Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

domenica 13 settembre 2026

La natura stessa ci eccita a sollevare le anime purganti

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Per animarci a porgere aiuto alle povere anime del purgatorio, basta ascoltare i sentimenti ispiratici dalla natura. Potremmo noi vedere l'ultimo degli uomini, anzi il nostro più crudele nemico, caduto nel fuoco senza cercare di ritrarlo? Ora, sappiamolo bene, le anime che gemono in purgatorio, sono le anime dei nostri fratelli, figlie del Padre celeste, sorelle del Figlio di Dio, spose dello Spirito Santo. E saremo noi insensibili alle strazianti grida che mandano dal profondo della prigione in cui ardono giorno e notte? Sentiamo come esse gridano: «Abbiate pietà di noi, almeno voi, amici nostri.» 

Oh! se fossimo al loro posto, e se tutti gli altri avessero poca carità come noi abbiamo verso di esse, quali gemiti non manderemmo per tanta crudeltà! Scongiureremmo tutti quanti gli uomini di ricordare la massima così conosciuta tanto per i lumi della ragione quanto per quelli della fede: «fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.» Trattiamo dunque i nostri fratelli come vorremmo essere trattati noi stessi. Ricordiamoci che in mezzo alle crudeli torture, che sopportano senz'alcun merito, sono nell'assoluta impossibilità di procurarsi il minimo sollievo; e, salvo un miracolo, non è loro permesso di venire a reclamare alcun suffragio da noi. C'è di più, Dio stesso è in qualche modo nell'impossibilità di soccorrerle: la sua giustizia e la santità gli legano, per cosi dire, le mani, e sembra aver abdicato la sua onnipotenza in nostro favore. A noi deboli e miseri peccatori, più poveri di grazie e di meriti che non le anime purganti, diede una specie di sovranità assoluta, una potenza sorprendente, proporzionata all'impotenza di quelle anime a soccorrere se stesse. Aver tanto potere e non farne uso sarebbe mancar di rispetto a Dio, e di carità verso il prossimo. Non vi è maggiore arroganza del respingere i doni di Dio, perché dati in abbondanza. Deh! poiché piacque al divin Padre conferire a noi così grande potenza, esercitiamola con amore e prodigalità. I beati in cielo provano dolce contento nell'abbassare i loro sguardi dalla pace eterna a questa terra di miserie; nella pienezza della loro carità, si rallegrano per la potenza quasi illimitata da loro esercitata sul Cuore di Gesù, in virtù della quale ottengono nuove grazie ai miseri abitanti della terra. Tale gioia può essere in qualche modo nostro retaggio, anche in questo mondo. Pensiamo sovente al luogo d'espiazione; facciamo uso della sovranità che Gesù ci diede diritto di esercitarvi: non imiteremo mai meglio la carità del divin Cuore, che tanto ci ama, quanto con il recare sollievo alle anime sante. 

FIORETTO SPIRITUALE. Vi è maggior merito nel fare qualche bene ad una di quelle anime, che non a farne dieci volte tanta a favore d'un vivo, quando anche fosse prigioniero, ammalato, tormentato dalla fame. (S. Bernardino). 

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
Accettare volentieri dalle Mani di Gesù e di Maria le croci, le contrarietà, le umiliazioni, ricordando che esse sono doni preziosi di Dio, segni di predestinazione, mezzi infallibili di perfezione e di santità.

(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 12 settembre 2026

Disprezzo del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Il pensiero della vanità del mondo, e che tutte le cose che il mondo pregia non sono che bugia ed inganno, ha fatto risolvere a molte anime di darsi tutte a Dio. Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? A che servirà l'aver acquistato tutto il mondo a chi avrà perduta l'anima in eterno? Questa gran sentenza del vangelo a quanti giovani ha fatto lasciare i parenti, la patria, le robe, gli onori, ed anche le corone per andare a chiudersi in un chiostro o in un deserto, per ivi non pensare che a Dio! Il giorno della morte si chiama il giorno della perdita: Iuxta est dies perditionis. Giorno di perdita, perché tutti i nostri beni acquistati in questa terra, tutti nel giorno della morte abbiamo da lasciarli. Onde saggiamente dice s. Ambrogio che noi falsamente chiamiamo questi beni beni nostri, giacché non possiamo portarli con noi nell'altro mondo ove abbiamo a dimorare per sempre: Non nostra sunt (scrive il santo) quae non possumus auferre nobiscum; sola virtus nos comitatur. Le sole opere sante ci accompagneranno ed elle sole ci consoleranno nell'eternità.

Tutte le fortune terrene, le dignità più grandi, gli argenti, gli ori, le gemme più preziose, mirate dal letto della morte perdono il loro splendore: l'ombra funesta della morte oscura anche gli scettri e le corone, e fa vedere che quanto il mondo pregia non è che fumo, loto, vanità e miseria. E in verità a che servono in morte tutte le ricchezze acquistate da uno che muore, se altro non gli tocca dopo la morte, che una cassa di legno per esservi posto a marcire? a che serve la bellezza vantata del corpo, allorché di quello non resterà che un poco di polvere puzzolente e quattro ossa spolpate?

Che cosa è la vita dell'uomo in questa terra? (...) È un vapore che fa una breve comparsa, e poi più non comparisce; oggi quel grande è stimato, temuto, lodato; domani è disprezzato, mormorato e maledetto: Vidi impium superexaltatum…et transivi, et ecce non erat. Non vi è più in quella sua diletta villa, in quel gran palazzo che si ha fatto, e dov'è? sta fatto polvere nella sepoltura.

Statera dolosa in manu eius. Ci avvisa lo Spirito santo a non lasciarci ingannare dal mondo, perché il mondo pesa i beni colla sua bilancia falsa; ma noi dobbiamo pesar le cose colla bilancia verace della fede che ci fa conoscere i veri beni, quali non possono mai dirsi quei che presto finiscono. Dicea s. Teresa: Non dee farsi conto di ogni cosa che finisce colla morte. Oh Dio, che mai è restato di grande a tanti primi ministri di stato, a tanti comandanti di eserciti, a tanti principi, a tanti imperatori romani, ora che per essi è finita la scena e si trovan nell'eternità? Periit memoria eorum cum sonitu. Han fatta una gran figura nel mondo, ha risonato il loro nome da per tutto; ma dopo che son morti per essi è finita la figura, il nome ed ogni cosa. 

(...)

La nostra vita in somma non è che una scena che passa e presto finisce; ed ha da finire per tutti, pe' nobili e pe' villani, pe' re e pe' vassalli, pe' ricchi e per li poveri. Beato chi in questa scena ha fatta bene la sua parte davanti a Dio! Filippo III re di Spagna moriva giovine in età di 42 anni: prima di morire disse a coloro che l'assisteano: quando sarò morto predicate lo spettacolo che ora vedete; predicate che in morte l'essere stato re non serve ad altro che per sentire la pena di aver regnato. E poi concluse con un sospiro dicendo: Oh in questo tempo fossi stato in un deserto a farmi santo, ché ora comparirei con più confidenza al tribunale di Gesù Cristo!

È nota la mutazione di vita che fece s. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'imperatrice Isabella, la quale in vita era bellissima, ma dopo morte dava orrore a chi la mirava. Onde il Borgia disse allora: Così dunque finiscono i beni di questo mondo? e si diè tutto a Dio. Oh l'imitassimo tutti prima che ci colga la morte! ma facciamo presto, perché la morte corre e non sappiamo quando arriva. Non facciamo che della luce che Dio ora ci dona ce ne resti solamente il rimorso e il conto che ne abbiamo da rendere a Dio quando terremo in mano la candela della morte. Risolviamo di fare ora quel che allora desidereremo d'aver fatto, e non potremo più fare.

No, mio Dio, basta quanto mi avete sopportato: non voglio farvi più aspettare di vedermi dato a voi. Voi mi avete chiamato più volte a finirla col mondo e darmi tutto al vostro amore. Ora mi tornate a chiamare: eccomi, ricevetemi nelle vostre braccia, mentre in questo punto tutto in voi mi abbandono. O Agnello immacolato che un giorno vi siete sagrificato sul Calvario morendo in croce per me, prima lavatemi col vostro sangue e perdonatemi tutte le ingiurie da me ricevute; e poi infiammatemi del vostro santo amore. Io v'amo sopra ogni cosa, v'amo con tutta l'anima mia. E quale oggetto fuori di voi io posso trovare nel mondo più degno d'amore e che più mi abbia amato? Madre di Dio e mia avvocata Maria, pregate per me ed ottenetemi una vera e costante mutazione di vita: in voi confido.



lll

Pensiero del giorno


La Madonna ci vuole troppo bene.



(Don Bosco)

venerdì 11 settembre 2026

I più pericolosi nemici della Chiesa

San Pio X
[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X].


Fanno le meraviglie costoro [i modernisti n.d.r.] perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera. [...] Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.

Pensiero del giorno

Sant'Agostino
Nessuno nega Dio, all'infuori di chi avrebbe interesse a che non esistesse.


(Sant'Agostino)

giovedì 10 settembre 2026

Preferiva un figlio morto anziché prete


Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


La Contessa ... O... si presentò a Don Bosco in compagnia dei suoi quattro figlioletti. Chiese al Santo Sacerdote la benedizione e poi disse: Che cosa sarà dell'avvenire di questi miei figlioletti? -
Don Bosco non voleva parlare, ma dietro insistenza, rispose sorridendo:
- Signora Contessa, il primo diventerà un generale, il secondo un bravo avvocato ed il terzo un celebre medico.
- E del quarto non dice nulla? 
- Don Bosco aveva posata la mano destra sul capo dell'ultimo figliuolo e lo mirava con affetto. In quel momento il Signore manifestava al suo Servo che il bambino sarebbe divenuto Sacerdote.
- Signora Contessa, ringraziate Dio! Questo figliuolo un giorno sarà Sacerdote.
- La madre strinse al cuore il bambino ed esclamò: Mio figlio Prete? ... Prima vederlo morto, anziché Prete!
- E così sarà! - soggiunse Don Bosco.
Dopo qualche mese il bimbo si ammalava ed i medici non riuscivano a curarlo. Quando fu perduta la speranza, la Contessa andò a gettarsi ai piedi di Don Bosco, per implorare la guarigione; ma il Santo rispose: Troppo tardi! La sentenza di morte sul figlio è stata lanciata da voi, o Contessa! ... Con Dio non si scherza! -

Preghiera per le vocazioni.

Questo terribile esempio, che Don Bosco stesso narrava, fa comprendere l'importanza della vocazione sacerdotale, vocazione che è un dono del Signore. Lasciò Don Bosco tra i suoi scritti questo pensiero: Il più gran dono che Iddio possa fare ad una famiglia, è un figlio Sacerdote. Questo non si comprende da molti. Quando, d'ordinario, un ragazzo esprime il desiderio di divenire Sacerdote, non ci si fa scrupolo a dirgli: Ma che Prete! Studia per medico, per avvocato o per ingegnere! Il Prete guadagna poco!

Chi desse di tali suggerimenti, quale conto dovrebbe dare a Dio! Si sa che i ragazzi sono volubili e basta alle volte una semplice parola per distoglierli dalla via alla quale forse Dio li chiama. C'è tanto bisogno di Sacerdoti nel mondo e conviene pregare il Signore affinché susciti le vocazioni sacerdotali. Gesù Cristo ha detto: La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi gli operai nella sua campagna. Nella parabola di Gesù, la campagna rappresenta il mondo, la messe le anime, gli operai i Sacerdoti. Il Padrone della messe è Dio. A Lui dunque bisogna volgere l'incessante preghiera per ottenere molti Sacerdoti.

Il più grande castigo. 

Alcuni anni fa, dimorando a Palermo, celebrai la Santa Messa in una Chiesa, lungo la via Paolo Emiliani Giudici. Quanta folla di fedeli! In sacrestia accudiva una donna ed alcuni frati. Domandai: Chi è il rettore di questa Chiesa? 
- Nessuno.
- E per la celebrazione delle Messe festive come fate?
- Andiamo in giro per la città lungo la settimana ed impegniamo eventuali Sacerdoti, i quali hanno la facoltà di celebrare in questa Chiesa due Messe nei giorni festivi.
- Ma perché non vi rivolgete al Cardinale e così potrete avere un Sacerdote stabile?
- Abbiamo chiesto. La risposta è stata: A Palermo ci sono tante Chiese senza il Prete; appena si ordina un novello Sacerdote, non si sa dove mandarlo per andare incontro alle continue richieste. 
- Venti Chiese senza Sacerdoti! Quale deficienza! Ma prima non era così! ... Vengono meno le vocazioni al Sacerdozio; tutto ciò è castigo di Dio. Diceva Monsignor Bignami, Arcivescovo di Siracusa: Il più grande castigo che Iddio possa mandare al mondo, non è la carestia, la peste o la guerra, bensì la penuria di Sacerdoti. Il Signore viene molto offeso nella persona dei suoi Ministri, perché il mondo li disprezza, li calunnia e li perseguita; ed affinché si apprezzi il suo dono divino, Egli vuol farli desiderare. Ricordate, o genitori! Io son Prete e non so proprio come ringraziare Dio di avermi chiamato a sì nobile stato. Il merito è mio? No, di certo. Sono convinto che il Signore abbia ascoltato le vive preghiere di mia madre, donna di esemplare vita. I genitori, che hanno dei figlioletti, li offrano spesso a Dio con fervorosa preghiera, affinché il Creatore deponga nei teneri cuori il germe della vocazione sacerdotale. Il tempo più adatto a tale preghiera potrebbe essere il momento della Consacrazione nella Messa, della Benedizione Eucaristica e della Santa Comunione. Quando, o genitori, un vostro figliuolo manifesta il desiderio della vita sacerdotale, non solo non dovete riprenderlo, ma avete il dovere di incoraggiarlo, di sostenerlo, di custodirlo meglio degli altri figli. Se mancate di mezzi finanziari, non perdete la fiducia. In ogni diocesi ci suole essere l'Opera delle Vocazioni Sacerdotali, con borse di studio, per i giovani poveri. Trovate dei benefattori che vi aiutino nel nobile compito. Ricordate, o genitori, quanto dico per frutto di esperienza: Ordinariamente, quando un giovanetto è chiamato al Sacerdozio e viene ostacolato a seguire la sua vocazione, o resta infelice per tutta la vita, o muore in giovane età, oppure diventa più cattivo degli altri, formando la croce più pesante della famiglia.


[Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli].

Pensiero del giorno

Cardinale Alfredo Ottaviani
La società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l'impero dei loro arbitrii, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo.



[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

mercoledì 9 settembre 2026

Maristella derisa dai mondani

Leggo con interesse le e-mail che mi scrive Maristella, una cordiale signora ambrosiana attratta dalla vita devota, la quale mi ha autorizzato a pubblicare tutte le sue lettere firmandole col suo pseudonimo che ha scelto per via della devozione che nutre verso la Beata Vergine Maria “Stella del Mare”. Nell'e-mail che ripubblico oggi mi ha confidato che i mondani la criticano e la deridono perché dopo la sua conversione ha smesso di comportarsi come la massa.


Caro fratello in Cristo, 
                                      ti ringrazio di cuore per i libri. Sto nutrendo la mia anima con buone letture: la Sacra Scrittura, San Giovanni della Croce, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Santa Teresa. Mi piace molto leggere: in passato ho letto di tutto con una grande curiosità. Adesso sto cercando di selezionare con cura i libri. Anche se continua la mia esperienza di "notte oscura dell'anima" il Signore misericordioso e la Mamma celeste non mancano di darmi continuamente il loro prezioso aiuto.

Vivere lo stato matrimoniale da veri cristiani in questo mondo è molto molto faticoso! Ci si sente incompresi, avversati e derisi: ma cosa importa? Noi abbiamo Dio con noi! Quasi tutti i giorni passo dalla Chiesa a salutare Gesù, osservo il crocifisso e mi domando: "Ma quale amore hai avuto per noi, o mio dolcissimo Gesù? Sei il Re dell'universo e per la nostra salvezza, ti sei lasciato torturare e uccidere, soffrendo tanto. Per noi creature ingrate. Oh Signore, io ti dono il mio cuore, io ti dono tutta me stessa. Riposa sul mio cuore e rendilo sempre più simile al tuo".

Alla domenica mattina sono tanto felice quando mi sveglio presto ed esco nella città ancora addormentata, penso all'Eucarestia che riceverò. Cerco di prepararmi bene, con tanta cura e tanto dolore per le offese e i peccati che ho commesso, dando dispiacere al mio amato Gesù. Che gioia incredibile riceverlo veramente nel corpo, nell'anima! Resto a fare il mio ringraziamento e non vorrei più andare via. Resto in pace e nella letizia con la Madre celeste, il mio amico arcangelo Michele e tutti i Santi del cielo.

Quando mi sveglio di notte resto in silenzio, al buio e prego: "Parlami Signore, la tua serva ti ascolta". Lui mi suggerisce cose buone, mi fa camminare con la Sua luce, mi affianca fratelli nella Fede. Resto sveglia, ma come in una contemplazione silenziosa, in un dolce abbandono: anche se dormo poco, al mattino sono piena di energia.

Sono cambiata in questo tempo, vesto in modo più sobrio, sono più silenziosa, attenta e prudente nella conversazione. Con le persone del mondo sono a disagio e preferisco tacere e pregare silenziosamente nel cuore. Spesso mi maltrattano e mi deridono, qualcuno dice che sono diventata irriconoscibile. Mi sta facendo invece un bellissimo complimento! Con (pochissime!) persone spirituali invece posso aprire il mio cuore e ricevere e donare...

Sto imparando a domandarmi: Gesù cosa vorrebbe che io facessi in questa situazione, oppure con questa persona? Spesso, nel silenzio, giunge la risposta.

Perdonami, fratello, se mi sono dilungata: Dio ti benedica e accompagni sempre te, tutti i lettori del blog, tutte le persone.

Ti saluto nei Cuori immacolati di Gesù e di Maria,

Maristella


Cara sorella in Cristo,
                                    leggo con interesse le tue lettere, poiché riguardano temi spirituali che mi stanno a cuore.

Per quanto riguarda le letture spirituali, stai facendo bene a rivolgerti ad autori di sicura fede. Purtroppo, molte persone si sono lasciate sviare leggendo gli scritti di certi autori moderni col prurito delle novità (tra i quali anche non pochi preti in odor di modernismo).

Circa le critiche e le derisioni che ricevi dai modani, si tratta di un segnale positivo. Mi spiego meglio: gli insegnamenti del Vangelo si oppongono a quelli della mentalità mondana, pertanto è ovvio che i seguaci del mondo critichino e disprezzino i seguaci del Redentore Divino. Anche i santi venivano criticati e derisi, e persino Gesù, nonostante fosse infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, venne ferocemente perseguitato, deriso e “giustiziato” su una croce. Il Salvatore stesso nello splendido discorso pronunciato durante l'Ultima Cena (riportato ampiamente nel Vangelo secondo Giovanni) disse che poiché hanno perseguitato Lui, avrebbero perseguitato anche i suoi discepoli. Ho detto che è un segnale positivo essere criticati dai mondani, perché ciò significa che non ti comporti e non la pensi come loro. Al contrario, sarebbe stato un pessimo segnale ricevere le lodi e gli applausi dei seguaci della mentalità del mondo, poiché non si può piacere contemporaneamente a Dio e ai mondani. Se un cristiano viene osannato dagli atei, dai massoni, dai comunisti, e dagli altri nemici di Gesù Cristo… c'è qualcosa che non quadra; probabilmente ha fatto qualche “compromesso al ribasso” con la mentalità mondana. Parafrasando il vangelo possiamo domandarci a cosa giovi ottenere gli applausi del mondo se poi si perde l'anima.

Quando i seguaci del mondo ti criticano, ricordati delle consolanti parole del Redentore Divino: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e mentendo diranno ogni male contro di voi a causa mia: gioite ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5, 11-12).

In Corde Regis,

Cordialiter


 lll

Pensiero del giorno

Fedeli miei, qui sta il tutto: nel fervore della carità. Le anime fredde che non desiderano amare Dio, che volete che facciano di buoni frutti? 

[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

martedì 8 settembre 2026

Lettera scritta col sangue

Riporto la “Lettera di Don Giulivo” pubblicata sul “Bollettino Salesiano” del gennaio 1942, mentre in Russia si combatteva la guerra contro il bolscevismo, feroce nemico della Religione.


Carissimi,

un giorno si presentò ad Alessandro Manzoni un giovane chiedendogli un libro che gli fosse di guida alla mente e al cuore, non tanto per l'arte quanto per la vita. L'illustre scrittore gli porse un catechismo dicendogli: «Ecco il miglior libro che ti posso donare perché tu impari a vivere bene». 

Miei cari: quel piccolo libro l'avete anche voi. Sappiatelo apprezzare e valervene per la vostra vita. È l'unico testo per la scuola della vita: testo insostituibile ed insurrogabile. Ricordatevelo bene. In quelle poche pagine è il sunto della Sapienza divina che insegna a vivere ed anche a morire per i più nobili ideali. Eccovi due documenti che tolgo dal diario di un cappellano militare sul fronte russo pubblicato da L'Avvenire di Roma: 

«Ero stato, una quindicina di giorni fa, tra i miei soldati ricoverati in un ospedale. Tanti di essi erano feriti. Parlai loro dicendo di offrire al Signore le loro sofferenze tanto preziose, facendosi così collaboratori e compartecipi della Passione redentrice di lui. 

»Tornato, il mattino dopo, per dire la Santa Messa, ai piedi della Croce dell'altarino trovai una semplice carta scritta in rosso. Guardai: era sangue!... il sangue dei soldati d'Italia spremuto dopo una dolorosissima medicazione; e diceva così: "Diamo volentieri, o Signore, il nostro sangue, perché la Russia ritorni a Te. O Signore, coloro che Tu ami sono ammalati, ma una sola Tua parola li può guarire". Non dissi nulla, e celebrai il S. Sacrificio con quella scritta innanzi agli occhi. Chi aveva suggerito loro questo gesto sublime? Lo seppi dopo: era stato il cap. magg. Grigoletti dell'Ass. di S. Giorgio di Verona, che due giorni dopo spirò da santo, proprio fra le mie braccia. Mi disse: "Il Signore ha accolto la mia offerta! Dica a mamma che non pianga!". I compagni gli fecero una bella tomba coperta di fiori vivi, e anche i civili del luogo andarono a portargli fiori... 

»La sera, prima di coricarci, ci raduniamo attorno alla mia tenda e recitiamo il Santo Rosario. Vengono anche i popolani, e ci guardano. Che pensano? Leggiamo nei loro volti tanta tristezza! Perché loro non li hanno lasciati pregare? Perché a loro portarono via Cristo? È così bella la vita col conforto della fede, vicino al Signore. 

»In un bellissimo centro trovammo la chiesa cambiata in teatro. Entrammo, e io celebrai il S. Sacrificio. Quanta gente accorse! Li vidi prostrati con la fronte a terra, e tanti piangevano. Allora uscirono dai nascondigli le magnifiche Icone, e da quel giorno, in quel luogo ritornato ancora santo, il popolo va ad offrire alla Vergine SS. il peso di tanto tempo di iniquità. Certamente la Madonna benedetta, che in ogni tempo ha alleviato le pene dei popoli tribolati, anche a questo popolo, troppo disgraziato, saprà donare quella pace nella quale prospera e si ingigantisce la fede. 

»Quando riceverai questa mia, la battaglia del Dnieper sarà passata nella collezione delle innumerevoli vittorie. Noi saremo andati oltre. Dietro di noi abbiamo lasciato dei fratelli, i quali sono caduti combattendo senza odio, come i Martiri Cristiani affinché il loro sangue sia seme di civiltà e di fede novella». 

Miei cari: all'inizio del nuovo anno valgano questi esempi dei nostri fratelli migliori non solo a farvi amare ed a farvi studiare, ma a farvi vivere il vostro piccolo Catechismo. 

Vostro aff.mo Don Giulivo

Pensiero del giorno


Don Bosco prega Maria Ausiliatrice
Coltivate una grande, una tenera, verace e costante devozione a Maria. Se sapeste che importanza ha questa devozione, non la cambiereste con tutto l'oro del mondo!


(San Giovanni Bosco)

lunedì 7 settembre 2026

Un boomerang colpisce l'arroganza modernista

La superbia è la madre di tutte le eresie, soprattutto del modernismo, che è la sintesi di tutti gli errori dottrinali.

I seguaci del modernismo da qualche tempo si sono imbaldanziti e, sicuri di sé, forse pensando di non incontrare resistenze, hanno tentato di sfasciare la morale cattolica gettando la maschera e affermando platealmente di voler sdoganare vari atti immorali contrari alla Legge Naturale promulgata dal Signore.

Ma la tracotanza dei modernisti si sta rivelando un boomerang che gli si sta ritorcendo contro. Infatti le loro tesi in campo morale, essendo contrarie alla Legge Eterna di Dio, e quindi non potendo in alcun modo essere accettate (infatti quando un atto umano è intrinsecamente perverso, non può essere compiuto per nessuna ragione al mondo), hanno provocato non solo la dura reazione degli ambienti tradizionali, ma persino quella di ambienti considerati “moderati”. Nel popolo cristiano sta crescendo sempre di più lo sdegno contro questa deriva progressista. I modernisti hanno tirato troppo la corda e adesso si stanno beccando la forte reazione di tutti i cattolici che hanno conservato un minimo di coerenza col Magistero perenne della Chiesa.

Lo Spirito Santo nella Bibbia insegna che non c'è pace per gli empi. È proprio vero! Basti vedere le facce inquiete e preoccupate dei modernisti. Pensavano che le loro tesi avrebbero trovato scarse resistenze, non si aspettavano una "sollevazione popolare". Adesso abbassino la cresta e la smettano di diffondere con spavalderia e alterigia errori dottrinali che calpestano la Legge Eterna. Non siamo noi creature a stabilire quel che è giusto e quel che è sbagliato, ma è il Creatore nella sua infinita sapienza. Guai a chi osa sfidare Dio! La Chiesa Cattolica è immortale, nessuno può distruggerla. Sono stati sconfitti Robespierre, Napoleone, Stalin, Durruti, Ceaușescu e tanti altri persecutori del Corpo Mistico di Cristo, saranno sconfitti anche i modernisti nonostante la prepotenza, l'arbitrio e la tirannide che li contraddistingue.

Pensiero del giorno

Ad un cristiano non è permesso scoraggiarsi.


(Don Giacomo Alberione).

domenica 6 settembre 2026

Ama molto Dio chi fa sempre la sua volontà

Messa tridentina
Dagli scritti di Don Pietro Berruti (1885 - 1950).

La nostra santificazione è volontà di Dio: vogliamo disgustarlo? La santità è uno dei tanti ritrovati del suo amore e della sua misericordia. [...] Il farci santi è cosa facile, tanto facile che molti, moltissimi si fecero santi; e molti di essi si trovavano in condizioni meno felici delle nostre. Essi, al cominciare il loro lavoro di santificazione, provavano quelle stesse difficoltà e quello stesso senso di smarrimento e di timore che proviamo noi oggi. Eppure si fecero santi... Perché la santità è cosa molto semplice, davvero semplicissima: si fa santo chi ama molto Dio; ama molto Dio chi fa sempre la sua volontà; fa sempre la sua volontà chi fa quel che deve fare, ossia chi fa bene quel che deve fare, cioè le azioni ordinarie. Dunque si fa santo chi fa bene le azioni ordinarie: il ministero, la scuola, il lavoro, la ricreazione, i pasti... Non si tratta di andar sempre con gli occhi a terra e la testa curva, con le mani giunte, seri, impassibili, ieratici [...]; si può scherzare, ridere, giocare, dedicarsi a lavori che piacciono... Né occorre fare sempre atti eroici o mortificazioni continue. Basta che facciamo quel che ci domanda Dio nella Regola, e lo facciamo bene; quel che vogliono i superiori, e lo facciamo bene. E notate che le azioni non sono collegate in modo che se una è difettosa, le altre lo siano pure. Ogni azione è indipendente: qualunque sia il nostro passato, comunque abbiamo passato la mattina, possiamo alla sera santificare l'anima nostra facendo bene allora quel che dobbiamo fare... Qualcuno si preoccupa: come farò? di dove comincerò? come continuerò?... Chi deve costruire l'edificio della nostra santità non siamo noi; è Dio. Noi siamo come il garzone del muratore: egli porta calce, arena, acqua, mattoni; ma chi costruisce è il muratore. Portiamo il nostro piccolo contributo: i mattoni dell'edificio della nostra santità (le azioni ordinarie, fatte meglio che possiamo) e Dio farà il resto.