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martedì 20 novembre 2018

Circa il numero dei dannati

Tempo fa mi ha scritto un caro lettore (e generoso sostenitore) del blog, il quale era rimasto terrorizzato dopo aver trovato da qualche parte delle cifre spaventose sul numero dei dannati: su decine di migliaia di persone morte nella stessa ora, solo poche si sarebbero salvate. Possono essere cifre reali? Io non so qual è la percentuale delle anime che si dannano, ma non penso che questi numeri siano fondati. E posso dimostrarlo. Ecco la mia risposta a quel lettore.


Caro fratello in Cristo, ti ringrazio di avermi scritto, così mi dai la possibilità di chiarire questo argomento sul quale avevo già riflettuto in passato. Ho letto nelle “Prediche quaresimali” di San Leonardo da Porto Maurizio (che a sua volta citava San Vincenzo Ferrer) che un eremita morto nella stessa ora in cui morì San Bernardo, apparve al suo vescovo, al quale disse che in tutto il mondo in quella stessa ora morirono 30.000 persone, delle quali due andarono in paradiso (lui e San Bernardo), tre andarono in purgatorio, e tutte le altre all'inferno.

Ho fatto due conti e ho constatato che non possono essere dati reali, infatti è impossibile che a quei tempi morissero 30 mila persone all'ora, perché altrimenti i morti in un anno sarebbero stati circa 260 milioni, mentre secondo gli storici intorno all'anno 1.000 (San Bernardo è morto nel 1153) la popolazione mondiale era di circa 300 milioni. Senza contare il fatto che a quei tempi la mortalità infantile era altissima, mentre è da presumere che tra i 30.000 non sono stati conteggiati i bimbi, perché altrimenti avrebbero fatto aumentare il numero dei salvati. Infatti i bambini morti prima di raggiungere l'età della ragione (la quale in genere viene raggiunta attorno ai 7 anni) non possono andare all'inferno, perché sono incapaci di avere piena avvertenza della gravità di un peccato mortale.

Quindi se ai 30.000 morti adulti sommiamo pure i bambini, i decessi complessivi in un anno non sarebbero stati “solo” 260 milioni, ma molti di più. Pertanto il numero dei morti sarebbe stato superiore a quello dei vivi. È impossibile, perché altrimenti gli esseri umani si sarebbero già estinti da secoli, mentre invece sono aumentati in modo esponenziale. 

Questo racconto sul numero dei dannati è stato riportato da santi scrittori, i quali non potettero verificare l'infondatezza delle cifre, visto che non sapevano quanto fosse numerosa la popolazione mondiale ai tempi di San Bernardo. 

San Remigio, Santa Teresa, Sant'Alfonso, ecc. dicevano che la maggioranza dei cristiani adulti va all'inferno (figuriamoci i non cristiani), ma non dicevano che si salva solo lo 0,017% della popolazione (cioè 5 su 30.000). Certi numeri infondati servono solo a seminare disperazione. 

Io ho molte speranze che la percentuale degli adulti che si salvano sia più alta di un misero 0,017%. Ci sono tanti racconti di persone che poco prima di morire si sono riconciliate con Dio, tramite la Confessione o almeno con un atto di contrizione perfetta. Per esempio Sant'Alfonso nel libro "Le Glorie di Maria" racconta di una prostituta che quando morì, tutti pensarono che si fosse dannata. Ma poi la sua anima apparve a una monaca per chiederle di pregare per lei che stava in purgatorio. La monaca le chiese come avesse fatto a salvarsi. L'anima le rispose che vedendosi ormai vicina alla morte, invocò la Madonna, la quale le ottene la grazia di fare un atto di contrizione perfetta (cioè il pentimento scaturito principalmente dalla consapevolezza che coi peccati abbiamo offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa), e così venne perdonata dal Signore e si salvò.

Santa Faustina Kowalska nel suo diario racconta che una volta chiese a Gesù di salvare tutte le anime delle persone che in tutto il mondo sarebbero morte in quel giorno, e il Redentore l'esaudì. Se pensiamo che oggi tanta gente recita la Coroncina della Divina Misericordia, possiamo sperare che un bel numero di anime riesca a convertirsi prima di morire. 

Lo stesso Gesù confidò a suor Consolata Betrone che una sola giaculatoria "Gesù, Maria, vi amo, salvate tutte le anime!", detta con devozione può salvare un'anima. E in un giorno chissà quante giaculatorie vengono dette nel mondo da persone pie (ad esempio dalle suore di clausura). Io penso che tante anime vadano all'inferno (come ha detto la Madonna a Fatima), ma non che la quasi totalità della popolazione si danni.

Insomma, non dobbiamo pensare che vadano tutti in paradiso, ma neanche che quasi tutti si dannino. Dobbiamo cercare di vivere sempre in grazia di Dio e impegnarci seriamente a salvarci, senza però vivere nel terrore e sprofondare nella disperazione. Per salvarsi l'anima basta avere buona volontà ed essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di non peccare mortalmente. Poi bisogna sperare nei meriti della Passione di Cristo e affidarsi alla Divina Misericordia. 

Spero di averti tranquillizzato un po'. Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria, 

Cordialiter



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Pensiero del giorno

[Il latino...] è un chiaro e nobile indizio dell’unità e un efficace antidoto contro tutte le corruzioni della pura dottrina.



(Papa Pio XII)

lunedì 19 novembre 2018

Avviso da Roma

Domenica 25 novembre alle ore 18, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma, nella cappella dello Spirito Santo, sarà celebrata una Messa in rito antico. Recita del Santo Rosario alle ore 17:30.







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Odio del mondo verso i preti

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


L'umanità pervertita vorrebbe fare a meno di Dio, o meglio, della morale. Vorrebbe distruggere tutto ciò che è freno alle passioni e controllo all'operato. Il pensiero di un Essere Supremo, che tutto vede e tutto deve ripagare, è troppo molesto. Conviene quindi ai cattivi combattere contro Dio; ma siccome non possono vederlo ed abbatterlo direttamente, si avventano come cani idrofobi contro i suoi Ministri, cioè i Sacerdoti.
- « Abbasso i Preti! » « Morte alle vesti nere! » si grida alle volte sulle piazze, si scrive anche sui muri e sulle testate dei giornali!

[...]

Eccomi in giro per la mia Parrocchia. La benedizione delle case nel tempo di Pasqua occupa parecchie ore della mia giornata di lavoro. In ogni famiglia porto un raggio di luce e di conforto. Qui si estingue un odio familiare; là si conforta un ammalato; in un'altra casa bisognosa si lascia un'offerta.
Mentre aspergo con l'acqua benedetta le varie camere di una famiglia, presenti tutti i membri, battono alla porta ed entra un omaccione. Questi, a vedermi, resta interdetto e subito dice: - Me ne vado, perchè c'è il Prete!
- No, esclamo io, voi non uscirete di qua se prima non mi abbiate ascoltato! -
Mi metto alla porta d'ingresso per impedirne l'uscita e comincio:
- Dunque, voi avete paura di entrare qui perchè c'è un Prete! ... Se avete da dire qualche cosa contro di me, parlate pure! -
L'anticlericale tace.
- Sapreste dirmi il motivo di questa avversione al Prete?... Non sapete che cosa dire?... Allora parlo io!... Voi vedete nel Prete un rimprovero alla vostra condotta immorale. L'uomo onesto non ha paura del Ministro di Dio. Il vostro atteggiamento è un'accusa! Chi sfugge il Prete, d'ordinario parla scandalosamente, tradisce la moglie, bestemmia ed è alla famiglia di peso più che di sollievo. Vostro fratello fu ammazzato da un mafioso e la vostra famiglia è guardata con disprezzo da tutta questa zona!

- Caro compare, esclama il padrone di casa, questo Reverendo vi ha fatto il ritratto!...
- A parte i commenti, continuo io; ho poco da aggiungere. Se adesso volete andare via, uscite pure! Non so se debba far paura io con la veste nera e la coscienza serena anziché voi ... con il cuore infangato! -
L'omaccione non dice una sillaba; resta fermo a pensare.

[...]

Andare a visitare i carcerati è un'opera di carità. Il sacerdote facilmente può entrare nelle prigioni e parlare ai detenuti.
Entro nella Casa Penale di Noto. Cinquecento carcerati. Mentre m'intrattengo con il maresciallo, entrano altri quattro inquilini.
Appena si annunzia il mio arrivo, è un senso di gioia in tutto il carcere. Un detenuto mi abbraccia piangendo.
- Reverendo, dice il maresciallo, costui è l'essere più pericoloso che abbiamo in questa galera.
- Eppure non sembrerebbe!
- Davanti a lei diventa un agnello; ma è pericoloso assai. Ha di già trenta anni di pena e l'altro giorno fece un attentato in una cella. Voleva uccidere un suo avversario.
- Beh! Parliamo di altro! ... Intanto, caro amico; accettate questo pacco di sigarette ed un po' di dolci! -
Il detenuto è commosso assai. Inizio la visita alle celle. Entro nella celletta 49, ove trascorse tanti anni Alessandro Serenelli, l'uccisore di Santa Maria Goretti; vi trovo rinchiuso un altro omicida.
Poveri carcerati! Ognuno ha un romanzo nella sua vita. Sui visi di tutti si legge l'abbattimento morale.
- Padre, mi dice un tale, venite spesso a trovarci! La venuta di un Sacerdote per noi è sollievo!
- Verrei più spesso, ma non sempre ho i mezzi. Venendo qui, ho bisogno di una buona sommetta; conviene portare qualche cosa!
- Non preoccupatevi di questo! A noi detenuti basta il buon cuore! ... Quanto bisogno abbiamo di conforto! Io sono di Roma e mi sento affranto dalla vergogna e dalla lontananza della mia famiglia!... -
Le numerose celle richiederebbero giornate intere per essere visitate; questa volta mi limito a quelle del pianterreno. V'impiego quasi cinque ore.
Eccomi davanti ad una cella; per economia di tempo non vi entro, ma parlo attraverso lo sportellino a grata.
Vedo un uomo sui cinquant'anni; va su e giù per la piccola cella, meditando. - Amico mio, gradite una visitina? - Mi dà un'occhiata di disprezzo e ripiglia il suo passeggio.
- Dunque, mi sembrate nuovo di questo carcere. Gli altri detenuti sono lieti d'intrattenersi con me. Avvicinatevi allo sportellino! -
Di nuovo rivolta le spalle e passeggia. - Accettate almeno questo sigaro, così svagate un po' la mente!
- Non occorre, portatelo ad altri.
- Se non volete fumare, accettate un po' di caramelle croccanti!
- Non ne ho bisogno!
- Ma insomma, è la prima volta che ci vediamo e già siamo nemici! Perché?
- Perché siete Prete!...
- Almeno diamoci una stretta di mano! -
Il detenuto mi fissa fieramente, stende la mano dallo sportellino ed esclama:
- Vi stringo la mano come uomo. Non come Prete! . .. -
Mi allontano, dopo avergli stretta calorosamente la mano, e penso: Un omicida, condannato per trent'anni in galera, si vergogna di stringere la mano a me ... perché Prete! ... Secondo costui, il Prete è più che un assassino, inferiore agli uomini più abietti!... Povero cieco! Se da bambino avesse avvicinato il Sacerdote, se da giovane avesse seguito gli insegnamenti che il Prete impartisce in Chiesa, non sarebbe rinchiuso in questa galera! ...
Esco dal carcere alle due del pomeriggio e mi avvio alla stazione. Lungo il tragitto, e proprio sulla via principale, leggo sul muro « Abbasso i Preti ». [...]

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Diligite inimicos vestros, benefacite his qui oderunt vos, et orate pro persequentibus et calumniantibus vos. 


(Luca VI, 15)

domenica 18 novembre 2018

Promuovere la vita eremitica

Oltre alla vocazione alla vita religiosa è mio intento promuovere anche la vocazione alla vita eremitica. Ma come si diventa eremita? A tal proposito ripubblico l'intervista a una lettrice del blog che desiderava diventare eremita diocesana.


D.: I mondani pensano che la vita eremitica non serva a nulla e sia scelta da persone asociali che non sanno vivere in società. Puoi spiegarci qual è lo scopo della vita eremitica?

R.: La vocazione eremitica fa parte di quelle chiamate ad una vita contemplativa che non possono essere qualificate attraverso la categoria dell’utilità. Per questo motivo non solo le persone non credenti, ma spesso anche tante di quelle credenti, fanno fatica a comprenderne il senso, poiché essa non esprime un ministero materiale all’interno della comunità sia ecclesiastica sia sociale. Tuttavia l’eremita non è una persona asociale che desidera fuggire dalla società e dalla vita insieme con gli altri uomini, ma è una persona che riceve da parte del Signore una chiamata particolare a vivere nel silenzio e nella solitudine una più profonda comunione con Lui, rendendosi più vicino ai fratelli attraverso la sua vita di preghiera e totale consacrazione al Signore. Ogni vocazione è un dono, ed è un dono per la persona che la riceve e per tutta l’umanità. Lo scopo della vita eremitica è dunque duplice: dedicarsi esclusivamente alla ricerca del Volto di Dio attraverso una vita semplice di silenzio e solitudine, lavoro e preghiera; intercedere attraverso la consacrazione della propria vita, in unione al sacrificio di Cristo, per l’umanità intera.


D.: Come viene vissuta la giornata-tipo dell’eremita?

R.: La giornata-tipo dell’eremita è trascorsa per la quasi totalità del tempo nel silenzio e nella solitudine all’interno dell’eremo. Qui l’eremita prega e lavora, e accoglie quanti si rivolgono a lui per vivere un momento di preghiera nella solitudine o per ricevere una parola di consiglio. Non esistono degli orari rigidi attraverso i quali si possa delineare la giornata-tipo perché la vocazione eremitica è strettamente personale e ogni eremita discerne insieme al suo direttore spirituale e al vescovo che l’accoglie come strutturare la sua vita, spesso con una regola ma senza una eccessiva rigidità. Possiamo comunque dire qualcosa di più approfondito circa la preghiera, il lavoro e l’accoglienza. Generalmente alla preghiera è dedicato il più ampio spazio nella giornata eremitica. La maggior pare degli eremiti prega la Liturgia delle Ore e dedica ampio spazio alla preghiera silenziosa come la lectio divina, l’orazione e l’adorazione. Il lavoro dell’eremita deve essere compatibile con la sua vocazione, quindi un lavoro che consenta di non allontanarsi dall’eremo e che possa essere svolto nella solitudine e nel silenzio. Vengono privilegiati i lavori manuali quali pittura o scrittura di icone, ricamo, lavoro della terra, qualche lavoretto redazionale fatto al computer e poi consegnato tramite posta elettronica. L’accoglienza è forse il punto in cui si trovano le maggiori differenze: ci sono eremiti che accolgono ogni giorno per qualche ora; altri che scelgono di incontrare più raramente i visitatori; altri che, vivendo in strutture molto grandi, mettono degli spazi a disposizione di chi voglia trascorrere dei periodi di ritiro, naturalmente senza interferire con la vita dell’eremo.


D.: Come si diventa eremita diocesano?

R.: La vita dell’eremita diocesano è regolata dal Codice di Diritto Canonico al §2 del can. 603 (LEV), che qui riportiamo per intero:

Can. 603 - §1. Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica con la quale i fedeli, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, nella assidua preghiera e penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo.

§2. L’eremita è riconosciuto dal diritto come dedicato a Dio nella vita consacrata se professa pubblicamente i tre consigli evangelici, confermandoli con voto o con altro vincolo sacro, nelle mani del vescovo diocesano e sotto la sua guida osserva il programma di vita che gli è propria.

L’eremita diocesano ha dunque come suo legittimo superiore il vescovo della diocesi in cui viene accolto. Per questo, dopo un cammino di discernimento spirituale con una guida e dopo una prima esperienza di almeno qualche settimana di vita eremitica, l’aspirante eremita si rivolge al vescovo della diocesi in cui vorrebbe vivere presentando con semplicità e chiarezza il suo progetto di vita. Sarà il vescovo poi a decidere se accogliere o meno questa forma di vita nella sua diocesi. Nel caso in cui non venga accolto, l’eremita può rivolgersi a qualsiasi altra diocesi. Nel caso invece in cui venga accolto, insieme al vescovo decide in quale luogo andare a vivere e concorda le tappe e i tempi del percorso di consacrazione e prima di pronunciare i voti, nella preghiera e con l’esperienza di vita, scrive la regola che dovrà essere approvata dal vescovo.


D.: Come fanno gli eremiti a sostenersi economicamente?

R.: Non facendo parte di una comunità religiosa, l’eremita deve provvedere da solo al suo sostentamento. La vita eremitica è una vita semplice e sobria, sono tanti gli eremiti che affermano di vivere con circa 200 euro al mese. Alcuni fanno dei lavori manuali che vendono, altri lavorano la terra e si nutrono del lavoro delle proprie mani, altri ancora (la maggior parte) si affidano totalmente o quasi alla Provvidenza, che non fa loro mancare il necessario.


D.: La vocazione eremitica è ancora di attualità, oppure sta scomparendo?

R.: La vocazione eremitica è una delle vocazioni più antiche che la Chiesa conosca. In alcuni periodi è stata più in auge, in altri è quasi scomparsa. Attualmente ci troviamo in un momento di fioritura e nuova diffusione di questa forma di vita che già dagli anni ’50-’60 del secolo scorso ha visto una forte ripresa e con il riconoscimento nel Codice di Diritto Canonico del 1983 ha ricevuto un'agevolazione e una maggiore tutela per la concreta attuazione.


D.: Che cos’è che affascina tanto della vita eremitica?

R.: Senza dubbio della vocazione eremitica ciò che colpisce è la radicalità, la testimonianza di una vita esclusivamente dedicata a Dio. Questo è un primo aspetto che spaventa ma che allo stesso tempo attira in una società che cammina in senso contrario a questo tipo di scelta, in una società in cui sembra sempre più che l’identità della persona sia definita da ciò che si possiede piuttosto che da ciò che si è nel profondo del proprio cuore, da cui spesso si cerca di scappare. La vita eremitica fa proprio l’opposto: la sua semplicità e il suo silenzio spogliano pian piano il cuore e lo rendono libero e accogliente per essere incontrato da Dio, per essere colmato dal Suo amore, per scoprire in questo amore l’unica sorgente e l’unico cibo della propria vita. Un altro aspetto che attira della vita eremitica è la sua povertà, non tanto quella materiale, quanto quella interiore: lasciare tutto e affidarsi totalmente al Padre, come Gesù nel deserto, confidare solo in Lui e rimettere nelle Sue mani la propria vita. Un ultimo aspetto che affascina della vita eremitica è la pace e la serenità d’animo che colmano profondamente il cuore dell’eremita e attirano tante persone a pregare con lui o a chiedere una sua parola di conforto, di consiglio, nella ricerca di quella stessa pace e gioia per cui tutti siamo stati creati e alla quale tutti aneliamo, verso la quale molti sperano di trovare la strada con l’aiuto di chi sembra averla già raggiunta o, quantomeno, vi è da lungo tempo incamminato.

Pensiero del giorno

Poichè l'amore soprannaturale del prossimo è anch'esso un atto d'amor di Dio, tutti i servizi che rendiamo ai nostri fratelli, vedendo in loro un riflesso delle divine perfezioni, o (...) vedendo in loro Gesù Cristo, diventano tutti atti d'amore che ci fanno avanzare verso la santità. Amare dunque Dio e il prossimo per Dio, ecco il segreto della perfezione, purchè su questa terra vi si aggiunga il sacrificio.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928).

sabato 17 novembre 2018

Messa per i parenti defunti di tutti i lettori

Martedì 20 novembre verrà celebrata una Santa Messa in suffragio delle anime dei parenti defunti di tutti i lettori del blog.

Ringrazio di cuore il caritatevole sacerdote celebrante.

Disposizioni per trar profitto dalla S. Messa

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


Quali sono dunque le disposizioni che dobbiamo avere per trar profitto da questo potente mezzo di santificazione? La disposizione fondamentale, che comprende tutte le altre, è di aderire con umiltà e confidenza ai sentimenti espressi dalla vittima divina, di comunicarvi, di farli nostri, adempiendo così ciò che il Pontificale vuole dai sacerdoti "Agnoscite quod agitis, imitamini quod tractatis". Al che del resto c'invita la Chiesa nella santa sua liturgia.

a) Nella messa dei catecumeni, che va fino all'Offertorio esclusivamente, ci fa entrare in sentimenti di penitenza e di contrizione (Confiteor, Aufer a nobis, Oramus te, Kyrie eleison), di adorazione e di riconoscenza (Gloria in excelsis), di ferventi petizioni (Collette) e di fede sincera (Epistola, Vangelo e Credo).

b) Viene appresso il gran dramma: 1) l'offerta della vittima all'Offertorio per la salute di tutto il genere umano, "pro nostra et totius mundi salute"; l'offerta del popolo cristiano in unione alla vittima principale, "in spiritu humilitatis et in animo contrito suscipiamur a te, Domine," -- seguita da una preghiera alla SS. Trinità perchè benedica ed accetti quest'offerta dell'intiero Cristo mistico. 2) Il prefazio annunzia l'azione propriamente detta, il Canone in cui si rinnova la mistica immolazione della vittima, e la Chiesa c'invita a unirci agli Angeli e ai Santi, ma principalmente al Verbo Incarnato, per ringraziare Dio, proclamarne la santità, implorarne gli aiuti per la Chiesa, pel suo capo visibile, per i suoi vescovi, per i fedeli, in particolare per quelli che vi assistono e per tutti quelli che ci sono più cari. Allora il sacerdote, entrando in comunione con la SS. Vergine, coi SS. Apostoli, coi Martiri e con tutti i Santi, si trasporta in spirito all'ultima Cena, s'identifica col Sommo Sacerdote e ripete con Lui le parole che Gesù pronunziò nel Cenacolo. Obbedendo alla sua voce, il Verbo Incarnato discende sull'altare, col suo corpo e col suo sangue, e silenziosamente adora e prega in nome suo e nostro. Il popolo cristiano si curva, adora la vittima divina, s'unisce ai suoi sentimenti, alle sue adorazioni, alle sue domande, e si studia d'immolarsi con lei, offrendo alcuni suoi piccoli sacrifici "per ipsum, et cum ipso, et in ipso".

3) Col Pater incomincia la preparazione alla Comunione. Membri del corpo mistico di Gesù, ripetiamo la preghiera ch'Egli stesso ci insegnò, il Pater, offrendo con lui i nostri doveri religiosi e le nostre umili suppliche, domandando particolarmente quel pane eucaristico che ci libererà da tutti i nostri mali e ci darà, col perdono dei peccati, la pace dell'anima e l'unione permanente con Gesù, "et a te nunquam separari permittas". Allora, protestando, come il centurione, la propria indegnità e chiedendo umilmente perdono, il sacerdote e, dopo di lui, il popolo fedele mangia e beve il corpo e il sangue del Salvatore, s'unisce dal profondo dell'anima all'intiero Gesù, ai più intimi suoi sentimenti; e per mezzo suo a Dio stesso e alla SS. Trinità. Il mistero dell'unione è compìto: noi non facciamo più che una cosa sola con Gesù, e non facendo egli che una cosa sola col Padre e col Figlio, la preghiera sacerdotale del Salvatore nell'ultima Cena è avverata: "Io in loro e tu in me, affinchè siano perfetti nell'unità: Ego in eis et tu in me, ut sint consummati in unum".

Non resta più che ringraziar Dio di quest'immenso beneficio; il che facciamo nel Postcommunio e nelle preghiere che seguono. La benedizione del sacerdote ci comunica i tesori della SS. Trinità; l'ultimo Vangelo ci ricorda le glorie del Verbo Incarnato, che è nuovamente venuto ad abitare in mezzo a noi e che noi ci portiamo via pieno di grazia e di verità, per attingere nel corso della giornata a questa fonte di vita e vivere d'una vita simile a quella dello stesso Gesù.

È chiaro che l'assistere alla santa messa o celebrarla con queste disposizioni è un santificarsi e coltivare nel modo più perfetto possibile la vita soprannaturale che è in noi. Quel che diremo sulla santa comunione ce lo mostrerà anche meglio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

La conoscenza di Dio non unisce soltanto la nostra intelligenza al pensiero divino ma tende all'amore, perchè tutto è amabile in Dio.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

venerdì 16 novembre 2018

La Chiesa è indefettibile!

Tutti coloro che amano davvero il Redentore Divino hanno il cuore in lacrime nel constatare le devastazioni spirituali causate dall'armata modernista negli ultimi decenni. Nemmeno i barbari causarono tante macerie. Nessuno di noi nega la catastrofe spirituale provocata dal modernismo, tuttavia non bisogna cadere nel pessimismo e... nell'eresia. Ho notato, purtroppo, che alcune persone che dicono di essere legate alla Tradizione Cattolica, in realtà cadono in un grave errore dottrinale quando, commentando la situazione attuale, dicono che ormai la Chiesa è finita e non c'è più speranza di salvarla dalle grinfie dei modernisti. A costoro vorrei ricordare che la Chiesa Cattolica è indefettibile, cioè non può mai venir meno. È un vero scandalo affermare pubblicamente il contrario. Se un tale non crede più all'indefettibilità della Chiesa, che razza di cattolico è? Anche Lutero non credeva che la Chiesa Cattolica fosse indefettibile. Insomma, certi personaggi sono sempre pronti ad accusare il prossimo di deriva modernista, e poi loro per primi cadono in gravi errori dottrinali. Spero che tra i lettori del blog non ci siano persone che non credono più all'indefettibilità e alla perennità dell'unica Chiesa fondata da Cristo Redentore. Comunque sia, fa bene a tutti ripassare un po' di buona dottrina. A tal proposito riporto alcuni brani tratti dalla "Somma di Teologia dogmatica" del sac. Giuseppe Casali, Edizioni Regnum Christi, 1956.

Le proprietà della Chiesa

Oltre le note distintive della Chiesa, che abbiamo studiato, essa ha altre caratteristiche di prerogative, doni e proprietà, che Cristo le ha dato. Di alcune di esse abbiamo già parlato quando abbiamo detto della sua visibilità e perennità, o indefettibilità che cioè non può venire mai meno. Così pure dei suoi carismi, dei quali parleremo di nuovo quando tratteremo della Chiesa Corpo Mistico del Cristo. Della Sua infallibilità tratteremo nello studio della costituzione giuridica della Chiesa. Altrettanto diciamo della Chiesa come Società Perfetta.

Qui però dobbiamo, fra le varie prerogative, esaminare meglio la sua INDEFETTIBILITÀ e la sua NECESSITÀ.

L'indefettibilità della Chiesa

Ne abbiamo già parlato, dimostrando che Gesù ha fondato la sua Chiesa per la salvezza di tutti gli uomini e quindi per tutti i luoghi e tutti i tempi. Qui però dobbiamo ritornare sull’argomento per completarlo sotto altri aspetti. 

Enunziamo perciò la seguente:

TESI - La Chiesa Cattolica Romana è indefettibile cioè perenne e sostanzialmente immutabile.

É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Il Concilio Laterano IV ha condannato come erronea la teoria dell’Abate Gioacchino De’ Flora (sec. XIII) che diceva che il regno di Gesù Cristo sarebbe finito per dar luogo al regno dello Spirito Santo. Così pure, fra i Protestanti, gli Avventisti aspettano la venuta di un nuovo regno di Dio.

I Modernisti dicono che la costituzione organica della Chiesa non è immutabile, ma la società Cristiana è soggetta a una continua evoluzione come qualsiasi altra società umana. Contro costoro dovremo invece dimostrare che la Chiesa durerà quanto l’umanità senza mutamenti sostanziali nella sua dottrina, nel suo culto e nella sua costituzione.

PROVA:

A) DALLE PROMESSE DI CRISTO: «Io sono con voi fino alla fine dei secoli» (Mt. 28, 20) «Io pregherò il Padre e vi manderà un altro Consolatore che resti con voi per sempre» (Gv. 14, 16). Con queste parole Gesù non solo fa vedere che la sua Chiesa resterà fino alla fine del mondo, ma avrà l’assistenza dello Spirito Santo per conservare intatta la sua dottrina. Egli promette ancora che sarà fondata sulla pietra incrollabile e «le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa».

Venti secoli stanno a provare l’esatto adempimento di questa promessa. Non le persecuzioni romane soffocarono la Chiesa nel suo nascere, non i tiranni di qualsiasi tempo che avevano preconizzato la fine della Chiesa. Essi, coi loro eserciti e il loro immenso potere terreno, scomparvero e la Chiesa, inerme, propagata da poveri pescatori continua il suo trionfo nei secoli.

B) DALLA TRADIZIONE. S. Agostino (Serm. 1 c. 6) dice che la «Vera Chiesa, la Chiesa Cattolica, pugna contro tutte le eresie, può pugnare ma non può essere espugnata. Tutte le eresie si staccano da lei come tralci inutili tagliati dalla vite, ed essa rimane nella radice, nella sua vita, nella sua carità».

C) LA RAGIONE lo conferma. Gesù ha fondato la sua Chiesa per portare la salvezza a tutti gli uomini. Ma hanno necessità di questa salvezza tutti gli uomini in tutti i tempi fino alla fine del mondo.

LA CHIESA RESTERÀ SOSTANZIALMENTE IMMUTABILE, poiché essa continuerà ad esistere nel modo in cui l’ha concepita Cristo. Essa come meglio vedremo, è un organismo vivente. Ogni progresso e accrescimento di un organismo vivente lascia l’organismo sempre lo stesso. Così la Chiesa nei suoi sviluppi storici resta sempre la stessa sostanzialmente, cogli stessi dogmi, la stessa morale, lo stesso culto, come stanno a dimostrarlo venti secoli di storia.

PER I DOGMI: Ciò che crediamo oggi è ciò che credevano i primi cristiani, anche se alcune verità sono state più chiaramente presentate sono sempre le stesse.

[...] La COSTITUZIONE della Chiesa col suo Capo visibile e la sua Gerarchia, rimane identica nei secoli.

Pensiero del giorno

Eleemosyna ab omni peccato et a morte liberat.


(Liber Tobiæ IV, 11)

giovedì 15 novembre 2018

Incoraggiare i fedeli a frequentare la liturgia tradizionale

Anni fa, sul blog di un noto vaticanista, dissi che solo una parte dei cattolici ha la preparazione adeguata per poter assistere al Santo Sacrificio della Messa celebrato secondo l'antico “Missale Romanum” codificato da San Pio V. Del resto, anche Papa Benedetto XVI nella lettera accompagnatoria al Motu Proprio “Summorum Pontificum” ha affermato che l'uso dell'antica liturgia presuppone adeguate conoscenze liturgiche e linguistiche. In fondo si tratta solo di imparare alcune preghiere in latino (la maggior parte delle quali dovremmo già conoscerle in italiano), qualche canto gregoriano e capire che andare a Messa è come andare al Calvario, dove Cristo si è immolato per espiare i nostri peccati. Insomma, avevo detto che secondo me la liturgia tradizionale è indicata solo per quei fedeli con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa. Pensiamo ad esempio al momento della Consacrazione, mentre il sacerdote recita a bassa voce il Canone Romano, in quei lunghi minuti di apparente silenzio è difficile che un fedele che ignora l’essenza sacrificale della Messa e non ha un’intensa vita spirituale, si metta a fare orazione mentale sulla dolorosa Passione di Gesù Cristo e ad offrire all’Eterno Padre il Santo Sacrificio per la salvezza delle anime.

Un sacerdote intervenne sul blog facendo qualche distinguo circa la mia affermazione: “la Messa tridentina è adatta solo a persone con un’intensa vita spirituale e con un’adeguata istruzione religiosa”. Egli ha affermato che se intendevo dire che la Messa tradizionale si “gusta” di più e se ne traggono maggiori frutti spirituali quando il battezzato possiede “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, in questo caso era d'accordo con me. Ma se invece intendevo dire che per ottenere un qualsiasi frutto il battezzato deve per forza parteciparvi solo quando già è in possesso di “un’intensa vita spirituale e un’adeguata istruzione religiosa”, come condizione “sine qua non”, in questo caso non era d'accordo, perché la Messa tradizionale non è un premio per i più buoni e non è nemmeno una specie di Master in Liturgia conseguito dopo anni di studio e quindi “adatta solo” a pochi. Essa, come tutta la Liturgia, è piuttosto causa e non effetto di “un’intensa vita spirituale e… di un’adeguata istruzione religiosa”. Ha affermato inoltre che la Messa tradizionale è come una sorta di Catechismo in immagini adatto a tutti, perché con la sua maestà e semplicità, i suoi gesti e le sue pause, i suoi canti e i suoi silenzi, eleva la nostra anima (dotta o incolta che sia) fortemente verso Dio, quasi suggerendole i più insondabili misteri della fede, quali ad esempio la Presenza Reale e il Sacrificio di Cristo per i nostri peccati, (è quindi fonte e non effetto di “istruzione religiosa”), oltre ad infondere rispetto vero e quindi amore vero (cioè desiderio del bene e non volatile sentimento) per il nostro prossimo, perché anche lui è realmente fatto partecipe della vita divina se Cattolico, o è almeno chiamato ad essa se non ancora cattolico. In secondo luogo, dunque, poiché la Messa tradizionale (e la Liturgia in genere perché “luogo teologico”) è una sorta di Catechismo adatto a tutti, essa è anche un nutrimento sicuro e nobile per una “vita spirituale intensa”, perché istituito da Gesù e trasmesso dalla Chiesa attraverso i secoli, seppur con modifiche accidentali e non sostanziali, cioè “eodem sensu et eadem sententia” come per il dogma. Infine il sacerdote ha terminato il suo intervento incoraggiando a frequentare la Messa tradizionale, la quale aiuta ad avere una fede solida e riempie le chiese di fedeli.

Ripensandoci, ammetto di essermi espresso male. Non volevo dire che alla Messa tridentina non devono assolutamente assistere coloro che non sono sufficientemente preparati. In questo senso il prete ha chiarito la questione, evitando che qualche lettore del blog potesse pensare che l'usus antiquior della liturgia romana fosse un qualcosa che richiede troppe conoscenze. In fondo basta avere un po' di buona volontà nell'aprirsi al Mistero e al Sacro, poi ci pensa Dio a toccare i cuori e ad innamorare le anime al Santo Sacrificio della Messa.

Pensiero del giorno

Procuriamo di vedere sul nostro prossimo nient'altro che le virtù e le buone opere e di coprire i loro difetti con la considerazione dei nostri peccati.


(Santa Teresa d'Avila)

mercoledì 14 novembre 2018

Alleanza di ferro

Sono molto grato ad una cara amica per avermi autorizzato a pubblicare le sue lettere, le quali sono davvero ricche di unzione spirituale.



Caro fratello in Cristo,
                                     mi commuovono sempre le tue parole. Voglio che tu sappia che anche per me è un grande conforto sapere che ci sono persone come te: coerenti, appassionate di Cristo, desiderose di vivere in modo responsabile la propria vita cristiana, dall'anima pura, sincere e spontanee. Mi conforta anche sapere che c'è qualcuno che mi apprezza per quello che sono, come fai tu, non avrei mai pensato che qualcuno potesse farlo. Gli altri ci guardano sempre in modo superficiale, raramente si interessano alla nostra anima. Ma tu no, non solo ti interessi alla mia anima, ma ti interessi anche alla sua santificazione, come mi hai detto stamattina. Quando al telefono mi hai detto che ti sentivi come se avessi trovato qualcosa di prezioso, in quel preciso istante, sentendo la tua voce gioiosa e commossa ho avuto la certezza di aver trovato anch'io qualcosa di prezioso, la tua amicizia spirituale, che spero diventi perfetta come la intendeva San Francesco di Sales: “Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio”. Eterna in Dio... che dolce pensiero. Anime che si aiutano nella santificazione, nel progredire devotamente verso Gesù e che poi potrebbero anche lodarlo eternamente, grazie all'amicizia spirituale che Lui stesso ha donato loro per supportarsi a vicenda verso la meta eterna. La mia anima si intenerisce al pensiero di quanto Gesù ci ami, per averci fatto un dono così grande. Sì, è possibile che Lui ci chiami a collaborare insieme per la Sua maggior gloria e, se è questo il Suo volere, e ancora non ci è chiaro come, sono sicura che pian piano ce lo farà capire, ce lo suggerirà in modo limpido ed inequivocabile. Io sento di non aver ancora realizzato il piano di Dio per me in questa vita, vorrei fare cose grandi e belle per la maggior gloria del nostro Creatore, perché venga amato sempre più. Forse porteremo a compimento i piani del Signore per noi aiutandoci a vicenda.

Ringraziandoti ancora per tutte le bellissime parole che mi hai riservato, ti saluto cordialmente nei cuori di Gesù e Maria.

(Lettera firmata)



Carissima in Cristo,
                                   l'e-mail che mi hai scritto è una delle più belle tra tutte quelle (decine di migliaia) che ho ricevuto da quando ho aperto i miei blog. Sono davvero onorato di poter essere considerato tuo amico, desidero impegnarmi seriamente pur di poter esserti di qualche utilità, soprattutto nel campo spirituale. La nostra amicizia è meravigliosa perché il nostro scopo è di aiutarci reciprocamente nel cammino di vita cristiana e giungere all'eterno e supremo traguardo. Non posso e non voglio permettermi di sciupare questa occasione preziosa che mi stai offrendo di poter stringere una vera amicizia spirituale. So bene che persone come te non si trovano tutti i giorni, anzi è già una grazia trovarne una sola in tutta la vita. Affinché il nostro rapporto di amicizia possa durare per sempre, dobbiamo radicarlo in Dio. Infatti le amicizie che non sono fondate nel Signore, prima o poi si dissolvono miseramente. Inoltre dobbiamo vigilare affinché il demonio non rovini tutto infiltrando tra di noi delle cose che dispiacciono a Dio (incomprensioni, discordie, affetti disordinati, ecc.), come è accaduto ad altri. Noi vogliamo che la nostra amicizia sia santa, e che quindi dia gloria alla Santissima Trinità, pertanto dovremo essere prudenti e allontanare da noi tutto ciò che non è conforme al Vangelo. Se osserveremo fedelmente i precetti del Signore, penso che potremo costruire qualcosa di eccelso. Supplichiamo lo Spirito Santo affinché ci faccia comprendere quel che dobbiamo fare.

Con magna gratitudine per l'amicizia che mi stai offrendo, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter



Caro fratello in Cristo, 
                                     anche la tua e-mail è bellissima e sono molto contenta che tu abbia apprezzato così tanto la mia. L'onore di essere tua amica spirituale è tutto mio, caro amico che hai a cuore la mia anima. Altre volte mi hai detto che le mie lettere ti sono di edificazione spirituale, voglio che la tua anima si edifichi ancor di più, sapendo che sono convinta che le tue preghiere e la tua vicinanza spirituale stanno operando sulla mia anima santi effetti. Me ne sono convinta oggi, durante la Via Crucis. La mia anima si è commossa profondamente, più del solito, e a un certo punto non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle piaghe del Signore. I miei occhi volevano adorarle, le guardavo come si guarda l'oggetto amato. Sentivo contemporaneamente dolore e letizia, tristezza e gioia. Sentivo tutto l'Amore di Gesù sciogliermi il petto. Lo amavo profondamente. Durante la Santa Messa Gli ho offerto la nostra amicizia spirituale, perché la santifichi e perché anche su di essa, come nella mia vita, si compia solo la Sua santa volontà. È vero, la nostra amicizia è meravigliosa ed anch'io voglio impegnarmi per preservarla da qualsiasi male. Tu sei una persona rara e preziosa, non posso trovare un altro amico spirituale, devoto, amante di Gesù come te. Voglio anch'io radicare la nostra amicizia in Dio, perché duri per sempre e allontanare tutto ciò che può dispiacerGli. [...] Sì, supplichiamo lo Spirito Santo. Sai, volevo confidarti una cosa amico mio. Non so se a te è mai capitato, ma nei periodi in cui sono molto vicina al Signore, mi capita a volte di svegliarmi la mattina e accorgermi che la mia anima stava pregando, era completamente immersa in Dio. Non sono preghiere che io conosco... è un discorso amoroso a Dio, sono lodi continue ed ininterrotte allo Spirito Santo, sono slanci d'Amore... Sento come se la mia anima zampillasse come acqua pura, ed ogni zampillo, ogni guizzo è una parola d'Amore ardente a Dio... mi sembra che sia lo Spirito Santo stesso a suggerirmele, perché mi stupisco di quanto siano belle e so che coscientemente io non saprei mai creare lodi così eccelse a Dio. 

Caro amico, fratello in Cristo, ti saluto cordialmente nei cuori di Gesù e Maria. 

(Lettera firmata)




Carissima in Cristo,
                                   ancora una volta sei riuscita ad edificarmi. Grazie!

Questa splendida amicizia spirituale che mi stai donando mi sembra "quella dei miei sogni". Non vorrei accontentarmi di poter avere con te un'amicizia a “livello base”, voglio invece raggiungere uno dei “livelli” più alti possibili (se è volontà di Dio). Tuttavia sto cercando di impegnarmi a restare coi piedi per terra. Sono una persona affettuosa, non vorrei che un giorno possa soffrire o farti soffrire (le persone spirituali soffrono più per le pene interiori che per quelle corporali e materiali). Quindi cercherò di avanzare con la massima prudenza.

Comunque, ho l'impressione che tra noi due, più che un'amicizia, stia nascendo da un punto di vista spirituale una sorta di “alleanza di ferro”. Mi entusiasma l'idea di unire le nostre forze per realizzare qualche progetto per la gloria di Dio. Per il momento non sappiamo qual è la volontà del Signore su di noi, ma qualunque essa sia, voglio adempierla con gioia. Continuiamo a marciare uniti verso l'avvenire!

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine, ti saluto cordialmente.

Sursum corda!

Cordialiter

Pensiero del giorno

In un eccesso di amore Dio creò i cieli, la terra, l’uomo; ma in un eccesso più grande creò Maria.


(San Luigi Guanella)

martedì 13 novembre 2018

Crociata per cristianizzare la cultura


Ripubblico un'interessante e-mail che tempo fa mi scrisse un'artista desiderosa di evangelizzare il mondo della cultura realizzando delle opere teatrali di stampo cattolico.


Caro fratello in Cristo,
                                     ti ringrazio per la tua bella risposta; è molto importante quello che hai scritto. Sì, è decisamente indispensabile avanzare su tutti i fronti!  Vivere da buoni cristiani e far trionfare, ognuno secondo i propri mezzi, i diritti di Dio su tutta la terra! Continua così!

Nel mio piccolo, dato che l'unica cosa che so fare è far teatro [...] ho cominciato da qualche tempo a lavorare alla stesura di un progetto per la realizzazione della rinascita di un teatro cattolico tradizionale in Italia. Ho cominciato dai testi, raccogliendo del materiale adattabile ad una trasposizione drammatica (tratto esclusivamente dalla tradizione cattolica, con l'aiuto di una persona pia provvista di una buona biblioteca), da utilizzare per la stesura di testi teatrali in lingua italiana.  Per ora ho iniziato con i Novissimi. Poi cercherò di costituire una compagnia stabile per sviluppare il progetto.

L'ispirazione mi è venuta qualche tempo fa, dopo aver letto la trascrisione del bellissimo discorso che fece Pio XII agli autori, registi ed attori nel 1945:  "...   Quale magnifico campo di attività si offre pertanto a voi, autori drammatici, a voi, registi, a voi, critici teatrali! Spetta a voi di ristabilire il contatto fra il pubblico e le belle ed alte creazioni del genio umano, di lavorare alla rieducazione del buon gusto e alla onestà dei sentimenti, d'insegnare agli spettatori a scoprire essi stessi e a gustare i capolavori degni di tal nome, che presentate alla loro ammirazione.  Quanto a voi, attori ed attrici, è ben naturale, è ben comprensibile l'emozione intensa di gioia e di fierezza che invade l'animo vostro dinanzi a quel pubblico, tutto teso verso di voi, anelante, plaudente, fremente. Voi lo vedete soggiogato dall'arte vostra, voi sentite tutta la potenza della vostra azione sulle menti e sui cuori. Onore a quelli e a quelle che consapevoli della loro grave responsabilità, consci della nobiltà della loro missione, non scorgono nel loro influsso sulle anime che un mezzo per elevarle al di sopra della terra e farle salire verso l'ideale. Tali sono quegli attori e quelle attrici che non entrano in scena senza aver innalzato il loro pensiero e la loro intenzione a Dio, e non reca più sorpresa di vedere talvolta Cristo scegliere fra le vostre file spiriti superiori che Egli illumina e guida verso le altezze mistiche di una vita di perfezione.     ..."   Roma, San Pietro in Vaticano, 26 agosto 1945. S.S. Papa Pio XII  (Fonte: Osservatore Romano n. 197 del 27-28 agosto 1945).

E chissà, forse un giorno rinascerà anche in Italia un teatro cattolico tradizionale, magari sia per gli adulti che per i bambini. E sono proprio i bambini, per mia esperienza diretta, ad esser maggiormente portati per l'arte drammatica. Per esempio: ho saputo che in una scuola cattolica, in Inghilterra, gli studenti, oltre alle materie fondamentali, hanno in programma diverse attività ricreative, tra cui la realizzazione di spettacoli teatrali fatti dagli allievi della scuola con il supporto di professionisti del settore.  Inoltre, sempre in Inghilterra, si è stabilita da qualche anno una compagnia di teatro cattolico tradizionale, formata da artisti cattolici di buona volontà.  Hanno pure realizzato e pubblicato diversi video. Per ora ho preso contatto con uno di loro, il quale mi sta passando del materiale da visionare, per poi magari tradurre alcuni lavori in italiano. Altro piccolo progettino a cui sto lavorando, sempre in lingua italiana, è la realizzazione di un video, fatto montando immagini della Santa Messa, con l'aggiunta di un audio contenente una voce recitante fuori campo che rappresenta la lente di una fedele (registrato da un attrice professionista e che ho poi montato).  L'intenzione è di mostrare in maniera semplice, con l'esempio, come noi cattolici tradizionali ascoltiamo la Santa Messa di sempre, soprattutto meditando la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.  L'idea l'ho avuta dopo aver discusso con molte persone, con cui mi sono trovata a parlare della Santa Messa di sempre. A detta loro, non riescono proprio a capire quale sia la differenza effettiva tra il partecipare al Novus Ordo e l'ascolto orante e la meditazione che noi cattolici tradizionali facciamo durante la Santa Messa di sempre, dato che molti di loro, purtroppo erroneamente, la trovano troppo distante e noiosa.  

Ecco, vorrei riuscire a riempire quel vuoto, Deo adiuvante.

Un saluto in Gesù, Maria e Giuseppe,

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                    l'idea di realizzare delle opere teatrali di stampo cattolico è semplicemente splendida! Proprio pochi giorni fa stavo leggendo un articolo apparso sul numero di aprile del 1884 del Bollettino Salesiano (Don Bosco era ancora vivente), nel quale un missionario descriveva il suo apostolato in Patagonia, e poi chiedeva ai suoi confratelli di inviargli dall'Italia i testi di alcune “piccole commedie”, aggiungendo che “Noi le tradurremo in lingua spagnuola, e le faremo recitare dai nostri ragazzi. Con ciò addestreremo gli uni alla declamazione, educheremo gli altri alla virtù, e nell'un modo e nell'altro faremo il miglior bene possibile, dimostrando nel tempo stesso che la cristiana religione non condanna punto la onesta allegria, anzi la promuove.”

Ho apprezzato molto la citazione di un discorso del grande Pio XII agli artisti del mondo dello spettacolo. I suoi insegnamenti e le sue esortazioni sono sempre attuali! Era davvero un uomo straordinario. Ti confesso che appena ho letto qualche riga della tua e-mail, molto prima che tu citassi Pio XII, mi è venuto subito in mente l'amatissimo Pastor Angelicus, il quale sferrò una vasta offensiva apostolica per tentare di cristianizzare la società: dallo sport al cinema, dalla stampa alla radio, dalla scuola alla medicina, ecc. Fu una specie di crociata spirituale che produsse molti risalutati, basti pensare alle opere nel campo dello sport (e non solo) realizzate da Luigi Gedda, fedelissimo collaboratore di Papa Pacelli.

Non dobbiamo lasciare il mondo dell'arte e della cultura nelle mani dei nemici di Gesù, che con le loro opere artistiche immorali e diseducative, causano la morte di innumerevoli anime, per le quali il Redentore Divino si immolò sulla croce del Golgota. Ti incoraggio a continuare questa battaglia per la maggior gloria di Dio. Spero che qualche facoltoso lettore del blog possa esprimere il desiderio di mettersi in contatto con te per conoscere meglio i tuoi progetti e magari donarti un contributo economico che ti aiuti a finanziare la realizzazione di opere teatrali cattoliche. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Vergine è colui che si sposa a Dio.

(Sant'Ambrogio)

lunedì 12 novembre 2018

Dilaga la piaga del sincretismo religioso

Purtroppo, anche tra i cristiani si fa strada il sincretismo religioso. A tal proposito ripubblico una vecchia e-mail di un lettore del blog.


Carissimo Cordialiter,
                                               permettimi di fare innanzitutto i miei complimenti per la gestione del blog, per gli interessanti pezzi pubblicati che scuotono le nostre coscienze. Personalmente il tuo blog mi ha dato negli ultimi tempi un grande conforto e nuovo coraggio per continuare sulla strada della fede. Sono in una Diocesi, quella di [...], dove ormai dilaga il modernismo e il sincretismo, e sembra quasi che nulla possa più salvare la vera fede cattolica. Ormai io chiamo questa fede "la fede dei miei padri" perché io l'ho imparata dai miei nonni e dai miei genitori, grazie ai quali oggi ho una robusta e salda fede, ben lontana da quel buonismo di cui cianciavano i miei catechisti in gioventù, e che ha portato tutti i miei coetanei, nessuno escluso, ai più brutti frutti di questo mondo: convivenze, divorzi, bestemmia, abiura, ed altro ancora.

Sposato da quasi due anni, ho un bimbo di nove mesi, nei confronti del quale sono molto preoccupato per il futuro, soprattutto per la sua educazione, come ben scrivevi sul blog. So che in diocesi di [...] purtroppo sono pochissimi i fedeli legati alla Tradizione, ma in ogni caso io mi metto a disposizione, se in futuro vi fosse l'occasione, per eventuali lezioni di lettere, geografia, e storia. Sono laureato in Lettere a pieni voti, ed ho fatto diversi laboratori coi ragazzi della scuola primaria, nonché scritto molti testi divulgativi di cultura locale.

Se non altro spero che questa mia disponibilità possa dare sostegno a questa bella iniziativa, auspicando che porti molto frutto!

In Cristo,

(Lettera firmata)


Carissimo in Cristo,
                                    come hai notato anche tu, oggi molti cristiani seguono la mentalità progressista e fanno dei compromessi tra il Vangelo e la mondanità, giustificando comportamenti peccaminosi come la fornicazione, l'adulterio, la sodomia, e cose di questo genere.

Il buonismo dilagante tende a far pensare erroneamente che in fondo le religioni siano tutte uguali, e quindi un giorno potrebbero unificarsi tutte assieme in una sorta di minestrone in salsa massonica. Ma la fede cattolica non può morire e non morirà, poiché la vera Chiesa non è un'istituzione umana, ma divina, essendo stato Gesù Cristo a fondarla, pertanto nessuna tirannide, nemmeno quella modernista, potrà mai abbatterla. 

Ormai nella società corrotta in cui viviamo siamo al “regime culturale”, e coloro che non vogliono uniformarsi vengono accusati di essere fanatici fondamentalisti. Purtroppo, il regime culturale controlla gran parte del sistema scolastico, mediante il quale i poveri alunni vengono indottrinati con princìpi che si oppongono al Vangelo di Gesù Cristo.

Spero tanto che tu e tua moglie possiate optare per l'homeschooling, preservando così vostro figlio dalle dottrine perverse che dilagano nelle scuole progressiste controllate dai laicisti e in quelle in mano ai loro compagni modernisti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Dio ci ama da tutta l'eternità e brama quindi di unirsi a noi (...). Con instancabile amore ci cerca, ci insegue, come se non potesse essere felice senza di noi.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 11 novembre 2018

Come trasformare le nostre azioni in preghiera

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Essendo la preghiera così efficace mezzo di perfezione, dobbiamo pregare spesso e con insistenza [...]. Ma come mai si può continuamente pregare e attendere nello stesso tempo ai doveri del proprio stato? Non è cosa impossibile? Vedremo che non c'è difficoltà quando si sappia ben ordinare la vita. Per riuscirvi bisogna: 1° praticare un certo numero di esercizi spirituali secondo i doveri del proprio stato; 2° trasformare in preghiera le azioni comuni.

1° Gli esercizi di pietà. Ad alimentare la vita di preghiera bisogna innanzitutto fare alcuni esercizi spirituali il cui numero e la cui lunghezza variano secondo i doveri del proprio stato. Qui parleremo degli esercizi che convengono ai sacerdoti e ai religiosi, lasciando ai direttori la cura d'adattare questo programma ai semplici fedeli.

Tre categorie d'esercizi formano l'anima sacerdotale alla preghiera: la meditazione del mattino, con la santa messa, ci propone l'ideale a cui mirare e ci aiuta a conseguirlo; l'ufficio divino, le pie letture e le divozioni essenziali conservano l'anima nell'abitudine della preghiera; gli esami della sera ci faranno rilevare e riparare i nostri difetti.

A) Gli esercizi del mattino sono qualchecosa di sacro di cui non si può far senza quando si è sacerdoti o religiosi, senza rinunziare al pensiero della propria perfezione. a) Prima di tutto la meditazione, affettuosa conversazione con Dio per richiamare l'ideale che dobbiamo tenere continuamente dinanzi agli occhi e a cui dobbiamo vigorosamente tendere. [...] Dobbiamo quindi metterci alla presenza di Dio, fonte e modello di ogni perfezione, e per venire più al pratico, alla presenza di N. S. Gesù Cristo, che attuò sulla terra questa ideale perfezione e ci meritò la grazia d'imitare le sue virtù. Presentatigli i nostri ossequi, lo attiriamo in noi, entrando nei suoi pensieri con profonde convinzioni sulla virtù speciale che vogliamo praticare e con ardenti preghiere che ci ottengono la grazia di praticar cotesta virtù; e umilmente ma vigorosamente cooperiamo a questa grazia prendendo una generosa risoluzione sulla detta virtù che ci studieremo di mettere in pratica nel corso della giornata. b) La santa messa ci conferma in questa disposizione mettendoci avanti agli occhi, nelle mani, a nostra disposizione, la vittima santa che dobbiamo imitare; e la comunione ce ne fa passar nell'anima i pensieri, i sentimenti, le interne disposizioni, le grazie, il divino spirito che resterà in noi per tutto il giorno. Siamo così pronti per l'azione, quell'azione che, avviata dal suo influsso, non sarà che una continua preghiera.

B) Ma perchè ciò avvenga, occorrono ogni tanto esercizi che rinnovino e stimolino l'unione con Dio. a) Sarà prima di tutto la recita del divino ufficio, che S. Benedetto ottimamente chiama opus divinum, in cui, in unione col grande Religioso del Padre, glorificheremo Dio e gli chiederemo grazie per noi e per tutta la Chiesa; quindi la s. messa, il più importante atto di tutta la giornata. b) Verranno poi le pie letture, letture della S. Scrittura, letture di opere e di vite di Santi, che ci porranno di nuovo in intima relazione con Dio e coi suoi Santi. c) E finalmente le divozioni essenziali che devono alimentar la nostra pietà, vale a dire la visita al SS. Sacramento, che non è in sostanza che un secreto colloquio con Gesù; e la recita del rosario, che ci fa conversare con Maria e riandarne in cuore i misteri e le virtù.

C) Giunta la sera, l'esame generale e particolare, che sarà come una specie di umile e sincera confessione al Sommo Sacerdote, ci mostrerà in che modo abbiamo nella giornata messo in pratica l'ideale concepito al mattino. Vi sarà sempre, purtroppo, una certa diversità tra le nostre risoluzioni e la loro attuazione; ma senza disanimarci, ci rimetteremo coraggiosamente all'opera; e poi in santa confidenza ed abbandono prenderemo un poco di riposo per lavorar meglio il domani.

La confessione settimanale o al più tardi quindicinale, e il ritiro mensile, facendoci dare uno sguardo complessivo a più ampia parte della vita, perfezioneranno questo esame di noi stessi e ci porgeranno occasione di spirituale rinnovamento.

2° Tal è il complesso di esercizi spirituali che non ci lasceranno perdere di vista per notevole tempo la presenza di Dio. Ma che si dovrà fare per colmare il vuoto tra questi vari esercizi e trasformare in preghiera tutte le nostre azioni? S. Agostino e S. Tommaso ci insegnano come scioglere la questione. Il primo ci dice di far della vita, delle azioni, dei negozi, dei pasti, dello stesso sonno, un inno di lode alla gloria di Dio [...] Il secondo poi compendia così il pensiero del primo: "Tamdiu homo orat, quamdiu totam vitam suam in Deum ordinat".

La carità è quella che dirige tutta la nostra vita a Dio. Il mezzo pratico per far così tutte le azioni è di offrirle, prima di cominciarle, alla SS. Trinità, in unione con Gesù che vive in noi e secondo le sue intenzioni.

Quanto importi il far le nostre azioni in unione con Gesù è assai bene spiegato dall'Olier, che prima mostra in che modo Gesù è in noi per santificarci: "Non solo abita in noi come Verbo con la sua immensità... ma abita pure in noi come Cristo, con la sua grazia, per renderci partecipi della sua unzione e della divina sua vita... Gesù Cristo è in noi per santificarci, santificar noi e le opere nostre, per riempire di sè tutte le nostre facoltà: vuol essere la luce della nostra mente, l'amore e il fervore del nostro cuore, la forza e la virtù di tutte le nostre facoltà, affinchè in lui possiamo conoscere, amare e adempire i voleri di Dio suo Padre, sia per lavorare a suo onore, sia per soffrire e tollerare ogni cosa a sua gloria". Spiega quindi come le azioni che facciamo da noi e per noi siano difettose: "Le nostre intenzioni e i nostri pensieri tendono al peccato per la corruzione della nostra natura; e se noi ci lasciamo andare ad operar da noi stessi e a seguir le nostre inclinazioni, opereremo in peccato". Onde la conclusione è che bisogna rinunziare alle proprie intenzioni per unirsi a quelle di Gesù: "Vedete quindi quanta cura si deve avere, al principio delle azioni, di rinunziare a tutti i sentimenti, a tutti i desideri, a tutti i pensieri propri, a tutte le proprie volontà, per entrare, secondo S. Paolo, nei sentimenti e nelle intenzioni di Gesù Cristo [...].

Quando le azioni sono lunghe, è utile rinnovar questa offerta con un affettuoso sguardo al crocifisso, e, meglio ancora, a Gesù che vive in noi; e lasciare che l'anima si sfoghi in frequenti giaculatorie che ci inalzeranno il cuore a Dio.

Così anche le più comuni nostre azioni saranno preghiera e ascensione dell'anima a Dio, e noi attueremo il desiderio di Gesù: "oportet semper orare et non deficere".

Ecco dunque i quattro mezzi interni di perfezione, che tendono tutti a glorificar Dio e insieme a perfezionarci l'anima. Il desiderio della perfezione è infatti un primo slancio verso Dio, un primo passo verso la santità; la conoscenza di Dio, è Dio che viene attirato in noi e che ci aiuta a darci a lui per via di amore; la conoscenza di noi stessi ci mostra meglio il bisogno che abbiamo di Dio e stimola il desiderio di riceverlo per colmare il vuoto che è in noi; la conformità alla divina volontà ci trasforma in lui; la preghiera ci innalza a lui e trae nello stesso tempo in noi le sue perfezioni, facendovici partecipare per renderci più simili a lui; tutto quindi ci porta a Dio perchè tutto viene da lui.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

Pensiero del giorno

Quando l'anima nostra, illuminata dalla fede, si ripiega su sè stessa, sente un vuoto immenso che nulla può colmare: nulla tranne l'infinito, tranne Dio: "Fecisti nos ad te, Deus, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te". Sospira quindi a Dio, all'amor divino, alla perfezione, come il cervo sitibondo sospira la fonte d'acqua viva [...]. E poichè sulla terra questo desiderio non è mai intieramente appagato, restandoci sempre da progredire verso l'unione divina, ne segue che, se non vi mettiamo ostacoli, andrà continuamente crescendo.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 10 novembre 2018

Deus qui humanae substantiae...

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


Deus, qui humánæ substántiæ dignitátem mirabíliter condidísti, et mirabílius reformásti: da nobis per huius aquae et vini mystérium, eius divinitátis esse consórtes, qui humanitátis nostrae fieri dignátus est párticeps, Iesus Christus Fílius tuus Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum. Amen. 

O Dio, che in modo meraviglioso creasti la nobile natura dell'uomo, e piú meravigliosamente ancora l'hai riformata, concedici di diventare, mediante il mistero di quest'acqua e di questo vino, consorti della divinità di Colui che si degnò farsi partecipe della nostra umanità, Gesú Cristo tuo Figlio, Nostro Signore, che è Dio e vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Cosí sia. 

Come è meravigliosa, o mio Dio, la preghiera che il tuo Sacerdote recita nell’atto di infondere alcune stille d’acqua nel vino! Ci ricorda anzitutto la dignità della natura umana: humanae substantiae dignitatem, opera mirabile della tua sapienza e della tua potenza infinita: mirabiliter condidisti. Il corpo stesso dell’uomo è un miracolo di sapienza, che da sé e solo canta la gloria del Creatore, meglio che gli astri del cielo coi loro fulgori: molto più l’anima umana, anche solo considerata nell’ordine naturale, attesta stupendamente le magnificenze del Signore, perché ne rispecchia la luce intellettuale piena d’amore.

Ma molto più mirabile è la formazione dell’uomo, mirabiliter condidisti, se penso che nell’atto stesso di crearlo, Tu, o Signore, gli hai infuso la grazia, ineffabile partecipazione della tua natura, stupenda espansione della tua vita divina. Per mezzo della grazia, la Trinità Santissima prese ad inabitare nell’anima umana, elevandone tutte le attività ad un ordine superiore e veramente divino; il cui termine doveva essere la beatitudine stessa di cui Dio è beato. Ah! Mio Signore, hai tanto amato l’uomo che nell’atto stesso di crearlo, gli hai detto: “Ego ero merces tua magna nimis” (Gn 15,1): la tua intelligenza sarà saziata dalla luce mia infinita, il tuo cuore si delizierà, s’inebrierà del mio amore, della mia gioia infinita. Ma purtroppo l’uomo ben presto rinunciò ai doni ineffabili della tua liberalità, o mio Dio! E divenendo schiavo del peccato, non solo perdette gli ineffabili doni della tua grazia, ma venne meno anche alla tua stessa dignità: l’anima si perdette nelle tenebre di errori infiniti; e il corpo divenuto strumento di corruzione, travolse l’uomo nell’abiezione della morte. Tu avresti potuto abbandonare questa ingrata creatura nell’abisso dei mali in cui si era precipitata allontanandosi da Te.

Invece ne hai avuto pietà: mirabilibus reformasti, ed in un modo ancor più mirabile hai ricostruito l’umana natura. O Ricostruttore, o Riparatore divino, o mio Gesù, ti benedico e ti ringrazio con tutto il mio cuore, perché ti sei degnato di abbassarti a questa povera tua creatura, e in un eccesso d’amore infinito, l’hai voluta abbracciare con un intimo, indissolubile amplesso, nell’Umanità tua Sacrosanta. Hai voluto proprio assumere nella tua stessa divina Persona: propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelo et incarnatus est: e perché l’uomo ridiventasse Dio, Tu stesso, o mio Dio, sei diventato uomo: Deus factus est homo, ut homo fieret Deus (Sant’Agostino).

Chi mai avrebbe potuto sospettare un simile pensiero d’amore? Per gli Angeli stessi fu mistero inaccessibile: per molti fu occasione di scandalo e di rovina. Ma Tu, o Signore, hai voluto lasciare le novantanove pecorelle dell’ovile celeste, cioè gli Angeli del cielo, per rintracciare questa povera pecorella umana, smarrita nei sentieri tortuosi della colpa. In questo momento il tuo sacerdote, infondendo alcune gocce d’acqua nel vino del calice, esprime appunto l’unione stupenda della Umanità alla Divinità nella tua adorabile Persona. O magnum pietatis Sacramentum! Io lo adoro in un’estasi di riconoscenza e di amore. Ti sei tanto abbassato, o mio Dio, da voler partecipare della nostra umanità, humanitas nostrae fieri dignatus es particeps, per poterci elevare al consorzio della tua Divinità: divinitatis consortes. Ed in Te, o Signore, la nostra natura è già stata divinizzata in Te e per Te io posso ben dire che l’anima mia e il mio stesso corpo sono ammessi al consorzio della Divinità.

Di fatto non sei Tu, o Gesù, il mio Capo? Non sono io, quantunque sì miserabile, un vero tuo membro? Non mi hai Tu ammonito solennemente, per bocca di un tuo grande ministro: memento cuius capitis sis membrum? (San Leone Magno). Dunque se il mio Capo è divino, divino devo essere io pure, che sono suo membro. Ma la condizione indispensabile perché in me pure possa compiersi un tanto mistero è espressa ancora nella infusione che il Sacerdote fa di alcune stille d’acqua nel vino che si contiene nel Calice. Quelle stille d’acqua rappresentano ancora, secondo l’insegnamento del tuo Santo Martire Cipriano, le mie pene, le mie lacrime; quel vino rappresenta il tuo Sangue, o Gesù! È necessario che il mio sacrificio personale sia congiunto al tuo, perché in me si compia il mistero altissimo del consorzio con la Divinità. Che cosa potranno essere mai, o Signore, i miei sacrifici anche più dolorosi, di fronte a quelli che Tu hai compiuto per me, e adesso rinnovi misticamente su questo altare? Eppure a quel modo che anche quelle stille d’acqua versate nel Calice, nel momento della consacrazione si muteranno nel vero tuo Sangue, così è vero, o Signore, che anche i miei piccoli sacrifici acquisteranno il valore del tuo grande Sacrificio; le mie sterili lacrime, il sangue del mio misero cuore, cose in sé di nessun valore, avranno il valore dello stesso tuo Sangue divino. Per questo appunto, Tu rinnovi il tuo Sacrificio su questo Altare, per valorizzare i miei poveri sacrifici, per dare ad essi una virtù divina.

Dunque il consorzio con la tua Passione è la condizione per cui io potrò raggiungere il consorzio della tua Divinità. Solo distruggendo con Te e per Te il corpo del peccato (Rm 6,6), potrò ricostruire in me l’opera stupenda della tua grazia e del tuo amore.



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