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giovedì 10 gennaio 2019

Santità pienezza della grazia

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Mi accosto a Gesù, « fonte di vita e di santità », con vivo desiderio di bere a questa sorgente inesauribile. 1 - [...] La santità è la perfezione della vita cristiana. Essa consiste nel pieno sviluppo in noi della vita soprannaturale, i cui principi sono la grazia santificante, le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo. Il battesimo ha deposto in noi questo germe di santita che è appunto la grazia, germe capace di sbocciare in frutti preziosi di vita soprannaturale, di vita eterna per l’anima che ne asseconda con impegno lo sviluppo. La grazia, elevandoci allo stato soprannaturale, ci rende capaci di entrare in relazione con la SS.ma Trinità [...]. È dunque una nuova vita di conoscenza e di amore che la grazia fa nascere ed alimenta in noi, vita che è partecipazione della vita divina. E che cosa può esserci di più santo e di più santificante di queste relazioni intime con la SS.ma Trinità? A tali altezze ci porta la grazia, dono concesso a tutti i battezzati.

2 - È necessario che la vita soprannaturale, che sboccia dalla grazia, investa tutta la nostra vita umana, così che questa venga soprannaturalizzata in ogni sua attività, in ogni suo particolare, in tutto il suo complesso. Man mano che la grazia cresce e matura nell’anima nostra, vi esercita un influsso sempre più ampio e più profondo; e quando quest’influsso si estenderà effettivamente a tutte le nostre attività orientandole tutte alla gloria di Dio e unendoci totalmente a lui per mezzo della carità, saremo giunti alla pienezza della vita cristiana, alla santità.

La grazia è un dono completamente gratuito che Dio ci ha elargito per i meriti infiniti di Gesù. Gesù, morendo sulla Croce, ce l’ha meritata e non in piccola misura, ma in misura sovrabbondante [...]. Ciò non significa, però, che siamo tutti chiamati alla stessa altezza e alla stessa forma di santità. Accanto al così detti « grandi » santi, quelli cioè che hanno avuto una grande missione da compiere ed hanno ricevuto quindi anche speciali doni di natura e di grazia, vi saranno sempre i santi più umili, più nascosti, che si sono san' tifìcati nell’ombra e nel silenzio. La santità non consiste nella grandezza delle opere compiute o dei doni ricevuti, ma nel capitale di amore e di grazia che l’anima accumula, corrispondendo fedelmente agli inviti divini. A questa santità posso aspirare anch’io, senza alcun timore di temerarietà o d’illusione.

Colloquio - O mio dolcissimo Salvatore, non solo dunque per alcune anime privilegiate, ma anche per me Tu hai voluto meritare quella pienezza della vita della grazia che è la santità. Lo comprendo: quell’infinito amore che ti ha portato ad incarnarti per noi, a farti uno di noi, Tu che sei Dio, a soffrire fino a morire sulla croce spargendo tutto il tuo preziosissimo Sangue, quei meriti infiniti che hai così acquistati per noi sono più che sufficienti per meritare non solo la salvezza, ma anche la santificazione di tutto il genere umano.

E allora, perchè sono così pochi quelli che realmente si santificano? Perchè io sono così indietro sulla via della santità? Io che ho ricevuto da te non solo il dono del santo battesimo, ma anche quello di tante e tante confessioni e comunioni che dovrebbero già aver aumentato in misura assai grande il mio capitale di grazia? Io che ho ricevuto pure tante grazie attuali, tante ispirazioni e sollecitazioni del tuo amore infinito che mi ha chiamato ad uno stato di consacrazione?

O mio Signore, me lo fai comprendere: Tu che mi hai creato senza di me, non mi salverai, non mi santificherai senza di me. Tu hai già meritato tutto quel che serve per la mia santificazione, moltissimo mi hai già dato, ma io non mi farò santo senza cooperare all’opera tua.

Tu solo sei santo e Tu solo mi puoi santificare, e tuttavia esigi la mia libera cooperazione e l’esigi al punto che se io la rifiutassi, malgrado la tua onnipotenza e il tuo amore infinito, non mi santificheresti.

O Gesù, dunque, per la mia indolenza, per il mio poco amore, per la mia freddezza io posso rendere vani per l’anima mia i tuoi meriti infiniti, tutto il tuo Sangue sparso sulla croce? Come può una povera creatura, che deve tutto al suo Dio, aver l’ardire di ostacolare e d’impedire la tua azione nell’anima sua? Io, piccola formica, avrò il coraggio di fare questo? Non permetterlo, o Signore, non permetterlo mai, e perseguitami con la tua grazia finchè non mi arrenderò totalmente ad essa.

Per dimostrarti la sincerità dei miei sentimenti voglio, col tuo aiuto, essere generoso, vincermi su quel punto che più mi costa e dirti il mio sì anche quando più ripugna alla mia cattiva natura. Assistimi col tuo aiuto onnipotente, sorteggi e sostieni i miei poveri sforzi, perchè già lo sai che io sono la stessa debolezza. Permetti, o Signore, che io possa accostare le labbra a quella fonte di acqua viva che sgorga da te, fonte di vita e di grazia, di forza e di santità, perchè, così dissetato, possa riprendere con novella lena il cammino che mi additi.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].