Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze che patì a causa nostra. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che pensiamo all'amore che ha avuto per noi fino a patire quegli atroci tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per redimere il genere umano, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa mai alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo. Un Dio morto per gli uomini! Questa considerazione è stata sempre la meditazione più dolce delle anime sante e il motivo più forte per amarlo. Di certo non possiamo dubitare della bontà di Dio vedendolo in croce per noi. Oh che dolce riposo trovano le anime che amano Dio quando nelle avversità di questa vita meditano in silenzio sul nostro amoroso Redentore mentre agonizzava sulla croce e il suo divin sangue fuoriusciva da tutte le sue membra ferite dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze terrene e di piaceri della carne! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di Colui che volle tanto patire e morire per amor nostro. E com'è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, il pensare a un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione del Redentore Divino? Ciò avviene perché poco si fermano a considerare quanto Gesù Cristo patì per nostro amore.Visualizzazioni totali
lunedì 14 settembre 2026
Passione di Gesù
Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze che patì a causa nostra. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che pensiamo all'amore che ha avuto per noi fino a patire quegli atroci tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per redimere il genere umano, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa mai alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo. Un Dio morto per gli uomini! Questa considerazione è stata sempre la meditazione più dolce delle anime sante e il motivo più forte per amarlo. Di certo non possiamo dubitare della bontà di Dio vedendolo in croce per noi. Oh che dolce riposo trovano le anime che amano Dio quando nelle avversità di questa vita meditano in silenzio sul nostro amoroso Redentore mentre agonizzava sulla croce e il suo divin sangue fuoriusciva da tutte le sue membra ferite dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze terrene e di piaceri della carne! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di Colui che volle tanto patire e morire per amor nostro. E com'è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, il pensare a un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione del Redentore Divino? Ciò avviene perché poco si fermano a considerare quanto Gesù Cristo patì per nostro amore.Pensiero del giorno
(San Paolo della Croce)
domenica 13 settembre 2026
Circa gli annunci sul blog
La natura stessa ci eccita a sollevare le anime purganti
Per animarci a porgere aiuto alle povere anime del purgatorio, basta ascoltare i sentimenti ispiratici dalla natura. Potremmo noi vedere l'ultimo degli uomini, anzi il nostro più crudele nemico, caduto nel fuoco senza cercare di ritrarlo? Ora, sappiamolo bene, le anime che gemono in purgatorio, sono le anime dei nostri fratelli, figlie del Padre celeste, sorelle del Figlio di Dio, spose dello Spirito Santo. E saremo noi insensibili alle strazianti grida che mandano dal profondo della prigione in cui ardono giorno e notte? Sentiamo come esse gridano: «Abbiate pietà di noi, almeno voi, amici nostri.»
Oh! se fossimo al loro posto, e se tutti gli altri avessero poca carità come noi abbiamo verso di esse, quali gemiti non manderemmo per tanta crudeltà! Scongiureremmo tutti quanti gli uomini di ricordare la massima così conosciuta tanto per i lumi della ragione quanto per quelli della fede: «fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.» Trattiamo dunque i nostri fratelli come vorremmo essere trattati noi stessi. Ricordiamoci che in mezzo alle crudeli torture, che sopportano senz'alcun merito, sono nell'assoluta impossibilità di procurarsi il minimo sollievo; e, salvo un miracolo, non è loro permesso di venire a reclamare alcun suffragio da noi. C'è di più, Dio stesso è in qualche modo nell'impossibilità di soccorrerle: la sua giustizia e la santità gli legano, per cosi dire, le mani, e sembra aver abdicato la sua onnipotenza in nostro favore. A noi deboli e miseri peccatori, più poveri di grazie e di meriti che non le anime purganti, diede una specie di sovranità assoluta, una potenza sorprendente, proporzionata all'impotenza di quelle anime a soccorrere se stesse. Aver tanto potere e non farne uso sarebbe mancar di rispetto a Dio, e di carità verso il prossimo. Non vi è maggiore arroganza del respingere i doni di Dio, perché dati in abbondanza. Deh! poiché piacque al divin Padre conferire a noi così grande potenza, esercitiamola con amore e prodigalità. I beati in cielo provano dolce contento nell'abbassare i loro sguardi dalla pace eterna a questa terra di miserie; nella pienezza della loro carità, si rallegrano per la potenza quasi illimitata da loro esercitata sul Cuore di Gesù, in virtù della quale ottengono nuove grazie ai miseri abitanti della terra. Tale gioia può essere in qualche modo nostro retaggio, anche in questo mondo. Pensiamo sovente al luogo d'espiazione; facciamo uso della sovranità che Gesù ci diede diritto di esercitarvi: non imiteremo mai meglio la carità del divin Cuore, che tanto ci ama, quanto con il recare sollievo alle anime sante.
FIORETTO SPIRITUALE. Vi è maggior merito nel fare qualche bene ad una di quelle anime, che non a farne dieci volte tanta a favore d'un vivo, quando anche fosse prigioniero, ammalato, tormentato dalla fame. (S. Bernardino).
Pensiero del giorno
(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).
sabato 12 settembre 2026
Disprezzo del mondo
venerdì 11 settembre 2026
I più pericolosi nemici della Chiesa
Fanno le meraviglie costoro [i modernisti n.d.r.] perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera. [...] Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.
giovedì 10 settembre 2026
Preferiva un figlio morto anziché prete

Pensiero del giorno
mercoledì 9 settembre 2026
Maristella derisa dai mondani
Pensiero del giorno
martedì 8 settembre 2026
Lettera scritta col sangue
Carissimi,
un giorno si presentò ad Alessandro Manzoni un giovane chiedendogli un libro che gli fosse di guida alla mente e al cuore, non tanto per l'arte quanto per la vita. L'illustre scrittore gli porse un catechismo dicendogli: «Ecco il miglior libro che ti posso donare perché tu impari a vivere bene».
Miei cari: quel piccolo libro l'avete anche voi. Sappiatelo apprezzare e valervene per la vostra vita. È l'unico testo per la scuola della vita: testo insostituibile ed insurrogabile. Ricordatevelo bene. In quelle poche pagine è il sunto della Sapienza divina che insegna a vivere ed anche a morire per i più nobili ideali. Eccovi due documenti che tolgo dal diario di un cappellano militare sul fronte russo pubblicato da L'Avvenire di Roma:
»Tornato, il mattino dopo, per dire la Santa Messa, ai piedi della Croce dell'altarino trovai una semplice carta scritta in rosso. Guardai: era sangue!... il sangue dei soldati d'Italia spremuto dopo una dolorosissima medicazione; e diceva così: "Diamo volentieri, o Signore, il nostro sangue, perché la Russia ritorni a Te. O Signore, coloro che Tu ami sono ammalati, ma una sola Tua parola li può guarire". Non dissi nulla, e celebrai il S. Sacrificio con quella scritta innanzi agli occhi. Chi aveva suggerito loro questo gesto sublime? Lo seppi dopo: era stato il cap. magg. Grigoletti dell'Ass. di S. Giorgio di Verona, che due giorni dopo spirò da santo, proprio fra le mie braccia. Mi disse: "Il Signore ha accolto la mia offerta! Dica a mamma che non pianga!". I compagni gli fecero una bella tomba coperta di fiori vivi, e anche i civili del luogo andarono a portargli fiori...
»In un bellissimo centro trovammo la chiesa cambiata in teatro. Entrammo, e io celebrai il S. Sacrificio. Quanta gente accorse! Li vidi prostrati con la fronte a terra, e tanti piangevano. Allora uscirono dai nascondigli le magnifiche Icone, e da quel giorno, in quel luogo ritornato ancora santo, il popolo va ad offrire alla Vergine SS. il peso di tanto tempo di iniquità. Certamente la Madonna benedetta, che in ogni tempo ha alleviato le pene dei popoli tribolati, anche a questo popolo, troppo disgraziato, saprà donare quella pace nella quale prospera e si ingigantisce la fede.
Miei cari: all'inizio del nuovo anno valgano questi esempi dei nostri fratelli migliori non solo a farvi amare ed a farvi studiare, ma a farvi vivere il vostro piccolo Catechismo.
Vostro aff.mo Don Giulivo
Pensiero del giorno
(San Giovanni Bosco)












