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domenica 27 settembre 2026

Pensiero del giorno

Il cristiano è dunque un soldato, un atleta, che lotta per una corona immortale e lotta fino alla morte. (...) Non dimentichiamo (...) che siamo lottatori, atleti, asceti, e che dobbiamo, come S. Paolo, lottare sino alla fine per meritar la corona: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è serbata la corona di giustizia che il Signore mi darà (...)".

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 26 settembre 2026

Mi avete lasciata nel Purgatorio! (lk)

Messa per le anime del Purgatorio
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989), zelante sacerdote salesiano.


In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sempre posso resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -

Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in certe sciocchezzuole, che sono inevitabili!... C'è invece chi pecca più di me e con più gravità! - 

Quando muore qualcuno, si vuole esclamare: Che santa persona! Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Paradiso! - 

Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano i trapassati quali modelli di preclare virtù.

Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica umanamente e spesso cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed è necessario meditarne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pianto, scontano nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.


PURGATORIO

Io spasimo!...

Il 3 febbraio 1944, moriva una vecchietta, prossima agli ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo cadavere nella Cappella del Cimitero, prima della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai: Tu, o donna, da quanto io posso giudicare, non hai mai violato gravemente un solo comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.

In realtà mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia, con la corona dei suoi figli. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere? - Ripeta: Signore, sia fatta la tua volontà!

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppormi ai tuoi voleri; fa' la tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio.

Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi Teologi e si è concluso: E' stata una vera apparizione! -

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.

- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... 

- Sinora in Purgatorio siete stata? 

- E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come verrebbero in mio aiuto!...

- E perchè non veniste prima ad avvisare?

- Non era in mio potere.

- Ancora non avete visto il Signore? 

- Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la sua luce.

- Cosa possiamo fare per liberarvi subito?

- Ho bisogno di una sola Messa. Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere. 

- Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!

- Se il Signore lo permetterà!... Che Luce... che splendore!... - Così dicendo si dileguò la visione.

Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: Sono entrata in Paradiso! -

Dopo quanto ho esposto, dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi... e due anni e mezzo di Purgatorio!... Altro che i giudizi degli uomini!



[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno


Ragazza in preghiera in chiesa
La preghiera mentale è quindi una specie di interna conversazione con Dio che non si manifesta al di fuori [...]. Ogni atto interno che abbia per fine di unirci a Dio colla conoscenza e coll'amore, come sarebbe il raccoglimento, la considerazione, il ragionamento, l'esame, lo sguardo affettuoso, la contemplazione, lo slancio del cuore verso Dio, può dirsi preghiera mentale.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 25 settembre 2026

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Sacro Cuore
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Don Bosco era contento di confessare i grandi peccatori

San Giovanni Bosco
Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


[Don Bosco] Prese eziandio ad esercitare il sacro ministero nel tribunale di penitenza nella chiesa di S. Francesco d'Assisi, attendendovi tutte le mattine per alcune ore. La sua carità, lo zelo, la rara prudenza, e la destrezza nell'interrogare non tardò ad essere conosciuta. Tra i suoi penitenti si annoveravano eziandio parecchi degli stessi sacerdoti suoi compagni; fra i quali D. Giacomelli, che lo scelse tosto per suo confessore. Egli attesta che D. Bosco ebbe subito un numeroso concorso di fedeli, che assiepavano il suo confessionale. Si applicava con tanto amore ad ascoltarli, che tale ministero pareva fosse a lui il più gradito, il più caro, il più conforme al suo cuore. A qualunque ora fosse chiamato ad esercitarlo, vi si prestava prontamente, senza mai fare la minima osservazione in contrario, o per la stanchezza, o per l'ora incomoda, o per altra occupazione, eccettuato il tempo di scuola. Le sue maniere franche inspiravano confidenza eziandio in coloro che per dignità o per età erano a lui maggiori. Allorchè qualcuno gli si avvicinava in sagrestia richiedendolo del suo ministero sacerdotale, si accorgeva a colpo d'occhio, se era di quelli che avessero gravi imbrogli nella coscienza e sorridendo: - Mio caro signore, l'avverto che non vorrei impiegare il mio tempo inutilmente. Se sono cose grosse, va bene; allora io son contento; ma per minuzie non c'è la spesa. - Questi poveretti respirando per quella facezia, gli rispondevano; - Non dubiti che lo contenteremo. - Così va bene; e fra noi amici ce l'intenderemo subito. - Così guadagnavasi la confidenza; e più l'accusa era intricata, la questione difficile, tanto più esso godeva nel vedere l'operazione della divina misericordia.

Di lui si può ripetere ciò che egli scrisse di D. Cafasso: “Poche parole, un solo sospiro del penitente bastavano per fargli conoscere lo stato dell'anima. Non parlava molto al confessionale, ma quel poco era chiaro, esatto, classico, e per modo adattato al bisogno, che un lungo ragionamento non avrebbe ottenuto miglior effetto”. Egli soleva dire che in mezz'ora avrebbe sbrigato qualsiasi confessione generale. Era breve a segno, che in poche ore confessava centinaia di persone rimandandole con una pace ed allegrezza vivamente sentita.

Pensiero del giorno

L’apostolato, considerato nella sua totalità, comprende tutto quel che noi possiamo fare in collaborazione con Cristo per diffondere la vita soprannaturale nelle anime. L’apostolato è sempre una collaborazione con Gesù e raggiunge il suo scopo solo quando contribuisce a conferire ed a sviluppare la grazia divina nelle anime. La dottrina cattolica indica come mezzi fondamentali di questa nostra collaborazione con Cristo la preghiera e il sacrificio [...].


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 24 settembre 2026

Come andare a Messa e non perdere la fede

Don Nicola Bux

Sabato 26 settembre, dalle ore 17 alle 18.30, nella Chiesa di San Giuseppe di Bari Vecchia, avrà inizio il nuovo ciclo di catechesi con Don Nicola Bux sul tema "Come andare a Messa e non perdere la fede". Alle 19 sarà celebrata la Messa in rito romano antico.

Calendario degli incontri: 26 sett., 24 ott., 28 nov., 19 dic., 23 gen., 27 feb., 20 mar., 24 apr., 29 mag., 26 giu.

Il missionario deve nutrire un tenero amore per le anime

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).

Il missionario deve nutrire un tenero amore, deve avere una vera passione per le anime. Ma come l'avrà questo amore se non è uomo di orazione? E’ dalla meditazione di quello che Gesù benedetto ha fatto per la salvezza delle anime che spuntò la nostra vocazione. Il Crocifisso ci fece missionari, ed è il Crocifisso ancora che deve nutrire in noi l'amore per le anime. Prendiamo quindi spesso a soggetto delle nostre meditazioni i misteri della passione e morte di nostro Signore, e facciamoci di questo una regola specialmente nel tempo sacro della Quaresima. Questi misteri sono la vera sorgente dello zelo apostolico: pensando ai patimenti di Gesù, pensando alla Croce, alle umiliazioni del Calvario s'impara ad amare le anime e ad abbracciare ogni sacrificio per procurarne la salute. Ogni zelo che non zampilla dal mistero della Croce è effimero, perché solo l'esempio di quanto Gesù Cristo ha sofferto per le anime può efficacemente spronarci ad abbracciare i sacrifici inerenti ad ogni opera di vero zelo. Innamorati di Gesù Crocifisso, saremo indubbiamente grandi salvatori di anime.

[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Pensiero del giorno

Molte persone si dannano a causa dell'ignoranza e della pigrizia dei preti.

(Beato Giovanni Maria Boccardo)

mercoledì 23 settembre 2026

Un carcerato felicissimo di essersi confessato da San Giuseppe Cafasso

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne e pubblicate nel 1901.


D. Bosco nulla aveva dismesso del suo fare allegro, che rendevalo principe in qualunque conversazione. Come in seminario ed alle scuole di Chieri, aveva sempre qualche invenzione nuova per rallegrare la brigata. Però in questi suoi scherzi e burle egli teneva sempre un contegno calmo, sorridente, nè punto scomposto o nei gesti o nei passi, nè mai dava in iscrosci di risa.

[...] un'insigne pietà ed uno zelo apostolico ponno benissimo accoppiarsi con un umore faceto. Di queste ricreazioni graziose godevano assai anche il Teologo Guala e D. Cafasso, che pure erano uomini di tanto senno e serietà.

[…]

La giocondità del cuore è la vita dell'uomo, ed è un tesoro inesausto di santità. Tuttavia ben più care tornavano a D. Bosco altre ricreazioni che si passavano con D. Cafasso. Riferiremo qui una pagina scritta da D. Bosco stesso.

“ Tutti i giorni dopo la mensa eravi un po' di ricreazione. E questo era il tempo di un'altra maravigliosa scuola di Don Cafasso. Qui i suoi alunni succhiavano come latte la bella maniera di vivere in società; di trattare col mondo senza farsi schiavo del mondo; e diventar veri sacerdoti forniti delle necessarie virtù, per formare ministri capaci di dare a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio. D. Cafasso narrava eziandio le conversioni di peccatori da lui presenziate negli ospedali, nelle carceri e in altri luoghi, con infinito diletto e vantaggio dei convittori. Questi poi, allorchè D. Cafasso non era presente, avevano mille cose da narrare del loro caro ripetitore. Dei moltissimi fatti, di cui sono stato testimonio oculare, trascelgo il seguente, che è lepido e curioso.

” D. Cafasso, per disporre i carcerati a celebrare una festa che occorreva in onore di Maria Santissima, aveva impiegata un'intiera settimana ad istruire ed animare i detenuti di un colloquio, ovvero camerone, ove erano circa quarantacinque dei più famosi carcerati. Quasi tutti avevano promesso di accostarsi alla confessione alla vigilia di quella solennità. Ma, venuto il giorno stabilito, niuno risolvevasi a cominciare la santa impresa di confessarsi. Egli rinnovò l'invito, richiamò in breve quanto aveva loro detto nei giorni trascorsi, ricordò la promessa fattagli; ma, fosse rispetto umano, fosse inganno del demonio od altro vano pretesto, niuno si voleva confessare. Che fare adunque?

” La carità industriosa di D. Cafasso saprà che cosa fare. Egli ridendo si avvicina ad uno, che a vista sembra il più grande, il più forte e il più robusto dei carcerati. Senza proferir parola, colle sue piccole mani lo piglia per la folta e lunga barba. Il detenuto da prima pensava che D. Cafasso facesse per burla, perciò in modo garbato, quanto si può aspettare da tale gente: - Mi prenda tutto, disse, ma mi lasci stare la mia barba.

 - Non vi lascio più andare, finchè non siate venuto a confessarvi.

 - Ma io non ci vado.

 - Ed io non vi lascio andare.

 - Ma... io non voglio confessarmi

 - Dite quello che volete, voi non mi scapperete più, ed io non vi lascierò andare via, finchè non vi siate confessato.

 - Io non sono preparato.

 - Vi preparerò io.

” Certamente se quel carcerato avesse voluto, avrebbe potuto svincolarsi dalle mani di D. Cafasso col più leggiero urto; ma, fosse rispetto alla persona, o meglio frutto della grazia del Signore, fatto sta che il prigioniero si arrese, e si lasciò tirar da D. Cafasso in un angolo del camerone. Il venerando sacerdote si asside sopra un pagliericcio, e prepara il suo amico alla confessione. Ma che? In breve questi si mostra commosso, e tra le lacrime e tra i sospiri, appena potè terminare la dichiarazione delle sue colpe.

” Allora apparve una grande maraviglia. Colui, che prima bestemmiando ricusava di confessarsi, dopo andava ai suoi compagni predicando non essere mai stato cotanto felice in sua vita come in quel giorno. Quindi tanto fece e tanto disse, che tutti si ridussero a far la loro confessione.

” Sia che si voglia chiamare questo fatto, che scelgo tra migliaia di tal genere, miracolo della grazia di Dio, sia che si voglia dire miracolo della carità di D. Cafasso, è forza riconoscere in esso l'intervento della mano del Signore.

Pensiero del giorno

Pio Brunone Lanteri
Vincere il mondo con lo spirito del mondo non si può, bisogna vincerlo con uno spirito ben diverso, con uno spirito cioè, di mansuetudine, di dolcezza e di umiltà.

(Pensiero del Venerabile Pio Brunone Lanteri).

martedì 22 settembre 2026

La devozione verso le anime purganti mantiene in noi la fede (lk)

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Ogni nostra buona opera, fatta in favore dei defunti, oltre ad essere di utilità immediata per noi, è grandemente efficace a farci progredire nello spirito del cristianesimo, a fortificare l'intelletto nella fede, ed a sviluppare nel cuore le abitudini delle più nobili virtù. Questa devozione è efficacissima a mantenere la fede delle più alte verità della religione. Ci dà alta idea dell'infinita santità di Dio, della sua giustizia e misericordia, ci rammenta di continuo i meriti infiniti della passione e morte del Salvatore, meriti senza cui ogni nostra soddisfazione non avrebbe valore alcuno. Ci fa apprezzare meglio che cosa sia la gloria del cielo, la cui privazione forma il tormento principale delle anime purganti. Ci ispira grande orrore dell'inferno, poiché i tormenti così terribili, che soffrono le anime sante, sono un nulla rispetto a quelli dei dannati. Essa ci fa allontanare dal peccato mortale, distrugge molte illusioni intorno alla confessione, con il rammentarci che ogni peccato mortale, sebbene rimesso dall'assoluzione, ci taglia lunghe pene temporali da subire. È la maggiore protezione contro il peccato veniale commesso troppo leggermente anche da persone pie; ci fa comprendere tutta la gravezza di questo peccato e l'ingiuria che Dio riceve, per cui lo castiga severamente; diventa quindi rimedio potentissimo contro la tiepidezza. Esercita la nostra fede intorno agli effetti del Sacrificio e dei Sacramenti, facendoci conoscere quanto possono anche nell'altra vita. Ci famigliarizza con il dogma tanto importante, ma poco conosciuto, della comunione dei santi, mettendoci in comunicazione incessante con la Chiesa purgante, e con la trionfante; per essa siamo in continua permutazione di beni spirituali con il mondo invisibile. Questa devozione accresce in modo particolare la nostra stima per le indulgenze, tesoro inapprezzabile, ignorato da tanti cristiani; ce le fa cercare accuratamente, e prendere mezzi per renderci degni di acquistarle. Accresce la nostra fede nelle promesse misericordiose di Dio, e ci fa sperare don fiducia le promesse ricompense a chi esercita la carità verso i fratelli. E per ultimo ravviva costantemente la fede alle altre devozioni, di cui è come necessario complemento. Quindi per questa devozione, noi viviamo costantemente in un mondo soprannaturale, viviamo della fede che è il fondamento delle cose da sperarsi, dimostrazione delle cose che non si vedono. 

FIORETTO SPIRITUALE. — Infelici! perché vi lasciate talmente accecare dalle cose transitorie, da non pensare di fare opere buone mentre siete in vita, per quindi trovarle nell'estremo bisogno della morte? (S. Caterina da Genova). 

Pensiero del giorno

[Pensiero tratto dall'Enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” del Sommo Pontefice Benedetto XV del 1914].

Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà.

lunedì 21 settembre 2026

L'Arcivescovo di Torino che fece soffrire Don Bosco


Don Bosco prega Maria Ausiliatrice

Don Bosco durante l'esilio terreno fece un gran bene a innumerevoli anime. Ma dovette subire tante sofferenze causategli non solo dai nemici esterni della Chiesa, bensì anche da certi ecclesiastici. Tra coloro che lo fecero soffrire più di tutti vi fu Mons. Lorenzo Gastaldi, Arcivescovo di Torino. A dirlo fu lo stesso Don Bosco, guardate cosa scrisse alla Santa Sede:

Sono ormai dieci anni, dacché il sottoscritto e la nascente Congregazione Salesiana soffrono gravi vessazioni per parte dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Lorenzo Gastaldi, le quali, oltre agli innumerevoli disturbi che ci hanno arrecato, c’impedirono anche di occuparci della salute delle anime. Per il fatto che questo Prelato ora ci vietò di servirci delle facoltà concesseci dalla Santa Sede; ora contro le prescrizioni ecclesiastiche pretese d’ingerirsi nel regime interno e disciplinare della nostra Congregazione, come se fosse solamente un Istituto diocesano; sovente senza ragione rifiutò di ammettere i nostri Chierici alle Sacre Ordinazioni; talvolta per futili pretesti negò ai nostri Sacerdoti la facoltà di predicare e di confessare ed anche di celebrare la Messa nella sua Diocesi; talora li sospese senza colpa canonica e senza far precedere le formalità richieste dai Sacri Canoni; ci proibì di pubblicare nella sua Diocesi Brevi ottenuti dal Sommo Pontefice a favore delle nostre Opere; biasimò Istituzioni benefiche già commendate e benedette dal Santo Padre; scrisse lettere a grandi e a piccoli, e stampò e pubblicò persino libelli per infamare i Salesiani ed il loro Superiore. Tutti questi atti paiono essere stati promossi dal nemico di ogni bene, per soffocare e distruggere la nostra povera Congregazione, o metterle almeno intoppi sopra intoppi, perché non possa conseguire quel fine, per cui venne stabilita ed approvata dalla Santa Sede.

Tutte queste ed altre innumerevoli molestie noi abbiamo fin qui tollerate in silenzio. I tempi corrono difficili per la Santa Chiesa, e io non voleva recarle disturbi, provocando solennemente l’autorevole e supremo suo giudizio a nostro sostegno. (...)

Noi avremmo continuato ancora a sopportare in silenzio simili molestie e difficoltà; ma ultimamente l’Arcivescovo deferì alla Sacra Congregazione del Concilio, e pubblicò cose infamanti per il sottoscritto e per tutta la Pia Società Salesiana, invocandone provvedimenti; e perciò io mi trovo dal dovere dell’ubbidienza costretto a fare alla Santa Sede la presente Esposizione. (...)

            Torino, 15 Dicembre, ottava della festa di Maria Immacolata, 1881.

Pensiero del giorno

In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all'eternità della vita e dell'anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene.


(San Giuseppe Moscati)