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giovedì 13 luglio 2017

Gli stupri si contrastano efficacemente solo col santo timor di Dio

Sui media italiani si sente parlare spesso di violenze sessuali. Da più parti si è levata la richiesta di un inasprimento delle pene per coloro che si rendono colpevoli di questi orribili reati. A mio avviso, inasprire le pene per i violentatori è utile, ma se non si va alla radice del problema, gli stupri continueranno ad essere numerosi. Per quale motivo c'è questa esplosione di violenza sessuale? Ogni giorno siamo bombardati da immagini immorali (non solo in televisione), per strada anche col freddo molte donne utilizzano abiti scandalosi e provocanti... alla fine qualcuno non resiste più e alla prima occasione dà libero sfogo alla passione. Se non ci fossero le mode indecenti e le trasmissioni televisive oscene, non ci sarebbero gli stupri o per lo meno sarebbero rari. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri reati. Quando i popoli sono ubbidienti a Dio, sono ubbidienti anche verso le leggi giuste degli Stati. A tal proposito voglio riportare un brano di Sant'Alfonso Maria de Liguori, tratto dal volumetto ”La fedeltà de' vassalli”. Per rendere la lettura più scorrevole, ho tradotto in italiano corrente i termini desueti:

I re, se vogliono che i sudditi siano loro ubbidienti, devono procurare di renderli ubbidienti a Dio; e si prova.

1. Col promuovere i buoni costumi si promuove anche la pace comune dei cittadini e per conseguenza il bene di tutto lo stato. Questa è una verità così evidente che si prova dappertutto con l'esperienza: quei sudditi che sono ubbidienti ai precetti di Dio sono necessariamente ubbidienti anche alle leggi dei principi. La stessa fedeltà che conservano i vassalli verso Dio li rende fedeli ai loro sovrani. La ragione è chiara: quando i sudditi sono ubbidienti ai divini comandamenti, cessano le insolenze, i furti, le frodi, gli adulteri, gli omicidi; e così fiorisce lo stato, si conserva la sottomissione al sovrano e la pace tra le famiglie. Insomma coloro che stabiliscono di condurre una vita morigerata, stabiliscono anche di osservare i propri doveri; poiché allora si dedicano a reprimere le loro passioni e così vivono in pace con se stessi e con gli altri.

2. Ma a ciò bastano le leggi dei principi ed i supplizi destinati ai delinquenti. No (si risponde) non bastano; né le leggi né i supplizi umani bastano a frenar l'audacia e le passioni disordinate dei malvagi che ad altro non si dedicano che a migliorare i loro interessi ed a soddisfare i loro appetiti: e perciò quando si presenta loro l'occasione di disprezzare le leggi ed i castighi divini, facilmente disprezzano anche le leggi ed i castighi minacciati dai sovrani.

3. Giovano bensì le leggi umane a conservare i buoni costumi nei sudditi morigerati, ma non già ad ingerirli nei sudditi cattivi; la sola religione ingerisce e forma i santi costumi nelle anime, e così ella fa si che le leggi siano osservate. Se non vi fosse la religione, la quale insegna esservi un Giudice supremo che tutto vede e ben sa vendicare le malvagità degli empi, rare volte gli uomini si farebbero forza a soddisfare i loro doveri; e senza questo timore dei divini flagelli che tiene gli uomini a freno, gli empi dappertutto crescerebbero in eccesso.

4. La sola religione poi rende i vassalli veri ubbidienti ai loro principi, facendo ad essi intendere che son tenuti ad ubbidire ai sovrani, non solo per evitar le pene imposte ai trasgressori, ma anche per ubbidire a Dio e tenere in pace le loro coscienze [...].

5. Non bastano dunque le leggi né bastano i supplizi minacciati dalle leggi a reprimere le insolenze dei malvagi che poi disturbano la pubblica pace: poiché spesso i delitti restano impuniti, o perché restano occulti i delinquenti, o perché mancano le prove bastanti a poterli castigare; e non di rado, quantunque siano provati i delitti, i colpevoli con la fuga si sottraggono alla pena. [...].

6. Essendo poi vero che i re sono ministri di Dio e suoi luogotenenti, siccome i vassalli son tenuti anche per obbligo di coscienza di ubbidire ai loro monarchi; così i monarchi sono tenuti di vigilare sui loro vassalli affinché essi obbediscano a Dio. Ad un uomo privato basta che osservi la divina legge per salvarsi; ma ad un re non basta: c'è bisogno che si adoperi quanto può, affinché i suoi sudditi osservino la divina legge, procurando di riformare i cattivi costumi e di estirpare gli scandali.

7. E quando si tratta dell'onore di Dio, devono i principi aver coraggio e non tralasciare il loro dovere per timore di qualche avversità o contraddizione che possa esser loro fatta; mentre ogni re che adempie il suo obbligo, ha Dio che l'assiste con modo speciale; come Dio stesso disse a Giosuè allorché gli affidò il governo del popolo [...].

8. Pertanto il fine principale dei principi nel loro governo non dev'essere la gloria propria, ma la gloria di Dio. I principi che per la gloria propria trascurano quella di Dio vedranno perduta l'una e l'altra. Deve persuadersi ogni regnante, non esser possibile in questo mondo, pieno di uomini malvagi ed ignoranti, meritare coi suoi portamenti (per giusti e santi che siano) le lodi e l'applauso di tutti i suoi vassalli: se egli esercita la liberalità coi buoni e coi poveri lo chiamano prodigo: se poi fa eseguire la giustizia coi malvagi lo chiamano tiranno. Pertanto i re devono principalmente impegnarsi a piacere a Dio più che agli uomini; poiché allora, se non saranno lodati dai cattivi, ben saranno lodati dai buoni, e soprattutto da Dio che saprà rimunerarli in questa e nell'altra vita.