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martedì 29 settembre 2026

Come dobbiamo prepararci alla morte

Dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello (1879-1962).


La Chiesa [...] nella sua liturgia fissa la nostra pupilla sopra una schiera di anime elette che già godono nei cieli della visione beatifica di Dio e che ci additano il sentiero da percorrere per raggiungere anche noi questa meta: ci fa altresì fissare il nostro sguardo sulle anime del purgatorio che attendono con ansia il momento di essere ammesse al paradiso. La Chiesa, durante tutto il mese di novembre ci ricorda il dovere che abbiamo di pregare per queste anime doloranti onde abbreviare coi nostri suffragi le loro pene e anticipar loro quella felicità alla quale anelano, e queste anime da noi suffragate, una volta salite al Cielo, ci saranno avvocati presso Dio: quanto facciamo per esse, lo facciamo per noi, esse ce lo renderanno pregando per noi. La preghiera per i morti è un’opera tanto gradita a Dio e assai meritoria per le nostre anime.

Anche per noi verrà un giorno nel quale scompariremo alla scena di questo mondo: noi dovremmo richiamare sovente il ricordo della morte e la Chiesa con questo pensiero vuole insegnarci una verità e darci una lezione, che cioè dobbiamo prepararci ogni giorno per fare una morte calma e tranquilla, beata e santa: vivendo con questi sentimenti possiamo così assicurarci fin d’ora questa sorte invidiabile di una santa morte, preludio e caparra della beatitudine eterna.

Quattro sono i mezzi per questa preparazione: Primo mezzo tenerci sempre preparati, pensando che la morte può coglierci ad ogni momento; vivendo in mezzo al mondo è facile essere trascinate al suo modo di pensare e di fare: i mondani non vogliono pensare alla morte perché li rattrista e con questo si lusingano di tenerla lontana, mentre essa è inesorabile e certissima e ci raggiunge quando meno ci si aspetta. Noi dobbiamo invece seguire l’esempio dei Santi che sempre tenevano innanzi alla loro memoria il ricordo della morte.

Il secondo mezzo, è tenerci distaccate da tutte le cose del mondo: essa ci separa da tutto, è dunque bene che già fin d’ora distacchiamo il nostro cuore da tutte quelle vanità che potrebbero tenerci eccessivamente legati [...].

Il terzo mezzo è la purità di coscienza: la morte fa spavento quando la coscienza non è tranquilla e vivo sente il rimorso per le colpe commesse; quanto più l’anima si tiene lontana dal peccato, tanto più essa si prepara una morte calma e serena e pregusterà le gioie che Dio tiene preparate per quelle anime che lo hanno fedelmente servito.

Il quarto mezzo ci viene insegnato da san Bernardo ed è che noi dobbiamo comportarci in ogni nostra azione come se fosse l’ultima della nostra vita, così pure, come se ogni giorno dovesse essere per noi l’ultimo. Del resto chi può assicurarci del contrario? — Quanti si sono alzati al mattino senza ombra di malessere, e prima di sera erano già nella loro eternità? — Si può morire da un momento all’altro, a tutte le età, in tutte le condizioni; lo Spirito Santo ci dice « State preparati perché la morte viene quando meno ci si pensa ».

Se noi dunque vogliamo fare una morte calma e tranquilla, beata e santa che ci assicuri il paradiso e ci faccia annoverare tra le anime sante, dobbiamo cercare di essere fedeli a questi insegnamenti; nelle nostre mani sta la nostra eternità beata: essa sarà tale quale noi ce la saremo fatta: nel mondo si pensa a tutto, ma assai poco all'eternità eppure questo dovrebbe essere l’unico ideale, salvare e santificare la propria anima.

Ascoltiamo la voce dei santi che c’incoraggiano a seguire il cammino da essi percorso: essi ci dicono « Come abbiamo fatto noi dovete fare altrettanto voi »: e infatti se essi hanno potuto vivere in modo da prepararsi una morte calma e tranquilla, beata e santa, perché non posso farlo anch’io?

San Bernardo diceva ai suoi figli: « Se voi vi attenete a queste massime, io nel nome di Dio vi assicuro una morte calma e tranquilla, beata e santa che sarà come il preludio e caparra della felicità del Cielo ». Lo stesso prometto io a Voi nel Nome del Signore e che possiate altresì sentirvi dire in quell’ultima ora: « Venite a me, benedette, a godere del premio che il Padre mio vi ha preparato » e anche se dovete passare un po’ al purgatorio, possiate essere presto ammesse a far parte dell’eterna felicità del paradiso.

Pensiero del giorno

Come sono belle [...] le anime che salvano le anime, e come sono belli i loro passi quando annunciano il bene e la pace alle anime traviate, rese infelicissime dal peccato! Quale eterna corona prepara il Signore a queste anime apostoliche che non si danno riposo per salvare e beneficare. [...] Come sono belle queste anime che brillano di gioia per una conquista fatta al Signore, come sono belle nel profondo dolore che le punge per un colpo mancato al teso arco del loro zelo!

[Brano tratto dal commento di Don Dolindo Ruotolo alla Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, Apostolato Stampa].

lunedì 28 settembre 2026

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Sacro Cuore
Cari lettori, questo blog, sorto nel 2008 per fare del bene alle anime per la maggior gloria di Dio, si regge unicamente sulle mie forze. Invito coloro che lo apprezzano, a prendere in considerazione la possibilità di inviarmi una donazione (anche di piccolo importo) per consentirmi di poter continuare a svolgere questo apostolato che assorbe tanto tempo sia per la gestione del blog sia per rispondere alle e-mail e messaggi dei numerosi lettori. Grazie di cuore! Per info: clicca qui.



Sfruttare le persecuzioni dei modernisti per progredire nel cammino di perfezione cristiana

La pestifera eresia modernista ci sta facendo soffrire assai, ma noi dobbiamo sfruttare queste tribolazioni per stringerci maggiormente a Dio e progredire nel cammino di perfezione cristiana. A tal proposito pubblico un'interessante e-mail di un gentile lettore e generoso sostenitore del blog. A tutti coloro che si sentono sconfortati per ciò che sta accadendo nell'orbe cattolico consiglio di leggere con molta attenzione il post di oggi.


Caro Cordialiter,
                          ti scrivo da (...). Ti seguo ormai da quattro anni, questi ultimi anni nei quali pare che l'attacco modernista sia veramente forte. Volevo confermare, per quanto riguarda il mio percorso personale di vita cristiana, quanto tu scrivevi (...), ossia che le sofferenze di una Chiesa tribolata possono portare frutti di santificazione.

Ho sempre avuto una vita cristiana da praticante, ma non ho mai approfondito con consapevolezza molti aspetti della dottrina, della mistica, dei sacramenti, come ho fatto negli ultimi tre anni. Il vedere intorno a me la massima confusione, sofferente per quanto accade nella Chiesa ed anche perseguitato, se non altro moralmente e verbalmente, per quanto da me sempre espresso per la difesa della millenaria Fede, mi sono sentito chiamato ad approfondire testi di spiritualità, di apologetica, mi sono avvicinato ancor più a sacramenti e sacramentali, abbeverandomi anche alla liturgia in rito antico, alla quale partecipo ora occasionalmente, quando la gestione dei bambini piccoli lo permette, ma che è vera fonte di irrobustimento spirituale.

Insomma, se in questi ultimi anni non vi fossero queste tristi sofferenze, io forse sarei un credente medio, tiepido, invece attraverso queste tribolazioni Dio mi sta spingendo verso un cammino di conversione sostenuto dalla Sua Grazia. Le vie di Dio per condurre i suoi figli alla salvezza sono davvero misteriose, ed anche da questo periodo della storia nel quale la Chiesa soffre, per mano molte volte dei suoi stessi membri, Egli ne vuole ricavare un bene, che sia anche per poche anime. Del resto un grande santo diceva che pure una sola anima è una diocesi abbastanza vasta per un Vescovo.

Grazie allora Cordialiter di sostenerci in questo cammino comune verso la Patria, da parte mia un ricordo e preghiera ma anche, come ho fatto e farò, un piccolo sostegno economico per questa tua speciale missione.

Ogni bene in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                   sono contento che tu abbia una visione soprannaturale della vita: nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno tollerato, da Dio per il nostro bene, come insegnano Sant'Alfonso Maria de Liguori e tanti altri dotti autori. Ovviamente il Signore non vuole che i modernisti diffondano i loro errori dogmatici e morali (Dio è incapace di compiacersi del male compiuto dagli esseri umani), ma tollera che ciò avvenga poiché spera di trarne un bene maggiore. 

È da decenni che stiamo soffrendo assai a causa del diffondersi dell’eresia modernista, ma negli ultimi anni le sofferenze sono aumentate parecchio. Dobbiamo sfruttare queste croci per avanzare nel cammino di perfezione cristiana, sopportando pazientemente le tribolazioni (come fece il Santo Giobbe) e soprattutto stringendoci maggiormente a Dio, fine ultimo della nostra esistenza. Nei momenti difficili della vita, quando il cuore è in lacrime, solo Dio può consolarci davvero. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe, nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio lacrima rivolto a Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza dobbiamo stringerci maggiormente a Dio e riceveremo conforto. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato la frase di Giobbe “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus”.

Se noi ci stringeremo maggiormente a Dio, la pestilenziale eresia modernista non solo non riuscirà a trascinarci alla dannazione eterna, ma sarà uno strumento tollerato da Dio per purificare le nostre anime e farle avanzare nel cammino di perfezione cristiana. Sopportare cristianamente le ingiuste persecuzioni e offrire i patimenti al Signore consente di ottenere enormi benefici spirituali dal Cielo. Basti pensare a ciò che è accaduto a San Pio da Pietrelcina, Sant'Ignazio di Loyola, San Giovanni Bosco e tanti altri santi, i quali, pur essendo perseguitati, riuscirono a praticare eroicamente le virtù cristiane (accumulando innumerevoli gradi di gloria per l’eternità) e a fare un gran bene alle anime. Un altro fulgido esempio è ciò che accadde ai cristiani dei primi secoli. Nonostante i tiranni si affannassero a trucidarli, la Chiesa Cattolica (che è il Corpo Mistico di Cristo) moltiplicava i suoi seguaci e si espandeva sempre più. Così come il sangue dei martiri è semente per la nascita di nuovi cristiani, allo stesso modo le lacrime dei fedeli legati al Magistero perenne sono semente per il trionfo della Tradizione Cattolica. Le persecuzioni non fanno altro che incentivare l'avanzata del movimento tradizionale. Ovviamente disprezzo il peccato di persecuzione, ma apprezzo il bene che Dio riesce a trarne in seguito. Se finissero le persecuzioni, ci sarebbe il rischio di un rilassamento generale degli ambienti tradizionali, così come è avvenuto per la cristianità dopo la fine dell'oppressione da parte dell'Impero Romano.

Dobbiamo essere grati al Signore per le tribolazioni che stiamo patendo. Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Dobbiamo continuare a combattere con coraggio la buona battaglia delle fede sino all’ultimo respiro. Maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Rinnovandoti la mia gratitudine per aver finanziato il mio lavoro per il blog (è grazie a persone generose come te se posso dedicare molto tempo a scrivere gli articoli e a rispondere alle numerose e-mail dei lettori), ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

[...] i cristiani trovano, nelle promesse della fede che praticano, la forza di sacrificarsi, e vedono nella morte stessa non la fine irreparabile di tutto, ma il principio della vera vita.

[Pensiero tratto da "La via mirabile", di Don Giulio Barsotti, casa editrice San Paolo, 1944]

domenica 27 settembre 2026

Atti di amore verso Dio

Sacro Cuore di Gesù
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fa’ che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa’ che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. 

[...] Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l’essenza dell’amore sta nell’atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest’atto vada facilmente congiunto con l’affetto sensibile e allora l’amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell’emozione del sentimento, ma nell’atto della volontà. La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell’atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l’anima, ma anche con tutto il cuore. Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell’atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non « senti » nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perchè sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l’appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all’atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d’amore. Appunto perchè la sostanza dell’amore sta nell’atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose. Del resto, sentire l’amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d’amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Il cristiano è dunque un soldato, un atleta, che lotta per una corona immortale e lotta fino alla morte. (...) Non dimentichiamo (...) che siamo lottatori, atleti, asceti, e che dobbiamo, come S. Paolo, lottare sino alla fine per meritar la corona: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è serbata la corona di giustizia che il Signore mi darà (...)".

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 26 settembre 2026

Mi avete lasciata nel Purgatorio! (lk)

Messa per le anime del Purgatorio
Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989), zelante sacerdote salesiano.


In questa vita di miserie morali per giustificare le proprie debolezze, si dice: Le passioni sono troppo forti e non sempre posso resistere!... Del resto, dopo del peccato ricorro alla Confessione! -

Altri dicono: Io non commetto gravi peccati! Manco sempre in certe sciocchezzuole, che sono inevitabili!... C'è invece chi pecca più di me e con più gravità! - 

Quando muore qualcuno, si vuole esclamare: Che santa persona! Quanto bene ha fatto! Certamente è andata in Paradiso! - 

Sulle tombe le iscrizioni più bugiarde e lusinghiere presentano i trapassati quali modelli di preclare virtù.

Si è soltanto quello che si è davanti a Dio. L'uomo giudica umanamente e spesso cade in errore. I giudizi di Dio invece sono esattissimi ed è necessario meditarne il rigore, per vivere più santamente che sia possibile e per venire in aiuto a coloro che, partiti da questa valle di pianto, scontano nel Purgatorio le miserie commesse sulla terra.


PURGATORIO

Io spasimo!...

Il 3 febbraio 1944, moriva una vecchietta, prossima agli ottant'anni. Era mia madre. Potei contemplare il suo cadavere nella Cappella del Cimitero, prima della sepoltura. Da Sacerdote allora pensai: Tu, o donna, da quanto io posso giudicare, non hai mai violato gravemente un solo comandamento di Dio! - E riandai col pensiero alla sua vita.

In realtà mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia vocazione sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia, con la corona dei suoi figli. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere? - Ripeta: Signore, sia fatta la tua volontà!

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppormi ai tuoi voleri; fa' la tua volontà!... - Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio.

Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi Teologi e si è concluso: E' stata una vera apparizione! -

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all'improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai.

- Mi avete lasciata nel Purgatorio!... 

- Sinora in Purgatorio siete stata? 

- E ci sono ancora!... L'anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio!... Sono alla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah!, come verrebbero in mio aiuto!...

- E perchè non veniste prima ad avvisare?

- Non era in mio potere.

- Ancora non avete visto il Signore? 

- Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la sua luce.

- Cosa possiamo fare per liberarvi subito?

- Ho bisogno di una sola Messa. Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere. 

- Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!

- Se il Signore lo permetterà!... Che Luce... che splendore!... - Così dicendo si dileguò la visione.

Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: Sono entrata in Paradiso! -

Dopo quanto ho esposto, dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi... e due anni e mezzo di Purgatorio!... Altro che i giudizi degli uomini!



[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno


Ragazza in preghiera in chiesa
La preghiera mentale è quindi una specie di interna conversazione con Dio che non si manifesta al di fuori [...]. Ogni atto interno che abbia per fine di unirci a Dio colla conoscenza e coll'amore, come sarebbe il raccoglimento, la considerazione, il ragionamento, l'esame, lo sguardo affettuoso, la contemplazione, lo slancio del cuore verso Dio, può dirsi preghiera mentale.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

venerdì 25 settembre 2026

Don Bosco era contento di confessare i grandi peccatori

San Giovanni Bosco
Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916) e pubblicate nel 1901.


[Don Bosco] Prese eziandio ad esercitare il sacro ministero nel tribunale di penitenza nella chiesa di S. Francesco d'Assisi, attendendovi tutte le mattine per alcune ore. La sua carità, lo zelo, la rara prudenza, e la destrezza nell'interrogare non tardò ad essere conosciuta. Tra i suoi penitenti si annoveravano eziandio parecchi degli stessi sacerdoti suoi compagni; fra i quali D. Giacomelli, che lo scelse tosto per suo confessore. Egli attesta che D. Bosco ebbe subito un numeroso concorso di fedeli, che assiepavano il suo confessionale. Si applicava con tanto amore ad ascoltarli, che tale ministero pareva fosse a lui il più gradito, il più caro, il più conforme al suo cuore. A qualunque ora fosse chiamato ad esercitarlo, vi si prestava prontamente, senza mai fare la minima osservazione in contrario, o per la stanchezza, o per l'ora incomoda, o per altra occupazione, eccettuato il tempo di scuola. Le sue maniere franche inspiravano confidenza eziandio in coloro che per dignità o per età erano a lui maggiori. Allorchè qualcuno gli si avvicinava in sagrestia richiedendolo del suo ministero sacerdotale, si accorgeva a colpo d'occhio, se era di quelli che avessero gravi imbrogli nella coscienza e sorridendo: - Mio caro signore, l'avverto che non vorrei impiegare il mio tempo inutilmente. Se sono cose grosse, va bene; allora io son contento; ma per minuzie non c'è la spesa. - Questi poveretti respirando per quella facezia, gli rispondevano; - Non dubiti che lo contenteremo. - Così va bene; e fra noi amici ce l'intenderemo subito. - Così guadagnavasi la confidenza; e più l'accusa era intricata, la questione difficile, tanto più esso godeva nel vedere l'operazione della divina misericordia.

Di lui si può ripetere ciò che egli scrisse di D. Cafasso: “Poche parole, un solo sospiro del penitente bastavano per fargli conoscere lo stato dell'anima. Non parlava molto al confessionale, ma quel poco era chiaro, esatto, classico, e per modo adattato al bisogno, che un lungo ragionamento non avrebbe ottenuto miglior effetto”. Egli soleva dire che in mezz'ora avrebbe sbrigato qualsiasi confessione generale. Era breve a segno, che in poche ore confessava centinaia di persone rimandandole con una pace ed allegrezza vivamente sentita.

Pensiero del giorno

L’apostolato, considerato nella sua totalità, comprende tutto quel che noi possiamo fare in collaborazione con Cristo per diffondere la vita soprannaturale nelle anime. L’apostolato è sempre una collaborazione con Gesù e raggiunge il suo scopo solo quando contribuisce a conferire ed a sviluppare la grazia divina nelle anime. La dottrina cattolica indica come mezzi fondamentali di questa nostra collaborazione con Cristo la preghiera e il sacrificio [...].


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 24 settembre 2026

Come andare a Messa e non perdere la fede

Don Nicola Bux

Sabato 26 settembre, dalle ore 17 alle 18.30, nella Chiesa di San Giuseppe di Bari Vecchia, avrà inizio il nuovo ciclo di catechesi con Don Nicola Bux sul tema "Come andare a Messa e non perdere la fede". Alle 19 sarà celebrata la Messa in rito romano antico.

Calendario degli incontri: 26 sett., 24 ott., 28 nov., 19 dic., 23 gen., 27 feb., 20 mar., 24 apr., 29 mag., 26 giu.

Il missionario deve nutrire un tenero amore per le anime

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).

Il missionario deve nutrire un tenero amore, deve avere una vera passione per le anime. Ma come l'avrà questo amore se non è uomo di orazione? E’ dalla meditazione di quello che Gesù benedetto ha fatto per la salvezza delle anime che spuntò la nostra vocazione. Il Crocifisso ci fece missionari, ed è il Crocifisso ancora che deve nutrire in noi l'amore per le anime. Prendiamo quindi spesso a soggetto delle nostre meditazioni i misteri della passione e morte di nostro Signore, e facciamoci di questo una regola specialmente nel tempo sacro della Quaresima. Questi misteri sono la vera sorgente dello zelo apostolico: pensando ai patimenti di Gesù, pensando alla Croce, alle umiliazioni del Calvario s'impara ad amare le anime e ad abbracciare ogni sacrificio per procurarne la salute. Ogni zelo che non zampilla dal mistero della Croce è effimero, perché solo l'esempio di quanto Gesù Cristo ha sofferto per le anime può efficacemente spronarci ad abbracciare i sacrifici inerenti ad ogni opera di vero zelo. Innamorati di Gesù Crocifisso, saremo indubbiamente grandi salvatori di anime.

[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

Pensiero del giorno

Molte persone si dannano a causa dell'ignoranza e della pigrizia dei preti.

(Beato Giovanni Maria Boccardo)

mercoledì 23 settembre 2026

Un carcerato felicissimo di essersi confessato da San Giuseppe Cafasso

Brano tratto dal secondo volume delle “Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco” raccolte dal sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne e pubblicate nel 1901.


D. Bosco nulla aveva dismesso del suo fare allegro, che rendevalo principe in qualunque conversazione. Come in seminario ed alle scuole di Chieri, aveva sempre qualche invenzione nuova per rallegrare la brigata. Però in questi suoi scherzi e burle egli teneva sempre un contegno calmo, sorridente, nè punto scomposto o nei gesti o nei passi, nè mai dava in iscrosci di risa.

[...] un'insigne pietà ed uno zelo apostolico ponno benissimo accoppiarsi con un umore faceto. Di queste ricreazioni graziose godevano assai anche il Teologo Guala e D. Cafasso, che pure erano uomini di tanto senno e serietà.

[…]

La giocondità del cuore è la vita dell'uomo, ed è un tesoro inesausto di santità. Tuttavia ben più care tornavano a D. Bosco altre ricreazioni che si passavano con D. Cafasso. Riferiremo qui una pagina scritta da D. Bosco stesso.

“ Tutti i giorni dopo la mensa eravi un po' di ricreazione. E questo era il tempo di un'altra maravigliosa scuola di Don Cafasso. Qui i suoi alunni succhiavano come latte la bella maniera di vivere in società; di trattare col mondo senza farsi schiavo del mondo; e diventar veri sacerdoti forniti delle necessarie virtù, per formare ministri capaci di dare a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio. D. Cafasso narrava eziandio le conversioni di peccatori da lui presenziate negli ospedali, nelle carceri e in altri luoghi, con infinito diletto e vantaggio dei convittori. Questi poi, allorchè D. Cafasso non era presente, avevano mille cose da narrare del loro caro ripetitore. Dei moltissimi fatti, di cui sono stato testimonio oculare, trascelgo il seguente, che è lepido e curioso.

” D. Cafasso, per disporre i carcerati a celebrare una festa che occorreva in onore di Maria Santissima, aveva impiegata un'intiera settimana ad istruire ed animare i detenuti di un colloquio, ovvero camerone, ove erano circa quarantacinque dei più famosi carcerati. Quasi tutti avevano promesso di accostarsi alla confessione alla vigilia di quella solennità. Ma, venuto il giorno stabilito, niuno risolvevasi a cominciare la santa impresa di confessarsi. Egli rinnovò l'invito, richiamò in breve quanto aveva loro detto nei giorni trascorsi, ricordò la promessa fattagli; ma, fosse rispetto umano, fosse inganno del demonio od altro vano pretesto, niuno si voleva confessare. Che fare adunque?

” La carità industriosa di D. Cafasso saprà che cosa fare. Egli ridendo si avvicina ad uno, che a vista sembra il più grande, il più forte e il più robusto dei carcerati. Senza proferir parola, colle sue piccole mani lo piglia per la folta e lunga barba. Il detenuto da prima pensava che D. Cafasso facesse per burla, perciò in modo garbato, quanto si può aspettare da tale gente: - Mi prenda tutto, disse, ma mi lasci stare la mia barba.

 - Non vi lascio più andare, finchè non siate venuto a confessarvi.

 - Ma io non ci vado.

 - Ed io non vi lascio andare.

 - Ma... io non voglio confessarmi

 - Dite quello che volete, voi non mi scapperete più, ed io non vi lascierò andare via, finchè non vi siate confessato.

 - Io non sono preparato.

 - Vi preparerò io.

” Certamente se quel carcerato avesse voluto, avrebbe potuto svincolarsi dalle mani di D. Cafasso col più leggiero urto; ma, fosse rispetto alla persona, o meglio frutto della grazia del Signore, fatto sta che il prigioniero si arrese, e si lasciò tirar da D. Cafasso in un angolo del camerone. Il venerando sacerdote si asside sopra un pagliericcio, e prepara il suo amico alla confessione. Ma che? In breve questi si mostra commosso, e tra le lacrime e tra i sospiri, appena potè terminare la dichiarazione delle sue colpe.

” Allora apparve una grande maraviglia. Colui, che prima bestemmiando ricusava di confessarsi, dopo andava ai suoi compagni predicando non essere mai stato cotanto felice in sua vita come in quel giorno. Quindi tanto fece e tanto disse, che tutti si ridussero a far la loro confessione.

” Sia che si voglia chiamare questo fatto, che scelgo tra migliaia di tal genere, miracolo della grazia di Dio, sia che si voglia dire miracolo della carità di D. Cafasso, è forza riconoscere in esso l'intervento della mano del Signore.