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venerdì 18 settembre 2026

Pio XII raccomandò la confessione frequente dei peccati

 

Papa Pio XII
Papa Pio XII ha raccomandato vivamente la pratica della confessione frequente (anche dei peccati veniali) principalmente nell'enciclica Mystici Corporis Christi, pubblicata il 29 giugno 1943.

Ecco i dettagli principali riguardo a questo insegnamento:

Il contesto: Mystici Corporis Christi

In questo documento, dedicato alla natura della Chiesa come "Corpo Mistico di Cristo", il Papa affronta il tema del progresso spirituale dei fedeli. Interviene per correggere alcune tendenze dell'epoca che sminuivano la confessione dei peccati veniali, considerandola superflua.

Punti chiave della raccomandazione

Pio XII sottolinea che, sebbene non sia strettamente necessaria per il perdono dei peccati non gravi (che possono essere rimessi in altri modi), la confessione frequente dei devoti è caldamente incoraggiata per diversi motivi spirituali:

  • Aumento della conoscenza di sé: Aiuta a fare verità sulla propria condizione interiore.

  • Crescita nell'umiltà: L'atto di accusare le proprie colpe educa l'anima.

  • Sradicamento delle cattive abitudini: Contrasta la tiepidezza spirituale e le inclinazioni al male.

  • Purificazione della coscienza: Porta una maggiore pace interiore.

  • Rinvigorimento della volontà: Conferisce una grazia sacramentale specifica per resistere alle tentazioni.


Pio XII tornò su questo tema anche in un'altra importante enciclica, la Mediator Dei (1947), dedicata alla sacra liturgia. In essa ribadì che la confessione frequente è un mezzo prezioso per progredire sulla via della santità e per partecipare più degnamente all'Eucaristia.

Pensiero del giorno

Ogni Santa Messa bene ascoltata e con devozione, produce nella nostra anima effetti meravigliosi, abbondanti grazie spirituali e materiali, che noi stessi non conosciamo.

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina)

giovedì 17 settembre 2026

Assistenza divina

(Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli)


Costruire un Tempio, grande e sfarzoso, richiederebbe oggi centinaia e centinaia di milioni; quantunque al tempo del Santo la moneta avesse altro valore, facendo le proporzioni, si avrebbe lo stesso risultato. Don Bosco iniziò la costruzione del magnifico Santuario dell'Ausiliatrice in Torino senza denaro; e non solo la Chiesa, ma anche i locali annessi, cioè un grandioso Ospizio. La gente si domandava, a vedere tanti operai a lavoro e la fabbrica a venire su così presto: Ma questo Prete dove prende i denari per pagare la mano d'opera e il materiale?...  Don Bosco aveva fatto il disegno del Santuario, come gli era stato mostrato nelle visioni, l'aveva fatto approvare, aveva posta la prima pietra il 27 Aprile 1865 e diede l'incarico della costruzione all'impresario Carlo Buzzetti. A costui disse:
- Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho.  
Messo fuori il borsellino, lo capovolse nelle mani di Buzzetti e vennero fuori otto soldi. 
- Con questo lei vuole innalzare un grande Tempio?  
- Stai tranquillo, che la Madonna penserà a provvedere il denaro!  
Un altro, che faceva da economo, disse: Don Bosco, ma come faremo ad andare avanti? Come si può affrontare un'opera simile senza denaro?  
- Non preoccuparti! Comincia gli scavi. Quando mai noi abbiamo cominciato un'opera con i denari pronti? Bisogna lasciar fare qualche cosa alla Divina Provvidenza!  

Da quel momento furono tante le grazie concesse dalla Madonna a coloro che concorrevano alla costruzione della nuova Chiesa, che Don Bosco potè dire: La Vergine Santissima si è edificata da se stessa la sua casa; ogni mattone del Tempio ricorda una grazia da lei concessa.  Per aver un'idea di ciò che avveniva attorno a Don Bosco quando lavorava per la gloria di Dio, basta citare un semplice episodio, uno tra i moltissimi. Si erano cominciati gli scavi e si avvicinava il giorno del pagamento della prima quindicina di lavoro. Il Santo fu chiamato al letto di una signora, la quale da tre mesi era gravemente inferma. Le consigliò di pregare la Madonna e di fare una novena, con la promessa, se era possibile, di dare qualche offerta per il Tempio in costruzione. L'inferma presto guarì e diede a Don Bosco la somma per il pagamento della quindicina dei lavori, dicendo: Questa è la prima offerta e non sarà certamente l'ultima. 


[...]

La fiducia di Don Bosco nella Divina Provvidenza non aveva limiti, per questo era sicuro in ogni impresa. Si trovava a San Benigno Canavese. Don Rua e Don Lazzero erano preoccupati, dovendosi pagare d'urgenza ventimila lire. Questa somma oggi equivarrebbe almeno a due milioni. Mentre si studiava il modo di procurare il denaro, Don Bosco estrasse da tasca una busta sigillata, che gli era stata consegnata e non aveva ancora aperta. Era un signore che scriveva, dicendo che aveva già pronte ventimila lire da mandare per qualche opera di beneficenza. Don Bosco esclamò: Queste sono cose di ogni momento; eppure i posteri non le vorranno credere e le porranno tra le favole!  

Un altro esempio del genere. 

Si erano spese trentamila lire per mettere in efficienza un'abitazione a Mathi Torinese. Don Bosco era a pranzo dal Conte Colle a Tolone e ruminava nella sua mente la maniera di raccogliere quella somma per darla all'impresario; non manifestò il suo pensiero. Finito il pranzo, il Conte, che nulla sapeva dell'affare di Don Bosco, gli consegnò un plico, dicendo: Serva per le sue opere. Il plico conteneva trentamila lire. Il Santo, sorridendo, si rivolse al Conte: Durante il pranzo pensavo al debito di trentamila lire; lei è stato scelto da Dio a strumento della sua Provvidenza.  Il Conte a queste parole pianse di consolazione. Quando, in estremo bisogno, non si muovevano gli uomini ad aiutare Don Bosco, interveniva direttamente Dio, dando al suo Servo il potere di operare miracoli. Ed il nostro Santo potè moltiplicare le pagnottelle per la colazione dei suoi ricoverati, le castagne e le nocciole in occasione di passeggiate e le Sacre Particole durante la Messa. 

[...]

Come si spiega l'abbondanza di Provvidenza in Don Bosco? Con le parole di Gesù: « Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più... ». Egli cercava la gloria di Dio e la salvezza delle anime; non ambiva il denaro per sè o per cupidigia, ma per il bene del prossimo. Secondo le parole del Vangelo, quando una persona osserva bene la legge di Dio ed ha cura dell'anima propria, può essere sicura di essere assistita dalla Divina Provvidenza; non nuoterà nella ricchezza, perchè d'ordinario questa è pericolosa, ma non sarà privata del necessario. 

Don Bosco è considerato come il Santo della Provvidenza e molti si rivolgono a lui nelle necessità della vita. 


(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno - Circa l'apostolato dei lassisti

Non è possibile fare intendere a tutti le vie di Dio, e zelando la sua gloria sotto l'influsso dello Spirito Santo, si urta contro la mentalità di quelli che non sanno capire le vie della penitenza, dell'amore e dell'abnegazione, e vorrebbero un apostolato stilizzato sulle abitudini moderne, innocuo, per così dire, che sia più un'occasione di divertimento che un sentirsi pressato a mutare completamente vita.

[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume 21, “Atti degli Apostoli”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

mercoledì 16 settembre 2026

Circa l'ecumenismo "federativo"

[Brano tratto da un articolo del compianto Cardinale Giuseppe Siri, intitolato "Bilancio dell'ecumenismo", e pubblicato su “Renovatio”, VI - 1971].

Sentiamo il dovere di dire che un bilancio sull'ecumenismo deve essere fatto anche se non abbiamo la presunzione di farlo qui. Solo i bilanci sono in grado di dire se metodi e strumenti assunti hanno dato i frutti desiderati. […] È il caso di chiedersi ora se sia soddisfacente il corso delle operazioni a breve termine. Si tratta del recupero dei singoli all'unità della vera Chiesa. La domanda può venir posta in altro modo, più espressivo: i ritorni individuali sono diminuiti o aumentati? Si raccolgono qua e là voci sconcertanti. Se sono vere (e ci auguriamo non lo siano o siano esagerate), il problema si sposta ai metodi usati. Non basta la volontà ecumenica, il suo slancio, il suo ardore; occorre l'intelligenza e la misura. La verità ha sempre un fascino; la grazia di Dio opera nel segreto delle anime e nel ruotare dei fatti ben oltre quel fascino. Tuttavia quello che ha sempre attirato verso la Chiesa è stata la sua unità indiscutibile, la sua monoliticità nell'adesione a Pietro, il carattere definitivo del suo Magistero interamente applicato, la forza attrattiva della comune disciplina. La Chiesa deve presentarsi come un ancoraggio sicuro. Nel segreto delle anime, ove la logica demolisce molti idoli e pone incredibili esigenze e là dove la sofferenza della vita imprime uno spontaneo movimento di ricerca spirituale, si manifesta incontenibile il bisogno della «roccia sicura». Tutto quello dei difetti nostri che rende l'ancoraggio meno certo e definitivo demolisce il metodo giusto dell'ecumenismo. Tutto ciò non sarebbe vero se si partisse dal concetto dell'«unità federativa»; ma questa non è nel piano di Cristo.

Pensiero del giorno

Chi non ha battaglia non ha vittoria.


(Santa Caterina da Siena)

martedì 15 settembre 2026

Capitano Guido Negri, eroico militare e zelante soldato di Gesù Cristo

Vorrei farvi leggere la “Lettera di Don Giulivo ai giovani” pubblicata sul “Bollettino Salesiano” del novembre del 1941.


Carissimi,

quest'anno, venticinquesimo della morte di Guido Negri, il Ministero ha autorizzato la città di Este a dedicare la piazza del Castello al nome del «Capitano santo». Non so se tutti voi conosciate questa eroica figura di ufficiale cattolico, caduto il 27 giugno 1916 sul monte Colombara. Alle diffuse edizioni delle sue memorie biografiche sta per aggiungersi in questi giorni un riuscitissimo profilo stampato apposta pei soldati. È una figura di primo piano, tutta luce e tutta forza. Tempra adamantina, serbò la sua purezza illibata fino alla morte vivendo di Gesù Sacramentato. Coscienza intemerata, crebbe al culto del dovere fino al sacrificio. Cuore nobilissimo, si aderse all'amore di Dio fino alla passione dei santi. La Fede fu la sua bandiera che portò alta, spiegata di fronte a tutti, dalla famiglia alla scuola, dalla caserma alla trincea, all'assalto. Basta ricordare che proprio in quella piazza Castello, che oggi porta il suo nome, egli apparve, un mese prima di morire, reggendo, nella sua brillante divisa di capitano, l'ombrella al curato del Duomo che portava il SS. Viatico ad un'inferma fuori città. Unico uomo, oltre il prete, in un gruppo di pie donne! 

Un mese dopo egli dava la vita per la Patria che gli conferiva la Medaglia d'Argento colla seguente motivazione «Primo fra i primi, col nome della Patria sulle labbra, trascinava con esempio, fulgido e magnifico la sua compagnia all'assalto di una fortissima posizione avversaria. Colpito al cuore dal piombo nemico, lasciava la giovane esistenza sotto i reticolati. Monte Colombara, 27 giugno 1916». 

Miei cari: voi che adesso ammirate sovente in chiesa ufficiali e soldati, in divisa, a compiere con tanta edificazione i loro doveri religiosi, forse non misurate a sufficienza il valore del gesto del Capitano Guido Negri. Ma dovete sapere che a quei tempi ci voleva del fegato in un militare per andare in chiesa, e tanto più per accompagnare il Santissimo Sacramento in pubblico, in divisa: il minimo che poteva capitare era un diluvio di scherni e di derisioni; non di rado costava la carriera. L'esempio del Capitano Guido Negri vi sproni pertanto a professare sempre coraggiosamente la vostra fede, ed a crescere degni delle gloriose tradizioni dei nostri migliori soldati. 

Vostro aff.mo Don Giulivo

Pensiero del giorno


Meditate spesso i dolori della divina Madre Maria, dolori inseparabili da quelli del suo Divin Figlio.



(San Paolo della Croce)

lunedì 14 settembre 2026

Passione di Gesù

Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze che patì a causa nostra. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che pensiamo all'amore che ha avuto per noi fino a patire quegli atroci tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per redimere il genere umano, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa mai alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo. Un Dio morto per gli uomini! Questa considerazione è stata sempre la meditazione più dolce delle anime sante e il motivo più forte per amarlo. Di certo non possiamo dubitare della bontà di Dio vedendolo in croce per noi. Oh che dolce riposo trovano le anime che amano Dio quando nelle avversità di questa vita meditano in silenzio sul nostro amoroso Redentore mentre agonizzava sulla croce e il suo divin sangue fuoriusciva da tutte le sue membra ferite dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze terrene e di piaceri della carne! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di Colui che volle tanto patire e morire per amor nostro. E com'è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, il pensare a un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione del Redentore Divino? Ciò avviene perché poco si fermano a considerare quanto Gesù Cristo patì per nostro amore.

Pensiero del giorno

Gesù in croce
Nel colmo di qualche grande afflizione, prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui. Che predica sentirete!


(San Paolo della Croce)

domenica 13 settembre 2026

Circa gli annunci sul blog

Da quando nel 2008 ho aperto il blog “Cordialiter”, ho dato ampio spazio agli annunci che i lettori mi inviano al riguardo di Messe in rito antico, convegni su temi religiosi, conferenze, ecc. L’ho sempre fatto gratuitamente, senza mai chiedere nulla in cambio. Penso che gli annunci, oltre ad essere interessanti per gli utenti, mi aiutino a rendere il blog ancora più piacevole da visitare. Quindi ringrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno inviato annunci utili ed interessanti. 

Purtroppo, spesso, per mancanza di tempo (o per altri giustificati motivi), non ho pubblicato gli annunci che mi sono stati inviati. Chiedo scusa se qualcuno ne è rimasto dispiaciuto ma, credetemi, non l’ho fatto per cattiveria. Ho difficoltà soprattutto quando mi vengono inviati annunci in formato pdf, poiché mi tocca prima convertirli in formato immagine (jpg, gif, ecc.). In certi casi ricevo annunci in formato immagine che hanno dimensioni troppo grandi e mi tocca ridimensionare i file, altre volte invece le immagini contengono testo troppo piccolo e difficilmente leggibile. Poi ci sono degli annunci che pur essendo in formato testo, e quindi facilmente pubblicabili con un semplice copia/incolla, sono “chilometrici”, pertanto mi tocca fare un riassunto (penso che i post eccessivamente lunghi non vengano letti interamente dai lettori). Fare tutto ciò assorbe molto tempo nel corso dell’anno, quindi capisco il fatto che tante altre persone abbiano abbandonato i propri blog. Io invece sto cercando di resistere a portare avanti questo servizio, poiché molti lettori mi hanno detto che si sentono confortati ed edificati nel frequentare il mio blog. Chiedo pertanto di cercare di venire incontro alle mie esigenze inviandomi solo degli annunci che non mi sottraggano troppo tempo. 

Approfitto dell’occasione per ringraziare di cuore anche tutti coloro che in questi anni hanno deciso di supportare l’enorme lavoro che sta dietro al blog inviandomi un libero contributo. Senza queste persone dal cuore grande, temo che anche io sarei stato costretto ad abbandonare il blog già da tempo.

La natura stessa ci eccita a sollevare le anime purganti

[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi",  Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].


Per animarci a porgere aiuto alle povere anime del purgatorio, basta ascoltare i sentimenti ispiratici dalla natura. Potremmo noi vedere l'ultimo degli uomini, anzi il nostro più crudele nemico, caduto nel fuoco senza cercare di ritrarlo? Ora, sappiamolo bene, le anime che gemono in purgatorio, sono le anime dei nostri fratelli, figlie del Padre celeste, sorelle del Figlio di Dio, spose dello Spirito Santo. E saremo noi insensibili alle strazianti grida che mandano dal profondo della prigione in cui ardono giorno e notte? Sentiamo come esse gridano: «Abbiate pietà di noi, almeno voi, amici nostri.» 

Oh! se fossimo al loro posto, e se tutti gli altri avessero poca carità come noi abbiamo verso di esse, quali gemiti non manderemmo per tanta crudeltà! Scongiureremmo tutti quanti gli uomini di ricordare la massima così conosciuta tanto per i lumi della ragione quanto per quelli della fede: «fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.» Trattiamo dunque i nostri fratelli come vorremmo essere trattati noi stessi. Ricordiamoci che in mezzo alle crudeli torture, che sopportano senz'alcun merito, sono nell'assoluta impossibilità di procurarsi il minimo sollievo; e, salvo un miracolo, non è loro permesso di venire a reclamare alcun suffragio da noi. C'è di più, Dio stesso è in qualche modo nell'impossibilità di soccorrerle: la sua giustizia e la santità gli legano, per cosi dire, le mani, e sembra aver abdicato la sua onnipotenza in nostro favore. A noi deboli e miseri peccatori, più poveri di grazie e di meriti che non le anime purganti, diede una specie di sovranità assoluta, una potenza sorprendente, proporzionata all'impotenza di quelle anime a soccorrere se stesse. Aver tanto potere e non farne uso sarebbe mancar di rispetto a Dio, e di carità verso il prossimo. Non vi è maggiore arroganza del respingere i doni di Dio, perché dati in abbondanza. Deh! poiché piacque al divin Padre conferire a noi così grande potenza, esercitiamola con amore e prodigalità. I beati in cielo provano dolce contento nell'abbassare i loro sguardi dalla pace eterna a questa terra di miserie; nella pienezza della loro carità, si rallegrano per la potenza quasi illimitata da loro esercitata sul Cuore di Gesù, in virtù della quale ottengono nuove grazie ai miseri abitanti della terra. Tale gioia può essere in qualche modo nostro retaggio, anche in questo mondo. Pensiamo sovente al luogo d'espiazione; facciamo uso della sovranità che Gesù ci diede diritto di esercitarvi: non imiteremo mai meglio la carità del divin Cuore, che tanto ci ama, quanto con il recare sollievo alle anime sante. 

FIORETTO SPIRITUALE. Vi è maggior merito nel fare qualche bene ad una di quelle anime, che non a farne dieci volte tanta a favore d'un vivo, quando anche fosse prigioniero, ammalato, tormentato dalla fame. (S. Bernardino). 

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
Accettare volentieri dalle Mani di Gesù e di Maria le croci, le contrarietà, le umiliazioni, ricordando che esse sono doni preziosi di Dio, segni di predestinazione, mezzi infallibili di perfezione e di santità.

(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 12 settembre 2026

Disprezzo del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Il pensiero della vanità del mondo, e che tutte le cose che il mondo pregia non sono che bugia ed inganno, ha fatto risolvere a molte anime di darsi tutte a Dio. Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur? A che servirà l'aver acquistato tutto il mondo a chi avrà perduta l'anima in eterno? Questa gran sentenza del vangelo a quanti giovani ha fatto lasciare i parenti, la patria, le robe, gli onori, ed anche le corone per andare a chiudersi in un chiostro o in un deserto, per ivi non pensare che a Dio! Il giorno della morte si chiama il giorno della perdita: Iuxta est dies perditionis. Giorno di perdita, perché tutti i nostri beni acquistati in questa terra, tutti nel giorno della morte abbiamo da lasciarli. Onde saggiamente dice s. Ambrogio che noi falsamente chiamiamo questi beni beni nostri, giacché non possiamo portarli con noi nell'altro mondo ove abbiamo a dimorare per sempre: Non nostra sunt (scrive il santo) quae non possumus auferre nobiscum; sola virtus nos comitatur. Le sole opere sante ci accompagneranno ed elle sole ci consoleranno nell'eternità.

Tutte le fortune terrene, le dignità più grandi, gli argenti, gli ori, le gemme più preziose, mirate dal letto della morte perdono il loro splendore: l'ombra funesta della morte oscura anche gli scettri e le corone, e fa vedere che quanto il mondo pregia non è che fumo, loto, vanità e miseria. E in verità a che servono in morte tutte le ricchezze acquistate da uno che muore, se altro non gli tocca dopo la morte, che una cassa di legno per esservi posto a marcire? a che serve la bellezza vantata del corpo, allorché di quello non resterà che un poco di polvere puzzolente e quattro ossa spolpate?

Che cosa è la vita dell'uomo in questa terra? (...) È un vapore che fa una breve comparsa, e poi più non comparisce; oggi quel grande è stimato, temuto, lodato; domani è disprezzato, mormorato e maledetto: Vidi impium superexaltatum…et transivi, et ecce non erat. Non vi è più in quella sua diletta villa, in quel gran palazzo che si ha fatto, e dov'è? sta fatto polvere nella sepoltura.

Statera dolosa in manu eius. Ci avvisa lo Spirito santo a non lasciarci ingannare dal mondo, perché il mondo pesa i beni colla sua bilancia falsa; ma noi dobbiamo pesar le cose colla bilancia verace della fede che ci fa conoscere i veri beni, quali non possono mai dirsi quei che presto finiscono. Dicea s. Teresa: Non dee farsi conto di ogni cosa che finisce colla morte. Oh Dio, che mai è restato di grande a tanti primi ministri di stato, a tanti comandanti di eserciti, a tanti principi, a tanti imperatori romani, ora che per essi è finita la scena e si trovan nell'eternità? Periit memoria eorum cum sonitu. Han fatta una gran figura nel mondo, ha risonato il loro nome da per tutto; ma dopo che son morti per essi è finita la figura, il nome ed ogni cosa. 

(...)

La nostra vita in somma non è che una scena che passa e presto finisce; ed ha da finire per tutti, pe' nobili e pe' villani, pe' re e pe' vassalli, pe' ricchi e per li poveri. Beato chi in questa scena ha fatta bene la sua parte davanti a Dio! Filippo III re di Spagna moriva giovine in età di 42 anni: prima di morire disse a coloro che l'assisteano: quando sarò morto predicate lo spettacolo che ora vedete; predicate che in morte l'essere stato re non serve ad altro che per sentire la pena di aver regnato. E poi concluse con un sospiro dicendo: Oh in questo tempo fossi stato in un deserto a farmi santo, ché ora comparirei con più confidenza al tribunale di Gesù Cristo!

È nota la mutazione di vita che fece s. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'imperatrice Isabella, la quale in vita era bellissima, ma dopo morte dava orrore a chi la mirava. Onde il Borgia disse allora: Così dunque finiscono i beni di questo mondo? e si diè tutto a Dio. Oh l'imitassimo tutti prima che ci colga la morte! ma facciamo presto, perché la morte corre e non sappiamo quando arriva. Non facciamo che della luce che Dio ora ci dona ce ne resti solamente il rimorso e il conto che ne abbiamo da rendere a Dio quando terremo in mano la candela della morte. Risolviamo di fare ora quel che allora desidereremo d'aver fatto, e non potremo più fare.

No, mio Dio, basta quanto mi avete sopportato: non voglio farvi più aspettare di vedermi dato a voi. Voi mi avete chiamato più volte a finirla col mondo e darmi tutto al vostro amore. Ora mi tornate a chiamare: eccomi, ricevetemi nelle vostre braccia, mentre in questo punto tutto in voi mi abbandono. O Agnello immacolato che un giorno vi siete sagrificato sul Calvario morendo in croce per me, prima lavatemi col vostro sangue e perdonatemi tutte le ingiurie da me ricevute; e poi infiammatemi del vostro santo amore. Io v'amo sopra ogni cosa, v'amo con tutta l'anima mia. E quale oggetto fuori di voi io posso trovare nel mondo più degno d'amore e che più mi abbia amato? Madre di Dio e mia avvocata Maria, pregate per me ed ottenetemi una vera e costante mutazione di vita: in voi confido.



lll

Pensiero del giorno


La Madonna ci vuole troppo bene.



(Don Bosco)