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martedì 12 marzo 2019

Scrutazione dei cuori

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Don Bosco fu generoso con Dio e Dio fu generosissimo con lui. Quanti carismi arricchirono il Santo Torinese! Ebbe anche la scrutazione dei cuori, cioè il potere di leggere nella coscienza altrui. Questo dono straordinario era di pubblica ragione. Per questo molti accorrevano al suo confessionale. Diceva Don Bosco: - Presentatemi un giovane, che mai io abbia conosciuto, e vi so dire ciò che ha fatto dall'uso di ragione in poi... Leggo le coscienze, come leggo un libro.  

Lo scrivente riferisce un colloquio personale. C'era nella mia Comunità Religiosa un Salesiano, certo Don Angelo Lovisolo, il quale era stato con il Santo negli anni giovanili. Gli chiesi:  
- Quando lei era con Don Bosco, andava da lui a confessarsi?  
- Mi confessai per circa otto anni. Tutti volevamo confessarci da lui.  
- Ma, nelle feste, nelle circostanze solenni, come poteva Don Bosco ascoltare tutti?  
- Soleva fare così: Confessava dietro l'Altare Maggiore; ascoltava noi ragazzi sino al momento della Comunione; poi si alzava e diceva: Coloro che tocco, possono andare a comunicarsi; gli altri aspettino e si confessino. Dava uno sguardo rapido e poggiava la mano sulla nostra testa. Quando Don Bosco ci aveva toccati, eravamo sicuri di essere in grazia di Dio, sapendo che lui leggeva nei cuori. 

[...]

Riferisce Don Francesco Provera, che fu molto tempo nell'Oratorio di Valdocco: 
Un giovane s'avvicinò a Don Bosco, dicendo: - Mi dia un consiglio!  
- Quale consiglio vuoi?  
- Un consiglio che riguardi l'anima mia.  
- Ebbene, ascolta: Sono tre anni e mezzo che tu sei in peccato mortale.  
- Oh, possibile! Se io vado sempre a confessarmi da Don Savio!  
- Eppure è così! Senti... E gli parlò di circa cinquanta peccati, che egli aveva sempre taciuti in Confessione. Ad ogni peccato che Don Bosco gli ricordava, il giovane confuso rispondeva: - Si, è vero, l'ho commesso e non l'ho confessato.  Terminò con promettere che si sarebbe accusato di tutto. 

[...]

Testimonia Don Bonetti: 
Un giovane aveva già parecchie volte taciuto un grave peccato in Confessione. Sentendo il tormento della coscienza, determinò di fare una Confessione generale e scelse per confessore Don Picco. Gli manifestò le sue colpe, ma giunto a quel peccato, già altre volte taciuto, non osò palesarlo. 
Dopo due giorni l'incontrò Don Bosco, lungo le scale, e gli disse: 
- Quando verrai a fare la tua Confessione generale?  
- L'ho già fatta!  
- Oh, stai un po' quieto!  
- Si, sì, l'ho fatta ieri l'altro da Don Picco. 
- No! Non hai fatto alcuna Confessione generale! Dimmi un poco: Perché hai taciuto quel tale peccato... così e così?  
Il povero giovane abbassò il capo, ruppe in pianto ed andò subito a fare una buona Confessione.  

[...]

Lo stesso Don Bosco racconta: 
Sul principio dell'anno venne accettato nell'Oratorio un giovane e la prima volta che mi parlò, disse: - Veda che io non voglio farmi Prete! Obbligano qui a farsi Prete?  
- No; se non c'è la grazia speciale della vocazione, non si permette di vestire l'abito chiericale.  
- Ancorchè io avessi la vocazione, non voglio che mi facciano Prete.  
Qualche tempo dopo si trattava di confessarsi e voleva andar da qualche Sacerdote sconosciuto, o dai Frati del Monte o alla Consolata. Gli dissi: - Ti lascio andare volentieri, solo manderò qualcuno ad accompagnarti, ma con un patto!  
- Quale?  
- Ti faccio andare, col patto che tu manifesti al Confessore questo peccato e quest'altro! - e glieli indicai.
Il giovane restò meravigliato al sentirsi manifestare quei due peccati che egli non aveva mai confessati e mi rispose:  
- Non c'è più bisogno che io vada a confessarmi altrove, essendo appunto questi i peccati che non avevo in animo di confessare qui, nell'Oratorio.  
Al presente, che siamo quasi a metà d'anno, quel giovane è uno dei più animati per farsi Prete. 


[Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli].

lunedì 11 marzo 2019

San Giuseppe sfama i poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei car­ri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico dona­tore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai sa­puto chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», af­finchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessa­ria e darla ai bisognosi.

Stanno corrompendo il matrimonio cristiano

Anche lo spirito più nobile ed elevato fra voi non potrebbe esser sempre veritiero e leale, sempre giusto e buono verso gli altri, sempre onesto e puro, senza l'aiuto della grazia divina. Soprattutto, poi, senza questo ausilio, non vi sarebbe dato di mantenervi costantemente franchi e immuni dai torbidi flutti d'invereconda seduzione, che - Ci duole amaramente di rilevarlo - si sono riversati in tutte le forme, aperte e clandestine, anche sul buono e sano popolo italiano e sulla sua balda e schietta gioventù, per avvelenare e corrompere le sorgenti più profonde del suo vigore, il matrimonio e la famiglia cristiana, e per rapirgli la benedizione di Dio, di cui al presente esso ha più che mai bisogno. Ma l'aiuto di tale grazia è concesso a chi umilmente eleva le mani e il cuore al Signore, a chi prega e attinge dalle fonti soprannaturali la forza di pensare e di agire sempre santamente.

[Brano tratto dall'allocuzione di Papa Pio XII ai giovani dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, pronunciato a Castel Gandolfo il 10 settembre 1946].

sabato 9 marzo 2019

L'abito non fa il monaco, ma serve a riconoscerlo

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha detto di essere dispiaciuta per il fatto che molti preti si vestono con abiti secolari, disobbedendo così al Codice di Diritto Canonico. 

Cara Anima buona, 
                                 vorrei innanzitutto ringraziarti per aver creato questo magnifico blog il quale mi è stato di molto aiuto e tuttora lo visito perché è di estremo interesse. Io mi chiamo [...], sono una ragazza di 22 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Tre anni fa è avvenuta la mia seconda nascita: sono rinata in Cristo. Dopo un'adolescenza passata alla ricerca di qualcosa che potesse colmare la sensazione di vuoto esistenziale e che potesse dare un senso alla mia vita, ecco che, finalmente, la soluzione si fa chiara e arriva poi ad essere certezza assoluta. Sì, ho incontrato Gesù, in quel 21 settembre di tre anni fa. Quel Gesù che avevo conosciuto da piccola (grazie all'educazione datami dai miei genitori) ma che poi avevo abbandonato crescendo. Da tre anni sono in cammino e, se non fosse per Gesù, mi sarei già fermata a causa della mia pigrizia, della tiepidezza e tante altre cose. Ultimamente sto cercando di fare discernimento e capire cosa Dio vuole da me. Io so con certezza cosa voglio: AMARE DIO CON TUTTA ME STESSA. Non mi illudo, so che è facile a dirsi e difficile a farsi. Ma con il Suo aiuto tutto è possibile. Però ci vuole anche un po' del nostro contributo ... devo cominciare, giorno per giorno, a fare piccoli sacrifici, piccole mortificazioni, sopportare le umiliazioni quotidiane e offrire tutto a Lui, come insegnava l'amata Santa Teresina. 

Bene, a parte questa breve presentazione iniziale, il motivo vero per cui ti scrivo è un altro. Da settembre di quest'anno sono iscritta all'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università di [...]. Studio per una formazione personale più solida anche se so che la vera teologia la si fa non sui libri ma davanti al SS. Sacramento (questa è la mia opinione). Tutto mi piace a parte una cosa: non ho ancora visto un sacerdote-insegnante con la "divisa" da sacerdote. Le prime volte sia io che i miei compagni non riuscivamo a capire se il nostro professore di Sacra Scrittura fosse un sacerdote o no. Non c'è nemmeno un minimo segno distintivo. Non indossano né talare, né clergyman, ma nemmeno una crocetta appostata sulla giacca! Niente! Vestono con camicia e giacca come un qualsiasi impiegato di banca! Abbiamo persino un religioso che ci insegna Teologia il quale ha tutto tranne che del religioso! Indossa una camicia semplice senza nessun distintivo. Ma l'abito del suo Ordine dove ce l'ha? 

Questo modernismo a me non piace per niente, mette confusione sia ai consacrati che ai laici. Non si capisce più nulla. Vorrei tornare indietro nel tempo e assaporare il gusto della Tradizione. [...] Bisogna ricominciare prendendo spunto da ciò che abbiamo abbandonato con troppa facilità. I nostri Santi ci insegnano come e cosa dobbiamo fare. [...] Dobbiamo tornare alla vera devozione, alla vera Tradizione, in ciò sta l'innovazione. Finché non lo capiremo continuerà a perdurare questa crisi di vocazioni. 

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherai a leggere questo mio messaggio. Un caro saluto e che Dio ti benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                 ho letto con molto interesse la tua e-mail. Innanzitutto è edificante sapere che hai scoperto gli inganni che dilagano in questa società materialista e secolarizzata, hai compreso qual è il vero senso della vita e ti sei convertita a Dio. È commuovente meditare sulla Divina Misericordia! Il Signore, Re d'immensa maestà, è sempre pronto a riabbracciare coloro che ritornano a Lui col cuore contrito e umiliato. Come è possibile non amare un Dio così innamorato delle sue creature? Dopo averci dimostrato il suo amore sulla croce, espiando al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe, che altro doveva fare per farsi amare da noi? Ohimè, ciononostante l'Amore non è amato!

Sono contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere e che non escludi di abbracciare lo stato più perfetto, cioè la vita religiosa, divenendo così vera sposa di Cristo. Spero tanto che Gesù buono riesca a catturarti e tenerti tutta per Sé. Sia fatta la volontà di Dio!

Per quanto riguarda i preti, il Codice di Diritto Canonico al canone 284 ordina che devono indossare l'abito ecclesiastico, cioè l'abito talare oppure un altro abito consentito dalla Conferenza Episcopale (il clergyman). Purtroppo, in certe diocesi sono pochi i preti che si vestono da preti, e a volte nascono anche degli spiacevoli equivoci, poiché i sacerdoti vengono scambiati per semplici fedeli laici.

Questa piaga della secolarizzazione del clero è un sintomo del rilassamento che ha devastato la disciplina ecclesiastica negli ultimi decenni. Circa il tema dell'utilizzo dell'abito talare (e anche su tanti altri argomenti) la penso esattamente come il grande Cardinale Giuseppe Siri (Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987), i cui scritti sono per me un faro luminoso in questi tempi drammatici di confusione dottrinale. La mancanza dell'utilizzo dell'abito ecclesiastico è solo la punta dell'iceberg della crisi ecclesiale che stiamo vivendo. Il problema più grave sono gli errori dottrinali che vengono largamente diffusi dai teologi infetti dal morbo del modernismo. Non si tratta di “casi isolati”, anzi è un fenomeno molto diffuso. Il grande Papa San Pio X condannò il modernismo nella memorabile Enciclica “Pascendi Dominici gregis”, nella quale lo definì la “sintesi di tutte le eresie”. Inoltre, ammise che a diffondere questi errori dottrinali non erano solo dei semplici fedeli laici, ma anche non pochi sacerdoti.

I teologi neo modernisti negano verità di fede insegnate dalla Chiesa, ad esempio negano che Cristo sia risorto, che Gesù sia davvero presente nel Santissimo Sacramento, che il Redentore Divino sia l'unico Salvatore del genere umano, che la Madonna rimase sempre vergine, che il Purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che la Sacra Scrittura sia stata ispirata dallo Spirito Santo, che il Papa sia infallibile quando proclama un dogma, ecc.

Per questo motivo, coloro che scelgono di studiare Scienze Religiose devono fare attenzione a scegliere un'università nella quale insegnano dei professori fedeli al Magistero della Chiesa, altrimenti potrebbero essere guai.

C'è tanto bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime! Quando un sacerdote è ben preparato dottrinalmente e pratica le virtù cristiane, conduce tante anime a Dio, cioè alla salvezza eterna. Proprio come facevano il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco Saverio, San Francesco di Sales e tanti altri santi sacerdoti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 6 marzo 2019

Messa per i sostenitori del blog

Giovedì 7 marzo sarà celebrata una Messa per il bene spirituale di tutti i sostenitori del blog, cioè coloro che anche solo una volta mi hanno inviato una donazione (anche di modico importo) per supportare l'enorme lavoro che sta dietro al mio sito internet "Cordialiter". 

Quando una persona sta per lasciare questa valle di lacrime, spesso si scatena una sorta di battaglia campale: il demonio dà l'ultimo assalto per cercare di trascinare l'anima alla perdizione eterna, mentre l'angelo custode, la Beata Vergine Maria, i santi patroni e il Redentore Divino cercano di aiutarla ad entrare nell'eternità in stato di grazia. In quell'ora estrema della vita quanto sarà stato utile aver beneficato nel corso degli anni di Sante Messe fatte celebrare per la propria salvezza! 

Ringrazio di cuore il caritatevole sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio e coloro che con la propria generosità permettono al blog, sorto nel 2008, di continuare la buona battaglia a sostegno della Tradizione!

Confessione e "Atto di dolore" (-)

Per tranquillizzare le anime che soffrono di scrupoli dico subito che l'assoluzione è valida anche se il confessore non ha fatto recitare l'Atto di dolore, tuttavia questa moda diffusa dai modernisti è dannosa per i penitenti. A tal proposito ripubblico alcuni brani di una vecchia e-mail di una lettrice del blog.


Gent.mo in Gesù, 
                                 leggo con piacere che si nomina spesso il "mio" amatissimo Cardinale Siri che sulla dignità del sacerdote, anche riguardo alla talare, non scherzava. Recentemente mi sono confessata e il sacerdote era in maglietta e senza stola, mi ha congedato senza farmi recitare l'atto di dolore e senza penitenza (...), come è possibile?!?!

Mi sento sempre più sola e vorrei tanto condividere il mio amore per la Liturgia ma non so come; verso i contatti in rete sono molto diffidente. Leggo e vedo quanto lavoro comporti il blog, in tempo e dedizione, ma se ti venisse qualche idea...

Ti saluto in Maria nostra Pace,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                         purtroppo, anche io ho notato che molti preti modernisti non fanno più recitare l'Atto di dolore (o qualche preghiera simile, come "O Gesù d'amore acceso", scritta da Sant'Alfonso Maria de Liguori) prima di impartire l'assoluzione sacramentale. Sia chiaro: l'assoluzione è valida lo stesso, purché il penitente sia ben disposto (cioè sia sinceramente pentito), tuttavia  ritengo opportuno far recitare l'Atto di dolore appunto perché è utilissimo a ben disporre i penitenti suscitando in essi un dolore soprannaturale delle colpe commesse. Infatti, affinché l'assoluzione sia valida, è necessario che il penitente sia veramente pentito di tutti i peccati mortali commessi e abbia sinceramente intenzione di non commetterli più in avvenire. Se il penitente ha confessato solo peccati veniali, affinché l'assoluzione sia valida è necessario che sia sinceramente pentito almeno di uno di essi. Se il penitente non è davvero pentito anche di un solo peccato mortale, o di tutti i peccati veniali (se la confessione è stata solo di colpe "leggere"), ma è in buona fede (cioè non si rende conto di non essere davvero pentito), in questo caso l'assoluzione è solamente nulla. Se invece è in malafede, cioè è consapevole di non essere pentito, in questo caso, oltre a ricevere invalidamente l'assoluzione, commette anche sacrilegio.

Ecco perché è importante recitare con devozione l'Atto di dolore, visto che questa bella preghiera, se recitata col cuore, aiuta a suscitare un dolore soprannaturale per le colpe commesse, ricordando alla propria anima che peccando ci si è resi degni dei castighi divini e, ancora più importante, si è offeso Dio, il quale è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Dunque, il pentimento è essenziale per poter ricevere davvero il perdono da parte della Santissima Trinità. Ma i modernisti affermano erroneamente che Dio, essendo infinitamente buono, ci perdona sempre, anche se non siamo pentiti. Questa, oltre ad essere un'eresia (andassero a rileggersi gli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento!), è un voler prendersi burla del Signore, ma "Deus non irridetur", Dio non si lascia prendere in giro da delle piccole creature, pertanto chi non si pente delle proprie colpe, dopo la morte dovrà renderne conto dinanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo.

Visto che i preti modernisti non fanno recitare più l'Atto di dolore, il mio consiglio è di recitarlo dopo aver fatto l'esame di coscienza, poco prima di confessarsi. E' inoltre buona abitudine recitarlo ogni giorno per suscitare atti di contrizione perfetta. Invece per quanto riguarda la penitenza sacramentale, tempo fa ho pubblicato un post nel quale ho ricordato che se non viene assegnata, l'assoluzione è valida lo stesso, ma il sacerdote pecca (gravemente se il penitente ha confessato peccati mortali, venialmente se ha confessato solo peccati veniali o peccati mortali già confessati in passato).

Sono contento che nutri molta stima nei confronti del compianto Cardinale Giuseppe Siri, indimenticabile arcivescovo di Genova e strenuo difensore della Tradizione Cattolica. Se tutti i vescovi fossero zelanti come lui, la crisi ecclesiale che stiamo vivendo sarebbe già finita. Sant'Alfonso Maria de Liguori confidò a un suo amico che la maggioranza dei vescovi non ha vero zelo per la salvezza delle anime. Con le lacrime agli occhi dobbiamo supplicare il Signore di donarci vescovi veramente innamorati delle anime, le quali vennero pagate a caro prezzo dal Redentore Divino sulla croce del Golgota. Quando un vescovo è veramente zelante, nel seminario diocesano vengono formati buoni sacerdoti, i quali a loro volta fanno un gran bene tra le anime.

Hai ragione quando dici che gestire il blog assorbe tanto tempo e comporta molto impegno, ma continuo ad andare avanti anche perché diversi lettori mi hanno confidato che leggendolo ne traggono giovamento spirituale, e mi sembrerebbe di tradirli se abbandonassi tutto senza una valida giustificazione.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Formazione morale dei bambini (-)

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Coltiviamo inoltre nel bambino quella forma di preghiera che rende la vita dell'uomo una lode perenne al Signore, una continua preghiera che lo alimenta.

Gesù ci invita a "pregare sempre, senza stancarsi" (Lc 18, 1). Ti sei mai chiesto come sia possibile questo?

Qualcuno dirà: "Bisogna pure occuparsi di tante altre cose nella vita. C'è un tempo per pregare e un tempo per lavorare. Quando è il tempo di pregare, si prega e quando è il tempo di lavorare, si lavora".

Sì, ma c'è modo e modo di lavorare. Si può lavorare pensando spesso al Signore e offrendo a Lui la nostra fatica, ricordandoci che anche Gesù ha lavorato, che il nostro lavoro ci rende collaboratori di Dio, ci aiuta a purificarci dai nostri peccati, ecc... E così il nostro lavoro diventa preghiera, perché fatto per Dio.

Il bambino può essere educato benissimo a questa forma di preghiera continua. Quando lo esortiamo a fare il suo dovere, uniamovi sempre l'idea che è il Signore che lo vuole e che poi lo ricompenserà. Ricordiamogli spesso che anche nel lavoro Gesù ha faticato e sofferto più di noi, e lo ha fatto per noi, e che vede e apprezza la nostra fatica e ce ne darà la ricompensa, se lavoriamo per amore suo.

E così, accettando con rassegnazione, e quindi con merito, le fatiche inerenti al compimento del suo dovere e le inevitabili pene provenienti dalla vita di tutti i giorni, il bambino si eleva e si santifica. Fatto adulto, sarà uomo temprato al dovere, forte nelle prove della vita e sarà preparato alle lotte che lo aspettano, e non certo rammollito, rassegnato e sconfitto!


FORMAZIONE MORALE

Anche il bambino va soggetto a commettere dei peccati, sia pure proporzionati alla sua età; perciò non dimentichiamo la formazione morale. La sua coscienza deve conoscere il pensiero di Gesù su ciò che è bene e su ciò che è male.

Diamogli un giusto concetto di Dio come fonte della legge, come pure del premio e del castigo. Non è difficile. Come facciamo noi col bambino? Quando è buono lo premiamo con qualche gesto di affetto e quando sbaglia lo rimproveriamo o gli diamo una punizione, in ogni caso non gli diamo alcun segno di affetto. Così, facciamogli capire, fa anche il Signore.

A seconda dei casi potremmo dirgli: "Questo fa piacere al Signore... Questo dispiace al Signore... Domanda perdono a Dio... Il tuo Angelo Custode è contento di te... Fa' così e farai piacere al Signore..." Ha fatto una mancanza? Invece di dirgli: "Vedrai che viene l'uomo nero e ti porta via", diciamogli: "Hai dato un dispiacere a Gesù... Il Signore non è contento di te... La Madonna non è contenta di te... Chiedi perdono e prometti di non farlo più...".

Talvolta chiede perdono al papà o alla mamma. Non tralasciamo di dirgli che deve chiedere perdono anche al Signore. Deve sapere che, oltre ad aver offeso o disgustato i genitori, ha anche mancato a un comandamento di Dio.

Purtroppo, alcuni credono che quando si sono rappacificati con gli uomini, o l'hanno fatta franca, o hanno scontato la pena della loro colpa, secondo la giustizia umana, tutto sia finito. E Dio non conta nulla? Devono anche riparare all'ingiustizia commessa contro Dio; in ogni peccato il primo e principale offeso è proprio Lui che ci ha dato la legge.

LA VERITÀ MAESTRA DI VITA

Diamo al bambino l'idea esatta della giustizia di Dio e del fatto che a Lui nulla è nascosto. Diciamogli che Dio è buono, disposto al perdono, ma anche che esige riparazione dell'offesa a Lui fatta. È importante far crescere il timore di Dio, senza diminuirne l'amore. Il bambino può capire benissimo, dalla vita di ogni giorno, la divina giustizia. Ma chi ha cura di lui deve farlo riflettere e richiamargli alla mente, quando l'occasione si presenta, l'applicazione della legge di Dio e la sanzione della giustizia.

Quante banalità si dicono ai bambini per farli star buoni e per stimolarli a fare il loro dovere! Si minacciano cose che non avverranno mai, si fanno promesse che non si ha l'intenzione di mantenere, si preannunciano pericoli che non esistono (macchie sulle unghie o sulla fronte come prove di una colpa...).

Ma il Signore e la sua Chiesa non ci hanno insegnato questi metodi. Perché falsare la coscienza dei bambini con queste sciocchezze? Perché rischiare di farsi dare del bugiardo dal bambino, se si accorge che io inganniamo?

Ricorriamo ai criteri soprannaturali, alla verità; educhiamo il bambino all'amore e al timore di Dio; formiamo la sua coscienza al senso del dovere perché anche lui ha l'obbligo di osservare la legge che Dio ha dato all'uomo. Solo così formeremo l'uomo morale, l'uomo sociale e il vero cristiano.

Un episodio significativo. Un povero passò vicino a un ragazzino e gli chiese l'elemosina. Quel ragazzino prese una moneta e la getto per terra, dicendo al povero: "Se la vuoi, va' a prenderla". In quel momento passò la mamma del bambino. Vista la scena, obbligò il figlio a prendere la moneta, a pulirla, a darla al povero e a scusarsi del gravissimo gesto che aveva compiuto. Quel ragazzino obbedì, sia pure con fatica, e non dimenticò mai più la lezione. Divenne poi Vescovo, e fu lui stesso a raccontare questo episodio come riprova che anche la severità può educare.

È però buona norma non esagerare, non far credere ai bambino che tutte le mancanze commesse siano peccati gravi. Non diciamo che andrà all'inferno per un peccatuccio infantile. Sarebbe un falsare la sua coscienza, e questo non si deve assolutamente fare.

Diamo ad ogni cosa il giusto valore. Il bambino non deve solo temere di andare all'inferno, ma soprattutto di far dispiacere al Signore. Si può dirgli che, se non chiede perdono, Gesù non lo ascolterà più con gioia quando gli parlerà nella preghiera, come la mamma non lo ascolta più quando le domanda qualche favore, se, dopo aver disobbedito, non le chiede perdono.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]

Anche tra i tradizionalisti ci sono mariti che maltrattano le mogli (-)

Rimango dispiaciuto quando vedo un marito comportarsi in maniera tirannica con la propria moglie. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali ci sono dei mariti che trattano le loro spose in modo aspro e scorbutico. Per parlare di questo tema utilizzo come spunto un messaggio che ho ricevuto su Whatsapp da una cara lettrice del blog, con la quale da diversi anni ho un cordiale rapporto di amicizia spirituale. Ecco il suo messaggio:

“Sono pienamente d'accordo con te. Se io capissi che il Signore vuole che mi sposi, io lo farei e con una persona che corrisponde perfettamente alla descrizione che hai fatto tu. Uno come te per capirci. Se non proprio tu… se tu fossi ancora libero. Comunque ho capito bene cosa intendi. La santificazione personale è l'unica cosa che veramente conta e… meglio soli che mal accompagnati”.


Carissima in Cristo,
                                 il nostro scopo in questo mondo è di salvarci l’anima. Se uno si sposa con una persona “poco timorata di Dio”, sarà più difficile raggiungere il supremo ed eterno traguardo. Pertanto... meglio soli che mal accompagnati.

Ti ringrazio per le tue parole gentili nei miei confronti, e visto che tu sei una persona che stimo assai, è davvero un onore per me sapere che vorresti sposarti con me, qualora il Signore ti chiamasse ad abbracciare la vita coniugale.

Solo nell’ultimo anno, oltre una decina di lettrici mi ha manifestato il proprio desiderio di intavolare con me un dialogo per fini matrimoniali. In genere accetto di dialogare con tutte, ma cerco di mettere subito in chiaro le cose. Inizialmente vedo che sono entusiaste poiché a loro sembra un sogno constatare che in questa società scristianizzata ci sia ancora qualcuno che accetti volentieri il Magistero perenne della Chiesa su temi importanti come l’aborto, il divorzio, l’adulterio, i rapporti prematrimoniali, gli anticoncezionali, eccetera. Poi quando comincio a parlare di altri temi (ad esempio il mio interesse per l’homeschooling, il mio proposito di non usare il televisore o di usarlo col “contagocce”, ecc.), noto che cominciano ad avere delle perplessità. Mi sto rendendo conto che io potrei sposarmi solo con una donna che ha una mentalità davvero tradizionale e che non sia disposta a fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Insomma, non penso di avere molte affinità con una donna che desidera trascorrere il tempo vedendo trasmissioni televisive come “Il grande fratello” o il Festival di Sanremo. Invece una persona come te la sposerei volentieri: pur avendo un aspetto esteriore grazioso, ciò che apprezzo maggiormente in te è l’aspetto interiore. Sei una persona che desidera vivere il cristianesimo in maniera coerente e profonda, praticando con fervore le virtù cristiane e dedicandoti ad un’intensa vita spirituale. Tu riesci a trasmettermi devozione e sei di edificazione per la mia anima. Se dovessi ricevere una “manifestazione di interesse” da parte di una donna che ti assomiglia da un punto di vista spirituale, potrei anche decidere di sposarla, in caso contrario (cioè se non fosse interiormente simile a te) preferirei rimanere celibe (tra l’altro lo stato celibatario è più perfetto di quello coniugale, come insegna infallibilmente il Concilio di Trento). Non sono interessato a una vita matrimoniale “poco cristiana”, perché per me sarebbe una vita infelice. Pertanto non sposerei mai una donna mondana che vive come se Dio non ci fosse, oppure una cattolica che vuole vivere il cristianesimo in maniera annacquata. Una moglie di questo tipo mi sarebbe di intralcio nel cammino di perfezione cristiana, inoltre potrebbero sorgere dei contrasti al riguardo dell’educazione cristiana della prole. 

Pregherò volentieri lo Spirito Santo affinché ti faccia comprendere quale stato di vita eleggere. Se tra alcuni anni dovessi sentirti chiamata ad abbracciare lo stato coniugale, ma nel frattempo io non dovessi essere più libero, spero tanto che tu possa trovare un marito che ti voglia davvero bene, che ti aiuti a progredire nel cammino di perfezione, e che ti tratti con grande rispetto. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali si trovano dei mariti che si comportano in maniera tirannica con le mogli. Se io fossi sposato tratterei mia moglie con gentilezza, dolcezza e affetto, impegnandomi molto per renderla felice. A tal proposito un dotto autore scrive: “La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (...). La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni. Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (...). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. (...) [Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...) Senza amore, la sua anima s'atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto. Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (...) Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (...) A contatto della donna amata l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole” (citazione tratta da "L'uomo nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957).

Rinnovandoti la mia stima, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Spot pubblicitario che fa la parodia della Messa


Noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa crediamo che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino, pertanto è immorale caricaturizzarla. A tal proposito pubblico un messaggio che mi ha inviato Maristella.



Caro fratello in Cristo,
come stai? Noi bene, ringraziando Dio.
Tra un impegno e un altro, ho finito di lavorare e tra poco andrò a fare la spesa, ti vorrei raccontare un piccolo episodio. Ieri sera stavo guardando la tv con mio marito: una trasmissione di cucina, piuttosto simpatica. Ad un certo punto ho visto una brutta pubblicità: una parodia della Messa cattolica per non so quale trasmissione sportiva. Anche mio marito ne è rimasto disgustato. Così gli ho detto che non avrei lasciato passare questa mancanza di rispetto. Avevo sonno ma prima di dormire ho mandato un mail all'istituto di autodisciplina pubblicitaria. Ho riportato con cura tutti i dettagli (data, ora, canale televisivo...) e ho scritto in termini precisi, ed educati, che mi sentivo offesa da quella rappresentazione della Messa. Vediamo cosa succederà ora […]. Ci sono momenti in cui occorre "alzarsi in piedi" e comunicare a voce alta che non siamo disposti a lasciare correre le offese alla nostra Fede!

Nei Cuori Immacolati,

Maristella


Cara sorella in Cristo,
purtroppo, sui media italiani e di altre nazioni estere, le offese alla Religione cattolica sono molto diffuse. La cosa triste è che spesso queste offese vengono tutelate con la falsa scusa della “libertà d’espressione”. Ma, come insegna magistralmente il grande Papa Pio XII, non esiste il diritto all’errore.

Quel che mi hai raccontato mi ha fatto venire in mente un fatto accaduto anni fa nel Regno Unito. Alcuni cattolici protestarono contro una trasmissione televisiva che caricaturizzava Gesù Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità, ma le proteste vennero ignorate. Poi anche qualche musulmano protestò contro quella trasmissione poiché i maomettani considerano Gesù un profeta, e subito ricevettero le scuse.

Ti immagini cosa sarebbe successo se quello spot televisivo che hai visto, invece di fare una parodia della Messa, avesse fatto una parodia di una preghiera islamica? Sarebbero scoppiate polemiche sui giornali e sui tg, molti personaggi famosi si sarebbero precipitati a condannare l’accaduto, e gli autori dello spot sarebbero stati costretti a scusarsi pubblicamente. E se avessero fatto una parodia di una preghiera rabbinica in una sinagoga? Sarebbe scoppiata una bufera ancora più clamorosa, una sorta di linciaggio mediatico degli autori dello spot accusati di antisemitismo, razzismo, nazismo, nostalgia di Joseph Goebbels (ministro della propaganda del Reich), e cose di questo genere. E invece quando viene offesa la Religione cattolica in genere i mezzi di informazione tacciono e lasciano fare. Perché? La risposta è semplice: i media sono in gran parte nelle mani di persone legate direttamente o indirettamente a logge che tramano contro il cristianesimo. 

Ma noi non ci arrendiamo! Continuiamo a combattere la buona battaglia della fede per la maggior gloria di Dio!

In Corde Regis,

Cordailiter

Differenze tra il femminismo massonico-socialista e il femminismo cristiano

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.

[...] il femminismo socialista, rivoluzionario ecc. si professa aconfessionale e finisce nell’acattolicismo: il femminismo cristiano pone a base d’ogni suo intendimento la sincera professione di fede cattolica. [...] Se si lascia a parte il Vangelo la donna ricadrà schiava, strumento di piacere, mezzo di produzione e nulla più. [...]

Ben quindi fu scritto recentemente: donne, occhio ai vostri carnefici, ai vostri peggiori nemici, nemici ipocriti, perché vestiti da agnelli, atteggiati a vostri difensori: sono le femministe che vogliono emanciparvi per opprimervi: che vogliono porvi in alto per gettarvi nell’immondezzaio: occhio al femminismo parolaio: chi promette troppo è o un esaltato, o un mentitore, o un traditore.

Quali dunque i suoi intendimenti? Li riassunse Pio X in queste parole: «Vedete quanto errino coloro che pretendono per la donna l’uguaglianza assoluta con tutti i diritti e le attribuzioni dell’uomo. Ve la immaginate una donna tra i rumori, le agitazioni e le passioni della vita pubblica: una donna [che] s’impone, cospira, si ribella, sale sulle barricate?... Non è questa la missione della donna; sbaglia perciò chi sostiene questo mal inteso femminismo, che vorrebbe correggere l’opera di Dio, come quel meccanico che pretende correggere e riformare il corso degli astri...».

Del resto gli scopi di questo femminismo-utopia vennero dichiarati apertamente dal fior fiore delle sue rappresentanti. A Parigi nel 1900 si radunò il congresso generale a cui intervennero le migliori ed anche i migliori del partito dell’Inghilterra, Germania, Austria, Russia, Italia, Francia, America, ecc. Ecco le dottrine là esposte:

«Il cristianesimo è la più grande rovina storica»; «è necessario abolire il confessionale e qualsiasi istruzione cristiana»; «la figlia in casa sotto i genitori e la sposa legata indissolubilmente ad un uomo sono miserabili schiave, suore laiche, criminalmente istupidite: questa morale, portata a cielo dalla religione nella persona della Vergine, è un assassinio ipocrita, lento, di ogni minuto»; «La massoneria, nemica delle superstizioni e dell’errore, è la naturale avversaria della Chiesa: la donna si ascriva alla loggia, ne prenda lo spirito, lo trasmetta alla famiglia: escludere la donna dalla massoneria significa prolungare l’impero della Chiesa e l’autorità del prete». E per non trascrivere qui tutte le bassezze di pensieri e di linguaggio cui trascesero, dirò solo che fecero voti per la prostituzione, per il divorzio, per l’amor libero, per il diritto dell’adulterio, per la rivoluzione sociale, per la scuola laica, [...], ecc... Come si vede è tutto uno spirito massonico: ed oggi, lo si può scorgere in riviste e circolari, la massoneria mira ad aggiogare al suo carro la donna.

[...] Ma si noti: astuzia massonica! siccome la donna aborrirebbe dalla setta, in una riunione tenutasi ultimamente a Roma fu deciso di farvela entrare a tradimento: proponendole la beneficenza laica o neutra, le cui ultime fila sono segretamente maneggiate e regolate dalla massoneria! Ed ecco venir su le istituzioni laiche in favore dei malati, poveri, bambini, fanciulle pericolanti, donne traviate. È l’antico costume del diavolo: contraffare le opere di Dio per tirare a sé seguaci! Non pensò egli persino di imitarne, o meglio, scimmiottarne i miracoli? – Eppure quante buone donne già sono cadute nella rete infame! Forse per pura ingenuità ed ignoranza! [...] 

[Femminismo cristiano]

[...] la sostanza del femminismo buono è antica quanto il cristianesimo e più ancora, per molta parte. Infatti esso consiste nell’attuare tutte le dottrine della nostra fede in favore della debolezza e della dignità della donna. E discendendo a particolarità possiamo dire che il programma del femminismo buono, benedetto ed esposto da Sua Santità Pio X il 21 aprile 1909, ha due parti: una negativa e l’altra positiva, quanto alla parte negativa questo femminismo si oppone:

1. A togliere sistematicamente e per principio la donna dall’ambiente famigliare [...]: la donna è essenzialmente madre e tale deve restare; madre del corpo per la generazione e dell’anima con l’educazione, se ha creature particolarmente sue: madre del corpo colla carità e beneficenza e madre dell’anima per l’istruzione, se non ha creature determinatamente sue.

2. Alla disgregazione e sfacelo della famiglia, cellula della società: e quindi al divorzio, al libero amore, ad ogni forma di immoralità moderna, ad ogni mezzo di corruzione messa innanzi colla moda libera, col divertimento disonesto, coll’esporsi procace, ecc.

3. A tutto quel movimento femminista, rivoluzionario e socialista che oggi si organizza in ogni parte del mondo. [...] Né si dica che il socialismo, nella parte che riguarda le donne, abbia perduto il suo prestigio ed ormai non abbia più che scopo economico: poiché, dato e non concesso, che sia morto il socialismo in Italia, non è morta e non morrà così facilmente la massoneria. Ora la massoneria, come si è veduto sopra, tende oggi a far sua la donna, per farne uno strumento di lotta contro le verità della fede, contro la fede, contro i vescovi, contro la religione. Contro questo falso femminismo oggi sorge il femminismo buono.

E venendo alla parte positiva di quest’ultimo, possiamo dire che egli tende specialmente a questi fini:

1. Procurare che la donna compia il massimo bene nella famiglia. Questo è il primo, il più obbligatorio, il più efficace, il più facile lavoro della donna. [...]

La donna come si esprime Dio nella Scrittura, secondo le sue inclinazioni naturali, secondo le sue attitudini, secondo i bisogni della vita quotidiana, in primo luogo come campo delle proprie fatiche ha la famiglia sua. [...] La donna in casa è regina, se sa esserlo e, senza pretenderlo, può dominare il cuore dei suoi cari. – Ed è di qui che essa potrà riuscire, quando lo voglia, ad avere la massima influenza sulla società. [...] Femminismo ben inteso dunque è quello che tende qui: formare delle figlie che siano di fatto e per quasi adozione le piccole madri in virtù ai fratellini: formare delle spose che siano le amiche dell’anima del marito per farla simile a loro nella fede, nella pietà, nella virtù: formare delle madri che siano come la forma in cui si plasmerà cristianamente l’anima dei figli. [...]

2. Prima e più naturale operosità della donna è quella della famiglia: seconda e quasi complemento della prima è quella oltre le pareti domestiche. E qui la donna può dar mano ad un numero grandissimo di opere femminili. Ella può aiutare la propaganda religiosa, entrando nelle associazioni: Dame di San Vincenzo, Dame della misericordia - Catechismi parrocchiali - Scuole di religione - Congregazioni mariane - Pia unione delle Madri cristiane - Ritiri operai - Protezione della giovane - Santa Infanzia - Propagazione della fede - Leghe pel riposo festivo - Leghe contro la bestemmia, della buona stampa, ecc.

Ella può aiutare l’azione sociale: Patronato e Mutuo soccorso per le operaie - Opera di riabilitazione - [...] Sindacati femminili, ecc.

Ella può intensificare la cultura propria sia riguardo alla religione, sia riguardo a materie sociali, sia riguardo alla parte morale, sia ancora per le cose d’igiene, del governo della casa, ecc. E tutto ciò in scuole di famiglia, in circoli di cultura, in scuole di sociologia, in apposite biblioteche.

Come si vede, il lavoro che si offre alla donna è immenso: e crescerebbe ancora a dismisura se si volessero ricordare i due campi di attività femminile assegnati comunemente alle suore ed alle maestre: campi in cui davvero la donna può farsi, secondo mons. Bonomelli, aiuto al sacerdozio e alla Chiesa nella grande opera della salvezza delle anime. [...]

Distinto così l’un femminismo dall’altro, non si vede più ragione alcuna per non combattere con ogni zelo il primo e non promuovere d’altra parte il secondo. Combattere il primo è lottare contro la massoneria e lo spirito massonico, che di tutto si vale a danno della Chiesa: e questo è dovere indiscutibile d’un sacerdote; favorire il secondo vuol dire approfittare di uno strumento di bene e assecondare lo spirito della Chiesa.


(Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo).

martedì 5 marzo 2019

Santa Teresa e San Giuseppe

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

lunedì 4 marzo 2019

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (-)

Ieri mi ha scritto il lettore del blog che si sposerà il 15 agosto.


Carissimo D.,
                         ho appena letto il post che hai scritto per il mio matrimonio. Ti volevo chiedere delle preghiere ma poi ho pensato che tu fossi in vacanza. Ho letto che il blog non va in vacanza durante l'estate ed ho letto anche gli ultimi post, però pensavo che fossi in un luogo di villeggiatura [...] e non volevo essere per te un ulteriore lavoro.

Ti invio il libretto del matrimonio. Grazie per le tue preghiere, sei molto gentile. Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   durante l’estate non andrò da nessuna parte, dunque non temere di essermi di disturbo quando senti il bisogno di scrivermi per chiedermi qualche informazione o dei chiarimenti su argomenti religiosi.

Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali; ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il comando del re e uccisero i bambini innocenti di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te è “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da alcune centinaia di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno, se poi le anime non rimangono edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, poiché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista c'è ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Termino incoraggiando te e la tua futura moglie a fondare una famiglia profondamente cristiana per la maggior gloria di Dio.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Una Messa vale più di tutto l'oro della Terra

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


Come opera la messa.

La messa non opera solo, come avviene delle altre preghiere, ex opere operantis, cioè secondo la divozione e la purità di chi le recita; ma bensì, come dicono i teologi, ex opere operato, cioè per se stessa. Infatti, sebbene lo strumento che offre sia indegno, l’offerta è del corpo e del sangue di Gesù, sempre degno di essere esaudito da Dio sebbene offerto da un miserabile. Siccome poi qui si offerisce Gesù medesimo, tu comprenderai come questa offerta sia infinitamente più accetta a Dio che qualunque altra opera di pietà, per eccellente e sublime che sia. Una messa può ben valere innumerevoli rosari ed altre preghiere, perchè col sacrifizio della messa noi ci appropriamo realmente i meriti della passione e della morte di Gesù Cristo. Questi meriti così ricevuti ci appartengono realmente, e noi possiamo offrire al Signore come veramente nostri i meriti di Gesù Cristo medesimo.

L’occupazione migliore durante la santa messa.

L’offerta è la cosa migliore che si possa fare durante la messa; e quindi quanto più spesso e più di cuore tu offerisci qualche cosa al Signore, tanto maggior bene fai. Quando pertanto non sei presente alla messa, fai bene ad offerire le tante messe che si celebrano nel mondo. Poiché quante più volte offri all’eterno Padre il sangue del suo divin Figliuolo, tanto più si rallegra Iddio, tanto più si pagano i debiti dei nostri peccati, tanto maggior merito si otterrà in paradiso, tanto più efficacemente si sollevano le anime del purgatorio. Quante volte tu dici: «io offro, io offro», vale quanto dire: io pago, io pago. Pago per diminuire i miei debiti, per comperare beni celesti, per liberare anime dal purgatorio; pago per ottenere grazie a quelli per cui offro. Anche la preghiera fuori della messa vale molto avanti a Dio, ma nella messa, o unendosi con l’intenzione alle messe che si celebrano, si offre un sacrifizio reale, si offre Gesù Cristo medesimo. Gesù si offre per noi al suo Padre celeste; il valore è infinitamente maggiore. Fossi pure un peccatore per quanto grande si voglia, tu puoi tener per certo il perdono se offri la passione di Gesù al suo eterno Padre.

Nessun paragone vale a questo proposito.

Vuoi sapere con un paragone quanto valga la messa? Vale più che tutto l’oro e tutte le perle della terra. Se qualcuno fosse il vero e reale possessore di tutto il mondo, ed offrisse questa sua possessione all’onnipotente Iddio, resterebbe il suo dono infinitamente di sotto al valore della santa messa. Se potesse colui disporre anche di tutto il paradiso e dei suoi beati abitatori, e tutto offrisse a Dio, anche questa offerta non reggerebbe al paragone del dono che si offre a Dio nella santa messa. Poiché nella santa messa si offre all’eterno Padre un dono così eccellente, che vale quanto l’onnipotente ed infinito Dio stesso, con tutte le sue perfezioni e con la maestà e gloria sua. Più oltre non si può andare nell’indicare il valore della santa messa, perchè non si può trovare nè pensare cosa che superi la divinità, o che superi l’infinito. Se dai un tozzo di pane od un bicchier d’acqua, Gesù ci disse che questo ha già gran valore, quando si faccia per amor di Dio. Se un principe offre le sue ricchezze, un imperatore il suo impero per amor di Dio, questo è un eroismo degno di essere encomiato per tutti i secoli. Ma quando il sacerdote ed il popolo che assiste alla santa messa offrono all'eterno Padre il Figlio di Dio stesso, questa è offerta di valore incalcolabile.

Grandi mali dal non sentir bene la santa messa.

Se son vere, e sono verissime, le cose sopra esposte sulla grande efficacia del sacrificio eucaristico, bisogna ben dire che se tu continui i tuoi peccati, e non ti senti una buona volta la forza di correggerti, è perchè non assisti bene a questo sacrificio. Se i peccatori non si convertono, e perdurano nella loro impenitenza fino all’ultimo, non sarà forse per colpa tua? Poiché se avessi offerto per loro il sangue di Gesù Cristo con calda preghiera, senza dubbio si sarebbero convertiti. Se il purgatorio non è ancor vuoto dei suoi abitanti, non sarà forse perchè, di tante messe che si celebrano, i fedeli o non vi assistono o non v’assistono bene? E se tu non sei ancora arrivato alla perfezione, alla quale sei chiamato, non sarà forse per la tua negligenza nell’offrire col sacerdote all’eterno Padre l’agnello che toglie i peccati del mondo e che dà la vita eterna? Se ti fossi trovato presente sul Calvario, e con quell’amore che nutri adesso per Gesù avessi preso con ambe le mani d sangue suo che colava per terra, l’avessi offerto a Dio tenendolo alto, con ferma fiducia e con cuore contrito, non è vero che con questo avresti avuto fiducia di ottenere ogni grazia e per te e per coloro per i quali avessi offerto a Dio quel sangue preziosissimo? Questo è quello che otterresti ora, facendo questa offerta con gran fede e ardente amore. Quali peccati sono così orribili, che non si possano lavare con cotesto sangue preziosissimo? Quali debiti saranno così enormi, che non si possano pagare con questo infinito tesoro? Il sangue di Gesù è atto a purificare e perdonare e pagare più di quello che tutto il mondo possa insozzare, incolpare, indebitare. Metti pure un’illimitata fiducia nel sangue di Gesù, e offrilo molto diligentemente a Dio durante la santa Messa, e non temere che otterrai ogni cosa. 

Santa comunione nella santa messa.

Che se nella santa messa oltre che offerire col sacerdote l’ostia santa, tu ancora ti unisci a lui a fare la santa comunione, tu compisci non solo il sacrificio, ma partecipi con lui al sacramento. Perciò ne avresti molto maggior merito ancora e molte maggiori grazie, e pagheresti molti maggiori debiti, e Dio sarebbe ancora più convenientemente da te adorato e ringraziato. Di modo che la santa Chiesa, nel concilio di Trento, come esorta caldamente tutti i fedeli ad assistere tutti i giorni alla santa messa, così espone l’ardente desiderio, che ogni volta che si assiste alla santa messa si faccia la santa comunione, e questa non solo spiritualmente ma anche sacramentalmente.

[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

Dio premia anche i buoni desideri

Pubblico una lettera di Maristella, pseudonimo usato da una signora di Milano che mi ha “adottato” come suo "fratellino" (ovviamente non si tratta di un'adozione da un punto di vista giuridico, ma puramente spirituale).


Caro fratello in Cristo,
                                    come stai? Io sto bene, cerco di continuare la mia vita di devozione e di preghiera, il mio apostolato. Cerco semplicemente di testimoniare questo meraviglioso incontro che ha cambiato la mia vita, attraverso la forza che mi viene continuamente donata per superare le avversità della vita tentando di tenere fisso il mio centro interiore, il mio sguardo a Dio. Così vivo anche con una certa semplicità le situazioni, le circostanze della vita: ho sperimentato l'efficacia della preghiera che mi permette di affidare tutto a Dio. Come ti dicevo sono diventata più silenziosa e tranquilla: alle volte mi capita di avere intorno a me persone che fanno discorsi frivoli, per me non interessanti. Mi ritiro nella mia interiorità e non partecipo, anche perché non saprei davvero cosa dire.

(…) Sento su di me la forza della preghiera, anche della tua orazione, carissimo fratello. Percepisco anche l'aiuto della preghiera dell'altro mio fratello nella Fede; e di tutti i fratelli e sorelle che camminano con me verso il Regno del Cielo. Quando mi sveglio nella notte prego e penso a tutti i monaci e le monache che nel silenzio nel cuore della notte pregano per tutti noi; penso a Gesù nel Tabernacolo e ringrazio. Provo tanta gratitudine e commozione pensando alla Comunione dei Santi (...). Sento tutte queste preghiere come il vento che gonfia le vele della mia fragile fede: penso al Signore che sostiene me, che sono polvere e cenere, come su ali d'aquila.

(…) Che bello per me ogni mattina, dopo le Lodi e qualche lettura devota, leggere il tuo blog. Dio ti benedica per questo apostolato... digitale tanto prezioso!

Uniti nella preghiera, ti saluto nei Cuori Immacolati 

tua sorella Maristella 


Cara sorella in Cristo,
                                       ormai è dall’estate del 2015 che siamo amici. Ti conosco anche di persona. Devo dirti che sono sorpreso del fatto che non sembri… una signora sposata ma sembri una suora fervorosa e osservante (è uno dei più bei complimenti che una donna possa ricevere da me). Cerco di spiegarmi meglio. Purtroppo, molte donne sposate hanno una visione “materiale” della vita cristiana, cioè quando pregano chiedono a Dio principalmente beni materiali: che il marito faccia carriera, che possano comprare una villa più grande, che la nonna di 95 anni guarisca dalla malattia che la sta portando alla morte, che i figli trovino un ottimo lavoro ben retribuito, che le figlie trovino mariti non solo belli ma anche ricchi, e cose di questo genere. Certamente è lecito chiedere a Dio dei beni materiali utili a vivere in maniera dignitosa, ma bisognerebbe chiedere principalmente i beni spirituali. A che serve pregare il Signore di far fare carriera al proprio marito, se costui è un tizzone d’inferno che odia la Religione e vive costantemente in peccato mortale? A che serve chiedere la guarigione della nonna di 95 anni e “dimenticarsi” di chiedere la salvezza della sua anima? Ho notato che tu pensi principalmente ai beni spirituali. Dovrebbe essere una cosa normale per ogni cristiano, ma i discorsi che sento fare in giro dalle signore sposate (anche “cattoliche praticanti”) in genere sono su temi materiali. E se dici loro che tutti i cristiani hanno la vocazione alla santità, ti rispondono che non le interessa diventare sante, ma si accontentano di vivere il cristianesimo compiendo il minimo indispensabile per salvarsi l’anima (Sant’Alfonso Maria de Liguori dice che coloro che non desiderano raggiungere la santità, non solo non diverranno santi, ma difficilmente si salveranno dalla dannazione eterna).

Sono contento che leggi tutti i giorni il mio blog. Diverse persone mi hanno detto che si sentono edificare l’animo nel leggere i post che pubblico. Ma se il blog sta facendo del bene ai lettori, il merito è anche di coloro che stanno rendendo possibile tutto ciò. Infatti è grazie a persone dal cuore grande se posso continuare a dedicare tanto tempo ed impegno per aggiornare ogni giorno il blog e rispondere a centinaia di e-mail al mese. Sono rimasto colpito da una lettrice disabile, la quale mi aveva manifestato il suo desiderio di inviarmi una donazione. Sapendo la sua situazione non facile, le avevo detto di non inviarmi nulla. Dio l’avrebbe ricompensata comunque, poiché Lui apprezza anche i buoni desideri, ma lei ha voluto inviarmi lo stesso un contributo per supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog. Mi ha donato 10 euro, ed io ho apprezzato molto il suo gesto perché lo ha fatto davvero col cuore. Anche Gesù buono apprezzò molto l’offerta che fece una povera vedova nel tempio di Gerusalemme.

Il Signore, essendo infinitamente giusto, è tenuto a premiare ogni singola opera buona. Supplico la Santissima Trinità di ricompensare te e gli altri sostenitori del blog con la grazia della salvezza eterna dell’anima. 

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

domenica 3 marzo 2019

Perché spesso le persone malvagie hanno successo? (-)

Molta gente si domanda per quale motivo le persone che compiono il male, spesso vivono “allegramente” nella prosperità materiale, mentre le persone fedeli al Signore vivono tra tribolazioni e persecuzioni. Ecco la risposta che ho dato a una ragazza su questo importante argomento.

Cara sorella in Cristo,
                                    rispondo molto volentieri alla tua ultima lettera. Innanzitutto ho avuto la conferma di quel che avevo già compreso, e cioè che tu, oltre ad essere intelligente, sei anche una persona profonda e spirituale. Infatti hai intuito da sola delle cose che io invece ho imparato solo sui libri. Ecco quel che insegna il mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori al riguardo dei temi su cui stai riflettendo. Sì, Dio castiga quelli che ama, così come un buon padre mette in castigo il suo bambino che combina marachelle. Immagina un papà che vede suo figlio di 5 anni giocare coi fiammiferi o fare altre cose pericolose. Se gli vuole davvero bene, deve rimproverarlo bonariamente e togliergli quei “giochi” pericolosi. E se il bambino si mette a piangere perché vuole insistere a fare quei giochi pericolosi, il babbo non deve impietosirsi, ma per educarlo deve “castigarlo”, ad esempio non dandogli il consueto cioccolatino, non comprandogli un giocattolo, ecc. Ciò non è segno di odio, ma è segno di amore, lo rimprovera e lo castiga perché gli vuole bene e non vuole che gli capiti qualcosa di brutto giocando coi fiammiferi.

La stessa cosa avviene tra Dio e gli uomini. Il Signore è amore infinito, ma è anche giustizia infinita. Ognuno di noi ha delle imperfezioni più o meno gravi di cui emendarsi, e i castighi di Dio sono un potente mezzo di purificazione. Quanta gente si è convertita in seguito ad una grave malattia o a qualche altra sciagura! Ma Dio non “castiga” solo i peccatori che vuole convertire, ma anche i buoni per farli diventare ancora più santi. L'esempio classico da raccontare è la storia del Santo Giobbe, il quale pur essendo una persona pia e devota, tuttavia venne messa alla prova dal Signore, permettendo che venisse travagliato da una schiera di sciagure, tra cui lutti, furti, malattie, incomprensioni, ecc. Invece di bestemmiare Dio, pronunciò delle celebri parole di rassegnazione e sottomissione alla divina volontà. Dio non volle il male, per esempio che Giobbe subisse il furto delle greggi di animali, ma tollerò che ciò avvenisse, poiché sperava di trarne un bene maggiore. È troppo facile amare la Santissima Trinità quando tutto va bene, ma è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama davvero il Signore. Giobbe rimase fedele e guadagnò enormi gradi di gloria per il Cielo. Un conto è salvarsi l'anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un Giobbe, di un san Francesco o di una Santa Teresa di Lisieux, i quali soffrirono molto su questa terra. Lo Spirito Santo nella lettera di San Paolo Apostolo agli ebrei (capitolo 12, versetto 6) afferma: “Quem enim diligit Dominus castigat”. È proprio così, Dio corregge e purifica con le tribolazioni coloro che ama e che vuole salvare.

Adesso ti parlo di un'altra cosa molto importante. Spesso vediamo che certe persone che fanno il male e vivono lontano da Dio, prosperano “allegramente”. Hanno tutto: soldi, salute, successo, piaceri, divertimenti, ecc. Perché avviene ciò? Dio è rimuneratore, premia il bene e punisce il male. È “costretto” a fare ciò perché è infinitamente giusto. Su questa terra anche le persone più malvagie e peccatrici ogni tanto compiono qualche azione buona, almeno nei confronti dei parenti e degli amici. Il Signore retribuisce in qualche modo anche quel poco di buono che essi hanno compiuto. In genere cerca di donare soprattutto le grazie necessarie alla salvezza eterna, ma quando vede che un'anima indurisce il cuore, soffoca i rimorsi della coscienza, rifiuta ostinatamente la misericordia di Dio, spreca tutti i lumi e le grazie che lo Spirito Santo le concede per convertirla, a quel punto diventa inutile ricompensarla con le grazie spirituali, poiché andrebbero inesorabilmente perse e l'anima sarebbe ancora più colpevole, allora a quel punto il Signore “abbandona” quella persona, cioè non le concede più grazie spirituali, ma solo benefici materiali (soldi, salute, ecc.) per ricompensare il poco di buono che ha compiuto su questa terra, mentre dopo la morte verrà condannata all'inferno eterno per le sue iniquità. Non si tratta di un abbandono “totale”, poiché la grazia sufficiente rimane disponibile fino all'ultimo istante di vita, ma senza le grazie speciali sarà moralmente impossibile che quell'anima si salvi. Ecco perché spesso si vedono che le persone che compiono il male, prosperano negli affari, godono di buona salute, ridono e si divertono, mentre le anime fedeli al Signore (pensiamo alla vita dei santi) spesso soffrono la povertà, le malattie, le persecuzioni e in certi casi addirittura il martirio. I cattivi che prosperano non sono da invidiare ma sono da compiangere, poiché la loro prosperità è segno che il Signore le sta ricompensando per qualche bene compiuto, mentre per l'eternità gli riserva il terribile castigo dell'inferno, dal quale non c'è più nessuna speranza di uscire. Invece, quando vediamo una persona compiere il bene e ricevere in cambio delle tribolazioni, è segno che il Signore la vuole salva (Dio castiga quelli che ama), la sta purificando delle imperfezioni commesse e le sta facendo guadagnare grandi meriti spirituali (se soffre con rassegnazione) in attesa di darle la ricompensa eterna del Paradiso. Ovviamente bisogna precisare che i cattivi, anche se immersi nelle ricchezze e nei divertimenti sfrenati, in realtà sono infelici poiché non hanno la pace interiore. Invece i buoni, pur immersi nel dolore e schiacciati dal peso della croce, vivono con la pace della coscienza e sono felici al solo pensiero che dopo il breve esilio in questa valle di lacrime potranno finalmente incontrare Dio nella Patria Celeste, per amarlo con tutte le proprie forze, per tutta l'eternità, in compagnia degli angeli e dei santi. Sant'Alfonso spiega mirabilmente questa dottrina della prosperità dei cattivi induriti nel male e delle sofferenze dei buoni nel libro “Apparecchio alla morte” e in altri scritti spirituali.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter