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venerdì 8 marzo 2019

Gesù ha risollevato la dignità umana della donna

Il Redentore Divino rivalutò la dignità umana della donna, risollevandola dallo stato degradante nella quale era stata confinata sia dalla mentalità ebraica che da quella pagana. Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), il mio esegeta preferito, nell'aureo libro “La Vita di N. S. Gesù Cristo”, pubblicato dall'Apostolato Stampa di Napoli, ha scritto delle riflessioni interessanti su questo argomento. Secondo questo pio sacerdote napoletano i pagani consideravano la donna come una creatura senz'anima, cioè una sorta di animale un po' più grazioso, fatto unicamente per il piacere materiale dell'uomo. Anche tra gli ebrei era diffusa l'usanza di trattare le donne come esseri inferiori. Invece, Gesù, tramite una via indiretta ma ugualmente nobile, elevò la donna alla stessa dignità umana dell'uomo. In che modo? Il Salvatore volle associare indirettamente la donna al suo apostolato, affidandole dei compiti utili ed efficaci, anche se nascosti e sconosciuti.

Riporto alcuni brani di Don Dolindo, tratti dal suddetto volume: “La donna ha nel suo cuore un tesoro di tenerezza e di esattezza: essa intuisce le sofferenze altrui, le sente, vi provvede con accuratezza… È sempre una madre, ogni qual volta benefica. Se dà sfogo alla sua vanità, ai suoi pettegolezzi, alle sue passioni, diventa pessima tiranna e, dove mette mani, ivi semina la rovina […]. Ma quando diventa umile benefattrice […], allora ha una forza mirabile d'attività, che fa nascere fiori olezzanti per dove passa. 

Gesù si era fatto uomo, e come tale si era sottoposto a tutte le nostre miserie, dunque, aveva bisogno di provvedere alla vita materiale sua ed a quella dei suoi apostoli; aveva bisogno di mangiare, di bere, di vestirsi… Ora, se avesse voluto pensare Lui stesso a queste cose materiali, quanto tempo prezioso non avrebbe sottratto all'opera sua? Aiutarlo in queste necessità temporali equivaleva dunque allo stesso che dare valore ad un tempo prezioso e divinamente prezioso: lavorare alla cucina, mentre Gesù e i suoi lavoravano per il bene delle anime, era lo stesso che lavorare per le anime e lavorarvi con l'attività stessa di Gesù. Era uno scambio d'attività del medesimo valore, benché il mondo non poteva accorgersi di questo scambio. Gesù, dunque, permettendo ad alcune pie donne di seguirlo e di provvedere alle sue necessità, ha usato loro una grande misericordia ed ha reso nobile lavoro di apostolato un lavoro che fino allora era stato sintomo di sudditanza e d'oppressione! […] Gesù permise che lo seguissero in questo ufficio, nascosto e nobile nel tempo stesso, alcune donne che erano state beneficate da Lui. Il beneficio ricevuto  dava naturalmente alla loro sollecitudine una tenerezza materna e le conservava in quella santa umiltà, che è il fondamento di ogni opera buona. Così Maria Maddalena era stata liberata dai lacci del peccato e dal disonore di una vita depravata e lo seguiva per la grande riconoscenza che sentiva verso il suo benefattore. Giovanna [...] lo seguiva parimenti per riconoscenza, avendole Gesù guarito un figlio, che era stato vicino a morire. Susanna, Maria Salome, Maria Cleofa ed alcune altre donne, delle quali non conosciamo neppure il nome, formavano il resto del piccolo esercito di cooperatrici che Gesù si era scelte. Vedremo più tardi quanto gli fossero state fedeli fin sul Calvario, fin dopo la morte e, mentre gli apostoli innanzi al pericolo fuggirono, esse solo affrontarono il pericolo di una moltitudine efferata, pur di seguirlo e di compiangerlo, almeno in quei dolori dai quali non potevano sollevarlo. E non erano tutte persone del popolo queste pie donne, anzi la maggior parte di esse appartenevano a famiglie cospicue. Esse però non credevano d’umiliarsi, facendo l’ufficio delle serve verso di Gesù, ma se ne sentivano altamente onorate. Avendo l’anima più libera da preconcetti [...], esse intuivano più agevolmente la grandezza che Gesù celava sotto umili spoglie, e sentivano meglio la vita divina di Lui, in un insieme di profonde emozioni spirituali, che tenevano l’anima loro in una elevazione morale, capace di far apprezzare la grazia divina, della quale Gesù era fonte mirabile! Così si spiega come la loro fedeltà sia stata sempre costante ed immutabile, anche nelle ore dell’umiliazione e del pericolo. Anche oggi continua questo sublime spettacolo di delicatezza e di purità, anche oggi si vedono le grandi dame e le umili massaie, unite insieme da questo divino ideale, nelle opere della carità e della beneficenza, nella rinunzia completa di se stesse. Dove non entra Gesù come fine, la carità non è che una moda come le altre, non è che un’ostentazione vanitosa, non è che un fiore che subito appassisce e si sfronda: è piena d’apparenze e manca di quel delicato profumo, che è il segreto dei piccoli fiorellini nascosti. Questa carità effimera muore come muore la vanità che la muove: è destinata all’esaurimento, al disprezzo, al disonore, mentre la carità ispirata da Gesù è anch’essa come il piccolo granello di senape, che si sviluppa e riempie tutta la terra. La donna ha una grande missione nelle opere di Dio, ma al solo patto che si conservi pura ed umile […]". 

mercoledì 6 marzo 2019

Messa per i sostenitori del blog

Giovedì 7 marzo sarà celebrata una Messa per il bene spirituale di tutti i sostenitori del blog, cioè coloro che anche solo una volta mi hanno inviato una donazione (anche di modico importo) per supportare l'enorme lavoro che sta dietro al mio sito internet "Cordialiter". 

Quando una persona sta per lasciare questa valle di lacrime, spesso si scatena una sorta di battaglia campale: il demonio dà l'ultimo assalto per cercare di trascinare l'anima alla perdizione eterna, mentre l'angelo custode, la Beata Vergine Maria, i santi patroni e il Redentore Divino cercano di aiutarla ad entrare nell'eternità in stato di grazia. In quell'ora estrema della vita quanto sarà stato utile aver beneficato nel corso degli anni di Sante Messe fatte celebrare per la propria salvezza! 

Ringrazio di cuore il caritatevole sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio e coloro che con la propria generosità permettono al blog, sorto nel 2008, di continuare la buona battaglia a sostegno della Tradizione!

Confessione e "Atto di dolore" (-)

Per tranquillizzare le anime che soffrono di scrupoli dico subito che l'assoluzione è valida anche se il confessore non ha fatto recitare l'Atto di dolore, tuttavia questa moda diffusa dai modernisti è dannosa per i penitenti. A tal proposito ripubblico alcuni brani di una vecchia e-mail di una lettrice del blog.


Gent.mo in Gesù, 
                                 leggo con piacere che si nomina spesso il "mio" amatissimo Cardinale Siri che sulla dignità del sacerdote, anche riguardo alla talare, non scherzava. Recentemente mi sono confessata e il sacerdote era in maglietta e senza stola, mi ha congedato senza farmi recitare l'atto di dolore e senza penitenza (...), come è possibile?!?!

Mi sento sempre più sola e vorrei tanto condividere il mio amore per la Liturgia ma non so come; verso i contatti in rete sono molto diffidente. Leggo e vedo quanto lavoro comporti il blog, in tempo e dedizione, ma se ti venisse qualche idea...

Ti saluto in Maria nostra Pace,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                         purtroppo, anche io ho notato che molti preti modernisti non fanno più recitare l'Atto di dolore (o qualche preghiera simile, come "O Gesù d'amore acceso", scritta da Sant'Alfonso Maria de Liguori) prima di impartire l'assoluzione sacramentale. Sia chiaro: l'assoluzione è valida lo stesso, purché il penitente sia ben disposto (cioè sia sinceramente pentito), tuttavia  ritengo opportuno far recitare l'Atto di dolore appunto perché è utilissimo a ben disporre i penitenti suscitando in essi un dolore soprannaturale delle colpe commesse. Infatti, affinché l'assoluzione sia valida, è necessario che il penitente sia veramente pentito di tutti i peccati mortali commessi e abbia sinceramente intenzione di non commetterli più in avvenire. Se il penitente ha confessato solo peccati veniali, affinché l'assoluzione sia valida è necessario che sia sinceramente pentito almeno di uno di essi. Se il penitente non è davvero pentito anche di un solo peccato mortale, o di tutti i peccati veniali (se la confessione è stata solo di colpe "leggere"), ma è in buona fede (cioè non si rende conto di non essere davvero pentito), in questo caso l'assoluzione è solamente nulla. Se invece è in malafede, cioè è consapevole di non essere pentito, in questo caso, oltre a ricevere invalidamente l'assoluzione, commette anche sacrilegio.

Ecco perché è importante recitare con devozione l'Atto di dolore, visto che questa bella preghiera, se recitata col cuore, aiuta a suscitare un dolore soprannaturale per le colpe commesse, ricordando alla propria anima che peccando ci si è resi degni dei castighi divini e, ancora più importante, si è offeso Dio, il quale è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Dunque, il pentimento è essenziale per poter ricevere davvero il perdono da parte della Santissima Trinità. Ma i modernisti affermano erroneamente che Dio, essendo infinitamente buono, ci perdona sempre, anche se non siamo pentiti. Questa, oltre ad essere un'eresia (andassero a rileggersi gli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento!), è un voler prendersi burla del Signore, ma "Deus non irridetur", Dio non si lascia prendere in giro da delle piccole creature, pertanto chi non si pente delle proprie colpe, dopo la morte dovrà renderne conto dinanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo.

Visto che i preti modernisti non fanno recitare più l'Atto di dolore, il mio consiglio è di recitarlo dopo aver fatto l'esame di coscienza, poco prima di confessarsi. E' inoltre buona abitudine recitarlo ogni giorno per suscitare atti di contrizione perfetta. Invece per quanto riguarda la penitenza sacramentale, tempo fa ho pubblicato un post nel quale ho ricordato che se non viene assegnata, l'assoluzione è valida lo stesso, ma il sacerdote pecca (gravemente se il penitente ha confessato peccati mortali, venialmente se ha confessato solo peccati veniali o peccati mortali già confessati in passato).

Sono contento che nutri molta stima nei confronti del compianto Cardinale Giuseppe Siri, indimenticabile arcivescovo di Genova e strenuo difensore della Tradizione Cattolica. Se tutti i vescovi fossero zelanti come lui, la crisi ecclesiale che stiamo vivendo sarebbe già finita. Sant'Alfonso Maria de Liguori confidò a un suo amico che la maggioranza dei vescovi non ha vero zelo per la salvezza delle anime. Con le lacrime agli occhi dobbiamo supplicare il Signore di donarci vescovi veramente innamorati delle anime, le quali vennero pagate a caro prezzo dal Redentore Divino sulla croce del Golgota. Quando un vescovo è veramente zelante, nel seminario diocesano vengono formati buoni sacerdoti, i quali a loro volta fanno un gran bene tra le anime.

Hai ragione quando dici che gestire il blog assorbe tanto tempo e comporta molto impegno, ma continuo ad andare avanti anche perché diversi lettori mi hanno confidato che leggendolo ne traggono giovamento spirituale, e mi sembrerebbe di tradirli se abbandonassi tutto senza una valida giustificazione.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Anche tra i tradizionalisti ci sono mariti che maltrattano le mogli (-)

Rimango dispiaciuto quando vedo un marito comportarsi in maniera tirannica con la propria moglie. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali ci sono dei mariti che trattano le loro spose in modo aspro e scorbutico. Per parlare di questo tema utilizzo come spunto un messaggio che ho ricevuto su Whatsapp da una cara lettrice del blog, con la quale da diversi anni ho un cordiale rapporto di amicizia spirituale. Ecco il suo messaggio:

“Sono pienamente d'accordo con te. Se io capissi che il Signore vuole che mi sposi, io lo farei e con una persona che corrisponde perfettamente alla descrizione che hai fatto tu. Uno come te per capirci. Se non proprio tu… se tu fossi ancora libero. Comunque ho capito bene cosa intendi. La santificazione personale è l'unica cosa che veramente conta e… meglio soli che mal accompagnati”.


Carissima in Cristo,
                                 il nostro scopo in questo mondo è di salvarci l’anima. Se uno si sposa con una persona “poco timorata di Dio”, sarà più difficile raggiungere il supremo ed eterno traguardo. Pertanto... meglio soli che mal accompagnati.

Ti ringrazio per le tue parole gentili nei miei confronti, e visto che tu sei una persona che stimo assai, è davvero un onore per me sapere che vorresti sposarti con me, qualora il Signore ti chiamasse ad abbracciare la vita coniugale.

Solo nell’ultimo anno, oltre una decina di lettrici mi ha manifestato il proprio desiderio di intavolare con me un dialogo per fini matrimoniali. In genere accetto di dialogare con tutte, ma cerco di mettere subito in chiaro le cose. Inizialmente vedo che sono entusiaste poiché a loro sembra un sogno constatare che in questa società scristianizzata ci sia ancora qualcuno che accetti volentieri il Magistero perenne della Chiesa su temi importanti come l’aborto, il divorzio, l’adulterio, i rapporti prematrimoniali, gli anticoncezionali, eccetera. Poi quando comincio a parlare di altri temi (ad esempio il mio interesse per l’homeschooling, il mio proposito di non usare il televisore o di usarlo col “contagocce”, ecc.), noto che cominciano ad avere delle perplessità. Mi sto rendendo conto che io potrei sposarmi solo con una donna che ha una mentalità davvero tradizionale e che non sia disposta a fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Insomma, non penso di avere molte affinità con una donna che desidera trascorrere il tempo vedendo trasmissioni televisive come “Il grande fratello” o il Festival di Sanremo. Invece una persona come te la sposerei volentieri: pur avendo un aspetto esteriore grazioso, ciò che apprezzo maggiormente in te è l’aspetto interiore. Sei una persona che desidera vivere il cristianesimo in maniera coerente e profonda, praticando con fervore le virtù cristiane e dedicandoti ad un’intensa vita spirituale. Tu riesci a trasmettermi devozione e sei di edificazione per la mia anima. Se dovessi ricevere una “manifestazione di interesse” da parte di una donna che ti assomiglia da un punto di vista spirituale, potrei anche decidere di sposarla, in caso contrario (cioè se non fosse interiormente simile a te) preferirei rimanere celibe (tra l’altro lo stato celibatario è più perfetto di quello coniugale, come insegna infallibilmente il Concilio di Trento). Non sono interessato a una vita matrimoniale “poco cristiana”, perché per me sarebbe una vita infelice. Pertanto non sposerei mai una donna mondana che vive come se Dio non ci fosse, oppure una cattolica che vuole vivere il cristianesimo in maniera annacquata. Una moglie di questo tipo mi sarebbe di intralcio nel cammino di perfezione cristiana, inoltre potrebbero sorgere dei contrasti al riguardo dell’educazione cristiana della prole. 

Pregherò volentieri lo Spirito Santo affinché ti faccia comprendere quale stato di vita eleggere. Se tra alcuni anni dovessi sentirti chiamata ad abbracciare lo stato coniugale, ma nel frattempo io non dovessi essere più libero, spero tanto che tu possa trovare un marito che ti voglia davvero bene, che ti aiuti a progredire nel cammino di perfezione, e che ti tratti con grande rispetto. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali si trovano dei mariti che si comportano in maniera tirannica con le mogli. Se io fossi sposato tratterei mia moglie con gentilezza, dolcezza e affetto, impegnandomi molto per renderla felice. A tal proposito un dotto autore scrive: “La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (...). La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni. Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (...). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. (...) [Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...) Senza amore, la sua anima s'atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto. Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (...) Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (...) A contatto della donna amata l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole” (citazione tratta da "L'uomo nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957).

Rinnovandoti la mia stima, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Spot pubblicitario che fa la parodia della Messa


Noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa crediamo che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino, pertanto è immorale caricaturizzarla. A tal proposito pubblico un messaggio che mi ha inviato Maristella.



Caro fratello in Cristo,
come stai? Noi bene, ringraziando Dio.
Tra un impegno e un altro, ho finito di lavorare e tra poco andrò a fare la spesa, ti vorrei raccontare un piccolo episodio. Ieri sera stavo guardando la tv con mio marito: una trasmissione di cucina, piuttosto simpatica. Ad un certo punto ho visto una brutta pubblicità: una parodia della Messa cattolica per non so quale trasmissione sportiva. Anche mio marito ne è rimasto disgustato. Così gli ho detto che non avrei lasciato passare questa mancanza di rispetto. Avevo sonno ma prima di dormire ho mandato un mail all'istituto di autodisciplina pubblicitaria. Ho riportato con cura tutti i dettagli (data, ora, canale televisivo...) e ho scritto in termini precisi, ed educati, che mi sentivo offesa da quella rappresentazione della Messa. Vediamo cosa succederà ora […]. Ci sono momenti in cui occorre "alzarsi in piedi" e comunicare a voce alta che non siamo disposti a lasciare correre le offese alla nostra Fede!

Nei Cuori Immacolati,

Maristella


Cara sorella in Cristo,
purtroppo, sui media italiani e di altre nazioni estere, le offese alla Religione cattolica sono molto diffuse. La cosa triste è che spesso queste offese vengono tutelate con la falsa scusa della “libertà d’espressione”. Ma, come insegna magistralmente il grande Papa Pio XII, non esiste il diritto all’errore.

Quel che mi hai raccontato mi ha fatto venire in mente un fatto accaduto anni fa nel Regno Unito. Alcuni cattolici protestarono contro una trasmissione televisiva che caricaturizzava Gesù Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità, ma le proteste vennero ignorate. Poi anche qualche musulmano protestò contro quella trasmissione poiché i maomettani considerano Gesù un profeta, e subito ricevettero le scuse.

Ti immagini cosa sarebbe successo se quello spot televisivo che hai visto, invece di fare una parodia della Messa, avesse fatto una parodia di una preghiera islamica? Sarebbero scoppiate polemiche sui giornali e sui tg, molti personaggi famosi si sarebbero precipitati a condannare l’accaduto, e gli autori dello spot sarebbero stati costretti a scusarsi pubblicamente. E se avessero fatto una parodia di una preghiera rabbinica in una sinagoga? Sarebbe scoppiata una bufera ancora più clamorosa, una sorta di linciaggio mediatico degli autori dello spot accusati di antisemitismo, razzismo, nazismo, nostalgia di Joseph Goebbels (ministro della propaganda del Reich), e cose di questo genere. E invece quando viene offesa la Religione cattolica in genere i mezzi di informazione tacciono e lasciano fare. Perché? La risposta è semplice: i media sono in gran parte nelle mani di persone legate direttamente o indirettamente a logge che tramano contro il cristianesimo. 

Ma noi non ci arrendiamo! Continuiamo a combattere la buona battaglia della fede per la maggior gloria di Dio!

In Corde Regis,

Cordailiter

Differenze tra il femminismo massonico-socialista e il femminismo cristiano

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.

[...] il femminismo socialista, rivoluzionario ecc. si professa aconfessionale e finisce nell’acattolicismo: il femminismo cristiano pone a base d’ogni suo intendimento la sincera professione di fede cattolica. [...] Se si lascia a parte il Vangelo la donna ricadrà schiava, strumento di piacere, mezzo di produzione e nulla più. [...]

Ben quindi fu scritto recentemente: donne, occhio ai vostri carnefici, ai vostri peggiori nemici, nemici ipocriti, perché vestiti da agnelli, atteggiati a vostri difensori: sono le femministe che vogliono emanciparvi per opprimervi: che vogliono porvi in alto per gettarvi nell’immondezzaio: occhio al femminismo parolaio: chi promette troppo è o un esaltato, o un mentitore, o un traditore.

Quali dunque i suoi intendimenti? Li riassunse Pio X in queste parole: «Vedete quanto errino coloro che pretendono per la donna l’uguaglianza assoluta con tutti i diritti e le attribuzioni dell’uomo. Ve la immaginate una donna tra i rumori, le agitazioni e le passioni della vita pubblica: una donna [che] s’impone, cospira, si ribella, sale sulle barricate?... Non è questa la missione della donna; sbaglia perciò chi sostiene questo mal inteso femminismo, che vorrebbe correggere l’opera di Dio, come quel meccanico che pretende correggere e riformare il corso degli astri...».

Del resto gli scopi di questo femminismo-utopia vennero dichiarati apertamente dal fior fiore delle sue rappresentanti. A Parigi nel 1900 si radunò il congresso generale a cui intervennero le migliori ed anche i migliori del partito dell’Inghilterra, Germania, Austria, Russia, Italia, Francia, America, ecc. Ecco le dottrine là esposte:

«Il cristianesimo è la più grande rovina storica»; «è necessario abolire il confessionale e qualsiasi istruzione cristiana»; «la figlia in casa sotto i genitori e la sposa legata indissolubilmente ad un uomo sono miserabili schiave, suore laiche, criminalmente istupidite: questa morale, portata a cielo dalla religione nella persona della Vergine, è un assassinio ipocrita, lento, di ogni minuto»; «La massoneria, nemica delle superstizioni e dell’errore, è la naturale avversaria della Chiesa: la donna si ascriva alla loggia, ne prenda lo spirito, lo trasmetta alla famiglia: escludere la donna dalla massoneria significa prolungare l’impero della Chiesa e l’autorità del prete». E per non trascrivere qui tutte le bassezze di pensieri e di linguaggio cui trascesero, dirò solo che fecero voti per la prostituzione, per il divorzio, per l’amor libero, per il diritto dell’adulterio, per la rivoluzione sociale, per la scuola laica, [...], ecc... Come si vede è tutto uno spirito massonico: ed oggi, lo si può scorgere in riviste e circolari, la massoneria mira ad aggiogare al suo carro la donna.

[...] Ma si noti: astuzia massonica! siccome la donna aborrirebbe dalla setta, in una riunione tenutasi ultimamente a Roma fu deciso di farvela entrare a tradimento: proponendole la beneficenza laica o neutra, le cui ultime fila sono segretamente maneggiate e regolate dalla massoneria! Ed ecco venir su le istituzioni laiche in favore dei malati, poveri, bambini, fanciulle pericolanti, donne traviate. È l’antico costume del diavolo: contraffare le opere di Dio per tirare a sé seguaci! Non pensò egli persino di imitarne, o meglio, scimmiottarne i miracoli? – Eppure quante buone donne già sono cadute nella rete infame! Forse per pura ingenuità ed ignoranza! [...] 

[Femminismo cristiano]

[...] la sostanza del femminismo buono è antica quanto il cristianesimo e più ancora, per molta parte. Infatti esso consiste nell’attuare tutte le dottrine della nostra fede in favore della debolezza e della dignità della donna. E discendendo a particolarità possiamo dire che il programma del femminismo buono, benedetto ed esposto da Sua Santità Pio X il 21 aprile 1909, ha due parti: una negativa e l’altra positiva, quanto alla parte negativa questo femminismo si oppone:

1. A togliere sistematicamente e per principio la donna dall’ambiente famigliare [...]: la donna è essenzialmente madre e tale deve restare; madre del corpo per la generazione e dell’anima con l’educazione, se ha creature particolarmente sue: madre del corpo colla carità e beneficenza e madre dell’anima per l’istruzione, se non ha creature determinatamente sue.

2. Alla disgregazione e sfacelo della famiglia, cellula della società: e quindi al divorzio, al libero amore, ad ogni forma di immoralità moderna, ad ogni mezzo di corruzione messa innanzi colla moda libera, col divertimento disonesto, coll’esporsi procace, ecc.

3. A tutto quel movimento femminista, rivoluzionario e socialista che oggi si organizza in ogni parte del mondo. [...] Né si dica che il socialismo, nella parte che riguarda le donne, abbia perduto il suo prestigio ed ormai non abbia più che scopo economico: poiché, dato e non concesso, che sia morto il socialismo in Italia, non è morta e non morrà così facilmente la massoneria. Ora la massoneria, come si è veduto sopra, tende oggi a far sua la donna, per farne uno strumento di lotta contro le verità della fede, contro la fede, contro i vescovi, contro la religione. Contro questo falso femminismo oggi sorge il femminismo buono.

E venendo alla parte positiva di quest’ultimo, possiamo dire che egli tende specialmente a questi fini:

1. Procurare che la donna compia il massimo bene nella famiglia. Questo è il primo, il più obbligatorio, il più efficace, il più facile lavoro della donna. [...]

La donna come si esprime Dio nella Scrittura, secondo le sue inclinazioni naturali, secondo le sue attitudini, secondo i bisogni della vita quotidiana, in primo luogo come campo delle proprie fatiche ha la famiglia sua. [...] La donna in casa è regina, se sa esserlo e, senza pretenderlo, può dominare il cuore dei suoi cari. – Ed è di qui che essa potrà riuscire, quando lo voglia, ad avere la massima influenza sulla società. [...] Femminismo ben inteso dunque è quello che tende qui: formare delle figlie che siano di fatto e per quasi adozione le piccole madri in virtù ai fratellini: formare delle spose che siano le amiche dell’anima del marito per farla simile a loro nella fede, nella pietà, nella virtù: formare delle madri che siano come la forma in cui si plasmerà cristianamente l’anima dei figli. [...]

2. Prima e più naturale operosità della donna è quella della famiglia: seconda e quasi complemento della prima è quella oltre le pareti domestiche. E qui la donna può dar mano ad un numero grandissimo di opere femminili. Ella può aiutare la propaganda religiosa, entrando nelle associazioni: Dame di San Vincenzo, Dame della misericordia - Catechismi parrocchiali - Scuole di religione - Congregazioni mariane - Pia unione delle Madri cristiane - Ritiri operai - Protezione della giovane - Santa Infanzia - Propagazione della fede - Leghe pel riposo festivo - Leghe contro la bestemmia, della buona stampa, ecc.

Ella può aiutare l’azione sociale: Patronato e Mutuo soccorso per le operaie - Opera di riabilitazione - [...] Sindacati femminili, ecc.

Ella può intensificare la cultura propria sia riguardo alla religione, sia riguardo a materie sociali, sia riguardo alla parte morale, sia ancora per le cose d’igiene, del governo della casa, ecc. E tutto ciò in scuole di famiglia, in circoli di cultura, in scuole di sociologia, in apposite biblioteche.

Come si vede, il lavoro che si offre alla donna è immenso: e crescerebbe ancora a dismisura se si volessero ricordare i due campi di attività femminile assegnati comunemente alle suore ed alle maestre: campi in cui davvero la donna può farsi, secondo mons. Bonomelli, aiuto al sacerdozio e alla Chiesa nella grande opera della salvezza delle anime. [...]

Distinto così l’un femminismo dall’altro, non si vede più ragione alcuna per non combattere con ogni zelo il primo e non promuovere d’altra parte il secondo. Combattere il primo è lottare contro la massoneria e lo spirito massonico, che di tutto si vale a danno della Chiesa: e questo è dovere indiscutibile d’un sacerdote; favorire il secondo vuol dire approfittare di uno strumento di bene e assecondare lo spirito della Chiesa.


(Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo).

martedì 5 marzo 2019

Santa Teresa e San Giuseppe

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

Pensiero del giorno

Pecca anche chi compra robe rubate. Né vale a dire: Se non la comprava io, la comprava un altro. Sentite. Narrasi nella Selva istruttiva presso del Verme, che un soldato si prese una vitella d'una povera donna. Piangeva quella miserabile, e diceva al soldato: Perché mi vuoi levare questa vitella? Rispose il soldato: Se non me la piglio io, se la piglierà un altro; e così si portò la vitella. Questo soldato poi fu ucciso, e fu veduto dannato da una persona, con un demonio accanto che fieramente lo flagellava; e dicendo il dannato: Perché mi flagelli? Il demonio rispondeva: Se non ti flagello io, ti flagellerà un altro. E così non vi fate ingannar dal demonio, con dire: Se io non mi piglio quella cosa, se la piglierà un altro. Se un altro se la piglia, quegli si dannerà: se te la pigli tu, tu ti dannerai. Ma dirai: Io l'ho pagata. Ma non lo sai che quella è cosa rubata?


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

lunedì 4 marzo 2019

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (-)

Ieri mi ha scritto il lettore del blog che si sposerà il 15 agosto.


Carissimo D.,
                         ho appena letto il post che hai scritto per il mio matrimonio. Ti volevo chiedere delle preghiere ma poi ho pensato che tu fossi in vacanza. Ho letto che il blog non va in vacanza durante l'estate ed ho letto anche gli ultimi post, però pensavo che fossi in un luogo di villeggiatura [...] e non volevo essere per te un ulteriore lavoro.

Ti invio il libretto del matrimonio. Grazie per le tue preghiere, sei molto gentile. Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   durante l’estate non andrò da nessuna parte, dunque non temere di essermi di disturbo quando senti il bisogno di scrivermi per chiedermi qualche informazione o dei chiarimenti su argomenti religiosi.

Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali; ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il comando del re e uccisero i bambini innocenti di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te è “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da alcune centinaia di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno, se poi le anime non rimangono edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, poiché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista c'è ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Termino incoraggiando te e la tua futura moglie a fondare una famiglia profondamente cristiana per la maggior gloria di Dio.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Una Messa vale più di tutto l'oro della Terra

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


Come opera la messa.

La messa non opera solo, come avviene delle altre preghiere, ex opere operantis, cioè secondo la divozione e la purità di chi le recita; ma bensì, come dicono i teologi, ex opere operato, cioè per se stessa. Infatti, sebbene lo strumento che offre sia indegno, l’offerta è del corpo e del sangue di Gesù, sempre degno di essere esaudito da Dio sebbene offerto da un miserabile. Siccome poi qui si offerisce Gesù medesimo, tu comprenderai come questa offerta sia infinitamente più accetta a Dio che qualunque altra opera di pietà, per eccellente e sublime che sia. Una messa può ben valere innumerevoli rosari ed altre preghiere, perchè col sacrifizio della messa noi ci appropriamo realmente i meriti della passione e della morte di Gesù Cristo. Questi meriti così ricevuti ci appartengono realmente, e noi possiamo offrire al Signore come veramente nostri i meriti di Gesù Cristo medesimo.

L’occupazione migliore durante la santa messa.

L’offerta è la cosa migliore che si possa fare durante la messa; e quindi quanto più spesso e più di cuore tu offerisci qualche cosa al Signore, tanto maggior bene fai. Quando pertanto non sei presente alla messa, fai bene ad offerire le tante messe che si celebrano nel mondo. Poiché quante più volte offri all’eterno Padre il sangue del suo divin Figliuolo, tanto più si rallegra Iddio, tanto più si pagano i debiti dei nostri peccati, tanto maggior merito si otterrà in paradiso, tanto più efficacemente si sollevano le anime del purgatorio. Quante volte tu dici: «io offro, io offro», vale quanto dire: io pago, io pago. Pago per diminuire i miei debiti, per comperare beni celesti, per liberare anime dal purgatorio; pago per ottenere grazie a quelli per cui offro. Anche la preghiera fuori della messa vale molto avanti a Dio, ma nella messa, o unendosi con l’intenzione alle messe che si celebrano, si offre un sacrifizio reale, si offre Gesù Cristo medesimo. Gesù si offre per noi al suo Padre celeste; il valore è infinitamente maggiore. Fossi pure un peccatore per quanto grande si voglia, tu puoi tener per certo il perdono se offri la passione di Gesù al suo eterno Padre.

Nessun paragone vale a questo proposito.

Vuoi sapere con un paragone quanto valga la messa? Vale più che tutto l’oro e tutte le perle della terra. Se qualcuno fosse il vero e reale possessore di tutto il mondo, ed offrisse questa sua possessione all’onnipotente Iddio, resterebbe il suo dono infinitamente di sotto al valore della santa messa. Se potesse colui disporre anche di tutto il paradiso e dei suoi beati abitatori, e tutto offrisse a Dio, anche questa offerta non reggerebbe al paragone del dono che si offre a Dio nella santa messa. Poiché nella santa messa si offre all’eterno Padre un dono così eccellente, che vale quanto l’onnipotente ed infinito Dio stesso, con tutte le sue perfezioni e con la maestà e gloria sua. Più oltre non si può andare nell’indicare il valore della santa messa, perchè non si può trovare nè pensare cosa che superi la divinità, o che superi l’infinito. Se dai un tozzo di pane od un bicchier d’acqua, Gesù ci disse che questo ha già gran valore, quando si faccia per amor di Dio. Se un principe offre le sue ricchezze, un imperatore il suo impero per amor di Dio, questo è un eroismo degno di essere encomiato per tutti i secoli. Ma quando il sacerdote ed il popolo che assiste alla santa messa offrono all'eterno Padre il Figlio di Dio stesso, questa è offerta di valore incalcolabile.

Grandi mali dal non sentir bene la santa messa.

Se son vere, e sono verissime, le cose sopra esposte sulla grande efficacia del sacrificio eucaristico, bisogna ben dire che se tu continui i tuoi peccati, e non ti senti una buona volta la forza di correggerti, è perchè non assisti bene a questo sacrificio. Se i peccatori non si convertono, e perdurano nella loro impenitenza fino all’ultimo, non sarà forse per colpa tua? Poiché se avessi offerto per loro il sangue di Gesù Cristo con calda preghiera, senza dubbio si sarebbero convertiti. Se il purgatorio non è ancor vuoto dei suoi abitanti, non sarà forse perchè, di tante messe che si celebrano, i fedeli o non vi assistono o non v’assistono bene? E se tu non sei ancora arrivato alla perfezione, alla quale sei chiamato, non sarà forse per la tua negligenza nell’offrire col sacerdote all’eterno Padre l’agnello che toglie i peccati del mondo e che dà la vita eterna? Se ti fossi trovato presente sul Calvario, e con quell’amore che nutri adesso per Gesù avessi preso con ambe le mani d sangue suo che colava per terra, l’avessi offerto a Dio tenendolo alto, con ferma fiducia e con cuore contrito, non è vero che con questo avresti avuto fiducia di ottenere ogni grazia e per te e per coloro per i quali avessi offerto a Dio quel sangue preziosissimo? Questo è quello che otterresti ora, facendo questa offerta con gran fede e ardente amore. Quali peccati sono così orribili, che non si possano lavare con cotesto sangue preziosissimo? Quali debiti saranno così enormi, che non si possano pagare con questo infinito tesoro? Il sangue di Gesù è atto a purificare e perdonare e pagare più di quello che tutto il mondo possa insozzare, incolpare, indebitare. Metti pure un’illimitata fiducia nel sangue di Gesù, e offrilo molto diligentemente a Dio durante la santa Messa, e non temere che otterrai ogni cosa. 

Santa comunione nella santa messa.

Che se nella santa messa oltre che offerire col sacerdote l’ostia santa, tu ancora ti unisci a lui a fare la santa comunione, tu compisci non solo il sacrificio, ma partecipi con lui al sacramento. Perciò ne avresti molto maggior merito ancora e molte maggiori grazie, e pagheresti molti maggiori debiti, e Dio sarebbe ancora più convenientemente da te adorato e ringraziato. Di modo che la santa Chiesa, nel concilio di Trento, come esorta caldamente tutti i fedeli ad assistere tutti i giorni alla santa messa, così espone l’ardente desiderio, che ogni volta che si assiste alla santa messa si faccia la santa comunione, e questa non solo spiritualmente ma anche sacramentalmente.

[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

Dio premia anche i buoni desideri

Pubblico una lettera di Maristella, pseudonimo usato da una signora di Milano che mi ha “adottato” come suo "fratellino" (ovviamente non si tratta di un'adozione da un punto di vista giuridico, ma puramente spirituale).


Caro fratello in Cristo,
                                    come stai? Io sto bene, cerco di continuare la mia vita di devozione e di preghiera, il mio apostolato. Cerco semplicemente di testimoniare questo meraviglioso incontro che ha cambiato la mia vita, attraverso la forza che mi viene continuamente donata per superare le avversità della vita tentando di tenere fisso il mio centro interiore, il mio sguardo a Dio. Così vivo anche con una certa semplicità le situazioni, le circostanze della vita: ho sperimentato l'efficacia della preghiera che mi permette di affidare tutto a Dio. Come ti dicevo sono diventata più silenziosa e tranquilla: alle volte mi capita di avere intorno a me persone che fanno discorsi frivoli, per me non interessanti. Mi ritiro nella mia interiorità e non partecipo, anche perché non saprei davvero cosa dire.

(…) Sento su di me la forza della preghiera, anche della tua orazione, carissimo fratello. Percepisco anche l'aiuto della preghiera dell'altro mio fratello nella Fede; e di tutti i fratelli e sorelle che camminano con me verso il Regno del Cielo. Quando mi sveglio nella notte prego e penso a tutti i monaci e le monache che nel silenzio nel cuore della notte pregano per tutti noi; penso a Gesù nel Tabernacolo e ringrazio. Provo tanta gratitudine e commozione pensando alla Comunione dei Santi (...). Sento tutte queste preghiere come il vento che gonfia le vele della mia fragile fede: penso al Signore che sostiene me, che sono polvere e cenere, come su ali d'aquila.

(…) Che bello per me ogni mattina, dopo le Lodi e qualche lettura devota, leggere il tuo blog. Dio ti benedica per questo apostolato... digitale tanto prezioso!

Uniti nella preghiera, ti saluto nei Cuori Immacolati 

tua sorella Maristella 


Cara sorella in Cristo,
                                       ormai è dall’estate del 2015 che siamo amici. Ti conosco anche di persona. Devo dirti che sono sorpreso del fatto che non sembri… una signora sposata ma sembri una suora fervorosa e osservante (è uno dei più bei complimenti che una donna possa ricevere da me). Cerco di spiegarmi meglio. Purtroppo, molte donne sposate hanno una visione “materiale” della vita cristiana, cioè quando pregano chiedono a Dio principalmente beni materiali: che il marito faccia carriera, che possano comprare una villa più grande, che la nonna di 95 anni guarisca dalla malattia che la sta portando alla morte, che i figli trovino un ottimo lavoro ben retribuito, che le figlie trovino mariti non solo belli ma anche ricchi, e cose di questo genere. Certamente è lecito chiedere a Dio dei beni materiali utili a vivere in maniera dignitosa, ma bisognerebbe chiedere principalmente i beni spirituali. A che serve pregare il Signore di far fare carriera al proprio marito, se costui è un tizzone d’inferno che odia la Religione e vive costantemente in peccato mortale? A che serve chiedere la guarigione della nonna di 95 anni e “dimenticarsi” di chiedere la salvezza della sua anima? Ho notato che tu pensi principalmente ai beni spirituali. Dovrebbe essere una cosa normale per ogni cristiano, ma i discorsi che sento fare in giro dalle signore sposate (anche “cattoliche praticanti”) in genere sono su temi materiali. E se dici loro che tutti i cristiani hanno la vocazione alla santità, ti rispondono che non le interessa diventare sante, ma si accontentano di vivere il cristianesimo compiendo il minimo indispensabile per salvarsi l’anima (Sant’Alfonso Maria de Liguori dice che coloro che non desiderano raggiungere la santità, non solo non diverranno santi, ma difficilmente si salveranno dalla dannazione eterna).

Sono contento che leggi tutti i giorni il mio blog. Diverse persone mi hanno detto che si sentono edificare l’animo nel leggere i post che pubblico. Ma se il blog sta facendo del bene ai lettori, il merito è anche di coloro che stanno rendendo possibile tutto ciò. Infatti è grazie a persone dal cuore grande se posso continuare a dedicare tanto tempo ed impegno per aggiornare ogni giorno il blog e rispondere a centinaia di e-mail al mese. Sono rimasto colpito da una lettrice disabile, la quale mi aveva manifestato il suo desiderio di inviarmi una donazione. Sapendo la sua situazione non facile, le avevo detto di non inviarmi nulla. Dio l’avrebbe ricompensata comunque, poiché Lui apprezza anche i buoni desideri, ma lei ha voluto inviarmi lo stesso un contributo per supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog. Mi ha donato 10 euro, ed io ho apprezzato molto il suo gesto perché lo ha fatto davvero col cuore. Anche Gesù buono apprezzò molto l’offerta che fece una povera vedova nel tempio di Gerusalemme.

Il Signore, essendo infinitamente giusto, è tenuto a premiare ogni singola opera buona. Supplico la Santissima Trinità di ricompensare te e gli altri sostenitori del blog con la grazia della salvezza eterna dell’anima. 

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

domenica 3 marzo 2019

Perché spesso le persone malvagie hanno successo? (-)

Molta gente si domanda per quale motivo le persone che compiono il male, spesso vivono “allegramente” nella prosperità materiale, mentre le persone fedeli al Signore vivono tra tribolazioni e persecuzioni. Ecco la risposta che ho dato a una ragazza su questo importante argomento.

Cara sorella in Cristo,
                                    rispondo molto volentieri alla tua ultima lettera. Innanzitutto ho avuto la conferma di quel che avevo già compreso, e cioè che tu, oltre ad essere intelligente, sei anche una persona profonda e spirituale. Infatti hai intuito da sola delle cose che io invece ho imparato solo sui libri. Ecco quel che insegna il mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori al riguardo dei temi su cui stai riflettendo. Sì, Dio castiga quelli che ama, così come un buon padre mette in castigo il suo bambino che combina marachelle. Immagina un papà che vede suo figlio di 5 anni giocare coi fiammiferi o fare altre cose pericolose. Se gli vuole davvero bene, deve rimproverarlo bonariamente e togliergli quei “giochi” pericolosi. E se il bambino si mette a piangere perché vuole insistere a fare quei giochi pericolosi, il babbo non deve impietosirsi, ma per educarlo deve “castigarlo”, ad esempio non dandogli il consueto cioccolatino, non comprandogli un giocattolo, ecc. Ciò non è segno di odio, ma è segno di amore, lo rimprovera e lo castiga perché gli vuole bene e non vuole che gli capiti qualcosa di brutto giocando coi fiammiferi.

La stessa cosa avviene tra Dio e gli uomini. Il Signore è amore infinito, ma è anche giustizia infinita. Ognuno di noi ha delle imperfezioni più o meno gravi di cui emendarsi, e i castighi di Dio sono un potente mezzo di purificazione. Quanta gente si è convertita in seguito ad una grave malattia o a qualche altra sciagura! Ma Dio non “castiga” solo i peccatori che vuole convertire, ma anche i buoni per farli diventare ancora più santi. L'esempio classico da raccontare è la storia del Santo Giobbe, il quale pur essendo una persona pia e devota, tuttavia venne messa alla prova dal Signore, permettendo che venisse travagliato da una schiera di sciagure, tra cui lutti, furti, malattie, incomprensioni, ecc. Invece di bestemmiare Dio, pronunciò delle celebri parole di rassegnazione e sottomissione alla divina volontà. Dio non volle il male, per esempio che Giobbe subisse il furto delle greggi di animali, ma tollerò che ciò avvenisse, poiché sperava di trarne un bene maggiore. È troppo facile amare la Santissima Trinità quando tutto va bene, ma è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama davvero il Signore. Giobbe rimase fedele e guadagnò enormi gradi di gloria per il Cielo. Un conto è salvarsi l'anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un Giobbe, di un san Francesco o di una Santa Teresa di Lisieux, i quali soffrirono molto su questa terra. Lo Spirito Santo nella lettera di San Paolo Apostolo agli ebrei (capitolo 12, versetto 6) afferma: “Quem enim diligit Dominus castigat”. È proprio così, Dio corregge e purifica con le tribolazioni coloro che ama e che vuole salvare.

Adesso ti parlo di un'altra cosa molto importante. Spesso vediamo che certe persone che fanno il male e vivono lontano da Dio, prosperano “allegramente”. Hanno tutto: soldi, salute, successo, piaceri, divertimenti, ecc. Perché avviene ciò? Dio è rimuneratore, premia il bene e punisce il male. È “costretto” a fare ciò perché è infinitamente giusto. Su questa terra anche le persone più malvagie e peccatrici ogni tanto compiono qualche azione buona, almeno nei confronti dei parenti e degli amici. Il Signore retribuisce in qualche modo anche quel poco di buono che essi hanno compiuto. In genere cerca di donare soprattutto le grazie necessarie alla salvezza eterna, ma quando vede che un'anima indurisce il cuore, soffoca i rimorsi della coscienza, rifiuta ostinatamente la misericordia di Dio, spreca tutti i lumi e le grazie che lo Spirito Santo le concede per convertirla, a quel punto diventa inutile ricompensarla con le grazie spirituali, poiché andrebbero inesorabilmente perse e l'anima sarebbe ancora più colpevole, allora a quel punto il Signore “abbandona” quella persona, cioè non le concede più grazie spirituali, ma solo benefici materiali (soldi, salute, ecc.) per ricompensare il poco di buono che ha compiuto su questa terra, mentre dopo la morte verrà condannata all'inferno eterno per le sue iniquità. Non si tratta di un abbandono “totale”, poiché la grazia sufficiente rimane disponibile fino all'ultimo istante di vita, ma senza le grazie speciali sarà moralmente impossibile che quell'anima si salvi. Ecco perché spesso si vedono che le persone che compiono il male, prosperano negli affari, godono di buona salute, ridono e si divertono, mentre le anime fedeli al Signore (pensiamo alla vita dei santi) spesso soffrono la povertà, le malattie, le persecuzioni e in certi casi addirittura il martirio. I cattivi che prosperano non sono da invidiare ma sono da compiangere, poiché la loro prosperità è segno che il Signore le sta ricompensando per qualche bene compiuto, mentre per l'eternità gli riserva il terribile castigo dell'inferno, dal quale non c'è più nessuna speranza di uscire. Invece, quando vediamo una persona compiere il bene e ricevere in cambio delle tribolazioni, è segno che il Signore la vuole salva (Dio castiga quelli che ama), la sta purificando delle imperfezioni commesse e le sta facendo guadagnare grandi meriti spirituali (se soffre con rassegnazione) in attesa di darle la ricompensa eterna del Paradiso. Ovviamente bisogna precisare che i cattivi, anche se immersi nelle ricchezze e nei divertimenti sfrenati, in realtà sono infelici poiché non hanno la pace interiore. Invece i buoni, pur immersi nel dolore e schiacciati dal peso della croce, vivono con la pace della coscienza e sono felici al solo pensiero che dopo il breve esilio in questa valle di lacrime potranno finalmente incontrare Dio nella Patria Celeste, per amarlo con tutte le proprie forze, per tutta l'eternità, in compagnia degli angeli e dei santi. Sant'Alfonso spiega mirabilmente questa dottrina della prosperità dei cattivi induriti nel male e delle sofferenze dei buoni nel libro “Apparecchio alla morte” e in altri scritti spirituali.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Non le sole disposizioni della persona aumentano il merito, ma tutte le circostanze che contribuiscono a rendere l'azione più perfetta. Le principali sono quattro:

a) L'eccellenza dell'oggetto o dell'atto che si compie. Vi è gerarchia nelle virtù: le virtù teologali sono più perfette delle virtù morali, quindi gli atti di fede, di speranza e massime quelli di carità sono più meritori degli atti di prudenza, di giustizia, di temperanza, ecc. Ma, come abbiamo detto, questi ultimi possono, per ragione dell'intenzione, diventare atti d'amore e parteciparne quindi lo speciale valore. Similmente gli atti di religione, che tendono direttamente alla gloria di Dio, sono più perfetti di quelli che hanno per fine diretto la nostra santificazione.

b) Per certe azioni, la quantità può influire sul merito; così, a parità di condizioni, un dono generoso di mille lire sarà più meritorio di uno di dieci centesimi. Ma ove si tratti di quantità relativa, l'obolo della vedova che si priva d'una parte del necessario, moralmente vale di più della ricca offerta di colui che si spoglia d'una parte del superfluo.

c) Anche la durata rende l'azione più meritoria: pregare, soffrire per un'ora vale più che farlo per cinque minuti, perchè questo prolungamento esige maggiore sforzo e maggior amore.

d) La difficoltà dell'atto, non per sè stessa ma in quanto richiede maggior amor di Dio, sforzo più energico e più sostenuto, quando non provenga da imperfezione attuale della volontà, accresce anch'essa il merito. Così resistere a una tentazione violenta è più meritorio che resistere a una tentazione leggiera; praticare la dolcezza quando si ha un temperamento portato alla collera e quando si è frequentemente provocati da chi ci sta attorno, è più difficile e più meritorio che farlo quando si ha un naturale dolce e timido e si è circondati da persone benevoli.

Non se ne deve però conchiudere che la facilità, acquistata con ripetuti atti di virtù, diminuisca necessariamente il merito; questa facilità, quando uno se ne giovi per continuare e anche aumentare lo sforzo soprannaturale, favorisce l'intensità o il fervore dell'atto, e sotto quest'aspetto aumenta il merito, come abbiamo già spiegato. Come un buon operaio, perfezionandosi nel suo mestiere, evita ogni sciupìo di tempo, di materia e di forza e ottiene maggior frutto con minor fatica; così un cristiano che sa meglio servirsi degli strumenti di santificazione, evita le perdite di tempo, molti sforzi inutili, e con minor fatica guadagna maggiori meriti. I Santi, che con la pratica delle virtù riescono a fare più facilmente degli altri atti di umiltà, d'obbedienza, di religione, non ne hanno minor merito per il fatto che praticano più facilmente e più frequentemente l'amor di Dio; e d'altra parte essi continuano a fare sforzi e sacrifizi nelle circostanze in cui sono necessari. In conclusione, la difficoltà accresce il merito, non in quanto è ostacolo da vincere ma in quanto eccita maggiore slancio e maggior amore.

Aggiungiamo solamente che queste condizioni oggettive non influiscono realmente sul merito se non in quanto sono liberamente accettate e volute e reagiscono quindi sulla perfezione delle interne nostre disposizioni.

CONCLUSIONE.

La conclusione che spontaneamente ne viene è la necessità di santificare tutte e ciascuna delle nostre azioni, anche le più comuni. Come infatti abbiamo detto, possono essere tutte meritorie, se le facciamo con mire soprannaturali, in unione con l'Operaio di Nazareth, il quale, lavorando nella sua bottega, meritava continuamente per noi. E se è così, qual progresso non possiamo fare in un sol giorno! Dal primo svegliarsi del mattino fino al riposo della sera, centinaia di atti meritori un'anima raccolta e generosa può compire; perchè non solo ogni azione, ma, quando si prolunga, ogni sforzo per farla meglio, per esempio, per cacciar le distrazioni nella preghiera, per applicare la mente al lavoro, per schivare una parola poco caritatevole, per rendere al prossimo il minimo servizio; ogni parola ispirata dalla carità; ogni buon pensiero da cui si trae profitto; in una parola, tutti i movimenti interni dell'anima liberamente diretti verso Dio, sono altrettanti atti meritori che fanno crescere Dio e la grazia nell'anima nostra.

Si può quindi dire con tutta verità che non c'è mezzo più efficace, più pratico, più facile a tutti per santificarsi, che rendere soprannaturali tutte le proprie azioni; questo mezzo basta da solo ad elevare in breve tempo un'anima al più alto grado di santità. Ogni atto è allora un germe di grazia, perchè la fa germogliare e crescere nell'anima, e un germe di gloria, perchè aumenta nello stesso tempo i nostri diritti alla beatitudine celeste.

Il mezzo pratico di convertire a questo modo tutti i nostri atti in meriti, è di raccoglierci un momento prima di operare, di rinunziare positivamente a ogni intenzione naturale o cattiva, di unirci a Nostro Signore, nostro modello e nostro mediatore, col sentimento della nostra impotenza, e offrire per mezzo di Lui le nostre azioni a Dio per la gloria sua e per il bene delle anime; così intesa l'offerta spesso rinnovata delle nostra azioni è un atto di rinunzia, di umiltà, di amore a Nostro Signore, di amore di Dio, di amore del prossimo; è un'accorciatoia per giungere alla perfezione. A pervenirvi più efficacemente abbiamo pure a nostra disposizione i Sacramenti.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

Pensiero del giorno

Ella è chiamata a farsi santa, presto santa, e una grande santa. Il Signore Le tiene preparate grazie senza numero, speciali e straordinarie. Lei deve corrispondere con prontezza e generosità.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 2 marzo 2019

Fecondazione artificiale imperfetta o impropria (* -)

Ogni tanto mi scrive un caro lettore del blog (verso il quale nutro gratitudine per ciò che ha fatto per me), il quale mi chiede informazioni e "consigli" su questioni religiose.


Caro D.,
(...) come stai? E' da tanto tempo che non ci sentiamo, come sai, godi della mia fiducia, quindi quando ho dei dubbi importanti mi permetto di approfittare della tua amicizia e usarti come mio consigliere, tu sei un Cattolico equilibrato e mi dai sempre risposte sagge, mentre, a volte, anche tra i sacerdoti ho trovato molta confusione e poca chiarezza su molti quesiti. Da qualche anno mi sono sposato con la ragazza di cui ti parlai, che mi dà l'opportunità di migliorare sia come uomo e come Cristiano, infatti la mia richiesta al Signore era di donarmi una donna che avesse questi requisiti, altrimenti sarei rimasto single, e Dio mi ha accontentato.

Purtroppo, ci è capitato di perdere un bambino, e ora da più di un anno stiamo riprovando a concepire, ma senza risultati, pertanto ci siamo rivolti a uno specialista che prima ha tentato con vari medicinali ma ora ci ha proposto la fecondazione assistita. (…) Puoi darmi un tuo parere per favore?

Grazie mille carissimo amico in Cristo.

Un caro Saluto.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                               sono contento di risentirti. Hai fatto bene a prendere in moglie una donna cristiana, non una donna mondana e “poco timorata di Dio”. Purtroppo, molte persone si accontentano che il futuro coniuge abbia un grazioso aspetto esteriore, senza preoccuparsi troppo dell’aspetto interiore, che è di gran lunga più importante. Se una moglie è davvero cristiana, sarà di valido aiuto nel raggiungere il supremo ed eterno traguardo, mentre se è “poco cristiana”, sarà di ostacolo alla salvezza eterna dell’anima del coniuge.

Sono contento di esserti stato di aiuto in passato, spero di esserlo anche in questa occasione. Diverse persone mi hanno ringraziato per i “buoni consigli” che ho fornito loro dopo che mi avevano posto dei quesiti, ma in realtà in questi casi c’è ben poca farina del mio sacco, poiché io cerco di limitarmi a riferire ciò che ho letto sui libri di Sant’Alfonso Maria de Liguori o di altri dotti e autorevoli autori. Anche in questo caso, per rispondere in maniera seria alla tua domanda, sono andato a rivedere un vecchio libro di Teologia Morale pubblicato ai tempi di Pio XII, sul quale si fa la distinzione tra “fecondazione artificiale perfetta”, la quale è sempre immorale, e “fecondazione artificiale imperfetta” (detta anche “fecondazione artificiale impropria”), la quale invece è lecita. Quest’ultima consiste nell’utilizzare degli strumenti per spingere il liquido seminale che il marito ha effuso nell'apparato riproduttivo della moglie mediante un rapporto sessuale, onde aiutare il seme virile a fecondare la sposa. Quindi per rispettare la Legge Eterna è necessario che il liquido seminale del marito venga effuso all'interno dell'apparato riproduttivo della moglie solo ed esclusivamente mediante un rapporto coniugale effettuato in modo naturale. I medici possono solo aiutare il seme virile spingendolo con degli strumenti fino a destinazione, onde agevolare la fecondazione della sposa.

Spero tanto che in Italia ci siano dei medici davvero cattolici che pratichino inseminazioni artificiali imperfette o improprie, onde poter dare a tante coppie la gioia di diventare genitori, senza però calpestare la Legge Eterna di Dio. Supplichiamo San Francesco da Paola e Sant’Antonio da Padova (i quali vengono spesso invocati dalle coppie che hanno difficoltà a concepire) affinché vi aiutino intercedendo per voi presso Dio e vi ottengano la grazia di procreare un bimbo da educare cristianamente.

I rapporti coniugali rimangono leciti anche se una coppia è sterile. Non solo sono leciti (se compiuti nel rispetto della Legge naturale che Dio ha scolpito nei nostri cuori) ma sono anche opere buone che fanno ottenere meriti per il paradiso. Ovviamente, per ottenere una ricompensa eterna, le opere buone, oltre che con retta intenzione, vanno compiute in stato di grazia, mentre se si è in peccato mortale fanno meritare ricompense materiali o anche le grazie necessarie alla conversione.

È importante "soprannaturalizzare" i rapporti coniugali, compiendoli non tanto con l'intento di provare piacere per se stessi, quanto piuttosto per rendere felice il proprio coniuge (i rapporti converrebbe considerarli non come un "voler possedere" il corpo altrui, ma come un "voler donarsi" alla persona che si ama) e soprattutto per dare gloria a Dio, il quale desidera che in questo modo si propaghi il genere umano. Oltre ad essere un onesto rimedio per la concupiscenza della carne, i rapporti coniugali sono utilissimi a fomentare l'affetto reciproco degli sposi (anche per questo motivo sono leciti e utili anche quando la coppia non è più fertile).

Se la vita matrimoniale viene vissuta in maniera altruista e cristiana, non in modo egoista e materialista, allora procura tanta gioia agli sposi e li fa avanzare a passo svelto nel cammino di perfezione delle proprie anime.

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

I diversi gradi della perfezione cristiana (-)

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I gradi per cui uno si eleva alla perfezione sono numerosi; e non è qui il caso di enumerarli tutti ma solo di notare le principali tappe. Ora, secondo la dottrina comune, esposta da S. Tommaso, si distinguono tre tappe principali, o, come generalmente si dice, tre vie, quella degli incipienti, quella dei proficienti, quella dei perfetti, secondo lo scopo principale a cui si mira.

a) Nel primo stadio, la principale cura degli incipienti è di non perdere la carità che possiedono: lottano quindi per evitare il peccato, sopratutto il peccato mortale, e per trionfare delle male cupidigie, delle passioni e di tutto ciò che potrebbe far loro perdere l'amor di Dio. Questa è la via purgativa, il cui scopo è di mondar l'anima dalle sue colpe.

b) Nel secondo stadio si vuol progredire nella pratica positiva delle virtù, e fortificar la carità. Essendo già purificato, il cuore è più aperto alla luce divina e all'amor di Dio: si ama di seguire Gesù e imitarne le virtù, e poichè, seguendolo, si cammina nella luce, questa via si chiama illuminativa. L'anima si studia di schivare non solo il peccato mortale, ma anche il veniale.

c) Nel terzo stadio, i perfetti non hanno più che un solo pensiero, star uniti a Dio e deliziarsi in Lui. Costantemente studiandosi di unirsi a Dio, sono nella via unitiva. Il peccato fa loro orrore, perchè temono di dispiacere a Dio e di offenderlo; le virtù li attirano, specialmente le virtù teologali, perchè sono mezzi d'unirsi a Dio. La terra quindi sembra loro un esilio, e, come S. Paolo, desiderano di morire per andarsene con Cristo.

[...]

Dei limiti della perfezione sulla terra.

Quando si leggono le vite dei santi e principalmente dei grandi contemplativi, si resta meravigliati al vedere a quali sublimi altezze può elevarsi un'anima generosa che nulla rifiuta a Dio. Nondimeno vi sono dei limiti alla nostra perfezione su questa terra (...).

1° È certo che non si può amar Dio tanto quanto è amabile: Dio infatti è infinitamente amabile e il nostro cuore, essendo finito, non potrà mai amarlo, anche in cielo, che con amore limitato. Possiamo quindi sforzarci d'amarlo sempre più, anzi, secondo S. Bernardo, la misura d'amar Dio è d'amarlo senza misura. Ma non dimentichiamo che il vero amore, più che in pii sentimenti, consiste in atti di volontà, e che il miglior mezzo d'amar Dio è di conformare la nostra volontà alla sua, come spiegheremo più avanti, trattando della conformità alla divina volontà.

2° Sulla terra non si può amar Dio ininterrottamente e senza debolezze. Si può certamente con grazie particolari che non sono rifiutate alle anime di buona volontà, schivare ogni peccato veniale deliberato ma non ogni colpa di fragilità; nè si diventa mai impeccabili, come la Chiesa ha in parecchie circostanze dichiarato.

[...]

3° Sulla terra non si può amar Dio costantemente o anche abitualmente con amore così perfettamente puro e disinteressato che escluda ogni atto di speranza. A qualunque grado di perfezione si sia giunti, si è obbligati a fare di tanto in tanto degli atti di speranza, e non si può quindi in modo assoluto restare indifferente alla propia salvezza. Vi furono, è vero, dei santi che, nelle prove passive, s'acconciarono momentaneamente alla loro riprovazione in modo ipotetico, cioè se tale fosse la volontà di Dio, pur protestando che in tal caso non volevano cessare d'amar Dio, ma sono ipotesi che si devono ordinariamente scartare, perchè di fatto Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini.

Si possono però fare, di quando in quando, atti di amor puro senza alcuna mira a sè stesso e quindi senza attualmente sperare o desiderare il cielo. Tal è, per esempio, questo atto d'amore di S. Teresa: "Se vi amo, O Signore, non è per il cielo che m'avete promesso; se temo d'offendervi, non è per l'inferno di cui sarei minacciata; ciò che m'attira verso di voi, o Signore, siete voi, voi solo, che vedo inchiodato alla croce, col corpo straziato, tra agonie di morte. E il vostro amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand'anche non ci fosse il paradiso, io vi amerei lo stesso; quand'anche non ci fosse l'inferno, pure io vi temerei. Nulla voi avete da darmi per provocare il mio amore; perchè, quand'anche non sperassi ciò che spero, pure io vi amerei come vi amo".

Abitualmente vi è nel nostro amor di Dio un misto d'amor puro e d'amore di speranza, il che significa che noi amiano Dio e per sè stesso, perchè è infinitamente buono, e anche perchè è la fonte della nostra felicità. Questi due motivi non si escludono, perchè Dio volle che nell'amarlo e nel glorificarlo troviamo la nostra felicità.

Non ci affanniamo quindi di questo misto e, pensando al paradiso, diciamo soltanto che la nostra felicità consisterà nel posseder Dio, nel vederlo, nell'amarlo e nel glorificarlo; così il desiderio e la speranza del cielo non impediranno che il motivo dominante delle nostre azioni sia veramente l'amor di Dio.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]