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martedì 19 febbraio 2019

Il perdono del moribondo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


A proposito di perdono, giova ricordare quanto è narrato nella vita di Santa Margherita Alacoque.

Mentre la Santa era nel convento, sotto le predilezioni del Cuore di Gesù, venne a morire un uomo. La moglie di questi era tormentata dal dubbio se il marito fosse salvo o dannato. Si rivolse alla Santa, conoscendo che essa era a contatto con Gesù, affinché pregasse.

Gesù si presentò alla sua Prediletta e le disse: Conforta la tale signora! Suo marito è salvo. Per il momento è in Purgatorio. Era in pericolo di dannarsi; ma un atto di carità compiuto sul letto di morte, gli rese favorevole il mio giudizio.

Che cosa era capitato? Da anni c'era un grande odio tra quest'uomo ed un cognato; non si parlavano più. Quando quest'ultimo seppe che stava per morire il suo nemico, sia per riparare il male fatto, sia per convenienza, si recò a fargli visita; però si fermò in un angolo della stanza, quasi per non lasciarsi vedere. Il moribondo, in un momento di lucidità, scorse il cognato e gli fece cenno con la mano di avvicinarsi:

- Perdoniamoci a vicenda!... Si muore... Tutto passa!... - Questo atto di carità attirò tanta grazia al moribondo da liberarlo dall'inferno.


Spegnere l'odio

Questi esempi dovrebbero essere ben meditati. Poichè il perdonare i nemici è di tanto vantaggio ai vivi e di tatto sollievo ai morti, si approfitti dell'occasione del lutto per rappacificarsi con il prossimo.

L'odio d'ordinario regna o nella parentela o nell'ambito dei cosiddetti «amici». Si superi la ripugnanza naturale a perdonare, si faccia un sacrificio per amore di Dio e per amore dei morti... si vada a visitare chi è a lutto e si dimentichi il passato.

Chi riceve una visita di rappacificazione, non si arrischi a respingerla. E' doloroso il dirlo! E' avvenuto che in occasione di lutto si è presentata qualche persona ed i parenti del morto l'hanno cacciata, dicendo: Voi non dovete mettere mai piede in casa nostra! - Ma chi agisce in tal modo, può dire di amare i propri morti? Se li amasse, perdonerebbe e suffragherebbe la loro anima!

Cosa dire dell'odio che sorge tra fratelli e sorelle dopo la morte dei genitori, a motivo dell'eredità?... Si rompono le relazioni sacre, che sono quelle del sangue, si ricorre ai tribunali, anche quando non si sparga sangue; fratelli e sorelle che non si salutano per anni ed anni e non si visitano neppure sul letto di morte.

Costoro perchè non perdonano? Forse recitano preghiere di suffragio per i genitori; e non sanno però che non giova ai defunti il suffragio che parte da un cuore vittima dell'odio.

Potessero queste pagine concorrere a spegnere l'odio in tante famiglie!


Distruggere

Un altro suffragio è il distruggere i residui di peccato, imputabili ai morti. Si chiarisce l'argomento con qualche esempio, preso dal volume «Meraviglie del Purgatorio ».

Un celebre pittore era stato pressato da un ricco signore a fare dei quadri poco decenti. In seguito se ne pentì e, per riparare il male fatto, si dedicò alla pittura sacra. Passò gli ultimi anni di vita in un convento di Carmelitani Scalzi, ove lasciò un artistico quadro sacro. Morì con i conforti religiosi. Dopo alcuni giorni dalla morte, mentre un Frate era in coro dopo il Mattutino, il pittore apparve in Chiesa; era piangente e stava avvolto tra le fiamme. Il Frate lo riconobbe e chiese come mai dopo una vita così esemplare ed una morte così edificante, potesse trovarsi in tale stato. Il defunto rispose: Quando mi trovai al divin tribunale mi vidi circondato da molte persone, le quali deponevano contro di me, perchè si trovavano in Purgatorio per aver mirati i quadri indecenti da me pittati; ma quello che più mi atterrì fu il vederne uscire altre dall'inferno, gridando, perchè si erano dannate per colpa mia. Fui salvo dalla morte eterna per le opere buone compiute e per la buona morte, ma fui condannato a soffrire tra le fiamme del Purgatorio finché non siano distrutti quei brutti quadri da me lavorati, i quali ancora continuano a dare scandalo. Vi prego, dunque, per pietà, di recarvi dal proprietario, supplicandolo di bruciare subito quelle pitture. Che se si rifiutasse, guai a lui!... In prova di quanto vi dico ed in punizione del cattivo lavoro che volle fatto, fra poco perderà i due suoi figli e, qualora mancasse di ubbidire agli ordini divini, egli stesso morrà. -

Il padrone, informato di tutto, subito distrusse i quadri ed in meno di un mese vide morire i suoi due figli. Fortemente colpito da questo fatto, si diede ad una vita di penitenza.


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Vi è la milizia di Dio che combatte con la parola e l'azione prorompente... Noi siamo di quell'altra milizia di Dio, umile e nascosta, ma ugualmente apostolica, che combatte con la preghiera e il sacrificio, e che versa goccia a goccia il sangue del cuore... Amare, cantare, acclamare, sì, la folla lo sa fare davanti a questo Cuore che brucia d'amore per gli uomini. Pregare, compatire, offrire, riparare e soffrire per Lui che ha conosciuto tutte le agonie e tutti i dolori è la missione degli amici privilegiati. Buttiamoci ardenti in quest'opera di riparazione, nonostante la nostra piccolezza.


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

lunedì 18 febbraio 2019

Consigli per conseguire la perfezione cristiana

I seguenti consigli servono ad avviare le anime alla perfezione cristiana, e sono tratti da un opuscolo del 1931 intitolato "Regolamento di vita per tendere alla perfezione cristiana e conseguirla", scritto dal sacerdote Redentorista Padre G. Finelli, pubblicato a Modena dalla Tipografia Ferraguti. Ringrazio di cuore Teodolinda per avermeli inviati.



Per tendere alla perfezione e conseguirla bisogna:

1 - Avere un grande, generoso ed efficace desiderio di essere perfetti. Secondo S. Alfonso de’ Liguori il desiderio della perfezione deve essere forte perché un debole desiderio permette di adagiarsi nelle imperfezioni mentre S. Teresa affermava che il desiderio della virtù facilita l’acquisto della medesima.

2 - Scegliersi un Direttore Spirituale pio ed illuminato che possa guidare l’anima per la via sicura del cielo. Dopo aver trovato un Direttore bisogna stabilire un metodo o regolamento di vita, sottoporlo alla sua approvazione ed accettare di buon animo i cambiamenti che esso porterà nella nostra vita.

3 - Essere fedeli ed esatti non solo nelle grandi cose ma anche nelle piccole. Bisogna riflettere sul fatto che le grandi occasioni per servire Dio sono rare mentre le piccole si presentano ad ogni istante. S. Francesco di Sales diceva che le virtù più piccole sono piccoli fiori ai piedi della croce mentre S. Paolo ripeteva di fare tutte le cose per la gloria di Dio.

4 - Operare con attenzione pensando a ciò che si fa, con rettitudine e pacatezza riflettendo per chi si fanno le azioni. Bisogna santificare il lavoro quotidiano. S. Francesco di Sales diceva che Dio non misura la perfezione dalle molte cose fatte ma dal modo come sono fatte.

5 - Esercizio della presenza di Dio. E’ il fondamento della perfezione perché libera l’anima dai peccati, la induce a praticare la virtù e la muove ad unirsi a Dio per mezzo dell’amore che è l’essenza stessa della perfezione.

6 - Confessarsi possibilmente ogni settimana e fare la comunione [...]. I Sacramenti producono ed aumentano la grazia, elemento necessario per conseguire la perfezione.

I principali ostacoli alla perfezione sono i seguenti:

1 - Le soverchie occupazioni. (Attività che assorbono tutto il tempo e distraggono il cuore da Dio).

2 - Le delizie temporali. (Divertimenti, piaceri, vita comoda).

3 - La curiosità.

4 - L’incostanza nelle pie pratiche.

5 - Il peccato mortale. (E' negazione della perfezione).

6 - Le occasioni cattive.

7 - Il rispetto umano.

8 - La tiepidezza. (c'è quella inevitabile dovuta alla nostra fragilità e quella deplorabile dovuta ai peccati veniali).

9 - La tristezza - l’inquietitudine - lo scoraggiamento.

Le ultime tre si vincono con la confidenza in Dio e con la rassegnazione al divino volere.

Pratica della perfezione.

La perfezione consiste nel perfetto amore di Dio, nella carità perfetta. Bisogna sentire il contatto con Dio per essere simili a Lui. S. Teresa diceva che il perfetto amore di Dio consiste in un vivo desiderio di dar gusto a Dio in tutte le cose e nel procurare, per quanto si può, di non offenderlo e di promuovere la sua gloria. Segno della perfezione è l’uniformità alla volontà di Dio e per conseguire la perfezione bisogna esercitare la virtù che è la forza necessaria per acquistare delle buone abitudini. Le virtù vanno esercitate in modi diversi secondo il proprio stato. Non bisogna incepparsi in piccolezze e vane scrupolosità. Bisogna progredire senza pretendere troppo, non ci si deve meravigliare della propria debolezza né scoraggiarsi dei difetti ma umiliarsi davanti a Dio e aprirgli il cuore a confidenza per ricevere il suo aiuto.

venerdì 15 febbraio 2019

Il demonio dietro l'ostracismo nei confronti della Messa tridentina

Un cattolico non può, in coscienza, odiare la Messa tradizionale. Non si può disprezzare un rito così venerabile che ha aiutato a santificare innumerevoli anime nel corso dei secoli. Eppure ci sono tanti modernisti che usano parole di sommo disprezzo nei confronti della liturgia antica. Ma chi è che li spinge a nutrire sentimenti di avversione verso tutto ciò che ha un sapore “tradizionale” nella vita cristiana? Chi è che li aizza a perseguitare e a ostracizzare i cattolici rimasti fedeli alla Tradizione? Il demonio!

Il Beato Gabriele Maria Allegra (1907-1976), un pio missionario francescano che tradusse l'intera Sacra Scrittura in lingua cinese, scrisse parole forti in proposito:

Quando penso che il latino non si studia più, che anche in questo abbiamo seguito l'andazzo dei protestanti, o più esattamente di alcune sette protestanti, quando penso che l'immensa letteratura patristica latina, i più insigni documenti della storia della Chiesa di Dio in Cina, che sono scritti in latino, sono ormai libri sigillati per i futuri sacerdoti, e aggiungo, quando penso che per noi francescani tutte le nostre antiche fonti e tutte le grandi opere sono scritte in latino, mi vengono le lacrime agli occhi, e non metaforicamente. […] In certe ambiguità liturgiche e disciplinari, nell'ostracismo del latino, della Messa di San Pio V e del canto gregoriano, [...] nel pluralismo teologico, nell'indigenizzazione delle Chiese locali, io ci vedo la presenza dell’hinimicus homo, l’opera di satana [...].

(Citazione tratta da “Ideo multum tenemur Ei”, quaderno III, 23 agosto 1975).

Le suore gianseniste di Port-Royal


Anche oggi vi sono dei cristiani che vorrebbero esigere un'infinità di cose, di cui Gesù Cristo non ha fatto parola. E' quel che fecero le suore di Port-Royal, seguendo l'eresia del giansenismo, che tanto male ha fatto alla Chiesa. Le teorie ispirate a una severità inaudita furono controproducenti, perché, anziché spingere le anime al bene, le ritrassero dai sacramenti. [...] Il giansenismo è un'eresia scomparsa ufficialmente da gran tempo; eppure, se non c'è più nessuno che oserebbe proclamarsi giansenista in teoria, esistono sempre molti giansenisti nella pratica. Perfino in un'epoca come la nostra, che sembra tutto l'opposto del giansenismo per la sua faciloneria religiosa e la disinvoltura morale, non è raro ascoltare ragionamenti che sarebbero stati benissimo in bocca a quelle suore, traviate da tanto rigorismo.

(Brano tratto dagli scritti di Mons. Ernesto Moneta Caglio, 1907 - 1995).

giovedì 14 febbraio 2019

Partecipare in maniera "interiormente attiva" al Santo Sacrificio della Messa

Prendo spunto da una lettera che mi ha inviato Maristella per parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore: la partecipazione "interiormente attiva" al Santo Sacrificio della Messa.


Caro fratello in Cristo,
[…]. Nelle scorse due settimane, per impegni familiari, ho partecipato alla Messa festiva celebrata in novus ordo. Ho fatto fatica a restare concentrata su ciò che stavo vivendo.

Durante la settimana partecipo quasi tutti i giorni alla Messa feriale: qualche giorno fa ho trovato un sacerdote che mi ha porto l'Eucarestia in un modo così maldestro che ho rischiato di far cadere a terra  la particola! Tutto questo perché io sono molto determinata nel mio voler fare la Comunione sulla lingua e non sulle mani. Sono stata molto triste e ho confessato nel cuore a Gesù il mio sconforto: ricordo bene che quando ero una bambina al momento della Comunione c'era sempre un chierichetto con un piattino proprio per evitare di far cadere inavvertitamente le particole a terra.
Che dolore, che sconforto vedere tanta noncuranza: eppure da questo sconforto dobbiamo far scaturire tanti gesti d'amore per consolare Nostro Signore, tante preghiere accorate perché proprio Lui ci ha promesso che non ci abbandonerà mai.

Oggi sono tornata alla consueta Messa in rito ambrosiano antico: con la chiesa piena di persone come sempre. Ha celebrato un padre carmelitano: commentando le letture ci ha energicamente esortati a restare radicati nella fede, nella Tradizione, a non lasciarci distogliere e lusingare dalla certe vane dottrine del mondo. Ci ha ricordato la nostra vocazione alla santità [...]. Ringraziamo Dio per queste prediche sferzanti […].

Sempre uniti nella preghiera.

Nei Cuori Immacolati

Maristella 



Cara sorella in Cristo,

innanzitutto desidero ringraziarti di cuore per tutto il bene che mi doni. Oltre ad essere una generosa sostenitrice del blog e avermi concesso la facoltà di pubblicare i tuoi scritti, mi stai donando anche una preziosa amicizia fraterna. In questa società scristianizzata è facile restare amareggiati dal comportamento ingiusto e, a volte, persino spietato di altre persone. Ti confesso che anche da parte di gente legata alla Messa tradizionale ho ricevuto delle delusioni e in certi casi anche delle “pugnalate alle spalle” che mi hanno fatto soffrire. Tu invece è dal 2015 che mi tratti con tanta carità fraterna. La tua amicizia mi è di conforto. Grazie!

Per quanto riguarda la Messa nel rito moderno devo dirti che non è facile trovare delle chiese nelle quali venga celebrata con devozione e sacralità. Inoltre devo ammettere che anche io mi distraggo più facilmente col novus ordo, soprattutto durante le cosiddette “preghiere dei fedeli” che vengono lette dopo il Credo, le quali in certi casi sono state scritte da catechiste o da altri collaboratori dei parroci, con un linguaggio che in genere viene utilizzato dai simpatizzanti del Partito Democratico.

Anche io preferisco non prendere mai la Comunione in mano onde evitare che qualche piccolo frammento possa essere disperso. Il Concilio di Trento insegna infallibilmente che anche in ogni piccolo frammento di Ostia è realmente presente Gesù Cristo con tutto il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

A noi cattolici legati alla liturgia antica piace tanto la Messa celebrata nella forma extraordinaria perché la viviamo in maniera più intensa e profonda, siamo attratti dall'affascinante sacralità del rito e percepiamo fortemente l'essenza sacrificale della Messa nella quale si rinnova il Santo Sacrificio del Redentore Divino. Insomma alla Messa tridentina vi partecipiamo in maniera attenta e devota, nutrendo in maniera abbonante la nostra anima. Invece alla Messa in rito moderno, anche se celebrata con devozione e senza abusi liturgici, ci distraiamo molto più facilmente e le nostre anime non si sentono molto edificate come quando assistono al rito tradizionale. Purtroppo, non tutti riescono a capire le nostre aspirazioni liturgiche e spirituali. Personalmente sono convinto che la Messa tridentina sia particolarmente adatta alle anime contemplative e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio,  durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia certamente, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc.

Rinnovandoti la mia gratitudine per la tua confortante amicizia spirituale, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

mercoledì 13 febbraio 2019

La lotta contro il demonio

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey.



1° Esistenza e perchè della tentazione diabolica. Abbiamo visto [...] come il demonio, geloso della felicità dei nostri progenitori, li indusse a peccare e non riuscì che troppo bene nella sua impresa; quindi il libro della Sapienza dichiara che "la morte entrò nel mondo per l'invidia del demonio: Invidia diaboli mors introivit in orbem". D'allora in poi non cessò mai d'infierire contro i discendenti d'Adamo e di tendere loro insidie; e benchè, dopo la venuta di Nostro Signore sulla terra e il suo trionfo sopra Satana, l'impero ne sia di molto diminuito, pure non è men vero che noi dobbiamo lottare non solo contro la carne e il sangue, ma anche contro le potenze delle tenebre e gli spiriti malvagi. Ce l'afferma S. Paolo: "Non dobbiamo lottare contro carne e sangue ma contro... spiriti malvagi: Quoniam non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus... mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiæ". S. Pietro paragona il demonio ad un leone ruggente che fa la ronda attorno a noi e cerca di divorarci: "Adversarius vester diabolus tanquam leo rugiens, circuit quærens quem devoret".

La Provvidenza permette questi assalti in virtù del principio generale che Dio governa le anime non solo direttamente ma anche per mezzo delle cause seconde, lasciando alle creature una certa libertà d'azione. D'altra parte ci avvisa di stare in guardia, e per proteggerci c'invia in aiuto gli angeli buoni e in particolare l'angelo custode [...], senza dire dell'aiuto che ci presta egli stesso o per mezzo del suo Figlio. Approfittandoci di quest'aiuto, noi trionfiamo del demonio, ci rassodiamo nella virtù e acquistiamo meriti per il cielo. Quest'ammirabile condotta della Provvidenza ci mostra anche meglio quale somma importanza dobbiamo dare alla nostra salvezza e alla nostra santificazione, dacchè vi prendono parte il cielo e l'inferno, e attorno all'anima nostra e talora dentro l'anima stessa avvengono tra le potenze celesti e le infernali fieri combattimenti la cui posta è la vita eterna. Per uscirne vittoriosi, vediamo come procede il demonio.

2° La tattica del demonio. A) Il demonio non può agire direttamente sulle nostre facoltà superiori, l'intelligenza e la volontà, avendo Dio riservato a sè questo santuario; Dio solo può penetrare nel centro dell'anima nostra e muovere i segreti congegni della nostra volontà senza farci violenza: Deus solus animæ illabitur.

Ma può operare direttamente sul corpo, sui sensi esterni ed interni, in particolare sulla fantasia e sulla memoria, come pure sulle passioni che risiedono nell'appetito sensitivo; in questo modo viene ad agire indirettamente sulla volontà, che dai vari moti della sensibilità è sollecitata a dare il suo consenso. Tuttavia, come osserva S. Tommaso, "essa resta sempre libera di acconsentire o di resistere a questi moti delle passioni: Voluntas semper remanet libera ad consentiendum vel resistendum passioni".

B) D'altra parte, benchè il potere del demonio sia molto esteso sulle facoltà sensibili e sul corpo, questo potere è limitato da Dio, che non gli permette di tentarci sopra le nostre forze: "Fidelis autem Deus est qui non patietur vos tentari supra id quod potestis; sed faciet etiam cum tentatione proventum". Chi dunque s'appoggia su Dio con umiltà e confidenza è sicuro di riuscire vittorioso.

C) Non bisogna poi credere, dice S. Tommaso, che tutte le tentazioni che abbiamo siano opera del demonio; la nostra concupiscenza, mossa da abitudini passate e da imprudenze presenti, basta a spiegarne un gran numero: "Unusquisque vero tentatur a concupiscentiâ suâ abstractus et illectus". Come pure sarebbe temerario l'affermare che non abbia influenza su nessuna contrariamente al chiaro insegnamento della Scrittura e della Tradizione; la sua gelosia contro gli uomini e il desiderio che ha di farseli schiavi, ne spiegano abbastanza il malefico intervento.

Or come riconoscere la tentazione diabolica? È cosa difficile, bastando la nostra concupiscenza a violentemente tentarci. Tuttavia si può dire che quando la tentazione è subitanea, violenta e di una durata eccessiva, il demonio vi ha certamente una larga parte. Si può argomentarlo specialmente quando la tentazione turba profondamente e a lungo l'anima, quando suggerisce il gusto delle cose chiassose, delle mortificazioni straordinarie ed appariscenti e principalmente quando si è fortemente inclinati a non dir nulla di tutto questo al proprio direttore e a diffidare dei propri superiori.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

martedì 12 febbraio 2019

Cercare delle vere amicizie

Per me è di grande conforto sapere che in questa società in cui regnano i valori anticristiani, esistono ancora persone pie, umili, corrette, leali, caritatevoli, gioviali e fraterne. Ecco la lettera di una lettrice con cui è sorta una solida amicizia spirituale. 


Caro D., fratello in Cristo,
                                              le ore che abbiamo trascorso al telefono sono passate piacevolmente e, per questo, velocemente. Penso anch'io che un'amicizia spirituale possa aiutare molto nel cammino verso Dio. 

[...]

Che sante parole quelle di san Francesco di Sales riguardanti le amicizie spirituali! Posso affermare che il balsamo della devozione si sta effondendo dalla tua anima alla mia, sebbene la nostra amicizia spirituale sia ancora agli inizi. Credo che sia perché da tempo ho iniziato a pregare Dio chiedendoGli solo che si compia la Sua volontà nella mia vita, abbandonandomi al Suo amore e ai Suoi doni. [...] San Francesco di Sales dice “Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza”. Mi piace questa immagine, rende l'idea di quanto sia facile cadere in questa vita e di quanto può esserci utile un sostegno su cui appoggiarsi e verso il quale ricambiare l'appoggio.

Anche tu mi sei di conforto spirituale [...]. Caro D., grazie per la tua amicizia spirituale che mi sta arricchendo molto e che desidero rafforzare quanto te.

Sia lodato Gesù Cristo

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   sono rimasto colpito quando al telefono mi hai detto che da quando abbiamo ripreso a scriverci stai avendo degli effetti benefici nella vita spirituale e stai pregando con grande fervore. Quel che mi hai confidato mi induce a proseguire volentieri la nostra bella amicizia spirituale, nella speranza che sia gradita al Signore. Il Vangelo ci insegna a valutare le cose in base ai frutti, pertanto se un'amicizia produce dei frutti buoni è un buon segno, mentre se produce frutti cattivi, certamente non è voluta da Dio.

Affinché la nostra amicizia spirituale possa essere gradita alla Santissima Trinità e produrre frutti buoni è necessario continuare a costruirla su solide basi, ossia sulle virtù cristiane, sulla devozione, sulla carità fraterna, ecc., secondo gli insegnamenti di San Francesco di Sales, il quale a una sua figlia spirituale scrisse: “Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta. Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia. Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio. È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta [...]. Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma [...] per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene” [Citazione tratta da "Filotea - Introduzione alla vita devota", Edizioni Paoline].

È davvero difficile trovare in giro delle vere amicizie, pertanto quando riesco a trovarne una davvero buona, la considero come un prezioso tesoro da custodire con grande cura. Tu mi sembri una persona molto virtuosa, apprezzo molto la tua visione soprannaturale della vita, la frequente riflessione sul fine eterno delle nostre anime, il tuo modo di fare affabile, fraterno e cordiale; inoltre mi fa molto piacere il fatto che condividi le mie idee, le mie aspirazioni, e le mie opinioni su tante cose importanti. Tra l'altro sei anche una persona colta e “intellettualmente interessante”, con la quale posso agevolmente conversare anche su temi non di carattere religioso. Tirando le somme posso dirti che ho l'impressione che tu sia una persona adatta con cui poter edificare una solida amicizia. E sono felicissimo che tu pensi lo stesso di me. Tu mi sei di edificazione, la tua amicizia mi trasmette entusiasmo per il cammino di perfezione cristiana, la tua vicinanza spirituale mi è di conforto. 

In Corde Matris,

Cordialiter

lunedì 11 febbraio 2019

Dio castiga la gente tirchia

Quando nel 2008 fallì la Lehman Brothers, famosa banca americana fondata da ebrei, si scatenò una delle più gravi crisi economiche della storia. Ovviamente ero dispiaciuto al pensiero che la crisi avrebbe gettato nella polvere tanta gente, ma cercai di vedere la situazione in maniera soprannaturale, pensando che Dio avrebbe cercato di trarre qualche bene da questa catastrofe economica, ad esempio staccando il cuore di tante persone dall’attaccamento esagerato ai beni materiali. Può darsi che alcuni, dopo essere stati travolti dalla crisi, si siano convertiti e abbiano cominciato a vivere in maniera più cristiana, ma la mia impressione è che la massa si sia ulteriormente allontanata dalla pratica degli insegnamenti del Vangelo. Ho notato ad esempio che dilaga ancora di più la piaga della tirchieria. È chiaro che se una persona è stata davvero colpita dalla crisi, deve stringere la cinghia e fare sacrifici. Ma c’è tanta gente che sta bene e dalla crisi è stata al massimo appena sfiorata, tuttavia sta sempre a lamentarsi che i soldi non bastano mai, e intanto ammassa sempre più beni materiali.

Qualche tempo fa una mia amica monaca di clausura con la quale stavo dialogando nel parlatorio del suo monastero mi ha confidato che da quando nel 2008 è scoppiata la crisi, le offerte dei benefattori si sono ridotte all’incirca alla metà della metà. E potrei citare altri casi del genere. Ovviamente nessuno si aspetta che le persone davvero colpite dalla crisi (ad esempio quelle che hanno perso il lavoro oppure quegli imprenditori che hanno visto crollare il fatturato della propria impresa) aprano il portafoglio per aiutare i bisognosi, ma tanti altri che non hanno visto calare il proprio reddito rispetto al 2008, perché stanno sempre a piagnucolare? Non ne parliamo poi di quelli che fanno gli spilorci coi bisognosi e poi magari vanno a fare la fila per acquistare borse griffate da 1.000 euro nei negozi extralusso, sempre più affollati di clienti.

Ma la gente tirchia prima o poi riceve il castigo da parte di Dio. Ci sono stati dei personaggi che quando erano nell’abbondanza hanno chiuso il cuore al prossimo, ma poi il Signore li ha puniti permettendo che loro stessi cedessero nella miseria. Altri ancora non sono stati puniti in questa vita, ma dopo la morte, come raccontato da Gesù nel Vangelo: il ricco epulone banchettava lautamente e non aiutò il povero Lazzaro, ma poi venne la morte e venne condannato all’inferno eterno. A che gli è giovato fare una vita agiata e ammassare beni materiali, visto che poi si è dannato l’anima?

sabato 9 febbraio 2019

Vera nozione della perfezione della vita cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)



Stato della questione. Per ben risolvere questo problema, cominciamo con determinar lo stato della questione:

1° Nell'ordine naturale un essere è perfetto (perfectum) quando è finito e compito, e quindi quando consegue il suo fine: "Unumquodque dicitur esse perfectum in quantum attingit proprium finem, qui est ultima rei perfectio". Questa è la perfezione assoluta; ve n'è però un'altra, relativa e progressiva, che consiste nell'avvicinarsi a questo fine, sviluppando tutte le proprie facoltà e praticando tutti i propri doveri secondo le prescrizioni della legge naturale manifestata dalla retta regione.

2° Il fine dell'uomo, anche nell'ordine naturale, è Dio. 1) Creati da Lui, siamo necessariamente creati per Lui, poichè è chiaro che non può Dio trovare un fine più perfetto di Sè, essendo la pienezza dell'Essere; e d'altra parte creare per un fine imperfetto sarebbe indegno di Lui. 2) Di più, essendo Dio la perfezione infinita e quindi la fonte di ogni perfezione, l'uomo è tanto più perfetto quanto più s'avvicina a Lui e ne partecipa le divine perfezioni; ecco perchè il cuore umano non trova nelle creature nulla che possa soddisfarne le legittime aspirazioni: "Ultimus hominis finis est bonum increatum, scilicet Deus, qui solus sua infinita bonitate potest voluntatem hominis perfecte implere". A Dio quindi convien rivolgere tutte le nostre azioni; conoscerlo, amarlo, servirlo, e così glorificarlo, tal è il fine della vita e la fonte d'ogni perfezione.

3° Il che è anche più vero nell'ordine soprannaturale. Gratuitamente elevati da Dio ad uno stato che supera le nostre esigenze e le nostre possibilità, chiamati a contemplarlo un giorno con la visione beatifica e possedendolo già con la grazia, dotati di un intiero organismo soprannaturale per unirci a Lui con la pratica delle virtù cristiane, è chiaro che non possiamo perfezionarci se non avvicinandoci continuamente a Lui. E non potendo far questo senza unirci a Gesù, che è la via necessaria per andare al Padre, la nostra perfezione consisterà nel vivere per Dio in unione con Gesù Cristo: "Vivere summe Deo in Christo Jesu". Il che facciamo praticando le virtù cristiane, teologali e morali, che tutte hanno per fine di unirci in modo più o meno diretto a Dio, facendoci imitare N. S. Gesù Cristo. 

4° Sorge quindi la questione di sapere se, tra queste virtù, non ve ne sia una che compendi e contenga tutte le altre, e costituisca, a così dire, l'essenza della perfezione. S. Tommaso, sintetizzando la dottrina della S. Scrittura e dei Padri, risponde affermativamente e c'insegna che la perfezione consiste essenzialmente nell'amor di Dio e del prossimo amato per Dio: "Per se quidem et essentialiter consistit perfectio christianæ vitæ in caritate, principaliter quidem secundum dilectionem Dei, secundario autem secundum dilectionem proximi". Ma, poichè nella vita presente l'amor di Dio non può praticarsi senza rinunziare all'amore disordinato di se stessi, ossia alla triplice concupiscenza, in pratica all'amore bisogna aggiungere il sacrificio. Questo verremo esponendo col dimostrare:

1) come l'amor di Dio e del prossimo costituisca l'essenza della perfezione;
2) perchè quest'amore debba giungere fino al sacrifizio;
3) in che modo si debbano conciliare questi due elementi;
4) come la perfezione abbracci insieme precetti e consigli;
5) quali ne siano i gradi e fin dove possa arrivare sulla terra.


L'essenza della perfezione consiste nella carità.

Spieghiamo anzitutto il senso della tesi. L'amore di Dio e del prossimo, di cui trattiamo, è soprannaturale nel suo oggetto come nel suo motivo e nel suo principio. Il Dio che noi amiamo è il Dio manifestatoci dalla rivelazione, il Dio della Trinità; e l'amiamo perchè la fede ce lo mostra infinitamente buono e infinitamente amabile; l'amiamo con la volontà perfezionata dalla virtù della carità e aiutata dalla grazia attuale. Non è dunque un amore di sensibilità; è vero che, essendo l'uomo composto d'anima e di corpo, spesso si mescola ai nostri più nobili affetti un elemento sensibile; ma un tal sentimento manca talora intieramente, e in ogni caso è del tutto accessorio. L'essenza stessa dell'amore è la dedizione, è la volontà ferma di darsi e, occorrendo, d'immolarsi intieramente per Dio e per la sua gloria, di preferire il suo beneplacito al nostro e a quello delle creature.

Conviene dire altrettanto, salve le proporzioni, dell'amor del prossimo. In lui amiamo Dio, un'immagine, un riflesso delle sue divine perfezioni; il motivo quindi che ce lo fa amare è la bontà divina in quanto è manifestata, espressa, irradiata nel prossimo; o, in parole più intelligibili, noi vediamo e amiamo nei nostri fratelli un'anima abitata dallo Spirito Santo, ornata della grazia divina, riscattata dal sangue di Gesù Cristo; e amandola, ne vogliamo il bene soprannaturale, lo spirituale perfezionamento, la salute eterna.

Non vi sono quindi due virtù di carità, l'una verso Dio e l'altra verso il prossimo; ve n'è una sola che abbraccia insieme Dio amato per se stesso e il prossimo amato per Dio.

Con queste nozioni ci sarà facile intendere come la perfezione consiste proprio nella virtù della carità.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928]

venerdì 8 febbraio 2019

È vietato "patteggiare" l'elezione di un Pontefice

Le norme che regolano l'elezione del Sommo Pontefice sono contenute nella costituzione apostolica "Universi Dominici Gregis", promulgata da Papa Wojtyla. Al n. 81 la suddetta costituzione afferma: “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d’ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione” (LEV).

Il mio timore è che in vista del prossimo Conclave i modernisti possano organizzarsi per fare pressioni sui Cardinali per tentare di convincerli a patteggiare l'elezione di un Papa di area progressista. L'elezione del Sommo Pontefice è una cosa troppo seria che non si può lasciare in balia di ignobili patteggiamenti.

Dopo la conversione è divenuta "irriconoscibile" dai mondani (-)

Le storie delle conversioni sono tutte belle perché mettono in risalto l'infinita misericordia di Dio (ovviamente quando parlo di “misericordia” mi riferisco a quella vera, cioè quella che presuppone il sincero pentimento del peccatore, non quella falsa contrabbandata dai modernisti, priva del dispiacere per le colpe commesse). È commuovente pensare al fatto che il Signore è sempre pronto ad accogliere con amore tutti i peccatori che tornano a Lui con cuore contrito.

A tal proposito ripubblico una vecchia intervista concessami da Letizia, la quale, dopo la sua radicale conversione, ha cominciato a vivere il cristianesimo in maniera intensa e profonda, divenendo "irriconoscibile" per le persone mondane che l'avevano conosciuta quando viveva lontano da Dio. È consolante vedere che in questa società secolarizzata ci sono ancora persone profondamente innamorate di Cristo come lei.


- Quando vivevi lontano da Dio e gustavi le gioie mondane ti sentivi felice?

- Avvertivo costantemente un senso di vuoto e di inquietudine che si tramutava in profonda insoddisfazione e malessere. Per illudermi, nel tentativo di sentirmi "felice", preferivo non pensarci e distrarmi, tenendomi occupata con varie attività di stampo mondano.

- Per quale motivo un giorno hai deciso di abbandonare la vita mondana e di convertirti a Dio?

- Non l'ho deciso io, Gesù mi ha salvata senza che io glielo chiedessi. Questo è grandioso, non dimenticherò mai la mano forte e paterna che mi ha tratta in salvo e quello sguardo d'amore che seppur non vedevo, percepivo su di me. Lui mi ha mostrato la strada, certo è che poi ho dovuto io scegliere se percorrerla, abbandonando la vecchia strada o restare lì dov'ero. Cambiare vita non è mai facile, ma quando incontri Gesù che ti tende la mano santa e sperimenti la pienezza e la gioia che mai hai provato in questa vita, abbandonare le cose del mondo diviene una meta da raggiungere, giorno per giorno.

- Non sono uno psicologo, ma parlando al telefono con te ho avuto la conferma (già lo avevo capito dalle tue lettere) che sei una persona equilibrata, non una "fuori di testa". Dirò di più, ti stimo molto per aver avuto il coraggio di abbandonare la vita mondana e di abbracciare con fervore la vita cristiana. Che cosa pensa la gente del tuo cambiamento di vita?

- Le persone che conosco, in particolare i colleghi e qualche familiare, credono che io sia esagerata, che dovrei essere meno presa dalla Chiesa. Ma io dico loro che quando si ama, lo si fa con tutto il cuore, questo vale per i genitori verso i figli, i figli verso i genitori, lo sposo con la sposa, ecc. Perché non dovrebbe valere lo stesso per l'anima verso il suo Salvatore? L'amore verso Dio non è mai esagerato, non sarebbe amore. Qualcuno, preoccupato per me, vorrebbe che tornassi ad essere quella di prima, neanche soffrissi di chissà quale malattia! Molte persone pensano che quando manca la malizia e l'abbigliamento non è provocante, ci debba essere per forza qualcosa che non va.

- Le lettere che mi scrivi contengono spesso delle edificanti riflessioni spirituali. Si vede che ormai sei un'anima profondamente innamorata di Gesù buono. Che cosa provi quando ti unisci a Colui che ami con tutto il cuore e sopra ogni cosa, accogliendolo dentro di te ricevendo il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia?

- Spesso, quando sono in attesa di prendere il Corpo di Cristo, penso che Lui è lì ad attendermi. Questo mi rende un poco nervosa, perché è un incontro davvero tanto importante, ogni volta unico, ma questo nervosismo mi aiuta a riflettere sui miei peccati, debolezze, inclinazioni, e su quanto io sia davvero piccola. Dopo la Santa Comunione, mi inginocchio davanti al Crocifisso e mi commuovo perché vorrei alleviare le sue pene. 

- La gente mondana non può darti conforto perché non ti comprende, non condivide il tuo stile di vita raccolto e ritirato, non apprezza gli insegnamenti evangelici. Ecco perché è molto importante avere delle amicizie spirituali con le quali fare edificanti discorsi e scambiarsi reciprocamente conforto e devozione, come consigliato da San Francesco di Sales. Sei riuscita a trovare delle vere amicizie spirituali?

- Quando stavo abbandonando le cose del mondo, una paura grande mi assaliva, quella di restare sola. Per un periodo così fu, poi il Signore gradatamente pose sulle mia strada un gran numero di persone, soprattutto persone che avevano fame e sete di Dio, ma ancora non lo sapevano. Attualmente posso contare su due persone che frequento comunque di rado, una donna che ha tanto pregato per la mia conversione, anche quando le sue preghiere sembravano vane (me l'ha detto lei) e un uomo che dopo anni di peccato ha trovato pace nella purezza, frutto dell'incontro con Gesù Salvatore. Naturalmente con gioia non posso non menzionare l'amicizia che mi lega a te. Altre amicizie? No, queste sono più che sufficienti, sono un dono di Dio.

- Dopo la tua conversione hai buttato nell'immondizia gli abiti spudorati, e adesso ti vesti, anche in estate, con abiti che tutelano il pudore e non sono di scandalo al prossimo. Il grande Papa Pio XII, in uno dei suoi splendidi discorsi, incoraggiò le ragazze dell'Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", evitando di utilizzare abiti provocanti. Non pensi che oggi tra i cattolici si parli troppo poco della virtù della purezza e del dovere di utilizzare abiti che non offendano il pudore?

- A dire il vero, basandomi sull'esperienza diretta nella mia parrocchia e ambienti affini, ti posso dire che l'argomento non viene mai trattato. Presumo solo durante i corsi per fidanzati. Sono convinta che i fedeli, soprattutto i giovani, vogliano che qualcuno li guidi in questo senso, perché i giovani e tutti noi abbiamo il diritto e il dovere di conoscere la verità. Ti cito una frase tratta dagli "Scritti sulla verginità" di Sant'Ambrogio: "gli angeli, per la loro infedeltà e incontinenza dello spirito, dal cielo caddero sulla terra; le vergini, per la loro purezza, da questa terra salgono al cielo. Beate le vergini che non si lasciano lusingare dai piaceri del senso, né travolgere dall'impeto delle passioni”.

- Alcune cattoliche vorrebbero utilizzare abiti degni di donne cristiane, ma fanno fatica a trovarli nei negozi. Tu dove le trovi le gonne e le camicie che utilizzi? Costano di più rispetto agli abiti provocanti?

- Se vado nei centri commerciali o nelle vie del centro fatico non poco a trovare abiti dignitosi. Trovo maglie scollate, pantaloni a vita bassa, gonne troppo corte o, se sono lunghe, spesso sono strette strette. Certo è che con la buona volontà e la pazienza riesco a trovare ciò che fa per me, ovvero un tipo di abbigliamento comodo e dignitoso. I negozi più piccoli, posti spesso in periferia, vendono i cosiddetti “abiti per signore”, ma sono effettivamente molto costosi.

 - È da diversi anni che mi scrivi e mi parli come una sorella del tuo cammino di fede. Ho notato che hai una coscienza delicata (è un complimento), infatti cerchi di evitare non solo i peccati gravi ma anche quelli veniali. Per quale motivo non vuoi offendere Dio nemmeno con i peccati "leggeri"?

- I peccati leggeri sono molto pericolosi, poiché sottovalutati. Personalmente se non li confesso con una certa regolarità, rischio di non dare ad essi la meritata importanza, correndo il serio pericolo di non cogliere quell'inclinazione al peccato del tutto umana, che mi trascinerebbe verso le tenebre.

- Pensi spesso alla Passione di Gesù Cristo?

- In camera mia tengo un'immagine di Gesù Crocifisso che sanguina. La contemplo quando prego e anche quando non prego. Quando sono fuori casa, cerco di pensarci, questo mi è d'aiuto quando le tentazioni mi sorprendono inaspettate. E lo ringrazio.

Danno causato da una Messa celebrata male


Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso de Liguori.

Mi narrò un certo religioso di molto credito, che in Roma vi fu un certo eretico che era deciso ad abiurare, ma avendo poi visto una Messa indevota, andò dal Papa e gli disse che non voleva più abiurare, essendosi persuaso che né i sacerdoti né lo stesso Papa avevano vera fede per la Chiesa Cattolica. Perché -diceva-, se io fossi Papa, e sapessi esservi un sacerdote che dice la Messa con poca riverenza, lo farei bruciar vivo. Ma vedendo poi che vi sono sacerdoti che celebrano così, e non sono castigati, mi persuado che neppure il Papa ci crede. E così dicendo si licenziò, e non volle più abiurare.

giovedì 7 febbraio 2019

Intervista sul triste tema della prostituzione

Ogni tanto mi scrive o mi telefona una lettrice della mia età, la quale è una di quelle persone che considero "intellettualmente interessanti", cioè con le quali si possono fare delle conversazioni su temi importanti. Si tratta di una dipendente statale che impiega una parte del suo tempo libero nel combattere la tratta delle prostitute. Ho pensato di porle delle domande al riguardo della tragedia della prostituzione, onde poter sensibilizzare i lettori su questo tema.


- Da quanti anni sei un'attivista che lotta contro la piaga dello sfruttamento della prostituzione?

- Dal 2007.

- Come è nata la tua decisione di dedicare una parte del tuo tempo libero nel cercare di aiutare le prostitute ad uscire dalla schiavitù?

- Da donna penso che non ci sia violenza peggiore per un essere umano. Nel 2007 sono entrata in contatto per caso con alcuni volontari e ho subito chiesto di diventare una di loro, mi è subito sembrata una missione per cui vale la pena spendere il proprio tempo.

- Quando tu e le altre volontarie andate a parlare con le prostitute per cercare di liberarle dalla schiavitù, come venite accolte da queste povere ragazze?

- Di solito con gioia e amicizia... alle ragazze non sembra vero incontrare in strada qualcuno che le tratti con rispetto e umanità e che si interessi dei loro problemi. A parte noi volontari, le ragazze vedono soltanto sfruttatori e clienti che le trattano come merce di scambio e nulla più. Non è raro d'inverno trovare ragazze sulla strada con 40 di febbre oppure in gravidanza fino al nono mese e alla domanda: "Ma i clienti non se ne accorgono?", la risposta è sempre "A loro non interessa!"

- È più facile liberare le prostitute rumene o quelle nigeriane?

- Semplice non è mai, però per quella che è la mia esperienza ci sono più ragazze nigeriane che riescono a liberarsi per molti motivi: prima di tutto perché sono per la maggior parte ragazze che vengono da un contesto sano, famiglie regolari spesso con valori cristiani e in questo trovano la forza di chiedere aiuto. Poi perché le sfruttatrici, le cosiddette madame, hanno con loro un rapporto di mero sfruttamento. Gli sfruttatori rumeni e albanesi invece scelgono ragazze fragili che vengono da istituti per minori o da famiglie problematiche (spesso la piaga è quella dell'alcolismo e delle relative violenze) e le fanno "innamorare" di sé… le convincono che fare le prostitute è necessario per guadagnare soldi per costruirsi un futuro insieme e le sfruttano ignobilmente e le sottopongono a vessazioni di ogni genere. Queste ragazzine - spesso minorenni - sono state così poco amate in vita loro che non riescono a capire che un comportamento del genere è incompatibile con sentimenti positivi e si illudono di formare un giorno una famiglia con lo sfruttatore... ogni sfruttatore ha poi più ragazze, le une all'oscuro delle altre e non esistano ad abbandonarle al loro destino quando ad esempio contraggono AIDS o qualche grave malattia. Riuscire a convincere queste ragazze che meritano altro, che la vita può essere altro, è difficilissimo perché hanno subìto una sorta di lavaggio del cervello e non hanno strumenti per riuscire a liberarsi.

- Hai incontrato anche delle meretrici italiane?

- Purtroppo sì... delle signore di una certa età che avevano fatto questo tutta la vita... figure di una tristezza unica. Poi anche una madre di famiglia separata con tre figli che dopo essere stata messa in mobilità dalla sua azienda non sapeva come tirare avanti. Poi una 18enne tossicodipendente finita nelle grinfie di uno sfruttatore albanese...

- Solo i maniaci conclamati frequentano le prostitute oppure anche uomini insospettabili che hanno una buona reputazione?

- Purtroppo anche persone cosiddette rispettabili si fanno complici di questo orrendo sfruttamento delle donne e anche persone che di solito sono "normali" non esitano a comportarsi da veri e propri maniaci.

- Le donne che riescono a liberarsi dal racket della prostituzione si dimenticano facilmente delle sofferenze che hanno patito, oppure le cicatrici interiori rimangono per tutta la vita?

- Portano cicatrici tremende, sono ossessionate dai ricordi e non riescono a liberarsi dalla sensazione di schifo che questi suscitano. Spesso queste ragazze diventano maniache della pulizia e continuano a lavarsi più e più volte al giorno, sono tormentate dagli incubi, alcune per sopperire all'angoscia si autolesionano procurandosi tagli sulle braccia o strappandosi i capelli e sopracciglia. Sono vite distrutte da ricostruire piano piano con il supporto di tanti volontari e operatori, ma ci vogliono anni!

- A mio avviso per debellare la piaga della prostituzione non basta inasprire le pene nei confronti di coloro che gestiscono questo ignobile traffico, ma bisogna principalmente agire sulle coscienze dei clienti cercando di fargli capire la mostruosità del loro peccato (si macchiano di peccato mortale di fornicazione e anche di adulterio, se il cliente è un uomo sposato), e del fatto che cooperano indirettamente alla schiavitù delle meretrici, visto che gran parte di esse, almeno tra quelle straniere, sono costrette a prostituirsi (se non ci fossero i clienti, scomparirebbe la prostituzione). Pensi anche tu che solo con la conversione e un vero ritorno a Dio della società si possa debellare la tratta delle prostitute?

- È gravissimo il peccato dei clienti perché ogni singola prestazione è per le ragazze un trauma assimilabile allo stupro! Purtroppo non se ne rendono conto... anzi agli uomini sposati sembra di "tradire di meno" la moglie se vanno "solo" con una prostituta... Bisogna lavorare sull'informazione e a mio parere mettere anche delle sanzioni sui clienti cosicché si rendano conto che stanno partecipando a un traffico orribile. Certo questi sono tutti "rimedi a posteriori", se la società vedesse Gesù nel prossimo nessuno oserebbe farGli un affronto tanto grave come sfruttare queste povere ragazze. Personalmente credo anche che non sia un caso che il numero maggiore di vittime della tratta in Europa venga dall'Europa dell'Est che paga lo scotto di anni e anni di cultura materialista, prima comunista e poi consumista, senza riconoscere il vero valore dell'essere umano. La mancanza di valori genera il traffico ed è di ostacolo alla liberazione delle ragazze di questi Paesi che non sanno dove trovare la forza... Quindi ancora una volta dobbiamo pregare per la conversione dei cuori! Chiederei a tutti i lettori del blog di dedicare ogni tanto una preghiera per queste ragazze che sono proprio all'ultimo posto nella nostra società malata!

mercoledì 6 febbraio 2019

Ogni sacerdote è per natura missionario

Dagli scritti del Beato Giuseppe Allamano (1851 - 1926). 


Dio da tutta l’eternità ha pensato a voi. […] Egli vi ha chiamati all’apostolato per sola sua bontà. Non ha bisogno di niente e di nessuno. L’ha fatta a voi questa grazia, a preferenza di tanti altri che ne erano più degni e che vi avrebbero forse corrisposto meglio. E perché proprio a voi? Perché vi ha amati di un amore particolare. La vocazione missionaria è di quanti amano molto il Signore e desiderano farlo conoscere, disposti a qualsiasi sacrificio. Non si richiede nulla di più. Questa vocazione è quell’atto di provvidenza con cui Dio sceglie alcuni e li fornisce delle doti convenienti per evangelizzare le persone nei paesi pagani. Ogni sacerdote è per natura missionario. La vocazione sacerdotale e quella missionaria non si distinguono essenzialmente. Non si richiede, ripeto, che un grande amore di Dio e una passione per le anime. Non tutti potranno effettuare il desiderio di recarsi in missione, ma tale desiderio dovrebbe essere di tutti i sacerdoti. L’apostolato nei territori di missione è, sotto questo riguardo, il grado superlativo del sacerdozio. [...] Ah, no, non crediamo di essere noi a fare un atto di degnazione verso Dio, se rispondiamo alla Sua chiamata! È Lui invece che fa a noi un grande dono. Viene talora il dubbio di non essere chiamati all’apostolato. È una pena dolorosa che fece perire molte vocazioni o almeno intiepidì il fervore per prepararsi bene all’apostolato. L’avete voi questa vocazione? Rispondo che non è necessario aver avuto segni straordinari, neppure bisogna pretenderli. Se anche venisse un angelo dal cielo, potremmo sempre dubitare che si tratti di illusione. Basta aver avuto qualche segno speciale, che parve forse casuale ed invece era ordinato da Dio alla vocazione: la lettura di un periodico o libro missionario, una predica sulle missioni, l’esempio di un compagno, la parola del parroco o del confessore, forse anche certe circostanze di famiglia, ecc. Questi segni bastano. Essi sono la via ordinaria di cui Dio si serve per destare, in chi è prescelto, la vocazione missionaria. [...] Fortunati voi, che avete sentito l’invito di Dio e, rassicurati per mezzo della preghiera e di saggi consigli ricevuti, con coraggio vi siete staccati dal vostro ambiente, dalle comodità della vita e, superando giudizi e motivi umani, siete entrati nell’Istituto per prepararvi alla missione. [...] Se tu conoscessi il dono grande che Dio ti ha fatto chiamandoti in questo Istituto missionario! A questo dono seguirà un crescendo di altre grazie, che Gesù dal tabernacolo vi farà, se saprete apprezzare la vocazione e corrispondervi. [...] Ma voi perdurerete tutti nella vocazione ricevuta? Non basta dunque essere chiamati, non basta rispondere alla chiamata, né entrare nell’Istituto e nemmeno andare in missione. Non tutti i chiamati perseverano, perché non tutti corrispondono. Perseverare, non dimenticatelo, è un dovere, quando abbiamo liberamente accettato uno stato e ad esso ci siamo vincolati con solenni promesse. È un dovere verso Dio, al quale si è fatto voto, ed è un dovere verso noi medesimi. Solamente chi persevererà sino alla fine, udrà l’invito divino: «Vieni servo buono e fedele!»

martedì 5 febbraio 2019

Lettera di una vedova (-)

Leggo con molto interesse le lettere di Clara (pseudonimo di una collaboratrice del blog), la quale mi è di grande edificazione per via del suo comportamento pio e devoto. Le sono sinceramente grato per avermi dato il permesso di poter pubblicare le sue e-mail (firmandole col suo pseudonimo ed eliminando tutte le cose strettamente riservate). Ecco la prima lettera che mi scrisse alcuni anni fa.


Buongiorno, mi chiamo (...) e ho (...) anni. Sono rimasta vedova dal (...) di quest'anno. Mio marito (...) ha cominciato ad avere problemi di salute nel 2013 (...). E' stato un anno di tanta tribolazione, dolore e di lotte contro il male, ma non c'è stato nulla da fare. Io sono credente e questo mi ha aiutato ma provo un dolore così forte per la sua mancanza che solo a parlarne mi fa scoppiare in un pianto lacerante. Io avevo già perso mio papà a vent'anni sempre per un brutto male, ma il dolore che provo per la perdita di mio marito (...) è veramente lacerante come se fossi spezzata a metà, come se fosse morta una parte di me. Ho una figlia di (...) anni che mi è vicina ma è come se non mi consolasse nulla... solo partecipare ai sacramenti mi dà pace... vorrei poter vivere lontana dalla quotidianità, dai discorsi vuoti e frivoli del mondo. Molta gente vive solo di sciocchezze e poca profondità. Dopo questa esperienza ho solo desiderio di poterlo incontrare nell'abbraccio eterno della Luce di Dio. Senza di lui mi sento persa e senza stimoli. Non mi sento compresa da nessuno, la gente sembra non capisca quanto un amore come il nostro fosse così prezioso e importante. Mi dicono tutti: "Sei giovane, vedrai che incontrerai qualcun altro", come se le persone che si amano si potessero sostituire così come se niente fosse. Pensare che lo amo più di prima! Il vuoto che mi ha lasciato mai si colmerà finché non staremo di nuovo insieme nella casa del Padre. Offro tutti i giorni a Dio tutto il mio dolore, la mia solitudine e le mie lacrime. Offro anche la mia vedovanza. Da quando è mancato prego tanto per lui e per tutti i defunti, perché ho desiderio che se avesse ancora dei peccati da scontare, preferisco scontarli io perché lui ha sofferto tanto e vorrei che ora stesse bene e in pace.

Grazie per aver ascoltato il mio sfogo.

Clara


Cara sorella in Cristo, 
                                         sono rimasto colpito dal grande affetto che provi ancora verso tuo marito. Come insegna il Magistero della Chiesa, si tratta di un sentimento da apprezzare. Ecco cosa disse circa lo stato vedovile il grande Papa Pio XII nel corso dell'allocuzione pronunciata il 16 settembre 1957 ai delegati dell'Unione internazionale degli organismi familiari: "La Chiesa gioisce nel vedere coltivate le ricchezze spirituali proprie di tale stato. La prima fra tutte, ci sembra, è la convinzione vissuta che la morte, anziché distruggere i legami di amore umano e soprannaturale contratti con il matrimonio, può perfezionarli e rafforzarli. E’ fuori dubbio che sul piano puramente giuridico e su quello delle realtà sensibili, l’istituto matrimoniale non esiste più. Ma sussiste tuttora ciò che ne costituiva l’anima, ciò che le conferiva vigore e bellezza, cioè l’amore coniugale con tutto il suo splendore ed i suoi voti di eternità. [...] Se il sacramento del matrimonio, simbolo dell’amore redentore di Cristo e della sua Chiesa, trasferisce agli sposi la realtà di questo amore [..], ne consegue che la vedovanza diventa, in qualche modo, il compimento di questa mutua consacrazione [...]. Ecco la grandezza della vedovanza quando è vissuta come prolungamento delle grazie del matrimonio e come preparazione del loro dischiudersi nella luce di Dio!".

San Paolo Apostolo e altri santi consigliano alle vedove (è solo un consiglio, non un precetto) di non risposarsi, per poter dedicarsi con più libertà alla vita devota. Tuttavia se una vedova desidera riposarsi (ad esempio per poter avere un aiuto nel tirare su la prole avuta dal precedente matrimonio) può tranquillamente convolare a nuove nozze. Non far caso ai consigli che ti danno le persone mondane, infatti loro ragionano in maniera materiale, non hanno una visione soprannaturale della vita. È vero che sei ancora giovane e potresti facilmente trovare un nuovo marito (le donne cristiane sono ricercate per fini matrimoniali non solo dagli uomini pii e devoti, ma anche dagli altri, perché sono considerate mogli affettuose, caritatevoli, fedeli, sincere, ecc.), ma è preferibile rimanere vedova. Le donne sposate pensano a piacere ai loro mariti, invece le donne nubili e le vedove che per motivi spirituali decidono di non sposarsi, pensano a piacere a Dio.

Insomma, se resterai sola sarà più facile per te occuparti delle cose spirituali, cioè delle cose che contano davvero nella vita. Tutto ciò che non conduce a Dio è vanità delle vanità.

Ma visto che sei una donna di mezza età, se non dovessi sentirtela di trascorrere in solitudine il resto della vita, non peccheresti se decidessi di risposarti. Ovviamente in questo caso dovrai scegliere con cura l'uomo da prendere come sposo, il quale dovrà essere cattolico al 100%, cioè fedele a tutti gli insegnamenti del Magistero della Chiesa, soprattutto su questioni delicate come aborto, divorzio, rapporti prematrimoniali, fedeltà coniugale, contraccezione, educazione cristiana della prole, ecc. Molte donne si sono pentite di essersi sposate proprio perché hanno preso dei mariti poco osservanti della Legge Eterna di Dio.

Presumo che tuo marito fosse un cristiano pio e buono (se fosse stato un mascalzone, non penso che oggi sentiresti molta nostalgia di lui), pertanto spero che si trovi già nella Patria Celeste. Tuttavia, anche se fosse morto in stato di grazia, come speriamo, non possiamo escludere che si trovi in Purgatorio. In questo caso sarebbe felicissimo di poter beneficiare delle tue preghiere, penitenze, elemosine, e altre opere buone offerte a Dio in suffragio della sua anima. Anche lui pregherà per te e ringrazierà il Signore di avergli dato una moglie davvero cristiana che continua a volergli bene anche dopo la morte.

Ti incoraggio a perseverare nella vita devota senza farti mai trascinare dalla corrotta e materialista mentalità mondana che dilaga nella società.

In Corde Matris,

Cordialiter 

Una ragazza che non si vergogna di vivere in castità

Viviamo in una società fondata sul vizio della lussuria. L'immoralità dilaga in televisione (consiglio di accendere la TV il meno possibile), sulla stampa, per strada, nelle scuole, spesso persino nelle chiese, dove purtroppo molte persone entrano vestite in maniera spudorata. Ma non tutti si sono lasciati corrompere dalla lussuriosa mentalità mondana. Infatti tra i lettori e le lettrici dei miei blog ci sono tanti giovani che mi hanno confidato di amare la purezza. Ecco l'edificante e-mail che tempo fa mi ha scritto una ragazza brianzola.


Caro D., 
                perdona il mio ritardo nella risposta [...]. 

Forse non mi crederai, ma è da un po' di tempo che desideravo scriverti per condividere con te un mio pensiero... un pensiero che, purtroppo, non posso condividere con tutti perché temo che non sarebbe ben compreso.

Come sai, non sento di avere una vocazione alla vita religiosa. Nonostante questo, non ti ho mai nascosto che nutrivo e nutro tuttora amore per la purezza e per la verginità, desiderando però allo stesso tempo l'amore. Ho sempre sentito come la sensazione di essere continuamente alla ricerca di questo amore e non ti nego che credevo di poterlo trovare in un ragazzo. Ma ogni ragazzo che vedevo non corrispondeva mai a quell'idea che avevo nella mia mente, né mi è successo di vederne uno così, nel quale vedessi quell'amore puro che cercavo. Non so se lo troverò mai, non me la sento di escludere niente perché è difficile fare previsioni, però per ora mi sento di dire che quell'amore l'ho trovato solo in Gesù. Chi altri potrebbe mai amarmi come mi ama lui? In quale altro amore potrei trovare più purezza? Non so se sto usando le parole giuste per esprimermi, eppure nella mia mente è tutto molto chiaro. Desidero amare Gesù e desidero piacere a lui. Ciò non toglie che magari in futuro potrei trovare qualcuno che abbia i miei stessi sentimenti per Gesù con cui formare una famiglia. Però, se questo un tempo è stato uno dei miei desideri, ora è diverso... ho visto molte famiglie sfaldarsi, coppie divorziare o non rispettarsi e tutto, ne sono convinta, perché non ponevano le loro fondamenta in Dio. 

Certo ora Gesù non mi sta chiedendo di prendere alcuna decisione: adesso sto bene così, con Lui e non ho altro desiderio se non quello di avvicinarmi ogni giorno sempre di più. E se anche non mi mettesse mai davanti alla possibilità di sposarmi sarei felice, perché ti confesso che l'idea di trascorrere la vita in castità non mi sconforta, anzi, la percepisco come una grazia, un dono prezioso, qualcosa che farei con naturalezza proprio come lo sto facendo ora e come ho sempre fatto, contrariamente, con mio rammarico, a molti della mia età.

Sai, ripensando a quando desideravo farmi suora, mi sto rendendo conto che i miei sentimenti per Dio allora non erano come quelli di adesso. Non che non fossero sinceri, tutt'altro, solo che adesso li sento più maturi.

In tutto quello che ti ho scritto non sono completamente sicura di aver detto tutto quello che sentivo. Ma capisci, è difficile spiegare questo genere di cose. La mia famiglia ad ogni modo rispetta i miei pensieri, anche se di queste cose in realtà ho parlato un po' solo a mia sorella, con cui riesco a confidarmi sempre e apertamente, anche se non le ho mai detto tutto. 

Scusa se mi sono presa la libertà di confidarti queste cose, ma ti ringrazio per l'attenzione che presterai alle mie parole.

Ti saluto con fraterno affetto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                   leggo sempre con interesse le tue e-mail.

Ho apprezzato molto ciò che mi hai confidato circa la virtù della purezza. Se tu avessi detto le stesse cose a una persona mondana avresti rischiato di venire derisa ed etichettata come una ragazza dalla mentalità medievale.

Qui non si tratta di essere moderni o medievali, si tratta di essere cristiani oppure no. Dio vuole che tutte le persone non sposate vivano in totale castità. Quindi, tutte le donne nubili devono rimanere vergini, se desiderano osservare la Legge Eterna di Dio, la quale vieta i rapporti prematrimoniali (ovviamente lo stesso discorso vale anche per gli uomini celibi). Purtroppo, viviamo in una società secolarizzata e immersa nel fango dei vizi, e ormai i discorsi sulla purezza vengono compresi solo da poche persone.

Tu continua a vivere nella purezza, anche se i mondani dovessero deriderti per il tuo stile di vita quasi “monastico”. L'importante è piacere a Dio, non ai mondani. Nell'istante in cui morirai verrai giudicata da Gesù Cristo, non da qualche uomo del mondo.

Visto che non ti senti chiamata alla vita religiosa, sappi che non sei costretta a sposarti. Lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo consiglia di rimanere vergini (è solo un consiglio, non un obbligo, infatti chi invece desidera sposarsi non trasgredisce alcun precetto). Inoltre afferma che mentre le donne sposate pensano a piacere ai propri mariti, invece le donne vergini pensano a piacere a Dio.

Se resterai nubile ti sarà più facile vivere pensando maggiormente alle cose spirituali, mettendo in secondo piano le cose materiali (soldi, lavoro, casa, salute, eccetera). Invece i mondani fanno l'esatto contrario: mettono al primo posto le cose materiali, mentre trascurano le cose davvero importanti per l'anima.

Se un giorno deciderai di sposarti, dovrai trovarti un marito che sia cattolico al 100%, non uno di quelli che fa dei compromessi al ribasso con la mentalità del mondo, altrimenti ti farà tribolare assai, come è accaduto a tante altre donne cristiane che purtroppo hanno commesso l'errore di sposare degli uomini che vivono come se Dio non ci fosse.

Sia se resterai nubile sia se ti sposerai con un uomo davvero cristiano, la mia speranza è che tu possa sempre vivere unita a Gesù, amandolo con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze, e sopra ogni altra cosa. Sei stata creata per conoscere, amare e servire il Signore, e il tuo cuore può trovare la vera pace solo riposando in Lui.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

lunedì 4 febbraio 2019

Crisi del protestantesimo nella Patria di Lutero

La mentalità generale che prevale in Occidente prende sempre più le distanze dalla fede della Chiesa. E' un fatto. C’è da notare che quando si attacca la “Dominus Iesus” come fosse una espressione di intolleranza, la verità è proprio il contrario: non si tollera più che la Chiesa cattolica possa esprimersi sulla propria identità e sulla propria fede, che essa non impone a nessuno, ma che esprime e difende. [...] Non si sentirebbe il bisogno di attaccare la Chiesa, né la fede, se fossero considerate come delle realtà trapassate o sul punto di esserlo. Si può dire, dunque, che questi attacchi sono anche un segno della vitalità della fede e della forza che essa conserva nel mondo spirituale. Aggiungerei che questa emarginazione della Chiesa non è così forte in tutte le regioni d'Europa, né in tutte le parti del mondo. Così possiamo vedere che in Germania è in atto una paganizzazione, soprattutto nelle zone che prima erano comuniste, e comunque nel nord del paese, in cui il protestantesimo si decompone e lascia il posto ad un paganesimo che non ha più bisogno di attaccare la Chiesa, perché la fede è diventata talmente assente che non si sente più il bisogno di aggredirla. Ma vi sono anche delle situazioni del tutto diverse. Ai giorni nostri si possono constatare delle nuove manifestazioni di fede: vi sono tra i giovani dei movimenti molto forti che dimostrano la realtà sempre presente di bisogno di assoluto, con una riscoperta della bellezza della fede e del sacro. Questo desiderio del sacro, di recupero di tutte le bellezze perdute, è molto presente presso la nuova generazione. [...] La Chiesa è destinata certamente a vivere in una situazione di minoranza nel nostro continente, ma rafforzandosi spiritualmente e interiormente, tanto da diventare una speranza per molti uomini.

[Riflessioni del Cardinale Joseph Ratzinger tratte dall'intervista rilasciata alla rivista “Spectacle du monde” n° 464, gennaio 2001].

I progressisti controllano gran parte dei mezzi di comunicazione

Una lettrice è giustamente preoccupata per i devastanti effetti della propaganda progressista sulla cristianità.

Caro D.,
                  purtroppo, come è facile constatare, i modernisti (o progressisti, o come altro li si voglia chiamare, la sostanza non cambia, e la regia è una sola) sono stati e sono molto astuti. Da parecchi anni si danno da fare, prima dietro le quinte ora scopertamente. Hanno occupato i posti che sanno essere influenti, in modo da propagare le loro idee e da farle sembrare normali, ovvie. Così hanno occupato molti posti nella scuola, nei mezzi di comunicazione, negli ambiti in cui si fa cultura e simili: possono in tal modo influenzare le idee e i comportamenti. Pensiamo solo alla televisione e al cinema: trovare un film o una fiction, non dico che trattino apertamente di argomenti di fede, ma che solo diano una visione positiva, costruttiva, di speranza della vita, non è facile. Non parliamo poi della letteratura contemporanea.

Questi strumenti hanno una enorme influenza sul modo di pensare della gente, dei più giovani in particolare (l'episodio che tu hai riferito della bimba a scuola è sintomatico e terrificante, purtroppo non è un caso isolato). Il guaio è che noi cattolici ci siamo fatti abbindolare. Bisogna tornare a una fede forte, salda. Una fede che riempia la vita e che spanda intorno la bellezza di Nostro Signore.

Per quanto riguarda le scuole familiari, l'istinto mi direbbe: collaboro anch'io, come insegnante (l'ho fatto per alcuni anni), ma ho seri problemi fisici che mi limitano e che aumenteranno in futuro. Però, chissà, forse un pochino; se il buon Dio lo vuole me ne darà la forza e me lo farà capire.

Anch'io, come la signora americana, leggo regolarmente i tuoi post, compresi quelli vocazionali, nonostante sia sposata e cominci ad essere abbastanza avanti con gli anni. Vi trovo sempre degli spunti su cui riflettere. E poi, con gli anni, si impara che una sola cosa conta e una sola cosa resta.

Fraternamente, in Gesù e Maria

(lettera firmata)