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martedì 19 marzo 2019

È valida l'assoluzione sacramentale se il confessore non dà la penitenza? (-)

Per la rubrica "Pillole di Teologia Morale" oggi si affronta il tema della penitenza sacramentale (detta anche "soddisfazione sacramentale"). Purtroppo, molti preti modernisti non l'impongono più ai penitenti. Se non viene data una penitenza, Sant'Alfonso Maria de Liguori insegna che l'assoluzione è valida lo stesso, ma il confessore commette peccato (grave se i peccati confessati erano mortali, veniale se i peccati erano veniali oppure mortali ma già confessati in passato).

Ecco una sintesi del capitolo riguardante la penitenza sacramentale, tratta da uno dei manuali di Teologia Morale di Sant'Alfonso (per rendere la lettura più scorrevole ho eseguito alcuni piccoli ritocchi lessicali).


Essendo che al peccatore, se vien rimessa la colpa, non sempre è rimessa tutta la pena, ma per lo più gli rimane a soddisfarla; perciò la terza parte del sacramento della penitenza è la soddisfazione sacramentale, la quale si chiama parte non essenziale, perché senza questa anche può esser valido il sacramento; ma integrale, poiché serve a far il sacramento intero. Su ciò bisogna notare più cose.

Si noti [...] che il confessore nel dar l'assoluzione è tenuto ad imporre la penitenza [...] Onde pecca, se non l'impone; e pecca gravemente, quando la confessione è stata di peccati mortali: ma se di soli veniali, o di mortali già confessati, è probabile [...] che non pecca gravemente. E benché il penitente subito dopo l'assoluzione si confessasse d'un nuovo peccato, pure il confessore deve dargli una nuova penitenza, almeno leggera. [...] La penitenza poi regolarmente deve imporsi prima dell'assoluzione, per vedere come l'accetti il penitente; ma può anche alle volte imporsi immediatamente dopo l'assoluzione, poiché allora va moralmente con quella unita [...]

Si noti [...] che la penitenza deve sempre imporsi sotto qualche obbligo. Ma si fa il dubbio, se possa il confessore dare una penitenza grave sotto obbligo leggero [...] comunemente, e molto probabilmente l'affermano Suarez, Filliuc., Enriquez, Fagund., Busemb., Segneri, Tambur., Dicast. ec., perché nel  sacramento della penitenza il sacerdote non è semplice ministro di Gesù Cristo come negli altri sacramenti, ma è vero giudice dal Salvatore costituito colla facoltà di sciogliere da' peccati, e di legare colla penitenza, sicché l'obbligo di questa dipende totalmente dal precetto del confessore. [...]

Si noti [...] circa la quantità della penitenza, ch'ella dev'essere proporzionata alle colpe. [...] la penitenza può diminuirsi per molte cause: per 1. Se il penitente è venuto molto contrito, o pure se prima egli ha fatte molte opere penali. Per 2. in tempo di giubileo, o d'indulgenza plenaria; ma sempre allora deve imporsi qualche penitenza [...]. Per 3. Se il penitente sia infermo di corpo, avvertendo il rituale, che agli infermi non deve imporsi per allora grave penitenza, ma solo per quando saran guariti. Che se l'infermo sia in articolo di morte, o destituito di sensi, allora si può assolverlo senza alcuna penitenza, quantunque sempre sarà bene imporgli qualche piccola cosa, di baciare il crocifisso, o d'invocare i nomi ss. di Gesù e di Maria, almeno col cuore, e simili. [...]. Per 4. può diminuirsi la penitenza, se il penitente è infermo di spirito, sì, che prudentemente si tema, che non adempia la soddisfazione proporzionata: [...]  È vero, che nel tridentino dicesi, che la penitenza deve corrispondere alla qualità dei delitti, ma ivi stesso si aggiunge, che le penitenze debbono essere pro poenitentium facultate, salutares et convenientes. Salutares, cioè utili alla salute del penitente: et convenientes, cioè proporzionate non solo ai peccati, ma anche alle forze del penitente. Quindi non sono salutari né convenienti quelle penitenze a cui i penitenti non sono atti a soggiacere per la debolezza del loro spirito, poiché allora queste più presto sarebbero cagioni di loro rovina. [...] E s. Tommaso dice [...] che siccome un piccolo fuoco si estingue se vi si sovrappongono molte legna; così può accadere, che il piccolo affetto di contrizione del penitente si estingua per lo peso della penitenza [...] s. Antonino [...] dice che deve darsi quella penitenza che si stima che il penitente appresso verosimilmente eseguirà, e che allora di buona voglia accetta. E se il penitente si protesta, che non ha forza di far la penitenza che si conviene, [...] allora, dice il santo, che se gli imponga in generale tutto ciò che farà di bene [...] le quali opere nel sacramento ingiunte come insegna anche l'angelico, avranno in virtù del sacramento maggior valore a soddisfare per li peccati commessi. Di più aggiungono probabilmente molti dottori, Lugo, Petroc., Croix, e Salmatic. col medesimo s. Antonino, esser giusta casa per diminuir la penitenza, di giudicare che così il penitente resti più affezionato al sacramento. [...] Insinua s. Francesco di Sales, [...] che giova perciò domandare al penitente se si fida di far quella penitenza; altrimenti gliela si muti. [...] Da tutto ciò si ricava con quanta imprudenza operino i confessori che ingiungono penitenze non proporzionate alle forze dei penitenti. Quanti di costoro alle volte non dubitano di assolvere facilmente i recidivi indisposti, ed ancora quei che stanno in occasione prossima di peccato, e scioccamente poi stimano di guarirli con imporre loro gravissime penitenze, ancorché vedano che certamente quelli non le adempiranno: impongono per esempio il confessarsi ogni otto giorni per un anno, a chi appena si confessa una volta l'anno: quindici poste di rosario a chi non lo dice mai: digiuni, discipline ed orazione mentale a chi non ne sa neppure il nome. E poi che ne succede? succede, che quelli benché accettino a forza la penitenza per ottenere l'assoluzione, tuttavia in seguito non la fanno, e credendo [...] di esser nulla la confessione fatta (come credono per lo più i rozzi), per non adempiere la penitenza data, di nuovo si rilasciano alla mala vita; ed atterriti dal peso della penitenza ricevuta pigliano orrore alla confessione, e così seguitano a marcir nelle colpe. E questo è il frutto, per molti miserabili, di tali penitenze che dicono proporzionate, ma debbono meglio dirsi improporzionatissime. [...]

Si noti [...] circa la qualità della penitenza, che non debbono imporsi penitenze perpetue o molto pesanti, come di entrare in religione, e tanto meno di contrarre matrimonio, il quale richiede una total libertà; di più non si impongano voti perpetui; anzi ancorché il penitente volesse far voto, per esempio di non ricadere, non gli si permetta se non a tempo, per vedere come l'osserva. Parlando poi della penitenza condizionata, per esempio di digiunare, o far limosina in ogni ricaduta futura, ben ella può imporsi; e quando si dà, ben è tenuto il penitente ad accettarla e ad eseguirla, come rettamente dicono Suarez, Laym., Bonac., Salmat., e Aversa (contro Diana ecc.); ma non è spediente darla per lungo tempo, perché facilmente poi si trascura, e si raddoppiano i peccati; può darsi dunque solamente per breve tempo, come per un mese, o sino all'altra confessione. Di più si avverta, che non possono imporsi penitenze pubbliche per peccati occulti, ma bensì per peccati pubblici [...]. Ma non deve costringersi poi il penitente a fare una penitenza pubblica, quand'egli rilutta, e lo scandalo può toglierlo d'altro modo, come con frequentare i sacramenti, visitar le chiese, o entrare in qualche congregazione ecc. [...]

Si noti [...] che le opere della penitenza debbono esser penali, [...] Queste opere penali si riducono al digiuno, limosina, ed orazione. [...] Sotto nome di digiuno vengono tutte le sorte di mortificazioni dei sensi. Sotto nome di orazione vengono anche le confessioni e le comunioni, le visite di chiese, ed ancora gli atti interni di carità, contrizione; o di meditazioni, i quali atti ben possono imporsi in penitenza [...] Può ben anche darsi in penitenza qualche opera alla quale il penitente è già obbligato, come di sentir la messa nelle feste, digiunare nelle vigilie, [...] perché tal opera, essendo soddisfattoria, allora si eleva per mezzo del sacramento al merito di soddisfazione sacramentale. Ciò può farsi, quando si conosce che il penitente è molto debole di spirito […].

Circa la pratica, la regola vuole, che s'impongano opere di mortificazione a' peccati di senso, di limosine a' peccati d'avarizia, d'orazione alle bestemmie, ec. Ma sempre bisogna veder ciò ch'è più spediente ed utile per lo penitente. Benché sono utilissime per sé le penitenze della frequenza dei sacramenti; dell'orazione mentale, e della limosina; nulladimeno in pratica riescono dannose per chi non mai o poco le ha usate. [...] Avverte s. Francesco di Sales, che non si gravi il penitente di molte cose, acciocché non si confonda, e si spaventi. [...]

In quanto all'accettar la penitenza, comunemente insegnano i dottori che il penitente è tenuto sotto colpa grave ad accettarla, quando ella è ragionevole; perché in ciò il confessore è suo vero giudice, a cui deve egli ubbidire [...]. Del resto [...] se il penitente stimasse quella penitenza troppo grave a rispetto del suo peccato, o almeno delle sue forze, e il confessore non volesse moderarla, ben può egli rinunciare a ricevere l'assoluzione e a cercare altro confessore.

In quanto poi all'adempire la penitenza, [...] pecca già gravemente chi non adempie la penitenza grave imposta per peccati gravi, e non ancora confessati; ma all'incontro pecca solo venialmente chi lascia una penitenza leggera imposta per leggere colpe, o per colpe già confessate […]. Il dubbio maggiore si fa se s'impone per penitenza una materia grave per peccati leggeri, o già confessati. [...] in tal caso, siccome il confessore non può imporre con obbligo una grave penitenza, così neppure il penitente è tenuto con obbligo grave a soddisfarlo. Non nego però con Roncaglia, che se per caso quei peccati, benché veniali, molto disponessero al mortale, ben può il confessore imporre penitenza grave sotto grave obbligo, per liberare il penitente dal pericolo del mortale […]. 

Si noti [...] che sebbene non v'è obbligo di adempire la penitenza prima della comunione, [...] nulladimeno pecca chi la differisce per lungo tempo, per esempio per un anno, ed anche per sei mesi, [...] ma non già se la differisce per un mese, purché la penitenza non sia medicinale, [...] e purché appresso potesse adempirla. [...]

Si domanda [...] chi possa mutar la penitenza; e come. È certo e comune appresso i dottori [...] che il penitente non può da sé cambiarsi la penitenza, anche in opera evidentemente migliore; poiché siccome non può la penitenza imporsi che dal solo confessore, così non può che dal solo confessore mutarsi. Il dubbio è se possa mutarsi da un altro confessore senza ripetere i peccati. Lo negano probabilmente Castropal., Lugo, Laym., Concina, Salmat, Holzm., Sporer ec., dicendo, che il penitente deve allora ripetere la confessione al nuovo confessore, almeno in confuso, per dargli notizia dello stato di sua coscienza. Ma molti altri anche probabilmente l'affermano, come Toled., Navarr., Bonac., Sa, e lo dicono probabile gli stessi Lugo, Laym., Salmat., Holzm., Sporer ec. La ragione è, perché in questa seconda confessione non si tratta di far giudizio delle colpe addotte nella prima, poiché quello è già fatto; ma solo della debolezza del penitente a soddisfare la prima penitenza. Si oppone: Ma la penitenza dev'esser medicinale, e come assegnerà la medicina chi non sa il male dell'infermo? Si risponde, che il confessore dalla stessa penitenza data può arguire la materia dei peccati per li quali era imposta, e così regolarsi nel mutarla, o diminuirla. E probabilmente, come dicono Navarr., Sporer e Tamb., il confessore senza richiesta del penitente può da sé mutargli la penitenza, quando prevede, che quegli verosimilmente seguirà a trascurarla come prima. [...] Si dubita poi se la penitenza possa mutarsi fuori della confessione. Si risponde [...] è certo, che non può farsi. [...] Bonac., Suarez, Navarr., Salmatic., ecc., [...] appena ciò permettono al confessore immediatamente dopo l'assoluzione prima che il penitente si parta dal confessionale. [...] 

Insegnare ai bambini la preghiera spontanea (* -)

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Racconta un parroco che un bambino povero, avendo la mamma ammalata in una misera soffitta, scrisse una lettera al suo Papà del Cielo e la imbucò nella cassetta delle elemosine. Tra i soldi delle offerte il parroco trovò quella lettera. Commosso da tanta ingenuità, andò all'indirizzo segnato sulla busta per portare un po' di aiuto. Fu così che il buon Dio esaudì la preghiera di quel bambino, che ebbe sempre più fiducia nel Signore e nell'efficacia della preghiera.

Un altro povero bambino di sette anni, credendo di essere solo in chiesa, stando vicino al Tabernacolo ripeteva: "Gesù, sii Tu mio padre. Gesù, sii Tu mio padre". Un signore che, non visto dal bambino, stava pregando lì vicino, gli si avvicinò e gli disse:

-Perché chiedi a Gesù di farti da padre?
-Sono rimasto orfano, non ho più nessuno. Pochi giorni fa è morto mio papà, e morendo mi ha raccomandato: "Prega Gesù perché ti faccia da papà".

Quel signore, commosso, gli disse:

-Il Signore ha esaudito la tua preghiera. Tu hai perduto il papà e io ho perduto il mio unico figlio. Se vuoi venire con me, io sarò il tuo papà, in nome di Gesù!


LA SAPIENZA DEI BAMBINI

Il bambino innocente tende naturalmente a Dio: è un'inclinazione che gli è stata messa nell'anima da Dio stesso nel Battesimo. Il bambino sente Dio, gusta Dio e, se lo si fa riflettere, se si eleva la sua mente e il suo cuore a Dio, ascolta volentieri quando si parla di Lui, e sarà portato a parlargli più spesso di quanto immaginiamo.

[...]

IL RISCHIO DI PERDERE DIO

A un papà o a una mamma fa piacere vedere il loro bambino che si avvicina spontaneamente, non per recitare un complimento imparato a memoria, ma per dire parole di affetto che gli escono dal cuore: "Mamma, quanto sei buona; ti voglio tanto bene... Papà, grazie per il bel giocattolo che mi hai comperato...".

Un papà mi raccontava, commosso, che suo figlio, al quale in occasione del suo compleanno aveva regalato un orologio, ogni tanto, durante il pranzo, si alzava e gli saltava al collo con mille espressioni affettuose come il cuore gli dettava, per esprimergli la sua gioia e la sua riconoscenza per il dono ricevuto.

Anche il Signore regala continuamente ai bambini, suoi figli carissimi, molti doni. E come potrebbe non gioire nel sentirsi ripetere da loro espressioni affettuose di riconoscenza che partono dal cuore, spontanee, e non sempre e solo delle formule imparate a memoria?

Che diremmo di un bambino che si limitasse a ripetere espressioni imparate a memoria da un libro, e non avesse mai una parola tutta sua, neanche in casa con i familiari?

Se non educhiamo i nostri bambini alla preghiera spontanea li priviamo, e con loro priviamo il Signore, di una grande gioia e lasciamo in essi una lacuna che rischia di non colmarsi più. Fatti adulti, troveranno come ostacoli sul loro cammino gli affari e le passioni... e se non sono stati abituati fin da piccoli a usare un linguaggio familiare con Dio, non ne sentiranno il bisogno e consumeranno i loro giorni nella freddezza verso il Signore, "arrangiandosi" come potranno, vivendo da illusi o da disperati, ma comunque in modo sterile e dannoso. E quanti ce ne sono in queste condizioni...!

Se si comincia a studiare una lingua da adulti, non si arriverà mai a una pronuncia perfetta. Così, se con Dio non si impara il linguaggio del cuore fin da bambini, è molto difficile impararlo da adulti.


INSEGNIAMO LA PREGHIERA SPONTANEA

Quando il bambino ha qualche pena, va spontaneamente dalla mamma e in lei cerca aiuto e conforto. Talvolta la mamma lo invita a rivolgersi al papà, se questi può fare qualcosa di più che lei non può fare.

E perché allora non suggerire al bambino di ricorrere anche al Signore e alla Madonna quando ha qualche bisogno, specialmente spirituale, qualche grazia da chiedere o qualche difficoltà da superare? Suggeriamo al bambino di pregare, di domandare ciò che desidera. Così più tardi, da adulto, quando avrà bisogno di qualunque cosa, di riuscire in qualche impresa, saprà a Chi rivolgersi per ottenere luce e forza nei suoi problemi.

Se invece, come già detto, è stato solo educato a dire meccanicamente qualche formula, senza mai conversare intimamente con Dio, a tu per tu, con espressioni sue, più tardi o lascerà del tutto quelle formule, a cui non ha mai dato grande importanza, e che ritiene cose da bambini o da vecchi, o continuerà a dirle senza attenzione, perché non gli ispirano alcuna fiducia, né elevano il suo cuore a Dio, a cui non è mai stato abituato a parlare con la confidenza di un figlio.

E così abbiamo uomini e donne che, mentre da bambini sulle ginocchia della mamma hanno pregato, nell'uso comune dell'espressione, cioè hanno detto delle preghiere, da adulti non pregano più, e vivono senza Dio! Le formule che dicevano da bambini, senza riflettervi, mancavano di calore, e per questo sono rimaste lettera morta per il loro cuore, e non hanno dato vita all'anima. È così che, pian piano, si è spento il gusto di Dio, donato da Dio stesso nel giorno del Battesimo.

[...]


INSEGNIAMO A PREGARE CON LE FORMULE

Che fare dunque? Non insegnare più ai bambini le solite formule di preghiere? No, sarebbe una conclusione sbagliata. La preghiera usuale, espressa con le formule è utile, anche perché può fornire un'ottima base alla preghiera spontanea.

Gesù ci ha insegnato la più sublime formula di preghiera. La Chiesa, nostra Madre e Maestra, prega per tutti, con formule comuni, e ci esorta a ripeterle con i suoi ministri.

Dobbiamo dunque far imparare e far dire le preghiere tradizionali, cercando, ovviamente, che non si riducano ad essere solo parole ripetute meccanicamente.

Bisogna far riflettere i bambini sul significato di quelle parole, perché, quando le recitano, accompagnino con la mente e col cuore ciò che dicono con la bocca.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]


lll

lunedì 18 marzo 2019

Il Cardinal Massaja e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

San Giuseppe ottiene grazie ai suoi de­voti e specialmente a coloro che diffon­dono il regno di Gesù Cristo.

Nella storia delle Missioni è celebre il Cardinale Massaia, apostolo dell'Abissi­nia. Egli amava teneramente San Giu­seppe e ne fu ricambiato con generosità.

Fu questo Cardinale che propagò in quella regione il culto del Santa Patriar­ca e che gli dedicò la prima Chiesa nella Missione di Escia. Dice il Massaia nelle sue Memorie: Nella Missione di Escia mancava l'acqua. Mi rivolsi a San Giu­seppe affinché provvedesse Lui. Trovai allora una sorgente, che potrebbe dirsi miracolosa, perché scaturisce dalla spac­catura di un masso, il quale sorge isola­to sulla punta di un sollevamento vul­canico. -

Continua il Cardinale: Soffrivo dell'in­debolimento della vista. Ritornato in Eu­ropa nel 1867, prima di rientrare nella Missione d'Africa, mi provvidi di parec­chie paia di occhiali di diverso grado. La vista s'indeboliva sempre più e gli oc­chiali erano impotenti ad aiutarmi. Non sapendo più cosa fare, tolsi gli occhiali e li deposi presso l'immagine di San Giu­seppe, dicendogli: Se volete che continui a lavorare nella vigna del Signore, pen­sate voi a ridarmi la vista! -

Da quel giorno sino ad oggi sono pas­sati circa dieci anni ed io ho letto e scrit­to senza alcuno stento e senza bisogno di occhiali. -

E' necessario rivolgersi a San Giusep­pe con molta fede.

domenica 17 marzo 2019

Consigli per evitare il Purgatorio (-)

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli


Abbiamo pensato ai morti e a coloro che stanno per rendere l'anima a Dio. Poichè dovremo morire anche noi, pensiamo un po' ai nostri interessi personali.

Come possiamo noi liberarci dal Purgatorio completamente ovvero ridurlo al minimo? E se avessimo peccato molto nel passato, come potremmo rimediare? Ecco lo scopo di quest'appendice.


L’amore di Dio

L'amore di Dio è un fuoco che distrugge il peccato ed anche la pena ad essa dovuta. Più forte è l'amore, più l'anima resta purificata.

Chi potesse emettere un solo atto di puro amore di Dio, nelle condizioni dovute, in un istante potrebbe annullare tutto il Purgatorio meritato in lunghi anni di vita.

Si esorta quindi a fare continui atti di amore di Dio, con più perfezione che sia possibile, specialmente quando ci si accosta al Sacramento della Confessione.

L'atto d'amore di Dio, perfetto, non abbisogna di molte parole; può farsi anche in un attimo con il pensiero. Il sentimento dominante però sia questo: o Dio, mi umilio riconoscendo le mie colpe! Le detesto con tutto il cuore, dalla più grande alla più piccola, perchè con esse ho offeso voi! Signore vi amo con tutto il cuore e lavate col vostro Sangue l'anima mia! -

Chi sa quanto Purgatorio venga diminuito, ogni qualvolta una persona si mette in tale disposizione di animo!

Non si conosce abbastanza il valore dell'atto d'amor di Dio, per questo tanti non lo sfruttano a proprio vantaggio. Si consiglia di farlo almeno mattino e sera e quando si è davanti al Tabernacolo; davanti all'immagine di Gesù Crocifisso, sanguinante, è facile eccitarsi al vero dolore dei peccati ed anche al puro amore di Dio.


L'amore del prossimo

Il primo comandamento è l'amore di Dio; il secondo è simile al primo ed è l'amore del prossimo.

L'esercizio della carità, cioè compiere le opere di misericordia corporali e spirituali, è il segreto per evitare il Purgatorio. Ad ogni atto di carità, compiuto in grazia di Dio e con retta intenzione, corrisponde una grande sottrazione di pena temporanea, più che con atti di altre virtù, perchè la carità è la regina delle virtù. Non si dimentichi che il Giudizio Universale sarà fatto esclusivamente sull'esercizio della carità; basta leggere il Vangelo per convincersene.


Pensare al Purgatorio

Sono già troppi i peccati commessi. Chi teme il Purgatorio, faccia di tutto per vivere in grande delicatezza di coscienza. La vita cristiana edificante risparmia il Purgatorio ed è una predica continua, che avvicina le anime a Dio. In questo secolo di raffreddamento religioso, in cui si corre pazzamente dietro al piacere ed ai divertimenti, è difficile restare esenti dalla corruzione, se non si medita sui castighi riservati al peccato nell'altra vita. Pensando seriamente al Purgatorio, è assai difficile, anzi impossibile, cadere in peccato. Lo dice Dio stesso: Ricordati dei tuoi novissimi e non peccherai in eterno! -


Messe in vita

Si sogliono celebrare molte Messe per i morti e poche per i vivi. Da che ho raccomandato dal pulpito e con la stampa di far celebrare Messe per l'anima propria mentre si è in vita, molti si son decisi a farlo.

Ciascuno pensi all'anima sua mentre è su questa terra e non abbia troppa fiducia nei suffragi che i parenti faranno dopo la morte. Appena si muore, dei parenti e degli amici alcuni piangeranno, altri non faranno neppure questo, taluni diranno: Che anima buona! Certamente è in Paradiso! - I suffragi potranno ridursi a qualche preghiera ed a qualche Messa sporadica.

Conoscevo una signorina attempata, molto pia e ricca. Lasciò per testamento i suoi beni ai parenti e lasciò pure il denaro per duemila Messe di suffragio, da celebrarsi al più presto. Gli eredi non vollero farle celebrare e divisero il denaro. Quanto avrebbe fatto meglio la signorina ad applicarsi le Messe mentre era viva!

Per conoscere l'utilità delle Messe in vita si ricordino i frutti del Santo Sacrificio:

1° Merito di gloria per il Cielo.

2° Merito impetratorio per ottenere grazie.

3° Merito soddisfattorio per scontare i peccati, cioè abbreviare il Purgatorio.

Quando i vivi fanno celebrare una Messa per un defunto, a questi arriva soltanto il merito soddisfattorio ed arriva in quella misura che vuole Iddio, potendo, come si è detto innanzi, dare il Signore il merito soddisfattorio ad un'altra anima, o in parte o tutto. Il suffragio arriverà ai morti quando si celebreranno le Messe; cosicché le anime purganti dovranno aspettare con ansia.

Quando le Messe si fanno celebrare in vita, l'anima acquista tutti e tre i meriti ed invece di aspettare il suffragio dopo morte, giunta nell'altra vita i peccati li trova già scontati, in parte o totalmente.

Le Messe per i vivi non si possono chiamare Messe Gregoriane; quindi non sarebbe esatto dire al Sacerdote: Desidero celebrate le Messe Gregoriane. -


I legati

Un ottimo mezzo per liberarsi dal Purgatorio è il pio legato, cioè destinare i propri beni a qualche opera pia.

Chi ha eredi diretti che non nuotano nell'abbondanza, non farebbe bene a lasciare un legato religioso, privando i figli del necessario.

Chi non ha eredi diretti e può disporre del suo, se tra i parenti c'è qualcuno veramente bisognoso, il primo bene lo faccia al parente. Se ciò non fosse, si assegnino i beni ad opere pie.

Quando una persona vive nell'agiatezza, è un male aumentare la ricchezza, se non ha diritto all'eredità; il più viene facilmente sprecato.

Non s'illudano certe persone, troppo attaccate ai nipoti. Quando costoro ricevono l'eredità, tranne rare eccezioni, dicono: Poteva morire prima!... E perchè non mi ha lasciato di più?... - All'esterno, per convenienza, forse si mostreranno addolorati, ma nel cuore godranno. Certe eredità vanno a finire in festa, donde il detto: I morti alla vita eterna ed i vivi alla taverna!

Sogliono i nipoti ricompensare l'eredità con molti suffragi? Càpita raramente. Può avvenire invece che qualche nipote, deluso nella speranza di ricevere di più, maledica l'anima trapassata. Ho visto in una famiglia un grande quadro in pittura; aveva al centro un grosso strappo. Son venuto a sapere che un nipote aveva dato una coltellata sul quadro alla direzione del cuore, perchè arrabbiato per le disposizioni testamentarie dello zio.

Dice Gesù: Fatevi degli amici col mammona d'iniquità, cioè col denaro, affinchè quando sarete venuti meno, possiate essere ricevuti negli eterni tabernacoli! -

Chi può, lasci i beni, o tutti o in maggioranza, a qualche ospizio di beneficenza, o a qualche ospedale. Si pensi alle Missioni ed all'Opera dele Vocazioni Sacerdotali. Quanti giovani non possono divenire Sacerdoti per mancanza di mezzi!

Per i legati ci si consigli bene con persona prudente e competente, affinchè il testamento non possa essere impugnato da qualcuno e non si sprechi il denaro in cause disastrose.

Il bene che faranno i Sacerdoti, tirati su con borse di studio, gli atti di carità che riceveranno gli orfanelli ed i ricoverati negli ospedali, oltre ad arricchire di gloria eterna il testatore, abbrevieranno il suo Purgatorio o lo renderanno esente del tutto.


Il Privilegio Sabatino

A conclusione del lavoro, dedichiamo qualche pagina alla Regina del Purgatorio.

La Madonna ha ottenuto dal suo Divin Figliuolo Gesù un insigne favore a vantaggio dei suoi devoti, cioè l'esenzione completa o quasi completa del Purgatorio. Sappiamo questo dietro una rivelazione avuta da S. Simone Stok.

Pregava questo Santo, quand'ecco apparirgli la Vergine con Gesù Bambino in braccio, avente in mano l'abitino del Monte Carmelo. La Madonna prese a dire: Chiunque porterà degnamente questo abitino in mio onore, il primo sabato dopo la morte sarà da me liberato dal Purgatorio. -

I Sommi Pontefici hanno approvato e raccomandato vivamente questa devozione alla Madonna del Carmine.

Per godere del Privilegio Sabatino, così chiamato perchè si esce dal Purgatorio il primo sabato dopo la morte, ci sono delle condizioni da osservare:

1. - Deve portarsi l'abitino della Madonna del Carmine, ovvero una medaglietta che abbia da una parte l'immagine del Cuore di Gesù e dall'altra quella della Madonna, di qualsiasi titolo. Tanto l'abitino quanto la medaglietta devono portarsi al collo e tenersi sempre.

2. - E' necessario che l'abitino o la medaglietta ricevano la benedizione dal Sacerdote che ne abbia la facoltà.

3. - E' prescritta ogni giorno la recita del Piccolo Ufficio della Madonna, ovvero bisogna astenersi dal mangiare la carne nei mercoledì, nei venerdì e nei sabati. Il Sommo Pontefice ha dato facoltà ai Sacerdoti Confessori di cambiare questa condizione in qualunque altra opera buona. Ordinariamente i Confessori assegnano la preghiera di alcuni Pater, Ave e Gloria, da recitarsi ogni giorno.

4. - L'ultima condizione, che è la più importante, è la seguente: Praticare bene la virtù della purezza, in conformità al proprio stato. - Chi è dunque nella vita matrimoniale, osservi bene la purezza coniugale; chi non è nel matrimonio, pratichi con delicatezza la purezza verginale. Chi non è puro nei pensieri, negli sguardi, nelle parole e nelle azioni non si riprometta questo Privilegio. Tuttavia, se capitasse qualche caduta, si pensi subito a rialzarsi.


Onoriamo la Madonna

La Madonna è la Regina del Purgatorio.

Narra San Pier Damiani che ai suoi tempi c'era il pio uso nel popolo romano di visitare, nella notte della vigilia dell'Assunta, le principali Basiliche di Roma con ceri in mano.

Accadde che una nobile dama, mentre pregava nella Chiesa dell'Ara Coeli, sul Campidoglio, vide comparirsi dinnanzi una signora che le sembrava di riconoscere e che era morta da parecchi mesi. Presala per mano e trattala in disparte, le chiese:

- Non siete voi la mia madrina Marozia, che mi tenne al fonte battesimale? 

- Sì, sono proprio quella.

- E come vi trovate qui, se siete morta da tempo?

- Sino ad oggi sono rimasta in un fuoco cocentissimo in pena, delle molte vanità; ma in occasione di questa festa dell'Assunzione, Maria Santissima è scesa in Purgatorio a liberarmi assieme a moltissime altre anime, che superano il numero degli abitanti di Roma. In riconoscenza di tale liberazione, che Ella rinnova tutti gli anni in questa festa, noi ci rechiamo durante la notte nei suoi santuari; che se i vostri occhi vedono me sola, sappiate che siamo in grande moltitudine. -

L'interlocutrice ascoltava attonita e dubbiosa; allora la defunta soggiunse: In prova di quanto vi ho detto, vi annunzio che tra un anno e precisamente nel giorno dell'Assunta, anche voi morrete; e se ciò non avvenisse, riterrete per non vero quanto vi ho detto. -

San Pier Damiani ci fa pure sapere che quella dama, dopo un anno di santa vita, morì proprio nel giorno dell'Assunta.

La Madonna è la nostra buona Madre, in vita, sul letto di morte e nel Purgatorio; ma non si può attendere la sua amorosa protezione, se non la si onora.



[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli]

sabato 16 marzo 2019

Offrire a Dio il Santo Sacrificio della Messa

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


Questo unico sacrificio della nuova legge racchiude in sè tutti i sacrifici della legge antica, e da solo procura alla SS. Trinità maggior gloria ed onore, che non tutti insieme i sacrifici dell’antico patto. Nella legge mosaica si offerivano quattro sorta di sacrifizi: l’olocausto, per riconoscere il supremo potere di Dio sulle creature, ed onorare la sua divina maestà e celebrare la sua infinita bontà: e questi si dicevano sacrifici latreutici; i sacrifici eucaristici, o di ringraziamento, in riconoscenza dei benefici ricevuti; i sacrifizi espiatori o propiziatori, per l’espiazione dei peccati degli uomini, propiziandoci così il Signore prima sdegnato per le nostre colpe; ed i sacrifici pacifici od impetratori, stabiliti per domandare ed ottenere le grazie necessarie onde camminare nella via della giustizia. Il sacrifizio della Messa da solo produce questi quattro medesimi effetti, e li produce in un modo infinitamente più perfetto, essendo stato istituito ed offerto da Gesù Cristo per questi medesimi fini, cioè per onorare la suprema maestà di Dio, per ringraziarlo dei suoi favori, per riparare le ingiurie che gli son fatte dal peccato, e per ottenere da lui tutte le grazie di cui l’uomo ha bisogno. È pertanto necessario assistere al santo sacrificio della Messa con gran rispetto e raccoglimento e divozione, se si vogliono da essa ricavare i frutti che può recare, pensando che è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che immola se stesso sull’altare per le mani del sacerdote, come fu immolato sul Calvario per le mani dei carnefici; è la medesima vittima e il medesimo sacrificatore principale.

Gesù Cristo sacerdote offerente.

Conviene che tu noti bene ciò che dissi qui sopra, che il primario e vero offerente di questo santo sacrifizio è Gesù Cristo medesimo: non è il sacerdote, non è il vescovo, neppure il Papa. Non volle Gesù che il sacrificatore fosse un angelo, neppure che fosse la stessa sua madre santissima; volle essere egli medesimo, prete dei preti, vescovo dei vescovi, Figlio unico di Dio, sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech. È lui che dà alla santa Messa la sua eccellenza incomparabile. I sacerdoti non ne sono che i servitori. Essi imprestano a Gesù, direi così, la loro bocca, la loro voce, le loro mani per l’esecuzione del divin sacrifizio, ma il sacrificatore è Gesù medesimo. Il dolce Salvatore si degna di farsi nostro sacerdote, nostro medico, nostro avvocato! [...]

Valore della Messa.

Segue da ciò, che ogni Messa è d’un valore che ha dell’infinito, ed è celebrata da Gesù Cristo stesso con una divozione, un rispetto, un amore al disopra di quello che possono comprendere gli angeli e gli uomini. Noi pertanto non possiamo comprendere tutta l’eccellenza del sacrifizio dell’altare. Oh Gesù! Quale incomprensibile mistero, e quale fortuna per noi, poveri peccatori, di essere ammessi ad assistere alla santa Messa e di potercene appropriare i frutti! Considera attentamente, o mio buon figliuolo, il vantaggio che te ne proviene dal poter assistere a così santo sacrificio. Nostro Signore si offre per te; egli si fa mediatore tra la tua colpabilità e la giustizia divina; egli trattiene i castighi che ogni giorno meriterebbero i tuoi peccati. Oh! se aprissi bene gli occhi a questa verità, quanto ameresti la santa Messa! Come sospireresti la fortuna di potervi assistere, come l’ascolteresti devotamente, come soffriresti ogni qualvolta fossi impossibilitato di assistervi! Quanto anzi desidereresti di poterne ascoltare varie ogni giorno!

Altri offerenti.

L’essere Gesù Cristo medesimo in persona il vero sacrificatore e principale sacerdote della Messa, non toglie nulla di dignità ai sacerdoti terreni di cui egli vuole materialmente servirsi. Sono essi con ciò elevati a rappresentare Gesù Cristo medesimo, tengono le veci di Gesù ed agiscono in nome di Gesù. Essi sono i ministri, gli strumenti che gli prestano le loro mani e la loro voce. Ma bisogna ancora sapere che in terzo luogo sono offerenti del sacrifizio anche quelli che partecipano alla santa Messa, poiché tutti i fedeli in unione di Gesù e del sacerdote hanno il potere di offrire il santo sacrificio. Inoltre vanno notati come offerenti, e perciò il valore della Messa è applicato primieramente a loro, quelli che somministrano la limosina per farla celebrare; quelli che procurano l’apparato necessario per il sacrificio; ed infine tutti coloro, che impediti dalle loro occupazioni non potendo assistervi corporalmente, vi si uniscono con l’intenzione. Tutti costoro offrono la vittima divina e partecipano al frutto dell’offerta.

L’offrire la Messa è privilegio di tutti.

Tengo per certo che una delle più eccellenti grazie che Dio abbia accordate a tutti i fedeli, senza distinzione di sesso, d’età o di stato, sia questa: che non abbia concesso ai sacerdoti soltanto, ma altresì a tutti gli uomini di poter offrire a sua divina maestà questo augusto sacrificio. È per questo che l’apostolo San Pietro proclamò i fedeli stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo di acquisto, affinchè esaltino le virtù di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Gesù ti dà il diritto di offerire questo sacrificio non solo per te, ma a modo dei sacerdoti anche per gli altri, cioè per coloro, chiunque essi siano, per cui l’offri. E questo è certo, poiché nel canone della Messa il sacerdote dice espressamente non essere il sacerdote solo che offre il sacrifizio, ma essere tutti i circostanti. E nell’Orate fratres il sacerdote, voltandosi ai fedeli, aggiunge: « Affinchè il mio e vostro sacrificio sia accettevole presso Dio Padre onnipotente ». E dopo l’elevazione del calice il sacerdote ripete che non è egli solo, ma unito al popolo che offerisce alla sovrana maestà, un sacrificio puro, santo ed immacolato. Bisogna pertanto che chi assiste al santo sacrificio, o colle parole o almeno con l’intenzione, si unisca al sacerdote, onde partecipare più abbondantemente del frutto del sacrificio. Che privilegio hai tu sebbene non sacerdote, di poter offrire così facilmente il corpo ed il sangue del Salvatore! Oh! approfitta di questo potere! Esercita tutti i giorni quel sacerdozio di cui la misericordia di Dio ti ha investito, e pensa proprio ad unirti spiritualmente al sacerdote, e ad offerire con lui il divin sacrificio. Senza questo non sentiresti bene la Messa; perchè ascoltare la Messa non è solamente esser presente materialmente, è offerire il sacrificio in unione col sacerdote.


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p. Franciscus Paleari].

Circa il grave dovere di educare cristianamente i bambini (-)

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera. Insegniamo loro ad ammirarlo anche nella natura. Mostriamo come si parla con Dio nelle gioie e nei dolori, nella riconoscenza e nella richiesta di aiuto. Ci sentano manifestare al Signore il nostro nulla, la nostra debolezza, ma anche la nostra lode alla sua grandezza e la nostra fiducia in Lui.

Quando portiamo il bambino in Chiesa, indichiamogli il Tabernacolo dove si trova Gesù. Sentendo come noi parliamo ai Signore, imparerà anche lui il linguaggio della fede e dell'amore.


GENITORI... EDUCATORI...

... il Signore vi ha consegnato i bambini perché glieli teniate un momento, li conserviate per Lui, e glieli rendiate a suo tempo... proprio come fareste voi genitori se affidaste a una baby-sitter i vostri figli. Se vi accorgeste che questa distoglie i bambini dall'amore verso di voi non glieli affidereste più. Mamme, papà, educatori, cercate che Dio trovi in voi quella corrispondenza che vuole da voi come custodi dei suoi figli prediletti!

Nell'Antico Testamento i genitori offrivano a Dio nel tempio i loro primogeniti e, per riaverli, li riscattavano con un'offerta. Ogni bambino è prima di tutto di Dio, e il Signore vuole che il papà e la mamma glielo offrano. Ricordatevi che è da Dio che avete ricevuto i vostri figli: ve li ha affidati perché, con un'opera intelligente, attenta e generosa di educazione alla fede e all'amore, li prepariate come fiori destinati ad abbellire il suo giardino eterno: il paradiso.

Pregate per i vostri bambini prima ancora che sboccino alla vita e poi accompagnateli sempre con la vostra preghiera.

Le grazie che potete attirare su di loro con le vostre preghiere sono il più bel patrimonio che potete lasciare ad essi in eredità, per la vita terrena e per la vita eterna.

Tra le prime parole da far pronunciare al bambino ci siano i santi nomi di Gesù e di Maria.

Nel Battesimo Dio ha dato al bambino la sua stessa vita e la tendenza al soprannaturale. Da quel giorno Dio lo attira a sé, vuole per sé quel piccolo cuore; ma è necessario che noi aiutiamo e guidiamo il bambino ad andare al Signore.

Come il bambino non può imparare le normali cose della vita se non c'è chi lo aiuti, così nella vita dell'anima non saprà mai come fare a mettersi in contatto col Signore se i suoi educatori (soprattutto voi genitori) non formano quella "istintiva" capacità che ha, grazie al Battesimo, di tendere a Dio e di comunicare con Lui. Dio vuole che facciamo tutto il possibile per portare a Lui queste sue creature predilette. Non deludiamo il Signore e non danneggiamo il bambino con la nostra indifferenza o superficialità.

Fioriranno allora attorno a noi dei bambini che ci stupiranno per la precocità in ogni virtù e ci sarà facile, e bello, e utile guardare a loro come ai nostri migliori maestri di sensibilità e di innocenza.

Questi bambini, aiutati a prendere coscienza della dimensione soprannaturale della vita, crescendo in età, non saranno solo degli esperti operatori nelle cose terrene, ma in ogni situazione faranno risaltare la loro profonda identità di figli di Dio nella generosa offerta di se stessi.




[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]

venerdì 15 marzo 2019

Possedere una casa non è peccato

Tempo fa un lettore del blog mi ha detto che voleva comprare una casa ma aveva il timore che ciò fosse contrario agli insegnamenti del Vangelo.


Caro fratello in Cristo, 
nel cammino spirituale bisogna fare attenzione agli scrupoli, i quali fanno temere che siano peccaminosi degli atti che in realtà sono moralmente leciti.

Acquistare una casa non è peccato né grave né veniale. Infatti ti serve per poter vivere dignitosamente insieme a tua moglie e alla vostra prole. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri beni materiali utili al tuo stato. Dio vuole che i fedeli laici posseggano dei beni, purché non vi attacchino il cuore in maniera disordinata. I tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che l'avarizia è il disordinato desiderio dei beni temporali. In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera. Ma non penso tu voglia possedere una casa con desiderio disordinato.

Quando Gesù nel Vangelo propose a un giovane ricco di vendere i propri beni materiali per darli ai poveri e poi divenire un suo discepolo, si trattò solo di un consiglio, non di un obbligo. Così come è solo un consiglio quello di San Paolo quando scrisse che è meglio rimanere vergini che sposarsi. Il consiglio evangelico della povertà deve essere praticato dai religiosi (frati, monaci e suore) i quali hanno fatto voto di osservarlo. Sarebbe triste se un frate francescano acquistasse una casa per scopi personali, non sarebbe un comportamento degno di un seguace di San Francesco d'Assisi. Ma tu non sei un frate, sei un fedele laico. Anche molti santi fedeli laici hanno posseduto case, terreni o altri beni materiali utili al proprio stato. Acquistare una casa è una cosa molto utile per il bene della tua famiglia, quindi il Signore non sarà dispiaciuto se avrai un immobile di tua proprietà. 

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Gli scritti alfonsiani fanno ancora un gran bene alle anime

Un ragazzo mi ha confidato di essersi innamorato degli scritti spirituali di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Carissimo Cordialiter,
GRAZIE PER QUELLO CHE FAI! Attraverso il tuo blog ho conosciuto gli scritti di sant’Alfonso (ho letto “Apparecchio alla morte”, “Uniformità alla volontà di Dio”) ora sta incominciando a leggere “Pratica di amar di Gesù Cristo”! Nel frattempo nel mio cuore sento sempre di più di voler dedicare la mia vita a Gesù Buono… sarebbe bellissimo poter diventare religioso e chissà magari un giorno sacerdote. […] In tutto questo volevo ringraziarti per il tuo blog. Leggo ogni giorno e mi dà forza e coraggio. […]

Che Dio ti benedica.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
sono molto contento che tu abbia letto alcuni libri di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Penso che i suoi scritti spirituali siano un potente strumento per convertirsi sinceramente a Dio. Oltre ai titoli che hai citato tu potresti leggere anche "Le Glorie di Maria", "Visite al Santissimo Sacramento", "Del gran mezzo della preghiera", "Riflessioni devote", "Via della salute", "L'amore delle anime", ecc., che si trovano facilmente e gratuitamente sul web in formato elettronico.

Sono contento anche del fatto che il mio blog ti sia di aiuto nel cammino spirituale. Il mio scopo è appunto quello di edificare le anime dei lettori per dare gloria a Dio.

In Gesù e Maria,

Cordialiter 

giovedì 14 marzo 2019

Preghiera da recitare prima della Santa Messa (-)

Tempo fa una gentilissima lettrice mi ha inviato una bella preghiera scritta ai tempi del grande San Pio X, da recitare prima della Santa Messa.


Carissimo Cordialiter, 
                                         come ti ho già scritto in precedenza seguo i tuoi blog molto "salutari" dagli Stati Uniti. Oggi ti scrivo per condividere con te alcune gioie recenti. 

1. Devi sapere che circa un anno fa ho notato che c'erano tre statue non certo angeliche nel giardino di una casa davanti alla quale passo quasi tutte le mattine per andare a Messa o per portare mio figlio a scuola. In inglese queste figure si chiamano gargoyles. Ebbene, dopo avere letto sui tuoi blog e sul Settimanale di Padre Pio quanto anche una sola Ave Maria può essere efficace contro il nostro nemico, ho deciso di pregare la Madonna perché intervenisse in qualche modo a togliere quei tre mostriciattoli da quella casa. Ho così coinvolto mio figlio e tutte le volte che passavamo davanti a quella casa dicevamo un'Ave Maria. Devo essere sincera, dopo alcuni mesi il nostro fervore si era un po' attenuato, ma mai spento del tutto. La Madonna però ci ascolta sempre e al mio ritorno dalle vacanze in Italia ho trovato quella casa disabitata. Chi vi abitava ha traslocato e con le altre cose si è portato via anche le tre statue. Non puoi immaginare la nostra gioia. Adesso, quando passo davanti a quella casa mi viene spontaneo innalzare un canto alla Madonna. Per fortuna sono in macchina. Se qualcuno mi sentisse penserebbe che sono matta. A dire il vero mi sento anche un po' in colpa, perché in qualche momento mi sono un po' scoraggiata e ho dubitato che la mia preghiera sarebbe stata esaudita. 

2. Ho iniziato da alcuni mesi ad andare alla Messa in latino e sto cercando di coinvolgere anche i miei figli. Mio figlio quindicenne ne è entusiasta. Mio marito purtroppo non è cattolico, ma si è un po' incuriosito ed ha espresso il desiderio di venire con noi qualche domenica. Spero tanto che quando deciderà di accompagnarci se ne innamorerà anche lui e comincerà ad avvicinarsi alla nostra religione. 

In questa parrocchia il catechismo viene insegnato solo da sacerdoti e seminaristi. Il velo e un abbigliamento modesto è richiesto e ne è la regola. Addirittura all'entrata della chiesa, in un cestino, ci sono alcuni veli a disposizione di chi non l'ha o se l'è dimenticato. In un armadietto ci sono anche dei vestiti "più coprenti" per chi per qualsiasi ragione ne avesse bisogno. Il silenzio regna in chiesa anche prima e dopo la Messa. Un sacerdote è sempre a disposizione per le confessioni prima di ogni messa e qualche volta anche durante. E la qualità delle omelie! Solo  queste sarebbero un motivo sufficiente per scegliere di andare in questa chiesa. Penso sia una mia immensa fortuna avere questa parrocchia dedicata esclusivamente alla Messa latina a solo quindici minuti da casa mia. Il nostro precedente vescovo, ora in pensione, è stato veramente generoso nel concedere questa parrocchia. 

3. Vorrei condividere con te una preghiera da offrire prima della S. Messa. L'ho trovata sul messalino della Fraternità Sacerdotale S. Pietro a disposizione dei fedeli per seguire la S. Messa. Ti ho allegato un file. Questa preghiera e' stata scritta al tempo di Papa Pio X. 

Il motivo per cui desidero condividerla con te è perché tutte le volte che leggo questa preghiera provo una grande pace interiore. Mi aiuta enormemente a predispormi per la S. Messa. È come se la mia anima si alleggerisse perché Gesù si fa carico di tutto. 

Da una ricerca su internet questa preghiera è tra le preghiere che i messali tridentini editi qui negli Usa suggeriscono di recitare prima della S. Messa. Mi ci è voluto un po' di tempo prima di trovarla in italiano. Forse tu la conosci già. Conosci la preghiera di S. Ambrogio e S. Giovanni Crisostomo da recitare prima della S. Messa? 

Grazie per avermi ascoltata. 
Cordiali, anzi cordialissimi saluti.

(Lettera firmata)


OFFERTA DA FARSI AL PRINCIPIO DELLA S. MESSA

Eterno Padre, mi unisco alle intenzioni e agli affetti che ebbe Maria SS. Addolorata sul Calvario, e vi offro il Sacrifizio che di se stesso fece sulla croce ed ora rinnova su questo santo altare il vostro diletto Figlio Gesù:

1. Per adorarvi e darvi l’onore che meritate, confessando in Voi il supremo dominio su tutte le cose, da Voi l’assoluta dipendenza delle medesime, in Voi il nostro unico ed ultimo fine.

2. Per ringraziarvi degli innumerevoli benefici ricevuti;

3. Per placare la vostra giustizia irritata per tanti peccati e darvene degna soddisfazione.

4. Per implorare grazia e misericordia per me, per... (si indica la persona per cui si vuol pregare), per gli afflitti e tribolati, per i poveri peccatori, per il mondo tutto e per le anime benedette del Purgatorio.


lll

Guarito grazie a San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

Gratitudine

Pubblico una e-mail che tempo ho inviato a un generoso sostenitore del blog.


Caro (...),
quando nel 2008 ho aperto il blog "Cordialiter" (sembra passato un secolo!) si respirava ancora l'atmosfera di entusiasmo per il motu proprio Summorum Pontificum che era ancora "fresco di stampa" (era stato promulgato l'anno prima). Sull'onda dell'entusiasmo nacquero tanti blog filo tradizionali, molti dei quali sono scomparsi dopo qualche tempo. Ti confesso che anche io ho pensato varie volte di "tagliare la corda", poiché gestire seriamente un blog assorbe un sacco di tempo (soprattutto per rispondere alla corrispondenza... sembro una calamita per persone che hanno problemi di vario genere, alle quali cerco di dare qualche parola di conforto onde evitare che possano sentirsi abbandonate da tutti e cadere in depressione... quante sono!). Non ti parlo poi di certi tradimenti che ho subito persino da persone che avevo beneficato, ti dico solo che fa male ricevere "pugnalate alle spalle" da parte di gente che consideravo amica.

Uno dei motivi per cui non ho abbandonato il blog è che tante persone mi hanno detto che si sentono edificare l'animo nel leggere i post che pubblico. Mi sentirei quasi un traditore se abbandonassi queste persone con cui ho un fraterno rapporto di amicizia. Se anche una sola di queste persone leggendo il blog facesse un pensiero d'affetto nei confronti del Redentore Divino, mi riterrei soddisfatto, poiché lo scopo principale del sito consiste nell'incoraggiare le anime ad amare Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Ma se tutto ciò è possibile è anche grazie a persone come te (purtroppo, non molte) che continuano a sostenere il lavoro che c'è dietro ai vari blog (anche quello vocazionale assorbe un sacco di tempo, ma ha dato bei frutti). L'intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che Dio è rimuneratore: castiga il male e premia il bene. Supplico la Santissima Trinità di ricompensarti per tutto ciò che hai fatto per me in questi anni (troppo grande sarebbe la mia ingratitudine se me ne dimenticassi). Desidero principalmente il tuo bene spirituale, il quale consiste nel conoscere, amare e servire il Signore, nella speranza di andare in Cielo ad amarlo per sempre, pertanto prego Iddio di donarti la "grazia delle grazie", ossia il dono della perseveranza finale.

Rinnovandoti la mia gratitudine, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

mercoledì 13 marzo 2019

L'arte sacra deve aiutare il cristiano ad elevare l'animo a Dio

Pubblico un'email che mi ha inviato Maristella, una signora milanese che collabora col blog.


Caro fratello in Cristo, 
come stai? Noi stiamo bene, grazie a Dio.

Sabato mattina ho visitato la mostra di Antonello da Messina: per me una grande testimonianza di fede attraverso l'arte. Ci sono dipinti che arrivano dritti al cuore attraverso l'immagine: rappresentazioni di Gesù Cristo crocifisso, oppure alla colonna, coronato di spine. Vedi la sofferenza, il dolore e lo sguardo dell'immagine dipinta sembra interrogare le persone che la contemplano.

Ci sono momenti in cui la visita ad una mostra artistica si trasforma in contemplazione, in preghiera.
Molte persone sostavano in silenzio davanti al Cristo alla colonna, davanti all'Annunciata.
Abbiamo un disperato bisogno della bellezza che ci accompagna verso la Fede.

L'arte può essere un grande aiuto o un enorme intralcio in questo cammino: sempre più spesso mi accorgo che anche i turisti più distratti si soffermano volentieri nelle chiese più belle, spesso sostano in silenzio seduti sulle panche, riposando il corpo e l'anima. In certe chiese moderne squallide e tristi le persone entrano ed escono molto velocemente.

Preghiamo con fiducia il Signore perché ci conceda bravi artisti!

Uniti nella preghiera, nei Cuori Immacolati.

Maristella


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio per la donazione che mi hai inviato [...]. 

In effetti l'arte sacra, se fatta bene, può aiutare ad elevare l'animo a Dio. Anche io mi sento "spaesato" in certe chiese moderne nelle quali non si respira un'atmosfera di sacralità. Invece nelle chiese antiche mi è più facile raccogliermi interiormente.

Rinnovandoti la mia gratitudine e la mia amicizia fraterna, ti auguro una buona serata.

In Corde Matris,

Cordialiter

Dio gradisce le preghiere per i preti

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).

Santa Teresa del Bambino Gesù scrive nella Storia di un'anima: « Non sapevo convincermi del bisogno che hanno i Sacerdoti della mia preghiera. Sono essi che devono pregare per me. Ma quando andai a Roma e lungo il viaggio ebbi occasione di avvicinare molti Sacerdoti, allora mi convinsi che hanno bisogno della preghiera altrui. Ne incontrai dei fervorosi e zelanti, ma anche di quelli un po' rilassati nello spirito. Da quel tempo in poi ho messo la mia vita a vantaggio dei Sacerdoti: pregare per loro, sacrificarmi per loro. Anche dal Cielo vorrò continuare questa nobile missione ».

Imparino anche gli altri fedeli a pregare ogni giorno per i Sacerdoti. Le anime pie scelgano un giorno alla settimana, ad esempio il giovedì, ed offrano le loro opere di bene a Dio per il vantaggio spirituale dei Sacri Ministri. Oh, come sono care a Dio tali anime e quante grazie possono ottenere! Riporto qualche episodio personale. 

Un triduo.

Nel 1934 ero a Trapani. Fui chiamato ad assistere una moribonda e vi accorsi frettolosamente.
La camera era piena di parenti. L'inferma, appena mi vide, mi disse con molta fede: Padre, aiutatemi a salvare l'anima mia!... Per me è ormai finita!... Voglio confessarmi, ricevere il Santo Viatico e l'Olio Santo e poi... venga la morte!
- Signora, ma siete così grave?
- Sono in uno stato gravissimo; lo sento. Da poco tempo sono stata operata; ora dovranno operarmi di peritonite acuta. Sento che le forze vengono meno. Prima di andare sotto i ferri, pensiamo all'anima. -
Intanto là vicino scorsi un uomo, in lacrime.
- Fatevi coraggio! Voi siete il marito dell'ammalata?
- Sì, Padre! Non abbiamo figli. Morta mia moglie, resterò solo al mondo.
- Poiché il caso e grave, rivolgiamoci a Dio con la preghiera. Raccomando di fare un triduo di preghiere.
- Suggeriteci voi che cosa fare.
- Dovete dire ogni giorno un Rosario per tutti i Preti di Trapani e, siccome il Signore gradisce assai la preghiera per i suoi Sacerdoti, speriamo che venga la grazia della guarigione. -
Il mio suggerimento fu subito attuato. Tutti quelli che erano presenti cominciarono a pregare. Dopo qualche ora vennero quattro medici. Fatta la visita all'inferma, dissero: L'operazione non è urgente. Aspettiamo. -
L'indomani si rinnovò la visita. Conclusione: L'ammalata è fuori pericolo. - Il terzo giorno i medici assicurarono che il male andava scomparendo. La guarigione si ottenne.
Quando la signora mi rivide, piegò le ginocchia davanti a me: Reverendo, sono viva per miracolo!
- Signora, non umiliatemi; in questa faccenda ho poca parte. È il Signore, che ha accettata la preghiera per i Preti di Trapani e vi ha salvata! -
In ringraziamento la pia signora volle solennizzare una giornata nella Parrocchia di Maria Ausiliatrice, presente lei ed i parenti.

Lacrime paterne.

Nel 1945 ero a Modica.
Venne a trovarmi un buon padre di famiglia. Mentre parlava, piangeva.
- Che Iddio faccia morire prima me... e no mia figlia! Povera figlia mia... morire a diciannove anni!
- I medici che cosa ne pensano?
- La curano in tutti i modi, ma la figlia non migliora, anzi perde terreno ogni giorno di più!
- Essendo questa la situazione, non resta che implorare la misericordia di Dio. Volete conoscere uno dei segreti più potenti per ottenere grazie dal Signore? Pregare per i Preti! Voi dovete recitare ogni giorno un Rosario per i Sacerdoti di Modica. Pregare con fede. Non è difficile che Iddio vi consoli presto. -
Come si allontanò rasserenato il bravo uomo! La sola speranza della guarigione della figliuola, gli ridiede il sorriso.
Non trascorse un mese ed il padre di famiglia ritornò.
- Reverendo, non ho parole per ringraziare Dio! Ho pregato per i Preti della città; la figliuola è già guarita perfettamente. Non si riconosce più! Vedesse come si è rimessa! È aumentata molto anche di peso... Ho già fatto un voto, da mantenere per tutta la mia vita: Reciterò ogni giorno un Rosario per i Sacerdoti! -
Oggi la guarita è un'ottima madre di famiglia, dimorante a Rosolini (Siracusa).

Antonio...

Nel 1947 ero a Palermo, presso l'Orfanotrofio maschile, in Piazza Santa Chiara. Una sera ero andato nell'infermeria dell'Ospizio, per completare, nel silenzio, dei lavori di tavolino. In fondo alla camera giaceva un orfanello sui quattordici anni; sua madre lo assisteva. L'infermo da cinque giorni non parlava, non si nutriva ed era nell'incoscienza; la febbre, oltre i quaranta gradi, lo consumava. I superiori erano in grande apprensione, perché il caso era veramente grave. La vista di quella donna, che contemplava il figlio in quelle tristi condizioni, mi richiamò il pensiero della mamma mia: E se fossi io quell'infermo ... e se quella donna fosse mia madre . . . oh, che strazio!
Mi avvicinai alla signora per confortarla.
- Abbiate fede in Dio! Speriamo che il vostro Antonio guarisca presto.
- No, Padre, che guarisca presto! ... Che non muoia! ... Io sono una povera vedova; questo figlio è il mio più grande tesoro! Come dovrò fare se morrà? -
Rivolsi la parola al giovanetto, alzando la voce al suo orecchio. Non dava segno di udire.
- Signora, suggerisco a voi quello che ho suggerito ad altri in simili casi: Pregare per i Preti di Palermo, recitando ogni giorno per loro un Rosario. Cominciate una novena e mettetevi, se è il caso, in grazia di Dio.
- Se faccio così, mio figlio non morrà?
- È probabile! So che Iddio facilmente accetta la preghiera per i suoi Ministri.
Quanta gioia infusero le mie parole in quel cuore materno sanguinante! La donna cominciò a pregare. L'indomani mattina alle ore nove spariva la febbre, completamente, Antonio cominciava a parlare ed ebbe la forza anche di alzarsi subito da letto e scendere al pianterreno dell'Ospizio. È da immaginare la gioia di questa madre! Quando mi presentò il figlio, tranquillo e sorridente, mi disse: Reverendo, e questo è mio figlio! Si può riconoscere per quello che era?
- Avete saputo pregare! Continuate a pregare per i Preti! -


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)