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mercoledì 4 novembre 2026

Un prete zelante

Padre Vincenzo Cuomo
Anni fa un gentile lettore del blog mi parlava diverse volte del compianto Don Vincenzo Cuomo. Era un prete napoletano "more antiquo", sempre in talare, retta dottrina, ore in confessionale, ottimo direttore spirituale, esorcista impavido, nemico delle mode indecenti, devotissimo della Madonna... insomma, era un degno concittadino di Sant'Alfonso Maria de Liguori e di Don Dolindo Ruotolo (uno dei più grandi esegeti del XX secolo). E così gli chiesi di parlarmi un po' più diffusamente di "Padre Cuomo", poiché mi edifica molto sentire le gesta dei preti zelanti. Ripubblico volentieri la sua testimonianza:

[...] È sempre stato coerente con la sua vocazione, in maniera eroica, praticando prima ciò che predicava. Diceva sempre che "Iesus fecit et docuit", non solo "docuit". Il cristiano, ci diceva, deve fare tutto ciò che Gesù ha detto, fatto, pensato, eccetera. Padre Cuomo s'è conformato completamente a Gesù, nell'umiltà più totale, nella purezza (non ha mai permesso ad una donna di baciarlo sulla guancia o di stargli a contatto; diceva: "baciate le mani del Sacerdote, non la guancia; le mani sono consacrate, la faccia no"), nella predicazione ardente contro il peccato e il modernismo, portando sempre e solo la veste talare (sempre la stessa, senza alcuno sfarzo, pur essendo monsignore, con il tricorno). Era molto severo, moralmente, contro il peccato, ma misericordioso verso il peccatore; cioè, sapeva far capire al peccatore, talvolta con metodi abbastanza bruschi, i suoi errori. Quando necessario, con grande carità, negava l'assoluzione, anche se non aveva velleità di imitare P. Pio (di cui pur era figlio spirituale, oltre che di Don Dolindo). Quando, però, constatava che non c'erano le disposizioni adatte, agiva di conseguenza. Da questi gesti, però, si evinceva un grande zelo per la salvezza dell'anima del penitente e per la gloria di Dio. In confessione era estremamente concreto: non amava le chiacchiere. Esigeva che il penitente andasse al dunque, evitando di parlare di cose superflue. Era molto bravo a levare gli scrupoli (a me li ha fatti passare). Quando qualcuno aveva, tuttavia, bisogno di parlare più diffusamente, trovava il tempo per ascoltarlo (in genere, invero, si rendeva conto subito di cosa avesse bisogno). Aveva molti figli spirituali, anche se non tutti avevano il coraggio di confessarsi da lui, a causa della sua severità. Eppure, anche quando mi correggeva, sentivo il padre che rimprovera il figlio per il suo bene, non per capriccio, ed oggi, dopo tante brutte esperienze fatte con certi confessori, sento sempre più la sua mancanza. Sotto di lui sono usciti tanti Sacerdoti e Suore (circa una ventina), soprattutto frati e suore francescane dell'Immacolata, ma anche suore francescane immacolatine. P. Stefano Manelli lo stimava moltissimo. Ci teneva molto ad assicurarsi che quelli che gli dicevano di avere la vocazione, l'avessero realmente. Li inviava spesso a Frigento per lunghi e frequenti ritiri.

Era una persona, nonostante l'austerità, molto gioiosa: faceva, quando opportuno, qualche battuta in dialetto e così, talvolta, sdrammatizzava e risolveva problemi spirituali e pratici che sembravano insolubili. Soprattutto, erano tante le persone sofferenti che quotidianamente si recavano da lui e, da un suo sorriso, ricevevano conforto. Con tre parole, aveva formulato diagnosi, prognosi e terapia di un problema.

Scriveva anche poesie, libri e canzoncine (magari, te ne manderò qualcuna, appena riuscirò a trascriverle). Era innamoratissimo della Madonna: la sua giornata cominciava alle 04:15 con la recita delle prime tre corone del S. Rosario e le Lodi. Alle 05:45 era già in confessionale. Alle 07:00 celebrava la S. Messa. Andava ogni anno in pellegrinaggio a Lourdes e a Fatima. Aveva anche una statua della Madonna di Fatima, acquistata a Fatima, che aveva pianto: il 13 marzo del 1980, infatti, avendo ricevuto notizia di un numero notevole di Sacerdoti spretati che incitavano i confratelli a seguire il loro esempio, aveva riunito 13 sacerdoti per pregare e riparare davanti a questa statua. A mezzogiorno, la statua cominciò, presenti questi tredici, a sudare abbondantemente e a piangere. Il fenomeno non si è più ripetuto, quindi non poté far fare analisi, ma ogni anno, il 13 marzo, celebrava la S. Messa con processione per riparare le offese contro il Cuore Immacolato di Maria.

Il mercoledì, dalle 05:00 alle 12:00 -ma anche gli altri giorni e in altri orari -, riceveva gli indemoniati: l'Arcivescovo di Napoli (se non erro, il Card. Ursi), gli conferì il mandato dopo una terribile prova capitatagli negli anni settanta, in cui una donna lo aveva calunniato. Per l'eroicità della sua sopportazione, l'Arcivescovo ritenne che fosse la persona più adatta a svolgere tale delicato incarico. E andavano da lui casi gravi, molti dei quali guariti. Solo un aneddoto: una volta, quand'era alle prime armi, mise le mani sulle spalle dell'ossesso, dicendo che Cristo prendeva possesso di quell'anima. Il demonio urlò: "leva queste mani; mi stai bruciando!". Padre Cuomo rispose che le sue mani erano fredde. "non sono le tue mani", sentenziò il diavolo. Dovette comprare il mercurio cromo, perché sulle spalle della persona c'erano delle ustioni. Per questo ci teneva tanto al baciamano, perché le mani del Sacerdote sono le mani di Gesù.

Ho scritto molte, troppe cose... In sintesi, era santo perché s'è lasciato plasmare completamente da Mamma Maria, nel cui Cuore Immacolato sempre si rifugiava. Ah, non si è mai lasciato ingannare dal modernismo. Era un tradizionalista DOC, ma non criticava mai la gerarchia in sé e per sé. Insegnava, però, tranquillamente la retta dottrina della Chiesa. [...] Amava la Messa di sempre (me lo ha detto varie volte), anche se, dopo la promulgazione del motu proprio, non ha potuto celebrarla a causa delle precarie condizioni di salute. È morto il 18 luglio 2009, dopo un calvario di sofferenze fisiche e familiari. Una prima grazia l'ha fatta ad un malato che era in coma. Al risveglio, ha detto che al suo fianco a lui c'era un anziano Sacerdote, con la talare nera che si chiamava P. Cuomo.

Pensiero del giorno (San Carlo)

Vescovo di fronte a un altare tradizionale
Un'anima è una diocesi abbastanza vasta per un vescovo.


(San Carlo Borromeo)

martedì 3 novembre 2026

Ignoranza religiosa

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


Le opere buone sono meritorie quando chi le compie ha l'amicizia di Dio, cioè si trova senza peccato mortale.

Immaginiamo il giorno dei Morti, cioè il 2 novembre. Anche gl'indifferenti e gli irreligiosi, al pensiero dei cari defunti, vanno in Chiesa. Si ascoltano forse parecchie Messe, si recitano Rosari, si danno offerte ai poveri... tutto per suffragare i propri morti.

Direi a costoro: Avete voi fatto quest'anno il Precetto di Pasqua?... No?... Ai vostri morti non avete dato nessun sollievo! I vostri suffragi sono nulli, perchè siete in peccato mortale.

Direi ad altri: Avete nel cuore dell'odio mortale verso qualcuno?... Vivete nell'immoralità?... Commettete senza rimorso e pentimento mancanze contro la purezza?... Tralasciate la Messa la domenica senza una necessità proprio grave (...)?... Avete confessati questi peccati e li avete detestati?... No?... Ai vostri morti non giunge alcun suffragio per tutte le opere buone che fate per loro! -

Lo stesso si dica di quelli che pregano ogni giorno per i propri defunti e non si trovano in grazia di Dio.

In conclusione: Perchè si possano suffragare le anime del Purgatorio, è necessario essere in grazia di Dio. Chi non lo fosse, ricorra subito al Sacramento della Confessione.

Si fa notare che le opere buone fatte dal peccatore, possono giovare al peccatore stesso, per ottenere da Dio la grazia della sua conversione.

Ignoranza religiosa

La sorte dell'al di là dipende da questa vita. Poichè l'eternità dipende dallo stato in cui si trova l'anima nell'ora della morte, si crede bene ora dare le norme pratiche per giovare ai moribondi, affinchè non vadano all'inferno ed anche abbrevino il Purgatorio più che sia possibile.

Ho dovuto assistere al trapasso di centinaia di uomini e di donne. Ho trovato famiglie veramente cristiane, ma anche di quelle pagane. Ecco un piccolo saggio.

- Signorina, ho saputo che suo fratello sta molto male. Come Sacerdote, non essendo stato chiamato, vengo spontaneamente. Chi sa io possa amministrargli i Sacramenti!

- Mio fratello è un santo! Non ha peccati da confessare! Se vede lei, muore prima del tempo! -

Non potei confessarlo, perchè non capiva più. Sapevo però che non andava mai in Chiesa, mai si comunicava e bestemmiava come un ossesso!... Per la sorella era un santo!... -

- Scusi, signore, mi ha chiamato ora per assistere il babbo! Da una settimana è stato in gravi condizioni!

- E' vero! Ma siccome sino a questa mattina l'ammalato comprendeva, non potevo chiamare il Prete!

- Ma ora che non capisce nulla, come può ricevere con frutto i Sacramenti? Posso amministrarglieli «sotto condizione». Dio solo sa quale utilità possano apportargli. -

Un altro caso.

Il Sacerdote viene chiamato d'urgenza. Una donna sta per morire. Dopo aver preso l'occorrente in Chiesa, cioè il Viatico e l'Olio Santo, il Sacerdote giunge all'abitazione indicata. Batte al portone e si affaccia una donna.

- Reverendo, non c'è bisogno; potete ritornare a casa vostra!

- Mi hanno avvisato che qui trovasi un'ammalata grave!

- Era grave. Siccome ora ha ripreso il respiro e riaperto gli occhi, non c'è più bisogno del Prete!... -

Un caso ancora:

Andai, con non poco sacrificio, al letto di un moribondo. Dopo averlo incoraggiato, gli dissi: Ora fate la Confessione e poi riceverete Gesù Sacramentato.

- Non occorre far questo!

- Ed allora, perchè mi avete fatto chiamare con tanta premura?

- Siccome mi sento male, se non chiamassi il Prete, alla mia morte la gente cosa direbbe?... Neppure il Prete ha voluto!... Basta quindi che siate entrato in casa mia!

- Ma come, siete con un piede nella fossa ed ancora pensate alla gente ed all'occhio sociale?... Preoccupatevi dell'anima vostra!... -

Ce ne volle per convincerlo!

Questi piccoli esempi, che potrei moltiplicare, fanno vedere l'incoscienza di tanti in caso di malattia. Non si pensa che anche nell'ultima ora, prima che Iddio chiami al giudizio, si possono regolare i conti di tutta la vita. Il buon ladrone andò in Paradiso, perchè nell'ultima ora ottenne da Gesù Crocifisso il perdono.

Si aiutino perciò gli ammalati gravi a riconciliarsi con Dio ed a ricevere in tempo i Conforti Religiosi.


Chiamare subito il Sacerdote!

Come è peccato grave tralasciare il Precetto di Pasqua, così è grave non ricevere per colpa propria il Santo Viatico al termine della vita. Tante volte l'infermo non è consapevole del suo stato; sono perciò responsabili i parenti se non s'interessano che egli riceva il Viatico.

Taluni non vogliono parlare agli infermi di Comunione, per non impressionarli. Ma questa è fede? Questo è amore ai propri cari? E se l'ammalato morisse in disgrazia di Dio, di chi sarebbe la colpa?

E quando l'anima sarà piombata nel fuoco dell'inferno, contro chi imprecherà?... Oh, se potessero uscire dall'inferno tanti dannati, come si avventerebbero contro i familiari!... - Per voi sono nel luogo dei tormenti!:.. Ah, se aveste chiamato il Sacerdote nell'ultima ora, sarei salvo!... -

Non pochi genitori e figli credono di essere caritatevoli verso i moribondi non chiamando il Sacerdote e non riflettono che sono crudeli, perversi ed empi, perchè cooperano all'eterna perdizione dei congiunti!

E non s'impressiona l'infermo, quando si fa la consulta medica attorno al letto?... Eppure, per amore del corpo, la consulta, si fa!... E non si preoccupa l'ammalato, allorchè d'urgenza, di notte tempo è trasportato in clinica?... Con tutto ciò, si corre alla clinica!... E non pensa l'infermo che ormai sta per chiudersi la sua vita, quando i parenti corrono a chiamare il notaio per il testamento?... Trattandosi di denaro, nessuna delicatezza per il moribondo! Riguardo all'anima si agisce ben diversamente!


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

L’orazione di raccoglimento consiste nel prendere coscienza di questa grande realtà: Dio è in me, l’anima mia è il suo tempio, nell'intimità di questo tempio mi raccolgo per adorarlo, per amarlo, per unirmi a lui.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

lunedì 2 novembre 2026

Aiutare i genitori defunti

Nell’aprile del 2020 è morta la madre di Elvira, pseudonimo usato da una gentilissima signora per pubblicare i suoi scritti sul blog. Quando mi ha comunicato la notizia sono rimasto colpito dalla sua serenità. Ovviamente "leggendo tra le righe" si capiva che il suo cuore era addolorato per la perdita di colei che l’ha messa al mondo, ma ho apprezzato molto la visione soprannaturale con cui ha accettato questa enorme sofferenza. Pubblico la lettera che le scrissi in quella occasione e, a seguire, la sua cordiale risposta.


Carissima sorella in Cristo, in questo momento di sofferenza e tristezza desidero manifestarti il mio cordoglio e la mia vicinanza per la dipartita della tua mamma.

Fino ad ora il lutto che mi ha provato più duramente è avvenuto nel 2015 quando è morta mia nonna. Quel giorno mi sono riaffiorati nella mente tanti ricordi dei momenti trascorsi assieme.

Probabilmente anche a te in queste ore sono riaffiorati nella mente tanti bei ricordi: quando tua madre ti cantava le canzoncine per farti fare la nanna; quando ti metteva il grembiule prima di portarti all'asilo; il primo giorno di scuola; i giorni in cui faceva i preparativi per il Natale; le domeniche in cui pranzavate assieme in famiglia; il giorno del tuo matrimonio; i giorni nei quali ha preso in braccio per la prima volta i tuoi figli; ecc. La tua gratitudine e il tuo amore nei confronti della donna che ti ha messo al mondo e ti ha nutrito quando eri piccina non sono terminati. Lei e il tuo papà hanno fatto tanto per te, adesso tu desideri fare qualcosa per i tuoi cari genitori defunti. Caritas Christi urget nos!

Un giorno in una visione la Beata Anna Katharina Emmerick vide nel purgatorio le anime di persone che nel mondo erano appartenute alla religione protestante e che erano morte in stato di grazia (forse erano in buona fede o forse si sono convertite al cattolicesimo in punto di morte). Ma poiché i protestanti non credono nell'esistenza del purgatorio, quelle anime non ricevevano suffragi dai loro parenti rimasti sulla Terra.

Grazie a Dio tu sei cattolica e sai che l'offrire il Santo Sacrificio della Messa è l'atto più efficace che possiamo compiere per aiutare le anime del purgatorio. Ma possiamo offrire in loro suffragio qualsiasi opera buona. Anche l'atto di carità fraterna che oggi hai compiuto per me, del quale ti ringrazio di cuore, puoi offrirlo a Dio in suffragio delle anime dei tuoi parenti defunti. La tua mamma e il tuo papà hanno fatto tanto per te, adesso puoi fare tanto per loro offrendo le tue buone opere (preghiere, mortificazioni, paziente sopportazione delle sofferenze, ecc.) che compi ogni giorno.

Nella nostra società edonista dilagano l'egoismo e l'ingratitudine. Tu invece sei grata ai tuoi genitori per tutte le opere buone che hanno compiuto (tu stessa sei il frutto del bene che si sono scambiati quando erano su questa Terra), li ami ancora tanto e desideri compiere numerose opere in suffragio loro e di tutti gli altri parenti defunti, tra cui i nonni. Offrendo suffragi per i defunti non farai contenti solo loro, ma soprattutto Gesù buono, il quale arde dal desiderio di abbracciare nella Patria Celeste le anime, per salvare le quali si immolò morendo tra atroci dolori sulla croce del Golgota.

La sofferenza che stai patendo e le lacrime che stai versando non sono sprecate se le offrirai a Gesù per dargli gusto e per suffragare le anime di coloro che hai tanto amato e che ami ancora adesso, anche se non sono più accanto a noi.

In queste ore di tristezza causata dal lutto sento un gran desiderio di pregare sia per te, affinché il Signore ti doni il suo conforto, sia in suffragio delle anime dei tuoi genitori, visto che è anche grazie a loro se ho una carissima amica come te, verso cui nutro tanta stima e gratitudine.

So che in momenti come questi le parole riescono ben poco ad alleviare la sofferenza, ma spero almeno di essere riuscito a darti un pizzico di conforto e a rinfocolare la speranza. Vorrei fare ancora di più per te. Ti rimango vicino nella preghiera.

Rinnovandoti la mia fraterna amicizia ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter


Caro fratello in Cristo, grazie delle tue care parole che arrivano sempre al cuore. Quando penso ai miei genitori provo sempre un senso di calore e gratitudine per avermi sempre insegnato e indirizzato verso il bene, il bene vero.

Grazie anche per avere chiesto una preghiera per la mia cara mamma a tutti i lettori del blog. È stata una vera sorpresa.

Elvira

Pensiero del giorno

(Dal testamento spirituale del Cardinale Giuseppe Siri).


Cari fratelli, vi lascio per entrare nella vita eterna. Vi attendo tutti, poiché ho la umile speranza che il Signore mi accolga con sé. Abbiate pietà di me, perché con le vostre preghiere spero sia abbreviato il mio Purgatorio.

domenica 1 novembre 2026

Morte infelice del peccatore e morte felice dei santi


Brani tratti da "Via della salute", di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.



Morte infelice del peccatore

Povero infermo! miratelo, come sta oppresso dai dolori! Oimè già sta vicino a morire, suda freddo, gli manca il respiro, patisce continui deliri; e quando sta in sé, sta colla testa sì svanita e debole che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Ma il peggio è che avvicinandosi già alla morte, invece di pensare ai conti, che tra poco deve rendere a Dio, non pensa che ai medici e rimedi, che possano dalla morte liberarlo. E quelli che gli stanno dintorno, invece di esortarlo ad unirsi con Dio, lo lusingano che sta meglio, o pure tacciono per non disturbarlo. Ah mio Dio, liberatemi da una morte così infelice.

Ma già finalmente il sacerdote gli avvisa la vicina morte con dirgli: "Fratello, voi state male, bisogna che vi licenziate dal mondo e vi uniate con Dio con prendere i Sacramenti". A questa notizia funesta, che confusione succede, che malinconia, che angustie di coscienza, oh che tempesta! Allora gli verranno avanti agli occhi alla confusa i peccati commessi, i lumi di Dio disprezzati, le promesse trascurate e tanti anni tutti perduti. Allora il misero infermo aprirà gli occhi a vedere le verità eterne, di cui in vita ha fatto poco conto. Oh Dio, qual terrore allora gli apporteranno i soli nomi di disgrazia di Dio, di morte, di giudizio, d'inferno, d'eternità!

Gesù mio, pietà, perdono, non m'abbandonate. Conosco il male che ho fatto in disprezzarvi, vorrei morirne di dolore. Aiutatemi, Dio mio, ed aiutatemi presto a mutar vita.

Dirà allora l'afflitto moribondo: "Oh pazzo che sono stato! O vita mia perduta! poteva farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora che posso far più? La testa mi vacilla, l'affanno mi opprime e non mi permette di attuare la mente a fare un atto buono. Che ne sarà di me tra pochi momenti! Come così morendo posso salvarmi?"

Vorrebbe egli tempo per rimediare, ma è finito il tempo. "Oimè (dice) questo sudor freddo è segno ch'è prossima la morte; già comincio a perdere la vista, a perdere il respiro, già non posso più parlare, né muovermi". E così fra tante confusioni, diffidenze e spaventi l'anima dovrà separarsi dal corpo e comparire avanti a Gesù Cristo.

Gesù mio, la morte vostra è la speranza mia. V'amo sopra ogni bene, e perché v'amo, mi pento d'avervi offeso.

Maria Madre di Dio, pregate Gesù per me.


Morte felice dei santi

La morte ai santi è premio, non castigo: ella dai santi è desiderata, non abborrita. E come può essere abborrita, se la morte per essi è termine delle loro pene, dei combattimenti e dei pericoli di perdere Dio? Quel "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo" ["Parti anima cristiana da questo mondo", è una frase tratta da una preghiera per i moribondi, n.d.r.], che tanto spaventa i peccatori, è il giubilo d'un'anima che ama Dio. Ella non già s'affligge nel lasciare i beni di questa terra, perché Dio è stato l'unico suo bene: non nel lasciare gli onori, perché gli ha disprezzati e stimati per quel fumo che sono, non nel lasciare gli amici e i parenti, perché li ha amati solo per Dio. Onde siccome in vita è andata sempre dicendo: "Deus meus et omnia" [Dio mio e mio tutto]: così con più gaudio lo va dicendo in morte, accostandosi il tempo di andare a veder Dio, e d'amarlo da faccia a faccia in paradiso.

Non l'affliggono neppure i dolori della morte, anzi gode nell'offrire quelle ultime reliquie di sua vita in segno d'affetto al suo Dio, unendo le pene della sua morte colle pene di Gesù moribondo in croce. Il sol pensiero che finisce il tempo di poter peccare e perdere il suo Dio, la colmerà di gioia. Non lascerà l'inferno d'ingerirle diffidenze, col ricordarle i peccati commessi; ma se gli avrà pianti per più anni, e poi avrà amato di cuore Gesù Cristo, ben egli le darà confidenza.

Ah Gesù mio, quanto voi siete buono e fedele ad un'anima, che vi cerca e v'ama. 

Siccome i peccatori che muoiono in peccato, cominciano sin dal tempo della loro morte a provar certi saggi d'inferno, colle angustie interne e smanie che sentono; così all'incontro l'anime buone in morte provano certi saggi di paradiso. Quegli atti di confidenza e d'amore a Dio, di ansia di vederlo, fanno che cominci a provare quel gaudio, che poi compitamente avrà in cielo. Quale allegrezza le apporterà specialmente il SS. Viatico [la Comunione che si dà ai moribondi n.d.r.], che le sarà portato nella sua camera! Dirà, come disse appunto S. Filippo Neri nel tempo di sua morte: "Ecco il mio bene". (...) [Io] vi dirò con S. Bernardo: "Vulnera tua merita mea". Le vostre piaghe sono la speranza mia.

Deh mio Dio, se sto in grazia vostra, come spero, fatemi presto morire, acciocché presto venga a vedervi ed amarvi da faccia a faccia, e mi assicuri di non potervi più perdere.

Maria, madre mia, ottenetemi una santa morte.


lll

Pensiero del giorno

Volta della cupola del Santuario di Pompei
Oh quanto si rallegrano i santi in cielo, non già di aver avuti onori e piaceri in questa terra, ma di aver patito per Gesù Cristo! tutto è poco quel che passa; solo è grande quello ch'è eterno e non passa mai.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

sabato 31 ottobre 2026

Un prezioso sacrificio di una suora

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli


Un sacrificio, anche piccolo, compiuto con l'intenzione di aiutare le anime del Purgatorio, ottiene il suo effetto.

Una Suora era afflitta per la morte di un'amica. Un giorno, sentendo sete, mentre stava già per bere, ebbe l'ispirazione di privarsene per dare suffragio alla defunta. Lo stesso giorno le apparve l'amica e la ringraziò: Quell'acqua di cui ti sei privata per me, è caduta come pioggia refrigerante sopra le mie fiamme. Sono venuta a ringraziarti del pietoso atto. -

Quanti piccoli sacrifici si potrebbero compiere a beneficio dei morti! Basta volerlo!... Privarsi di un frutto... Rinunziare ad un rinfresco... Frenare uno sguardo di curiosità... Leggere con un po' di ritardo una lettera desiderata.,. Mortificare la simpatia... Non evitare la compagnia di persona antipatica... Ubbidire prontamente in qualche cosa spiacevole... Frenare la collera... Mortificare la lingua nell'impazienza, tacendo... Perdonare un'offesa... Fare un favore a chi non lo meriterebbe... Ricevere in silenzio un rimprovero... Portare abiti modesti... ecc.

Ci sono delle persone che si offrono anche come vittima per le anime purganti. Il Signore gradisce molto questo atto di generosità.

Santa Lutgarda volle applicare tutte le sue opere buone in suffragio del suo Confessore defunto. Gesù le apparve e le disse: Continua pure, figlia mia, ad offrirmi atti di suffragio, che io terrò conto di queste tue intenzioni. Il tuo Confessore presto uscirà dal Purgatorio. - Invogliata da queste parole, la Santa si offrì vittima di espiazione in luogo del defunto. Trascorso qualche tempo le apparve il Confessore: Sono in Paradiso! Senza le tue mortificazioni avrei dovuto penare in Purgatorio ancora per undici anni. -

A Santa Caterina da Siena era morto il genitore; mentre il cadavere si deponeva nella cassa, la Santa disse: O Gesù, se mio padre dovesse soffrire in Purgatorio, preferirei scontare io per lui anche per tutta la vita! -

All'improvviso, dice la Santa, mi sopraggiunse un dolcissimo dolore al fianco, che mi accompagna da anni notte e giorno.

Gesù aveva accettato l'offerta.


Le indulgenze

Un potente aiuto ai morti si può apportare con l'applicazione delle sante indulgenze.

L'indulgenza è una remissione di pena temporanea meritata peccando, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia di Dio.

L'indulgenza si dice parziale, quando rimette solo una parte della pena; si dice plenaria, quando rimette tutta la pena.

Alcune indulgenze si possono applicare o a noi o ai defunti; altre invece soltanto ai defunti.

[...]

L'Atto Eroico

Si viene ora a spiegare l'essenza dell'Atto Eroico di carità e la sua importanza, non potendosi apprezzare ciò che non si conosce.

Quando si compie un'opera buona, anche minima, si acquista un grado di gloria eterna, che potrà perdersi solo con il peccato mortale; tale merito non può cedersi ad altri. La stessa opera buona compiuta mette l'anima in condizione di ricevere grazie da Dio. Oltre a ciò, questa opera buona fa scontare parte della pena temporanea dovuta ai peccati. Quest'ultimo merito, chiamato « soddisfattorio », si può cedere o in parte o totalmente.

Chi cede il merito soddisfattorio di ogni opera buona fatta in vita e cede inoltre i suffragi che potrà ricevere dopo la morte, compie un'opera eccellentissima, detta comunemente Atto Eroico di carità.

Chi fa quest'Atto dovrebbe poi scontare in Purgatorio tutta la pena dovuta alle proprie colpe. In questo però c'è da guadagnare.

Ad una persona ignorante sembra inutile, anzi dannoso, consegnare il proprio denaro alla banca; eppure questo è un bel mezzo non soltanto per conservare il capitale, ma anche per accrescerlo. Lo stesso avviene nell'ordine spirituale. I propri meriti si mettono nelle mani di Dio e della Madonna a vantaggio delle anime purganti e vanno aumentando i meriti di gloria eterna, perchè avvalorati dalla carità.

Comunemente si crede che coloro i quali fanno l'Atto Eroico, abbiano a stare in Purgatorio poco tempo, nella speranza che il Signore usi verso di costoro la misericordia che essi hanno avuto verso le anime purganti. Ci si basa sulle parole di Gesù: Con la misura, con la quale avrete misurato agli altri, sarà misurato anche a voi!... Date uno e riceverete cento! -

Come si vede, ci si guadagna a fare l'Atto Eroico.

Non è necessaria una formula speciale per emettere questo Atto; può farsi anche mentalmente. Tuttavia potrebbe servire la seguente formula:

«Mio Dio, metto nelle vostre mani e in quelle della Madonna tutte le mie opere soddisfattorie, che farò in vita, e quelle che gli altri faranno per me dopo la mia morte, affinchè servano di suffragio alle anime del Purgatorio. Io mi rimetto alla vostra misericordia ».

L'Atto Eroico si può annullare, o ritirare, senza essere rei di peccato.

E' bene notare che, anche dopo questa offerta, si può pregare per qualunque bisogno proprio.

Che il Signore ispiri a molti di compiere l'Atto Eroico di carità!


[Brano tratto da "I nostri morti - La casa di tutti", di Don Giuseppe Tomaselli, imprimatur: Catanae die 3 novembris 1953, Can. Nicolaus Ciancio, Vic. Gen.].

Pensiero del giorno

Cardinale Ildefonso Schuster
[Brano tratto dall'ultimo discorso del grande cardinale Ildefonso Schuster tenuto ai chierici radunati presso il seminario di Venegono, pochi giorni prima della sua morte avvenuta nel 1954].


Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione; ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di Don Orione e Don Calabria? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi: ha paura, invece, della nostra santità.

venerdì 30 ottobre 2026

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Sacro Cuore
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Pillole di Teologia Morale: è lecito desiderare la morte?

Sant'Alfonso
Ci sono dei casi in cui è lecito desiderare di morire? Ecco cosa scrisse in proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa e Patrono universale dei Confessori e dei Moralisti:

* Se alcuno si desiderasse la morte per andare in paradiso a starsene con Gesù Cristo, come desiderava s. Paolo: Coarctor... desiderium habens dissolvi, et esse cum Christo: o per liberarsi dal pericolo di offendere Dio, oppure per liberarsi da qualche gran travaglio che potesse indurlo a disperarsi, o a commettere qualche altro peccato, come Elia che desiderava morire per liberarsi dalla persecuzione della regina Iezabele, allora sarebbe lecito; ma non è lecito poi desiderarsi la morte per rabbia ed impazienza.

* Così anche Soto, [e altri autori...] permettono il desiderare la morte propria, quando alcuno stimasse meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce. E ciò non mi pare improbabile


P. S. Onde evitare che qualche persona con problemi psichici possa interpretare male le parole alfonsiane, preciso che, se nei casi sopra descritti è lecito desiderare la morte, non è lecito togliersi la vita (suicidio) o metterla a repentaglio senza giusta e proporzionata causa (ad esempio "giocando" alla "roulette russa"). 

Pensiero del giorno

Guardatevi dalle vendette, dagli odi, dalle mormorazioni; e fate ai vostri simili tutto il bene che potete, siano amici siano nemici, non conta nulla. Fate il bene per amor di Dio.


[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

giovedì 29 ottobre 2026

Resurrezione dei corpi nel Giudizio finale

[Brano tratto da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti].


Ha da venire un giorno, che sarà l'ultimo de' giorni, con cui finirà tutta la scena di questo mondo. Prima della venuta del giudice verrà fuoco dal cielo, che brucerà la terra e tutte le cose di questa terra. [...] Sicché in quel giorno ogni cosa di questa terra sarà ridotta in cenere.

Oh Dio che sembreranno allora tutte le vanità di questo mondo per cui tanti si perdono! Qual comparsa allora faranno tutte le maggiori dignità della terra, le porpore, gli scettri e le corone! Oh pazzia di chi l'ha amate! Ed oh pianto di chi per queste vanità avrà perduto Dio!

"Canet tuba, et mortui resurgent" (I. Cor. 15. 52). Questa tromba chiamerà tutti gli uomini a risorgere e comparire al giudizio. Oh come compariranno belli e risplenderanno i corpi de' Beati! "Tunc iusti fulgebunt sicut sol" (Matth. 13. 43). All'incontro come compariranno orridi e deformi i corpi de' dannati! Qual pena avranno quelle anime infelici in esser riunite a quei corpi, per cui soddisfare han perduto il paradiso e Dio, dovendo allora esser gittate ad ardere insieme coll'anime loro nel fuoco eterno! O felici coloro che han negati ai loro sensi quei gusti, ch'eran disgusti a Dio; e per tenerli maggiormente a freno, gli hanno mortificati coi digiuni e colle penitenze!

Ah Gesù mio, "non avertas faciem tuam a me", non mi voltate la faccia, com'io meriterei. Quante volte per soddisfare i miei sensi ho rinunziato alla vostra amicizia! O fossi morto prima, che darvi questo disonore. Abbiate pietà di me.

Risorti che saranno tutti gli uomini, saran dagli Angioli chiamati a comparire nella valle di Giosafat, per esser in pubblico giudicati alla presenza di tutti gli uomini [...].

Ah mio Dio, ancor io dunque dovrò venire a questa valle; ivi chi sa in qual luogo mi toccherà di stare, fra gli eletti in gloria o tra i dannati in catene? Amato mio Redentore, il sangue vostro è la speranza mia. Misero, quante volte ho meritato d'esser mandato all'inferno a star sempre lontano da voi, senza potervi più amare! No, Gesù mio, io vi voglio amare per sempre in questa vita e nell'altra. Non permettete ch'io col peccato mi separi più da voi. Voi sapete la mia debolezza, aiutatemi sempre, Gesù mio, non mi abbandonate.

Maria, avvocata mia, ottenetemi la santa perseveranza.


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Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
L’amore tende per sua natura all’unità, vuole la piena fusione dei cuori; e Dio, il quale ama infinitamente le anime che lo cercano con affetto sincero, nulla più desidera che unirle a sé.

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].