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martedì 19 marzo 2019

Diffondere la devozione per San Giuseppe

[Pubblico alcuni brani tratti da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].


Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse: Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.



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Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino. La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!



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Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazione dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.



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Era la vigilia della festa di San Giu­seppe. In uno scompartimento del treno Magonza-Colonia stavano due viaggiatori, un Sacerdote ed un mercante. Il Sacerdote si accorse che quel signore pregava; lo interruppe nella preghiera e gli rivolse qualche domanda. Venne a sapere che era molto devoto di San Giu­seppe e che rientrava in famiglia per trascorrere la festa del Patriarca con la mo­glie ed i figli. - Dunque, disse il Sacer­dote, San Giuseppe è il vostro Patrono? - No, è il Patrono di mia moglie, che si chiama Giuseppina. Il 19 Marzo mi è tan­to caro per tutto ciò che nella vita mi è capitato. Fui educato cristianamente; nella gioventù mi allontanai dalla Reli­gione. Mia moglie si affliggeva a vedermi trascurato nell'anima; quando essa alla sera pregava davanti ad un altarino di San Giuseppe, io la burlavo. Cinque an­ni addietro, in occasione del suo onoma­stico, le feci un bel regalo; ricevendolo mi disse: Avrei preferito un regalo più prezioso!

- E quale?

- La tua anima! - e cominciò a pian­gere.

Per consolarla le promisi di acconten­tarla.

M'invitò ad andare in Chiesa in sua compagnia per ascoltare la predica su San Giuseppe. Accettai. Il predicatore disse fra l'altro: Mai nessuno ha invocato San Giuseppe, sen­za sentirne la protezione!

Uscendo dalla Chiesa, la moglie mi disse: Tu che spesso sei in viaggio, pro­mettimi che nei pericoli invocherai sem­pre San Giuseppe. -

Qualche tempo dopo il treno sul quale viaggiavo ebbe un terribile urto. Gridai: San Giuseppe, aiutami! - Nel mio scompartimento eravamo in sette; sei mori­rono e solo io rimasi vivo.

Da quel giorno sono divenuto Cristia­no fervente e tutti gli anni, il 19 Marzo, adorno di fiori e di ceri l'altarino di San Giuseppe e con la mia famiglia mi pro­stro per ringraziarlo e pregarlo di cuore.

Pensiero del giorno

La contemplazione non soltanto non è di ostacolo all'azione, ma la illumina anzi e la dirige.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 18 marzo 2019

Riflettere sul tempo quaresimale

Ripubblico un breve messaggio che ho ricevuto anni fa da Maristella.


Caro fratello in Cristo,
                                            sto riflettendo sul tempo quaresimale: il Signore ci dona un'altra occasione per progredire nel cammino di fede verso la meta luminosa della Santa Pasqua. Per me questo tempo è segnato dalla fatica che la continua tensione nell'itinerario di fede mi impone, ma anche dalla consapevolezza di essere amata e sostenuta dal Padre celeste.

Senza di Lui io da sola non potrei fare nulla di buono. Così nelle alterne circostanze della vita cerco sempre di affidarmi a Lui e di lasciare che sia Lui a guidare le mie scelte e la mia vita. Lui mi dona la fede, la speranza, la carità, la luce e la pazienza per poter continuare a testimoniare la Buona Novella nella mia vita quotidiana.

In questo tempo di quaresima sto cercando di essere più assidua nella preghiera, chiedendo al Padre di rendere il mio cuore sempre più simile al Suo, aprendolo al Suo infinito amore.

Auguro a tutti un cammino di conversione verso la Città di Dio che possiamo iniziare a costruire in questo povero mondo, in attesa di raggiungere la nostra dimora celeste.

Dio ti benedica e ti accompagni lungo questo giorno e in tutti i giorni.

Maristella



Carissima in Cristo,
                                 apprezzo molto questi messaggi spirituali che mi scrivi. Pur essendo una signora sposata, ho notato che hai una visione soprannaturale della vita. I beni di cui sei "avida" non sono quelli materiali, bensì quelli celesti ed eterni. Quando mi scrivi non ho l'impressione di avere a che fare con una donna maritata, ma con una suora. Io sono amico di tante religiose, sia di vita attiva che di vita contemplativa, e tu mi sembri come loro! Ovviamente detto da me non è un'offesa, anzi! :-)

Spero tanto che prima o poi il Signore converta tuo marito e tua figlia. Con tutte le lacrime che stai versando! Santa Monica interceda per la tua famiglia!

In Corde Matris,

Cordialiter

Il Cardinal Massaja e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

San Giuseppe ottiene grazie ai suoi de­voti e specialmente a coloro che diffon­dono il regno di Gesù Cristo.

Nella storia delle Missioni è celebre il Cardinale Massaia, apostolo dell'Abissi­nia. Egli amava teneramente San Giu­seppe e ne fu ricambiato con generosità.

Fu questo Cardinale che propagò in quella regione il culto del Santa Patriar­ca e che gli dedicò la prima Chiesa nella Missione di Escia. Dice il Massaia nelle sue Memorie: Nella Missione di Escia mancava l'acqua. Mi rivolsi a San Giu­seppe affinché provvedesse Lui. Trovai allora una sorgente, che potrebbe dirsi miracolosa, perché scaturisce dalla spac­catura di un masso, il quale sorge isola­to sulla punta di un sollevamento vul­canico. -

Continua il Cardinale: Soffrivo dell'in­debolimento della vista. Ritornato in Eu­ropa nel 1867, prima di rientrare nella Missione d'Africa, mi provvidi di parec­chie paia di occhiali di diverso grado. La vista s'indeboliva sempre più e gli oc­chiali erano impotenti ad aiutarmi. Non sapendo più cosa fare, tolsi gli occhiali e li deposi presso l'immagine di San Giu­seppe, dicendogli: Se volete che continui a lavorare nella vigna del Signore, pen­sate voi a ridarmi la vista! -

Da quel giorno sino ad oggi sono pas­sati circa dieci anni ed io ho letto e scrit­to senza alcuno stento e senza bisogno di occhiali. -

E' necessario rivolgersi a San Giusep­pe con molta fede.

Pensiero del giorno

O silenzio santo, che è la chiave d’oro che custodisce il gran tesoro delle sante virtù! Fatene grande stima, praticatelo assai.


(San Paolo della Croce)

domenica 17 marzo 2019

Della necessità dell'orazione mentale

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


L'orazione mentale primieramente è necessaria per aver luce nel viaggio che stiam facendo all'eternità. Le verità eterne son cose spirituali che non si vedono cogli occhi del corpo, ma solo colla considerazione della mente. Chi non fa orazione non le vede e perciò difficilmente cammina per la via della salute. Inoltre chi non fa orazione non conosce i suoi difetti, e perciò dice s. Bernardo, che non gli abborrisce; così parimente non vede i pericoli in cui trovasi della sua salute, e perciò non pensa ad evitarli. Ma a chi fa orazione subito si fanno avanti i suoi difetti ed i pericoli di perdersi; e vedendoli penserà a rimediarvi. Dice s. Bernardo che la meditazione regola gli affetti, indirizza le azioni e corregge i difetti (...).

Per secondo senza orazione non ci è forza di vincere le tentazioni e di praticar le virtù. Dicea s. Teresa che chi lascia l'orazione non ha bisogno di demoni che lo portino all'inferno, mentre ci si mette da se stesso. E la ragione si è perché senza l'orazione mentale non si esercita la preghiera. Iddio ha tutta la volontà di dispensarci le sue grazie; ma dice s. Gregorio che per dispensarle vuol essere pregato e quasi costretto a darle per le nostre preghiere (...). Ma senza la preghiera non si avrà forza di resistere ai nemici, sicché non si otterrà perseveranza nel bene. Scrisse Monsignor Palafox: Come ci darà il Signore la perseveranza, se non glie la chiediamo? E come glie la chiederemo senza l'orazione? (...)

Di più l'orazione è la beata fornace in cui s'infiammano le anime dell'amore divino (...). Dicea s. Caterina da Bologna: L'orazione è quel legame che stringe l'anima con Dio. Questa cella vinaria è l'orazione ove l'anima s'inebria talmente di amor divino, che quasi perde i sensi per le cose del mondo; non vede se non quello che piace all'amato, non parla che dell'amato, e non vuol sentir parlare che dell'amato: ogni altro discorso la tedia e l'affligge. L'anima nell'orazione ritirandosi a trattar da solo a solo con Dio si solleva sovra se stessa. (...) l'anima (...) fermandosi nell'orazione a contemplare quanto Dio è amabile e quanto è grande l'amore che le porta, prenderà sapore di Dio, le si riempirà la mente di santi pensieri, si staccherà dagli affetti terreni, concepirà desideri grandi di farsi santa e finalmente si risolverà di darsi tutta a Dio. E dove i santi han fatte le risoluzioni più generose, che gli han sollevati da un sublime grado di perfezione, se non nell'orazione?

(...) 

Ma dicea s. Luigi Gonzaga che non mai giungerà ad un grado alto di perfezione chi non giunge a far molta orazione. Affezioniamoci dunque all'orazione e non la lasciamo per qualunque tedio vi troviamo; questo tedio che soffriremo per Dio ben ci sarà da lui rimunerato.

Perdonatemi, Dio mio, la mia pigrizia: quanti tesori di grazie io ho perduti per aver lasciata tante volte l'orazione! per l'avvenire datemi forza ad esservi fedele in seguire quaggiù a conversare con voi con cui spero di conversare per sempre in cielo. Non pretendo che mi regaliate le vostre consolazioni, non le merito; mi basta che mi ammettiate a trattenermi ai piedi vostri per raccomandarvi la povera anima mia; la quale si trova così povera perché si è allontanata da voi. Ivi, Gesù mio crocifisso, la sola memoria della vostra passione mi terrà distaccato dalla terra ed unito con voi. S. Vergine Maria, assistetemi voi nell'orazione.

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Fini dell'orazione mentale

Per far bene l'orazione mentale e ricavarne gran profitto per l'anima bisogna stabilire il fine per cui intendiamo di farla. Per 1. bisogna far l'orazione per maggiormente unirci con Dio. Non tanto i buoni pensieri della mente, quanto gli atti buoni della volontà e i santi affetti, son quelli che ci uniscono con Dio; e tali sono gli affetti che si esercitano nella meditazione, di umiltà, di confidenza, (...) di rassegnazione, e soprattutto d'amore, e di pentimento delle proprie colpe. Gli atti d'amore son quelli (dice s. Teresa) che mantengono il cuore acceso nel s. amore.

Per 2. bisogna far l'orazione per ottenere da Dio le grazie necessarie per andar innanzi nella via della salute, e specialmente per ottenere la luce divina, affin di evitare i peccati e prendere i mezzi che ci conducono alla perfezione. Il maggior frutto poi dell'orazione è l'esercitar le preghiere. Iddio, ordinariamente parlando, non concede le grazie, se non a chi prega. (...) alle volte per ottenere certe grazie di maggior valore non basterà il semplicemente pregare, ma bisognerà insistere e quasi forzare Dio colle preghiere a donarcele. È vero che in ogni tempo il Signore è pronto ad esaudirci: ma nel tempo dell'orazione, allorché stiamo più raccolti con Dio, egli è più liberale a dispensarci i suoi aiuti.

Soprattutto bisogna attendere nell'orazione a cercargli la perseveranza ed il suo s. amore. La perseveranza finale non è una sola grazia, ma una catena di grazie, alla quale deve corrispondere la catena delle nostre preghiere; se cesseremo di pregare, Dio cesserà di darci i suoi aiuti e così resteremo perduti. Chi non fa orazione mentale difficilmente persevera in grazia di Dio sino alla morte. (...)

Così anche bisogna insistere colle preghiere per ottener da Dio il suo divino amore. Diceva s. Francesco di Sales che col s. amore vanno unite tutte le virtù. (...) Insieme colla carità vengono nell'anima tutti i beni. Sia pertanto continua in noi la preghiera della perseveranza e dell'amore; e per farla con maggior confidenza ricordiamoci sempre della promessa fattaci da Gesù Cristo, che quanto noi cercheremo a Dio per li meriti del suo Figlio tutto ci darà: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis. Preghiamo dunque e preghiamo sempre, se vogliamo che Dio ci dispensi ogni bene. Preghiamo per noi, e se abbiamo zelo per la gloria di Dio preghiamo anche per gli altri, piacendo molto a Dio il vedersi pregato per gl'infedeli, per gli eretici e per tutti i peccatori (...). Diciamo: Signore fatevi conoscere e fatevi amare. Si legga nelle vite di s. Teresa e s. Maria Maddalena de' Pazzi, quanto Iddio raccomandò a queste sante che pregassero per li peccatori. Colle preghiere per li peccatori uniamo ancora la preghiera per le s. anime del purgatorio.

Per 3. bisogna andare all'orazione, non per sentire consolazioni spirituali, ma principalmente per intendere in quella ciò che Dio vuole da noi. (...) Signore, fatemi sapere quel che volete da me, ch'io voglio farlo. Alcune persone seguitano l'orazione fin tanto che durano le consolazioni; ma quando elle cessano lasciano l'orazione. È vero che Dio nell'orazione suol consolare le anime sue dilette e fa loro provare alcuni saggi di quelle delizie che apparecchia in cielo a coloro che l'amano. Il che non capiscono gli amanti del mondo; essi avvezzi a non aver altro sapore che de' diletti terreni, disprezzano i celesti. Oh se li assaggiassero, lascerebbero certo tutti i loro piaceri per chiudersi in una cella a parlare da solo a solo con Dio! Altro non è l'orazione, che un colloquio tra l'anima e Dio: l'anima gli espone i suoi affetti, i suoi desideri, i suoi timori, le sue domande; e Dio le parla al cuore, facendole conoscere la sua bontà, l'amore che le porta, e ciò ch'ella deve fare per compiacerlo: Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius.

Ma queste delizie non si provano sempre: per lo più le anime s. patiscono aridità nell'orazione: Con aridità e tentazioni (scrive s. Teresa) fa prova il Signore de' suoi amanti. E poi soggiunge: Benché tutta la vita duri l'aridità, l'anima non lasci l'orazione: tempo verrà che tutto le sarà molto ben pagato. Il tempo d'aridità è tempo di maggior guadagno: umiliamoci allora e rassegniamoci (vedendoci senza fervore, senza desideri, e quasi inabili a fare un atto buono): umiliamoci, dico, e rassegniamoci, perché quell'orazione ci frutterà più delle altre. Basta dire allora se non possiam dir altro: Signore, aiutami, abbi pietà di me, non mi abbandonare. Ricorriamo anche alla consolatrice Maria Santissima. Beato chi non lascia l'orazione stando desolato! Iddio lo colmerà di grazie: dica allora: Ah mio Dio, e come posso pretendere io di esser consolato da voi? Io che a quest'ora meriterei di star nell'inferno separato da voi per sempre e privo di ogni speranza di potervi più amare? Non mi lamento dunque, mio Signore, che mi priviate delle vostre consolazioni; non le merito né le pretendo. Mi basta sapere che voi non sapete discacciare un'anima che v'ama. Non mi private di potervi amare e poi trattatemi come volete. Se volete farmi stare così afflitto e desolato sino alla morte e per tutta l'eternità io son contento; basta che vi possa dire con verità: Mio Dio, io vi amo, io vi amo. Maria madre di Dio, abbiate pietà di me.



lll

Pensiero del giorno

La nostra pietà deve essere dolce, affettuosa, premurosa, attraente. Bisogna dimostrare che l'egoismo e la pietà non possono stare insieme. Vivere soli, rinchiusi nel proprio guscio, lasciar gli altri nell'impaccio... Certo sarebbe più comodo, ma, finché resti in famiglia devi far consistere la tua virtù a non trascurare alcuno dei tuoi doveri verso di essa, pur dando al Signore i tuoi esercizi di pietà e il ricordo costante del tuo cuore.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 16 marzo 2019

Offrire a Dio il Santo Sacrificio della Messa

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


Questo unico sacrificio della nuova legge racchiude in sè tutti i sacrifici della legge antica, e da solo procura alla SS. Trinità maggior gloria ed onore, che non tutti insieme i sacrifici dell’antico patto. Nella legge mosaica si offerivano quattro sorta di sacrifizi: l’olocausto, per riconoscere il supremo potere di Dio sulle creature, ed onorare la sua divina maestà e celebrare la sua infinita bontà: e questi si dicevano sacrifici latreutici; i sacrifici eucaristici, o di ringraziamento, in riconoscenza dei benefici ricevuti; i sacrifizi espiatori o propiziatori, per l’espiazione dei peccati degli uomini, propiziandoci così il Signore prima sdegnato per le nostre colpe; ed i sacrifici pacifici od impetratori, stabiliti per domandare ed ottenere le grazie necessarie onde camminare nella via della giustizia. Il sacrifizio della Messa da solo produce questi quattro medesimi effetti, e li produce in un modo infinitamente più perfetto, essendo stato istituito ed offerto da Gesù Cristo per questi medesimi fini, cioè per onorare la suprema maestà di Dio, per ringraziarlo dei suoi favori, per riparare le ingiurie che gli son fatte dal peccato, e per ottenere da lui tutte le grazie di cui l’uomo ha bisogno. È pertanto necessario assistere al santo sacrificio della Messa con gran rispetto e raccoglimento e divozione, se si vogliono da essa ricavare i frutti che può recare, pensando che è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che immola se stesso sull’altare per le mani del sacerdote, come fu immolato sul Calvario per le mani dei carnefici; è la medesima vittima e il medesimo sacrificatore principale.

Gesù Cristo sacerdote offerente.

Conviene che tu noti bene ciò che dissi qui sopra, che il primario e vero offerente di questo santo sacrifizio è Gesù Cristo medesimo: non è il sacerdote, non è il vescovo, neppure il Papa. Non volle Gesù che il sacrificatore fosse un angelo, neppure che fosse la stessa sua madre santissima; volle essere egli medesimo, prete dei preti, vescovo dei vescovi, Figlio unico di Dio, sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech. È lui che dà alla santa Messa la sua eccellenza incomparabile. I sacerdoti non ne sono che i servitori. Essi imprestano a Gesù, direi così, la loro bocca, la loro voce, le loro mani per l’esecuzione del divin sacrifizio, ma il sacrificatore è Gesù medesimo. Il dolce Salvatore si degna di farsi nostro sacerdote, nostro medico, nostro avvocato! [...]

Valore della Messa.

Segue da ciò, che ogni Messa è d’un valore che ha dell’infinito, ed è celebrata da Gesù Cristo stesso con una divozione, un rispetto, un amore al disopra di quello che possono comprendere gli angeli e gli uomini. Noi pertanto non possiamo comprendere tutta l’eccellenza del sacrifizio dell’altare. Oh Gesù! Quale incomprensibile mistero, e quale fortuna per noi, poveri peccatori, di essere ammessi ad assistere alla santa Messa e di potercene appropriare i frutti! Considera attentamente, o mio buon figliuolo, il vantaggio che te ne proviene dal poter assistere a così santo sacrificio. Nostro Signore si offre per te; egli si fa mediatore tra la tua colpabilità e la giustizia divina; egli trattiene i castighi che ogni giorno meriterebbero i tuoi peccati. Oh! se aprissi bene gli occhi a questa verità, quanto ameresti la santa Messa! Come sospireresti la fortuna di potervi assistere, come l’ascolteresti devotamente, come soffriresti ogni qualvolta fossi impossibilitato di assistervi! Quanto anzi desidereresti di poterne ascoltare varie ogni giorno!

Altri offerenti.

L’essere Gesù Cristo medesimo in persona il vero sacrificatore e principale sacerdote della Messa, non toglie nulla di dignità ai sacerdoti terreni di cui egli vuole materialmente servirsi. Sono essi con ciò elevati a rappresentare Gesù Cristo medesimo, tengono le veci di Gesù ed agiscono in nome di Gesù. Essi sono i ministri, gli strumenti che gli prestano le loro mani e la loro voce. Ma bisogna ancora sapere che in terzo luogo sono offerenti del sacrifizio anche quelli che partecipano alla santa Messa, poiché tutti i fedeli in unione di Gesù e del sacerdote hanno il potere di offrire il santo sacrificio. Inoltre vanno notati come offerenti, e perciò il valore della Messa è applicato primieramente a loro, quelli che somministrano la limosina per farla celebrare; quelli che procurano l’apparato necessario per il sacrificio; ed infine tutti coloro, che impediti dalle loro occupazioni non potendo assistervi corporalmente, vi si uniscono con l’intenzione. Tutti costoro offrono la vittima divina e partecipano al frutto dell’offerta.

L’offrire la Messa è privilegio di tutti.

Tengo per certo che una delle più eccellenti grazie che Dio abbia accordate a tutti i fedeli, senza distinzione di sesso, d’età o di stato, sia questa: che non abbia concesso ai sacerdoti soltanto, ma altresì a tutti gli uomini di poter offrire a sua divina maestà questo augusto sacrificio. È per questo che l’apostolo San Pietro proclamò i fedeli stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo di acquisto, affinchè esaltino le virtù di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Gesù ti dà il diritto di offerire questo sacrificio non solo per te, ma a modo dei sacerdoti anche per gli altri, cioè per coloro, chiunque essi siano, per cui l’offri. E questo è certo, poiché nel canone della Messa il sacerdote dice espressamente non essere il sacerdote solo che offre il sacrifizio, ma essere tutti i circostanti. E nell’Orate fratres il sacerdote, voltandosi ai fedeli, aggiunge: « Affinchè il mio e vostro sacrificio sia accettevole presso Dio Padre onnipotente ». E dopo l’elevazione del calice il sacerdote ripete che non è egli solo, ma unito al popolo che offerisce alla sovrana maestà, un sacrificio puro, santo ed immacolato. Bisogna pertanto che chi assiste al santo sacrificio, o colle parole o almeno con l’intenzione, si unisca al sacerdote, onde partecipare più abbondantemente del frutto del sacrificio. Che privilegio hai tu sebbene non sacerdote, di poter offrire così facilmente il corpo ed il sangue del Salvatore! Oh! approfitta di questo potere! Esercita tutti i giorni quel sacerdozio di cui la misericordia di Dio ti ha investito, e pensa proprio ad unirti spiritualmente al sacerdote, e ad offerire con lui il divin sacrificio. Senza questo non sentiresti bene la Messa; perchè ascoltare la Messa non è solamente esser presente materialmente, è offerire il sacrificio in unione col sacerdote.


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p. Franciscus Paleari].

Pensiero del giorno

Ogni Santa Messa bene ascoltata e con devozione, produce nella nostra anima effetti meravigliosi, abbondanti grazie spirituali e materiali, che noi stessi non conosciamo.

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)

venerdì 15 marzo 2019

Possedere una casa non è peccato

Tempo fa un lettore del blog mi ha detto che voleva comprare una casa ma aveva il timore che ciò fosse contrario agli insegnamenti del Vangelo.


Caro fratello in Cristo, 
nel cammino spirituale bisogna fare attenzione agli scrupoli, i quali fanno temere che siano peccaminosi degli atti che in realtà sono moralmente leciti.

Acquistare una casa non è peccato né grave né veniale. Infatti ti serve per poter vivere dignitosamente insieme a tua moglie e alla vostra prole. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri beni materiali utili al tuo stato. Dio vuole che i fedeli laici posseggano dei beni, purché non vi attacchino il cuore in maniera disordinata. I tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che l'avarizia è il disordinato desiderio dei beni temporali. In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera. Ma non penso tu voglia possedere una casa con desiderio disordinato.

Quando Gesù nel Vangelo propose a un giovane ricco di vendere i propri beni materiali per darli ai poveri e poi divenire un suo discepolo, si trattò solo di un consiglio, non di un obbligo. Così come è solo un consiglio quello di San Paolo quando scrisse che è meglio rimanere vergini che sposarsi. Il consiglio evangelico della povertà deve essere praticato dai religiosi (frati, monaci e suore) i quali hanno fatto voto di osservarlo. Sarebbe triste se un frate francescano acquistasse una casa per scopi personali, non sarebbe un comportamento degno di un seguace di San Francesco d'Assisi. Ma tu non sei un frate, sei un fedele laico. Anche molti santi fedeli laici hanno posseduto case, terreni o altri beni materiali utili al proprio stato. Acquistare una casa è una cosa molto utile per il bene della tua famiglia, quindi il Signore non sarà dispiaciuto se avrai un immobile di tua proprietà. 

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Gli scritti alfonsiani fanno ancora un gran bene alle anime

Un ragazzo mi ha confidato di essersi innamorato degli scritti spirituali di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Carissimo Cordialiter,
GRAZIE PER QUELLO CHE FAI! Attraverso il tuo blog ho conosciuto gli scritti di sant’Alfonso (ho letto “Apparecchio alla morte”, “Uniformità alla volontà di Dio”) ora sta incominciando a leggere “Pratica di amar di Gesù Cristo”! Nel frattempo nel mio cuore sento sempre di più di voler dedicare la mia vita a Gesù Buono… sarebbe bellissimo poter diventare religioso e chissà magari un giorno sacerdote. […] In tutto questo volevo ringraziarti per il tuo blog. Leggo ogni giorno e mi dà forza e coraggio. […]

Che Dio ti benedica.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
sono molto contento che tu abbia letto alcuni libri di Sant'Alfonso Maria de Liguori. Penso che i suoi scritti spirituali siano un potente strumento per convertirsi sinceramente a Dio. Oltre ai titoli che hai citato tu potresti leggere anche "Le Glorie di Maria", "Visite al Santissimo Sacramento", "Del gran mezzo della preghiera", "Riflessioni devote", "Via della salute", "L'amore delle anime", ecc., che si trovano facilmente e gratuitamente sul web in formato elettronico.

Sono contento anche del fatto che il mio blog ti sia di aiuto nel cammino spirituale. Il mio scopo è appunto quello di edificare le anime dei lettori per dare gloria a Dio.

In Gesù e Maria,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

L'amore che non nasce dalla passione di Gesù Cristo, è debole.


(San Francesco di Sales)

giovedì 14 marzo 2019

Guarito grazie a San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

Gratitudine

Pubblico una e-mail che tempo ho inviato a un generoso sostenitore del blog.


Caro (...),
quando nel 2008 ho aperto il blog "Cordialiter" (sembra passato un secolo!) si respirava ancora l'atmosfera di entusiasmo per il motu proprio Summorum Pontificum che era ancora "fresco di stampa" (era stato promulgato l'anno prima). Sull'onda dell'entusiasmo nacquero tanti blog filo tradizionali, molti dei quali sono scomparsi dopo qualche tempo. Ti confesso che anche io ho pensato varie volte di "tagliare la corda", poiché gestire seriamente un blog assorbe un sacco di tempo (soprattutto per rispondere alla corrispondenza... sembro una calamita per persone che hanno problemi di vario genere, alle quali cerco di dare qualche parola di conforto onde evitare che possano sentirsi abbandonate da tutti e cadere in depressione... quante sono!). Non ti parlo poi di certi tradimenti che ho subito persino da persone che avevo beneficato, ti dico solo che fa male ricevere "pugnalate alle spalle" da parte di gente che consideravo amica.

Uno dei motivi per cui non ho abbandonato il blog è che tante persone mi hanno detto che si sentono edificare l'animo nel leggere i post che pubblico. Mi sentirei quasi un traditore se abbandonassi queste persone con cui ho un fraterno rapporto di amicizia. Se anche una sola di queste persone leggendo il blog facesse un pensiero d'affetto nei confronti del Redentore Divino, mi riterrei soddisfatto, poiché lo scopo principale del sito consiste nell'incoraggiare le anime ad amare Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Ma se tutto ciò è possibile è anche grazie a persone come te (purtroppo, non molte) che continuano a sostenere il lavoro che c'è dietro ai vari blog (anche quello vocazionale assorbe un sacco di tempo, ma ha dato bei frutti). L'intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che Dio è rimuneratore: castiga il male e premia il bene. Supplico la Santissima Trinità di ricompensarti per tutto ciò che hai fatto per me in questi anni (troppo grande sarebbe la mia ingratitudine se me ne dimenticassi). Desidero principalmente il tuo bene spirituale, il quale consiste nel conoscere, amare e servire il Signore, nella speranza di andare in Cielo ad amarlo per sempre, pertanto prego Iddio di donarti la "grazia delle grazie", ossia il dono della perseveranza finale.

Rinnovandoti la mia gratitudine, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Nulla succede senza il volere o il permesso di Dio, e che Dio, essendo infinitamente sapiente e infinitamente buono, nulla vuole e nulla permette se non per il bene delle anime, anche quando noi non riusciamo a vederlo.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 13 marzo 2019

L'arte sacra deve aiutare il cristiano ad elevare l'animo a Dio

Pubblico un'email che mi ha inviato Maristella, una signora milanese che collabora col blog.


Caro fratello in Cristo, 
come stai? Noi stiamo bene, grazie a Dio.

Sabato mattina ho visitato la mostra di Antonello da Messina: per me una grande testimonianza di fede attraverso l'arte. Ci sono dipinti che arrivano dritti al cuore attraverso l'immagine: rappresentazioni di Gesù Cristo crocifisso, oppure alla colonna, coronato di spine. Vedi la sofferenza, il dolore e lo sguardo dell'immagine dipinta sembra interrogare le persone che la contemplano.

Ci sono momenti in cui la visita ad una mostra artistica si trasforma in contemplazione, in preghiera.
Molte persone sostavano in silenzio davanti al Cristo alla colonna, davanti all'Annunciata.
Abbiamo un disperato bisogno della bellezza che ci accompagna verso la Fede.

L'arte può essere un grande aiuto o un enorme intralcio in questo cammino: sempre più spesso mi accorgo che anche i turisti più distratti si soffermano volentieri nelle chiese più belle, spesso sostano in silenzio seduti sulle panche, riposando il corpo e l'anima. In certe chiese moderne squallide e tristi le persone entrano ed escono molto velocemente.

Preghiamo con fiducia il Signore perché ci conceda bravi artisti!

Uniti nella preghiera, nei Cuori Immacolati.

Maristella


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio per la donazione che mi hai inviato [...]. 

In effetti l'arte sacra, se fatta bene, può aiutare ad elevare l'animo a Dio. Anche io mi sento "spaesato" in certe chiese moderne nelle quali non si respira un'atmosfera di sacralità. Invece nelle chiese antiche mi è più facile raccogliermi interiormente.

Rinnovandoti la mia gratitudine e la mia amicizia fraterna, ti auguro una buona serata.

In Corde Matris,

Cordialiter

Dio gradisce le preghiere per i preti

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).

Santa Teresa del Bambino Gesù scrive nella Storia di un'anima: « Non sapevo convincermi del bisogno che hanno i Sacerdoti della mia preghiera. Sono essi che devono pregare per me. Ma quando andai a Roma e lungo il viaggio ebbi occasione di avvicinare molti Sacerdoti, allora mi convinsi che hanno bisogno della preghiera altrui. Ne incontrai dei fervorosi e zelanti, ma anche di quelli un po' rilassati nello spirito. Da quel tempo in poi ho messo la mia vita a vantaggio dei Sacerdoti: pregare per loro, sacrificarmi per loro. Anche dal Cielo vorrò continuare questa nobile missione ».

Imparino anche gli altri fedeli a pregare ogni giorno per i Sacerdoti. Le anime pie scelgano un giorno alla settimana, ad esempio il giovedì, ed offrano le loro opere di bene a Dio per il vantaggio spirituale dei Sacri Ministri. Oh, come sono care a Dio tali anime e quante grazie possono ottenere! Riporto qualche episodio personale. 

Un triduo.

Nel 1934 ero a Trapani. Fui chiamato ad assistere una moribonda e vi accorsi frettolosamente.
La camera era piena di parenti. L'inferma, appena mi vide, mi disse con molta fede: Padre, aiutatemi a salvare l'anima mia!... Per me è ormai finita!... Voglio confessarmi, ricevere il Santo Viatico e l'Olio Santo e poi... venga la morte!
- Signora, ma siete così grave?
- Sono in uno stato gravissimo; lo sento. Da poco tempo sono stata operata; ora dovranno operarmi di peritonite acuta. Sento che le forze vengono meno. Prima di andare sotto i ferri, pensiamo all'anima. -
Intanto là vicino scorsi un uomo, in lacrime.
- Fatevi coraggio! Voi siete il marito dell'ammalata?
- Sì, Padre! Non abbiamo figli. Morta mia moglie, resterò solo al mondo.
- Poiché il caso e grave, rivolgiamoci a Dio con la preghiera. Raccomando di fare un triduo di preghiere.
- Suggeriteci voi che cosa fare.
- Dovete dire ogni giorno un Rosario per tutti i Preti di Trapani e, siccome il Signore gradisce assai la preghiera per i suoi Sacerdoti, speriamo che venga la grazia della guarigione. -
Il mio suggerimento fu subito attuato. Tutti quelli che erano presenti cominciarono a pregare. Dopo qualche ora vennero quattro medici. Fatta la visita all'inferma, dissero: L'operazione non è urgente. Aspettiamo. -
L'indomani si rinnovò la visita. Conclusione: L'ammalata è fuori pericolo. - Il terzo giorno i medici assicurarono che il male andava scomparendo. La guarigione si ottenne.
Quando la signora mi rivide, piegò le ginocchia davanti a me: Reverendo, sono viva per miracolo!
- Signora, non umiliatemi; in questa faccenda ho poca parte. È il Signore, che ha accettata la preghiera per i Preti di Trapani e vi ha salvata! -
In ringraziamento la pia signora volle solennizzare una giornata nella Parrocchia di Maria Ausiliatrice, presente lei ed i parenti.

Lacrime paterne.

Nel 1945 ero a Modica.
Venne a trovarmi un buon padre di famiglia. Mentre parlava, piangeva.
- Che Iddio faccia morire prima me... e no mia figlia! Povera figlia mia... morire a diciannove anni!
- I medici che cosa ne pensano?
- La curano in tutti i modi, ma la figlia non migliora, anzi perde terreno ogni giorno di più!
- Essendo questa la situazione, non resta che implorare la misericordia di Dio. Volete conoscere uno dei segreti più potenti per ottenere grazie dal Signore? Pregare per i Preti! Voi dovete recitare ogni giorno un Rosario per i Sacerdoti di Modica. Pregare con fede. Non è difficile che Iddio vi consoli presto. -
Come si allontanò rasserenato il bravo uomo! La sola speranza della guarigione della figliuola, gli ridiede il sorriso.
Non trascorse un mese ed il padre di famiglia ritornò.
- Reverendo, non ho parole per ringraziare Dio! Ho pregato per i Preti della città; la figliuola è già guarita perfettamente. Non si riconosce più! Vedesse come si è rimessa! È aumentata molto anche di peso... Ho già fatto un voto, da mantenere per tutta la mia vita: Reciterò ogni giorno un Rosario per i Sacerdoti! -
Oggi la guarita è un'ottima madre di famiglia, dimorante a Rosolini (Siracusa).

Antonio...

Nel 1947 ero a Palermo, presso l'Orfanotrofio maschile, in Piazza Santa Chiara. Una sera ero andato nell'infermeria dell'Ospizio, per completare, nel silenzio, dei lavori di tavolino. In fondo alla camera giaceva un orfanello sui quattordici anni; sua madre lo assisteva. L'infermo da cinque giorni non parlava, non si nutriva ed era nell'incoscienza; la febbre, oltre i quaranta gradi, lo consumava. I superiori erano in grande apprensione, perché il caso era veramente grave. La vista di quella donna, che contemplava il figlio in quelle tristi condizioni, mi richiamò il pensiero della mamma mia: E se fossi io quell'infermo ... e se quella donna fosse mia madre . . . oh, che strazio!
Mi avvicinai alla signora per confortarla.
- Abbiate fede in Dio! Speriamo che il vostro Antonio guarisca presto.
- No, Padre, che guarisca presto! ... Che non muoia! ... Io sono una povera vedova; questo figlio è il mio più grande tesoro! Come dovrò fare se morrà? -
Rivolsi la parola al giovanetto, alzando la voce al suo orecchio. Non dava segno di udire.
- Signora, suggerisco a voi quello che ho suggerito ad altri in simili casi: Pregare per i Preti di Palermo, recitando ogni giorno per loro un Rosario. Cominciate una novena e mettetevi, se è il caso, in grazia di Dio.
- Se faccio così, mio figlio non morrà?
- È probabile! So che Iddio facilmente accetta la preghiera per i suoi Ministri.
Quanta gioia infusero le mie parole in quel cuore materno sanguinante! La donna cominciò a pregare. L'indomani mattina alle ore nove spariva la febbre, completamente, Antonio cominciava a parlare ed ebbe la forza anche di alzarsi subito da letto e scendere al pianterreno dell'Ospizio. È da immaginare la gioia di questa madre! Quando mi presentò il figlio, tranquillo e sorridente, mi disse: Reverendo, e questo è mio figlio! Si può riconoscere per quello che era?
- Avete saputo pregare! Continuate a pregare per i Preti! -


(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

[...] ho in animo di dar molto impulso al canto gregoriano, che accompagnato ed eseguito bene, è un capolavoro di pietà.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 12 marzo 2019

Scrutazione dei cuori

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Don Bosco fu generoso con Dio e Dio fu generosissimo con lui. Quanti carismi arricchirono il Santo Torinese! Ebbe anche la scrutazione dei cuori, cioè il potere di leggere nella coscienza altrui. Questo dono straordinario era di pubblica ragione. Per questo molti accorrevano al suo confessionale. Diceva Don Bosco: - Presentatemi un giovane, che mai io abbia conosciuto, e vi so dire ciò che ha fatto dall'uso di ragione in poi... Leggo le coscienze, come leggo un libro.  

Lo scrivente riferisce un colloquio personale. C'era nella mia Comunità Religiosa un Salesiano, certo Don Angelo Lovisolo, il quale era stato con il Santo negli anni giovanili. Gli chiesi:  
- Quando lei era con Don Bosco, andava da lui a confessarsi?  
- Mi confessai per circa otto anni. Tutti volevamo confessarci da lui.  
- Ma, nelle feste, nelle circostanze solenni, come poteva Don Bosco ascoltare tutti?  
- Soleva fare così: Confessava dietro l'Altare Maggiore; ascoltava noi ragazzi sino al momento della Comunione; poi si alzava e diceva: Coloro che tocco, possono andare a comunicarsi; gli altri aspettino e si confessino. Dava uno sguardo rapido e poggiava la mano sulla nostra testa. Quando Don Bosco ci aveva toccati, eravamo sicuri di essere in grazia di Dio, sapendo che lui leggeva nei cuori. 

[...]

Riferisce Don Francesco Provera, che fu molto tempo nell'Oratorio di Valdocco: 
Un giovane s'avvicinò a Don Bosco, dicendo: - Mi dia un consiglio!  
- Quale consiglio vuoi?  
- Un consiglio che riguardi l'anima mia.  
- Ebbene, ascolta: Sono tre anni e mezzo che tu sei in peccato mortale.  
- Oh, possibile! Se io vado sempre a confessarmi da Don Savio!  
- Eppure è così! Senti... E gli parlò di circa cinquanta peccati, che egli aveva sempre taciuti in Confessione. Ad ogni peccato che Don Bosco gli ricordava, il giovane confuso rispondeva: - Si, è vero, l'ho commesso e non l'ho confessato.  Terminò con promettere che si sarebbe accusato di tutto. 

[...]

Testimonia Don Bonetti: 
Un giovane aveva già parecchie volte taciuto un grave peccato in Confessione. Sentendo il tormento della coscienza, determinò di fare una Confessione generale e scelse per confessore Don Picco. Gli manifestò le sue colpe, ma giunto a quel peccato, già altre volte taciuto, non osò palesarlo. 
Dopo due giorni l'incontrò Don Bosco, lungo le scale, e gli disse: 
- Quando verrai a fare la tua Confessione generale?  
- L'ho già fatta!  
- Oh, stai un po' quieto!  
- Si, sì, l'ho fatta ieri l'altro da Don Picco. 
- No! Non hai fatto alcuna Confessione generale! Dimmi un poco: Perché hai taciuto quel tale peccato... così e così?  
Il povero giovane abbassò il capo, ruppe in pianto ed andò subito a fare una buona Confessione.  

[...]

Lo stesso Don Bosco racconta: 
Sul principio dell'anno venne accettato nell'Oratorio un giovane e la prima volta che mi parlò, disse: - Veda che io non voglio farmi Prete! Obbligano qui a farsi Prete?  
- No; se non c'è la grazia speciale della vocazione, non si permette di vestire l'abito chiericale.  
- Ancorchè io avessi la vocazione, non voglio che mi facciano Prete.  
Qualche tempo dopo si trattava di confessarsi e voleva andar da qualche Sacerdote sconosciuto, o dai Frati del Monte o alla Consolata. Gli dissi: - Ti lascio andare volentieri, solo manderò qualcuno ad accompagnarti, ma con un patto!  
- Quale?  
- Ti faccio andare, col patto che tu manifesti al Confessore questo peccato e quest'altro! - e glieli indicai.
Il giovane restò meravigliato al sentirsi manifestare quei due peccati che egli non aveva mai confessati e mi rispose:  
- Non c'è più bisogno che io vada a confessarmi altrove, essendo appunto questi i peccati che non avevo in animo di confessare qui, nell'Oratorio.  
Al presente, che siamo quasi a metà d'anno, quel giovane è uno dei più animati per farsi Prete. 


[Brano tratto da "Un prete straordinario", di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 11 marzo 2019

San Giuseppe sfama i poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei car­ri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico dona­tore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai sa­puto chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», af­finchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessa­ria e darla ai bisognosi.

Stanno corrompendo il matrimonio cristiano

Anche lo spirito più nobile ed elevato fra voi non potrebbe esser sempre veritiero e leale, sempre giusto e buono verso gli altri, sempre onesto e puro, senza l'aiuto della grazia divina. Soprattutto, poi, senza questo ausilio, non vi sarebbe dato di mantenervi costantemente franchi e immuni dai torbidi flutti d'invereconda seduzione, che - Ci duole amaramente di rilevarlo - si sono riversati in tutte le forme, aperte e clandestine, anche sul buono e sano popolo italiano e sulla sua balda e schietta gioventù, per avvelenare e corrompere le sorgenti più profonde del suo vigore, il matrimonio e la famiglia cristiana, e per rapirgli la benedizione di Dio, di cui al presente esso ha più che mai bisogno. Ma l'aiuto di tale grazia è concesso a chi umilmente eleva le mani e il cuore al Signore, a chi prega e attinge dalle fonti soprannaturali la forza di pensare e di agire sempre santamente.

[Brano tratto dall'allocuzione di Papa Pio XII ai giovani dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, pronunciato a Castel Gandolfo il 10 settembre 1946].

Pensiero del giorno

Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli uomini.


(San Giovanni Crisostomo)

domenica 10 marzo 2019

Le buone amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


L'amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. [...]

1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. -- a) Essendo l'amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: "Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l'amicizia. Se comunicate in scienze, l'amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l'amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell'altro!"

La vera amicizia è dunque in generale un'intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l'amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un'intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo [...] che il Lacordaire traduce così: "Non posso più amar persona senza che l'anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi".

596.   b) Perciò quest'amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l'amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull'amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell'amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l'amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell'amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all'amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l'amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: "Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro... l'amico fedele è balsamo vitale [...]. Nostro Signore ce ne diede l'esempio nell'amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per "l'amato da Gesù, quem diligebat Jesus". S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto [...]; si rallegra appena lo ritrova [...]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello [...].

Anche l'antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l'amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d'aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall'amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d'un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all'opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all'affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d'un consigliere, d'un consolatore e d'un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Lo spirito dell'Opera è l'unione all'immolazione e all'oblazione incessanti di Nostro Signore Gesù Cristo, particolarmente è unione ai dolori del suo Cuore. Questo Cuore, finché durò la vita umana di Gesù, fu immolato. Ecco il modello, ecco la parte preparata per le nostre anime: l'immolazione intima del cuore, dell'anima, dello spirito. Dobbiamo unire questo nostro calice a quello del Sangue di Gesù, offrendoli insieme per i fini dell'Opera.


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 9 marzo 2019

L'abito non fa il monaco, ma serve a riconoscerlo

Tempo fa una studentessa universitaria mi ha detto di essere dispiaciuta per il fatto che molti preti si vestono con abiti secolari, disobbedendo così al Codice di Diritto Canonico. 

Cara Anima buona, 
                                 vorrei innanzitutto ringraziarti per aver creato questo magnifico blog il quale mi è stato di molto aiuto e tuttora lo visito perché è di estremo interesse. Io mi chiamo [...], sono una ragazza di 22 anni e ti scrivo dalla provincia di [...]. Tre anni fa è avvenuta la mia seconda nascita: sono rinata in Cristo. Dopo un'adolescenza passata alla ricerca di qualcosa che potesse colmare la sensazione di vuoto esistenziale e che potesse dare un senso alla mia vita, ecco che, finalmente, la soluzione si fa chiara e arriva poi ad essere certezza assoluta. Sì, ho incontrato Gesù, in quel 21 settembre di tre anni fa. Quel Gesù che avevo conosciuto da piccola (grazie all'educazione datami dai miei genitori) ma che poi avevo abbandonato crescendo. Da tre anni sono in cammino e, se non fosse per Gesù, mi sarei già fermata a causa della mia pigrizia, della tiepidezza e tante altre cose. Ultimamente sto cercando di fare discernimento e capire cosa Dio vuole da me. Io so con certezza cosa voglio: AMARE DIO CON TUTTA ME STESSA. Non mi illudo, so che è facile a dirsi e difficile a farsi. Ma con il Suo aiuto tutto è possibile. Però ci vuole anche un po' del nostro contributo ... devo cominciare, giorno per giorno, a fare piccoli sacrifici, piccole mortificazioni, sopportare le umiliazioni quotidiane e offrire tutto a Lui, come insegnava l'amata Santa Teresina. 

Bene, a parte questa breve presentazione iniziale, il motivo vero per cui ti scrivo è un altro. Da settembre di quest'anno sono iscritta all'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università di [...]. Studio per una formazione personale più solida anche se so che la vera teologia la si fa non sui libri ma davanti al SS. Sacramento (questa è la mia opinione). Tutto mi piace a parte una cosa: non ho ancora visto un sacerdote-insegnante con la "divisa" da sacerdote. Le prime volte sia io che i miei compagni non riuscivamo a capire se il nostro professore di Sacra Scrittura fosse un sacerdote o no. Non c'è nemmeno un minimo segno distintivo. Non indossano né talare, né clergyman, ma nemmeno una crocetta appostata sulla giacca! Niente! Vestono con camicia e giacca come un qualsiasi impiegato di banca! Abbiamo persino un religioso che ci insegna Teologia il quale ha tutto tranne che del religioso! Indossa una camicia semplice senza nessun distintivo. Ma l'abito del suo Ordine dove ce l'ha? 

Questo modernismo a me non piace per niente, mette confusione sia ai consacrati che ai laici. Non si capisce più nulla. Vorrei tornare indietro nel tempo e assaporare il gusto della Tradizione. [...] Bisogna ricominciare prendendo spunto da ciò che abbiamo abbandonato con troppa facilità. I nostri Santi ci insegnano come e cosa dobbiamo fare. [...] Dobbiamo tornare alla vera devozione, alla vera Tradizione, in ciò sta l'innovazione. Finché non lo capiremo continuerà a perdurare questa crisi di vocazioni. 

Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che dedicherai a leggere questo mio messaggio. Un caro saluto e che Dio ti benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                 ho letto con molto interesse la tua e-mail. Innanzitutto è edificante sapere che hai scoperto gli inganni che dilagano in questa società materialista e secolarizzata, hai compreso qual è il vero senso della vita e ti sei convertita a Dio. È commuovente meditare sulla Divina Misericordia! Il Signore, Re d'immensa maestà, è sempre pronto a riabbracciare coloro che ritornano a Lui col cuore contrito e umiliato. Come è possibile non amare un Dio così innamorato delle sue creature? Dopo averci dimostrato il suo amore sulla croce, espiando al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe, che altro doveva fare per farsi amare da noi? Ohimè, ciononostante l'Amore non è amato!

Sono contento che stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere e che non escludi di abbracciare lo stato più perfetto, cioè la vita religiosa, divenendo così vera sposa di Cristo. Spero tanto che Gesù buono riesca a catturarti e tenerti tutta per Sé. Sia fatta la volontà di Dio!

Per quanto riguarda i preti, il Codice di Diritto Canonico al canone 284 ordina che devono indossare l'abito ecclesiastico, cioè l'abito talare oppure un altro abito consentito dalla Conferenza Episcopale (il clergyman). Purtroppo, in certe diocesi sono pochi i preti che si vestono da preti, e a volte nascono anche degli spiacevoli equivoci, poiché i sacerdoti vengono scambiati per semplici fedeli laici.

Questa piaga della secolarizzazione del clero è un sintomo del rilassamento che ha devastato la disciplina ecclesiastica negli ultimi decenni. Circa il tema dell'utilizzo dell'abito talare (e anche su tanti altri argomenti) la penso esattamente come il grande Cardinale Giuseppe Siri (Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987), i cui scritti sono per me un faro luminoso in questi tempi drammatici di confusione dottrinale. La mancanza dell'utilizzo dell'abito ecclesiastico è solo la punta dell'iceberg della crisi ecclesiale che stiamo vivendo. Il problema più grave sono gli errori dottrinali che vengono largamente diffusi dai teologi infetti dal morbo del modernismo. Non si tratta di “casi isolati”, anzi è un fenomeno molto diffuso. Il grande Papa San Pio X condannò il modernismo nella memorabile Enciclica “Pascendi Dominici gregis”, nella quale lo definì la “sintesi di tutte le eresie”. Inoltre, ammise che a diffondere questi errori dottrinali non erano solo dei semplici fedeli laici, ma anche non pochi sacerdoti.

I teologi neo modernisti negano verità di fede insegnate dalla Chiesa, ad esempio negano che Cristo sia risorto, che Gesù sia davvero presente nel Santissimo Sacramento, che il Redentore Divino sia l'unico Salvatore del genere umano, che la Madonna rimase sempre vergine, che il Purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che la Sacra Scrittura sia stata ispirata dallo Spirito Santo, che il Papa sia infallibile quando proclama un dogma, ecc.

Per questo motivo, coloro che scelgono di studiare Scienze Religiose devono fare attenzione a scegliere un'università nella quale insegnano dei professori fedeli al Magistero della Chiesa, altrimenti potrebbero essere guai.

C'è tanto bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime! Quando un sacerdote è ben preparato dottrinalmente e pratica le virtù cristiane, conduce tante anime a Dio, cioè alla salvezza eterna. Proprio come facevano il Curato d'Ars, Don Bosco, Padre Pio, Sant'Alfonso Maria de Liguori, San Francesco Saverio, San Francesco di Sales e tanti altri santi sacerdoti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter