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domenica 7 giugno 2026

L'aridità

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, aiutami ad esserti fedele, affinché lo spirito di orazione non si spenga in me per colpa mia. 

1 - Abitualmente, agli inizi di una vita spirituale più intensa, l’anima gode di un fervore sensibile che le rende facili e gustosi gli esercizi spirituali. I buoni pensieri, gli affetti, gli slanci del cuore le sgorgano spontanei; raccogliersi da sola a solo con Dio nell’orazione è per lei una gioia, il tempo che v’impiega le passa rapidamente e non è raro che la presenza di Dio le si renda quasi sensibile. Una simile facilità prova anche nella pratica della mortificazione e delle altre virtù. Ma, solitamente, questo stato non dura a lungo e ad un certo punto l’anima si vede privata di ogni conforto sensibile. Questa soppressione della devozione sensibile costituisce appunto lo stato di aridità che può dipendere da diverse cause.

Talvolta può dipendere dall’infedeltà dell’anima che un po’ alla volta si è rilassata, concedendosi tante piccole soddisfazioni di passatempi o di curiosità, di egoismo o di amor proprio a cui aveva già rinunciato. Se le anime sapessero di quanti beni si privano con una simile condotta, farebbero qualsiasi sacrificio per non lasciarsi andare a tali debolezze! L’abitudine della mortificazione, acquistata con tanti sforzi, si perde presto, e si ritorna schiavi delle proprie passioni. L’amor proprio, che non era morto, ma solo assopito, riprende vigore e così può diventare causa non solo di tante imperfezioni volontarie, che si erano già superate, ma anche di peccati veniali deliberati e può, infine, trascinare nella tiepidezza un’anima che già camminava nel fervore. Un’anima infedele, ricaduta nella mediocrità, non può, nella sua orazione, protestare [ cioè dichiarare, n.d.r] al Signore che lo ama e che vuol progredire nell’amore, e tanto meno può gustare la gioia di chi è consapevole di amare davvero il suo Dio. Ecco dunque che inevitabilmente cade nell’aridità. In questo stato l’unico rimedio è ritornare al fervore primitivo. Le costerà certamente molto ma, lungi dallo sgomentarsi, l’anima vi s’impegni quanto prima. Il Signore, del resto, ama tanto perdonare! 

2 - Altre volte, invece, l’aridità proviene da cause fisiche o morali del tutto indipendenti da noi. Indisposizioni, malessere, stanchezza, oppressione causata da dolorose preoccupazioni o da eccessivo lavoro, sono altrettante cause che possono far sparire ogni senso di conforto spirituale, e spesso senza che sia possibile rimediarvi. Si tratta allora di una prova che può anche prolungarsi, ma nella quale siamo in diritto di vedere la mano di Dio che tutto dispone per il nostro bene e non può mancare di concederci la grazia adeguata per trarre profitto da questa nostra sofferenza. Pur non sentendo più alcuna consolazione, non provando più nessuna attrattiva per l’orazione, l’anima vi si applichi per dovere, cercando di rimediare alla sua incapacità con qualche industria. «Se qualcuno non può fare l’orazione mentale - insegna a proposito S. Teresa di Gesù - si dia alla preghiera vocale, alla lettura, ai colloqui con Dio, ma non lasci mai di consacrare all’orazione il tempo stabilito» (Cam. 18, 4). 

E se, malgrado tutto, l’anima non riesce a commuovere il suo cuore, ami il Signore con la sola volontà. Questa intanto, mediante tale esercizio che richiede grande sforzo, si irrobustirà e, benché l’anima non se ne renda conto, la renderà capace di un amore più fattivo, più generoso. Si tratta, è vero, di un amore privo di sentimento, ma bisogna ricordare che la sostanza dell'amore non sta nel sentire, bensì nel volere a tutti i costi far piacere alla persona amata. E chi, per far piacere a Dio, persevera nell’orazione pur non trovandovi alcun conforto, ma sentendone piuttosto ripugnanza, gli dà una bella prova di vero amore. Il progresso nella vita spirituale non si misura dal conforto che l’anima sperimenta, anzi, questo non è in nessun modo richiesto, perché la vera devozione consiste unicamente nella prontezza della volontà al servizio di Dio. E la volontà può essere molto pronta e decisa a servire il Signore, pur essendo molto arida e pur dovendo lottare contro tante ripugnanze sensibili. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].




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Pensiero del giorno

San Francesco di Sales
Anche le piccole azioni sono grandi ed eccellenti quando si fanno con pura intenzione e fervente volontà di piacere a Dio.


(San Francesco di Sales)

sabato 6 giugno 2026

Riporre il Santissimo sull'altare maggiore

Altare tradizionale con tabernacolo[Brano tratto dal discorso pronunciato il 12-10-2005 dal Cardinale Janis Pujats al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia]

Nelle chiese parrocchiali, luogo particolarmente adatto (sul presbiterio) per il Santissimo è l’altare maggiore che ospita il tabernacolo. In questo caso, l’altare maggiore con il suo retablo è veramente il trono di Cristo Re ed attrae a sé gli occhi di tutti coloro che sono in chiesa. La presenza del Santissimo nell’area principale della chiesa dà ai fedeli l’occasione di adorare Dio anche al di fuori del sacrificio della Messa (ad esempio nell’intervallo di tempo tra gli uffici divini). Essi vengono infatti in chiesa per pregare, non per conversare. Prima della Comunione, è compito dei sacerdoti invitare i fedeli alla confessione individuale dei peccati. Il luogo migliore per la confessione dei fedeli è il confessionale, collocato in chiesa e costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente. Nella misura in cui è possibile, i sacerdoti devono favorire le condizioni affinché i fedeli accedano alla Penitenza: se infatti gli uomini vivono e muoiono nei peccati, è vano ogni altro sforzo pastorale. È opportuno riservare ogni giorno un tempo alla confessione, in ore prestabilite, in particolare prima della Messa. Se vogliamo veramente rinnovare la vita spirituale del popolo, ci è consentito lasciare il confessionale solo dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono. [...] In generale, occorre eliminare l’abuso di accedere alla Comunione senza il sacramento della Penitenza. Nel passato, vi era l’abitudine, durante la Messa, di andare in processione alla Comunione, ma col passare del tempo questa prassi fu giustamente respinta per un motivo pastorale. Come sappiamo, in chiesa il popolo ha un comportamento collettivo: tutti rispondono alle parole del sacerdote, tutti, seduti, ascoltano le letture della Sacra Scrittura, tutti stanno in piedi per il Vangelo, tutti si inginocchiano alla consacrazione e, (cosa che ci addolora!), tutti si alzano per partecipare in processione alla Comunione - tra questi anche il fariseo e il pubblicano, il penitente e il non penitente. I singoli fedeli hanno timore di astenersi da questa processione, poiché in tal modo si espongono pubblicamente come indegni. Questa è la causa per cui questo abuso è prevalso così presto. Che cosa occorre fare? Bisogna rinnovare la consuetudine di accedere individualmente alla Comunione per preservare la libertà di coscienza. La Messa è un’azione comune, ma la Comunione rimanga individuale.

Pensiero del giorno

Chi non fa orazione mentale difficilmente persevera in grazia di Dio sino alla morte.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

venerdì 5 giugno 2026

L'Amicizia secondo San Tommaso d’Aquino (lk)

I fidanzati devono essere anche amici

Per San Tommaso d'Aquino l’amicizia è un amore reciproco che nasce quando due persone si comportano l’una verso l’altra come verso se stesse: l’amico è considerato quasi un prolungamento del sé, amato per il suo bene intrinseco e non per utilità o piacere momentaneo. Non basta volere il bene in senso astratto; l’amicizia richiede che l’amore sia reciproco. Questo scambio è ciò che distingue l’amicizia da altri tipi di affetto. L’amico è voluto come bene, cioè si desidera attivamente la sua perfezione e felicità; senza questa benevolenza non si ha amicizia ma solo concupiscenza o interesse. L’amicizia si fonda su una qualche comunanza (virtù, valori, modo di sentire) e sulla "communicatio",  cioè la condivisione di parole, vita e affetti. L’amicizia è quindi un rapporto reciproco, virtuoso e comunicativo che unisce due persone in vista del bene comune e della crescita morale.

Cause e condizioni

La causa prossima dell’amicizia è la conoscenza del bene nell’altro. Si ama ciò che si riconosce come bene; perciò la conoscenza reciproca e la stima del bene dell’altro sono condizioni necessarie perché nasca e persista l’amicizia.

Tipologie e grado morale

  • Amicizia naturale e sensitiva basata su affetti naturali, piacere o utilità; legittima ma meno perfetta.
  • Amicizia razionale fondata sulla volontà deliberata del bene altrui; è più stabile e virtuosa.
  • Amicizia soprannaturale nella carità, che è l’amicizia perfetta con Dio e, per partecipazione, con il prossimo.

Funzioni etiche e sociali

L’amicizia favorisce la crescita morale: attraverso l’amicizia si esercitano e si consolidano le virtù come la generosità, la fedeltà e la giustizia. È un elemento importante per la vita sociale e per l’orientamento verso la beatitudine, se ordinata al bene ultimo.

Il principio della "communicatio" (condivisione)

Secondo San Tommaso, l'amicizia non può esistere nell'isolamento o nel puro sentimento interiore, ma esige necessariamente una communicatio, cioè una messa in comune o comunione di vita. Non c'è vera amicizia se non c'è qualcosa di condiviso: a livello umano, gli amici condividono il tempo, i pensieri, le fatiche e la ricerca della virtù; a livello soprannaturale, la carità si fonda sulla communicatio della beatitudine divina che Dio offre all'uomo. Questa condivisione attiva e reciproca è ciò che trasforma la semplice benevolenza (il generico augurare il bene a qualcuno) in una reale e vitale relazione d'amicizia.

Implicazioni pratiche

  • Volere il bene dell’altro come atto centrale dell’amicizia.
  • Coltivare la conoscenza reciproca per riconoscere e amare il bene nell’altro.
  • Ordinare le amicizie privilegiando relazioni che promuovono la virtù e l’orientamento a Dio, evitando legami fondati solo su utilità o piacere.

Per Tommaso l’amicizia è amore razionale e virtuoso che mira al bene dell’altro; può essere imperfetta nelle forme naturali, perfezionarsi nella virtù e raggiungere la sua pienezza nella carità, cioè nell’amicizia con Dio.

Pensiero del giorno

[Il latino...] è un chiaro e nobile indizio dell’unità e un efficace antidoto contro tutte le corruzioni della pura dottrina.


(Papa Pio XII)

giovedì 4 giugno 2026

Il Concilio di Trento non è roba da museo

Comunione
[Riporto alcuni passaggi dell'omelia pronunciata dal domenicano Padre Tomas Tyn il 1° giugno 1986, solennità del Corpus Domini].

La festa di oggi, Cristo presente in mezzo al suo popolo Cari fratelli in Cristo Gesù Signore e Salvatore nostro, abbiamo già cantato l'inno composto dal grande san Tommaso d'Aquino [...] scusate le mie insistenze, ma voi mi capite perché siete buoni cristiani e quindi sapete come è importante non solo avere la fede, ma saperla anche difendere, [...] Vedete miei cari, l'insegnamento del concilio di Trento. Si dice oggi: il concilio di Trento, ormai è cosa da museo. No, cari fratelli, un buon cristiano non può pensare così. [...] noi, assistendo alla santa Messa, siamo davanti alla realtà di Cristo Crocifisso! È questo il senso della santa Messa. E poi, non è solo sacrificio, ma è anche comunione, comunione perché questo sacramento è istituito per il nutrimento dell'anima, quel nutrimento in cui non è il nutrimento ad essere assimilato dall'uomo, ma al contrario, è l'uomo ad essere assimilato al nutrimento, come dice Gesù a sant'Agostino. Vedete miei cari, nutriamoci di Gesù! Cerchiamo veramente di accedere a questo grande sacramento nel quale Christum sumimus. Cristo stesso diventa nostro cibo, proprio perché nutriti di Cristo possiamo giungere a quello che è il significato di questo grande simbolo, di questa grande realtà sacramentale, cioè il pane vivo ed eterno del cielo, in cui Dio sarà tutto in tutti e in cui noi vedremo il Cristo Signore, non più come ora, sotto le specie del pane e del vino, ma lo vedremo come Egli è, revelata facie, nella gloria del Padre e così sia.

Pensiero del giorno ("Siamo all'apostasia")

Il sacro non è soltanto il rito: è la presenza nel rito della realtà significata. Quando si mitizza il rito, si perde il senso della sostanza che contiene. Non ci si meravigli poi che l’Eucarestia divenga per taluni una semplice festa dell’unità umana, in cui Dio è semplicemente spettatore. Qui, siamo non alla eresia, ma alla apostasia.


[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI, 1970].

mercoledì 3 giugno 2026

Il fine primario del matrimonio (lk)

Papa Pio XII
Circa il tema del fine primario del matrimonio riporto alcuni brani del discorso alle partecipanti del congresso della Unione Cattolica Italiana Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre 1951 dal Sommo Pontefice Pio XII.


[...] Ora la verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati. Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva.

Precisamente per tagliar corto a tutte le incertezze e le deviazioni, che minacciavano di diffondere errori intorno alla scala dei fini del matrimonio e ai loro reciproci rapporti, redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato, quel che poi nelle debite forme è stato fissato dal Codice di diritto canonico 

[...]. Che anzi poco dopo, per correggere le contrastanti opinioni, la Santa Sede con un pubblico Decreto pronunziò non potersi ammettere la sentenza di alcuni autori recenti, i quali negano che il fine primario del matrimonio sia la procreazione e la educazione della prole, o insegnano che i fini secondari non sono essenzialmente subordinati al fine primario, ma equipollenti e da esso indipendenti (S. C. S. Officii, I aprile 1944 - Acta Ap. Sedis vol. 36, a. 1944, ).

Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio e dalla sua attuazione? No certamente, poichè alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini, e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi. [...]

Tutto questo è dunque vero e voluto da Dio; ma non deve essere disgiunto dalla funzione primaria del matrimonio, cioè dal servizio per la vita nuova. Non soltanto l'opera comune della vita esterna, ma anche tutto l'arricchimento personale, lo stesso arricchimento intellettuale e spirituale, perfino tutto ciò che vi è di più spirituale e profondo nell'amore coniugale come tale, è stato messo, per volontà della natura e del Creatore, al servizio della discendenza. Per sua natura, la vita coniugale perfetta significa anche la dedizione totale dei genitori a beneficio dei figli, e l'amore coniugale nella sua forza e nella sua tenerezza è esso stesso un postulato della più sincera cura della prole e la garanzia della sua attuazione (cfr. S. Th. 3 p. q. 29 a. 2 in c.; Suppl. q. 4D a. 2 ad i).

Ridurre la coabitazione dei coniugi e l'atto coniugale ad una pura funzione organica per la trasmissione dei germi sarebbe come convertire il focolare domestico, santuario della famiglia, in un semplice laboratorio biologico. Perciò nella Nostra allocuzione del 29 settembre 1949 al Congresso internazionale dei medici cattolici abbiamo formalmente esclusa dal matrimonio la fecondazione artificiale. L'atto coniugale, nella sua struttura naturale, è un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi, la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è la espressione del dono reciproco, che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione « in una carne sola ». 

[...]

Dite dunque alla fidanzata o alla giovane sposa, che venisse a parlarvi dei valori della vita matrimoniale, che questi valori personali, sia nella sfera del corpo o dei sensi, sia in quella spirituale, sono realmente genuini, ma che dal Creatore nella scala dei valori sono stati messi non al primo, ma al secondo grado.

Pensiero del giorno

Accettiamo ancora con pazienza la morte dei parenti e degli amici. Alcuni per la morte d'un parente si rendono inconsolabili, e perciò lasciano l'orazione, i sacramenti e tutte le loro divozioni. E taluno giunge ancora a pigliarsela con Dio, dicendo: "Signore, perché l'hai fatto?" Che temerità! Ditemi che ne ricavate da quest'affanno che vi prendete? pensate forse di dar piacere alla persona defunta? no, dispiacete a lei ed a Dio. Quella desidera che per la sua morte voi più vi uniate con Dio e preghiate per essa, se sta in purgatorio.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)



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martedì 2 giugno 2026

Il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo

Dagli scritti del Sommo Pontefice Pio XII, di gloriosa e immortale memoria.

[...] nel vedere che, purtroppo, il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo, e che i princìpi del materialismo teorico e pratico si vanno spargendo sempre di più; dinanzi allo spettacolo dell’esaltazione delle cupidigie più sfrenate, come meravigliarsi che si vada raffreddando nell’animo di molti la carità, la quale ben sappiamo essere la legge suprema della religione cristiana, il fondamento solidissimo della vera e perfetta giustizia, la sorgente sovrana della pace e delle caste delizie? Del resto, il Salvatore stesso ha ammonito: «Per il moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti». Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? Ma, quale atto di omaggio religioso più nobile, più dolce, più salutare del culto sullodato, dal momento che esso è tutto rivolto alla stessa carità di Dio? Infine, quale stimolo più potente della carità di Cristo — che la pietà verso il Cuore Sacratissimo di Gesù fomenta ed accresce — per spingere i fedeli alla perfetta osservanza della legge evangelica, senza la quale, come ammoniscono saggiamente le parole dello Spirito Santo: «Opera della giustizia sarà la pace», non è possibile instaurare la vera pace tra gli uomini?

[Brano tratto dall'Enciclica "Haurietis Aquas" di Pio XII, 15 maggio 1956].

Pensiero del giorno

Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. (...) Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 1 giugno 2026

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Tutti i Riti Liturgici della Chiesa Cattolica: l'elenco completo e le differenze (lk)

Messa in rito romano antico
Non solo Rito Romano: Quanti e Quali sono i Riti Liturgici Cattolici? Riti Cattolici: Elenco, Caratteristiche e Chiese Orientali.
 
La Chiesa Cattolica è una, ma al suo interno convivono vari riti liturgici.

Questi modi di celebrare i sacramenti si raggruppano in 6 grandi famiglie di riti liturgici.

Ecco l'elenco completo, suddiviso per famiglie di appartenenza:

1. Il Rito Occidentale (o Latino)

È il rito più diffuso al mondo, ma al suo interno non esiste solo la "messa normale" (il Rito Romano). Comprende diverse varianti storiche e geografiche:

  • Rito Romano: Il rito principale della Chiesa Latina, utilizzato globalmente. Benedetto XVI distinse tra Forma Ordinaria (la messa in lingua volgare introdotta dopo il Concilio Vaticano II) e Forma Straordinaria (la messa tradizionale in latino).

  • Rito Ambrosiano: Utilizzato nell'Arcidiocesi di Milano e in alcune zone limitrofe. Ha un calendario liturgico leggermente diverso (la Quaresima inizia più tardi) e varianti nella struttura della messa.

  • Rito Mozarabico (o Ispanico): Un rito antichissimo sopravvissuto in Spagna, celebrato principalmente nella cattedrale di Toledo.

  • Rito di Braga: Rito storico della tradizione portoghese, ancora permesso nell'arcidiocesi di Braga.

  • Riti degli Ordini Religiosi: Alcuni antichi ordini monastici e mendicanti conservano varianti proprie del rito latino (es. Rito Domenicano, Rito Certosino, Rito Carmelitano).

  • Uso Personale dell'Ordinariato della Cattedra di San Pietro: Una variante del rito romano che incorpora elementi della tradizione anglicana, creata per gli ex anglicani entrati in piena comunione con la Chiesa Cattolica.

2. Il Rito Bizantino

Deriva dalla tradizione della Chiesa di Costantinopoli. È il rito orientale cattolico numerosamente più grande e si caratterizza per l'uso profondo delle icone, dei canti polifonici senza strumenti e dell'incenso. Viene utilizzato da ben 14 Chiese cattoliche orientali, tra cui:

  • Chiesa Greco-Cattolica Ucraina

  • Chiesa Cattolica Italo-Albanese (presente in Italia, ad esempio a Piana degli Albanesi e Lungro)

  • Chiesa Greco-Cattolica Melchita

  • Chiese greco-cattoliche di Romania, Grecia, Bulgaria, Slovacchia e altre zone dell'Est Europa.

3. Il Rito Alessandrino

Originario dell'antico patriarcato di Alessandria d'Egitto. Si divide storicamente in due rami liturgici principali:

  • Rito Copto: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Copta (in Egitto).

  • Rito Ge'ez (o Etiopico/Eritreo): Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Etiopica e dalla Chiesa Cattolica Eritrea. Si distingue per l'uso di danze liturgiche rituali e tamburi sacri.

4. Il Rito Antiocheno (o Siro-Occidentale)

Sviluppatosi ad Antiochia di Siria, una delle prime grandi culle del cristianesimo. Le Chiese che lo utilizzano celebrano spesso in siriaco (un dialetto dell'aramaico, la lingua parlata da Gesù):

  • Rito Maronita: La Chiesa Maronita (centrata in Libano) è l'unica Chiesa orientale a essere rimasta sempre in piena comunione con Roma.

  • Rito Siro-Cattolico: Utilizzato dalla Chiesa Siro-Cattolica in Siria, Iraq e Libano.

  • Rito Siro-Malankarese: Utilizzato in India (nello stato del Kerala) dalla Chiesa Cattolica Siro-Malankarese.

5. Il Rito Caldeo (o Siro-Orientale)

Originario dell'antica Mesopotamia (attuale Iraq e Iran), storicamente legato alla Chiesa d'Oriente. Anche questo rito utilizza la lingua siriaca:

  • Rito Caldeo: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Caldea, diffusa principalmente in Iraq e tra la diaspora mediorientale.

  • Rito Siro-Malabarese: Utilizzato in India dalla Chiesa Cattolica Siro-Malabarese, una comunità vastissima che fa risalire le sue origini alla predicazione di San Tommaso Apostolo.

6. Il Rito Armeno

È un rito unico nel suo genere, che non si divide in sottogruppi. Ha forti legami storici sia con il rito bizantino che con quello latino (da cui ha ereditato, ad esempio, l'uso della mitria per i vescovi), ma mantiene una sua identità rigidamente definita.

  • Rito Armeno: Utilizzato esclusivamente dalla Chiesa Cattolica Armena.

Una curiosità: Un cattolico di rito latino può ricevere i sacramenti in una qualsiasi di queste Chiese orientali. Nonostante le differenze esteriori nei riti, i sacramenti sono considerati identici e validi a tutti gli effetti.

Messa per Padre Pellegrino Santucci

Messa tridentina
"Una Voce Bologna" comunica che venerdì 24 settembre verrà celebrata una Messa di suffragio per l'anima di Padre Pellegrino Santucci, dell'ordine dei Servi di Maria, morto il 24 luglio scorso all'età di 89 anni.

La messa verrà celebrata alle ore 16,15 presso la Chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, sita a Bologna in via Manzoni 3.

Padre Pellegrino, romagnolo "politicamente scorretto", è stato uno strenuo sostenitore del latino nella liturgia e della musica "veramente" sacra. Celebrò secondo il Messale di San Pio V, ma dovette subire le "solite" tribolazioni. Spero che il Signore lo abbia giudicato servo buono e fedele.