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giovedì 26 febbraio 2026

Se si ha il dubbio che un peccato sia già stato confessato non si è obbligati a confessarlo

Confessione
Ogni tanto mi scrivono dei lettori che soffrono di scrupoli al riguardo di peccati dubbiamente mortali oppure non sono sicuri di aver già confessato un peccato che fu certamente mortale (la confessione dei peccati veniali è facoltativa). Che fare in questi casi? È molto semplice: non c'è nessun obbligo di confessare i peccati mortali dubbi o i peccati certamente mortali di cui si dubita di averli già confessati. Ecco cosa insegna in proposito un vecchio ma ancora molto interessante manuale per confessori:


L'integrità richiede anche la confessione dei peccati dubbi o certi ma dubbiamente accusati?

Risposta. Osserviamo che il dubbio può cadere sul peccato stesso e allora si ha materia dubbia, oppure può cadere sull’accusa del peccato e allora si ha materia certa ma dubbiamente necessaria. In quest’ultimo caso il dubbio verte sulla confessione e non sul peccato. Il peccato fu veramente commesso e fu veramente grave; ma si dubita che sia stato confessato o no, se sia stato confessato bere o meno, Questi peccati dubbi o certi, ma dubbiamente accusati debbono essere accusati? [...]

a) Vi è obbligo?

* Principio - «Quando il penitente ha ragioni probabili e buone per dubitare sull'uno o sull'altro dei punti accennati non è mai tenuto a confessare quel determinato peccato neppure in punto di morte».

Questo principio è chiarificato dal seguente contro-principio: «Finché il penitente non è moralmente certo di avere gravemente peccato oppure di non avere confessato o di non avere confessato bene quel determinato peccato, non ha obbligo di confessione». Per la certezza dell’obbligo della confessione ci vuole la certezza della materia necessaria.

* * Giustificazione dei principî - «Lex dubia non obligat » [cioè "La legge dubbia non obbliga", n.d.r.], perchè «in dubio possidet libertas» [cioè “Nel dubbio, prevale la libertà”, n.d.r.]; ora è certa soltanto la legge di confessare i peccati [mortali, n.d.r.] certi e non ancora confessati, mentre la legge di confessare i peccati dubbi o quelli certi, ma dubbiamente confessati non è certa, perchè «lex cui probabiliter iam est satisfactum non certam obligationem parere potest» [cioè "Una legge alla quale è probabile che sia già stata data soddisfazione non può generare un'obbligazione certa", n.d.r.];  [...].

Quindi nel caso che si dubiti del consenso, se uno vuole si confessa, se non vuole tralascia; può dire i peccati certi e lasciare quelli dubbi. Tizio venti anni fa ha fatto peccati mortali, ma si è confessato e per molto tempo è stato tranquillo. Ora invece è debole di salute e ciò lo porta a ripensare sovente al passato per cui dice tra sé: «Li ho poi sempre confessati tutti i peccati commessi in quel luogo, in quelle circostanze? L'ho detto che la donna con cui ho peccato era sposata? Mi pare di sì, mi pare di no... Ma... Non so». Io concludo: «Sta tranquillo, non hai più nessun obbligo» perché non ha motivo solido per dubitare essendo stato fin qui tranquillo.

Caio si esamina: «L'ho detta o no quella bestemmia? L'ho tralasciata quella Messa?». Ci pensa un po’ e conclude: «Non mi pare». Nessun obbligo.

[Brano tratto da "Il sacramento del perdono", di Mons. Giuseppe Rossino, pubblicato per la prima volta nel 1959 da "Edizione Santuario Consolata" di Torino].

Pensiero del giorno

Gesù Cristo
Se un soldato che combatte sotto gli occhi del generale si sente spinto a moltiplicar le prodezze, come non sentirci pronti alle più dure fatiche, agli sforzi più generosi, quando sappiamo di combattere non solo sotto lo sguardo di Dio ma con la sua sempre vittoriosa collaborazione? come non sentirci animati dalla corona immortale che ci promette e principalmente dall'aumento d'amore che ci dà come ricompensa?


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

mercoledì 25 febbraio 2026

Un vero soldato di Gesù Cristo

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Pochi anni or sono, un soldato, dopo le fatiche del giorno, rientrato cogli altri nella caserma e venuto il momento del riposo, s'accosta al letto, s'inginocchia, e si mette a recitare, come usò sempre, le sue orazioni. A quella vista si leva un bisbiglio, un tumulto e poi un forte gridare: - Dalli al bigotto, al bacchettone, al gesuita: dalli, dalli! - e volano da cento parti del camerone addosso al malcapitato coscritto, berretti, scarpe e képi a guisa di gragnuola. Il soldato, come non fosse fatto suo, continua la sua preghiera, e non si leva prima di averla finita. Rizzato dice: «Tutto il giorno ho servito da militare, ora io pregavo perché sono cristiano». La sera dopo i compagni stavano all'erta per vedere come l'amico avesse imparata la lezione, e l'amico si segna, s'inginocchia e prega. Allora incomincia il baccano della sera innanzi: chi fischia, chi urla, chi ride, e il novello soldato non se ne dà per inteso. Levatosi da terra ripete: «Tutto il giorno ho servito da militare, ora che sono libero, servo Dio pregando da cristiano». La terza sera quando egli si mise in ginocchio, si levò qua e là qualche rumore, ma in paragone delle prime sere fu un nulla. Ed egli levatosi dice: «Che cosa dolce dopo aver servito tutto il giorno da militare, servire Dio coll'adorarlo e ringraziarlo da cristiano!». La quarta e la quinta sera appena si udì qualche voce. Alla sesta un camerata, vedutolo di nuovo in ginocchio, gridò ai vicini: «Perdinci! il nostro novello compagno d’arme regge al fuoco: egli è un bravo!». - «È bravo davvero, risposero molti, poiché egli adempie il primo dovere del cristiano, che è di servire, adorare e lodare Iddio». E d'allora in poi il coscritto ebbe la stima e il rispetto di tutti. Impariamo da questo soldato a vincere il rispetto umano, e persuadiamoci che la preghiera è il primo bisogno del cuor dell'uomo.

Pensiero del giorno

O Gesù, che ti sei dato per la salvezza del mondo, accendi nel mio cuore un grande zelo per la salvezza delle anime. 

(...) A misura che l’amore di Dio prende possesso dei nostri cuori, vi fa nascere e vi alimenta un amore sempre più grande per il prossimo, amore che, essendo soprannaturale, mira soprattutto al bene soprannaturale dei nostri simili e diventa perciò zelo per la salvezza delle anime.

Se amiamo poco Dio, ameremo poco anche le anime e, viceversa, se il nostro zelo per le anime è debole, vuol dire che altrettanto debole è il nostro amore per Iddio.


[Pensiero tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 24 febbraio 2026

Confessione frequente

Pubblico un messaggio che mi ha inviato Maristella e approfitto dell'occasione per ringraziarla per avermi concesso la facoltà di pubblicare i suoi scritti sul blog (tranne quelli strettamente confidenziali).


Tempo fa andai in un'altra città per una visita medica: arrivando in anticipo vidi, proprio accanto allo studio, una bellissima chiesa. Costruita in epoca relativamente recente (tra la fine del 1800 e gli inizi del '900) con ispirazione gotica. Entrai e vidi che l'interno era molto bello: con statue e dipinti che invitavano alla devozione. Lungo la navata un confessionale con la lucina accesa. Compresi che il mio Angelo custode mi stava invitando al Sacramento della confessione. Nel confessionale un anziano sacerdote, dai modi pacati, a disposizione dei fedeli. Avrei pianto dalla gioia, da giorni desideravo confessarmi. Con dolcezza mi ha ricordato che "come nella casa, anche nell'anima è importante tenere tutto pulito e in ordine. Quando troviamo qualcosa che non va chiediamo subito perdono e riprendiamo il cammino". Mi sono sentita felice, tanto felice che il Padre abbia tenuto libero per me proprio per me, un Suo santo sacerdote per perdonarmi. Non so come ringraziare adeguatamente Dio per tutto ciò che fa per me (e che io non merito!!!!!) 

🙏🙏🙏🙏🙏🙏🙏

Uniti nella preghiera nei Cuori Immacolati 🙏🙏🙏🙏

Maristella


Cara sorella in Cristo, fai bene a stimare assai il sacramento della Confessione. Anche i santi, nonostante praticassero in maniera eroica le virtù cristiane, sentivano il bisogno di confessarsi spesso. Purtroppo i modernisti criticano la Confessione frequente, soprattutto se di soli peccati veniali. Invece l'augusto Pontefice Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, nella splendida enciclica "Mystici Corporis" elogiò la Confessione frequente. Ecco le sue parole: "Da tali false asserzioni proviene anche che alcuni affermino non doversi molto inculcare la frequente confessione dei peccati veniali, poiché meglio si adatta quella confessione generale che ogni giorno la Sposa di Cristo coi suoi figli a sé congiunti nel Signore fa per mezzo dei Sacerdoti sul punto di ascendere all’altare di Dio. È vero che in molte e lodevoli maniere, come voi, o Venerabili Fratelli, ben conoscete, possono espiarsi questi peccati, ma per un più spedito progresso nel quotidiano cammino della virtù, raccomandiamo sommamente quel pio uso, introdotto dalla Chiesa per ispirazione dello Spirito Santo, della confessione frequente, mercè la quale si accresce la retta conoscenza di se stesso, si sviluppa la cristiana umiltà, si sradica la perversità dei costumi, si resiste alla negligenza e al torpore spirituale, si purifica la coscienza, si rinvigorisce la volontà, si procura la salutare direzione delle coscienze e si aumenta la grazia in forza dello stesso sacramento. Quelli dunque che fra il giovane clero attenuano o estinguono la stima della confessione frequente, sappiano che intraprendono cosa aliena dallo Spirito di Cristo e funestissima al corpo mistico del nostro Salvatore."

Come al solito le parole chiare del Pastor Angelicus confermano l'anima sulla retta via verso il supremo ed eterno traguardo.

Fraternamente in Cristo,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Il peccato ingiuria Dio, lo disonora e con ciò sommamente l'amareggia. Non vi è amarezza più sensibile, che il vedersi pagato d'ingratitudine da una persona amata e beneficata. Con chi se la piglia il peccatore? ingiuria un Dio che l'ha creato e l'ha amato tanto, ch'è giunto a dare il sangue e la vita per suo amore; ed egli commettendo un peccato mortale lo discaccia dal suo cuore. [...]

Qual pena avreste voi, se riceveste un'ingiuria grave da taluno che aveste molto beneficato? Questa è la pena che avete data al vostro Dio, ch'è giunto a dar la vita per salvarvi.


[Brani tratti da "Apparecchio alla morte" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

lunedì 23 febbraio 2026

Riflessione sulla Quaresima

Pubbico volentieri un messaggio che mi ha inviato Maristella.

 

Caro fratello in Cristo,
spero tutto bene per te e famiglia.


Noi stiamo abbastanza bene, siamo molto presi da situazioni di salute di vari familiari.
Cerco di accompagnare nelle difficoltà e nelle sofferenze per quel che posso. Da ieri anche per i fedeli di rito ambrosiano è iniziata la Quaresima. [...]


Il tempo della Quaresima è sia un tempo misurato (quaranta giorni) che un tempo opportuno per la nostra crescita spirituale. Nel momento in cui noi troviamo un tempo nelle nostre giornate così cariche di pensieri, di attività e di affanni (ma anche di tanto tempo perso e sciupato inutilmente) da donare a Dio ecco che possiamo trovare il tempo da dedicare al prossimo e ritrovare noi stessi. Tempo di preghiera, di adorazione che diventa tempo di carità che ritorna tempo di fede e speranza.

Mi sembra uno stupendo programma per le prossime settimane. [...]


Uniti nella preghiera nei Cuori Immacolati 

Intensificare l'affetto reciproco dei coniugi

Sposi
[Brano tratto da "Il matrimonio - Libro della giovane dai 17 ai 20 anni", di Pierre Dufoyer, Edizioni Paoline; imprimatur: in Curia Arch. Mediolani, die 23-2-1953, Bernareggi, Vic. Gen.].

L'esperienza lo dimostra: l'elemento di unione fisica, vissuto secondo i disegni divini, intensifica l'affetto reciproco dei coniugi. Questa unione, quando è compiuta come Dio la vuole, dettata dall'amore, attuata nell'amore, testimonianza d'un amore reciproco ardente, rinsalda profondamente l'attaccamento reciproco dei coniugi, fa dimenticare i piccoli urti che sorgono immancabilmente nella vita coniugale, compone i conflitti, addolcisce gli scontri, alimenta fortemente l'affetto reciproco.


Ambiguità dei modernisti

San Pio X Dagli scritti di San Pio X.

[...] parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti, interamente conforme a quel che insegnano. Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un'altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto avvisatamente; per l'opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X].

Pensiero del giorno

La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.



[Brano tratto dagli scritti di Padre Giuseppe M. Leone (1829 - 1902), C.SS.R.]

domenica 22 febbraio 2026

Le varie forme di apostolato

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Gesù, insegnami a pregare, a soffrire, a lavorare con te per la salvezza delle anime.

1 - Quando si parla di apostolato si pensa quasi esclusivamente all’attività esterna; certamente questa è necessaria, però non è l'unica forma di apostolato. Bisogna aver sempre presente che Gesù ci ha salvati non solo con l’attività svolta negli ultimi tre anni della sua vita, dedicati all’evangelizzazione delle folle e alla formazione del primo nucleo della Chiesa, ma anche con la preghiera, con la soffrenza, insomma, con tutta la sua vita. Gesù fu sempre apostolo, fu sempre il mandato del Padre per la nostra salvezza. Il suo apostolato comincia a Betleem nello squallore di una grotta dove, piccolo bambino avvolto in fasce, già soffre per noi; continua nei trent’anni di vita trascorsi a Nazaret nella preghiera, nel ritiro, nel nascondimento; prende una forma esterna a contatto diretto con le anime durante la vita pubblica; culmina nell’agonia dell’orto degli olivi e nella morte di Croce. Gesù è apostolo nella stalla di Betleem, nella bottega di Giuseppe, nelle angosce del Getsemani e del Calvario non meno di quando percorre la Palestina ammaestrando le turbe o disputando con i dottori della legge. Il nostro apostolato consiste nell’associarci a quanto Gesù ha fatto per la redenzione dell’umanità, perciò non si limita solo all’attività esterna, ma consiste anche, e in modo essenziale, nella preghiera e nel sacrificio. Si distinguono così due forme fondamentali di apostolato: l’apostolato interiore della preghiera e dell’immolazione, che è un prolungamento della vita nascosta e della Passione di Gesù; l’apostolato esteriore della parola e delle opere, che è un prolungamento della sua vita apostolica. Tutti e due sono una partecipazione dell’opera salvifica di Gesù, però vi è fra loro una grande differenza: l’apostolato interiore è la base indispensabile dell’apostolato esteriore; nessuno, infatti, può pensare di salvare le anime con un’attività che non sia sostenuta dalla preghiera e dal sacrificio. Invece, si danno casi in cui l’attività esterna può mancare, senza che per questo venga diminuita quella interiore della preghiera e del sacrificio, che può ugualmente essere molto intensa e feconda. Ogni cristiano è apostolo non solo in forza dell’attività che svolge, ma principalmente in forza della sua partecipazione alla preghiera ed al sacrificio con cui Gesù ha redento il mondo.

2 - L’apostolato interiore può sussistere da sè e infatti vi sono forme di vita che legittimano l’assenza dell’apostolato esteriore. È il caso della vita contemplativa pura, sempre fiorita nella Chiesa e da essa maternamente sostenuta contro chi la taccia di assenteismo dal campo dell’attività. Coloro che, seguendo la chiamata di Dio, si ritirano dalle opere per darsi a questo genere di vita non sono dei disertori, degli evasi; e se lasciano le file dell’apostolato esterno, lo fanno proprio per darsi ad un apostolato più profondo: quello della preghiera e dell’immolazione continua. « Coloro che compiono nella Chiesa l’ufficio della preghiera e della penitenza continua, contribuiscono all’incremento della Chiesa e alla salvezza del genere umano molto più di quelli che coltivano il campo del Signore con la loro attività; se essi infatti non traessero dal cielo l’abbondanza delle grazie divine per irrigare il campo, gli operai evangelici ricaverebbero certamente minor frutto dal loro lavoro » (Pio XI, Umbratilem).


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Parole che Gesù disse a suor Consolata Betrone (1903 - 1946): "Amami e sarai felice, e più mi amerai e più sarai felice".

[Brano tratto da "Il Cuore di Gesù al mondo", a cura di Padre Lorenzo Sales, Edizioni Paoline, imprimatur: Mons. Giulio Tobia, Vic. Gen., Pescara, 10-12-1966].

sabato 21 febbraio 2026

I modernisti disprezzano la vita delle suore di clausura

Monaca di clausura dell'Ordine della Visitazione (monache visitandine)
Ordinariamente parlando, i fedeli che amano la liturgia tradizionale hanno in grande stima anche la vita contemplativa. Ciò non mi stupisce, poiché la Messa tridentina facilita il raccoglimento interiore, l'orazione mentale e la contemplazione.

Invece molti modernisti hanno un grottesco disprezzo per la vita contemplativa, che considerano una perdita di tempo. Quando una ragazza attratta dalla vita monastica commette l'imprudenza di confidarsi sul tema della vocazione con qualche persona affetta dal morbo del modernismo, spesso si sente rispondere con asprezza e stizza che le suore di clausura sono inutili, non servono a nulla, ed è meglio lasciarle perdere.

Ciò non mi stupisce, infatti i modernisti hanno una visione immanentista della vita. Invece i cattolici fedeli alla Tradizione hanno una visione soprannaturale dell'esistenza e sanno bene che grazie alle preghiere e alle penitenze delle suore di clausura il Signore converte innumerevoli anime.

Per me è consolante sapere che molte suore di clausura di vari istituti religiosi, con le quali sono legato da vincoli di amicizia spirituale, pregano per me e per i miei cari. Addirittura c'è una giovane claustrale che offre (e lo farà sino alla morte) tutte le sue preghiere e penitenze a Dio per i lettori dei miei blog. Dunque, quando vi sentite edificati nel leggere i miei post, più che ringraziare me dovreste ringraziare lei, perché è soprattutto grazie alle sue preghiere che lo Spirito Santo vi tocca il cuore.

Ma cosa insegnano i Sommi Pontefici circa la preziosità della vita contemplativa? A tal proposito, il grande Papa Pio XI, nella lettera “Umbratilem” indirizzata nel 1924 ai monaci Certosini, scrisse: “Se in epoche passate si avvertì il bisogno di anacoreti nella Chiesa di Dio, ciò si verifica soprattutto oggi. Nel nostro tempo, infatti, vediamo tanti cristiani trascurare totalmente la considerazione delle realtà celesti, deporre perfino ogni pensiero della salvezza eterna, correre sfrenatamente dietro i beni della terra e i piaceri del corpo, vivendo in privato e in pubblico come pagani, in opposizione al vangelo. Alcuni pensano che certe virtù, a torto dette "passive", siano ormai cadute in disuso e si debba sostituire all'antica disciplina monastica l'esercizio più comodo e meno faticoso delle virtù attive. Questa opinione però fu respinta e condannata dal nostro predecessore, Leone XIII, ed è ovvio quanto essa sia pregiudizievole e ingiuriosa alla teoria e alla pratica della perfezione cristiana. Coloro che si dedicano assiduamente alla preghiera e alla penitenza contribuiscono molto più al bene e alla salvezza del genere umano che non gli operai che coltivano il campo del Signore. Se i primi non attirassero dal cielo l'abbondanza delle grazie divine per irrigare il terreno, gli operai apostolici trarrebbero dalle loro fatiche frutti ben più magri. Non c'è bisogno di dire quanto la nostra speranza si riprometta dai monaci Certosini. Noi aspettiamo che essi osservino le Costituzioni loro proprie non solo con fedeltà, ma con slancio generoso, perché i loro animi siano formati alla santità più alta. Allora davvero diventeranno intercessori efficaci presso la misericordia del Signore, a vantaggio del popolo cristiano.”

Pensiero del giorno

Dagli scritti di Padre Paolo Manna (1872-1952).

Quanto si sbagliano e di quali e quanti spirituali soccorsi si privano quei missionari che trascurano l'orazione e gli ordinari esercizi di pietà, sotto pretesto che non hanno tempo di pregare per la molteplicità dei loro ministeri, quasi che si possano trattare gli interessi di Dio dimenticando Iddio, e trascurando l'anima propria! Miei cari confratelli, non vi sia uno solo tra voi che cada in questo abbaglio funesto.

[Brano tratto da "Virtù apostoliche", Padre Paolo Manna, EMI]

venerdì 20 febbraio 2026

La sepolta viva


[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Nulla è più capace di toccare, il cuore, sia anche il più duro, di quel che possa la meditazione della morte fatta sopra una tomba, o ancora meglio, in una tomba stessa. Una giovane, la quale ne uscì viva come per un miracolo, ci attesta una tal verità. Si nominava Giulietta, ed era a servire la casa di una duchessa. Non già che ella avesse interamente perduta la fede, ma pure pigliava piacere a volgere in ridicolo le più sante cose e i più sacri riti e misteri della religione, imitando la padrona che era appunto donna di tale tempra. Un bel giorno fu trovata questa infelice fredda sul letto. Si va pel medico, e venuto la riconosce già morta, sicché il giorno appresso ne dispongono le esequie, e la si seppellisce verso le nove ore. Il giorno stesso, erano le cinque della sera, si presenta al castello del duca un becchino. Signore, dice, la donna di servizio che è state seppellita stamattina non è morta, si ode una voce dalla sua fossa che grida soccorso. S'immagini ognuno lo sgomento e la meraviglia destata in mezzo alla brillante società del duca; posta tutta in agitazione la compagnia, si corre tosto alla tomba, si scava senz’altro la fossa, si trae fuori la cassa, e si apre. Così era, Giulietta l'avevano interrata viva; erano tutti in scompiglio i suoi capelli, coperto di sangue il suo volto. Mettendole la mano sul cuore a veder se battesse, ella gettò un profondo respiro, poi aprì gli occhi! fece uno sforzo per sollevarsi, e disse: Grazie, mio Dio, grazie. - Le si prodigarono tutte le cure ond'ella aveva bisogno, e dopoalcuni giorni, pienamente ristabilita, raccontò le sue lunghe ore di pena e d'angoscia. Disse adunque come svegliatasi da quella convulsione, e trovandosi chiusa in una cassa e ravvolta in un lenzuolo, a tutti i lati un muro che le toglieva il varco all'uscita: Ove son mai? aveva preso ella a esclamare: mi avranno creduta morta ... mi avranno seppellita. A questo pensiero comincia a sudar freddo. Tasta all'intorno, si dibatte, grida, chiama, non è chi le risponda: par che resti anzi insieme con lei seppellita la voce. Allora uscendo quasi in un frenetico delirio: Ahimè! comincia a dire in se stessa, in questo carcere orrendo io sarò costretta a morire: non vi è speranza di consolazione o di aiuto! quanto lenta e dolorosa sarà la mia agonia! morirò di fame o di oppressione! Unisce quanto più le vien dato di forza, che sa le venga fatto romper la casse e sollevare la terra, ma si sforza e si dibatte invano. Era senza dubbio uno stato e una miseria spaventevole; ma lo spavento ancora più grande fu il pensiero del giudice. dell'eternità dell'inferno. Le si schierarono al guardo i peccati della sua vita, e pensava che ella andrebbe al tribunale di Dio per esser giudicata, innanzi a quel Dio che aveva tante volte bestemmiato. Già le pareva che i demoni fossero per impadronirsi di lei e per trascinarla. Una visione orribile la spaventa; le par di vedere una turba di uomini che attorno un'ardente fornace attendano furibondi una vittima. Pazienza, pazienza, grida il capo, e la vittima è pronta. E quelli ravvivar la fornace, e rendere più ardenti le fiamme, con urli terribili. L'infelice Giulietta voleva fuggire, ma non poteva. In tale orrenda posizione un pensiero le viene in mente: la potenza della preghiera a discacciare e atterrare i demoni. Raccoltasi adunque in cuore piglia a piangere i suoi peccati, e: Io mi pento, diceva, mio. Dio, dei miei peccati, vorrei lavarli col mio sangue; ho disprezzato, divin Gesù, le vostre misericordie pel passato, ma non le disprezzo ora. O Vergine Santissima, voi siete il rifugio dei peccatori, ebbene apritemi in quest'ora il vostro seno, correte ad aiutarmi, ottenetemi da Dio che mi lasci stare in questo sepolcro sino a che il dolore dei miei peccati abbia tutte disfatte le mie iniquità, ovvero che riceva la mia morte in espiazione di tutto il male che io ho commesso. - A questa preghiera disparisce l'orrore della visione, l'anima di lei si ripone in calma, e dopo alcuni istanti ella cadde in deliquio fino a quel tempo in cui vennero a scavar la fossa e trarla fuori. Tornata al mondo Giulietta si consacrò al servizio di Dio; ella aveva tenuto in serbo alcune somme di denaro, ne diede parte al becchino che la trasse dalla tomba, il resto ai poveri, ed essa si consacrò religiosa in un monastero di Orsoline.


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