Per contattarmi: cordialiter@gmail.com


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info: clicca qui.


Visualizzazioni totali

venerdì 29 maggio 2026

Dio è con noi anche in questi tempi di grandi tribolazioni

Chiesa di Santa Maria della Consolazione a MilanoPubblico alcuni pensieri spirituali che mi ha inviato Maristella perché penso che possano essere di conforto anche ad altre persone.


Caro fratello in Cristo,

[...] ringrazio Dio quando fa delicatamente sentire la Sua voce e mi permette di riposare l'anima innalzando a Lui i miei pensieri. Sono brevi sprazzi di luce che riscaldano l'anima e aiutano nel viaggio della vita. Provo stupore quando esco di casa per andare al lavoro: prima di inserirmi nel traffico della città alzo lo sguardo verso il cielo, anche quando piove. Mi aiuta a cercare di rimanere con il pensiero rivolto a Dio. Perfino le gocce di pioggia che cadono mi sembrano un miracolo.

Un attimo di silenzio e via nel traffico caotico della città. Come vorrei essere in cima a una montagna e ammirare il panorama della natura!

Per noi cristiani questo è un momento storico molto difficile, spesso ho l'impressione che Dio ci abbia abbandonato. Poi prego, nella mente mi stringo alla Sacra Famiglia, e nella mente ritorna il versetto del vangelo "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi". Mi sento come i discepoli sulla barca sul mare in tempesta, mi viene in mente il dettaglio di Gesù che riposa proprio mentre il mare sembra voler inghiottire tutto.

Gesù è la mia luce, la mia salvezza, la mia vita. Grazie a Lui io vivo, esisto e mi muovo in questo mondo così turbato.

La mia ancora di stabilità e di pace è la santa Messa nel rito tradizionale; per me è come una lampada che illumina i miei giorni, come un focolare che riscalda i miei brividi di paura.

Nella Messa imparo, in modo molto semplice e piano, molte cose che poi cerco di mettere in pratica, grazie all'aiuto indispensabile del Signore. Così il mio cuore trova pace e posso cercare di diffonderla intorno a me. Sono come un povero pezzo di vetro che riflette un poco della luce immensa di Dio.

Mi piace pensare all'immagine della vite e dei tralci: se noi restiamo uniti a Dio portiamo molto frutto. Quando passo nelle zone collinari dove si stendono i vigneti mi ricordo sempre di queste parole.

Provo gratitudine per ogni cosa, per le gioie e i dolori, per i sorrisi e le lacrime. Cerco di ricordare ogni volta che posso che siamo tutti in viaggio verso l'eternità. Il mondo cerca di dimenticare tutto ma noi sappiamo bene quali saranno le cose ultime, i Novissimi. Morte, giudizio, inferno, paradiso.

Mi scuso se il messaggio è lungo e disorganizzato ma desideravo da tempo condividere questi pensieri con te.

In alto i cuori, uniti nella preghiera, nei Cuori Immacolati 🙏

Aiuta il blog "Cordialiter"


Se il blog ti piace e desideri aiutarmi affinché possa dedicare il tempo necessario per continuare ad aggiornarlo ogni giorno e rispondere alle e-mail dei lettori, puoi inviarmi una piccola donazione. Per info:
clicca qui.



Pensiero del giorno

Dio, infatti, non castiga il peccatore per annientarlo, ma per indurlo alla conversione: è proprio così che in questa vita le disposizioni della giustizia divina sono sempre ordinate alla misericordia, ossia hanno sempre lo scopo di mettere il peccatore in condizione di approfittare della divina misericordia. Perciò, anche quando Dio punisce, è sempre misericordioso; i suoi castighi non sono mai solo punizioni, ma sono anche e soprattutto rimedi per sanare le anime nostre dal peccato. Rimangono puramente punizioni soltanto per chi non vuole in nessun modo convertirsi.
 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 28 maggio 2026

Alle tradizionaliste non piacciono gli "uomini zerbino"

Tempo fa una ragazza veneta mi ha confidato di essere molto delusa dal comportamento infantile di tanti uomini (lei li chiama "ominicchi"), coi quali è impensabile poter sposarsi e riuscire a dar vita a una famiglia davvero cristiana.


Grazie D. dei tuoi preziosi consigli. 
È molto difficile di questi tempi trovare un uomo vero, credente e praticante, all'antica. Debbo dire che sono allergica ai comuni sentimentalismi. Con la fine del patriarcato cristiano il maschile si è proprio debosciato, più che uomini ci sono dei quaquaraquà sottomessi alle mogli, da cui dipendono psicologicamente. Oppure c'è la figura del classico "spaccone" volgare, quello con mentalità maschilista mafiosa (...). Non per essere presuntuosa, ma io fiuto subito se in un uomo (...) c'è un ominicchio. (...) Ora il modello patriarcale biblico di famiglia si è capovolto. Il padre carente comporta delle dinamiche patologiche a livello di personalità delle future generazioni. (...) È dura nella vita di tutti i giorni avere a che fare con gente così, il marxismo culturale ha snaturato il maschile-femminile. (...) Vorrei tanto essere moglie religiosa e devota, dare testimonianza di fede, custodire la casa, perché il lavoro mascolinizza, prosciuga gran parte delle energie da dedicare alla famiglia. Non mi piace. Io so cosa vuol dire crescere con una madre dura anti materna e con un padre problematico. Non credo che riuscirò a costruirmi una famiglia modello cristiano con un caos imperante.

Buon riposo fratello in Cristo!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                       ti considero una persona "intellettualmente interessante" (cioè con la quale posso dialogare su temi di alto spessore), pertanto sono contento di ospitarti sul mio principale blog.

Penso che la società sia allo sbando perché stanno scomparendo le famiglie davvero cristiane, le quali formavano una diga contro il degrado morale e sociale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: famiglie allo sfacio, denatalità, aumento delle persone che cadono in depressione, mariti divorziati sul lastrico, eccetera. Che disastro! Purtroppo, come tu stessa hai notato, oggi molti uomini si comportano come bambini, e molte donne si comportano come maschiacci. Poveri noi!

Con le lacrime agli occhi dovremmo chiedere a Dio non solo di donarci numerosi e santi sacerdoti, ma anche numerose e sante famiglie cristiane! La vita matrimoniale è bella solo se viene vissuta in maniera davvero cristiana, come fecero i pii genitori di Santa Teresa di Lisieux. Purtroppo, tantissime donne cristiane si sono pentite di essersi sposate con uomini "poco timorati" di Dio. Ma come si fa a praticare serenamente la vita devota avendo al proprio fianco un uomo che calpesta la Legge Eterna stabilita da Dio?  Pertanto posso dirti che hai fatto benissimo a non sposarti con qualche uomo "poco cristiano", il quale ti avrebbe fatto soffrire assai. Io penso che se una donna riesce a trovare un uomo pio e devoto come San Luigi Martin (il papà di Santa Teresina), allora può sposarsi tranquillamente. Ma se non lo riesce a trovare, allora conviene rimanere nubile.

Se Dio ti sta chiamando ad abbracciare lo stato di vita matrimoniale, spero tanto che tu riesca a trovare un marito che ti voglia davvero bene, ti ami con amore di carità, cioè l'amore soprannaturale che nasce da Dio, sia una persona devota, dall'intensa vita interiore, e amante della pratica delle virtù cristiane, soprattutto della carità, che è la regina delle virtù. Purtroppo, molti uomini si comportano come tiranni con le loro mogli, si arrabbiano per un nonnulla. Sarei felice se tu riuscissi a trovare un marito che ti tratti con grande dolcezza, e che non si arrabbi mai con te (se tu dovessi commettere qualche sbaglio, non c'è bisogno che tuo marito si arrabbi, può benissimo farti notare l'errore fatto con metodi bonari, senza alterarsi e darsi ad incomposte agitazioni). Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà conquistano i cuori delle persone.

Certamente gli uomini che si comportano da "ominicchi", è meglio evitare di sposarli. Ancora "meno consigliabili" sono gli uomini scorbutici, irascibili e tirannici... che incubo avere un marito del genere! Degli uomini schiavi dei vizi impuri (fornicazione, adulterio, utilizzo di anticoncezionali, ecc.) non ne parliamo nemmeno...

A mio avviso la vera virilità un uomo la dimostra essenzialmente con la fortezza d'animo e col coraggio nel testimoniare la propria fede dinanzi al mondo, praticando con fervore le virtù cristiane. Ad esempio il grande Papa San Pio X era vergine, ma era un uomo davvero virile, basti pensare alla fortezza e al coraggio che ebbe quando nel 1905 la Francia ricattò la Chiesa Cattolica: il clero avrebbe dovuto sottoscrivere dei compromessi inaccettabili, altrimenti lo Stato avrebbe confiscato i luoghi di culto. Il Sommo Pontefice con grande virilità preferì perdere la proprietà delle chiese, anziché scendere a compromessi che andavano contro la propria coscienza (ancora oggi in Francia molti luoghi di culto cattolici sono di proprietà dello Stato). 

Un altro esempio di fede virile e fulgido eroismo lo dettero i martiri uccisi dai rossi durante la guerra civile spagnola. In molte occasioni gli venne offerta la possibilità di salvare la pelle se avessero bestemmiato, se avessero sputato su un crocifisso, se avessero inneggiato al comunismo, o se avessero compiuto altre cose di questo genere. Preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Prima dell'esecuzione capitale, molti di loro esclamavano a gran voce: "Viva Cristo Re!".

Supplico la Santissima Trinità di farti capire qual è il suo progetto su di te, e qualora tu fossi chiamata a divenire una sposa cristiana, ti faccia trovare un uomo degno di diventare tuo marito e padre dei tuoi figli.

In Corde Regis,

Cordialiter

Pensiero del giorno

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


mercoledì 27 maggio 2026

Il modernismo si combatte soprattutto coltivando la vita interiore

Ho notato che molti lettori e lettrici del blog non si limitano ad apprezzare gli aspetti esteriori della Sacra Liturgia, ma coltivano la vita interiore, sono fortemente attratti dall'ascetica, e si impegnano ad approfondire il cammino di perfezionamento spirituale. 

La Teologia Ascetica è la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana. Lo studio dell'Ascetica è necessario per i sacerdoti ed è utile per i fedeli laici. A tal proposito riporto un brano tratto dall'interessantissimo “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, scritto dallo zelante Padre Adolphe Tanquerey (1854-1932).

1° Necessità pel Sacerdote.

35.   Il sacerdote deve santificare se stesso e santificare i suoi fratelli, e per questo doppio rispetto è obbligato a studiare la scienza dei santi.

A) Il sacerdote, come dimostreremo più innanzi con S. Tommaso, è obbligato non solamente a tendere alla perfezione ma a possederla in un grado più elevato del semplice religioso. Ora la conoscenza della vita cristiana e dei mezzi che contribuiscono a perfezionarla, è normalmente necessaria per giungere alla perfezione: nil volitum quin præcognitum.

a) La conoscenza accende e stimola il desiderio. Sapere che cos'è la santità, la sua eccellenza, l'obbligo di tendervi, i suoi mirabili effetti nell'anima, la sua fecondità, è già un desiderarla. La conoscenza d'un bene tende a farcelo desiderare; non si può lungamente e attentamente contemplare un frutto delizioso senza che nasca il desiderio di gustarlo. Ora il desiderio, principalmente quando è ardente e prolungato, è già un principio d'azione: mette in moto la volontà e la spinge verso il conseguimento del bene percepito dall'intelligenza, le dà slancio ed energia per raggiungerlo, e ne sostiene gli sforzi per conquistarlo; il che è tanto più necessario in quanto che molti ostacoli s'oppongono al nostro progresso spirituale.

b) La considerazione particolare delle numerose tappe da percorrere per giungere alla perfezione, gli sforzi perseveranti fatti dai santi per trionfare delle difficoltà e avanzare continuamente verso il fine desiderato, infiamma i cuori, sostiene l'ardore in mezzo alla lotta, impedisce il rilassamento e la tiepidezza, tanto più se si considerano nello stesso tempo gli aiuti e le consolazioni che Dio tiene preparate alle anime di buona volontà.

c) Questo studio è tanto più necessario ai nostri giorni: "Viviamo infatti in un'atmosfera di dissipazione, di razionalismo, di naturalismo, di sensualismo che si insinua, anche a loro insaputa, in una moltitudine di anime cristiane, e che invade financo il santuario". I due o tre anni passati in caserma inducono i giovani chierici, specialmente quelli che non ricevettero in famiglia una educazione profondamente cristiana, a partecipare a questo tristo spirito. Ora qual è il mezzo migliore per reagire contro queste funeste tendenze del nostro tempo, se non il vivere in compagnia di Nostro Signore e dei Santi con lo studio metodico e continuato dei principii di spiritualità, che sono in opposizione diretta con la triplice concupiscenza?

B) Per la santificazione delle anime che gli sono affidate. a) Anche quando si tratta di peccatori, il sacerdote ha bisogno di conoscere l'Ascetica per insegnar loro il modo di evitare le occasioni di peccato, combattere le passioni, resistere alle tentazioni, praticare le virtù contrarie ai vizi che si debbono fuggire. È vero che la teologia morale suggerisce già brevemente queste cose, ma l'Ascetica le sintetizza e le sviluppa.

b) E poi vi sono in quasi tutte le parocchie delle anime elette che Dio chiama alla perfezione, e che, se sono ben dirette, aiuteranno il sacerdote nell'esercizio dell'apostolato con le loro preghiere, con i loro esempi, e con mille piccole industrie. In ogni caso se ne possono formare alcune tra i giovinetti del catechismo e del patronato. Ora per riuscire in quest'opera così importante, è necessario che il sacerdote sia un buon direttore, che possegga le regole tracciate dai santi e contenute nei libri di spiritualità; altrimenti non si ha nè il gusto nè la capacità richiesta per l'arte così difficile di formare le anime.

c) A più forte ragione lo studio delle vie spirituali è necessario per la direzione delle anime ferventi chiamate alla santità, e che talora s'incontrano anche nei più piccoli villaggi. Per guidarle sino all'orazione di semplicità e alla contemplazione ordinaria, bisogna conoscere non solamente l'Ascetica ma anche la Mistica sotto pena di smarrirsi e di ostacolare il progresso di queste persone. L'osservava già S. Teresa: "Per questo è necessarissimo un direttore, ma è a desiderare che abbia esperienza... La mia opinione è e sarà sempre che ogni cristiano deve, potendolo, conferire con uomini dotti; e quanto più dotti saranno, tanto meglio. Coloro che camminano per le vie dell'orazione ne hanno più bisogno degli altri; e ciò tanto più quanto più saranno spirituali... Ciò di cui io sono persuasissima è che il demonio non riuscirà mai con i suoi artifizi a sedurre una persona d'orazione che consulta i teologi, tranne che non voglia ingannarsi da sè stessa. Secondo me, il demonio paventa grandemente la scienza umile e virtuosa, perchè sa che ne sarà smascherato e che dovrà ritirarsi sconfitto". Lo stesso linguaggio tiene S. Giovanni della Croce: "Siffatti maestri spirituali (che ignorano le vie mistiche) non comprendono le anime avviate in questa contemplazione quieta e solitaria... le costringono a riprendere il cammino della meditazione e del lavoro della memoria, a fare atti interni in cui queste anime non trovano che aridità e distrazione... Che si sappia bene: colui che s'inganna per la sua ignoranza, quando il suo ministero gli impone il dovere d'acquistare le cognizioni necessarie, non sfuggirà al castigo, che sarà proporzionato al male prodotto".

Nè si dica: Se io incontrerò di queste anime, le abbandonerò allo Spirito Santo perchè le guidi Lui. Lo Spirito Santo vi risponderebbe che egli le ha affidate a voi e che voi dovete lavorare con Lui alla loro direzione. Egli può certamente dirigerle da sè; ma per evitare ogni pericolo d'illusione, vuole che questa direzione sia sottoposta all'approvazione d'un direttore visibile.

2° Utilità per i laici.

Diciamo utilità e non necessità; perchè i laici possono lasciarsi guidare da un direttore istruito e sperimentato, e non sono quindi assolutamente obbligati a studiare la Teologia ascetica. Tuttavia questo studio sarà loro utilissimo per tre ragioni principali: a) Per stimolare e tener vivo il desiderio della perfezione, come anche per dar loro una certa conoscenza della natura della vita cristiana e dei mezzi che ci aiutano a perfezionarla. Non si desidera ciò che non si conosce, ignoti nulla cupido, mentre che la lettura dei libri spirituali eccita o aumenta il desiderio sincero di praticare ciò che si è letto. Quante anime, per esempio, si sono slanciate con ardore verso la perfezione, leggendo l'Imitazione, il Combattimento spirituale, l'Introduzione alla vita devota, la Pratica di amar Gesù Cristo?

b) E anche quando si abbia una guida spirituale, la lettura d'una buona Teologia ascetica facilita e compie la direzione. Si sa meglio ciò che bisogna dire nella confessione o nella direzione; si capiscono e si ritengono meglio i consigli del direttore, quando si ritrovano in un libro che si può rileggere. Il direttore, dal canto suo, si vede dispensato dall'entrare in numerosi particolari, e si contenta, dopo alcuni avvisi sostanziali, di far leggere qualche trattato ove il diretto troverà gli schiarimenti e i compimenti necessari. Così la direzione potrà diventar più breve senza nulla perdere dei suoi vantaggi, perchè il libro continuerà e compirà l'azione del direttore.

c) Finalmente la lettura d'un trattato di vita spirituale potrà supplire, fino a un certo punto, la direzione che non si potesse ricevere per mancanza di guida spirituale o che si ricevesse raramente. La direzione, come diremo appresso, è certamente il mezzo normale per formarsi alla perfezione; quando però, per una ragione o per un'altra, non si può trovare un buon direttore, il Signore vi supplisce, e uno dei mezzi di cui si serve è appunto qualcuno di quei libri che, in modo preciso e metodico, tracciano la via da tenere per diventar perfetti.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
Bisogna che usiamo la mansuetudine anche con noi stessi. Il demonio ci fa vedere che sia cosa lodevole l'adirarci con noi quando commettiamo qualche difetto; ma no, ella è opera del nemico che cerca di tenerci inquieti, affinché non siamo atti a far niente di bene. Diceva S. Francesco di Sales: «Tenete per certo che tutti quei pensieri che ci danno inquietudine non sono da Dio ch'è principe di pace, ma provengono o dal demonio o dall'amor proprio, o dalla stima che facciamo di noi stessi. Queste sono le tre fonti da cui nascono tutti i nostri disturbi. E perciò quando ci vengono pensieri che c'inquietano, bisogna subito rigettarli e disprezzarli».


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori tratto da "Pratica di amar Gesù Cristo")

martedì 26 maggio 2026

Il ritorno del paganesimo

[Brano tratto dall'enciclica "Sacra Propediem" di Papa Benedetto XV].

Per la verità, due sono oggi le passioni predominanti in questa incredibile perversità di costumi, l’amore sconfinato delle ricchezze e un’insaziabile sete di piaceri. Da qui la vergogna e il disonore del nostro secolo, il quale, mentre fa continui progressi in ciò che appartiene ai comodi ed ai conforti della vita, per quanto riguarda il dovere di vivere onestamente — il che ben più importa — pare che voglia ritornare a gran passi verso la corruzione del paganesimo. In realtà, quanto più gli uomini perdono di vista i beni eterni che sono loro preparati nei cieli, tanto più sono attratti verso i caduchi; e una volta che si siano vilmente incurvati verso la terra, facilmente si intorpidisce in essi ogni virtù: così che nauseati di tutto ciò che sa di spirituale, non agognano che l’ebbrezza dei volgari piaceri. Perciò, Noi vediamo in generale che mentre da un lato non si ha alcun ritegno ad accumulare ricchezze, manca dall’altro la rassegnazione d’un tempo nel sopportare quei disagi che sogliono accompagnare la povertà e la miseria; e mentre fra i proletari ed i ricchi già esiste quella lotta accanita che abbiamo detto, ad acuire l’avversione dei non abbienti s’aggiunge il lusso smodato di molti, congiunto a impudente dissolutezza. Al qual proposito non possiamo deplorare abbastanza la cecità di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate dall’ambizione di piacere non vedono quanto sia stolta certa foggia di vestire, con cui non solo suscitano la disapprovazione degli onesti, ma, ciò che è più grave, recano offesa a Dio. E in tale abbigliamento — che esse stesse in passato avrebbero respinto con orrore come troppo disdicevole alla modestia cristiana — non si limitano a presentarsi soltanto in pubblico, ma neppure si vergognano di entrare così indecentemente nelle chiese, di assistere alle sacre funzioni e di recare persino alla stessa mensa Eucaristica (nella quale si va a ricevere il divino Autore della purezza) i lenocini delle turpi passioni. Tralasciamo poi di parlare di quei balli esotici e barbari, uno peggiore dell’altro, venuti ora di moda nel gran mondo elegante; non si potrebbe trovare un mezzo più adatto per togliere ogni resto di pudore.

Pensiero del giorno

(Dal testamento spirituale del Cardinale Giuseppe Siri).

Ora vedo e dico a voi: niente vale più dell'amare il Signore e i fratelli per amor Suo, dimenticare sé e servire in Dio tutti gli altri. Il tempo è breve, usatelo bene e insegnate ai piccoli e ai giovani ad usarlo bene.

lunedì 25 maggio 2026

Altar Servers Wearing the Cassock Must Use the Roman Collar

Tridentine Mass
In old movies or vintage photographs, the cassock worn by altar servers was generally equipped with the classic white Roman collar. Unfortunately, I have noticed that in today's Tridentine Masses, altar servers are sometimes without it. Some have wondered whether the use of the Roman collar is reserved exclusively for priests. Years ago, during the pontificate of Benedict XVI, Daniele Di Sorco answered this question on a forum. Here are some excerpts from his interesting contribution:
 

There are no Holy See documents regulating the use of the Roman collar. [...] This abuse [of having reduced the collar to the sole distinctive badge of the priesthood, Editor's Note] has probably generated the belief that the collar in particular, and not the cassock (or—by way of exception—the clergyman suit) in general, is the badge of the cleric. Hence the difficulty for some to admit the use of the collar by laymen who, during liturgical functions, wear the cassock.

How can one respond to such a difficulty? In three ways: by highlighting the true function of the collar, by analyzing the ancient practice of the Church, and by examining the manuals of ecclesiastical etiquette that deal with the matter.

First of all, we must consider that the collar is a necessary complement to the cassock, from which it is separated solely for reasons of practicality (like cufflinks from a shirt or socks from shoes). Without a Roman collar, the neck of the cassock appears conspicuously incomplete: too low, too wide, inexplicably deformed by the square opening that reveals bare skin or the (often multicolored) collar of the garment underneath. It is precisely the unique design of the cassock that makes us understand how the collar is an integral part of it, and not a mere accessory (unlike, for example, the fascia: though in the case of the Ambrosian cassock, which cannot stay closed without a fascia, it is as indispensable as the collar).

Further proof comes from the fact that ecclesiastical documents speak of the cassock without ever mentioning the collar: a sign that the latter was considered an indispensable complement to the former [...]. But if from these and other documents it can rightly be deduced that the habitus ecclesiasticus or clericalis spoken of in the 1917 Code of Canon Law (can. 136, § 1) is the cassock complete with its collar, it follows that laymen, in cases where the Code allows them to wear the same habitus clericalis (can. 683), can and must use it. The text, in fact, makes no distinction whatsoever between the two garments. That laymen do not have the right to wear honorary insignia is, of course, a given, as these are strictly reserved for the clergy. The new Code of Canon Law has left this discipline unchanged, neither restricting nor modifying the use of the collar.

What emerges from the examination of canon law is confirmed by the practice in force prior to the liturgical reform. In many period photographs, it is clearly visible that the cassock worn by altar servers is equipped with a collar exactly like that of clerics. Where it was not used, this was due to the difficulty of obtaining a substantial number of collars in different sizes, not from the belief that it was reserved for the clergy.

The manuals of ecclesiastical etiquette that I have consulted, which are usually very accurate in determining which categories of people may or may not use certain insignia, never speak of the collar as a garment reserved for the clergy or a distinctive mark of the clerical state. If they do not explicitly mention the possibility for laymen to use it, it is because they too consider it a normal complement to the cassock. J. A. Nainfa (Custom of Prelates of the Catholic Church, Baltimore 1926), who takes care to specify that altar servers cannot use the fascia (to which, after all, not even all priests are entitled), makes no such distinction regarding the collar, neither in the chapter dedicated to it nor elsewhere. The same can be said of J. Nabuco (Ius pontificalium, Parisiis-Tornaci-Romae 1956).

Ultimately, it can be said that the collar is certainly a distinctive sign of the clerical state, but no more so than the cassock itself. Therefore, if the altar server, who during liturgical functions fulfills the role of a cleric (specifically that of the acolyte), is allowed to wear the cassock, there is no reason why he should abstain from wearing the collar.

I due gran mezzi per farsi santo: desiderio e risoluzione

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.



Tutta la santità consiste nell'amar Dio: l'amor divino è quel tesoro infinito in cui acquisteremo l'amicizia di Dio (...). Iddio è pronto a donarci questo tesoro del suo santo amore, ma vuole che noi molto lo desideriamo. Chi poco desidera qualche bene poco si affatica a ritrovarlo. (...) E così chi poco ambisce di avanzarsi nell'amor divino invece d'infervorarsi alla perfezione andrà sempre più raffreddandosi, e seguendo a raffreddarsi starà in gran pericolo di cader finalmente in qualche precipizio. All'incontro chi aspira con grande brama alla perfezione, e si sforza ogni giorno di avanzar cammino, a poco a poco col tempo vi giungerà. Dicea s. Teresa: Dio non fa molti favori, se non a chi molto desidera il suo amore. Ed in altro luogo: Dio non lascia senza paga qualunque buon desiderio. Onde la santa esortava tutti a non avvilire i nostri desideri, perché, confidando in Dio (dicea), e sforzandoci a poco a poco potremo giungere ove giunsero i santi.

È un inganno del demonio (secondo il sentimento di detta santa) il pensare che sia superbia il desiderare di farci santi. Sarebbe superbia e presunzione se confidassimo nelle nostre opere o nei nostri propositi; ma non, se tutto speriamo da Dio. Sperandolo da Dio, egli ci darà quella forza che noi non abbiamo. Desideriamo dunque con gran desiderio di arrivare ad un sublime grado d'amor divino e diciamo con coraggio: Omnia possum in eo qui me confortat. E se non lo troviamo in noi questo gran desiderio, almeno cerchiamolo instantemente a Gesù Cristo ch'egli ce lo darà.

Passiam ora al secondo mezzo della risoluzione. I buoni desideri debbono essere accompagnati dall'animo risoluto di sforzarci d'acquistare il bene desiderato. Molti desiderano la perfezione, ma ne prendono mai i mezzi: bramano d'andare in un deserto, di fare gran penitenze, grande orazione, di sopportare il martirio; ma tali desideri tutti poi si riducono a mere velleità, le quali invece di giovare loro fanno più danno. Questi son quei desideri che uccidono il pigro (...). Mentre pascendosi di quei desideri inefficaci non attende a togliersi i difetti, a mortificare i suoi appetiti, a soffrir con pazienza i disprezzi e le cose contrarie. Desidera di fare gran cose, ma incompatibili col suo stato presente e frattanto cresce nelle imperfezioni: in ogni avversità si disturba, ogni infermità lo rende impaziente e così vive sempre imperfetto, ed imperfetto se ne muore.

Se dunque veramente vogliamo farci santi risolviamoci per 1. a fuggire ogni colpa veniale per minima che sia. Per 2. stacchiamoci da ogni affetto a cose di terra. Per 3. non lasciamo mai i soliti esercizi di orazione e di mortificazione per quanto sia il tedio e la svogliatezza che vi troviamo. Per 4. meditiamo ogni giorno la passione di Gesù Cristo che infiamma d'amor divino ogni cuore che la medita. Per 5. rassegniamoci con pace alla volontà di Dio in tutte le cose contrarie. (...) Per 6. domandiamo continuamente a Dio il dono del suo s. amore.

Risoluzione, risoluzione, diceva s. Teresa: Di anime irresolute non ha paura il demonio. All'incontro chi si risolve da vero di darsi a Dio ben supererà quel che gli pareva insuperabile. Volontà risoluta vince tutto. Procuriamo di rimediare al tempo perduto; il tempo che ci resta diamolo tutto a Dio. Tutto il tempo che non si spende per Dio è tutto perduto. E che aspettiamo? che Dio ci abbandoni nella nostra tepidezza, la quale poi ci conduca all'ultima rovina? No, facciamoci animo e viviamo da ogg'innanzi con questa santa massima: Si dia gusto a Dio e si muoia. Queste anime così risolute il Signore le fa volare nella via della perfezione.

(...)

Povero me, o Dio dell'anima mia! da tanti anni sto sulla terra e quale avanzo ho fatto nel vostro amore? l'avanzo mio è stato nei difetti, nell'amor proprio e nei peccati! E avrò io da fare questa vita sino alla morte? No, Gesù mio Salvatore, aiutatemi, non voglio morire così ingrato come vi sono stato sinora. Io voglio amarvi davvero e voglio lasciar tutto per dar gusto a voi. Datemi voi la mano, Gesù mio, che avete sparso tutto il vostro sangue per vedermi tutto vostro. Sì, tale voglio essere colla grazia vostra. M'accosto alla morte, aiutatemi a sciogliermi da ogni cosa che m'impedisce d'esser tutto di voi che m'avete tanto amato. Fatelo per li meriti vostri, da voi lo spero. E lo spero anche da voi, o madre mia Maria; colle vostre preghiere che tutto possono appresso Dio, ottenetemi la grazia d'esser tutto suo. 





lll

Pensiero del giorno

Alcuni vorrebbero persuadersi che l'inferno, il paradiso, la bruttezza del peccato siano favole, perché altrimenti, secondo la vita che conducono, hanno troppo da temere. Infelici! Cercano di accecarsi per non vedere.

[Brano tratto da "Invito alla santità" di Don Giuseppe Frassinetti (1804 - 1868), Città Nuova, Imprimatur + Aloisius Liverzani, Episcopus Tusculanus - Frascati, 13 maggio 1981].

domenica 24 maggio 2026

Czy pocałunek między narzeczonymi to grzech?

narzeczeni
Czy całowanie się między narzeczonymi jest grzechem? Czy całowanie się narzeczonych jest grzechem, czy jest moralnie dozwolone? Jakiś czas temu czytelniczka bloga napisała do mnie z pytaniem, czego na temat całowania się narzeczonych uczą tradycyjne podręczniki katolickiej Teologii Moralnej (chciała się dowiedzieć, aby przekazać to swojemu synowi). Oto moja odpowiedź.


Droga w Chrystusie, pomoc Tobie to dla mnie wielka radość, dlatego za każdym razem, gdy masz jakieś wątpliwości, możesz śmiało do mnie pisać. Odpowiadanie Tobie nie jest dla mnie ciężarem, wręcz przeciwnie – robię to bardzo chętnie, ponieważ zależy mi na rozwoju duchowym Twoim i Twoich dzieci.

Teraz odpowiadam na Twoje pytanie. W słynnym dziele zatytułowanym „Per meglio confessare” (Aby lepiej spowiadać) autorstwa A. Chansona (jest to podręcznik dla spowiedników z czasów Piusa XII), poruszany jest również temat rzeczy dozwolonych i niedozwolonych między narzeczonymi. Chanson rozróżnia: pocałunki namiętne (z otwartymi ustami) są grzechami ciężkimi, ponieważ w oczywisty sposób przynoszą przyjemność cielesną, która jest dozwolona wyłącznie osobom żonatym/zamężnym. Z kolei czyste pocałunki z zamkniętymi ustami (nazwałbym je „cmoknięciami”), według Chansona mogą być tolerowane, jeśli są dawane jako znak miłości, bez intencji chęci odczuwania przyjemności cielesnej.

Ja jednak myślę tak samo jak Ty, to znaczy, że zaczyna się od małego buziaka, a potem nie można się już powstrzymać, ponieważ namiętność jest silna i kończy się to popełnieniem grzechów ciężkich, tak zwanych niespełnionych aktów nieczystości, a nawet rozpusty.

Gdybym miał narzeczoną, wolałbym unikać czystych pocałunków w usta (mimo że są one tolerowane, a więc dozwolone) właśnie z obawy, że nie zdołam powstrzymać namiętności i w konsekwencji stoczę się w ciężkie winy. Święty Alfons Maria de Liguori, mówiąc o nieczystości, stwierdza, że tak jak słoma położona blisko ognia również płonie, tak samo, jeśli dwie osoby niezwiązane węzłem małżeńskim wejdą w zbyt bliską zażyłość, skończy się to popełnieniem jakiegoś grzechu śmiertelnego. Kiedy bowiem człowiek zapłonie namiętnością, bardzo trudno jest mu się powstrzymać.

Nigdy nie ożeniłbym się z kobietą, która nie chce przeżyć okresu narzeczeństwa w doskonałej czystości. Takiej osobie nie ufam, a bez zaufania nie da się zbudować prawdziwie szczęśliwego małżeństwa. I jak mógłbym być szczęśliwy u boku kobiety, która jest gotowa deptać Wieczne Prawo ustanowione przez Boga?

Pocałunki między małżonkami nie są grzechem

W przypadku par małżeńskich pocałunki, uściski i podobne wyrazy miłości są jednak nie tylko dozwolone, ale także pożyteczne w pielęgnowaniu wzajemnej miłości małżeńskiej. Kluczową kwestią jest zapobieganie temu, aby te działania nie spowodowały mimowolnego wytrysku – to znaczy rozproszenia nasienia, które może być celowo wylane tylko w drogach rodnych żony i tylko podczas aktu małżeńskiego podjętego w sposób naturalny. Gdy wytrysk jest mimowolny, nie jest grzeszny, jeśli został wywołany przez działanie, które niosło ze sobą pewną użyteczność, np. lekarz badający piękną dziewczynę, spowiednik słuchający spowiedzi kobiety czy ktoś biorący prysznic ze względów higienicznych itp. Chanson radzi małżonkom, aby oddawali się uściskom, namiętnym pocałunkom, pieszczotom itp., zwłaszcza przed i po stosunku małżeńskim, ożywiając w ten sposób uczucie między małżonkami.

Mam nadzieję, że byłem w czymś pomocny. Nie wahaj się ze mną skontaktować, ilekroć będziesz chciała dowiedzieć się więcej o tym, czego nauczały tradycyjne podręczniki Teologii Moralnej. Dla mnie przyjaźń to oddanie się do dyspozycji osobie, którą uważam za przyjaciela, w celu przyniesienia jej pożytku (przede wszystkim z duchowego punktu widzenia).

Pozdrawiam Cię serdecznie w Jezusie i Maryi.

Cordialiter

Dobbiamo opporci alle mode scandalose!

Utilizzare abiti osceni è immorale perché induce il prossimo a commettere dei peccati. Noi cristiani, se vogliamo essere davvero seguaci di Gesù Cristo, non dobbiamo seguire le mode scandalose che dilagano in questa società materialista e neopagana. Ho discusso di questo importante argomento con Maristella, che ringrazio vivamente per il frequente impegno che in maniera disinteressata dedica al blog pur avendo poco tempo libero, visto che lavora fuori casa e ha una famiglia da curare.


- Ti dà fastidio vedere in televisione, sui giornali, per strada, ecc. la mercificazione del corpo della donna?

- Guardando le immagini con cui vengono presentate le donne provo disagio e tristezza. Soprattutto la pubblicità spesso utilizza l'immagine della donna come se fosse un oggetto. Credo che noi dovremmo far sentire la nostra voce. 

- La Madonna di Fatima preannunciò che sarebbero venute delle mode che avrebbero molto offeso Nostro Signore. Purtroppo, queste mode indecenti sono arrivate davvero. Chissà quante anime stanno già bruciando all'inferno per aver utilizzato abiti scandalosi senza pentirsene! Padre Pio e altri santi criticavano duramente le mode indecenti. Hai anche tu l'impressione che oggi sia raro sentire qualcuno criticare l'uso degli abiti scandalosi?

- La moda propone abiti sempre più succinti, volgari, spesso indecenti, eppure quasi nessuno critica questa tendenza. Negli uffici, nelle scuole, in giro per la città si vedono persone che sembrano non avere in alcuna considerazione il rispetto di se stessi e del prossimo. Anche i genitori, gli insegnanti, i catechisti, gli stessi sacerdoti, spesso non dicono nulla... perché? Anni fa ricordo con imbarazzo una mamma che andava al colloquio con il sacerdote per il catechismo della figlia, vestita in un modo assolutamente inadeguato. 

- Certi abiti che un tempo sarebbero stati utilizzati solo dalle meretrici, oggi vengono utilizzati da tante donne cristiane persino quando vanno in chiesa! Non pensi che sia una grave irriverenza entrare in chiesa e ricevere il Corpo di Cristo vestite in quel modo vergognoso?

- Sì, mi rattrista molto vedere alcune persone entrare nelle Chiese e ricevere l'Eucaristia con abiti sconvenienti, come se fossero in spiaggia. Quando io ero bambina certi parroci le avrebbero immediatamente accompagnate all'uscita. Invece oggi spesso si fa finta di nulla.

- So che da quando ti sei convertita hai buttato nell'immondizia molti abiti mondani e adesso ti vesti in maniera castigata anche durante i mesi estivi. Hai difficoltà a trovare nei negozi vestiti che preservano il pudore? Costano di più rispetto a quelli spudorati?

- Io ho l'abitudine di vestirmi in modo "informale" e trovo tutto facilmente e a poco prezzo nei vari magazzini e nei mercati. Per gli abiti più eleganti qui, vicino a Milano, ci sono vari negozi in centri commerciali che propongono ottimi abiti per signore: belli, decorosi e a prezzi contenuti. Poi ci sono le raffinate boutiques che vendono abiti da signora eleganti ma molto costosi.

Papa Pio XII con le braccia alzate
- Il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, incoraggiò le ragazze di Azione Cattolica a combattere la "Crociata della purezza", non solo vivendo in castità fino al matrimonio, ma anche indossando abiti degni di donne cristiane. Pensi che possa essere utile aprire dei negozi (magari anche on-line) dove poter acquistare abiti femminili moderni ma rispettosi della virtù della purezza?

- Sarebbe una bellissima idea: non sempre tutte le persone hanno il tempo per poter girare per i negozi cercando abiti adatti a persone cattoliche praticanti. Esistono vestiti rispettosi per ragazze, per signore, anche belli e colorati. Trasmettono il senso della purezza ma anche allegria e gioia di vivere. Io ho in mente vestiti dignitosi, non tristi.

- Io penso che se una ragazza pia e devota si sente chiamata da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, se utilizza abiti rispettosi della virtù della purezza potrebbe trovare più facilmente un marito davvero cristiano, mentre se utilizza abiti indecenti potrebbe attirare l'interesse solo di uomini "poco virtuosi". Lo pensi anche tu?

- Penso anch'io che una persona dica molto di sé anche attraverso il proprio abbigliamento. Una ragazza autenticamente cristiana utilizzerà un modo di vestirsi decoroso. I mondani la considereranno stravagante e antiquata. Ma il ragazzo cristiano noterà la differenza e penso che ne apprezzerà la delicata bellezza.

- Il vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 prescriveva che le donne in chiesa avessero il capo coperto, soprattutto al momento della Comunione. Invece il Codice attualmente in vigore non prescrive nulla al riguardo, pertanto le donne non sono più obbligate ad avere il capo coperto. Tuttavia molte fedeli laiche legate alla liturgia tradizionale continuano a mantenere in vita questa pia pratica, secondo l'insegnamento di San Paolo Apostolo. Tu perché utilizzi il velo in chiesa?

- Io ho iniziato a usare il velo in Chiesa da quando frequento la Messa tradizionale. Sento così intensamente la Presenza del Signore che mi sembra indispensabile coprire il capo: è un segno evidente di rispetto coprire la chioma. Ho alcuni veli da Messa e nella borsa ne tengo sempre uno insieme a un foulard. 

- A Milano quante siete all'incirca voi donne legate al rito ambrosiano antico ad utilizzare il velo (o un cappello) quando andate a Messa presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione?

- Direi che siamo intorno al 15-20% Ultimamente alcune signore mi hanno chiesto informazioni per comprare un velo da Messa. Qui da noi non è facile trovarne. Io ho acquistato il mio su internet, è arrivato dagli Stati Uniti: se ne trovano di belli a vari prezzi. Purtroppo su tutto ciò che si acquista negli USA si pagano tasse doganali. Una buona alternativa, più economica, è comprare una mantilla spagnola, per evitare le tasse doganali. Sarebbe meraviglioso poter aprire un negozio, magari anche online, di articoli religiosi e anche di veli per la Messa.

- So che usi il velo anche quando entri in una chiesa non legata alla liturgia tradizionale. Come ti guarda la gente?

- Come se fossi appena arrivata da Marte e avessi parcheggiato l'astronave fuori dalla Chiesa! Però mi sento meglio con il velo in testa; il Signore è presente anche nella Messa novus ordo. Alcune volte ho sentito qualche commento tipo "è ortodossa" oppure "è romena/russa/polacca …". Sicuramente si stupirebbero di sapere che sono cattolica e italiana.

- Quando ero bambino (anni ottanta / primi anni novanta) le uniche donne che vedevo in chiesa col velo in testa erano alquanto anziane. Oggi invece quelle che utilizzano il velo nelle chiese legate alla liturgia tradizionale sono in maggioranza donne giovani o di mezza età come te. Ritieni che questo sia un segnale incoraggiante?

- Sì per me è davvero incoraggiante vedere ragazze, giovani donne, signore, con il velo in testa: penso che sia un segno che ci dice che anche loro percepiscono la Presenza Reale in modo tale da sentire la necessità di coprire il capo. Questa bella tradizione deve essere incoraggiata anche dai sacerdoti; io spero di poter vedere sempre più numerose Messe tradizionali, seguite da tanti fedeli di tutte le età. Spero anche di vedere tutte le persone con abiti adatti alla circostanza e le donne con il capo coperto da un velo o un foulard o un cappello.

Pensiero del giorno

Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire [nel cammino di perfezione cristiana]: la santità è l'anima dell'apostolato.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].