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mercoledì 26 gennaio 2022

Ossessione di un luogo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


Ossessione di un luogo

Oltre che di un corpo umano, il diavolo può impossessarsi anche di un luogo. Può essere invasa da Satana una casa o una camera o qualche parte dell'abitazione. Difatti, durante gli esorcismi il Sacerdote dice al demonio prima di cacciarlo da una persona: Ti comando di dirmi se c'è in questa abitazione qualche luogo che è in tuo possesso! - A me il demonio rispose un giorno: Sta' tranquillo che sto per andarmene e non c'è in questa casa alcun luogo in mio possesso! -

Non si confondano certi disturbi naturali che si avvertono in qualche luogo, con i veri disturbi diabolici. Certi rumori notturni, che sembrano misteriosi, possono essere prodotti da animali notturni, da cause naturali che non si possono riscontrare subito. Facilmente il popolino attribuisce all'opera diabolica tali disturbi; ma non è così.

Riporto un fatto che avvenne nel 1941.

Erano presenti una decina di persone: un professore di filosofia, due padri di famiglia, due signore ed alcune signorine. All'improvviso si rompeva un vetro della finestra; poi un altro e poi un altro ancora; si avvertivano sassate sul tetto. Si tenga presente che si era in una abitazione di campagna. Si andava fuori ad osservare e non v'era alcuno. I presenti erano nella stanza a parlare. Vicino al tavolo era un cesto con le masserizie. Senza che alcuno avesse toccato il cesto, ne uscì una veste e si distese da sola sul pavimento; poi usci una coperta, in seguito un asciugamano e così via ... Si rimise ogni cosa nel cesto e subito si ripeté il fenomeno. Nel mezzo della camera c'era un tavolino; questo cominciò a muoversi e a far rumore come se ricevesse tanti pugni. Gli uomini, impressionati, si alzarono e facendo forza con le mani sul tavolo, riuscirono a fermarlo; cessò il rumore. Appena si scostarono dal tavolo, ricominciò il movimento ed il rumore. C'era una scarpa vicino al muro, nell'angolo. Da sola si mosse, attraversò la stanza e si fermò nella parte opposta. D'un colpo si spalancavano porte e finestre. In certi momenti una porta si scuoteva fortemente, mossa da mano invisibile; si accorreva ad essa e tutto cessava, ma cominciava lo stesso fenomeno nell'altra porta della stessa stanza. Di tanto in tanto si sentivano tre colpi di mazza sulla parete. Un Sacerdote Cappuccino, incaricato dal Vescovo, passò una notte dentro quella camera, ma non riuscì a trovare la causa naturale di quei colpi di mazza sulla parete e sugli altri fenomeni.

Gli uomini che assistevano a questi fenomeni curiosi, si convertirono a Dio e si accostarono ai Sacramenti della Confessione e della Comunione, che da molti anni avevano trascurato. 

(Brano tratto da "Gli angeli ribelli", di Don Giuseppe Tomaselli).

Pensiero del giorno

Anche le azioni corporali, come il lavorare, il mangiare, il dormire, il ricrearsi onestamente, facciamole per dar gusto a Dio. 


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)


martedì 25 gennaio 2022

Il significato del dono del corpo nel matrimonio


Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Cerchiamo dunque di renderci perfettamente conto del dono del corpo, secondo i piani della Provvidenza. Cerchiamo di comprendere nel suo completo significato la portata della dedizione fisica nel piano provvidenziale. In questo si inserisce, quando unisce anche il dono dei cuori e delle anime e, in tal modo, si manifesta come un dono più grande e nobile alla persona amata [...]. Quello che possiamo costatare della sua nobiltà e della sua bellezza non ha nessun valore se si considerano solo le manifestazioni fisiche. Queste acquistano valore solo quando il loro dono è un gesto dell'anima. Il dono completo di sé favorisce al massimo grado la fusione di due esseri ed è l'elemento principale che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è unione di anime, di spiriti, di cuori in uno scambievole affetto. Anche l'amore è tutto questo, ma vuole gelosamente essere molto di più. Non esclude nessuna unione, non si priva di nessun particolare mezzo di espressione e di realizzazione del totale dono dell'uno e del totale possesso dell'altro. Vuole quindi aggiungere all'unione delle anime, degli spiriti e dei cuori anche quella dei corpi il cui significato è un tentativo, un anelito per esprimere la totalità del dono e la profondità dell'amore che fiorisce nei cuori. E questo donarsi fisicamente, questo grande sacrificio del suo pudore verginale e dell'intimità del suo corpo, non hanno altra ragione all’infuori dell'amore della donna per il suo sposo. Il suo donarsi esprime inoltre con tutta chiarezza il particolare grado di intensità dell'affetto, poiché mostra come voglia darsi a lui interamente e definitivamente col corpo come col cuore. Il dono del corpo è quindi la traduzione in realtà, il simbolo tangibile di un amore che vuol essere senza nessuna riserva. Compiuto con questo spirito, si nobilita e diventa grande e bello; gesto del cuore, gesto dell'anima che pervade il corpo e lo induce ad esprimere i più profondi sentimenti. Se l'unione dei corpi è ispirata dall'amore dei cuori e delle anime, è lo sforzo più completo di due esseri che si amano per donarsi l'uno all'altro perfettamente. Al di fuori dell'unione dei corpi può esservi la donazione totale delle volontà e dei cuori, ma non è totale nella sua espressione. E dove esistesse la sola unione fisica senza unione di cuori e di anime, ci sarebbe unicamente un gesto organico qualsiasi. Ma se proviene da l'unione del corpi e delle anime, il dono reciproco è così completo come non può esserlo maggiormente sulla terra. Si comprende ora chiaramente il significato della donazione del corpo e lo spirito che deve animarla. Si comprende pure che, quando questa è compiuta nella sua pienezza umana e in conformità ai fini della Provvidenza, non è solo un segno o simbolo ma è realmente nutrimento all'amore dei due coniugi. La donazione del corpo alimenta, rinvigorisce e aumenta l'amore coniugale. E lo si capisce facilmente: l'amore viene rafforzato dal dono di sé e con l'accogliere il dono dell'amato. Sentirsi amato intensamente suscita pari amore e intensifica l'affetto reciproco degli sposi. L'unione dei corpi serve anche ad acquietare le tensioni coniugali, ed è quindi uno dei fattori più importanti per la reciproca buona armonia degli sposi. Nel corso della loro vita saranno inevitabili gli urti per mille motivi: diversità di carattere, di vedute, di gusti, di sensibilità, eccessivo affaticamento, nervosismo, preoccupazioni, ecc. Se però poi segue lo scambievole donarsi in modo amoroso e felice, l'appassionata affermazione dell'affetto reciproco che uno sente per l'altro, ecco che le ombre fluttuanti nell'aria vengono spazzate. Ogni malumore è dissipato, i nervi e i sentimenti si distendono e i piccoli screzi sembrano minimi e insignificanti di fronte alla grandezza dell'affetto che uno sente per l'altro. Quando la dedizione dei corpi è attuata con spirito conforme ai fini della Provvidenza, coopera grandemente alla buona armonia tra gli sposi. […] Attraverso la dedizione del corpo gli sposi potranno anche scorgere la loro reciproca interdipendenza. La dedizione mostra in modo evidente quanto uno abbia bisogno dell'altro e come la concordia reciproca e l'armonia tra loro sia indispensabile alla pienezza della loro felicità. Queste verità valgono in ogni singolo momento del matrimonio, ma assumono una particolare evidenza nei momenti dell'unione. Affinché ambedue possano raggiungere la maggior gioia possibile, debbono donarsi d'accordo, e nello stesso tempo partecipare al dono col cuore e con l'animo. Devono cercare di percorrere tutt'e due assieme la via dell'amore e le sue manifestazioni. Lo sposo cercherà di padroneggiarsi, e si preoccuperà perché la sposa giunga al piacere; la sposa deve rallegrarsi della gioia dello sposo. Soltanto allora l'unione raggiungerà la sua forza di espressione spirituale, il massimo dell'efficacia dell'amore e della gioia. Allora questi istanti diverranno gli autentici simboli di quello che deve realizzare l'intera vita matrimoniale: essi richiamano alla memoria il fine del reciproco perfezionamento, la legge dell'educarsi al sacrificio di sé e alla premura per l'altro. Infine questi istanti palesano il volto dell'animo sotto una luce speciale e molto più chiaramente che in qualsiasi altra ora. Fanno conoscere i caratteri e il fondo dei cuori. Manifestano l'intensità e la dovizia dell'amore che ci si dona reciprocamente; ne mostrano la qualità, la purezza e la veracità. Ne attestano la dolcezza e la delicatezza. Certo, nel corso della vita matrimoniale si presentano delle occasioni disinteressate per dimostrare la vera natura dell'amore con fatti e con sacrifici. Tuttavia non ve ne saranno più facili e più spontanee. Così, il dono dei corpi, attraverso la manifestazione della qualità dell'amore reciproco, favorisce molto la gioia dei cuori, l'incanto della vita comune, l'espansione delle anime, quando l'amore sia veramente tenero e profondo (anche il contrario è vero; quando gli istanti di unione mostrano un amore tiepido, misero, egoista, invece di unire, deludono crudelmente). Le possibili ricchezze del dono fisico consistono dunque in tutto ciò. Si può sprecarle, mutilarle e rovinarle. Si può rovesciarle in modo che quanto dovrebbe essere la manifestazione dell'amore e il suo nutrimento sostanziale, diventi una dimostrazione di egoismo, una ferita, una morte per l'affetto. Per sviluppare tutta la ricchezza e i vantaggi del dono di sé, bisogna viverlo nel suo significato umano e secondo i fini della Provvidenza. Deve essere dettato dall'amore, realizzato nell'amore, pervaso di dolcezza, di purezza, di carità e di rispetto per l'altro; e per quanto riguarda l'esecuzione, deve essere compiuto in perfetta purezza, cioè nel rispetto dei suoi fini e dei suoi riti. Le spose che hanno compreso quale sia la grandezza e il valore e le relative ricchezze celate nel dono del corpo, debbono prepararsi ad eseguirlo nella sua pienezza spirituale, nella sua lealtà fisica e in purità. Se occorre, vinceranno il puritanesimo della loro educazione anteriore e prenderanno in considerazione la loro missione provvidenziale di donne maritate. Contemperata dal significato profondo e nobile del dono del suo corpo, la donna capisce che può essere concesso solo nel matrimonio. Espressione fisica del dono totale di sé, dono d'amore, tale atto può essere consumato, soltanto quando esista un legame solenne e pubblico, in uno stato di vita che consacra questo dono di sé definitivo e totale, sino alla morte. Tale stato di vita è fondato solo nel matrimonio monogamico e indissolubile. Il fidanzamento rappresenta solo la strada che vi conduce. Sarebbe quindi estremamente incauto compiere questa totale e duratura dedizione quando si è ancora nell'incertezza — anche se la fidanzata fosse fermamente decisa a sposarsi — finché possono ancora nascere dei dissensi, che sorgerebbero molto spesso se il possesso del corpo fosse già avvenuto durante il fidanzamento. Quanti giovanotti farebbero promesse illusorie di matrimonio per soddisfare la loro passione! Una donna scrive: "Al di fuori del matrimonio la donna è in balia dei capricci dell'uomo. Egli la prende, la possiede, la rende madre, se ne annoia e l'abbandona per cominciare altrove una nuova avventura" (Tinayre).

Si arriva alla stessa conclusione anche dalla costatazione che il dono del corpo porta come frutto il bambino. La dottrina cristiana insegna che è lecito solo agli sposi. Se fosse permesso al di fuori del matrimonio, avrebbe delle conseguenze sociali davvero sconfortanti. Spesso la madre rimarrebbe sola poiché il padre si sarebbe volto ad altre avventure. Essa avrebbe il doppio compito di pensare a sé e al suo bambino. Dovrebbe lavorare e lavorare sodo con discapito della sua salute e dell'educazione del figlio che potrebbe vedere solo la mattina presto e a tarda sera. L'educazione del figliuolo sarebbe priva dell'influenza paterna. Quali danni per la donna, il bimbo, la società! Il dono del corpo al di fuori del matrimonio è un grave passo falso per la giovane, anche quando realmente si abbia intenzione di sposarsi. Sono accaduti dei casi nei quali un fidanzato è rimasto ucciso per un incidente e ha lasciato dietro di sé una fidanzata incinta. Il matrimonio ha tutto previsto, per quanto sia possibile su questa terra, per prevenire tali svantaggi. Dobbiamo sottolineare nuovamente che il dono del corpo si trasforma in una ricchezza per gli sposi solo quando è realmente compiuto nel rispetto dei valori umani e dei fini assegnatagli dalla Provvidenza. Se si rovescia la gerarchia reale degli elementi costruttivi, questi sono trascinati al disordine e ci si danneggia nelle relazioni matrimoniali. Succede in tal caso che l'elemento del solo piacere sensuale sovrasti ogni altra cosa. Le componenti della dedizione e dell'affetto vengono interamente soffocate, e l'egoismo prende il primo posto invece dell'amore. La sensualità distrugge volontariamente la fecondità dell'unione matrimoniale e le toglie le sue più grandi possibilità, quelle di chiamare alla vita nuovi esseri, per realizzare, con modi artificiosi, solo un appagamento sensibile. E così l'alto valore della donazione dei corpi viene completamente distrutto e diventa un elemento negativo. Basta guardarsi attorno per vedere le empietà degli istinti sfrenati. Se un essere si abbandona al gioco dei suoi capricci, si dimostra un distruttore in modo spaventoso: il voluttuoso diventa egoista, poiché sacrifica al suo piacere gli altri e anche la stessa felicità familiare. L'istinto scatenato è la causa dei dolori di tante coppie di sposi. Da esso scaturiscono le gelosie selvagge, l'odio passionale, la decadenza spirituale, mentale e fisica delle malattie veneree, i tradimenti, i delitti, la morte. […] Le statistiche della mortalità mostrano con i loro dati che la voluttà uccide. Quanto è saggia la Chiesa cattolica che proclama nello stesso tempo le ricchezze e i pericoli del dono dei corpi, che rigetta il disprezzo manicaico e giansenistico, come pure l'idolatria della sessualità. La Chiesa rispetta la sessualità. [...] Gesù Cristo non ha forse elevato il contratto matrimoniale a sacramento, trasformando gli atti coniugali, lealmente compiuti, in canali di grazia santificante e grazie attuali, in meriti degni di eterna ricompensa? [...] Il sesto comandamento è dettato, nel pensiero della Chiesa, dalla stima dell'importanza della sessualità. Se l'unione fisica è permessa solo nel matrimonio, è soprattutto per il motivo del suo nobile significato, cioè il dono totale di sé, e per assicurare alla moglie e ai figli un sostegno duraturo nella vita: alla donna, un uomo che l'aiuti per tutta l'esistenza a portare i pesi della maternità, dell'andamento domestico, del nutrimento dei figli; ai bambini, un padre che si aggiunga e completi il lavoro materno dell'educazione. Iddio vuole, principalmente per la donna, per il bambino e per la società, che l'atto di così grande importanza dell'unione dei corpi sia circondato dalla massima sicurezza, che è anche propizia allo sviluppo dei suoi più ricchi frutti umani. 


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Pensiero del giorno

La pazienza è quella che ci ottiene il paradiso. Questa terra è luogo di meriti; onde a questo fine Iddio ci fa qui vivere, acciocché con la pazienza ci guadagniamo la gloria del paradiso. Tutti in questo mondo hanno da patire, chi patisce con pazienza, meno patisce e si salva: chi patisce con impazienza, più patisce e si danna. Non ci manda già il Signore le croci per vederci perduti, come dicono alcuni impazienti, ma per vederci salvi e più gloriosi in cielo. I dolori, le traversie e tutte le altre tribolazioni accettate con pazienza, sono le gioie più belle della nostra corona in paradiso. Quando dunque ci vediamo tribolati, consoliamoci e ringraziamone Dio, mentre è segno che Dio ci vuol salvi, castigandoci in questa vita, ove i castighi son leggeri e brevi, per non castigarci nell'altra ove i castighi sono acerbi ed eterni. Povero quel peccatore, ch'è prosperato in questa vita! È segno che Dio gli riserba il castigo eterno.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 24 gennaio 2022

Fare una Comunione sacrilega

Tempo fa una mia amica mi ha raccontato di aver avuto una discussione con una sua parente, la quale ha affermato erroneamente che, anche se siamo in condizioni di grave peccato, è sempre meglio fare la Comunione. Ecco la mia risposta.



Cara sorella in Cristo, 
                                         leggo con interesse le tue e-mail perché non sono banali e superficiali, bensì trattano argomenti importanti e profondi.

Purtroppo, oggi in giro ci sono tante persone (anche tra i preti) che affermano cose contrarie a quelle che insegna la Dottrina Cattolica. Andare a Messa la domenica è un precetto ecclesiastico che obbliga “sub gravi”, cioè sotto pena di colpa grave (ci sono dei casi in cui si è scusati dall'andare a Messa, se vuoi te ne parlo la prossima volta). Chi, senza giustificazione, non va a Messa nei giorni festivi, non può prendere la Comunione senza prima confessarsi. E quando si confessa deve essere sinceramente pentito del peccato fatto, e deve anche avere il fermo proposito di non peccare più (almeno di non commettere più i peccati mortali), altrimenti l'assoluzione è invalida.

Se una persona è in peccato mortale, significa che non è in stato di grazia di Dio, quindi è un'incoerenza voler unirsi a Gesù nel Santissimo Sacramento nonostante la mancanza del pentimento delle gravi colpe commesse. Inoltre è pure un orribile sacrilegio che offende gravemente Dio. E lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo afferma che chi mangia e beve il Corpo e Sangue di Cristo pur essendo indegno (cioè in peccato mortale), mangia e beve la propria condanna.

Molti seguaci del modernismo, che è la sintesi di tutte le eresie, affermano di “confessarsi” direttamente con Dio. Ma Gesù ha detto chiaramente agli Apostoli che solo a chi rimetteranno i peccati, essi saranno perdonati. Pertanto chi presume di “confessarsi” direttamente con Dio inganna se stesso.

Altri dicono erroneamente che se qualcuno ha commesso qualche peccato mortale è sufficiente che faccia un atto di dolore perfetto e poi può tranquillamente comunicarsi. In questo caso si tratta di una grave disobbedienza alla Legge ecclesiastica, infatti il Codice di Diritto Canonico afferma che chi vuole comunicarsi, se ha commesso un peccato mortale, ordinariamente deve prima confessarsi.

Insomma, è vero che un atto di dolore perfetto (cioè il pentimento di aver commesso un peccato, perché con esso si è offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, oppure perché si è stati la causa della dolorosa Passione di Cristo) rimette immediatamente un'anima in stato di grazia (se ha il proposito di confessarsi), tuttavia, anche se in questo modo è tornata in grazia di Dio, deve comunque obbedire alla Legge ecclesiastica, e quindi prima di comunicarsi deve confessarsi. Essendo una Legge ecclesiastica, in teoria potrebbe essere modificata, e cioè un Papa potrebbe permettere ai fedeli di comunicarsi anche semplicemente facendo un atto di dolore perfetto (atto di contrizione), tuttavia, sin quando la Legge sarà in vigore, dovrà essere osservata. Ma nessun Papa potrà mai dire che i fedeli possono comunicarsi senza essere in stato di grazia (cioè senza nemmeno fare un atto di contrizione perfetto), perché in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita direttamente dal Signore. Infatti i Pontefici possono modificare le Leggi ecclesiastiche, ma non la Legge Eterna di Dio. Per questo motivo nessun Papa può stabilire che i divorziati risposati che hanno il pieno uso della ragione e che non vivono in castità possano ricevere validamente l'assoluzione sacramentale se non sono davvero pentiti. Infatti in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, bensì di una Legge promulgata dal Signore: è necessario essere sinceramente pentiti e avere il fermo proposito di non peccare più per poter avere validamente l'assoluzione sacramentale, o anche semplicemente per poter tornare in stato di grazia con un atto di contrizione.

Ci sono dei casi in cui ci si può comunicare senza aver ricevuto l'assoluzione sacramentale? Sì, ma sono rari, ad esempio i tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che se una persona si è accostata al sacerdote per ricevere la Comunione, e in quel momento si ricorda di essere in peccato mortale, può ricevere lo stesso la Comunione (perché altrimenti, se tornasse al banco, la gente capirebbe che è in peccato mortale e perderebbe la sua reputazione) ma deve necessariamente premette un atto di contrizione (dolore perfetto del peccato mortale commesso). Un altro esempio è quello di un prete che mentre sta celebrando la Messa (alla presenza di altre persone) si ricorda di essere in peccato mortale. Anche in questo caso può continuare la Messa (altrimenti potrebbe perdere la reputazione), facendo però un atto di contrizione.

Spesso sentiamo parlare dell'infinita Misericordia di Dio. Benissimo! Ma, come tu stessa hai ricordato, il Signore è anche infinitamente giusto. Voler andare in paradiso senza pentirsi dei peccati mortali commessi, è un voler burlare Dio, ma San Paolo afferma che “Deus non irridetur”, cioè Dio non si lascia prendere in giro da noi. 

In un suo scritto, Sant'Alfonso Maria de Liguori scrive “Tu dici: Dio è misericordioso! - Eppure, con tutta questa misericordia, quanti ogni giorno vanno all'inferno!". Dunque è ottima cosa parlare della misericordia del Signore, ma bisogna parlare anche della sua giustizia, altrimenti molta gente potrebbe pensare che possiamo peccare tranquillamente, tanto alla fine la faremo franca, perché Dio perdonerà tutto a tutti, mentre in realtà perdonerà tutto solo a chi si sarà sinceramente pentito. Se non facesse così andrebbe contro la sua giustizia.

Quando incontriamo una persona che contraddice con cocciutaggine la Dottrina Cattolica, non sempre è facile rimanere sereni senza alterarsi. San Francesco di Sales in gioventù aveva un carattere tendente alla collera, ma con la grazia di Dio riuscì a dominare questa cattiva tendenza e divenne il “santo della dolcezza”, perché usava con tutti (anche coi suoi subordinati) dei modi cordiali, affabili, dolci, amorevoli, ecc. Lui era vescovo, pertanto doveva correggere gli sbagli fatti dai suoi subordinati, ma lo faceva con tanta dolcezza che riusciva a catturare i cuori, cioè la gente gli obbediva non per timore di essere rimproverata da lui, ma perché si lasciava convincere dalla sua dolcezza e carità fraterna.

Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo, quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto emanava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Sono molto contento di sapere che i pensieri di Padre Felice Maria Cappello ti sono piaciuti molto e che hai deciso di imparare a memoria e ripetere ogni giorno il seguente proposito: "Devo essere vittima di amore: Amare Gesù: ecco lo scopo della mia vita. Ogni parola, ogni passo, ogni pensiero, ogni sentimento, ogni respiro, dev'essere un atto di purissimo amore. Vivere e morire di amore per Gesù: ecco il mio ideale".

Carissima in Cristo, se questo proposito diventerà il tuo programma di vita, sarai felice già su questa Terra, e ancora di più dopo la morte.

Ci sono tante altre cose spirituali di cui vorrei parlarti, ma non voglio abusare della tua pazienza (questa lettera è già abbastanza lunga). Tuttavia, se in futuro vorrai scrivermi per dialogare su argomenti spirituali, soprattutto quando ti sentirai sconfortata o avrai qualche dubbio da chiarire, sarò lieto di risponderti. Per me è una grande gioia coltivare amicizie spirituali con persone che vogliono amare e servire Cristo Redentore.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole.


(San Francesco di Sales)

domenica 23 gennaio 2022

Prezzo del tempo

[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti].


Il tempo è un tesoro che non ha prezzo, poiché in ogni momento di tempo possiamo acquistare tesori di grazie e di gloria eterna. Nell'inferno questo è il pianto de' dannati, il pensare che non v'è più tempo di rimediare alla loro eterna miseria. Quanto pagherebbero un'ora di tempo, in cui potessero con un atto di dolore dar riparo alla loro dannazione! Nel cielo poi non si piange, ma se potessero piangere i beati, questo solo sarebbe il loro pianto, l'aver perduto tanto tempo in questa vita, in cui potevano acquistarsi maggior gloria, e che questo tempo non possono più averlo.

Dio mio, vi ringrazio che mi date tempo di piangere i miei peccati e di compensare col mio amore l'offese, che vi ho fatte.

Dunque non v'è cosa più preziosa del tempo; ma come poi dagli uomini non v'è cosa più disprezzata del tempo? Quegli si trattiene cinque o sei ore a giocare, quell'altro se ne sta ad una finestra o in mezzo ad una via per molto tempo a guardare chi passa; se domandate loro che fanno? rispondono che ne fanno passare il tempo. O tempo disprezzato, tu sarai la cosa più desiderata da costoro in morte.

Quanto pagherebbero una sola ora di tanto tempo perduto! ma più non l'avranno, quando a ciascuno di loro sarà detto: "Proficiscere anima christiana, de hoc mundo". Presto partitevi, perché non v'è tempo. Onde diranno piangendo: O vita mia perduta! ho avuto tanti anni, in cui potevo farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. Ma a che giovano allora questi lamenti, quando già sta il moribondo vicino a quel gran momento, da cui dipende l'eternità?

"Ambulate, dum lucem habetis" (Io. 12. 35). Il tempo di morte è tempo di notte, in cui non si vede più e non si può fare più niente. "Venit nox, in qua nemo potest operari". Perciò ne avvisa lo Spirito Santo a camminar nella via del Signore, or che abbiamo la luce, e ancora è giorno. Pensiamo che s'accosta già il tempo, in cui ha da decidersi la causa della nostra salute eterna, e perdiamo tempo! Presto, teniamo apparecchiati i conti, perché quando meno ce 'l pensiamo, verrà Gesù Cristo a giudicarci. "Qua hora non putatis, Filius hominis veniet".

Presto dunque, Gesù mio, perdonatemi presto. E che aspetto? aspetto forse di giungere a quella carcere eterna, ove cogli altri dannati avrò per sempre a piangere dicendo: "Finita est aestas, et nos salvati non sumus?" No, mio Signore, non voglio più resistere alle vostre voci amorose. Chi sa, se questa meditazione che ho letta, è l'ultima chiamata per me! Mi pento, o sommo bene, d'avervi offeso; tutto consacro a voi il tempo di vita che mi resta; e vi prego a darmi la santa perseveranza. Io non voglio più disgustarvi, e voglio sempre amarvi.

O rifugio dei peccatori Maria, in voi confido.


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Pensiero del giorno

La vera pietà è docile [...]. Vuol dire che la pietà inflessibile, dura, non è la vera, e chi la pratica, questa pietà, non è esemplare da proporre.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

sabato 22 gennaio 2022

Ritorno in Patria dopo la prigionia in Unione Sovietica

Nell'estate del 1946 Padre Guido Maurilio Turla (1910-1976), cappellano militare degli alpini, e un gruppo di commilitoni sopravvissuti alla brutale prigionia nei gulag stalinisti, tornarono in Patria. Quante lacrime di commozione versarono i nostri reduci dopo aver finalmente attraversato il confine di Tarvisio! Ecco il racconto di Padre Turla.


7 luglio 1946

[Dall'Austria, n.d.r.] Abbiamo viaggiato ottimamente fino a Tarvisio. Qui ci saluta il tricolore italiano. Un grido di entusiasmo e di amore si eleva: «Italia! Italia!». Tutti sono ai finestrini, ogni sguardo è rivolto alla bandiera. [...] Appena la tradotta si ferma, tutti scendiamo, abbracciandoci l’un l’altro. I volti sono rigati di lacrime; molti di noi baciano la terra della patria. Liberi finalmente i figli di questa santa Italia, quelli che non l’hanno tradita nei giorni della sofferenza disperata [...].


8 luglio 

A Udine, calorose accoglienze della popolazione, convenuta numerosa alla stazione, per abbracciare i propri cari redivivi, dopo anni di silenzio. Il governo italiano non ha inviato sue rappresentanze [...]. L’unico valido conforto ci viene dalla commissione di assistenza pontificia con generi alimentari, medicine e premurose attenzioni agli ammalati trasportati in autoambulanza all’ospedale.

A nome di tutti gli ufficiali invio al papa [Pio XII, n.d.r.] un telegramma di ringraziamento. La magnanimità di colui che è padre di tutti, particolarmente di coloro che soffrono, ci fa sentire vicina la fiamma incandescente dell’amore che solo da Roma si diffonde. Quell’onda di umanità e di calore, che ci avvolge dopo tanti anni di gelo, ci riporta alla vita.

Siamo a Padova nel pomeriggio dell’otto luglio. Alla stazione ci attende una manifestazione studentesca, promossa dagli universitari padovani, convenuti a manifestare entusiasti con centinaia di vessilli goliardici e tricolori italiani. [...] Si forma poi un corteo, che accompagna i reduci di Russia all’università per rendere omaggio ai caduti universitari. La città di Padova esprime riconoscenza ai combattenti del fronte russo, gettando fiori e volantini tricolori sul corteo, che transita per le vie tra il popolo plaudente. Dopo la breve cerimonia alla memoria dei caduti, nel cortile dell’università, un nostro ufficiale, del gruppo «illuminati» [cioè coloro che durante la prigionia divennero spie e collaborazionisti dei sovietici, n.d.r.], ritratta pubblicamente la sua condotta e denuncia al popolo italiano la pericolosità dei compagni comunisti.

A Verona, Brescia, Bergamo, medesime accoglienze. I cappellani militari sono presi d’assalto da familiari, che implorano notizie dei loro cari dispersi. Il treno giunge a Milano un minuto dopo la mezzanotte, il 9 luglio. La stazione è semideserta; vi sono solo i parenti interessati. Tra scene commoventi di baci e lacrime, io debbo trovare parole valide a dar rassegnazione ai coniugi Fant di Milano, che provano una immensa delusione. Per una falsa omonimia attendono il loro figliolo, capitano Emilio Fant, il quale purtroppo non ha fatto ritorno in patria.

Espletate presso il comando tappa le formalità, i reduci si abbracciano prima di separarsi. In noi vive imperituro quest’attimo di gioia: «Siamo a casa!».

Il triste passato è un lugubre incubo finito. Solo il ricordo dei compagni scomparsi nella bufera del fronte e delle epidemie, abbandonati senza una croce, perduti nella malinconica steppa, ci preme sul cuore. Sulle nostre labbra torna la preghiera: «Dona ad essi, o Signore, la pace!»


[Brano tratto dal libro intitolato “Sette rubli per il cappellano”, scritto dal sac. Guido Maurilio Turla, edito da Longanesi].


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Pensiero del giorno

Accettiamo ancora con pazienza la morte dei parenti e degli amici. Alcuni per la morte d'un parente si rendono inconsolabili, e perciò lasciano l'orazione, i sacramenti e tutte le loro divozioni. E taluno giunge ancora a pigliarsela con Dio, dicendo: "Signore, perché l'hai fatto?" Che temerità! Ditemi che ne ricavate da quest'affanno che vi prendete? pensate forse di dar piacere alla persona defunta? no, dispiacete a lei ed a Dio. Quella desidera che per la sua morte voi più vi uniate con Dio e preghiate per essa, se sta in purgatorio.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)



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venerdì 21 gennaio 2022

La mafia del Covid

Ho ipotizzato un dialogo sulla pandemia tra due studenti universitari residenti nell’immaginario Regno di Berlandia…


- Ciao, come stai?

- Bene, ma... sono molto preoccupato.

- Che cosa è successo? Devi affrontare qualche ostico esame universitario?

- No, non c’entrano gli studi. Sono crucciato perché ho sentito al telegiornale che anche nel nostro Regno di Berlandia è giunta la variante Omicron. Dicono che sia molto più contagiosa delle altre, sono terrorizzato all’idea di contagiarmi.

- Molti programmi televisivi, soprattutto quelli della Regia TV di Stato, raccontano le cose in maniera allarmistica, seminando il panico tra la popolazione. Non devi prendere per oro colato tutto quel che senti dire alla tele.

- Io ho davvero paura! Per strada, anche se deserta, cammino con doppia mascherina, non si sa mai. Anche in casa sto con la ffp2 e non faccio passare neanche un quarto d’ora senza disinfettarmi le mani col gel igienizzante. Di notte dormo con la mascherina chirurgica ma faccio fatica ad addormentarmi per la paura di venire contagiato da Omicron. Se in giro vedo qualcuno che parla senza mascherina o che non rispetta la distanza di un metro, telefono subito alla Regia Polizia o alla Gendarmeria di Stato per segnalare l’accaduto. Ho solo 20 anni, non voglio morire di Covid!

- Ma non vivi da solo nella casa che ti ha lasciato in eredità tuo nonno?

- Sì, ma ho paura lo stesso. Il virus potrebbe entrare in casa quando apro le finestre per il cambio d’aria, ecco perché uso sempre la mascherina! Io sono un cittadino che ha un grande senso di responsabilità!

- Un conto è essere prudenti, altro conto è essere esagerati. A parte il fatto che è praticamente impossibile venire contagiati respirando l’aria entrata dalla finestra, sappi che il virus può infettare l’organismo umano anche attraverso gli occhi. Quindi per essere sicuri al 100% di non venire contagiati bisognerebbe vivere perennemente con una tuta spaziale, il che mi sembra perlomeno ridicolo.

- Con Omicron non si scherza, è un virus pericolosissimo! Io ho fatto la prima, la seconda e la terza dose di vaccino BerlandiaVax, ma tra qualche settimana, per colpa dei “no vax”, dovrò fare anche la quarta dose!

- No, caro mio, non dovrai fare la quarta dose per colpa dei “non vaccinati”, bensì perché il BerlandiaVax dà una discreta protezione dal virus solo per circa tre mesi.

- Ma che dici? Tu non ti fidi della scienza, quindi sei un negazionista no vax!

- Io non ho mai negato l’esistenza del virus, dico solo che bisognerebbe affrontare la pandemia senza isterismi e, soprattutto, bisognerebbe utilizzare mezzi efficaci, per esempio ricorrendo alle terapie domiciliari precoci.

- I virologi che vanno in TV dicono che solo col vaccino potremo uscire dalla pandemia.

- Eh sì, lo stiamo vedendo! Nonostante la popolazione over 12 sia vaccinata per oltre il 90%, i contagi sono superiori di circa il 1000% rispetto a quando non era iniziata la campagna vaccinale.

- Sì, ma grazie al vaccino è calato il numero dei morti e anche quello dei ricoverati in ospedale!

-  Se fossero state utilizzate le terapie impiegate dai medici fedeli al giuramento di Ippocrate il numero dei morti e dei ricoverati si sarebbe praticamente azzerato.

- Pensi che gli altri medici siano ignoranti?

- Io non penso né che siano ignoranti né che siano matti. E tutto ciò rende in coscienza ancora più grave la loro responsabilità.

- Io mi fido della scienza ufficiale, pertanto se dovessi ammalarmi di Covid mi curerei col paracetamolo e poi resterei in vigile attesa.

- Ti auguro di cuore di non ammalarti mai di Covid! Il paracetamolo è un antipiretico che fa calare la febbre ma non fa praticamente nulla per contrastare l’infiammazione, anzi abbassa il livello di glutatione, che è molto importante per il sistema immunitario. Se mi ammalassi di Covid, preferirei prendere un antinfiammatorio anziché un antipiretico!

- Queste sono tutte fake news diffuse dalla propaganda dei no vax!

- Tu accetti ciecamente tutto ciò che dicono i virologi che spopolano su Berlandia TV, ma non vedi che molti di loro hanno detto tutto e il contrario di tutto contraddicendosi da soli? Ad esempio all’inizio dicevano che la mascherina non serviva a niente, poi hanno detto che serviva solo al chiuso, adesso dicono che serve anche all’aperto. La scienza è una cosa seria, non è una banderuola che cambia direzione a seconda del vento. Per non parlare di tutte le volte che hanno mentito senza ritegno.

- Te lo ripeto: solo col vaccino potremo uscire dalla pandemia! Ma dimmi un po’, perché critichi i vaccinati?

- Ti sbagli, io non critico i vaccinati. Nella vita bisogna fare delle scelte, ed io rispetto tutti coloro che hanno scelto di vaccinarsi, soprattutto quelli che lo hanno fatto per timore di ammalarsi di Covid e venire “curati” con “paracetamolo e vigile attesa”, oppure quelli che non vivendo di rendita si sono fatti iniettare il siero per poter continuare a lavorare e così poter pagare il mutuo e dar da mangiare ai propri figli. Massimo rispetto per tutti. Però chiedo rispetto anche per coloro che per timore di eventuali gravi reazioni avverse hanno scelto liberamente di non vaccinarsi e di farsi curare, qualora dovessero ammalarsi, con le terapie domiciliari precoci. Se c’è tanta gente ricoverata in ospedale la colpa è di coloro che si ostinano a non utilizzare le giuste terapie! Insomma io non critico i vaccinati, critico la mafia del Covid.

- E che cos’è?

- È la cricca di influenti personaggi che a livello mondiale sta strumentalizzando la pandemia per implementare la propria agenda ideologica e magari fare anche lucrosi affari con la scusa del Covid. Questa gente, pur di raggiungere i propri scopi, non si fa scrupolo di mettere il bastone tra le ruote all’utilizzo di terapie che si sono dimostrate economiche ed efficaci, causando in questo modo la morte di innumerevoli persone che si sarebbero potute salvare facilmente. Altro che “paracetamolo e vigile attesa”!

- Io mi fido della scienza, pertanto seguo quello che dicono i virologi di Berlandia TV.

- Anche io ho interesse per la scienza, quella vera, per questo motivo apprezzo ciò che dice il grande Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina, il quale non è convinto della sicurezza degli attuali vaccini anticovid.

- Montagnier è lo scienziato che ha guidato l’équipe che nel 1983 ha scoperto il virus dell’HIV che causa la malattia dell’AIDS?

- Sì, proprio lui. E non è l’unico scienziato di fama mondiale ad esprimere dubbi.

- Basta! Non sei più mio amico e non voglio più parlare con te fin quando non ti vaccinerai! Sei solo un no vax! Vaccinati e basta!

- Non sono un “no vax”, sono un “free vax”, e penso che…

- Basta, stai zitto! Quelli che la pensano come te non hanno diritto di parlare! Vattene via, addio!

- Guarda che qui siamo nel Regno di Berlandia, non nell’Unione Sovietica di Stalin! Io ho il diritto di esprimere ciò che penso. Se vuoi interrompere la nostra lunga amicizia solo perché al riguardo della pandemia la pensiamo diversamente, mi dispiace, ma… pazienza. Vuol dire che frequenterò solo gli amici che mi vogliono davvero bene a prescindere dalle mie opinioni circa il modo in cui bisognerebbe contrastare il Covid. Per il futuro ti auguro tutto il bene possibile. Addio!

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La fortezza


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Insegnami, o Signore, ad agire virilmente confidando in te. 

1 - « Il regno dei cieli si acquista con la forza » (Mt 11, 12). Non bastano le buone risoluzioni, i buoni desideri per farsi santi, occorre tradurli in pratica; ed è proprio in questa attuazione pratica che si incontrano le maggiori difficoltà, per cui spesso le anime si fermano scoraggiate o addirittura retrocedono dal cammino intrapreso. Sono anime deboli che si spaventano di fronte alla fatica, allo sforzo, alla lotta; sono anime cui manca, o per lo meno difetta, la virtù della fortezza. Questa virtù è appunto quella che ci rende capaci di affrontare e di sostenere qualsiasi difficoltà, qualsiasi disagio e sacrifìcio che possiamo incontrare nell’adempimento del dovere. Difficoltà e sacrifici che non mancheranno mai, perchè mentre « larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione,... stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita » (Mt. 7, 13 e 14). Quindi, come sarebbe un’illusione pretendere di trovare facile e comoda la via del bene, così sarebbe un’illusione pensare di poterla battere senza un assiduo esercizio della virtù della fortezza. Anzi, quanto più un’anima aspira a maggior perfezione, tanto più deve essere forte e coraggiosa, giacchè maggiori saranno le difficoltà che dovrà affrontare.

Quando Gesù ha voluto fare l’elogio del Precursore ha detto: « Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? » (Mt. 11, 7); no, il Battista non era un debole che poteva essere scosso dal vento delle difficoltà, ma un forte che, per difendere la legge di Dio, non ebbe timore d’incorrere nella disgrazia del suo re e seppe affrontare con coraggio anche il martirio. Altrove, parlando della vittoria sul male e sul demonio, Gesù ha tracciato l’elogio dell’uomo forte: « Quando un uomo forte, ben armato, custodisce l’ingresso di casa sua, quanto egli possiede è al sicuro » (Lc. 11, 21). E' l’immagine dell‘anima che ha la virtù della fortezza: essa è bene armata e nessuna lotta, nessuna tentazione, nessun ostacolo può spaventarla, anzi, malgrado tutto ciò rimane sicura e tranquilla poichè trae la sua forza da Dio stesso.

2 - « Sua Maestà - scrive S. Teresa d’Avila - vuole anime coraggiose, ed è loro molto amico, purchè camminino con umiltà, diffidando sempre di se stesse » (Vi. 13, 2). La fortezza cristiana non è temerarietà nè presunzione delle proprie forze, ma si basa su Dio e sui grandi doni che Egli ha elargiti all’uomo. Se l’uomo è nulla per se stesso, è però grande per quel che Dio l’ha fatto e gli ha donato, per la dignità altissima che gli ha conferita: nell’ordine naturale è stato preposto al governo del mondo, tutte le altre creature gli sono state sottoposte, ed egli deve servirsene per meglio conoscere ed amare Dio; nell’ordine soprannaturale ha ricevuto la vocazione altissima di figlio di Dio, chiamato da lui a partecipare alla sua vita ed alla sua beatitudine eterna. Per conseguire tale mèta gli è stata conferita la grazia, la quale non è solo vita e luce soprannaturale, ma è anche forza divina, forza infusa in lui proprio per sanare le debolezze della sua natura, per corroborare la sua volontà, onde renderlo capace di adempiere tutti i doveri inerenti alla sua vocazione. Nel battesimo, assieme alle altre virtù infuse, ha ricevuto la virtù della fortezza, partecipazione della fortezza divina, depositata nell’anima sua come un germe capace di svilupparsi fino a piena perfezione. Nei doni naturali e soprannaturali ricevuti da Dio, nella dignità altissima cui l’uomo è stato da Dio inalzato, sta quindi il fondamento della fortezza cristiana.

Se siamo deboli, ciò non proviene da insufficienza dei doni divini, ma dalla nostra insufficienza, ossia da non aver trafficato abbastanza i talenti di natura e di grazia che il Signore ci ha dati. E, se siamo forti, il merito non è nostro, ma di Dio che ci ha resi tali. Il cristiano è umile nella sua fortezza perchè sa che questa non scaturisce da lui come da fonte propria, ma dai doni che Dio gli ha dati, ed egli rimane sempre dipendente da Dio, tanto nella considerazione del suo nulla, come in quella della sua grandezza, tanto nella sua umiltà, come nella sua fortezza. Ecco perchè il Signore, pur amando le anime coraggiose, le vuole umili e sempre diffidenti di sè; ecco perchè lo Spirito Santo dice: « rinfrancati, fatti cuore e spera nel Signore » (Sal. 26, 14).



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Accettiamo con pazienza i "disprezzi" e le "persecuzioni". Voi direte: "Ma che male io ho fatto, che debbo avere questa persecuzione? Perché ho dovuto patire quest'affronto?" Fratello mio, queste parole ditele a Gesù Cristo Crocifisso, ch'egli vi risponderà: "Ed io che male ho fatto che ho dovuto patire tanti dolori, ignominie e questa morte in croce?" Se dunque Gesù Cristo ha patito tanto per amor vostro, non è gran cosa che voi patite questo poco per amore di Gesù Cristo. [...] Se poi patite qualche persecuzione per aver fatto bene, rallegratevi sommamente, udite quel che dice Gesù Cristo: "Beati qui persecutionem patiuntur propter iustitiam" (Matth. 5. 10). E persuadiamoci di quel che dice l'Apostolo che in questo mondo chi vuol vivere unito con Gesù Cristo, ha da esser perseguitato.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)


giovedì 20 gennaio 2022

Bilancio consuntivo di decenni di ecumenismo

Nel 1971 il grande Cardinale Giuseppe Siri auspicò che si facesse un “bilancio” sull'ecumenismo. Oggi, a decenni di distanza, penso che sia arrivato il momento di tirare le somme e vedere quali siano stati i risultati raggiunti. Delle centinaia di Chiese e Comunità Ecclesiali acattoliche presenti nel mondo negli anni sessanta, quante di esse hanno deciso di entrare nella Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo? La somma è molto semplice da fare, non c'è bisogno di usare la calcolatrice: zero!

I numeri non sono né tradizionalisti né modernisti, sono dati di fatto di cui prendere atto. Il bilancio di decenni di dialogo ecumenico è tutt'altro che entusiasmante, non ci sono stati i frutti sperati, evidentemente qualcosa deve essere andato storto. 

Non dico che tutto ciò che è stato fatto in ambito ecumenico sia sbagliato, e che tutti coloro che si sono cimentati in questo campo abbiano commesso qualche colpa grave, però bisogna riconoscere che, generalmente parlando, sono stati compiuti anche molti errori. Per esempio, durante un'omelia un sacerdote ha raccontato con rammarico un triste fatto avvenuto quando lui era studente universitario, quando un prete organizzò in una chiesa un incontro ecumenico coi protestanti, ma per non urtare la sensibilità dei seguaci di Lutero, il prete tolse il Santissimo Sacramento dal tabernacolo e lo “nascose” in sacrestia. L'allora studente universitario si domandò come si potesse ottenere l'unità dei cristiani in quel modo, cioè mettendo da parte Gesù Cristo. È ovvio che questi metodi ecumenici siano fallimentari.

Sia chiaro, io desidero ardentemente che gli acattolici si convertano ed entrino a far parte della Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, tuttavia non penso che ciò possa avvenire coi metodi usati da coloro che hanno il prurito delle novità. Bisogna usare i metodi efficaci che usavano San Pietro Canisio e tanti altri zelanti cattolici. Non è con le ambiguità, le mezze verità e l'occultamento dei dogmi che si ottiene l'unità dei cristiani. 

Ma c'è un'altra triste considerazione da fare. Fino agli anni sessanta avvenivano spesso dalle conversioni dal protestantesimo al cattolicesimo, mentre oggi non solo le conversioni sono diminuite drasticamente, ma addirittura molti cattolici stanno passando nelle file delle nuove sette (soprattutto in Sud America). In un vecchio libro dei primi anni sessanta ho letto dei dati che fanno riflettere, ad esempio in Svizzera nell'arco di un secolo i cattolici erano passati da circa il 33% della popolazione totale al 45,5% del 1960 (mentre oggi sono calati al 38,6%). In Inghilterra i cattolici aumentavano di oltre 100.000 fedeli all'anno, ed era in corso una lenta e costante ricolonizzazione cattolica. Lo stesso trend si registrava in Germania e nei Paesi Bassi. In quest'ultimo Stato i cattolici erano arrivati al 42% della popolazione, mentre oggi la percentuale è crollata al 29%.  Nel 1962 i cattolici negli Stati Uniti d'America erano quasi 43 milioni, in aumento di circa 800.000 fedeli rispetto all'anno precedente. Dal 1952 al 1962 l'incremento era stato superiore al 40%. Ma il dato più eloquente è il calo della percentuale dei cattolici sulla popolazione mondiale, passata dal 18,7% dei primi anni sessanta all'attuale 17,3%.

“Contra factum non valet argumentum”, contro l'evidenza dei fatti i teologi modernisti non possono accampare scuse, bisogna riconoscere gli sbagli fatti e correggere la rotta. Dobbiamo tornare al “vero ecumenismo”, cioè all'apostolato concreto dei santi, i quali portavano anime a Dio, finiamola col falso ecumenismo delle chiacchiere e dei dialoghi inconcludenti!

Pensiero del giorno

La purità d'intenzione si chiama alchimia celeste, per la quale il ferro diventa oro: viene a dire che le operazioni più triviali ed ordinarie, fatte per dar gusto a Dio, diventano atti di amor divino.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

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