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lunedì 7 ottobre 2019

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sabato 30 marzo 2019

Ingratitudine


Alcune persone che mi avevano contattato tramite il blog si sono comportate in maniera ingrata e in certi casi hanno tradito la mia fiducia. Ma fortunatamente ci sono anche persone che si sono comportate in maniera fraterna nei miei confronti. A tal proposito pubblico un'e-mail di un gentile signore.  


Caro D.,
            sono certo che con i tuoi blog rendi un grande servizio a Nostro Signore Gesù Cristo, alla Chiesa e alla salute delle anime. Credo che tu abbia favorito molte conversioni, ravvivato tante fedi tiepide chiarendone e approfondendone le ragioni e aiutato non poche persone nel discernimento – quello vero – sulla propria vocazione: è per questo che i tuoi blog, a differenza di altri di tendenza tradizionale, sono durati sino ad oggi e spero dureranno per tutto il tempo stabilito dalla Provvidenza divina. I tradimenti e l’ingratitudine che hai subìto da parte di molti, come ben sai, sono la moneta con cui questo mondo ricambia la carità (lo ha già fatto e continua a farlo con Cristo stesso), ma allo stesso tempo ne certificano l’autenticità e ne aumentano il merito agli occhi di Dio. Perciò spero proprio che non ti scoraggi, e che data la loro modestia i miei piccoli contributi valgano per te più come sostegno morale che come aiuto materiale.

Sursum corda e a presto.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                     ti ringrazio per le tue caritatevoli parole che mi incoraggiano a proseguire.

A dir la verità, non considero "piccoli" gli aiuti che mi hai inviato in questi anni (sei uno dei più generosi sostenitori del blog). Tra l'altro ho il "sospetto" che aiuti tante altre opere pie (seminari tradizionali, istituti religiosi, opere caritatevoli, eccetera), pertanto ti sono grato non solo per ciò che fai per me, ma anche per tutto ciò che fai in generale a favore della Tradizione o comunque per la maggior gloria di Dio.

Non dimentico nemmeno tutto ciò che hai fatto per X (senza il tuo aiuto sarebbe morta assiderata, in mezzo alla strada, in quel borgo tra le montagne) e per quelle due mie amiche che stavano a (...).

Francamente c'è da vergognarsi nel vedere come l'austerity abbia ridotto l'Italia. So che dei vecchietti italiani rovistano vicino ai cassonetti di immondizia per trovare qualcosa da mangiare. Altri anziani non comprano più le medicine perché non hanno i soldi. Ho l'impressione che il liberismo selvaggio stia fallendo come il comunismo in Unione Sovietica, visti i risultati disastrosi e la miseria diffusa.

In Italia è in corso una desertificazione industriale. Addirittura ci sono aziende che delocalizzano in... Svizzera o in Austria! Se le aziende falliscono o delocalizzano, è ovvio che la disoccupazione giovanile continuerà ad essere elevata. Le politiche liberiste dettate dalle lobby dell'alta finanza stanno causando disastri, c'è bisogno di applicare la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Ma per fare ciò è necessaria la conversione dei popoli, cosa che attualmente non si vede all'orizzonte. Ma ho la speranza che presto possa accadere qualcosa che possa scuotere le coscienze e indurle a tornare a Cristo.

In Corde Matris,

Cordialiter

venerdì 29 marzo 2019

Lo zelo per le anime (c)

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


O Gesù, che ti sei dato per la salvezza del mondo, accendi nel mio cuore un grande zelo per la salvezza delle anime. 


1 - A misura che l’amore di Dio prende possesso dei nostri cuori, vi fa nascere e vi alimenta un amore sempre più grande per il prossimo, amore che, essendo soprannaturale, mira soprattutto al bene soprannaturale dei nostri simili e diventa perciò zelo per la salvezza delle anime.

Se amiamo poco Dio, ameremo poco anche le anime e, viceversa, se il nostro zelo per le anime è debole, vuol dire che altrettanto debole è il nostro amore per Iddio. Infatti, come sarebbe possibile amare molto Dio, senza amare molto coloro che sono figli suoi, che sono oggetto del suo amore, delle sue cure, del suo zelo? Le anime sono, per così dire, il tesoro di Dio; Egli le ha create a sua immagine e somiglianza in un atto di amore, Egli le ha redente nel Sangue del suo Unigenito in un atto di amore più grande ancora. « Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figliolo unigenito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna » (Gv. 3, 16). Chi ha penetrato il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, non può rimanere indifferente alla loro sorte: alla luce della fede ha compreso che tutta l’azione di Dio nel mondo mira al loro bene, alla loro felicità eterna, e vuole in qualche modo prendere parte a quest’azione, sicuro di non poter fare cosa maggiormente grata a Dio che prestare la sua umile collaborazione alla salvezza di coloro che gli sono tanto cari. Tale è stato Sempre il desiderio ardente dei santi; desiderio che li ha spinti a compiere eroismi di generosità pur di procurare il bene di un’anima sola. « Questa - scrive S. Teresa di Gesù - è l’inclinazione che il Signore mi ha data. Mi pare che Egli apprezzi di più un’anima sola che con le nostre industrie ed orazioni, per sua misericordia, noi gli guadagnamo, che non quanti servizi gli possiamo rendere » (Fd. 1, 7). 


È vero, il fine primario dell’azione di Dio è la sua gloria, ma questa gloria Egli, infinitamente buono, ama procurarsela particolarmente mediante la salvezza e Ia felicità delle sue creature, e di fatto nulla più dell’opera salvifica degli uomini esalta la sua bontà, il suo amore, la sua misericordia. Perciò, amare Dio e la sua gloria significa amare le anime, significa lavorare e sacrificarsi per la loro salvezza.

2 - Lo zelo per le anime nasce dalla carità, nasce dalla contemplazione di Cristo crocifisso: le sue piaghe, il suo sangue, i dolori strazianti della sua agonia ci dicono quanto valgono le anime al cospetto di Dio e quanto Dio le ama. Ma quest’amore non è corrisposto e sembra che gli uomini ingrati vogliano sempre più sfuggire alla sua azione. È il triste spettacolo di tutti i tempi che anche oggi si rinnova, quasi ad insultare Gesù e a rinnovare la sua Passione. « Tutto il mondo è in fiamme: gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di lui un’infinità di calunnie e si adoperano in mille modi per distruggere la sua Chiesa ». Se Teresa di Gesù (Cam. 1, 5) poteva dire così del suo secolo tormentato dall’eresia protestante, tanto più possiamo dirlo noi del nostro, in cui la lotta contro Dio e contro la Chiesa è aumentata a dismisura e dilaga ormai in tutto il mondo. Beati noi se possiamo ripetere con la Santa: « La perdita di tante anime mi spezza il cuore. Vorrei che il numero dei reprobi non andasse aumentando... Mi pare che pur di salvare un’anima sola delle molte che si perdono, sacrificherei mille volte la vita » (ivi, 4 e 2). Ma non si tratta solo di formulare desideri: occorre fare, occorre agire e patire per la salvezza dei fratelli.

S. Giovanni Crisostomo afferma che « nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza altrui ». Questa freddezza è conseguenza di una carità molto languida; accendiamo, ravviviamo la carità, e sì accenderà in noi lo zelo per la salvezza delle anime, Allora il nostro apostolato non sarà più soltanto un dovere imposto dall’esterno, cui dobbiamo necessariamente attendere per obbligo del nostro stato, ma sarà un’esigenza dell’amore, una fiamma che divampa spontaneamente per il calore interno della carità.

Darsi alla vita interiore non significa chiudersi in una torre d’avorio per godere indisturbati le consolazioni di Dio disinteressandosi del bene altrui, ma significa concentrare tutte le proprie forze nella ricerca di Dio, nel lavorare per la propria santificazione, onde diventare accetti a Dio ed acquistare così una potenza di azione e d’intercessione, mediante la quale ottenere la salvezza di molte anime. 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 27 marzo 2019

Segni della chiamata di Dio al sacerdozio (-)

Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere i caratteristici segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

L'inno del movimento tradizionale

Se si effettuasse una consultazione tra il “popolo della Tradizione” per scegliere l'inno del “movimento tradizionale”, probabilmente vincerebbe il celebre canto “Noi vogliam Dio”. In effetti questo canto popolare riassume gli scopi della battaglia spirituale che stiamo combattendo. A noi non interessano gli applausi del mondo, pertanto ci rifiutiamo di ammainare la bandiera della cattolicità per ricevere in cambio l'approvazione dei “senza Dio” e degli altri nemici di Gesù Cristo. 

Noi vogliam Dio nelle famiglie, nelle scuole, nelle officine, ovunque. Vogliamo che la società venga plasmata dai princìpi cristiani, gli unici che possono contribuire davvero al bene materiale e spirituale dei popoli. Questa non è l'ora dei rimpianti, è l'ora del dovere e del sacrificio, è l'ora del combattimento spirituale. Il vero cristiano legato alla Tradizione Cattolica lotta, soffre e vince per la maggior gloria di Dio. Chi è legato ai valori, alle tradizioni, alla dottrina dell'immortale Chiesa Cattolica, deve avere il coraggio, da vero soldato di Gesù Cristo, di testimoniare in faccia al mondo la propria fede, senza temere la disapprovazione dei mondani. Ai modernisti gli applausi del mondo, a noi la vittoria!

Per dare un nuovo slancio all'inarrestabile avanzata del movimento tradizionale è necessario ravvivare lo spirito combattentistico che dovrebbe caratterizzare ogni membro della Chiesa “militante” (termine caduto quasi in disuso negli ultimi decenni). Militia est vita hominis super terram (Iob 7,1). Dio non ci ha messo su questa terra per fare una vita comoda e ricca di piaceri, ma per combattere la battaglia spirituale per la salvezza eterna dell'anima. Ma mentre i modernisti si sono macchiati dell'onta del tradimento per aver ammainato la bandiera della cattolicità ed essersi piegati alla mentalità mondana, noi non abbiamo nessuna intenzione di deporre la fiaccola della fede.

La feroce repressione modernista ci ha duramente provato, ma non è riuscita a piegare la nostra volontà e a farci perdere la fede nell'incrollabile certezza della vittoria finale promessa dal Redentore Divino alla sua Chiesa. Le difficoltà, le ingiustizie, le persecuzioni nei nostri confronti, invece di indurci alla resa, ci hanno temprato ad ogni rinuncia e ad ogni sacrificio pur di vincere il combattimento spirituale contro la “sintesi di tutte le eresie”.


A noi le “svolte antropologiche” non ci interessano, noi vogliam Dio! La nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica non è una questione di “nostalgia”, ma è una testimonianza schietta ed aperta nei confronti della soprannaturalità del Corpo Mistico di Cristo. Parafrasando il Vangelo dobbiamo domandarci: “Che giova all'uomo ottenere gli applausi del mondo se poi perde l'anima sua?”. Non possiamo tradire la Santissima Trinità per ottenere in cambio la misera approvazione dei seguaci della mentalità mondana. Un'anima, un'eternità!


Con l'aiuto divino noi possiamo, noi vogliamo, noi dobbiamo continuare a credere! E alle lusinghe del mondo che è pronto ad applaudirci se prostrati l'adoreremo, noi vogliamo rispondere sino all'ultimo respiro che vogliam Dio che è nostro Padre, vogliam Dio che è nostro Re!

Pensiero del giorno (-)

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l'abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell'esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo)  edito nel 1940].

martedì 26 marzo 2019

Il dono della maternità

Ripubblico la lettera che Giustina, (pseudonimo scelto da una gentilissima collaboratrice del blog), mi scrisse nel 2016 per comunicarmi di essere in "dolce attesa".


Carissimo D.,
                         come stai? Scusami se non ti ho più scritto via e-mail, ma come ti ho accennato via whatsapp sono in gravidanza e sono stata un po' presa da controlli e visite. In ogni caso sto bene, ho saputo che dovrebbe trattarsi di un maschietto. 

Ovviamente credo tu possa immaginare la mia grande gioia per questo evento: ci viene concessa un grazia immensa e non mi sembra ancora vero. L’altra grande gioia è che mio marito ha subito pensato alla consacrazione del bambino alla Madonna… mi rendo conto che su molte cose interviene davvero lo Spirito Santo e vorrei tanto rasserenare le altre spose che hanno dei mariti poco praticanti o addirittura non credenti: anni fa mi trovavo nella stessa situazione, ma la conversione di un ateo quando c’è è una rivoluzione totale, quindi è una grazia che richiede tempo ed è qualcosa di completamente diverso dal pensare di “convincere” qualcuno. Ci si rende conto che non sei tu a “cambiare l’altro”: è la prova più concreta del fatto che è solo la preghiera, che agisce veramente.

Ti confesso che mentre tutte le altre mamme pensano a cose come passeggini, culle, etc., io sto pensando al rito del battesimo e a come potrò e se saprò educare cristianamente questo bambino... in altre parole spero tanto di trovare sacerdoti diciamo "non modernisti", fondamentali per trasmettere tutti quei concetti e pratiche di Fede che non sempre da genitori si è all’altezza di trasmettere e che in troppe parrocchie è oramai impossibile ricevere.

Seguo sempre con molto interesse il blog. Anche quando non ti scrivo ciò non significa che non legga, anzi, diciamo che è una pagina onnipresente sul mio smartphone. Noto anche con piacere che ci sono molti interventi di persone davvero profonde, oltre a Maristella c’è Riesina, Teodolinda... devo riconoscere che rimango piacevolmente stupita che ci sia gente davvero giovane così devota e così preparata. E’ anche bello vedere che si prega gli uni per gli altri, pur non conoscendoci condividiamo molto.

Ti ringrazio immensamente dei libri che mi hai spedito. E' bellissimo quello degli scritti di san Francesco di Sales, sono suggerimenti applicabili anche a delle persone sposate come me. […] In libreria ho trovato anche le meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo scritte da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. E’ incredibile come così a lungo siano stati quasi offuscati certi scritti. In un certo senso definirei quelli come te degli “amanuensi” dei tempi moderni, persone che cercano di sottrarre alla barbarie modernista le perle della Fede per trasmetterle [...]. E’ un lavoro lodevole, esattamente come tutte le cose che scrivi sul blog: io credo che in questi tempi diciamo bui in cui determinate eresie prendono gradualmente piede purtroppo appoggiate anche da uomini di Chiesa, chiunque, anche un laico che si preoccupi di tutto questo meriti davvero un plauso. Spero tanto nei limiti del possibile di sostenere anche concretamente questo tuo apostolato tanto utile.

Ti saluto nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria.

A presto! 

Giustina


Cara sorella in Cristo,
                                    sono contento di sapere che sei in dolce attesa di un figlio. Mi fa molto piacere anche constatare che tuo marito, che fino a qualche tempo fa era ateo, adesso addirittura pensa a consacrare il bimbo alla Madonna. Come è stato buono Dio con te! Ricordi la prima volta che mi hai scritto? Era il 2014 ed eri triste a causa dell'ateismo di tuo marito e, suppongo, anche dalla mancanza di figli dopo alcuni anni di matrimonio. La conversione del tuo coniuge è stato certamente un "miracolo", poiché senza l'intervento del Signore è impossibile che un'anima possa convertirsi. Circa la gravidanza non ho elementi per dire che si sia trattato certamente di un miracolo, tuttavia sappiamo che ogni nuova vita umana è un dono di Dio. Del resto è Lui che nell'istante del concepimento crea l'anima immortale del bimbo. Dopo questi due doni preziosi che hai avuto dal Signore, troppo grande sarebbe la tua ingratitudine se non amassi ardentemente la Santissima Trinità, nostro unico vero bene.

Sono felice del fatto che hai apprezzato i libri che ti ho donato; non solo quello di Daniel-Rops che spiega la Messa tridentina, ma anche la piccola antologia di pensieri di San Francesco di Sales e Santa Francesca de Chantal, i santi della dolcezza. Questi doni sono una piccola ricompensa per la generosità che tu hai mostrato nel sostenere economicamente il lavoro che c'è dietro al blog. Senza il tuo aiuto e quello di altri lettori (purtroppo, non molti) non penso che potrei dedicare innumerevoli ore per questa forma di apostolato che pare stia dando buoni frutti (molti lettori hanno abbandonato il mondo traditore e hanno abbracciato la vita consacrata, mentre tanti di quelli che sono rimasti nel secolo mi dicono che si sentono consolati ed edificati nel leggere i miei blog).

Prego per te, per tuo merito e per il bimbo che porti in grembo, affinché possiate imitare le gesta della splendida famiglia dei genitori di Santa Teresa di Lisieux.

Rinnovandoti la mia stima e la mia amicizia fraterna, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter 

Pensiero del giorno (-)


Un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.


(Pensiero di San Giovanni Bosco).

lunedì 25 marzo 2019

Dal tradimento modernista al trionfo della Tradizione Cattolica (-)


In venti secoli di storia la Chiesa Cattolica aveva dato vita a numerose e combattive milizie spirituali (Ordini Religiosi, Congregazioni, associazioni laicali, gruppi giovanili, opere missionarie, ecc.) che impiegando le armi della fede (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) lottavano con ardimento contro le agguerrite armate del mondo composte da laicisti, comunisti, massoni, eretici, ed altri ancora, riuscendo a portare a Cristo un gran numero di anime. I cristiani militanti erano selezionati tra il fiore della gioventù cattolica e venivano sottoposti ad un efficace addestramento ascetico che forgiava i loro cuori al combattimento spirituale, memori dell'insegnamento del Santo Giobbe: “Militia est vita hominis super terram” (Iob 7,1). 

Praticando con ardore le virtù cristiane i cattolici militanti avevano mostrato in faccia al mondo la bellezza della vita vissuta in maniera coerente col Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, meritando così l'ammirazione dei buoni. Ai nemici della Chiesa non restava altro da fare che rodere dall'invidia per le nostre eroiche “truppe speciali”, che con indomito spirito guerriero battagliavano in difesa della fede. I nostri combattenti, ovunque venivano messi alla prova, lottavano con abnegazione e coraggio, riuscendo ad infliggere alle armate infernali numerose e cocenti sconfitte che non saranno mai dimenticate. 

Affinché le nostre valorose milizie spirituali potessero essere paralizzate e annientate, occorreva che a un certo punto prevalessero le arti oscure dell'inganno e dell'ignominia: bande di rancorosi modernisti asserviti al nemico, mosse dal prurito delle novità e dall'odio verso la Tradizione Cattolica, imitando Giuda Iscariota tramarono senza ritegno coi nostri avversari che sul campo di battaglia non erano ancora riusciti a piegarci, e così si sottomisero alla perfida e antievangelica mentalità mondana e sottoscrissero coi seguaci del mondo il più infamante degli armistizi.

A causa del vile tradimento modernista, i valorosi combattenti si ritrovarono sconvolti e disorientati dal turbine delle novità. In breve tempo molte delle nostre belle milizie spirituali furono rese irriconoscibili e ridotte a un cumulo di macerie. Le conseguenze furono traghiche: seminari deserti, conventi abbandonati, monasteri convertiti in alberghi, confessionali rimossi, chiese dismesse, associazioni cattoliche sfigurate e deturpate, compromessi al ribasso sui “valori non negoziabili”, e tante altre cose che rattristano.

Umanamente parlando, tutto sembrava perduto. Ma la fede ci insegna che la Chiesa è immortale, perché è il Corpo Mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra. E se in molti ambienti la Dottrina Cattolica venne vergognosamente ammainata e gettata nel fango, alto e fiero restò il vessillo di Cristo Re portato dai militanti del movimento tradizionale, i quali non vollero deporre le armi della fede e arrendersi al nemico. Decisero di restare fedeli al Redentore Divino e di continuare con spirito di sacrificio e volontà d'acciaio il combattimento spirituale per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Da allora sono trascorsi molti anni, e mentre la tracotante e vegliarda armata modernista continua ad assottigliare le fila ed è costretta a ripiegare da diversi fronti, il giovane e gagliardo movimento tradizionale continua ad attrarre nuove leve e ad avanzare con impeto nonostante il “fuoco di sbarramento” dei vecchi marpioni modernisti e dei loro alleati laicisti. Stiamo combattendo una battaglia spirituale aspra e faticosa, contro un nemico che, pur di rallentare l'inarrestabile avanzata del battaglione tridentino, non si fa scrupolo di usare mezzi scorretti come la menzogna e l'inganno. Ma le ostili insidie dei novatori non solo non sono riuscite a sbarrare il passo al movimento tradizionale, ma hanno contribuito a irrobustire nei militanti la determinazione a combattere virilmente la buona battaglia della fede sino a quando la perfida e tirannica eresia modernista non sarà stata debellata.

Il vasto incendio che divampa nell'orbe cattolico è la conseguenza di cinquant'anni di disastri causati dai modernisti. E mentre nel mondo infuria la battaglia spirituale contro l'accozzaglia dei nemici della Chiesa, il movimento tradizionale avanza con impavido ardimento verso nuove mete, nuove lotte, nuove vittorie, sino al preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria. 

Amabilità e dolcezza nel confessare i penitenti (-)

Prendo spunto da una vecchia e-mail di un lettore del blog, per parlare di un tema che mi sta a cuore.


Ciao D.,
            non sei tu che mi devi ringraziare per la piccola donazione che ti ho fatto. Al contrario sono io che devo ringraziarti per tutto il lavoro e il tempo che spendi nella tua opera di edificazione spirituale. Non ha prezzo ciò che stai facendo e, ne sono sicuro, il Signore te ne renderà gran merito. Sono di (...), padre di (...) che, purtroppo lentamente, si sta riavvicinando alla Fede dei nostri padri. I tuoi blog mi hanno aiutato nei momenti di scoraggiamento e intiepidimento nel cammino che conduce a Cristo.

Ho un grosso problema per il quale chiedo un tuo consiglio/aiuto (se possibile, naturalmente): non mi confesso dal momento in cui mi sono sposato, ed anche allora, lo ammetto con vergogna, non fu una gran bella Confessione. Vorrei di nuovo accostarmi a questo Sacramento, però vorrei trovare un confessore, diciamo così, all’antica; uno che ti sappia guidare durante la confessione e si prenda a cuore il bene della tua anima. Uno che agisca nel solco dei San Padre Pio o Don Dolindo Ruotolo (...). Capisci benissimo che non è facile di questi tempi trovare sacerdoti simili. Quelli delle chiese che frequento, anche se nella maggior parte bravissime persone, non mi sembra abbiano queste qualità. Conosci a (...) sacerdoti e/o istituzioni ai/alle quali possa rivolgermi con fiducia?

Ringraziandoti in anticipo e incoraggiandoti a continuare il grande lavoro che stai facendo, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

(Lettera firmata)


Caro fratello in Cristo, 
                                     ho apprezzato molto la tua umiltà nel confidarmi che desideri riaccostarti al sacramento della Confessione dopo un lungo periodo. Gesù è felicissimo di riaccogliere a braccia aperte tutti coloro che tornano a Lui con cuore contrito.

Il mio consiglio è di rivolgerti ai sacerdoti (...), che oltre ad avere una buona preparazione dottrinale, sono pure caritatevoli e fraterni. Non sono né lassisti né rigoristi.

Al giorno d’oggi ci sono due tipi di sacerdoti che confessano male. I primi sono quelli di stampo modernista, i quali col loro lassismo inducono i penitenti a commettere colpe gravi. Ad esempio un uomo sposato mi ha confidato che un confessore gli ha detto che per limitare le nascite può tranquillamente usare gli anticoncezionali, mentre il magistero perenne della Chiesa Cattolica insegna che il loro utilizzo nei rapporti coniugali è intrinsecamente e gravemente immorale. 

I secondi sono quei sacerdoti rigoristi, duri, “poco caritatevoli”, i quali col loro comportamento "poco cristiano" allontanano i penitenti dalla vita devota. I rigoristi sono coloro che dicono che è peccaminoso ciò che in realtà non lo è, oppure dicono che è colpa grave ciò che in realtà è colpa veniale. A volte questi preti impongono delle penitenze troppo pesanti, come è capitato a una mia amica, che per aver fatto un’omissione che in sé per sé non è nemmeno colpa veniale, poiché non esiste nessuna Legge (né naturale né divina né ecclesiastica) che obblighi a compiere quell’atto di devozione (può diventare peccato veniale solo se viene omesso per “rispetto umano”), un confessore le ha imposto una penitenza gravosa da compiere per tutta la vita (ovviamente le ho detto che in questi casi Sant’Alfonso Maria de Liguori insegna che è possibile farsi commutare la penitenza sacramentale da un confessore più benigno).

Ai tempi del grande Papa Pio XII venne pubblicato da A. Chanson un interessante manuale per confessori intitolato “Per meglio confessare” (Edizioni Paoline). Non si tratta di un manuale di Teologia Morale, ma di uno strumento che fornisce ai confessori una lunga serie di consigli e insegnamenti utili a confessare bene. Il dotto autore afferma che gli uomini sentono una sorta di repulsione per la confessione, poiché percepiscono, molto più rispetto alle donne, l’umiliazione che deriva dal confessare i propri peccati. Pertanto raccomanda vivamente ai confessori di trattare gli uomini con grande amabilità (con le donne invece ci vuole maggiore prudenza), di usare dolcezza in caso di eventuali rimproveri, e di comportarsi in maniera cordiale. Se non ci si comporta in modo amabile e cordiale, si corre il rischio di allontanare gli uomini dal sacramento della confessione, come purtroppo fanno certi preti arcigni, aspri, acidi, e a volte persino scorbutici.

Tutti i confessori dovrebbero prendere come proprio modello San Leopoldo Mandic, che pur non essendo lassista, attirava enormi flussi di penitenti, i quali venivano accolti con tanta carità fraterna e dolcezza. Quando un penitente non era “disposto”, cioè non era pentito di qualche peccato mortale commesso oppure non voleva lasciare un'occasione prossima (non necessaria) di peccato mortale (ad esempio se un uomo sposato non voleva smettere di avere una relazione sentimentale con l’amante), invece di cacciarlo via con parole severe, come purtroppo avveniva spesso a quei tempi, (oggi invece i preti modernisti assolvono pure gli indisposti), lui con tanta bontà e dolcezza riusciva a indurlo a pentirsi sinceramente delle proprie colpe, e a concedergli l’assoluzione sacramentale. Sono stati rarissimi i penitenti a cui non ha dato l’assoluzione. In effetti, se il confessore con bonarietà e dolcezza aiuta il penitente a capire che peccando offendiamo Dio, che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, e siamo stati causa dell’atroce Passione del Redentore Divino, è molto facile riuscire ad ottenere un sincero pentimento dei peccati commessi.

Anche Padre Felice Maria Cappello (1879-1962), degnissimo seguace di Sant'Ignazio di Loyola e ricercatissimo confessore morto in concetto di santità, voleva che i confessori non fossero mai severi, ma usassero tanta bontà coi penitenti. A tal proposito scrisse: "Nell'applicare i principii alle coscienze ci vuole tanta prudenza, tanto buon senso, tanta bontà. (...) Nei suoi pareri e decisioni non usi mai la severità. Il Signore non la vuole. Giusto sempre, severo mai. Dia sempre la soluzione che permetta alle anime di respirare. Non si stanchi d'insistere sulla confidenza. Si persuada che le anime hanno soprattutto bisogno di essere incoraggiate e di credere sempre più nell'amore di Dio, che è immenso".

Rinnovandoti la mia gratitudine per la donazione che mi hai inviato (è grazie a persone come te se posso dedicare tanto tempo ad aiutare i numerosi lettori dei miei blog), ti incoraggio a confidare nell'infinita misericordia di Dio (quella vera, non quella falsa contrabbandata dai modernisti/lassisti) e a dedicarti alla vita devota praticando un’intensa vita spirituale. Approfitto dell’occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Il più feroce nemico di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il demonio si arrabbia contro coloro che attendono seriamente al proprio perfezionamento spirituale e quindi ingaggia la quotidiana lotta, tentando al male; se non riesce oggi, spera di riuscire domani; conosce i lati deboli di ognuno e sa come sfruttarli, per trascinare all'impurità, all'odio o all'abuso della misericordia di Dio. Ma se così si comporta con le persone pie, è da immaginarsi come scateni il suo furore contro quelli che portano anime a Dio. Don Bosco era pescatore di anime; il demonio perciò inferocì contro di lui, nella stolta speranza di ostacolarne l'apostolato. Le vessazioni diaboliche cominciarono con forti rumori notturni al tetto della sua abitazione; avvenivano scuotimenti improvvisi e terrificanti all'uscio ed alle finestre; le coperte del letto, mentre prendeva riposo, si ritiravano per mano invisibile. Il demonio prendeva spesso forma visibile, per lo più mostruosa, ed aggrediva personalmente Don Bosco. Tali fenomeni si ripetevano con tanta insistenza, che la salute del Santo ne ebbe molto a soffrire. Il Sacerdote Angelo Savio, coraggioso, decise una notte di vegliare nell'anticamera del Santo, per accertarsi degli strani fenomeni; ma all'udire quei fragori diabolici, fu preso da tale spavento, che pieno di terrore fuggì nella propria stanza. Le suddette vessazioni erano in certi periodi, specialmente quando aveva inizio o compimento qualche nuova opera di apostolato. Una sera Don Bosco, parlando con un gruppo di giovani e ricordando qualcuna delle sue terribili notti, fu interrotto da uno di essi: Oh, io non ho paura del diavolo!  
- Taci! Non dire questo!  rispose Don Bosco, con voce vibrata che colpì tutti. Tu non sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse libertà di agire.  
- Sì, sì! Se io lo vedessi, lo prenderei per il collo ed avrebbe da fare con me!  
- Tu morresti dalla paura al primo vederlo...  
- E lei come faceva a respingerlo? Col segno della Croce?  
- Sì, ma non bastava; il segno della Croce valeva solo per qualche momento.  
- Allora gettava l'Acqua Benedetta?  
- In certi momenti l'Acqua Benedetta non basta. Però io ho trovato il rimedio efficace... che non è necessario dirvi... Non auguro a nessuno di trovarsi in momenti terribili, come mi son trovato io e bisogna pregare Dio che non permetta mai al nostro nemico di farci certi scherzi.  

Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti! Egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio! 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

sabato 23 marzo 2019

Il ritorno del paganesimo

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV].

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

venerdì 22 marzo 2019

Eccellenza della Santa Messa

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


La santa Messa è il gran sacrificio della nuova legge, che comprende in se stessa e supera infinitamente in dignità ed efficacia tutti i sacrifizi della legge antica. Da essa ci provengono i doni e le grazie più segnalate. Essa è quel vero tesoro nascosto, quella vera perla preziosa, che comprende in sè ogni bene. San Leonardo da Porto Maurizio (Il tesoro nascosto) dice che: «La Messa è il sole della cristianità, l’anima della fede, il centro della religione cattolica, dove mirano tutti i riti, tutte le cerimonie, tutti i sacramenti della medesima; insomma è il compendio di tutto il buono e di tutto il bello che si trova nella chiesa di Dio ». E San Francesco di Sales nella sua Filotea parlando della santa Messa si esprime così: « Il santo sacrificio dell’altare è, tra le varie altre pratiche di pietà, ciò che è il sole tra gli astri; poiché essa è veramente l’anima della pietà, il centro della religione cristiana, al quale sono subordinati tutti gli altri misteri e tutte le altre leggi della medesima. Esso è il mistero ineffabile della divina carità, per mezzo del quale Gesù Cristo si dà realmente a noi, e ci colma delle sue grazie d’un modo altrettanto amabile che magnifico ».

Bisogna conoscere questo tesoro.

Ma i tesori, per grandi e preziosi che siano, non sono mai apprezzati, se prima non sono conosciuti. Or ecco perchè da molti non si ha la dovuta stima del sacrosanto sacrificio della Messa: perchè, sebbene sia questo il più gran tesoro che illustri ed arricchisca la Chiesa di Dio, è però un tesoro poco conosciuto, e può dirsi un tesoro nascosto. Oh se da tutti fosse conosciuta questa gioia di paradiso! Conviene pertanto che ogni novello Salesiano, e tu in particolare che con tanta attenzione mi segui, sia ben istruito su quanto riguarda questo eccelso sacrificio, e che ne venga a conoscere non solo l’essenza ma anche le particolarità, poiché ogni cerimonia nella Messa ha significazioni mistiche di grande importanza. Seguimi perciò con tutta l’attenzione.

Perchè si dice « Messa ».

L’angelico San Tommaso c’insegna che la parola latina missa corrisponde alla parola oblazione ossia offerta. E si dice Messa, soggiunge questo grande dottore, perchè il sacerdote per mezzo degli angeli manda, ossia, offre le preghiere a Dio, e il popolo le manda per mezzo del sacerdote; o anche meglio perchè Gesù Cristo è ostia da noi mandata ed offerta all’Eterno Padre. Perciò in fine della Messa il diacono licenzia il popolo dicendo Ite, missa est: andatevene, perchè già l'ostia propiziatoria e l’ambasceria nostra per mano del sacerdote si è mandata al Signore; si è al Signore offerta (3 p. q. 83 art., 4, ad 9).

È lo stesso sacrificio del Calvario.

La principale eccellenza del sacrosanto sacrificio della Messa sta in questo, che l’oblazione che quivi si fa è il corpo ed il sangue santissimo di un Dio umanato, cioè è lo stesso, lo stessissimo che si offerse sul Calvario. E benché ministro di tale oblazione sia un uomo misero ed abbietto, il principale offerente però è quel medesimo Gesù Cristo, che già offerse se stesso vittima propiziatoria sull’altare della croce. Tra l’offerta fatta all’eterno Padre sul Calvario e l’offerta che si fa sui nostri altari, non vi è che questa differenza: che sulla croce Gesù si offerse spargendo il suo sangue, per cui il sacrificio si dice cruento; e sull'altare si offre senza spargimento del sangue, per cui il sacrifizio si dice incruento. O con altre parole, sulla croce Gesù si offerse all’eterno Padre morendo, qui non muore perchè non può più morire. Nella Messa dunque quanto alla sostanza è il medesimo Cristo, uomo e Dio, che spontaneamente si offrì sulla croce; la differenza sta solo nel modo di fare l’offerta. Il sacrificio della croce poi si fece una volta sola; e in quella volta sola soddisfece pienamente per tutti i peccati del mondo. Quello dell’altare si può replicare infinite volte, e fu stabilito per applicarci in particolare quel pagamento universale che Gesù Cristo sborsò per noi sul Calvario. Sicché il sacrificio cruento fu il mezzo della redenzione, e l’incruento ce ne pone in possesso. L’uno ci apre l’erario dei meriti di Cristo Signor nostro, e l’altro ce ne dà l’uso. Bisogna però che tu avverta bene, che nella Messa non si fa una sola rappresentazione o una semplice memoria della passione e morte del Redentore; ma si fa in qualche vero senso quella stessa azione sacrosanta che si fece sul Calvario. E si può dire con tutta verità che in ogni Messa il nostro Redentore torna a morire per noi misticamente. Non è come avviene ogni anno nel dì del Natale, quando si rappresenta dalla chiesa la nascita del Salvatore, ma non è già vero che in quel giorno Egli nasca; o come nel giorno dell’Ascensione e della Pentecoste che si rappresenta la salita di Gesù al cielo e la discesa dello Spirito Santo in terra, ma non è già vero che il Signore in quel giorno salga al cielo e lo Spirito Santo visibilmente discenda in terra! Nella Messa non vi è una semplice rappresentazione, ma si fa incruentemente lo stesso sacrificio che si fece sulla croce con lo spargimento del sangue, cioè il sacrificio si effettua realmente. Quello stesso Gesù Cristo che si offrì sul Calvario, si offre ora nella santa Messa; solo il modo è diverso.


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

giovedì 21 marzo 2019

La valle di lacrime

Questa vita è chiamata valle di lacri­me; si nasce piangendo e si muore tra gli spasimi dell'agonia. Quante malattie af­fliggono il povero corpo umano! ... Quanti pericoli incontra l'anima nel mon­do!... Quanti bisogni urgenti fanno trepidare la misera creatura umana. Quanto è terribile il momento della morte! ...

Chi può venirci in aiuto, in tanti bi­sogni, più della Madonna? ... E la Ma­donna è contenta di venirci in soccorso, come la madre è lieta di aiutare i figli bisognosi.

Ma perché Maria Santissima faccia la sua parte di madre, è necessario che noi facciamo la parte nostra di figli. Dob­biamo invocarla spesso con amore e con fede. Dobbiamo onorarla più che sia pos­sibile, per attirarci i suoi sguardi miseri­cordiosi.

Siamo in questa valle di lacrime come in viaggio verso l'eternità; unico scopo della vita presente è assicurare la salvezza eterna. Chi onora la Madonna, ha assicu­rato il Paradiso. Dice la Sacra Scrittura: Coloro che mi onorano, avranno la vita eterna! -

[...] Non basta dire: Io amo la Madon­na! ... Recito il Rosario in suo ono­re!... Porto al collo la sua medagliet­ta! - Se la devozione alla Santa Vergi­ne si fa consistere soltanto in queste cose, si è in grande errore! Tale devozione sareb­be come una semplice vernice.

Perché si possa dire: Io onoro davvero la Madonna! - è necessario unire alle pratiche esterne l'imitazione delle sue virtù. Come può la Regina del Cielo gra­dire gli atti di ossequio dei suoi figli, se il loro cuore non è in armonia con Dio... se s'intessono preghiere e peccati?

Si tenga dunque presente che la vera devozione alla Madonna consiste nel vi­vere in grazia di Dio e nello sforzo d'imi­tare le sue virtù.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

mercoledì 20 marzo 2019

Debito coniugale (*)

Per la rubrica "Pillole di Teologia Morale" oggi mi occupo della delicata questione del "debito coniugale" (cioè dell'obbligo di ogni persona sposata di concedere il proprio corpo al coniuge che chiede di avere rapporti coniugali per procreare la prole, o anche per altri giusti motivi, come il voler rafforzare l'amore vicendevole; avere un onesto rimedio alla concupiscenza della carne; eccetera). Si tratta di un tema che interessa non solo le persone sposate, ma anche i sacerdoti (per sapere come regolarsi in confessionale), e anche i fedeli laici che non sono sposati ma stanno riflettendo se abbracciare lo stato di vita matrimoniale. Per affrontare tale argomento riporto alcuni brani tratti da un manuale intitolato "Teologia Morale", scritto per preti e fedeli laici da Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., edito dalle Edizioni Paoline (sesta edizione, 1964). Preciso che quando si fa un uso immorale della sessualità tra i coniugi, ad esempio utilizzando i preservativi, in questo caso non solo non si è tenuti a rendere il debito coniugale, ma anzi si è tenuti ad opporsi categoricamente. Chiedere consiglio ai preti modernisti sul tema della sessualità, non solo può essere inutile (perché in genere sono poco istruiti in Teologia Morale), ma anche pericoloso (perché spesso danno cattivi consigli), pertanto è raccomandabile leggere attentamente i seguenti brani scritti da Padre Teodoro.

Liceità delle relazioni coniugali.

Essendo il matrimonio istituito col fine primario, nobile e sublime, della procreazione della prole, è necessario, per il raggiungimento di questo fine l'unione dei due sessi per l'atto procreativo. S. Paolo esplicitamente afferma: «Il marito renda alla moglie il debito coniugale, e la moglie faccia altrettanto col marito» (1Cor 7, 3). Tale atto nei coniugi è ricco di contenuto spirituale, è l'espressione sensibile di due anime che tendono a fondersi insieme, per essere quasi collaboratori di Dio nell'opera della creazione.

È necessario, però, che i coniugi agiscano con retta intenzione, cioè, l'atto deve rispondere al suo fine, che è la procreazione della prole. A questo fine principale possono aggiungersi anche altri fini onesti, come p. es. il rafforzamento dell'amore, evitare l'incontinenza non solo dell'altra parte ma anche propria. Le relazioni coniugali, perciò, sono lecite anche se si sa che non hanno conseguenze procreative, purché possa essere compiuto l'atto coniugale nel modo naturale.  [...]

Il debito coniugale. I coniugi sono su un piano di perfetta uguaglianza, il domandare, perciò, e l'accettare l'atto coniugale fa parte dei mutui diritti e doveri. Altro tuttavia è il diritto e altro è l'uso di esso. Il primo è essenziale al matrimonio, mentre non è essenziale né obbligatorio in modo assoluto l'altro. I coniugi possono dunque di comune accordo rinunciare all'uso sia per un determinato tempo, sia anche per sempre. Tale rinuncia però deve essere compiuta con molta prudenza, senza alcuna imposizione [...]. Per arrivare a questo sacrificio occorre un certo grado di virtù che non tutti hanno.

Ragioni particolari possono rendere obbligatoria la richiesta, quando p. es. l'atto coniugale serve ad allontanare dubbi e sospetti o serve per fomentare l'affetto, oppure per allontanare la tentazione di compiere tale atto da solo o con una terza persona.

1. È invece obbligatorio rendere il debito quando l'altra parte lo domanda seriamente e ragionevolmente, e il rifiutarsi esporrebbe il marito o la moglie a una penosa e forzata continenza, con tutti i pericoli che ne potrebbero seguire. Rifiutarsi, in questo caso, senza alcun motivo, si commetterebbe una grave ingiustizia, poiché si verrebbe a ledere quel diritto essenziale che i coniugi hanno acquistato sul corpo dell'altra parte all'atto della celebrazione del matrimonio. Ed i confessori, all'occasione, devono far presente, specialmente alla donna, che, accondiscendere alle richieste del proprio marito, costituisce per lei un grave dovere. [A tal proposito, Padre Eriberto Jone (1885 - 1967), un altro moralista cappuccino molto apprezzato negli ambienti tradizionali, esorta i mariti alla moderazione, ndr].

Il negare il debito non è, però, colpa grave se ciò avviene raramente e non vi è il pericolo di incontinenza, specialmente se l'altra parte lo domanda troppo spesso. [Padre Eriberto Jone specifica che rifiutarsi di concedere il debito coniugale è solamente peccato veniale quando il coniuge richiedente rinuncia facilmente alla sua richiesta, ndr].

L'obbligo di rendere il debito cessa in un coniuge quando nell'altro cessa il diritto di esigerlo. Tale diritto può cessare o per la cattiveria dell'atto (debito onanistico o sodomidico) o per infedeltà (a meno che la parte innocente non condoni l'offesa) o per un'altra giusta causa o grave incomodo, p. es. se il debito è nocivo alla salute o è immoderato o il richiedente non è in sé. [Padre Eriberto Jone aggiunge che la moglie non è tenuta a rendere il debito coniugale se il marito sperpera i soldi inutilmente facendo vivere la famiglia nelle ristrettezze economiche. Inoltre afferma che se un coniuge chiede talmente spesso il debito coniugale col rischio di cagionare un danno piuttosto grave alla salute dell'altro coniuge, in questo caso si è scusati dal rendere il debito. In questa situazione bisogna rimettersi al giudizio di un medico coscienzioso, ndr].

La facoltà di esigerlo può anche venir tolta dallo stesso diritto, p. es., vi è una causa di separazione perpetua o temporanea, come l'adulterio.

[...]

L'atto coniugale, in via ordinaria, in nessun tempo è proibito; in alcune circostanze, tuttavia, è consigliabile astenersi.

1° Solo nel caso di prossimo pericolo di aborto [...] o di un pericolo per la salute del corpo o dell'anima può diventare gravemente illecito l'atto coniugale; ma se il pericolo è leggero, anche l'atto diventa leggermente illecito e qualunque giusta causa basta per essere scusati dal peccato veniale.

2° Nulla proibisce che l'atto coniugale possa essere compiuto anche durante i tempi sacri e nei giorni in cui i coniugi si accostano alla Comunione [...].

3° Per sé l'atto coniugale non è proibito neppure durante il tempo delle mestruazioni; è tuttavia sconsigliabile [...].

4° In tempo di malattia l'atto coniugale è illecito quando prudentemente si teme un notevole danno per la salute.

[...]

Un coniuge legato dal voto di castità, per sé non può domandare il debito, è tenuto però a renderlo. Lo stesso vale se ambedue i coniugi dopo aver contratto matrimonio, hanno emesso il voto di castità per mutuo consenso. Il coniuge che ha emesso il voto è tenuto a domandare il debito solo in due casi, cioè: se vede che l'altro non può contenersi, oppure se l'altro lo domanda tacitamente, cioè quando vede che la moglie per vergogna non ardisce domandare.

[...]

Gli atti incompleti. Questi atti possono essere tutti gli atti di lussuria imperfetti (baci, abbracci, sguardi, toccamenti ecc.) che dispongono i coniugi all'atto coniugale. Tali atti:

a) Se si riferiscono all'atto coniugale da essere come una preparazione ad esso, sono sempre permessi sia sul proprio corpo, sia su quello dell'altra parte.

I coniugi, però, devono evitare che tali atti, per essere troppo prolungati, abbiano a causare una polluzione benché non voluta. [...]

b) Se non si riferiscono all'atto coniugale: I) gli atti mutui sono leciti se si fanno per un motivo onesto, p. es. per fomentare l'amore, e sia lontano il pericolo di polluzione volontaria.

Quando però si fanno per grave causa, p. es. per evitare sospetti, per allontanare la comparte da eventuale adulterio ecc. anche se vi è il pericolo prossimo di polluzione sono leciti.

2) Se gli atti mutui si fanno solo per voluttà, anche senza intenzione di compiere la copula, sono peccati veniali se non vi è pericolo prossimo di polluzione; sono peccati mortali, se si prevede con sicurezza questo pericolo.

La dilettazione morosa in un coniuge circa la copula avuta o da aversi è lecita, purché non vi sia il pericolo di polluzione. Lo stesso deve dirsi dei pensieri e dei desideri.

La “primavera modernista” (lk)

È da oltre mezzo secolo che la martellante propaganda modernista, “radiogonfiata” dai media gestiti dai loro compagni progressisti, continua a ripetere che la Tradizione Cattolica va accantonata e sostituita con una sorta di “nuova religione” aperta alla mentalità mondana, la quale, secondo loro, fa entrare nella Chiesa l'aria pura della primavera. Ma noi li conosciamo bene i frutti di questa tanto decantata “primavera modernista”: forte calo delle vocazioni sacerdotali, tracollo delle vocazioni religiose, conventi chiusi, seminari deserti, monasteri venduti e trasformati in agriturismo, chiese semivuote, confessionali abbandonati, ignoranza religiosa, templi sconsacrati e adibiti a ristoranti o ad altri usi profani, crollo della pratica religiosa, propagazione delle eresie, divorzi in forte aumento, diffusione delle convivenze prematrimoniali, ateismo dilagante, eccetera. Contro i fatti non c'è argomento che tenga: le “conquiste” e le “vittorie” dei modernisti, strombazzate da una bugiarda e sfrontata propaganda mediatica, sono in realtà dei veri e propri disastri spirituali, altro che primavera! Dove passa lo spirito modernistico avviene una desertificazione spirituale, come se fosse passata un'orda di barbari.

I miliziani della “primavera modernista” parlano tanto di pace, fratellanza, carità fraterna, e intanto perseguitano i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa. Ma cinquant'anni di persecuzioni non sono riusciti ad annientare l'eroica resistenza dei valorosi difensori della Tradizione, i quali hanno saputo tenere alta la bandiera della cattolicità, contro le aggressioni della vasta “coalizione liberal” dei nemici del Corpo Mistico di Cristo. Il movimento tradizionale si è aperto con la forza delle armi spirituali (preghiera, penitenza, apostolato, ecc.) gli sbocchi vitali necessari alla propria sopravvivenza, compiendo sacrifici di ogni tipo. Le catene moderniste che tentavano di ghettizzare e soffocare il movimento tradizionale sono state spezzate dall'indomita e incrollabile fede dei militanti del “battaglione tridentino”, che nonostante le mille avversità sono ancora in piedi, con la schiena dritta, pronti a continuare la battaglia spirituale per cancellare l'onta del tradimento modernista e riconquistare la completa libertà che consentirà di poter vivere in pace l'esperienza della Tradizione. 


L'immane incendio che divampa su vasti fronti dell'orbe cattolico si spegnerà solo col tramonto delle vegliarde e tracotanti milizie moderniste, le quali stanno rabbiosamente tentando l'ultimo assalto per scardinare la granitica resistenza dei fedeli tradizionali e ridurre in macerie la Chiesa, distruggendo dogmi, princìpi morali e liturgia. È una campale lotta spirituale tra il giovane, forte e virile movimento tradizionale, contro il vecchio e sterile popolo progressista, affamatore e carnefice delle anime. È una lotta tra due concezioni opposte della vita: soprannaturale da una parte, immanentista dall'altra. Bisogna ringraziare Dio per averci concesso l'onore di averci chiamato a combattere in quest'ora grave la buona battaglia della fede per la sua maggior gloria. Adesso stiamo soffrendo assai, mentre i “rossi” sghignazzano con arroganza, ma noi sappiamo bene che gioirà pienamente chi gioirà per ultimo. All'orizzonte già si intravvedono i primi bagliori della radiosa alba del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

martedì 19 marzo 2019

È valida l'assoluzione sacramentale se il confessore non dà la penitenza? (-)

Per la rubrica "Pillole di Teologia Morale" oggi si affronta il tema della penitenza sacramentale (detta anche "soddisfazione sacramentale"). Purtroppo, molti preti modernisti non l'impongono più ai penitenti. Se non viene data una penitenza, Sant'Alfonso Maria de Liguori insegna che l'assoluzione è valida lo stesso, ma il confessore commette peccato (grave se i peccati confessati erano mortali, veniale se i peccati erano veniali oppure mortali ma già confessati in passato).

Ecco una sintesi del capitolo riguardante la penitenza sacramentale, tratta da uno dei manuali di Teologia Morale di Sant'Alfonso (per rendere la lettura più scorrevole ho eseguito alcuni piccoli ritocchi lessicali).


Essendo che al peccatore, se vien rimessa la colpa, non sempre è rimessa tutta la pena, ma per lo più gli rimane a soddisfarla; perciò la terza parte del sacramento della penitenza è la soddisfazione sacramentale, la quale si chiama parte non essenziale, perché senza questa anche può esser valido il sacramento; ma integrale, poiché serve a far il sacramento intero. Su ciò bisogna notare più cose.

Si noti [...] che il confessore nel dar l'assoluzione è tenuto ad imporre la penitenza [...] Onde pecca, se non l'impone; e pecca gravemente, quando la confessione è stata di peccati mortali: ma se di soli veniali, o di mortali già confessati, è probabile [...] che non pecca gravemente. E benché il penitente subito dopo l'assoluzione si confessasse d'un nuovo peccato, pure il confessore deve dargli una nuova penitenza, almeno leggera. [...] La penitenza poi regolarmente deve imporsi prima dell'assoluzione, per vedere come l'accetti il penitente; ma può anche alle volte imporsi immediatamente dopo l'assoluzione, poiché allora va moralmente con quella unita [...]

Si noti [...] che la penitenza deve sempre imporsi sotto qualche obbligo. Ma si fa il dubbio, se possa il confessore dare una penitenza grave sotto obbligo leggero [...] comunemente, e molto probabilmente l'affermano Suarez, Filliuc., Enriquez, Fagund., Busemb., Segneri, Tambur., Dicast. ec., perché nel  sacramento della penitenza il sacerdote non è semplice ministro di Gesù Cristo come negli altri sacramenti, ma è vero giudice dal Salvatore costituito colla facoltà di sciogliere da' peccati, e di legare colla penitenza, sicché l'obbligo di questa dipende totalmente dal precetto del confessore. [...]

Si noti [...] circa la quantità della penitenza, ch'ella dev'essere proporzionata alle colpe. [...] la penitenza può diminuirsi per molte cause: per 1. Se il penitente è venuto molto contrito, o pure se prima egli ha fatte molte opere penali. Per 2. in tempo di giubileo, o d'indulgenza plenaria; ma sempre allora deve imporsi qualche penitenza [...]. Per 3. Se il penitente sia infermo di corpo, avvertendo il rituale, che agli infermi non deve imporsi per allora grave penitenza, ma solo per quando saran guariti. Che se l'infermo sia in articolo di morte, o destituito di sensi, allora si può assolverlo senza alcuna penitenza, quantunque sempre sarà bene imporgli qualche piccola cosa, di baciare il crocifisso, o d'invocare i nomi ss. di Gesù e di Maria, almeno col cuore, e simili. [...]. Per 4. può diminuirsi la penitenza, se il penitente è infermo di spirito, sì, che prudentemente si tema, che non adempia la soddisfazione proporzionata: [...]  È vero, che nel tridentino dicesi, che la penitenza deve corrispondere alla qualità dei delitti, ma ivi stesso si aggiunge, che le penitenze debbono essere pro poenitentium facultate, salutares et convenientes. Salutares, cioè utili alla salute del penitente: et convenientes, cioè proporzionate non solo ai peccati, ma anche alle forze del penitente. Quindi non sono salutari né convenienti quelle penitenze a cui i penitenti non sono atti a soggiacere per la debolezza del loro spirito, poiché allora queste più presto sarebbero cagioni di loro rovina. [...] E s. Tommaso dice [...] che siccome un piccolo fuoco si estingue se vi si sovrappongono molte legna; così può accadere, che il piccolo affetto di contrizione del penitente si estingua per lo peso della penitenza [...] s. Antonino [...] dice che deve darsi quella penitenza che si stima che il penitente appresso verosimilmente eseguirà, e che allora di buona voglia accetta. E se il penitente si protesta, che non ha forza di far la penitenza che si conviene, [...] allora, dice il santo, che se gli imponga in generale tutto ciò che farà di bene [...] le quali opere nel sacramento ingiunte come insegna anche l'angelico, avranno in virtù del sacramento maggior valore a soddisfare per li peccati commessi. Di più aggiungono probabilmente molti dottori, Lugo, Petroc., Croix, e Salmatic. col medesimo s. Antonino, esser giusta casa per diminuir la penitenza, di giudicare che così il penitente resti più affezionato al sacramento. [...] Insinua s. Francesco di Sales, [...] che giova perciò domandare al penitente se si fida di far quella penitenza; altrimenti gliela si muti. [...] Da tutto ciò si ricava con quanta imprudenza operino i confessori che ingiungono penitenze non proporzionate alle forze dei penitenti. Quanti di costoro alle volte non dubitano di assolvere facilmente i recidivi indisposti, ed ancora quei che stanno in occasione prossima di peccato, e scioccamente poi stimano di guarirli con imporre loro gravissime penitenze, ancorché vedano che certamente quelli non le adempiranno: impongono per esempio il confessarsi ogni otto giorni per un anno, a chi appena si confessa una volta l'anno: quindici poste di rosario a chi non lo dice mai: digiuni, discipline ed orazione mentale a chi non ne sa neppure il nome. E poi che ne succede? succede, che quelli benché accettino a forza la penitenza per ottenere l'assoluzione, tuttavia in seguito non la fanno, e credendo [...] di esser nulla la confessione fatta (come credono per lo più i rozzi), per non adempiere la penitenza data, di nuovo si rilasciano alla mala vita; ed atterriti dal peso della penitenza ricevuta pigliano orrore alla confessione, e così seguitano a marcir nelle colpe. E questo è il frutto, per molti miserabili, di tali penitenze che dicono proporzionate, ma debbono meglio dirsi improporzionatissime. [...]

Si noti [...] circa la qualità della penitenza, che non debbono imporsi penitenze perpetue o molto pesanti, come di entrare in religione, e tanto meno di contrarre matrimonio, il quale richiede una total libertà; di più non si impongano voti perpetui; anzi ancorché il penitente volesse far voto, per esempio di non ricadere, non gli si permetta se non a tempo, per vedere come l'osserva. Parlando poi della penitenza condizionata, per esempio di digiunare, o far limosina in ogni ricaduta futura, ben ella può imporsi; e quando si dà, ben è tenuto il penitente ad accettarla e ad eseguirla, come rettamente dicono Suarez, Laym., Bonac., Salmat., e Aversa (contro Diana ecc.); ma non è spediente darla per lungo tempo, perché facilmente poi si trascura, e si raddoppiano i peccati; può darsi dunque solamente per breve tempo, come per un mese, o sino all'altra confessione. Di più si avverta, che non possono imporsi penitenze pubbliche per peccati occulti, ma bensì per peccati pubblici [...]. Ma non deve costringersi poi il penitente a fare una penitenza pubblica, quand'egli rilutta, e lo scandalo può toglierlo d'altro modo, come con frequentare i sacramenti, visitar le chiese, o entrare in qualche congregazione ecc. [...]

Si noti [...] che le opere della penitenza debbono esser penali, [...] Queste opere penali si riducono al digiuno, limosina, ed orazione. [...] Sotto nome di digiuno vengono tutte le sorte di mortificazioni dei sensi. Sotto nome di orazione vengono anche le confessioni e le comunioni, le visite di chiese, ed ancora gli atti interni di carità, contrizione; o di meditazioni, i quali atti ben possono imporsi in penitenza [...] Può ben anche darsi in penitenza qualche opera alla quale il penitente è già obbligato, come di sentir la messa nelle feste, digiunare nelle vigilie, [...] perché tal opera, essendo soddisfattoria, allora si eleva per mezzo del sacramento al merito di soddisfazione sacramentale. Ciò può farsi, quando si conosce che il penitente è molto debole di spirito […].

Circa la pratica, la regola vuole, che s'impongano opere di mortificazione a' peccati di senso, di limosine a' peccati d'avarizia, d'orazione alle bestemmie, ec. Ma sempre bisogna veder ciò ch'è più spediente ed utile per lo penitente. Benché sono utilissime per sé le penitenze della frequenza dei sacramenti; dell'orazione mentale, e della limosina; nulladimeno in pratica riescono dannose per chi non mai o poco le ha usate. [...] Avverte s. Francesco di Sales, che non si gravi il penitente di molte cose, acciocché non si confonda, e si spaventi. [...]

In quanto all'accettar la penitenza, comunemente insegnano i dottori che il penitente è tenuto sotto colpa grave ad accettarla, quando ella è ragionevole; perché in ciò il confessore è suo vero giudice, a cui deve egli ubbidire [...]. Del resto [...] se il penitente stimasse quella penitenza troppo grave a rispetto del suo peccato, o almeno delle sue forze, e il confessore non volesse moderarla, ben può egli rinunciare a ricevere l'assoluzione e a cercare altro confessore.

In quanto poi all'adempire la penitenza, [...] pecca già gravemente chi non adempie la penitenza grave imposta per peccati gravi, e non ancora confessati; ma all'incontro pecca solo venialmente chi lascia una penitenza leggera imposta per leggere colpe, o per colpe già confessate […]. Il dubbio maggiore si fa se s'impone per penitenza una materia grave per peccati leggeri, o già confessati. [...] in tal caso, siccome il confessore non può imporre con obbligo una grave penitenza, così neppure il penitente è tenuto con obbligo grave a soddisfarlo. Non nego però con Roncaglia, che se per caso quei peccati, benché veniali, molto disponessero al mortale, ben può il confessore imporre penitenza grave sotto grave obbligo, per liberare il penitente dal pericolo del mortale […]. 

Si noti [...] che sebbene non v'è obbligo di adempire la penitenza prima della comunione, [...] nulladimeno pecca chi la differisce per lungo tempo, per esempio per un anno, ed anche per sei mesi, [...] ma non già se la differisce per un mese, purché la penitenza non sia medicinale, [...] e purché appresso potesse adempirla. [...]

Si domanda [...] chi possa mutar la penitenza; e come. È certo e comune appresso i dottori [...] che il penitente non può da sé cambiarsi la penitenza, anche in opera evidentemente migliore; poiché siccome non può la penitenza imporsi che dal solo confessore, così non può che dal solo confessore mutarsi. Il dubbio è se possa mutarsi da un altro confessore senza ripetere i peccati. Lo negano probabilmente Castropal., Lugo, Laym., Concina, Salmat, Holzm., Sporer ec., dicendo, che il penitente deve allora ripetere la confessione al nuovo confessore, almeno in confuso, per dargli notizia dello stato di sua coscienza. Ma molti altri anche probabilmente l'affermano, come Toled., Navarr., Bonac., Sa, e lo dicono probabile gli stessi Lugo, Laym., Salmat., Holzm., Sporer ec. La ragione è, perché in questa seconda confessione non si tratta di far giudizio delle colpe addotte nella prima, poiché quello è già fatto; ma solo della debolezza del penitente a soddisfare la prima penitenza. Si oppone: Ma la penitenza dev'esser medicinale, e come assegnerà la medicina chi non sa il male dell'infermo? Si risponde, che il confessore dalla stessa penitenza data può arguire la materia dei peccati per li quali era imposta, e così regolarsi nel mutarla, o diminuirla. E probabilmente, come dicono Navarr., Sporer e Tamb., il confessore senza richiesta del penitente può da sé mutargli la penitenza, quando prevede, che quegli verosimilmente seguirà a trascurarla come prima. [...] Si dubita poi se la penitenza possa mutarsi fuori della confessione. Si risponde [...] è certo, che non può farsi. [...] Bonac., Suarez, Navarr., Salmatic., ecc., [...] appena ciò permettono al confessore immediatamente dopo l'assoluzione prima che il penitente si parta dal confessionale. [...] 

Insegnare ai bambini la preghiera spontanea (* -)

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Racconta un parroco che un bambino povero, avendo la mamma ammalata in una misera soffitta, scrisse una lettera al suo Papà del Cielo e la imbucò nella cassetta delle elemosine. Tra i soldi delle offerte il parroco trovò quella lettera. Commosso da tanta ingenuità, andò all'indirizzo segnato sulla busta per portare un po' di aiuto. Fu così che il buon Dio esaudì la preghiera di quel bambino, che ebbe sempre più fiducia nel Signore e nell'efficacia della preghiera.

Un altro povero bambino di sette anni, credendo di essere solo in chiesa, stando vicino al Tabernacolo ripeteva: "Gesù, sii Tu mio padre. Gesù, sii Tu mio padre". Un signore che, non visto dal bambino, stava pregando lì vicino, gli si avvicinò e gli disse:

-Perché chiedi a Gesù di farti da padre?
-Sono rimasto orfano, non ho più nessuno. Pochi giorni fa è morto mio papà, e morendo mi ha raccomandato: "Prega Gesù perché ti faccia da papà".

Quel signore, commosso, gli disse:

-Il Signore ha esaudito la tua preghiera. Tu hai perduto il papà e io ho perduto il mio unico figlio. Se vuoi venire con me, io sarò il tuo papà, in nome di Gesù!


LA SAPIENZA DEI BAMBINI

Il bambino innocente tende naturalmente a Dio: è un'inclinazione che gli è stata messa nell'anima da Dio stesso nel Battesimo. Il bambino sente Dio, gusta Dio e, se lo si fa riflettere, se si eleva la sua mente e il suo cuore a Dio, ascolta volentieri quando si parla di Lui, e sarà portato a parlargli più spesso di quanto immaginiamo.

[...]

IL RISCHIO DI PERDERE DIO

A un papà o a una mamma fa piacere vedere il loro bambino che si avvicina spontaneamente, non per recitare un complimento imparato a memoria, ma per dire parole di affetto che gli escono dal cuore: "Mamma, quanto sei buona; ti voglio tanto bene... Papà, grazie per il bel giocattolo che mi hai comperato...".

Un papà mi raccontava, commosso, che suo figlio, al quale in occasione del suo compleanno aveva regalato un orologio, ogni tanto, durante il pranzo, si alzava e gli saltava al collo con mille espressioni affettuose come il cuore gli dettava, per esprimergli la sua gioia e la sua riconoscenza per il dono ricevuto.

Anche il Signore regala continuamente ai bambini, suoi figli carissimi, molti doni. E come potrebbe non gioire nel sentirsi ripetere da loro espressioni affettuose di riconoscenza che partono dal cuore, spontanee, e non sempre e solo delle formule imparate a memoria?

Che diremmo di un bambino che si limitasse a ripetere espressioni imparate a memoria da un libro, e non avesse mai una parola tutta sua, neanche in casa con i familiari?

Se non educhiamo i nostri bambini alla preghiera spontanea li priviamo, e con loro priviamo il Signore, di una grande gioia e lasciamo in essi una lacuna che rischia di non colmarsi più. Fatti adulti, troveranno come ostacoli sul loro cammino gli affari e le passioni... e se non sono stati abituati fin da piccoli a usare un linguaggio familiare con Dio, non ne sentiranno il bisogno e consumeranno i loro giorni nella freddezza verso il Signore, "arrangiandosi" come potranno, vivendo da illusi o da disperati, ma comunque in modo sterile e dannoso. E quanti ce ne sono in queste condizioni...!

Se si comincia a studiare una lingua da adulti, non si arriverà mai a una pronuncia perfetta. Così, se con Dio non si impara il linguaggio del cuore fin da bambini, è molto difficile impararlo da adulti.


INSEGNIAMO LA PREGHIERA SPONTANEA

Quando il bambino ha qualche pena, va spontaneamente dalla mamma e in lei cerca aiuto e conforto. Talvolta la mamma lo invita a rivolgersi al papà, se questi può fare qualcosa di più che lei non può fare.

E perché allora non suggerire al bambino di ricorrere anche al Signore e alla Madonna quando ha qualche bisogno, specialmente spirituale, qualche grazia da chiedere o qualche difficoltà da superare? Suggeriamo al bambino di pregare, di domandare ciò che desidera. Così più tardi, da adulto, quando avrà bisogno di qualunque cosa, di riuscire in qualche impresa, saprà a Chi rivolgersi per ottenere luce e forza nei suoi problemi.

Se invece, come già detto, è stato solo educato a dire meccanicamente qualche formula, senza mai conversare intimamente con Dio, a tu per tu, con espressioni sue, più tardi o lascerà del tutto quelle formule, a cui non ha mai dato grande importanza, e che ritiene cose da bambini o da vecchi, o continuerà a dirle senza attenzione, perché non gli ispirano alcuna fiducia, né elevano il suo cuore a Dio, a cui non è mai stato abituato a parlare con la confidenza di un figlio.

E così abbiamo uomini e donne che, mentre da bambini sulle ginocchia della mamma hanno pregato, nell'uso comune dell'espressione, cioè hanno detto delle preghiere, da adulti non pregano più, e vivono senza Dio! Le formule che dicevano da bambini, senza riflettervi, mancavano di calore, e per questo sono rimaste lettera morta per il loro cuore, e non hanno dato vita all'anima. È così che, pian piano, si è spento il gusto di Dio, donato da Dio stesso nel giorno del Battesimo.

[...]


INSEGNIAMO A PREGARE CON LE FORMULE

Che fare dunque? Non insegnare più ai bambini le solite formule di preghiere? No, sarebbe una conclusione sbagliata. La preghiera usuale, espressa con le formule è utile, anche perché può fornire un'ottima base alla preghiera spontanea.

Gesù ci ha insegnato la più sublime formula di preghiera. La Chiesa, nostra Madre e Maestra, prega per tutti, con formule comuni, e ci esorta a ripeterle con i suoi ministri.

Dobbiamo dunque far imparare e far dire le preghiere tradizionali, cercando, ovviamente, che non si riducano ad essere solo parole ripetute meccanicamente.

Bisogna far riflettere i bambini sul significato di quelle parole, perché, quando le recitano, accompagnino con la mente e col cuore ciò che dicono con la bocca.


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]


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