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lunedì 24 settembre 2018

L'estensione della carità fraterna

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fammi comprendere che la vera carità non ammette eccezioni, ma abbraccia con amore sincero qualsiasi prossimo. 

1 - Se la carità si basasse sulle qualità del prossimo, sui suoi meriti, sul suo valore, se si basasse sul conforto e sui benefici che da esso riceviamo, sarebbe davvero impossibile estenderla a tutti gli uomini. Ma, poiché si fonda sulle relazioni del prossimo con Dio, nessuno può esserne lecitamente escluso, giacche tutti appartengono a Dio, sono di fatto creature sue e, almeno per vocazione, sono tutti figli suoi, redenti dal Sangue di Cristo, chiamati a vivere « in società » con Dio (cfr.I Gv. 1, 3), mediante la grazia qui in terra e la visione beatifica nel cielo. E anche se alcuni, per la loro malizia, si sono resi indegni della grazia di Dio, tuttavia, finché vivono, sono pur sempre capaci di convertirsi e di essere riammessi nella dolce intimità del Padre celeste. 

Nell’antico testamento, in cui il grande mistero della comunicazione della vita divina agli uomini non era ancora stato rivelato e Gesù non era ancora venuto ad instaurare la realizzazione di questi nuovi rapporti fra Dio e gli uomini, la legge dell’amore del prossimo non esigeva questo abbraccio universale e profondo, di cui gli antichi non sarebbero stati capaci. Ma da quando Gesù è venuto a dirci che Dio è nostro Padre al punto di volerci comunicare la sua vita divina, da quando Gesù è venuto ad offrirci la grazia di adozione a figli di Dio, il precetto della carità ha acquistato una nuova ampiezza. « Voi avete udito che è stato detto: ‘ amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico ’. Io invece - proclama Gesù - dico a voi: ‘ amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugl’ingiusti ’ » (Mt. 5,43-45). Ecco come Gesù stesso dichiara il motivo della carità universale: dobbiamo amare tutti per essere figli del Padre celeste, per imitare il suo amore universale verso tutti gli uomini che sono creature sue, da lui eletti a suoi figli adottivi. Anche Gesù c’insegna che dobbiamo amare il prossimo « propter Deum », a motivo di Dio. 

2 - Molte volte in pratica troviamo difficile il precetto della carità universale, perché facciamo dell’amore del prossimo un fatto quasi esclusivamente personale, soggettivo e quindi egoistico. In altre parole, anziché far dipendere il nostro amore per il prossimo dalle sue relazioni con Dio, lo facciamo dipendere dalle sue relazioni con noi. Se il prossimo ci vuol bene, ci rispetta, ci tiene in giusta considerazione, ci presta servizi, ecc., non troviamo nessuna difficoltà ad amarlo, anzi ci compiacciamo in questo amore e cerchiamo in esso conforto. Ma ben altro accade se il prossimo ci è contrario, se ci urta, se ci procura - sia pure involontariamente - dei dispiaceri, se non condivide il nostro modo di pensare, se non approva la nostra condotta. Di fronte a tutto ciò dobbiamo pur convenire che sbagliamo in partenza sostituendo a Dio, che è il vero motivo per cui dobbiamo amare il prossimo, il nostro misero io con le sue esigenze egoistiche. Anche in fatto di amore del prossimo dobbiamo riconoscere che siamo purtroppo quasi sempre egocentrici e ben poco teocentrici. Se il centro dei nostri rapporti col prossimo fosse veramente Dio, sapremmo superare il punto di vista egocentrico, ossia egoista, personale e, pur soffrendo per i torti, le indelicatezze, i dispiaceri che possiamo ricevere dal prossimo, non prenderemmo mai da ciò motivo per rifiutargli il nostro amore. In fondo, è sempre l’egoismo che ci porta fuori strada e, in questo caso, ci chiude la strada alla pratica della carità teologale. 

Dobbiamo, dunque, vincere l’egoismo e slanciarci oltre gli orizzonti tanto limitati di un amore basato sul nostri interessi personali. Guardiamo più in alto, guardiamo a Dio che ripete anche a noi come a S. Caterina da Genova: « Chi ama me, ama tutto ciò che è amato da me ». Se, a motivo delle difficoltà che incontriamo nei nostri rapporti col prossimo, la nostra carità si arresta, vuol dire che i nostri rapporti con i fratelli non sono regolati dall’amore di Dio, ma dall’amore del nostro io. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].