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giovedì 25 giugno 2026

Pensieri del Cardinale Ildefonso Schuster

Pensieri tratti dall'epistolario del Cardinale Ildefonso Schuster.


Sento da più parti, che il Signore desidera una riforma nel Clero e negli Ordini Religiosi. La veste canonica c'è, ma sotto questa veste, talora c'è poco spirito! La vera crisi sta tutta qui. (25 giugno 1945)

Gli Ordini Religiosi vivono dei loro ricordi storici. I Seminari di molta parte d'Italia mancano di veri educatori. Si sente il bisogno di vaste riforme, ma bisogna pregare perché Dio ne faccia sentire la necessità ai Supremi Piloti della Nave. Senza di essi, non si fa nulla. (14 ottobre 1945)

Purtroppo, di fronte al Comunismo trovasi un Cristianesimo in gran parte svuotato del suo contenuto – Parlo delle masse, e non degli individui -. Il rito e la coreografia hanno il predominio sulla dottrina e sulla vita evangelica. Bisogna anzitutto riportare il Clero allo spirito evangelico, indi la Parrocchia, la Diocesi e la Chiesa, in quanto massa. Sono necessari i Santi. Solo essi comprendono tali problemi e li sentono. Gli altri no. (3 settembre 1950)

Il grande errore del secolo, che si infiltra anche nel santuario e nei chiostri, è il naturalismo, che prende il posto del soprannaturale. Quale seduzione! Ecco perché gran parte dell'attività ecclesiastica è scarsa di frutto: “Quod natum ex carne, caro est”. E' carne. E' soprattutto la formazione del giovane clero, che bisogna curare nei seminari e nei noviziati dei Regolari; specialmente in questi ultimi. Molti Ordini sono divenuti innanzi a Dio alberi sterili: rami e foglie, senza frutto per il Signore. (20 ottobre 1950)

L'atmosfera di Dio è quella della Fede, della grazia, dell'orazione, mentre ora, anche i Religiosi, preferiscono un'atmosfera di razionalità, di attivismo, di accomodamento allo spirito del secolo. (2 novembre 1953)

La Madonna piange anche sul Santuario, e sui Chiostri. Si ragiona troppo, e si vive poco di Fede. All'ubbidienza ecclesiastica e religiosa, sottentra il culto della personalità. Alla mortificazione sacerdotale e cristiana, succede uno spirito edonistico, che è affatto nemico alla Croce di Cristo. Anche il clero va secolarizzandosi nello spirito. Sono cose che mi fanno paura. (22 febbraio 1954)

[...] penso che la S. Chiesa abbia bisogno d'un aggiornamento a base di vita interiore nello spirito del S. Vangelo. La diplomazia, il ritualismo, il giurismo nascondono molto vuoto, ed il mondo se ne accorge. Strascichi serici, croci auree non convertono più nessuno. (15 maggio 1954)

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Quanto è bello, dolce, soave riposare nel Cuore amabilissimo di Gesù! Quanto è piacevole versare le nostre pene, le nostre umiliazioni, le nostre angustie nel Cuore di Gesù, che è pieno di Bontà e di Misericordia, che ha sofferto per noi.


[Pensiero di Padre Felice Maria Cappello (1879 - 1962) tratto da "Il segreto del confessionale" di Marc Lindeijer, Edizioni AdP].

mercoledì 24 giugno 2026

La Fraternità San Pio X e le trattative con Roma

Marcel Lefebvre
Negli ultimi mesi si sta sentendo parlare molto della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Chi ama davvero Gesù Cristo ama anche le anime riscattate dal Redentore Divino sulla Croce del Golgota, quindi deve sperare che, tra la Sede Apostolica e la FSSPX, si riesca a trovare un accordo che sblocchi definitivamente la situazione.
 
Può darsi che in questi giorni siano in corso delle trattative sotto traccia, o almeno dei contatti, tra Roma e la FSSPX, nel tentativo di trovare un accordo. Nel 2000 il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, col placet del Papa, iniziò delle trattative proponendo uno status canonico molto interessante. Nell'estate del 2001, Mons. Bernard Fellay, l'allora Superiore Generale della Fraternità San Pio X, rilasciò un'intervista alla rivista “Pacte”. Tra le altre cose disse:
Innanzi tutto, l’autunno scorso, Roma ci ha interpellati in maniera del tutto nuova e ci ha fatto delle proposte che ancora oggi è difficile valutare completamente nella loro portata reale. In effetti, giuridicamente, non si erano mai viste tante facilitazioni. Mai avremmo immaginato che Roma potesse presentarci una proposta simile. Senza dubbio avrete sentito parlare dell’idea di una amministrazione apostolica. La Fraternità San Pio X sarebbe stata integrata in una amministrazione apostolica. Che significa? L’amministrazione apostolica, ordinariamente, è una struttura diocesana, o quasi, in una data situazione di crisi, su un territorio determinato. Ebbene, per noi questo territorio sarebbe stato il mondo intero. In altre parole ci è stata offerta una struttura che coprirebbe il mondo intero, una specie di diocesi personale…
A questo punto l'intervistatore lo interruppe e gli domandò se stesse parlando di una Prelatura personale. Ecco la risposta:
Non esattamente. L’amministrazione apostolica è piú di una prelatura personale. [...] L’Opus Dei, che è la prelatura personale oggi esistente, [...] non può agire all’esterno senza l’accordo del vescovo. Con l’amministrazione apostolica noi sfuggiremmo a questa restrizione. Potremmo condurre un’azione apostolica autonoma senza bisogno di chiedere alcuna autorizzazione al vescovo diocesano, poiché saremmo una vera diocesi la cui particolarità è quella di estendersi nel mondo intero. È molto importante che sia stata avanzata questa proposta, essa potrà rappresentare, da un punto di vista giuridico, un punto di riferimento, un elemento di comparazione.

Marcel LefebvreSe la Santa Sede dovesse riesumare la proposta di un'Amministrazione Apostolica, penso che Don Davide Pagliarani e lo Stato Maggiore della Fraternità San Pio X la valuterebbero con attenzione. Ma noi semplici fedeli laici che possiamo fare? In effetti non abbiamo alcuna autorità nella Chiesa, dunque non spetta a noi prendere delle decisioni, tuttavia abbiamo a nostra disposizione l'arma più forte: la preghiera. C'è bisogno di pregare molto affinché la Santa Sede trovi una soluzione che accontenti entrambe le parti, tenendo presente il principio “salus animarum suprema lex”, cioè che la salvezza delle anime deve essere la legge suprema nella Chiesa.

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Volate in spirito nel bel Cuore di Gesù… lì arde sempre il fuoco del santo Amore, lasciatevi penetrare fino alle midolla, anzi lasciatevi incenerire tutta.



(San Paolo della Croce)

martedì 23 giugno 2026

Coppia "sterile" genera un figlio

Padre Massimiliano Maria Maffei nel corso di una trasmissione radiofonica andata in onda molti anni fa su Radio Buon Consiglio, rivelò che molti fedeli stavano ricevendo delle grazie dopo essersi recati in preghiera sulla tomba dei Servi di Dio Settimio Manelli (nella foto a lato) e sua moglie Licia Gualandris. In particolare raccontò che una signora sposata da 9 anni non riusciva ad avere il dono della gravidanza. Dopo aver consultato vari dottori, i risultati erano stati vani. Per molte coppie, il non avere figli è una sorta di frustrazione poiché lo scopo primario del matrimonio è appunto di procreare ed educare cristianamente la prole. Padre Maffei consigliò a quella signora di recarsi nella cripta del santuario della Madonna del Buon Consiglio di Frigento, ove riposano le spoglie mortali dei coniugi Manelli che sulla terra furono dei genitori prolifici, visto che procrearono ben 21 figli. Dopo circa una ventina di giorni dal pellegrinaggio compiuto sulla tomba dei due Servi di Dio, quella signora scoprì finalmente di essere incinta, e nel giorno dell'anniversario del transito di Licia Gualandris è nato il bimbo. È compito delle autorità ecclesiastiche verificare se si sia trattato di un miracolo, tuttavia rimane un fatto certamente sorprendente.

Bisognerebbe incoraggiare tutte le coppie “sterili” a recarsi in pellegrinaggio a Frigento (Avellino). Non voglio illudere nessuno, ma sperare in un miracolo non è una cosa cattiva. Ovviamente in questo tipo di richieste bisogna rassegnarsi preventivamente alla volontà di Dio, qualunque essa sia.

Ho un'enorme stima per le coppie prolifiche! Speriamo che l'esempio dei coniugi Manelli possa essere preso ad esempio da tante coppie di coniugi cattolici.

Pensiero del giorno

Specialmente quando l'infermità è pericolosa di morte, bisogna che l'accettiamo con tutta la pazienza; accettando anche la morte, se mai è giunto il fine di nostra vita. Né stiamo a dire allora: "Ma ora io non mi trovo apparecchiato; vorrei vivere un altro poco, per far penitenza dei miei peccati". E che ne sapete che restando in vita, farete questa penitenza e non cadrete in maggiori peccati? Quanti dopo qualche infermità mortale, sanando, han fatto peggio di prima e si sono dannati? che se forse morivano allora, si sarebbero salvati! Se Dio vuole che ora uscite dal mondo, uniformatevi alla sua santa volontà, ringraziatelo che vi fa morire coll'aiuto dei santi Sacramenti, ed accettate la morte con pace, abbandonandovi nelle braccia della sua misericordia: questa sola accettazione della morte per fare la volontà di Dio, basterà ad assicurarvi la salute eterna.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 22 giugno 2026

Stare alla larga dai siti internet che disorientano le anime

Ho ricevuto varie lettere da parte di lettori amareggiati da quel che avviene su certi siti pseudo “tradizionalisti”, che usano un linguaggio simile a quello degli scismatici. Tempo fa mi ha colpito la lettera di un lettore che non essendo molto informato su queste cose, mi ha detto di essere “disorientato”. Ecco la risposta che gli ho inviato.

Carissimo in Cristo,
                               il tema su cui hai chiesto chiarimenti è molto importante, cercherò di risponderti in maniera esplicita, perché sbagliare in questo campo significa mettersi in grossi guai spirituali.

Tra cattolici, un conto è avere delle sensibilità diverse, altro conto è avere dei dogmi diversi, quest'ultima cosa è moralmente inammissibile. Purtroppo ci sono dei "teologi" che diffondono delle vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, ad esempio negano che Gesù sia risorto, che sia presente nel Santissimo Sacramento, che il purgatorio esista, che l'inferno sia eterno, che i matrimoni tra omosessuali siano immorali, ecc. Questa eresia modernista sta causando la perdita della fede in tante anime. È necessario opporsi al modernismo, ma bisogna farlo con prudenza, senza cadere in un eccessivo estremismo, come purtroppo fanno alcuni fedeli.

Ti confido che non mi piace affatto il comportamento di certe persone che pur dicendo a parole di essere dalla parte della Tradizione, tuttavia col proprio modo di fare danneggiano tutto il movimento tradizionale. Purtroppo, come tu stesso hai notato, certi siti “tradizionalisti” hanno uno stile che a mio avviso non produce buoni risultati, perché visitandoli si rimane amareggiati, sconfortati, delusi, arrabbiati e demoralizzati. Insomma, quei siti non fanno altro che seminare disfattismo e scoraggiamento tra i fedeli. C'è modo e modo di denunciare i misfatti dei modernisti. Comunque, non sono l'unico a pensarla così, infatti ho ricevuto altre lettere di persone che la pensano allo stesso modo.

Il mio consiglio fraterno è di frequentare solo siti internet che ti edificano l'anima, non quelli dei fedeli “pessimisti e arrabbiati” che causano solo delusione e scoraggiamento.

Spero tanto di esserti stato di qualche aiuto. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

San Francesco di Sales

Piuttosto perdere ogni altra cosa, anziché perdere la speranza, il coraggio e la risoluzione di amare Dio per sempre. 

(San Francesco di Sales)

domenica 21 giugno 2026

Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco (lk)

Anime del Purgatorio
La chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, è uno dei luoghi più affascinanti, misteriosi e suggestivi di tutta Napoli. Si trova in pieno centro storico, su via dei Tribunali. Ciò che la rende unica al mondo non è solo la sua straordinaria architettura barocca, ma per i teschi conservati nella chiesa inferiore.
 
La chiesa, consacrata nel 1638, è stata concepita fin dall'inizio su due livelli sovrapposti.
 
La Chiesa Superiore: Un capolavoro del barocco napoletano. Entrando sarai circondato da marmi pregiati e opere d'arte straordinarie, tra cui spicca la splendida tela dell'altare maggiore di Massimo Stanzione, la Madonna con le anime purganti. Ovunque lo sguardo posi, l'iconografia della morte è ricorrente: teschi, ossa e clessidre alate decorano i marmi e le pareti.
 
La Chiesa Inferiore (L'Ipogeo): Scendendo una rampa di scale si accede a una vera e propria chiesa sotterranea. È un ambiente spoglio, vasto, misterioso e decisamente più cupo, concepito come un grande cimitero monumentale dove venivano sepolti i corpi dei napoletani che non potevano permettersi una tomba privata.

Il teschio di Lucia: La "capuzzella" più famosa dell'ipogeo appartiene a Lucia. Il suo teschio è facilmente riconoscibile perché indossa un velo da sposa e una corona. La leggenda narra che fosse una giovane nobile morta subito dopo il matrimonio, o forse fuggita per amore.

Curiosità: Perché si chiama "ad Arco"?

Il nome deriva dal fatto che, prima della costruzione della chiesa, in quel preciso punto di via dei Tribunali sorgeva un antico torrione romano (o forse un acquedotto) che formava un grande arco sotto il quale passava la strada. Anche se l'arco non esiste più, il nome è rimasto impresso nella memoria della città.

Oggi il Complesso Museale è regolarmente aperto al pubblico e visitabile.

L'amore purificante

Volto misericordioso e dolcissimo di Gesù Cristo
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).
 

O Signore, aiutami a spalancare l’anima mia all’invasione del tuo amore purificante. 

1 - Una delle più grandi grazie che Dio può fare ad un’anima è appunto quella d’introdurla nelle pene desolanti della notte dello spirito, perché proprio in tal modo Egli la prepara e la dispone all’unione. Benché, per l’anima che ne sperimenta le strette dolorose, questa notte possa sembrare un castigo di Dio, essa è invece un dono del suo amore misericordioso che in tal modo vuole distrigarla dagli ultimi lacci delle sue imperfezioni. S. Giovanni della Croce dichiara espressamente che questa notte è opera «della sapienza amorosa di Dio» la quale, purgando l’anima, «la dispone all’unione di amore» (N. II, 5, 1). Ma se è opera dell’amore, come mai è così dolorosa? Accade all’anima qualche cosa di simile a quello che si verifica per un pezzo di legno verde messo ad ardere; prima di tutto il fuoco comincia a cacciarne fuori l’umidità, «di poi lo annerisce e gli fa tramandare anche cattivo odore: e mentre a poco a poco lo dissecca, ne trae alla luce e toglie tutti gli spiacevoli ed oscuri accidenti, contrari al fuoco. Finalmente, comincia a riscaldarlo al di fuori, l’infiamma, lo trasforma in sé, rendendolo tanto bello quanto il fuoco stesso». Parimenti, l‘amore divino «prima di unire e trasformare l’anima in sé, la purga da tutte le qualità contrarie. Le cava fuori le sue sozzure e la rende brutta e nera, tanto da sembrare peggiore, più abominevole di prima» (ivi, 10, 1 e 2). Si comprende facilmente come sotto il torchio di simile purificazione l’anima debba soffrire, eppure tutto ciò è opera dell’amore. La Sapienza amorosa di Dio, investendo l’anima ancora imperfetta, deve necessariamente cominciare a compiere in lei un lavoro di demolizione, di purificazione e, solo quando l’avrà così liberata da tutto ciò che è contrario all’amore divino, l’unirà a sé e in sé la trasformerà. Allora l’opera dell’amore non sarà più penosa per l’anima, che anzi le sarà molto soave e deliziosa, ma finché essa non è totalmente purificata, non può non esserle motivo di afflizione. Benedetta afflizione che la dispone a un bene così grande! «O anime che desiderate di andar sicure e consolate nelle cose dello spirito! - esclama S. Giovanni della Croce - Se voi sapeste quanto vi è necessario soffrire per ottenere questa sicurezza e consolazione..., non cerchereste consolazioni in alcun modo, né da Dio, né dalle creature. Che anzi sopportereste la croce e, abbracciate ad essa, desiderereste bere lì il fiele e il puro aceto, ed avreste ciò a grande fortuna vostra» (F. 2, 28). 

2 - Più saremo intimamente convinti che la purificazione è opera dell’amore, più sapremo abbracciarla con coraggio e farle lieto viso anche quando ci costa molto. Del resto, la legge generale dell’amore perfetto - anche dell’amore umano - è proprio questa: non tollerare divisione di affetti, non tollerare rivali, non sopportare disarmonie fra coloro che si amano. Se l’amore umano, tanto limitato e debole, ha tali esigenze di totalità, perché non riconosceremo gli stessi diritti, anzi, diritti infinitamente superiori all’amore divino? 

L’amore tende per sua natura all’uguaglianza: o trova o rende uguali gli amanti; e Dio, vedendo un’anima di buona volontà, che gli si vuol dare interamente, l’ama tanto da volerla rendere simile a sé, perciò la spoglia di tutto quello che contrasta con la sua perfezione infinita e, a misura che la spoglia, la riveste di sé, la riveste di vita divina. 

L’amore tende per sua natura all’unità, vuole la piena fusione dei cuori; e Dio, il quale ama infinitamente le anime che lo cercano con affetto sincero, nulla più desidera che unirle a sé e quindi le va purificando da ogni macchia che impedirebbe la perfetta unione con la sua purezza infinita. Gesù stesso, nell’ultima Cena, ha espresso il supremo desiderio del suo amore per noi chiedendo appunto questa unione perfetta: «Come Tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano uno in noi» (Gv. 17, 21). Ma poiché, viziati dal peccato e pieni di ogni miseria, ne eravamo radicalmente incapaci, Egli ha preso su di sé i nostri peccati e li ha lavati nel suo Sangue. La Passione di Gesù ci dice quanto è costata al Figlio di Dio la nostra purificazione. E se tanto è costata a lui, innocentissimo, non sarà giusto che costi un poco anche a noi, colpevoli, che tante volte abbiamo offeso Dio, che tante volte, con la nostra cattiva volontà, abbiamo posto ostacolo all’invasione del suo amore nell’anima nostra? Ora che questo amore divino, invece di abbandonarci come meriteremmo, ci viene incontro per purificarci, vorremmo sfuggire alla sua azione? No, non deve essere così! Alla stessa guisa che le sofferenze purificatrici sono opera dell’amore di Dio per noi, così vogliamo che l’accettazione di esse sia opera, sia prova del nostro amore per lui.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


(.)

Pensiero del giorno

Prete in abito talare inginocchiato di fronte all'altare
Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinché la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perché il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perché, dimenticando sé stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 20 giugno 2026

Lettera a una signora che voleva diventare monaca

Ogni tanto mi scrivono delle donne sposate che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. Pubblico la lettera che ho scritto a una giovane mamma che prima del matrimonio voleva diventare monaca di clausura.


Cara sorella in Cristo,
                                          sono molto contento di sapere che cerchi di fare una vita “eremitica” pur vivendo nel mondo. Per vita eremitica intendo dire vita ritirata, cioè lontana dalle vanità del mondo. Chissà quante tue coetanee perdono tempo nel leggere rotocalchi scandalistici nei quali si spettegola della vita privata dei personaggi famosi. Queste sono cose vane che spesso inducono al peccato. Continua pure a fare una vita ritirata, ma non parlare di ciò con persone mondane, non ti capirebbero. La Madonna non visse nel deserto, visse nel mondo, ma condusse una vita ritirata, semplice e umile.

Gesù è tanto buono e ci vuole bene assai. Se non ci avesse amato, non si sarebbe fatto crocifiggere per noi. Però vedo che Gesù ha un amore speciale per te. Sì, per te! Da cosa lo capisco? Adesso ti spiego. Nulla capita per puro caso, poiché non cade foglia che Dio non voglia. Chissà quante tue ex amiche di scuola vivono lontano da Dio, e apparentemente sembrano allegre, felici e senza problemi. In realtà la nostra vera felicità è Dio. I beni del mondo non possono saziare il cuore e non possono salvare la nostra anima. Da cosa capisco che tu sei una prediletta di Gesù buono? Dal fatto che stai soffrendo molto. Le anime nobili soffrono più per i patimenti spirituali che per i patimenti materiali. In tutte le tue lettere, non ti ho mai sentito parlare di problemi materiali, ma solo di problemi spirituali, i quali sono i più tormentosi. Vedo che hai il bel desiderio di vivere un cristianesimo di “stretta osservanza”, come l'eroico San Francesco d'Assisi, ciononostante ti trovi sotto il peso della croce. Questo è un buon segno, significa che Gesù ti ama assai assai. I santi dicevano che Dio castiga quelli che ama. Pensiamo al Santo Giobbe che pur essendo un uomo buono, Dio permise che fosse tribolato da lutti, sciagure, povertà, malattie e solitudine, ma ciò che lo fece soffrire di più fu l'incomprensione del prossimo. Alcuni amici erano andati a trovarlo, ma invece di consolarlo lo accusavano di colpe che non aveva commesso. Le pene spirituali lo fecero soffrire di più delle pene materiali. Ma Dio è infinitamente buono e giusto, e vedendo che il Santo Giobbe gli rimase fedele, lo premiò ridonandogli la prosperità, ma soprattutto dandogli un maggior grado di gloria in Cielo. Una cosa del genere sta avvenendo con te. Dio sta provando la tua fedeltà, e se tu resterai fedele sino alla fine, ti darà un grande premio quando lascerai questa valle di lacrime. Lascia perdere quello che ti suggerisce il diavolo. La bestia infernale ti dice: “Non vedi che la Chiesa Cattolica è infestata dai modernisti? Abbandonala! Non pensare più alla vita di San Francesco e degli altri santi, fai quello che fanno molte tue coetanee, divertiti, vai in discoteca, cerca di accumulare più soldi che puoi, organizza feste mondane, banchetti e viaggi. Tu non sei una suora, quelle sono matte che hanno rinunciato ai piaceri della vita per recludersi nella clausura. Tu sei una laica, sei una persona libera, puoi fare tutto quello che vuoi, non devi più pensare a Dio! Non vedi che tanta gente considera te e quei quattro gatti come te, alla stregua dei pazzi? Abbandona Gesù e io ti farò felice!”

Satana vorrebbe staccarti per sempre da Gesù, ma vedo che tu sei un soldato che ha voglia di continuare la buona battaglia della fede. È vero che nel corso del 2010 ti sei staccata un paio di volte dalla pratica religiosa, ma poi ti sei fatta forza e sei tornata alla sequela di Gesù crocifisso. Lo so che la tua croce è pesante, ma con l'aiuto dello Spirito Santo, il dolce Consolatore delle nostre anime, ce la puoi fare.

Forse a volte ti domandi se ti salverai, anche se non sei più entrata in convento. Ascolta quello che ti dico. Quell'attrazione che sentivi per la vita monastica prima del matrimonio, forse era vocazione, ma forse no. C'è tanta gente che entra in monastero con entusiasmo, ma poi si accorge che non ha una vera vocazione, e se ne torna a casa. Anche i genitori di Santa Teresa di Lisieux in gioventù volevano abbracciare la vita religiosa, ma furono respinti e si fecero santi nello stato matrimoniale. Del resto vedo che tu vuoi tanto bene a Gesù buono, e se potessi tornare indietro cercheresti di discernere meglio la tua vocazione. Ormai il passato è passato. Anche se per ipotesi Dio non avesse voluto che tu ti sposassi, comunque lo ha permesso con la speranza di trarne un bene maggiore. Ogni tanto sul mio blog vocazionale riporto qualche esempio di persone che per non aver eseguito la vocazione hanno condotto nel mondo una vita pessima e sono morte lontano dai sacramenti. Ma io riporto quei fatti per poter svegliare quelle persone che pur avendo la vocazione e la possibilità di entrare in monastero, sperano di santificarsi anche senza seguire la divina chiamata. Ma tu non devi tener in conto quelle cose, perché il tuo caso è diverso. Anche se la tua fosse stata vera vocazione, adesso sei una donna sposata. Dio vede che tu sei pentita di non aver fatto un'esperienza vocazionale, ma vede anche che adesso vuoi amarlo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze. Il Signore è incapace di discacciare da sé un'anima che supplica il suo aiuto col cuore contrito. Coloro che che si son dannati dopo aver rifiutato la vocazione religiosa, sono andati all'inferno perché non si sono rivolti con fiducia a Gesù e a Maria. Tu invece vuoi tanto bene al Redentore e alla Mediatrice di tutte le grazie, e adesso loro vogliono aiutarti a farti diventare santa nello stato matrimoniale. Lo so che non è facile, ma puoi farcela come ce la fecero Zelia Guérin e Luigi Martin. Solo per il fatto che hai insegnato alla tua bambina il mistero della Presenza Reale, adesso Gesù ti è riconoscente e vuole "sdebitarsi" per questa opera buona che hai fatto. Oggi molti bambini vivono come pagani, senza conoscere Gesù buono, perché i loro genitori non gli parlano mai delle cose celesti.

Se tu hai il desiderio di essere sposa di Gesù, io ti rispondo con le parole di Sant'Antonio di Padova: “Omnes animae sponsae sunt Christi”, ossia tutte le anime che amano sinceramente Cristo sono sue spose. Anche tu sei sposa di Gesù se lo ami con tutto il cuore. Certo le suore hanno il vantaggio di consacrargli la propria verginità, mentre le persone sposate non possono vivere in castità senza il consenso del proprio coniuge (tranne in casi particolari), tuttavia possono sempre consacragli il proprio cuore, e popolare il Cielo di nuovi cittadini. Io non solo voglio che tu ti salvi l'anima, ma voglio che tu ti faccia santa per dare gusto a Dio. Inoltre voglio che diventino santi anche tuo marito, la tua bambina, i tuoi parenti e tutti coloro che conosci, soprattutto quelli che ti hanno fatto soffrire.

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Continua pure a scrivermi ogni volta che vuoi, soprattutto quando ti senti tentata ad abbandonare il Corpo Mistico di Cristo per aderire al paganesimo che dilaga nel mondo. Coraggio, combatti con ardore la buona battaglia, e non dimenticarti mai quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Chiediamo alla Regina del Cielo di darci la forza di restare fedeli a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter

Rimanere incinta senza essere sposata

Anni fa una ragazza mi ha confidato di essere incinta ma di non essere sposata. Ecco una delle lettere che le ho scritto nella speranza di aiutarla a convertirsi.


Cara sorella in Cristo, 
leggendo le email che mi hai inviato in questi giorni ho avuto l'impressione che tu sia una persona "spirituale" che vorrebbe coltivare un'intensa vita interiore e praticare con fervore le virtù cristiane, ma è frenanta dall'attuale stato delle cose. Inoltre ho notato che tu desideri vivamente riuscire a regolarizzare la tua situazione sentimentale per poter piacere a Dio. Il nemico del genere umano (ossia il demonio) vorrebbe che tu ti faccia vincere dallo scoraggiamento e che conseguentemente tu possa abbandonare il desiderio di praticare la vita devota per abbracciare una spensierata vita mondana vissuta come se Dio non ci fosse, come fanno tante altre persone che convivono "more uxorio", cioè nel modo dei coniugi ma senza essere sposate.

Ci sono due pericoli che potrebbero capitarti. Da un lato incontrare gente lassista che potrebbe tentare di convincerti erroneamente che sia una cosa buona convivere "more uxorio", e quindi non come "fratello e sorella". Ma dall'altro lato potresti incontrare gente arcigna, aspra e acida che criticando la tua situazione sentimentale potrebbe trattarti duramente e con disprezzo. In quest'ultimo caso rischieresti di cadere nello sconforto e di sentirti troppo debole per riuscire a proseguire il cammino cristiano.

Coloro che ti vogliono davvero bene non devono comportarsi in maniera "poco caritatevole" nei tuoi confronti, ad esempio criticandoti aspramente o trattandoti con durezza. Al contrario, soprattutto in questo periodo, è importante trattarti con grande bontà, gentilezza e dolcezza, come farebbero i santi, onde cercare di incoraggiarti a non arrenderti, animandoti a continuare a sperare in Dio affinché ti aiuti a sistemare la situazione nel mondo che a Lui piacerà. San Leopoldo Mandic fu un confessore molto amato e ricercato perché non trattava con asprezza i penitenti (come purtroppo facevano certi confessori del suo tempo), bensì li trattava con grande bontà. E se qualche persona non era sufficientemente pentita dei propri peccati, non la cacciava in malo modo dal confessionale, come a volte capitava in passato, bensì cercava di disporli al pentimento con discorsi pieni di carità che riuscivano a commuovere i cuori e a spingerli al sincero pentimento, condizione necessaria affinché l'assoluzione sia valida. Anche San Francesco di Sales trattava con dolcezza e amabilità coloro che incontrava, anche se avevano commesso delle colpe gravi. Ma l'esempio più importante è quello che ci ha lasciato Gesù Cristo quando salvò quella donna che rischiò di essere lapidata per aver peccato contro il Sesto Comandamento. Non le rivolse parole aspre e di severo rimprovero, bensì la trattò con bontà. Anche la samaritana, la quale conviveva "more uxorio", venne trattata con grande carità dal Redentore Divino, che riuscì a convertirla.

Sant'Alfonso Maria de Liguori insegna che nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto, o almeno tollerato, da Dio, in vista del nostro bene spirituale. Ovviamente il Signore non vuole che vengano commessi dei peccati, ma tollera che vengano compiuti, perché desidera trarne un bene più grande. Ad esempio, Santa Margherita da Cortona, da giovane andò a convivere con un uomo dal quale ebbe pure un figlio. Dio tollerò che ciò venisse compiuto, ma poi riuscì a convertire Margherita e a farla diventare una grande santa che amò assai il Signore. Se non avesse peccato commettendo fornicazione e concubinato con quell'uomo, forse poi non avrebbe avuto quella profonda conversione che l'ha indotta a divenire quella grande santa che divenne. Solo Iddio sa quanto Santa Margherita pianse per i suoi peccati, ma adesso è felice nella Patria Celeste, vicino al suo tanto amato Gesù.

Io ti incoraggio a non arrenderti, ma a continuare a sperare di riuscire, grazie all'aiuto di Dio, a convertirti e a tornare a vivere in maniera più intensa il Vangelo. Spero tanto che il Signore converta anche il papà del bimbo che porti nel grembo, perché non si è comportato in maniera corretta nei tuoi confronti. Essendo nubile, tutti gli uomini devono trattarti con il massimo rispetto, senza prendersi dei diritti che spettano solo agli sposi con le proprie mogli. Se un uomo non vuole aspettare le nozze per poter compiere l'atto tipico dei coniugi, significa che non ti ama con amore ordinato, cioè con l'amore rispettoso dell'ordine stabilito da Dio, Sommo Legislatore. Voi donne dovete usare maggiore fortezza nel farvi rispettare dagli uomini. Quando un uomo sa aspettare in castità sino al matrimonio, concede alla donna che ama una grande prova del suo amore sincero. Ma soprattutto compie un grande atto d'amore verso Dio, perché dimostra di essere disposto a patire un sacrificio pur di non calpestare la sua Legge Eterna.

Con questa lettera spero di esserti stato di qualche utilità spirituale. Se continuerai a scrivermi per dialogare su temi spirituali, sarò lieto di risponderti con cordialità, nella speranza di riuscire ad aiutarti a tornare a unirti a Gesù buono, il quale è tanto felice di riaccogliere coloro che tornano pentiti ai suoi piedi. Sento un gran desiderio di essere molto caritatevole con te e di aiutarti nel cammino cristiano. Voglio vivere in spirito di servizio questo dialogo a distanza tra di noi, perché ci tengo a far del bene alla tua anima, la quale è costata tante sofferenze a Gesù Cristo sulla croce del Golgota.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Don Giuseppe Tomaselli
Siamo in un secolo di forte materialismo. In tanti non c'è fede; in altri c'è un po' di fede, ma è quasi morta, perché non è vivificata dalle buone opere. Non pochi propugnano l'ateismo, teorico o pratico; e grandi masse di uomini e di donne vivono come se Dio non esistesse, poco curandosi del giudizio di Dio e della vita che ci attende dopo quella terrena.

(Pensiero tratto da "La Vergine di Catania" di Don Giuseppe Tomaselli)

Fra Ginepro da Pompeiana "Alle soglie dell'aldilà" (lk rorate)

Fra Ginepro da Pompeiana, cappellano militare
"Alle soglie dell'aldilà", pubblicato nel 1957, è un libretto breve, di circa 80-90 pagine (dipende dall'edizione), che si inserisce nel filone della "letteratura di memoria e di testimonianza" tipica del dopoguerra di Padre Ginepro da Pompeiana, che era stato cappellano militare durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il libro affronta due temi centrali, intrecciando l'esperienza storica vissuta dal frate con la sua missione spirituale:

1. Il racconto della prigionia e della sofferenza

Il nucleo centrale del testo rievoca i momenti drammatici vissuti da Fra Ginepro durante la seconda guerra mondiale e nei mesi convulsi del collasso del regime. Il titolo stesso, "Alle soglie dell'aldilà", fa riferimento a una doppia dimensione di vicinanza alla morte:

 - La morte fisica scampata: La narrazione di bombardamenti, privazioni estreme, la prigionia nei campi e i costanti rischi di vita corsi in prima linea come cappellano militare e poi durante la guerra civile.

-  La "morte" di un mondo: La percezione della fine imminente di un'epoca storica e politica (quella del fascismo e della Repubblica Sociale Italiana), vissuta dai protagonisti come un vero e proprio "cataclisma" non solo terreno, ma spirituale.

2. Il conforto spirituale ai condannati a morte

Una parte significativa del memoriale descrive la sua attività pastorale più dolorosa e divisiva: l'assistenza spirituale prestata ai soldati della RSI, ai fascisti catturati e ai condannati a morte dai tribunali partigiani o militari nel post-25 aprile 1945.

Fra Ginepro descrive gli ultimi istanti di vita di questi uomini "alle soglie dell'aldilà", concentrandosi sul loro atteggiamento davanti al plotone d'esecuzione:

 - Cerca di dimostrare che molti di loro morirono con dignità, rassegnazione cristiana e fede, rifiutando l'immagine di "mostri" o "traditori" data dalla pubblicistica ufficiale del dopoguerra. Un elemento cardine che Fra Ginepro usa per nobilitare queste morti è il comportamento dei condannati negli ultimi istanti. Racconta di giovani che baciano il crocifisso, che stringono il rosario e che, prima che scatti il fuoco, gridano parole di perdono per i propri carnefici o invocano Dio e la Patria. Questo atteggiamento di "vittima consapevole e rassegnata alla volontà divina" è, nella visione del frate, ciò che trasforma una morte violenta in un’espiazione cristiana. Il sangue versato viene visto come un lavacro che riscatta l'onore e l'anima.

- Trasforma l'esperienza della fucilazione o del carcere in un percorso di espiazione religiosa, offrendo ai lettori dell'epoca (principalmente reduci e famiglie dei caduti della RSI) una chiave di lettura martirologica: i vinti della guerra civile non erano solo sconfitti politici, ma "martiri" che avevano affrontato il passaggio all'aldilà con i conforti della fede.

Come gran parte della produzione di Fra Ginepro del dopoguerra, il libro è un testo ibrido: formalmente è un'opera di pietà religiosa e di riflessione cristiana sulla morte, ma nei fatti ha rappresentato per decenni un testo di riferimento per i reduci, utile a elaborare il lutto della sconfitta e a tramandare una memoria alternativa dei fatti del 1943-1945.