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mercoledì 14 ottobre 2026

Chi ama Gesù Cristo deve disprezzare le vanità del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo (...).

Or siccome gli amanti di Dio sono odiosi al mondo, così il mondo deve essere odioso a chi ama Dio. (...). Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. Bisogna pregare Dio che ci faccia scordare affatto del mondo e ci faccia rallegrare quando vediamo che il mondo ci ributta.

Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. (...) Dice l'apostolo nec potest, sì perché il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio.

Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice. Ma questa è la grazia che vi cerco, fate che in tutti gli eventi io non mi parta punto dai vostri santi voleri.


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Pensiero del giorno

Sul piano concreto della vita, l'amore, quando è vero, si manifesta nel voler fare ciò che piace alla persona amata, nell'uniformarsi ai suoi desideri, ai suoi gusti, ai suoi voleri, non volendo nulla di ciò che a lei può dispiacere.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 13 ottobre 2026

Noi siamo esuli in cammino verso una patria immortale

Bisogna senz'altro preservare i popoli, o guarirli se ne fossero contaminati, da quelle perniciose dottrine che assegnano agli uomini come unico scopo di questa vita il godimento dei piaceri terreni e, affidando al potere arbitrario dello stato l'acquisto e l'uso d'ogni proprietà, deprimono talmente la dignità della persona umana da distruggerla quasi completamente. Occorre insomma inculcare a tutti in pubblico e in privato che noi siamo esuli in cammino verso una patria immortale, e siamo destinati a una vita eterna e a un'eterna felicità che, dietro la guida della verità e mettendo in pratica la virtù, dobbiamo un giorno conseguire. Solo Cristo è vindice della giustizia umana e consolatore dolcissimo degli inevitabili dolori della vita presente; egli solo ci mostra il porto della pace, della giustizia, del gaudio eterno, al quale tutti, redenti dal suo sangue, dobbiamo arrivare dopo questa vita terrena.


[Pensiero tratto dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" del grande Papa Pio XII].

Santo Sacrificio della Messa

Ripubblico un breve messaggio che mi scrisse Maristella.

Caro fratello in Cristo, 
Come stai? Noi bene, ringraziando Dio. Vorrei proprio ringraziare quel buon sacerdote che sostiene il blog e che ogni mese celebra una Santa Messa per noi e i nostri parenti! Pregherò per lui e per tutti noi. Dovremmo proprio ricordare di far celebrare tante Messe: per i vivi e per i morti. Ora si possono richiedere anche via internet, facendo donazioni online. Oppure, come faccio io, chiedendo direttamente ai sacerdoti. Tante Messe salvano le anime e il mondo; non dimentichiamolo mai! 

Uniti nella preghiera 
Nei Cuori Immacolati 
Maristella 

P. S. Tra poco andrò a coricarmi: prima il Rosario e poi, a Dio piacendo, un buon sonno riposante! Buona notte

Pensiero del giorno

Corpo incorrotto
Donarsi, sacrificarsi, lasciarsi immolare dal beneplacito del Cuore di Gesù: ecco il desiderio delle nostre anime. Moriamo anche, pur di accontentare l'Amatissimo divino. Egli sì che è morto consumato dalle fiamme del suo Cuore ardente di zelo e di amore: è morto con questa divina sete non spenta sulle labbra e ancor più nel Cuore arso di carità. E noi non vorremmo lavorare, soffrire, consumarci per poi morire, come Lui, nell'abbandono, nel silenzio e con la sua sete divorante?


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

lunedì 12 ottobre 2026

Lettera dalla Spagna liberata

Ai tempi della guerra civile, quante sofferenze hanno dovuto subire i cattolici spagnoli a causa della feroce e sanguinaria tirannide rossa! A tal proposito riporto una lettera di un sacerdote pubblicata sul "Bollettino Salesiano" del maggio 1939.


Dalla Spagna liberata.

Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere. Ecco la prima da Barcellona:

Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!

Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.

Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.

Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 40 anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante. Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia! Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa che deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo. Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.

Eccole in particolare come abbiam trovato le cose. Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando. Il teatro ha perduto solo il palcoscenico. La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia. La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno. Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.

L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra. I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo! Non si possono ancora calcolare i danni.

Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.

Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti

Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.

Sac. GUGLIELMO VIÑAS.

Pensiero del giorno

Fuggiamo i contrasti: alle volte per cose di niente si afferrano certe contese che poi passano ad ingiurie ed a rancori.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 11 ottobre 2026

La giustizia e la riconoscenza ci fanno un dovere di soccorrere le anime purganti

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Soccorrere i defunti ci è prescritto dalla carità cristiana, ci è ispirato dalla natura stessa ed è, inoltre, dovere di riconoscenza e di giustizia. Chi può dire di non avere in quelle fiamme un qualche parente od amico? E se in vita siamo debitori d'assistenza e di amore agli autori dei nostri giorni, non ci crediamo forse obbligati di soccorrerli dopo morte? Ohimè! facciamo loro tante proteste di tenerezza e di devozione mentre sono in vita, e poi li dimentichiamo non appena sono trapassati? Quant'affezione non ebbero essi per noi! quante pene non abbiamo forse recato loro! quante finezze non ci prodigavano allorché cadevamo malati! non ponevano essi la loro felicita nel vederci felici? ed ora che essi sono in un mare di dolori, non ci adopreremo a liberarli? «Non renderemo loro quel che da essi abbiamo ricevuto?». Riconoscenti per i tanti favori da loro ricevuti, li abbiamo, senza fallo, assicurati dell'amor nostro, e le nostre testimonianze erano sincere; che se li avessimo veduti miserabili o penanti, ci saremmo affrettati a porgere loro soccorso, vergognandoci di passare per ingrati. E perché dunque li abbandoniamo al presente, vedendoli in preda ad inesprimibili dolori? L'abbandono in cui il divin Salvatore venne lasciato dai diletti suoi discepoli, durante l' agonia dell' orto, gli cagionò dolore vivissimo; quanto non debbono soffrire anche le anime purganti nel vedersi abbandonate da ingrati, ricolmi di benefici! La mancanza di fede ci rende crudeli; siamo commossi unicamente da ciò che ferisce i sensi; lo spettacolo dell'agonia dei parenti ci opprime di dolore; non possiamo pensare a loro senza lacrime; ma non vogliamo persuaderci di quanto insegna la nostra santa religione intorno al purgatorio; abbiamo appena un qualche pensiero intorno alla sorte probabile di coloro che piangiamo, i quali, forse, per la nostra mancanza di fede, sono in quelle fiamme da ben molti anni: E noi siamo tanto più colpevoli in quanto che forse per colpa nostra essi si trovano là, e con il suffragarli compiremmo un atto di pura giustizia. Se abbiamo fatto qualche torto al prossimo, dobbiamo ripararlo; e potremmo noi esimerci dal sacro dovere di distruggere il male cagionato ai nostri cari? 

Le stesse riflessioni valgono anche, sebbene con minor forza, per le persone a noi congiunte con vincoli di amicizia; anche verso di loro abbiamo doveri d'affezione da compiere e dobbiamo provar loro che «l'amore è forte come la morte (cant., VIII, 6);» essi pure ci resero sovente grandi servizi d'amicizia e di devozione, la riconoscenza domanda che ora noi li assistiamo con le preghiere; forse più volte saremo stati loro occasione di peccato, giustizia vuole che espiamo per essi colpe di cui noi fummo causa. 

FIORETTO SPIRITUALE. Pensiamo che con le nostre buone opere possiamo, meglio che con le lacrime, consolare moltissimo quelle anime, ed ottenere, per loro mezzo, i beni che Dio ci ha promesso. (S. G. Crisostomo). 

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento... Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi.


(San Giuseppe Moscati)

sabato 10 ottobre 2026

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Sacro Cuore
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Don Bosco piangeva al pensiero del Purgatorio

Don Bosco
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli.


Si presentano verità profonde, che hanno fatto meditare i più grandi Santi, non escluso San Giovanni Bosco.

Scendeva dal pulpito Don Bosco, dopo aver toccato il cuore degli uditori, e si avviava alla sacrestia. Al suo passaggio i fedeli s'inginocchiavano, gli baciavano la mano ed anche il lembo della veste. Non pochi dicevano: E' Santo! E' Santo! -

Don Bosco giunse in sacrestia piangendo.

- Che cosa le è capitato? - gli si chiese.

- Povero me! Quando morrò, mi lasceranno in Purgatorio! Si penserà: Don Bosco è Santo! - e così nessuno pregherà per me!... Ah, il mio Purgatorio! -

Che cosa è dunque questo Purgatorio, temuto anche dai Santi? Chi ci assicura della sua esistenza? Che cosa si soffre? Come liberarsene? In che modo sollevare le anime che vi si trovano?

Con ragionamenti e fatti verranno chiariti questi concetti.


La sorte eterna

Iddio ci ha formati di anima e di corpo. Ci ha messi su questa terra per darci la possibilità di guadagnarci il premio eterno. Nel mondo siamo di passaggio e da un momento all'altro possiamo essere chiamati all'eternità. E' da incoscienti, o meglio, è da pazzi il credere che la vita sia fine a se stessa. La vera vita è quella futura, che ci attende.

Gesù Cristo, Dio-Uomo, l'ha detto e ripetuto con insistenza: Fatevi dei tesori per l'altra vita!... E' meglio andare in Paradiso con un occhio solo, anziché all'inferno con due... Nella Casa del Padre mio ci sono molte mansioni!... Vado a prepararvi un posto!... Che cosa giova all'uomo se avrà guadagnato tutto il mondo e poi perderà l'anima sua?... Nell'altra vita sarete come gli Angeli di Dio!... Morì il ricco epulone e fu sepolto nell'inferno!... -

Dunque il Figlio di Dio, Verità per essenza, c'insegna che dopo questa vita ce n'è un'altra, che non finirà mai. Per conseguenza quando si muore, non si muore del tutto, ma solo avviene la separazione dell'anima dal corpo. Va a marcire il corpo nella tomba, in attesa dell'universale risurrezione; l'anima invece, appena spirata, vede Iddio ed in un batter d'occhio, viene giudicata. Se ha trascorsa la vita senza macchia e quindi non ha alcun debito di pena, subito entra nel gaudio eterno e viene inabissata in un oceano di delizie, al cui confronto sono un nulla tutte le gioie terrene. Se l'anima è spirata nella disgrazia di Dio, cioè macchiata di grave colpa, è destinata all'inferno, secondo le parole di Gesù: Va', maledetta, nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci! -


Il Purgatorio

Ma oltre al Paradiso e all'inferno, ci deve essere un altro luogo, dimora temporanea, dove l'anima possa purificarsi. Lo richiede la ragione e lo insegna Dio stesso.

Un'anima ha peccato gravemente e molte volte; prima di partire da questo mondo, si pente, chiede perdono a Dio e riceve anche l'Assoluzione Sacramentale. All'inferno non può andare, perché è in grazia di Dio; subito in Paradiso non può essere ammessa, perchè ha debiti da scontare e non può avere l'identica sorte di un'anima innocente. Dunque, prima di entrare in Cielo, deve andare in luogo di purificazione.

Similmente un'altra anima non ha commesso mai un grave peccato; è però caduta in molte colpe leggere, che non ha detestato e riparato abbastanza in vita. All'inferno, supplizio eterno, non può andare; siccome in Paradiso nulla può entrare di macchiato, quest'anima deve purificarsi prima di essere ammessa alla visione beatifica di Dio.

La ragione dunque spinge a credere che deve esistere il Purgatorio. La fede lo insegna espressamente.

Nella Sacra Scrittura, e precisamente nel Libro Secondo dei Maccabei, si legge: E' cosa santa e salutare il pregare per i defunti, affinché siano sciolti dai loro peccati. -

Si potrebbe chiedere: Ma i peccati non ci sono perdonati da Dio soltanto mentre siamo in questa vita? - No; anche dopo la morte c'è la remissione dei peccati. Dice infatti Gesù: Chi avrà bestemmiato contro il Figlio dell'Uomo, sarà perdonato; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo (...cioè resistendo alle verità rivelate da Dio... ) non sarà perdonato né in questo secolo, né nell'altro. -

Dunque ci sono peccati che saranno rimessi dopo la morte; e non saranno certamente le anime condannate all'inferno ad usufruire di questo perdono, ma soltanto quelle che hanno dei debiti temporanei verso la Divina Giustizia. Siccome noi non possiamo sapere, senza una particolare rivelazione, chi sia salvo o no, conviene pregare per tutti i defunti, buoni o cattivi.

Tutti i popoli, anche pagani, hanno il culto dei morti ed offrono sacrifici a Dio in riparazione. Noi cattolici abbiamo un culto specialissimo, per cui rendiamo gloria al Creatore e tanto vantaggio e conforto arrechiamo ai nostri morti.

In aiuto a queste affermazioni, vengono le innumerevoli apparizioni di trapassati.


Da quarant'anni sconto!

Il seguente episodio avvenne nel Monastero di San Lorenzo in Montefalco, Archidiocesi di Spoleto, ove vive una Comunità di Suore Clarisse; l'apparizione, o meglio la manifestazione, si ripetè ventotto volte; ebbe inizio il 2 settembre 1918 e si chiuse il 9 novembre 1919. Eminenti personaggi, tra cui Cardinali,Vescovi e medici primari, fecero il processo nel tribunale ecclesiastico e si concluse: E' una vera manifestazione d'oltre tomba! -

Le Suore di Clausura per mettersi in relazione con persone secolari, parlano, attraverso la ruota.

Suor Maria Teresa di Gesù, Abbadessa del Monastero, il 2 settembre 1918, udito il suono del campanello, si presentò alla ruota. Udì una voce gentile, ma mesta: Devo lasciare qui questa offerta. - Serve per qualche Messa o per preghiere? - Senza alcun obbligo. - Se è lecito, lei chi è? - Non occorre saperlo! -

Non si sentì altro, neppure il rumore dei passi. Sulla ruota era un biglietto di lire dieci. Il fatto si ripetè diverse volte, sempre con le stesse circostanze.

Sospettandosi qualche cosa di strano, si vigilò che tutte le porte esterne fossero ben chiuse e si controllassero i vari ambienti. Si ripeteva il suono del campanello, la voce mesta e la solita offerta e tutto ciò anche a notte inoltrata. Alle volte andavano alla ruota tre o quattro Suore; una volta erano presenti parecchi Sacerdoti.

L'Abbadessa, istruita sul modo di comportarsi, un giorno chiese: In nome di Dio, chi sei? - Non è ancora permesso dirlo. Sono la solita persona. - L'offerta che lei lascia, io non la piglio! - No, la prenda; è una misericordia! Serve a soddisfare la Divina Giustizia. -

Il 3 ottobre, verso le nove di sera, dopo il suono del campanello, la Suora così parlò: Io temo che quanto accade sia uno scherzo del demonio! - No; sono un'anima del Purgatorio; sono Sacerdote; da quarant'anni sconto per avere dissipati beni ecclesiastici. - Erano di questo Monastero tali beni? - No; ma ho il permesso di portarli qui. - E dove li prende? - Il giudizio di Dio è giusto! - Ma temo che non sia un'anima del Purgatorio! - Vuole un segno? - Per carità; ho paura!... Con le offerte che lei ha portato, ho fatto celebrare tante Messe. Se una sola Messa può liberare un'anima, come mai lei non è libera? - Di queste Messe a me giunge la minima parte. -

Si celebrarono altre Messe; in tutto trentotto. Nel frattempo si ripetevano i suoni di campanello e le richieste dell'anima, anche qualche ora dopo la mezzanotte. L'ultima Messa fu celebrata nella Chiesa del Gesù in Roma da Padre Luigi Bianchi, Gesuita.

Alle quattro del mattino, il 9 novembre 1919, ci fu l'ultima manifestazione. La voce era lieta: Sia lodato in eterno Gesù e Maria! Sono già uscito dal Purgatorio. Ringrazio coloro che mi hanno aiutato e pregherò per tutti! –


A Torino

Interessante è il fatto avvenuto nel 1946 nella persona dell'ingegnere Enzo Crozza, domiciliato a Torino, in via Ilarione Petitti, 34.

Questo ingegnere, ammalatosi nel 1942 si era fatto assistere in famiglia nelle ore notturne da una Suora del Cottolengo, certa Suor Angela Curti. Nel 1944 la Suora moriva nel Cottolengo; l'ingegnere non ne sapeva nulla.

Il Signor Crozza fu operato di appendicite nella sua abitazione nel 1946 e, memore delle delicate cure di Suor Curti, mandò la moglie al Cottolengo per invitarla a venire ad assisterlo.

Mentre la moglie faceva le scale, incontrò la Suora.

- E voi, qui?... Venivo proprio in cerca di voi!

- Ho saputo che vostro marito sta male e son venuta a cercarlo! -

Per quindici notti consecutive Suor Angela vegliò al capezzale dell'ingegnere; veniva la sera e partiva al mattino.

Finita la sua missione, si licenziò senza chiedere alcun compenso.

Quando il Signor Crozza si ristabilì discretamente, andò al Cottolengo con la moglie per ringraziare ancora una volta la Suora. Quale non fu la sua meraviglia a sentirsi dire: Cercate di Suor Angela?... Ma da due anni è al cimitero!... E' morta qui! - Eppure la Suora che mi assisteva era lei, in carne ed ossa! E non sono io solo a constatare il fatto, ma tutta la famiglia!... -

Come spiegare questo avvenimento? O la Suora era entrata in Paradiso e veniva in aiuto a persona cara, oppure era in Purgatorio ed il Signore le permetteva di compiere ancora qualche atto di carità.

Di simili fatti potrei riportarne non pochi; sono testimonianze di oltre tomba. Ma poichè qui si parla del Purgatorio, giova sapere che in Roma, poco distante dalla città del Vaticano, esiste il Museo del Purgatorio, ove si possono vedere, con i relativi documenti storici, oggetti bruciati da anime del Purgatorio, apparse in forma umana.


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Se siamo peccatori e abbiamo meritato l'inferno, questo deve essere il nostro conforto nelle tribolazioni che ci avvengono, il vederci castigati da Dio in questa vita; perché questo è segno sicuro che Iddio vuol liberarci dal castigo eterno.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

venerdì 9 ottobre 2026

Pace nel cuore

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che bisogna praticar la benignità con tutti, in ogni occasione. Alcune persone sono mansuete finché le cose vanno a loro genio, ma appena son toccati da qualche avversità o contraddizione, subito vanno in escandescenza. Chi vuol farsi santo bisogna che in questa vita sia come un giglio tra le spine, che per quanto venga da quelle punto non lascia di esser giglio, cioè rimane sempre egualmente soave e benigno. L'anima che ama Dio conserva sempre la pace nel cuore, e la dimostra anche sul volto sia nei momenti felici che in quelli avversi.

Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”

Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.

E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.

Pensiero del giorno

Mi tornarono gli scrupoli: volevo ancora una volta confessarmi sui peccati della vita passata e mi fu proibito. Mi sentii di nuovo un sacrilego! Fu questa esperienza dolorosa che nel mio ministero mi fece poi comprendere e salvare tante anime. Senza aver provato io stesso gli stessi tormenti non avrei potuto e saputo mai tranquillizzare.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

giovedì 8 ottobre 2026

Per quale motivo si va al purgatorio

Anime del purgatorio
[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi”,  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].

 

Due ragioni conducono al purgatorio: i peccati veniali non perdonati, ed i peccati veniali o mortali perdonati ma non espiati pienamente. E facile comprendere quale sia la malizia della benché minima colpa, quando si considera chi è colui che la commette e colui contro cui è commessa. Se si rivolge il pensiero particolarmente all'amabilità ed alla bontà infinita di Dio, non vi è più meraviglia che la più lieve offesa venga severamente punita; ci rendiamo conto del rigore delle fiamme espiatrici, e le terribili rivelazioni fatte ai santi ci diventano facilmente credibili. 

Si va pure al purgatorio per peccati mortali o veniali perdonati, ma non espiati abbastanza. In fatto due sono le cose da distinguere in ogni peccato o mortale o veniale: l'offesa e la pena. L'offesa è l'ingiuria che il peccato fa a Dio; la pena è il castigo più o meno rigoroso che Dio infligge al peccatore in questa o nell'altra vita. Se il peccato è mortale, l'offesa ci fa perdere la grazia santificante, e la pena dovuta al peccato è pena eterna; se il peccato è solo veniale l' offesa non distrugge l'amicizia di Dio, e la pena dovutagli è temporale. 

L'assoluzione sacramentale rimette l'offesa del peccato mortale e la pena eterna: effetti ammirabili prodotti anche dall'atto di carità perfetta o di contrizione, purché racchiuda almeno implicitamente il desiderio del sacramento della penitenza. L'offesa del peccato veniale è rimessa non solo dall'assoluzione del sacerdote, ma ancora dall'atto di contrizione, da un atto di pietà o di carità congiunti con l'amor di Dio e con il pentimento. 

Con l'assoluzione o con l'atto d'amor di Dio, il peccatore può, in virtù della divina grazia, avere un dolore così intenso delle sue colpe, od un grado di carità così perfetto, da ottenere l'intera remissione della pena meritata; ma per ordinario la giustificazione del peccatore non è congiunta con la remissione di tutta la colpa esatta dalla divina Giustizia. resta una pena temporale da soffrirsi in questo mondo con opere soddisfattorie, ovvero nell'altra vita con le pene del purgatorio; le quali pene sono rigorosissime, e talvolta molto lunghe. Perchè Dio misericordiosissimo è pure giustissimo; e se accorda grazia al peccatore con il perdonargli il peccato, ne vuole però l'espiazione, Ed in vero, si può pensare che il peccatore che visse lunghi anni lontano da Dio, ne riceva del tutto il perdono solo per aver detestato un istante la sua colpa nel timore dell'inferno? No, senza dubbio, ed in ciò Dio pare che operi come l'uomo, il quale d'ordinario, anche dopo il perdono esige una soddisfazione. Ora certi peccatori pesino la loro vita con la bilancia della santità di Dio, e vedranno che forse, avuto riguardo al numero ed all'enormità delle loro colpe, migliaia d'anni non basterebbero all'intera soddisfazione, Per convincersi appieno, pensino alle pene canoniche imposte ai peccatori dalla primitiva Chiesa. 

In questo mondo noi non sappiamo che cosa sia l'infinita santità di Dio; ma ben «la intendono le anime del purgatorio, dice santa Caterina da Genova; finchè esse conserveranno il minimo atomo d'imperfezione, preferirebbero precipitarsi in mille inferni, anzichè presentarsi in tale stato dinanzi l'infinita santità di Dio». Non diciamo dunque essere il peccato veniale piccola colpa, s'esso si merita castighi tanto terribili, e facciamo penitenza in questa vita dei peccati perdonati; perchè dopo la morte, «noi non arriveremo al monte del Signore,» vale, a dire al cielo, «se non saremo senza macchia.»