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venerdì 16 ottobre 2026

L'aborto è un abominevole delitto!

Quando un giornalista domanda a un modernista se vorrebbe che venisse abrogata la legge 194 del 1978 con cui è stato legalizzato l'aborto, spesso si sente rispondere una frase di questo tipo: "La 194 è una legge dello Stato".

Ma che risposta è questa?! Un cattolico fedele al Magistero perenne della Chiesa dovrebbe rispondere in modo chiaro, ad esempio così: "Sì, vorrei che la 194 venisse abrogata perché lo Stato non può concedere a nessuno la facoltà di sopprimere la vita di un bimbo innocente. Lex iniusta non est lex. Una legge ingiusta non è legge. Nessuna legge può essere giusta se calpesta la Legge Eterna di Dio, la quale proibisce l'omicidio, e quindi proibisce anche l'abominevole delitto dell'aborto, visto che la vita umana comincia nell'istante del concepimento".  

È così difficile dare una risposta del genere? Ma così come Don Abbondio aveva timore di dare un dispiacere a Don Rodrigo, allo stesso modo i modernisti hanno paura di non piacere ai mondani. Ma a che serve ottenere gli applausi e i complimenti dei mondani se poi si perde l'anima?

Pensiero del giorno

Chi ama Dio, vuol vederlo amato da tutti.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

giovedì 15 ottobre 2026

Avviso da Milano

ComunioneGiovedì 15 alle ore 18 Adorazione eucaristica e benedizione eucaristica con padre Riccardo Dell'Acqua. Chiesa di Santa Maria alla Consolazione, Milano piazza Cairoli. Fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.
 
 
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Santa Teresa e San Giuseppe

San Giuseppe con Gesù Bambino
Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Consorelle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente direzione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conoscere chi ci abbia salvato? E' stato il carissimo nostro padre San Giuseppe. Appena l'abbiamo invocato, è venuto in aiuto!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

Pensiero del giorno (Santa Teresa)

Santa Teresa d'Avila
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa [...]. A chi ha Dio non manca nulla. Dio solo basta.


(Santa Teresa d'Avila)

mercoledì 14 ottobre 2026

Chi ama Gesù Cristo deve disprezzare le vanità del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo (...).

Or siccome gli amanti di Dio sono odiosi al mondo, così il mondo deve essere odioso a chi ama Dio. (...). Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. Bisogna pregare Dio che ci faccia scordare affatto del mondo e ci faccia rallegrare quando vediamo che il mondo ci ributta.

Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. (...) Dice l'apostolo nec potest, sì perché il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio.

Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice. Ma questa è la grazia che vi cerco, fate che in tutti gli eventi io non mi parta punto dai vostri santi voleri.


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Pensiero del giorno

Sul piano concreto della vita, l'amore, quando è vero, si manifesta nel voler fare ciò che piace alla persona amata, nell'uniformarsi ai suoi desideri, ai suoi gusti, ai suoi voleri, non volendo nulla di ciò che a lei può dispiacere.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 13 ottobre 2026

Noi siamo esuli in cammino verso una patria immortale

Bisogna senz'altro preservare i popoli, o guarirli se ne fossero contaminati, da quelle perniciose dottrine che assegnano agli uomini come unico scopo di questa vita il godimento dei piaceri terreni e, affidando al potere arbitrario dello stato l'acquisto e l'uso d'ogni proprietà, deprimono talmente la dignità della persona umana da distruggerla quasi completamente. Occorre insomma inculcare a tutti in pubblico e in privato che noi siamo esuli in cammino verso una patria immortale, e siamo destinati a una vita eterna e a un'eterna felicità che, dietro la guida della verità e mettendo in pratica la virtù, dobbiamo un giorno conseguire. Solo Cristo è vindice della giustizia umana e consolatore dolcissimo degli inevitabili dolori della vita presente; egli solo ci mostra il porto della pace, della giustizia, del gaudio eterno, al quale tutti, redenti dal suo sangue, dobbiamo arrivare dopo questa vita terrena.


[Pensiero tratto dalla Lettera Enciclica "Evangelii Praecones" del grande Papa Pio XII].

Santo Sacrificio della Messa

Ripubblico un breve messaggio che mi scrisse Maristella.

Caro fratello in Cristo, 
Come stai? Noi bene, ringraziando Dio. Vorrei proprio ringraziare quel buon sacerdote che sostiene il blog e che ogni mese celebra una Santa Messa per noi e i nostri parenti! Pregherò per lui e per tutti noi. Dovremmo proprio ricordare di far celebrare tante Messe: per i vivi e per i morti. Ora si possono richiedere anche via internet, facendo donazioni online. Oppure, come faccio io, chiedendo direttamente ai sacerdoti. Tante Messe salvano le anime e il mondo; non dimentichiamolo mai! 

Uniti nella preghiera 
Nei Cuori Immacolati 
Maristella 

P. S. Tra poco andrò a coricarmi: prima il Rosario e poi, a Dio piacendo, un buon sonno riposante! Buona notte

Pensiero del giorno

Corpo incorrotto
Donarsi, sacrificarsi, lasciarsi immolare dal beneplacito del Cuore di Gesù: ecco il desiderio delle nostre anime. Moriamo anche, pur di accontentare l'Amatissimo divino. Egli sì che è morto consumato dalle fiamme del suo Cuore ardente di zelo e di amore: è morto con questa divina sete non spenta sulle labbra e ancor più nel Cuore arso di carità. E noi non vorremmo lavorare, soffrire, consumarci per poi morire, come Lui, nell'abbandono, nel silenzio e con la sua sete divorante?


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

lunedì 12 ottobre 2026

Lettera dalla Spagna liberata

Ai tempi della guerra civile, quante sofferenze hanno dovuto subire i cattolici spagnoli a causa della feroce e sanguinaria tirannide rossa! A tal proposito riporto una lettera di un sacerdote pubblicata sul "Bollettino Salesiano" del maggio 1939.


Dalla Spagna liberata.

Cominciano a giungerci notizie dalla Spagna liberata dall'eroismo dei suoi figli migliori e dei nostri valorosi volontari. Le comunicheremo man mano ai nostri Cooperatori cui raccomandiamo caldamente confratelli ed opere. Ecco la prima da Barcellona:

Amatissimo Padre,
Deo gratias! Finalmente siamo liberi! liberi, amatissimo Padre!

Liberi dai marxisti che, per lo spazio di due anni e mezzo, ci hanno perseguitato con umiliazioni e motteggi, con carceri e tormenti e con la minaccia continua di morte. Quanto buono è stato Iddio con noi che non fummo degni di seguire il calvario fino alla vetta come altri nostri confratelli, gloria della nostra Congregazione e della nostra Patria! Ora il cuore si apre alla speranza. Il seme che con tanti sacrifici hanno generosamente gettato tutti i buoni Salesiani, irrorato dal sangue dei nostri eroici confratelli che hanno saputo morire per Cristo, non tarderà a dare i suoi frutti. Abbiam quasi finito di sbarazzarci da tutta la lordura che hanno lasciato i rossi in questa nostra casa di Sarrià, insieme alle rovine dalle quali non ci potremo rimettere tanto presto.

Ella non può immaginarsi come ho trovato questa cara casa, quando ne presi possesso, un'ora appena dopochè parte dei nostri laboratori erano stati fatti saltare, mentre entravano le truppe liberatrici. Dal 26 febbraio fino ad oggi non abbiam fatto che pulire. Oggi finalmente respiriamo. E ci sentiamo in casa nostra, dopo avere peregrinato in varie case private di cui la carità ci ha aperto, con grave rischio, le porte, negli anni di inferno.

Io non le so dire quel che ho provato nel rimetter piede in questa casa ove ero entrato all'età di 11 anni e n'ero uscito a 57, dopo più di 40 anni di continuo lavoro tra figli di operai, scacciato colle pistole puntate alla gola, perquisito e minacciato di morte, se non fossi scomparso all'istante. Cacciato di casa, come gli altri confratelli, randagio per le strade, ho trovato anch'io nella fede e nello spirito salesiano la forza di sopportare gli innumerevoli maltrattamenti di chi ci perseguitava come fannulloni, come arnesi inutili, come nemici della cultura e della classe operaia! Lei può quindi comprendere la gioia provata nel poter ritornare e prendere nuovamente possesso di questa casa, abitata, durante la dominazione dei rossi, da nemici nostri implacabili! Ma la consolazione più grande fu quella di poter rintracciare e radunare tutti gli altri confratelli dispersi in questa città e dintorni, ognuno con la sua terribile storia di sofferenze inaudite. Man mano che ne compariva uno, era una emozione indescrivibile. Eravamo circa una dozzina e stavamo raccolti in conferenza spirituale nella Cappella di Don Bosco, quando comparve il Sig. Ispettore don Massana a farci la prima visita ed a portarci la sua benedizione. Ora il numero dei ritrovati è salito a 25. Si fa vita regolare e di lavoro. Si cerca di ricuperare ciò che fu rapito al collegio. Abbiamo già ricuperato tutto il materiale della tipografia, che ha ripreso subito a lavorare. Il laboratorio dei falegnami, tutto in rovina, l'abbiamo provvisoriamente montato in un altro locale per far porte e finestre, e le riparazioni indispensabili alla casa che deve ospitare nuovamente i giovani. Abbiamo già scoperto le macchine della falegnameria che furono asportate qua e là e speriamo di riaverle tutte quanto prima. Così pure il materiale della sartoria. Per quelle di meccanica ci vorrà un po' di tempo; ma ne abbiamo già ricuperato una buona parte. Lavoriamo tutti con grande entusiasmo. Ieri 9 marzo abbiamo inaugurato ufficialmente la nostra nuova Comunità. Abbiamo invitato i Cooperatori, gli ex-allievi e gli Amici dell'Opera e la chiesa si riempì completamente. La cerimonia riuscì molto commovente. Ora, siamo ai suoi ordini, disposti a tutto; ma soprattutto ad essere sempre buoni Salesiani.

Eccole in particolare come abbiam trovato le cose. Tutta la Casa di Don Bosco (l'antica prima residenza che ospitò il Santo nel 1886) orrendamente sudicia e deteriorata, è intatta e l'abbiamo subito abitata. Ora la stiamo disinfettando ed imbiancando. Il teatro ha perduto solo il palcoscenico. La parte antica della casa, intatta, con cortili, portici, scuole e dormitori: si sta ripulendo e disinfettando. Intatti anche il parlatorio, la portineria e la tipografia. La chiesa: l'edificio è intatto; ma altari, pulpiti, confessionali, Via Crucis e banchi, tutti bruciati nel cortile. L'abbiamo ripresa a funzionare alla meglio fin dal giorno seguente al nostro ritorno. Incominciammo con l'atto della riconciliazione secondo il rituale. La chiesa era gremita di gente, e continua ad affollarsi a tutte le funzioni che celebriamo. Così abbiamo festeggiato S. Francesco di Sales e il nostro Santo Padre Don Bosco con un concorso straordinario. Stiamo ricuperando alcuni paramenti sacri, trafugati qua e là.

L'edificio delle scuole è pur esso intatto. Il pianterreno coi portici era stato convertito in fabbrica di materiali da guerra. I refettori e la cucina, tanto dei giovani come dei confratelli, intatti. Così pure l'infermeria. Sono invece stati distrutti: i laboratori dei falegnami, dei sarti, degli scultori e indoratori, la scuola di disegno, ecc.: tutto fatto saltare. Durante il terrorismo, i rossi avevano adibito l'edificio, con enormi padiglioni costruiti da loro nell'orto, a fabbrica di guerra, in particolare per fucili Mauser e munizioni da cannone. Non è rimasto che un mucchio di macerie! Naturalmente, di tutto il deposito dei lavori di stampa, di libreria, ecc. non rimane più nulla. Tutto asportato o distrutto. Bisogna ricominciare da capo. La stessa sorte è toccata al reparto di arte sacra: sculture, immagini, stampe; tutto frantumato o bruciato. L'organo della chiesa, harmoniums, pianoforti, tutti rovinati. Un vandalismo! Non si possono ancora calcolare i danni.

Amatissimo Padre, ci son rimasti però intatti più di tutto la volontà e lo spirito salesiano; e in nome di Dio faremo tutto quello che umanamente è possibile per riattivare la vita ordinaria delle scuole. Ci sono ancora delle gravissime difficoltà, non essendo ancora terminata la guerra. Tra le altre, la difficoltà di approvvigionamento. Ce ne vuole a mettere insieme il vitto pei 25 che siamo in casa: ma ci facciamo coraggio e speriamo di risolvere presto anche questo problema. Mi preme poter raccogliere quanto prima una cinquantina di orfani di guerra; siamo già in trattative. Piovono domande di accettazioni da tutte le parti. Qualcuno speriamo di poterlo accettare in aprile. I confratelli sono in pieno fervore.

Tutti la salutano e salutano con lei tutti i Superiori del Capitolo. La terrò al corrente di quanto facciamo ed abbiamo in mente di fare. Grazie di tutto. Per tutti

Suo aff.mo in C. J. Barcellona, 10 marzo 1939.

Sac. GUGLIELMO VIÑAS.

Pensiero del giorno

Fuggiamo i contrasti: alle volte per cose di niente si afferrano certe contese che poi passano ad ingiurie ed a rancori.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 11 ottobre 2026

La giustizia e la riconoscenza ci fanno un dovere di soccorrere le anime purganti

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Soccorrere i defunti ci è prescritto dalla carità cristiana, ci è ispirato dalla natura stessa ed è, inoltre, dovere di riconoscenza e di giustizia. Chi può dire di non avere in quelle fiamme un qualche parente od amico? E se in vita siamo debitori d'assistenza e di amore agli autori dei nostri giorni, non ci crediamo forse obbligati di soccorrerli dopo morte? Ohimè! facciamo loro tante proteste di tenerezza e di devozione mentre sono in vita, e poi li dimentichiamo non appena sono trapassati? Quant'affezione non ebbero essi per noi! quante pene non abbiamo forse recato loro! quante finezze non ci prodigavano allorché cadevamo malati! non ponevano essi la loro felicita nel vederci felici? ed ora che essi sono in un mare di dolori, non ci adopreremo a liberarli? «Non renderemo loro quel che da essi abbiamo ricevuto?». Riconoscenti per i tanti favori da loro ricevuti, li abbiamo, senza fallo, assicurati dell'amor nostro, e le nostre testimonianze erano sincere; che se li avessimo veduti miserabili o penanti, ci saremmo affrettati a porgere loro soccorso, vergognandoci di passare per ingrati. E perché dunque li abbandoniamo al presente, vedendoli in preda ad inesprimibili dolori? L'abbandono in cui il divin Salvatore venne lasciato dai diletti suoi discepoli, durante l' agonia dell' orto, gli cagionò dolore vivissimo; quanto non debbono soffrire anche le anime purganti nel vedersi abbandonate da ingrati, ricolmi di benefici! La mancanza di fede ci rende crudeli; siamo commossi unicamente da ciò che ferisce i sensi; lo spettacolo dell'agonia dei parenti ci opprime di dolore; non possiamo pensare a loro senza lacrime; ma non vogliamo persuaderci di quanto insegna la nostra santa religione intorno al purgatorio; abbiamo appena un qualche pensiero intorno alla sorte probabile di coloro che piangiamo, i quali, forse, per la nostra mancanza di fede, sono in quelle fiamme da ben molti anni: E noi siamo tanto più colpevoli in quanto che forse per colpa nostra essi si trovano là, e con il suffragarli compiremmo un atto di pura giustizia. Se abbiamo fatto qualche torto al prossimo, dobbiamo ripararlo; e potremmo noi esimerci dal sacro dovere di distruggere il male cagionato ai nostri cari? 

Le stesse riflessioni valgono anche, sebbene con minor forza, per le persone a noi congiunte con vincoli di amicizia; anche verso di loro abbiamo doveri d'affezione da compiere e dobbiamo provar loro che «l'amore è forte come la morte (cant., VIII, 6);» essi pure ci resero sovente grandi servizi d'amicizia e di devozione, la riconoscenza domanda che ora noi li assistiamo con le preghiere; forse più volte saremo stati loro occasione di peccato, giustizia vuole che espiamo per essi colpe di cui noi fummo causa. 

FIORETTO SPIRITUALE. Pensiamo che con le nostre buone opere possiamo, meglio che con le lacrime, consolare moltissimo quelle anime, ed ottenere, per loro mezzo, i beni che Dio ci ha promesso. (S. G. Crisostomo). 

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento... Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi.


(San Giuseppe Moscati)

sabato 10 ottobre 2026

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Sacro Cuore
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