenere un frutto così stupendo? Posso sperare di dare alla mia umile immolazione un valore così meraviglioso? Posso sperare che dalla mia fedeltà nel mio sacrificio di questo giorno abbia a dipendere la salvezza di tante anime? Ah! Mio Signore, le industrie del tuo amore superano davvero ogni umana apprensione. Che cosa potevi fare di più per indurmi ad abbracciare generosamente quella croce che dovrei portare anche solo in espiazione delle mie gravissime colpe? Questa croce, ancorché pesantissima, non sarebbe sufficiente per espiare le mie colpe: eppure Tu mi fai intendere che non solo varrà per espiare le mie, ma insieme anche quelle di tante altre anime; varrà ad introdurle nelle vie della salvezza e della vita. Credo, o Gesù e adoro! Adoro non solo la tua croce, ma anche la mia, che per virtù del tuo amore diventa un mezzo così potente per la redenzione del mondo: quia per crucem tuam redemisti mundum! Ti benedico e ti ringrazio con tutto il mio cuore: benedicimus tibi! In ogni istante di questo giorno ti voglio benedire: ma specialmente in quegli istanti che saranno più penosi per me: momentaneum et leve tribulationis nostrae (2Cor 4,17), per quanto si possano sembrare terribili, per quanto possano sconcertare la mia fiacca natura, mi saranno carissimi, preziosissimi di fronte al peso di gloria che procureranno a me e a tante altre anime, per la virtù taumaturga del tuo Sacrificio: aeternum gloriae pondus operatur in nobis (2Cor 4,17). Ogni istante di questo giorno ha un riscontro nell’eternità, da ognuno di essi dipende la vita eterna di tante anime. Deh! Fa, o Signore, che io non lo dimentichi mai; fa che neppure uno me ne lasci sfuggire. Fammi santamente industrioso per raccoglierlo, per valorizzarlo, per trasformarlo in un peso di gloria immortale. Sia il frutto specialissimo di questa Santa Messa che io celebro e voglio celebrare con Te, fino all’ultimo istante di mia vita, fino a quello auspicatissimo che mi introdurrà nella vita eterna: in vitam aeternam! Amen!



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