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lunedì 1 maggio 2017

Le anime amanti di Dio sospirano d'andare a vederlo in cielo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Le anime che in questa terra non amano altro che Dio sono come tante nobili pellegrine destinate secondo il loro presente stato ad essere spose eterne del Re del cielo, ma che vivono da lui lontane senza vederlo, onde non fanno altro che sospirare d'andare alla patria beata ove sanno che lo sposo le aspetta.

Sanno che l'amato sta sempre loro presente, ma se ne sta come nascosto dietro una portiera e non si lascia vedere. (...) Tengono poi queste dilette spose una benda avanti gli occhi che loro non lascia vedere l'oggetto amato. Vivono per altro contente uniformandosi alla volontà del Signore che vuole trattenerle in esilio e da sé lontane, ma con tutto ciò non possono non continuamente sospirare di conoscerlo da faccia a faccia per maggiormente invaghirsene e maggiormente amarlo.

Quindi ciascuna di esse dolcemente si va lamentando spesso col suo diletto perché non si fa vedere e va dicendo: Unico amor del mio cuore, giacché tanto mi ami e mi hai ferita del tuo s. amore, perché da me ti nascondi e non ti fai vedere? Io so che sei una bellezza infinita, io t'amo più di me stessa, quantunque non ti abbia veduto ancora; scoprimi la tua bella faccia, io voglio conoscerti alla svelata a fine di non guardare più me né altra creatura e di non pensare che solo ad amare te, mio sommo bene.

Quando a queste anime innamorate di Dio trasparisce qualche raggio della divina bontà e dell'amore che Dio loro porta, vorrebbero liquefarsi e struggersi per lui d'affetto; e pure per esse il sole sta ancora coverto dalle nubi, il suo bel volto sta ancora nascosto dietro la cortina ed esse hanno ancora la benda sugli occhi che impedisce loro di mirarlo da faccia a faccia: or qual sarà la loro gioia quando si dilegueranno le nuvole, quando si alzerà la portiera e quando sarà loro tolta la benda dagli occhi e lor comparirà senza velo la bella faccia dello Sposo, sì che vedranno a lume chiaro la sua bellezza, la sua bontà, la sua grandezza e l'amore che loro porta?

O morte, perché tanto tardi a venire! se tu non vieni, io non posso andare a vedere il mio Dio. Tu sei quella che hai da aprirmi la porta, acciocch'io possa entrare nella reggia del mio Signore. O patria beata, quando sarà quel giorno ch'io mi troverò negli eterni tabernacoli tuoi! O diletto dell'anima mia, mio Gesù, mio tesoro, mio amore, mio tutto, quando sarà quel felice momento ch'io lasciando la terra mi veda tutta a te unita! io non merito questa sorte, ma l'affetto che mi avete dimostrato e più la vostra bontà infinita mi fa sperare di essere un giorno aggregato a quelle anime felici che tutte unite con voi vi amano e vi ameranno con perfetto amore per tutta l'eternità. Ah Gesù mio, voi vedete lo stato in cui mi trovo, o di essere sempre unito con voi o per sempre lontano da voi; abbiate pietà di me; il sangue vostro è la speranza mia; e la vostra intercessione, o madre mia Maria, è il conforto e l'allegrezza mia.

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Sospiri verso la patria beata.

Felice chi si salva e lasciando questo luogo di esilio entra nella celeste Gerusalemme a godere quel giorno che sarà sempre giorno e sempre lieto, libero da ogni molestia e da ogni timore di avere a mancare quell'immensa felicità!

Dicea Giacobbe: Dies peregrinationis meae centum triginta annorum sunt, parvi et mali. Lo stesso tocca dire a noi miseri pellegrini, mentre stiamo in questa terra a soffrire i travagli del nostro esilio, afflitti dalle tentazioni, angustiati dalle passioni, e tormentati dalle miserie e più dai pericoli dell'eterna salute. Da tutto ciò dobbiamo pensare che non è questa la nostra patria, ma è terra di esilio, ove Dio ci tiene a meritar col patire la sorte di entrare un giorno nella patria beata.

E così vivendo staccati da questa terra dobbiamo sempre sospirare al paradiso dicendo: Quando sarà, Signore, che mi vedrò liberato da tante angustie e non penserò ad altro che ad amarvi e lodarvi? Quando sarà che voi mi sarete il tutto in tutte le cose! secondo scrive l'apostolo: Ut sit Deus omnia in omnibus. Quando godrò quella pace stabile, immune da ogni afflizione e pericolo di perdermi? Quando, mio Dio, mi vedrò assorto in voi col mirare la vostra infinita bellezza da faccia a faccia e senza velo? Quando in somma giungerò, mio Creatore, a possedervi in modo che possa dirvi: mio Dio, non vi posso perdere più?

Frattanto, Signor mio, che mi vedete esule e tribolato in questo paese di nemici dove ho da star combattendo in continue guerre interne, soccorretemi voi colle vostre grazie e consolatemi in questo pellegrinaggio così penoso. Vedo già che di quanto mi presenta il mondo nulla può darmi pace e contentarmi; ma se mi manca il vostro aiuto, temo che i piaceri terreni e le prave inclinazioni mi traggano a qualche precipizio.

Vedendomi esiliato in questa valle vorrei almeno sempre pensare a voi, mio Dio, e godere del gaudio infinito che voi godete; ma gli appetiti malvagi de' sensi gridano spesso entro di me e mi disturbano. Vorrei tener sempre occupati gli affetti miei in amarvi e ringraziarvi, ma la carne mi tira a compiacermi de' diletti sensuali (...).

Chi dunque mi libererà dal corpo di questa morte, cioè dal pericolo di cadere in peccato; del quale pericolo il solo timore è per me una morte continua che mi tormenta e non lascerà di tormentarmi in tutta la mia vita? Deus ne elongeris a me, Deus meus, in auxilium meum respice. Dio mio, non ti allontanare da me, perché se ti allontani tremo di darti disgusto; anzi fatti a me più vicino col tuo potente soccorso, cioè soccorrimi sempre, acciocché possa resistere agl'insulti de' miei avversarj. Il profeta regale mi fa sapere che voi state vicino, cioè somministrate la s. pazienza a tutti coloro che son tribolati nel cuore, cioè internamente afflitti (...). Statemi dunque accanto, amato mio Signore, e datemi quella pazienza che mi bisogna per superare tante molestie che mi tormentano.

Quante volte mi pongo all'orazione, ed i pensieri importuni mi tirano e mi distraggono con mille inezie! Datemi voi forza di licenziarli da me allorché tratto con voi, e di crocifiggere tutte le male inclinazioni che m'impediscono di unirmi con voi. E toglietemi, vi prego, questa gran ripugnanza che provo in abbracciar con pace ogni cosa che non è secondo il gusto del mio amor proprio.

O casa del mio Dio, apparecchiata a coloro che l'amano, a te sospiro da questa terra di miserie.(...) O amato mio Pastore che siete sceso dal cielo per cercare e salvare le pecorelle perdute, ecco una son io che voltandovi le spalle miseramente mi son perduta; (...) Signore, cercatemi, non mi abbandonate come io merito; cercatemi e sollevatemi; prendetemi e tenetemi stretto sulle vostre spalle acciocché io non vi torni a lasciare.

Nello stesso tempo che desidero il paradiso, il nemico mi spaventa colla memoria de' miei peccati, ma la vista di voi, Gesù mio crocifisso, mi consola e mi dà coraggio a sperare di venire un giorno ad amarvi alla svelata nel vostro regno beato. Regina del paradiso, seguite a fare la mia avvocata. Per lo sangue di Gesù Cristo e per la vostra intercessione ho ferma speranza di salvarmi.


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