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sabato 13 giugno 2026
Pensare alla salvezza eterna delle anime
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)
venerdì 12 giugno 2026
Gesù mantiene sempre le sue promesse
[Brano tratto da "La grande promessa ossia la tessera del paradiso" di Don Arturo Milani, casa editrice Favero, imprimatur: Vicenza, 29 maggio 1940, Francesco Snichelotto, vicario generale].
Consumato dalla tisi, conseguenza dei suoi disordini, a soli 23 anni, un giovane andava lentamente spegnendosi fra l’angoscia dei suoi parenti che inutilmente avevano tentato tutte le vie per indurlo a ricevere, prima di morire, i SS. Sacramenti.
Da ragazzo, trovandosi in collegio, aveva con molta pietà praticato la devozione dei nove primi venerdì in onore del SS. Cuore; ma poi, abbandonata la Chiesa e i Sacramenti, si era dato ad una vita scandalosa. Dapprima impiegato in una Banca consumava nei disordini e negli stravizi quanto guadagnava, e poi lasciava la patria per recarsi in Inghilterra, dove, per vivere, faceva il cameriere. Finalmente, dopo varie peripezie, colpito dal male che doveva condurlo alla tomba faceva ritorno in seno alla sua famiglia.
Povero giovane! Con la coscienza aggravata da tanti peccati, stava ormai per precipitare nell’abisso della sua estrema rovina, e non solo non pensava di porvi rimedio con un sincero ritorno a Dio, ma respingeva sdegnosamente l’invito che anime buone gli andavano rivolgendo. Vegliava però sopra di lui quel Cuore misericordiosissimo di Gesù che ha promesso di essere la salvezza di quelli che praticano la devozione dei nove venerdì, e non poteva andar perduto.
Un sacerdote, suo antico compagno di collegio, sotto il titolo dell’amicizia, mosso certamente dal Cuore dolcissimo di Gesù, ottenne di potergli fare una visita e in bel modo cercò di persuaderlo a mettersi in pace con Dio.
– Se non hai altro da dirmi – l’interruppe il povero moribondo – puoi andartene… Come amico, sì, ti ricevo, ma come prete no, no; va via, non voglio preti…
Il ministro di Dio cerca di soggiungere qualche parola buona per calmarlo, ma invano.
– Finiscila, ti ripeto; non voglio preti… vattene! – Ebbene, se proprio vuoi che me ne vada, ti saluto, mio povero amico! – e s’avvia per uscire.
Ma mentre stava per varcare la soglia della camera rivolse ancora uno sguardo di compassione al morente, dicendo: – Sarà questa la prima volta che non si verificherà la « Grande Promessa » del S. Cuore!…
– Che dici? – replicò con voce più calma il moribondo. Ed il pio sacerdote, ritornando presso il letto: – Dico che sarebbe la prima volta che non si vedrebbe compiuta la « Grande Promessa » fatta dal S. Cuore di Gesù, di concedere una buona morte a quelli che in vita hanno fatto una novena di Comunioni nei primi venerdì del mese.
– E che c’entro io con questo?
– Oh, che c’entri? E non ricordi, caro amico, che in collegio abbiamo fatto insieme queste Comunioni dei primi venerdì? Tu allora le hai fatte con sincera devozione, perché allora tu amavi il S. Cuore di Gesù: e vorresti ora resistere alla sua grazia, con cui ti invita al perdono con misericordia infinita?
Mentre questi parlava, l’infermo piangeva, e quando ebbe finito gli disse singhiozzando: – Amico aiutami! aiutami tu: non abbandonare questo povero disgraziato! Va a chiamare uno dei Cappuccini della Chiesa qui vicina.
Ricevette con edificante pietà i SS. Sacramenti e spirò qualche giorno dopo benedicendo quel Cuore pieno di tanta misericordia che gli dava così un segno certo di eterna salvezza.
Pensiero del giorno
giovedì 11 giugno 2026
I rigoristi fanno male alle anime
Pensiero del giorno
mercoledì 10 giugno 2026
Il Cardinale Siri e la bellezza intramontabile della pastorale tradizionale (lk)
La fermezza della Dottrina, la tenerezza del Pastore
Oggi, in un'epoca in cui la pastorale sembra a volte confondersi con la sociologia o il marketing digitale, la figura di Siri risuona con nostalgia. Si è spesso cercato di rinchiuderlo nella rigida etichetta del "conservatore", del difensore a oltranza del passato. Ma chi lo ha conosciuto sa che la sua non era nostalgia fine a sé stessa: era fedeltà.
Siri sapeva che il dogma non è una prigione, ma la fortezza che protegge i fedeli dalle mode del momento. La sua pastorale tradizionale si fondava su tre pilastri incrollabili:
- La centralità di Dio nella Liturgia: Per Siri, la Santa Messa non era una semplice assemblea fraterna o uno spettacolo, ma il Santo Sacrificio del Calvario. Lì, l'uomo doveva sparire per lasciare spazio al Mistero.
- L'amore viscerale per i lavoratori: Mentre l'ideologia marxista incendiava le piazze, Siri rispondeva con i fatti. Creò l'Opera Apostolato Operaio, scese nei cantieri navali, parlò con i portuali. La sua teologia non nasceva sulle scrivanie, ma davanti al Tabernacolo e in mezzo alle anime che gli erano state affidate. Non aveva bisogno di togliere la veste talare per essere vicino al popolo; anzi, il popolo riconosceva in quella veste il segno di una paternità che non tramontava.
- La cura dei sacerdoti: Siri fu un vero padre per il suo clero. Pretendeva disciplina, preghiera e fedeltà all'abito ecclesiastico, perché sapeva che un sacerdote che si confonde con il mondo perde la sua forza terapeutica per il mondo.
L'attualità di un silenzio fecondo
Mentre le lancette della storia correvano veloci verso la secolarizzazione, Siri rimase come una cattedrale gotica nel centro di una metropoli moderna: ferma, verticale, indicante il cielo. Leggere oggi la sua vita, riscoprire le sue omelie e il suo metodo pastorale, evoca una dolce nostalgia, ma anche una speranza luminosa. Ci ricorda che esiste una sete che le novità del mondo non sapranno mai dissetare.
Il compianto Arcivescovo di Genova ci ha lasciato un’eredità immensa: la certezza che la Tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco. E quel fuoco, che il Cardinale Siri custodì gelosamente, continua a bruciare silenziosamente nel cuore di chi, ancora oggi, cerca nella Chiesa una roccia e non una canna sbattuta dal vento.
Pensiero del giorno
Il mondo è in rovina per i molti peccati e particolarmente per i peccati d’impurità che sono arrivati al colmo dinanzi alla Giustizia del mio Padre Celeste. Perciò tu dovrai soffrire ed essere vittima espiatrice per il mondo e particolarmente per l’Italia, dove è la sede del mio Vicario. Il mio Regno è Regno di Pace, il mondo invece è tutto in guerra.
martedì 9 giugno 2026
Monasteri rilassati
Pensiero del giorno

(San Francesco di Sales)
lunedì 8 giugno 2026
Avviso da Milano
Chiesa di santa Maria alla Consolazione Largo Cairoli fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.
Ringrazio Maristella per la segnalazione.
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L'amicizia autentica desidera la santità e l'unione dell'amico con Dio (lk)

Per San Tommaso d'Aquino, l'amicizia (amicitia) rappresenta una forma alta e nobile di amore accessibile all'essere umano. Nel suo pensiero, profondamente influenzato da Aristotele, l'amicizia è intimamente legata al cammino dell'uomo verso il suo bene ultimo: la felicità perfetta, che coincide con la comunione con Dio (la beatitudine).
Tommaso affronta questo tema magistralmente nella Summa Theologiae, delineando un percorso che va dall'amicizia umana fino alla sua massima espressione soprannaturale: la carità.
1. La struttura dell'amicizia autentica
Riprendendo Aristotele, Tommaso distingue l'amicizia autentica da quelle "imperfette" (basate sull'utile o sul piacere). L'amicizia vera si fonda su tre pilastri:
- Il bene dell'altro (amor benevolentiae): non si ama l'amico per ciò che si può ottenere da lui, ma si vuole il suo bene per se stesso.
- La reciprocità: l'amore deve essere mutuo. Un amore unilaterale è benevolenza, non ancora amicizia.
- La comunione (communicatio): l'amicizia richiede una vita condivisa, uno scambio di beni, di pensieri e di tempo.
2. L'amicizia come veicolo verso il Bene Ultimo
In che modo l'amicizia ci orienta al fine ultimo dell'uomo? Tommaso risponde a questa domanda collegando la dimensione naturale a quella teologale. Gli amici veri si sostengono a vicenda nel cammino della virtù. Poiché il bene ultimo dell'uomo si raggiunge proprio attraverso una vita virtuosa, gli amici diventano compagni di viaggio indispensabili per non deviare dalla meta.
La Carità come "Amicizia con Dio"
Il culmine del pensiero tomista sull'amicizia si trova nella definizione della carità (caritas). Dal momento che Dio ha voluto comunicare all'uomo la sua beatitudine (la communicatio), si creano le condizioni per una vera e propria amicizia tra la creatura e il Creatore. Questa amicizia soprannaturale:
Eleva l'uomo: Va oltre le capacità umane ed è resa possibile solo dalla Grazia divina.
Ordina tutte le cose: Orienta l'intero agire umano verso il Bene Sommo.
3. L'Amicizia umana alla luce del Fine Ultimo
Quando l'uomo sperimenta la carità (l'amicizia con Dio), il suo modo di vivere le amicizie umane cambia radicalmente. Non le distrugge, ma le purifica e le amplifica.
Per San Tommaso, quindi, l'amicizia terrena non è una distrazione dal cammino verso Dio, ma un riflesso e un allenamento. Amare un amico nel modo corretto significa desiderare per lui il massimo bene possibile: ed essendo Dio il bene supremo, l'amicizia autentica desidera, in ultima analisi, la santità e l'unione dell'amico con Dio.
Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori)
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domenica 7 giugno 2026
L'aridità
Pensiero del giorno
Anche le piccole azioni sono grandi ed eccellenti quando si fanno con pura intenzione e fervente volontà di piacere a Dio.
(San Francesco di Sales)











