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martedì 7 aprile 2026

Un prete eroico

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Un buon curato, il quale prima era stato soldato, dopo di aver fatto sacrifici d'ogni sorta pel bene dei suoi parrocchiani, e sostenuto gravi fatiche, si trovavain letto infermo, e si può dire quasi agli ultimi della vita. Ma anche un sacrificio gli era riserbato di fare prima di morire, e con uno sforzo supremo lo volle fare. Una persona entra nella sua camera, gli si accosta al letto e gli dice: - Oh! signor curato, siamo in un brutto impiccio. Il tale .... che voi ben conoscete, è stato colpito da una terribile malattia; egli muore, e rifiuta di ricevere un sacerdote! - Che disgrazia! rispose il buon curato. Se non fossi moribondo, proverei io: forse mi riceverebbe. - Sì, voi riuscirete, ma ohimè! ... e la persona non terminò la frase. Una sublime ispirazione colpì il sacerdote, che sollevandosi e giungendo le mani esclamò: - O mio Dio! sorreggetemi ancora per brevi istanti! Seguì un momento di silenzio, ma d'intensa preghiera. - Aiutatemi a vestirmi! disse a coloro che gli stavano d'intorno. Presi da timore, nessuno si moveva. Tutti credevano che egli delirasse. - Aiutatemi a vestirmi! ripeté, e questa volta con irresistibile autorità. Tutta la vita che gli rimaneva sembrava essersi concentrata nella sua indomita volontà. Egli stese le mani, ed i circostanti obbedendo in profondo silenzio lo vestirono. - Ora, disse il prete, portatemi dall'ammalato. Morirà per via! bisbigliavano fra loro gli astanti, ma egli non ascoltava, assorto com'era in un sol desiderio eroico: la salvezza di un'anima. Diede perfino gli ordini opportuni affinché gli fosse portato tutto l'occorrente per amministrare gli ultimi Sacramenti. - Andiamo! disse quando tutto fu pronto: non abbiamo un minuto da perdere. Con indescrivibile emozione, diversi uomini si fecero avanti: sollevarono il suo corpo morente, nel quale però l'anima regnava sovrana. Durante il tragitto, non si lasciò sfuggire un sospiro, benché ad ogni passo gli prendesse intenso dolore. Pregando ancora a testa china, egli giunse al capezzale dell'altro morente. - Amico, gli disse, con debolissima voce, stiamo ambedue per comparire innanzi a Dio, non perdiamo questi momenti preziosi: io sono venuto per assistervi, per darvi l'aiuto di cui tutti abbisogniamo all'ultima ora. L'ammalato, sopraffatto dall'emozione, emise un grido, ed afferrata la mano del suo parroco, con grande affetto, la portò alle labbra. - Amico mio, continuò il curato, il tempo stringe, non ricuserete certamente di confessarvi?Vinto da tanta carità e da tanta fede, il malato proruppe in lagrime e disse: Oh! sì, mi confesserò a voi. Un sorriso celeste sfiorò le labbra del parroco; egli fece un cenno, e gli astanti si ritirarono. Poco dopo, il ministro di Dio con uno sforzo supremo alzò la voce per pronunziare la assoluzione, la quale scese come rugiada su quell'anima infondendole nuova vita. - L'Olio Santo! esclamò il sacerdote, e poi pregò gli assistenti di tenergli il braccio, e di guidargli la mano. Così fatto, e al suo tocco e per l'efficacia del Sacramento il malato sembrò riaversi. Quando l'opera fu compiuta, il sacerdote piegò il capo sull'infermo che aveva unto, e gli sussurrò con un sospiro di soddisfazione: Arrivederci, amico mio. Conducetemi a casa, soggiunse debolmente, e poi, un po' più forte; Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace. Quindi la sua testa cadde, le sue braccia si abbandonarono inanimate, gli occhi si chiusero, e se non fosse stato che le sue labbra si movevano, mentre pregava, chi lo assisteva lo avrebbe creduto morto; pian piano lo posero sul letto, e indi a poco spirò. Tutti questi dettagli sono esattissimi, scrive l'egregio giornale irlandese Irish Catholic, e sono stati confermati dallo stesso infermo, oggetto di sì eroica abnegazione da parte del buon prete, e che cominciò a rimettersi dal momento ch'ebbe l'estrema unzione. Allorché gli si diceva che doveva esser pieno di fede, avendo ricevuto una grazia sì segnalata, rispondeva: Io morirei per la mia fede; devo raggiungere il mio buon curato.

Pensiero del giorno

Le anime innamorate di Dio ben trovano la loro consolazione e dolcezza nel patire, nel pensare che patiscono per suo amore.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 6 aprile 2026

Messa in suffragio dei parenti defunti

Messa per le anime del purgatorio
Giovedì 9 aprile verrà celebrata una Messa in suffragio dei parenti defunti dei sostenitori del mio blog "Cordialiter".

È raro che un'anima entri in paradiso senza passare prima dal purgatorio, ove si soffre atrocemente. Persino le anime di alcuni santi sono passate dal purgatorio, penso ad esempio all'anima di San Claudio de La Colombière (in questo caso lo sappiamo grazie a Santa Margherita Maria Alacoque, sua figlia spirituale e grande mistica).

Per questo motivo non dobbiamo dimenticarci dei nostri parenti defunti che, forse, attualmente si trovano a patire in purgatorio e hanno bisogno del nostro aiuto (Messe, preghiere, elemosine e altre opere buone compiute a loro suffragio) per poter finalmente uscire da quel luogo di sofferenza ed entrare nella Patria Celeste per lodare in eterno l'infinita misericordia di Dio.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo a me e ai sostenitori del blog (lui stesso è uno dei principali sostenitori).

Da amante di D'Annunzio a sposa di Gesù Cristo


Fiore che simboleggia la purezza
Alcuni pensano che per divenire frate o suora sia necessario aver custodito intatto il giglio della purezza sin dalla fanciullezza. In realtà anche coloro che hanno conosciuto il peccato possono entrare in convento, purché siano sinceramente pentiti e risoluti a tutto pur di non peccare più. Sentite la storia di una delle amanti di Gabriele D'Annunzio. Alessandra di Rudinì nacque a Napoli nel 1876. Suo padre era marchese e celebre politico (fu anche Ministro degli Interni e Capo del Governo). Da bambina ebbe un'infanzia “vivace”, e a causa della sua incontenibile indisciplinatezza venne “cacciata” dal collegio. Viveva in un'ambiente razionalista e la sua fede si indebolì molto; pensava che il cristianesimo fosse un fenomeno puramente politico-sociale. Poi, leggendo un pessimo libro di Renan, la sua fede crollò a terra. Era considerata una ragazza molto bella e vari giovanotti altolocati le fecero proposte di matrimonio. Tra i suoi spasimanti vi era anche il Marchese Marcello Carlotti, col quale accettò di sposarsi, e dal quale ebbe due figli. Ma dopo pochi anni di matrimonio, rimase vedova. Aveva solo 24 anni, ed essendo ricca e bella, non sarebbe stato difficile per lei trovare un nuovo marito. Nel 1903 conobbe Gabriele D'Annunzio, famoso sia come poeta che come forsennato conquistatore di donne. Prima le conquistava, poi le abbandonava e passava a corteggiare qualche altra sventurata. D'Annunzio corteggiò anche Alessandra, la quale inizialmente lo respinse, ma alla fine capitolò, e andò a convivere “more uxorio” (cioè come se fossero coniugi) nella lussuosa villa del poeta. Ciò era (e lo è ancora oggi) un grave peccato contrario al sesto comandamento che proibisce di commettere fornicazione (rapporti sessuali fuori dal matrimonio). Ma la Madonna, essendo una madre affettuosa, vegliava su di lei, e il buon Dio le inviò un salutare castigo. Il Signore è amore infinito, e quando ci invia qualche croce, lo fa per il nostro bene, ossia per trarne un bene maggiore. Così, Alessandra si ammalò gravemente, e rischiò di morire senza ricevere gli ultimi sacramenti. Quando guarì, D'Annunzio la lasciò. Dopo la malattia, la giovane marchesa di Rudinì Carlotti non era più bella come prima, e poi il poeta si era già innamorato di un'altra donna. Ecco come è fragile l'amore mondano e come svanisce velocemente! Alessandra pianse amaramente il suo amore perduto, ma ben presto si accorse che quell'amore era solo vanità: “vanitas vanitatum et omnia vanitas”, dice la Sacra Scrittura. Dopo un lungo periodo di ricerca, si sentì attrarre da un Uomo speciale, il migliore di tutti gli uomini, Colui che non tradisce mai: Gesù Cristo, il Re del Cielo. Dopo essersi consigliata col suo direttore spirituale, e aver preso contatti con le suore, entrò in un monastero di clausura francese, dove le venne imposto il nome religioso di suor Maria di Gesù, e visse in maniera esemplare la sua vocazione. I peccatori scellerati che si convertono sinceramente a Dio, in genere diventano zelantissimi seguaci del Vangelo. E così, suor Maria di Gesù venne eletta priora del suo monastero, ed ella si dimostrò un'ottima superiora, e fondò altri monasteri in Francia. Morì in concetto di santità nel gennaio del 1931, felice di aver abbandonato il mondo traditore e di essersi donata a Gesù buono. Gabriele D'Annunzio non poté riempire di gioia e di pace il cuore di Alessandra, il quale era stato creato per amare Dio e solo in Lui riuscì a trovare la felicità. “Inquietum est cor nostrum”, il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Dio.

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 5 aprile 2026

Charitas est vinculum perfectionis

Gesù che abbraccia una persona
Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa, Patrono universale dei Confessori e dei Moralisti.


Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio: Charitas est vinculum perfectionis. (Col. 3.14). Ma poi tutta la perfezione dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo è il principale effetto dell’amore, dice S. Dionigi Areopagita, l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. 

[...]

Un atto di perfetta uniformità al divino volere basta a fare un santo. Ecco Saulo mentre va perseguitando la Chiesa, Gesù Cristo l’illumina, e lo converte. Che fa Saulo? che dice? non fa altro che offrirsi a fare la sua vonontà: Domine, quid me vis facere? (Act 9.6) Ed ecco, che il Signore lo dichiara vaso d’elezione ed Apostolo delle genti: Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus. (Act 9.15) Sì, perché colui che dà la sua volontà a Dio, gli dà tutto; chi gli dà le robe con le elemosine, il sangue col flagellarsi, i cibi coi digiuni, dona a Dio parte di ciò che possiede, ma chi gli dona la sua volontà, gli dona tutto, onde può dirgli: Signore, io son povero, ma vi dono tutto quel che posso; dandovi la mia volontà, non ho più che darvi. Ma questo appunto è il tutto quel che da noi vuole il nostro Dio: Fili mi, praebe cor tuum mihi. (Prov 23.1) Figlio, dice il Signore a ciascuno, figlio, dammi il tuo cuore, cioè la tua volontà. Nihil gratius Deo (parla S. Agostino) possumus ei offerre, quam ut dicamus ei: Posside nos. No, che non possiamo offerire a Dio cosa più cara, che con dirgli: Signore possedeteci voi; noi vi doniamo tutta la nostra volontà, fateci intendere quello che da noi volete, e noi l’eseguiremo.

Se dunque vogliamo compiacere appieno il cuore di Dio, procuriamo in tutto di conformarci alla sua divina volontà; e non solo di conformarci, ma uniformarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà alla volontà di Dio; ma l’uniformità importa di più, che noi della volontà divina e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione, a cui dobbiamo sempre aspirare; questa ha da esser la mira di tutte le nostre opere, di tutti i desideri, meditazione, e preghiere. In ciò abbiamo da pregare ad aiutarci tutti i nostri santi Avvocati, i nostri Angeli Custodi, e sopratutto la divina Madre Maria, la quale perciò fu la più perfetta di tutti i Santi, perché più perfettamente ella abbracciò sempre la divina volontà.

Ma il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono o prospere, o avverse ai nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie e dispiacenti all’amor proprio. Qui si vede la perfezione del nostro amore a Dio. Diceva il V. S. Giovanni Avila: Vale più un benedetto sia Dio nelle cose avverse, che seimila ringraziamenti nelle cose a voi dilettevoli.

Di più bisogna uniformarci al divino volere non solo nelle cose avverse che ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, la povertà, la morte dei parenti, e simili; ma anche in quelle, che ci vengono per mezzo degli uomini, come sono i disprezzi, le infamie, le ingiustizie, i furti, e tutte le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi da qualcuno nella fama, nell’onore, nei beni materiali, benchè il Signore non voglia il peccato di colui che ci fa del male, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà e mortificazione. E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà.


[Brano tratto da "Uniformità alla Volontà di Dio" , di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Pensiero del giorno

Affatto dimentica di sé, l’anima amante non pensa né al suo godere, né al suo patire, ma pensa solo ad amare ed a servire il suo Dio, pensa solo a contribuire quanto più può alla sua gloria, associandosi all’opera redentrice di Gesù. E se anela ad un’unione con Dio sempre più intima e perfetta, sia oggi sulla terra come domani nel cielo, è per amare con la massima intensità, è per far amare l’Amore dal maggior numero possibile di anime. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

sabato 4 aprile 2026

Della morte di Gesù Cristo

Gesù in croce
[Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

Ma come mai possiamo credere che 'l Creatore abbia voluto morire per gli uomini, per le sue creature! Ma è necessario di crederlo, perché così ce l'insegna la fede. [...] E se è vero, o Dio d'amore, che voi siete morto per amore degli uomini, sarà possibile che tra gli uomini si ritrovi uomo, che ciò creda, e non ami questo Dio così amante? Ma oh Dio, che di questi ingrati uno son io, mio Redentore, che non solo non v'ho amato, ma tante volte per miseri gusti ed avvelenati ho rinunziato alla vostra grazia e al vostro amore.

Dunque mio Signore e Dio, voi siete morto per me, e com'io ciò sapendo ho potuto tante volte sconoscervi e voltarvi le spalle? Ma voi mio Salvatore, siete venuto dal cielo in terra a salvare i perduti. "Venit Filius hominis salvum facere, quod perierat". La mia ingratitudine dunque non può privarmi della speranza del perdono. Sì, Gesù mio, spero che mi perdoniate tutte l'ingiurie, che v'ho fatte, appunto per quella morte che voi sul Calvario un giorno avete sofferta per me. Oh potessi morir di dolore e morir d'amore ogni volta che penso all'offese che v'ho fatte ed all'amore che m'avete portato! Ditemi, Signore, che ho da fare da oggi avanti per compensare tanta mia ingratitudine. E ricordatemi sempre la morte amara, che voi mio Dio avete voluto patire per me, affinché io v'ami e non vi offenda più.

Un Dio dunque è morto per me, ed io potrò amare altra cosa che Dio? No, Gesù mio, io non voglio amare altr'oggetto fuori di voi. Troppo voi mi avete amato. Voi non avete più che fare per obbligarmi ad amarvi. Io coi peccati miei vi ho obbligato a discacciarmi dalla vostra faccia, ma vedo che voi non m'avete abbandonato ancora; vedo che ancora mi guardate con affetto; sento che seguite a chiamarmi al vostro amore. Io non voglio resistere più. V'amo, mio sommo bene: v'amo, mio Dio degno d'infinito amore: v'amo, mio Dio, morto per me. V'amo, ma v'amo poco, datemi voi più amore. Fate ch'io lasci tutto e mi scordi di tutto, per non attendere ad altro che ad amare e dar gusto a voi, mio Redentore, mio amore, mio tutto.

O Maria, speranza mia, raccomandatemi al vostro Figlio.


[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Pensiero del giorno

Maria non vince con la spada in mano, ma nel cuore.

(Gertrude von Le Fort)


venerdì 3 aprile 2026

Un Dio è morto per mio amore, ed io non l'amerò?

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


"Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me" (Gal. 2. 20). Dove mai nel mondo si è veduto morire un padrone per amor del suo servo? Un re per amor del suo vassallo? E pur è certo che 'l mio Creatore, il Signore del cielo e della terra, il Figlio di Dio ha voluto morire per me vile ed ingrata sua creatura. S. Bernardo: "Ne perderet servum sibi ipsi non pepercit". Per perdonare a me, non ha voluto perdonare a se stesso, condannandosi a morir di dolore sopra una croce.

Gesù mio, io credo che siete morto per me: ma come poi credendo ciò, ho potuto vivere tanti anni senza amarvi?

Ma voi, mio Redentore, avete data la vita non solo per una vostra vil creatura, ma per una creatura ingrata e ribelle, che tante volte vi ha voltate le spalle, e per qualche misera soddisfazione vi ha rinunziata in faccia la vostra grazia e 'l vostro amore. Voi con tante finezze avete cercato di mettermi in necessità d'amarvi; ma io con tanti peccati ho cercato di mettervi in necessità di odiarmi e mandarmi all'inferno. Quell'amore però che vi ha fatto morire per me, ora mi dà animo a sperare che non mi discaccerete, se a voi ritorno. Perdonatemi, Gesù mio, conosco il torto che vi ho fatto: e conosco ancora che gran torto vi farei, se vi amassi poco; no, io vi voglio amare assai; troppo voi ve lo meritate, datemi il vostro aiuto.

Ah mio caro Salvatore, e che più potevate voi fare per guadagnarvi il mio cuore, che morire per me? Qual maggior amore può dimostrarsi ad un amico, che di morire per suo amore? "Maiorem hac dilectionem nemo habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis" (Io. 15. 13). Dunque, o Verbo incarnato, voi non avete più che fare per farvi amare, ed io seguirò ad esservi ingrato? Ma no, che già si accosta la mia morte, e forse mi sarà vicina; non voglio morire così sconoscente, come vi sono stato per lo passato.

V'amo, amor mio Gesù. Voi tutto a me vi siete donato, io tutto a voi mi dono. Ligatemi e stringetemi colle catene del vostro amore, acciocché io viva, e muoia sempre innamorato della vostra bontà.

O divina Madre Maria, tenetemi sotto il vostro manto, e qui fatemi ardere d'amore per quel Dio, ch'è morto per amor mio.


[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].


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Una generosa donazione di una signora facoltosa

Don Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Don Bosco una sera del 1860 raccontava agli alunni che avevano pregato per lui: «[...] Sapevo che nella parrocchia dei Martiri abitava una signora facoltosa che non voleva saperne di beneficenza. Anche il Parroco aveva più volte chiesto inutilmente. Vi andai e la signora commossa di me e di voi mi diede 10.000 lire. Ne parlai al Parroco che ne rimase altamente meravigliato». Così più volte il Signore mosse i cuori anche più avari a venire in soccorso dell’Opera del suo servo fedele.



Pensiero del giorno

La Passione SS. di Gesù è un mare di dolori, ma è altresì un mare di amore.


(San Paolo della Croce)

giovedì 2 aprile 2026

Gratitudine verso Dio

Don Bosco con Maria Ausiliatrice e Gesù Bambino
«[…] Non fa elemosina solamente colui che dà pane ai poveri. Domandano pure riconoscenza i benefizi intellettuali e gli spirituali. La gratitudine non si deve fermar solo alle persone, ma deve andare a Dio rappresentato dalle persone stesse. È per mezzo di esse che il Signore ci benefica». Così parlava Don Bosco il 22 giugno 1864 ai giovani.

 [Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare

Oh che due gran misteri di speranza e di amore sono per noi la Passione di Gesù Cristo e il Sacramento dell'altare! Misteri che, se la fede non ce ne accertasse, e chi mai potrebbe crederli? Un Dio onnipotente voler farsi uomo, spargere tutto il suo sangue e morir di dolore sovra d'un legno; e perchè? per pagare i nostri peccati e salvare noi vermi ribelli! E poi il medesimo suo corpo, un giorno sacrificato per noi sulla croce, volercelo dare in cibo per così unirsi tutto con noi! Oh Dio che questi due misteri dovrebbero incenerire d'amore tutti i cuori degli uomini. E qual peccatore dissoluto che sia, potrà disperare del perdono, se si pente del male che ha fatto, vedendo un Dio così innamorato degli uomini ed inclinato a far loro bene?


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)


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Pensiero del giorno

Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocefisso per la tua eterna salute.



(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)