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domenica 19 aprile 2026

L'estrema unzione

Gesù in croceDagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


La tua grazia, o Signore, mi purifichi da ogni colpa, affinché possa presentarmi immacolato al tuo cospetto. 

1 - In modo molto espressivo l’estrema unzione viene definita « sacramentum exeuntium » (Conc. Trid.), ossia il sacramento di coloro che stanno per partire da questo mondo ed entrare nell’eternità. La vita cristiana, iniziata col battesimo, perfezionata con la cresima, alimentata mediante l’Eucaristia, restaurata dalla penitenza, si chiude e quasi si corona con l’estrema unzione che, completando l’opera della purificazione dell’anima e corroborandola contro le difficoltà dell’ultima ora, la prepara a comparire al cospetto di Dio. Infatti, l'effetto particolare di questo sacramento, come insegna il Concilio Tridentino, « è la grazia dello Spirito Santo la cui unzione toglie i residui del peccato, solleva e conforta l’anima dell’infermo, eccitando in lui una grande fiducia nella misericordia divina, sicché egli sopporta più agevolmente le sofferenze della malattia e resiste più facilmente alle tentazioni del demonio ». Senza dubbio l'estrema unzione ha anche il potere di « cancellare i peccati veniali e mortali che l’infermo, attrito, non potesse confessare » (Catech. S. Pio X), ma la sua grazia particolare non consiste in ciò, che è invece l’effetto proprio del sacramento della penitenza, bensì nel distruggere le ultime conseguenze del peccato, sanando l’anima da ogni languore e da ogni debolezza prodotta in lei dai peccati commessi durante la vita e già perdonati dalla confessione. Come la cresima conferma e perfeziona la grazia ricevuta nel battesimo, così l’estrema unzione perfeziona la purificazione dell’anima già compiuta dalla penitenza. « O Redentore nostro - prega la Chiesa amministrando l’estrema unzione - per grazia dello Spirito Santo, guarisci tutti i languori di questo infermo, sana le sue ferite, perdona i suoi peccati, fa’ cessare tutti i dolori della sua anima e del suo corpo; rendigli una perfetta salute spirituale e corporale ». La perfetta salute dell’anima, ossia la totale remissione non solo dei peccati, ma di tutte le conseguenze di essi, è l’effetto dell’estrema unzione, per cui il morente, sollevato da ogni peso delle colpe commesse, può andare serenamente incontro al passo estremo. 

2 - L’estrema unzione, insegna S. Tommaso, è l’ultimo sacramento e, in certo modo, la « consumazione » di tutta l’opera purificatrice dell’anima, per cui l’uomo viene preparato alla partecipazione della gloria. 

Il moribondo che riceve questo sacramento con le dovute disposizioni ottiene la remissione plenaria di tutti i suoi peccati di tutta la pena dovuta ad essi, cosicché dall’esilio terreno può passare direttamente alla gloria eterna, senza dover sostare nel Purgatorio. Ma, pur essendo questo l’effetto normale dell’estrema unzione, in pratica sono pochi coloro che lo conseguono interamente e ciò avviene per mancanza di adeguate disposizioni. Non vi è forse infatti sacramento per gli adulti che venga strapazzato, ricevuto in fretta, spesso all’improvviso, del tutto o quasi inconsciamente come l’estrema unzione, con la conseguenza di annullarne in gran parte i preziosi frutti. Quanto sarebbe invece necessario adoperarsi perché, nel limite del possibile, gl'infermi fossero preparati a riceverlo in tempo, con piena coscienza e profonda pietà, onde approfittare appieno della grande grazia che esso offre. Il timore d’impressionare l’ammalato o i familiari, non deve distogliere dal compiere, con carità e delicatezza, questo pietoso ufficio, ufficio di cui tutti un giorno avremo bisogno, e fortunati noi se troveremo chi lo saprà adempiere al momento opportuno. Del resto, a dissipare i pregiudizi che spesso il popolo ha verso questo sacramento, giova ricordare che esso è ordinato non solo alla salute dell’anima, ma anche a quella del corpo, quando questa rientra nei disegni di Dio e può giovare al bene dello spirito. Ma ciò che più ci deve importare è di assicurare ai moribondi la perfetta tranquillità della coscienza, il conforto ed il sostegno divino nelle penose sofferenze e dure lotte dell’agonia, affinché, affrontando coraggiosamente gli ultimi assalti del nemico, accettando con rassegnazione la morte dalle mani di Dio e abbandonandosi con fiducia alla sua misericordia, possano finalmente giungere alla patria celeste. Allora si realizzerà per essi la preghiera della Chiesa: « Parti, o anima cristiana, da questo mondo, in nome di Dio Padre che ti ha creato, in nome di Gesù Cristo che per te è morto, in nome dello Spirito Santo che ti è stato dato » (Rit. Rom.). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].



(.)

Pensiero del giorno

Tutta la santità consiste nell'amare Dio, e l'amare Dio consiste nell'adempire la sua santa volontà.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

sabato 18 aprile 2026

Conquistare anime a Gesù Cristo

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny].


Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana.

O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!


Foto del corpo incorrotto dal 1884 della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny.

Pensiero del giorno

Don Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

Don Bosco essendo molto affaticato per le confessioni dei ragazzi, il Sabato santo svenne in sagrestia. Appena riavutosi, andò a prendere un po’ di latte e poi continuò nelle sue occupazioni, benché i medici lo volessero costringere a rimanere qualche tempo in camera.

— Ma potrebbe prendersi un po’ di riposo! gli dicevano i giovani.

— Come volete, rispondeva loro, che io mi prenda riposo, mentre il demonio non riposa mai?

venerdì 17 aprile 2026

I mariti salvati dalle loro mogli

Marito e moglie mano nella mano
[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Un bell'esempio di amor coniugale è quello che racconta il Fillasier nel suo Dizionario storico di educazione; successe nella piccola città di Weinsberg nell'Alemagna. Il duca di Wurtemberg si era vivamente opposto all'elezione di Corrado III, che era stato proclamato imperatore nel 1138. Quando il nuovo imperatore ebbe cinta la corona, il duca rifiutò di riconoscerlo, e si rinchiuse nella fortezza della città di Weinsberg. Qui fu assediato dall'armata imperiale, e dopo essersi difeso per qualche tempo, finalmente fu obbligato a cedere alla forza. L'imperatore voleva metter tutto a ferro e fuoco, e uccidere tutti gli abitanti: ma dietro le rimostranze del suo consiglio fece grazia alle donne, purché uscissero subito dalla città, dando ad esse il permesso di recar seco ciò che avevano di più caro. La duchessa approfittò del permesso per salvare suo marito, e caricatolo sulle spalle uscì dalla città. Tutte le altre mogli imitarono il suo esempio. Corrado restò a tal fatto così colpito d'ammirazione, che per riguardo alle donne fece grazia agli uomini, e tutta la città fu salva.

Pensiero del giorno

Santissima Trinità
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus (non c'è pace per gli empi, dice il Signore Dio).


(Isaia 57, 21)

giovedì 16 aprile 2026

Epurazioni moderniste

[Avvertenza: questo dialogo è inventato. Serve a far riflettere in modo ironico sulla disperazione dei seguaci del modernismo]

Due modernisti si incontrano in una sacrestia, e ne nasce un conciliabolo...
  • Hai una faccia triste, che ti è successo?
  • Stanno avanzando!
  • Uhm... a chi ti riferisci?
  • Ai membri del movimento tradizionale, i quali si ribellano alle nostre idee progressiste
  • Hai ragione, questi ribelli stanno facendo proseliti, dovremmo "purgarli"
  • Se non la smetteranno la pagheranno cara...
  • Ti ricordi quando minacciammo di "purgare" quel tal dottore?
  • Ah, sì, gli dicemmo che avrebbe perso un incarico...
  • Eh, eh, eh, abbandonò subito la sua richiesta per la Messa in latino!
  • E quando epurammo quel professore di Religione?
  • Poveretto, un po' mi fa pena... è un padre di famiglia
  • Nessuna compassione per i tradizionalisti!
  • Hai ragione, se li lasciamo fare, questi ci riportano nel Medioevo
  • E di Cordialiter che mi dici?
  • È un cane rognoso, ma in fondo non è molto pericoloso
  • Sì, il suo blog sembra sbucato fuori dal settecento, roba per signorine devote
  • I suoi lettori saran pure fraticelli e signorine devote, ma son più numerosi dei nostri siti
  • Però dieci Cordialiter non fanno tanta cagnara come quel tale che incontrammo l'altro giorno
  • Già, quello lì è il più pericoloso di tutti, bisogna fermarlo subito, prima che sia tardi
  • Ma come potremmo epurarlo? Questo non ha incarichi da fargli perdere
  • Uhm... con lui ci vorrebbe l'olio di ricino!
  • I fedeli legati alla liturgia antica sono fanatici integralisti!
  • Sì, vogliono la Comunione in ginocchio, i preti con la talare, latino e gregoriano
  • Se i tradizionalisti dovessero prendere il predominio, povere donne!
  • Verrebbero cacciate dal presbiterio, inoltre tornerebbero ad utilizzare in chiesa il velo in testa!
  • Roba da non credere; hanno proprio una mentalità antiquata!
  • La cosa che mi preoccupa è che sono prevalentemente giovani
  • Dovresti sentirli! Non accettano rapporti prematrimoniali, divorzio, aborto, matrimonio gay, niente!
  • Neanche gli anticoncezionali?
  • Nemmeno! Dicono che Pio XI nell'enciclica sul matrimonio cristiano ha dichiarato che il loro utilizzo è contro natura e intrinsecamente immorale
  • Infami! Con l'arma della natalità vogliono superarci di numero
  • Te li ricordi i commenti che fecero quando qualche tempo fa nacque il figlio di uno dei loro?
  • Sì, tipo “Arrivano i rinforzi!”, “Più siamo e meglio è”, “Ad majora!”
  • Ma lo sai che addirittura credono che l'inferno e il demonio esistano davvero?
  • Che buffi, se credono nell'esistenza del diavolo forse credono pure alla befana!
  • Tu scherzi, ma questi credono davvero a tutti i dogmi della Chiesa Cattolica!
  • Anche alla Resurrezione di Cristo, alla Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia e all'Assunzione in cielo in anima e corpo della Madonna?
  • Sì, sì, credono tutto!
  • Sono proprio antiquati! Non sanno che molti teologi affermano che i dogmi cambiano in base ai tempi e ai luoghi?
  • Sì, lo sanno, ma dicono che San Pio X ha condannato queste teorie moderniste 
  • Che tipi strani! I tradizionalisti vivono in un mondo tutto loro
  • Sono uno peggio dell'altro!
  • Poveri noi se dovessero prendere il sopravvento!
  • Consoliamoci, noi siamo quasi ottantenni, non li vedremo al potere
  • No! Finché avrò vita voglio combattere questi ribelli. Non passeranno!

Pensiero del giorno

Se uno perde il danaro, quantunque fosse grande, non perde tutto; ma se perde l'anima, perde tutto, e la perde per sempre senza speranza di poterla più mai ricuperare.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

mercoledì 15 aprile 2026

Chi aspira al matrimonio dovrebbe desiderare di procreare dei bimbi per dilatare la Chiesa e il Regno di Dio

Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Quando sognano il loro futuro matrimonio, anche se si sforzano di avvicinarsi alla realtà, la maggior parte delle giovani sono vittime delle convenzioni, della letteratura e della fantasia. Esse fanno dei bei sogni, delle brillanti anticipazioni che, disgraziatamente, non hanno che lontani rapporti coi fatti.

Si possono giustamente accusare di romanticismo, si può rimproverare loro di crearsi numerose illusioni a proposito del matrimonio, del coniuge e dei figli. È forse tutta colpa loro? Mentre la giovane ha già spontaneamente la tendenza a considerare il matrimonio in un modo troppo sentimentale, una quantità di romanzi scritti appositamente per lei sono tali da sviluppare questa mentalità, che le è già fin troppo naturale. Questi libri creano schiere di principi azzurri, di mariti e di spose talmente ideali, che nella realtà non ne esiste forse uno su diecimila. Il matrimonio vi è descritto come se si svolgesse in un'atmosfera di premure e di delicatezze, di amore sempre ardente... Il risultato di questa sistematica deformazione è immancabile: numerose giovani, dallo spirito falsato da tali letture, provano al contatto del matrimonio reale una singolare delusione, non vi si adattano completamente e conservano a lungo in cuore disinganno e sofferenza. La realtà, troppo dissimile dal sogno di prima, lascia loro la nostalgia d'un Eden immaginario, dal cui incanto s'erano lasciate adescare.

Se è incontestabile che le giovani si fanno del matrimonio un concetto troppo sentimentale e troppo sdolcinato, è altrettanto vero che, da un altro punto di vista, esse non ne scorgono tutta la grandezza e non ne concepiscono tutta l'ampiezza: sono ben lontane dallo scoprire e dall'apprezzare in tutti i particolari le ricchezze autentiche che vi nascondono e che Dio vi ha poste.

Se si esamina più a fondo il modo in cui le giovani immaginano il loro matrimonio di domani, si costata che esse sperano essenzialmente, per non dire esclusivamente, un universo di dolcezza: di amare e di essere amate, di mostrare tenerezza e di accarezzare. Credono che tutto sarà dolce per loro, marito e figli; sono pronte a vezzeggiarli, a circondarli di tenerezza e di affetto; si rannicchiano in anticipo sotto il suo amore virile e forte, si sentono deliziosamente circondate dalla loro candida riconoscenza.

Queste speranze non sono prive di nobiltà e neppure di generosità. A differenza dei sogni del giovane, in cui l'accento è posto volentieri sui vantaggi personali scontati, quelli della giovane si indirizzano più spontaneamente verso il bene che essa desidera diffondere e far risplendere attorno a sé. Pur riconoscendole questa superiorità, sarà lecito sottolineare che anche la sua concezione dell'amore contiene una parte di egoismo ed è basata, in fondo, quasi completamente sull’attesa di una gioia e d'una dolcezza.

Lo stesso si dica dei sogni materni delle giovani: esse sognano soprattutto, e quasi esclusivamente, la felicità che proveranno nell'essere "mamma". Immaginano già fin d'ora la fisionomia dei loro figli: li pensano graziosi, puliti, garbati, intelligenti; le loro candide riflessioni e le loro osservazioni ingenue e semplici attireranno l'attenzione simpatica e meravigliata dei vicini, provocheranno l'ammirazione, un po' di gelosia forse; la mamma sarà profondamente fiera di loro!... Che felicità fasciarli, vezzeggiarli, vederli crescere, riceverne le carezze e i baci!... È naturale che questi bambini saranno allevati meravigliosamente! Non assomiglieranno a tanti altri che esse incontrano e che giudicano maleducati. Quale giovane non ha pensato: "Non sarò io ad allevare così i miei bambini!". E nei sogni... questi ultimi sono meravigliosamente docili ai consigli materni!

Un simile quadro snatura forse la mentalità della giovane? Non è forse questo il suo modo normale di intravedere il matrimonio e la maternità? Non li considera soprattutto sotto la visuale della dolcezza e della gioia personale? Senza dubbio questi pensieri sono legittimi, ma sono lontani dall’esaurire tutte le ricchezze della realtà e non considerano il matrimonio con l'ampiezza conveniente. Di fatto è un'istituzione ben più importante ed infinitamente più bella. Secondo il disegno di Dio il matrimonio include una dolcezza e felicità personale, ma non è solo questo: consiste essenzialmente anche nella missione sociale e religiosa di conservare e di estendere la Città terrena e il Regno di Dio mediante la procreazione e l'educazione cristiana dei figli. Si dirà forse che è la stessa cosa e che questa due punti di vista, praticamente, si confondono. Ciò non è del tutto esatto. Nella misura in cui le giovani sono animate nei loro sogni dalla mentalità descritta più sopra, la loro visuale, bisogna ammetterlo, è quasi esclusivamente personale e relativamente egoista. Per eguagliare l'ampiezza delle vedute divine, essa dovrebbe essere anche, o piuttosto prima di tutto, religiosa e sociale. Nella loro aspirazione al matrimonio, le giovani dovrebbero desiderare di contribuire, moltiplicando la vita umana, alla durata e al progresso della Città terrestre, alla dilatazione della Chiesa e del Regno di Dio: solo aggiungendo questi motivi più disinteressati alla loro volontà di gioia, di effusione, di felicità sapranno vedere il matrimonio in tutta la sua ampiezza e comprenderne tutta la bellezza.

Questo modo di considerare il matrimonio è assai importante per la sua riuscita sia coniugale che sociale. Per chi ha visto soltanto dolcezza, dolcezza di essere sposa, dolcezza di essere mammina, c'è da temere che le delusioni della vita coniugale e le fatiche della maternità non disingannino profondamente questi sogni sentimentali e non spezzino l'ardore di simili fanciulle un po' pazzerello e troppo romantiche.

Se invece si affronta il matrimonio non per cercarvi un piacere, ma per compiervi una missione, si avrà una probabilità ben maggiore di superarne coraggiosamente le inevitabili difficoltà. Sono proprio le donne che si consacrano con maggior cuore e coscienza al loro dovere di sposa e di madre quelle che scoprono, per soprappiù, la gioia e la dolcezza tanto desiderate.

Allarghino dunque le giovani i loro orizzonti, aspirino a qualcosa, se non di più dolce, almeno di più grande, più solido, più imponente, più bello. La vita coniugale deve essere uno sforzo cosciente, tenace, generoso per far contento il proprio marito, renderlo coraggioso e forte nei suoi doveri sociali, nonostante le delusioni e i disinganni immancabili. La maternità va considerata come un impegno sociale e religioso importante. Si desidererà diventare madre non solamente perché è una cosa dolce, ma perché allevare bene i figli è compiere la volontà di Dio, salvare la Città terrena dalla vecchiaia e dalla rovina, assicurare alla Città celeste il suo reclutamento di eletti. Se le giovani di oggi non accettassero di essere mamme, la fine del secolo, conoscerebbe soltanto vecchi e tombe, la Chiesa non recluterebbe più né battezzati, né sacerdoti, né missionari, il Cielo vedrebbe esaurita la sorgente degli eletti.

Il matrimonio comporta alti interessi sociali e religiosi. Niente di più naturale che le giovani continuino a considerare con speranza il loro avvenire coniugale e a sognare la dolcezza del matrimonio! Ma imparino anche ad innalzare le loro vedute e ad attuarle alla magnifica ampiezza dei piani di Dio.


[Brano tratto da "Il matrimonio - Libro della giovane dai 17 ai 20 anni", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline; imprimatur: in Curia Arch. Mediolani, die 23-2-1953, Bernareggi, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Senza dubbio abbiamo condannato e respinto - come esige il dovere del Nostro ufficio - gli errori che i fautori del comunismo ateo insegnano e si sforzano di propagare con sommo danno e rovina dei cittadini; ma gli erranti, ben lungi dal respingerli, desideriamo che ritornino alla verità e siano ricondotti sul retto sentiero. Abbiamo anzi messe in luce e riprovate queste menzogne, che spesso si presentavano sotto false apparenze di verità, appunto perché nutriamo verso di voi affetto paterno e cerchiamo il vostro bene. Noi infatti abbiamo la ferma certezza che a voi da questi errori non possono derivare che ingentissimi danni, poiché non solo tolgono dalle vostre anime quella luce soprannaturale e quei supremi conforti che provengono dalla pietà e dal culto verso Dio, ma vi spogliano anche della dignità umana e della giusta libertà dovuta ai cittadini. 


[Citazione tratta dalla Lettera Apostolica "Sacro Vergente Anno" dell'augusto Pontefice Pio XII].

martedì 14 aprile 2026

Il nostro cuore è inquieto sin quando non riposa in Dio

Anni fa, mentre Maristella stava tornando a casa dal lavoro, mi scrisse dei pensieri edificanti che ripubblico volentieri.


Carissimo fratello in Cristo,
scrivo dalla metro nel viaggio di ritorno a casa. Che bello anche il messaggio che hai pubblicato oggi. Dopo averlo letto sono andata, come faccio ogni giorno, nella basilica di Sant'Ambrogio [...]. Lì c'è l'altare del Santissimo Sacramento e io mi fermo a pregare. Questa mattina ero proprio commossa dalle parole che avevo letto sul blog. Gli argomenti di conversazione mondani mi rattristano e io mi chiudo nel silenzio. A me piace stare sola. In quel momento non mi sento affatto sola! Converso amabilmente con il Padre e con la Madre celesti che mi amano e che mi sostengono. Io amo la solitudine, camminare nella natura raccogliendomi in meditazione. Mi piace stare in Chiesa e tenere compagnia a Gesù. [...] Alle volte anche i tradizionalisti mi fanno soffrire. Aspetto con ansia la domenica mattina e poi vorrei che la Messa [in Rito Ambrosiano antico, n.d.r.] non finisse mai, vorrei che la mia preghiera di ringraziamento non terminasse mai. Sto in ginocchio, in lacrime: quando il Signore fa innamorare di sé un'anima poi le lascia una ferita, una sete che niente e nessuno potranno mai più colmare. Nemmeno la migliore creatura terrena potrà mai placare quella sete. Così l'anima ferita guarda il cielo e prega perché i suoi giorni di esilio lontano da Lui siano brevi e possa velocemente tornare a quell'abbraccio che - solo - può colmare quella sete di infinito. Così la preghiera che sempre più spesso mi affiora è quella di Sant'Agostino: "Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te". È vero che apprezzare la Tradizione non significa solo vedere la bellezza che pervade tutta la celebrazione... All'inizio anch'io sono stata rapita da questa bellezza. Poi ho iniziato a capire e durante il Canone e dopo l'Eucaristia non posso trattenere le lacrime. [...] ora percepisco la potenza del Sacrificio Eucaristico. La liturgia della Tradizione mi ha educata e rafforzata tanto da riuscire a vedere e a percepire il nucleo centrale sotto strati di parole. Sono tornata a casa dopo il lavoro: che bello (e che faticoso!!!) cercare di custodire nel cuore la pace del Signore. C'è letizia, ma anche fatica, tanta serenità che riempie l'anima. Attendo con gioia i momenti di solitudine, di contemplazione e di preghiera. 

Ti ringrazio ancora per la preziosa (e faticosa) opera di apostolato che svolgi con il tuo meraviglioso blog. Anche oggi quanto nutrimento spirituale: io non manco mai all'incontro quotidiano con "Cordialiter" [...]. Sono tra i miei momenti più belli! Grazie! Dio ti benedica e ti ricompensi con il Suo indefettibile aiuto.

Maristella 


Carissima in Cristo, 
ho apprezzato molto i tuoi profondi pensieri sulla sete ardente che hai di Dio. Gioisco nel leggere queste cose. A dir la verità dovrebbe essere una cosa normale sentire una creatura dire quelle cose nei confronti di un Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Ma nella società idolatra e materialista nella quale viviamo è raro sentire certi discorsi. Che bello vedere un'anima ardere d'amore per Dio! È una consolazione per il mio cuore. Vorrei che tutte le anime si infiammassero d'amore per il Signore, il quale merita di possedere i nostri cuori.

In Corde Matris,

Cordialiter


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Pensiero del giorno

Le ricchezze non sono per se stesse un ostacolo alla salute eterna ed alla santità, ma lo diventano quando l’uomo si rende schiavo di esse. [...] Ciò che libera l’anima dalla schiavitù dei beni terreni non è tanto la povertà materiale, quanto la «povertà di spirito», ossia la povertà degli affetti, degli attacchi [...].


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

lunedì 13 aprile 2026

Incrollabile fiducia di una bambina francese nella Divina Provvidenza

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Due poveri coniugi operai di Parigi giacevano in letto, la moglie per una grave malattia di cuore, il marito per una gravissima caduta. I loro poveri figli mancavano da varie settimane del necessario, che procuravano a loro le fatiche degli inermi genitori, anzi un giorno non avevano neppure il pane onde cavarsi la fame, che li tormentava. Poveri fanciulli! Fra queste miserabili creature vi era una fanciullina, che frequentava la scuola cristiana, ma che in quel giorno si era fermata, col permesso della sua maestra, nell'umile abituro per dar da bere ai suoi due poveri malati. Sentendosi oppressa dal dolore e dalla fame, che fa ella? Dice fra sé: La suora della nostra scuola ci dice sempre, che quando siamo in afflizione bisogna rivolgersi con confidenza al buon Dio. Ebbene io voglio indirizzarmi a Lui. Gli scriverò una bella lettera simile a quelle che la mamma mi fa scrivere per Natale, per Pasqua e per la sua festa alla mia madrina: - Sono sicura che anche il buon Dio mi manderà qualche regalo, come fa sempre la mia madrina. Ho ancora della carta, e la penna. Detto fatto. L'innocente fanciulla scrive la sua letterina, tutta naturalmente imbrattata di cancellature e d'inchiostro, ed in essa domandava al buon Dio la sanità per i suoi genitori, ed un pane per sé e per i suoi cari fratelli. La sigilla alla meglio, ci scrive sopra: Al mio buon Dio - sue proprie mani - in Cielo; e quando le parve che gli ammalati riposassero, corre frettolosa alla vicina chiesa di San Rocco, dove scorge la cassetta destinata a raccogliere le elemosine per i poveri. Le elemosine che si fanno ai poveri, dice tra sé, si fanno al buon Dio; dunque vuol dire che quando esso aprirà questa cassetta per prendere le elemosine dei suoi poverelli, troverà la mia lettera, leggerà ... E così dicendo si appressava alla cassetta, tutta guardinga e timorosa, osservandosi intorno per non essere veduta. In quel momento una rispettabile matrona, a cui dal fondo di una cappella niente era sfuggito, le si avvicina, e le chiede amorevolmente che cosa desiderasse, e che cosa intendesse di fare intorno alla cassetta delle elemosine. La meschinella, sorpresa e spaventata, si mette a piangere, ma calmata ed incoraggiata dalle amorose parole della pia donna, le racconta la sua triste storia, mostrandole in prova la lettera, che voleva inviare in Cielo, per ottenere un qualche aiuto dal suo buon Dio. La pietosa dama, tutta commossa dall'ingenuità di quel racconto, cerca di farle coraggio: quindi facendosi consegnare la lettera, le promette di incaricarsi ella stessa di farla giungere al suo destino. Però le soggiunse: Vi hai messo, cara bambina, il necessario indirizzo della tua abitazione? - No, signora, rispose l’innocente fanciulla; mi hanno sempre detto, che il buon Dio sa tutto, e vede tutto. - Ti fu detto la verità, replicò la matrona, sorridendo, e frenando le lagrime del suo cuore commosso: il buon Dio sa tutto, e vede tutto; ma la persona che Egli incaricherà di risponderti, potrebbe darsi che non ne sapesse come Lui. A queste parole la ragazzina indicò alla nobile donna il numero e la via del suo povero alloggio, le baciò la mano, poi tutta lieta e contenta se ne tornò al capezzale dei suoi parenti. Poche ore dopo uno dei più bravi medici di Parigi si presentava a visitare i due poveri ammalati: e dopo di lui, uno sconosciuto entrava nel povero abituro, e vi deponeva una immensa cesta piena di oggetti di vestiario da uomo e da donna, di zucchero, di caffè, di biancheria di ogni specie, e abbondante danaro. Il tutto bene aggiustato sotto un gran foglio di carta, che diceva a grosse lettere: Alla buona E. P. abitante in Parigi, via ecc. - Risposta del buon Dio.

Pensiero del giorno

San Giovanni Bosco
Un giorno Don Bosco fu invitato da una signora alla sua villeggiatura. Non avendo potuto recarvisi, ricevette dalla signora irritata una lettera furiosa, nella quale essa protestava che non gli avrebbe mai più dato alcun soccorso. Don Bosco alcun tempo dopo si recò da lei e le disse con tutta pace: «Le riporto la sua lettera, perché non vorrei che si conservasse pel giorno del giudizio». La dama nell'udire queste parole senz'altro si rabbonì.

[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].

domenica 12 aprile 2026

Dominikus Maria Prümmer e la Teologia Morale tradizionale (ims 176)

Dominikus Maria Prümmer (1866–1931) è stato un importante teologo e canonista tedesco, appartenente all'ordine dei Domenicani. È una figura di riferimento per la teologia morale cattolica tradizionale del XX secolo.

Ecco i punti chiave per capire chi era e perché è ancora citato oggi:

1. Il suo ruolo accademico

Prümmer è stato uno dei primi e più influenti professori presso l'Università di Friburgo, in Svizzera, dove ha insegnato Teologia Morale e Diritto Canonico. La sua carriera è stata dedicata alla formazione dei futuri sacerdoti, cercando di rendere la teologia morale pratica e applicabile.

2. L'opera principale: Manuale Theologiae Moralis

Il suo contributo più famoso è il "Manuale Theologiae Moralis", pubblicato per la prima volta intorno al 1914.

  • Struttura: È un'opera monumentale in tre volumi scritta in latino.

  • Scopo: Servire come guida completa per i confessori e i seminaristi.

  • Stile: Prümmer era noto per la sua estrema chiarezza, il rigore logico e la capacità di sintetizzare questioni morali molto complesse in regole comprensibili.

3. Pensiero e Metodologia

Prümmer è considerato un esponente di spicco del Neotomismo. Il suo pensiero si basava solidamente sulla filosofia di San Tommaso d'Aquino, ma con un occhio attento alle sfide della modernità del suo tempo.

  • Moralista e Canonista: La sua unicità stava nel combinare la teologia morale (ciò che è bene o male davanti a Dio) con il diritto canonico (le leggi della Chiesa), offrendo una visione d'insieme molto coerente.

  • L'approccio al peccato e alla grazia: I suoi scritti si concentravano molto sulla classificazione dei peccati, sulle virtù e sulla corretta amministrazione dei sacramenti.

4. Perché è importante ancora oggi?

L'opera di Prümmer rimane un punto di riferimento per:

  • Gli storici della Chiesa: Per capire come veniva insegnata la morale nella prima metà del '900.

  • I cattolici legati alla tradizione: Molte delle sue opere sono state ristampate o tradotte (esiste anche una versione abbreviata chiamata Vademecum theologiae moralis) perché offrono risposte nette e precise su questioni di dottrina che oggi possono sembrare confuse.

In sintesi, Prümmer è stato il "maestro della chiarezza" per generazioni di preti cattolici, rappresentando l'apice della tradizione dei manuali di teologia morale pre-conciliari.