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mercoledì 28 settembre 2022

Tornare al Catechismo

Ripubblico un post scritto da una gentile collaboratrice del blog.


Più di una volta ho sentito propagandare da alcuni cristiani un nuovo metodo di evangelizzazione che secondo la mia osservazione già esiste da tempo e che in questi decenni non ha funzionato. Lo sento propagandare come nuovo e moderno quando invece sono un po’ di decenni che viene sperimentato. Le persone che dopo una vita di vuoto religioso si avvicinano da poco alla fede possono di certo considerarlo nuovo ed efficace visto che non l’hanno mai visto in azione ma io non lo considero così dopo che ho visto le conseguenze nelle parrocchie della mia città. Chi lo propone lo spaccia per efficace contro il vecchio metodo, quello tradizionale che dicono essere inefficace. Più che un metodo inefficace, come dicono loro,  io direi che quello tradizionale invece è un metodo inattuato e per questo non essendo stato attuato è a torto considerato inefficace. Alcune caratteristiche del cosiddetto nuovo metodo sono:

- far fare il catechismo a persone che non conoscono il Catechismo della Chiesa Cattolica, che non si preparano a questo compito, che non apprezzano e vivono i Sacramenti e che durante l’estate non vanno alla Messa;

- fare molti discorsi insistendo solo su valori umani come bontà, solidarietà, aiuto reciproco, diritti umani, ecc.;

- eliminare discorsi su ciò che è bene e male, sui Comandamenti, sui Sacramenti, sui miracoli e rendere il libro del Vangelo antico e disadatto alla realtà presente, mettere al primo posto la ragione umana e non la parola di Gesù;

- accettare e giustificare comportamenti non cristiani con la scusa di non offendere;

- eliminare la preghiera e gli aspetti della religione che rimandano al sacro e alla vita eterna;

- considerare la religione cristiana una fra tante tra cui la ragione umana, sovrana, può scegliere.

L’atteggiamento di quelli che propugnano questo metodo è quello di considerare le persone come se non avessero mai sentito parlare di Gesù cercando di non scandalizzare parlando di Gesù troppo esplicitamente. Ma la verità è che noi viviamo in un paese che si dice cristiano e che molte delle persone a cui si rivolge l’evangelizzazione sono già state battezzate, hanno ricevuto anche altri Sacramenti e hanno già letto qualcosa del Vangelo. Per evangelizzare persone come queste che non conoscono comunque il Vangelo non possiamo usare lo stesso metodo di evangelizzazione che le ha portate a questo stato di totale dimenticanza del Vangelo in cui sono quando ritornano a bussare alla porta della Chiesa. Questo metodo non funziona. Sono anni che non funziona. Non ha riempito le Chiese, non ha propagato la fede. Bisogna usare un metodo diverso e semplicemente offrire il Vangelo per quello che è, il pensiero della Chiesa per quello che è, senza distorcerlo dal di dentro. Se io mi avvicinassi per la prima volta alla fede della Chiesa vorrei saper in modo semplice ciò in cui la Chiesa crede e i principi di vita e di morale che offre. Non vorrei stare a sentire solo discorsi sull’umanità, la bontà, i diritti dell’uomo e la solidarietà, così in modo generico, se fossero solo queste cose il fine della mia ricerca non ci sarebbe motivo di cercarle in una Chiesa, in una religione particolare perché sono cose di cui già si parla abbastanza in molti ambienti diversi e a cui ci posso arrivare da sola col ragionamento. Ma la figura di Cristo e il suo pensiero ce le offre la Chiesa, questo è quello che Gesù ha stabilito, questo è quello che il vero Catechismo dovrebbe dare. C’è bisogno di un Catechismo esplicito che non viene più fatto. C’è bisogno di un Catechismo che dica cosa sono i Sacramenti, i Comandamenti, i principi della fede, che spieghi il Credo. Molti agiscono come se il Catechismo come quello antico venisse fatto e dicono che non funziona, in realtà questo tipo di Catechismo non viene fatto, non si può imputare la colpa della mancata fede della gente a un Catechismo che non si fa più. Non si può prendere il Catechismo antico a scusa per proporre un nuovo metodo che è sempre il solito e che non funziona. Chi ha conosciuto il Catechismo antico mantiene la fede. Conosciamo il nostro Catechismo, quello antico e quello di Papa Benedetto, dobbiamo usarli per insegnare la Dottrina ai giovani!

A gloria di Dio, 

Teodolinda

Pensiero del giorno

Non basta amare le anime nel segreto del nostro cuore, lavorando e sacrificandoci per esse, ma bisogna che questo amore trapeli anche all'esterno attraverso un tratto amabile e piacevole in modo che, avvicinandoci, si sentano benvolute e quindi incoraggiate alla confidenza ed alla fiducia. Certi modi rudi, bruschi, impazienti sono la causa per cui molti si allontanano disgustati e forse anche scandalizzati. L’apostolo può ben avere un cuore d’oro, ricco di carità e di zelo, ma se conserva una scorza rozza e pungente si preclude da sè la via per giungere alle anime, diminuendo notevolmente il bene che potrebbe fare.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 27 settembre 2022

Per essere buoni cristiani bisogna avere una buona "spina dorsale"


Stiamo vivendo un periodo di grandi sofferenze e persecuzioni causate dai modernisti e dagli altri nemici della Chiesa. Purtroppo tanti battezzati hanno tradito Gesù Cristo e si sono uniformati alla mentalità del mondo, la quale è opposta agli insegnamenti del Vangelo. Che tristezza vedere i modernisti vilmente asserviti ai laicisti, ai comunisti, ai massoni e ai plutocrati anticristiani del mondo dell'alta finanza! Sono infrolliti, dinanzi ai mondani tremano come foglie, hanno un timore esasperato di essere criticati dai laicisti e tradiscono senza remore il Redentore Divino pur di non ricevere qualche rimprovero dai nemici della Chiesa. 

Per "vaccinarsi" contro il morbo del modernismo, zerbino del laicismo, è importante irrobustire la "spina dorsale". A tal proposito riporto un articolo di Don Giulivo intitolato "Una buona spina dorsale" e pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del gennaio del 1939. Anche se sono passati tanti anni è ancora di grande attualità.


Carissimi, 

come per San Giovanni Bosco, così per la Beatificazione di Madre Maria Mazzarello [nella foto a lato, n.d.r.], la Postulazione ha offerto al Santo Padre Pio XI, in un artistico reliquiario, una vertebra del corpo della nuova Beata. Il Papa la ricevette solennemente in San Pietro, dopo la funzione vespertina del 20 novembre u. s., e se ne compiacque perchè la preziosa reliquia gli richiamava la dirittura morale, la fortezza di carattere e l'energia di volontà che sono le doti caratteristiche della Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. «Guardi Don Ricaldone - disse al nostro Rettor Maggiore - proprio come Don Bosco, anche Madre Mazzarello doveva avere una buona spina dorsale!». 

Mi pare che il rilievo fatto dal Santo Padre possa servirvi di orientamento nella vostra educazione. Procurate anche voi di formarvi una buona spina dorsale: di crescere, cioè, giovani di carattere, cattolici tutti d'un pezzo; tempre adamantine, non banderuole zimbello d'ogni capriccio di vento. Fermi nei principi della fede cristiana e della vita morale, non lasciatevi mai traviare dalle perverse dottrine del mondo ateo e pagano che tentassero d'inquinare la vostra atmosfera spirituale. Voi vivete per fortuna in un clima ancor sano; ma quante idee pestifere viziano l'aria in altri paesi, minacciando il contagio! Ricordatevi che siete figli di Dio, progenie di Santi, di geni, di eroi, redenti tutti dal Sangue prezioso di Cristo che solo è via, verità e vita. Tutto quanto aveste a leggere, a sentire, a vedere di contrario al Vangelo ed ai dettami del Divino Maestro, ricordatevi, è errore o menzogna. Non vi lasciate ingannare. La vostra pietra di paragone sia sempre il Vangelo. Ciò che non forma le coscienze secondo il Vangelo è tradimento della verità e rovina delle anime e della società. Adulatevi alla saggia educazione dei vostri buoni genitori e maestri e seguite fedelmente Nostro Signor Gesù Cristo […].

Così sarete sicuri di salvarvi dalle aberrazioni dei nostri tempi e trarrete il miglior frutto dalla Beatificazione di Madre Mazzarello. 

Vostro aff.mo 

Don Giulivo 

Pensiero del giorno

Ohimè! noi non ci ricordiamo abbastanza dei cari nostri trapassati, e col suono delle campane sembra pure svanire la loro memoria.


(San Francesco di Sales)


lunedì 26 settembre 2022

La prima intervista a Maristella

Da molti anni pubblico sul blog gli scritti di “Maristella”, una signora di Milano che per nutrire la sua anima frequenta la Messa in Rito Ambrosiano antico celebrata col messale del grande Cardinale Schuster. Ripubblico l'intervista che pubblicai nel settembre del 2015.


- Sei nata in una famiglia molto laica, ciò nonostante da bambina ti piaceva tanto stare in chiesa. Che cos'è che ti affascinava del cristianesimo?

- Quando ero bambina mi capitava di passare del tempo con mia nonna e le sue sorelle, le quali tutte le domeniche mi portavano in Chiesa. Lì trovavo pace, calma e silenzio, e sentivo dilatarsi dentro di me queste sensazioni piacevoli. Nel corso della vita spesso sono entrata in Chiesa per poter stare in silenzio e raccogliermi interiormente.

- Adesso sei una persona molto attratta dalla vita devota e dal cammino di perfezione cristiana. Come è avvenuta la tua conversione?

- Nella mia vita la Fede è stata per anni come un fiume carsico, che ora scorre nelle profondità della terra, ora alla luce del sole. Dopo un tumore maligno, il dolore e la rabbia, ho iniziato a vedere la vita con occhi diversi, a percepirla come un dono. Il Signore mi ha donato una Fede robusta e il desiderio di mettermi in cammino sulla via della santità. Non ho in alcun modo meritato questo meraviglioso dono, io che sono solo polvere e cenere, ma la mia anima solo in Dio può placare la sua sete di infinito.

- I tuoi conoscenti hanno notato dei cambiamenti in te dopo la conversione?

- Sono diventata molto più silenziosa, perché in varie occasioni della giornata mi immergo nella preghiera donando le mie azioni, il mio lavoro, momenti e incontri che mi suscitano letizia o dolore. Dono tutto al Signore. Cerco di pensare spesso a Dio. Prima di iniziare i pasti faccio il Segno della Croce, leggo libri di devozione e frequento con entusiasmo la Messa ambrosiana vetus ordo (in latino).


- Come hai conosciuto la Messa in Rito Ambrosiano antico?

- Avevo iniziato a partecipare alla messa vicino a casa. Andavo volentieri ma spesso uscivo con un senso di insoddisfazione, quasi di delusione. Un giorno un amico mi ha invitata alla Messa vetus ordo. Per me è stata una folgorazione: i canti, il raccoglimento, la liturgia, il profumo dell’incenso… tutto mi invitava a rivolgermi al Cielo, a ringraziare il Signore. Ho veramente potuto percepire, quasi toccare con mano in modo straordinariamente intenso il senso del sacro che attraversava tutta la celebrazione. A Milano ho iniziato a partecipare alla Messa ambrosiana tradizionale: ogni domenica  mi alzo presto con tanta gioia. 

- Che cos'è che ti affascina della Liturgia tradizionale?

- Nella liturgia tradizionale il centro è il Signore. Durante il Canone, in quel momento di silenzio profondo, spesso immagino di vedere realmente Nostro Signore sulla Croce e non riesco a trattenere le lacrime. Dall’inizio della celebrazione sino al termine, vivo un’esperienza mistica straordinaria nella Presenza reale del Signore. In Chiesa io tengo sempre il capo coperto dal velo. L’anima trabocca di gioia al cospetto del Signore, la Santa Messa tradizionale è un assaggio di Paradiso sulla terra: tutto eleva l’anima al Cielo. Le preghiere, i canti antichi e solenni, la potenza evocativa della lingua latina, lo splendore della liturgia, l’atteggiamento rispettoso dei fedeli, le omelie in cui finalmente si citano i Novissimi … 

- Durante il giorno, oltre a sbrigare le faccende domestiche, devi pure recarti sul posto di lavoro. Eppure, appena ti è possibile ti immergi nella preghiera, nell'orazione mentale e nella lettura spirituale. Perché ci tieni così tanto al dialogo interiore con la Santissima Trinità?

- Io credo di aver ricevuto un dono straordinario dal Signore, e cerco di custodirlo con la massima cura. Ho iniziato ad amare il silenzio; lì il Signore può parlare al nostro cuore. Se siamo distratti da mille pensieri , preoccupazioni e cure mondane non possiamo udire la Sua voce. Mi sono resa conto che quando inizio a dare spazio nel mio cuore e nella mia anima al Signore, poi diventa sempre più facile farlo. Posso pregare mentre sono sulla metropolitana o sull’autobus, in coda al supermercato o alla posta, mentre cerco posteggio per l’auto, mentre lavoro o cammino per la strada. Se ascolto la voce del Signore cresce in me la gratitudine per i doni che ricevo, aumenta il desiderio di fare il bene e fuggire il male, ricevo tanti buoni suggerimenti per la vita quotidiana. Senza la Santissima Trinità, senza la preghiera non potrei vivere: mi sono necessarie come l’aria che respiro.

- Mi hanno scritto tante persone (soprattutto donne) che per diversi motivi si sono pentite di essersi sposate. Tu che hai sperimentato la vita coniugale, che consigli puoi dare ai ragazzi e alle ragazzi che seguono il blog e si sentono chiamati da Dio alla vita matrimoniale? Intendo dire quali sbagli devono evitare nella scelta del futuro coniuge?

- Per la mia esperienza consiglierei a chi si sente chiamato alla vita matrimoniale di considerare con estrema attenzione anche l’aspetto spirituale dell’unione. Nel mio caso, per esempio, io ho sempre avuto fede. Era una fede flebile e piccolina ma sentivo di volermi sposare in Chiesa per “invitare Gesù alle mie nozze”. Mio marito mi vuole bene ma non ha fede, e ha acconsentito solo per accontentarmi. Quando è nata la figlia ho discusso per poterla battezzare, volevo “ringraziare Gesù per il dono che ci aveva fatto”. La fede non è un argomento banale: crea distinzioni e differenze profonde tra chi l’ha e chi non l’ha. Entra in gioco nelle decisioni importanti della vita. Nel mio caso il cammino di fede mi sta allontanando da mio marito. Io accetto questa croce e non rinuncio alla Fede e alla sequela del Signore. Prima di prendere la decisione di sposarsi, consiglio ai credenti  (che vorrebbero coniugarsi con una persona non credente o di altra religione) di pregare a lungo per chiedere luce al Signore e di rivolgersi a un buon direttore spirituale che possa dare un parere illuminato dalla Fede per evitare problemi, incomprensioni e sofferenze future.

- I veri seguaci di Gesù Cristo vengono disprezzati dai seguaci del mondo. Tu non sei un'eremita che vive isolata, anzi vivi in una grande città, hai una famiglia, hai un lavoro, delle amicizie, e quindi trascorri molto tempo in mezzo alla gente. Quando ti trovi tra persone mondane ti senti a tuo agio, oppure ti senti come straniera in terra d'esilio?

- Io mi sento nel mondo ma non del mondo.  Non capisco e non approvo questo mondo senza Dio, feroce e disperato. Cerco sempre di restare nella Presenza del Signore, di non allontanarmi da Lui. Al mattino recito le Lodi, alla sera la Compieta. Durante il giorno mi aiuto con la Comunione spirituale e piccole giaculatorie; di notte nell’insonnia recito il Rosario. Con pochissime persone posso esprimere liberamente il mio pensiero: il mio confessore e due fratelli nella fede. Con le persone mondane cerco di ascoltare e di non parlare troppo. Fuggo però i pettegolezzi e le calunnie: prego in silenzio per chi li dice. Nel mondo mi sento sempre fuori posto, in esilio, lontana dalla mia vera casa e dalla mia vera famiglia: ma lentamente sto sviluppando una letizia speciale che mi permette alle volte di parlare in modo giocoso, mai malevolo.

Pensiero del giorno

Molte persone si dannano a causa dell'ignoranza e della pigrizia dei preti.

(Beato Giovanni Maria Boccardo)

domenica 25 settembre 2022

Atti di amore verso Dio

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, fa’ che io ti ami per te stesso e non per la mia consolazione; fa’ che amandoti, cerchi sempre la tua volontà e non la mia. 

[...] Amare è voler bene a qualcuno; si comprende quindi, che l’essenza dell’amore sta nell’atto della volontà con cui si vuol bene. Ciò non toglie che in noi quest’atto vada facilmente congiunto con l’affetto sensibile e allora l’amore è insieme atto della volontà e della sensibilità; tuttavia è chiaro che la sostanza del vero amore non sta nell’emozione del sentimento, ma nell’atto della volontà. La carità non muta il nostro modo di amare, ma lo penetra, lo soprannaturalizza, rendendo la volontà, e la sensibilità capaci di amare Dio. Sì, anche il nostro affetto sensibile può essere impegnato nell’atto di amore soprannaturale; Dio non disdegna neppure questa più umile e meno elevata manifestazione del nostro amore per lui, tanto è vero che ci ha comandato di amarlo non solo con tutta la mente e con tutta l’anima, ma anche con tutto il cuore. Tutte le nostre forze - intellettuali, volitive, affettive - vengono impegnate nell’atto di amore e, tuttavia, la sostanza di questo atto non sta nel sentimento, ma nella volontà. Perciò, quando nel tuo amore per Dio rimani freddo riguardo alla sensibilità e non « senti » nulla, non devi turbarti: troverai così minore soddisfazione nel tuo amore - perchè sentire di amare è assai più dolce - ma il tuo atto di amore sarà ugualmente vero e pieno. Anzi, mancandoti l’appoggio e lo slancio che viene dal sentimento, sarai costretto ad applicarti con maggior decisione all’atto della volontà e ciò, lungi dal nuocere, renderà più volitivo, e perciò più meritorio, il tuo atto d’amore. Appunto perchè la sostanza dell’amore sta nell’atto della volontà che vuol bene a Dio, ecco che il Signore, per rendere più puro e più intenso il tuo amore, spesso lo priverà di ogni dolcezza di sentimento; non sentirai più di amare Dio e ciò ti darà pena ma, in realtà, lo amerai nella misura in cui saprai decisamente volere la sua volontà, il suo beneplacito, il suo gusto al di sopra di tutte le cose. Del resto, sentire l’amore non è in tuo potere, mentre è sempre in tuo potere fare atti d’amore con la volontà, è sempre in tuo potere voler bene a Dio cercando con tutte le tue forze di vivere per lui, di fargli piacere. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

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