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mercoledì 4 marzo 2026

Atto eroico di carità per aiutare le anime del Purgatorio (*)

Anime del purgatorio
La Comunione dei Santi è la partecipazione che tutti i membri della Chiesa hanno alle orazioni e buone opere gli uni degli altri. Questo dogma è il fondamento di tutti gli atti di carità che hanno per oggetto il suffragio delle anime del Purgatorio, tra cui l'atto eroico di carità. Esso consiste nell'offerta spontanea che il fedele fa alla divina Maestà, in favore delle anime del Purgatorio, di tutte le sue opere soddisfattorie durante la vita, e di tutti i suffragi che possano essergli applicati dopo morte. Si dice eroico, perché apparentemente si richiede un'abnegazione sublime per cedere a un altro, ciò che potrebbe liberarci o almeno abbreviarci le pene del Purgatorio.

Anzitutto è necessario specificare bene la natura della donazione che costituisce l'oggetto dell'atto eroico. Ogni opera buona compiuta in stato di grazia, racchiude un triplice valore: la soddisfazione, il merito e l'impetrazione. Ogni azione buona del giusto è meritoria, in quanto procede da un principio soprannaturale, ed è soddisfattoria in quanto è penosa. Orbene, ogni azione soprannaturale, fatta in stato di grazia, merita la vita eterna: e quest'azione nulla perde in bontà e dignità perché Dio si degna di accettarla in soddisfazione d'una pena meritata. Dalla qual cosa ne segue che la medesima azione può esser allo stesso tempo meritoria e soddisfattoria. Inoltre, pregando per gli altri, possiamo ottenere loro da Dio la tale o la tal altra grazia, senza che per questo perdiamo il merito e la ricompensa inerenti alla nostra preghiera, e questa sarà perciò meritoria ed impetratoria allo stesso tempo.

Ciò posto, il cristiano che fa l'atto eroico, cede alle anime del Purgatorio le sue azioni sotto questo triplice aspetto? Si priva egli forse della ricompensa alla quale ha diritto per le buone opere fatte in stato di grazia e delle grazie e dei favori particolari che, per il compimento di opere accette a Dio, attira sempre sopra se stesso? No. Il merito e la ricompensa sono beni personali e non si possono cedere ad altri. In quanto alla soddisfazione che è il pagamento di un debito e l'espiazione d'una pena, essa si può applicare ad altri, affinché gli sia contata come se fosse propria. Conviene sommamente lodare e magnificare l'immensa bontà di Dio, che ha concesso alla debolezza umana, che uno possa soddisfare per l'altro. Coloro che possiedono la grazia divina possono in nome altrui pagare ciò che a Dio si deve. Noi dunque col fare l'atto eroico diamo alle anime che soffrono non già il nostro proprio merito, né una particella qualsiasi della gloria che ci è riservata in cielo, ma solamente ciò che le nostre buone opere hanno di soddisfattorio, con i suffragi che saranno fatti per noi dopo la morte. Quindi questo atto di carità non impedisce ai sacerdoti di offrire la Santa Messa secondo l'intenzione di coloro che gli hanno dato l'offerta, come non impedisce ai fedeli di pregare per se stessi, per i loro congiunti e di compiere le loro pratiche ordinarie di pietà e di devozione. I frutti meritori ed impetratori ci rimangono e alle anime che soffrono si concede solo la parte soddisfattoria delle nostre opere.

Ma qualcuno potrebbe dire: è forse carità ben ordinata il dare da se stessi agli altri ciò che ci sarebbe tanto utile, esponendoci per amore altrui a passare molto tempo in Purgatorio lontani da Dio? Il celebre teologo De Lugo risponde che l'uomo può sacrificare al prossimo i suoi vantaggi temporali purché non gli sacrifichi mai gli eterni, e questa generosità è non solo permessa ma degna di lode. E noi aggiungiamo anche che è una cosa vantaggiosa a chi contrae il merito di esercitarla. Infatti non ci si insegna che il merito d'un' azione è proporzionato alla carità che lo produce? Orbene, colui che per la salvezza del prossimo differisce la sua propria beatitudine e la felicità di veder Dio, pratica la carità nel più alto grado; dunque l'atto eroico di carità deve aumentare considerevolmente il nostro merito e la nostra ricompensa eterna, la qual cosa è assai più preziosa che tutta la remissione delle pene temporali che si possa ottenere in questa vita. Un pio autore commenta così questo pensiero. È da notarsi che il più piccolo aumento di merito e di grazia è senza paragone, più stimabile della liberazione della più grande di tutte le pene del Purgatorio. È incomparabilmente più vantaggioso, dico, passare venti anni in Purgatorio con una maggior quantità di merito e di gloria, che lo starvi solo un giorno, se il Paradiso ha da essere perciò meno bello.

S. Ambrogio dice: Tutto quanto diamo per carità alle anime dei defunti, si cambia in merito per noi, che riceveremo cento volte duplicato dopo la nostra morte. Secondo Santa Brigida, quando liberiamo dal Purgatorio qualche anima, compiamo un'azione tanto accetta e gradita a Gesù Cristo Nostro Signore, come se egli stesso fosse il liberato, e quando sarà giunta l'ora ce ne ricompenserà pienamente. Perciò non dobbiamo temere di arrecarci del danno con questo atto di carità, anzi guadagniamo molto facendolo, perché, rinunciando da noi stessi al merito soddisfattorio, ci rendiamo degni di un particolare amore della SS. Trinità, della SS. Vergine e di tutti i Santi. Di più l'atto eroico di carità ci dà anche un diritto speciale alla protezione ed intercessione delle anime del Purgatorio. Facendolo, ci leghiamo per sempre con quelle anime che abbiamo alleviate o liberate; e chi può dire tutto ciò che faranno per noi appresso Dio, visto che per loro la gratitudine non è solo un dovere ma anche una necessità?

Quando perciò imploriamo da Dio una grazia qualsiasi non saremo soli ad implorarla; migliaia di anime, alle quali Dio nulla sa negare, la imploreranno per noi e così avremo la certezza di ottenerla. Ed è anche probabile che il nostro Purgatorio, per aver noi rinunziato ad ogni suffragio, non si accresca, poiché l'aumento di grazie, che Dio ci elargisce in vista di quest'atto, ci preserverà da molti peccati. E non sono forse i peccati veniali che condannano al Purgatorio le anime?

Si noti che l'atto eroico di carità non è un voto propriamente detto, né obbliga sotto peccato. Neppure è necessario pronunciare alcuna formula determinata: basta un atto della volontà e l'offerta fatta col cuore. E cosa ottima e salutare rinnovare sovente quest'offerta a viva voce od almeno col cuore. Quando sarà suonata per noi l'ora della ricompensa, troveremo di nuovo tutti quei suffragi, non già tali quali uscirono dalle nostre mani, ma aumentati e trasformati in godimenti ineffabili, e questi godimenti dureranno in eterno lassù, dove si fruisce gioia e ineffabile allegrezza in una vita intera d'amore e di pace.

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
Lo sappia o non lo sap­pia mio padre, se io rubo divento un ladro. Dato che mio padre non lo sap­pia, potrò evitare i castighi di lui, ma non quelli di Dio il quale vede tut­to in cielo, in terra ed in ogni luogo.

(Pensiero di Luigi Comollo, un amico di San Giovanni Bosco)

martedì 3 marzo 2026

Una professoressa contraria alle scuole del regime culturale progressista

Ci tengo molto a precisare che quando sul blog critico le scuole statali (e quelle private gestite dai modernisti), le mie critiche sono rivolte agli insegnanti laicisti e progressisti che diffondono l'ideologia gender e altre cose contrarie alla Legge Eterna, non a quelli cattolici fedeli al Magistero perenne della Chiesa che cercano di fare del bene ai propri alunni. 

Dopo aver fatto questa precisazione, ripubblico la lettera che anni fa mi scrisse una professoressa contraria alle scuole progressiste.


Caro fratello in Cristo,
                                             […] Ho letto il tuo post sulle scuole familiari e, ancora una volta, lo Spirito Santo ti ha illuminato! Sottrarre i nostri figli alla programmazione ideologica sistematica ed implacabile prevista dai piani di studio europei è l'unica strada per poter sperare di "salvarli". In tutti i sensi. Molti cattolici, anche in questo, si sono addormentati da un bel pezzo, si sono dimessi dai loro doveri di genitori e hanno delegato allo Stato la "educazione" (ovvero la maleducazione) dei propri figli. Ed ora è tardissimo. Si sono bruciate varie generazioni, sia in senso strettamente culturale che in quello religioso. Ci ritroviamo, oggi, con dei giovani analfabeti in quasi tutti i campi, eccetto quello tecnologico. Da anni le varie cosiddette "riforme" educative hanno cancellato progressivamente tutto il patrimonio culturale, artistico e spirituale che la Cristianità aveva prodotto, per fare terra bruciata e in questo deserto "allevare” i giovani come polli d'allevamento. [...] I nostri figli devono essere non già educati, ma programmati ad eseguire un certo lavoro, senza pensare, senza quasi più nemmeno essere capaci di parlare (la riduzione della capacità linguistica è così drastica che persino i guru-scienziati dicono che siamo arrivati all'Homo Insipiens). Devono essere programmati solo per lavorare e consumare. Senza nessuna certezza: né a livello affettivo, né a livello corporale (l'ideologia gender genera un'insicurezza fisica fonte di patologie psichiatriche e di sofferenze inenarrabili), né ancor meno lavorativo... Ovviamente in questa maleducazione mascherata da grande evoluzione tecnologica, la parola Dio non deve esistere nemmeno nel dizionario della "neolingua" del Sistema Mondiale... Insomma, per farla breve, se vogliano che i nostri figli siano ancora persone e che, soprattutto, possano conoscere e trasmettere, a loro volta, la perla preziosa del Vangelo non c'è altra alternativa che sottrarli dal Leviatano ed educarli in casa. Sono arrivata a queste conclusioni dopo vent'anni di lavoro come professoressa, come cattolica e come madre.

Spero tanto che si facciano vivi tutti coloro che possano contribuire alla creazione di queste scuole familiari. E a te, D., grazie per le iniziative che lanci dai tuoi blog. Che Dio ti benedica e ti protegga.

Un abbraccio in Cristo.

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno

Il Signore ci dia lume e forza d'impiegare i giorni che ci restano di vita ad amarlo e a far la sua volontà, poiché questo solo giova.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 2 marzo 2026

La Madonna convertì la venerabile suor Chiara Isabella Fornari dopo aver commesso numerosi sacrilegi

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


La Venerabile Maria Fornari Romana, giovanetta di non molti anni, commise qualche immodestia, e ne provò subito tal ribrezzo e vergogna, che trattandosi di confessarla com'era suo dovere, non poté riuscirvi. Conosceva di far male e di commettere sacrilegi, ma non sapeva mai risolversi ad una generosa e sincera confessione. Intanto la sua coscienza era tormentata dai più crudeli rimorsi e dalla più tetra malinconia. Cresceva negli anni, la difficoltà cresceva del pari, e i rimorsi e la malinconia divenivano per la povera giovane insopportabili. Pensò di farsi monaca e di fare una sincera confessione all'occasione della Vestizione. Scelse un monastero nella città di Todi nell'Umbria, e messo all'ordine quanto occorreva, vi si condusse, ed appagò in tal guisa il suo desiderio. Viene il giorno della Vestizione, si presenta al tribunale di penitenza colla volontà di confessare finalmente il suo peccato, ma vinta dalle insidie di Satana, anche in quella bella occasione non lo confessò altrimenti. Ecco nuova sorgente di affanni, di tristezza, di rimorso, di spavento. Oh, quanta strage di anime cagiona il maledetto rossore e quante ne trascina alla perdizione! Sarebbe stata questa la disgrazia di suor Maria se la gran Vergine non fosse venuta in soccorso di questa infelice, la quale neppure si era determinata a confessarsi nel giorno solenne della sua Professione. Giunse adunque per questa povera monaca il giorno solenne in cui l'anima sua doveva essere consolata ed illuminata della grazia; e fu il giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell'Annunciazione di Maria. In quel dì la monaca si sentì un vivo impulso di ricorrere a Maria per ottenere la grazia tanto desiderata di accusare tutti i suoi peccati nel sacramento di Penitenza. Corse perciò a prostrarsi dinanzi ad un altare, ove era una devota immagine della Vergine, e quivi sfogò i suoi affetti e versò un torrente di lagrime, e poi a lei rivolta disse: O Madre, rifugio dei peccatori, ottenetemi da Gesù, ve ne prego caldamente, ottenetemi la grazia di riportare la vittoria di me medesima e di confessare francamente il mio peccato. Ah! se sarò esaudita, io vi dò parola, o dolce Madre mia, di farmi santa e di far penitenza delle tante mie iniquità in tutti i giorni della mia vita. Terminata che ebbe la fervorosa preghiera, eccola all'istante consolata, e incoraggiata per modo, che avrebbe fatta in pubblico la sua confessione. Mandò tosto in cerca di un confessore al quale manifestò con tutta schiettezza lo stato di sua coscienza e per prima disse quella colpa che fu cagione funesta di tante confessioni e comunioni sacrileghe: e tale le sopravvenne un impeto di dolore e la colse una sì gagliarda contrizione, che quasi veniva meno per l'eccesso del pentimento. Al dolore subentrò una grandissima consolazione e pace di coscienza. La monaca era divenuta tutt'altra, e questo fu il primo passo che la condusse all'apice della più sublime perfezione.



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Pensiero del giorno

Don Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Nel gennaio del 1863 obbiettando qualcuno a Don Bosco che senza denari era un’assurdità incominciare i lavori per innalzare una chiesa, il Santo rispose:

— Quando vogliamo fare qualche cosa esaminiamo prima se sia di maggior gloria a Dio; conosciuta che è tale, andiamo avanti, non arrestiamoci e riusciremo! 


domenica 1 marzo 2026

La penitenza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Gesù, che vai in cerca del figliol prodigo, non disprezzare il mio cuore pentito ed umiliato, ma purificalo nel bagno salutare del tuo preziosissimo Sangue. 

1 - La grazia, benché elargita con tanta abbondanza nel battesimo e nella cresima e benché abbia per se stessa un’infallibile forza santificatrice, non costringe l’uomo al bene, non lo santifica senza la sua cooperazione volontaria. L’uomo resta sempre libero di corrispondere o no al dono divino, purtroppo egli ha sempre la triste possibilità di resistere alla grazia accondiscendendo al male e venendo così meno ai suoi doveri di figlio di Dio, di soldato di Cristo. Prevedendo appunto queste possibili deviazioni e cadute, Gesù ha istituito un particolare sacramento che ha lo scopo preciso di sanare le ferite del peccato, di ristabilire nella grazia i peccatori e di rafforzare in essa i deboli. «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, ed a chi li riterrete saranno ritenuti» (Gv. 20, 23), ha detto il Signore agli Apostoli, conferendo ad essi ed ai suoi successori la formidabile potestà di rimettere in suo nome i peccati, potestà che non ha data agli angeli e neppure a Maria SS.ma, ma che ha riservata ai suoi ministri. 

«Chi può rimettere i peccati se non il solo Dio?» (Mr. 2, 7), si domandavano scandalizzati gli scribi, vedendo Gesù assolvere i peccatori. Con un simile atteggiamento, ondeggiante fra l’incredulità e lo scherno, tuttora il mondo considera il sacramento della penitenza, non sapendo e non volendo riconoscere nel sacerdote il ministro di Dio. Ma per chi ha fede non vi è forse un sacramento che più di questo muova alla pietà, alla devozione, alla riconoscenza. Grandi sono i sacramenti con cui Gesù c’inalza alla dignità di figli di Dio e di suoi cavalieri; ineffabile il sacramento con cui, ogni volta che lo vogliamo, ci nutre con le sue Carni immacolate; ma non è forse più commovente ancora il sacramento della penitenza mediante il quale Egli va in cerca del cristiano che l’ha tradito, del soldato che ha disertato il campo, del figlio che, dopo essere stato nutrito alla sua mensa, se n’è allontanato per gustare le ghiande degli animali? Invece di sdegnarsi e respingere chi ha corrisposto tanto male ai suoi doni immensi, Gesù istituisce un apposito sacramento per offrirgli il suo perdono, la sua misericordia, per risanare quell’anima che, già rivestita dell’abito nuziale della grazia, già rigenerata nel suo Sangue preziosissimo, è caduta nel peccato rendendosi sua nemica.

2 - Benché il sacramento della penitenza sia necessario solo per rimettere i peccati mortali, tuttavia la Chiesa ne ha sempre raccomandato e lodato l’uso frequente anche per coloro che devono accusarsi di semplici venialità. «Raccomandiamo sommamente - dice Pio XII - il pio uso, introdotto dalla Chiesa per ispirazione dello Spirito Santo, della confessione frequente, con cui si aumenta la retta conoscenza di se stessi, cresce la cristiana umiltà, si sradica la perversità dei costumi, si resiste alla negligenza e torpore spirituali, si purifica la coscienza, si rinvigorisce la volontà, si procura la salutare direzione delle coscienze e si aumenta la grazia in forza dello stesso sacramento» (Myst. Corp.). La confessione frequente è sempre stata considerata dalla genuina tradizione cattolica una scuola di perfezione, un mezzo efficacissimo per correggere i difetti e le cattive tendenze, nonché per crescere nella virtù. Quando il penitente, considerando nel confessore la persona stessa di Cristo, gli svela con umile sincerità le sue mancanze e le sue debolezze ed accompagna l’accusa con vero pentimento e vivo desiderio di emendarsi, il sacramento opera in lui preziosissimi effetti. Non solo gli sono perdonate le sue infedeltà, non solo riceve un aumento della grazia santificante, ma inoltre gli viene elargita la «grazia sacramentale» che gli assicura l’aiuto divino per correggere i suoi punti deboli, per vincere le tentazioni cui va più facilmente soggetto, per superare le particolari difficoltà che incontra nell’esercizio della virtù. Non vi è migliore medicina ai mali e ai languori dello spirito, che la confessione frequente ben fatta, ossia la confessione umile, sincera, dolorosa delle proprie debolezze. Gesù ci attende in questo sacramento dell’Amore misericordioso, non soltanto per lavare le nostre anime col suo preziosissimo Sangue, ma per corroborarle in questo bagno salutare, per irrobustirle, per premunirle contro i futuri attacchi della tentazione e del male. Tutti i meriti della Passione di Gesù, tutto il valore infinito del suo Sangue vengono, nella confessione, applicati all’anima nostra e noi ne usciremo sempre più rinnovati, santificati e rafforzati nel bene quanto più ci accosteremo a questo sacramento con un cuore contrito ed umiliato. 

Colloquio - «Anima mia, se tu hai peccato e sei rimasta ferita, ecco il tuo Dio, ecco il tuo Medico pronto a guarirti. La sua onnipotenza gli permette di rimetterti in un momento tutti i tuoi peccati; la sua bontà e la sua misericordia lo spingono a perdonarti. 

«Ti spaventi, forse, perché Egli è il tuo giudice; ma confida, anima mia, perché se Egli è il tuo giudice, è anche il tuo difensore. È il tuo difensore per scusarti e giustificarti, se ti penti; è il tuo giudice, non per condannarti, ma per salvarti, se ti umilii. La sua misericordia è infinitamente più grande di tutte le tue iniquità. Ed io ti dico questo, non perché tu, rimanendo nel tuo peccato, ti renda indegna della sua pietà, ma perché, allontanandoti dal male, non abbia a disperare della sua clemenza e del suo perdono» (B. Luigi de Blois). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Nulla succede senza il volere o il permesso di Dio, e che Dio, essendo infinitamente sapiente e infinitamente buono, nulla vuole e nulla permette se non per il bene delle anime, anche quando noi non riusciamo a vederlo.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 28 febbraio 2026

Due sorelle che ardevano dal desiderio di assistere alla Messa e ricevere la Comunione

Santa Messa
I tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che quando c'è un grave incomodo, ad esempio se è troppa la distanza da una chiesa, non si è tenuti ad assistere alla Messa nei giorni di precetto. Ma sentite questo fatto raccontato da Don Antonio Zaccaria.

C'erano due sorelle, una di 12 anni, l'altra di 14, sulle rive del mare che circonda una delle moltissime isolette dell'Oceania, e piangevano perché era partito il Missionario che le aveva istruite nella S. Religione, e ammesse alla prima Comunione. E quando potremo più, diceva la maggiore, ascoltare la Santa Messa e fare la S. Comunione? E dire che domani è Domenica! — La sorella minore, che tutto aveva ascoltato attentamente, disse alzando gli occhi al cielo: O Gesù, se voi volete, noi domani potremo ascoltare la S. Messa e ricevervi nel divin Sacramento; poi ambedue si inginocchiarono e pregarono fervorosamente, quindi alzatesi, la minore disse piena di gioia alla sorella: — Sai che cosa possiamo fare? Entriamo stanotte nella piccola barca che adopera nostro padre per pescare, e raccomandandoci tanto e poi tanto a Gesù e a Maria, a forza di remi procureremo di arrivare domattina all'isola vicina, dove il buon Missionario celebrerà la S. Messa: Essi ci salveranno da ogni pericolo. L'altra sorella accettò con molto giubilo la proposta, e dopo aver pregato di nuovo e aver implorata la loro benedizione, saltarono nella barchetta e incominciarono a remigare alla volta dell'isola sospirata. Care fanciulle! quanta generosità, quanta pietà nei vostri teneri cuori! Io non vi dirò dei pericoli corsi da quelle buone giovanette nel loro viaggio di quasi venti miglia, vi basti sapere che la barchetta per l'impetuosità del vento e la furia delle onde, fu molte volte in procinto di essere sommersa nel mare. Ma con l'aiuto di Dio e della Vergine Immacolata quelle due piccole eroine, dopo molte fatiche, arrivarono sane e salve nell'isola, e corsero subito alla cappella dove si trovava il Missionario; assistettero alla S. Messa e fecero una fervorosa Comunione. Il Missionario, saputa la cosa, ne rimase meravigliato; e divulgatosi il fatto nell'isola, era una gara di tutti di vederle e di fare loro festa; il giorno seguente poi furono ricondotte alla loro isola da esperti marinai e sopra nave sicura. Quale differenza fra la devozione nostra a Gesù Sacramentato e quella di queste buone giovanette.

[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].

Pensiero del giorno

Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Roma
Come la fame fisica è indice di un organismo sano e pieno di vita, così la fame spirituale è indice di una vita spirituale efficiente ed in continuo sviluppo. L’anima che non avverte il bisogno di Dio, il bisogno di cercarlo e di trovarlo, l’anima che non vibra e non soffre per l’ansia di questa ricerca, non porta in sé i segni della risurrezione, è quindi un’anima morta o almeno tramortita e resa insensibile dalla tiepidezza.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


venerdì 27 febbraio 2026

Consigli di Don Bosco ai confessori

San Giovanni Bosco
Dagli scritti di San Giovanni Bosco.

Accogliete con amorevolezza ogni sorta di penitenti, ma specialmente i giovanetti. Aiutateli ad esporre le cose di loro coscienza; insistete che vengano con frequenza a confessarsi. È questo il mezzo più sicuro per tenerli lontani dal peccato. Usate ogni vostra industria, affinchè mettano in pratica gli avvisi che loro suggerite per impedire le ricadute. Correggeteli con bontà, ma non sgridateli mai; se voi li sgridate, essi non vengono più a trovarvi, oppure tacciono quello per cui avete loro fatto aspro rimprovero.

[…]

Quando si è richiesti ad ascoltare le confessioni, a ciascuno si presenti con animo ilare, e non si usi mai sgarbatezza, nè mai si dimostri impazienza. I fanciulli si prendano con modi dolci e con grande affabilità. Non mai si strapazzino, nè si facciano le meraviglie per l'ignoranza o per le cose deposte in confessione. Qualora si vedesse necessità in qualcuno di essere istruito, esso sia invitato in tempo e luogo adattato, ma a parte. Le cose che ordinariamente mancano nelle confessioni dei fanciulli sono il dolore dei peccati ed il proponimento. Quando manca l'una o l'altra di queste qualità causa l'ignoranza, si consigli il fanciullo ad istruirsi frequentando il catechismo o studiando la dottrina stampata, se egli è capace di leggere e comprendere quel che legge. 

Pensiero del giorno

Ci si lamenta che ci sono troppo pochi sacerdoti. Non è giusto. La verità è che vi sono troppo pochi sacerdoti santi. Se con i nostri sacrifici ottenessimo anche un solo sacerdote santo ogni anno, in poco tempo il mondo intero sarebbe santificato. 


(Don Edoardo Poppe)

giovedì 26 febbraio 2026

Se si ha il dubbio che un peccato sia già stato confessato non si è obbligati a confessarlo

Confessione
Ogni tanto mi scrivono dei lettori che soffrono di scrupoli al riguardo di peccati dubbiamente mortali oppure non sono sicuri di aver già confessato un peccato che fu certamente mortale (la confessione dei peccati veniali è facoltativa). Che fare in questi casi? È molto semplice: non c'è nessun obbligo di confessare i peccati mortali dubbi o i peccati certamente mortali di cui si dubita di averli già confessati. Ecco cosa insegna in proposito un vecchio ma ancora molto interessante manuale per confessori:


L'integrità richiede anche la confessione dei peccati dubbi o certi ma dubbiamente accusati?

Risposta. Osserviamo che il dubbio può cadere sul peccato stesso e allora si ha materia dubbia, oppure può cadere sull’accusa del peccato e allora si ha materia certa ma dubbiamente necessaria. In quest’ultimo caso il dubbio verte sulla confessione e non sul peccato. Il peccato fu veramente commesso e fu veramente grave; ma si dubita che sia stato confessato o no, se sia stato confessato bere o meno, Questi peccati dubbi o certi, ma dubbiamente accusati debbono essere accusati? [...]

a) Vi è obbligo?

* Principio - «Quando il penitente ha ragioni probabili e buone per dubitare sull'uno o sull'altro dei punti accennati non è mai tenuto a confessare quel determinato peccato neppure in punto di morte».

Questo principio è chiarificato dal seguente contro-principio: «Finché il penitente non è moralmente certo di avere gravemente peccato oppure di non avere confessato o di non avere confessato bene quel determinato peccato, non ha obbligo di confessione». Per la certezza dell’obbligo della confessione ci vuole la certezza della materia necessaria.

* * Giustificazione dei principî - «Lex dubia non obligat » [cioè "La legge dubbia non obbliga", n.d.r.], perchè «in dubio possidet libertas» [cioè “Nel dubbio, prevale la libertà”, n.d.r.]; ora è certa soltanto la legge di confessare i peccati [mortali, n.d.r.] certi e non ancora confessati, mentre la legge di confessare i peccati dubbi o quelli certi, ma dubbiamente confessati non è certa, perchè «lex cui probabiliter iam est satisfactum non certam obligationem parere potest» [cioè "Una legge alla quale è probabile che sia già stata data soddisfazione non può generare un'obbligazione certa", n.d.r.];  [...].

Quindi nel caso che si dubiti del consenso, se uno vuole si confessa, se non vuole tralascia; può dire i peccati certi e lasciare quelli dubbi. Tizio venti anni fa ha fatto peccati mortali, ma si è confessato e per molto tempo è stato tranquillo. Ora invece è debole di salute e ciò lo porta a ripensare sovente al passato per cui dice tra sé: «Li ho poi sempre confessati tutti i peccati commessi in quel luogo, in quelle circostanze? L'ho detto che la donna con cui ho peccato era sposata? Mi pare di sì, mi pare di no... Ma... Non so». Io concludo: «Sta tranquillo, non hai più nessun obbligo» perché non ha motivo solido per dubitare essendo stato fin qui tranquillo.

Caio si esamina: «L'ho detta o no quella bestemmia? L'ho tralasciata quella Messa?». Ci pensa un po’ e conclude: «Non mi pare». Nessun obbligo.

[Brano tratto da "Il sacramento del perdono", di Mons. Giuseppe Rossino, pubblicato per la prima volta nel 1959 da "Edizione Santuario Consolata" di Torino].

Pensiero del giorno

Gesù Cristo
Se un soldato che combatte sotto gli occhi del generale si sente spinto a moltiplicar le prodezze, come non sentirci pronti alle più dure fatiche, agli sforzi più generosi, quando sappiamo di combattere non solo sotto lo sguardo di Dio ma con la sua sempre vittoriosa collaborazione? come non sentirci animati dalla corona immortale che ci promette e principalmente dall'aumento d'amore che ci dà come ricompensa?


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 25 febbraio 2026

Un vero soldato di Gesù Cristo

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Pochi anni or sono, un soldato, dopo le fatiche del giorno, rientrato cogli altri nella caserma e venuto il momento del riposo, s'accosta al letto, s'inginocchia, e si mette a recitare, come usò sempre, le sue orazioni. A quella vista si leva un bisbiglio, un tumulto e poi un forte gridare: - Dalli al bigotto, al bacchettone, al gesuita: dalli, dalli! - e volano da cento parti del camerone addosso al malcapitato coscritto, berretti, scarpe e képi a guisa di gragnuola. Il soldato, come non fosse fatto suo, continua la sua preghiera, e non si leva prima di averla finita. Rizzato dice: «Tutto il giorno ho servito da militare, ora io pregavo perché sono cristiano». La sera dopo i compagni stavano all'erta per vedere come l'amico avesse imparata la lezione, e l'amico si segna, s'inginocchia e prega. Allora incomincia il baccano della sera innanzi: chi fischia, chi urla, chi ride, e il novello soldato non se ne dà per inteso. Levatosi da terra ripete: «Tutto il giorno ho servito da militare, ora che sono libero, servo Dio pregando da cristiano». La terza sera quando egli si mise in ginocchio, si levò qua e là qualche rumore, ma in paragone delle prime sere fu un nulla. Ed egli levatosi dice: «Che cosa dolce dopo aver servito tutto il giorno da militare, servire Dio coll'adorarlo e ringraziarlo da cristiano!». La quarta e la quinta sera appena si udì qualche voce. Alla sesta un camerata, vedutolo di nuovo in ginocchio, gridò ai vicini: «Perdinci! il nostro novello compagno d’arme regge al fuoco: egli è un bravo!». - «È bravo davvero, risposero molti, poiché egli adempie il primo dovere del cristiano, che è di servire, adorare e lodare Iddio». E d'allora in poi il coscritto ebbe la stima e il rispetto di tutti. Impariamo da questo soldato a vincere il rispetto umano, e persuadiamoci che la preghiera è il primo bisogno del cuor dell'uomo.