
Dagli scritti di Padre Pietro Alagiani, cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia e prigioniero di guerra dei sovietici.

Dagli scritti di Padre Pietro Alagiani, cappellano militare dell'Armata Italiana in Russia e prigioniero di guerra dei sovietici.
[...] Poco valgono tutti i programmi ed i propositi di vita spirituale, se non sono animati dall’amore e non conducono alla perfezione dell’amore. Poco valgono il distacco, la mortificazione, l’umiltà e tutte le altre virtù, se non dispongono il cuore ad una carità più profonda, più piena, più espansiva. «Soprattutto - raccomanda S. Paolo - rivestitevi di quell’amore che è il vincolo della perfezione»; non solo amore verso Dio, ma anche amore verso il prossimo, anzi, è proprio sotto questo aspetto che, nell’Epistola [...], l’Apostolo parla della carità, mostrando con tanta finezza come tutti i nostri rapporti col prossimo devono essere ispirati dall’amore. «Assumete come eletti di Dio, santi e amati, viscere di misericordia, benignità, umiltà, modestia, longanimità, sopportandovi a vicenda, e a vicenda perdonandovi [...]». La caratteristica degli eletti di Dio, dei santi e amati da lui è appunto l’amore fraterno; senza questo distintivo Gesù non ci riconosce per suoi discepoli [...].
[Pensiero tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].
Ci fa sapere l'Apostolo S. Paolo che Dio vuol salvi tutti: "Omnes homines vult salvos fieri" (I. Tim. 2. 14). E S. Pietro: "Nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti" (II. Petr. 3. 9). A questo fine il Figlio di Dio è venuto dal cielo in terra a farsi uomo, ed ha spesi 33 anni di sudori e patimenti, dando finalmente il sangue e la vita per salvarci; e noi ci perderemo?
Dunque, mio Salvatore, voi per la mia salute avete impiegata tutta la vostra vita, ed io a che ho spesi tanti anni della mia vita? Che frutto sinora avete da me ritrovato? Meritava ben io d'esser reciso e mandato all'inferno. Ma voi non volete la morte del peccatore, ma che si converta e viva: "Nolo mortem impii, sed ut convertatur, et vivat" (Ez. 33. 11). Sì, mio Dio, io lascio tutto e mi converto a voi. V'amo, e perché v'amo, mi pento d'avervi offeso. Accettatemi voi e non permettete ch'io vi lasci più.
Che non han fatto i Santi per assicurare la loro salute eterna! Quanti nobili ed anche regnanti hanno lasciati i regni e si son chiusi in un chiostro! Quanti giovani hanno lasciate le patrie ed i parenti, e son andati a vivere nelle grotte e ne' deserti! E quanti Martiri han data la vita a forza di tormenti, e perché? per salvarsi l'anima. E noi che facciamo? Misero me, chi sa se la morte m'è vicina, e non ci penso!
No, mio Dio, non voglio vivere più lontano da voi. E che aspetto? aspetto che la morte mi giunga nello stato miserabile, in cui mi trovo? No, mio Dio, aiutatemi ad apparecchiarmi alla morte.
Oh Dio, e quante grazie ha fatte a me il Signore per vedermi salvo! Egli mi ha fatto nascere in seno alla vera Chiesa: egli tante volte mi ha perdonate le offese fattegli: mi ha donati tanti lumi nelle prediche, nell'orazioni, nelle comunioni e negli esercizi spirituali: mi ha chiamato tante volte al suo amore. In somma quanti mezzi mi ha dati per farmi santo, grazie non fatte a tanti altri. Ed io, mio Dio, quando mi risolvo a staccarmi dal mondo e darmi tutto a voi?
Eccomi Gesù mio, non voglio più resistere. Troppo voi mi avete obbligato: io voglio esser tutto vostro, accettatemi voi e non isdegnate che v'ami un peccatore, che per lo passato vi ha tanto disprezzato. V'amo mio Dio, mio amore, mio tutto, abbiate pietà di me.
O Maria, voi siete la speranza mia.
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È di fede che l'anima mia è eterna e che un giorno, quando meno mel penserò, dovrò lasciare questo mondo. Bisogna dunque, ch'io mi procuri una fortuna che non finisca colla mia vita, ma che sia eterna, com'eterno son io. Hanno fatta gran fortuna un tempo su questa terra un Alessandro Magno, un Cesare Augusto; ma da tanti secoli questa loro fortuna è già finita, ed è cominciata per essi una vita infelice, che non avrà più fine.
Ah mio Dio, e vi avessi sempre amato. Che mi ritrovo di tanti anni spesi nei peccati, se non pene e rimorsi di coscienza? Ma giacché voi mi date tempo da rimediare al male fatto, eccomi Signor mio, ditemi che ho da fare per darvi gusto, ch'io tutto voglio farlo. I giorni che mi restano di vita, voglio spenderli tutti in piangere l'amarezze che v'ho date, ed in amarvi con tutte le mie forze mio Dio ed ogni mio bene.
Ed a che mi servirebbe l'esser felice in questa vita (se mai potesse darsi vera felicità senza Dio), se poi dovessi esser infelice per tutta l'eternità? Ma qual pazzia sapere di certo che si ha da morire, e che dopo la morte mi ha da toccare o un'eternità di gaudii o un'eternità di tormenti: sapere che dal morir bene dipende l'esser beato o misero per sempre, e non prendere tutti i mezzi per fare una buona morte?
Spirito Santo, datemi luce, datemi forza per l'avvenire di vivere per sempre in grazia vostra sino alla morte. Bontà infinita, conosco il male che ho fatto in offendervi, e lo detesto: conosco che voi solo siete degno d'essere amato, e v'amo sopra ogni cosa.
Tutte le fortune di questa vita vanno a finire ad un funerale e ad esser lasciate a marcire in una fossa. L'ombra della morte copre ed oscura tutti gli splendori delle grandezze terrene. Beato dunque solamente chi serve a Dio in questa terra, e con servirlo ed amarlo si acquista l'eternità felice.
Gesù mio, mi pento sopra ogni male del poco conto che ho fatto per lo passato del vostro amore. Ora v'amo sopra ogni cosa, e altro non desidero che amarvi. Da ogg'innanzi voi solo sarete il mio amore; il mio tutto; e questa sola è la fortuna che spero e vi domando, l'amarvi sempre in questa e nell'altra vita. Per li meriti della vostra passione datemi la santa perseveranza.
Maria, Madre di Dio, voi siete la speranza mia.
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