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mercoledì 2 settembre 2026

I lebbrosi della Chiesa

Joseph Ratzinger
In una lettera scritta nel 1999 a Padre Matias Augé, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger denunciò il fatto che spesso i "tradizionalisti" vengono trattati come lebbrosi (sì, nella lettera usò più volte il termine "tradizionalisti"). Io aggiungo soltanto che siamo felici di essere perseguitati a causa della nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica. A noi non interessano gli applausi del mondo. Riporto alcuni brani della lettera.


18 febbraio 1999



Reverendo Padre,
ho letto con attenzione la Sua lettera del 16 novembre u.s., nella quale Lei ha formulato alcune critiche alla Conferenza da me tenuta il giorno 24 ottobre 1998, in occasione del 10° anniversario del Motu proprio “Ecclesia Dei”.

Capisco che Lei non condivida le mie opinioni sulla riforma liturgica, la sua attuazione, e la crisi che deriva da talune tendenze in essa nascoste, come la desacralizzazione.

Mi sembra, però, che la sua critica non prenda in considerazione due punti:

1. è il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che ha concesso, con l’Indulto del 1984, l’uso della liturgia anteriore alla riforma paolina, sotto certe condizioni; in seguito lo stesso Pontefice ha pubblicato, nel 1988, il Motu proprio “Ecclesia Dei”, che manifesta la sua volontà di andare incontro ai fedeli, che si sentono attaccati a certe forme della liturgia latina anteriore, e pertanto chiede ai vescovi di concedere “in modo ampio e generoso” l’uso dei libri liturgici del 1962.

2. una parte non piccola dei fedeli cattolici, anzitutto di lingua francese, inglese e tedesca, rimangono fortemente attaccati alla liturgia antica, e il Sommo Pontefice non intende ripetere nei loro confronti ciò che era accaduto nel 1970, dove si imponeva la nuova liturgia in maniera estremamente brusca, con un tempo di passaggio di soli 6 mesi, mentre il prestigioso Istituto liturgico di Treviri, infatti, per tale questione, che tocca in maniera così viva il nervo della fede, giustamente aveva pensato ad un tempo di 10 anni, se non sbaglio.

Sono dunque questi due punti, cioè l’autorità del Sommo Pontefice regnante e il suo atteggiamento pastorale e rispettoso verso i fedeli tradizionalisti, che sarebbero da prendere in considerazione.

Mi permetta, pertanto, di aggiungere alcune risposte alle Sue critiche circa il mio intervento.

1. Quanto al Concilio di Trento non ho mai detto che esso avrebbe riformato i libri liturgici, al contrario ho sempre sottolineato che la riforma postridentina, situandosi pienamente nella continuità della storia della liturgia, non ha voluto abolire le altre liturgie latine ortodosse (i cui testi esistevano da più di 200 anni) e neppure imporre una uniformità liturgica.

[...]

2. La citazione di Newman vuole significare che l’autorità della Chiesa non ha mai abolito nella sua storia con un mandato giuridico una liturgia ortodossa. Si è verificato invece il fenomeno di una liturgia che scompare, e poi appartiene alla storia, non al presente.

3. Non vorrei entrare in tutti i dettagli della Sua lettera, anche se non sarebbe difficile rispondere alle Sue diverse critiche dei miei argomenti. Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato). Ripeto quanto ho detto nel mio intervento, che la differenza tra il Messale di 1962 e la messa fedelmente celebrata secondo il Messale di Paolo VI è molto minore che la differenza fra le diverse applicazioni cosiddette “creative” del Messale di Paolo VI. In questa situazione la presenza del Messale precedente può divenire una diga contro le alterazioni della liturgia purtroppo frequenti, ed essere così un appoggio della riforma autentica. Opporsi all’uso dell’Indulto del 1984 (1988) in nome dell’unità del Rito Romano è, secondo la mia esperienza, un atteggiamento molto lontano dalla realtà. Del resto mi rincresce un po’, che Lei non abbia percepito, nel mio intervento, l’invito rivolto ai “tradizionalisti” [...] a venirsi incontro verso la riconciliazione [...].

Tuttavia, La ringrazio per la Sua parresia, che mi ha permesso di discutere francamente su una realtà che ci sta ugualmente a cuore.

Con sentimenti di gratitudine per il lavoro che Lei svolge nella formazione dei futuri sacerdoti, La saluto

Suo nel Signore
+ Joseph Card. Ratzinger 

Pensiero del giorno

Vinci te stesso: cuor sollecito, generoso, ardente, senza capitolazione e riserva, per Dio e per il prossimo.


(Pensiero del Venerabile Pio Brunone Lanteri).

martedì 1 settembre 2026

Avviso da Milano

Da domenica 6 settembre la Messa in rito ambrosiano antico riprende ai consueti orari:

Ore 8.15 (letta) e ore 9.45 (cantata) presso la chiesa di Santa Maria alla Consolazione, sita in Largo Cairoli, fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Siate militanti!

[Brani tratti dal discorso del Sommo Pontefice Pio XII rivolto alle "Giovanissime" della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, pronunciato domenica 2 ottobre 1955 nella Città del Vaticano].


Siate, finalmente, militanti.

Salvo il principio della legittima difesa (nel senso da Noi altre volte spiegato), le guerre materiali con scontri di armati, spargimento di sangue, distruzioni di vite e di beni, sono esecrate dalla Chiesa. Tuttavia non è forse la vita di ogni uomo quaggiù una vita di combattimento, e ogni cristiano, in particolare, non diviene forse soldato di Cristo, quando riceve il sacramento della Cresima? Nessuno vorrà dunque meravigliarsi, se parliamo di battaglia ad adolescenti cristiane, alle «Giovanissime» di Azione Cattolica. Militanti, infatti, significa combattenti. Ma è un combattimento di amore e la vittoria non uccide il vinto, nè lo incatena. La vittoria vivifica e libera.

Per essere militanti, bisogna essere eroiche. Siete pronte?

Per essere militanti, bisogna essere apostole. Lo volete?

Volete portare l'amore ove è l'odio? la purezza ove è la corruzione? la luce ove sono le tenebre? la vita ove è la morte? Volete rimettere Dio al suo posto, cioè in ogni luogo? Nelle scuole, nei Parlamenti, nella stampa, nei divertimenti, in ogni struttura umana. Volete che Gesù Cristo regni?

(...) Dilette figlie!  (...) Tornate alle opere vostre e combattete senza tregua, non perché si aprano le porte dell'inferno, ma affinché nel mondo e nei cuori regni Gesù, dolce Sovrano di amore.

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Somma certamente deve essere la cura del vescovo nell'ammettere i confessori, dai quali dipende il regolamento di tutte le coscienze del popolo. I confessori ignoranti o di mali costumi possono rovinare tutti gli altri; quindi è meglio averne pochi e buoni.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 31 agosto 2026

Ritratto di un uomo da poco tempo spirato

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696-1787), Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Vescovo di Sant'Agata dei Goti, Dottore della Chiesa, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti.


"Memento homo, quod pulvis es, et in pulverem reverteris". Considera, fratello, che sei di terra, ed in terra hai da tornare. Ora vedi, senti, parli e cammini. Verrà un giorno che più non vedrai, non sentirai, non parlerai, né camminerai. Quando l'anima tua si dividerà dal tuo corpo, il corpo resterà ad esser consumato dai vermi ed a farsi polvere; e l'anima si troverà in quell'eternità che t'avrai meritata colla tua vita.

Mio Dio, finora colla mia vita mi ho meritata la disgrazia vostra e l'inferno; ma voi non volete ch'io disperi, ma che mi penta, vi ami e speri.

Figurati di vedere un uomo, il di cui corpo poco prima è stato lasciato dall'anima. Mira in quel cadavere, che ancora sta sul letto, il capo caduto sul petto, i capelli scarmigliati ed ancora bagnati dal sudore della morte, gli occhi incavati, le guance smunte, la faccia di color di cenere, la lingua e le labbra nere; sicché ad ognun che lo guarda, fa nausea ed orrore. Ecco, lettor mio, in quale stato dee ridursi questo tuo corpo, che al presente tanto accarezzi.

Ah mio Dio, non voglio più resistere alle vostre chiamate. Che mi ritrovo delle soddisfazioni date al mio corpo, se non rimorsi di coscienza che continuamente mi affliggono? Oh fossi morto prima, e non v'avessi mai offeso!

Quando poi comincia a marcire il cadavere, dà maggiore orrore. Non saranno passate ancora venti ore che quel giovane è morto, e la puzza già si fa sentire. Bisogna aprir le finestra della camera e bruciare incenso, acciocché il fetore non ammorbi tutta la casa. Perciò si danno fretta i parenti per mandarlo alla sepoltura. Dunque se quel corpo è stato d'un nobile, l'esser stato più ben trattato in vita, a che servirà? servirà per rendere il fetore più insopportabile.

Caro mio Redentore, sapevo che con quel peccato vi davo un gran disgusto, eppure l'ho fatto. Per non perdere quella breve soddisfazione, mi son contentato di perdere il gran tesoro della vostra grazia. Mi butto addolorato ai piedi vostri, perdonatemi per quel sangue che avete sparso per me. Ricevetemi di nuovo nella vostra grazia, e poi castigatemi come volete. Accetto ogni castigo, ma non voglio restar privo del vostro amore. Vi amo, o Dio del mio cuore, vi amo più di me stesso. Fate che io vi sia fedele sino alla morte.

Maria, speranza mia, intercedete per me.


[Brano tratto da "Via della salute"].


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Pensiero del giorno


Oh benedette tribolazioni! Ci fanno ricorrere al celeste Consolatore. Quando siamo nelle prosperità, ci dimentichiamo di Dio, mentre nelle avversità cerchiamo in Lui ogni nostro conforto.

(San Francesco di Sales)

domenica 30 agosto 2026

I progressi nell'apostolato

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).



O Signore, uniscimi a te e la forza della tua carità accenda nel mio cuore la vera fiamma apostolica.

1 - S. Tommaso insegna: l’amore è come il fuoco, produce una fiamma e la fiamma dell’amore è lo zelo; se il fuoco arde intensamente, allora anche la fiamma che produce è divorante, intensa. Il vero zelo apostolico è la risultante spontanea, il frutto normale del contatto intimo dell'anima con Dio per mezzo dell’amore. Quanto più un’anima si unisce a Dio per amore, tanto più viene coinvolta nella fiamma della sua carità, perciò partecipa del suo amore infinito per gli uomini, del suo zelo eterno per la loro salvezza, sì che diventa necessariamente apostolica. [...]

2 - S. Teresa di Gesù ci presenta l'anima nel momento in cui - come conseguenza della carità che l’unisce a Dio - nasce in lei la fiamma interiore dell’apostolato. Si tratta di un’anima resa dall’abbandono e dall‘amore così sottomessa alla volontà di Dio «da non sapere né volere che una cosa: che Egli faccia di lei tutto quello che vuole»; e Dio, che la «ritiene tutta per sua... la segna col suo sigillo» infondendole un vivissimo dolore per i peccati degli uomini e un ardente desiderio d’immolarsi per la loro salvezza (cfr. M. V, 2, 12-14). In quest’anima la carità è cresciuta a tal punto da renderla capace di rinunciare effettivamente alla sua volontà per conformarsi in tutto alla volontà divina; anche di fronte a casi difficili ed imprevisti, che richiedono molto spirito di sacrificio, ella sa mettere da parte ogni ripugnanza e risentimento della natura, ogni veduta e desiderio personale per aderire al volere divino, sia che questo le si presenti sotto l’aspetto dei doveri quotidiani o per mezzo della voce esterna dell’obbedienza o di quella interiore dello Spirito Santo, come pure per mezzo delle circostanze della vita. È, dunque, un’anima veramente unita a Dio per amore, veramente data a lui, e Dio la prende e la lancia al servizio della Chiesa, delle anime, volendo valersi di lei per attuare il suo piano di salvezza e di santificazione dell’umanità.

In tal modo si destano nell’anima immense brame di apostolato, per nulla paragonabili a quelle che poteva nutrire per l’addietro: ella sente che non si appartiene più, che la sua vita è necessariamente legata a quella del divin Redentore e che, a imitazione di lui, deve dedicarla e consumarla tutta al servizio delle anime. Anche coloro che vivono apparentemente più isolati dal mondo e dal contatto esterno degli uomini - le claustrali nella loro clausura, i contemplativi nei loro eremi o deserti - giunti a questo stato, diventano eminentemente apostolici e tutta la loro vita di preghiera e di sacrificio si orienta verso un unico ideale: riparare i peccati dell’umanità, salvare le anime. Mentre i contemplativi sfogano questo zelo apostolico raddoppiando la loro immolazione nascosta, gli attivi, dediti alle opere esterne, trovano nella fiamma interiore, divampante dalla loro unione con Dio, l’impulso, la forza, il sostegno, la fecondità del loro apostolato. Ancora una volta bisogna concludere che la via per giungere al massimo rendimento apostolico è la via solitaria e silenziosa dell’unione con Dio.

Colloquio - «Dio mio, quanto fervore e quanta forza nella carità di un’anima che è unita a te per amore! Coloro che sono così presi da te non possono limitarsi al proprio profitto personale, né contentarsene; ma, siccome sembra loro che è poco andarsene soli in cielo, con una sollecitudine e con un affetto tutto celeste e con squisite diligenze si sforzano di condurre con sé molti altri. Fa’ o Signore, che simile a questo sia l’effetto del mio amore per te!» (cfr. G.C.).

«O Signore, da un’anima già risoluta ad amarti e tutta rimessa nelle tue mani, Tu non vuoi altro che desideri e cerchi quanto può di contribuire alla tua maggior gloria.

«Oh, la carità di coloro che ti amano veramente! Che riposo potrebbero mai avere se vedessero di poter contribuire, fosse pure per poco, acciocché un’anima si avanzasse e ti amasse di più, o solo per darle una consolazione e liberarla da un pericolo? Come diverrebbe insopportabile il loro riposo personale!

«O Signore, afflitta per la rovina di tante anime, se non posso giovare ad esse con le opere, voglio importunarti con la preghiera. Voglio rinunciare ad ogni mio contento, e lo stimo per ben perduto, voglio dimenticarmi totalmente di me stessa per non pensare che al modo migliore di compiere la tua volontà.

«Dio mio, più il tempo passa, più cresce in me il desiderio di contribuire al bene di qualche anima parendomi, molte volte, di essere come una persona in possesso di un grande tesoro, desiderosa di farne parte a tutti, ma impotente a distribuirlo perché con le mani legate. Non potendomi più contentare, inalzo a te la mia voce, supplicandoti di fornirmi qualche mezzo per cooperare a guadagnare almeno qualche anima al tuo servizio» (T. G. Fd. 5, 6 e 5; 1, 6 e 7).


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Se vogliamo giovare ai nostri fratelli e conquistare i loro cuori per orientarli al bene, alla verità, a Dio, dobbiamo servirci, non già della forza e dell’imposizione che inasprisce e provoca reazioni contrarie, ma della mansuetudine, della pazienza, della longanimità. È il metodo usato da Gesù, la cui missione è stata annunciata da lui stesso come un’opera di dolcezza [...].


[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

sabato 29 agosto 2026

Continua la buona battaglia in difesa della Tradizione

Tempo fa una signora piemontese mi ha scritto parole di incoraggiamento che ho apprezzato molto.


Caro  D., 
          (...) leggo ormai ogni giorno il tuo meraviglioso blog, del quale ti ringrazio, perché riesce sempre a motivarmi e a non scoraggiarmi per quanto dura possa essere la mia situazione, insomma è per me un'ulteriore consapevolezza dell'amore che Dio ha per tutti noi, [...] questo momento sono abbastanza sconfortata e delusa dal mondo... ma confido in Lui e nella sua bontà, mi rivolgo in ogni momento a Lui, sperando che mi indichi il percorso giusto per risolvere i miei problemi. Spero e mi auguro di cuore che tu stia bene. La mia preghiera è anche per te, perché tu possa sempre aiutare le persone in cerca di Dio ad avvicinarsi e a fidarsi di Lui, così come hai fatto con me. Intanto ti mando un caro saluto e un abbraccio fraterno. Ciao


Cara sorella in Cristo, 
                               le tue cordiali parole nei miei confronti mi incoraggiano a continuare ad impegnarmi a diffondere degli scritti spirituali che facciano del bene alle anime per la maggior gloria di Dio.

Se coi miei blog ho fatto del bene a qualcuno, il merito è innanzitutto di Dio, infatti senza il suo aiuto non possiamo fare nulla di buono. Inoltre il merito è anche dei lettori-sostenitori (purtroppo, non molti) che liberamente mi inviano delle donazioni (anche di piccoli importi) tramite bonifico bancario. Senza i loro contributi forse avrei già chiuso da anni i miei blog, perché il gestirli e il rispondere alle lettere assorbe davvero tanto tempo (dal 2008 ho risposto ad oltre 20.000 e-mail). Gesù Cristo nel Vangelo ha promesso che ricompenserà persino un bicchier d'acqua dato per amor suo, ed io spero tanto che i sostenitori del blog vengano ricompensati con le grazie necessarie alla salvezza eterna delle loro generose anime.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Roma
Chi vuol diventare paziente deve anzitutto, di fronte ai motivi della sofferenza, avere un profondo sguardo di fede, che gli faccia comprendere come tutto ciò che accade nella vita è sempre permesso da Dio e unicamente per il suo bene. (...) Questo però non impedisce che si senta il peso della sofferenza e che lo si senta profondamente - lo ha sentito anche Gesù nella sua agonia nell’orto - ma ci aiuta a non turbarci, a non perdere la pace e la serenità, a non perdere il dominio di noi stessi e quindi la pazienza.

[Pensiero tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

venerdì 28 agosto 2026

Sollevando i defunti si procura la gloria di Dio

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Dio ha fatto tutto per la sua gloria; per sua gloria egli fece il cielo e la terra, si manifestò di frequente agli uomini, inviò fra noi l'unico suo Figlio, stabilì la santa Chiesa; per sua gloria dà la ricompensa della visione beata agli eletti. Amare e glorificare Dio è l'unica occupazione dei Santi in cielo; tale è pure la nostra destinazione ed il fine per cui Dio ci ha dato l'essere e la vita. Ora, fra i mezzi con i quali possiamo glorificare Dio e provargli il nostro amore, dobbiamo porre in primo luogo la devozione verso le anime purganti. Di fatto, fra le tenebre e le miserie di questa vita non possiamo conoscere, nè amar Dio convenientemente; solo in cielo, trovandosi i beati a faccia a faccia con Dio, hanno conoscenza chiara di lui e l'amano perciò di amore più ardente ed intenso. I loro atti di carità sono assai più elevati di quelli di Maria Maddalena stessa, di cui il Signore ha detto «che molto ha amato»; più ardenti di quelli di s. Pietro, che per tre volte afferma il suo amore per Gesù prendendo lui a testimonio. E sollevare, liberare le anime del purgatorio è un aprire loro il cielo, è metterle in stato d'indirizzare più presto a Dio i loro inni d'adorazione, di benedizioni, di rendimenti di grazie. Ma il merito di tutti questi inni di amore, di lode, non ridondano forse a favore di coloro, che con sofferenze misero le anime purganti in stato di produrli più presto? I loro perfetti atti di riconoscenza non suppliranno forse all'imperfezione dei nostri? non varranno essi a compensare il Signore delle ingiurie che i nostri peccati gli fanno? Noi, quantunque misere creature, abbiamo ricevuti molti e segnalati benefici da un Dio infinito, che ce li prodigò con affetto di padre, e dobbiamo rendergliene eterne azioni di grazie; ma quali ringraziamenti migliori di quelli che i beati possono rendergli per noi in cielo? Inoltre noi abbiamo commesso molti peccati; e quantunque non ne avessimo commesso che un solo, non potremmo, con tutte le nostre buone opere, riparare l'ingiuria fatta al Signore: quanto non dobbiamo stimarci felici di aprire il cielo ad anime, che, glorificando Dio, lo ricompenseranno delle nostre offese! Ma se amiamo Dio, ecco nuovo motivo per farci soccorrere le anime purganti. Il Signore brama sommamente d'aver presso di sè quelle anime che ama tanto: «fa sue delizie di stare con i figliuoli degli uomini» (Prov. VIII, 31), come se la compagnia delle sue creature aggiungesse qualche cosa alla sua eterna felicità, e non fosse appieno felice finché non l'ha comunicata loro. Ma la giustizia gli lega, per così dire, le mani, ed a noi spetta di liberar quelle anime con il soddisfare per loro. Dio misericordioso gioisce allorché spezziamo quelle funi; le riceve con gioia alla sua gloria; con il coronarle, corona i propri doni; vede in esse fruttare il sangue del suo divin Figlio, e serba quasi riconoscenza verso quelli che, liberandole dalla prigione e mettendole in libertà, permettono loro di glorificare il suo santo nome. 

Aggiungiamo un'altra considerazione atta ad eccitare la nostra carità verso quelle sante anime: La gloria che Dio riceve dai soccorsi che loro procuriamo, è gloria assicurata. In esse non v'è mala volontà che possa impedire l'effetto dei nostri suffragi: quanto si acquista per loro è veramente e realmente acquistato. Le grazie che otteniamo per i vivi sovente rimangono sterili, ma nulla si perde di quanto facciamo per i defunti. 

Pensiero del giorno

Di quanto riguarda la cura parrocchiale una cosa sola raccomando: bada di dare una formazione ascetica a tutti. Le parrocchie spesso sono divenute smorte perché non si è dato ai fedeli quel divino nutrimento, ossia la via concreta della perfezione cristiana.


[Pensiero tratto da una lettera del Cardinale Giuseppe Siri a un sacerdote della diocesi di Genova].

giovedì 27 agosto 2026

Difendere i valori non negoziabili

Ripubblico una vecchia e-mail che mi inviò molti anni fa un lettore del blog.


Continuo a leggere con interesse il tuo blog. Personalmente ho anche apprezzato un tuo sfogo verso certi modi di essere tradizionalista. Quest'estate ad Ars un sacerdote del posto mi diceva che non tutto quello che c'è negli ambienti tradizionali è bello e buono. Ha ragione. È così in ogni ambiente umano, siamo imperfetti. Talvolta su certi blog si assiste a insulti per chi non è sulla stessa linea... non è questa una forma di sostanziale chiusura e mancanza di rispetto? Per certi versi sono fortunato, non ho nessuna casa da difendere. Vorrei invitarti a spendere qualche parola su quello che è avvenuto in Lussemburgo. Il Granduca non ha approvato la legge sull'eutanasia [...]. Non ho sentito molte voci di solidarietà a suo favore, e mi sembra ingiusto... 

Cordialmente
(lettera firmata)

Carissimo in Cristo,
                                 avrei voluto scrivere qualche riga di elogio per il Granduca del Lussemburgo, il quale si è rifiutato coraggiosamente di controfirmare l'iniqua legge che intendeva legalizzare l'eutanasia. È stato davvero un comportamento degno di un seguace di Gesù Cristo. Anche suo zio Baldovino, Re del Belgio, nel 1990 si rifiutò di promulgare la legge che legalizzava l'abominevole delitto dell'aborto. Purtroppo in Italia l'iniqua legge che nel 1978 sdoganò l'aborto venne controfirmata da politici democristiani tra i quali Giulio Andreotti (Presidente del Consiglio), Tina Anselmi (Ministro della Sanità) e Giovanni Leone (Presidente della Repubblica).

Colgo l'occasione per lanciare un appello al voto in occasione delle prossime elezioni. Bisogna andare a votare. I cattolici che disertano le urne non fanno altro che avvantaggiare indirettamente i politici laicisti. Bisogna fare attenzione a non votare quei politici che si definiscono cattolici ma vogliono promuovere leggi immorali come la propaganda gender nelle scuole. Se devo essere sincero sono molto preoccupato della piega che sta prendendo l'Unione Europea. Ci sono stati vari pronunciamenti in favore di cose immorali come l'aborto e la sodomia.

Povera umanità, in che condizioni è conciata! Molte menti sono accecate, non comprendono più quanto siano orribili i peccati proibiti dalla Legge naturale che Dio ha impresso nei nostri cuori. Ma prima o poi verrà un castigo esemplare come ai tempi di Sodoma e Gomorra.

In Corde Regis,

Cordialiter

Pensiero del giorno

La sofferenza passa, il merito di aver sofferto pazientemente non passerà mai.