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mercoledì 7 giugno 2017

Vivere alla presenza di Dio

Ripubblico una vecchia intervista ad Eleonoram. Si tratta di una signora molto colta, la quale si guadagna da vivere scrivendo. Da quando si è convertita ha cominciato a sentirsi fortemente attrarre dall'ascetica, cioè dal cammino di perfezione cristiana, e dal desiderio di praticare in maniera intensa le virtù per dare gusto al Redentore Divino. Pur essendo sposata ha una visione “monastica” della vita, nel senso che cerca di vivere alla “presenza di Dio”, cioè pensando spesso al Signore (un po' come fanno gli innamorati che pensano continuamente alla persona amata) e offrendo a Lui il suo lavoro e le altre occupazioni ordinarie che compie durante il giorno. In questo modo sviluppa un continuo “dialogo” interiore con Dio. A dir la verità, non solo le monache di clausura, ma anche tutti gli altri seguaci di Gesù Cristo dovrebbero impegnarsi a vivere alla “presenza di Dio”. E che ci stiamo a fare su questa Terra se non amiamo la Santissima Trinità? Ecco le domande che ho rivolto ad Eleonoram.

- Quando vivevi come se Dio non ci fosse, ti sentivi felice oppure avevi una sensazione di vuoto interiore?

- Avevo un vuoto di cui non ero ben consapevole, che cercavo di colmare con cose che mi piacevano, come libri, film, viaggi, shopping e attività creative, che però mi davano un appagamento temporaneo. 

- La tua conversione avvenne in "maniera istantanea", oppure dopo un lungo processo di riflessione?

- Avvenne grazie a un sogno. Sognai un ladro che entrava nella mia casa e, dopo alcune drammatiche peripezie, fui svegliata all’improvviso da un tuono fortissimo (vero). Questo sogno mi spaventò e mi addolorò molto e, soprattutto, mi fece nascere il desiderio di confessarmi: erano anni e anni che non lo facevo. Si può dire che la mia conversione iniziò subito dopo quella Confessione, che durò quasi due ore. Ne uscii realmente rinata. In effetti, dopo quella Confessione, mi sentii spinta a fare cose per me inimmaginabili: cominciai a pregare il Rosario quotidianamente, feci il Cammino di Santiago con mio marito (quasi 800 km a piedi), iniziai ad andare a Messa tutti i giorni e, così facendo, scoprii il gusto della Parola di Dio e dell’Eucarestia.

- La gente che ti ha conosciuto quando vivevi lontano da Dio, cosa pensa di te da quando ti sei convertita?

- Mia mamma dice che le fa bene parlare con me (prima ero la figlia scellerata) ed è felice perché ho smesso di fumare; la suocera di mia sorella mi ha dato della santa (speriamo!); secondo mia cognata parlo come un prete :). Molti amici fanno finta di niente, come se la cosa li imbarazzasse, e qualcuno ne parla solo con mio marito, chiedendogli ad esempio: “ma come fa a credere, lei che è una persona intelligente?” (non so dire quanto io sia intelligente, ma certamente lo erano dei credenti come lo scienziato Guglielmo Marconi, la filosofa Edith Stein o lo scrittore J. R. Tolkien). Più di una volta mi hanno domandato: perché non studi teologia? (forse perché la fede spaventa, sembra irrazionale, invece… “credere per comprendere, comprendere per credere” ripeteva non a caso S. Agostino). Alcuni hanno detto che m’invidiano “perché la fede aiuta”, altri mi chiedono di pregare per loro e questo mi riempie di gioia. Una volta una persona mi ha domandato: ma tu, che sei donna, come fai a frequentare la Chiesa che ha sempre considerato le donne come se fossero di serie B? Ovviamente ignorava, o non stava considerando, il ruolo peculiare che la donna ha sempre avuto nella Chiesa grazie ai carismi di cui è spesso stata ricolmata dallo Spirito Santo: per prima cosa basta pensare che Dio ha voluto una madre: “Colui che i cieli non possono contenere, Maria l’ha portato nel suo grembo”. Ho anche scoperto che la prima biografia mistica nella storia dell'Occidente fu di una donna, la Beata Maria di Oignies, e poi ci sono fulgidi esempi come le predicazioni di S. Ildegarda di Bingen e i suoi trattati di scienze naturali e musica, o i consigli spirituali che S. Caterina da Siena donava a re e Papi, nobili, notai e poeti. Infine, anche se lo sanno in pochi, la prima donna laureata al mondo fu una oblata benedettina, la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, nel 1678. -Ma, tornando alla domanda, il commento per me più bello è arrivato da mio marito: lui, anche se non è (ancora) praticante, ha detto che la mia conversione è stata così inaspettata e incredibile che è come se fosse fiorito il deserto.

- Il demonio tenta molte anime a diffidare dell'infinita misericordia di Dio, inducendole a credere che il Signore non può perdonare i loro numerosi e gravi peccati. Che cosa diresti a un'anima che vorrebbe convertirsi, ma teme erroneamente di non poter essere perdonata da Dio?

- Gesù non lascia spazio a dubbi: ha detto lui stesso di esser venuto non per i giusti ma per i peccatori, non per i sani ma per i malati. In quest’ottica mi hanno molto colpita le parole che S. Caterina da Siena riporta nel Dialogo della Divina Provvidenza, quando Dio le dice che il peccato "imperdonabile" di Giuda non fu il suo tradimento ma la sua disperazione, cioè l’aver supposto che la sua miseria interiore fosse maggiore della Divina Misericordia.

- Pur essendo una signora sposata sei fortemente attratta dall'ascetica, cioè dal cammino di perfezione cristiana. Pensi che sia possibile per i fedeli laici vivere una sorta di "monachesimo interiore laico"?

- Sì, assolutamente. C’è un teologo cristiano contemporaneo che mi piace molto, Paul Evdokimov, il quale nel suo libro “Le età della vita spirituale” parla di “monachesimo interiorizzato”, citando a mo’ di esempio le parole di S. Giovanni Crisostomo: “Quando il Cristo comanda di seguire la via stretta, egli si rivolge a tutti gli uomini. Il monaco e il secolare devono giungere alla stessa altezza”. E ancora: “quelli che vivono nel mondo, sebbene sposati, devono per tutto il resto somigliare ai monaci”. Dunque la preghiera, la lettura delle Scritture, il digiuno, la disciplina ascetica sono per tutti, dice Evdokimov, perchè il monachesimo, centrato sulle cose ultime, ha cambiato la faccia del mondo e oggi fa appello a tutti, laici e monaci, e propone una vocazione universale: si tratta per ogni laico di trovare il suo genere di adattamento e l’equivalente personale dei voti monastici. Ad esempio, circa il voto di castità, un grande Padre della Chiesa come Origene afferma che esiste anche una “castità dell’anima”, che i monaci del deserto chiameranno purificazione del cuore, e Sant’Agostino dice che “la verginità del cuore deve appartenere a tutti”. Aggiungerei che, per molti aspetti, la vita laica ha già molto in comune con la vita monastica perché di fatto le attività di un convento sono le stesse di una casa. Ad esempio si cucina, ci si ritrova a tavola, si pulisce, si legge, si fa giardinaggio… ciò che fa la differenza è ricordarsi di offrire ogni cosa a Dio per amore Suo e del prossimo, unendovi la preghiera. Ecco, in un certo senso basta soffermarsi sui nostri gesti ed esserne consapevoli, in modo da pensare a Dio e ringraziarlo e amarlo in ogni situazione che ci permette di volgerci a Lui e di stare davanti a Lui.

- Sei una persona colta che scrive per professione. Nel tuo cuore senti il desiderio di utilizzare i tuoi talenti intellettuali per la maggior gloria di Dio?

- Sì, il desiderio è forte e grande, ma provo anche timore e tremore… mi vengono in mente il roveto ardente e Mosè, al quale Dio dice di levarsi i sandali prima di camminare su quella terra santa. Confesso che quando mi hai proposto di collaborare sono entrata un po’ in crisi. Ci ho riflettuto in preghiera e alla fine ho accettato. Grazie Cordialiter, cammineremo insieme finché Dio lo vorrà!