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domenica 20 gennaio 2019

Le virtù teologali, le virtù morali, e i doni dello Spirito Santo

Riporto un interessante scritto del dotto Padre Adolphe Tanquerey.

a) [Le virtù teologali] hanno Dio per oggetto materiale e qualche attributo divino per oggetto formale. La fede ci unisce a Dio, suprema verità, e ci aiuta a veder tutto e a tutto giudicare alla divina sua luce. La speranza ci unisce a Colui che è la sorgente della nostra felicità, sempre pronto a versare su noi le sue grazie per compiere la nostra trasformazione ed aiutarci col suo potente soccorso a fare atti di confidenza assoluta e di filiale abbandono. La carità ci eleva a Dio sommamente buono in se stesso; e, sotto il suo influsso, noi ci compiacciamo delle infinite perfezioni di Dio più che se fossero nostre, desideriamo che siano conosciute e glorificate, stringiamo con Lui una santa amicizia, una dolce familiarità e così diventiamo ognor più a lui somiglianti. Queste tre virtù teologali ci uniscono dunque direttamente a Dio.

 b) Le virtù morali, che hanno per oggetto un bene onesto distinto da Dio e per motivo l'onestà stessa di quest'oggetto, favoriscono e perpetuano questa unione con Dio, regolando le nostre azioni in modo che, non ostante gli ostacoli che si trovano dentro e fuori di noi, tendano continuamente verso Dio. Così la prudenza ci fa scegliere i mezzi migliori per tendere al nostro fine soprannaturale. La giustizia, facendoci rendere al prossimo ciò che gli è dovuto, santifica le nostre relazioni coi nostri fratelli in modo da avvicinarci a Dio. La fortezza arma l'anima nostra contro la prova e la lotta, ci fa sopportare con pazienza i patimenti e intraprendere con santa audacia le più rudi fatiche per procurare la gloria di Dio. E, poichè il piacere colpevole ce ne distoglierebbe, la temperanza modera il nostro ardore pel piacere e lo subordina alla legge del dovere. Tutte queste virtù hanno dunque per ufficio di allontanare gli ostacoli e anche di somministrarci mezzi positivi per andare a Dio.


Dei doni dello Spirito Santo.

[...]

I doni, senza essere più perfetti delle virtù teologali e specialmente della carità, ne perfezionano l'esercizio. Così il dono dell'intelletto ci fa penetrare più addentro nelle verità della fede per scoprirne i reconditi tesori e le arcane armonie; quello della scienza ci fa considerare le cose create nelle loro relazioni con Dio. Il dono del timore fortifica la speranza, staccandoci dai falsi beni di quaggiù, che potrebbero trascinarci al peccato e ci accresce quindi il desiderio dei beni celesti. Il dono della sapienza, facendoci gustare le cose divine, aumenta il nostro amore per Dio. La prudenza è grandemente perfezionata dal dono del consiglio, che ci fa conoscere, nei casi particolari e difficili, ciò che è o non è espediente di fare. Il dono della pietà perfeziona la virtù della religione, che si connette colla giustizia, facendoci vedere in Dio un padre che siamo lieti di glorificare per amore. -- Il dono della fortezza compie la virtù dello stesso nome, eccitandoci a praticare ciò che vi è di più eroico nella paziente costanza e nell'operare il bene. Infine il dono del timore, oltre che facilita la speranza, perfeziona pure in noi la temperanza, facendoci temere i castighi e i mali che risultano dall'amore illecito dei piaceri.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

La grazia mi spinge sempre più a quella vita di totale fedeltà che Gesù vuole da me. Un ritiro fatto nel mondo non è un ritiro, sebbene sia meglio di niente. Lo faccio, confidando nell'immensa carità del mio Maestro che più tardi, forse, mi darà un aiuto più completo, più tranquillo se Egli lo crederà utile per la sua gloria. Affido questo desiderio al Cuore del Diletto, abbandonandomi pienamente al suo amore... che mai mi verrà meno. A forza di benefici e di innumerevoli delicatezze da parte di Gesù verso la mia miseria, ho imparato a porre la mia fiducia in Lui solo.

(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 19 gennaio 2019

Scrupoli sul possesso di beni materiali

Un lettore del blog (preciso che si tratta di un fedele laico), dopo aver letto varie biografie di eroici santi religiosi che hanno vissuto in grande povertà, è stato assalito dagli scrupoli, temendo che fosse tenuto ad acquistare solo ed esclusivamente beni materiali strettamente necessari alla propria sopravvivenza, e che tutti gli altri soldi avrebbe dovuto darli in beneficenza. Spesso è il diavolo che infonde degli scrupoli per impantanare le anime in assurde angustie di coscienza che impediscono di praticare serenamente la vita devota. Fortunatamente ha deciso di inviarmi delle domande alle quali ho risposto volentieri, nella speranza di aiutarlo a scacciare gli scrupoli che lo tormentano. Solo chi ha provato questa malattia spirituale può capire quanto soffrono le anime assalite dagli scrupoli.


Caro fratello in Cristo, ecco le risposte alle tue domande.

- Sì, è lecito acquistare libri, vestiti, profumo, e tutto ciò che non solo ti è necessario per sopravvivere, ma anche per vivere dignitosamente nel tuo stato di vita (puoi anche spendere dei soldi in onesti svaghi). Ciò che è immorale è la “cupidigia”, ossia un esagerato attaccamento alle cose materiali, le quali devono essere considerate solo come strumenti per vivere dignitosamente durante la vita terrena, non il fine ultimo della nostra esistenza, che invece è Dio. Avere dei soldi (o desiderare di averne) per poter vivere in maniera dignitosa non è peccato, se invece una persona ha un desiderio smodato di ammassare ricchezze, dimostra di avere il cuore sfrenatamente attaccato ai beni materiali, e questa cupidigia lo rende schiavo. Per capire meglio che cosa si intende per cupidigia o desiderio smodato di un bene materiale si può fare l'esempio del vino: desiderare di berne in maniera sobria non è peccato, desiderare di berne “un po’ troppo” da rimanere brilli è peccato veniale, desiderare di berne in maniera smodata da ubriacarsi e perdere il senno è peccato grave.

- I manuali di Teologia Morale affermano che chi dona ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente (almeno secondo i teologi della sentenza più rigida). Certamente se uno vuole donare più del 2% (come fecero molti santi) compie un’opera buona, ma ordinariamente parlando non è obbligato a farlo sotto pena di peccato.

- Per sapere se un oggetto è “superfluo” ti basta constatare se in genere i buoni cristiani che si trovano nel tuo stato lo possiedono oppure no. Ti faccio qualche esempio: molti buoni cristiani del tuo stato possiedono uno smartphone, il quale se utilizzato bene può essere davvero molto utile, quindi non è superfluo acquistarlo; invece nessuno di loro possiede un elicottero privato (non avrebbero nemmeno i soldi necessari per acquistarlo), e se lo acquistassero facendo dei debiti, ordinariamente parlando farebbero un acquisto superfluo (il discorso sarebbe diverso per un ricchissimo uomo che lo utilizza per spostarsi velocemente per motivi d’affari).

- Autorevoli moralisti tra i quali Jone e Piscetta insegnano che non siamo tenuti ad aiutare tutti i poveri che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra libera scelta.

- È vero che alcuni santi non volevano possedere soldi, ma si tratta di casi straordinari. Tutti gli altri santi (tra i quali Don Bosco, Don Orione, San Massimiliano Maria Kolbe, ecc.) accettavano volentieri donazioni in danaro, non solo per fondare opere di beneficenza, ma anche per il proprio sostentamento. Quindi non devi sentirti in colpa se possiedi dei soldi.

Penso che anche leggendo quei brani di San Francesco di Sales che ti ho segnalato, riguardanti il modo cristiano di possedere i beni materiali, ti sarai accorto da solo che i tuoi timori di peccare erano solo degli scrupoli, cioè una paura infondata di peccare compiendo atti che in realtà non sono peccaminosi. Nessuno è obbligato a vendere tutto per darlo ai poveri: i santi che lo hanno fatto hanno compiuto un'opera meritoria, ma si tratta solo di un "consiglio evangelico", non di un obbligo morale. Per poter vivere poveramente come San Francesco d'Assisi bisogna avere una sorta di chiamata da parte di Dio. Dunque, si possono possedere i beni materiali, l’importante è non attaccarvi il cuore trasformandoli in idoli, e utilizzarne una parte per aiutare i bisognosi e per finanziare opere di apostolato. Questo è ciò che insegnano autorevoli autori esperti in Teologia Morale tra cui Sant’Alfonso Maria de Liguori, Frassinetti, Piscetta, Jone, Teodoro e tanti altri.

Nella speranza di esserti stato di qualche utilità, ti saluto fraternamente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno - Circa l'ecumenismo "federativo"

[Brano tratto da un articolo del compianto Cardinale Giuseppe Siri, intitolato "Bilancio dell'ecumenismo", e pubblicato su “Renovatio”, VI - 1971].

Sentiamo il dovere di dire che un bilancio sull'ecumenismo deve essere fatto anche se non abbiamo la presunzione di farlo qui. Solo i bilanci sono in grado di dire se metodi e strumenti assunti hanno dato i frutti desiderati. […] È il caso di chiedersi ora se sia soddisfacente il corso delle operazioni a breve termine. Si tratta del recupero dei singoli all'unità della vera Chiesa. La domanda può venir posta in altro modo, più espressivo: i ritorni individuali sono diminuiti o aumentati? Si raccolgono qua e là voci sconcertanti. Se sono vere (e ci auguriamo non lo siano o siano esagerate), il problema si sposta ai metodi usati. Non basta la volontà ecumenica, il suo slancio, il suo ardore; occorre l'intelligenza e la misura. La verità ha sempre un fascino; la grazia di Dio opera nel segreto delle anime e nel ruotare dei fatti ben oltre quel fascino. Tuttavia quello che ha sempre attirato verso la Chiesa è stata la sua unità indiscutibile, la sua monoliticità nell'adesione a Pietro, il carattere definitivo del suo Magistero interamente applicato, la forza attrattiva della comune disciplina. La Chiesa deve presentarsi come un ancoraggio sicuro. Nel segreto delle anime, ove la logica demolisce molti idoli e pone incredibili esigenze e là dove la sofferenza della vita imprime uno spontaneo movimento di ricerca spirituale, si manifesta incontenibile il bisogno della «roccia sicura». Tutto quello dei difetti nostri che rende l'ancoraggio meno certo e definitivo demolisce il metodo giusto dell'ecumenismo. Tutto ciò non sarebbe vero se si partisse dal concetto dell'«unità federativa»; ma questa non è nel piano di Cristo.

venerdì 18 gennaio 2019

Il significato del dono del corpo nel matrimonio


Dagli scritti di Pierre Dufoyer.


Cerchiamo dunque di renderci perfettamente conto del dono del corpo, secondo i piani della Provvidenza. Cerchiamo di comprendere nel suo completo significato la portata della dedizione fisica nel piano provvidenziale. In questo si inserisce, quando unisce anche il dono dei cuori e delle anime e, in tal modo, si manifesta come un dono più grande e nobile alla persona amata [...]. Quello che possiamo costatare della sua nobiltà e della sua bellezza non ha nessun valore se si considerano solo le manifestazioni fisiche. Queste acquistano valore solo quando il loro dono è un gesto dell'anima. Il dono completo di sé favorisce al massimo grado la fusione di due esseri ed è l'elemento principale che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è unione di anime, di spiriti, di cuori in uno scambievole affetto. Anche l'amore è tutto questo, ma vuole gelosamente essere molto di più. Non esclude nessuna unione, non si priva di nessun particolare mezzo di espressione e di realizzazione del totale dono dell'uno e del totale possesso dell'altro. Vuole quindi aggiungere all'unione delle anime, degli spiriti e dei cuori anche quella dei corpi il cui significato è un tentativo, un anelito per esprimere la totalità del dono e la profondità dell'amore che fiorisce nei cuori. E questo donarsi fisicamente, questo grande sacrificio del suo pudore verginale e dell'intimità del suo corpo, non hanno altra ragione all’infuori dell'amore della donna per il suo sposo. Il suo donarsi esprime inoltre con tutta chiarezza il particolare grado di intensità dell'affetto, poiché mostra come voglia darsi a lui interamente e definitivamente col corpo come col cuore. Il dono del corpo è quindi la traduzione in realtà, il simbolo tangibile di un amore che vuol essere senza nessuna riserva. Compiuto con questo spirito, si nobilita e diventa grande e bello; gesto del cuore, gesto dell'anima che pervade il corpo e lo induce ad esprimere i più profondi sentimenti. Se l'unione dei corpi è ispirata dall'amore dei cuori e delle anime, è lo sforzo più completo di due esseri che si amano per donarsi l'uno all'altro perfettamente. Al di fuori dell'unione dei corpi può esservi la donazione totale delle volontà e dei cuori, ma non è totale nella sua espressione. E dove esistesse la sola unione fisica senza unione di cuori e di anime, ci sarebbe unicamente un gesto organico qualsiasi. Ma se proviene da l'unione del corpi e delle anime, il dono reciproco è così completo come non può esserlo maggiormente sulla terra. Si comprende ora chiaramente il significato della donazione del corpo e lo spirito che deve animarla. Si comprende pure che, quando questa è compiuta nella sua pienezza umana e in conformità ai fini della Provvidenza, non è solo un segno o simbolo ma è realmente nutrimento all'amore dei due coniugi. La donazione del corpo alimenta, rinvigorisce e aumenta l'amore coniugale. E lo si capisce facilmente: l'amore viene rafforzato dal dono di sé e con l'accogliere il dono dell'amato. Sentirsi amato intensamente suscita pari amore e intensifica l'affetto reciproco degli sposi. L'unione dei corpi serve anche ad acquietare le tensioni coniugali, ed è quindi uno dei fattori più importanti per la reciproca buona armonia degli sposi. Nel corso della loro vita saranno inevitabili gli urti per mille motivi: diversità di carattere, di vedute, di gusti, di sensibilità, eccessivo affaticamento, nervosismo, preoccupazioni, ecc. Se però poi segue lo scambievole donarsi in modo amoroso e felice, l'appassionata affermazione dell'affetto reciproco che uno sente per l'altro, ecco che le ombre fluttuanti nell'aria vengono spazzate. Ogni malumore è dissipato, i nervi e i sentimenti si distendono e i piccoli screzi sembrano minimi e insignificanti di fronte alla grandezza dell'affetto che uno sente per l'altro. Quando la dedizione dei corpi è attuata con spirito conforme ai fini della Provvidenza, coopera grandemente alla buona armonia tra gli sposi. […] Attraverso la dedizione del corpo gli sposi potranno anche scorgere la loro reciproca interdipendenza. La dedizione mostra in modo evidente quanto uno abbia bisogno dell'altro e come la concordia reciproca e l'armonia tra loro sia indispensabile alla pienezza della loro felicità. Queste verità valgono in ogni singolo momento del matrimonio, ma assumono una particolare evidenza nei momenti dell'unione. Affinché ambedue possano raggiungere la maggior gioia possibile, debbono donarsi d'accordo, e nello stesso tempo partecipare al dono col cuore e con l'animo. Devono cercare di percorrere tutt'e due assieme la via dell'amore e le sue manifestazioni. Lo sposo cercherà di padroneggiarsi, e si preoccuperà perché la sposa giunga al piacere; la sposa deve rallegrarsi della gioia dello sposo. Soltanto allora l'unione raggiungerà la sua forza di espressione spirituale, il massimo dell'efficacia dell'amore e della gioia. Allora questi istanti diverranno gli autentici simboli di quello che deve realizzare l'intera vita matrimoniale: essi richiamano alla memoria il fine del reciproco perfezionamento, la legge dell'educarsi al sacrificio di sé e alla premura per l'altro. Infine questi istanti palesano il volto dell'animo sotto una luce speciale e molto più chiaramente che in qualsiasi altra ora. Fanno conoscere i caratteri e il fondo dei cuori. Manifestano l'intensità e la dovizia dell'amore che ci si dona reciprocamente; ne mostrano la qualità, la purezza e la veracità. Ne attestano la dolcezza e la delicatezza. Certo, nel corso della vita matrimoniale si presentano delle occasioni disinteressate per dimostrare la vera natura dell'amore con fatti e con sacrifici. Tuttavia non ve ne saranno più facili e più spontanee. Così, il dono dei corpi, attraverso la manifestazione della qualità dell'amore reciproco, favorisce molto la gioia dei cuori, l'incanto della vita comune, l'espansione delle anime, quando l'amore sia veramente tenero e profondo (anche il contrario è vero; quando gli istanti di unione mostrano un amore tiepido, misero, egoista, invece di unire, deludono crudelmente). Le possibili ricchezze del dono fisico consistono dunque in tutto ciò. Si può sprecarle, mutilarle e rovinarle. Si può rovesciarle in modo che quanto dovrebbe essere la manifestazione dell'amore e il suo nutrimento sostanziale, diventi una dimostrazione di egoismo, una ferita, una morte per l'affetto. Per sviluppare tutta la ricchezza e i vantaggi del dono di sé, bisogna viverlo nel suo significato umano e secondo i fini della Provvidenza. Deve essere dettato dall'amore, realizzato nell'amore, pervaso di dolcezza, di purezza, di carità e di rispetto per l'altro; e per quanto riguarda l'esecuzione, deve essere compiuto in perfetta purezza, cioè nel rispetto dei suoi fini e dei suoi riti. Le spose che hanno compreso quale sia la grandezza e il valore e le relative ricchezze celate nel dono del corpo, debbono prepararsi ad eseguirlo nella sua pienezza spirituale, nella sua lealtà fisica e in purità. Se occorre, vinceranno il puritanesimo della loro educazione anteriore e prenderanno in considerazione la loro missione provvidenziale di donne maritate. Contemperata dal significato profondo e nobile del dono del suo corpo, la donna capisce che può essere concesso solo nel matrimonio. Espressione fisica del dono totale di sé, dono d'amore, tale atto può essere consumato, soltanto quando esista un legame solenne e pubblico, in uno stato di vita che consacra questo dono di sé definitivo e totale, sino alla morte. Tale stato di vita è fondato solo nel matrimonio monogamico e indissolubile. Il fidanzamento rappresenta solo la strada che vi conduce. Sarebbe quindi estremamente incauto compiere questa totale e duratura dedizione quando si è ancora nell'incertezza — anche se la fidanzata fosse fermamente decisa a sposarsi — finché possono ancora nascere dei dissensi, che sorgerebbero molto spesso se il possesso del corpo fosse già avvenuto durante il fidanzamento. Quanti giovanotti farebbero promesse illusorie di matrimonio per soddisfare la loro passione! Una donna scrive: "Al di fuori del matrimonio la donna è in balia dei capricci dell'uomo. Egli la prende, la possiede, la rende madre, se ne annoia e l'abbandona per cominciare altrove una nuova avventura" (Tinayre).

Si arriva alla stessa conclusione anche dalla costatazione che il dono del corpo porta come frutto il bambino. La dottrina cristiana insegna che è lecito solo agli sposi. Se fosse permesso al di fuori del matrimonio, avrebbe delle conseguenze sociali davvero sconfortanti. Spesso la madre rimarrebbe sola poiché il padre si sarebbe volto ad altre avventure. Essa avrebbe il doppio compito di pensare a sé e al suo bambino. Dovrebbe lavorare e lavorare sodo con discapito della sua salute e dell'educazione del figlio che potrebbe vedere solo la mattina presto e a tarda sera. L'educazione del figliuolo sarebbe priva dell'influenza paterna. Quali danni per la donna, il bimbo, la società! Il dono del corpo al di fuori del matrimonio è un grave passo falso per la giovane, anche quando realmente si abbia intenzione di sposarsi. Sono accaduti dei casi nei quali un fidanzato è rimasto ucciso per un incidente e ha lasciato dietro di sé una fidanzata incinta. Il matrimonio ha tutto previsto, per quanto sia possibile su questa terra, per prevenire tali svantaggi. Dobbiamo sottolineare nuovamente che il dono del corpo si trasforma in una ricchezza per gli sposi solo quando è realmente compiuto nel rispetto dei valori umani e dei fini assegnatagli dalla Provvidenza. Se si rovescia la gerarchia reale degli elementi costruttivi, questi sono trascinati al disordine e ci si danneggia nelle relazioni matrimoniali. Succede in tal caso che l'elemento del solo piacere sensuale sovrasti ogni altra cosa. Le componenti della dedizione e dell'affetto vengono interamente soffocate, e l'egoismo prende il primo posto invece dell'amore. La sensualità distrugge volontariamente la fecondità dell'unione matrimoniale e le toglie le sue più grandi possibilità, quelle di chiamare alla vita nuovi esseri, per realizzare, con modi artificiosi, solo un appagamento sensibile. E così l'alto valore della donazione dei corpi viene completamente distrutto e diventa un elemento negativo. Basta guardarsi attorno per vedere le empietà degli istinti sfrenati. Se un essere si abbandona al gioco dei suoi capricci, si dimostra un distruttore in modo spaventoso: il voluttuoso diventa egoista, poiché sacrifica al suo piacere gli altri e anche la stessa felicità familiare. L'istinto scatenato è la causa dei dolori di tante coppie di sposi. Da esso scaturiscono le gelosie selvagge, l'odio passionale, la decadenza spirituale, mentale e fisica delle malattie veneree, i tradimenti, i delitti, la morte. […] Le statistiche della mortalità mostrano con i loro dati che la voluttà uccide. Quanto è saggia la Chiesa cattolica che proclama nello stesso tempo le ricchezze e i pericoli del dono dei corpi, che rigetta il disprezzo manicaico e giansenistico, come pure l'idolatria della sessualità. La Chiesa rispetta la sessualità. [...] Gesù Cristo non ha forse elevato il contratto matrimoniale a sacramento, trasformando gli atti coniugali, lealmente compiuti, in canali di grazia santificante e grazie attuali, in meriti degni di eterna ricompensa? [...] Il sesto comandamento è dettato, nel pensiero della Chiesa, dalla stima dell'importanza della sessualità. Se l'unione fisica è permessa solo nel matrimonio, è soprattutto per il motivo del suo nobile significato, cioè il dono totale di sé, e per assicurare alla moglie e ai figli un sostegno duraturo nella vita: alla donna, un uomo che l'aiuti per tutta l'esistenza a portare i pesi della maternità, dell'andamento domestico, del nutrimento dei figli; ai bambini, un padre che si aggiunga e completi il lavoro materno dell'educazione. Iddio vuole, principalmente per la donna, per il bambino e per la società, che l'atto di così grande importanza dell'unione dei corpi sia circondato dalla massima sicurezza, che è anche propizia allo sviluppo dei suoi più ricchi frutti umani. 


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Pensiero del giorno

Nel colmo di qualche grande afflizione, prendete in mano il Crocifisso, fatevi fare una predica da Lui. Che predica sentirete!



(San Paolo della Croce)

giovedì 17 gennaio 2019

La fortezza


Dagli sctitti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.



Insegnami, o Signore, ad agire virilmente confidando in te. 1 - « Il regno dei cieli si acquista con la forza » (Mt 11, 12). Non bastano le buone risoluzioni, i buoni desideri per farsi santi, occorre tradurli in pratica; ed è proprio in questa attuazione pratica che si incontrano le maggiori difficoltà, per cui spesso le anime si fermano scoraggiate o addirittura retrocedono dal cammino intrapreso. Sono anime deboli che si spaventano di fronte alla fatica, allo sforzo, alla lotta; sono anime cui manca, o per lo meno difetta, la virtù della fortezza. Questa virtù è appunto quella che ci rende capaci di affrontare e di sostenere qualsiasi difficoltà, qualsiasi disagio e sacrifìcio che possiamo incontrare nell’adempimento del dovere. Difficoltà e sacrifici che non mancheranno mai, perchè mentre « larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione,... stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita » (Mt. 7, 13 e 14). Quindi, come sarebbe un’illusione pretendere di trovare facile e comoda la via del bene, così sarebbe un’illusione pensare di poterla battere senza un assiduo esercizio della virtù della fortezza. Anzi, quanto più un’anima aspira a maggior perfezione, tanto più deve essere forte e coraggiosa, giacchè maggiori saranno le difficoltà che dovrà affrontare.

Quando Gesù ha voluto fare l’elogio del Precursore ha detto: « Che siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? » (Mt. 11, 7); no, il Battista non era un debole che poteva essere scosso dal vento delle difficoltà, ma un forte che, per difendere la legge di Dio, non ebbe timore d’incorrere nella disgrazia del suo re e seppe affrontare con coraggio anche il martirio. Altrove, parlando della vittoria sul male e sul demonio, Gesù ha tracciato l’elogio dell’uomo forte: « Quando un uomo forte, ben armato, custodisce l’ingresso di casa sua, quanto egli possiede è al sicuro » (Lc. 11, 21). E' l’immagine dell‘anima che ha la virtù della fortezza: essa è bene armata e nessuna lotta, nessuna tentazione, nessun ostacolo può spaventarla, anzi, malgrado tutto ciò rimane sicura e tranquilla poichè trae la sua forza da Dio stesso.

2 - « Sua Maestà - scrive S. Teresa d’Avila - vuole anime coraggiose, ed è loro molto amico, purchè camminino con umiltà, diffidando sempre di se stesse» (Vi. 13, 2). La fortezza cristiana non è temerarietà nè presunzione delle proprie forze, ma si basa su Dio e sui grandi doni che Egli ha elargiti all’uomo. Se l’uomo è nulla per se stesso, è però grande per quel che Dio l’ha fatto e gli ha donato, per la dignità altissima che gli ha conferita: nell’ordine naturale è stato preposto al governo del mondo, tutte le altre creature gli sono state sottoposte, ed egli deve servirsene per meglio conoscere ed amare Dio; nell’ordine soprannaturale ha ricevuto la vocazione altissima di figlio di Dio, chiamato da lui a partecipare alla sua vita ed alla sua beatitudine eterna. Per conseguire tale mèta gli è stata conferita la grazia, la quale non è solo vita e luce soprannaturale, ma è anche forza divina, forza infusa in lui proprio per sanare le debolezze della sua natura, per corroborare la sua volontà, onde renderlo capace di adempiere tutti i doveri inerenti alla sua vocazione. Nel battesimo, assieme alle altre virtù infuse, ha ricevuto la virtù della fortezza, partecipazione della fortezza divina, depositata nell’anima sua come un germe capace di svilupparsi fino a piena perfezione. Nei doni naturali e soprannaturali ricevuti da Dio, nella dignità altissima cui l’uomo è stato da Dio inalzato, sta quindi il fondamento della fortezza cristiana.

Se siamo deboli, ciò non proviene da insuffìcienza dei doni divini, ma dalla nostra insufficienza, ossia da non aver trafficato abbastanza i talenti di natura e di grazia che il Signore ci ha dati. E, se siamo forti, il merito non è nostro, ma di Dio che ci ha resi tali. Il cristiano è umile nella sua fortezza perchè sa che questa non scaturisce da lui come da fonte propria, ma dai doni che Dio gli ha dati, ed egli rimane sempre dipendente da Dio, tanto nella considerazione del suo nulla, come in quella della sua grandezza, tanto nella sua umiltà, come nella sua fortezza. Ecco perchè il Signore, pur amando le anime coraggiose, le vuole umili e sempre diffidenti di sè; ecco perchè lo Spirito Santo dice: « rinfrancati, fatti cuore e spera nel Signore » (Sal. 26, 14).



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Per guadagnare il paradiso ogni fatica è poca.


(San Giuseppe Calasanzio)

mercoledì 16 gennaio 2019

Pace nel cuore

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che bisogna praticar la benignità con tutti, in ogni occasione. Alcune persone sono mansuete finché le cose vanno a loro genio, ma appena son toccati da qualche avversità o contraddizione, subito vanno in escandescenza. Chi vuol farsi santo bisogna che in questa vita sia come un giglio tra le spine, che per quanto venga da quelle punto non lascia di esser giglio, cioè rimane sempre egualmente soave e benigno. L'anima che ama Dio conserva sempre la pace nel cuore, e la dimostra anche sul volto sia nei momenti felici che in quelli avversi.

Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”

Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.

E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.

Pensiero del giorno

Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris.


martedì 15 gennaio 2019

Avviso da Roma

Domenica 27 gennaio, alle ore 18, presso il Santuario della Madonna del Divino Amore a Roma, nella cappella dello Spirito Santo, sarà celebrata una Messa in rito antico. Recita del Santo Rosario alle ore 17:30.







Xzx

Mobilitazione generale del movimento tradizionale

Per sconfiggere la tirannide modernista c'è bisogno di una "mobilitazione generale".


Gentile autore di Cordialiter, 
                                               lei non mi conosce, sono una sua lettrice. Le scrivo perché vorrei darle un suggerimento per la sua proposta. Invece di fare soltanto opera di aiuto corporale, anche se meritevole, come fanno i modernisti, aprendo soltanto una mensa per dare da mangiare ai poveri.  Non sarebbe più fruttuoso per le loro povere anime, abbinarvi un aiuto spirituale concreto? […].

A mio avviso, è più importante occuparci di tutte le POVERE ANIME, piuttosto che soltanto del corpo dei poveri.

Instaurare omnia in Christo! 

La saluto in Gesù, Maria e Giuseppe.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                  dammi pure del tu, lo preferisco.

Il Cardinale Giulio Bevilacqua disse che il più grande pericolo di oggi è “certo attivismo, che non è secondo il Vangelo, perchè dominato da un pauroso vuoto spirituale di chi avvicina l'uomo senza la preoccupazione di portarlo a Cristo.”

Pertanto, sono d'accordo con te quando dici che non basta aiutare materialmente i poveri, bisogna aiutarli soprattutto spiritualmente, cercando di avvicinarli alla vera Religione. Per questo motivo dico che bisogna imitare Don Bosco, Don Orione, Madre Cabrini e tutti i santi. La carità più importante è la carità spirituale, ma spesso la carità materiale aiuta a ben disporre le anime. Faccio un esempio. Alcuni anni fa dei pii religiosi sono arrivati in un villaggio africano dove non c'era acqua potabile, e la gente era costretta a fare molta strada a piedi per andare a riempire le taniche, oppure ad utilizzare l'acqua putrida delle pozzanghere. I religiosi, senza che nessuno gli abbia chiesto niente, a proprie spese hanno realizzato un pozzo artesiano, dando la possibilità a tutta la popolazione di avere a portata di mano tanta acqua buona. Quegli africani sono rimasti colpiti da quel disinteressato gesto di carità fraterna, e molti di loro hanno deciso di abbandonare il paganesimo e di abbracciare la fede cattolica.

Per abbattere il modernismo, il movimento tradizionale deve adottare una semplice strategia: avanzare su tutti i fronti! Dunque, oltre a dar vita a “opere sociali”, bisogna intensificare l'apostolato della buona stampa, bisogna sfruttare maggiormente internet per controbattere alla propaganda progressista, bisogna dar vita a delle scuole cattoliche (accessibili a tutte le tasche) per strappare la gioventù dalle grinfie dei laicisti e dei modernisti, bisogna lanciare una crociata per le vocazioni al fine di incrementare il numero dei sacerdoti e dei religiosi fedeli alla Tradizione, ecc. Ma per realizzare tutto ciò è necessaria una “mobilitazione generale” del movimento tradizionale, cioè ogni singolo fedele legato alla Tradizione deve essere un militante, un attivista, deve fare apostolato secondo le proprie possibilità, deve cercare di sforzarsi di vivere il cristianesimo nella maniera più coerente e profonda possibile. In questo modo nascerà un esercito di attivisti-militanti, i quali, da veri soldati di Gesù Cristo, combatteranno la buona battaglia della fede con l'ardore necessario per giungere alla vittoria. 

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Se alcuno si desiderasse la morte per andare in paradiso a starsene con Gesù Cristo, come desiderava s. Paolo: Coarctor... desiderium habens dissolvi, et esse cum Christo: o per liberarsi dal pericolo di offendere Dio, oppure per liberarsi da qualche gran travaglio che potesse indurlo a disperarsi, o a commettere qualche altro peccato, come Elia che desiderava morire per liberarsi dalla persecuzione della regina Iezabele, allora sarebbe lecito; ma non è lecito poi desiderarsi la morte per rabbia ed impazienza.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori)

lunedì 14 gennaio 2019

Homeschooling (scuole familiari)

Diverse persone mi hanno scritto al riguardo del tema delle “scuole familiari”. Ripubblico l'interessante e-mail che alcuni anni fa mi scrisse "Elvira" (pseudonimo scelto da una gentilissima signora per firmare le sue e-mail da pubblicare sul blog).


Carissimo Cordialiter,
                                           bravissimo! Secondo me la scuola familiare è il futuro dell'educazione cattolica, quella vera. Voglio raccontarle brevemente la mia esperienza.

Abito negli Stati Uniti e ho cominciato a sentire parlare di scuola familiare (home schooling) più di venti anni fa. All'inizio l'idea mi lasciava un po' perplessa, ma, considerando i cambiamenti culturali sempre più travolgenti degli ultimi decenni, avendo conosciuto molte famiglie che hanno preferito l'home schooling alla scuola pubblica o cattolica privata e avendone visti i risultati, sono diventata una grande sostenitrice della scuola familiare. Non solo i ragazzi ricevono una buona educazione cattolica, ma ottengono anche ottimi risultati agli esami e crescono decisamente più educati e rispettosi. Le famiglie organizzano gite insieme e attività extracurriculari. In America ci sono anche case editrici specializzate in libri per la scuola familiare tanto per dimostrare quanto questa è diffusa. La scuola familiare è senz'altro un'avventura impegnativa, ma che secondo me vale la pena di intraprendere. Indispensabile però è una grande autodisciplina da parte dei genitori. Tornassi indietro ci farei un pensierino per i miei figli.

Leggo sempre i suoi blog, anche quello per le vocazioni. Mi sono tutti di grande aiuto spirituale. Grazie!

Elvira


Cara sorella in Cristo,
                                            dammi pure del tu, lo preferisco. Innanzitutto sono contento che i miei blog ti siano di “grande aiuto spirituale”. È curioso sapere che leggi pure quello vocazionale anche se sei sposata. :-)

Come tu stessa hai notato, coloro che si istruiscono mediante “home schooling”, non solo vengono preservati dalla propaganda progressista degli insegnanti laicisti, ma hanno anche la possibilità di imparare molte più cose. Al giorno d'oggi non è più raro incontrare ragazzi, anche diplomati e laureati (con buoni voti), che non conoscono le province italiane, le tabelline, molti personaggi famosi della storia, e non sanno nemmeno coniugare i verbi, ecc. Spesso la colpa non è loro, ma della scuola. Ovviamente non sto criticando tutti gli insegnanti, ma solo quelli progressisti e quelli che usano metodi didattici fallimentari. Anche nelle scuole statali ci sono buoni insegnanti, alcuni dei quali sono appassionati lettori del blog.  :-)

Se avessi figli, uno dei motivi per cui non vorrei mandarli nelle scuole pubbliche e nemmeno in quelle private filo-moderniste, è la presenza di alunni che hanno comportamenti scandalosi, e che quindi rischierebbero di trascinarli sulla cattiva strada. Mi hanno scritto delle studentesse liceali in discernimento vocazionale, le quali lamentavano il fatto di dover ascoltare ogni giorno i compagni di classe bestemmiare e fare discorsi osceni.

Per quanto riguarda l'istruzione “elementare”, penso che molti genitori siano in grado di fare da insegnanti ai propri figli. I problemi seri sorgono quando si giunge all'età dell'istruzione superiore. Se ad esempio un ragazzo scegliesse di seguire gli studi “classici”, non sarebbe facile trovare qualcuno in grado di insegnargli greco antico. Per questo motivo sarebbe opportuno che i genitori cattolici unissero le forze per aiutarsi a vicenda nell'istruzione didattica dei figli, salvandoli dalle grinfie del progressismo delle scuole laiciste.

Alcuni potrebbero accusarmi di essere un fanatico fondamentalista. Evidentemente costoro non hanno mai letto il Magistero della Chiesa riguardante questo delicato argomento (cfr.  “Divini illius Magistri” di Pio XI e “Gravissimum educationis” del Concilio Vaticano II). Si tratta di essere coerenti con la propria fede e di cercare di difenderla dagli assalti del mondo.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Così anche Soto, Castrop., Trullench., [...] permettono il desiderare la morte propria, quando alcuno stimasse meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce. E ciò non mi pare improbabile.


(Pensiero di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

domenica 13 gennaio 2019

Dell'aumento della vita cristiana per mezzo dei Sacramenti

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932)


Non solo con atti meritori fatti ad ogni istante possiamo crescere in grazia e in perfezione, ma anche col frequente uso dei Sacramenti. Segni sensibili istituiti da Nostro Signore Gesù Cristo, i Sacramenti significano e producono nell'anima la grazia. Sapendo come l'uomo si lasci prendere dalle cose esteriori, Dio volle, nell'infinita sua bontà, annettere la grazia ad oggetti e ad azioni visibili. È di fede che i nostri Sacramenti contengono la grazia che significano e che la conferiscono a tutti coloro che non vi pongono ostacolo; e ciò non unicamente in virtù delle disposizioni del soggetto, ma ex opere operato, come cause strumentali della grazia, restandone Dio evidentemente la causa principale e Gesù Cristo la causa meritoria.

Ogni Sacramento produce, oltre alla grazia abituale ordinaria, una grazia che si chiama sacramentale o propria di quel dato Sacramento. La quale non è specificamente distinta dalla prima ma vi aggiunge, secondo S. Tommaso e la sua scuola, un vigore speciale, destinato a produrre effetti correlativi a ciascun Sacramento; o in ogni caso, a parere di tutti, un diritto a grazie attuali speciali che saranno concesse a tempo opportuno per adempiere più facilmente i doveri imposti dal Sacramento ricevuto. Così, per esempio, il Sacramento della Confermazione ci dà il diritto di ricevere grazie attuali speciali di soprannaturale fortezza per lottare contro il rispetto umano e confessare la fede innanzi e contro a tutti.

[...] 

I Sacramenti conferiscono grazie speciali in relazione alle varie tappe che dobbiamo percorrere nella vita.

a) Nel Battesimo, è grazia di rigenerazione spirituale, che ci purifica dal peccato originale, ci fa nascere alla vita della grazia, e crea in noi l'uomo nuovo, l'uomo rigenerato che vive della vita di Cristo. Secondo la bella dottrina di S. Paolo nel battesimo noi siamo sepolti con Gesù Cristo (il che era figurato per l'addietro dal battesimo d'immersione) e risuscitiamo con Lui, per vivere d'una vita nuova (...). La grazia speciale o sacramentale che ci vien data è dunque: 1) una grazia di morte al peccato, di crocifissione spirituale che ci aiuta a combattere e domare le cattive tendenze dell'uomo vecchio; 2) una grazia di rigenerazione che c'incorpora a Gesù Cristo, ce ne fa partecipare la vita, ci aiuta a vivere secondo i sentimenti e gli esempi di Gesù Cristo, ed essere quindi perfetti cristiani. Onde il dovere per noi di combattere il peccato e le sue cause, di aderire a Gesù e imitarne le virtù.

b) La Confermazione fa di noi i soldati di Cristo; aggiunge alla grazia del Battesimo una grazia speciale di fortezza per professar generosamente la fede contro tutti i nemici e principalmente contro il rispetto umano, che impedisce a un sì gran numero d'uomini di praticare i doveri religiosi. È questa la ragione per cui i doni dello Spirito Santo, che ci erano già stati comunicati nel Battesimo, nel giorno della cresima ci vengono conferiti in modo più speciale per illuminare la nostra fede, renderla più viva e più penetrante e fortificarci nello stesso tempo la volontà contro tutte le debolezze. Onde la necessità di coltivare i doni dello Spirito Santo e soprattutto quello della cristiana virilità.

c) L'Eucaristia nutrisce l'anima nostra che, come il corpo, ha bisogno d'alimentarsi per vivere e fortificarsi. Ora, per alimentare una vita divina è necessario un alimento divino: e sarà il corpo e il sangue di Gesù Cristo, la sua anima e la sua divinità, che ci trasformeranno in altrettanti Cristi, facendo passare in noi il suo spirito, i suoi sentimenti e le sue virtù, e soprattutto il suo amore per Dio e per gli uomini.

d) Se abbiamo la sventura di perdere col peccato mortale la vita della grazia, il Sacramento della Penitenza lava le nostre colpe nel sangue di Gesù Cristo, la cui virtù ci viene applicata con l'assoluzione, purchè siamo sinceramente contriti e risoluti a romperla col peccato [...].

e) Quando la morte viene a battere alla nostra porta, abbiamo bisogno d'essere confortati in mezzo alle angoscie e ai timori che le nostre colpe passate, le nostre infermità presenti e i giudizi di Dio ci ispirano. L'Estrema Unzione, versando l'olio santo sui principali nostri sensi, versa nello stesso tempo nell'anima una grazia di alleviamento e di spirituale conforto che ci libera dai resti del peccato, ci ravviva la confidenza e ci arma contro i supremi assalti del nemico, facendoci partecipare ai sentimenti di S. Paolo che, dopo aver combattuto il buon combattimento, si rallegrava al pensiero della corona che l'attendeva. È necessario quindi chiedere per tempo questo sacramento, appena si è gravemente infermi, affinchè possa produrre tutti i suoi effetti, e, occorrendo, se Dio lo giudica utile, renderci anche la salute; è una crudeltà per quelli che assistono l'ammalato dissimulargli la gravità del suo stato e rimandare all'ultimo momento il ricevimento d'un sacramento così consolante.

Questi sacramenti bastano a santificare l'individuo nella vita privata; due altri lo santificano nelle relazioni con la società: l'Ordine che dà alla Chiesa degni ministri, e il Matrimonio che santifica la famiglia.

f) L'Ordine dà ai ministri della Chiesa non solo mirabili poteri per consacrare l'Eucaristia, amministrare i sacramenti e predicare la dottrina evangelica, ma anche la grazia d'esercitarli santamente; in particolare un amore ardente per il Dio dell'Eucaristia e per le anime, con la ferma volontà di immolarsi e di spendersi intieramente per queste due nobili cause. A qual grado di santità debbano tendere, lo diremo più innanzi.

g) Per santificare la famiglia, cellula primordiale della società, il sacramento del Matrimonio dà agli sposi le grazie di cui hanno così urgente bisogno, la grazia di un'assoluta e costante fedeltà, così difficile al volubile cuore umano; la grazia di rispettare la santità del letto coniugale non ostante le contrarie sollecitazioni della concupiscenza; la grazia di consacrarsi con inalterabile abnegazione alla cristiana educazione dei figli.

Vi è dunque per ogni circostanza importante della vita, per ogni dovere individuale o sociale, un mirabile aumento di grazia santificante che ci vien dato; e affinchè questa grazia sia posta in opera, ogni sacramento ci dà diritto a certe grazie attuali, che verranno a sollecitarci all'esercizio delle virtù che dobbiamo praticare, e a somministrarci soprannaturali energie per riuscirvi. Sta a noi il corrispondervi con disposizioni le più perfette possibili.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

Pensiero del giorno

Il sacrificio della Messa non solo giova a lodare Iddio e ringraziarlo dei doni che ci dispensa, ma è vero sacrificio propiziatorio, per cui il Signore perdona le colpe e concede le grazie.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

sabato 12 gennaio 2019

Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei confessori e dei moralisti.


Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

"Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 2. 12). Per salvarci bisogna che tremiamo di dannarci, perché non vi è via di mezzo, o salvi, o dannati abbiamo da essere. Chi non trema, facilmente si dannerà, perché poco si impegnerà a prendere i mezzi della salute [spirituale]. Iddio vuol salvi tutti, e dà l'aiuto suo a tutti; ma vuole che anche noi ci mettiamo l'opera nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma molti, perché non prendono i mezzi, non si salvano. Il paradiso non è fatto per i poltroni, diceva S. Filippo Neri.

Signore, datemi luce, fatemi conoscere quel che ho da fare, e quel che ho da fuggire, che io tutto voglio farlo. Voglio salvarmi.

Santa Teresa diceva alle sue religiose: "Figlie, un'anima, una eternità". E volea dire che in questa vita non dobbiamo attendere ad altro che a salvarci l'anima, perché, perduta l'anima, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. [...]

Ah mio Dio, quante volte ho perduta l'anima mia, perdendo la vostra grazia! Ma giacché mi offrite il perdono, detesto l'offese che vi ho fatte, e v'amo sopra ogni cosa. 

Oh chi ben capisse quella gran massima di S. Francesco Saverio, il quale diceva che "un solo male vi è nel mondo ed un solo bene". L'unico male è il dannarsi, l'unico bene è il salvarsi. No che non sono mali le infermità, la povertà, le ignominie; queste abbracciate con rassegnazione accrescono la nostra gloria in paradiso. Al contrario per tanti peccatori non sono beni la sanità, le ricchezze e gli onori, perché questi gli sono occasione di maggiormente perdersi.

Salvatemi dunque, o Dio dell'anima mia, e poi disponete di me come vi piace. Voi sapete e volete il meglio per me. Io mi abbandono in mano alla vostra misericordia: "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum". Mi dispiace che in passato mi sono opposto alla vostra volontà, e vorrei morirne di dolore; ma ora vi amo, ed altro non voglio se non quel che volete voi. Datemi il vostro amore, affinché io vi sia fedele.

E voi, Maria, datemi il vostro aiuto.


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Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti


"Estote parati [...]" (Luc. 12. 40). Il tempo della morte non è tempo atto per prepararsi a ben morire; per morire bene e con pace, bisogna trovarsi preparati prima della morte. Non è tempo allora di togliere dall'anima le cattive abitudini radicate, di svellere dal cuore le passioni dominanti e di estinguer l'affetto ai beni della terra. [...] Il cuore indurito, la mente ottenebrata, la confusione, lo spavento, l'ansia di guarire, rendono quasi impossibile l'aggiustare in punto di morte una coscienza imbrogliata di peccati. [...] O piaghe sante del mio Redentore, vi adoro, vi bacio e in voi confido.

I santi hanno stimato far poco, ancorché abbiano speso tutta la lor vita nel preparasi alla morte con penitenze, orazioni ed opere sante; eppure in punto di morte tremavano. Il venerabile Giovanni d'Avila, che fin da giovane fece una vita sì santa, quando gli fu annunziata l'ora della morte, rispose: "Oh avessi un altro poco di tempo per prepararmi alla morte!" E noi che diremo, quando ci sarà data la notizia della morte ormai imminente?

No, mio Dio, non voglio morire così inquieto e così ingrato, come ora morirei, se mi arrivasse la morte; voglio mutar vita, voglio piangere le ingiurie che vi ho fatto, voglio amarvi di cuore. Signore, aiutatemi voi, fatemi fare qualche cosa per voi, prima di morire; per voi, dico, che siete morto per me.

"Tempus breve est". Così ci avvisa l'Apostolo, è breve il tempo che ci resta di aggiustare i conti. [...] Quel che puoi far oggi, non aspettare a farlo domani: perché quest'oggi passa, e domani forse verrà la morte, che ti chiuderà i passi a fare alcun bene e a rimediare al male fatto. Poveri noi se la morte ci troverà anche attaccati al mondo!

Ah mio Signore, quanti anni son vissuto lontano da voi! E come voi avete potuto avere tanta pazienza con me nell'aspettarmi e chiamarmi tante volte a penitenza! Ve ne ringrazio, mio Salvatore, e spero di venire in cielo a ringraziarvene in eterno. "Misericordias Domini in aeternum cantabo". Ma in passato io non vi amavo, e poco curavo d'essere amato da voi; ora vi amo con tutto il cuore, vi amo più di ogni cosa, più di me stesso, ed altro non desidero che d'essere amato da voi; e pensando d'aver disprezzato l'amor vostro, vorrei morirne di dolore. Gesù mio, datemi la santa perseveranza.

Maria, madre mia, ottenetemi la grazia di essere fedele a Dio.



[Brani tratti da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, e da me tradotti in italiano corrente, con qualche piccolo ritocco del testo, per renderne più agevole la lettura].


 lll

Pensiero del giorno

Quando un sacerdote si corrompe, diventa l'agente peggiore e più rapido del disfacimento sociale.



[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

venerdì 11 gennaio 2019

Prendere una decisione importante

Uno studente universitario mi ha confidato di sentire una forte attrazione per il celibato. Tuttavia da qualche tempo una compagna di studi sta mostrando un certo interesse nei suoi confronti. A tal proposito mi ha chiesto qualche consiglio su come poter capire quale stato di vita eleggere.


Caro fratello in Cristo, 
ti chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo. Il tuo caso è delicato poiché non si tratta di una vicenda che riguarda solo te, bensì anche un'altra persona. Può darsi che quella ragazza si sia accorta che tu ragioni in maniera diversa dalla massa e quindi potrebbe essersi affezionata anche perché la tratti con rispetto, senza farle proposte contrarie alla Legge Eterna, come purtroppo fanno tanti altri ragazzi in questi casi. Quindi non mi stupisco che lei provi interesse verso di te. Ma proprio per questo motivo non vorrei che possa soffrire qualora tu decidessi di rimanere celibe.

Il Concilio di Trento insegna infallibilmente che lo stato celibatario è più perfetto dello stato coniugale, pertanto capisco la tua attrazione per esso. Ciò che conta davvero è fare la volontà di Dio, qualunque essa sia. Dio ti vuole celibe oppure marito cristiano e padre di famiglia? Ovviamente io non lo so, però ti dico quel che probabilmente farei se fossi al tuo posto: oltre a pregare lo Spirito Santo di farmi capire quel che Lui desidera da me, spiegherei a quella ragazza come la penso sul fidanzamento e sul matrimonio cristiano, dicendole chiaramente quel che insegna in proposito la Dottrina Cattolica su argomenti importanti come: castità prematrimoniale, indissolubilità del matrimonio "rato e consumato", rapporti coniugali da effettuare solo in modo naturale (cioè senza l'utilizzo di anticoncezionali o di altre pratiche contro natura), grave dovere di educare cristianamente la prole, ecc. 

Se una ragazza non accetta la morale cattolica, non penso proprio che sia volontà di Dio unirti con lei in matrimonio. Infatti se ti sposassi con una donna "poco timorata di Dio" ti metteresti in grossi guai e soffriresti molte angustie di coscienza.

Se invece una ragazza è attratta dalla vita devota e accetta il Magistero perenne della Chiesa, in questo caso potrebbe essere una brava moglie e un valido aiuto per conseguire il supremo ed eterno traguardo, quindi non possiamo escludere che sia volontà di Dio quella di formare una famiglia cristiana con lei. La Chiesa Cattolica ha urgente bisogno sia di numerosi e santi sacerdoti che di tante famiglie profondamente cristiane. Anche San Luigi Martin da giovane si sentiva attratto dal celibato (voleva addirittura diventare monaco), ma grazie a Dio si sposò con una pia donna (Santa Zelia Guerin) e formò con lei una splendida famiglia nella quale crebbe anche Santa Teresa di Gesù Bambino. Nel Giorno del Giudizio scopriremo l'enorme numero di anime salvate dalla Santa di Lisieux con le sue preghiere e penitenze, ma se suo padre non si fosse sposato, lei non sarebbe mai nata e tante anime si sarebbero dannate. 

Per esperienza personale posso dirti che il "parlare chiaro" mi ha preservato da un sacco di guai. Ad esempio tempo fa una ragazza mi aveva manifestato il suo interesse (per fini matrimoniali) nei miei confronti, ma su alcune questioni morali (procreazione e indissolubilità del matrimonio) non la pensava esattamente come me, pertanto, pur essendo alquanto graziosa, le feci comprendere la mia perplessità nell'allacciare un'eventuale relazione sentimentale con lei. Non penso proprio che fosse volontà di Dio che io mi sposassi con una donna favorevole agli anticoncezionali e al divorzio.

Con altre donne che inizialmente erano interessate a me, successivamente sono sorte divergenze al riguardo del tema dell'educazione cristiana della prole. Lo scopo primario del matrimonio consiste nel procreare i figli nella speranza che un giorno diventino dei "cittadini del Cielo", ma se non ricevono una solida educazione cristiana rischiano di dannarsi e divenire "cittadini dell'inferno". La volontà di Dio è che nascano delle famiglie profondamente cristiane, non delle famiglie annacquate nelle quali si compiono compromessi al ribasso con la perfida mentalità mondana che dilaga nella società. Ecco perché è importante selezionare con cura il futuro coniuge.

Quindi ogni volta che una ragazza ti fa capire che è interessata a te, potresti seguire la mia "tattica" per avere maggiori elementi utili a comprendere se sposandoti con lei potresti dare gusto a Dio oppure mettere te stesso o i vostri figli in pericolo di perdervi.

Nella speranza di esserti stato di qualche aiuto, ti saluto cordialmente in Corde Matris.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Il più bel pregio dei santi è l'esser perseguitati in questa vita.


(Pensiero tratto dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori).

giovedì 10 gennaio 2019

Santità pienezza della grazia

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


Mi accosto a Gesù, « fonte di vita e di santità », con vivo desiderio di bere a questa sorgente inesauribile. 1 - [...] La santità è la perfezione della vita cristiana. Essa consiste nel pieno sviluppo in noi della vita soprannaturale, i cui principi sono la grazia santificante, le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo. Il battesimo ha deposto in noi questo germe di santita che è appunto la grazia, germe capace di sbocciare in frutti preziosi di vita soprannaturale, di vita eterna per l’anima che ne asseconda con impegno lo sviluppo. La grazia, elevandoci allo stato soprannaturale, ci rende capaci di entrare in relazione con la SS.ma Trinità [...]. È dunque una nuova vita di conoscenza e di amore che la grazia fa nascere ed alimenta in noi, vita che è partecipazione della vita divina. E che cosa può esserci di più santo e di più santificante di queste relazioni intime con la SS.ma Trinità? A tali altezze ci porta la grazia, dono concesso a tutti i battezzati.

2 - È necessario che la vita soprannaturale, che sboccia dalla grazia, investa tutta la nostra vita umana, così che questa venga soprannaturalizzata in ogni sua attività, in ogni suo particolare, in tutto il suo complesso. Man mano che la grazia cresce e matura nell’anima nostra, vi esercita un influsso sempre più ampio e più profondo; e quando quest’influsso si estenderà effettivamente a tutte le nostre attività orientandole tutte alla gloria di Dio e unendoci totalmente a lui per mezzo della carità, saremo giunti alla pienezza della vita cristiana, alla santità.

La grazia è un dono completamente gratuito che Dio ci ha elargito per i meriti infiniti di Gesù. Gesù, morendo sulla Croce, ce l’ha meritata e non in piccola misura, ma in misura sovrabbondante [...]. Ciò non significa, però, che siamo tutti chiamati alla stessa altezza e alla stessa forma di santità. Accanto al così detti « grandi » santi, quelli cioè che hanno avuto una grande missione da compiere ed hanno ricevuto quindi anche speciali doni di natura e di grazia, vi saranno sempre i santi più umili, più nascosti, che si sono san' tifìcati nell’ombra e nel silenzio. La santità non consiste nella grandezza delle opere compiute o dei doni ricevuti, ma nel capitale di amore e di grazia che l’anima accumula, corrispondendo fedelmente agli inviti divini. A questa santità posso aspirare anch’io, senza alcun timore di temerarietà o d’illusione.

Colloquio - O mio dolcissimo Salvatore, non solo dunque per alcune anime privilegiate, ma anche per me Tu hai voluto meritare quella pienezza della vita della grazia che è la santità. Lo comprendo: quell’infinito amore che ti ha portato ad incarnarti per noi, a farti uno di noi, Tu che sei Dio, a soffrire fino a morire sulla croce spargendo tutto il tuo preziosissimo Sangue, quei meriti infiniti che hai così acquistati per noi sono più che sufficienti per meritare non solo la salvezza, ma anche la santificazione di tutto il genere umano.

E allora, perchè sono così pochi quelli che realmente si santificano? Perchè io sono così indietro sulla via della santità? Io che ho ricevuto da te non solo il dono del santo battesimo, ma anche quello di tante e tante confessioni e comunioni che dovrebbero già aver aumentato in misura assai grande il mio capitale di grazia? Io che ho ricevuto pure tante grazie attuali, tante ispirazioni e sollecitazioni del tuo amore infinito che mi ha chiamato ad uno stato di consacrazione?

O mio Signore, me lo fai comprendere: Tu che mi hai creato senza di me, non mi salverai, non mi santificherai senza di me. Tu hai già meritato tutto quel che serve per la mia santificazione, moltissimo mi hai già dato, ma io non mi farò santo senza cooperare all’opera tua.

Tu solo sei santo e Tu solo mi puoi santificare, e tuttavia esigi la mia libera cooperazione e l’esigi al punto che se io la rifiutassi, malgrado la tua onnipotenza e il tuo amore infinito, non mi santificheresti.

O Gesù, dunque, per la mia indolenza, per il mio poco amore, per la mia freddezza io posso rendere vani per l’anima mia i tuoi meriti infiniti, tutto il tuo Sangue sparso sulla croce? Come può una povera creatura, che deve tutto al suo Dio, aver l’ardire di ostacolare e d’impedire la tua azione nell’anima sua? Io, piccola formica, avrò il coraggio di fare questo? Non permetterlo, o Signore, non permetterlo mai, e perseguitami con la tua grazia finchè non mi arrenderò totalmente ad essa.

Per dimostrarti la sincerità dei miei sentimenti voglio, col tuo aiuto, essere generoso, vincermi su quel punto che più mi costa e dirti il mio sì anche quando più ripugna alla mia cattiva natura. Assistimi col tuo aiuto onnipotente, sorteggi e sostieni i miei poveri sforzi, perchè già lo sai che io sono la stessa debolezza. Permetti, o Signore, che io possa accostare le labbra a quella fonte di acqua viva che sgorga da te, fonte di vita e di grazia, di forza e di santità, perchè, così dissetato, possa riprendere con novella lena il cammino che mi additi.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori)

mercoledì 9 gennaio 2019

Ossessione di un luogo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989).


Ossessione di un luogo

Oltre che di un corpo umano, il diavolo può impossessarsi anche di un luogo. Può essere invasa da Satana una casa o una camera o qualche parte dell'abitazione. Difatti, durante gli esorcismi il Sacerdote dice al demonio prima di cacciarlo da una persona: Ti comando di dirmi se c'è in questa abitazione qualche luogo che è in tuo possesso! - A me il demonio rispose un giorno: Sta' tranquillo che sto per andarmene e non c'è in questa casa alcun luogo in mio possesso! -

Non si confondano certi disturbi naturali che si avvertono in qualche luogo, con i veri disturbi diabolici. Certi rumori notturni, che sembrano misteriosi, possono essere prodotti da animali notturni, da cause naturali che non si possono riscontrare subito. Facilmente il popolino attribuisce all'opera diabolica tali disturbi; ma non è così.

Riporto un fatto che avvenne nel 1941.

Erano presenti una decina di persone: un professore di filosofia, due padri di famiglia, due signore ed alcune signorine. All'improvviso si rompeva un vetro della finestra; poi un altro e poi un altro ancora; si avvertivano sassate sul tetto. Si tenga presente che si era in una abitazione di campagna. Si andava fuori ad osservare e non v'era alcuno. I presenti erano nella stanza a parlare. Vicino al tavolo era un cesto con le masserizie. Senza che alcuno avesse toccato il cesto, ne uscì una veste e si distese da sola sul pavimento; poi usci una coperta, in seguito un asciugamano e così via ... Si rimise ogni cosa nel cesto e subito si ripeté il fenomeno. Nel mezzo della camera c'era un tavolino; questo cominciò a muoversi e a far rumore come se ricevesse tanti pugni. Gli uomini, impressionati, si alzarono e facendo forza con le mani sul tavolo, riuscirono a fermarlo; cessò il rumore. Appena si scostarono dal tavolo, ricominciò il movimento ed il rumore. C'era una scarpa vicino al muro, nell'angolo. Da sola si mosse, attraversò la stanza e si fermò nella parte opposta. D'un colpo si spalancavano porte e finestre. In certi momenti una porta si scuoteva fortemente, mossa da mano invisibile; si accorreva ad essa e tutto cessava, ma cominciava lo stesso fenomeno nell'altra porta della stessa stanza. Di tanto in tanto si sentivano tre colpi di mazza sulla parete. Un Sacerdote Cappuccino, incaricato dal Vescovo, passò una notte dentro quella camera, ma non riuscì a trovare la causa naturale di quei colpi di mazza sulla parete e sugli altri fenomeni.

Gli uomini che assistevano a questi fenomeni curiosi, si convertirono a Dio e si accostarono ai Sacramenti della Confessione e della Comunione, che da molti anni avevano trascurato. 

(Brano tratto da "Gli angeli ribelli", di Don Giuseppe Tomaselli).

Pensiero del giorno

Se un soldato che combatte sotto gli occhi del generale si sente spinto a moltiplicar le prodezze, come non sentirci pronti alle più dure fatiche, agli sforzi più generosi, quando sappiamo di combattere non solo sotto lo sguardo di Dio ma con la sua sempre vittoriosa collaborazione? come non sentirci animati dalla corona immortale che ci promette e principalmente dall'aumento d'amore che ci dà come ricompensa?


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

martedì 8 gennaio 2019

Molte anime vanno all'inferno

Sono sinceramente grato nei confronti di Maristella per la sua preziosa e disinteressata collaborazione col mio blog. È difficile trovare in giro persone spirituali con le quali fare discorsi interessanti che edificano l'anima. Con lei ho la possibilità di dialogare spesso su temi spirituali, e visto che in genere apprezzo molto le sue risposte, ogni tanto approfitto della sua squisita e fraterna amicizia per rivolgerle alcune domande e realizzare una sorta di intervista.


- Sant'Alfonso Maria de Liguori considerava prezioso il tempo che Dio ci dona, perché ogni istante è buono per farci meritare qualcosa per la vita eterna. Tu per andare a lavorare spendi circa due ore di autobus tra andata e ritorno. Come impieghi questo tempo?

- Cerco di impegnare bene il tempo del viaggio. Al mattino recito le Lodi, al pomeriggio i Vespri. Se posso cerco di dedicarmi a buone letture: i Padri della Chiesa, i Santi, la Sacra Scrittura, la teologia. Alle volte resto immersa nei miei pensieri, cercando di fare silenzio dentro di me.

- Ogni volta che assisti alla Messa tradizionale ti commuovi al momento della Consacrazione, quando il Redentore Divino viene offerto alla Santissima Trinità come Vittima di espiazione per i nostri peccati, rinnovandosi incruentemente il Santo Sacrificio che avvenne sul Golgota. Qualche volta i vicini di banco si sono accorti che stavi piangendo?

- Io credo che i miei vicini se ne accorgano, ma per delicatezza non facciano nulla. Il mio pianto è silenzioso, ma le lacrime scorrono abbondanti. Nel silenzio del momento sacro credo di non essere l’unica a piangere!

- In questo periodo stai riflettendo sull'opportunità di organizzare un pellegrinaggio personale a Santiago de Compostela, percorrendo centinaia di chilometri a piedi. Pensi di riuscire a compiere un'impresa così faticosa?

- Da anni sento il desiderio di compiere questo pellegrinaggio, sento il potente richiamo che il “Campo delle Stelle” e l’apostolo Giacomo esercitano su di me. Per me l’immagine della vita è quella di un cammino, di un perenne movimento verso la Città di Dio. Sono pronta ad affrontare la fatica e i piccoli disagi che queste esperienze prevedono, convinta di poter progredire anche nel mio itinerario di Fede. Vorrei fare il Cammino nel silenzio e nella preghiera, nell'adorazione della Presenza del Signore.

- Quando eri studentessa andasti in gita scolastica a Roma. Che emozioni provasti quando entrasti nelle catacombe, dove i primi cristiani si riunivano clandestinamente per celebrare il Santo Sacrificio della Messa?

- Ricordo bene le emozioni intense che provai in quel lontano pomeriggio. Scendemmo in un labirinto di percorsi, gallerie, sepolture, tracce di immagini sacre. La mia compagna di scuola era preoccupata, non lasciò mai la mia mano. Mi parve di vedere arrivare i Cristiani guardinghi, scendere i gradini, gioiosi nel celebrare la Messa e attenti a ogni piccolo rumore. Pronti a morire, tra i tormenti, pur di testimoniare l’Incontro che aveva cambiato, illuminato la loro vita. E noi che abbiamo ora tanto agio di poter prendere parte alla Santa Messa: saremmo disposti a perdere la vita tra le sofferenze, pur di testimoniare la nostra Fede?

- Anni fa hai trascorso le vacanze in Irlanda. Ci sei andata come semplice turista o anche come pellegrina? Come sei stata accolta dalla gente del posto?

- Sono partita per l’Irlanda in un momento di crisi personale, sentivo la necessità di restare da sola. Arrivando, ho avuto subito la sensazione di essere “a casa”. Ho visitato antiche Chiese, le rovine di monasteri e le possenti croci celtiche; sembrava di udire il respiro dei secoli. Muovendomi sempre a piedi e con l’autobus, mi sono stupita ogni volta per la calorosa accoglienza che mi veniva donata. Quando poi dicevo di essere italiana e cattolica, era come se ci si conoscesse da sempre! Molti Irlandesi hanno visitato l’Italia e raccontano con orgoglio di essere stati a Roma, dal Papa. Porto sempre nel cuore con me i sorrisi, le parole, gli sguardi luminosi di tanti fratelli Irlandesi che ho incontrato. E le immagini di panorami sconfinati, di cieli profondi e di una musica che entra nel cuore.

- Tu sei figlia unica, pertanto hai deciso di “adottarmi” come fratello (anzi “fratellino”, come simpaticamente mi chiami spesso). Ovviamente questa decisione non ha nessun valore da un punto di vita giuridico, si tratta infatti di una fratellanza puramente spirituale. Tuttavia, apprezzo molto questa manifestazione di stima e di carità fraterna. Cosa potrei fare per poter ricambiare la tua fraterna amicizia ed esserti di qualche aiuto da un punto di vista spirituale?

- Io ritengo questa fratellanza spirituale un dono straordinario. Sono figlia unica secondo la carne, ma il Signore mi si è fatto vicino anche nei volti umani di fratelli che mi vengono donati dal Cielo. Per me ti chiedo semplicemente preghiere; anch'io mi impegno a pregare per te e per tutti i lettori. Ti rivolgo una esortazione… so che mantenere attivo e sempre aggiornato il blog ti costa tanto tempo e fatica. Se puoi, cerca di farlo per noi, anime che desiderano il Cielo. Il tuo blog è una sorgente, una luce: ci stimola e ci ispira nel cammino verso il Regno, con letizia e con speranza. Direi che nel panorama cattolico fedele alla Tradizione è unico! Il Signore ti benedica e te ne renda merito.

- So che ti sei procurata un interessante e agile manuale di Teologia Ascetica (la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana) pubblicato ai tempi di Pio XII. Perché ti affascina questo argomento?

- Da quando mi sono convertita ho un ardente desidero di modellare la mia vita sul Vangelo, di fare ciò che è gradito a Nostro Signore, di donarmi a Lui. Vorrei imparare qualcosa in più, conoscere meglio il mio meraviglioso Dio, per poterLo amare sempre di più!

- La Madonna a Fatima ha detto che molte anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che preghi per esse. Che cosa provi al pensiero che il Redentore Divino si immolò sulla croce sul Golgota per salvare le anime, e ciò nonostante in tante vanno comunque all'inferno per l'eternità?

- Io piango per i peccatori e per le anime che si perdono. Anch'io ero lontana, ma il Signore mi ha presa per mano. Ora vorrei stare sempre con Lui e non allontanarmi mai più. Io penso che tutti dovremmo chiedere una profonda purificazione della nostra anima, pregare con assiduità e fervore e offrire  tutto ciò che possiamo per la conversione dei peccatori. “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ezechiele 33, 11).