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giovedì 1 marzo 2018

È “razzismo” aiutare prima i propri connazionali?

Uno dei principali temi su cui si sta dibattendo nel corso della campagna elettorale è quello riguardante l’accusa di “razzismo” per coloro che dicono di voler aiutare prima i propri connazionali. Per esempio, se un comune deve assegnare una casa popolare, è “razzismo” favorire nella graduatoria una famiglia italiana?

Sant'Alfonso e altri dotti autori affermano che nel fare la carità dobbiamo seguire un ordine: prima i più prossimi. Ad esempio, se durante una gita in montagna io e uno sconosciuto veniamo morsi da una vipera, e mio padre ha a disposizione solo un antidoto, è obbligato in coscienza a darlo a me, poiché io sono legato a lui da vincoli di sangue.

Ecco cosa afferma Padre Teodoro, un dotto teologo moralista del secolo scorso: "L'ordine nella carità del prossimo è determinato dalle sue necessità e dalle nostre relazioni con lui. (...) Le nostre relazioni col prossimo possono essere: a) carnali, se siamo legati col prossimo da vincoli di sangue; b) spirituali, se siamo uniti dal vincolo della fede; c) umane e civili, se da vincoli di convivenza umana e civile (benefattori, amici, concittadini, ecc.). (...) In rapporto alle nostre relazioni col prossimo si stabilisce: nello stesso genere di beni ed in pari necessità, uno è tenuto a preferire se stesso al prossimo, specialmente se si tratta dell'interesse della propria anima; e tra le varie persone, sono da preferirsi quelle a noi più congiunte per vincoli di sangue, di amicizia, di ufficio o di religione" (Brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964).

Sarebbe bello poter aiutare tutti i poveri del mondo, ma poiché l'Italia si trova in una grave situazione di crisi economica, milioni di italiani sono disoccupati per mancanza di lavoro, molti pensionati vanno a rovistare nell'immondizia per trovare un po' di cibo, tanta gente non compra più medicine per mancanza di soldi, ecc., attualmente non abbiamo la possibilità di accogliere dignitosamente tutti gli extracomunitari che arrivano in Italia dando loro una casa e un lavoro, dobbiamo aiutare prima i nostri connazionali che sono nell'indigenza.

A tal proposito racconto un fatto che ho letto in una biografia su San Pio X. Questo grande santo aiutava in maniera eroica i poveri, ma una volta, quando era ancora un semplice prete, in Veneto scoppiò una grave carestia, pertanto nella cittadina in cui svolgeva il suo apostolato sacerdotale vagavano molti mendicanti che chiedevano l'elemosina, anche provenienti da altri paesi. Il futuro Pontefice chiese alle pubbliche autorità che in quel comune venisse vietata l'elemosina da parte dei forestieri, poiché quando c'è poco pane a disposizione e non si può aiutare tutti, bisogna preferire i più prossimi.

Se Don Giuseppe Sarto (San Pio X) avesse fatto una cosa del genere ai nostri giorni, molti modernisti e buonisti probabilmente lo avrebbero accusato di essere razzista, fascista, populista, e cose di questo genere. I modernisti, invece di criticare i santi, dovrebbero cominciare a studiare Teologia Morale sui vecchi libri di dotti autori.