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lunedì 4 gennaio 2010

Difficoltà del movimento tradizionale nel sud Italia

Osservando la lista delle Messe tridentine celebrate in Italia, appare evidente che la situazione non è omogenea. In regioni come il Veneto, la Toscana e la Liguria, il movimento tradizionale è riuscito ad ottenere risultati incoraggianti, invece in altre regioni, soprattutto in quelle del sud, i risultati sono stati meno entusiasmanti. Eppure nelle province di Napoli, Bari, Lecce, Caserta ed altre ancora, ci sono non pochi fedeli che vorrebbero assistere al Santo Sacrificio celebrato col vecchio Missale Romanum. Spesso si sente dire che la colpa è dei denigratori della forma straordinaria del rito romano, accusati di avere eretto una sorta di “Linea Maginot” liturgica. Che queste persone imbevute della mentalità progressista, non abbiano particolari simpatie per la liturgia antica è risaputo, ma in questo caso la questione è più complessa. A mio avviso, un serio problema è rappresentato dalla costituzione dei famosi gruppi stabili. Sono convinto che mediamente in ogni parrocchia ci siano non meno di quattro o cinque fedeli interessati alla Messa tradizionale, bisognerebbe che si raggruppassero insieme ai fedeli di altre parrocchie per formare un folto gruppo stabile che richieda la celebrazione del Santo Sacrificio a qualche pio sacerdote non ostile alla liturgia antica. I combattivi cattolici francesi hanno allestito dei siti internet suddivisi per aree territoriali per permettere a coloro che intendono aderire a un gruppo stabile in formazione, di mettersi in contatto con gli altri fedeli della stessa zona. Ci vorrebbe qualcosa di simile anche da noi in Italia. A poco a poco la diffidenza e il pregiudizio nei confronti della Messa di San Pio V stanno cominciando a dissolversi. I fedeli delle regioni del sud hanno l'entusiasmo e la capacità necessarie per organizzare i gruppi stabili e ottenere la Messa tridentina anche nelle proprie diocesi.