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venerdì 17 agosto 2018

Elogio della Tradizione

Una collaboratrice del blog mi ha inviato delle riflessioni sulla drammatica situazione di desertificazione spirituale in corso.


Non mi ero accorta di seguire la tradizione fino a quando girando per Internet non ho trovato qualche sito come Cordialiter e ho detto: “Qui la pensano come me” [...]. In realtà avevo sempre sentito, frequentando la Chiesa, che mi mancava qualche cosa e nello stesso tempo vedevo come anno per anno si lasciasse nelle parrocchie della mia città sempre più andare un collegamento genuino con il Vangelo a favore di cose sociali che in realtà hanno allontanato sempre più i fedeli dalla Chiesa (ne sono testimone perché fin da piccola settimana per settimana sono andata sempre alla Messa domenicale salvo i giorni in cui stavo proprio male).

[…] I miei genitori hanno frequentato l’Azione Cattolica da giovani e hanno sempre pregato il Rosario. Io ho frequentato qualche gruppo nella mia parrocchia per brevi periodi. Ho sempre pregato, certi periodi di più altri di meno. Nell’anno in cui ho svolto la tesi di laurea ogni sera sono andata in Chiesa a piedi con qualunque tempo, non chiedevo che il Signore mi aiutasse negli studi, mi piaceva solo andare in Chiesa, ci credevo. Scrivo questo per dire che ho sempre conosciuto la Chiesa e per lanciare un contatto con chi vorrà leggere quello che scrivo.

Quello che voglio dire e comunicare è che osservando la Chiesa dal mio punto di vista, seppur limitato, io vedo che per quanto riguarda il modo di evangelizzare nelle parrocchie della mia diocesi, che è molto aperta alle novità in campo dottrinario e sociale, le cose stanno proprio per cambiare, hanno cominciato a cambiare. Questo modo di evangelizzare che sembra al culmine del successo e che ci propongono con insistenza e addirittura con una certa insensibilità a volte, in realtà sta finendo. Sta finendo perché c’è un calo drastico delle presenze in Chiesa e delle Messe, meno attenzione e considerazione nelle celebrazioni; i giovani, che pur si dicono cristiani, sono completamente sprovvisti della conoscenza del Vangelo, le Chiese si stanno trasformando in sale riunioni, il tessuto sociale su cui tanto la Chiesa ha operato solo socialmente è completamente scristianizzato (quando trenta anni fa non era affatto così). La Chiesa qui sta diminuendo sempre più velocemente, ma la Chiesa non potrà mai finire, rinascerà in altre parti meglio di prima e rinascerà da quello che resterà di tutto ciò che si è deciso di spazzare via. I metodi di Catechismo e di evangelizzazione tanto propagandato e imposto con forza sta finendo, la religione solo sociale e senza Vangelo sta finendo.

Ecco allora io dico a quelli che come me soffrono nel vedere queste cose e i Sacramenti disprezzati, di cominciare a pensare alla Chiesa come sarà, come rinascerà. Rinascerà da piccoli gruppi che pregano? Rinascerà da alcuni sacerdoti o dalle famiglie? Il Signore, come ha sempre fatto, ci darà delle indicazioni e delle persone che ci consigliano?

Io cosa posso fare? Ho già tanto da fare nella mia vita per il lavoro e la casa, mi sento che non posso fare molto. Nel mio piccolo mi appoggio ai Sacramenti della Confessione e della Comunione e prego Dio per la sua santa Chiesa.

Ai sacerdoti ai vescovi io dico: provvedeteci la guida di cui abbiamo bisogno aiutate la Santa Chiesa!

A gloria di Dio, 

Teodolinda


Cara sorella in Cristo,
nemo dat quod non habet, nessuno dà ciò che non ha. In effetti come può un prete insegnare la buona dottrina se lui stesso non la conosce, oppure come può condurre un’anima per il cammino di perfezione cristiana se lui stesso ignora persino le basi dell’ascetica? Ecco perché bisogna pregare tanto affinché il Signore ci doni numerosi e santi sacerdoti ansiosi di fare del bene alle anime. Sant’Alfonso Maria de Liguori nei suoi scritti si lamentava sia dei preti poco istruiti in materia religiosa (soprattutto in Teologia Morale) sia di quelli poco zelanti, cioè che si impegnavano poco per salvare le anime. Ma se un sacerdote si impegna poco a salvare la propria anima, come può interessarsi alla salvezza delle anime altrui? L’attuale situazione è semplicemente drammatica. Come tu stessa hai notato, molti confondono il cristianesimo con il sindacalismo, cioè sono interessati principalmente agli aspetti sociali della religione, trascurando gli aspetti spirituali. Parlano spesso di fame nel mondo, questione operaia, crisi economica, tutela dell’ambiente (tutti argomenti importanti sui quali anche noi siamo sensibili), ma non parlano quasi mai del tema della salvezza eterna dell’anima, del dovere di evitare di commettere dei peccati mortali, della necessità di confessarsi bene per ottenere il perdono di Dio, dell’importanza di tendere alla perfezione cristiana, e altri temi spirituali di questo genere.

Anche in passato la Chiesa ha sofferto dei periodi di grande difficoltà, e il Signore ha contrastato il male inviando nel mondo dei grandi santi che hanno risollevato la situazione e salvato innumerevoli anime, penso ad esempio a San Domenico, San Francesco, Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa d’Avila, Sant’Alfonso Maria de Liguori, San Giovanni Bosco, San Pio X, e tanti altri eroi della fede. Abbiamo tanto bisogno di avere con noi in questa valle di lacrime dei nuovi santi come i suddetti! La Chiesa Cattolica è il Corpo Mistico di Cristo, pertanto non può morire e non morirà. Anche questa volta interverrà il Signore e risolleverà le sorti della cristianità.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Rivolga spesso la sua mente ed il suo cuore a Gesù Crocifisso, si specchi in quelle sacratissime Piaghe, perché in tal modo le tentazioni e travagli le saranno di gran merito e le faranno acquistare la santa umiltà e le altre virtù cristiane.

(San Paolo della Croce)

giovedì 16 agosto 2018

La morte è il passaggio per l'eternità

Pubblico alcuni brani di una lettera che mi ha scritto Maristella, che ringrazio per la sua fraterna e disinteressata collaborazione.


Caro fratello in Cristo,
come stai? Noi stiamo bene, siamo in vacanza da qualche giorno qui sulle Alpi  [...]. È davvero un riposo per il corpo e per l'anima cambiare i ritmi delle giornate e avere più tempo da dedicare alla meditazione, alla lettura e anche al dialogo con i familiari. Un tempo ritrovato diverso da quello che si vive in città.

Qualche giorno fa sono tornata a Milano per partecipare al funerale di una persona che conoscevo: un uomo più giovane di me, che da molto tempo aveva problemi di salute. […] Una persona gentile e sorridente: lascia la moglie e una figlia [...]. Ho viaggiato per 600 km in auto per andare al funerale; e devo dire che ho ricevuto conforto dalla figlia. […] Per tutto il viaggio ho continuato a pensare a un fatto che io ho ben presente: la nostra permanenza qui è provvisoria. [...] Quando salgo sul motorino per andare al lavoro penso "Chissà se tornerò a casa stasera" e quando mi addormento saluto Dio e penso "Non so se mi sveglierò domani mattina". Quando parlo di questo mio modo di pensare con altri la maggior parte delle persone si infastidisce e mi dice che sono esagerata o che sono depressa. Ma non è vero! Pensare che sono qui, di passaggio, e che un giorno incontrerò il mio Divino Redentore mi riempie di gioia e mi aiuta a vivere bene il presente, ogni singolo momento della giornata.

Cerco di prepararmi al meglio per questo viaggio: quando mia figlia era più piccola e io mi sono ammalata di cancro le avevo spiegato il mio punto di vista, usando l'immagine dei videogiochi. Quando morirò, le dicevo, non uscirà la scritta "Game over", ossia tutto è finito, ma bensì "Next level", cioè la vita prosegue ma in un modo diverso... 

Ora non so quanto e come proseguirà questo mio viaggio terreno e quando passerò al "Next level", però occorre essere preparati. Senza la Grazia di Dio e la frequenza ai Sacramenti non si riesce a essere pronti. Mi affido a Dio; ho imparato quella bella preghiera [“Atto di abbandono”, n.d.r.] di don Dolindo Ruotolo [...].

Ti ringrazio ancora per il blog.

Uniti nella preghiera
Maristella


Cara sorella in Cristo,
siamo amici dal 2015 e ci conosciamo di persona. Ebbene, posso dirti che non mi sembri affatto una persona deprezza, anzi sei allegra e solare. E non sono solo io a pensare ciò. Ad esempio tempo fa sono andato a trovare le monache di clausura che ti feci conoscere nell’ottobre del 2016. Durante la cordiale e fraterna conversazione in parlatorio ho salutato le monache da parte tua e, con mio stupore, ho constatato che diverse claustrali si ricordavano ancora di te come una persona sorridente, allegra e simpatica. Pensare alla morte non significa essere depressi, come pensano i mondani, bensì essere saggi. Infatti nella Sacra Scrittura lo Spirito Santo esorta a meditare sui “novissimi” (morte, giudizio, inferno e paradiso), poiché facendo queste salutari riflessioni non si peccherà in eterno, cioè ci si preparerà a morire in stato di grazia.

Fai bene ad andare in vacanza in montagna. Oltre a beneficiare di temperature più fresche, hai la possibilità di raccoglierti più facilmente ed elevare il cuore a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Contemplando le meraviglie del creato ci si sente incoraggiati a lodare Colui che per nostro amore ha voluto creare tutto ciò. 

Rinnovandoti la mia gratitudine per tutto il bene che hai compiuto per me in questi anni (oltre a scrivere per il blog sei anche una generosa finanziatrice), ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Assedio dell'infinito Amore


Dio non può tollerare che una creatura libera si perda, prima di averla assediata in tutti i modi. (...)

Non si sfugge all'infinito Amore che assedia; tutte le angustie della vita, tutte le pene interne, l'orribile vuoto che ci tormenta, la povertà estrema che ci opprime, la confusione nelle aspirazioni, il disinganno dei nostri ideali, le spine che troviamo nelle creature, tutto è assedio dell'infinito Amore che vuole ad ogni costo salvarci e renderci eternamente felici.


[Brano tratto da “La Sacra Scrittura”, volume VI, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

mercoledì 15 agosto 2018

Festa dell'Assunta, 1923

Il 15 agosto 1923, a sera, la Madonna si manifestò a Josefa Menendez in tutta la sua bellezza. Nel giorno sacro al miste­ro della sua Assunzione, la Madre Cele­ste volle rallegrare la sua diletta devota. Estasiata davanti alla bellezza della Madonna, Josefa esclamò: Madre mia, com'è bello questo giorno! Tutto il mon­do esulta a ricordare il vostro ingresso in Cielo!

- Sì, rispose Maria, proprio in questo giorno la gioia piena e perfetta è comin­ciata per me, poiché durante la mia vita l'anima mia fu trafitta da una spada.

- Ma soffriste sempre in vita? La pre­senza del Bambino Gesù, così piccolo e bello, non era per Voi una immensa con­solazione?

- Figlia mia, ascolta! Sin dalla mia infanzia ebbi conoscenza delle cose di­vine; così che quando l'Arcangelo mi an­nunziò il mistero dell'Incarnazione e mi vidi scelta per Madre del Salvatore degli uomini, il mio cuore fu sommerso in un torrente di amarezza, perché sapevo tutto quello che il tenero e Divino Bambino do­veva soffrire; e la profezia del vecchio Simeone non fece che confermare le mie angosce materne.

Tu puoi quindi figurarti quali doveva­no essere i sentimenti nel contemplare le attrattive del mio Figlio, il suo corpo, che sapevo doveva essere un giorno così crudelmente maltrattato.

Io baciavo quelle mani e mi sembrava che le mie labbra s'impregnassero già di sangue. Baciavo i suoi piedi e li con­templavo già confitti alla Croce. E quan­do Egli fece i primi passi e mi corse incontro con le braccia aperte, non potei trattenere le lacrime al pensiero di quelle braccia stese sulla Croce.

Quando giunse all'adolescenza, apparve in Lui un tale assieme di grazia affasci­nante che non lo si poteva contemplare senza restarne rapiti! Solo il mio cuore di Madre si stringeva al pensiero dei tor­menti, di cui in anticipo provavo la riper­cussione.

Dopo la lontananza dei tre anni della vita apostolica, le ore della sua Passione e Morte furono per me il più terribile dei martiri.

Quando il terzo giorno lo vidi risusci­tato e glorioso, certo la prova cambiò aspetto, poiché Egli non poteva più sof­frire. Ma quanto dolorosa doveva essere la separazione da Lui! Che lungo esilo per me quando Gesù salì al Cielo! Come sospiravo l'istante della eterna unione!

Sull'entrare del mio sessantatreesimo anno, l'anima mia passò come un lampo dalla terra al Cielo. Dopo tre giorni gli Angeli raccolsero la mia salma e la tra­sportarono in trionfo di giubilo per riunir­la all'anima. Quale ammirazione, quale a­dorazione e dolcezza, quando i miei occhi videro per la prima volta nella sua gloria e nella sua maestà il mio Figlio e mio Dio, in mezzo alle schiere angeliche!

Che dire poi, figlia mia, dello stupore che m'invase alla vista della mia estrema bassezza, che veniva coronata da tanti doni e circondata da tante acclamazio­ni?... Non più tristezza ormai, non più ombra alcuna! Tutto è dolcezza, gloria, amore! -

A questo punto la Madonna tacque un istante, immersa nel magnifico ricordo del suo ingresso in Cielo; poi continuò:

- Tutto passa, figlia mia, e la beati­tudine non ha fine. Soffri ed ama! ... Coraggio! ... L'inverno della vita è bre­ve e la primavera sarà eterna! - Ciò detto, la Madonna sparì.

Ecco come la Vergine Celeste premia e consola certe anime che sanno onorarla e come gode che sia ricordato il giorno del suo ingresso in Paradiso!


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Pensiero del giorno - Amiamo Maria, amiamola come figli!

Maria è assai più grande di quello che noi possiamo supporre […]. Amiamo Maria, amiamola come figli, ed essa ci farà santi, poiché nella sua materna bontà ha preso l'impegno di lavare tutte le nostre miserie. Il mezzo fondamentale per essere perfetti è la devozione a Maria; tutti gli altri tesori della grazia ne sono la conseguenza, perché ci vengono da Lei. Essa ci donò Gesù Cristo, Essa ce lo dona continuamente, poiché Dio non ha mutata la via provvidenziale che seguì per redimerci. Dedichiamoci a Maria, e non temiamo di esagerare dandoci a Lei, poiché in Lei è la maternità di Dio, ed in Lei noi troviamo Dio solo. Il giorno nel quale le anime si daranno a Maria veramente, sarà il giorno della più bella fioritura di Santi, poiché in quel Cuore materno è il calore vitale della grazia divina che fa germinare anche gli sterpi inariditi.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 14 agosto 2018

Non mi arrendo!

Questa mattina Giustina (pseudonimo utilizzato da una collaboratrice del blog) mi ha inviato un messaggio che pubblico volentieri.


Ciao carissimo! Come stai? Spero tutto bene.
Volevo solo farti gli auguri per la festa di Santa Maria Assunta.

Ti scrivo poco e mi dispiace, in compenso ti pubblicizzo molto a chi ritengo "all'altezza" di poter capire e per esempio ho già copiato e inviato a persone devote lo scritto di stamattina sulle anime liberate nel giorno dell'Assunzione. 
Non finirò mai di ringraziarti perché ti leggo puntualmente (...).

Oggi è anche la festa di San Massimiliano Kolbe che da quanto ho letto puntava proprio alla diffusione della buona stampa e diceva che bisognava vincere proprio istruendo nella fede la gente. Beh ti ho proprio pensato e prego davvero questo santo che possa aiutarti in questa opera che porti avanti. Grazie anche per le mail che ti scrivono i più assidui. Maristella, Chantal, etc., sono profondissime persone ed è una gioia leggerle anche se non ci conosciamo personalmente. Un caro saluto!


Cara sorella in Cristo,
ricambio di cuore gli auguri per la solennità dell'Assunta. Tra tutte le feste mariane è una delle mie preferite. Per me è consolante sapere che la Beata Vergine, che è nostra Madre poiché ci ha donato la Vita, ossia Gesù Cristo che è Via, Verità e Vita, non ha conosciuto la corruzione del sepolcro, ma è stata assunta in Cielo in anima e corpo, e da lì intercede per noi e ci attende con amore materno.

Sono contento che apprezzi molto la linea "spirituale" del blog e che cerchi di farlo conosce anche ai tuoi conoscenti che amano la vita devota. Purtroppo, da un po' di tempo c'è stato un calo dei visitatori. Penso che ciò sia dovuto a vari fattori, tra cui il fatto che un blasonato motore di ricerca mi sta penalizzando molto a causa del suo strano algoritmo. A mio avviso un altro motivo del calo delle visite dipende dal fatto che non sono molti coloro che amano la mia "linea editoriale", la quale consiste nel promuovere la vita devota divulgando temi ascetici che edificano le anime, pubblicando post che cercano di infondere speranza e coraggio nei lettori legati alla Tradizione Cattolica. Purtroppo, tanta gente che a parole dice di stare dalla parte della Tradizione, sembra poco interessata a leggere post ascetici, mentre pare più attratta da discussioni religiose trattate con una superficialità disarmante. Leggendo certi commenti (su temi religiosi) pubblicati sui social network, si rimane scoraggiati nel leggere affermazioni di una pochezza imbarazzante, che assomigliano alle frivole discussioni che avvengono in certi bar dopo una partita di calcio. È normale che tra i "tradizionalisti da bettola" il mio blog non riesca a sfondare. Ma io non mi arrendo, continuerò ad aggiornare il mio blog per il bene delle persone spirituali come te.  

Rinnovandoti la mia stima e la mia amicizia, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

L'Assunta libera le anime dal Purgatorio

Era pio uso del popolo romano visi­tare le Chiese con ceri in mano nella not­te della vigilia dell'Assunta.

Accadde un anno che una nobile dama, mentre stava inginocchiata nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli sul Campi­doglio, con grande sorpresa vide compa­rirsi innanzi una dama da lei molto cono­sciuta e morta in quello stesso anno. Volle attenderla alla porta della Chiesa, per avere chiarito lo strano fatto.

Appena la vide uscire, la trasse in di­sparte e le domandò: Non siete voi la mia madrina Marozia, che mi tenne al fonte battesimale? - Sì, rispose la de­funta, sono proprio io! - E come vi trovate fra i vivi, se già moriste da di­versi mesi? ... E che cosa vi è accaduto nell'altra vita?

- Sino ad oggi, rispose l'anima, sono rimasta immersa in un fuoco cocentissi­mo, in pena di tanti peccati, specie pecca­ti di vanità commessi in gioventù; ma in occasione di questa festa della Assunta, essendo la Regina del Cielo discesa in mezzo alle fiamme del Purgatorio, sono stata liberata assieme a molte anime, on­de entrassimo in Paradiso nel giorno stes­so della sua Assunzione. Ogni anno la Di­vina Signora rinnova questo miracolo di misericordia ed il numero delle anime che Ella libera in tal modo è circa quanto quello della popolazione di Roma. In ri­conoscenza di questa grazia ci rechiamo in questa notte nei santuari a Lei consa­crati. Che se i vostri occhi vedono me sola, sappiate invece che noi siamo in gran moltitudine.

E vedendo che la donna restava atto­nita e dubbiosa, subito la defunta sog­giunse:

- In prova della verità che ho detto, vi annunzio che voi stessa morrete da qui ad un anno, in questa stessa festa; scorso il quale termine, se non sarete morta, ri­terrete come una illusione quanto vi ho detto. -

San Pier Damiani riferisce che la pia donna, dopo un anno trascorso nell'eser­cizio di molte opere buone, ammalatasi nell'antivigilia dell'Assunta, passò da que­sta vita all'eternità nel giorno stesso della festa, come le era stato predetto.

Molti altri scrittori, come Gersone, Teofilo, Faber, confermano questa pia credenza, la quale è basata sopra un gran numero di rivelazioni, ed è appunto per questo che in Roma la Chiesa di Santa Maria in Montorio, dove risiede l'Arciconfraternita del Suffragio, è dedicata al­l'Assunzione di Maria Vergine.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Pensiero del giorno

Oltre che nel Divino Cuore, la nostra fiducia è riposta nel Cuore Immacolato della Vergine Madre di Gesù Cristo, che noi chiameremo nostra Madre, tutta buona e tutta clemente.

(San Luigi Guanella)

lunedì 13 agosto 2018

Perdere Dio per sempre

Riporto alcuni brani di una lettera che scrissi tempo fa a una signora.

Carissima in Cristo,
                                Sant'Alfonso Maria de Liguori la pensava come te al riguardo del purgatorio, ossia che è raro che un'anima morta in grazia di Dio vada direttamente in Paradiso. Per presentarsi al cospetto di Dio bisogna essere interamente candidi, pertanto bisogna purificare o in questa vita o nel purgatorio ogni piccola macchia veniale.

Per quanto riguarda la tua vicina di casa defunta, anche se mi hai detto che era "poco praticante", dobbiamo sperare che prima di morire abbia fatto un atto di contrizione perfetto. Ne “Le glorie di Maria”, Sant'Alfonso narra di una donna molto peccaminosa che morì senza ricevere i sacramenti poiché viveva emarginata dal paese. Da quelle parti c'era una pia suora che pregava sempre per coloro che morivano, ma non volle pregare per quella vecchietta perché la considerava dannata. Un giorno la defunta le apparve e le chiese di pregare per lei che stava patendo in purgatorio. La suora le domandò come avesse fatto a salvarsi, dopo quella vita peccaminosa che aveva condotto. L'anima defunta le disse che poco prima di morire, avendo compreso che ormai la fine era imminente e che moriva abbandonata da tutti, si rivolse con fiducia alla Beata Vergine Maria, la nostra Mamma del Cielo che non ci abbandona mai. La Madonna le ottenne la grazia di fare un atto di contrizione perfetto, cioè di pentirsi di tutti i peccati mortali commessi, con i quali aveva offeso Dio che è tanto buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. E così si è salvata eternamente.

Se non dobbiamo disperarci quando muore una persona “poco praticante”, non dobbiamo però neanche illuderci che tutti vadano automaticamente in paradiso. Sant'Alfonso scrisse una predica nella quale raccontava come muoiono gli uomini di mondo. Anche lui si lamentava del fatto che quando muore qualcuno, in genere si dice che se ne è andato in Cielo, ma Sant'Alfonso ribatteva che il defunto è andato in Cielo solo se lo meritava. Ecco quel che diceva: “Di ognuno che muore, si suole dire: è andato in Paradiso. È andato in Paradiso, se meritava il Paradiso; ma se meritava l’inferno? […] Tutti vanno in Paradiso? Oh quanti pochi ci vanno!” e in un altro scritto diceva: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, ed a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Fai molto bene a non frequentare più quei siti “pessimisti” che raccontano principalmente cose brutte, e fanno venire lo sconforto. In tempo di guerra questo atteggiamento viene definito “disfattismo”. Santa Teresa d'Avila diceva che le persone malinconiche, pessimiste e tristi sono la peste dei monasteri. Ciò in qualche modo è valido anche per i fedeli laici. È falso dire che tutto va bene, ma non bisogna cadere in una sorta di pessimismo senza speranza. È giusto criticare il male (l'eresia, la rilassatezza, lo scandalo, ecc.), anche i santi facevano lo stesso, ma lo facevano in modo cristiano, cioè con la speranza, la fiducia in Dio, senza odio per i nemici. Pensiamo all'eroico Sant'Atanasio. Egli visse in un periodo difficile come il nostro; allora andava di moda l'eresia ariana che negava la divinità di Cristo. Purtroppo molti fedeli, sacerdoti e vescovi aderirono all'arianesimo. Ma Sant'Atanasio resistette col coraggio di un leone, e alla fine la Verità prevalse e l'arianesimo disparve. Questi sono tempi difficili, ma noi con il sacramento della Cresima siamo diventati soldati di Gesù Cristo, cioè abbiamo ricevuto in maniera abbondante il dono dello Spirito Santo che ci dà la forza di combattere la buona battaglia spirituale e di non arrenderci mai, come i soldati valorosi non fuggono di fronte al nemico, ma lo combattono con ardore. I nostri nemici sono il demonio, il mondo (gli scandali degli altri uomini), e la carne (le passioni interne). Questa è la nostra battaglia, e se saremo valorosi e fedeli fino alla morte, potremo finalmente vivere per sempre insieme al nostro amato Re, Gesù Cristo, che è l'unico fine della nostra vita. Siamo su questa terra solo per salvarci l'anima, tutto il resto è secondario. A che serve avere costosi vestiti firmati, gioielli preziosi, auto lussuose, barche, ville, soldi e successo, se poi si perde l'anima? Dio è stato particolarmente buono con noi, perché ci ha fatto comprendere queste cose, ma noi adesso dobbiamo amarlo più degli altri. Che ce ne importa se i mondani ci considerano dei pazzi? La vera pazzia è amare i beni materiali come se fossero divinità, e offendere Dio con il peccato.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Ostinazione dei preti perversi

Un sacerdote peccatore tanto raramente ritorna a Dio; egli col peccato diventa ostinato e da sé stesso si novera fra i perduti.


[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. III, "Numeri - Deuteronomio", di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

domenica 12 agosto 2018

Folgorata dalla liturgia tradizionale

Da alcuni anni mi avvalgo della collaborazione di “Chantal”, la quale mi segnala notizie e mi invia post scritti da lei stessa. Ripubblico un'intervista che mi ha rilasciato nel giugno 2014.


1. Come e quando è nato il tuo amore per la Messa tradizionale?

Non è stata, come si potrebbe supporre, una “folgorazione sulla via di Damasco”, bensì un apprezzamento nato a poco a poco, frutto di ragionamenti basati su alcune esperienze che mi hanno particolarmente toccato. Premetto che, per ragioni anagrafiche, da bambina ho potuto “gustare” ben poco il Santo Sacrificio secondo il Messale del 1962, pertanto non mi sono accostata alla sublime bellezza della “Messa Tridentina” per nostalgia, ma, ripeto, grazie all’esperienza diretta, in particolare durante il mio primo (e unico) pellegrinaggio a Medjugorje nella Quaresima del 1988 e nel corso di una visita ad Assisi nell’estate 2000. In entrambi i casi ho iniziato a rendermi conto che l’uso delle lingue nazionali impediva la piena partecipazione di tutti i fedeli al Sacrificio Eucaristico: a Medjugorje, durante la S. Messa in lingua croata, il momento della consacrazione ed elevazione era opportunamente celebrato in latino…ed ecco che tutti noi, provenienti da ogni parte del mondo, diventavamo un unico popolo di Dio! Mentre ad Assisi ho assistito a una messa in lingua ungherese, notando con dolore la partecipazione al sacro rito della sola parte dell’assemblea proveniente dall’Ungheria, e l’impossibilità a comprendere dei restanti. Inoltre, viaggio spesso all’estero, e mi rendo conto che l’uso delle lingue nazionali, se da un lato può sembrare d’aiuto per i residenti, ostacola la completa partecipazione di chi non comprende la lingua del posto. Il mio amore per la liturgia del 1962 non dipende però soltanto dall’uso del latino, ma soprattutto dalla necessità di tornare a un rito, ricordiamolo, mai soppresso e dal 2007 regolamentato grazie al motu proprio “Summorum Pontificum” emanato da S.S. Papa (oggi Emerito) Benedetto XVI, rito che, a mio parere, permette una maggiore elevazione dell’anima a Dio, così necessaria particolarmente in questi tempi in troppo “chiassosi”. Grazie al Cielo (e al nostro Vescovo), da alcuni anni nella mia città si celebra ogni domenica e festa di precetto la S. Messa nella forma straordinaria del rito romano, cantata in gregoriano: da quando la frequento, sento la mia fede consolidata e affronto la vita quotidiana “nel mondo” con maggiore fortezza.

2. So che sei “siriana”, cioè apprezzi molto il Magistero del grande Cardinale Giuseppe Siri. Che cos'è che ti affascina degli scritti del compianto e indimenticabile Arcivescovo di Genova?

Ho avuto l’immensa grazia di conoscere personalmente l’eminentissimo Cardinale Siri durante i miei anni di Università a Genova, ed ho sempre pensato che incarnasse pienamente il concetto di “Princeps Ecclesiae”. In seguito ho avuto modo di approfondire la conoscenza non solo del suo intenso operato durante i ben quarantuno anni trascorsi come Pastore del capoluogo ligure, ma anche dei suoi scritti. Ci sarebbero da dire un mare di cose su di essi, basti pensare che a Genova esiste un’associazione a lui intitolata che si prefigge lo scopo di valorizzarne l’opera e la spiritualità, ma qui mi preme sottolineare come sia rimasta colpita soprattutto dalle sue considerazioni sulla liturgia e sul culto divino. Concordo pertanto con i suoi studiosi, i quali ritengono che, quando il Cardinal Siri si esprimeva, sia sul piano teologico, giuridico o devozionale, dimostrava sempre la sua profondissima fede nella presenza reale del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo nel sacramento dell’Altare. Attraverso questa fede, si genera così in ogni anima cristiana un amore per il nostro Redentore che non può esimerci non solo dall’adorarlo incessantemente, ma altresì da essere spinti (come nelle parole di San Paolo “Charitas Christi urget nos”) in un continuo apostolato, desiderando che tutti (nonostante la realtà contingente spesso indifferente o addirittura ostile) pongano al centro della propria vita l’Eucaristia, partecipando con la massima consapevolezza possibile al Santo Sacrificio della Messa e recandosi a visitare Gesù Sacramentato nel Tabernacolo per ringraziarlo e per adorarlo. Da qui si evince la considerazione (da me condivisa) che se il Cardinale scriveva così, è perché aveva messo l’Eucaristia al centro della sua vita spirituale, e di conseguenza s’impegnava affinché Essa fosse anche al centro della vita cristiana della comunità e di ogni persona affidata alla sua alta responsabilità pastorale. Inoltre, mi ha sempre colpito il suo motto episcopale “Non nobis Domine” (“Non a noi Signore, non a noi, ma al Tuo Nome da’ gloria”) ed infine ricordo con commozione sia la prima venuta a Genova di San Giovanni Paolo II, il 22 settembre 1985, accolto dal Cardinal Siri, allora Arcivescovo, sia la visita alla Cattedrale di San Lorenzo, con sosta di preghiera davanti alla sua tomba, di S.S. Benedetto XVI, il 18 maggio 2008.

3. Per motivi di lavoro trascorri molto tempo a contatto con la gioventù, quindi conosci bene il problema della paganizzazione dei giovani, molti dei quali vivono come se Dio non ci fosse. Secondo te, se San Giovanni Bosco e Santa Domenica Mazzarello fossero nostri contemporanei, riuscirebbero a portare a Dio tante anime come fecero nel XIX secolo?

Oltre ai due Santi fondatori da te citati, mi permetto di aggiungerne altre (trattandosi di donne) tre, che ho potuto conoscere bene ed apprezzare ancor di più: Santa Maria Giuseppa Rossello, Santa Bartolomea Capitanio e Santa Vincenza Gerosa (tutte fondatrici di fiorenti istituti religiosi). Tutti loro sono vissuti nel XIX secolo, che da un certo punto di vista fu più difficile di quello odierno. Sono davvero convinta che i carismi donati dal Signore, come fecero miracoli allora, riuscirebbero a evangelizzare (cioè portare la buona novella) alla gioventù contemporanea. Nella mia esperienza quotidiana, noto come i giovani, oggi come in passato, siano radicali: più che con buone prediche, vengono convertiti dai buoni esempi, e tanto meglio se sono di assoluta fedeltà ai valori tradizionali e cosiddetti “non negoziabili”. Non è con il modernismo che si convertono le anime, ma con una testimonianza continua, attraverso la vita vissuta, di coerenza cattolica. 

4. Tra i santi a cui sei più devota c'è San Francesco di Sales, il santo della dolcezza. Non pensi che oggi ci sia bisogno di una “salesianizzazione generale”, visto che molti cristiani (non solo negli ambienti modernisti) si comportano in maniera troppo aspra e rissosa?

Hai proprio ragione: San Francesco di Sales è conosciuto in effetti come “il dottore dell’Amore e della dolcezza evangelica” (una delle sue frasi da me preferite è «Le monde est né de l'amour, il est soutenu par l'amour, il va vers l'amour et il entre dans l'amour»): pensa quanto siano sempre attuali queste sue virtù, specialmente in quest’epoca così rissosa e violenta! Spero di potermi presto recare in pellegrinaggio presso le Visitandine di Treviso, nel Monastero dove si conserva la reliquia del suo cuore. È un santo che ho scoperto da una quindicina d’anni, grazie ad un sacerdote proveniente dall’Arcidiocesi di Genova, don Vittorio, appartenente all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote di Gricigliano, che come ben sai conosco ed apprezzo moltissimo. Infatti cerco di cogliere tutte le occasioni per attingere alla spiritualità cui l’ICRSS si conforma, in particolare alla devozione all’Immacolata Concezione (patrona principale) ed alla fedeltà agli insegnamenti di San Francesco di Sales. Inoltre, il ramo femminile dell’Istituto, le Adoratrici del Cuore Regale di G.C. Sommo Sacerdote (di cui tu hai parlato ancora recentemente sul tuo blog “Vocazione”) si ispira a Santa Giovanna di Chantal, cofondatrice delle Monache Visitandine.

5. Oltre ai vari impegni lavorativi e di volontariato, hai deciso di dedicare un po' del tuo scarso tempo libero nel collaborare con me sia nella difesa della liturgia tradizionale, sia nella promozione della vita religiosa. Perché hai deciso di sobbarcarti questi altri impegni?

Ti rispondo subito: semplicemente per rimanere fedele ad uno dei brani del Vangelo che amo maggiormente, la “parabola dei talenti” (Matteo 25, 14-30): ad ognuno verrà chiesto secondo quanto ricevuto e dovremo dimostrare come abbiamo messo a frutto i talenti che il Signore ci ha donato! Ho scoperto il tuo blog da un po’ di tempo, facendo una ricerca su internet riguardante gli istituti religiosi fedeli alla tradizione cattolica, e ogni giorno leggo quanto pubblichi. La mia vocazione è di dedicare il mio tempo libero e le mie energie nel cercare di essere un umile strumento di semina…sarà poi il Signore, nella Suo disegno provvidenziale, a far fiorire e fruttare.

6. La situazione ecclesiale è drammatica a causa delle devastazioni spirituali causate tra i fedeli dagli errori modernisti, proprio come ai tempi di Sant'Atanasio il Corpo Mistico di Cristo era ferito dall'eresia ariana. Ciò nonostante hai una granitica fede nella vittoria finale del cattolicesimo. Che cos'è che ti rende così sicura della sconfitta dell'eresia modernista e del trionfo della Chiesa Cattolica?

Come sempre, la parola di Dio e, nuovamente, il Vangelo secondo Matteo: “portae inferi non praevalebunt adversus eam” (Mt 16, 18). La fede immensa che nutro nelle promesse di N.S. Gesù Cristo, Redemptor hominis, mi convincono ogni giorno di più che, pur se il demonio è forte ed occorre “stare svegli e vigilare” (Mc 13, 33), tutto ci induce a sperare, non ultima la B.V. Maria che a Fatima promise “alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà”.


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Pensiero del giorno

Vi esortiamo dunque, carissimi giovani, fervidi di vita, di forza, di ardore, a riserbare la miglior parte della vostra ambizione e delle vostre energie all'agone dello spirito, nella ferma fiducia di giungere vittoriosi alla palma, mediante l'indomita volontà e con la grazia e l'esempio dell'unico Vincitore del mondo, Gesù Cristo.

(Brano tratto dall'allocuzione ai membri del Centro Sportivo Italiano pronunciata nella Città del Vaticano il 9 ottobre 1955 dal Sommo Pontefice Pio XII).

sabato 11 agosto 2018

Un fedele amico di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Chi fa il bene, dovrebbe essere stimato ed incoraggiato a proseguire. Invece spesso avviene il contrario, cioè i buoni sono più perseguitati dei cattivi. San Giovanni Bosco, pur avendo innumerevoli amici ed ammiratori, subì terribili persecuzioni da parte del Governo anticlericale, di qualche eminente autorità di Torino e specialmente da parte dei settari e dei protestanti Questi ultimi dapprima lo lottarono con la stampa, diffondendo calunnie; poi ricorsero alle minacce; come ultima soluzione, tentarono di dargli la morte. C'era gente pagata, affinchè il delitto fosse consumato. Il Santo Prete quanti attentati ebbe! Si tentò più volte di avvelenarlo, gli si sparò addosso in diverse circostanze, fu assalito con bastoni e con coltelli... Il demonio era arrabbiato contro l'uomo di Dio e si serviva dei malvagi per toglierlo di mezzo. Come avrebbe potuto Don Bosco superare tante insidie senza un'assistenza straordinaria da parte di Dio e della Madonna? E l'assistenza l'ebbe, abbondante, continua, prodigiosa. Era nel cortile tra i suoi giovani. Un uomo, appostatosi sul muro di cinta, mirò al cuore e tirò un colpo di fucile. La Provvidenza deviò il colpo e la palla passò sotto il braccio del Santo, portando via un piccolo brandello di veste. I giovani trasalirono, ma Don Bosco li rasserenò sorridendo: Eh, si vede che quell'uomo non è un buon tiratore!  I Salesiani, che veneravano il loro Padre e ne vedevano in pericolo la vita, fecero ricorso alle autorità competenti, le quali s'interessarono, ma non troppo. Poiché gli attentati continuavano, specialmente di notte tempo, quando egli rincasava, allora venne in aiuto la Provvidenza con la comparsa di un cane, che dal colorito fu chiamato « il Grigio ».

[...]

Il Grigio era un grosso cane, che pareva un lupo, alto un metro. Quando Don Bosco era in pericolo, esso appariva nei dintorni di Valdocco, oppure nell'atto stesso in cui avveniva l'attentato. Una notte il Santo ritornando a casa, sentì corrersi dietro un uomo armato di grosso bastone. Per evitarlo, si diede alla fuga; però si accorse che c'erano parecchi altri, che volevano prenderlo in mezzo. Mentre stavano per circondarlo con i bastoni, saltò fuori il cane provvidenziale, che, messosi a fianco del Santo, mandò latrati con tanta furia che quei ribaldi, temendo di essere sbranati, pregarono Don Bosco di tenerlo fermo; l'uno dopo l'altro si allontanarono. Il Grigio però non si allontanò, ma accompagnò il Santo sino all'ingresso dell'Oratorio. Un'altra volta, pure di notte, Don Bosco ritornava a casa per il Corso Regina Margherita, quando un uomo, che lo attendeva in agguato dietro un olmo, gli scaricò due colpi di pistola. La Provvidenza intervenne ed il Santo non fu colpito. Il malfattore voleva ucciderlo a tutti i costi e gli si precipitò addosso. Ma apparve il Grigio, che si avventò alle spalle dell'aggressore e lo costrinse a fuggire malmenato; dopo si pose a fianco di Don Bosco e gli fece compagnia sino a casa. In una serata nebbiosa il nostro Santo, mentre era nei pressi della Piccola Casa del Cottolengo, fu assalito da due uomini che gli gettarono sulla faccia un mantello. Don Bosco fece di tutto per non lasciarsi avviluppare e, abbassandosi con rapidità, liberò per un istante il capo e cominciò a dibattersi. Gli aggressori tentarono di avvolgerlo più strettamente e gli turarono la bocca con un fazzoletto. In quel pericolo di morte venne il cane prodigioso; sembrava un orso inferocito; abbaiava da far paura; si slanciò con le zampe contro uno degli assalitori e lo costrinse ad abbandonare il mantello sul capo di Don Bosco; poi si gettò sopra l'altro, mordendolo ed atterrandolo; dopo corse dietro al primo che già fuggiva, gli balzò alle spalle e lo gettò nel fango. Il Santo, sicuro di essere ormai fuori pericolo, chiamò il Grigio, che si ammansì subito. 

[...]

Ad ora avanzata Don Bosco si era disposto ad uscire di casa per esercizio del Sacro Ministero; sapendo che la sua vita era minacciata, invitò alcuni giovani a tenergli compagnia. Giunto al cancello, trovò il cane sdraiato; allora esclamò:  
- Oh, il Grigio! Tanto meglio, saremo uno di più. Beh, Grigio mio, alzati dunque e vieni con me.  
Il cane, invece di ubbidire come al solito, mandò un urlo come un ruggito e non si mosse. Il Santo per due volte cercò di andare oltre e per due volte il cane impedì che passasse; la terza volta Don Bosco fece violenza; ma la bestia gli si gettò tra i piedi, affinchè non oltrepassasse il cancello. Allora Mamma Margherita, che aveva tentato di dissuadere il figlio dall'uscire a quell'ora, disse: - Se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno il cane; non uscire!  Don Bosco rimase in casa. Trascorsi un po' di minuti, venne una persona a dire: Don Bosco, le raccomando di stare in guardia! Ho saputo per caso che in questi dintorni ci sono sguinzagliati alcuni individui, decisi a toglierle la vita! Il Santo ringraziò Iddio. Chi va oggi a visitare l'Oratorio Salesiano di Valdocco, vede sulla parete di un cortile interno una piccola lapide, che ricorda l'episodio narrato ed il posto, ove il Grigio impedì a Don Bosco il passaggio. 

[...] 

I fatti del cane prodigioso erano conosciuti nell'Oratorio; i giovani chiamavano il Grigio « il cane di Don Bosco ». Tutti, grandi e piccoli, gli si avvicinavano e l'accarezzavano. Il prezioso animale entrava liberamente nel cortile e si aggirava qua e là per i vari ambienti della casa. Entrava pure nel refettorio ove pranzavano i giovani; si avvicinava festosamente a Don Bosco, che gli offriva pane, pietanza, minestra ed anche da bere; ma il Grigio non assaggiò mai nulla. Il cane apparve a Don Bosco più di cinquanta volte, in momenti più o meno pericolosi. Una delle ultime volte fece la sua comparsa in Francia, quando il Santo si era smarrito di notte e si trovò davanti a un pantano melmoso. Allora Don Bosco, narrando il fatto disse: Da circa vent'anni che non vedo il Grigio.  


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

O quam cito transit gloria mundi (O quanto velocemente passa la gloria di questo mondo!).

(De imitatione Christi)

venerdì 10 agosto 2018

Vivere alla presenza di Dio

Dagli scritti di Padre Alfonso Rodriguez S. J. (1538-1616).


1. Far tutto a gloria di Dio.
2. Utilità di questa pratica.
3. Aver Dio sempre presente.


* * *


1. Fra le altre aspirazioni ed orazioni giaculatorie che possiamo usare è molto principale e molto a proposito per la pratica di questo esercizio quella che c'insegna l'Apostolo S. Paolo (I Cor. 10, 31). «O mangiate, o beviate, o facciate qualsivoglia altra cosa; tutto fate a gloria di Dio». Procurate in tutte le cose che farete, e quanto più frequentemente potrete, d'alzare il cuore a Dio, dicendo: Per voi, Signore, fo questa cosa: per darvi gusto e per piacere a voi, perché così voi volete. La vostra volontà, Signore, è la mia, e il vostro gusto è il mio; né ho io altro volere, né altro non volere che quello che voi volete, o non volete: questa è tutta la mia allegrezza, tutto il mio gusto, tutta la mia ricreazione, l'esecuzione e l'adempimento della vostra volontà, il piacere e dar gusto a voi; né v’è altra cosa che volere, né che desiderare, né in che metter l'occhio né in cielo né in terra. Questo è un modo molto buono di camminare e star sempre alla presenza di Dio molto facile ed utile, e di gran perfezione: perché è star sempre in un continuo esercizio d'amor di Dio.

E perché in altri luoghi abbiamo toccato e per l'avvenire toccheremo di nuovo questa cosa, qui solamente voglio dire che questo è uno dei migliori e più utili modi di stare sempre in orazione che vi siano e che possiamo usare. Né pare che vi manchi altra cosa, per finire di canonizzare e di esaltare questo esercizio, che dire che con esso staremo in quella continua orazione che Cristo nostro Redentore ricerca da noi, come abbiamo dal sacro Vangelo: «Bisogna sempre pregare e non mai stancarsene» (Luc. 18, 1). Perché qual orazione può essere migliore che lo star sempre desiderando la maggior gloria ed onore di Dio, e lo starci sempre conformando alla volontà sua, non avendo altro volere, né altro non volere che quello che vuole, o non vuole Dio, e che tutto il nostro gusto e la nostra allegrezza sia il gusto e la soddisfazione di Dio!


2. Perciò dice un dottor mistico (DIONIS. RICH. L 1, de contempl.c. 25), e con gran ragione, che colui che persevererà diligentemente in quest'esercizio con questi affetti e desideri interni caverà da esso tanto frutto, che in breve tempo si sentirà mutato e cambiato il cuore, e proverà in esso particolare avversione al mondo e singolare affezione a Dio. Questo è cominciare di qua ad essere cittadini del cielo e famigliari della Casa di Dio. «Non siete più ospiti e pellegrini, ma siete concittadini dei Santi e siete della famiglia di Dio» (Eph. 2, 19). Questi sono quei celesti cortigiani che vide S. Giovanni, i quali avevano il nome di Dio scritto nelle loro fronti, che è la continua memoria e presenza di Dio. «E vedranno la faccia di lui, e il nome di lui sulle loro fronti» (Apoc. 22, 4) perché la conversazione non è più in terra, ma in cielo. Noi siamo cittadini del cielo (Phil 3, 30). «Non mirando noi a quel che si vede, ma a quello che non si vede; perché le cose che si vedono sono temporali e quelle che non si vedono sono eterne» (II Cor 4, 18).

3. Bisogna però avvertire in quest'esercizio che quando facciamo questi atti, dicendo: per voi, Signore, fo questa cosa, per amor vostro e perché così Voi volete, ed altri simili; abbiamo da farli e da dirli come chi parla con Dio presente, e non come chi volge il cuore o il pensiero a cosa lontana da sé, o fuori di sé. Questa avvertenza è di grande importanza in questo esercizio; perché questo è propriamente camminare e stare alla presenza di Dio, e questo è quello che rende quest'esercizio facile e soave e fa che muova e giovi più.

Ancora, nelle altre orazioni, quando meditiamo Cristo in croce, o alla colonna, avvertono quelli che trattano d'orazione che non abbiamo da immaginarci che quel mistero si operò colà in Gerusalemme e mille e tante centinaia d'anni sono; perché questo stanca più e non muove tanto; ma che dobbiamo immaginarci ogni cosa come presente, e che tutto segua qui dinanzi a noi, figurandoci di sentire i colpi dei flagelli e le martellate onde furono confitti i chiodi. E se facciamo la meditazione della morte, dicono che abbiamo da immaginarci di stare già per morire disperati dai medici [...]. Quanto dunque sarà più ragionevole che in quest'esercizio della presenza di Dio facciamo questi atti che abbiamo detto, non come chi parla con chi è assente e lontano da noi; ma come chi parla con Dio presente; poiché lo stesso esercizio lo ricerca e realmente la cosa sta così.


[ Brano tratto da "Esercizio di perfezione e di cristiane virtù" di Padre Alfonso Rodriguez].


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Pensiero del giorno

Quante stoltezze! Mentre le anime si perdono.


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

giovedì 9 agosto 2018

Argentina, sconfitta la lobby abortista

Nonostante le forti pressioni da parte della lobby abortista, il Senato della Repubblica Argentina ha bocciato la proposta di legge che avrebbe reso legale e gratuito abortire fino alla 14esima settimana di gravidanza. Per il fronte pro-life non si tratta dell’unica buona notizia proveniente dall’America Latina, infatti recentemente anche nella repubblica di El Salvador è stato sventato un tentativo di sdoganare l’abominevole delitto dell’aborto, cioè la soppressione di un essere umano innocente.

Un nuovo arcivescovo amico della liturgia tradizionale

Il Papa ha recentemente nominato Mons. Jérôme Beau alla guida dall’arcidiocesi di Bourges (Francia). Mons. Beau, quando era vescovo ausiliare di Parigi, si è dimostrato amico della Messa tridentina (nella foto a lato è immortalato mentre celebra il Santo Sacrificio in rito antico). Non è la prima volta che vengono nominati dei vescovi che amano celebrare la Messa tradizionale, ad esempio a giugno il giovane Mons. Matthieu Rougé è stato nominato vescovo della diocesi di Nanterre (Francia), mentre Michael William Fisher è stato nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Washington (Stati Uniti d’America).

Prove tecniche di modernismo

Tempo fa una ragazza mi ha raccontato...

Caro Cordialiter,
                                 è da molto tempo che non ti faccio sapere mie notizie. Tu sai bene che mi trovo in una situazione spirituale non delle migliori. Ti scrivo questa e-mail perché mi sono trovata in una situazione incredibile ed avrei bisogno di un consiglio che spero tu mi possa dare. Dopo una piccola ripresa spirituale ho deciso di rifrequentare gli "incontri" dalle suore del mio paese. Oltre ai soliti ragazzi c'era anche un nuovo membro del gruppo ed un parroco venuto da un altro paese. Dopo aver letto il brano evangelico del discorso di Gesù sui  due Comandamenti della carità, la suora ha iniziato a parlarci abbondantemente del secondo comandamento senza  mai citare il primo, ad un certo punto si è incominciato a parlare del rapporto fra cristiani e non cristiani. La suora affermava che tutti possono salvarsi e che in tutte le religioni è presente la verità.  Io provocatoriamente ho chiesto : "Se in tutte le religioni c'è la verità e se tutti possono salvarsi, perché dovremmo evangelizzare, perché dovremmo essere cristiani?" La suora non sapendo rispondere ha "passato la palla" al sacerdote, il quale ha iniziato un lungo discorso nel quale cambiava in modo totale il significato di tutte le parole cristiane. Diceva che [...] la salvezza non è soltanto quella eterna, [...] ma la salvezza è anche quella pienezza di vita che si ha qui sulla terra quando si vive facendo il bene. Poi ha detto che l'evangelizzazione non vuol dire voler convertire gli altri per portarli alla salvezza eterna, ma semplicemente testimoniare la propria personale esperienza di fede, e che anche nelle altre religioni si possono fare esperienze di fede. Poi ha affermato che negli scritti dei santi l'evangelizzazione era intesa come un convertire gli infedeli e portarli alla salvezza eterna, ma per "fortuna" adesso non è più così.  Poi ha detto che Dio non è cattolico e che non bisogna chiudersi in un concetto piccolo di fede. […] A quel punto alcuni hanno sollevato delle obbiezioni soprattutto quando ha affermato che anche gli atei si salvano, l'importante e che si comportino bene amando il prossimo.

[…] Dopo questo incontro sono andata via un po' turbata e come se avessi visto il modernismo in pieno attacco. Forse gli altri non sanno nemmeno della questione modernismo e tradizione, e nemmeno si son resi bene conto della cosa. Io ringrazio il Signore di avermi fatto conoscere la Sacra Tradizione attraverso internet.

A questo punto mi chiedo: devo tornare a questi incontri oppure no? Devo allontanarmi da loro, oppure devo testimoniare la fede tradizionale attraverso i miei interventi che spesso sono la causa del nascere  di un dibattito sul tema?  Chiedo un tuo consiglio.

Fraternamente,

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                         purtroppo, in giro ci sono molti preti accecati dalla mentalità modernista, quindi non mi stupisco affatto quando sento certe corbellerie uscire dalla loro bocca.

Sì, teoricamente coloro che non fanno parte della Chiesa Cattolica possono salvarsi l'anima, purché siano in buona fede e osservino almeno la legge naturale. Ma se pensiamo al fatto che per noi cattolici, nonostante abbiamo il battesimo, la confessione e gli altri sacramenti, è difficile salvarci, figuriamoci per un infedele che è privo di questi potentissimi aiuti soprannaturali. Non dico che tutti gli infedeli vadano all'inferno, dico solo che non è facile salvarsi nelle loro condizioni.

Per quanto riguarda gli atei, anche se non hanno mai sentito parlare di Cristo, sbagliano a negare l'esistenza di Dio, poiché ogni uomo può riconoscere l'esistenza del Creatore col semplice uso della ragione. Come può l'universo essersi creato da solo per puro caso? È irrazionale pensare una cosa del genere! Deve esserci un Essere superiore che ha creato tutto ciò che esiste, ecc.

Ogni persona ha il dovere di aderire alla verità e di rifiutare l'errore.  L'unica vera Religione è quella della Chiesa Cattolica, la quale è stata fondata da Gesù Cristo, che è il Capo della Chiesa. Quindi Dio è cattolico.

Per quanto riguarda il tuo caso, se mi trovassi nella tua situazione, non penso proprio che andrei a quelle riunioni. Molto meglio rimanere a casa propria a leggersi un bel libro di Don Dolindo Ruotolo. Purtroppo, molti fedeli preferiscono dare ragione a un prete, anche se modernista, invece che a un fedele laico fedele alla Tradizione. Quindi, la presenza di un laico davvero cristiano a quelle riunioni, rischia di non ottenere nessun risultato concreto.

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Labora sicut bonus miles Christi Iesu (Lavora come buon soldato di Cristo Gesù).

(Dalla Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo)

mercoledì 8 agosto 2018

Chi odia i preti?

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


È l'una dopo la mezzanotte e battono alla porta. Bisogna alzarsi da letto ed andare ad assistere una moribonda. È necessario far lungo cammino per giungere al posto. Quivi trovo, sopra un povero giaciglio, una donna quasi tremante, e di color cadaverico. Una piccola lampada ad olio rischiara la cameretta, o meglio, il sottoscala. Intanto un fetore insopportabile, nauseante mi spinge ad uscire. Prendo un po' d'aria e mi riavvicino al letto della moribonda.
- È vostra moglie costei? - chiedo all'uomo ch'è vicino.
- Sì è mia moglie.
- E questo fetore?
- È la cancrena.
- Ma è impossibile resistere. E voi come state qua dentro?... Spero di potere resistere! Proviamo! -
Sto un momento e subito mi allontano. Poi riesco ad ascoltare la confessione della moribonda, ma diverse volte mi tocca prendere un po' d'aria buona. Le amministro il Santo Viatico e l'Olio Santo. Intanto il mio stomaco si sconvolge; c'è la provocazione al vomito. Affretto le preghiere di rito e mi dispongo a partire. Il marito della moribonda non sa come disobbligarsi e mette la mano nel suo taschino per prendere qualche cosa.
- Reverendo, quanto pago? 
- Niente!
- Possibile?
- Il sacro ministero non si paga. 
- Ma ... ho dato disturbo e poi di notte ...
- Grazie al vostro buon cuore! 

Son già le due e mezza; le vie sono deserte. Sono avvistato in una traversa da alcuni uomini, che sono intenti a caricar un autocarro.
- C'è il Prete!
- Chi sa da dove venga!
Tra loro commentano, quasi a mezza voce: I Preti ne combinano più degli altri! ... Ciò che non possono fare di giorno, lo fanno di notte! ...
Uomini miserabili! Giudicate perversamente, perchè siete cattivi. Il ladro crede che gli altri siano pure ladri, e l’immorale pensa che anche gli altri siano nella disonestà. Ma c'è un Dio, che giudica!

Conseguenza.

Da questi episodi si deduce chiaramente che il Prete è odiato, anzi molto odiato. Ma da chi? Dai cattivi. Se si domandasse ai ladri ed ai facinorosi: Amate voi i carabinieri? - risponderebbero: Abbasso i carabinieri! Si mandino alla forca! Se vogliono vivere in società, vadano a zappare! - Se si facesse la stessa domanda ai veri galantuomini, risponderebbero: I carabinieri sono necessari e meritano riconoscenza e rispetto.

Chi dice: Abbasso i Preti! - chi odia la veste clericale, chi si dimostra in qualunque modo ostile al Sacerdote, dà una prova chiara della sua condotta reprensibile.

(Brano tratto da "Abbasso i preti", di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Dice s. Tommaso che il sacerdote il quale manca per negligenza o per ignoranza di non aiutare le anime si rende reo appresso Dio di tutte quelle anime che per suo difetto si perdono. 

(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

martedì 7 agosto 2018

Non bisogna temere di testimoniare la propria fede in faccia al mondo

Pubblico alcuni brani di una lettera che mi ha scritto una cara lettrice-amica, la quale non teme di mostrarsi cattolica in mezzo alla gente.



Ciao D.,
              (…) Ti volevo raccontare anche una cosa carina: quando sono stata ad Assisi, ci han portato a visitare delle suore di clausura, che ci han regalato dei braccialetti/rosario che porto sempre con me per dire il S. Rosario mentre son in viaggio per andare a lavoro o per altri spostamenti. (…) Un giorno mentre stavo scendendo dal tram una signora anziana mi ferma e mi chiede cosa avessi in mano e quando le ho detto che era un Rosario, mi ha chiesto di quale confessione cristiana fossi... insomma si è stabilito un contatto ed ho trovato la cosa molto molto bella e mi ha dato molta molta gioia che il S. Rosario potesse essere uno strumento di unione e per stabilire una simpatia tra due persone così diverse e che si incontrano per solo un istante. :)

Ciò mi ha dato anche un po' di coraggio nella recita del Rosario in pubblico e anche nel farmi il segno della croce quando lo inizio/lo finisco perché se son pronta a prenderne il bene (cioè la gioia che questo incontro mi ha dato) bisognerà pure che sia pronta a prenderne il male (eventuali discussioni che potrebbero capitare). Una cosa simile è risuccessa poi qualche giorno fa, sempre con una signora anziana... era salita abbastanza seria in volto ed aveva trovato posto nelle mie vicinanze... quando ha visto che recitavo il S. Rosario mi ha parlato con uno sguardo molto felice e dolce e mi ha mostrato che aveva con sé uno scapolare (quello viola, diffuso tramite Marie Julie Jahenny) e mi ha fatto vedere anche un Crocifisso che aveva con sé nella borsetta. Anche questo mi ha fatto molto felice, perché quello scapolare lo avrei voluto ma non lo avevo mai visto a giro e trovarlo così è stata proprio una bella Dio-incidenza. :) Inoltre mi ha fatto pensare che forse noi non saremo visibili, forse siamo pochi, molti sono anziani e non ricchi e potenti, ma siamo un esercito nascosto che aspetta solo una guida e che la Santa Vergine ci unisce molto più di quanto non si pensi e quando sarà il momento ci farà ritrovare e ci porterà a battaglia così come è nei piani di Dio. Chissà quante persone potremmo incontrare e con quanti potremmo stringere legami se recitassimo il S. Rosario mentre siamo in giro e uscissimo così dal nostro privato, dal nostro nascondimento, se ci facessimo riconoscere, non trovi?!

Ok, sono stata un po' prolissa, però volevo condividere con te la speranza che questi incontri mi hanno dato.

Spero che da te vada tutto bene, scrivimi due righe su come stai e cosa fai in questo momento, ok?!

Un abbraccio
In Gesù, Maria e Giuseppe

(lettera firmata)

Pensiero del giorno - Falsificatori e corruttori delle anime

Quando l'anima si raccoglie tutta nella speranza soprannaturale per sfuggire alle insidie del demonio e del mondo, i falsificatori ed i corruttori […], cioè le tentazioni di Satana e gli scandali del mondo, tentano di strapparla alla dolce speranza del Cielo. Falsificatori e corruttori sono i piaceri del mondo, poiché falsano l'idea del vero bene e corrompono l'anima; falsificatori e corruttori sono i maestri dell'errore e dell'immoralità, la presentano nei libri, sulle scene, negli esempi tristi che danno. Questi falsificatori e corruttori sono i nemici più insidiosi, poiché attirano sulle anime la morte […], e le gettano nel fetido sepolcro dei vizi più turpi.

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", vol. V, di don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa.]

lunedì 6 agosto 2018

Un confronto. Cattolico o liberale?

[Dagli scritti di San Luigi Guanella (1842-1915). Preciso che per rendere più facile la lettura ho effettuato alcuni piccoli ritocchi lessicali].


Giova assai in tempo di combattimento discernere i soldati valorosi dai vili, i cristiani buoni dai cristiani inutili e sciocchi. A discernere in questo proposito il Signore nell'Ecclesiastico ci dà norma assai sicura. Dice Iddio: "L'uomo santo rimane nella sua sapienza come il sole, invece lo stolto muta come la luna". Ponderiamo questa massima e da essa impariamo norma per regolarci nella vita.

Guardiamo dunque al sole, e successivamente alla luna. Il sole è sempre eguale, sempre chiaro, benché a noi appaia più in un dì che in un altro, in una più che in altra stagione. L'uomo giusto è anche sempre eguale a sé: eguale nel buon umore, eguale nell'amare chicchessia, eguale in non querelarsi vanamente delle cose e delle persone. L'uomo giusto è costante nel suo proposito di bene e non muta mai. Anzi cresce sempre più, come il sole che più vibra i suoi raggi quando è venuto più vicino al nostro mezzogiorno. Invece la luna è or povera ed or pomposa, cammina manca e lascia scorgere variazioni e alterazioni continue. E così fa lo stolto. Quando vedete cristiani che vogliono oggi quello che ripudiarono ieri, che mutano di proposito come la moda, che si mettono in un'opera buona e poi che subito se ne pentono, voi ritenete come sospetta gente cosiffatta. Che fiducia si ha a riporre in persone che cambiano come la luna? Nessun di voi sia sciocco come la luna. Tutti dobbiamo essere stabili e fissi come il sole nel suo splendore e nel calor suo.

Chi è fisso nel proposito di bene mostra d'aver virtù. Udite. Fabrizio, generale romano, era venuto alle mani con Pirro, generale dell'Epiro. Questi mandò doni e poi dispiegò minaccie perché Fabrizio tradisse la bandiera sua, ma fu vano. Poco stante venne il medico di Pirro per dire a Fabrizio: "Che volete darmi se io avveleno il vostro avversario?". Tolse la penna Fabrizio e scrisse a Pirro: "Guardatevi dal medico vostro, perché è disposto a tradirvi". Esclamò allora Pirro: "Generoso e forte Fabrizio! Più facile è far declinare il sole dal suo corso che te dalla via dell'onore e dell'onestà". Ma ai dì nostri son pochi i Fabrizi. Molti si dà che si mostrano pii con i devoti, che si mostrano liberi con i rozzi; sono cattolici nella chiesa, liberali e framassoni fuori chiesa. Sanno stare con tutti e così fanno appunto come la luna, che non avendo in sé splendor proprio deve ricevere luce dal sole. Gli stolti, che sono i peccatori, non hanno virtù di sorta, e perciò si accomodano al parere di ognuno. Stolti cristiani, stoltissimi! Fino a quando vi sosterrà Dio e la società cristiana?

Distinguete ancor meglio con me. L'uomo santo è come il sole che sempre tende a far bene alla terra, benché ci mandi i suoi raggi ora più intensi ed ora meno. I giusti hanno in proposito una cosa sola: fare il bene e dar gloria a Dio. Quanto poi al modo, se cambiano con operare ora ad un modo e quando all'altro e con intensità un dì maggiore o minore che l'altro, lo fanno secondo le circostanze, a fine di giovar meglio al prossimo e a sé. Intanto i giusti operano sempre. Ora lavorano in esercizio di carità e ora in raccoglimento di orazione. Ad ogni modo si conosce che fanno il bene. Gli stolti lavorano, ma non si sa con quale fine si muovano e che cosa operino di bene. L'effetto del loro lavoro bisogna sempre indovinarlo  [...]. Ponete attenzione a ciò che invero costituisce regola eccellente per discernere i buoni dai cattivi cristiani.

A discernere gli stolti vale soprattutto quest'altra regola. Se voi bene avvertite, questo è proprio degli stolti: il credersi sapiente. Gli stolti non vogliono avere il torto in qualsiasi discorso, non il torto in qualsiasi fatto. Quanti cristiani stolti!, quanti, quanti! Si direbbe che degli stolti è infinito il numero. Son troppi quelli che si vantano per sapienti. Tutti si vantano di ritenere il proprio parere e di imporlo agli altri. Preferiscono il proprio consiglio a quello dei saggi conosciuti, delle persone autorevoli. Tutti si fanno gagliardi a sostenere: "Bisognerebbe fare in questo modo e non altrimenti... dirigere con tali massime e non con altre". Poveri cristiani, come si fanno conoscere presto di essere stolti consiglieri e traditori vili!

Finalmente osservate quest'altro segno. Ha dei cristiani che si impegnano in qualche opera buona, ma che al primo soffiare di qualche difficoltà indietreggiano e si arrestano. Questi è possibile che siano buoni? Chi è saggio non ha timore. Non teme gli umani riguardi, non teme le adulazioni, non teme le minacce. Non ha paura dei parenti e non si lascia sorprendere dagli estranei. Scorgete i confessori invitti, i martiri intrepidi? Questi sono i gagliardi. Ermenegildo era giovine, era in mezzo alla corte dissoluta del monarca, ma non si abbassò mai alle carezze della carne, alla lusinga del senso. Sfidò le lusinghe di premio, le minacce di castigo. Sostenne la prigionia e amò meglio la mannaia uscita dalle stesse mani paterne piuttosto che declinare un istante dalla via della virtù. Or quanti ne abbiamo oggidì di cristiani cosiffatti? Ma se sono pochi, noi teniamo nondimeno fisso lo sguardo a questi e curiamo di imitarli.

Riflessi

 1. Un confronto. Cattolico o liberale?
 2. Il cattolico è costante, il liberale muta di pensiero.
 3. Muta lo stolto perché non ha virtù.
 4. Il buon cristiano mostra buona intenzione sempre e dà buoni frutti.
 5. Gli stolti si credono sapienti e così sono incorreggibili.
 6.  Se incominciano un'opera di bene la sospendono a metà.