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martedì 12 marzo 2019

Scrutazione dei cuori

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Don Bosco fu generoso con Dio e Dio fu generosissimo con lui. Quanti carismi arricchirono il Santo Torinese! Ebbe anche la scrutazione dei cuori, cioè il potere di leggere nella coscienza altrui. Questo dono straordinario era di pubblica ragione. Per questo molti accorrevano al suo confessionale. Diceva Don Bosco: - Presentatemi un giovane, che mai io abbia conosciuto, e vi so dire ciò che ha fatto dall'uso di ragione in poi... Leggo le coscienze, come leggo un libro.  

Lo scrivente riferisce un colloquio personale. C'era nella mia Comunità Religiosa un Salesiano, certo Don Angelo Lovisolo, il quale era stato con il Santo negli anni giovanili. Gli chiesi:  
- Quando lei era con Don Bosco, andava da lui a confessarsi?  
- Mi confessai per circa otto anni. Tutti volevamo confessarci da lui.  
- Ma, nelle feste, nelle circostanze solenni, come poteva Don Bosco ascoltare tutti?  
- Soleva fare così: Confessava dietro l'Altare Maggiore; ascoltava noi ragazzi sino al momento della Comunione; poi si alzava e diceva: Coloro che tocco, possono andare a comunicarsi; gli altri aspettino e si confessino. Dava uno sguardo rapido e poggiava la mano sulla nostra testa. Quando Don Bosco ci aveva toccati, eravamo sicuri di essere in grazia di Dio, sapendo che lui leggeva nei cuori. 

[...]

Riferisce Don Francesco Provera, che fu molto tempo nell'Oratorio di Valdocco: 
Un giovane s'avvicinò a Don Bosco, dicendo: - Mi dia un consiglio!  
- Quale consiglio vuoi?  
- Un consiglio che riguardi l'anima mia.  
- Ebbene, ascolta: Sono tre anni e mezzo che tu sei in peccato mortale.  
- Oh, possibile! Se io vado sempre a confessarmi da Don Savio!  
- Eppure è così! Senti... E gli parlò di circa cinquanta peccati, che egli aveva sempre taciuti in Confessione. Ad ogni peccato che Don Bosco gli ricordava, il giovane confuso rispondeva: - Si, è vero, l'ho commesso e non l'ho confessato.  Terminò con promettere che si sarebbe accusato di tutto. 

[...]

Testimonia Don Bonetti: 
Un giovane aveva già parecchie volte taciuto un grave peccato in Confessione. Sentendo il tormento della coscienza, determinò di fare una Confessione generale e scelse per confessore Don Picco. Gli manifestò le sue colpe, ma giunto a quel peccato, già altre volte taciuto, non osò palesarlo. 
Dopo due giorni l'incontrò Don Bosco, lungo le scale, e gli disse: 
- Quando verrai a fare la tua Confessione generale?  
- L'ho già fatta!  
- Oh, stai un po' quieto!  
- Si, sì, l'ho fatta ieri l'altro da Don Picco. 
- No! Non hai fatto alcuna Confessione generale! Dimmi un poco: Perché hai taciuto quel tale peccato... così e così?  
Il povero giovane abbassò il capo, ruppe in pianto ed andò subito a fare una buona Confessione.  

[...]

Lo stesso Don Bosco racconta: 
Sul principio dell'anno venne accettato nell'Oratorio un giovane e la prima volta che mi parlò, disse: - Veda che io non voglio farmi Prete! Obbligano qui a farsi Prete?  
- No; se non c'è la grazia speciale della vocazione, non si permette di vestire l'abito chiericale.  
- Ancorchè io avessi la vocazione, non voglio che mi facciano Prete.  
Qualche tempo dopo si trattava di confessarsi e voleva andar da qualche Sacerdote sconosciuto, o dai Frati del Monte o alla Consolata. Gli dissi: - Ti lascio andare volentieri, solo manderò qualcuno ad accompagnarti, ma con un patto!  
- Quale?  
- Ti faccio andare, col patto che tu manifesti al Confessore questo peccato e quest'altro! - e glieli indicai.
Il giovane restò meravigliato al sentirsi manifestare quei due peccati che egli non aveva mai confessati e mi rispose:  
- Non c'è più bisogno che io vada a confessarmi altrove, essendo appunto questi i peccati che non avevo in animo di confessare qui, nell'Oratorio.  
Al presente, che siamo quasi a metà d'anno, quel giovane è uno dei più animati per farsi Prete. 


[Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli].

lunedì 11 marzo 2019

San Giuseppe sfama i poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei car­ri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico dona­tore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai sa­puto chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», af­finchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessa­ria e darla ai bisognosi.

Stanno corrompendo il matrimonio cristiano

Anche lo spirito più nobile ed elevato fra voi non potrebbe esser sempre veritiero e leale, sempre giusto e buono verso gli altri, sempre onesto e puro, senza l'aiuto della grazia divina. Soprattutto, poi, senza questo ausilio, non vi sarebbe dato di mantenervi costantemente franchi e immuni dai torbidi flutti d'invereconda seduzione, che - Ci duole amaramente di rilevarlo - si sono riversati in tutte le forme, aperte e clandestine, anche sul buono e sano popolo italiano e sulla sua balda e schietta gioventù, per avvelenare e corrompere le sorgenti più profonde del suo vigore, il matrimonio e la famiglia cristiana, e per rapirgli la benedizione di Dio, di cui al presente esso ha più che mai bisogno. Ma l'aiuto di tale grazia è concesso a chi umilmente eleva le mani e il cuore al Signore, a chi prega e attinge dalle fonti soprannaturali la forza di pensare e di agire sempre santamente.

[Brano tratto dall'allocuzione di Papa Pio XII ai giovani dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, pronunciato a Castel Gandolfo il 10 settembre 1946].

domenica 10 marzo 2019

Le buone amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


L'amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. [...]

1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. -- a) Essendo l'amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: "Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l'amicizia. Se comunicate in scienze, l'amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l'amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell'altro!"

La vera amicizia è dunque in generale un'intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l'amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un'intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo [...] che il Lacordaire traduce così: "Non posso più amar persona senza che l'anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi".

596.   b) Perciò quest'amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l'amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull'amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell'amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l'amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell'amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all'amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l'amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: "Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro... l'amico fedele è balsamo vitale [...]. Nostro Signore ce ne diede l'esempio nell'amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per "l'amato da Gesù, quem diligebat Jesus". S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto [...]; si rallegra appena lo ritrova [...]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello [...].

Anche l'antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l'amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d'aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall'amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d'un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all'opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all'affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d'un consigliere, d'un consolatore e d'un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

sabato 9 marzo 2019

L'abito non fa il monaco, ma serve a riconoscerlo

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha detto di essere dispiaciuta per il fatto che molti preti si vestono con abiti secolari, disobbedendo così al Codice di Diritto Canonico. 

Cara Anima buona, 
                                 vorrei innanzitutto ringraziarti per aver creato questo magnifico blog il quale mi è stato di molto aiuto e tuttora lo visito perché è di estremo interesse. Io mi chiamo [...], sono una ragazza di 22 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Tre anni fa è avvenuta la mia seconda nascita: sono rinata in Cristo. Dopo un'adolescenza passata alla ricerca di qualcosa che potesse colmare la sensazione di vuoto esistenziale e che potesse dare un senso alla mia vita, ecco che, finalmente, la soluzione si fa chiara e arriva poi ad essere certezza assoluta. Sì, ho incontrato Gesù, in quel 21 settembre di tre anni fa. Quel Gesù che avevo conosciuto da piccola (grazie all'educazione datami dai miei genitori) ma che poi avevo abbandonato crescendo. Da tre anni sono in cammino e, se non fosse per Gesù, mi sarei già fermata a causa della mia pigrizia, della tiepidezza e tante altre cose. Ultimamente sto cercando di fare discernimento e capire cosa Dio vuole da me. Io so con certezza cosa voglio: AMARE DIO CON TUTTA ME STESSA. Non mi illudo, so che è facile a dirsi e difficile a farsi. Ma con il Suo aiuto tutto è possibile. Però ci vuole anche un po' del nostro contributo ... devo cominciare, giorno per giorno, a fare piccoli sacrifici, piccole mortificazioni, sopportare le umiliazioni quotidiane e offrire tutto a Lui, come insegnava l'amata Santa Teresina. 

Bene, a parte questa breve presentazione iniziale, il motivo vero per cui ti scrivo è un altro. Da settembre di quest'anno sono iscritta all'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università di [...]. Studio per una formazione personale più solida anche se so che la vera teologia la si fa non sui libri ma davanti al SS. Sacramento (questa è la mia opinione). Tutto mi piace a parte una cosa: non ho ancora visto un sacerdote-insegnante con la "divisa" da sacerdote. Le prime volte sia io che i miei compagni non riuscivamo a capire se il nostro professore di Sacra Scrittura fosse un sacerdote o no. Non c'è nemmeno un minimo segno distintivo. Non indossano né talare, né clergyman, ma nemmeno una crocetta appostata sulla giacca! Niente! Vestono con camicia e giacca come un qualsiasi impiegato di banca! Abbiamo persino un religioso che ci insegna Teologia il quale ha tutto tranne che del religioso! Indossa una camicia semplice senza nessun distintivo. Ma l'abito del suo Ordine dove ce l'ha? 

Questo modernismo a me non piace per niente, mette confusione sia ai consacrati che ai laici. Non si capisce più nulla. Vorrei tornare indietro nel tempo e assaporare il gusto della Tradizione. [...] Bisogna ricominciare prendendo spunto da ciò che abbiamo abbandonato con troppa facilità. I nostri Santi ci insegnano come e cosa dobbiamo fare. [...] Dobbiamo tornare alla vera devozione, alla vera Tradizione, in ciò sta l'innovazione. Finché non lo capiremo continuerà a perdurare questa crisi di vocazioni. 

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherai a leggere questo mio messaggio. Un caro saluto e che Dio ti benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                 ho letto con molto interesse la tua e-mail. Innanzitutto è edificante sapere che hai scoperto gli inganni che dilagano in questa società materialista e secolarizzata, hai compreso qual è il vero senso della vita e ti sei convertita a Dio. È commuovente meditare sulla Divina Misericordia! Il Signore, Re d'immensa maestà, è sempre pronto a riabbracciare coloro che ritornano a Lui col cuore contrito e umiliato. Come è possibile non amare un Dio così innamorato delle sue creature? Dopo averci dimostrato il suo amore sulla croce, espiando al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe, che altro doveva fare per farsi amare da noi? Ohimè, ciononostante l'Amore non è amato!

Sono contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere e che non escludi di abbracciare lo stato più perfetto, cioè la vita religiosa, divenendo così vera sposa di Cristo. Spero tanto che Gesù buono riesca a catturarti e tenerti tutta per Sé. Sia fatta la volontà di Dio!

Per quanto riguarda i preti, il Codice di Diritto Canonico al canone 284 ordina che devono indossare l'abito ecclesiastico, cioè l'abito talare oppure un altro abito consentito dalla Conferenza Episcopale (il clergyman). Purtroppo, in certe diocesi sono pochi i preti che si vestono da preti, e a volte nascono anche degli spiacevoli equivoci, poiché i sacerdoti vengono scambiati per semplici fedeli laici.

Questa piaga della secolarizzazione del clero è un sintomo del rilassamento che ha devastato la disciplina ecclesiastica negli ultimi decenni. Circa il tema dell'utilizzo dell'abito talare (e anche su tanti altri argomenti) la penso esattamente come il grande Cardinale Giuseppe Siri (Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987), i cui scritti sono per me un faro luminoso in questi tempi drammatici di confusione dottrinale. La mancanza dell'utilizzo dell'abito ecclesiastico è solo la punta dell'iceberg della crisi ecclesiale che stiamo vivendo. Il problema più grave sono gli errori dottrinali che vengono largamente diffusi dai teologi infetti dal morbo del modernismo. Non si tratta di “casi isolati”, anzi è un fenomeno molto diffuso. Il grande Papa San Pio X condannò il modernismo nella memorabile Enciclica “Pascendi Dominici gregis”, nella quale lo definì la “sintesi di tutte le eresie”. Inoltre, ammise che a diffondere questi errori dottrinali non erano solo dei semplici fedeli laici, ma anche non pochi sacerdoti.

I teologi neo modernisti negano verità di fede insegnate dalla Chiesa, ad esempio negano che Cristo sia risorto, che Gesù sia davvero presente nel Santissimo Sacramento, che il Redentore Divino sia l'unico Salvatore del genere umano, che la Madonna rimase sempre vergine, che il Purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che la Sacra Scrittura sia stata ispirata dallo Spirito Santo, che il Papa sia infallibile quando proclama un dogma, ecc.

Per questo motivo, coloro che scelgono di studiare Scienze Religiose devono fare attenzione a scegliere un'università nella quale insegnano dei professori fedeli al Magistero della Chiesa, altrimenti potrebbero essere guai.

C'è tanto bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime! Quando un sacerdote è ben preparato dottrinalmente e pratica le virtù cristiane, conduce tante anime a Dio, cioè alla salvezza eterna. Proprio come facevano il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco Saverio, San Francesco di Sales e tanti altri santi sacerdoti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

venerdì 8 marzo 2019

Esame di coscienza per fare una buona Confessione (-)


Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali.  


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Gesù ha risollevato la dignità umana della donna

Il Redentore Divino rivalutò la dignità umana della donna, risollevandola dallo stato degradante nella quale era stata confinata sia dalla mentalità ebraica che da quella pagana. Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), il mio esegeta preferito, nell'aureo libro “La Vita di N. S. Gesù Cristo”, pubblicato dall'Apostolato Stampa di Napoli, ha scritto delle riflessioni interessanti su questo argomento. Secondo questo pio sacerdote napoletano i pagani consideravano la donna come una creatura senz'anima, cioè una sorta di animale un po' più grazioso, fatto unicamente per il piacere materiale dell'uomo. Anche tra gli ebrei era diffusa l'usanza di trattare le donne come esseri inferiori. Invece, Gesù, tramite una via indiretta ma ugualmente nobile, elevò la donna alla stessa dignità umana dell'uomo. In che modo? Il Salvatore volle associare indirettamente la donna al suo apostolato, affidandole dei compiti utili ed efficaci, anche se nascosti e sconosciuti.

Riporto alcuni brani di Don Dolindo, tratti dal suddetto volume: “La donna ha nel suo cuore un tesoro di tenerezza e di esattezza: essa intuisce le sofferenze altrui, le sente, vi provvede con accuratezza… È sempre una madre, ogni qual volta benefica. Se dà sfogo alla sua vanità, ai suoi pettegolezzi, alle sue passioni, diventa pessima tiranna e, dove mette mani, ivi semina la rovina […]. Ma quando diventa umile benefattrice […], allora ha una forza mirabile d'attività, che fa nascere fiori olezzanti per dove passa. 

Gesù si era fatto uomo, e come tale si era sottoposto a tutte le nostre miserie, dunque, aveva bisogno di provvedere alla vita materiale sua ed a quella dei suoi apostoli; aveva bisogno di mangiare, di bere, di vestirsi… Ora, se avesse voluto pensare Lui stesso a queste cose materiali, quanto tempo prezioso non avrebbe sottratto all'opera sua? Aiutarlo in queste necessità temporali equivaleva dunque allo stesso che dare valore ad un tempo prezioso e divinamente prezioso: lavorare alla cucina, mentre Gesù e i suoi lavoravano per il bene delle anime, era lo stesso che lavorare per le anime e lavorarvi con l'attività stessa di Gesù. Era uno scambio d'attività del medesimo valore, benché il mondo non poteva accorgersi di questo scambio. Gesù, dunque, permettendo ad alcune pie donne di seguirlo e di provvedere alle sue necessità, ha usato loro una grande misericordia ed ha reso nobile lavoro di apostolato un lavoro che fino allora era stato sintomo di sudditanza e d'oppressione! […] Gesù permise che lo seguissero in questo ufficio, nascosto e nobile nel tempo stesso, alcune donne che erano state beneficate da Lui. Il beneficio ricevuto  dava naturalmente alla loro sollecitudine una tenerezza materna e le conservava in quella santa umiltà, che è il fondamento di ogni opera buona. Così Maria Maddalena era stata liberata dai lacci del peccato e dal disonore di una vita depravata e lo seguiva per la grande riconoscenza che sentiva verso il suo benefattore. Giovanna [...] lo seguiva parimenti per riconoscenza, avendole Gesù guarito un figlio, che era stato vicino a morire. Susanna, Maria Salome, Maria Cleofa ed alcune altre donne, delle quali non conosciamo neppure il nome, formavano il resto del piccolo esercito di cooperatrici che Gesù si era scelte. Vedremo più tardi quanto gli fossero state fedeli fin sul Calvario, fin dopo la morte e, mentre gli apostoli innanzi al pericolo fuggirono, esse solo affrontarono il pericolo di una moltitudine efferata, pur di seguirlo e di compiangerlo, almeno in quei dolori dai quali non potevano sollevarlo. E non erano tutte persone del popolo queste pie donne, anzi la maggior parte di esse appartenevano a famiglie cospicue. Esse però non credevano d’umiliarsi, facendo l’ufficio delle serve verso di Gesù, ma se ne sentivano altamente onorate. Avendo l’anima più libera da preconcetti [...], esse intuivano più agevolmente la grandezza che Gesù celava sotto umili spoglie, e sentivano meglio la vita divina di Lui, in un insieme di profonde emozioni spirituali, che tenevano l’anima loro in una elevazione morale, capace di far apprezzare la grazia divina, della quale Gesù era fonte mirabile! Così si spiega come la loro fedeltà sia stata sempre costante ed immutabile, anche nelle ore dell’umiliazione e del pericolo. Anche oggi continua questo sublime spettacolo di delicatezza e di purità, anche oggi si vedono le grandi dame e le umili massaie, unite insieme da questo divino ideale, nelle opere della carità e della beneficenza, nella rinunzia completa di se stesse. Dove non entra Gesù come fine, la carità non è che una moda come le altre, non è che un’ostentazione vanitosa, non è che un fiore che subito appassisce e si sfronda: è piena d’apparenze e manca di quel delicato profumo, che è il segreto dei piccoli fiorellini nascosti. Questa carità effimera muore come muore la vanità che la muove: è destinata all’esaurimento, al disprezzo, al disonore, mentre la carità ispirata da Gesù è anch’essa come il piccolo granello di senape, che si sviluppa e riempie tutta la terra. La donna ha una grande missione nelle opere di Dio, ma al solo patto che si conservi pura ed umile […]". 

mercoledì 6 marzo 2019

Messa per i sostenitori del blog

Giovedì 7 marzo sarà celebrata una Messa per il bene spirituale di tutti i sostenitori del blog, cioè coloro che anche solo una volta mi hanno inviato una donazione (anche di modico importo) per supportare l'enorme lavoro che sta dietro al mio sito internet "Cordialiter". 

Quando una persona sta per lasciare questa valle di lacrime, spesso si scatena una sorta di battaglia campale: il demonio dà l'ultimo assalto per cercare di trascinare l'anima alla perdizione eterna, mentre l'angelo custode, la Beata Vergine Maria, i santi patroni e il Redentore Divino cercano di aiutarla ad entrare nell'eternità in stato di grazia. In quell'ora estrema della vita quanto sarà stato utile aver beneficato nel corso degli anni di Sante Messe fatte celebrare per la propria salvezza! 

Ringrazio di cuore il caritatevole sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio e coloro che con la propria generosità permettono al blog, sorto nel 2008, di continuare la buona battaglia a sostegno della Tradizione!

Confessione e "Atto di dolore" (-)

Per tranquillizzare le anime che soffrono di scrupoli dico subito che l'assoluzione è valida anche se il confessore non ha fatto recitare l'Atto di dolore, tuttavia questa moda diffusa dai modernisti è dannosa per i penitenti. A tal proposito ripubblico alcuni brani di una vecchia e-mail di una lettrice del blog.


Gent.mo in Gesù, 
                                 leggo con piacere che si nomina spesso il "mio" amatissimo Cardinale Siri che sulla dignità del sacerdote, anche riguardo alla talare, non scherzava. Recentemente mi sono confessata e il sacerdote era in maglietta e senza stola, mi ha congedato senza farmi recitare l'atto di dolore e senza penitenza (...), come è possibile?!?!

Mi sento sempre più sola e vorrei tanto condividere il mio amore per la Liturgia ma non so come; verso i contatti in rete sono molto diffidente. Leggo e vedo quanto lavoro comporti il blog, in tempo e dedizione, ma se ti venisse qualche idea...

Ti saluto in Maria nostra Pace,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                         purtroppo, anche io ho notato che molti preti modernisti non fanno più recitare l'Atto di dolore (o qualche preghiera simile, come "O Gesù d'amore acceso", scritta da Sant'Alfonso Maria de Liguori) prima di impartire l'assoluzione sacramentale. Sia chiaro: l'assoluzione è valida lo stesso, purché il penitente sia ben disposto (cioè sia sinceramente pentito), tuttavia  ritengo opportuno far recitare l'Atto di dolore appunto perché è utilissimo a ben disporre i penitenti suscitando in essi un dolore soprannaturale delle colpe commesse. Infatti, affinché l'assoluzione sia valida, è necessario che il penitente sia veramente pentito di tutti i peccati mortali commessi e abbia sinceramente intenzione di non commetterli più in avvenire. Se il penitente ha confessato solo peccati veniali, affinché l'assoluzione sia valida è necessario che sia sinceramente pentito almeno di uno di essi. Se il penitente non è davvero pentito anche di un solo peccato mortale, o di tutti i peccati veniali (se la confessione è stata solo di colpe "leggere"), ma è in buona fede (cioè non si rende conto di non essere davvero pentito), in questo caso l'assoluzione è solamente nulla. Se invece è in malafede, cioè è consapevole di non essere pentito, in questo caso, oltre a ricevere invalidamente l'assoluzione, commette anche sacrilegio.

Ecco perché è importante recitare con devozione l'Atto di dolore, visto che questa bella preghiera, se recitata col cuore, aiuta a suscitare un dolore soprannaturale per le colpe commesse, ricordando alla propria anima che peccando ci si è resi degni dei castighi divini e, ancora più importante, si è offeso Dio, il quale è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Dunque, il pentimento è essenziale per poter ricevere davvero il perdono da parte della Santissima Trinità. Ma i modernisti affermano erroneamente che Dio, essendo infinitamente buono, ci perdona sempre, anche se non siamo pentiti. Questa, oltre ad essere un'eresia (andassero a rileggersi gli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento!), è un voler prendersi burla del Signore, ma "Deus non irridetur", Dio non si lascia prendere in giro da delle piccole creature, pertanto chi non si pente delle proprie colpe, dopo la morte dovrà renderne conto dinanzi all'inappellabile tribunale di Gesù Cristo.

Visto che i preti modernisti non fanno recitare più l'Atto di dolore, il mio consiglio è di recitarlo dopo aver fatto l'esame di coscienza, poco prima di confessarsi. E' inoltre buona abitudine recitarlo ogni giorno per suscitare atti di contrizione perfetta. Invece per quanto riguarda la penitenza sacramentale, tempo fa ho pubblicato un post nel quale ho ricordato che se non viene assegnata, l'assoluzione è valida lo stesso, ma il sacerdote pecca (gravemente se il penitente ha confessato peccati mortali, venialmente se ha confessato solo peccati veniali o peccati mortali già confessati in passato).

Sono contento che nutri molta stima nei confronti del compianto Cardinale Giuseppe Siri, indimenticabile arcivescovo di Genova e strenuo difensore della Tradizione Cattolica. Se tutti i vescovi fossero zelanti come lui, la crisi ecclesiale che stiamo vivendo sarebbe già finita. Sant'Alfonso Maria de Liguori confidò a un suo amico che la maggioranza dei vescovi non ha vero zelo per la salvezza delle anime. Con le lacrime agli occhi dobbiamo supplicare il Signore di donarci vescovi veramente innamorati delle anime, le quali vennero pagate a caro prezzo dal Redentore Divino sulla croce del Golgota. Quando un vescovo è veramente zelante, nel seminario diocesano vengono formati buoni sacerdoti, i quali a loro volta fanno un gran bene tra le anime.

Hai ragione quando dici che gestire il blog assorbe tanto tempo e comporta molto impegno, ma continuo ad andare avanti anche perché diversi lettori mi hanno confidato che leggendolo ne traggono giovamento spirituale, e mi sembrerebbe di tradirli se abbandonassi tutto senza una valida giustificazione.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Anche tra i tradizionalisti ci sono mariti che maltrattano le mogli (-)

Rimango dispiaciuto quando vedo un marito comportarsi in maniera tirannica con la propria moglie. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali ci sono dei mariti che trattano le loro spose in modo aspro e scorbutico. Per parlare di questo tema utilizzo come spunto un messaggio che ho ricevuto su Whatsapp da una cara lettrice del blog, con la quale da diversi anni ho un cordiale rapporto di amicizia spirituale. Ecco il suo messaggio:

“Sono pienamente d'accordo con te. Se io capissi che il Signore vuole che mi sposi, io lo farei e con una persona che corrisponde perfettamente alla descrizione che hai fatto tu. Uno come te per capirci. Se non proprio tu… se tu fossi ancora libero. Comunque ho capito bene cosa intendi. La santificazione personale è l'unica cosa che veramente conta e… meglio soli che mal accompagnati”.


Carissima in Cristo,
                                 il nostro scopo in questo mondo è di salvarci l’anima. Se uno si sposa con una persona “poco timorata di Dio”, sarà più difficile raggiungere il supremo ed eterno traguardo. Pertanto... meglio soli che mal accompagnati.

Ti ringrazio per le tue parole gentili nei miei confronti, e visto che tu sei una persona che stimo assai, è davvero un onore per me sapere che vorresti sposarti con me, qualora il Signore ti chiamasse ad abbracciare la vita coniugale.

Solo nell’ultimo anno, oltre una decina di lettrici mi ha manifestato il proprio desiderio di intavolare con me un dialogo per fini matrimoniali. In genere accetto di dialogare con tutte, ma cerco di mettere subito in chiaro le cose. Inizialmente vedo che sono entusiaste poiché a loro sembra un sogno constatare che in questa società scristianizzata ci sia ancora qualcuno che accetti volentieri il Magistero perenne della Chiesa su temi importanti come l’aborto, il divorzio, l’adulterio, i rapporti prematrimoniali, gli anticoncezionali, eccetera. Poi quando comincio a parlare di altri temi (ad esempio il mio interesse per l’homeschooling, il mio proposito di non usare il televisore o di usarlo col “contagocce”, ecc.), noto che cominciano ad avere delle perplessità. Mi sto rendendo conto che io potrei sposarmi solo con una donna che ha una mentalità davvero tradizionale e che non sia disposta a fare compromessi al ribasso con la mentalità mondana. Insomma, non penso di avere molte affinità con una donna che desidera trascorrere il tempo vedendo trasmissioni televisive come “Il grande fratello” o il Festival di Sanremo. Invece una persona come te la sposerei volentieri: pur avendo un aspetto esteriore grazioso, ciò che apprezzo maggiormente in te è l’aspetto interiore. Sei una persona che desidera vivere il cristianesimo in maniera coerente e profonda, praticando con fervore le virtù cristiane e dedicandoti ad un’intensa vita spirituale. Tu riesci a trasmettermi devozione e sei di edificazione per la mia anima. Se dovessi ricevere una “manifestazione di interesse” da parte di una donna che ti assomiglia da un punto di vista spirituale, potrei anche decidere di sposarla, in caso contrario (cioè se non fosse interiormente simile a te) preferirei rimanere celibe (tra l’altro lo stato celibatario è più perfetto di quello coniugale, come insegna infallibilmente il Concilio di Trento). Non sono interessato a una vita matrimoniale “poco cristiana”, perché per me sarebbe una vita infelice. Pertanto non sposerei mai una donna mondana che vive come se Dio non ci fosse, oppure una cattolica che vuole vivere il cristianesimo in maniera annacquata. Una moglie di questo tipo mi sarebbe di intralcio nel cammino di perfezione cristiana, inoltre potrebbero sorgere dei contrasti al riguardo dell’educazione cristiana della prole. 

Pregherò volentieri lo Spirito Santo affinché ti faccia comprendere quale stato di vita eleggere. Se tra alcuni anni dovessi sentirti chiamata ad abbracciare lo stato coniugale, ma nel frattempo io non dovessi essere più libero, spero tanto che tu possa trovare un marito che ti voglia davvero bene, che ti aiuti a progredire nel cammino di perfezione, e che ti tratti con grande rispetto. Purtroppo, anche negli ambienti tradizionali si trovano dei mariti che si comportano in maniera tirannica con le mogli. Se io fossi sposato tratterei mia moglie con gentilezza, dolcezza e affetto, impegnandomi molto per renderla felice. A tal proposito un dotto autore scrive: “La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (...). La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni. Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (...). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. (...) [Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...) Senza amore, la sua anima s'atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto. Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (...) Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (...) A contatto della donna amata l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole” (citazione tratta da "L'uomo nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957).

Rinnovandoti la mia stima, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Spot pubblicitario che fa la parodia della Messa


Noi cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa crediamo che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Redentore Divino, pertanto è immorale caricaturizzarla. A tal proposito pubblico un messaggio che mi ha inviato Maristella.



Caro fratello in Cristo,
come stai? Noi bene, ringraziando Dio.
Tra un impegno e un altro, ho finito di lavorare e tra poco andrò a fare la spesa, ti vorrei raccontare un piccolo episodio. Ieri sera stavo guardando la tv con mio marito: una trasmissione di cucina, piuttosto simpatica. Ad un certo punto ho visto una brutta pubblicità: una parodia della Messa cattolica per non so quale trasmissione sportiva. Anche mio marito ne è rimasto disgustato. Così gli ho detto che non avrei lasciato passare questa mancanza di rispetto. Avevo sonno ma prima di dormire ho mandato un mail all'istituto di autodisciplina pubblicitaria. Ho riportato con cura tutti i dettagli (data, ora, canale televisivo...) e ho scritto in termini precisi, ed educati, che mi sentivo offesa da quella rappresentazione della Messa. Vediamo cosa succederà ora […]. Ci sono momenti in cui occorre "alzarsi in piedi" e comunicare a voce alta che non siamo disposti a lasciare correre le offese alla nostra Fede!

Nei Cuori Immacolati,

Maristella


Cara sorella in Cristo,
purtroppo, sui media italiani e di altre nazioni estere, le offese alla Religione cattolica sono molto diffuse. La cosa triste è che spesso queste offese vengono tutelate con la falsa scusa della “libertà d’espressione”. Ma, come insegna magistralmente il grande Papa Pio XII, non esiste il diritto all’errore.

Quel che mi hai raccontato mi ha fatto venire in mente un fatto accaduto anni fa nel Regno Unito. Alcuni cattolici protestarono contro una trasmissione televisiva che caricaturizzava Gesù Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità, ma le proteste vennero ignorate. Poi anche qualche musulmano protestò contro quella trasmissione poiché i maomettani considerano Gesù un profeta, e subito ricevettero le scuse.

Ti immagini cosa sarebbe successo se quello spot televisivo che hai visto, invece di fare una parodia della Messa, avesse fatto una parodia di una preghiera islamica? Sarebbero scoppiate polemiche sui giornali e sui tg, molti personaggi famosi si sarebbero precipitati a condannare l’accaduto, e gli autori dello spot sarebbero stati costretti a scusarsi pubblicamente. E se avessero fatto una parodia di una preghiera rabbinica in una sinagoga? Sarebbe scoppiata una bufera ancora più clamorosa, una sorta di linciaggio mediatico degli autori dello spot accusati di antisemitismo, razzismo, nazismo, nostalgia di Joseph Goebbels (ministro della propaganda del Reich), e cose di questo genere. E invece quando viene offesa la Religione cattolica in genere i mezzi di informazione tacciono e lasciano fare. Perché? La risposta è semplice: i media sono in gran parte nelle mani di persone legate direttamente o indirettamente a logge che tramano contro il cristianesimo. 

Ma noi non ci arrendiamo! Continuiamo a combattere la buona battaglia della fede per la maggior gloria di Dio!

In Corde Regis,

Cordailiter

Differenze tra il femminismo massonico-socialista e il femminismo cristiano

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.

[...] il femminismo socialista, rivoluzionario ecc. si professa aconfessionale e finisce nell’acattolicismo: il femminismo cristiano pone a base d’ogni suo intendimento la sincera professione di fede cattolica. [...] Se si lascia a parte il Vangelo la donna ricadrà schiava, strumento di piacere, mezzo di produzione e nulla più. [...]

Ben quindi fu scritto recentemente: donne, occhio ai vostri carnefici, ai vostri peggiori nemici, nemici ipocriti, perché vestiti da agnelli, atteggiati a vostri difensori: sono le femministe che vogliono emanciparvi per opprimervi: che vogliono porvi in alto per gettarvi nell’immondezzaio: occhio al femminismo parolaio: chi promette troppo è o un esaltato, o un mentitore, o un traditore.

Quali dunque i suoi intendimenti? Li riassunse Pio X in queste parole: «Vedete quanto errino coloro che pretendono per la donna l’uguaglianza assoluta con tutti i diritti e le attribuzioni dell’uomo. Ve la immaginate una donna tra i rumori, le agitazioni e le passioni della vita pubblica: una donna [che] s’impone, cospira, si ribella, sale sulle barricate?... Non è questa la missione della donna; sbaglia perciò chi sostiene questo mal inteso femminismo, che vorrebbe correggere l’opera di Dio, come quel meccanico che pretende correggere e riformare il corso degli astri...».

Del resto gli scopi di questo femminismo-utopia vennero dichiarati apertamente dal fior fiore delle sue rappresentanti. A Parigi nel 1900 si radunò il congresso generale a cui intervennero le migliori ed anche i migliori del partito dell’Inghilterra, Germania, Austria, Russia, Italia, Francia, America, ecc. Ecco le dottrine là esposte:

«Il cristianesimo è la più grande rovina storica»; «è necessario abolire il confessionale e qualsiasi istruzione cristiana»; «la figlia in casa sotto i genitori e la sposa legata indissolubilmente ad un uomo sono miserabili schiave, suore laiche, criminalmente istupidite: questa morale, portata a cielo dalla religione nella persona della Vergine, è un assassinio ipocrita, lento, di ogni minuto»; «La massoneria, nemica delle superstizioni e dell’errore, è la naturale avversaria della Chiesa: la donna si ascriva alla loggia, ne prenda lo spirito, lo trasmetta alla famiglia: escludere la donna dalla massoneria significa prolungare l’impero della Chiesa e l’autorità del prete». E per non trascrivere qui tutte le bassezze di pensieri e di linguaggio cui trascesero, dirò solo che fecero voti per la prostituzione, per il divorzio, per l’amor libero, per il diritto dell’adulterio, per la rivoluzione sociale, per la scuola laica, [...], ecc... Come si vede è tutto uno spirito massonico: ed oggi, lo si può scorgere in riviste e circolari, la massoneria mira ad aggiogare al suo carro la donna.

[...] Ma si noti: astuzia massonica! siccome la donna aborrirebbe dalla setta, in una riunione tenutasi ultimamente a Roma fu deciso di farvela entrare a tradimento: proponendole la beneficenza laica o neutra, le cui ultime fila sono segretamente maneggiate e regolate dalla massoneria! Ed ecco venir su le istituzioni laiche in favore dei malati, poveri, bambini, fanciulle pericolanti, donne traviate. È l’antico costume del diavolo: contraffare le opere di Dio per tirare a sé seguaci! Non pensò egli persino di imitarne, o meglio, scimmiottarne i miracoli? – Eppure quante buone donne già sono cadute nella rete infame! Forse per pura ingenuità ed ignoranza! [...] 

[Femminismo cristiano]

[...] la sostanza del femminismo buono è antica quanto il cristianesimo e più ancora, per molta parte. Infatti esso consiste nell’attuare tutte le dottrine della nostra fede in favore della debolezza e della dignità della donna. E discendendo a particolarità possiamo dire che il programma del femminismo buono, benedetto ed esposto da Sua Santità Pio X il 21 aprile 1909, ha due parti: una negativa e l’altra positiva, quanto alla parte negativa questo femminismo si oppone:

1. A togliere sistematicamente e per principio la donna dall’ambiente famigliare [...]: la donna è essenzialmente madre e tale deve restare; madre del corpo per la generazione e dell’anima con l’educazione, se ha creature particolarmente sue: madre del corpo colla carità e beneficenza e madre dell’anima per l’istruzione, se non ha creature determinatamente sue.

2. Alla disgregazione e sfacelo della famiglia, cellula della società: e quindi al divorzio, al libero amore, ad ogni forma di immoralità moderna, ad ogni mezzo di corruzione messa innanzi colla moda libera, col divertimento disonesto, coll’esporsi procace, ecc.

3. A tutto quel movimento femminista, rivoluzionario e socialista che oggi si organizza in ogni parte del mondo. [...] Né si dica che il socialismo, nella parte che riguarda le donne, abbia perduto il suo prestigio ed ormai non abbia più che scopo economico: poiché, dato e non concesso, che sia morto il socialismo in Italia, non è morta e non morrà così facilmente la massoneria. Ora la massoneria, come si è veduto sopra, tende oggi a far sua la donna, per farne uno strumento di lotta contro le verità della fede, contro la fede, contro i vescovi, contro la religione. Contro questo falso femminismo oggi sorge il femminismo buono.

E venendo alla parte positiva di quest’ultimo, possiamo dire che egli tende specialmente a questi fini:

1. Procurare che la donna compia il massimo bene nella famiglia. Questo è il primo, il più obbligatorio, il più efficace, il più facile lavoro della donna. [...]

La donna come si esprime Dio nella Scrittura, secondo le sue inclinazioni naturali, secondo le sue attitudini, secondo i bisogni della vita quotidiana, in primo luogo come campo delle proprie fatiche ha la famiglia sua. [...] La donna in casa è regina, se sa esserlo e, senza pretenderlo, può dominare il cuore dei suoi cari. – Ed è di qui che essa potrà riuscire, quando lo voglia, ad avere la massima influenza sulla società. [...] Femminismo ben inteso dunque è quello che tende qui: formare delle figlie che siano di fatto e per quasi adozione le piccole madri in virtù ai fratellini: formare delle spose che siano le amiche dell’anima del marito per farla simile a loro nella fede, nella pietà, nella virtù: formare delle madri che siano come la forma in cui si plasmerà cristianamente l’anima dei figli. [...]

2. Prima e più naturale operosità della donna è quella della famiglia: seconda e quasi complemento della prima è quella oltre le pareti domestiche. E qui la donna può dar mano ad un numero grandissimo di opere femminili. Ella può aiutare la propaganda religiosa, entrando nelle associazioni: Dame di San Vincenzo, Dame della misericordia - Catechismi parrocchiali - Scuole di religione - Congregazioni mariane - Pia unione delle Madri cristiane - Ritiri operai - Protezione della giovane - Santa Infanzia - Propagazione della fede - Leghe pel riposo festivo - Leghe contro la bestemmia, della buona stampa, ecc.

Ella può aiutare l’azione sociale: Patronato e Mutuo soccorso per le operaie - Opera di riabilitazione - [...] Sindacati femminili, ecc.

Ella può intensificare la cultura propria sia riguardo alla religione, sia riguardo a materie sociali, sia riguardo alla parte morale, sia ancora per le cose d’igiene, del governo della casa, ecc. E tutto ciò in scuole di famiglia, in circoli di cultura, in scuole di sociologia, in apposite biblioteche.

Come si vede, il lavoro che si offre alla donna è immenso: e crescerebbe ancora a dismisura se si volessero ricordare i due campi di attività femminile assegnati comunemente alle suore ed alle maestre: campi in cui davvero la donna può farsi, secondo mons. Bonomelli, aiuto al sacerdozio e alla Chiesa nella grande opera della salvezza delle anime. [...]

Distinto così l’un femminismo dall’altro, non si vede più ragione alcuna per non combattere con ogni zelo il primo e non promuovere d’altra parte il secondo. Combattere il primo è lottare contro la massoneria e lo spirito massonico, che di tutto si vale a danno della Chiesa: e questo è dovere indiscutibile d’un sacerdote; favorire il secondo vuol dire approfittare di uno strumento di bene e assecondare lo spirito della Chiesa.


(Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo).

martedì 5 marzo 2019

Santa Teresa e San Giuseppe

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

Pensiero del giorno

Pecca anche chi compra robe rubate. Né vale a dire: Se non la comprava io, la comprava un altro. Sentite. Narrasi nella Selva istruttiva presso del Verme, che un soldato si prese una vitella d'una povera donna. Piangeva quella miserabile, e diceva al soldato: Perché mi vuoi levare questa vitella? Rispose il soldato: Se non me la piglio io, se la piglierà un altro; e così si portò la vitella. Questo soldato poi fu ucciso, e fu veduto dannato da una persona, con un demonio accanto che fieramente lo flagellava; e dicendo il dannato: Perché mi flagelli? Il demonio rispondeva: Se non ti flagello io, ti flagellerà un altro. E così non vi fate ingannar dal demonio, con dire: Se io non mi piglio quella cosa, se la piglierà un altro. Se un altro se la piglia, quegli si dannerà: se te la pigli tu, tu ti dannerai. Ma dirai: Io l'ho pagata. Ma non lo sai che quella è cosa rubata?


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

lunedì 4 marzo 2019

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (-)

Ieri mi ha scritto il lettore del blog che si sposerà il 15 agosto.


Carissimo D.,
                         ho appena letto il post che hai scritto per il mio matrimonio. Ti volevo chiedere delle preghiere ma poi ho pensato che tu fossi in vacanza. Ho letto che il blog non va in vacanza durante l'estate ed ho letto anche gli ultimi post, però pensavo che fossi in un luogo di villeggiatura [...] e non volevo essere per te un ulteriore lavoro.

Ti invio il libretto del matrimonio. Grazie per le tue preghiere, sei molto gentile. Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   durante l’estate non andrò da nessuna parte, dunque non temere di essermi di disturbo quando senti il bisogno di scrivermi per chiedermi qualche informazione o dei chiarimenti su argomenti religiosi.

Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali; ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il comando del re e uccisero i bambini innocenti di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te è “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da alcune centinaia di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno, se poi le anime non rimangono edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, poiché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista c'è ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Termino incoraggiando te e la tua futura moglie a fondare una famiglia profondamente cristiana per la maggior gloria di Dio.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter