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giovedì 4 giugno 2026
Il Concilio di Trento non è roba da museo
Pensiero del giorno ("Siamo all'apostasia")
mercoledì 3 giugno 2026
Il fine primario del matrimonio (lk)
[...] Ora la verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati. Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva.
Precisamente per tagliar corto a tutte le incertezze e le deviazioni, che minacciavano di diffondere errori intorno alla scala dei fini del matrimonio e ai loro reciproci rapporti, redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato, quel che poi nelle debite forme è stato fissato dal Codice di diritto canonico
[...]. Che anzi poco dopo, per correggere le contrastanti opinioni, la Santa Sede con un pubblico Decreto pronunziò non potersi ammettere la sentenza di alcuni autori recenti, i quali negano che il fine primario del matrimonio sia la procreazione e la educazione della prole, o insegnano che i fini secondari non sono essenzialmente subordinati al fine primario, ma equipollenti e da esso indipendenti (S. C. S. Officii, I aprile 1944 - Acta Ap. Sedis vol. 36, a. 1944, ).
Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio e dalla sua attuazione? No certamente, poichè alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini, e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi. [...]
Tutto questo è dunque vero e voluto da Dio; ma non deve essere disgiunto dalla funzione primaria del matrimonio, cioè dal servizio per la vita nuova. Non soltanto l'opera comune della vita esterna, ma anche tutto l'arricchimento personale, lo stesso arricchimento intellettuale e spirituale, perfino tutto ciò che vi è di più spirituale e profondo nell'amore coniugale come tale, è stato messo, per volontà della natura e del Creatore, al servizio della discendenza. Per sua natura, la vita coniugale perfetta significa anche la dedizione totale dei genitori a beneficio dei figli, e l'amore coniugale nella sua forza e nella sua tenerezza è esso stesso un postulato della più sincera cura della prole e la garanzia della sua attuazione (cfr. S. Th. 3 p. q. 29 a. 2 in c.; Suppl. q. 4D a. 2 ad i).
Ridurre la coabitazione dei coniugi e l'atto coniugale ad una pura funzione organica per la trasmissione dei germi sarebbe come convertire il focolare domestico, santuario della famiglia, in un semplice laboratorio biologico. Perciò nella Nostra allocuzione del 29 settembre 1949 al Congresso internazionale dei medici cattolici abbiamo formalmente esclusa dal matrimonio la fecondazione artificiale. L'atto coniugale, nella sua struttura naturale, è un'azione personale, una cooperazione simultanea e immediata dei coniugi, la quale, per la stessa natura degli agenti e la proprietà dell'atto, è la espressione del dono reciproco, che, secondo la parola della Scrittura, effettua l'unione « in una carne sola ».
[...]
Dite dunque alla fidanzata o alla giovane sposa, che venisse a parlarvi dei valori della vita matrimoniale, che questi valori personali, sia nella sfera del corpo o dei sensi, sia in quella spirituale, sono realmente genuini, ma che dal Creatore nella scala dei valori sono stati messi non al primo, ma al secondo grado.
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori)
lll
martedì 2 giugno 2026
Il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo
[...] nel vedere che, purtroppo, il numero di coloro che si professano nemici di Dio va oggi crescendo, e che i princìpi del materialismo teorico e pratico si vanno spargendo sempre di più; dinanzi allo spettacolo dell’esaltazione delle cupidigie più sfrenate, come meravigliarsi che si vada raffreddando nell’animo di molti la carità, la quale ben sappiamo essere la legge suprema della religione cristiana, il fondamento solidissimo della vera e perfetta giustizia, la sorgente sovrana della pace e delle caste delizie? Del resto, il Salvatore stesso ha ammonito: «Per il moltiplicarsi delle iniquità si raffredderà la carità di molti». Dinanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all’indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? Ma, quale atto di omaggio religioso più nobile, più dolce, più salutare del culto sullodato, dal momento che esso è tutto rivolto alla stessa carità di Dio? Infine, quale stimolo più potente della carità di Cristo — che la pietà verso il Cuore Sacratissimo di Gesù fomenta ed accresce — per spingere i fedeli alla perfetta osservanza della legge evangelica, senza la quale, come ammoniscono saggiamente le parole dello Spirito Santo: «Opera della giustizia sarà la pace», non è possibile instaurare la vera pace tra gli uomini?
[Brano tratto dall'Enciclica "Haurietis Aquas" di Pio XII, 15 maggio 1956].
Pensiero del giorno
lunedì 1 giugno 2026
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Tutti i Riti Liturgici della Chiesa Cattolica: l'elenco completo e le differenze (lk)
Questi modi di celebrare i sacramenti si raggruppano in 6 grandi famiglie di riti liturgici.
Ecco l'elenco completo, suddiviso per famiglie di appartenenza:
1. Il Rito Occidentale (o Latino)
È il rito più diffuso al mondo, ma al suo interno non esiste solo la "messa normale" (il Rito Romano). Comprende diverse varianti storiche e geografiche:
Rito Romano: Il rito principale della Chiesa Latina, utilizzato globalmente. Benedetto XVI distinse tra Forma Ordinaria (la messa in lingua volgare introdotta dopo il Concilio Vaticano II) e Forma Straordinaria (la messa tradizionale in latino).
Rito Ambrosiano: Utilizzato nell'Arcidiocesi di Milano e in alcune zone limitrofe. Ha un calendario liturgico leggermente diverso (la Quaresima inizia più tardi) e varianti nella struttura della messa.
Rito Mozarabico (o Ispanico): Un rito antichissimo sopravvissuto in Spagna, celebrato principalmente nella cattedrale di Toledo.
Rito di Braga: Rito storico della tradizione portoghese, ancora permesso nell'arcidiocesi di Braga.
Riti degli Ordini Religiosi: Alcuni antichi ordini monastici e mendicanti conservano varianti proprie del rito latino (es. Rito Domenicano, Rito Certosino, Rito Carmelitano).
Uso Personale dell'Ordinariato della Cattedra di San Pietro: Una variante del rito romano che incorpora elementi della tradizione anglicana, creata per gli ex anglicani entrati in piena comunione con la Chiesa Cattolica.
2. Il Rito Bizantino
Deriva dalla tradizione della Chiesa di Costantinopoli. È il rito orientale cattolico numerosamente più grande e si caratterizza per l'uso profondo delle icone, dei canti polifonici senza strumenti e dell'incenso. Viene utilizzato da ben 14 Chiese cattoliche orientali, tra cui:
Chiesa Greco-Cattolica Ucraina
Chiesa Cattolica Italo-Albanese (presente in Italia, ad esempio a Piana degli Albanesi e Lungro)
Chiesa Greco-Cattolica Melchita
Chiese greco-cattoliche di Romania, Grecia, Bulgaria, Slovacchia e altre zone dell'Est Europa.
3. Il Rito Alessandrino
Originario dell'antico patriarcato di Alessandria d'Egitto. Si divide storicamente in due rami liturgici principali:
Rito Copto: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Copta (in Egitto).
Rito Ge'ez (o Etiopico/Eritreo): Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Etiopica e dalla Chiesa Cattolica Eritrea. Si distingue per l'uso di danze liturgiche rituali e tamburi sacri.
4. Il Rito Antiocheno (o Siro-Occidentale)
Sviluppatosi ad Antiochia di Siria, una delle prime grandi culle del cristianesimo. Le Chiese che lo utilizzano celebrano spesso in siriaco (un dialetto dell'aramaico, la lingua parlata da Gesù):
Rito Maronita: La Chiesa Maronita (centrata in Libano) è l'unica Chiesa orientale a essere rimasta sempre in piena comunione con Roma.
Rito Siro-Cattolico: Utilizzato dalla Chiesa Siro-Cattolica in Siria, Iraq e Libano.
Rito Siro-Malankarese: Utilizzato in India (nello stato del Kerala) dalla Chiesa Cattolica Siro-Malankarese.
5. Il Rito Caldeo (o Siro-Orientale)
Originario dell'antica Mesopotamia (attuale Iraq e Iran), storicamente legato alla Chiesa d'Oriente. Anche questo rito utilizza la lingua siriaca:
Rito Caldeo: Utilizzato dalla Chiesa Cattolica Caldea, diffusa principalmente in Iraq e tra la diaspora mediorientale.
Rito Siro-Malabarese: Utilizzato in India dalla Chiesa Cattolica Siro-Malabarese, una comunità vastissima che fa risalire le sue origini alla predicazione di San Tommaso Apostolo.
6. Il Rito Armeno
È un rito unico nel suo genere, che non si divide in sottogruppi. Ha forti legami storici sia con il rito bizantino che con quello latino (da cui ha ereditato, ad esempio, l'uso della mitria per i vescovi), ma mantiene una sua identità rigidamente definita.
Rito Armeno: Utilizzato esclusivamente dalla Chiesa Cattolica Armena.
Una curiosità: Un cattolico di rito latino può ricevere i sacramenti in una qualsiasi di queste Chiese orientali. Nonostante le differenze esteriori nei riti, i sacramenti sono considerati identici e validi a tutti gli effetti.
Messa per Padre Pellegrino Santucci

La messa verrà celebrata alle ore 16,15 presso la Chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, sita a Bologna in via Manzoni 3.
Padre Pellegrino, romagnolo "politicamente scorretto", è stato uno strenuo sostenitore del latino nella liturgia e della musica "veramente" sacra. Celebrò secondo il Messale di San Pio V, ma dovette subire le "solite" tribolazioni. Spero che il Signore lo abbia giudicato servo buono e fedele.
Quanto bene fa un prete ricco di zelo!
Un giovane, figlio di genitori senza religione, fin dall'adolescenza aveva viaggiato per acquistare cognizioni nella sua industria, ed era diventato così empio e libertino nelle officine dove aveva lavorato, che di ritorno alla sua parrocchia era lo scandalo di tutti. In conseguenza di eccessi di ogni genere si sviluppò in lui una malattia di petto, che lo conduceva lentamente ma con certezza alla tomba. Il curato cominciò a fargli qualche visita, usando ogni gentilezza per guadagnare la sua confidenza, ma l'infermo resisteva a tutto e il suo male si aggravava di giorno in giorno. Durante una crisi dell'ammalato, il curato corse al suo letto, ma quando fu passata, il giovane cacciò via il sacerdote caricandolo d'ingiurie. Già da un mese si raddoppiavano le preghiere e gli sforzi, ma sempre invano, che anzi al solo ricordargli il nome di Dio usciva in esecrande bestemmie. Quando finalmente venne una felice ispirazione al curato, il quale chiama un sacerdote, e: andate, gli dice, immediatamente a Paray le Monial, ivi chiederete preghiere per il nostro ammalato e metterete il suo nome nel Cuore di Gesù. Dopo avere eseguita la sua commissione il sacerdote ritornava felice dal suo viaggio, e col curato andava subito a far visita all'infermo, che si avvicinava a gran passi alla morte. Pieno di speranza nella misericordia del S. Cuore di Gesù, il sacerdote rimasto con l'infermo gli fece parola del suo viaggio. Il giovane operaio parve interessarsene. Ho pregato per voi, gli disse il buon prete: vi ringrazio rispose egli. Incoraggiato da quella parola, il ministro di Dio aggiunse: vi ho portato una medaglia. Ne voglio una bella, rispose il giovine, e me la metterò al collo. Intanto che il sacerdote dà la medaglia, l'infermo domanda a sua madre un cordoncino, indi se la pone al collo e la bacia con rispetto. Ora, disse egli, voglio confessarmi, ed oggi stesso: lasciatemi alcuni istanti per prepararmi. Il sacerdote con le lacrime agli occhi si ritira nella stanza vicina, e si mette in preghiera con i parenti. Il moribondo, confessatosi con le migliori disposizioni, riceve quella sera stessa gli ultimi Sacramenti della Chiesa con grande edificazione degli astanti. Mentre il sacerdote gli amministrava il Sacramento dell'Olio Santo: andate adagio, signor abate, disse egli, è necessario che vi tenga dietro e domandi perdono dei miei peccati. Oh! signor abate, quanto bene fa un prete, vorrei ancor io esser prete! — Egli morì tre giorni dopo, continuando a dire buone parole, che mostravano ognor più come il Sacro Cuor di Gesù sa prendere possesso delle anime ribelli. Animiamoci noi pure di zelo per la salute del nostro prossimo e per gloria di Dio, e il S. Cuor di Gesù benedirà l'opera nostra.
[Brano tratto da "Il Cuor di Gesù - Mese di Giugno", di Don Antonio Zaccaria, parroco in Faenza, stampato nell’anno 1902].
Pensiero del giorno
domenica 31 maggio 2026
La Messa di Padre Pio da Pietrelcina

La Messa di Padre Pio da Pietrelcina non era una celebrazione liturgica ordinaria: per chi vi assisteva, era un'esperienza sconvolgente. Migliaia di persone da tutto il mondo si accampavano sul sagrato della chiesa di San Giovanni Rotondo fin da piena notte, affrontando freddo e fatiche, solo per riuscire a entrare e vedere il frate celebrare.
Il motivo di tanto afflusso risiedeva interamente nel modo straordinario, mistico e visibilmente doloroso con cui il santo viveva il sacrificio eucaristico.
Come viveva la Messa Padre Pio?
Per Padre Pio la Messa non era una memoria astratta, ma la reale e mistica ripetizione della Passione di Cristo sul Calvario. Chi lo guardava sull'altare non vedeva un sacerdote che recitava delle preghiere, ma un uomo che saliva fisicamente sul Golgota insieme a Gesù.
Il modo in cui celebrava si distingueva per alcuni aspetti impressionanti:
Una durata straordinaria: La sua Messa, celebrata rigorosamente in latino (secondo il rito antico), poteva durare da un'ora e mezza fino a tre ore. Gran parte di questo tempo era occupato da lunghissimi silenzi, specialmente durante il memento (le preghiere di intercessione per i vivi e per i morti) e dopo la consacrazione.
La sofferenza fisica: Durante la celebrazione, le sue stigmate ricominciavano a sanguinare copiosamente. Padre Pio indossava dei guanti senza dita durante il giorno, ma per la Messa li toglieva: tutti potevano vedere le piaghe aperte e sanguinanti sulle sue mani. Ogni movimento gli costava una fatica immensa. Si vedeva il suo corpo sussultare per il dolore, specialmente durante la consacrazione.
Le lacrime e il dialogo visibile: Il santo piangeva quasi ininterrottamente dall'inizio alla fine della celebrazione. Chi gli era vicino riferiva che il suo volto cambiava espressione continuamente: a volte era contratto dal dolore, altre volte illuminato da una gioia radiosa. Sembrava chiaramente interloquire con qualcuno di invisibile agli occhi altrui.
I momenti culminanti: la Consacrazione e l'Elevazione
Il momento in cui la folla tratteneva il respiro era la consacrazione. Quando Padre Pio pronunciava le parole di Cristo, il tempo sembrava fermarsi.
Al momento di elevare l'Ostia e il Calice, il frate rimaneva immobile, con le braccia tese verso l'alto, anche per più di dieci minuti consecutivi. Il suo sguardo era fisso, come in estasi, rapito dalla visione del mistero che si compiva tra le sue mani sanguinanti. In quei minuti, all'interno della chiesa affollata da migliaia di persone, calava un silenzio assoluto, quasi irreale.
Perché tanta gente accorreva?
La risposta teologica e umana è che alla Messa di Padre Pio il soprannaturale diventava visibile.
In un'epoca che si avviava verso una forte secolarizzazione, le persone trovavano in quel frate cappuccino una prova vivente della verità del Vangelo. Andare alla sua Messa significava assistere a un "miracolo continuo". Molti entravano in chiesa per pura curiosità o persino con scetticismo e ne uscivano profondamente convertiti, scossi dal pianto e desiderosi di accostarsi al sacramento della Confessione (dove Padre Pio passava il resto della sua giornata, confessando anche per 15 ore di fila).
Quando una volta gli chiesero di spiegare che cosa fosse la Messa, Padre Pio rispose con una frase che riassume perfettamente il suo legame con questo sacramento:
"Il mondo potrebbe stare anche senza sole, ma non può stare senza la Santa Messa".
Avviso da Milano
Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.
Ringrazio Maristella per la segnalazione.
xzx
Ringraziamento dopo la Comunione (lk)








