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venerdì 13 marzo 2026

È peccato uccidere gli animali?

Peccato e confessionale
Alcuni si pongono la domanda: "È peccato uccidere gli animali?"

La risposta sintetica è: se si uccide un animale per un fine buono (nutrirsi, vestirsi, ecc.) non è contrario alla Legge Eterna promulgata da Dio, mentre se lo si sopprime senza motivo o per un motivo futile si commette peccato veniale. A tal proposito pubblico un breve brano tratto da "Teologia Morale", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., Edizioni Paoline, 1964.

Gli animali sono stati creati da Dio per l'uomo (cfr. Gen. I, 26). Perciò egli non pecca né contro la giustizia, né contro l'amore se si serve di essi per la sua utilità. Può peccare, però, se si serve di essi per uno scopo non retto, o se usa maniere indebite, nel trattarli, senza un motivo sufficiente.

La crudeltà di cui uno si diletta nel maltrattare gli animali, procurando loro dolori senza giusto motivo, è indice di animo duro e insensibile, ma non supera la colpa veniale.

La vivisezione, cioè, qualsiasi esperimento biologico fatto su animali, è lecita purché essa serva al progresso scientifico. La zoofilia, in uso presso molti paesi, con cui si proteggono gli animali fino al punto da domandare il permesso all'autorità pubblica ogni qualvolta è necessario praticare la vivisezione, nonostante l'uso di anestesie generali e locali per impedire le sofferenze dell'animale in esperimento, è una esagerazione non ammissibile, perché costituisce un ostacolo al progresso della fisiopatologia ed un sovvertimento di valori e dell'ordine gerarchico delle creature voluto da Dio, che ha creato l'uomo re ed usufruttuario di tutti gli esseri inferiori.

Fare attenzione alle guide spirituali moderniste (lk)

Prete in abito talare
Tempo fa mi ha scritto un lettore del blog che non riesce a trovare una valida guida spirituale.


Carissimo D.,
                   [...] Avevo pensato di scriverti in questi giorni, chiedendoti come fai per il direttore spirituale [...]. Io non lo riesco proprio a trovare [...]. 

Il blog è sempre molto bello. Complimenti! È davvero un'oasi di tranquillità e spiritualità. Mi fa sempre molto piacere leggerlo e poi complimenti per le tue collaboratrici, sono davvero brave. Ti prego ricordami nelle tue preghiere [...].

In corde Matris,

(lettera firmata)


Caro fratello in Cristo,
                                   [...] Circa la direzione spirituale posso dirti che oggi è davvero molto difficile trovare una guida davvero adatta a tale scopo. Non è colpa tua se oggi molti preti sono contaminati dallo spirito modernistico e quindi non sono idonei a dirigere un’anima nel cammino di perfezione cristiana. Molti di loro non hanno mai letto un buon manuale di ascetica! Io penso che se tu avessi trovato un Padre Felice Cappello, un Padre Garrigou-Lagrange, un Padre Tanquerey, saresti stato felicissimo di farti dirigere spiritualmente da uno di loro. Invece affidare la propria anima a un prete modernista sarebbe come farsi operare al cuore da un tizio che non ha studiato chirurgia. Dice San Francesco di Sales che se un direttore non è ricco di dottrina, carità e prudenza, c’è pericolo nel farsi dirigere da lui.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc. La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

Certamente Dio illumina i direttori spirituali… ma solo se questi sono persone davvero umili e zelanti. Se invece sono persone superbe e poco zelanti, diranno un mucchio di cose contrarie alla Legge Eterna e anche al buon senso. Per esempio ci sono dei confessori che giustificano l’uso degli anticoncezionali, ma ciò è palesemente contrario alla Legge Eterna stabilita da Dio. Tutti i preti sanno che i Sommi Pontefici hanno definito “atti contro natura” l’utilizzo di queste cose, pertanto se dicono ai penitenti che possono usarli tranquillamente la colpa non è di Dio, ma è la loro che non vogliono seguire i lumi del Signore.

Se un figlio spirituale è nel dubbio, allora in questo caso non pecca se obbedisce al direttore, anche se costui dovesse sbagliare nel dirigerlo. Ma se invece il figlio spirituale sa che il direttore sta sbagliando (ad esempio se gli dicesse che i rapporti prematrimoniali sono leciti), in questo caso non deve seguire quel che gli ha detto. Se lo seguisse peccherebbe di “servilismo”, che è appunto l’obbedire ad un ordine peccaminoso (come fecero i soldati di Erode che eseguirono il criminale ordine del re di uccidere gli innocenti bambini di Betlemme).

Mi fa piacere sapere che il blog per te sia “un'oasi di tranquillità e spiritualità”. In effetti desidero che il blog, con l'aiuto di Dio, produca buoni frutti spirituali, infondendo nelle anime dei lettori conforto, coraggio nel combattimento in difesa della fede, distacco del cuore dalle cose futili, amore per la Santissima Trinità, un ardente desiderio di praticare con fervore le virtù cristiane, l'ansia apostolica per la salvezza eterna delle anime, la premura per le vocazioni sacerdotali e religiose, una tenera devozione per la Beata Vergine Maria, ecc.

Ogni giorno il blog viene visitato da un discreto numero di persone. Se volessi potrei facilmente incrementare il numero dei lettori pubblicando pettegolezzi che circolano negli ambienti ecclesiali, scrivendo post che incitano all'odio e al rancore verso i nostri nemici, seminando polemiche qualunquiste, e cose di questo genere. Ma a cosa gioverebbe tutto ciò? Queste cose non edificano le anime. Pertanto ho deciso di fare una scelta mirata: indirizzare il mio blog a una determinata categoria di persone, ossia quella delle anime attratte dalla vita devota. Lo so che questa scelta è penalizzante dal punto di vista del numero dei visitatori, ma a me interessa la qualità degli utenti, non la quantità. A che mi servirebbe avere 5 milioni di visite all'anno se poi le anime non restassero edificate? Sono consapevole che questa decisione condanna “Cordialiter” ad essere un blog di nicchia, perché sono poche le persone (anche tra i “cattolici praticanti”) interessate all'ascetica, cioè alla ricerca delle perfezione cristiana. Il mio lavoro è diretto a sostenere anime come la tua, cioè che aspirano a praticare un'intensa vita spirituale. Infatti quando scelgo di pubblicare un post penso a te e ad altri lettori e lettrici spirituali coi quali sono in contatto. In pratica voi siete il mio modello di riferimento: se presumo che un post possa edificarvi, allora lo pubblico, se invece mi sembra che possa lasciarvi indifferenti, allora preferisco non pubblicarlo (tranne se c'è qualche altra seria ragione per cui ritengo opportuno pubblicarlo ugualmente).

Sono contento che apprezzi anche gli scritti delle persone che collaborano col blog. Approfitto dell'occasione per ringraziarle di cuore! È bello vedere che in questa società spietata ed egoista ci sia ancora gente buona disposta a dare una mano in maniera disinteressata.

Nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.


(Pensiero di San Giovanni Bosco).

giovedì 12 marzo 2026

Non ingannate voi e i fedeli!

Coloro che seguono da tempo questo blog, sanno che apprezzo moltissimo l'illuminante magistero del Cardinale Giuseppe Siri e il suo coraggio nel difendere la purezza della Dottrina Cattolica. Ho ascoltato la registrazione dell'omelia di commiato dalla diocesi di Genova, pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo il 15 ottobre del 1987. Avrebbe potuto fare un discorso “politically correct” per ottenere gli applausi del mondo almeno per una volta in vita sua. Invece, da vero combattente qual era (con la Cresima si diventa soldati di Gesù Cristo), questo eroico Principe di Santa Romana Chiesa esortò i suoi confratelli a non ingannare i fedeli. Ecco un brano dell'omelia:

Abbiamo vissuto un periodo in cui anche la Chiesa ha sofferto. Si capisce benissimo che quando c’è una sofferenza, qualche cosa succede che non è desiderabile. Ma vorrei richiamare coloro che, perduta - perduta, dico - la capacità di capire le cose anche semplici, hanno dedotto, da questo periodo di transizione dell’intero genere umano, conseguenze irrazionali, illogiche, dannose, forse fatali. Bisogna che impariamo a vivere senza diventare i poveri servi delle tenebre e delle nubi che vanno camminando nel cielo e restano nubi. E’ meglio essere servi di Dio che paurosi delle nubi. Questo periodo l’abbiamo vissuto insieme. Domando: chi ha capito? E se non avesse capito faccia presto. Mi rivolgo in modo speciale ai miei confratelli che, dovendo dare agli altri la verità, non possono accettare le tenebre. E questo è l’ultimo invito. Guardatevene bene! Non ingannate voi e i fedeli che hanno il dovere di apprendere da noi la verità di Cristo.

Pensiero del giorno

La sofferenza ha un valore soprannaturale solo quando si soffre con Cristo e per Cristo: è Gesù che santifica il dolore; lontano da lui il dolore non vale nulla, non serve a nulla. Ma, abbracciato per amor suo, diventa moneta preziosa, capace di redimere, di santificare le anime, diventa prolungamento della sua Passione.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 11 marzo 2026

Il matrimonio perfetto

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 


La donna dovrà rendersi conto di quanto, come donna, deve a Cristo e alla Chiesa; dovrà comprendere che le leggi con cui la Chiesa circonda l'amore non hanno lo scopo di soffocarlo, ma di dargli la possibilità, sempre più e meglio, di vivere e di godere il grande amore a cui il suo cuore femminile aspira...

IL MATRIMONIO PERFETTO

" Non tantum caro, sed spiritus unus erat ". " Essi erano due in uno; nel corpo come nello spirito ". (Epitaffio di due sposi cristiani)

Esporremo la concezione cristiana del matrimonio, non come possiamo vederla realizzata in qualche caso particolare, ma come dovrebbe essere, come la Chiesa la descrive, la chiarisce e come si sforza di portarci a viverla. Il matrimonio è la comunione di vita di due persone di sesso diverso, nata da un dono libero e reciproco fatto per amore. Il matrimonio è comunione totale di vita: unione di corpi, di cuori, di spiriti, di anime (totalità nell'intensità), sino alla morte (totalità nella durata). L'unione dei corpi è uno degli elementi che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è possibile tra persone di eguale sesso, l'amore coniugale, no. L'amicizia è confidenza dei cuori, degli spiriti e delle anime. Anche l'amore coniugale è tutto questo, e in più intimità fisica, e completa e duratura convivenza nella stessa abitazione. Esso è perciò un'amicizia con una intimità più integrale, perché comprende tutto l'essere, sia fisico che psichico e perché permette gli arricchimenti speciali inerenti alla sessualità. Dall'unione dei cuori si sprigionano tutti gli elementi affettivi e sentimentali dell'amore, come la dolcezza e l'ebbrezza nel rivedersi, la gioia di vivere l'uno accanto all'altro, la felicità dell'essere assieme. Essa permette che l'uno cresca nell'altro, uno completi l'altro, lo sviluppi, e lo renda felice. Questa unione dei cuori, elevando il dono dei corpi, distingue l'amore degli uomini da quello delle bestie, l'amore per la sposa da quello per la compagna occasionale. L'unione degli spiriti comprende tutti gli elementi intellettuali dell'amore, la concordanza delle idee, dei giudizi, del modo di vedere e di pensare. Dicendo " concordanza ", intendiamo un amichevole e amorevole scambio, e non il dispotismo di un coniuge autoritario di fronte ad una povera moglie moralmente rimpicciolita o quasi annullata. [...] Tra l'uomo e la donna non vi è un grado diverso di umanità; vi sono tra loro soltanto differenze psicologiche e fisiologiche nell'ambito della stessa natura umana. Uomo e donna sono tra loro diversi, non disuguali, complementari e non subordinati in quanto persona umana. Come in ogni società, nella casa è necessaria una autorità. Psicologicamente il temperamento maschile è per natura più propenso ad esercitare tale autorità; il temperamento femminile è più incline ad accettarla. Ecco perché l'autorità indispensabile in una famiglia, spetta di per sé al marito. È d'altronde possibile ripartirne saggiamente i vari settori secondo l'attitudine dei sessi. L'autorità maschile non ha il diritto di opprimere la personalità femminile né di degenerare in dispotismo. Deve essere una amorevole e tenera risolutezza che giunge a conclusioni ragionevoli e comuni dopo uno scambio di vedute. Solo in questo senso, secondo la retta ragione e secondo la dottrina cristiana, lo sposo è il capo della donna. [...] Se questa unione degli spiriti s'aggiungesse a quella dei corpi e dei cuori, l'amore umano si distinguerebbe ancora maggiormente da quello delle bestie, e la sposa dalla donna di un giorno. Per unione delle anime, intendiamo tutti i moti naturali e soprannaturali fino alla profondità dell'essere, fino agli elementi tanto radicati nel substrato dell'individuo da non poter essere sufficientemente chiariti. È una sorta di osmosi, una specie di crescita intima di uno nell'altro, un vivere all'unisono, una intimità soprasensibile nella quale l'uno appartiene all'altro. L'uno vive tanto nell'altro che le sue gioie diventano le " nostre " gioie, [...] le sue contrarietà le " nostre " contrarietà, i suoi pericoli i " nostri " pericoli. Uno, in certo qual modo, diventa l'altro. In due sopportano le stesse prove, soffrono gli stessi dolori, godono le stesse gioie; e nelle ore tristi come in quelle liete sono sempre fedeli. L'unione delle anime che rafforza quella dei corpi, del cuore e degli spiriti distingue nettamente lo sposo e la sposa dall'amante e la sua amica. Questi ultimi sono spesso soltanto fedeli nel successo; solitamente soltanto i veri sposi sono uniti anche nelle più dure prove. L'unione sino alla morte: è la totalità in relazione alla durata. Uomo e donna si sono amati senza alcuna riserva; cammineranno assieme a fianco a fianco attraverso le gioie e le prove della vita, attraverso possibili urti, sino alla fine delle forze, quali compagni di entusiasmi nella giovinezza, del lavoro nella maturità e della solitudine nell'età avanzata. Questa unione nasce dalla dedizione reciproca e spontanea nell'amore. Il dono di sé deve essere reciproco. Ci si dà interamente, con le proprie ricchezze materiali, le proprie forze umane, corporali, sentimentali e intellettuali e si riceve dall'altro tutte le corrispondenti dovizie. Ci si dona per avere dall'altro la felicità e per rendere l'altro felice. Il matrimonio non è un puro possesso dell'altro o la ricerca della sola felicità individuale, poiché, in tal caso, sarebbe egoismo. Non è neanche solo dedizione all'altro, ma deve essere " unione ", cioè nello stesso tempo possesso e dono. La spontaneità della dedizione totale di sé e l'amore che la detta, costituiscono la grandezza e lo splendore umano del matrimonio. Non si può immaginare nessuna concezione del matrimonio più elevata di questa. È cosa che la Chiesa cerca di presentarla e farla vivere nel mondo. Purtroppo non è vissuta da molti nella sua reale perfezione. Certe donne hanno del matrimonio una concezione egoistica e terrena. Altre vi cercano una maggiore libertà personale e l'appagamento del proprio sentimento più che la felicità dello sposo; aspirano principalmente ad essere adulate, lusingate, e circondate da tenerezza. Però anche queste hanno quasi sempre, in qualche modo, il desiderio di sacrificarsi per il marito e per i figli. Si può difficilmente immaginare una fanciulla col cuore così arido, così egoista e poco femminile da pensare solo a se stessa. Donarsi completamente e per sempre; questa è la vita matrimoniale voluta da Dio. Quando gli sposi portano quest'amore nel matrimonio, quando la scelta dei loro cuori è stata buona, fonderanno una famiglia davvero fortunata, e vi spargeranno gioie e felicità a piene mani per poi in essa ritrovarvele entrambe.

Pensiero del giorno - Modernismo pratico nel clero

San Pio X
Riporto un interessante brano tratto da una lettera del grande Papa San Pio X, datata 10 luglio 1913:

«Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede. In questo è l'avversario terribile che affligge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina».

martedì 10 marzo 2026

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Venerdì 13 marzo verrà celebrata una Messa per le anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari.
 
L’intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che il Santo Sacrificio della Messa viene offerto per quattro fini:

- per onorare e adorare Dio come si conviene;

- per ringraziare il Signore per tutto ciò che ci dona;

- per placare Dio e dargli la dovuta soddisfazione per i nostri peccati, e anche per suffragare le anime sante del Purgatorio; per tali motivi il Sacrificio della Messa viene definito “propiziatorio”;

- per impetrare dalla Santissima Trinità nuove grazie, soprattutto spirituali.

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.

Stava per morire in peccato mortale

Anni fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui. Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere per la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale (...).

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Ecco l'interessante "lettera aperta" che scrisse questo gentile signore che rimpiange di non aver abbracciato la vita religiosa.


Carissimo fratello in Cristo, sono un uomo di 56 anni. Ti scrivo perchè voglio dire ai giovani: se pensate di essere chiamati dal Signore a seguirlo, non soffocate questa chiamata, non siate timidi, paurosi ed egoisti, non abbiate timore a "saltare il fosso".  Non fate come me.  Da ragazzo sentivo di amare Cristo e la sua Chiesa, volevo dedicare loro la vita, a tempo pieno, ma ho avuto paura e non l'ho fatto. Ho soffocato questa voce, ho fatto un po' come in certi film noirs in cui l'assassino cerca di fare andare a picco il cadavere, ma questi per legge di natura tende a riemergere. Non che volessi fare una vita gaudente e da ricco, ma non volevo rinunciare alle mie piccole cose, le gite al mare ed in montagna, i viaggi, la macchina, etc. Mi dicevo che potevo essere un buon cristiano anche senza essere né carne né pesce, ma in realtà volevo una vita mediocre. Certo è meglio un buon laico che un cattivo religioso, ma con l'aiuto della Grazia si può essere buoni religiosi, e se si fa scivolare Dio verso il fondo della classifica delle proprie priorità si diventa cattivi laici. Poi invece sono caduto nel vizio, son divenuto non mediocre ma cattivo, alternando lunghi periodi lontano da Dio a brevi rientri in carreggiata, ma senza volontà vera di conversione, anche se son sempre stato conscio che la via vera è seguire Lui, ma semplicemente non me ne importava, preferivo fare altro. Poi Dio mi ha donato nausea per l'insulsità di una vita lontano da Lui, ho ripreso a pregare, ad accostarmi con frequenza ai Sacramenti, a fare buone letture. Ora provo questo rimpianto che mi affligge, ma dato che "di propositi e rimpianti sono pieni i camposanti", non voglio che esso sia sterile, ma faccio sì che sia una croce offerta a Dio per le vocazioni.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(Lettera firmata)

Pensiero del giorno - È dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Nel grande combattimento della Chiesa le anime inattive sono più numerose di quelle dedite veramente al bene di tutti, con piena ed assoluta fiducia nel Signore. Il timore ed il rispetto umano vince tanta parte dei Cristiani, i quali si contentano di stare accampati nella Chiesa, ma non si muovono all'azione […]. Eppure è dovere di ogni Cristiano il concorrere alla salvezza delle anime; se un peccatore si sentisse rimproverato, esortato, aiutato, assalito magari dalle insistenze dei suoi fratelli, più difficilmente cadrebbe nel fondo dell'abisso. Noi vediamo dolorosamente, al contrario, che i peccatori sono lasciati marcire nel loro deplorevole stato, ed i giusti sono aggrediti dall'ostilità e dal motteggio altrui. E' una cosa orribile!

[Brano tratto da "La Sacra Scrittura", volume V, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa

lunedì 9 marzo 2026

I falsi amici la fecero morire senza sacramenti

Memento mori
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


In una sala vasta e maestosa addobbata di tutto punto, sopra un ricco letto adorno come il resto della stanza, giaceva una signora gravemente inferma. Il volto scarno, il respiro affannoso, il pallore, tutto denotava che era alla fine dei suoi giorni. Stava appoggiata a molti cuscini che la sostenevano, e il suo fare era ancora altero, orgoglioso. Discorreva cogli astanti, tra i quali era un ufficiale di marina, due eleganti giovanotti, una elegantissima damigella, un vecchio medico e due domestiche. L'infelice si sforzava di parer tranquilla e sorridente. Sul letto era qualche gazzetta, e sul tavolino da notte tre o quattro romanzi presso ad una tazza d'argento. Acqua santa, libri di pietà, immagini di Gesù Cristo, di Maria Vergine, di Santi neppur per ombra. Intanto che parlavano, un servo alzò leggermente la tendina della porta e disse: Il signor curato domanda se può visitare la signora. L'ufficiale rispose in modo sprezzante: Che cosa vuole il signor curato? vuol forse confessarla? andate e ditegli che dorma pure tranquillo; la signora è stata sempre buona cittadina, non ha fatto male ad alcuno, anzi ha sempre aiutato i suoi simili, e se morirà, essi pregheranno per lei. Pensi a sé e non si pigli dei batticuori per l'anima altrui. La signora sorrise all'ufficiale quasi volesse dirgli: Bravo, vi ringrazio. - Fu coraggio? Tutt'altro, fu vile rispetto umano, temeva di passar per cristiana. Il servo si ritirò, e gli astanti risposero al sorriso della signora con un ridere fragoroso, facendosi beffe del curato. Ma una convulsione improvvisa scompose quel forzato sorriso sulle labbra all'inferma, la sua faccia si trasformò in modo che fece scappare spaventati i due giovinotti, la damigella elegante e persino il coraggioso ufficiale. Il medico si accostò al letto, e dopo pochi minuti disse alle domestiche: È spirata. Allora queste alzarono grida, corsero alla damigella a darle notizia, ed essa in fretta in fretta a gridare: Correte subito a chiamare il signor curato! Il medico se ne uscì, i due giovanotti e l'ufficiale se la batterono senza nemmeno voltarsi indietro, e della signora restò un cadavere abbandonato. E l'anima sua dove è andata?... Ah! impariamo a tener lungi da noi i falsi amici e a fare gran conto in vita nel Ministro di Dio, che al punto della nostra morte potrà solo consolarci, e assolvendoci dei peccati ci potrà dire: Anima cristiana, Dio ti perdona, va in Paradiso. 

È peccato uccidere gli insetti? (322)

Peccato e confessionale
Alcuni si pongono la domanda: "È peccato uccidere gli insetti?"

Se si uccide un insetto per un fine buono (ad esempio eliminare gli insetti fastidiosi come le zanzare, le mosche e, in certi casi, anche pericolosi, come le vespe, gli scorpioni, ecc.) è moralmente lecito, mentre se lo si sopprime senza motivo si commette peccato veniale (cioè leggero). Ma dato che in genere gli insetti vengono uccisi proprio perché sono molesti o pericolosi, si può dire che in genere non sono mai peccati queste uccisioni. Non penso che qualcuno si metta a girare per le campagne per uccidere le mosche senza nessun motivo o solo per "passare il tempo". 

Pensiero del giorno

Don Bosco
Nel 1886 Don Viglietti pregò Don Bosco di astenersi dal confessare perché ciò gli costava troppa fatica [...]. Don Bosco rispose: — Eh! caro Viglietti, se non confesso i giovani che cosa farò io ancora per essi? Ho promesso a Dio che fino l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani!

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


domenica 8 marzo 2026

È peccato ubriacarsi? (151)

Ubriacarsi è un peccato da confessare?
Alcuni si domandano: "È peccato ubriacarsi?" Bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale. Così insegnano i tradizionali manuali di Teologia Morale.
 
Secondo la Dottrina Cattolica, l'ubriachezza (intesa come perdita della piena facoltà di ragionare e agire a causa dell'abuso di alcol) è considerata un peccato grave (mortale).

Questa posizione è basata sulla virtù cardinale della Temperanza e sul rispetto della dignità della persona umana.


Fondamenti Morali

La gravità del peccato di ubriachezza deriva da due principi fondamentali:

1. Violazione della Temperanza

L'ubriachezza è una grave violazione della Temperanza, che è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e procura l'equilibrio nell'uso dei beni creati.

  • Perdita di Ragione: La Teologia Morale insegna che l'atto di bere fino a perdere il controllo della propria ragione e volontà è intrinsecamente sbagliato. La ragione è il dono più alto di Dio all'uomo, e l'ubriachezza la annulla temporaneamente, rendendo l'individuo incapace di agire moralmente e di prendere decisioni libere e responsabili.

2. Danno a Se Stessi e al Prossimo

L'ubriachezza è un peccato perché può portare a gravi conseguenze, sia per sé stessi che per gli altri:

  • Danno Fisico: L'abuso di alcol danneggia la salute fisica e mentale, che è un dono di Dio da custodire.

  • Pericolo di Peccati Ulteriori: Lo stato di ebbrezza (soprattutto l'ubriachezza completa) espone la persona al rischio di commettere altri peccati gravi che non avrebbe commesso in stato lucido (atti di violenza, fornicazione, bestemmia, scandalo). I manuali tradizionali chiamano l'ubriachezza un "peccato che apre la porta ad altri peccati".

  • Scandalo: Se l'ubriachezza è pubblica, essa causa scandalo e offre un cattivo esempio, specialmente ai giovani.


Il Grado di Peccato

I manuali distinguono tra i gradi di ebbrezza per valutarne la gravità:

  • Ebbrezza Perfetta (Ubriachezza Piena): Raggiungere uno stato in cui si perde totalmente l'uso della ragione e la capacità di compiere atti umani responsabili è considerato peccato mortale se è voluto o se si è consapevoli che si poteva facilmente raggiungere tale stato.

  • Ebbrezza Incompleta (rimanere brilli): Bere in modo da alterare leggermente i sensi o rallentare le facoltà, ma senza perdere completamente l'uso di ragione, è generalmente classificato come peccato veniale, a meno che non ci siano circostanze aggravanti.

L'enfasi è posta sulla volontà di perdere la ragione, che è l'atto peccaminoso centrale. Bere moderatamente, senza ubriacarsi né rimanere brilli, non è peccato.


La donna è stata creata da Dio per aiutare l'uomo a salvarsi l'anima

Dagli scritti del Beato Giacomo Alberione.


Il Bougaud (...) esclama: «Initium et finis mulier»: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: «Inesse in eis quid divinum»: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio. Ma perché mai questo Dio, che fa bene ogni cosa, che tutto rettamente dispone in peso e misura, secondo i suoi altissimi fini, perché questo Dio fu così largo colla donna? Non vi ha dubbio sulla risposta: perché l’aveva destinata ad una nobilissima vocazione: i doni fatti alla donna sono nulla più che mezzi necessari alla sua missione.

Rifacciamoci all’origine del mondo: là apparirà la verità di questa asserzione. Quando Dio ebbe creato l’uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, tocco il cuore di compassione alla vista della sua solitudine, pronunciò questa parola, una delle più tenere uscite dal suo labbro: Non è bene che l’uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d’aiuto. E creò la donna per aiuto dell’uomo. Ed aiutarlo in che? Nei suoi lavori, nelle sue angosce: è così acerbo il dolore quando si soffre da soli! Nelle gioie, nei sogni di felicità: si gode sì poco, quando si gode soli! E siccome l’uomo non è creato per la terra, ma pel cielo, siccome Dio collocò in lui speranze celesti, slanci e desideri sublimi, siccome il mondo è l’esilio, il cielo invece la patria: sorreggere l’uomo in questo cammino, condurlo all’eternità, andarvi con lui forma l’altissima missione della donna: adiutorium simile sibi. L’uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, avrebbe spesso perduto di vista il cielo: e Dio gli diede un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del cielo.

(...)

Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo seco nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l’uomo caduto ne abbisognava ancor più. (...) Maria fu l’alto tipo della donna cristiana: Essa compì il suo ufficio di sollevare l’uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al cielo. La donna riabilitata da Gesù Cristo venne con paziente lavoro riammessa al suo posto primitivo. Dopo diciannove secoli la donna cristiana gode di nuovo quel santo ed universale rispetto, quel tenero e religioso amore, quegli onori e quei riguardi pieni di delicatezza che rendono possibile la sua missione. Quel certo spirito di cavalleria, che, non ostante le naturali esagerazioni, dominò tanto nel medio evo ed oggi ancora forma come l’incanto ed il profumo della società civile, è tutto uno spirito ed un portato delle dottrine cristiane sulla donna. Di nuovo in essa troviamo quella purezza, quell’aureola di modestia, quella bellezza grave, quell’amabile libertà, quella virtù generosa e quel desiderio intenso di attrarre il cuore dell’uomo per innalzarlo al cielo e là seco condurlo.

Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l’anima, l’eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che ci si riveleranno solo nell’eternità.

L’uomo (...) in mezzo agli affari ed alle occupazioni del presente e del caduco, facilmente dimentica l’idea del futuro: il visibile lo soffoca, il suo volto si abbassa. (...) Ciò che l’uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina. Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. Anche la Chiesa, disse il papa alle donne cattoliche, vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete colla religione e per la religione essere l’aiuto dell’uomo.

Chi mette la donna fuori di tal missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.

(...) la donna può esercitare un’influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo: noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, (...) noi abbiamo nelle lettere di san Paolo che l’uomo infedele viene santificato dalla donna fedele.

Non è qui il luogo di insistere perché si abbia occhio, nella scelta del compagno della vita, alla sua religione, alle sue pratiche, ai suoi costumi. Questa cosa non è mai abbastanza detta e capita per la spensieratezza giovanile. Ma comunque sia stata la cosa: se il giovane sposo è buon cristiano, alla donna sarà più facile il conservarlo tale: se invece è indifferente o avverso alla religione, alla donna sarà più meritorio il convertirlo.

 
[Brano tratto da "La donna associata allo zelo sacerdotale", di Don Giacomo Alberione, Edizioni San Paolo].