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sabato 5 settembre 2026

Se una moglie fosse "quasi sempre fedele" al marito...

Don Vincenzo Cuomo
Anni fa un caro lettore del blog mi raccontò un simpatico aneddoto sul compianto Don Vincenzo Cuomo. Ecco il suo racconto:


Mi è tornato in mente, in questi giorni, un simpatico aneddoto raccontatomi da P. Cuomo. Non so se possa essere di una qualche utilità per i lettori del blog, ma è estremamente istruttivo ed arguto.

Un giorno si presentò da P. Cuomo una coppia di sposi; la donna era una fervente cattolica, assidua alla frequenza dei SS. Sacramenti e della Messa domenicale, il marito no... Quest'ultimo chiese al padre una benedizione particolare. Siccome Padre Cuomo insisteva molto sul fatto che la benedizione ricevuta senza la Grazia di Dio è come il francobollo messo sulla lettera senza la colla (cioè, non fa presa), chiese all'uomo: "Ma Voi andate a Messa ogni domenica e festa comandata?". Rispose: "Padre, quasi sempre...". Disse P. Cuomo: "Allora, io so che Vostra moglie è una santa donna, ma se io le chiedessi: "Signora, lei è fedele a suo marito?" e lei rispondesse: "Padre, quasi sempre", lei sarebbe contento?".

Pensiero del giorno

I sacrifici sono i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell'amor di Dio.



(San Francesco di Sales)

venerdì 4 settembre 2026

Un vescovo esemplare insultato dal demonio

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989), zelante sacerdote salesiano.


Un giorno, 18 maggio 1965, venne a trovarmi un uomo. Così mi parlò: - Sono stato indirizzato a lei dalle Suore di San Paolo della città. Sono molto sofferente. Sono stato in giro tanto tempo per avere sollievo; ma ormai sono stanco. Mi aiuti lei!

- Di che cosa si tratta?

- Ho disturbi diabolici. Prego, prego, prego sempre. L'unica mia forza è la preghiera.

- Che lavoro compie?

- Prima ero impiegato nell'Amministrazione Provinciale della mia città. A causa dei miei continui e forti disturbi, dovetti lasciare il lavoro.

- Vediamo se i suoi disturbi sono proprio diabolici, poichè potrebbero provenire dal sistema nervoso indebolito. Di salute come sta?

- Fisicamente sto bene. Sono stato da specialisti, ho avuto visite, mi hanno esaminato con i « Raggi X », mi hanno fatto analisi di tante specie ed è risultato sempre u organismo perfettamente sano ». - Quanti anni tiene?

- Trenta quattro.

- Ora dica: Come sono cominciati i suoi disturbi?

- Circa sette anni addietro all'improvviso cominciai a sentirmi male, in tutto il corpo, come oppresso da un peso. E poi ... dolore di viscere, dolore alle ossa, la gola serrata ... Mi abbattei e credevo di morire.

Dopo qualche tempo mi apparivano cose strane, ad esempio, un grosso serpente che mi attorcigliava e mi mordeva. Io tremante pregavo.

Spesso, di notte e di giorno, mi apparivano esseri mostruosi, in forma di demoni, e questo mi terrorizzava.

A letto talvolta sentivo tirarmi le coperte; nella mia camera apparivano luci e fiamme.

Per due anni non sapevo a chi confidare le mie pene. Pregavo e solo così avvertivo qualche sollievo. Quando mi decidevo a fare la Comunione, provavo un senso di disgusto; ma mi comunicavo lo stesso.

Siccome pregavo molto, durante la preghiera udivo vicino a me uno che bestemmiava contro Gesù Cristo e contro i Santi. Subito guardavo attorno e non vedevo alcuno.

Mi piacevano le letture sante. Comprai la Bibbia ed altri libri religiosi; ma il demonio, assalendomi, me li faceva strappare.

Poichè i disturbi non cessavano, ed anzi aumentavano, decisi farmi esorcizzare per cacciare il demonio.

Andai in diverse città d'Italia, anche in Francia, a Chalon ed a Lione, per farmi liberare da Sacerdoti capaci. Mi recai anche da Padre Pio, il quale mi disse: Io ti benedico e speriamo che durante il viaggio di ritorno a casa il demonio ti lasci per sempre. -

Invece tutto è continuato come prima. Spesso i demoni, in grandi schiere, mi circondano e mi fanno soffrire.

Avrei tante altre cose da dire, ma ne faccio a meno.

Mentre avveniva il primo incontro di quest'uomo con me, nel mio ufficio venne un Vescovo. Approfittai dell'occasione.

- Eccellenza, quest'uomo è indemoniato. Vorrebbe essere liberato; prega molto e spera.

- Ma è proprio indemoniato? - soggiunse il Vescovo.

- Eccellenza, ecco una prova! L'indemoniato davanti ad un oggetto sacro reagisce subito e questo è uno dei tanti segni dell'ossessione. Voglia osservare! - Appena l'uomo vide il Crocifisso che io tenevo in mano, il demonio si manifestò. L'ossesso indietreggiò, alterò la voce, il suo volto si fece strano e giù bestemmie contro Dio e la Madonna. Poi inveì contro il Vescovo con parole e con gesti triviali, quantunque Sua Eccellenza fosse un Pastore esemplare.

Impallidì il Vescovo e disse:

Tu, o demonio, sarai vinto dalla Madonna. Ti mostri forte con noi, ma la Madonna è più forte di te. 

Dopo questa battuta il Vescovo disse a me e ad altri tre presenti: Veramente qui c'è il demonio! -

Allora tracciai un segno di Croce sulla fronte dell'ossesso ed all'istante fu lasciato libero; infatti ritornò normale, risollevato e baciò il Crocifisso con devozione.


[Brano tratto da "Satana nel mondo" di Don Giuseppe Tomaselli; imprimatur: + Francesco Tortora, Vescovo-Prelato, S. Lucia del Mela 13 - 5 - 1968].

Pensiero del giorno

Che piacere quando saremo tutti in paradiso! Siate solamente buoni, e non temete! - E che! Credete voi che il Signore abbia creato il paradiso per lasciarlo vuoto? Ma ricordatevi che il paradiso costa sacrificii. - Sì, sì! Ci salveremo mediante la grazia di Dio ed il suo aiuto, che non mancano mai, e la nostra buona volontà. - Deus omnes homines vult salvos fieri (Timoteo II, 4), dice S. Paolo. Intendete questo latino? Vult: Dio vuole. Dio non mentisce, Dio non burla! Omnes: tutti vuole salvi... Per parte sua non mancherà mai. Guardiamo di non mancar noi. - Preghiamo, perchè la preghiera fatta per questo fine è infallibilmente impetratoria! È di fede che otterrà ciò che dimanda.

(Don Bosco)

giovedì 3 settembre 2026

Il più feroce nemico di Don Bosco

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Il demonio si arrabbia contro coloro che attendono seriamente al proprio perfezionamento spirituale e quindi ingaggia la quotidiana lotta, tentando al male; se non riesce oggi, spera di riuscire domani; conosce i lati deboli di ognuno e sa come sfruttarli, per trascinare all'impurità, all'odio o all'abuso della misericordia di Dio. Ma se così si comporta con le persone pie, è da immaginarsi come scateni il suo furore contro quelli che portano anime a Dio. Don Bosco era pescatore di anime; il demonio perciò inferocì contro di lui, nella stolta speranza di ostacolarne l'apostolato. Le vessazioni diaboliche cominciarono con forti rumori notturni al tetto della sua abitazione; avvenivano scuotimenti improvvisi e terrificanti all'uscio ed alle finestre; le coperte del letto, mentre prendeva riposo, si ritiravano per mano invisibile. Il demonio prendeva spesso forma visibile, per lo più mostruosa, ed aggrediva personalmente Don Bosco. Tali fenomeni si ripetevano con tanta insistenza, che la salute del Santo ne ebbe molto a soffrire. Il Sacerdote Angelo Savio, coraggioso, decise una notte di vegliare nell'anticamera del Santo, per accertarsi degli strani fenomeni; ma all'udire quei fragori diabolici, fu preso da tale spavento, che pieno di terrore fuggì nella propria stanza. Le suddette vessazioni erano in certi periodi, specialmente quando aveva inizio o compimento qualche nuova opera di apostolato. Una sera Don Bosco, parlando con un gruppo di giovani e ricordando qualcuna delle sue terribili notti, fu interrotto da uno di essi: Oh, io non ho paura del diavolo!  
- Taci! Non dire questo!  rispose Don Bosco, con voce vibrata che colpì tutti. Tu non sai quale potenza abbia il demonio, se il Signore gli desse libertà di agire.  
- Sì, sì! Se io lo vedessi, lo prenderei per il collo ed avrebbe da fare con me!  
- Tu morresti dalla paura al primo vederlo...  
- E lei come faceva a respingerlo? Col segno della Croce?  
- Sì, ma non bastava; il segno della Croce valeva solo per qualche momento.  
- Allora gettava l'Acqua Benedetta?  
- In certi momenti l'Acqua Benedetta non basta. Però io ho trovato il rimedio efficace... che non è necessario dirvi... Non auguro a nessuno di trovarsi in momenti terribili, come mi son trovato io e bisogna pregare Dio che non permetta mai al nostro nemico di farci certi scherzi.  

Con tutte le lotte del demonio, il Santo riuscì ad attuare i disegni di Dio, trionfò appieno sul suo nemico, mediante l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Quando negli ultimi anni della vita un tale gli disse: Don Bosco, alla sua morte tutti saranno dispiaciuti! Egli rispose: Tranne del demonio, che dirà: Finalmente è morto colui che mi ha dato tanto fastidio! 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Memento mori
Uomo, dice Dio, non vedi che tra breve hai da diventare polvere e cenere, a che spendi i tuoi pensieri e gli amori tuoi? Pensa che tra breve la morte ti spoglierà di tutto e ti caccerà dal mondo. E se nel rendere i conti di tua vita ti troverai mancante, che ne sarà di te per tutta l'eternità?


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

mercoledì 2 settembre 2026

I lebbrosi della Chiesa

Joseph Ratzinger
In una lettera scritta nel 1999 a Padre Matias Augé, l'allora Cardinale Joseph Ratzinger denunciò il fatto che spesso i "tradizionalisti" vengono trattati come lebbrosi (sì, nella lettera usò più volte il termine "tradizionalisti"). Io aggiungo soltanto che siamo felici di essere perseguitati a causa della nostra fedeltà alla Tradizione Cattolica. A noi non interessano gli applausi del mondo. Riporto alcuni brani della lettera.


18 febbraio 1999



Reverendo Padre,
ho letto con attenzione la Sua lettera del 16 novembre u.s., nella quale Lei ha formulato alcune critiche alla Conferenza da me tenuta il giorno 24 ottobre 1998, in occasione del 10° anniversario del Motu proprio “Ecclesia Dei”.

Capisco che Lei non condivida le mie opinioni sulla riforma liturgica, la sua attuazione, e la crisi che deriva da talune tendenze in essa nascoste, come la desacralizzazione.

Mi sembra, però, che la sua critica non prenda in considerazione due punti:

1. è il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che ha concesso, con l’Indulto del 1984, l’uso della liturgia anteriore alla riforma paolina, sotto certe condizioni; in seguito lo stesso Pontefice ha pubblicato, nel 1988, il Motu proprio “Ecclesia Dei”, che manifesta la sua volontà di andare incontro ai fedeli, che si sentono attaccati a certe forme della liturgia latina anteriore, e pertanto chiede ai vescovi di concedere “in modo ampio e generoso” l’uso dei libri liturgici del 1962.

2. una parte non piccola dei fedeli cattolici, anzitutto di lingua francese, inglese e tedesca, rimangono fortemente attaccati alla liturgia antica, e il Sommo Pontefice non intende ripetere nei loro confronti ciò che era accaduto nel 1970, dove si imponeva la nuova liturgia in maniera estremamente brusca, con un tempo di passaggio di soli 6 mesi, mentre il prestigioso Istituto liturgico di Treviri, infatti, per tale questione, che tocca in maniera così viva il nervo della fede, giustamente aveva pensato ad un tempo di 10 anni, se non sbaglio.

Sono dunque questi due punti, cioè l’autorità del Sommo Pontefice regnante e il suo atteggiamento pastorale e rispettoso verso i fedeli tradizionalisti, che sarebbero da prendere in considerazione.

Mi permetta, pertanto, di aggiungere alcune risposte alle Sue critiche circa il mio intervento.

1. Quanto al Concilio di Trento non ho mai detto che esso avrebbe riformato i libri liturgici, al contrario ho sempre sottolineato che la riforma postridentina, situandosi pienamente nella continuità della storia della liturgia, non ha voluto abolire le altre liturgie latine ortodosse (i cui testi esistevano da più di 200 anni) e neppure imporre una uniformità liturgica.

[...]

2. La citazione di Newman vuole significare che l’autorità della Chiesa non ha mai abolito nella sua storia con un mandato giuridico una liturgia ortodossa. Si è verificato invece il fenomeno di una liturgia che scompare, e poi appartiene alla storia, non al presente.

3. Non vorrei entrare in tutti i dettagli della Sua lettera, anche se non sarebbe difficile rispondere alle Sue diverse critiche dei miei argomenti. Mi sta però a cuore quello che riguarda l’unità del Rito Romano. Questa unità oggi non è minacciata dalle piccole comunità che fanno uso dell’Indulto e si trovano spesso trattati come lebbrosi, come persone che fanno qualcosa di indecoroso, anzi di immorale; no, l’unità del Rito Romano è minacciata dalla creatività selvaggia, spesso incoraggiata da liturgisti (per esempio in Germania si fa la propaganda del progetto “Missale 2000”, dicendo, che il Messale di Paolo VI sarebbe già superato). Ripeto quanto ho detto nel mio intervento, che la differenza tra il Messale di 1962 e la messa fedelmente celebrata secondo il Messale di Paolo VI è molto minore che la differenza fra le diverse applicazioni cosiddette “creative” del Messale di Paolo VI. In questa situazione la presenza del Messale precedente può divenire una diga contro le alterazioni della liturgia purtroppo frequenti, ed essere così un appoggio della riforma autentica. Opporsi all’uso dell’Indulto del 1984 (1988) in nome dell’unità del Rito Romano è, secondo la mia esperienza, un atteggiamento molto lontano dalla realtà. Del resto mi rincresce un po’, che Lei non abbia percepito, nel mio intervento, l’invito rivolto ai “tradizionalisti” [...] a venirsi incontro verso la riconciliazione [...].

Tuttavia, La ringrazio per la Sua parresia, che mi ha permesso di discutere francamente su una realtà che ci sta ugualmente a cuore.

Con sentimenti di gratitudine per il lavoro che Lei svolge nella formazione dei futuri sacerdoti, La saluto

Suo nel Signore
+ Joseph Card. Ratzinger 

Pensiero del giorno

Vinci te stesso: cuor sollecito, generoso, ardente, senza capitolazione e riserva, per Dio e per il prossimo.


(Pensiero del Venerabile Pio Brunone Lanteri).

martedì 1 settembre 2026

Avviso da Milano

Da domenica 6 settembre la Messa in rito ambrosiano antico riprende ai consueti orari:

Ore 8.15 (letta) e ore 9.45 (cantata) presso la chiesa di Santa Maria alla Consolazione, sita in Largo Cairoli, fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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Siate militanti!

[Brani tratti dal discorso del Sommo Pontefice Pio XII rivolto alle "Giovanissime" della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, pronunciato domenica 2 ottobre 1955 nella Città del Vaticano].


Siate, finalmente, militanti.

Salvo il principio della legittima difesa (nel senso da Noi altre volte spiegato), le guerre materiali con scontri di armati, spargimento di sangue, distruzioni di vite e di beni, sono esecrate dalla Chiesa. Tuttavia non è forse la vita di ogni uomo quaggiù una vita di combattimento, e ogni cristiano, in particolare, non diviene forse soldato di Cristo, quando riceve il sacramento della Cresima? Nessuno vorrà dunque meravigliarsi, se parliamo di battaglia ad adolescenti cristiane, alle «Giovanissime» di Azione Cattolica. Militanti, infatti, significa combattenti. Ma è un combattimento di amore e la vittoria non uccide il vinto, nè lo incatena. La vittoria vivifica e libera.

Per essere militanti, bisogna essere eroiche. Siete pronte?

Per essere militanti, bisogna essere apostole. Lo volete?

Volete portare l'amore ove è l'odio? la purezza ove è la corruzione? la luce ove sono le tenebre? la vita ove è la morte? Volete rimettere Dio al suo posto, cioè in ogni luogo? Nelle scuole, nei Parlamenti, nella stampa, nei divertimenti, in ogni struttura umana. Volete che Gesù Cristo regni?

(...) Dilette figlie!  (...) Tornate alle opere vostre e combattete senza tregua, non perché si aprano le porte dell'inferno, ma affinché nel mondo e nei cuori regni Gesù, dolce Sovrano di amore.

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Somma certamente deve essere la cura del vescovo nell'ammettere i confessori, dai quali dipende il regolamento di tutte le coscienze del popolo. I confessori ignoranti o di mali costumi possono rovinare tutti gli altri; quindi è meglio averne pochi e buoni.


(Brano tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

lunedì 31 agosto 2026

Ritratto di un uomo da poco tempo spirato

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori (1696-1787), Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Vescovo di Sant'Agata dei Goti, Dottore della Chiesa, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti.


"Memento homo, quod pulvis es, et in pulverem reverteris". Considera, fratello, che sei di terra, ed in terra hai da tornare. Ora vedi, senti, parli e cammini. Verrà un giorno che più non vedrai, non sentirai, non parlerai, né camminerai. Quando l'anima tua si dividerà dal tuo corpo, il corpo resterà ad esser consumato dai vermi ed a farsi polvere; e l'anima si troverà in quell'eternità che t'avrai meritata colla tua vita.

Mio Dio, finora colla mia vita mi ho meritata la disgrazia vostra e l'inferno; ma voi non volete ch'io disperi, ma che mi penta, vi ami e speri.

Figurati di vedere un uomo, il di cui corpo poco prima è stato lasciato dall'anima. Mira in quel cadavere, che ancora sta sul letto, il capo caduto sul petto, i capelli scarmigliati ed ancora bagnati dal sudore della morte, gli occhi incavati, le guance smunte, la faccia di color di cenere, la lingua e le labbra nere; sicché ad ognun che lo guarda, fa nausea ed orrore. Ecco, lettor mio, in quale stato dee ridursi questo tuo corpo, che al presente tanto accarezzi.

Ah mio Dio, non voglio più resistere alle vostre chiamate. Che mi ritrovo delle soddisfazioni date al mio corpo, se non rimorsi di coscienza che continuamente mi affliggono? Oh fossi morto prima, e non v'avessi mai offeso!

Quando poi comincia a marcire il cadavere, dà maggiore orrore. Non saranno passate ancora venti ore che quel giovane è morto, e la puzza già si fa sentire. Bisogna aprir le finestra della camera e bruciare incenso, acciocché il fetore non ammorbi tutta la casa. Perciò si danno fretta i parenti per mandarlo alla sepoltura. Dunque se quel corpo è stato d'un nobile, l'esser stato più ben trattato in vita, a che servirà? servirà per rendere il fetore più insopportabile.

Caro mio Redentore, sapevo che con quel peccato vi davo un gran disgusto, eppure l'ho fatto. Per non perdere quella breve soddisfazione, mi son contentato di perdere il gran tesoro della vostra grazia. Mi butto addolorato ai piedi vostri, perdonatemi per quel sangue che avete sparso per me. Ricevetemi di nuovo nella vostra grazia, e poi castigatemi come volete. Accetto ogni castigo, ma non voglio restar privo del vostro amore. Vi amo, o Dio del mio cuore, vi amo più di me stesso. Fate che io vi sia fedele sino alla morte.

Maria, speranza mia, intercedete per me.


[Brano tratto da "Via della salute"].


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Pensiero del giorno


Oh benedette tribolazioni! Ci fanno ricorrere al celeste Consolatore. Quando siamo nelle prosperità, ci dimentichiamo di Dio, mentre nelle avversità cerchiamo in Lui ogni nostro conforto.

(San Francesco di Sales)

domenica 30 agosto 2026

I progressi nell'apostolato

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).



O Signore, uniscimi a te e la forza della tua carità accenda nel mio cuore la vera fiamma apostolica.

1 - S. Tommaso insegna: l’amore è come il fuoco, produce una fiamma e la fiamma dell’amore è lo zelo; se il fuoco arde intensamente, allora anche la fiamma che produce è divorante, intensa. Il vero zelo apostolico è la risultante spontanea, il frutto normale del contatto intimo dell'anima con Dio per mezzo dell’amore. Quanto più un’anima si unisce a Dio per amore, tanto più viene coinvolta nella fiamma della sua carità, perciò partecipa del suo amore infinito per gli uomini, del suo zelo eterno per la loro salvezza, sì che diventa necessariamente apostolica. [...]

2 - S. Teresa di Gesù ci presenta l'anima nel momento in cui - come conseguenza della carità che l’unisce a Dio - nasce in lei la fiamma interiore dell’apostolato. Si tratta di un’anima resa dall’abbandono e dall‘amore così sottomessa alla volontà di Dio «da non sapere né volere che una cosa: che Egli faccia di lei tutto quello che vuole»; e Dio, che la «ritiene tutta per sua... la segna col suo sigillo» infondendole un vivissimo dolore per i peccati degli uomini e un ardente desiderio d’immolarsi per la loro salvezza (cfr. M. V, 2, 12-14). In quest’anima la carità è cresciuta a tal punto da renderla capace di rinunciare effettivamente alla sua volontà per conformarsi in tutto alla volontà divina; anche di fronte a casi difficili ed imprevisti, che richiedono molto spirito di sacrificio, ella sa mettere da parte ogni ripugnanza e risentimento della natura, ogni veduta e desiderio personale per aderire al volere divino, sia che questo le si presenti sotto l’aspetto dei doveri quotidiani o per mezzo della voce esterna dell’obbedienza o di quella interiore dello Spirito Santo, come pure per mezzo delle circostanze della vita. È, dunque, un’anima veramente unita a Dio per amore, veramente data a lui, e Dio la prende e la lancia al servizio della Chiesa, delle anime, volendo valersi di lei per attuare il suo piano di salvezza e di santificazione dell’umanità.

In tal modo si destano nell’anima immense brame di apostolato, per nulla paragonabili a quelle che poteva nutrire per l’addietro: ella sente che non si appartiene più, che la sua vita è necessariamente legata a quella del divin Redentore e che, a imitazione di lui, deve dedicarla e consumarla tutta al servizio delle anime. Anche coloro che vivono apparentemente più isolati dal mondo e dal contatto esterno degli uomini - le claustrali nella loro clausura, i contemplativi nei loro eremi o deserti - giunti a questo stato, diventano eminentemente apostolici e tutta la loro vita di preghiera e di sacrificio si orienta verso un unico ideale: riparare i peccati dell’umanità, salvare le anime. Mentre i contemplativi sfogano questo zelo apostolico raddoppiando la loro immolazione nascosta, gli attivi, dediti alle opere esterne, trovano nella fiamma interiore, divampante dalla loro unione con Dio, l’impulso, la forza, il sostegno, la fecondità del loro apostolato. Ancora una volta bisogna concludere che la via per giungere al massimo rendimento apostolico è la via solitaria e silenziosa dell’unione con Dio.

Colloquio - «Dio mio, quanto fervore e quanta forza nella carità di un’anima che è unita a te per amore! Coloro che sono così presi da te non possono limitarsi al proprio profitto personale, né contentarsene; ma, siccome sembra loro che è poco andarsene soli in cielo, con una sollecitudine e con un affetto tutto celeste e con squisite diligenze si sforzano di condurre con sé molti altri. Fa’ o Signore, che simile a questo sia l’effetto del mio amore per te!» (cfr. G.C.).

«O Signore, da un’anima già risoluta ad amarti e tutta rimessa nelle tue mani, Tu non vuoi altro che desideri e cerchi quanto può di contribuire alla tua maggior gloria.

«Oh, la carità di coloro che ti amano veramente! Che riposo potrebbero mai avere se vedessero di poter contribuire, fosse pure per poco, acciocché un’anima si avanzasse e ti amasse di più, o solo per darle una consolazione e liberarla da un pericolo? Come diverrebbe insopportabile il loro riposo personale!

«O Signore, afflitta per la rovina di tante anime, se non posso giovare ad esse con le opere, voglio importunarti con la preghiera. Voglio rinunciare ad ogni mio contento, e lo stimo per ben perduto, voglio dimenticarmi totalmente di me stessa per non pensare che al modo migliore di compiere la tua volontà.

«Dio mio, più il tempo passa, più cresce in me il desiderio di contribuire al bene di qualche anima parendomi, molte volte, di essere come una persona in possesso di un grande tesoro, desiderosa di farne parte a tutti, ma impotente a distribuirlo perché con le mani legate. Non potendomi più contentare, inalzo a te la mia voce, supplicandoti di fornirmi qualche mezzo per cooperare a guadagnare almeno qualche anima al tuo servizio» (T. G. Fd. 5, 6 e 5; 1, 6 e 7).


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Se vogliamo giovare ai nostri fratelli e conquistare i loro cuori per orientarli al bene, alla verità, a Dio, dobbiamo servirci, non già della forza e dell’imposizione che inasprisce e provoca reazioni contrarie, ma della mansuetudine, della pazienza, della longanimità. È il metodo usato da Gesù, la cui missione è stata annunciata da lui stesso come un’opera di dolcezza [...].


[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].