Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 19 luglio 2017

Perché i divorziati risposati non possono ricevere la Comunione

Spesso certi giornalisti di stampo progressista seminano confusione sul tema della Comunione ai divorziati risposati, facendo credere che su questo tema sono possibili delle "aperture" da parte del Magistero della Chiesa. In realtà non sono possibili compromessi su questo argomento, a meno che qualche giornalista non pretenda di modificare il Vangelo.

Per poter ricevere il Santissimo Sacramento del Corpo di Cristo è necessario essere in stato di grazia. Chi ha commesso anche un solo peccato mortale deve prima confessarsi se vuole ricevere Gesù sacramentato. Ma per poter ricevere validamente l'assoluzione sacramentale è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati fatti (almeno di quelli mortali), e avere il fermo proposito di non peccare più, altrimenti la Confessione è nulla e sacrilega. Così insegnano tutti i buoni manuali di Teologia Morale. 

Pertanto, un divorziato, se è davvero pentito di essersi risposato civilmente, deve prima rompere l'unione "more uxorio" (come se fossero veri coniugi) con la sua compagna, e poi potrà ricevere validamente l'assoluzione sacramentale. Se per qualche grave motivo non può separarsi dalla compagna (ad esempio per poter continuare a educare i figli), allora può continuare a vivere nella stessa casa, purché non "more uxorio", ma come "fratello e sorella" (cioè in totale castità), ed evitando di dare scandalo al prossimo.

È stato Gesù a dire che se un uomo lascia la propria moglie e ne sposa un'altra commette adulterio. Nessuno può modificare il Vangelo, nemmeno i giornalisti progressisti.