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domenica 24 giugno 2018

Se ci fossimo sposati

Ho raccolto alcuni brani tratti da un paio di messaggi che mi ha scritto una mia carissima amica, verso la quale nutro tanta stima e gratitudine per tutto l'affetto che mi ha donato.


Ciao carissimo D.,
io ti vorrei scrivere ogni giorno, anche solo per salutarti o chiederti come stai. O perché ho necessità di chiarirmi un dubbio. Tu che sei così mite e io così impetuosa alcune volte, che se fossimo sposati ci compenseremmo splendidamente!

[...] Ora ti voglio dire che ti voglio bene. Tra cristiani non dovrebbe neppure essere oggetto di fraintendimento dirsi che ci si ama, vero? Ecco le nostre anime si amano in Gesù Cristo. Ho ricevuto il messaggio audio via mail che ho scaricato e conservato sul telefono per poter ascoltare quando voglio la tua voce che, come sai, mi ispira pace. Abbiamo un anniversario! Sì, e tu hai desiderato ricordarlo regalandomi un'emozione. [...] Sono sempre più convinta che la nostra amicizia è parte del disegno salvifico su noi. Quando ad esempio mi sento fragile penso a te e ne ricavo forza spirituale. [...]

Con profondo affetto, stima e gratitudine ti saluto e ti auguro una buona giornata.


Carissima in Cristo,
se ti avessi sposato, mi sarei impegnato moltissimo nel ricercare la tua felicità. Ti avrei trattato con tanta dolcezza e gentilezza, ti avrei confortato nei momenti di difficoltà, ti avrei consolato nei momenti di afflizione, ti avrei circondato di mille premure, ti avrei inondato di affetto e di innumerevoli atti di carità. Eventuali divergenze tra di noi avrei cercato di risolverle dialogando serenamente con te e impegnandomi a trovare una soluzione che lasciasse soddisfatti entrambi, oppure, se possibile, avrei cercato di aderire alla tua volontà, sentendomi gratificato nell'averti fatto contenta. Mi rattrista il comportamento di quei mariti che, anche per cose da nulla, si infuriano e sbraitano contro le loro spose, oppure si comportano in maniera tirannica. Se tu fossi stata mia moglie non ti avrei trattato come una schiava, bensì come una regina. Trattarti in questo modo non mi sarebbe costata troppa fatica, poiché quando amo una donna mi viene spontaneo trattarla splendidamente, anzi per me è una gioia impegnarmi per ricercare la sua felicità, anche a costo di fare dei sacrifici.

Tempo fa abbiamo riflettuto per alcuni mesi per comprendere se eravamo chiamati a vivere assieme abbracciando lo stato di vita matrimoniale. Ti confesso che sentirmi dire da te, con la tua bella voce e il tuo simpatico accento veneto-giuliano, "Ti voglio bene" o altre frasi affettuose, è stato un grande onore per me. Per poter amare profondamente una donna, non mi basta che sia carina, c'è bisogno che abbia un aspetto interiore che mi affascini. Per "aspetto interiore" mi riferisco a tre cose: "aspetto spirituale" (cioè deve essere una persona ascetica che ama la vita devota), "aspetto caratteriale" (deve essere dolce e affettuosa), e "aspetto intellettuale" (deve essere una persona con cui poter fare discorsi su temi importanti come la Religione, la politica, la geopolitica, la storia, l'economia, la cultura dei popoli, eccetera). Tu, oltre ad avere un grazioso aspetto esteriore, hai un aspetto interiore che mi affascina assai. Penso che sia questo il motivo per cui ti ho amato tanto e ti voglio ancora tanto bene. Essendo una donna graziosa, presumo che tu abbia avuto varie proposte di matrimonio, ma da ciò che mi hai detto in alcune occasioni ho compreso che da nessun altro uomo ti sei sentita amata quanto ti ho amato io. Amarsi in modo cristiano è semplicemente meraviglioso. Non solo avevamo intenzione di rispettare la Legge Eterna di Dio sia prima che dopo un eventuale matrimonio, ma desideravamo anche coltivare assieme un'intensa vita interiore per progredire giorno per giorno nel cammino di perfezione cristiana. Se ci fossimo sposati, nella nostra famiglia si sarebbe respirata un'atmosfera di raccoglimento, di devozione, di preghiera, oltre che di affetto e di carità (l'amore soprannaturale che nasce da Dio).

Quando mi hai comunicato che, pur volendomi tanto bene, avevi compreso di essere chiamata al nubilato, ho accettato la volontà di Dio senza opporre resistenza (sarebbe assurdo ribellarsi contro di Lui). Spesso in questi casi i legami tendono gradualmente a dissolversi e, a volte, si finisce persino con l'odiarsi. Invece noi, pur non essendo chiamati ad unirci in matrimonio, continuiamo ad avere un fortissimo legame spirituale e a volerci un gran bene reciproco. Ciò mi fa comprendere che quando in passato abbiamo riflettuto sulla possibilità di sposarci, il nostro amore era profondo, sincero e ordinato. Penso che continueremo ad amarci in modo fraterno per tutta la vita e, spero, anche nell'eternità.

Nulla capita per cieco caso nella vita, ma dietro ogni avvenimento c'è un meraviglioso ricamo dell'infinita misericordia di Dio verso ciascuno di noi. Io non conosco quali siano gli arcani disegni del Signore su di noi, però so che devo cercare di approfittare del nostro legame affettivo per progredire nel cammino di perfezione cristiana. In che modo? Seguendo gli insegnamenti del Redentore Divino, il quale ci ha comandato di volerci bene gli uni gli altri. Dunque desidero compiere tanti atti di carità fraterna nei tuoi confronti e così dare gusto a Dio. Sento un gran desiderio di servire la tua anima e volerle bene in maniera intensa pregando ogni giorno per la tua santificazione, voglio consolarti nei momenti di afflizione, voglio incoraggiarti quando sei demoralizzata, voglio inondarti di affetto fraterno, voglio dedicarti il mio tempo per fare qualcosa che vada a tuo vantaggio e che ti renda felice, voglio chiarire eventuali dubbi che dovessero sorgerti su argomenti religiosi, voglio offrire a Dio penitenze e fioretti per il tuo bene spirituale, voglio darti dei buoni consigli, voglio trattarti con grande rispetto, dolcezza e riverenza. Io desidero il tuo vero bene, il quale consiste essenzialmente nel conoscere, amare e servire la Santissima Trinità. Voglio aiutarti a conseguire il supremo ed eterno traguardo, poiché Dio merita di essere amato e lodato da te per l'eternità. 

Ti ringrazio di cuore per il meraviglioso legame che hai allacciato con me. Quando si vuole intesamente bene a una persona, la vita si illumina di letizia, come avviene nelle belle giornate di sole col cielo azzurro. Nutro talmente tanta stima nei confronti tuoi e di un'altra mia amica che risiede in una delle regioni del Triveneto (siete entrambe persone spirituali e avete una mentalità tradizionale), che potrei sposarmi solo se trovassi qualcuna che ha un aspetto interiore simile al vostro. :-) 

Rinnovandoti la mia gratitudine per tutto l'affetto che mi hai donato in questi anni e per avermi concesso la facoltà di pubblicare i tuoi scritti sui miei blog, ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Sono lieto di assicurarla che Gesù è contentissimo di Lei, dell’anima Sua, di ciò che fa, ch’Egli La ricolmerà sempre più delle sue grazie e dei suoi favori celesti, ch’Egli sarà sempre con Lei per aiutarla, confortarla ed assisterla. Sono lieto di assicurarLa che la Madonna santissima La tiene sempre stretta al suo Cuore immacolato e La protegge sotto il suo manto celeste, che La considera come sua figlia prediletta tra le predilette. Sono lieto di assicurarla che Lei, per grazia di Dio, progredisce di giorno in giorno nella virtù e nella perfezione religiosa, e che Gesù di giorno in giorno è sempre più contento e soddisfatto dell’anima Sua.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 23 giugno 2018

Esercizi spirituali ignaziani per donne

Il Movimento Mariano Regina dell'Amore organizza il II corso di esercizi spirituali ignaziani per donne, che avranno inizio lunedì 30 luglio alle ore 12 e termineranno sabato 4 agosto alle ore 14, presso la "Casa Nazareth", sita in Via Leonardo da Vinci 202, a Schio (Vicenza). Gli esercizi saranno predicati da Don Alfredo Maria Morselli. Le partecipanti saranno tenute a trascorrere quei giorni in silenzio (ovviamente potranno conferire col predicatore per la Confessione e la direzione spirituale).

Il costo per partecipare al corso ammonta a 270 € (vitto e alloggio inclusi), di cui 50 € da versare al momento dell'iscrizione. 

Per informazioni e iscrizioni entro il 20 luglio, scrivere all'indirizzo: ufficio.movimento@reginadellamore.it






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La battaglia spirituale del blog

Apprezzo molto i pensieri spirituali che mi scrive Letizia (pseudonimo di una gentile collaboratrice del blog), che ringrazio di cuore per avermi concesso la facoltà di pubblicare i suoi scritti (ovviamente evito di pubblicare le cose di natura privata e strettamente confidenziale). Ecco alcuni messaggi che diverso tempo fa mi ha inviato tramite Whatsapp.

Spesso penso a Gesù e Maria… a stare in loro compagnia in paradiso. Pensando alla morte ho fatto la confessione generale qualche giorno fa. Sono stata quasi un'ora, ma ho detto tutti i miei peccati dall'età di 6 anni circa ad oggi.

Se non sbaglio anche don Tomaselli era esorcista. Sai prenderò spunto da questa pratica [l’esercizio della buona morte, n.d.r.]. Vedi che parlare con te fa sempre bene?

Sei gentile come sempre. Ringrazio sempre il Signore per aver fatto la tua conoscenza. Sì, davvero. Il tuo blog poi è un luogo di riposo e di istruzione. Spero tu vada avanti.


Carissima in Cristo, 
                                    Sant’Alfonso Maria de Liguori insegna che è lecito desiderare la morte per andare in Cielo a vivere insieme a Dio. Non solo è lecito, ma è anche un atto d'amore verso la Santissima Trinità. Anche San Paolo Apostolo desiderava ardentemente morire per potersi unire finalmente con Cristo: “Desiderium habens dissolvi et esse cum Christo” (Lettera ai Filippesi 1,23).

Sì, Don Giuseppe Tomaselli, degnissimo seguace di Don Bosco, è stato un grande esorcista, oltre che un prolifico scrittore. Egli raccomandava l'esercizio della buona morte. Si tratta di una pratica che ho letto su un suo libretto e consiste nel pensare (una volta al mese) di essere in punto di morte e di ricevere i sacramenti come se fossero gli ultimi. Oh come cambia la visione del mondo se uno pensa di essere giunto all'ultimo giorno di vita! In quei momenti estremi non interessano più i soldi, la carriera, le discoteche, le cene al ristorante, ecc., si pensa solo all’imminente ed inappellabile giudizio che si riceverà da Cristo.

Domani cercherò di inviarti la foto delle medaglie del Sacro Cuore affinché tu scelga quella che preferisci, e poi te la invierò in dono insieme a uno scapolare che mi hanno dato le Carmelitane. La Madonna ha promesso a San Simone Stock che non andranno all'inferno coloro che moriranno indossando lo scapolare. 

Anche io ringrazio Iddio per questa bella amicizia spirituale. Ti sono sinceramente grato per avermi donato il privilegio di essere tuo amico. Tra tutte le donne che ho conosciuto nella mia vita, tu sei una di quelle che stimo maggiormente, poiché sei una persona molto spirituale e riesci a trasmettermi devozione. Desidero per te solo cose che sono per il tuo bene, soprattutto le cose spirituali, le quali sono quelle più importanti. Desidero vederti ardere sempre d’amore per Gesù buono, praticare con fervore le virtù cristiane e morire in stato di grazia (quando Dio vorrà). Sì, desidero assai la salvezza eterna delle anime, e tra queste anche la tua, la quale mi è molto cara. Amo tutte le anime, le quali sono state redente dal Santo Sacrificio di Gesù Cristo. 

Spesso i mondani hanno una visione utilitaristica dell'amicizia: fin quando una persona fa comodo e procura dei vantaggi, allora coltivano l'amicizia, quando non fa più comodo, allora "scaricano" la persona "amica". Invece i seguaci di Gesù Cristo considerano l'amicizia come un "mettersi al servizio" della persona amata, come ci ha insegnato lo stesso Redentore Divino, il quale disse di essere venuto sulla terra per servire, non per essere servito. Desidero continuare a coltivare la nostra amicizia con spirito di servizio, mettendomi a tua disposizione per dialogare su cose importanti e cercare di aiutarti nel cammino verso l'eternità. Voglio servire ed amare in maniera intensa la tua splendida anima, voglio pregare con fervore per la tua santificazione, voglio consolarti nei momenti di afflizione, voglio incoraggiarti quando sei demoralizzata, voglio inondarti di affetto fraterno e circondarti di premure, come ho fatto sinora. Te lo meriti, visto tutto ciò che hai fatto per me in questi anni. Su questa terra è davvero una consolazione poter amarsi con amore di carità. Inoltre sappiamo che volendoci bene in questo modo diamo gusto a Dio, il quale ci ha ordinato: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Se vi amerete gli uni gli altri, tutti vi riconosceranno come miei discepoli". Purtroppo, sta diventando sempre più raro trovare persone che "si vogliono bene" con amore di carità. Infatti viviamo in una società spietata nella quale ci si fa la guerra per cose da nulla, si sgomita, si calpesta il prossimo per il proprio vantaggio, ecc. Anche tra cristiani spesso avvengono cose scandalose, basti pensare alla feroce persecuzione che da decenni i modernisti stanno attuando contro i cattolici rimasti fedeli al Magistero perenne della Chiesa.

Non ho tempo da perdere con amicizie frivole e superficiali, io cerco persone come te con le quali allacciare solide e profonde amicizie basate su virtù nobili. È bello sapere che in questa giungla in cui viviamo ci sono ancora persone che amano Gesù Cristo!

Ti confesso che a volte mi viene voglia di abbandonare il blog, ma poi decido di continuare proprio perché mi sentirei un "traditore" se abbandonassi tutto. Ci sono tanti blog che seminano sconforto, io invece cerco di pubblicare principalmente post che edifichino le anime. Purtroppo, ho notato che i blog "desolanti" hanno molti più lettori del mio. A quanto pare a molti internauti (tra cui molti tradizionalisti) piace di più leggere cose che procurano sconforto. Contenti loro…

Ogni giorno i miei vari siti internet ricevono circa un migliaio di visite. Se sono ancora in funzione è grazie a quei lettori che spontaneamente mi inviano delle donazioni (accetto volentieri anche quelle di piccoli importi) che mi consentono di poter dedicare tanto tempo alla loro gestione e a rispondere a una marea di corrispondenza (nella cartella “posta inviata” ho oltre 16.000 e-mail). Il mio scopo è di edificare le anime amanti della vita devota. Continuerò questo apostolato per fare felici le persone spirituali come te e per dare gusto a Dio.

Mi hai detto tante volte che mi vuoi bene. Anche io ti voglio bene in Cristo. Timeámus et amémus Deum vivum et ex corde diligámus nos sincéro!

Cordialiter

Pensiero del giorno

Chi ha il cuore puro ama tutto ciò che è amabile, ma nell'ordine e nella misura che vuole Dio e solo in Dio e per Dio.

(Brano tratto da “Culto dei Voti” di Padre Ludovico Colin, C.SS.R., traduzione a cura di Padre Nicola Ferrante, Padri Redentoristi Editori, Imprimatur 1952).

venerdì 22 giugno 2018

Dobbiamo essere lieti di essere perseguitati dai modernisti per amore di Gesù Cristo

Tempo fa un sacerdote mi ha confidato che sta soffrendo molto a causa della peste modernista.


[...] sono un giovane viceparroco e, pur sapendo che anche per voi laici di retta fede i tempi siano bui, penso che per noi preti siano peggiori: è dura resistere, soprattutto c'è sempre la tentazione dello scoraggiamento.
Aspetto sue notizie!
In Domino,
don [...]



Rev.mo Don [...],
                                          in effetti la situazione è drammatica a causa della persecuzione da parte dei nemici della Chiesa (soprattutto da parte dei modernisti), tuttavia sia noi fedeli laici sia voi sacerdoti, dobbiamo resistere alla tentazione di cadere nello scoraggiamento. Il diavolo è contento nel vedere un cristiano scoraggiato, perché può farlo cadere più facilmente in qualche trappola. Infatti un soldato scoraggiato, demoralizzato, demotivato, non è più idoneo al combattimento. E noi cristiani siamo continuamente occupati nel combattimento spirituale per la salvezza dell'anima.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È così, Dio vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati del Signore e si riceve la corona della fede.


Padre Pio, Don Bosco, San Leopoldo Mandic, San Luigi Orione, Santa Teresa d'Avila e tanti altri santi subirono persecuzioni anche da parte di ecclesiastici, ma non si arresero mai allo scoraggiamento, anzi conservarono la pace del cuore anche nei momenti più difficili. Soffrire a causa della propria fedeltà al Redentore Divino è motivo di gioia interiore. Anche gli Apostoli quando vennero fatti fustigare dai capi del sinedrio, invece di scoraggiarsi gioirono per aver potuto soffrire qualcosa per amore di Gesù Cristo. 

Dunque il segreto della consolazione interiore nei tempi di persecuzione (e in tutti i momenti di patimento) consiste nell'offrire a Dio le proprie sofferenze. Ad esempio si potrebbe dire al Signore: “Ah, mio Dio! I modernisti mi criticano, mi ostacolano e mi perseguitano perché aderisco agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa. Ciò è fonte di molte sofferenze per l'anima mia, ma io voglio sopportare tutti questi patimenti con rassegnazione cristiana per darti gusto. Perdono di cuore a tutti coloro che mi calunniano e mi perseguitano, perché so che tu vuoi che amiamo anche i nostri nemici, e io voglio fare tutto ciò che ti fa piacere. Certe volte sono tentato a tradire il Magistero perenne e di abbracciare la mentalità del mondo, come fanno i seguaci del modernismo, ma ti supplico di darmi la forza di rimanerti fedele a qualsiasi costo. Preferisco morire anziché tradirti! Ti ringrazio per questa croce che hai permesso che mi affiggesse, perché so che lo hai fatto per il bene dell'anima mia. Anche se adesso mi trovo nella tribolazione, so che un giorno vedrò con chiarezza che questa croce era un magnifico ricamo della tua infinita misericordia. Ti ringrazio per avermi chiamato a combattere la buona battaglia della fede in questa epoca drammatica per l'umanità, a causa della secolarizzazione della società e la conseguente apostasia di massa. Militia est vita hominis super terram! So che non sono stato messo su questa Terra per riposarmi, ma per combattere con ardore, da vero soldato di Gesù Cristo, la lotta contro il demonio, il mondo e le passioni della carne, per salvarmi l'anima e venire in Cielo ad amarti per l'eternità. In questo momento di grande sofferenza mi conforta sapere che un giorno tutte queste tribolazioni avranno fine e potrò finalmente unirmi a Te nella Patria del Cielo, dove insieme alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi potrò cantare con immensa gioia le tue misericordie. Così spero, così sia".

A me consolano molto le parole che Don Dolindo Ruotolo scrisse nel commento al Libro di Giobbe, meditando sulle parole: “Ad Deum stillat oculus meus” (“Il mio occhio lacrima rivolto verso Dio”). Infatti nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci davvero. Ecco le parole del grande esegeta napoletano: “Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.” 

Umanamente parlando non abbiamo nessuna possibilità di vincere l'immane conflitto contro la pestilenziale eresia modernista, tuttavia siamo sicuri della vittoria finale perché la nostra fiducia è riposta nell'aiuto onnipotente del Signore. Adiutorium nostrum in nomine Domini! Anche gli eroici combattenti Maccabei, pur disponendo di scarse forze militari, riuscirono ad infliggere ai loro oppressori pesanti sconfitte. A tal proposito il loro intrepido Condottiero affermò: “non in multitudine exercitus victoria belli, sed de cælo fortitudo est” (1 Machabæorum 3,19). Allo stesso modo la nostra vittoria sul modernismo non dipenderà dal numero dei combattenti o dai mezzi materiali a disposizione, la nostra forza viene dal Cielo! Certo, le difficoltà sono enormi, ma maggiori sono le avversità, più bella sarà la vittoria! Sursum corda!

Cordialiter


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Pensiero del giorno

[...] penso che la S. Chiesa abbia bisogno d'un aggiornamento a base di vita interiore nello spirito del S. Vangelo. La diplomazia, il ritualismo, il giurismo nascondono molto vuoto, ed il mondo se ne accorge. Strascichi serici, croci auree non convertono più nessuno. 


(Cardinale Ildefonso Schuster)

giovedì 21 giugno 2018

Abuso della misericordia di Dio

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.


Abuso della misericordia di Dio

In due modi cerca il demonio d'ingannare l'uomo per farlo perdere; dopo il peccato lo tenta a disperarsi col rigore della divina giustizia; prima però del peccato l'incoraggisce a peccare colla speranza sulla divina misericordia. E fa assai più strage d'anime con questo secondo inganno che col primo. "Dio è di misericordia". Ecco la risposta de' peccatori ostinati a chi loro parla di convertirsi. "Dio è di misericordia". Ma come cantò la divina Madre: "Misericordia eius timentibus eum", il Signore usa misericordia a chi teme di offenderlo, non già a chi si serve della di lui misericordia per più ingiuriarlo. Signore, vi ringrazio della luce che mi date in farmi conoscere la gran pazienza, che avete avuta con me. Ecco io sono uno di costoro, che mi sono avvaluto della vostra bontà per più offendervi.

"Dio è di misericordia". Dio è misericordioso, ma ancora è giusto. I peccatori vorrebbero solamente che fosse misericordioso, ma non giusto; ma ciò non è possibile, perché se Dio sempre perdonasse e non castigasse mai, mancherebbe nella giustizia. E per questo appunto, diceva il P. Maestro Avila che la pazienza di Dio in soffrire chi si avvale della sua pietà per più oltraggiarlo, non sarebbe pietà, ma mancamento di giustizia. Egli è tenuto a castigare gl'ingrati. Li sopporta sino a un certo segno, e poi l'abbandona al castigo. Signore, io vedo che tal castigo non è giunto ancora per me; se fosse giunto, in questo punto già mi troverei confinato all'inferno, o pure mi troverei ostinato a peccare. Ma no, io voglio mutar vita; non voglio offendervi più; se per lo passato vi ho offeso, me ne dispiace con tutta l'anima mia; per l'avvenire voglio amarvi, e voglio amarvi più degli altri, giacché voi non avete usata con gli altri la pazienza, che avete usata con me.

"Deus non irridetur". Iddio non si fa burlare; sarebbe un burlare Iddio il voler seguire sempre ad offenderlo e poi andar a goderlo in paradiso. "Quae seminaverit homo, haec et metet" (Galat. 6). Chi semina opere buone, raccoglie premi; chi semina peccati, raccoglie castighi. La speranza di coloro che peccano, è perché Dio perdona; ma questa speranza è abbominata da Dio: "Spes illorum abominatio" (Iob. 11). Onde questa medesima speranza provoca Dio a più presto castigarli, siccome provocherebbe il suo padrone quel servo, che si animasse a maltrattarlo, perché il padrone è buono.

Gesù mio, così ho fatt'io, perché voi siete così buono, perciò non ho fatto conto de' vostri precetti. Confesso, ho fatto male, detesto tutte l'offese che v'ho fatte. Ora v'amo più di me stesso, e non voglio più disgustarvi. Povero me, se tornassi a disgustarvi con un peccato mortale! Signor mio, non lo permettete; fatemi prima morire.

O Maria, voi siete la madre della perseveranza, aiutatemi voi.

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La nostra vita è un sogno, che presto svanisce

Ciò appunto disse Davide, quando scrisse che la felicità della presente vita è come un sogno di uno, che si sveglia da dormire. "Velut somnium surgentium". Tutte le grandezze e glorie di questo mondo nel punto della morte a' poveri mondani altro non compariscono, che come un sogno ad uno che si sveglia, e vede che col finir del sogno è finita la sua fortuna, che sognavasi d'avere. E perciò saggiamente scrisse un uomo disingannato sopra il teschio d'un morto: "Cogitanti vilescunt omnia". A chi pensa alla morte, tutti i beni di questa vita ben compariscono, quali sono, vili e passaggieri. Né può collocare il suo affetto alla terra, chi pensa che tra poco ha da lasciarla. Ah mio Dio, quante volte per questi miseri beni di terra ho disprezzata la vostra grazia! Da ogg'innanzi non voglio pensare ad altro, che a servirvi ed amarvi. Assistetemi col vostro aiuto.

"Così dunque finiscono le grandezze e le corone di questa terra"! Queste furono le parole, che disse S. Francesco Borgia alla vista del cadavere dell'Imperatrice Isabella morta nel fiore di sua gioventù; e questo pensiero lo fe' risolvere a licenziarsi dal mondo per darsi tutto a Dio, dicendo: "Voglio servire ad un padrone, che non mi possa più mancare". Bisogna staccarci da' beni presenti, prima che ce ne distacchi la morte. Ma che pazzia perdere l'anima per qualche attacco a questa terra, da cui presto avrem da partire, quando ci sarà detto: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo!"

O Gesù mio, vi avessi sempre amato! che me ne trovo di tante offese che v'ho6 fatte? Ditemi che ho da fare per dar rimedio alla mia vita così sconcertata, che tutto voglio farlo. Accettate ad amarvi un peccatore, che pentito ora v'ama più di se stesso e vi cerca pietà.

Pensate che in questo mondo non ci avete da star sempre. Il paese in cui vivete, un giorno avete da lasciarlo; e dalla casa che abitate, un giorno avete da uscirne per non tornarvi più. Pensate che molti vostri antenati hanno abitato in questa medesima camera, dove al presente leggete; han dormito in questo stesso letto, ove dormite, ed ora dove stanno? stanno all'eternità. Lo stesso ha da succedere a voi.

Mio Dio, fatemi conoscere l'ingiustizia, che v'ho fatta in voltar le spalle a voi bene infinito; e datemi dolore da pianger, come debbo, l'ingratitudine mia. Oh fossi morto prima, e non vi avessi offeso! Deh non mi fate vivere più ingrato all'amore, che m'avete portato. Caro mio Redentore, io v'amo sopra ogni cosa, e voglio amarvi quanto posso nella vita che mi resta. Aiutate voi la mia debolezza colla vostra grazia; e voi Madre di Dio Maria, soccorretemi colla vostra intercessione.



[Brani tratti da "Via della salute"]



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Pensiero del giorno - Circa l'apostolato dei lassisti

Non è possibile fare intendere a tutti le vie di Dio, e zelando la sua gloria sotto l'influsso dello Spirito Santo, si urta contro la mentalità di quelli che non sanno capire le vie della penitenza, dell'amore e dell'abnegazione, e vorrebbero un apostolato stilizzato sulle abitudini moderne, innocuo, per così dire, che sia più un'occasione di divertimento che un sentirsi pressato a mutare completamente vita.

[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume 21, “Atti degli Apostoli”, di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

mercoledì 20 giugno 2018

Meglio un buon padre di famiglia che un pessimo prete

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


Mi trovai tempo fa in un paese della Sicilia; un professore venne a visitarmi. Lo rividi volentieri perché lo conoscevo. Costui aveva compiuto gli studi ecclesiastici; mancava una settimana per la Ordinazione Sacerdotale. I genitori avevano mandato già la partecipazione della festa del figlio. Anch'io ricevetti l'invito. Il giovane non si sentiva; chiese consiglio a me e lo pregai caldamente di tornare indietro. Con atto risoluto si presentò al Vescovo: Non potrò essere un buon Prete! Cambio strada! - Un telegramma avvertì la famiglia. La mamma del giovane svenne e rimase ammalata a lungo; le sorelle a piangere ed a disperarsi. Tuttavia non avvenne l'Ordinazione. Rivedendo questo tale, gli dissi: Bravo il professore! Vedete che adesso le cose vanno bene? Fate l'apostolato nell'Azione Cattolica e nelle aule scolastiche e così date gloria a Dio! Meglio essere un buon professore ed un onesto padre di famiglia, anziché un Ministro di Dio poco edificante.

Povero giovane!

Trovandomi in un altro paese, mi fu segnalato un tale e fui esortato ad andarlo a visitare. Era un giovane sui venticinque anni. Il suo aspetto serio, anzi preoccupato, mi fece comprendere il suo stato d'animo. Era inconsolabile e da circa un anno non usciva da casa che qualche rara volta e di sera. Dolorosa la sua storia! Aveva trascorsi gli anni più belli nel Seminario; terminato il corso teologico, si accingeva a ricevere l'Ordinazione Sacerdotale. Il giorno era fissato. Il paese natio aveva organizzata una festa solenne per l'ingresso del Novello Sacerdote. La mattina dell'Ordinazione, mentre la Cattedrale della grande città cominciava a popolarsi ed erano già presenti i parenti del nuovo ordinando, prima ancora che iniziasse la funzione, ecco tre persone presentarsi all'Arcivescovo: Eccellenza, vi parliamo prima della funzione, per evitare disordine in Cattedrale. Il tale giovane non è prudente che sia ordinato Sacerdote. L'Arcivescovo ascoltò, ponderò bene la cosa e disse: Meglio avere un Prete in meno, anziché uno il quale possa dare poco affidamento. - È da immaginarsi il dolore del giovane, quando si vide interdetta l'Ordinazione. Si ammalò; preso da forte nevrastenia, rasentò la pazzia. Era inconsolabile. Alla distanza di un anno circa cominciò a rassegnarsi ed a rimettersi in salute. Oggi è un bravo insegnante ed un esemplare uomo cattolico. Si può essere buon cattolico; ma essere buon Prete è tutt'altra cosa.

Sarà un lupo!

Un giorno venne a trovarmi un seminarista.
- Reverendo, ho da parlarvi. - Mi raccontò un po' della sua storia.
Mi accorsi subito che egli non aveva la stoffa del buon Sacerdote. -
- Amico mio, pensate a tornare indietro! Questo è il mio consiglio.
- Tornare indietro? ... E’ una parola! ... Domani mattina sarò ordinato Sacerdote.
- (...) Se diverrete Prete, facilmente andrete all'inferno e con voi verranno probabilmente tante altre anime!
- Un passo indietro ... e farlo proprio oggi ... la vigilia dell'Ordinazione?... Non sarà mai!
- Siete venuto a chiedere un consiglio a me; ascoltate dunque il mio suggerimento. Ve ne supplico caldamente!
- Non ho la forza di subire questo affronto! ... Sarò... un povero Prete... Ma son deciso a farmi ordinare! -
Quando lo licenziai, lo mirai con occhio di compassione, pensando: Costui non sarà il pastore nel gregge di Cristo ... ma un lupo!

Quattro Tempora.

Quanto ho riferito, fa comprendere in qualche modo l'importanza del passo di chi si appresta all'Altare e la scrupolosa delicatezza dell'autorità ecclesiastica nell'annoverare tra le schiere dei Sacerdoti una nuova recluta. Il Sommo Pontefice, consapevole della grandezza e della responsabilità del Sacerdote, ordina che tutto il popolo cristiano cooperi ad implorare da Dio buoni Ministri. Si raccomanda alle anime pie di pregare molto affinché Iddio santifichi i novelli Sacerdoti e tenga lontani coloro che non sono chiamati al Sacro Ministero.

(Brano tratto da “Abbasso i preti”, di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno - Gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti

Noi siamo in un tempo di prova: e nei tempi di prova è più facile vedere la tenebra che la luce. Ma la luce è presente: la potenza stessa della tenebra è un mezzo di purificazione perché siamo fatti più capaci di vedere la luce. Le tenebre non possono vincerla. Noi sappiamo che il Signore conduce le cose in bene: ed usa le sofferenze e gli stessi peccati degli uomini perché ne risulti un bene più grande. Quando cento anni fa cadde il potere temporale, il Papa sembrò prigioniero. «La fine del papato», strillavano i modesti mezzi di comunicazione sociale d’allora. Stava invece per cominciare una grande stagione del papato. E la stessa perdita del potere temporale vi contribuì. Non che noi dobbiamo salutare i politici di allora come dei liberatori della Chiesa: è che Dio usa delle opere di tutti per il bene del suo popolo, che è il bene di tutta l’umanità. Sarà così anche domani: delle nostre difficoltà, si considererà soltanto la luce. La nostra umana debolezza, l’isolamento, il senso di sconfitta apparirà cambiato dalla potenza di Dio, in segno della gloria della sua città. È nella luce della croce del Signore che la notte diviene luminosa. Non sono un pessimista, solo rilevo che il tempo si è fatto scuro perché l’ombra del culto delle cose materiali si stende sul mondo. Ho sempre notato che in genere gli errori teologici derivano da inquinamenti marxisti. È una storia lunga. Ma finora non ho trovato sulla mia strada uomini così puri nella fede come quelli che hanno esperimentato nella vita quella teoria. Sono stati vaccinati.

[Pensiero del Cardinale Giuseppe Siri tratto dalla rivista "Renovatio", VI - 1970]

martedì 19 giugno 2018

I modernisti alzano la voce sulla questione dei migranti

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che il dovere di accogliere i migranti è subordinato alle effettive possibilità di accoglienza del Paese ospitante. Ciò premesso dobbiamo prendere atto che in Italia ci sono milioni di disoccupati, milioni di precari, migliaia di cittadini che non hanno una casa e che dormono per strada, numerose famiglie che sopravvivono con redditi che sono al di sotto della soglia di povertà e che non riescono nemmeno a pagarsi le cure mediche, inoltre abbiamo un enorme debito pubblico e tanti altri problemi. Sarebbe bello poter aiutare tutti i poveri del mondo, magari dandogli una mano a costruirsi un futuro dignitoso nella propria Patria, ma dobbiamo essere realisti: l'Italia non è in grado di accogliere tutti gli extracomunitari che desiderano venire a vivere qui da noi. Ad impossibilia nemo tenetur, nessuno è tenuto a compiere cose impossibili.

Tanti modernisti stanno alzando la voce per chiedere che tutti i migranti che vogliono venire in Italia vengano accolti senza riserve, dimenticandosi di spiegarci dove dovremmo prendere i soldi per ospitare a nostre spese in albergo questi extracomunitari, visto che non abbiamo nemmeno le risorse economiche per aiutare tutti i nostri connazionali che sono poveri e stanno facendo la fame (ho visto le immagini di italiani che rovistano tra i rifiuti per trovare qualcosa da mangiare).

Quando nel 2015 l'Irlanda doveva votare un referendum per sdoganare i matrimoni gay, tanti modernisti sono rimasti in silenzio con la scusa che non volevano permettersi di fare ingerenze nei confronti del popolo irlandese. Quando nel 2016 Renzi stava per far approvare la legge con cui legalizzava le unioni civili, ancora una volta i modernisti non hanno protestato. Quando nel maggio del 2018 l'Irlanda stava per votare il referendum per sdoganare l'abominevole crimine dell'aborto, molti modernisti, invece di cercare di convincere gli elettori a votare a favore della vita, per l'ennesima volta sono rimasti muti come pesci. Adesso che c'è da affrontare e risolvere il problema dell'immigrazione clandestina, improvvisamente i modernisti si svegliano dal letargo e alzano la voce contro il governo italiano, chiedendo che vengano fatti arrivare tutti gli extracomunitari che lo desiderano, e in questo modo si stanno meritando gli applausi della stampa progressista, massonica e laicista. Ma tanta gente del popolo non si sta lasciando ingannare dalle chiacchiere moderniste, ha compreso che il problema dell'immigrazione clandestina va risolto con realismo, senza cedere alle lusinghe della demagogia e dell'utopia. 

Modernisti, tra lassismo e rigorismo

Spesso, giustamente, critichiamo il movimento modernista poiché è il fautore di un nocivo lassismo che ha conseguenze disastrose sulla vita spirituale di tante persone. Chissà quante anime stanno bruciando all'inferno per aver seguito i gravi errori morali spacciati dai miliziani dell'eresia modernista. Pensiamo ad esempio agli errori sulla sessualità. Santa Giacinta di Fatima diceva che i peccati impuri sono quelli che trascinano più anime all'inferno, invece i modernisti dicono erroneamente che i rapporti prematrimoniali sono leciti, se compiuti per affetto, inoltre sono favorevoli alle convivenze tra fidanzati, all'utilizzo degli anticoncezionali, ai rapporti tra divorziati risposati, e persino ai matrimoni omosessuali. Quanti errori morali seminano tra la gente!

Tuttavia sbaglieremmo se pensassimo che i modernisti diffondino solamente dottrine lassiste. Infatti ci sono alcuni temi su cui i modernisti dismettono l'abito del lassismo e si trasformano in arcigni e implacabili rigoristi, facendo credere erroneamente che certi atti siano peccati gravi, mentre in realtà sono cose lecite. Vi faccio alcuni esempi. Molti modernisti affermano che "fare la guerra" è una cosa talmente immorale da non poter mai essere giustificata per nessun motivo. Invece il Magistero perenne della Chiesa, pur ammettendo che la guerra è un male gravissimo, in certe determinate circostanze la considera moralmente lecita. Se ad esempio un feroce esercito straniero tenta di invadere un altro Stato, è lecito opporre resistenza armata e sparare sugli invasori per difendere la libertà della propria Patria. Mi viene in mente il celebre episodio del 1571, quando i turchi stavano per invadare e sottomettere l'Europa, ma il grande Papa San Pio V organizzò una "Lega Santa" (una coalizione militare di eserciti cristiani) che difese eroicamente la libertà dei popoli europei infliggendo ai maomettani un'inaspettata sconfitta nell'epica battaglia di Lepanto.

Un altro dei temi su cui i modernisti sostengono tesi ultrarigoriste è quello che riguarda il pagamento dei tributi alle istituzioni civili. Ne parlano in modo tale da far credere che l'evasione fiscale sia un peccato gravissimo che non ammette sconti ed eccezioni. Invece pii e dotti teologi fedeli alla Dottrina Cattolica insegnano che è doveroso pagare i tributi solamente quando sono "giusti", mentre non si pecca (nemmeno venialmente) se non si pagano le imposte quando sono ingiuste. Diversi Sommi Pontefici, penso ad esempio a Leone XIII e a Pio XII, hanno condannato l'iniqua pratica di quei governanti che opprimono il popolo con un'eccessiva imposizione tributaria. Il 2 ottobre 1956 Papa Pacelli giunse a dire che i governanti che amministrano in maniera imprevidente le istituzioni pubbliche non devono coprire i deficit di bilancio gravando i cittadini col peso delle imposte. 

Se in uno Stato la parte migliore e più saggia del popolo considera troppo elevata la pressione fiscale, un cittadino non deve sentirsi moralmente in colpa se omette di versare all'erario una parte delle imposte. Addirittura ci sono alcuni Stati in cui sono gli stessi governanti e legislatori ad ammettere che la pressione fiscale è troppo elevata. Ma i modernisti, col loro sfrenato rigorismo, rischiano di causare angustie morali a tante persone, facendole sentire in colpa se non vogliono pagare le imposte ingiuste.

Ancora una volta il movimento modernista si dimostra uno strumento tra le zampe del demonio, il quale con il lassismo e col rigorismo riesce a trascinare alla perdizione eterna innumerevoli anime.

Portare le anime a Cristo


Ripubblico volentieri una breve e-mail che tempo fa mi scrisse una gentilissima lettrice di Madrid.



Caro fratello,
                     non sai quanto mi ha fatto bene la lettera di Maristella e la tua risposta che hai pubblicato sul blog! Da molto tempo mi preoccupano grandemente i problemi della Chiesa e del mondo, e prego il Signore di farmi sapere come aiutarlo perché non si perdano le anime, la mia per prima. […] Ho capito che l'uso della ragione può diventare un pericolo se non viene fondato sull'amore di Dio. La pietà e l'adorazione, i consigli di tanti santi e i loro esempi d'umiltà sono il principio su cui tutto questo glorioso edificio della Tradizione ha sempre portato le anime a Dio. Non smettere di regalarci i tuoi blog, fai molto bene alle anime e alla Chiesa.

Uniti in preghiera,

(lettera firmata)


Querida hermana en Cristo,
                                             le tue lettere, quelle di Maristella e di tante altre persone spirituali che seguono regolarmente il blog, mi sono di grande incoraggiamento. Grazie di cuore!

Noi fedeli legati alla Tradizione Cattolica dobbiamo lottare contro due pericoli: da una parte il progressismo e il rilassamento, dall'altra l'estremismo e il rigorismo spietato. Non sempre è facile seguire la strada giusta ed equilibrata. Alcuni si ergono a difensori della Dottrina e della Sacra Liturgia, ma poi si comportano in maniera mondana, ad esempio andando in discoteca, vedendo al cinema film “poco edificanti”, frequentando senza giustificazione cattive compagnie, ecc. (mi riferisco ai tradizionalisti con tendenze “liberal”). Altri ancora (adesso mi riferisco a coloro che hanno posizioni estremiste) hanno spesso un comportamento “poco cristiano” che allontana le anime dalla Religione; ad esempio hanno atteggiamenti aspri, arcigni, severi, rigoristi, poi stanno sempre a piagnucolare sulle avversità che stiamo vivendo, seminano sconforto, rabbia, tristezza, e col prossimo hanno comportamenti “poco caritatevoli”. Chi segue costoro difficilmente riuscirà ad avere la serenità interiore necessaria per praticare con profitto la vita devota.

Il mio blog è rivolto alle anime interessate al cammino ascetico di perfezione cristiana e che desiderano praticare un'intensa vita spirituale impegnandosi a vivere in maniera profonda gli intramontabili insegnamenti del Redentore Divino. Certo, anche noi abbiamo dei difetti, ma sono convinto che la via ascetica che abbiamo deciso di seguire sia quella giusta. L'eresia modernista è il morbo pestilenziale che sta uccidendo innumerevoli anime, ma questa piaga non si combatte con le chiacchiere, bensì con la pratica fervorosa delle virtù cristiane. 

Ogni settimana il blog riceve migliaia di visite dall'Italia e da altri Paesi del mondo. Sarebbe meraviglioso se vivessimo tutti assieme in una “cittadella cristiana” simile alle reducciones (le comunità cristiane che tra il XVI e il XVII secolo gli eroici gesuiti eressero nelle foreste del Sud America). Purtroppo, per diversi motivi, questo sogno non è al momento realizzabile (almeno non da tutti), pertanto dobbiamo continuare a vivere lontano gli uni dagli altri. Per questo motivo vorrei che il blog diventasse una sorta di “luogo di aggregazione virtuale” che consenta a tutti noi di sentirci uniti, di incoraggiarci a vicenda nel combattimento spirituale, di approfondire la Dottrina Cattolica, di fare letture edificanti, ecc. Non è mia intenzione comportarmi da “solista”, infatti sto cercando di coinvolgere altre persone al fine di rendere il blog più “partecipato”, più “comunitario” (la “comunità virtuale” dei cattolici fedeli alla Tradizione e attratti dalla vita ascetica). Ad alcune persone che seguono con particolare interesse il blog ho chiesto di scegliersi uno pseudonimo con cui pubblicare gli scritti che gentilmente mi inviano.

Dobbiamo rigettare la tentazione di vivere il cristianesimo in modo aspro, accigliato e rigorista, infatti se vogliamo davvero fare del bene alle anime e avvicinarle a Cristo, unico Salvatore del genere umano, dobbiamo seguire l'esempio di San Francesco di Sales, il santo della dolcezza. Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente con le persone sofferenti e abbandonate, le quali ordinariamente sono trattate aspramente dal mondo. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Ma per portare avanti questo progetto del “blog comunitario” bisogna dedicare diverse ore al giorno (non tanto per pubblicare i post, quanto per rispondere alle numerose e-mail, alle telefonate, e ad intessere una fitta rete di contatti e di amicizie necessarie per rendere il blog sempre più “comunitario”). Pertanto ringrazio di cuore tutti coloro che fino ad ora hanno supportato questo progetto inviandomi un libero contributo economico per consentirmi di continuare a dedicarmi quasi a tempo pieno alla “comunità virtuale” del blog. Senza l'aiuto di questi lettori e lettrici, penso che avrei dovuto smettere già da tempo.

In alto i cuori!

Cordialiter

Pensiero del giorno - I modernisti vogliono abolire il celibato ecclesiastico

[...] le cose esposte finora ci provano abbondantemente da quale smania di innovazione siano rôsi cotesti uomini. E tale smania ha per oggetto quanto vi è nel cattolicismo. Vogliono riformata la filosofia specialmente nei Seminarî: sì che relegata la filosofia scolastica alla storia della filosofia in combutta cogli altri sistemi passati di uso, si insegni ai giovani la filosofia moderna, unica, vera e rispondente ai nostri tempi. A riformare la teologia, vogliono che quella, che diciamo teologia razionale, abbia per fondamento la moderna filosofia.

[...]

Pel catechismo esigono che nei libri catechistici si inseriscano solo quei dogmi, che sieno stati riformati e che sieno a portata dell'intelligenza del volgo. Circa il culto, gridano che si debbano diminuire le devozioni esterne e proibire che si aumentino. [...] Strepitano a gran voce perché il regime ecclesiastico debba essere rinnovato per ogni verso, ma specialmente pel disciplinare e il dogmatico. Perciò pretendono che dentro e fuori si debba accordare colla coscienza moderna, che tutta è volta a democrazia; [...] non mancano coloro che, obbedendo volentierissimo ai cenni dei loro maestri protestanti, desiderano soppresso nel sacerdozio lo stesso sacro celibato. Che si lascia dunque d'intatto nella Chiesa, che non si debba da costoro e secondo i lor principî riformare?


[Brano tratto dall'Enciclica "Pascendi Dominici gregis" di San Pio X]

lunedì 18 giugno 2018

Tornare al Catechismo

Pubblico un post scritto da una gentile collaboratrice del blog.


Più di una volta ho sentito propagandare da alcuni cristiani un nuovo metodo di evangelizzazione che secondo la mia osservazione già esiste da tempo e che in questi decenni non ha funzionato. Lo sento propagandare come nuovo e moderno quando invece sono un po’ di decenni che viene sperimentato. Le persone che dopo una vita di vuoto religioso si avvicinano da poco alla fede possono di certo considerarlo nuovo ed efficace visto che non l’hanno mai visto in azione ma io non lo considero così dopo che ho visto le conseguenze nelle parrocchie della mia città. Chi lo propone lo spaccia per efficace contro il vecchio metodo, quello tradizionale che dicono essere inefficace. Più che un metodo inefficace, come dicono loro,  io direi che quello tradizionale invece è un metodo inattuato e per questo non essendo stato attuato è a torto considerato inefficace. Alcune caratteristiche del cosiddetto nuovo metodo sono:

- far fare il catechismo a persone che non conoscono il Catechismo della Chiesa Cattolica, che non si preparano a questo compito, che non apprezzano e vivono i Sacramenti e che durante l’estate non vanno alla Messa;

- fare molti discorsi insistendo solo su valori umani come bontà, solidarietà, aiuto reciproco, diritti umani, ecc.;

- eliminare discorsi su ciò che è bene e male, sui Comandamenti, sui Sacramenti, sui miracoli e rendere il libro del Vangelo antico e disadatto alla realtà presente, mettere al primo posto la ragione umana e non la parola di Gesù;

- accettare e giustificare comportamenti non cristiani con la scusa di non offendere;

- eliminare la preghiera e gli aspetti della religione che rimandano al sacro e alla vita eterna;

- considerare la religione cristiana una fra tante tra cui la ragione umana, sovrana, può scegliere.

L’atteggiamento di quelli che propugnano questo metodo è quello di considerare le persone come se non avessero mai sentito parlare di Gesù cercando di non scandalizzare parlando di Gesù troppo esplicitamente. Ma la verità è che noi viviamo in un paese che si dice cristiano e che molte delle persone a cui si rivolge l’evangelizzazione sono già state battezzate, hanno ricevuto anche altri Sacramenti e hanno già letto qualcosa del Vangelo. Per evangelizzare persone come queste che non conoscono comunque il Vangelo non possiamo usare lo stesso metodo di evangelizzazione che le ha portate a questo stato di totale dimenticanza del Vangelo in cui sono quando ritornano a bussare alla porta della Chiesa. Questo metodo non funziona. Sono anni che non funziona. Non ha riempito le Chiese, non ha propagato la fede. Bisogna usare un metodo diverso e semplicemente offrire il Vangelo per quello che è, il pensiero della Chiesa per quello che è, senza distorcerlo dal di dentro. Se io mi avvicinassi per la prima volta alla fede della Chiesa vorrei saper in modo semplice ciò in cui la Chiesa crede e i principi di vita e di morale che offre. Non vorrei stare a sentire solo discorsi sull’umanità, la bontà, i diritti dell’uomo e la solidarietà, così in modo generico, se fossero solo queste cose il fine della mia ricerca non ci sarebbe motivo di cercarle in una Chiesa, in una religione particolare perché sono cose di cui già si parla abbastanza in molti ambienti diversi e a cui ci posso arrivare da sola col ragionamento. Ma la figura di Cristo e il suo pensiero ce le offre la Chiesa, questo è quello che Gesù ha stabilito, questo è quello che il vero Catechismo dovrebbe dare. C’è bisogno di un Catechismo esplicito che non viene più fatto. C’è bisogno di un Catechismo che dica cosa sono i Sacramenti, i Comandamenti, i principi della fede, che spieghi il Credo. Molti agiscono come se il Catechismo come quello antico venisse fatto e dicono che non funziona, in realtà questo tipo di Catechismo non viene fatto, non si può imputare la colpa della mancata fede della gente a un Catechismo che non si fa più. Non si può prendere il Catechismo antico a scusa per proporre un nuovo metodo che è sempre il solito e che non funziona. Chi ha conosciuto il Catechismo antico mantiene la fede. Conosciamo il nostro Catechismo, quello antico e quello di Papa Benedetto, dobbiamo usarli per insegnare la Dottrina ai giovani!

A gloria di Dio, 

Teodolinda

Pensiero del giorno

Mi tornarono gli scrupoli: volevo ancora una volta confessarmi sui peccati della vita passata e mi fu proibito. Mi sentii di nuovo un sacrilego! Fu questa esperienza dolorosa che nel mio ministero mi fece poi comprendere e salvare tante anime. Senza aver provato io stesso gli stessi tormenti non avrei potuto e saputo mai tranquillizzare. 


[Brano tratto da "Fui chiamato Dolindo, che significa dolore..." di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa].

domenica 17 giugno 2018

Introibo ad altare Dei

Brano tratto da "Ripariamo!", di Padre Giuseppe M. Petazzi S.J., edizioni "Santa Lega Eucaristica", Milano, 1933.


Introibo ad altare Dei

Io mi presento, o mio Dio, al tuo altare, nel nome augustissimo della Trinità Santissima, [affermando] così che lo scopo sublime di questo adorabile Sacrificio che voglio concelebrare in questo momento, è la gloria della Divinità. Io credo, o mio Gesù, che Tu solo nel mondo rendi alla Trinità Santissima il culto condegno di adorazione, di ringraziamento, di espiazione e di impetrazione veramente divina. Ti benedico e ti ringrazio, o mio Salvatore, perché ti degni ammettermi al culto stupendo che Tu rendi al Padre del Tuo Cuore Santissimo, di dir Amen! Così sia! a tutti gli atti d'infinito valore che Tu hai offerto all'Eterno Divin Padre nei giorni della tua vita mortale, ed a quelli che gli presenti da questo altare. Così la mia povera voce si confonderà con la tua e renderò un omaggio degno dell'infinità Maestà. Ed a quel modo che il preludio di un'Opera annuncia ed accenna le principali melodie che ne formeranno l'intreccio, Tu mi fai gustare, o Signore, le prime note dolcissime di quelle arcane voci d'amore che con Te e per Te la Chiesa tua Sposa, eleverà a Dio nella celebrazione di questo grande Mistero. È questo il Salmo che scrisse Davide, quando perseguitato da Assalonne, si trovava esule al di là del Giordano, e contemplava da lungi la Terra Santa. Anch'io sono esule, lontano dalla mia Patria beata: ma per mezzo di questo grande e ineffabile Sacrificio, io confido di poterla raggiungere un giorno, e già fin d'ora ne pregusterò le gioie arcane e divine. Grazie, o Gesù!

E con quanto entusiasmo esclamo anch'io col tuo Sacerdote: Salirò all'altare di Dio, a Dio che dà letizia alla mia giovinezza. - Sì, con Te, o Gesù, io salirò all'altare di Dio, ci salirò in qualità di vittima santa dei miei peccati e di quelli dei miei fratelli: e quanto più mi unirò a Te, tanto più potrò partecipare della tua virtù sacerdotale per la gloria di Dio e la redenzione dei fratelli. Questo pensiero mi riempie di letizia perché quanto più saprò santificarmi con Te, tanto più rifiorirà la mia giovinezza. Mentre i sacrifici che si compiono per il mondo, non sono se non profanazioni, spogliano l'anima di tutta la sua spirituale giovinezza e la rendono triste e sciupata, i sacrifici che si compiono per Te e con Te, o Gesù, introducono nell'anima le gioie di una giovinezza eterna. L'anima in virtù del tuo Sangue immacolato, o Agnello divino, si libera da tutto il vecchio fermento dell'Adamo peccatore, e si trasforma nella novità e freschezza della tua vita. Concedimi che per mezzo di questo Santo Sacrificio, anch'io sia ammesso a questa santa rinnovazione di vita divina. Concedimi di poter anch'io, fin da questo misero esilio cantare con Te e per Te, o Signore, quelle canzoni di lode e di amore che risuonano continuamente nella regione della giovinezza immortale ed eterna: ad Deum qui laetificat iuventutem meam.




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Pensiero del giorno

Procuri di essere modello di umiltà, di carità, di pazienza, di dolcezza, di generosità, di purezza angelica, di fede viva, di amore ardentissimo, che sono le virtù proprie di un’anima veramente santa.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

sabato 16 giugno 2018

Pensiero del giorno

Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento... Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi.


(San Giuseppe Moscati)

venerdì 15 giugno 2018

I preti modernisti e il crimine di sollecitazione

Tra i peccati più gravi che possa commettere un sacerdote vi è anche il crimine della sollecitazione, il quale consiste nell'approfittare del sacramento della Confessione per indurre il penitente a peccare contro la virtù della purezza. Questo crimine non si commette solo quando il confessore tenta di indurre il penitente (o la penitente) a peccare con lui, ma anche quando lo induce a peccare con altri oppure da solo. A tal proposito Padre Heribert Jone (1885-1967), celebre teologo moralista del XX secolo, nel suo manuale di Teologia Morale afferma chiaramente che si rendono colpevoli del crimine di sollecitazione anche i confessori che consigliano i penitenti a ricorrere alle pratiche onanistiche (ad esempio utilizzando gli anticoncezionali) per limitare il numero delle gravidanze, oppure quelli che incoraggiano i penitenti a commettere peccati di lussuria compiuti in solitudine. Solo Dio sa quanti sono i preti che si macchiano col grave crimine di sollecitazione, tuttavia se riflettiamo sul lassismo morale che dilaga nel clero modernista, c'è il timore che siano molto numerosi. Infatti i preti modernisti non hanno timore di dire pubblicamente, anche per mezzo dei mezzi di comunicazione di massa, che sono favorevoli ai rapporti prematrimoniali "purché i fidanzati si vogliano bene", alle relazioni omosessuali "purché siano coppie stabili", ai rapporti tra divorziati-risposati, ai rapporti coniugali compiuti contro natura mediante l'utilizzo di mezzi anticoncezionali, e persino agli atti impuri compiuti in solitudine, giustificandoli assurdamente come un mezzo per ottenere un sano sviluppo fisico. Se questi preti non temono di affermare ciò pubblicamente, avranno timore di dire le stesse cose nel segreto del confessionale? Può darsi che qualcuno di loro, almeno quando confessa, si astenga dal consigliare i penitenti a peccare di lussuria, può darsi che molti altri non confessino mai ritenendo erroneamente che Dio perdona lo stesso i peccati, ma il mio timore è che un gran numero di costoro si macchi col crimine di sollecitazione. In passato era obbligatorio denunciare i crimini di sollecitazione presso le autorità ecclesiastiche, oggi invece il vigente Codice di Diritto Canonico del 1983 non costringe più a presentare la denuncia. Io non voglio che venga ripristinato l'obbligo di denunciare questi crimini, poiché mi rendo conto che per molte persone sarebbe un dovere particolarmente gravoso, basti pensare all'enorme imbarazzo di esporre quanto è accaduto (ad esempio se un uomo sposato denunciasse il proprio parroco per avergli consigliato di continuare ad usare gli anticoncezionali, farebbe capire di essersi accusato in confessionale di aver compiuto dei rapporti coniugali contro natura). Secondo me la soluzione più efficace e meno gravosa per i penitenti consiste nel comminare una raffica di sospensioni "a divinis" (cioè la proibizione di celebrare i sacramenti) per tutti quei preti che pubblicamente hanno dichiarato di essere favorevoli ai peccati di lussuria. In questo modo si diffonderebbe il panico tra le file del clero modernista, molti dei quali comincerebbero ad essere più prundenti non solo in pubblico ma anche quando stanno in confessionale, per timore che qualche penitente più coraggioso possa denunciarli, animato dall'ondata di sdegno nei confronti di questo orribile crimine che costituisce un gravissimo oltraggio al sacramento della Confessione, dono dell'infinita misericordia di Dio.

Pensiero del giorno

L'inferno e il mondo attualmente dicono: tutto senza Gesù Cristo. Essi vogliono scacciarlo dai cuori, dalle famiglie e dalle nazioni. Noi invece dobbiamo rispondere come la Chiesa e con la Chiesa: Tutto per Gesù Cristo. Noi, Figlie del Cuore di Gesù, offriamo incessantemente alla SS. Trinità il Sangue prezioso di Gesù Cristo per ottenere l'esaltazione della Santa Chiesa, il trionfo dei sacri interessi di Dio nel mondo, l'estinzione delle società segrete e la conversione dei loro membri, la perfezione e la santità sempre maggiore del Sacerdozio cattolico e degli Ordini religiosi.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

giovedì 14 giugno 2018

Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog


Sabato 16 giugno verrà celebrata una Messa per i parenti defunti dei sostenitori del blog, cioè di coloro che anche solo una volta mi hanno inviato un libero contributo. Senza il loro aiuto, penso che non potrei più continuare a dedicarmi a questa forma di apostolato on-line, la quale assorbe molto tempo sia per preparare i post da pubblicare, sia per rispondere alle numerose email e telefonate dei lettori.

Offrire il Santo Sacrificio del Redentore Divino è il modo più efficace per alleviare le pene delle anime del purgatorio, le quali soffrono terribilmente a causa del fatto che vorrebbero unirsi a Dio in Cielo, ma non possono poiché devono ancora espiare i resti delle colpe che commisero durante il pellegrinaggio terrestre.

Sant’Alfonso Maria de Liguori insegna che le anime che muoiono in stato di grazia, difficilmente vanno direttamente in paradiso, ma in genere passano prima dal purgatorio, poiché per presentarsi al cospetto di Dio è necessario essere mondati anche della più piccola colpa veniale. Lo stesso santo, nel celebre libretto intitolato “Del gran mezzo della preghiera”, ricorda ai suoi lettori che per carità fraterna siamo tenuti ad aiutare le anime del purgatorio.


Chissà, forse i nonni o altri parenti defunti di coloro che hanno sostenuto il blog con qualche libero contributo, in questo momento stanno soffrendo atrocemente in attesa di poter godere la visione beatifica di Dio nella Patria Celeste, unendosi finalmente col fine ultimo dell’esistenza di ogni essere umano. Confido che il Santo Sacrificio della Messa che verrà offerto prossimamente per loro possa aiutarle ad alleviare le atroci sofferenze e a raggiungere più celermente il paradiso, ove non soffriranno più per tutta l'eternità e potranno vivere unite alla Santissima Trinità, lodando la sua infinita misericordia per tutti i secoli dei secoli. 

Approfitto dell’occasione per rinnovare pubblicamente la mia gratitudine nei confronti dei sostenitori del blog e del caritatevole sacerdote che celebrerà la Messa. Non solo non mi ha mai chiesto l’offerta per poter celebrare mensilmente una Messa per le mie intenzioni, ma addirittura è lui stesso un sostenitore dal cuore grande. Auspico che il Signore lo ricompensi con le grazie necessarie a conseguire il supremo ed eterno traguardo.

Per fare la Comunione è necessario essere in grazia di Dio

Pubblico una lettera che mi ha scritto Maristella, una signora di Milano che segue il rito ambrosiano antico. Tra noi due c'è un rapporto di amicizia davvero fraterno e cordiale.


Caro fratello in Cristo,
                                        Come stai? Io sto bene anche se mi sembra che il tempo stia correndo sempre più veloce. Leggo ogni giorno il tuo blog e ne traggo sempre conforto e ispirazione per camminare nella luce della fede.

(...) In questo tempo di prove per la nostra Santa Madre Chiesa (ma ci sono stati tempi in cui non ha avuto dure e pesanti prove?) è importante, direi che è vitale, chiedere la grazia di conservare una robusta fede. Così potremo testimoniare di fronte a tutti che siamo nel mondo, mai del mondo. Osservo piccoli segni di speranza, e chissà quanti ce ne sono che io non vedo; domenica alla Messa il sacerdote ha ricordato che per fare la Comunione era necessario essere in grazia di Dio, invitando chi non lo fosse a confessarsi. Così alcune persone si sono messe in coda al confessionale. È bastato un semplice avvertimento! La Messa era molto affollata, tanti giovani, famiglie, anziani e bambini. Nel giro di un mese il terzo Battesimo. Questo mi ha scaldato il cuore.

Preghiamo sempre, più che possiamo, per la Chiesa, per il clero, per i governanti; per le famiglie, gli amici e i nemici; per la conversione di chi è lontano, per le vocazioni, per le anime sante del Purgatorio. Offriamo i nostri piccoli gesti e ... Non perdiamo mai la speranza!

"Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi" e "Le porte degli inferi non prevarranno". Queste sono le parole del nostro Divino Salvatore. Fidiamoci di Lui e continuiamo a pregare e a lavorare per il Regno dei Cieli.

Sursum corda
Habemus ad Dominum!

Nei Cuori Immacolati 
Tua sorella Maristella 


Carissima in Cristo,
                                    purtroppo, i modernisti stanno diffondendo la pratica sacrilega di ricevere la Comunione senza mai confessarsi. Secondo loro è inutile confessarsi, poiché Dio conosce già i nostri peccati; ma Gesù ha detto chiaramente ai suoi Apostoli che a coloro a cui non rimetteranno i peccati resteranno non rimessi (ovviamente se una persona sta per morire e non c'è un sacerdote che possa confessarla, può ugualmente salvarsi l'anima con un atto di contrizione perfetto, cioè pentendosi dei suoi peccati mortali coi quali ha offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa). 

Non è mai lecito ricevere la Comunione in peccato mortale, sarebbe un orribile sacrilegio. Tuttavia in qualche caso remoto è lecito ricevere la Comunione senza essersi confessati, ad esempio Sant'Alfonso Maria de Liguori afferma che se una persona inginocchiata alla balaustra si ricorda di aver commesso un peccato mortale, se si alzasse e tornasse al proprio posto potrebbe perdere la reputazione (la gente presente in chiesa capirebbe che è in peccato mortale), pertanto può ricevere lo stesso la Comunione, ma deve premettere un atto di contrizione perfetto, in modo da poter ritornare immediatamente in stato di grazia (ovviamente il peccato mortale di cui si è ricordato dovrà confessarlo alla successiva Confessione). Se una persona è in dubbio di aver peccato mortalmente, può andare tranquillamente a comunicarsi, ma è bene che reciti mentalmente un "Atto di dolore", onde suscitare la contrizione perfetta del cuore e ritornare così in stato di grazia, qualora quel peccato di cui in buona fede dubita, in realtà sia stato davvero mortale (non si obbligati a confessarsi dei peccati mortali dubbi, ma solo di quelli certi).

Da qualche tempo i modernisti vanno dicendo che i divorziati risposati possono ricevere la Comunione anche se non vogliono vivere in castità, ma vogliono continuare a commettere adulterio. Chissà di quanti sacrilegi sono responsabili i modernisti con le erronee dottrine che diffondono tra i fedeli! San Paolo ha detto che chi si comunica indegnamente, mangia e beve la propria condanna.

Hai ragione, dobbiamo pregare tanto per il clero, affinché Dio converta gli elementi guasti che causano la dannazione di tante anime. Don Bosco diceva che "un prete o in paradiso o all'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio".

Nonostante la situazione ecclesiale sia drammatica, nutro la viva speranza che presto Gesù e Maria verranno a salvarci.

In Corde Matris,

Cordialiter