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domenica 20 settembre 2026

L'estensione della carità fraterna

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fammi comprendere che la vera carità non ammette eccezioni, ma abbraccia con amore sincero qualsiasi prossimo. 

1 - Se la carità si basasse sulle qualità del prossimo, sui suoi meriti, sul suo valore, se si basasse sul conforto e sui benefici che da esso riceviamo, sarebbe davvero impossibile estenderla a tutti gli uomini. Ma, poiché si fonda sulle relazioni del prossimo con Dio, nessuno può esserne lecitamente escluso, giacché tutti appartengono a Dio, sono di fatto creature sue e, almeno per vocazione, sono tutti figli suoi, redenti dal Sangue di Cristo, chiamati a vivere « in società » con Dio (cfr. I Gv. 1, 3), mediante la grazia qui in terra e la visione beatifica nel cielo. E anche se alcuni, per la loro malizia, si sono resi indegni della grazia di Dio, tuttavia, finché vivono, sono pur sempre capaci di convertirsi e di essere riammessi nella dolce intimità del Padre celeste. 

Nell’antico testamento, in cui il grande mistero della comunicazione della vita divina agli uomini non era ancora stato rivelato e Gesù non era ancora venuto ad instaurare la realizzazione di questi nuovi rapporti fra Dio e gli uomini, la legge dell’amore del prossimo non esigeva questo abbraccio universale e profondo, di cui gli antichi non sarebbero stati capaci. Ma da quando Gesù è venuto a dirci che Dio è nostro Padre al punto di volerci comunicare la sua vita divina, da quando Gesù è venuto ad offrirci la grazia di adozione a figli di Dio, il precetto della carità ha acquistato una nuova ampiezza. « Voi avete udito che è stato detto: ‘ amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico ’. Io invece - proclama Gesù - dico a voi: ‘ amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugl’ingiusti ’ » (Mt. 5,43-45). Ecco come Gesù stesso dichiara il motivo della carità universale: dobbiamo amare tutti per essere figli del Padre celeste, per imitare il suo amore universale verso tutti gli uomini che sono creature sue, da lui eletti a suoi figli adottivi. Anche Gesù c’insegna che dobbiamo amare il prossimo « propter Deum », a motivo di Dio. 

2 - Molte volte in pratica troviamo difficile il precetto della carità universale, perché facciamo dell’amore del prossimo un fatto quasi esclusivamente personale, soggettivo e quindi egoistico. In altre parole, anziché far dipendere il nostro amore per il prossimo dalle sue relazioni con Dio, lo facciamo dipendere dalle sue relazioni con noi. Se il prossimo ci vuol bene, ci rispetta, ci tiene in giusta considerazione, ci presta servizi, ecc., non troviamo nessuna difficoltà ad amarlo, anzi ci compiacciamo in questo amore e cerchiamo in esso conforto. Ma ben altro accade se il prossimo ci è contrario, se ci urta, se ci procura - sia pure involontariamente - dei dispiaceri, se non condivide il nostro modo di pensare, se non approva la nostra condotta. Di fronte a tutto ciò dobbiamo pur convenire che sbagliamo in partenza sostituendo a Dio, che è il vero motivo per cui dobbiamo amare il prossimo, il nostro misero io con le sue esigenze egoistiche. Anche in fatto di amore del prossimo dobbiamo riconoscere che siamo purtroppo quasi sempre egocentrici e ben poco teocentrici. Se il centro dei nostri rapporti col prossimo fosse veramente Dio, sapremmo superare il punto di vista egocentrico, ossia egoista, personale e, pur soffrendo per i torti, le indelicatezze, i dispiaceri che possiamo ricevere dal prossimo, non prenderemmo mai da ciò motivo per rifiutargli il nostro amore. In fondo, è sempre l’egoismo che ci porta fuori strada e, in questo caso, ci chiude la strada alla pratica della carità teologale. 

Dobbiamo, dunque, vincere l’egoismo e slanciarci oltre gli orizzonti tanto limitati di un amore basato sui nostri interessi personali. Guardiamo più in alto, guardiamo a Dio che ripete anche a noi come a S. Caterina da Genova: « Chi ama me, ama tutto ciò che è amato da me ». Se, a motivo delle difficoltà che incontriamo nei nostri rapporti col prossimo, la nostra carità si arresta, vuol dire che i nostri rapporti con i fratelli non sono regolati dall’amore di Dio, ma dall’amore del nostro io. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Ricco di maestà e nobiltà, il latino è la lingua che meglio di tutte eleva l'animo alla sacralità. 

(Papa Roncalli).

sabato 19 settembre 2026

L'inferno esiste!

Diavolo
Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”. I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e constatarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece sostenevano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era in corso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”. A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

Pensiero del giorno

Il fidanzato, e specialmente il giovane marito, prenda buona nota di questo aspetto della psicologia femminile. Ne può ricavare molto per la felicità o l'infelicità della sua sposa o del suo matrimonio. Una donna non dimenticherà mai una parola dura o un rimprovero amaro, pronunciato a sproposito durante una piccola scena coniugale, come ricorderà la parola o il gesto amabile durante un parto, una malattia, una prova, un lieto avvenimento. Di qui la necessità per l'uomo di evitare ogni durezza di parola, di gesto o di atteggiamento, e di vivere in vera cortesia e sincera bontà. È la condizione di una felicità duratura. 

[Brano tratto da "Per te fidanzato e giovane marito", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1958].

venerdì 18 settembre 2026

Pio XII raccomandò la confessione frequente dei peccati

 

Papa Pio XII
Papa Pio XII ha raccomandato vivamente la pratica della confessione frequente (anche dei peccati veniali) principalmente nell'enciclica Mystici Corporis Christi, pubblicata il 29 giugno 1943.

Ecco i dettagli principali riguardo a questo insegnamento:

Il contesto: Mystici Corporis Christi

In questo documento, dedicato alla natura della Chiesa come "Corpo Mistico di Cristo", il Papa affronta il tema del progresso spirituale dei fedeli. Interviene per correggere alcune tendenze dell'epoca che sminuivano la confessione dei peccati veniali, considerandola superflua.

Punti chiave della raccomandazione

Pio XII sottolinea che, sebbene non sia strettamente necessaria per il perdono dei peccati non gravi (che possono essere rimessi in altri modi), la confessione frequente dei devoti è caldamente incoraggiata per diversi motivi spirituali:

  • Aumento della conoscenza di sé: Aiuta a fare verità sulla propria condizione interiore.

  • Crescita nell'umiltà: L'atto di accusare le proprie colpe educa l'anima.

  • Sradicamento delle cattive abitudini: Contrasta la tiepidezza spirituale e le inclinazioni al male.

  • Purificazione della coscienza: Porta una maggiore pace interiore.

  • Rinvigorimento della volontà: Conferisce una grazia sacramentale specifica per resistere alle tentazioni.


Pio XII tornò su questo tema anche in un'altra importante enciclica, la Mediator Dei (1947), dedicata alla sacra liturgia. In essa ribadì che la confessione frequente è un mezzo prezioso per progredire sulla via della santità e per partecipare più degnamente all'Eucaristia.

Pensiero del giorno

Ogni Santa Messa bene ascoltata e con devozione, produce nella nostra anima effetti meravigliosi, abbondanti grazie spirituali e materiali, che noi stessi non conosciamo.

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)

giovedì 17 settembre 2026

Assistenza divina

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Costruire un Tempio, grande e sfarzoso, richiederebbe oggi centinaia e centinaia di milioni; quantunque al tempo del Santo la moneta avesse altro valore, facendo le proporzioni, si avrebbe lo stesso risultato. Don Bosco iniziò la costruzione del magnifico Santuario dell'Ausiliatrice in Torino senza denaro; e non solo la Chiesa, ma anche i locali annessi, cioè un grandioso Ospizio. La gente si domandava, a vedere tanti operai a lavoro e la fabbrica a venire su così presto: Ma questo Prete dove prende i denari per pagare la mano d'opera e il materiale?...  Don Bosco aveva fatto il disegno del Santuario, come gli era stato mostrato nelle visioni, l'aveva fatto approvare, aveva posta la prima pietra il 27 Aprile 1865 e diede l'incarico della costruzione all'impresario Carlo Buzzetti. A costui disse:
- Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho.  
Messo fuori il borsellino, lo capovolse nelle mani di Buzzetti e vennero fuori otto soldi. 
- Con questo lei vuole innalzare un grande Tempio?  
- Stai tranquillo, che la Madonna penserà a provvedere il denaro!  
Un altro, che faceva da economo, disse: Don Bosco, ma come faremo ad andare avanti? Come si può affrontare un'opera simile senza denaro?  
- Non preoccuparti! Comincia gli scavi. Quando mai noi abbiamo cominciato un'opera con i denari pronti? Bisogna lasciar fare qualche cosa alla Divina Provvidenza!  

Da quel momento furono tante le grazie concesse dalla Madonna a coloro che concorrevano alla costruzione della nuova Chiesa, che Don Bosco potè dire: La Vergine Santissima si è edificata da se stessa la sua casa; ogni mattone del Tempio ricorda una grazia da lei concessa.  Per aver un'idea di ciò che avveniva attorno a Don Bosco quando lavorava per la gloria di Dio, basta citare un semplice episodio, uno tra i moltissimi. Si erano cominciati gli scavi e si avvicinava il giorno del pagamento della prima quindicina di lavoro. Il Santo fu chiamato al letto di una signora, la quale da tre mesi era gravemente inferma. Le consigliò di pregare la Madonna e di fare una novena, con la promessa, se era possibile, di dare qualche offerta per il Tempio in costruzione. L'inferma presto guarì e diede a Don Bosco la somma per il pagamento della quindicina dei lavori, dicendo: Questa è la prima offerta e non sarà certamente l'ultima. 


[...]

La fiducia di Don Bosco nella Divina Provvidenza non aveva limiti, per questo era sicuro in ogni impresa. Si trovava a San Benigno Canavese. Don Rua e Don Lazzero erano preoccupati, dovendosi pagare d'urgenza ventimila lire. Questa somma oggi equivarrebbe almeno a due milioni. Mentre si studiava il modo di procurare il denaro, Don Bosco estrasse da tasca una busta sigillata, che gli era stata consegnata e non aveva ancora aperta. Era un signore che scriveva, dicendo che aveva già pronte ventimila lire da mandare per qualche opera di beneficenza. Don Bosco esclamò: Queste sono cose di ogni momento; eppure i posteri non le vorranno credere e le porranno tra le favole!  

Un altro esempio del genere. 

Si erano spese trentamila lire per mettere in efficienza un'abitazione a Mathi Torinese. Don Bosco era a pranzo dal Conte Colle a Tolone e ruminava nella sua mente la maniera di raccogliere quella somma per darla all'impresario; non manifestò il suo pensiero. Finito il pranzo, il Conte, che nulla sapeva dell'affare di Don Bosco, gli consegnò un plico, dicendo: Serva per le sue opere. Il plico conteneva trentamila lire. Il Santo, sorridendo, si rivolse al Conte: Durante il pranzo pensavo al debito di trentamila lire; lei è stato scelto da Dio a strumento della sua Provvidenza.  Il Conte a queste parole pianse di consolazione. Quando, in estremo bisogno, non si muovevano gli uomini ad aiutare Don Bosco, interveniva direttamente Dio, dando al suo Servo il potere di operare miracoli. Ed il nostro Santo potè moltiplicare le pagnottelle per la colazione dei suoi ricoverati, le castagne e le nocciole in occasione di passeggiate e le Sacre Particole durante la Messa. 

[...]

Come si spiega l'abbondanza di Provvidenza in Don Bosco? Con le parole di Gesù: « Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più... ». Egli cercava la gloria di Dio e la salvezza delle anime; non ambiva il denaro per sè o per cupidigia, ma per il bene del prossimo. Secondo le parole del Vangelo, quando una persona osserva bene la legge di Dio ed ha cura dell'anima propria, può essere sicura di essere assistita dalla Divina Provvidenza; non nuoterà nella ricchezza, perchè d'ordinario questa è pericolosa, ma non sarà privata del necessario. 

Don Bosco è considerato come il Santo della Provvidenza e molti si rivolgono a lui nelle necessità della vita. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno - Circa l'apostolato dei lassisti

Non è possibile fare intendere a tutti le vie di Dio, e zelando la sua gloria sotto l'influsso dello Spirito Santo, si urta contro la mentalità di quelli che non sanno capire le vie della penitenza, dell'amore e dell'abnegazione, e vorrebbero un apostolato stilizzato sulle abitudini moderne, innocuo, per così dire, che sia più un'occasione di divertimento che un sentirsi pressato a mutare completamente vita.

[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume 21, “Atti degli Apostoli”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

mercoledì 16 settembre 2026

Circa l'ecumenismo "federativo"

[Brano tratto da un articolo del compianto Cardinale Giuseppe Siri, intitolato "Bilancio dell'ecumenismo", e pubblicato su “Renovatio”, VI - 1971].

Sentiamo il dovere di dire che un bilancio sull'ecumenismo deve essere fatto anche se non abbiamo la presunzione di farlo qui. Solo i bilanci sono in grado di dire se metodi e strumenti assunti hanno dato i frutti desiderati. […] È il caso di chiedersi ora se sia soddisfacente il corso delle operazioni a breve termine. Si tratta del recupero dei singoli all'unità della vera Chiesa. La domanda può venir posta in altro modo, più espressivo: i ritorni individuali sono diminuiti o aumentati? Si raccolgono qua e là voci sconcertanti. Se sono vere (e ci auguriamo non lo siano o siano esagerate), il problema si sposta ai metodi usati. Non basta la volontà ecumenica, il suo slancio, il suo ardore; occorre l'intelligenza e la misura. La verità ha sempre un fascino; la grazia di Dio opera nel segreto delle anime e nel ruotare dei fatti ben oltre quel fascino. Tuttavia quello che ha sempre attirato verso la Chiesa è stata la sua unità indiscutibile, la sua monoliticità nell'adesione a Pietro, il carattere definitivo del suo Magistero interamente applicato, la forza attrattiva della comune disciplina. La Chiesa deve presentarsi come un ancoraggio sicuro. Nel segreto delle anime, ove la logica demolisce molti idoli e pone incredibili esigenze e là dove la sofferenza della vita imprime uno spontaneo movimento di ricerca spirituale, si manifesta incontenibile il bisogno della «roccia sicura». Tutto quello dei difetti nostri che rende l'ancoraggio meno certo e definitivo demolisce il metodo giusto dell'ecumenismo. Tutto ciò non sarebbe vero se si partisse dal concetto dell'«unità federativa»; ma questa non è nel piano di Cristo.

Pensiero del giorno

Chi non ha battaglia non ha vittoria.


(Santa Caterina da Siena)

martedì 15 settembre 2026

Capitano Guido Negri, eroico militare e zelante soldato di Gesù Cristo

Vorrei farvi leggere la “Lettera di Don Giulivo ai giovani” pubblicata sul “Bollettino Salesiano” del novembre del 1941.


Carissimi,

quest'anno, venticinquesimo della morte di Guido Negri, il Ministero ha autorizzato la città di Este a dedicare la piazza del Castello al nome del «Capitano santo». Non so se tutti voi conosciate questa eroica figura di ufficiale cattolico, caduto il 27 giugno 1916 sul monte Colombara. Alle diffuse edizioni delle sue memorie biografiche sta per aggiungersi in questi giorni un riuscitissimo profilo stampato apposta pei soldati. È una figura di primo piano, tutta luce e tutta forza. Tempra adamantina, serbò la sua purezza illibata fino alla morte vivendo di Gesù Sacramentato. Coscienza intemerata, crebbe al culto del dovere fino al sacrificio. Cuore nobilissimo, si aderse all'amore di Dio fino alla passione dei santi. La Fede fu la sua bandiera che portò alta, spiegata di fronte a tutti, dalla famiglia alla scuola, dalla caserma alla trincea, all'assalto. Basta ricordare che proprio in quella piazza Castello, che oggi porta il suo nome, egli apparve, un mese prima di morire, reggendo, nella sua brillante divisa di capitano, l'ombrella al curato del Duomo che portava il SS. Viatico ad un'inferma fuori città. Unico uomo, oltre il prete, in un gruppo di pie donne! 

Un mese dopo egli dava la vita per la Patria che gli conferiva la Medaglia d'Argento colla seguente motivazione «Primo fra i primi, col nome della Patria sulle labbra, trascinava con esempio, fulgido e magnifico la sua compagnia all'assalto di una fortissima posizione avversaria. Colpito al cuore dal piombo nemico, lasciava la giovane esistenza sotto i reticolati. Monte Colombara, 27 giugno 1916». 

Miei cari: voi che adesso ammirate sovente in chiesa ufficiali e soldati, in divisa, a compiere con tanta edificazione i loro doveri religiosi, forse non misurate a sufficienza il valore del gesto del Capitano Guido Negri. Ma dovete sapere che a quei tempi ci voleva del fegato in un militare per andare in chiesa, e tanto più per accompagnare il Santissimo Sacramento in pubblico, in divisa: il minimo che poteva capitare era un diluvio di scherni e di derisioni; non di rado costava la carriera. L'esempio del Capitano Guido Negri vi sproni pertanto a professare sempre coraggiosamente la vostra fede, ed a crescere degni delle gloriose tradizioni dei nostri migliori soldati. 

Vostro aff.mo Don Giulivo

Pensiero del giorno


Meditate spesso i dolori della divina Madre Maria, dolori inseparabili da quelli del suo Divin Figlio.



(San Paolo della Croce)

lunedì 14 settembre 2026

Passione di Gesù

Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze che patì a causa nostra. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che pensiamo all'amore che ha avuto per noi fino a patire quegli atroci tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per redimere il genere umano, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa mai alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo. Un Dio morto per gli uomini! Questa considerazione è stata sempre la meditazione più dolce delle anime sante e il motivo più forte per amarlo. Di certo non possiamo dubitare della bontà di Dio vedendolo in croce per noi. Oh che dolce riposo trovano le anime che amano Dio quando nelle avversità di questa vita meditano in silenzio sul nostro amoroso Redentore mentre agonizzava sulla croce e il suo divin sangue fuoriusciva da tutte le sue membra ferite dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze terrene e di piaceri della carne! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di Colui che volle tanto patire e morire per amor nostro. E com'è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, il pensare a un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione del Redentore Divino? Ciò avviene perché poco si fermano a considerare quanto Gesù Cristo patì per nostro amore.

Pensiero del giorno

Gesù in croce
Nel colmo di qualche grande afflizione, prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui. Che predica sentirete!


(San Paolo della Croce)

domenica 13 settembre 2026

Circa gli annunci sul blog

Da quando nel 2008 ho aperto il blog “Cordialiter”, ho dato ampio spazio agli annunci che i lettori mi inviano al riguardo di Messe in rito antico, convegni su temi religiosi, conferenze, ecc. L’ho sempre fatto gratuitamente, senza mai chiedere nulla in cambio. Penso che gli annunci, oltre ad essere interessanti per gli utenti, mi aiutino a rendere il blog ancora più piacevole da visitare. Quindi ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno inviato annunci utili ed interessanti. 

Purtroppo, spesso, per mancanza di tempo (o per altri giustificati motivi), non ho pubblicato gli annunci che mi sono stati inviati. Chiedo scusa se qualcuno ne è rimasto dispiaciuto ma, credetemi, non l’ho fatto per cattiveria. Ho difficoltà soprattutto quando mi vengono inviati annunci in formato pdf, poiché mi tocca prima convertirli in formato immagine (jpg, gif, ecc.). In certi casi ricevo annunci in formato immagine che hanno dimensioni troppo grandi e mi tocca ridimensionare i file, altre volte invece le immagini contengono testo troppo piccolo e difficilmente leggibile. Poi ci sono degli annunci che pur essendo in formato testo, e quindi facilmente pubblicabili con un semplice copia/incolla, sono “chilometrici”, pertanto mi tocca fare un riassunto (penso che i post eccessivamente lunghi non vengano letti interamente dai lettori). Fare tutto ciò assorbe molto tempo nel corso dell’anno, quindi capisco il fatto che tante altre persone abbiano abbandonato i propri blog. Io invece sto cercando di resistere a portare avanti questo servizio, poiché molti lettori mi hanno detto che si sentono confortati ed edificati nel frequentare il mio blog. Chiedo pertanto di cercare di venire incontro alle mie esigenze inviandomi solo degli annunci che non mi sottraggano troppo tempo. 

Approfitto dell’occasione per ringraziare di cuore anche tutti coloro che in questi anni hanno deciso di supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog inviandomi un libero contributo. Senza queste persone dal cuore grande, temo che anche io sarei stato costretto ad abbandonare il blog già da tempo.