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venerdì 25 settembre 2026
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Don Bosco era contento di confessare i grandi peccatori
[Don Bosco] Prese eziandio ad esercitare il sacro ministero nel tribunale di penitenza nella chiesa di S. Francesco d'Assisi, attendendovi tutte le mattine per alcune ore. La sua carità, lo zelo, la rara prudenza, e la destrezza nell'interrogare non tardò ad essere conosciuta. Tra i suoi penitenti si annoveravano eziandio parecchi degli stessi sacerdoti suoi compagni; fra i quali D. Giacomelli, che lo scelse tosto per suo confessore. Egli attesta che D. Bosco ebbe subito un numeroso concorso di fedeli, che assiepavano il suo confessionale. Si applicava con tanto amore ad ascoltarli, che tale ministero pareva fosse a lui il più gradito, il più caro, il più conforme al suo cuore. A qualunque ora fosse chiamato ad esercitarlo, vi si prestava prontamente, senza mai fare la minima osservazione in contrario, o per la stanchezza, o per l'ora incomoda, o per altra occupazione, eccettuato il tempo di scuola. Le sue maniere franche inspiravano confidenza eziandio in coloro che per dignità o per età erano a lui maggiori. Allorchè qualcuno gli si avvicinava in sagrestia richiedendolo del suo ministero sacerdotale, si accorgeva a colpo d'occhio, se era di quelli che avessero gravi imbrogli nella coscienza e sorridendo: - Mio caro signore, l'avverto che non vorrei impiegare il mio tempo inutilmente. Se sono cose grosse, va bene; allora io son contento; ma per minuzie non c'è la spesa. - Questi poveretti respirando per quella facezia, gli rispondevano; - Non dubiti che lo contenteremo. - Così va bene; e fra noi amici ce l'intenderemo subito. - Così guadagnavasi la confidenza; e più l'accusa era intricata, la questione difficile, tanto più esso godeva nel vedere l'operazione della divina misericordia.
Di lui si può ripetere ciò che egli scrisse di D. Cafasso: “Poche parole, un solo sospiro del penitente bastavano per fargli conoscere lo stato dell'anima. Non parlava molto al confessionale, ma quel poco era chiaro, esatto, classico, e per modo adattato al bisogno, che un lungo ragionamento non avrebbe ottenuto miglior effetto”. Egli soleva dire che in mezz'ora avrebbe sbrigato qualsiasi confessione generale. Era breve a segno, che in poche ore confessava centinaia di persone rimandandole con una pace ed allegrezza vivamente sentita.
Pensiero del giorno
giovedì 24 settembre 2026
Come andare a Messa e non perdere la fede

Sabato 26 settembre, dalle ore 17 alle 18.30, nella Chiesa di San Giuseppe di Bari Vecchia, avrà inizio il nuovo ciclo di catechesi con Don Nicola Bux sul tema "Come andare a Messa e non perdere la fede". Alle 19 sarà celebrata la Messa in rito romano antico.
Calendario degli incontri: 26 sett., 24 ott., 28 nov., 19 dic., 23 gen., 27 feb., 20 mar., 24 apr., 29 mag., 26 giu.
Il missionario deve nutrire un tenero amore per le anime
Pensiero del giorno
mercoledì 23 settembre 2026
Un carcerato felicissimo di essersi confessato da San Giuseppe Cafasso

Pensiero del giorno
martedì 22 settembre 2026
La devozione verso le anime purganti mantiene in noi la fede (lk)
Ogni nostra buona opera, fatta in favore dei defunti, oltre ad essere di utilità immediata per noi, è grandemente efficace a farci progredire nello spirito del cristianesimo, a fortificare l'intelletto nella fede, ed a sviluppare nel cuore le abitudini delle più nobili virtù. Questa devozione è efficacissima a mantenere la fede delle più alte verità della religione. Ci dà alta idea dell'infinita santità di Dio, della sua giustizia e misericordia, ci rammenta di continuo i meriti infiniti della passione e morte del Salvatore, meriti senza cui ogni nostra soddisfazione non avrebbe valore alcuno. Ci fa apprezzare meglio che cosa sia la gloria del cielo, la cui privazione forma il tormento principale delle anime purganti. Ci ispira grande orrore dell'inferno, poiché i tormenti così terribili, che soffrono le anime sante, sono un nulla rispetto a quelli dei dannati. Essa ci fa allontanare dal peccato mortale, distrugge molte illusioni intorno alla confessione, con il rammentarci che ogni peccato mortale, sebbene rimesso dall'assoluzione, ci taglia lunghe pene temporali da subire. È la maggiore protezione contro il peccato veniale commesso troppo leggermente anche da persone pie; ci fa comprendere tutta la gravezza di questo peccato e l'ingiuria che Dio riceve, per cui lo castiga severamente; diventa quindi rimedio potentissimo contro la tiepidezza. Esercita la nostra fede intorno agli effetti del Sacrificio e dei Sacramenti, facendoci conoscere quanto possono anche nell'altra vita. Ci famigliarizza con il dogma tanto importante, ma poco conosciuto, della comunione dei santi, mettendoci in comunicazione incessante con la Chiesa purgante, e con la trionfante; per essa siamo in continua permutazione di beni spirituali con il mondo invisibile. Questa devozione accresce in modo particolare la nostra stima per le indulgenze, tesoro inapprezzabile, ignorato da tanti cristiani; ce le fa cercare accuratamente, e prendere mezzi per renderci degni di acquistarle. Accresce la nostra fede nelle promesse misericordiose di Dio, e ci fa sperare don fiducia le promesse ricompense a chi esercita la carità verso i fratelli. E per ultimo ravviva costantemente la fede alle altre devozioni, di cui è come necessario complemento. Quindi per questa devozione, noi viviamo costantemente in un mondo soprannaturale, viviamo della fede che è il fondamento delle cose da sperarsi, dimostrazione delle cose che non si vedono.
FIORETTO SPIRITUALE. — Infelici! perché vi lasciate talmente accecare dalle cose transitorie, da non pensare di fare opere buone mentre siete in vita, per quindi trovarle nell'estremo bisogno della morte? (S. Caterina da Genova).
Pensiero del giorno
lunedì 21 settembre 2026
L'Arcivescovo di Torino che fece soffrire Don Bosco
Don Bosco durante l'esilio terreno fece un gran bene a innumerevoli anime. Ma dovette subire tante sofferenze causategli non solo dai nemici esterni della Chiesa, bensì anche da certi ecclesiastici. Tra coloro che lo fecero soffrire più di tutti vi fu Mons. Lorenzo Gastaldi, Arcivescovo di Torino. A dirlo fu lo stesso Don Bosco, guardate cosa scrisse alla Santa Sede:
Sono ormai dieci anni, dacché il sottoscritto e la nascente Congregazione Salesiana soffrono gravi vessazioni per parte dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Lorenzo Gastaldi, le quali, oltre agli innumerevoli disturbi che ci hanno arrecato, c’impedirono anche di occuparci della salute delle anime. Per il fatto che questo Prelato ora ci vietò di servirci delle facoltà concesseci dalla Santa Sede; ora contro le prescrizioni ecclesiastiche pretese d’ingerirsi nel regime interno e disciplinare della nostra Congregazione, come se fosse solamente un Istituto diocesano; sovente senza ragione rifiutò di ammettere i nostri Chierici alle Sacre Ordinazioni; talvolta per futili pretesti negò ai nostri Sacerdoti la facoltà di predicare e di confessare ed anche di celebrare la Messa nella sua Diocesi; talora li sospese senza colpa canonica e senza far precedere le formalità richieste dai Sacri Canoni; ci proibì di pubblicare nella sua Diocesi Brevi ottenuti dal Sommo Pontefice a favore delle nostre Opere; biasimò Istituzioni benefiche già commendate e benedette dal Santo Padre; scrisse lettere a grandi e a piccoli, e stampò e pubblicò persino libelli per infamare i Salesiani ed il loro Superiore. Tutti questi atti paiono essere stati promossi dal nemico di ogni bene, per soffocare e distruggere la nostra povera Congregazione, o metterle almeno intoppi sopra intoppi, perché non possa conseguire quel fine, per cui venne stabilita ed approvata dalla Santa Sede.
Tutte queste ed altre innumerevoli molestie noi abbiamo fin qui tollerate in silenzio. I tempi corrono difficili per la Santa Chiesa, e io non voleva recarle disturbi, provocando solennemente l’autorevole e supremo suo giudizio a nostro sostegno. (...)
Noi avremmo continuato ancora a sopportare in silenzio simili molestie e difficoltà; ma ultimamente l’Arcivescovo deferì alla Sacra Congregazione del Concilio, e pubblicò cose infamanti per il sottoscritto e per tutta la Pia Società Salesiana, invocandone provvedimenti; e perciò io mi trovo dal dovere dell’ubbidienza costretto a fare alla Santa Sede la presente Esposizione. (...)
Torino, 15 Dicembre, ottava della festa di Maria Immacolata, 1881.
Pensiero del giorno
(San Giuseppe Moscati)











