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venerdì 7 luglio 2017

Apologia del Cardinale Burke

Spesso i media progressisti descrivono il Cardine Raymond Leo Burke in maniera negativa, quasi fosse un freddo e arcigno rigorista in odor di giansenismo. Invece coloro che lo conosco di persona lo descrivono come un uomo pio, cordiale e caritatevole. A tal proposito ripubblico una vecchia intervista che nel 2014 mi ha rilasciato Chantal, la quale conosce personalmente il Cardinale americano...


- So che hai conosciuto personalmente il Cardinale Burke. Ti è sembrato un uomo arrogante e pieno di alterigia, oppure un uomo umile e cordiale?

- Ho avuto la vera "grazia" di poter conoscere personalmente Sua Eminenza lo scorso maggio, durante il pellegrinaggio da me compiuto a Lourdes con l'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, che, come ben sai, occupa uno speciale posto nella mia vita spirituale. Ero "curiosa" di poter avvicinare di persona questo ammirevole Princeps Ecclesiae, che tanto mi ricorda il compianto Cardinale Giuseppe Siri: ebbene, la sua affabilità e "sapientia cordis" unita ad una cultura e memoria d'eccezione, ne fanno per me un autentico faro per la guida spirituale dei fedeli di tutto il mondo. Ho avuto modo di rafforzare questa positiva opinione nel luglio scorso, potendo nuovamente parlare con Sua Eminenza e riceverne la benedizione. L'arroganza e l'egocentrismo non appartengono affatto al Cardinale Burke, a differenza di tanti altri "potenti" (anche, purtroppo, ecclesiastici) che nascondono questi difetti sotto una parvenza di falsa umiltà ed ostentato pauperismo (ricordi i “sepolcri imbiancati”?).

- Molti personaggi famosi non rispondono alle lettere della gente comune, invece il Cardinale Burke ti ha scritto alcune volte. Hai apprezzato questi suoi gesti di fraterna amicizia?

- Certamente! È stato per me un immenso onore ricevere, ad ogni mia lettera manoscritta, una sua puntuale e personale risposta. Lo ribadisco: non capita quasi mai che persone di tale livello siano attente anche a simili gesti, che una volta di più rafforzano la mia stima nei suoi confronti.

- Per quale motivo hai tanta stima nei confronti del Cardinale Burke?

- Ho sempre provato per Lui una grande stima, fin dalla prima volta che lessi il suo nome, nell’ormai lontano 2003, quando fu pubblicato un bell’articolo sulla riconsacrazione del St. Mary’s Oratory a Wausau, nel Wisconsin (restaurato a cura dell’ICRSS ed affidato alla cura pastorale dei Sacerdoti di tale Istituto) dall’allora Vescovo di La Crosse (sua diocesi natale). Da allora ho continuato a seguire il suo alto apostolato, che l’ha portato a diventare Arcivescovo per cinque anni di Saint Louis, in Missouri, e, dal 2008, Prefetto (ora Emerito) del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, presso la Curia Romana. Inoltre, se posso permettermi un ulteriore ricordo personale, lo ammiro anche perché non perde occasione di esaltare la figura luminosa di una Santa italiana, Gianna Beretta Molla (come mi ha anche confermato la figlia Emanuela, che ho avuto la grazia di poter conoscere personalmente) e partecipa sempre alla Marcia per la Vita, battendosi con coraggio e senza timore di apparire “impopolare”, per la difesa dei più deboli, iniziando dai concepiti. 

- I giornalisti progressisti sono molto critici nei confronti del Cardinale Burke. Pensi che sia ovvio che coloro che sono fedeli al Magistero perenne della Chiesa debbano essere disprezzati dal mondo?

- Lo diceva già Gesù nel Vangelo: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv. 15, 18). Sono dispiaciuta per le critiche rivolte al Cardinale Burke, ma (come hai scritto tu in un memorabile post di qualche giorno fa) il Signore saprà trarre sicuramente il Bene da ciò che a noi poveri peccatori appare male. Io so soltanto che per tanti cattolici nordamericani (ma non solo) che vogliono vivere autenticamente la verità rivelata da N.S. Gesù Cristo, S. Em. Rev.ma il Cardinale Burke rappresenta una forte “guiding light”.

- So che le devastazioni causate dal modernismo ti stanno facendo molto soffrire, eppure le e-mail che mi scrivi hanno un sapore “positivo”, cioè hai un tono pieno di speranza, non disfattista e catastrofista. Che cos'è che ti fa sperare in un futuro miglioramento della drammatica situazione dell'orbe cattolico?

- Come già ti risposi nella prima intervista che mi facesti, sono due le certezze che mi sostengono, e derivano la prima dalla parola stessa di N. S. Gesù Cristo, il consolante "Non prevalebunt", e la seconda dalla promessa di Maria Ss.ma a Fatima "Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà". Certo, prima dovremo meditare sulle lacrime versate da Notre Dame alla Salette, ma non potremmo dirci cattolici se non avessimo una granitica fede nella Parola di Dio!