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sabato 9 maggio 2026

I ragazzi non si trascinano al bene con la forza ma con la carità

San Giovanni Bosco
Non di rado negli ambienti tradizionali si incontrano persone che si comportano in maniera aspra, dura ed esageratamente severa. Se questo modo di comportarsi è fallimentare con gli adulti, lo è ancora di più con i fanciulli. I nostri esempi da imitare non devono essere i “sergenti di ferro”, bensì i santi come Don Bosco. A tal proposito riporto alcuni brani tratti da un interessante articolo intitolato “L'Educatore dell'Ottocento” e pubblicato sul “Bollettino Salesiano” del settembre del 1942.

Il dramma delle Scuole dell'Ottocento.

Le testimonianze autobiografiche di molti scrittori del tempo, dall'Alfieri al Cavour, dal Parini al Manzoni, dal D'Azeglio al Giusti, concordano nel ricordo di precettori troppo austeri e di sistemi scolastici deprimenti. Talora anche nei collegi tenuti da religiosi, con la migliore delle intenzioni, si cercava di persuadere ai giovani i grandi ideali con un'energia ed un'austerità che finivano col renderli inamabili.

Non era matura ancora una coscienza del metodo e del suo rapporto con le esigenze della psicologia infantile. Si poneva al servizio dell'educazione cristiana una tradizione disciplinare ed una didattica che contrastavano in pieno con lo spirito di apostolato dal quale erano animati i maestri.

L'amore si celava spesso dietro un volto severo. Lo scoprì, meravigliato, anche il Giusti quando si distaccò dal suo primo precettore. «Nel dividersi da me, pianse. Se volessi dire lo stupore che mi prese a quel pianto non avrei parole che mi valessero. Uno che mi aveva bastonato, contrariato, martirizzato sempre, piangere nel punto di lasciarmi?».

Nel pianto di quel buon sacerdote e nella meraviglia del non facile discepolo si rivela il dramma che spesso si consumò nelle scuole dell'Ottocento, dove maestri, peraltro benemeriti, non avevano inteso dall'esperienza questa lezione: che i ragazzi non si trascinano con la forza al bene; e che per promuovere in loro, con loro, la volontà di servire lietamente il dovere, bisogna conquistare la loro confidenza.

C'era bisogno che qualcuno riaffermasse questa verità vertice della pedagogia, che dalla teoria la facesse calare nella pratica e ne rivelasse la fecondità.

Per questo il secolo aspettava l'Educatore. L'Educatore fu Don Bosco.

[...]

La missione.

Nel 1836, Giovanni Bosco studente riceveva da un amico queste confidenze:

«Sono [...] fra i martiri ed i fulmini, vale a dire che i professori nostri di continuo ci perseguitano. Quello di logica ha sempre in bocca i suoi castighi e ha già castigato alcuni; l'altro di geometria vuole continuamente scagliare fulmini. Tutti e due poi ci contano due o trecento volte al giorno che non pochi di noi alla fine dell'anno saranno rimandati: di modo che tutti i giorni siamo sempre sgridati or dall'uno, or dall'altro: e ci dicono che non hanno mai avuto da insegnare a tavole tanto rase quanto siamo noi, soggiungendo non sapere essi se sian caduti dalla luna o soltanto venuti l'altro giorno al mondo».

La lettera dovette fare molta impressione sul giovane vivace, dalle spalle quadre e dalle mani solcate dalla fatica, che aveva trascorso tutta l'adolescenza tra i campi e i vigneti, e di tutto avea goduto: della gioia e della natura, della libertà e del lavoro, e che per realizzare il suo ideale era entrato a vent'anni in seminario, dopo aver fondato tra i primi compagni di studio una «Società dell'allegria».

Il giovane chierico, che serbò con cura questa lettera per tutta la vita, faceva così conoscenza con quel metodo repressivo che aduggiava la scuola del tempo. Egli non sapeva di pedagogia libresca, ma aveva già un'esperienza educativa. Da essa aveva appreso che i fanciulli si conquistano coi doni cari alla fanciullezza, soprattutto col gioco e con la gioia. (Egli era stato un maestro della ricreazione: giocoliere, attore, poeta e musico).

[...]

Amico! Con questo invito i giovani accorsero con slancio, anzi Don Bosco andò loro incontro sui campi da gioco, e, giocando, fece sentire che li amava anche in ciò che essi amavano.

«Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati. Ma non hanno gli occhi in fronte? Non hanno il lume dell'intelligenza? Non vedono che quanto si fa per essi è tutto per loro amore? - No: lo ripeto, ciò non basta. - Che cosa ci vuole adunque? Che essendo amati in quelle cose che a loro piacciono, col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l'amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di se stessi, e queste cose imparino a fare con amore».

Il genio di Don Bosco intuì il valore educativo del gioco e volle la scuola del gioco, l'oratorio, serena e mobile scuola all'aperto, dove i ragazzi si scambiano i doni della gioia e l'amicizia fraterna; dove, mentre pulsa il massimo della spontaneità, il ragazzo si rivela com'è, e l'educatore opera, anche senza parlare, con una parola, buttata lì, passando.

Quando l'anima è lieta, è propizia l'ora di invitarla a farsi migliore.

Per far questo non occorre uscir fuori dal mondo in cui essa volentieri respira, nè usare un linguaggio che non sia gradito ai fanciulli, vivido di immagini e drammatico. Don Bosco preferisce far scuola all'aria libera - sotto gli alberi tremolanti di luce, seduti in crocchio, sulla verde erba, i ragazzi - narrando racconti o episodi di vita vissuta e sogni.

«Una volta volevo far restare ben impresso nella mente dei miei uditori quale follìa fosse l'insuperbire, l'invanire. Come fare? Avessi recato tutti i testi della Sacra Scrittura e dei santi Padri a questo proposito, i giovanetti ne avrebbero fatto ben poco caso; si sarebbero annoiati e avrebbero dimenticato presto la lezione. Raccontai adunque loro molto particolarmente con nuove circostanze da me inventate, la favola di Esopo, dove dice che una rana voleva farsi grossa come un bue; ma tanto gonfiò che infine crepò. Figurai questo fatto avvenuto vicino al Valentino, con mille svariate ridicole circostanze, e feci far un dialogo tra queste ed altre rane, per far risaltare alcuni punti morali. L'effetto mi parve straordinario».

Intanto il suo sguardo penetrante cercava gli occhi dei ragazzi e vi leggeva dentro e lontano il loro avvenire.

[...]

L'azione educativa di Don Bosco si muove sul cardine di questa verità: non c'è vera educazione senza la presenza di Dio nel fanciullo. Per questo la confessione e la comunione sono i suoi sovrani mezzi pedagogici.

Alle anime che vivono soprannaturalmente una vita divina, Don Bosco può rivolgere questo arditissimo invito: «Piena libertà di fare quello che maggiormente aggrada!». La sua libertà è quella di chi è libero in Cristo e contiene già in sè l'autorità, anzi l'ama come dall'autorità è amato. È la traduzione in termini pedagogici dell'agostiniano «Ama et fac quod vis».

[...] Concede la massima libertà perchè i ragazzi imparino ad autogovernarsi. Saranno necessarie allora le sanzioni? Questo incantatore di monelli dichiarava alla fine della vita: «In 46 anni non ho mai inflitto neppure un castigo».

I richiami trovavano vie silenziosamente efficaci. Uno sguardo esprimeva la tristezza della sua paternità dinanzi alla colpa, ma insieme era dolce d'attesa. Quando (qualche volta si doveva lamentare) accadeva un disordine collettivo, il silenzio del Padre era più eloquente di un discorso, dopo queste parole pronunciate con dolente fermezza: «Non sono contento di voi! Questa sera non vi posso dir altro».

Ma più spesso i ragazzi ricevevano il frutto dolce del premio: una carezza sul capo, un sorriso o quel quasi nulla (due nocciole, un confetto, un libretto), caro più delle grandi cose perchè offerto dal cuore del Padre. Il premio maggiore era sedere a mensa vicino a lui, che spezzava il pane con tenerezza materna. Talvolta egli voleva che i doni fossero assegnati ai meritevoli dai loro stessi compagni, per designazione spontanea.

Intanto l'Oratorio, come un germe pieno di potenza vitale, è cresciuto e dilatato in un'opera ricca di energie e di avvenire per servire in tutte le direzioni l'ideale dell'educazione. Accanto al campo da gioco sono sorti ospizi, scuole, laboratori, dove Don Bosco è padre degli orfani, insegnante degli scolari, maestro d'arte agli artigiani, tutti indirizzando con la mano sicura di chi sa scoprire le attitudini congeniali dei giovani. Come?

«Il punto sta nello scoprire in essi i germi delle loro buone disposizioni e procurare di svilupparli. E poichè ognuno fa con piacere soltanto quello che sa di poter fare, io mi regolo con questo principio, e i miei allievi lavorano tutti con molta attività ma con amore».

[...]

La didattica di questo Educatore non ha che un fine: accendere le volontà, suscitare la collaborazione e l'attività personale, ma tutto questo in un'atmosfera serena, in cui filtrano i raggi della gioia.

[...]

Una volta il Padre parlò così:

«Miei cari figlioli, voi sapete quanto io vi amo nel Signore, e come io mi sia tutto consacrato a farvi quel bene maggiore che potrò. Quel poco di scienza, quel poco di esperienza che ho acquistato, quanto sono e quanto posseggo, preghiere, fatiche, sanità, la mia vita stessa, tutto desidero impiegare a vostro servizio. In qualunque giorno e per qualunque cosa fate pure capitale di me, ma specialmente nelle cose dell'anima. Per parte mia, per strenna vi do tutto me stesso; sarà cosa meschina, ma quando io vi do tutto, vuol dire che nulla riserbo per me».

Si cercherebbero invano parole come queste nelle opere dei pedagogisti di tutti i tempi. In esse è la trasparenza del Divino Amore. La grandezza dell'opera educativa di colui che si sentiva mandato per i giovani rivela qui il suo segreto: prima di essere scienza ed arte, l'educazione è una donazione.

Pensiero del giorno


Una sola comunione ben fatta è capace e basta per farci santi e perfetti.


(San Francesco di Sales)

venerdì 8 maggio 2026

L'eroica resistenza del movimento tradizionale

Anni fa una fedelissima lettrice del blog mi ha confidato di aver pianto a causa della drammatica situazione in cui versa l'orbe cattolico. Ecco quel che le scrissi per animarla al combattimento in difesa della fede.


Cara sorella in Cristo,
                                           ti scrivo con la speranza di poter esserti qualche aiuto spirituale.

La situazione generale della Chiesa è semplicemente drammatica a causa di abusi liturgici, rilassamento dei costumi, ambiguità, eresie, ecc., che dilagano tra preti e fedeli. Anche in passato ci sono stati dei periodi burrascosi, penso ad esempio all'epoca dell'eresia ariana e a quella dell'insurrezione luterana, ma la Chiesa è riuscita sempre a risollevarsi. Il Corpo Mistico di Cristo non può morire, e non morirà nemmeno questa volta. È stato lo stesso Redentore Divino a prometterci che le porte dell'inferno non prevarranno giammai.

Quella che stiamo vivendo è una prova di fedeltà a Dio. Quante sofferenze stiamo patendo! Ma è proprio nei momenti difficili che si prova la propria fedeltà al Signore. È facile essere cristiani quando tutto va bene, ma un'anima è nell'ora della sofferenza che dimostra di amare davvero Dio, sopportando eroicamente i patimenti e rimanendo fedele al Signore, senza volgersi indietro verso le lusinghe del mondo traditore.

“Militia est vita hominis super terram”, diceva il Santo Giobbe. È proprio così, la vita su questa terra è un continuo combattimento contro i nemici dell'anima. Però non dobbiamo rattristarci. “Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

L'antidoto alle ambiguità e alle eresie che circolano in giro sta nel nutrire la propria anima col Magistero perenne della Chiesa. Ti consiglio di nutrirti soprattutto degli insegnamenti di Pio XII, il quale non solo parlava chiaramente e confermava nella fede i cattolici, ma spesso usava anche un linguaggio combattivo che dona tanto entusiasmo nella battaglia spirituale. Il “Pastor Angelicus” è stato uno dei più grandi Condottieri della Chiesa Militante. Cerca di leggere tutto di Papa Pacelli, non solo le encicliche, ma anche i discorsi e i radiomessaggi. Ti daranno vigore all'anima!

Ovviamente puoi leggere anche il Magistero dei successori di Pio XII, per esempio l'interessante Costituzione Apostolica “Veterum Sapientia” circa l'importanza del latino nella Chiesa, l'Enciclica “Humanae Vitae”, l'Istruzione "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali", ecc.

Certo che fai bene a continuare ad andare alla Messa tridentina! Anzi adesso ne hai bisogno più che in passato, perché hai la necessità di nutrire la tua anima con l'intramontabile Rito Romano antico, che con la sua ineffabile ricchezza dottrinale sprona al combattimento spirituale.

Non preoccuparti, non stai affatto cadendo nell'eresia, infatti tu stai soffrendo proprio perché vuoi rimanere ancorata agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Mica Dio può condannarti perché accetti gli insegnamenti perenni della Chiesa! I santi furono fedeli al Magistero, eppure vennero spesso perseguitati ferocemente (pensa ad esempio a Sant'Atanasio). Ma mentre loro adesso godono in Cielo il premio eterno, chissà che fine hanno fatto i loro persecutori.

Coraggio, non arrenderti! Continua a combattere la buona battaglia in difesa della Fede! Devi essere come un valoroso soldato che non indietreggia di fronte al nemico, ma continua a lottare con indomita volontà e intrepido coraggio fino alla vittoria. In questo momento tutti i cuori dei cattolici fedeli alla Tradizione hanno un solo desiderio: continuare a combattere la buona battaglia!  Noi crediamo, noi vogliamo, noi dobbiamo vincere! 

Alcuni diranno: “Ma come fai ad essere così certo della vittoria finale, visto che il movimento modernista dispone di ingenti mezzi materiali, mentre noi siamo quasi a mani nude?” Rispondo con le parole dell'eroico e intrepido Condottiero delle fulgide vittorie militari dei Maccabei: “quoniam non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). È proprio così, la nostra vittoria non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Sub Christi Regis vexíllis militáre gloriámur!

Pensiero del giorno

È un fatto constatato sempre, che la prosperità materiale, i beni, gli onori, il prestigio terreno non fanno bene alla Chiesa, per la miseria dell'umana natura, che nelle prosperità materiali perde di vista le cose eterne.


(Pensiero di Don Dolindo Ruotolo tratto dal suo commento al Libro dell'Apocalisse) 

giovedì 7 maggio 2026

Atti di carità verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog, alla quale segue la mia risposta.


Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)


Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stima “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce”. Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
L'anima che ama Dio poco si cura di quel che gli altri dicono di lei, e solo attende a fare quel che piace a Dio.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

mercoledì 6 maggio 2026

Promuovere la nascita di famiglie cattoliche fedeli alla Tradizione

Nella società c'è tanto bisogno di famiglie davvero cristiane, nelle quali il Vangelo si viva in maniera fervorosa e coerente. Ho tanta stima nei confronti di quei coniugi fedeli alla Tradizione Cattolica che procreano tanti figli e li educano davvero cristianamente. Pensiamo ad esempio ai genitori di Santa Teresa di Lisieux, oppure alle numerose coppie di coniugi che si affidavano alla direzione spirituale di San Pio da Pietrelcina, il quale tra l'altro le faceva rigare dritto in materia di onanismo, cioè delle pratiche immorali per non concepire figli.

Ma per formare delle famiglie davvero cristiane bisogna essere in due, pertanto dovremmo studiare il modo per promuovere i matrimoni tra cattolici fedeli alla Tradizione. Purtroppo, ci sono tanti ragazzi e ragazze che si sentono chiamati da Dio alla vita matrimoniale, ma non riescono a trovare una persona coerente col Vangelo con la quale convolare a nozze.

Non sto dicendo che bisogna dar vita a una sorta di “agenzia matrimoniale tridentina”, ma almeno promuovere un "qualcosa" che consenta ai giovani tradizionalisti di poter conoscersi (ovviamente avendo la massima prudenza onde evitare le occasioni di peccato, come purtroppo avviene in certi ritrovi organizzati da gruppi parrocchiali di area modernista).

Ricordo ancora l'e-mail che anni fa mi scrisse un ragazzo laureato, impiegato di banca, corteggiato da diverse ragazze mondane, ma che non riusciva a trovare in giro qualche donna fervorosamente cristiana con la quale poter sposarsi. In effetti sarebbe stata una sciagura sposarsi con una ragazza con una mentalità mondana, la quale avrebbe “poco osservato” gli insegnamenti di Gesù Cristo.

Come è edificante vedere giovani papà e mamme con tanti bambini! Tra l'altro si sa che le famiglie di stampo tradizionale che hanno tanti figli sono dei fertili vivai di nuove vocazioni sacerdotali e religiose. E la Chiesa ha urgente bisogno di numerose e sante vocazioni. Pertanto è davvero di grande importanza fare qualcosa per aiutare i giovani fedeli alla Tradizione a dar vita a famiglie autenticamente cristiane. Inoltre bisogna unire le forze per aiutare le famiglie a dare una buona educazione didattica e umana ai bambini diffondendo in ogni città la pratica dell'homeschooling, salvando così l'infanzia dalle grinfie delle scuole progressiste nelle quali regna la tirannica ideologia gender.

Pensiero del giorno

Gesù Cristo con occhi misericordiosi
Per starcene sempre uniti con Gesù Cristo, bisogna che facciamo tutto con tranquillità, senza inquietarci di alcuna avversità che incontriamo.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

martedì 5 maggio 2026

Il doloroso spettacolo della spensieratezza e della leggerezza di vita a cui s'era abbandonata la gente nel dopoguerra

Padre Pietro Alagiani, cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia e prigioniero di guerra nelle mani dei sovietici, quando venne rimpatriato rimase molto deluso nel constatare che dopo l'immane conflitto bellico molti italiani avevano cambiato in peggio il modo di vivere. Ecco i suoi ricordi al rientro in Italia dopo anni di brutale prigionia.


Però la delusione più grave che ci amareggiò l'animo non fu solo la tracotanza dei comunisti (ché conoscendoli a fondo ben potevamo immaginarla), né il vedere una buona parte dell'inesperto e povero popolo caduto nei lacci dei loro inganni, ma il doloroso spettacolo della spensieratezza e della leggerezza di vita a cui s'era abbandonata la gente del dopoguerra. Già, appena passata la frontiera ungaro-austriaca, il bravo cap. Magnani nel dare uno sguardo al primo giornale capitatoci in mano esclamò: «Oh! come è divenuta ampia ora la cronaca nera.».

Purtroppo, è divenuta molto ampia non solo la cronaca nera dei volgari delinquenti, ladri e assassini, ma anche quella della sfrenatezza di vita, che viene, per somma aberrazione, applaudita e invidiata. È ampia la cronaca della pazza corsa di moltissimi dietro l'idolo dello sfrenato lusso e del piacere, della alta posizione e della pingue fortuna, degli ininterrotti viaggi ed escursioni con avidità di sensazioni sempre più acute...

Quasiché ignorassero del tutto le quotidiane indigenze di tanti tra i propri fratelli e l'estrema povertà e abiezione di quelli d'oltrecortina... E come se non notassero l'imminente minaccia dell'uragano esterno che s'avvicina sempre più alle nostre porte e dell'esasperazione interna che, suscitata e gonfiata dagli estremisti, può scoppiare da un giorno all'altro.

Ed ora io invito tutti gli italiani a spingere il loro sguardo verso Nord-Est, lontano, lontano,... a entrare in una profonda riflessione e a prepararsi a radicali risoluzioni...

Vedete Voi quelle interminabili steppe bianche, seminate d'una lunga fila indiana di pastrani-grigioverde [il colore delle divise utilizzate dai militari italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, n.d.r.],... o quell'immenso fossato ripieno di cadaveri, (...)  od anche quei numerosi cimiteri, rasi al suolo e i sepolti rimasti senza croce, senza nome e senza segno alcuno?...

(...) Ma ecco che i pastrani grigioverde, i mucchi di cadaveri e i sepolcri rasi al suolo si scuotono, i vacillanti, gli ammucchiati e i curvi girovaghi si raddrizzano, i perseguitati, i vilipesi e i galeotti alzano la fronte, e tutti rivolti verso Sud-Ovest, tendono la scheletrica loro destra, molto più tremenda e minacciosa di quella di un Giove-vendicatore e gridano ai propri connazionali: «Voi, voi siete i nostri carnefici!!!»...

«Voi che con la vostra cooperazione coi comunisti ci avete gettato in questo mare di sciagure, d'agonia e di schiavitù e tramate la stessa infernale sorte ai nostri cari figli!».

«Voi che con i vostri dissidi e frazionamenti avete dato e continuate delittuosamente a dare agli estremisti forza e possibilità di sconvolgere, calpestate e annientate l'ordine e la religione nella nostra nobile e cattolica Patria!».

«Voi che con le vostre sfrenate e pazze passioni di piacere, passatempi e sregolatezze sprecate i soldi, la salute e il tempo vostro e così date giusto motivo di lamento ai diseredati e un ambìto pretesto di propaganda ai micidiali nemici della Chiesa Cattolica e della Nazione Italiana, di questi due sacri ideali, per i quali noi ci siamo sacrificati!...».

«Non ci compatite più dunque, con le vostre ipocrite dichiarazioni di cordoglio o dimostrazioni di onore».

«Voi, voi siete i nostri carnefici!...».


[Brano tratto da "Le mie prigioni nel paradiso sovietico", di Padre Pietro Alagiani, S. J., Edizioni Paoline, imprimatur: e Vicariatu Urbis die 15 Apr. 1956, + Aloysius Traglia, Archiep. Caesarien. Vicesgerens].

Pensiero del giorno

L'intento di un'anima che ama Dio non è che di unirsi tutta con Dio.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

lunedì 4 maggio 2026

Danza Ungherese (gratis) di Johannes Brahms (in formato ogg, simile all'mp3)

Danza Ungherese n.6 in D maggiore di Johannes Brahms eseguita dalla Fulda Symphonic Orchestra (Germania). Per scaricare gratuitamente i file audio bisogna cliccare col tasto destro del mouse sul link sottostante e scegliere "Salva link con nome" (o qualcosa del genere, in base al proprio browser utilizzato).

Danza Ungherese

(Licenza EFF OAL 1.0)
 
Sei libero di utilizzare liberamente il file anche per scopi commerciali. In pratica la licenza EFF OAL 1.0 chiede soltanto la citazione dell'autore. Il formato ogg vorbis del file ha qualità simili a quelle del più noto formato mp3.
 

La Danza Ungherese n. 6 in Re maggiore è uno dei brani più brillanti, vivaci e tecnicamente interessanti dell'intera raccolta di Johannes Brahms. Sebbene le Danze Ungheresi siano 21 in totale, la n. 6 rimane una delle più celebri per la sua capacità di catturare l'essenza del "fuoco" tzigano.

Ecco un'analisi dei suoi aspetti principali:


1. Origine e Ispirazione

Brahms non compose queste melodie "da zero". Durante i suoi viaggi con il violinista ungherese Ede Reményi, rimase affascinato dalla musica popolare urbana ungherese, nota come verbunkos e csárdás.

  • Musica tzigana: Brahms considerava queste opere come degli "arrangiamenti" di temi popolari preesistenti, motivo per cui inizialmente le pubblicò senza numero d'opera.

  • Il Tema: La n. 6 si basa su un tema preesistente intitolato Rózsa-Bokor ("Cespuglio di Rose") del compositore ungherese Adolf Nittinger.

2. Caratteristiche Musicali

La Danza n. 6 è famosa per il suo carattere imprevedibile. Se dovessimo riassumerla in tre elementi, sarebbero:

  • Il Ritmo (Rubato): È il cuore pulsante del brano. Si passa continuamente da accelerazioni improvvise a rallentamenti estremi (ritardando). Questo crea un effetto di "elastico" musicale che imita l'improvvisazione dei violinisti tzigani.

  • Dinamica e Contrasti: Il brano alterna momenti di estrema delicatezza e leggerezza (staccato) a esplosioni di suono maestose e pesanti.

  • Struttura: Segue una forma vivace e tripartita, dove il tema principale ritorna dopo una sezione centrale leggermente più contrastata, chiudendosi con una coda travolgente.


3. Curiosità sulle Versioni

Non tutti sanno che Brahms non le scrisse originariamente per orchestra:

VersioneNote
Pianoforte a quattro maniLa versione originale (1869). Brahms le concepì per l'intrattenimento domestico, molto popolare all'epoca.
Pianoforte soloArrangiata successivamente dallo stesso Brahms, estremamente difficile tecnicamente.
OrchestraleBrahms orchestrò personalmente solo le n. 1, 3 e 10. La n. 6 fu orchestrata magnificamente da Albert Parlow, ed è questa la versione che sentiamo abitualmente nei concerti di Capodanno o nei film.

4. Perché è così amata?

La Danza n. 6 è un saggio di ottimismo e virtuosismo. A differenza della n. 5 (più malinconica e "terrena"), la n. 6 in Re maggiore ha una tonalità brillante che trasmette una sensazione di festa e di grande agilità tecnica.

Un consiglio per l'ascolto: Presta attenzione ai continui cambi di tempo tra una frase e l'altra. Quella sensazione di "frenata e ripartenza" è esattamente ciò che Brahms voleva trasmettere per evocare lo spirito libero delle locande ungheresi dell'Ottocento.

 
 

Rebreather: Cos'è, Come Funziona e Vantaggi dell'Immersione a Circuito Chiuso (ims 48)



I Rebreather sono apparecchiature per la respirazione subacquea tecnologicamente avanzate che, a differenza delle classiche bombole (chiamate a "circuito aperto"), permettono di riciclare l'aria espirata.

In un sistema a circuito aperto, ogni volta che espiri, l'aria finisce in acqua sotto forma di bolle. In un rebreather, l'aria rimane all'interno di un "circuito chiuso", viene depurata e riutilizzata.

Ecco i componenti e i principi fondamentali che ne spiegano il funzionamento:


Come funziona un Rebreather?

Per rendere l'aria espirata di nuovo respirabile, il sistema deve compiere due operazioni principali:

  1. Rimozione della CO2: L'anidride carbonica prodotta dai polmoni viene eliminata facendola passare attraverso un filtro contenente materiale assorbente (solitamente calce sodata), chiamato scrubber.

  2. Ripristino dell'Ossigeno: Poiché il corpo consuma ossigeno, il sistema deve reintegrarlo. Questo avviene tramite l'immissione di piccole quantità di ossigeno puro da una bomboletta dedicata.


Le tipologie principali

Esistono tre categorie principali di rebreather, che si distinguono per come gestiscono la miscela gassosa:

  • O2 Rebreather (Circuito Chiuso a Ossigeno): Utilizzano solo ossigeno puro. Sono molto semplici ma limitati a profondità bassissime (massimo 6 metri) per evitare la tossicità dell'ossigeno.

  • SCR (Semi-Closed Rebreather): Espellono una piccola parte del gas a ogni respiro e ne iniettano di nuovo da una miscela pre-miscelata (Nitrox). Sono meccanicamente più semplici ma meno efficienti.

  • eCCR / mCCR (Closed Circuit Rebreather): Sono i più avanzati. Mantengono una pressione parziale di ossigeno ($PPO_2$) costante. Gli eCCR usano l'elettronica per monitorare e iniettare gas, mentre i mCCR richiedono l'intervento manuale del subacqueo.


Vantaggi vs Svantaggi

CaratteristicaVantaggioSvantaggio
AutonomiaDurata estrema (ore), indipendentemente dalla profondità.Costo: Prezzi d'acquisto molto elevati (migliaia di euro).
SilenziositàAssenza di bolle: ideale per fotografia e biologia marina.Complessità: Richiede un addestramento specifico e rigoroso.
CaloreL'aria respirata è calda e umida (reazione chimica), riducendo il freddo.Manutenzione: Pulizia e preparazione richiedono molto tempo.
EfficienzaMiscela di gas ottimale per ogni profondità (meno tappe deco).Rischio: Un guasto all'elettronica o al filtro può essere fatale senza preavviso.

Perché si usano?

I rebreather sono lo strumento d'elezione per la subacquea tecnica: esplorazioni profonde, immersioni in grotta e documentari naturalistici. Se vedi un subacqueo che non produce bolle e resta sott'acqua per tre ore filate, quasi certamente sta usando un "polmone artificiale" di questo tipo.


Combattere l'eresia modernista in modo intelligente

Un breve consiglio per tutti i lettori: l'eroica battaglia contro il modernismo va combattuta in maniera intelligente, senza pessimismi, piagnistei e incomposte agitazioni, come purtroppo fanno alcuni. È con lo stile cordiale e costruttivo che si difende la Tradizione, non con inutili disfattismi che fanno solo cascare le braccia e infiacchiscono il morale dei cattolici militanti. 

Pensiero del giorno

Gesù CristoSi ama Dio con amore sommo apprezzativo, quando si stimano Dio e la sua grazia sopra tutte le altre cose più care.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

domenica 3 maggio 2026

Quinta Sinfonia di Beethoven (gratis) in formato OGG (simile all'MP3)

Quinta Sinfonia di Beethoven

La Quinta Sinfonia in Do minore, Op. 67,  di Ludwig van Beethoven eseguita dalla Fulda Symphonic Orchestra (Germania). Per scaricare gratuitamente i file audio bisogna cliccare col tasto destro del mouse su ogni link sottostante e scegliere "Salva link con nome" (o qualcosa del genere, in base al proprio browser utilizzato).

1 - Allegro con brio

2 - Andante con moto

3 - Allegro

4 - Allegro

(Licenza EFF OAL 1.0)