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martedì 20 ottobre 2026

Quando saremo in Cielo capiremo bene perché adesso stiamo soffrendo molto

Lettera di Don Giulivo ai giovani


Carissimi, 

un giorno Pio IX ricevette un signore il quale gli dichiarò di non saper conciliare certi avvenimenti con l'onnipotenza di Dio e con la sua bontà. 

Il Papa, invece di rispondergli direttamente, lo invitò a seguirlo in una visita alla fabbrica degli arazzi del Vaticano. 

Aperta che fu la porta, apparve la parte posteriore d'un immenso lavoro, posto su di un cavalletto. 

- Guardate com'è bello! - disse il Papa all'ospite. 

Questi, attonito, guardò, ma non capì: non vedeva che un groviglio di punti e di colori. 

- Santità - balbettò - veramente... forse saranno i miei occhi... ma io non scorgo disegno alcuno. 

Pio IX sorrise, e lo condusse dal lato opposto. Un oh! di meraviglia sfuggì spontaneo al visitatore. Era di fronte ad un arazzo d'inestimabile valore e di meraviglioso splendore. 

Caro figliuolo - disse paternamente il Papa - vedete?... Fin che siamo nella parte opposta, cioè quaggiù, non scorgiamo che strani grovigli. Ma quando passeremo lassù, (e indicava il Cielo) nella luce della vita vera, allora distingueremo le proporzioni e il disegno, l'unione delle parti, la varietà delle ombre, la vaghezza dei colori. 

Giovi questo insegnamento anche a voi, miei cari giovani. 

Il mondo colle sue passioni in tormenta ci si presenta come un'inestricabile confusione, dove non sempre è dato di scorgere la presenza della Somma Sapienza e della Somma Bontà. 

Ma non meravigliamoci. Verrà tempo in cui vedremo e comprenderemo tutto. 

Intanto, di fronte al male che dilaga e ai dolori che si accumulano, ricordiamo che Dio, avendo creato l'uomo cosciente e libero, non gli toglie mai il dono della libertà, perchè se gli togliesse questo dono l'uomo non sarebbe più uomo. La responsabilità quindi di tutti i mali non è mai di Dio, ma degli uomini che violano i diritti di Dio e del prossimo. 

Il segreto della nostra salvezza e della nostra felicità sta nel non abusare della nostra libertà, ma nell'impegnarla a vivere in conformità alla volontà divina osservando i Comandamenti. 

Preghiamo quindi perchè tutti gli uomini si facciano più buoni e rispettino la santa legge di Dio. E voi cercate di concorrere colla vostra buona condotta meglio che potete. 

Vostro aff.mo Don Giulivo


[Articolo pubblicato sul "Bollettino Salesiano" del luglio 1942].

Pensiero del giorno

Don Bosco
La vendetta del vero cattolico è il perdono e la preghiera per la persona che ci offende.

(San Giovanni Bosco)

lunedì 19 ottobre 2026

Fuori dalla Chiesa Cattolica non c'è salvezza

San Pio X
Grazie al blog ho potuto allacciare amicizia con tante persone, tra cui Riesina, una studentessa universitaria marchigiana molto devota al grande Papa San Pio X. In occasione del pellegrinaggio 2016 del Popolo Summorum Pontificum ho avuto modo di conoscerla personalmente a Roma (c'erano anche Maristella e Chantal). Ringrazio di cuore Riesina per la sua gentile e disinteressata collaborazione, e per avermi posto varie domande alle quali ho risposto volentieri.


- Da tempo i modernisti cercano di far passare sempre di più il messaggio per cui le persone non hanno per forza bisogno della Chiesa (né tantomeno di Dio) per salvare la propria anima, in quanto essi possono considerarsi già salvi se osservano una condotta di vita “esemplare”, pur restando fuori dalla Chiesa. Pensi anche tu che questo messaggio, oltre ad essere non cristiano, sia pure deleterio?

- L’intramontabile Catechismo di San Pio X afferma che se una persona è fuori dalla Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, senza averne alcuna colpa (ad esempio perché vive in una giungla dove non sono ancora arrivati i missionari ad evangelizzare la gente), in questo caso può salvarsi lo stesso se osserva almeno la legge naturale che Dio ha scolpito nei nostri cuori, e che quindi tutti conoscono (non c’è bisogno di aver letto il Vangelo per sapere che uccidere, fornicare, commettere adulterio, rubare, calunniare, ecc. sono atti immorali). Ma, come tu stessa hai osservato, i modernisti affermano che anche chi è fuori dalla Chiesa Cattolica per propria colpa può salvarsi lo stesso. Questo è un inganno che rischia di far precipitare tante anime all’inferno, perché l’essere deliberatamente fuori dal Corpo Mistico di Cristo è una colpa grave. Extra Ecclesiam nulla salus, fuori dalla Chiesa non c'è salvezza.

- Si è osservato come, ultimamente, anche all’interno della stessa Chiesa Cattolica i sacerdoti che amano la Tradizione e la promuovono siano sempre più osteggiati da parte del clero modernista. Sei anche tu dell’avviso che questo sistema di boicottaggio si possa ricondurre ad una vera e propria persecuzione contro la vera Chiesa?

- Ho letto le biografie di tanti pii e zelanti sacerdoti, e ho notato che hanno subìto l’incomprensione e spesso persino la persecuzione da parte di altri sacerdoti, penso ad esempio a Padre Pio, Don Bosco, Don Dolindo Ruotolo, il Cardinale Alfredo Ottaviani, San Luigi Orione, Sant’Atanasio e tanti altri. Pertanto non sono affatto stupito del fatto che i preti fedeli alla Tradizione Cattolica vengano perseguitati dai nemici della Chiesa, tra cui i modernisti, i quali sono i più dannosi di tutti, come ammesso dallo stesso San Pio X nella sua memorabile enciclica “Pascendi Dominici gregis”.

- Da alcuni decenni c’è sempre più la tendenza a far apparire i Santi come dei personaggi semplicemente molto buoni con chiunque, quasi dei buonisti. Non trovi che questa banalizzazione delle figure dei Santi sia quanto mai dannosa per coloro che entrano in contatto con essi?

- Certo che è dannosa, è come miscelare il vino con l’acqua! Anche io ho notato questa banalizzazione, pertanto cerco di non leggere biografie in salsa modernista o comunque contaminate dal buonismo e dal fastidioso linguaggio “politicamente corretto”. Per esempio ci sono stati dei santi (San Francesco, Sant'Alfonso, San Giovanni Bosco, e tanti altri) che parlavano spesso dell’inferno e del rischio della dannazione eterna, ma nelle biografie moderniste questi discorsi vengono occultati o sminuiti, poiché, secondo l’ideologia buonista, tutte le anime dei defunti vanno in paradiso, anche se sono morte in peccato mortale.

- Tempo fa, su questo blog, è uscito un tuo articolo in cui spiegavi come negli ultimi anni abbiano preso piede delle mode che propongono abiti osceni e volgari, volti a suscitare pensieri turpi in chi osserva coloro che indossano tali indumenti. In quanto donna, non posso smentirti: ogni volta in cui cerco un vestito è un’impresa trovarne uno che non sia scandaloso. Lo stesso avviene anche nel caso degli abiti maschili?

- Purtroppo, anche altre lettrici mi hanno detto che fanno fatica a trovare nei negozi degli abiti che rispettino il pudore. Ormai, soprattutto in estate, molte donne indossano (persino nelle chiese!) indumenti spudorati e scandalosi che un tempo venivano utilizzati solo dalle meretrici nei bordelli. Fortunatamente per noi maschi non ci sono grossi problemi per reperire abiti accettabili da un punto di vista della moralità, basta avere solo un po’ di buona volontà.

- Negli ultimi tempi, i protagonisti dello show business (cantanti, attori, “star” in generale) hanno una presa sempre maggiore sulle persone, in particolar modo sugli adolescenti e sui giovani adulti appartenenti alla nostra generazione. Pensi che questa possa essere un’arma in mano a satana per sedurre la gente, soprattutto considerando la condotta spesso discutibile dei personaggi in questione?

- Mussolini diceva che il cinema è l’arma più forte. Purtroppo, anche il diavolo ha capito che il cinema e la televisione sono dei potenti strumenti di propaganda, pertanto li utilizza in maniera assidua, grazie alla collaborazione dei suoi schiavetti, cioè di coloro che fanno la sua volontà, inondando il mondo con film e programmi televisivi immorali che inducono a calpestare la Legge Eterna e ad offendere gravemente Dio, che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa.


- Più in senso lato, negli ultimi tempi i giochi, i cartoni animati e i film destinati ai bambini in certi casi giungono a promuovere stili di vita sbagliati o a inviare messaggi non buoni ai piccoli clienti / spettatori. Credi questo avvenga perché i bambini ormai vengono solo attratti da messaggi “forti” (violenza, bisogno del potere, ecc.) oppure pensi che i bambini, opportunamente educati, possano ancora apprezzare messaggi buoni e belli, che facciano di loro dei buoni Cristiani?

- I bambini sono creature particolarmente portate per la religiosità, la preghiera e la pratica delle virtù cristiane. Il vero dramma di oggi è che scarseggiano educatori come Don Bosco e come i genitori di Santa Teresa di Lisieux. Nessuno può dare ciò che non possiede, pertanto è ovvio che i genitori atei, miscredenti, oppure credenti ma ignoranti in materia religiosa, non possano essere in grado di educare cristianamente la prole. Ecco perché a coloro che si sentono chiamati da Dio ad eleggere lo stato di vita matrimoniale, consiglio vivamente di selezionare con cura il futuro coniuge, onde evitare di sposare un “tizzone d’inferno” che sarà di grosso ostacolo nell’adempiere al grave dovere di educare cristianamente i figli.

Pensiero del giorno

Chi ricusa la croce, che fa? ne accresce il peso; ma chi l'abbraccia e la porta con pazienza ne alleggerisce il peso e il peso medesimo si converte in consolazione; mentre Iddio abbonda di grazie con tutti coloro che di buona voglia portano la croce per dargli gusto. Naturalmente non piace il patire, ma l'amor divino, quando regna in un cuore, glielo rende gradito.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

domenica 18 ottobre 2026

La dolcezza

Sacro Cuore di Gesù Cristo
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

1 - La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]

La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l’adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo […].

2 - Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. S. Teresa di G. B. insegnava a una novizia: « Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Sr. Genoveffa del Volto Santo – Ancora - Milano, 1955 p. 147]. 

Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s’impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l’intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall’essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l’effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l’amore che gli portiamo, che non l’umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza. 

Colloquio - « O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali » (cfr. S. Francesco di Sales).

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Quaggiù la vita spirituale è certamente una lotta; ma se l'inferno combatte contro di noi e trova alleati nel mondo e sopra tutto nella triplice concupiscenza, combatte per noi il Cielo; e il Cielo non è soltanto l'esercito degli Angeli e dei Santi, è Cristo, vincitore di Satana, è la SS. Trinità che vive e regna nell'anima nostra. Dobbiamo quindi esser pieni di speranza e sicuri di riportar vittoria, a patto che, diffidenti di noi, facciamo innanzi tutto assegnamento su Dio: "omnia possum in eo qui me confortat".



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

sabato 17 ottobre 2026

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Sacro Cuore
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Per diventare prete è necessaria la divina vocazione

San Vincenzo de Paoli

Da una lettera di San Vincenzo de' Paoli a un uomo anziano che voleva diventare prete senza mostrare chiari segni di vocazione al sacerdozio.


[...] In terzo luogo, mi farei scrupolo, per la medesima ragione, di concorrere a farvi entrare negli ordini sacri, e, particolarmente, in quello del sacerdozio, poiché sono sventurati coloro che vi entrano dalla finestra del loro arbitrio e non dalla porta d'una vocazione legittima. 

Purtroppo, tuttavia, il numero di costoro è grande, perché essi considerano lo stato ecclesiastico come una condizione comoda, nella quale cercano il riposo piuttosto che la fatica. Di qui, appunto, gli strani e lacrimevoli guasti, che noi vediamo nella Chiesa; infatti si attribuiscono ai sacerdoti l'ignoranza, i peccati e le eresie che l'affliggono. Ecco perché s. Giovanni Crisostomo dice che ci sono pochi sacerdoti che si salvano. E perché mai? Perché Dio non dona le grazie necessarie per adempiere i doveri di questo stato sacro se non a coloro che la Sua bontà chiama. Ora Egli non chiama mai nessuno in cui non veda le qualità adatte, o al quale non intenda fare dono delle medesime.


[Brano tratto da "San Vincenzo de' Paoli - Pagine scelte" a cura di Luigi Mezzadri e Luigi Nuovo, CLV Edizioni Vincenziane].

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
Ogni mattina, nella santa Comunione (...) parli a Gesù con tutta la confidenza filiale, manifestando i bisogni, i desideri, le aspirazioni, le pene, effondendo tutto il suo cuore. Anche nella S. Meditazione dia libero sfogo ai santi affetti. Se qualche volta si sentisse un po’ fredda e arida, non si angusti, né tralasci per questo motivo di compiere le pratiche di pietà. Invece si umili ai piedi di Gesù, riconoscendo la sua miseria e ravvivando sempre più la confidenza e la fiducia in Lui.


(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).

venerdì 16 ottobre 2026

L'aborto è un abominevole delitto!

Quando un giornalista domanda a un modernista se vorrebbe che venisse abrogata la legge 194 del 1978 con cui è stato legalizzato l'aborto, spesso si sente rispondere una frase di questo tipo: "La 194 è una legge dello Stato".

Ma che risposta è questa?! Un cattolico fedele al Magistero perenne della Chiesa dovrebbe rispondere in modo chiaro, ad esempio così: "Sì, vorrei che la 194 venisse abrogata perché lo Stato non può concedere a nessuno la facoltà di sopprimere la vita di un bimbo innocente. Lex iniusta non est lex. Una legge ingiusta non è legge. Nessuna legge può essere giusta se calpesta la Legge Eterna di Dio, la quale proibisce l'omicidio, e quindi proibisce anche l'abominevole delitto dell'aborto, visto che la vita umana comincia nell'istante del concepimento".  

È così difficile dare una risposta del genere? Ma così come Don Abbondio aveva timore di dare un dispiacere a Don Rodrigo, allo stesso modo i modernisti hanno paura di non piacere ai mondani. Ma a che serve ottenere gli applausi e i complimenti dei mondani se poi si perde l'anima?

Pensiero del giorno

Chi ama Dio, vuol vederlo amato da tutti.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

giovedì 15 ottobre 2026

Avviso da Milano

ComunioneGiovedì 15 alle ore 18 Adorazione eucaristica e benedizione eucaristica con padre Riccardo Dell'Acqua. Chiesa di Santa Maria alla Consolazione, Milano piazza Cairoli. Fermata metro linea 1 (rossa) Cairoli-Castello.
 
 
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Santa Teresa e San Giuseppe

San Giuseppe con Gesù Bambino
Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Consorelle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente direzione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conoscere chi ci abbia salvato? E' stato il carissimo nostro padre San Giuseppe. Appena l'abbiamo invocato, è venuto in aiuto!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

Pensiero del giorno (Santa Teresa)

Santa Teresa d'Avila
Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa [...]. A chi ha Dio non manca nulla. Dio solo basta.


(Santa Teresa d'Avila)

mercoledì 14 ottobre 2026

Chi ama Gesù Cristo deve disprezzare le vanità del mondo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo (...).

Or siccome gli amanti di Dio sono odiosi al mondo, così il mondo deve essere odioso a chi ama Dio. (...). Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. Bisogna pregare Dio che ci faccia scordare affatto del mondo e ci faccia rallegrare quando vediamo che il mondo ci ributta.

Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. (...) Dice l'apostolo nec potest, sì perché il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio.

Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice. Ma questa è la grazia che vi cerco, fate che in tutti gli eventi io non mi parta punto dai vostri santi voleri.


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