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lunedì 4 giugno 2018

La vita della grazia, principio di vita eterna

Dagli scritti di Padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964).


Il nostro scopo è d'invitare le anime a divenire più interiori e a tendere all'unione con Dio. 

[...]

La vita interiore del cristiano suppone lo stato di grazia che è contrario allo stato di peccato mortale. Nel piano attuale della Provvidenza, ogni anima si trova o in stato di grazia o in quello di colpa mortale; in altri termini, o è rivolta a Dio, ultimo fine soprannaturale, o ha deviato da Lui. Non v'è uomo che possa trovarsi in uno stato puramente naturale, essendo tutti chiamati al fine soprannaturale, che consiste nella visione immediata di Dio e nell'amore che ne risulta. Sin dal giorno della creazione l'umanità fu ordinata a questo fine supremo. E, dopo la caduta, è ancora verso tal fine che ci conduce il Salvatore, offertosi vittima per la salute di tutti gli uomini. Per possedere una vera vita interiore non è certamente sufficiente trovarsi in stato di grazia, com'è un bambino dopo il battesimo, o un penitente dopo l'assoluzione delle sue colpe. La vita interiore richiede, inoltre, una lotta contro tutto ciò che può farci ricadere nel peccato, ed un serio impegno dell'anima a tendere verso Dio. Se avessimo una conoscenza profonda dello stato di grazia, vedremmo che esso non è solamente il principio d'una vita veramente interiore e santissima, ma che è ancora il germe della vita eterna. È necessario insistere fin dal principio su questo punto, ricordando la parola di San Tommaso: Bonum gratiae unius maius est quam bonum naturae totius universi: il minimo grado di grazia santificante vale più di tutti i beni naturali dell'intero universo (I° II°, q. 113, a. 9, ad 2); poiché la grazia è il germe della vita eterna, la quale è incomparabilmente superiore alla vita naturale dell'anima nostra o a quella degli angeli. Ecco quanto può mostrarci, più d'ogni altra cosa, il valore della grazia santificante, ricevuta nel battesimo, e che l'assoluzione ci restituisce se abbiamo avuto la disgrazia di perderla. Non possiamo conoscere il valore di un germe se non conosciamo in qualche modo ciò che ne può nascere in seguito. Per sapere, per esempio - nell'ordine della natura - il valore del germe contenuto in una ghianda, è necessario aver vista una quercia nel suo pieno sviluppo. Nell'ordine umano, per conoscere il valore dell'anima ragionevole che ancora sonnecchia nel bambino, bisogna sapere qual è normalmente la forza di un'anima in un uomo che ha raggiunto il suo pieno sviluppo. Così pure non possiamo conoscere il valore della grazia santificante che sta nell'anima di un piccolo battezzato e nei giusti, se non abbiamo considerato, per lo meno imperfettamente, ciò che sarà il pieno sviluppo di questa grazia nella vita dell'eternità. E ci è utile considerarlo alla luce stessa delle parole del Salvatore, le quali sono «spirito e vita», e contengono un sapore superiore a ogni commentario. Il linguaggio del Vangelo, lo stile di Nostro Signore ci portano alla contemplazione in modo assai più immediato del linguaggio tecnico della teologia per quanto sicura e sublime. Niente di più salutare del respirare l'aria purissima di quelle altezze d'onde scendono le acque vive del fiume della dottrina cristiana.



(Brano tratto da "Le tre età della vita interiore", di Padre Réginald Garrigou-Lagrange, "Edizioni Vivere In")