Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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venerdì 26 maggio 2017

Morte infelice del peccatore e morte felice dei santi


Brani tratti da "Via della salute", di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.



Morte infelice del peccatore

Povero infermo! miratelo, come sta oppresso dai dolori! Oimè già sta vicino a morire, suda freddo, gli manca il respiro, patisce continui deliri; e quando sta in sé, sta colla testa sì svanita e debole che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Ma il peggio è che avvicinandosi già alla morte, invece di pensare ai conti, che tra poco deve rendere a Dio, non pensa che ai medici e rimedi, che possano dalla morte liberarlo. E quelli che gli stanno dintorno, invece di esortarlo ad unirsi con Dio, lo lusingano che sta meglio, o pure tacciono per non disturbarlo. Ah mio Dio, liberatemi da una morte così infelice.

Ma già finalmente il sacerdote gli avvisa la vicina morte con dirgli: "Fratello, voi state male, bisogna che vi licenziate dal mondo e vi uniate con Dio con prendere i Sacramenti". A questa notizia funesta, che confusione succede, che malinconia, che angustie di coscienza, oh che tempesta! Allora gli verranno avanti agli occhi alla confusa i peccati commessi, i lumi di Dio disprezzati, le promesse trascurate e tanti anni tutti perduti. Allora il misero infermo aprirà gli occhi a vedere le verità eterne, di cui in vita ha fatto poco conto. Oh Dio, qual terrore allora gli apporteranno i soli nomi di disgrazia di Dio, di morte, di giudizio, d'inferno, d'eternità!

Gesù mio, pietà, perdono, non m'abbandonate. Conosco il male che ho fatto in disprezzarvi, vorrei morirne di dolore. Aiutatemi, Dio mio, ed aiutatemi presto a mutar vita.

Dirà allora l'afflitto moribondo: "Oh pazzo che sono stato! O vita mia perduta! poteva farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora che posso far più? La testa mi vacilla, l'affanno mi opprime e non mi permette di attuare la mente a fare un atto buono. Che ne sarà di me tra pochi momenti! Come così morendo posso salvarmi?"

Vorrebbe egli tempo per rimediare, ma è finito il tempo. "Oimè (dice) questo sudor freddo è segno ch'è prossima la morte; già comincio a perdere la vista, a perdere il respiro, già non posso più parlare, né muovermi". E così fra tante confusioni, diffidenze e spaventi l'anima dovrà separarsi dal corpo e comparire avanti a Gesù Cristo.

Gesù mio, la morte vostra è la speranza mia. V'amo sopra ogni bene, e perché v'amo, mi pento d'avervi offeso.

Maria Madre di Dio, pregate Gesù per me.


Morte felice dei santi

La morte ai santi è premio, non castigo: ella dai santi è desiderata, non abborrita. E come può essere abborrita, se la morte per essi è termine delle loro pene, dei combattimenti e dei pericoli di perdere Dio? Quel "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo" ["Parti anima cristiana da questo mondo", è una frase tratta da una preghiera per i moribondi, n.d.r.], che tanto spaventa i peccatori, è il giubilo d'un'anima che ama Dio. Ella non già s'affligge nel lasciare i beni di questa terra, perché Dio è stato l'unico suo bene: non nel lasciare gli onori, perché gli ha disprezzati e stimati per quel fumo che sono, non nel lasciare gli amici e i parenti, perché li ha amati solo per Dio. Onde siccome in vita è andata sempre dicendo: "Deus meus et omnia" [Dio mio e mio tutto]: così con più gaudio lo va dicendo in morte, accostandosi il tempo di andare a veder Dio, e d'amarlo da faccia a faccia in paradiso.

Non l'affliggono neppure i dolori della morte, anzi gode nell'offrire quelle ultime reliquie di sua vita in segno d'affetto al suo Dio, unendo le pene della sua morte colle pene di Gesù moribondo in croce. Il sol pensiero che finisce il tempo di poter peccare e perdere il suo Dio, la colmerà di gioia. Non lascerà l'inferno d'ingerirle diffidenze, col ricordarle i peccati commessi; ma se gli avrà pianti per più anni, e poi avrà amato di cuore Gesù Cristo, ben egli le darà confidenza.

Ah Gesù mio, quanto voi siete buono e fedele ad un'anima, che vi cerca e v'ama. 

Siccome i peccatori che muoiono in peccato, cominciano sin dal tempo della loro morte a provar certi saggi d'inferno, colle angustie interne e smanie che sentono; così all'incontro l'anime buone in morte provano certi saggi di paradiso. Quegli atti di confidenza e d'amore a Dio, di ansia di vederlo, fanno che cominci a provare quel gaudio, che poi compitamente avrà in cielo. Quale allegrezza le apporterà specialmente il SS. Viatico [la Comunione che si dà ai moribondi n.d.r.], che le sarà portato nella sua camera! Dirà, come disse appunto S. Filippo Neri nel tempo di sua morte: "Ecco il mio bene". (...) [Io] vi dirò con S. Bernardo: "Vulnera tua merita mea". Le vostre piaghe sono la speranza mia.

Deh mio Dio, se sto in grazia vostra, come spero, fatemi presto morire, acciocché presto venga a vedervi ed amarvi da faccia a faccia, e mi assicuri di non potervi più perdere.

Maria, madre mia, ottenetemi una santa morte.


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