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sabato 29 agosto 2026
Continua la buona battaglia in difesa della Tradizione
Pensiero del giorno
venerdì 28 agosto 2026
Sollevando i defunti si procura la gloria di Dio
Dio ha fatto tutto per la sua gloria; per sua gloria egli fece il cielo e la terra, si manifestò di frequente agli uomini, inviò fra noi l'unico suo Figlio, stabilì la santa Chiesa; per sua gloria dà la ricompensa della visione beata agli eletti. Amare e glorificare Dio è l'unica occupazione dei Santi in cielo; tale è pure la nostra destinazione ed il fine per cui Dio ci ha dato l'essere e la vita. Ora, fra i mezzi con i quali possiamo glorificare Dio e provargli il nostro amore, dobbiamo porre in primo luogo la devozione verso le anime purganti. Di fatto, fra le tenebre e le miserie di questa vita non possiamo conoscere, nè amar Dio convenientemente; solo in cielo, trovandosi i beati a faccia a faccia con Dio, hanno conoscenza chiara di lui e l'amano perciò di amore più ardente ed intenso. I loro atti di carità sono assai più elevati di quelli di Maria Maddalena stessa, di cui il Signore ha detto «che molto ha amato»; più ardenti di quelli di s. Pietro, che per tre volte afferma il suo amore per Gesù prendendo lui a testimonio. E sollevare, liberare le anime del purgatorio è un aprire loro il cielo, è metterle in stato d'indirizzare più presto a Dio i loro inni d'adorazione, di benedizioni, di rendimenti di grazie. Ma il merito di tutti questi inni di amore, di lode, non ridondano forse a favore di coloro, che con sofferenze misero le anime purganti in stato di produrli più presto? I loro perfetti atti di riconoscenza non suppliranno forse all'imperfezione dei nostri? non varranno essi a compensare il Signore delle ingiurie che i nostri peccati gli fanno? Noi, quantunque misere creature, abbiamo ricevuti molti e segnalati benefici da un Dio infinito, che ce li prodigò con affetto di padre, e dobbiamo rendergliene eterne azioni di grazie; ma quali ringraziamenti migliori di quelli che i beati possono rendergli per noi in cielo? Inoltre noi abbiamo commesso molti peccati; e quantunque non ne avessimo commesso che un solo, non potremmo, con tutte le nostre buone opere, riparare l'ingiuria fatta al Signore: quanto non dobbiamo stimarci felici di aprire il cielo ad anime, che, glorificando Dio, lo ricompenseranno delle nostre offese! Ma se amiamo Dio, ecco nuovo motivo per farci soccorrere le anime purganti. Il Signore brama sommamente d'aver presso di sè quelle anime che ama tanto: «fa sue delizie di stare con i figliuoli degli uomini» (Prov. VIII, 31), come se la compagnia delle sue creature aggiungesse qualche cosa alla sua eterna felicità, e non fosse appieno felice finché non l'ha comunicata loro. Ma la giustizia gli lega, per così dire, le mani, ed a noi spetta di liberar quelle anime con il soddisfare per loro. Dio misericordioso gioisce allorché spezziamo quelle funi; le riceve con gioia alla sua gloria; con il coronarle, corona i propri doni; vede in esse fruttare il sangue del suo divin Figlio, e serba quasi riconoscenza verso quelli che, liberandole dalla prigione e mettendole in libertà, permettono loro di glorificare il suo santo nome.
Aggiungiamo un'altra considerazione atta ad eccitare la nostra carità verso quelle sante anime: La gloria che Dio riceve dai soccorsi che loro procuriamo, è gloria assicurata. In esse non v'è mala volontà che possa impedire l'effetto dei nostri suffragi: quanto si acquista per loro è veramente e realmente acquistato. Le grazie che otteniamo per i vivi sovente rimangono sterili, ma nulla si perde di quanto facciamo per i defunti.
Pensiero del giorno
giovedì 27 agosto 2026
Difendere i valori non negoziabili

mercoledì 26 agosto 2026
Leonarda Collin ha patito 17 anni in purgatorio

L'indomani sul far del giorno, vide entrare nella sua stanza una giovane tutta vestita di bianco, con un contegno di bella modestia, che le chiede se è contenta di ricevere i suoi servizi e d'essere curata da lei. L'inferma, felice per questa offerta, risponde che niente le tornerà più gradito, e tosto la forestiera accende il fuoco, s'accosta ad Uga, dolcemente la ripone nel suo letto; poscia comincia a vegliarla e servirla come farebbe la più affezionata infermiera. Cosa meravigliosa! Il contatto delle mani di quella sconosciuta fu tanto benefico, che la moribonda se ne trovò grandemente sollevata e ben tosto si sentì interamente guarita. Allora essa volle assolutamente sapere chi fosse l'amabile sconosciuta, e la chiamò per interrogarla; ma questa si allontanò dicendo che ritornerebbe alla sera. Intanto lo sbalordimento, la curiosità furono estremi, quando si seppe di quella subitanea guarigione, e nella città di Dòle non si parlava che del misterioso avvenimento.
Quando la sconosciuta ritornò alla sera, disse ad Uga Roy, senza più cercare di nascondersi: «Sappiate, mia cara nipote, che io sono la vostra zia Leonarda Collin, morta da diciassette anni, lasciandovi erede della poca mia sostanza. Grazie alla divina bontà, io sono salva, e di tanta felicità sono debitrice alla Santa Vergine Maria, per la quale ebbi una grande divozione. Senza di lei io sarei perduta. Quando subitamente mi colpì la morte, era in peccato mortale, ma la Vergine misericordiosa in quel momento mi ottenne una perfetta contrizione, e così mi scampò dall'eterna dannazione. D'allora in poi io sono nel Purgatorio, ed il Signore mi permette di venire a compiere la mia espiazione servendovi per quaranta giorni. Terminato questo tempo, sarò liberata dalle mie pene se da parte vostra avrete la Carità di fare per me tre pellegrinaggi a tre santuari della Santa Vergine».
Uga, sbalordita, non sapendo che pensare di questo linguaggio, non potendo credere alla realtà di quella apparizione e temendo qualche insidia dello spirito maligno, consultò il suo confessore, il P. Antonio Rolland, gesuita, che la consigliò a minacciare alla sconosciuta gli esorcismi della Chiesa. Questa minaccia non la inquietò: tranquillamente disse che non temeva gli esorcismi della Chiesa. «Essi hanno forza, aggiunse, contro i demoni ed i dannati, ma nessuna contro le anime predestinate ed in grazia di Dio, come sono io». - Uga non era convinta. «Come mai, chiese alla giovane, potete essere la mia zia Leonarda? Questa era vecchia, debole, spiacevole e bisbetica, mentre voi siete giovane, dolce ed amabile. - Ah! mia nipote, rispose l'apparsa, il vero mio corpo si trova nella tomba, ove rimarrà fino alla risurrezione; quello che voi vedete è un altro corpo, miracolosamente formato dall'aria, per darmi modo di parlarvi, di servirvi e d'avere i vostri suffragi. Quanto al mio carattere difficile, collerico, diciassette anni di terribili sofferenze ben m'insegnarono la pazienza e la dolcezza. D'altronde, sappiate che in Purgatorio si è confermati in grazia, segnati col sigillo degli eletti, e perciò stesso esenti da ogni vizio».
Dopo tali spiegazioni, non era più possibile la incredulità. Uga, meravigliata al tempo stesso e riconoscente, con tutta contentezza ricevette i servizi che le erano resi durante i segnati quaranta giorni. Dessa sola poteva vedere ed udire la defunta, che veniva a certe ore e tosto scompariva. Appena le sue forze lo permisero, con tutta la divozione compì i pellegrinaggi che erano stati richiesti.
Al termine dei quaranta giorni, cessarono le apparizioni. Leonarda si mostrò un'ultima volta per annunziare la sua liberazione; allora trovavasi in uno stato d'incomparabile gloria, scintillante come un astro, e portava sul viso l’espressione della più perfetta beatitudine. Alla sua volta testificò alla nipote la propria riconoscenza, le promise di pregare per lei, per tutta la sua famiglia, e la impegnò a ricordarsi sempre, in mezzo alle pene della vita, del fine supremo di nostra esistenza, che è la salute dell'anima.
[Brano tratto da “Il dogma del Purgatorio”, di Padre Francesco Saverio Schouppe, traduzione di Don Antonio Buzzetti, tipografia e libreria San Giuseppe degli artigianelli, Imprimatur: Taurini, die 7 Aprilis, 1932, Can. Franciscus Paleari, Provic. Gen.].
Pensiero del giorno
martedì 25 agosto 2026
Don Bosco approfittava di ogni circostanza per cercare di salvare qualche anima
I Santi, al pensiero della eterna dannazione dei peccatori, moltiplicavano le loro fatiche per salvarne più che fosse possibile. Tra i Santi è da ricordare Don Bosco, giustamente denominato «pescatore di anime». Quanto disse e fece per l'altrui salvezza eterna!
Pensava sempre alle anime, anche nei suoi misteriosi «sogni». Conosciutane una bisognosa, non se la faceva scappare. Un giorno d'inverno era caduta la neve e Don Bosco era per via. Un operaio, passandogli vicino, scivolò e stava per battere a terra. Il Santo lo sostenne. L'operaio, riconoscente, disse: Se non fosse stato per lei, sarei caduto a terra! -
Don Bosco colse l'occasione per dirgli una buona parola: Oh, potessi aiutarla perché non abbia a cadere nell'inferno! -
L'operaio rifletté e rispose: Ho proprio bisogno del Sacerdote! E’ tanto che sto lontano da Dio! Verrò presto a trovarla per confessarmi. -
Don Bosco dopo qualche tempo ricevette la visita dell'operaio e così poté metterlo in carreggiata.
[Brano tratto da "Satana nel mondo", di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989), zelante sacerdote salesiano].
Pensiero del giorno
Non invidiare i grandi del mondo delle loro ricchezze, onori, dignità ed applausi che ricevono dagli uomini; ma invidiare coloro che più amano Gesù Cristo, che certamente vivono più contenti dei primi re della terra; e ringraziare il Signore della luce con cui ci fa conoscere la vanità di tutti questi beni mondani, per cui tanti miseri si perdono.
lunedì 24 agosto 2026
Il gran pensiero: "Magna cogitatio"
[Brani tratti da "Via della salute"]
Pensiero del giorno
Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un'infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!(San Giuseppe Moscati)
domenica 23 agosto 2026
Un assassino pentito
Nel novembre del 1967 partivo in macchina da Ancona; feci una visita alla Santa Casa di Loreto, poi una tappa a Recanati per vedere l'abitazione di Giacomo Leopardi e dopo mi spinsi sino a Macerata.
Qui cercai e trovai chi da tempo desideravo vedere: l'uccisore di Santa Maria Goretti, Alessandro Serenelli.
Era ed è tuttora nel convento dei Padri Francescani; non è Frate, ma vive con loro.
Ci scambiammo un abbraccio ed un bacio. Parlammo a lungo.
Guardavo il Serenelli e pensavo: Ecco qui un assassino, che ha dato una Santa alla Chiesa di Dio! È grande la Provvidenza Divina, che dal male sa ricavare il bene!
A diciotto anni, spinto da malvagia passione, crivellò di coltellate il puro corpo di Mariettina Goretti.
Il suo delitto indignò il mondo.
È vero che il Serenelli è stato un assassino, però si è riabilitato con il vero pentimento e la lunga penitenza.
Gli domandai:
- Lei che concetto aveva della Goretti prima ancora di ucciderla?
- Era una santina. Il mio fu un momento di pazzia. Sono tanto pentito del mio delitto. Scontai nelle varie Case Penali; quattro anni mi furono tolti per amnistia e ventisei anni li trascorsi nella cella. Appena uscito dal carcere, andai a gettarmi ai piedi di Assunta, la madre di Mariettina, domandando perdono. Ebbi una dolce visione della Santa, che poi narrai a Roma ai Monsignori prima che la fanciulla fosse santificata.
- Signor Alessandro, non pensi più al passato. Ripari sempre il suo delitto, facendo opere buone e pregando. Le raccomando la Comunione.
- Tutti i giorni mi comunico; e poi ... preghiere, Rosari, visite a Gesù Sacramentato. -
Serenelli è così pentito del suo omicidio, che vuol lasciare un documento ai posteri. Con i piccoli risparmi ha pensato di fare erigere un monumento di marmo « La statua del perdono », raffigurante la giovane Goretti in posizione eretta e lui in ginocchio, ai suoi piedi, implorante perdono.
Un solo delitto commise il Serenelli e per tutta la vita lo sta riparando.
E quelli che hanno le mani macchiate di sangue e non per uno ma forse per più delitti, togliendo la vita ai pargoli, quale pentimento ne hanno e quale penitenza ne fanno?
Per costoro: o dura penitenza e forte riparazione, oppure eterna dannazione!
[Brano tratto da "Satana nel mondo" di Don Giuseppe Tomaselli; imprimatur: + Francesco Tortora, Vescovo-Prelato, S. Lucia del Mela 13 - 5 - 1968].












