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lunedì 7 ottobre 2019

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domenica 31 marzo 2019

Pensiero del giorno

Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un'infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!


(San Giuseppe Moscati)

sabato 30 marzo 2019

Ingratitudine


Alcune persone che mi avevano contattato tramite il blog si sono comportate in maniera ingrata e in certi casi hanno tradito la mia fiducia. Ma fortunatamente ci sono anche persone che si sono comportate in maniera fraterna nei miei confronti. A tal proposito pubblico un'e-mail di un gentile signore.  


Caro D.,
            sono certo che con i tuoi blog rendi un grande servizio a Nostro Signore Gesù Cristo, alla Chiesa e alla salute delle anime. Credo che tu abbia favorito molte conversioni, ravvivato tante fedi tiepide chiarendone e approfondendone le ragioni e aiutato non poche persone nel discernimento – quello vero – sulla propria vocazione: è per questo che i tuoi blog, a differenza di altri di tendenza tradizionale, sono durati sino ad oggi e spero dureranno per tutto il tempo stabilito dalla Provvidenza divina. I tradimenti e l’ingratitudine che hai subìto da parte di molti, come ben sai, sono la moneta con cui questo mondo ricambia la carità (lo ha già fatto e continua a farlo con Cristo stesso), ma allo stesso tempo ne certificano l’autenticità e ne aumentano il merito agli occhi di Dio. Perciò spero proprio che non ti scoraggi, e che data la loro modestia i miei piccoli contributi valgano per te più come sostegno morale che come aiuto materiale.

Sursum corda e a presto.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                     ti ringrazio per le tue caritatevoli parole che mi incoraggiano a proseguire.

A dir la verità, non considero "piccoli" gli aiuti che mi hai inviato in questi anni (sei uno dei più generosi sostenitori del blog). Tra l'altro ho il "sospetto" che aiuti tante altre opere pie (seminari tradizionali, istituti religiosi, opere caritatevoli, eccetera), pertanto ti sono grato non solo per ciò che fai per me, ma anche per tutto ciò che fai in generale a favore della Tradizione o comunque per la maggior gloria di Dio.

Non dimentico nemmeno tutto ciò che hai fatto per X (senza il tuo aiuto sarebbe morta assiderata, in mezzo alla strada, in quel borgo tra le montagne) e per quelle due mie amiche che stavano a (...).

Francamente c'è da vergognarsi nel vedere come l'austerity abbia ridotto l'Italia. So che dei vecchietti italiani rovistano vicino ai cassonetti di immondizia per trovare qualcosa da mangiare. Altri anziani non comprano più le medicine perché non hanno i soldi. Ho l'impressione che il liberismo selvaggio stia fallendo come il comunismo in Unione Sovietica, visti i risultati disastrosi e la miseria diffusa.

In Italia è in corso una desertificazione industriale. Addirittura ci sono aziende che delocalizzano in... Svizzera o in Austria! Se le aziende falliscono o delocalizzano, è ovvio che la disoccupazione giovanile continuerà ad essere elevata. Le politiche liberiste dettate dalle lobby dell'alta finanza stanno causando disastri, c'è bisogno di applicare la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Ma per fare ciò è necessaria la conversione dei popoli, cosa che attualmente non si vede all'orizzonte. Ma ho la speranza che presto possa accadere qualcosa che possa scuotere le coscienze e indurle a tornare a Cristo.

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

La pace dell'anima, il gaudio della buona coscienza, la fortuna di essere uniti a Dio, di progredire nel suo amore, di giungere a una sempre maggiore intimità con Nostro Signore: ecco alcune delle ricompense che Dio largisce fin di quaggiù ai fedeli suoi servi, in mezzo alle prove, con la gioconda speranza della beatitudine eterna.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 29 marzo 2019

Lo zelo per le anime

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


O Gesù, che ti sei dato per la salvezza del mondo, accendi nel mio cuore un grande zelo per la salvezza delle anime. 


1 - A misura che l’amore di Dio prende possesso dei nostri cuori, vi fa nascere e vi alimenta un amore sempre più grande per il prossimo, amore che, essendo soprannaturale, mira soprattutto al bene soprannaturale dei nostri simili e diventa perciò zelo per la salvezza delle anime.

Se amiamo poco Dio, ameremo poco anche le anime e, viceversa, se il nostro zelo per le anime è debole, vuol dire che altrettanto debole è il nostro amore per Iddio. Infatti, come sarebbe possibile amare molto Dio, senza amare molto coloro che sono figli suoi, che sono oggetto del suo amore, delle sue cure, del suo zelo? Le anime sono, per così dire, il tesoro di Dio; Egli le ha create a sua immagine e somiglianza in un atto di amore, Egli le ha redente nel Sangue del suo Unigenito in un atto di amore più grande ancora. « Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figliolo unigenito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna » (Gv. 3, 16). Chi ha penetrato il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, non può rimanere indifferente alla loro sorte: alla luce della fede ha compreso che tutta l’azione di Dio nel mondo mira al loro bene, alla loro felicità eterna, e vuole in qualche modo prendere parte a quest’azione, sicuro di non poter fare cosa maggiormente grata a Dio che prestare la sua umile collaborazione alla salvezza di coloro che gli sono tanto cari. Tale è stato Sempre il desiderio ardente dei santi; desiderio che li ha spinti a compiere eroismi di generosità pur di procurare il bene di un’anima sola. « Questa - scrive S. Teresa di Gesù - è l’inclinazione che il Signore mi ha data. Mi pare che Egli apprezzi di più un’anima sola che con le nostre industrie ed orazioni, per sua misericordia, noi gli guadagnamo, che non quanti servizi gli possiamo rendere » (Fd. 1, 7). 


È vero, il fine primario dell’azione di Dio è la sua gloria, ma questa gloria Egli, infinitamente buono, ama procurarsela particolarmente mediante la salvezza e Ia felicità delle sue creature, e di fatto nulla più dell’opera salvifica degli uomini esalta la sua bontà, il suo amore, la sua misericordia. Perciò, amare Dio e la sua gloria significa amare le anime, significa lavorare e sacrificarsi per la loro salvezza.

2 - Lo zelo per le anime nasce dalla carità, nasce dalla contemplazione di Cristo crocifisso: le sue piaghe, il suo sangue, i dolori strazianti della sua agonia ci dicono quanto valgono le anime al cospetto di Dio e quanto Dio le ama. Ma quest’amore non è corrisposto e sembra che gli uomini ingrati vogliano sempre più sfuggire alla sua azione. È il triste spettacolo di tutti i tempi che anche oggi si rinnova, quasi ad insultare Gesù e a rinnovare la sua Passione. « Tutto il mondo è in fiamme: gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di lui un’infinità di calunnie e si adoperano in mille modi per distruggere la sua Chiesa ». Se Teresa di Gesù (Cam. 1, 5) poteva dire così del suo secolo tormentato dall’eresia protestante, tanto più possiamo dirlo noi del nostro, in cui la lotta contro Dio e contro la Chiesa è aumentata a dismisura e dilaga ormai in tutto il mondo. Beati noi se possiamo ripetere con la Santa: « La perdita di tante anime mi spezza il cuore. Vorrei che il numero dei reprobi non andasse aumentando... Mi pare che pur di salvare un’anima sola delle molte che si perdono, sacrificherei mille volte la vita » (ivi, 4 e 2). Ma non si tratta solo di formulare desideri: occorre fare, occorre agire e patire per la salvezza dei fratelli.

S. Giovanni Crisostomo afferma che « nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza altrui ». Questa freddezza è conseguenza di una carità molto languida; accendiamo, ravviviamo la carità, e sì accenderà in noi lo zelo per la salvezza delle anime, Allora il nostro apostolato non sarà più soltanto un dovere imposto dall’esterno, cui dobbiamo necessariamente attendere per obbligo del nostro stato, ma sarà un’esigenza dell’amore, una fiamma che divampa spontaneamente per il calore interno della carità.

Darsi alla vita interiore non significa chiudersi in una torre d’avorio per godere indisturbati le consolazioni di Dio disinteressandosi del bene altrui, ma significa concentrare tutte le proprie forze nella ricerca di Dio, nel lavorare per la propria santificazione, onde diventare accetti a Dio ed acquistare così una potenza di azione e d’intercessione, mediante la quale ottenere la salvezza di molte anime. 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno


“La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata (...). La sua forza è il suo cuore. Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni. Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia (...). Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. (...) [Lo sposo] dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...) Senza amore, la sua anima s'atrofizza. Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto. Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia. (...) Chi ha capito il segreto della vera autorità, saprà pure unire fermezza e delicatezza, forza e dolcezza. Ma allora riuscirà anche a scoprire la natura della moglie e farla felice. (...) A contatto della donna amata l'uomo ha trovato quei tesori del cuore che nessun'altra creatura umana offrirà mai più. Perciò è obbligato a tollerarne con indulgenza le debolezze del carattere. (...) II marito non perda mai la calma, neppure per reagire alla vita emotiva della moglie. In questo caso è necessario un valido aiuto e non un acerbo biasimo, poiché non vi è alcuna disposizione cattiva. Lo sposo premuroso deve assumere il compito che lo destina ad essere sostegno e protezione della propria moglie. Con fermezza, commista a dolcezza, ne guidi la sensibilità, che costituisce il tratto fondamentale della sua natura e ne fa un essere incantevole”.


(Citazione tratta da "L'uomo nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline, 1957).

giovedì 28 marzo 2019

Pensiero del giorno

Per far del bene attorno a noi, per convertire qualche peccatore o incredulo e confermare nel bene le anime vacillanti, non vi è nulla di più efficace dello sforzo che si fa per meglio praticare il cristianesimo: se la mediocrità della vita attira sulla religione le critiche degli increduli, la vera santità ne eccita l'ammirazione per una religione che sa produrre tali effetti: "dal frutto si giudica l'albero: ex fructibus eorum cognoscetis eos". L'apologetica migliore è quella dell'esempio, quando vi si sa unire la pratica di tutti i doveri sociali. Ed è pure ottimo stimolo per i mediocri, che s'addormenterebbero nella tiepidezza se il progresso delle anime fervorose non li scotesse dal loro torpore.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 27 marzo 2019

Segni della chiamata di Dio al sacerdozio (-)

Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere i caratteristici segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

L'inno del movimento tradizionale

Se si effettuasse una consultazione tra il “popolo della Tradizione” per scegliere l'inno del “movimento tradizionale”, probabilmente vincerebbe il celebre canto “Noi vogliam Dio”. In effetti questo canto popolare riassume gli scopi della battaglia spirituale che stiamo combattendo. A noi non interessano gli applausi del mondo, pertanto ci rifiutiamo di ammainare la bandiera della cattolicità per ricevere in cambio l'approvazione dei “senza Dio” e degli altri nemici di Gesù Cristo. 

Noi vogliam Dio nelle famiglie, nelle scuole, nelle officine, ovunque. Vogliamo che la società venga plasmata dai princìpi cristiani, gli unici che possono contribuire davvero al bene materiale e spirituale dei popoli. Questa non è l'ora dei rimpianti, è l'ora del dovere e del sacrificio, è l'ora del combattimento spirituale. Il vero cristiano legato alla Tradizione Cattolica lotta, soffre e vince per la maggior gloria di Dio. Chi è legato ai valori, alle tradizioni, alla dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica, deve avere il coraggio, da vero soldato di Gesù Cristo, di testimoniare in faccia al mondo la propria fede, senza temere la disapprovazione dei mondani. Ai modernisti gli applausi del mondo, a noi la vittoria!

Per dare un nuovo slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario ravvivare lo spirito combattentistico che dovrebbe caratterizzare ogni membro della Chiesa “militante” (termine caduto quasi in disuso negli ultimi decenni). Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Dio non ci ha messo su questa terra per fare una vita comoda e ricca di piaceri, ma per combattere la battaglia spirituale per la salvezza eterna dell'anima. Ma mentre i modernisti si sono macchiati dell'onta del tradimento per aver ammainato la bandiera della cattolicità ed essersi piegati alla mentalità mondana, noi non abbiamo nessuna intenzione di deporre la fiaccola della fede.

La feroce repressione modernista ci ha duramente provato, ma non è riuscita a piegare la nostra volontà e a farci perdere la fede nell'incrollabile certezza della vittoria finale promessa dal Redentore Divino alla sua Chiesa. Le difficoltà, le ingiustizie, le persecuzioni nei nostri confronti, invece di indurci alla resa, ci hanno temprato ad ogni rinuncia e ad ogni sacrificio pur di vincere il combattimento spirituale contro la “sintesi di tutte le eresie”.


A noi le “svolte antropologiche” non ci interessano, noi vogliam Dio! La nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica non è una questione di “nostalgia”, ma è una testimonianza schietta ed aperta nei confronti della soprannaturalità del Corpo Mistico di Cristo. Parafrasando il Vangelo dobbiamo domandarci: “Che giova all'uomo ottenere gli applausi del mondo se poi perde l'anima sua?”. Non possiamo tradire la Santissima Trinità per ottenere in cambio la misera approvazione dei seguaci della mentalità mondana. Un'anima, un'eternità!


Con l'aiuto divino noi possiamo, noi vogliamo, noi dobbiamo continuare a credere! E alle lusinghe del mondo che è pronto ad applaudirci se prostrati l'adoreremo, noi vogliamo rispondere sino all'ultimo respiro che vogliam Dio che è nostro Padre, vogliam Dio che è nostro Re!

Pensiero del giorno (-)

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l'abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell'esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo)  edito nel 1940].

martedì 26 marzo 2019

Il dono della maternità

Ripubblico la lettera che Giustina, (pseudonimo scelto da una gentilissima collaboratrice del blog), mi scrisse nel 2016 per comunicarmi di essere in "dolce attesa".


Carissimo D.,
                         come stai? Scusami se non ti ho più scritto via e-mail, ma come ti ho accennato via whatsapp sono in gravidanza e sono stata un po' presa da controlli e visite. In ogni caso sto bene, ho saputo che dovrebbe trattarsi di un maschietto. 

Ovviamente credo tu possa immaginare la mia grande gioia per questo evento: ci viene concessa un grazia immensa e non mi sembra ancora vero. L’altra grande gioia è che mio marito ha subito pensato alla consacrazione del bambino alla Madonna… mi rendo conto che su molte cose interviene davvero lo Spirito Santo e vorrei tanto rasserenare le altre spose che hanno dei mariti poco praticanti o addirittura non credenti: anni fa mi trovavo nella stessa situazione, ma la conversione di un ateo quando c’è è una rivoluzione totale, quindi è una grazia che richiede tempo ed è qualcosa di completamente diverso dal pensare di “convincere” qualcuno. Ci si rende conto che non sei tu a “cambiare l’altro”: è la prova più concreta del fatto che è solo la preghiera, che agisce veramente.

Ti confesso che mentre tutte le altre mamme pensano a cose come passeggini, culle, etc., io sto pensando al rito del battesimo e a come potrò e se saprò educare cristianamente questo bambino... in altre parole spero tanto di trovare sacerdoti diciamo "non modernisti", fondamentali per trasmettere tutti quei concetti e pratiche di Fede che non sempre da genitori si è all’altezza di trasmettere e che in troppe parrocchie è oramai impossibile ricevere.

Seguo sempre con molto interesse il blog. Anche quando non ti scrivo ciò non significa che non legga, anzi, diciamo che è una pagina onnipresente sul mio smartphone. Noto anche con piacere che ci sono molti interventi di persone davvero profonde, oltre a Maristella c’è Riesina, Teodolinda... devo riconoscere che rimango piacevolmente stupita che ci sia gente davvero giovane così devota e così preparata. E’ anche bello vedere che si prega gli uni per gli altri, pur non conoscendoci condividiamo molto.

Ti ringrazio immensamente dei libri che mi hai spedito. E' bellissimo quello degli scritti di san Francesco di Sales, sono suggerimenti applicabili anche a delle persone sposate come me. […] In libreria ho trovato anche le meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. E’ incredibile come così a lungo siano stati quasi offuscati certi scritti. In un certo senso definirei quelli come te degli “amanuensi” dei tempi moderni, persone che cercano di sottrarre alla barbarie modernista le perle della Fede per trasmetterle [...]. E’ un lavoro lodevole, esattamente come tutte le cose che scrivi sul blog: io credo che in questi tempi diciamo bui in cui determinate eresie prendono gradualmente piede purtroppo appoggiate anche da uomini di Chiesa, chiunque, anche un laico che si preoccupi di tutto questo meriti davvero un plauso. Spero tanto nei limiti del possibile di sostenere anche concretamente questo tuo apostolato tanto utile.

Ti saluto nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

A presto! 

Giustina


Cara sorella in Cristo,
                                    sono contento di sapere che sei in dolce attesa di un figlio. Mi fa molto piacere anche constatare che tuo marito, che fino a qualche tempo fa era ateo, adesso addirittura pensa a consacrare il bimbo alla Madonna. Come è stato buono Dio con te! Ricordi la prima volta che mi hai scritto? Era il 2014 ed eri triste a causa dell'ateismo di tuo marito e, suppongo, anche dalla mancanza di figli dopo alcuni anni di matrimonio. La conversione del tuo coniuge è stato certamente un "miracolo", poiché senza l'intervento del Signore è impossibile che un'anima possa convertirsi. Circa la gravidanza non ho elementi per dire che si sia trattato certamente di un miracolo, tuttavia sappiamo che ogni nuova vita umana è un dono di Dio. Del resto è Lui che nell'istante del concepimento crea l'anima immortale del bimbo. Dopo questi due doni preziosi che hai avuto dal Signore, troppo grande sarebbe la tua ingratitudine se non amassi ardentemente la Santissima Trinità, nostro unico vero bene.

Sono felice del fatto che hai apprezzato i libri che ti ho donato; non solo quello di Daniel-Rops che spiega la Messa tridentina, ma anche la piccola antologia di pensieri di San Francesco di Sales e Santa Francesca de Chantal, i santi della dolcezza. Questi doni sono una piccola ricompensa per la generosità che tu hai mostrato nel sostenere economicamente il lavoro che c'è dietro al blog. Senza il tuo aiuto e quello di altri lettori (purtroppo, non molti) non penso che potrei dedicare innumerevoli ore per questa forma di apostolato che pare stia dando buoni frutti (molti lettori hanno abbandonato il mondo traditore e hanno abbracciato la vita consacrata, mentre tanti di quelli che sono rimasti nel secolo mi dicono che si sentono consolati ed edificati nel leggere i miei blog).

Prego per te, per tuo merito e per il bimbo che porti in grembo, affinché possiate imitare le gesta della splendida famiglia dei genitori di Santa Teresa di Lisieux.

Rinnovandoti la mia stima e la mia amicizia fraterna, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter 

Pensiero del giorno (-)


Un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.


(Pensiero di San Giovanni Bosco).

Pensiero del giorno

Oggi sanno leggere quasi tutti: ma ben pochi sanno pensare.


[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

lunedì 25 marzo 2019

Dal tradimento modernista al trionfo della Tradizione Cattolica (-)


In venti secoli di storia la Chiesa Cattolica aveva dato vita a numerose e combattive milizie spirituali (Ordini Religiosi, Congregazioni, associazioni laicali, gruppi giovanili, opere missionarie, ecc.) che impiegando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) lottavano con ardimento contro le agguerrite armate del mondo composte da laicisti, comunisti, massoni, eretici, ed altri ancora, riuscendo a portare a Cristo un gran numero di anime. I cristiani militanti erano selezionati tra il fiore della gioventù cattolica e venivano sottoposti ad un efficace addestramento ascetico che forgiava i loro cuori al combattimento spirituale, memori dell'insegnamento del Santo Giobbe: “Militia est vita hominis super terram” (Iob 7,1). 

Praticando con ardore le virtù cristiane i cattolici militanti avevano mostrato in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, meritando così l'ammirazione dei buoni. Ai nemici della Chiesa non restava altro da fare che rodere dall'invidia per le nostre eroiche “truppe speciali”, che con indomito spirito guerriero battagliavano in difesa della fede. I nostri combattenti, ovunque venivano messi alla prova, lottavano con abnegazione e coraggio, riuscendo ad infliggere alle armate infernali numerose e cocenti sconfitte che non saranno mai dimenticate. 

Affinché le nostre valorose milizie spirituali potessero essere paralizzate e annientate, occorreva che a un certo punto prevalessero le arti oscure dell'inganno e dell'ignominia: bande di rancorosi modernisti asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramarono senza ritegno coi nostri avversari che sul campo di battaglia non erano ancora riusciti a piegarci, e così si sottomisero alla perfida e antievangelica mentalità mondana e sottoscrissero coi seguaci del mondo il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista, i valorosi combattenti si ritrovarono sconvolti e disorientati dal turbine delle novità. In breve tempo molte delle nostre belle milizie spirituali furono rese irriconoscibili e ridotte a un cumulo di macerie. Le conseguenze furono traghiche: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, tutto sembrava perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica venne vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero restò il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vollero deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Decisero di restare fedeli al Redentore Divino e di continuare con spirito di sacrificio e volontà d'acciaio il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Da allora sono trascorsi molti anni, e mentre la tracotante e vegliarda armata modernista continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Il vasto incendio che divampa nell'orbe cattolico è la conseguenza di cinquant'anni di disastri causati dai modernisti. E mentre nel mondo infuria la battaglia spirituale contro l'accozzaglia dei nemici della Chiesa, il movimento tradizionale avanza con impavido ardimento verso nuove mete, nuove lotte, nuove vittorie, sino al preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria. 

Amabilità e dolcezza nel confessare i penitenti (-)

Prendo spunto da una vecchia e-mail di un lettore del blog, per parlare di un tema che mi sta a cuore.


Ciao D.,
            non sei tu che mi devi ringraziare per la piccola donazione che ti ho fatto. Al contrario sono io che devo ringraziarti per tutto il lavoro e il tempo che spendi nella tua opera di edificazione spirituale. Non ha prezzo ciò che stai facendo e, ne sono sicuro, il Signore te ne renderà gran merito. Sono di (...), padre di (...) che, purtroppo lentamente, si sta riavvicinando alla Fede dei nostri padri. I tuoi blog mi hanno aiutato nei momenti di scoraggiamento e intiepidimento nel cammino che conduce a Cristo.

Ho un grosso problema per il quale chiedo un tuo consiglio/aiuto (se possibile, naturalmente): non mi confesso dal momento in cui mi sono sposato, ed anche allora, lo ammetto con vergogna, non fu una gran bella Confessione. Vorrei di nuovo accostarmi a questo Sacramento, però vorrei trovare un confessore, diciamo così, all’antica; uno che ti sappia guidare durante la confessione e si prenda a cuore il bene della tua anima. Uno che agisca nel solco dei San Padre Pio o Don Dolindo Ruotolo (...). Capisci benissimo che non è facile di questi tempi trovare sacerdoti simili. Quelli delle chiese che frequento, anche se nella maggior parte bravissime persone, non mi sembra abbiano queste qualità. Conosci a (...) sacerdoti e/o istituzioni ai/alle quali possa rivolgermi con fiducia?

Ringraziandoti in anticipo e incoraggiandoti a continuare il grande lavoro che stai facendo, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                     ho apprezzato molto la tua umiltà nel confidarmi che desideri riaccostarti al sacramento della Confessione dopo un lungo periodo. Gesù è felicissimo di riaccogliere a braccia aperte tutti coloro che tornano a Lui con cuore contrito.

Il mio consiglio è di rivolgerti ai sacerdoti (...), che oltre ad avere una buona preparazione dottrinale, sono pure caritatevoli e fraterni. Non sono né lassisti né rigoristi.

Al giorno d’oggi ci sono due tipi di sacerdoti che confessano male. I primi sono quelli di stampo modernista, i quali col loro lassismo inducono i penitenti a commettere colpe gravi. Ad esempio un uomo sposato mi ha confidato che un confessore gli ha detto che per limitare le nascite può tranquillamente usare gli anticoncezionali, mentre il magistero perenne della Chiesa Cattolica insegna che il loro utilizzo nei rapporti coniugali è intrinsecamente e gravemente immorale. 

I secondi sono quei sacerdoti rigoristi, duri, “poco caritatevoli”, i quali col loro comportamento "poco cristiano" allontanano i penitenti dalla vita devota. I rigoristi sono coloro che dicono che è peccaminoso ciò che in realtà non lo è, oppure dicono che è colpa grave ciò che in realtà è colpa veniale. A volte questi preti impongono delle penitenze troppo pesanti, come è capitato a una mia amica, che per aver fatto un’omissione che in sé per sé non è nemmeno colpa veniale, poiché non esiste nessuna Legge (né naturale né divina né ecclesiastica) che obblighi a compiere quell’atto di devozione (può diventare peccato veniale solo se viene omesso per “rispetto umano”), un confessore le ha imposto una penitenza gravosa da compiere per tutta la vita (ovviamente le ho detto che in questi casi Sant’Alfonso Maria de Liguori insegna che è possibile farsi commutare la penitenza sacramentale da un confessore più benigno).

Ai tempi del grande Papa Pio XII venne pubblicato da A. Chanson un interessante manuale per confessori intitolato “Per meglio confessare” (Edizioni Paoline). Non si tratta di un manuale di Teologia Morale, ma di uno strumento che fornisce ai confessori una lunga serie di consigli e insegnamenti utili a confessare bene. Il dotto autore afferma che gli uomini sentono una sorta di repulsione per la confessione, poiché percepiscono, molto più rispetto alle donne, l’umiliazione che deriva dal confessare i propri peccati. Pertanto raccomanda vivamente ai confessori di trattare gli uomini con grande amabilità (con le donne invece ci vuole maggiore prudenza), di usare dolcezza in caso di eventuali rimproveri, e di comportarsi in maniera cordiale. Se non ci si comporta in modo amabile e cordiale, si corre il rischio di allontanare gli uomini dal sacramento della confessione, come purtroppo fanno certi preti arcigni, aspri, acidi, e a volte persino scorbutici.

Tutti i confessori dovrebbero prendere come proprio modello San Leopoldo Mandic, che pur non essendo lassista, attirava enormi flussi di penitenti, i quali venivano accolti con tanta carità fraterna e dolcezza. Quando un penitente non era “disposto”, cioè non era pentito di qualche peccato mortale commesso oppure non voleva lasciare un'occasione prossima (non necessaria) di peccato mortale (ad esempio se un uomo sposato non voleva smettere di avere una relazione sentimentale con l’amante), invece di cacciarlo via con parole severe, come purtroppo avveniva spesso a quei tempi, (oggi invece i preti modernisti assolvono pure gli indisposti), lui con tanta bontà e dolcezza riusciva a indurlo a pentirsi sinceramente delle proprie colpe, e a concedergli l’assoluzione sacramentale. Sono stati rarissimi i penitenti a cui non ha dato l’assoluzione. In effetti, se il confessore con bonarietà e dolcezza aiuta il penitente a capire che peccando offendiamo Dio, che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, e siamo stati causa dell’atroce Passione del Redentore Divino, è molto facile riuscire ad ottenere un sincero pentimento dei peccati commessi.

Anche Padre Felice Maria Cappello (1879-1962), degnissimo seguace di Sant'Ignazio di Loyola e ricercatissimo confessore morto in concetto di santità, voleva che i confessori non fossero mai severi, ma usassero tanta bontà coi penitenti. A tal proposito scrisse: "Nell'applicare i principii alle coscienze ci vuole tanta prudenza, tanto buon senso, tanta bontà. (...) Nei suoi pareri e decisioni non usi mai la severità. Il Signore non la vuole. Giusto sempre, severo mai. Dia sempre la soluzione che permetta alle anime di respirare. Non si stanchi d'insistere sulla confidenza. Si persuada che le anime hanno soprattutto bisogno di essere incoraggiate e di credere sempre più nell'amore di Dio, che è immenso".

Rinnovandoti la mia gratitudine per la donazione che mi hai inviato (è grazie a persone come te se posso dedicare tanto tempo ad aiutare i numerosi lettori dei miei blog), ti incoraggio a confidare nell'infinita misericordia di Dio (quella vera, non quella falsa contrabbandata dai modernisti/lassisti) e a dedicarti alla vita devota praticando un’intensa vita spirituale. Approfitto dell’occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Il più feroce nemico di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il demonio si arrabbia contro coloro che attendono seriamente al proprio perfezionamento spirituale e quindi ingaggia la quotidiana lotta, tentando al male; se non riesce oggi, spera di riuscire domani; conosce i lati deboli di ognuno e sa come sfruttarli, per trascinare all'impurità, all'odio o all'abuso della misericordia di Dio. Ma se così si comporta con le persone pie, è da immaginarsi come scateni il suo furore contro quelli che portano anime a Dio. Don Bosco era pescatore di anime; il demonio perciò inferocì contro di lui, nella stolta speranza di ostacolarne l'apostolato. Le vessazioni diaboliche cominciarono con forti rumori notturni al tetto della sua abitazione; avvenivano scuotimenti improvvisi e terrificanti all'uscio ed alle finestre; le coperte del letto, mentre prendeva riposo, si ritiravano per mano invisibile. Il demonio prendeva spesso forma visibile, per lo più mostruosa, ed aggrediva personalmente Don Bosco. Tali fenomeni si ripetevano con tanta insistenza, che la salute del Santo ne ebbe molto a soffrire. Il Sacerdote Angelo Savio, coraggioso, decise una notte di vegliare nell'anticamera del Santo, per accertarsi degli strani fenomeni; ma all'udire quei fragori diabolici, fu preso da tale spavento, che pieno di terrore fuggì nella propria stanza. Le suddette vessazioni erano in certi periodi, specialmente quando aveva inizio o compimento qualche nuova opera di apostolato. Una sera Don Bosco, parlando con un gruppo di giovani e ricordando qualcuna delle sue terribili notti, fu interrotto da uno di essi: Oh, io non ho paura del diavolo!  
- Taci! Non dire questo!  rispose Don Bosco, con voce vibrata che colpì tutti. Tu non sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse libertà di agire.  
- Sì, sì! Se io lo vedessi, lo prenderei per il collo ed avrebbe da fare con me!  
- Tu morresti dalla paura al primo vederlo...  
- E lei come faceva a respingerlo? Col segno della Croce?  
- Sì, ma non bastava; il segno della Croce valeva solo per qualche momento.  
- Allora gettava l'Acqua Benedetta?  
- In certi momenti l'Acqua Benedetta non basta. Però io ho trovato il rimedio efficace... che non è necessario dirvi... Non auguro a nessuno di trovarsi in momenti terribili, come mi son trovato io e bisogna pregare Dio che non permetta mai al nostro nemico di farci certi scherzi.  

Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti! Egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio! 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Quando il Signore ci affida una missione non bisogna abbandonarla, ma è necessario superare coraggiosamente tutte le difficoltà che si frappongono.


(Beato Clemente Marchisio)

domenica 24 marzo 2019

Disposizioni per trar profitto dal sacramento della Penitenza

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


Il sacramento della Penitenza, come abbiamo detto, ci purifica l'anima nel sangue di Gesù Cristo, purchè siamo ben disposti, la nostra confessione sia leale e la nostra contrizione vera e sincera.

1° DELLA CONFESSIONE.

A) Una parola sui peccati gravi. [...] Se un'anima che tende alla perfezione ha la disgrazia di commettere, in un momento di debolezza, qualche peccato mortale, bisogna accusarlo con tutta sincerità e in modo chiaro [...]. Perdonato che sia il peccato, si deve alimentare nell'anima un vivo e abituale sentimento di penitenza, un cuore contrito ed umiliato, col sincero desiderio di riparare il male commesso con una vita austera e mortificata, con un amore ardente e generoso. A questo modo una colpa grave isolata, e immediatamente riparata, non è durevole ostacolo al progresso spirituale, perchè non lascia quasi traccia nell'anima.

B) Delle colpe veniali deliberate. Di colpe veniali vi sono due specie: quelle che si commettono di proposito deliberato, ben sapendo di dispiacere a Dio ma preferendo nel momento il proprio piacere egoista alla volontà divina; e quelle che si commettono di sorpresa, per leggerezza, per fragilità, per mancanza di vigilanza o di coraggio, di cui uno subito si pente con la ferma volontà di non più commetterle. Le prime sono molto serio ostacolo alla perfezione, principalmente quando sono frequenti e vi si è attaccati, per esempio se si nutrono volontariamente piccoli rancori o l'abitudine del giudizio temerario e della maldicenza, se si fomentano affezioni naturali, sensibili, oppure l'attacco al proprio giudizio e alla propria volontà. Sono vincoli che ci attaccano alla terra e c'impediscono di prendere lo slancio verso l'amor divino. Quando, di proposito deliberato, si rifiuta a Dio il sacrifizio dei propri gusti e delle proprie volontà, è chiaro che non si possono aspettare da Lui quelle grazie speciali che sole ci possono condurre alla perfezione.

È quindi necessario correggersi ad ogni costo di questo genere di colpe. A meglio riuscirvi, bisogna prenderne una dopo l'altra le varie specie o categorie; per esempio, prima le colpe contro la carità, poi quelle contro l'umiltà, contro la virtù della religione, ecc.; accusarci a fondo di ciò che si è notato, massima di quelle che maggiormente ci umiliano, delle cause che ci fanno cadere in questi peccati, puntando le nostre risoluzioni su queste cause e proponendoci di volerle assolutamente evitare. Allora ogni confessione sarà un passo avanti verso la perfezione, principalmente se uno si studia di ben esercitarsi nella contrizione, come presto diremo.

C) Delle colpe di fragilità. Vinti i peccati veniali deliberati, si prendono di mira quelli di fragilità, non già per schivarli intieramente (il che è impossibile), ma per diminuirne il numero. E qui pure bisogna ricorrere alla divisione del lavoro. Si può certo accusare il grosso delle colpe di cui uno si ricorda, ma si fa rapidamente per potere insistere su un genere di colpe in particolare. Si procederà gradatamente, per esempio, prima si batterà sulle distrazioni nelle preghiere, poi sulle colpe contrarie alla purità d'intenzione, poi sulle mancanze di carità.

Nell'esame di coscienza, e nella confessione non ci contentiamo di dire: ho avuto delle distrazioni nelle preghiere (il che non apre nulla al confessore), ma diremo: sono stato specialmente distratto o negligente in tale esercizio di pietà e ciò perchè non mi ero ben raccolto prima di cominciarlo, -- o perchè non ebbi il coraggio di respingere prontamente ed energicamente le prime divagazioni, -- o perchè avendolo fatto, mancai poi di costanza e di continuità nello sforzo. Un'altra volta uno si accuserà d'essere stato distratto a lungo a causa di piccoli attacchi allo studio o a un confratello, o per ragione di un piccolo rancore non combattuto, ecc. L'indicazione del motivo spiega la causa del male e suggerisce il rimedio e la risoluzione da prendere.

(...) È evidente che una tal confessione non sarà fatta per abitudine ma segnerà invece un passo avanti; la grazia dell'assoluzione, venendo a confermare la presa risoluzione, non solo aumenterà la grazia abituale che è in noi, ma ci decuplicherà le energie per farci evitare nell'avvenire un certo numero di colpe veniali, e farci più efficacemente acquistare le virtù.

2° DELLA CONTRIZIONE.

Nelle confessioni frequenti bisogna insistere sulla contrizione e sul proponimento che ne è la conseguenza necessaria. Bisogna istantemente chiederla ed esercitarvisi con la considerazione dei motivi soprannaturali, che, pur essendo sostanzialmente gli stessi, varieranno secondo le anime e le colpe accusate.

I motivi generali si desumono da parte di Dio e da parte dell'anima. Non facciamo altro che indicarli.

A) Da parte di Dio, il peccato, per quanto sia leggiero, è sempre un'offesa a Dio, una resistenza alla sua volontà, un'ingratitudine verso il più amante e il più amabile dei padri e dei benefattori, ingratitudine che tanto più lo ferisce in quanto che noi ne siamo gli amici privilegiati. Volgendosi quindi a noi, ci dice: "Non è un nemico che m'oltraggia, chè allora lo sopporterèi.... ma tu, tu che eri come un altro me stesso, il mio confidente e il mio amico; vivevamo insieme in una dolce intimità!" ... Ascoltiamo con frutto questi rimproveri così ben meritati e sprofondiamoci nell'umiliazione e nella confusione. -- Ascoltiamo pure la voce di Gesù e pensiamo che le nostre colpe resero più amaro il calice che gli fu presentato nel giardino degli Ulivi, e ne intensificarono l'agonia. E allora, dal fondo della nostra miseria, domandiamo umilmente perdono: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam... Amplius lava me ab iniquitate mea...

B) Da parte dell'anima, il peccato veniale, senza diminuire in sè la divina amicizia, la rende meno intima e meno attiva; oh! quale perdita l'intimità con Dio! Arresta o per lo meno impaccia considerevolmente la nostra attività spirituale, gettando polvere entro il meccanismo così delicato della vita soprannaturale; ne diminuisce le energie per il bene, aumentando l'amor del piacere; e sopra tutto predispone, se si tratta di colpe deliberate, al peccato mortale; perchè in molte materie, specialmente in ciò che riguarda la purità, la linea di confine tra il mortale e il veniale è così tenue e l'attrattiva al piacere cattivo è così seducente, che il confine è presto passato. Quando si pensa a questi effetti, non è difficile pentirsi sinceramente delle proprie negligenze e concepire il desiderio di schivarle per l'avvenire. Per meglio determinare questo buon proponimento è opportuno volgerlo sui mezzi da usare per diminuire le ricadute [...]

Intanto per essere più sicuri che non manchi la contrizione, è bene accusare un peccato più grave della vita passata, di cui si è sicuri d'avere la contrizione, specialmente se è della stessa specie dei peccati veniali che furono accusati. Qui però bisogna schivare due difetti: l'abitudine, che trasformerebbe quest'accusa in una vana formola senza un vero sentimento di contrizione; e la negligenza, che indurrebbe a non darsi pensiero del dolore dei peccati veniali accusati nella presente confessione.

Praticata con questo spirito, la confessione, a cui vengono ad aggiungersi i consigli d'un savio direttore e principalmente la virtù purificatrice dell'assoluzione, sarà un potente mezzo per liberarci dal peccato e progredire nella virtù.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

L'anima semplice, fiduciosa, che vive in Cristo, è come Lui ripiena della benevola dolcezza e dell'ardore consumante dello Spirito Santo.


(Brano tratto da "L'anno santificato dalla suora", di Padre Wendelin Meyer, traduzione di Olga Gogola di Leesthal, Edizioni Paoline, 1959).

sabato 23 marzo 2019

Il ritorno del paganesimo

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV].

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

Pensiero del giorno

Un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 22 marzo 2019

Eccellenza della Santa Messa

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


La santa Messa è il gran sacrificio della nuova legge, che comprende in se stessa e supera infinitamente in dignità ed efficacia tutti i sacrifizi della legge antica. Da essa ci provengono i doni e le grazie più segnalate. Essa è quel vero tesoro nascosto, quella vera perla preziosa, che comprende in sè ogni bene. San Leonardo da Porto Maurizio (Il tesoro nascosto) dice che: «La Messa è il sole della cristianità, l’anima della fede, il centro della religione cattolica, dove mirano tutti i riti, tutte le cerimonie, tutti i sacramenti della medesima; insomma è il compendio di tutto il buono e di tutto il bello che si trova nella chiesa di Dio ». E San Francesco di Sales nella sua Filotea parlando della santa Messa si esprime così: « Il santo sacrificio dell’altare è, tra le varie altre pratiche di pietà, ciò che è il sole tra gli astri; poiché essa è veramente l’anima della pietà, il centro della religione cristiana, al quale sono subordinati tutti gli altri misteri e tutte le altre leggi della medesima. Esso è il mistero ineffabile della divina carità, per mezzo del quale Gesù Cristo si dà realmente a noi, e ci colma delle sue grazie d’un modo altrettanto amabile che magnifico ».

Bisogna conoscere questo tesoro.

Ma i tesori, per grandi e preziosi che siano, non sono mai apprezzati, se prima non sono conosciuti. Or ecco perchè da molti non si ha la dovuta stima del sacrosanto sacrificio della Messa: perchè, sebbene sia questo il più gran tesoro che illustri ed arricchisca la Chiesa di Dio, è però un tesoro poco conosciuto, e può dirsi un tesoro nascosto. Oh se da tutti fosse conosciuta questa gioia di paradiso! Conviene pertanto che ogni novello Salesiano, e tu in particolare che con tanta attenzione mi segui, sia ben istruito su quanto riguarda questo eccelso sacrificio, e che ne venga a conoscere non solo l’essenza ma anche le particolarità, poiché ogni cerimonia nella Messa ha significazioni mistiche di grande importanza. Seguimi perciò con tutta l’attenzione.

Perchè si dice « Messa ».

L’angelico San Tommaso c’insegna che la parola latina missa corrisponde alla parola oblazione ossia offerta. E si dice Messa, soggiunge questo grande dottore, perchè il sacerdote per mezzo degli angeli manda, ossia, offre le preghiere a Dio, e il popolo le manda per mezzo del sacerdote; o anche meglio perchè Gesù Cristo è ostia da noi mandata ed offerta all’Eterno Padre. Perciò in fine della Messa il diacono licenzia il popolo dicendo Ite, missa est: andatevene, perchè già l'ostia propiziatoria e l’ambasceria nostra per mano del sacerdote si è mandata al Signore; si è al Signore offerta (3 p. q. 83 art., 4, ad 9).

È lo stesso sacrificio del Calvario.

La principale eccellenza del sacrosanto sacrificio della Messa sta in questo, che l’oblazione che quivi si fa è il corpo ed il sangue santissimo di un Dio umanato, cioè è lo stesso, lo stessissimo che si offerse sul Calvario. E benché ministro di tale oblazione sia un uomo misero ed abbietto, il principale offerente però è quel medesimo Gesù Cristo, che già offerse se stesso vittima propiziatoria sull’altare della croce. Tra l’offerta fatta all’eterno Padre sul Calvario e l’offerta che si fa sui nostri altari, non vi è che questa differenza: che sulla croce Gesù si offerse spargendo il suo sangue, per cui il sacrificio si dice cruento; e sull'altare si offre senza spargimento del sangue, per cui il sacrifizio si dice incruento. O con altre parole, sulla croce Gesù si offerse all’eterno Padre morendo, qui non muore perchè non può più morire. Nella Messa dunque quanto alla sostanza è il medesimo Cristo, uomo e Dio, che spontaneamente si offrì sulla croce; la differenza sta solo nel modo di fare l’offerta. Il sacrificio della croce poi si fece una volta sola; e in quella volta sola soddisfece pienamente per tutti i peccati del mondo. Quello dell’altare si può replicare infinite volte, e fu stabilito per applicarci in particolare quel pagamento universale che Gesù Cristo sborsò per noi sul Calvario. Sicché il sacrificio cruento fu il mezzo della redenzione, e l’incruento ce ne pone in possesso. L’uno ci apre l’erario dei meriti di Cristo Signor nostro, e l’altro ce ne dà l’uso. Bisogna però che tu avverta bene, che nella Messa non si fa una sola rappresentazione o una semplice memoria della passione e morte del Redentore; ma si fa in qualche vero senso quella stessa azione sacrosanta che si fece sul Calvario. E si può dire con tutta verità che in ogni Messa il nostro Redentore torna a morire per noi misticamente. Non è come avviene ogni anno nel dì del Natale, quando si rappresenta dalla chiesa la nascita del Salvatore, ma non è già vero che in quel giorno Egli nasca; o come nel giorno dell’Ascensione e della Pentecoste che si rappresenta la salita di Gesù al cielo e la discesa dello Spirito Santo in terra, ma non è già vero che il Signore in quel giorno salga al cielo e lo Spirito Santo visibilmente discenda in terra! Nella Messa non vi è una semplice rappresentazione, ma si fa incruentemente lo stesso sacrificio che si fece sulla croce con lo spargimento del sangue, cioè il sacrificio si effettua realmente. Quello stesso Gesù Cristo che si offrì sul Calvario, si offre ora nella santa Messa; solo il modo è diverso.


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

Pensiero del giorno

Nessuna cosa ci rende così simili a Dio, come il perdonare ai nemici.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

giovedì 21 marzo 2019

La valle di lacrime

Questa vita è chiamata valle di lacri­me; si nasce piangendo e si muore tra gli spasimi dell'agonia. Quante malattie af­fliggono il povero corpo umano! ... Quanti pericoli incontra l'anima nel mon­do!... Quanti bisogni urgenti fanno trepidare la misera creatura umana. Quanto è terribile il momento della morte! ...

Chi può venirci in aiuto, in tanti bi­sogni, più della Madonna? ... E la Ma­donna è contenta di venirci in soccorso, come la madre è lieta di aiutare i figli bisognosi.

Ma perché Maria Santissima faccia la sua parte di madre, è necessario che noi facciamo la parte nostra di figli. Dob­biamo invocarla spesso con amore e con fede. Dobbiamo onorarla più che sia pos­sibile, per attirarci i suoi sguardi miseri­cordiosi.

Siamo in questa valle di lacrime come in viaggio verso l'eternità; unico scopo della vita presente è assicurare la salvezza eterna. Chi onora la Madonna, ha assicu­rato il Paradiso. Dice la Sacra Scrittura: Coloro che mi onorano, avranno la vita eterna! -

[...] Non basta dire: Io amo la Madon­na! ... Recito il Rosario in suo ono­re!... Porto al collo la sua medagliet­ta! - Se la devozione alla Santa Vergi­ne si fa consistere soltanto in queste cose, si è in grande errore! Tale devozione sareb­be come una semplice vernice.

Perché si possa dire: Io onoro davvero la Madonna! - è necessario unire alle pratiche esterne l'imitazione delle sue virtù. Come può la Regina del Cielo gra­dire gli atti di ossequio dei suoi figli, se il loro cuore non è in armonia con Dio... se s'intessono preghiere e peccati?

Si tenga dunque presente che la vera devozione alla Madonna consiste nel vi­vere in grazia di Dio e nello sforzo d'imi­tare le sue virtù.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

L'amore disordinato dei beni della terra

Dagli scritti di Padre Adolphe (1854 - 1932).


Per ciò che riguarda l'amore disordinato dei beni della terra, bisogna ricordarsi che le ricchezze non sono un fine ma un mezzo che la Provvidenza ci dà per sovvenire ai nostri bisogni; che Dio ne resta il supremo Padrone, che noi in fondo non ne siamo che amministratori, e che dovremo rendere conto del loro uso: redde rationem villicationis tuæ". È quindi savia cosa dare larga parte del proprio superfluo in elemosine e in buone opere; a questo modo si assecondano i disegni di Dio, il quale vuole che i ricchi siano, a così dire, gli economi dei poveri; e si fa un deposito sulla Banca del cielo, che ci sarà reso centuplicato quando entreremo nell'eternità: "Accumulatevi, dice Gesù, tesori nel cielo, dove la ruggine e la tignuola non corrodono; e dove i ladri non forano muri nè rubano: thesaurizate autem vobis thesauros in cælo, ubi nec ærugo, neque tinea demolitur, et ubi fures non effodiunt nec furantur". È il mezzo sicuro per distaccare i nostri cuori dai beni della terra ed elevarli a Dio: "perchè, aggiunge Nostro Signore, dov'è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore: "Ubi enim est thesaurus tuus, ibi est et cor tuum". Cerchiamo dunque innanzitutto il regno di Dio, la santità, ed il resto ci sarà dato per giunta. [...] In ogni caso il cuore dev'essere distaccato dalle ricchezze per volarsene a Dio. [...] Beati coloro che, stando secondo il loro stato in mezzo al mondo, non ne sono tocchi e vi passano senza attaccarvisi [...].


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey , trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

Nel Cuore di Gesù l'anima trova l'asilo di pace, il conforto e sollievo. Nel Cuore divino si depongano le pene, le contrarietà, le sofferenze fisiche e morali. Gesù ripete ad ogni momento: Venite a me, o voi tutti che siete afflitti ed amareggiati, ed io vi consolerò. 


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

Pensiero del giorno

[Brano tratto dall'ultimo discorso del grande cardinale Ildefonso Schuster tenuto ai chierici radunati presso il seminario di Venegono, pochi giorni prima della sua morte avvenuta nel 1954].


Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione; ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di Don Orione e Don Calabria? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi: ha paura, invece, della nostra santità.

mercoledì 20 marzo 2019

La “primavera modernista” (lk)

È da oltre mezzo secolo che la martellante propaganda modernista, “radiogonfiata” dai media gestiti dai loro compagni progressisti, continua a ripetere che la Tradizione Cattolica va accantonata e sostituita con una sorta di “nuova religione” aperta alla mentalità mondana, la quale, secondo loro, fa entrare nella Chiesa l'aria pura della primavera. Ma noi li conosciamo bene i frutti di questa tanto decantata “primavera modernista”: forte calo delle vocazioni sacerdotali, tracollo delle vocazioni religiose, conventi chiusi, seminari deserti, monasteri venduti e trasformati in agriturismo, chiese semivuote, confessionali abbandonati, ignoranza religiosa, templi sconsacrati e adibiti a ristoranti o ad altri usi profani, crollo della pratica religiosa, propagazione delle eresie, divorzi in forte aumento, diffusione delle convivenze prematrimoniali, ateismo dilagante, eccetera. Contro i fatti non c'è argomento che tenga: le “conquiste” e le “vittorie” dei modernisti, strombazzate da una bugiarda e sfrontata propaganda mediatica, sono in realtà dei veri e propri disastri spirituali, altro che primavera! Dove passa lo spirito modernistico avviene una desertificazione spirituale, come se fosse passata un'orda di barbari.

I miliziani della “primavera modernista” parlano tanto di pace, fratellanza, carità fraterna, e intanto perseguitano i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Ma cinquant'anni di persecuzioni non sono riusciti ad annientare l'eroica resistenza dei valorosi difensori della Tradizione, i quali hanno saputo tenere alta la bandiera della cattolicità, contro le aggressioni della vasta “coalizione liberal” dei nemici del Corpo Mistico di Cristo. Il movimento tradizionale si è aperto con la forza delle armi spirituali (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) gli sbocchi vitali necessari alla propria sopravvivenza, compiendo sacrifici di ogni tipo. Le catene moderniste che tentavano di ghettizzare e soffocare il movimento tradizionale sono state spezzate dall'indomita e incrollabile fede dei militanti del “battaglione tridentino”, che nonostante le mille avversità sono ancora in piedi, con la schiena dritta, pronti a continuare la battaglia spirituale per cancellare l'onta del tradimento modernista e riconquistare la completa libertà che consentirà di poter vivere in pace l'esperienza della Tradizione. 


L'immane incendio che divampa su vasti fronti dell'orbe cattolico si spegnerà solo col tramonto delle vegliarde e tracotanti milizie moderniste, le quali stanno rabbiosamente tentando l'ultimo assalto per scardinare la granitica resistenza dei fedeli tradizionali e ridurre in macerie la Chiesa, distruggendo dogmi, princìpi morali e liturgia. È una campale lotta spirituale tra il giovane, forte e virile movimento tradizionale, contro il vecchio e sterile popolo progressista, affamatore e carnefice delle anime. È una lotta tra due concezioni opposte della vita: soprannaturale da una parte, immanentista dall'altra. Bisogna ringraziare Dio per averci concesso l'onore di averci chiamato a combattere in quest'ora grave la buona battaglia della fede per la sua maggior gloria. Adesso stiamo soffrendo assai, mentre i “rossi” sghignazzano con arroganza, ma noi sappiamo bene che gioirà pienamente chi gioirà per ultimo. All'orizzonte già si intravvedono i primi bagliori della radiosa alba del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Pensiero del giorno

Tu dici: - Se mi mostro religioso, gli altri mi burlano e profittano di me. - Non è vero, anzi è vero il contrario. Chi compie i suoi doveri col Signore, s'impone anche ai più cattivi, e riscuote il rispetto di tutti. Sono burlati quelli che vogliono servire due padroni e non hanno una coscienza forte.

Chi affiderebbe il suo portafoglio ad uno senza Dio? Chi gli affiderebbe la figliuola? E se anche ti burlassero perché tu sei fedele a Dio, che te ne importa? Se ti burlassero perché stai mangiando, cesseresti di mangiare?

E se uno straccione burla un professore, forse il professore abbandona la sua cattedra, si veste da straccione e si mette a raccattare le immondizie della strada? Quale nobiltà più grande e quale onore più glorioso che l'essere veri cattolici, senza dedizioni al male, senza tentennamenti, fieri di amare e di servire Dio, fieri di essere i figli della Chiesa!


[Brano tratto da "Per il tuo interesse e per la tua vita", di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

martedì 19 marzo 2019

Diffondere la devozione per San Giuseppe

[Pubblico alcuni brani tratti da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].


Un ricco signore da anni si era sposato ed aveva avuto da Dio il dono di tre fi­gliuoli. Era devoto di San Giuseppe ed ogni anno solennizzava il 19 Marzo, im­plorando la benedizione del Patriarca sui figli.

Accadde che proprio nel giorno della festa di San Giuseppe venne a morire un figlio. L'anno seguente, e precisamente il 19 Marzo, morì il secondo figlio. Il pio genitore non cessò di onorare il Santo; ma all'avvcinarsi dell'anniversario dei lutti era afflittissimo, temendo che mo­risse il terzo figlio.

Assorto in tristi pensieri, trovavasi un giorno in campagna ed ebbe il dono di una visione spiegativa. Vide pendere dai rami di un albero due giovanetti impic­cati; apparve un Angelo che gli disse: Vedi tu questi due giovanetti appesi al­la corda? Tale fine avrebbero fatto i tuoi figliuoli, se fossero giunti a matura età! Ma poiché sei stato devoto di San Giu­seppe, egli ti ottenne da Dio che moris­sero in tenera età, per risparmiare a te l'afflizione ed il disonore e ad essi la dan­nazione eterna. Non lasciare dunque di celebrare la festa del Santo, al quale de­vi essere obbligato anche per un'altra grazia, poiché il figlio che ti resta me­nerà vita santa ed un giorno sarà Ve­scovo. -

Sparita la visione, il buon padre riac­quistò la serenità. Le cose in seguito si avverarono come l'Angelo aveva predetto.



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Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino. La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!



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Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazione dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.



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Era la vigilia della festa di San Giu­seppe. In uno scompartimento del treno Magonza-Colonia stavano due viaggiatori, un Sacerdote ed un mercante. Il Sacerdote si accorse che quel signore pregava; lo interruppe nella preghiera e gli rivolse qualche domanda. Venne a sapere che era molto devoto di San Giu­seppe e che rientrava in famiglia per trascorrere la festa del Patriarca con la mo­glie ed i figli. - Dunque, disse il Sacer­dote, San Giuseppe è il vostro Patrono? - No, è il Patrono di mia moglie, che si chiama Giuseppina. Il 19 Marzo mi è tan­to caro per tutto ciò che nella vita mi è capitato. Fui educato cristianamente; nella gioventù mi allontanai dalla Reli­gione. Mia moglie si affliggeva a vedermi trascurato nell'anima; quando essa alla sera pregava davanti ad un altarino di San Giuseppe, io la burlavo. Cinque an­ni addietro, in occasione del suo onoma­stico, le feci un bel regalo; ricevendolo mi disse: Avrei preferito un regalo più prezioso!

- E quale?

- La tua anima! - e cominciò a pian­gere.

Per consolarla le promisi di acconten­tarla.

M'invitò ad andare in Chiesa in sua compagnia per ascoltare la predica su San Giuseppe. Accettai. Il predicatore disse fra l'altro: Mai nessuno ha invocato San Giuseppe, sen­za sentirne la protezione!

Uscendo dalla Chiesa, la moglie mi disse: Tu che spesso sei in viaggio, pro­mettimi che nei pericoli invocherai sem­pre San Giuseppe. -

Qualche tempo dopo il treno sul quale viaggiavo ebbe un terribile urto. Gridai: San Giuseppe, aiutami! - Nel mio scompartimento eravamo in sette; sei mori­rono e solo io rimasi vivo.

Da quel giorno sono divenuto Cristia­no fervente e tutti gli anni, il 19 Marzo, adorno di fiori e di ceri l'altarino di San Giuseppe e con la mia famiglia mi pro­stro per ringraziarlo e pregarlo di cuore.