La nostra santificazione è volontà di Dio: vogliamo disgustarlo? La santità è uno dei tanti ritrovati del suo amore e della sua misericordia. [...] Il farci santi è cosa facile, tanto facile che molti, moltissimi si fecero santi; e molti di essi si trovavano in condizioni meno felici delle nostre. Essi, al cominciare il loro lavoro di santificazione, provavano quelle stesse difficoltà e quello stesso senso di smarrimento e di timore che proviamo noi oggi. Eppure si fecero santi... Perché la santità è cosa molto semplice, davvero semplicissima: si fa santo chi ama molto Dio; ama molto Dio chi fa sempre la sua volontà; fa sempre la sua volontà chi fa quel che deve fare, ossia chi fa bene quel che deve fare, cioè le azioni ordinarie. Dunque si fa santo chi fa bene le azioni ordinarie: il ministero, la scuola, il lavoro, la ricreazione, i pasti... Non si tratta di andar sempre con gli occhi a terra e la testa curva, con le mani giunte, seri, impassibili, ieratici [...]; si può scherzare, ridere, giocare, dedicarsi a lavori che piacciono... Né occorre fare sempre atti eroici o mortificazioni continue. Basta che facciamo quel che ci domanda Dio nella Regola, e lo facciamo bene; quel che vogliono i superiori, e lo facciamo bene. E notate che le azioni non sono collegate in modo che se una è difettosa, le altre lo siano pure. Ogni azione è indipendente: qualunque sia il nostro passato, comunque abbiamo passato la mattina, possiamo alla sera santificare l'anima nostra facendo bene allora quel che dobbiamo fare... Qualcuno si preoccupa: come farò? di dove comincerò? come continuerò?... Chi deve costruire l'edificio della nostra santità non siamo noi; è Dio. Noi siamo come il garzone del muratore: egli porta calce, arena, acqua, mattoni; ma chi costruisce è il muratore. Portiamo il nostro piccolo contributo: i mattoni dell'edificio della nostra santità (le azioni ordinarie, fatte meglio che possiamo) e Dio farà il resto.
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domenica 6 settembre 2026
Pensiero del giorno
sabato 5 settembre 2026
Se una moglie fosse "quasi sempre fedele" al marito...
Pensiero del giorno
(San Francesco di Sales)
venerdì 4 settembre 2026
Un vescovo esemplare insultato dal demonio
Un giorno, 18 maggio 1965, venne a trovarmi un uomo. Così mi parlò: - Sono stato indirizzato a lei dalle Suore di San Paolo della città. Sono molto sofferente. Sono stato in giro tanto tempo per avere sollievo; ma ormai sono stanco. Mi aiuti lei!
- Di che cosa si tratta?
- Ho disturbi diabolici. Prego, prego, prego sempre. L'unica mia forza è la preghiera.
- Che lavoro compie?
- Prima ero impiegato nell'Amministrazione Provinciale della mia città. A causa dei miei continui e forti disturbi, dovetti lasciare il lavoro.
- Vediamo se i suoi disturbi sono proprio diabolici, poichè potrebbero provenire dal sistema nervoso indebolito. Di salute come sta?
- Fisicamente sto bene. Sono stato da specialisti, ho avuto visite, mi hanno esaminato con i « Raggi X », mi hanno fatto analisi di tante specie ed è risultato sempre u organismo perfettamente sano ». - Quanti anni tiene?
- Trenta quattro.
- Ora dica: Come sono cominciati i suoi disturbi?
- Circa sette anni addietro all'improvviso cominciai a sentirmi male, in tutto il corpo, come oppresso da un peso. E poi ... dolore di viscere, dolore alle ossa, la gola serrata ... Mi abbattei e credevo di morire.
Dopo qualche tempo mi apparivano cose strane, ad esempio, un grosso serpente che mi attorcigliava e mi mordeva. Io tremante pregavo.
Spesso, di notte e di giorno, mi apparivano esseri mostruosi, in forma di demoni, e questo mi terrorizzava.
A letto talvolta sentivo tirarmi le coperte; nella mia camera apparivano luci e fiamme.
Per due anni non sapevo a chi confidare le mie pene. Pregavo e solo così avvertivo qualche sollievo. Quando mi decidevo a fare la Comunione, provavo un senso di disgusto; ma mi comunicavo lo stesso.
Siccome pregavo molto, durante la preghiera udivo vicino a me uno che bestemmiava contro Gesù Cristo e contro i Santi. Subito guardavo attorno e non vedevo alcuno.
Mi piacevano le letture sante. Comprai la Bibbia ed altri libri religiosi; ma il demonio, assalendomi, me li faceva strappare.
Poichè i disturbi non cessavano, ed anzi aumentavano, decisi farmi esorcizzare per cacciare il demonio.
Andai in diverse città d'Italia, anche in Francia, a Chalon ed a Lione, per farmi liberare da Sacerdoti capaci. Mi recai anche da Padre Pio, il quale mi disse: Io ti benedico e speriamo che durante il viaggio di ritorno a casa il demonio ti lasci per sempre. -
Invece tutto è continuato come prima. Spesso i demoni, in grandi schiere, mi circondano e mi fanno soffrire.
Avrei tante altre cose da dire, ma ne faccio a meno.
Mentre avveniva il primo incontro di quest'uomo con me, nel mio ufficio venne un Vescovo. Approfittai dell'occasione.
- Eccellenza, quest'uomo è indemoniato. Vorrebbe essere liberato; prega molto e spera.
- Ma è proprio indemoniato? - soggiunse il Vescovo.
- Eccellenza, ecco una prova! L'indemoniato davanti ad un oggetto sacro reagisce subito e questo è uno dei tanti segni dell'ossessione. Voglia osservare! - Appena l'uomo vide il Crocifisso che io tenevo in mano, il demonio si manifestò. L'ossesso indietreggiò, alterò la voce, il suo volto si fece strano e giù bestemmie contro Dio e la Madonna. Poi inveì contro il Vescovo con parole e con gesti triviali, quantunque Sua Eccellenza fosse un Pastore esemplare.
Impallidì il Vescovo e disse:
Tu, o demonio, sarai vinto dalla Madonna. Ti mostri forte con noi, ma la Madonna è più forte di te.
Dopo questa battuta il Vescovo disse a me e ad altri tre presenti: Veramente qui c'è il demonio! -
Allora tracciai un segno di Croce sulla fronte dell'ossesso ed all'istante fu lasciato libero; infatti ritornò normale, risollevato e baciò il Crocifisso con devozione.
[Brano tratto da "Satana nel mondo" di Don Giuseppe Tomaselli; imprimatur: + Francesco Tortora, Vescovo-Prelato, S. Lucia del Mela 13 - 5 - 1968].
Pensiero del giorno
(Don Bosco)
giovedì 3 settembre 2026
Il più feroce nemico di Don Bosco
Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti! Egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio!
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)
mercoledì 2 settembre 2026
I lebbrosi della Chiesa
Pensiero del giorno
martedì 1 settembre 2026
Love Letters of St. Francis de Sales
I was positively amazed when I read the phrases of love (obviously a pure, chaste, supernatural love) that St. Francis de Sales wrote to St. Jane Frances de Chantal. What strikes me in a particular way is the love that St. Francis de Sales nurtured for the soul of Chantal. Another thing that astonishes me, as I read these expressions of love, is that the holy Bishop of Geneva and the co‑foundress of the Visitation Order loved each other so intensely that their beautiful souls seemed almost fused together. Who knows how many degrees of glory they have merited in Heaven for having loved each other on this earth in such a pure and supernatural way! In fact, for every act of charity (the supernatural love that comes from God) performed in the state of grace, the soul receives from God an eternal reward. It is one thing to save one’s soul by a hair’s breadth; it is quite another to be saved with the merits of a great saint.Here are some phrases of love taken from the letters that St. Francis de Sales (the saint of gentleness) wrote to St. Jane Frances:
“I love more tenderly than ever what I love, and first of all your soul.”
“I know that my soul is in you and yours is in me… I never celebrate Mass without you, and I never receive Communion without you; in substance, I am as much yours as you could desire.”
“My desire to love you and to be loved by you has no measure smaller than eternity.”
“God has given me to you in a unique, entire, irrevocable way.”
“It will never be possible for anything to separate me from your soul.”
“I have never felt so much affection as I now feel for our soul and our most united heart.”
“I wish I could express to you the feeling I had today, while receiving Communion, of our dear unity, for it was a great, perfect, sweet, powerful feeling, such that it could almost be called a vow or a consecration.”
“I will change nothing of the resolution I have made to be a man truly yours and wholly yours, without reserve and without exception. I use the language of my heart and not that of our time. And, according to my way of seeing things, when I said that I am entirely yours, I said everything; and if I did not say this, I said far too little.”
“[It is God] who, with His love, has bound me and even consecrated me to be, to live, to die, and to live again forever yours and wholly yours.”
“I am yours. Jesus wills it, and so I am.”
“I am the one whom Jesus has made yours without end, without reserve, without comparison.”
“I am for you what God knows.”
“In Him and through Him, our heart is one and indivisible.”
“I have a very particular light that makes me see how the unity of our heart is the work of that great Unifier, and therefore, from now on, I intend not only to respect but to love and honor this unity as something sacred.”
“For me nothing has importance except God, for whom and by whose grace, nevertheless, I love more tenderly than ever what I love, and first of all your soul. I am more yours than I can say in this world, for the words that could express this love do not exist.”
“Dearest Mother, always love your poor dear soul which I possess, for I love without measure, without comparison, and more than can be expressed, my dearest soul which you possess. I mean: let us greatly love this one single soul and this one single life that God has been pleased to give us for His service.”
[The translation was made starting from the Italian version of the above mentioned thoughts taken from “Tutte le lettere - San Francesco di Sales”, Edizioni Paoline, 1967, edizione italiana a cura di Luigi Rolfo].
Avviso da Milano
Ore 8.15 (letta) e ore 9.45 (cantata) presso la chiesa di Santa Maria alla Consolazione, sita in Largo Cairoli, fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.
Ringrazio Maristella per la segnalazione.
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Siate militanti!
Siate, finalmente, militanti.
Salvo il principio della legittima difesa (nel senso da Noi altre volte spiegato), le guerre materiali con scontri di armati, spargimento di sangue, distruzioni di vite e di beni, sono esecrate dalla Chiesa. Tuttavia non è forse la vita di ogni uomo quaggiù una vita di combattimento, e ogni cristiano, in particolare, non diviene forse soldato di Cristo, quando riceve il sacramento della Cresima? Nessuno vorrà dunque meravigliarsi, se parliamo di battaglia ad adolescenti cristiane, alle «Giovanissime» di Azione Cattolica. Militanti, infatti, significa combattenti. Ma è un combattimento di amore e la vittoria non uccide il vinto, nè lo incatena. La vittoria vivifica e libera.
Per essere militanti, bisogna essere eroiche. Siete pronte?
Per essere militanti, bisogna essere apostole. Lo volete?
Volete portare l'amore ove è l'odio? la purezza ove è la corruzione? la luce ove sono le tenebre? la vita ove è la morte? Volete rimettere Dio al suo posto, cioè in ogni luogo? Nelle scuole, nei Parlamenti, nella stampa, nei divertimenti, in ogni struttura umana. Volete che Gesù Cristo regni?
(...) Dilette figlie! (...) Tornate alle opere vostre e combattete senza tregua, non perché si aprano le porte dell'inferno, ma affinché nel mondo e nei cuori regni Gesù, dolce Sovrano di amore.
Pensiero del giorno
(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)
lunedì 31 agosto 2026
Ritratto di un uomo da poco tempo spirato
"Memento homo, quod pulvis es, et in pulverem reverteris". Considera, fratello, che sei di terra, ed in terra hai da tornare. Ora vedi, senti, parli e cammini. Verrà un giorno che più non vedrai, non sentirai, non parlerai, né camminerai. Quando l'anima tua si dividerà dal tuo corpo, il corpo resterà ad esser consumato dai vermi ed a farsi polvere; e l'anima si troverà in quell'eternità che t'avrai meritata colla tua vita.
Mio Dio, finora colla mia vita mi ho meritata la disgrazia vostra e l'inferno; ma voi non volete ch'io disperi, ma che mi penta, vi ami e speri.
Figurati di vedere un uomo, il di cui corpo poco prima è stato lasciato dall'anima. Mira in quel cadavere, che ancora sta sul letto, il capo caduto sul petto, i capelli scarmigliati ed ancora bagnati dal sudore della morte, gli occhi incavati, le guance smunte, la faccia di color di cenere, la lingua e le labbra nere; sicché ad ognun che lo guarda, fa nausea ed orrore. Ecco, lettor mio, in quale stato dee ridursi questo tuo corpo, che al presente tanto accarezzi.
Ah mio Dio, non voglio più resistere alle vostre chiamate. Che mi ritrovo delle soddisfazioni date al mio corpo, se non rimorsi di coscienza che continuamente mi affliggono? Oh fossi morto prima, e non v'avessi mai offeso!
Quando poi comincia a marcire il cadavere, dà maggiore orrore. Non saranno passate ancora venti ore che quel giovane è morto, e la puzza già si fa sentire. Bisogna aprir le finestra della camera e bruciare incenso, acciocché il fetore non ammorbi tutta la casa. Perciò si danno fretta i parenti per mandarlo alla sepoltura. Dunque se quel corpo è stato d'un nobile, l'esser stato più ben trattato in vita, a che servirà? servirà per rendere il fetore più insopportabile.
Caro mio Redentore, sapevo che con quel peccato vi davo un gran disgusto, eppure l'ho fatto. Per non perdere quella breve soddisfazione, mi son contentato di perdere il gran tesoro della vostra grazia. Mi butto addolorato ai piedi vostri, perdonatemi per quel sangue che avete sparso per me. Ricevetemi di nuovo nella vostra grazia, e poi castigatemi come volete. Accetto ogni castigo, ma non voglio restar privo del vostro amore. Vi amo, o Dio del mio cuore, vi amo più di me stesso. Fate che io vi sia fedele sino alla morte.
Maria, speranza mia, intercedete per me.
[Brano tratto da "Via della salute"].
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