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sabato 19 settembre 2026
L'inferno esiste!
Pensiero del giorno
venerdì 18 settembre 2026
Pio XII raccomandò la confessione frequente dei peccati
Ecco i dettagli principali riguardo a questo insegnamento:
Il contesto: Mystici Corporis Christi
In questo documento, dedicato alla natura della Chiesa come "Corpo Mistico di Cristo", il Papa affronta il tema del progresso spirituale dei fedeli. Interviene per correggere alcune tendenze dell'epoca che sminuivano la confessione dei peccati veniali, considerandola superflua.
Punti chiave della raccomandazione
Pio XII sottolinea che, sebbene non sia strettamente necessaria per il perdono dei peccati non gravi (che possono essere rimessi in altri modi), la confessione frequente dei devoti è caldamente incoraggiata per diversi motivi spirituali:
Aumento della conoscenza di sé: Aiuta a fare verità sulla propria condizione interiore.
Crescita nell'umiltà: L'atto di accusare le proprie colpe educa l'anima.
Sradicamento delle cattive abitudini: Contrasta la tiepidezza spirituale e le inclinazioni al male.
Purificazione della coscienza: Porta una maggiore pace interiore.
Rinvigorimento della volontà: Conferisce una grazia sacramentale specifica per resistere alle tentazioni.
Pio XII tornò su questo tema anche in un'altra importante enciclica, la Mediator Dei (1947), dedicata alla sacra liturgia. In essa ribadì che la confessione frequente è un mezzo prezioso per progredire sulla via della santità e per partecipare più degnamente all'Eucaristia.
Pensiero del giorno
giovedì 17 settembre 2026
Assistenza divina
[...]
Come si spiega l'abbondanza di Provvidenza in Don Bosco? Con le parole di Gesù: « Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più... ». Egli cercava la gloria di Dio e la salvezza delle anime; non ambiva il denaro per sè o per cupidigia, ma per il bene del prossimo. Secondo le parole del Vangelo, quando una persona osserva bene la legge di Dio ed ha cura dell'anima propria, può essere sicura di essere assistita dalla Divina Provvidenza; non nuoterà nella ricchezza, perchè d'ordinario questa è pericolosa, ma non sarà privata del necessario.
Don Bosco è considerato come il Santo della Provvidenza e molti si rivolgono a lui nelle necessità della vita.
(Brano tratto da “Un prete straordinario”, di Don Giuseppe Tomaselli)
Pensiero del giorno - Circa l'apostolato dei lassisti
mercoledì 16 settembre 2026
Circa l'ecumenismo "federativo"
Sentiamo il dovere di dire che un bilancio sull'ecumenismo deve essere fatto anche se non abbiamo la presunzione di farlo qui. Solo i bilanci sono in grado di dire se metodi e strumenti assunti hanno dato i frutti desiderati. […] È il caso di chiedersi ora se sia soddisfacente il corso delle operazioni a breve termine. Si tratta del recupero dei singoli all'unità della vera Chiesa. La domanda può venir posta in altro modo, più espressivo: i ritorni individuali sono diminuiti o aumentati? Si raccolgono qua e là voci sconcertanti. Se sono vere (e ci auguriamo non lo siano o siano esagerate), il problema si sposta ai metodi usati. Non basta la volontà ecumenica, il suo slancio, il suo ardore; occorre l'intelligenza e la misura. La verità ha sempre un fascino; la grazia di Dio opera nel segreto delle anime e nel ruotare dei fatti ben oltre quel fascino. Tuttavia quello che ha sempre attirato verso la Chiesa è stata la sua unità indiscutibile, la sua monoliticità nell'adesione a Pietro, il carattere definitivo del suo Magistero interamente applicato, la forza attrattiva della comune disciplina. La Chiesa deve presentarsi come un ancoraggio sicuro. Nel segreto delle anime, ove la logica demolisce molti idoli e pone incredibili esigenze e là dove la sofferenza della vita imprime uno spontaneo movimento di ricerca spirituale, si manifesta incontenibile il bisogno della «roccia sicura». Tutto quello dei difetti nostri che rende l'ancoraggio meno certo e definitivo demolisce il metodo giusto dell'ecumenismo. Tutto ciò non sarebbe vero se si partisse dal concetto dell'«unità federativa»; ma questa non è nel piano di Cristo.
martedì 15 settembre 2026
Capitano Guido Negri, eroico militare e zelante soldato di Gesù Cristo

Vorrei farvi leggere la “Lettera di Don Giulivo ai giovani” pubblicata sul “Bollettino Salesiano” del novembre del 1941.
Carissimi,
quest'anno, venticinquesimo della morte di Guido Negri, il Ministero ha autorizzato la città di Este a dedicare la piazza del Castello al nome del «Capitano santo». Non so se tutti voi conosciate questa eroica figura di ufficiale cattolico, caduto il 27 giugno 1916 sul monte Colombara. Alle diffuse edizioni delle sue memorie biografiche sta per aggiungersi in questi giorni un riuscitissimo profilo stampato apposta pei soldati. È una figura di primo piano, tutta luce e tutta forza. Tempra adamantina, serbò la sua purezza illibata fino alla morte vivendo di Gesù Sacramentato. Coscienza intemerata, crebbe al culto del dovere fino al sacrificio. Cuore nobilissimo, si aderse all'amore di Dio fino alla passione dei santi. La Fede fu la sua bandiera che portò alta, spiegata di fronte a tutti, dalla famiglia alla scuola, dalla caserma alla trincea, all'assalto. Basta ricordare che proprio in quella piazza Castello, che oggi porta il suo nome, egli apparve, un mese prima di morire, reggendo, nella sua brillante divisa di capitano, l'ombrella al curato del Duomo che portava il SS. Viatico ad un'inferma fuori città. Unico uomo, oltre il prete, in un gruppo di pie donne!
Un mese dopo egli dava la vita per la Patria che gli conferiva la Medaglia d'Argento colla seguente motivazione «Primo fra i primi, col nome della Patria sulle labbra, trascinava con esempio, fulgido e magnifico la sua compagnia all'assalto di una fortissima posizione avversaria. Colpito al cuore dal piombo nemico, lasciava la giovane esistenza sotto i reticolati. Monte Colombara, 27 giugno 1916».
Miei cari: voi che adesso ammirate sovente in chiesa ufficiali e soldati, in divisa, a compiere con tanta edificazione i loro doveri religiosi, forse non misurate a sufficienza il valore del gesto del Capitano Guido Negri. Ma dovete sapere che a quei tempi ci voleva del fegato in un militare per andare in chiesa, e tanto più per accompagnare il Santissimo Sacramento in pubblico, in divisa: il minimo che poteva capitare era un diluvio di scherni e di derisioni; non di rado costava la carriera. L'esempio del Capitano Guido Negri vi sproni pertanto a professare sempre coraggiosamente la vostra fede, ed a crescere degni delle gloriose tradizioni dei nostri migliori soldati.
Vostro aff.mo Don Giulivo
Pensiero del giorno
(San Paolo della Croce)
lunedì 14 settembre 2026
Passione di Gesù
Dobbiamo meditare spesso la Passione di Gesù, poiché il nostro amabile Redentore desidera sommamente che noi pensiamo alle atroci sofferenze che patì a causa nostra. È di fede che i nostri peccati hanno crocifisso il Salvatore. La Sacra Scrittura afferma che le nostre iniquità lo hanno ricoperto di piaghe. Il Salvatore per nostro amore volle espiare al posto nostro la pena meritata dalle nostre colpe. Per gratitudine, cosa dovremmo dare ad un Dio così innamorato di noi? Dio vuole solamente che pensiamo all'amore che ha avuto per noi fino a patire quegli atroci tormenti pur di salvarci. Gesù Cristo è morto in croce per redimere il genere umano, ma solo pochi uomini pensano alla sua Passione. Si pensa alle vanità e ai piaceri mondani, ma non si pensa mai alle sofferenze e all'amore di Gesù per noi. Che ingiustizia! Che ingratitudine! Il ricordo della Passione del Redentore è utilissimo perché ci rende vittoriosi sulle tentazioni. Chi amerà i piaceri illeciti, pensando a Cristo inchiodato sulla Croce? Se mediteremo attentamente il corpo di Gesù ricoperto di piaghe, avremo in orrore i piaceri peccaminosi e condurremo una vita più fedele al Vangelo. Un Dio morto per gli uomini! Questa considerazione è stata sempre la meditazione più dolce delle anime sante e il motivo più forte per amarlo. Di certo non possiamo dubitare della bontà di Dio vedendolo in croce per noi. Oh che dolce riposo trovano le anime che amano Dio quando nelle avversità di questa vita meditano in silenzio sul nostro amoroso Redentore mentre agonizzava sulla croce e il suo divin sangue fuoriusciva da tutte le sue membra ferite dai flagelli, dalle spine e dai chiodi! Oh come nel pensare a Gesù crocifisso si allontanano dalle nostre menti tutti i desideri di onori mondani, di ricchezze terrene e di piaceri della carne! Allora spira da quella croce un'aura celeste, che dolcemente ci distacca dagli oggetti terreni ed accende in noi una santa brama di patire e morire per amor di Colui che volle tanto patire e morire per amor nostro. E com'è possibile che non accenderà l'affetto di tutti i cuori, il pensare a un Dio che muore in un mare di disprezzi e di dolori per amor delle sue creature? Ma come è possibile che a molti Cristiani fa tanto poca impressione la Passione del Redentore Divino? Ciò avviene perché poco si fermano a considerare quanto Gesù Cristo patì per nostro amore.Pensiero del giorno
(San Paolo della Croce)
domenica 13 settembre 2026
Circa gli annunci sul blog
La natura stessa ci eccita a sollevare le anime purganti
Per animarci a porgere aiuto alle povere anime del purgatorio, basta ascoltare i sentimenti ispiratici dalla natura. Potremmo noi vedere l'ultimo degli uomini, anzi il nostro più crudele nemico, caduto nel fuoco senza cercare di ritrarlo? Ora, sappiamolo bene, le anime che gemono in purgatorio, sono le anime dei nostri fratelli, figlie del Padre celeste, sorelle del Figlio di Dio, spose dello Spirito Santo. E saremo noi insensibili alle strazianti grida che mandano dal profondo della prigione in cui ardono giorno e notte? Sentiamo come esse gridano: «Abbiate pietà di noi, almeno voi, amici nostri.»
Oh! se fossimo al loro posto, e se tutti gli altri avessero poca carità come noi abbiamo verso di esse, quali gemiti non manderemmo per tanta crudeltà! Scongiureremmo tutti quanti gli uomini di ricordare la massima così conosciuta tanto per i lumi della ragione quanto per quelli della fede: «fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.» Trattiamo dunque i nostri fratelli come vorremmo essere trattati noi stessi. Ricordiamoci che in mezzo alle crudeli torture, che sopportano senz'alcun merito, sono nell'assoluta impossibilità di procurarsi il minimo sollievo; e, salvo un miracolo, non è loro permesso di venire a reclamare alcun suffragio da noi. C'è di più, Dio stesso è in qualche modo nell'impossibilità di soccorrerle: la sua giustizia e la santità gli legano, per cosi dire, le mani, e sembra aver abdicato la sua onnipotenza in nostro favore. A noi deboli e miseri peccatori, più poveri di grazie e di meriti che non le anime purganti, diede una specie di sovranità assoluta, una potenza sorprendente, proporzionata all'impotenza di quelle anime a soccorrere se stesse. Aver tanto potere e non farne uso sarebbe mancar di rispetto a Dio, e di carità verso il prossimo. Non vi è maggiore arroganza del respingere i doni di Dio, perché dati in abbondanza. Deh! poiché piacque al divin Padre conferire a noi così grande potenza, esercitiamola con amore e prodigalità. I beati in cielo provano dolce contento nell'abbassare i loro sguardi dalla pace eterna a questa terra di miserie; nella pienezza della loro carità, si rallegrano per la potenza quasi illimitata da loro esercitata sul Cuore di Gesù, in virtù della quale ottengono nuove grazie ai miseri abitanti della terra. Tale gioia può essere in qualche modo nostro retaggio, anche in questo mondo. Pensiamo sovente al luogo d'espiazione; facciamo uso della sovranità che Gesù ci diede diritto di esercitarvi: non imiteremo mai meglio la carità del divin Cuore, che tanto ci ama, quanto con il recare sollievo alle anime sante.
FIORETTO SPIRITUALE. Vi è maggior merito nel fare qualche bene ad una di quelle anime, che non a farne dieci volte tanta a favore d'un vivo, quando anche fosse prigioniero, ammalato, tormentato dalla fame. (S. Bernardino).
Pensiero del giorno
(Brano tratto dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello, 1879-1962).









