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mercoledì 11 luglio 2018

Maristella e il "Cammino di Santiago"

Recentemente Maristella ha compiuto da sola una parte del "Cammino di Santiago di Compostela", ossia il pellegrinaggio a piedi al celebre santuario dedicato a San Giacomo Apostolo, situato nella regione spagnola della Galizia. Ne ho approfittato per farle alcune domande su questa faticosa ma interessante esperienza spirituale.


- Perché hai deciso di compiere il "Cammino di Santiago"?

- Da molti anni desideravo fare il Cammino. Tuttavia tempo fa lo vedevo più come una sfida, come un'impresa sportiva che come un itinerario spirituale. L'esperienza della malattia e della guarigione e soprattutto quella della conversione mi hanno spinta a compiere il Cammino per ringraziare dei doni ricevuti: la Fede, la salute, la famiglia, il lavoro, i colleghi, gli amici.

- Questo pellegrinaggio è stato molto faticoso poiché per diversi giorni hai dovuto percorrere a piedi un lungo percorso. Durante il cammino hai mai sentito momenti di sconforto e il desiderio di porre termine a quella fatica prendendo un taxi o un autobus per giungere più comodamente a Santiago?

- In tutta sincerità non ho mai vissuto l'esperienza dello sconforto. Ho provato la fatica, e qualche piccolo disagio. Ero estremamente felice di poter camminare nella natura e nel silenzio per poter pregare, meditare e contemplare. Ho raccolto tutto il necessario in uno zaino da 7 kg e ho camminato per gli ultimi 115 km. Ho incontrato persone straordinarie che porto con me nel cuore. Ho avuto la conferma che nel silenzio Dio parla al nostro cuore.

- Hai avuto paura che qualcuno potesse farti del male, visto che hai compiuto il pellegrinaggio da sola?

- No, non ho mai avuto paura: sul Cammino non ci si sente mai soli. Molte persone, uomini e donne di tutte le età e provenienti da tutto il mondo, percorrono in solitudine il Cammino sperimentando qualcosa di simile a quella che San Francesco definì "perfetta letizia". Ho avuto incontri e brevi dialoghi con pellegrini italiani, spagnoli, irlandesi, americani, sloveni e con una ragazza di Taiwan dalla profonda vita spirituale.

- I pellegrini che compiono il "Cammino di Santiago" sogliono trascorrere le nottate accampandosi nei boschi oppure alloggiando in qualche ostello o albergo?

- Qualcuno si accampa con la tenda, molti scelgono gli ostelli con grandi (o piccole) camerate comuni. Io preferisco le piccole e semplici camere singole di pensione dove poter continuare a stare in dialogo con Dio nel raccoglimento interiore. I prezzi sono ragionevoli e le persone molto gentili e accoglienti. Mi è capitato di fermarmi anche in un mini appartamento e in una stanzetta di un ex seminario.

- Come trascorrevi le giornate durante il pellegrinaggio?

- Mi svegliavo presto e mi mettevo subito in cammino. Potevo contemplare l'alba: il “miracolo” del risveglio del mondo che ogni mattina Dio ripete. Ascoltavo il vento tra gli alberi, gli animali al pascolo. La Galizia ha un panorama splendido. Camminavo per parecchie ore, sostando solo per bere acqua fresca e mangiare un po' di frutta: nelle prime ore del pomeriggio cercavo un posto per fermarmi. Sono sempre stata tranquilla e serena: sentivo che Dio mi accompagnava in ogni passo. Così non mi preoccupavo di arrivare in un certo posto. Quando mi sentivo stanca pregavo ... ecco la mia sistemazione! Nel pomeriggio doccia e bucato, poi lettura e qualche messaggio o telefonata. Alla sera dopo le preghiere mi addormentavo subito.

- Che cosa hai provato quando finalmente sei giunta al Santuario di Santiago di Compostela?

- Una grande emozione. Il sole stava sorgendo e io ero lì. Dicevo tra me "Oh, Signore mi hai fatta arrivare a Santiago!". Eccomi vicina alla tomba dell'Apostolo Giacomo,  "figlio del tuono", sono nel Campo delle Stelle... dove nei secoli milioni di pellegrini sono giunti camminando. Lì ho ritrovato la ragazza di Taiwan, e ci siamo abbracciate, lei mi ha fatto una bellissima foto. Sono andata al centro di accoglienza dei pellegrini: i volontari che ci lavorano sono ragazzi meravigliosi. Ho condiviso con loro cosa fosse stato per me il Cammino e mi hanno invitata alla Messa dei pellegrini in cattedrale e a momenti di preghiera. Sono riuscita a partecipare a questi incontri. Sono tornata varie volte in cattedrale a pregare sulla tomba dell'Apostolo.

- Hai dei consigli o delle "dritte" che vorresti dare a coloro che in futuro vorrebbero compiere il "Cammino di Santiago"?

- Io penso che sia importante affrontare il Cammino con umiltà e saggezza, ascoltando anche il proprio corpo e i segnali della fatica. A me piace ripetere le parole "A Dio piacendo ..." perché mi fido di Lui e sono certa che desidera solo il bene per me. Anche se non fossi riuscita a camminare per tutto l'itinerario e avessi preso il bus o il taxi sarei stata contenta perché evidentemente a Lui piaceva così! Non è saggio marciare come treni in corsa solo perché ci siamo messi in testa di raggiungere una certa meta o perché pensiamo di dover percorrere un numero prefissato di chilometri. Accanto al sentiero ci sono chiese, panorami, persone. Incontri che Lui ci propone e che noi siamo liberi di accogliere o di evitare. Il pellegrinaggio dovrebbe essere vissuto in solitudine, nel silenzio, in una dimensione ascetica. Una volta giunti a Santiago sarebbe buona cosa restare ancora nella dimensione spirituale per far maturare i semi che Dio avrà gettato nel corso del Cammino e permanere qualche giorno tranquilli in città, dedicando ancora tempo alla preghiera e alla meditazione. A Dio piacendo mi piacerebbe fare ancora il Cammino, magari partendo da Lourdes.






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