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sabato 28 marzo 2026

I cristiani devono avere una visione soprannaturale della vita

Sono molto grato a Maristella, la quale mi ha scritto tante lettere piene di unzione spirituale. È proprio innamorata di Gesù buono! Tempo fa le ho inviato diversi libri spirituali tra cui l'intramontabile "Uniformità alla volontà di Dio", di Sant'Alfonso Maria de Liguori...


Caro fratello in Cristo, 
                                  vorrei davvero rinnovare i miei ringraziamenti per i bellissimi libri che mi hai inviato!

[…] Ho iniziato la lettura subito e la mia anima sta traendo grandissimo beneficio: sto cercando di imparare a conformare la mia vita alla volontà del Signore e a tentare di mantenere con Lui un dialogo affettuoso e costante. Quasi tutti i giorni riesco a passare in Chiesa e mi trattengo lì a far riposare l'anima, a dire al Signore quanto gli voglio bene e spesso a piangere perché mi rendo conto di non poter contraccambiare il Suo infinito amore.

Sto cercando di fare sempre più spazio al Signore nel mio cuore, nella mia anima, nella mia vita; smettendo di agitarmi e lasciandomi condurre dalle Sue mani misericordiose. Provo a fare ogni giorno piccole rinunce, minuscoli fioretti, tento di offrire tutto al Signore: le mie piccole gioie, il dolore, la tristezza, la sensazione di mancanza, il desiderio di infinito, le mie cadute, i miei errori...

Che gioia quando, nel silenzio del cuore, il Signore mi fa udire la Sua voce, mi suggerisce cose buone da fare, gesti di amicizia, incoraggiamenti a perseverare, aiuto contro le tentazioni del Nemico. Che grande felicità il momento in cui chiudo la mia giornata con la Compieta, dopo aver recitato il Rosario. Prima di addormentarmi penso al Signore e al mattino appena sveglia, Gli auguro buongiorno. Nelle giornate difficili, quando i cattivi pensieri rischiano di farmi vacillare, e il Nemico si scatena contro di me, io cerco di pregare, come riesco... certe volte arrivo in Chiesa e inizio a piangere vicino alla statua di Gesù crocifisso. Poi mi arriva una buona parola nel breviario, o il mio fratello spirituale mi scrive un pensiero, o sento risuonare una voce nel cuore e le lacrime si asciugano e sono pronta a ripartire!

Scusa se ho scritto tanto, ma avevo proprio nel cuore un grande desiderio di raccontarti queste cose. Grazie ancora di tutto (mi hanno fatto molto piacere le tue parole "sembro quasi una suora") ti ricordo sempre nella preghiera.

Nei Cuori Immacolati di Gesù e di Maria.

Maristella


Cara sorella in Cristo, 
                                  leggo sempre volentieri le tue e-mail, si vede che sei una persona molto attratta dalla vita devota. Ecco perché penso che pur essendo una fedele laica... “sembri una suora” (detto da me è un complimento).  :-)

Sono contento che stai leggendo con vivo interesse “Uniformità alla volontà di Dio” del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Te l'ho inviato perché sapevo che ti sarebbe piaciuto assai. Si tratta di un vero e proprio gioiello della spiritualità cristiana che tutti i cattolici dovrebbero leggere e meditare, poiché è davvero molto istruttivo. Spesso si vedono dei cristiani che quando le cose gli vanno bene nella vita, vivono con fervore il cristianesimo. Poi, però, quando giungono le avversità della vita, si arrabbiano contro Dio e si allontanano dalla fede. Sant'Alfonso nel suddetto scritto spirituale insegna ad avere una visione soprannaturale della vita e ad accettare con pace le malattie, i lutti, le persecuzioni, le difficoltà materiali, e tutte le avversità, perché nulla capita per cieco caso, ma tutto è voluto (o almeno tollerato) da Dio per il bene della nostra anima. È facile essere cristiani nei momenti gioiosi, ma è nell'ora della croce che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Su questa Terra siamo solo di passaggio per breve tempo, il nostro vero scopo deve essere quello di salvarci l'anima. Tutto ciò che non tende a questo fine è vanità delle vanità. Se il Signore ci invia una croce, cioè una sofferenza, lo fa per il bene della nostra anima.

Se durante l'assedio di Pamplona il valoroso soldato Ignazio di Loyola non fosse stato ferito alla gamba, non sarebbe andato in quell'ospedale dove trovò dei libri spirituali che lo convertirono e lo fecero diventare un gran santo. Se Margherita da Cortona non fosse stata colpita dal lutto per la morte dell'uomo che amava in maniera disordinata, forse sarebbe vissuta tutta la vita in peccato mortale e si sarebbe dannata. Se Padre Pio non fosse stato brutalmente perseguitato da molti ecclesiastici, avrebbe offerto meno sofferenze al Signore, e probabilmente avrebbe convertito meno anime. 

Io penso che se non subissimo le persecuzioni dei modernisti, probabilmente cadremmo nel rilassamento, rischiando anche di conformarci alla mentalità mondana, come purtroppo fanno i nostri persecutori. Pensiamo ai primi secoli della Chiesa: sin quando i seguaci di Gesù venivano ferocemente perseguitati e uccisi dagli imperatori romani, i cristiani superstiti vivevano in maniera più fervorosa e coerente con Vangelo, e in questo modo convertivano facilmente i pagani, ma quando le persecuzioni terminarono ci fu un rilassamento generale che portò a un periodo di decadenza.

Anche oggi possiamo constatare che nonostante decenni di persecuzioni, i modernisti non solo non sono riusciti ad estirparci dall'orbe cattolico, ma anzi hanno indirettamente contribuito (facendoci soffrire assai) a far sviluppare enormemente il movimento tradizionale, basti pensare alla crescita esponenziale delle Messe tridentine celebrate nel mondo, al numero elevato di seminaristi legati alla Tradizione Cattolica, agli innumerevoli fedeli laici che nonostante tutto rimangono fedeli al Magistero perenne della Chiesa e praticano la vita ascetica, ecc. Noi diventiamo sempre di più, loro invece sono vittime della desertificazione spirituale che stanno provocando, e diventano sempre di meno. 

Con una visione soprannaturale della vita possiamo uniformarci facilmente alla volontà di Dio e cogliere del bene anche dalle situazioni più difficili e di grande sofferenza. In futuro ti invierò altri libri spirituali che ti aiuteranno molto nel cammino di perfezione cristiana. 

In Corde Matris,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Quando ci troviamo davanti a situazioni oscure e dolorose che vengono a spezzare o ad intralciare i nostri progetti, i nostri desideri, ci smarriamo e sulle labbra ci sale la domanda angosciosa: perchè Dio permette questo? Eppure la risposta non manca mai ed è universale ed infallibile come universale ed infallibile è la provvidenza divina: Dio lo permette unicamente per il nostro bene. È questa la grande convinzione di cui abbiamo bisogno per non scandalizzarci di fronte alle prove della vita. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

venerdì 27 marzo 2026

Che cos'è lo zelo amaro?

Lo "zelo amaro" è una forma di zelo che è contaminato da elementi negativi come l’orgoglio, la superbia, l’ira o la mancanza di carità. In altre parole, è uno zelo che non è guidato dall’amore di Dio e del prossimo, pertanto, invece di edificare, finisce col ferire, dividere e allontanare le anime dal cammino di perfezione cristiana.

Differenza tra zelo buono e zelo amaro

  • Zelo buono: nasce dalla carità, è paziente, umile, rispettoso della libertà altrui, cerca il bene dell’altro anche a costo di sacrifici personali. È lo zelo di Cristo, che si sacrifica e muore per i peccatori.

  • Zelo amaro: è aggressivo, acido, aspro, impaziente, spesso accompagnato da indignazione morale esagerata, senso di superiorità, desiderio di punizione. Può nascondere invidia, gelosia o frustrazione personale.

 

Cause dello zelo amaro

Lo zelo amaro nasce spesso dal desiderio di affermare se stessi, di essere riconosciuti o di imporre la propria volontà, piuttosto che dal desiderio di servire Dio e il prossimo. È causato dalla superbia spirituale, dalla mancanza di carità, dalla falsa giustizia, eccetera. Coloro che sono affetti dalla peste dello zelo amaro credono di essere i soli depositari della verità, guardando gli altri con disprezzo. Dimenticano che la correzione fraterna deve essere animata dall’amore, non dal desiderio di umiliare. Proiettano le proprie paure e fragilità sugli altri, diventando rigidi e intolleranti. Confondono la giustizia con la vendetta e il rigore con la crudeltà. Giudicano i peccati altrui con severità mentre minimizzano i propri.

 

Conseguenze dello zelo amaro

  • Allontana le persone dalla fede e dalla Chiesa, anziché attrarle. 

  • Distrugge la comunione tra i credenti, creando divisioni e rancori.

  • Rende sterile l’apostolato, perché manca la forza attraente dell’amore e della testimonianza gioiosa.

 

Come guarire dallo zelo amaro?

Bisogna chiedere a Dio di purificare il cuore da ogni amarezza. Bisogna praticare l'umiltà riconoscendo i propri limiti e la necessità della misericordia di Dio. Quando si compie la correzione fraterna bisogna seguire l’esempio di San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, il quale sosteneva che “Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”.

 

Fonti classiche

  • San Giovanni della Croce parla dello zelo amaro come di una “malattia spirituale” che ostacola la vera unione col Signore, perché nasce dall’amor proprio e non dall’amore di Dio.

  • Santa Teresa d’Avila avverte che lo zelo senza carità è come un fuoco che brucia senza riscaldare.

  • San Francesco di Sales dedica pagine preziose alla “dolcezza” come virtù essenziale per l’apostolo. Distingue tra lo zelo buono, che è dolce e paziente, e quello amaro, che è aspro e divisivo. Per lui lo zelo vero deve essere sempre accompagnato dalla mansuetudine e dalla prudenza.

 

Lo zelo amaro è una tentazione che può colpire anche le persone più devote, ma la tradizione spirituale cattolica insegna che solo lo zelo dolce, umile e caritatevole è veramente gradito a Dio e fa del bene alle anime.

Pensiero del giorno

Sant'Alfonso Maria de Liguori
[Pensiero tratto da "Apparecchio alla morte" di Sant'Alfonso Maria de Liguori].

Tutti gli uomini in questa vita faticano per trovare la pace. Fatica quel mercante, quel soldato, quel litigante, perché pensa con quel guadagno, con quel posto, o col vincer quella lite di far la sua fortuna e così trovare la pace. Ma poveri mondani, che cercano la pace nel mondo, il quale non può darla! Dio solo può dare a noi la pace [...]. No, non può il mondo con tutti i suoi beni contentare il cuore dell'uomo, perché l'uomo non è creato per questi beni, ma solo per Dio; ond'è che solo Dio può contentarlo. Le bestie che son create per li diletti dei sensi, queste trovano la pace nei beni della terra; date ad un giumento un fascio d'erba, date ad un cane un pezzo di carne, eccoli contenti, niente più desiderano. Ma l'anima, che è creata solo per amare e star unita con Dio, con tutti i piaceri sensuali non potrà mai trovar la sua pace; solo Dio può renderla appieno contenta.

giovedì 26 marzo 2026

Tante anime vanno all'inferno

Sono sinceramente grato nei confronti di Maristella per la sua preziosa e disinteressata collaborazione col mio blog. È difficile trovare in giro persone spirituali con le quali fare discorsi interessanti che edifichino l'anima. Con lei ho la possibilità di dialogare su temi spirituali. A tal proposito ripubblico una sorta di intervista che mi ha rilasciato alcuni anni fa.


- Sant'Alfonso Maria de Liguori considerava prezioso il tempo che Dio ci dona, perché ogni istante è buono per farci meritare qualcosa per la vita eterna. Tu per andare a lavorare spendi circa due ore di autobus tra andata e ritorno. Come impieghi questo tempo?

- Cerco di impegnare bene il tempo del viaggio. Al mattino recito le Lodi, al pomeriggio i Vespri. Se posso cerco di dedicarmi a buone letture: i Padri della Chiesa, i Santi, la Sacra Scrittura, la teologia. Alle volte resto immersa nei miei pensieri, cercando di fare silenzio dentro di me.

- Ogni volta che assisti alla Messa tradizionale ti commuovi al momento della Consacrazione, quando il Redentore Divino viene offerto alla Santissima Trinità come Vittima di espiazione per i nostri peccati, rinnovandosi incruentemente il Santo Sacrificio che avvenne sul Golgota. Qualche volta i vicini di banco si sono accorti che stavi piangendo?

- Io credo che i miei vicini se ne accorgano, ma per delicatezza non facciano nulla. Il mio pianto è silenzioso, ma le lacrime scorrono abbondanti. Nel silenzio del momento sacro credo di non essere l’unica a piangere!

- In questo periodo stai riflettendo sull'opportunità di organizzare un pellegrinaggio personale a Santiago de Compostela, percorrendo centinaia di chilometri a piedi. Pensi di riuscire a compiere un'impresa così faticosa?

- Da anni sento il desiderio di compiere questo pellegrinaggio, sento il potente richiamo che il “Campo delle Stelle” e l’apostolo Giacomo esercitano su di me. Per me l’immagine della vita è quella di un cammino, di un perenne movimento verso la Città di Dio. Sono pronta ad affrontare la fatica e i piccoli disagi che queste esperienze prevedono, convinta di poter progredire anche nel mio itinerario di Fede. Vorrei fare il Cammino nel silenzio e nella preghiera, nell'adorazione della Presenza del Signore.

- Quando eri studentessa andasti in gita scolastica a Roma. Che emozioni provasti quando entrasti nelle catacombe, dove i primi cristiani si riunivano clandestinamente per celebrare il Santo Sacrificio della Messa?

- Ricordo bene le emozioni intense che provai in quel lontano pomeriggio. Scendemmo in un labirinto di percorsi, gallerie, sepolture, tracce di immagini sacre. La mia compagna di scuola era preoccupata, non lasciò mai la mia mano. Mi parve di vedere arrivare i Cristiani guardinghi, scendere i gradini, gioiosi nel celebrare la Messa e attenti a ogni piccolo rumore. Pronti a morire, tra i tormenti, pur di testimoniare l’Incontro che aveva cambiato, illuminato la loro vita. E noi che abbiamo ora tanto agio di poter prendere parte alla Santa Messa: saremmo disposti a perdere la vita tra le sofferenze, pur di testimoniare la nostra Fede?

- Anni fa hai trascorso le vacanze in Irlanda. Ci sei andata come semplice turista o anche come pellegrina? Come sei stata accolta dalla gente del posto?

- Sono partita per l’Irlanda in un momento di crisi personale, sentivo la necessità di restare da sola. Arrivando, ho avuto subito la sensazione di essere “a casa”. Ho visitato antiche Chiese, le rovine di monasteri e le possenti croci celtiche; sembrava di udire il respiro dei secoli. Muovendomi sempre a piedi e con l’autobus, mi sono stupita ogni volta per la calorosa accoglienza che mi veniva donata. Quando poi dicevo di essere italiana e cattolica, era come se ci si conoscesse da sempre! Molti Irlandesi hanno visitato l’Italia e raccontano con orgoglio di essere stati a Roma, dal Papa. Porto sempre nel cuore con me i sorrisi, le parole, gli sguardi luminosi di tanti fratelli Irlandesi che ho incontrato. E le immagini di panorami sconfinati, di cieli profondi e di una musica che entra nel cuore.

- Tu sei figlia unica, pertanto hai deciso di “adottarmi” come fratello (anzi “fratellino”, come simpaticamente mi chiami spesso). Ovviamente questa decisione non ha nessun valore da un punto di vita giuridico, si tratta infatti di una fratellanza puramente spirituale. Tuttavia, apprezzo molto questa manifestazione di stima e di carità fraterna. Cosa potrei fare per poter ricambiare la tua fraterna amicizia ed esserti di qualche aiuto da un punto di vista spirituale?

- Io ritengo questa fratellanza spirituale un dono straordinario. Sono figlia unica secondo la carne, ma il Signore mi si è fatto vicino anche nei volti umani di fratelli che mi vengono donati dal Cielo. Per me ti chiedo semplicemente preghiere; anch'io mi impegno a pregare per te e per tutti i lettori. Ti rivolgo una esortazione… so che mantenere attivo e sempre aggiornato il blog ti costa tanto tempo e fatica. Se puoi, cerca di farlo per noi, anime che desiderano il Cielo. Il tuo blog è una sorgente, una luce: ci stimola e ci ispira nel cammino verso il Regno, con letizia e con speranza. Direi che nel panorama cattolico fedele alla Tradizione è unico! Il Signore ti benedica e te ne renda merito.

- So che ti sei procurata un interessante e agile manuale di Teologia Ascetica (la scienza teologica che ha come oggetto la perfezione della vita cristiana) pubblicato ai tempi di Pio XII. Perché ti affascina questo argomento?

- Da quando mi sono convertita ho un ardente desidero di modellare la mia vita sul Vangelo, di fare ciò che è gradito a Nostro Signore, di donarmi a Lui. Vorrei imparare qualcosa in più, conoscere meglio il mio meraviglioso Dio, per poterLo amare sempre di più!

- La Madonna a Fatima ha detto che molte anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che preghi per esse. Che cosa provi al pensiero che il Redentore Divino si immolò sulla croce sul Golgota per salvare le anime, e ciò nonostante in tante vanno comunque all'inferno per l'eternità?

- Io piango per i peccatori e per le anime che si perdono. Anch'io ero lontana, ma il Signore mi ha presa per mano. Ora vorrei stare sempre con Lui e non allontanarmi mai più. Io penso che tutti dovremmo chiedere una profonda purificazione della nostra anima, pregare con assiduità e fervore e offrire  tutto ciò che possiamo per la conversione dei peccatori. “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ezechiele 33, 11).

Pensiero del giorno

La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. [...] La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l’adempimento del dovere lo rende più facile e soave.

[Brano tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

mercoledì 25 marzo 2026

Circa il grave dovere di educare cristianamente i bambini

Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera. Insegniamo loro ad ammirarlo anche nella natura. Mostriamo come si parla con Dio nelle gioie e nei dolori, nella riconoscenza e nella richiesta di aiuto. Ci sentano manifestare al Signore il nostro nulla, la nostra debolezza, ma anche la nostra lode alla sua grandezza e la nostra fiducia in Lui.

Quando portiamo il bambino in Chiesa, indichiamogli il Tabernacolo dove si trova Gesù. Sentendo come noi parliamo ai Signore, imparerà anche lui il linguaggio della fede e dell'amore.


GENITORI... EDUCATORI...

... il Signore vi ha consegnato i bambini perché glieli teniate un momento, li conserviate per Lui, e glieli rendiate a suo tempo... proprio come fareste voi genitori se affidaste a una baby-sitter i vostri figli. Se vi accorgeste che questa distoglie i bambini dall'amore verso di voi non glieli affidereste più. Mamme, papà, educatori, cercate che Dio trovi in voi quella corrispondenza che vuole da voi come custodi dei suoi figli prediletti!

Nell'Antico Testamento i genitori offrivano a Dio nel tempio i loro primogeniti e, per riaverli, li riscattavano con un'offerta. Ogni bambino è prima di tutto di Dio, e il Signore vuole che il papà e la mamma glielo offrano. Ricordatevi che è da Dio che avete ricevuto i vostri figli: ve li ha affidati perché, con un'opera intelligente, attenta e generosa di educazione alla fede e all'amore, li prepariate come fiori destinati ad abbellire il suo giardino eterno: il paradiso.

Pregate per i vostri bambini prima ancora che sboccino alla vita e poi accompagnateli sempre con la vostra preghiera.

Le grazie che potete attirare su di loro con le vostre preghiere sono il più bel patrimonio che potete lasciare ad essi in eredità, per la vita terrena e per la vita eterna.

Tra le prime parole da far pronunciare al bambino ci siano i santi nomi di Gesù e di Maria.

Nel Battesimo Dio ha dato al bambino la sua stessa vita e la tendenza al soprannaturale. Da quel giorno Dio lo attira a sé, vuole per sé quel piccolo cuore; ma è necessario che noi aiutiamo e guidiamo il bambino ad andare al Signore.

Come il bambino non può imparare le normali cose della vita se non c'è chi lo aiuti, così nella vita dell'anima non saprà mai come fare a mettersi in contatto col Signore se i suoi educatori (soprattutto voi genitori) non formano quella "istintiva" capacità che ha, grazie al Battesimo, di tendere a Dio e di comunicare con Lui. Dio vuole che facciamo tutto il possibile per portare a Lui queste sue creature predilette. Non deludiamo il Signore e non danneggiamo il bambino con la nostra indifferenza o superficialità.

Fioriranno allora attorno a noi dei bambini che ci stupiranno per la precocità in ogni virtù e ci sarà facile, e bello, e utile guardare a loro come ai nostri migliori maestri di sensibilità e di innocenza.

Questi bambini, aiutati a prendere coscienza della dimensione soprannaturale della vita, crescendo in età, non saranno solo degli esperti operatori nelle cose terrene, ma in ogni situazione faranno risaltare la loro profonda identità di figli di Dio nella generosa offerta di se stessi.




[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]

Pensiero del giorno - Segreto infallibile di vita cristiana e di eterna salvezza

Cuore Immacolato di Maria
La Chiesa onora con particolarissima venerazione la Vergine SS., capolavoro della creazione, Madre di Dio, [...] mediatrice di grazie, madre di tutti gli uomini e madre sua amorosissima. [...] è salutare assai il far conoscere e amare Maria SS:, perchè la devozione viva e ardente verso una Mamma così grande, è segreto infallibile di vita cristiana e di eterna salvezza.


[Citazione tratta da "Slanci di amore", di don Dolindo Ruotolo].

martedì 24 marzo 2026

Continua la battaglia in difesa della Liturgia tradizionale!

Messa tridentina, elevazione dell'Ostia
Ripubblico una bella testimonianza di una signora innamorata della Messa tridentina.


Gent.mo D., 
                    grazie per i suggerimenti e soprattutto grazie per il lavoro preziosissimo che svolgi in favore di tante anime attraverso il blog. Sono capitata sul blog da meno di un anno, quasi in concomitanza con la scoperta della Messa in rito romano antico nella mia città. Anche io devo confessare che, dopo la prima volta alla Santa Messa Tradizionale, il mondo non è stato più lo stesso... non ho più abbandonato questa Celebrazione. 

Mi sono accaduti tanti incontri, situazioni che - a guardare indietro - non si può non vedere un Disegno preciso. Per farla breve, a distanza di pochi mesi, mi sembra di aver percorso un lungo cammino e sono in grado di CAPIRE e di APPREZZARE sempre di più molte di quelle parole bellissime che parlano al Cuore e che pubblichi su “Cordialiter”. 

[…]

Con l'occasione ti dico che, ringraziando Dio, a [...] abbiamo la Santa Messa Tradizionale [...] e che - nonostante frequentassi già la Chiesa ed i Sacramenti - con la partecipazione al Rito in latino la mia vita spirituale E' PROFONDAMENTE CAMBIATA E AVANZA CON PIU' FERMEZZA ALLA SEQUELA DI CRISTO […].

Scusa per l'eccesso di parole... e grazie! 

In Cordibus Jesu et Mariae

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   vorrei che tutti i modernisti leggessero la tua e-mail. Loro pensano che amiamo la Messa in rito antico per snobismo (cioè vogliamo fare i vanitosi pregando in latino) o addirittura per motivi politici e ideologici. Poveretti, hanno una visione immanentista della vita (cioè “poco soprannaturale”) e allora cercano motivazioni terrene quando constatano il nostro attaccamento alla Messa tridentina. In realtà noi seguiamo la Liturgia tradizionale perché in essa percepiamo in maniera più intensa la sacralità del rito e la nostra anima si sente molto più edificata. Il Sacrosanto Concilio di Trento insegna infallibilmente che la Messa è essenzialmente la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Gesù Cristo, il quale viene offerto come vittima di espiazione per i nostri peccati. Ebbene, nel rito antico l'essenza sacrificale della Messa si percepisce in maniera nettamente più intensa. I modernisti affermano che alla Messa in latino i fedeli non capiscono niente e vi partecipano passivamente. Dunque, secondo loro, saremmo degli stupidi nel fare molti sacrifici per andare alla Messa celebrata col glorioso Missale Romanum di San Pio V, visto che, come dicono, vi assistiamo in maniera passiva.

La realtà è che noi preferiamo la Liturgia tradizionale proprio perché vi partecipiamo in maniera attenta e devota. Non è vero che siamo passivi, infatti recitiamo volentieri le formule in latino riservate ai fedeli (il latino per noi italiani non è una lingua “estranea” come il cinese, anzi ha un suono familiare, e poi ha una nobiltà e una maestà che rende più facile elevare l'animo alla sacralità), comunque ciò che conta davvero è la partecipazione “interiormente attiva” alla Messa. 

Personalmente sono convinto che la Liturgia tradizionale sia particolarmente adatta alle anime contemplative e in generale a coloro che praticano un'intensa vita spirituale. Per esempio,  durante il Canone Romano (la preghiera di Consacrazione che nel rito antico viene pronunciata sottovoce dal sacerdote), in quell'apparente silenzio, mentre una persona spirituale si immerge nell'orazione mentale e offre in oblazione alla Santissima Trinità il Santo Sacrificio di Cristo, invece un'anima “poco spirituale” non sa che fare in quei momenti, si distrae facilmente e si annoia, desiderando di poter tornare al più presto alla Messa in rito moderno, nella quale è molto facile avere la tentazione di assistere passivamente alla Consacrazione, limitandosi ad ascoltare quel che dice il prete a voce alta, e quindi senza fare attivamente nel proprio cuore degli atti di adorazione, oblazione, impetrazione, carità perfetta, ecc. 

Ma i modernisti fanno fatica a comprendere questi discorsi visto che hanno una visione poco soprannaturale della vita (per molti aspetti assomigliano ai comunisti, i quali vorrebbero fondare il paradiso su questa Terra), e continuano a perseguitarci e a metterci il bastone tra le ruote. È da decenni che tentano di ostacolare in ogni modo coloro che desiderano seguire la Messa tridentina, ma ciò nonostante continua inarrestabile l'avanzata del movimento tradizionale, il quale è costituito principalmente da giovani, mentre il vegliardo movimento modernista perde terreno ogni giorno e ormai è inesorabilmente avviato sul viale del tramonto.

Le persecuzioni ci hanno temprato al fuoco e alla lotta, e adesso siamo pronti ad ogni rinuncia e ad ogni sacrificio pur di difendere e propagare la Dottrina Cattolica che è stata vilmente tradita da una banda di facinorosi modernisti. Si tratta di gente col prurito delle novità che fa ignobili compromessi al ribasso coi nemici di Gesù Cristo, ottenendo in cambio qualche misero applauso dal mondo. 

Noi non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci ai novatori. Continueremo a combattere la buona battaglia della fede sino all'ultimo respiro, per la maggior gloria del Redentore Divino!

In Corde Regis,

Cordialiter 

Pensiero del giorno

Padre Felice Cappello
Nei suoi pareri e decisioni non usi mai la severità. Il Signore non la vuole. Giusto sempre, severo mai. Dia sempre la soluzione che permetta alle anime di respirare. Non si stanchi d'insistere sulla confidenza. Si persuada che le anime hanno soprattutto bisogno di essere incoraggiate e di credere sempre più nell'amore di Dio, che è immenso.


(Pensiero di Padre Felice Maria Cappello S. J. - 1879-1962)

lunedì 23 marzo 2026

Quei rivoluzionari che ascoltarono la predica di un sacerdote zelante

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Volgevano per la Francia i giorni del terrore e del sangue all’epoca della famosa rivoluzione. I fedeli che non avevano voluto sacrificare la loro coscienza, si ingegnavano di compiere in segreto i doveri di religione, ed accorrevano in quei luoghi, ove sapevano che stava nascosto un qualche sacerdote per essere da esso istruiti ed animati colla divina parola, e rinforzati coi Sacramenti. Erano costretti però a stare sempre in trepidazione ed angoscia, perché se venivano scoperti dai rivoluzionari erano arrestati, e condotti dinanzi ai tribunali come fanatici, erano condannati alla ghigliottina. In uno di quei giorni ferali uno zelante e coraggioso curato, l'abate Roche, al quale non bastava il cuore di lasciare l'amabile suo gregge in balia dei lupi, aveva nascostamente raccolto in una casa di campagna, presso Besanzone, un buon numero di fedeli, per predicare loro la divina parola, e celebrare i divini misteri. Era appena cominciata la predica, quando improvvisamente si seppe che veniva alla volta della casa una squadra di sicari armati di tutto punto. Si può immaginare il terrore che a tale notizia si diffuse fra quei buoni fedeli colà radunati, che già si aspettavano di dover espiare con una barbara morte la loro religiosa pietà. Gli occhi di tutti stavano rivolti con ansietà al predicatore, e non si aspettava da lui, che il segnale per darsi a precipitosa fuga. Se non che il curato fatto accorto del pericolo, e vedendo difficile lo scampo, voltosi con fermo viso ai suoi uditori: - Coraggio, esclama, e confidenza nel Signore! Stiamo tutti saldi ai nostri posti senza interrompere la sacra funzione. I persecutori di Cristo e della Chiesa siano testimoni dei nostri discorsi e delle nostre operazioni, e se non vogliono imparare a vivere anche essi da cristiani, imparino almeno come i cristiani sanno patire e morire! Queste parole pronunciate con imperturbabile sicurezza tranquillarono gli animi di tutti. Niuno si mosse, e il generoso sacerdote continuò con voce ferma la predica. Intanto sopraggiungono i satelliti, circondano la casa, spiano per ogni angolo, da ultimo penetrano nella sala dell'adunanza. Al trovar tanta gente silenziosa e raccolta, tendono bramosamente le orecchie per udire i discorsi fanatici senza dubbio e sediziosi (come credevano) che ad essi rivolgeva quel prete, cui stava intenta ad ascoltare. Il sacerdote predicava la pazienza, la rassegnazione ai divini voleri, la fedeltà alle promesse del battesimo, il perdono delle ingiurie, l'amore ai persecutori, la felicità di morir per Cristo e per la Chiesa. Le sue parole sono ravvalorate da una sovrumana virtù, e i sicari ne restano colpiti in modo straordinario. Depongono le armi, entrano riverenti, si frammischiano ai fedeli, e ascoltano devoti e compunti tutta la predica. Assistono poscia al Santo Sacrificio, e adorano la vittima divina immolata per i peccati del mondo. Tutti rinnovano le promesse del Battesimo, propongono di soffrire ogni cosa piuttosto che tradire la loro fede; e il capo di essi fattosi interprete dei voti dei suoi compagni, giura di mantenere quella stessa fede sino alla morte. Così quei lupi feroci si partirono di là tramutati in agnelli mansueti, pronti a lasciarsi scannare per amore del loro Dio.

Pensiero del giorno

Sacro Cuore di Gesù
Parole che Gesù disse a suor Consolata Betrone (1903 - 1946): "La sofferenza, quando è accettata con amore, non è più sofferenza ma si cambia in gioia".

[Brano tratto da "Il Cuore di Gesù al mondo", a cura di Padre Lorenzo Sales, Edizioni Paoline, imprimatur: Mons. Giulio Tobia, Vic. Gen., Pescara, 10-12-1966].

domenica 22 marzo 2026

L’esame di coscienza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Signore, proietta sull’anima mia un raggio della tua luce, affinché io possa vedermi come Tu stesso mi vedi e mi giudichi. 

1 - Per assicurare alla vita spirituale un ben ordinato e progressivo sviluppo, è necessario prendere coscienza delle proprie posizioni, ossia dei propri peccati, dei punti deboli, delle tendenze cattive, come pure dei progressi realizzati, dei buoni risultati ottenuti, delle tendenze al bene. Questa presa di coscienza del proprio stato interiore si fa appunto per mezzo dell’esame di coscienza che, così considerato, costituisce uno dei più importanti esercizi della vita spirituale, giacché ha lo scopo di aiutare l’anima ad eliminare tutto ciò che può ostacolare o ritardare il suo cammino verso Dio e di spronarla ad accelerare il passo verso di lui. Come non si può muover guerra ad un nemico ignoto e non si può conquistare una regione sconosciuta, così non si può combattere in noi il male, se prima non l’abbiamo individuato, e non si può conquistare la santità senza aver studiato il piano più adatto per conseguirla. In altre parole, l’esame di coscienza raggiunge il suo scopo quando l’anima che vi si è applicata può dire a se stessa: queste sono le tendenze che devo maggiormente sorvegliare per non cadere nel peccato, questi i punti deboli che devo rafforzare e, d’altra parte, queste sono le tendenze buone che devo coltivare, queste le virtù in cui devo maggiormente esercitarmi. In tal modo l’anima potrà formulare propositi pratici ben determinati, che diventeranno poi particolare oggetto dei suoi ulteriori esami. 

È chiaro che anzitutto dovranno essere ben conosciute e combattute le tendenze che possono portare al peccato mortale, ma poi anche quelle che conducono al peccato veniale o a semplici imperfezioni volontarie. Tutto ciò che è mancanza volontaria va progressivamente, ma decisamente, eliminato da un’anima che vuol giungere all’unione con Dio. 

2 - Nei suoi esami di coscienza, un’anima di vita interiore - supponendo che sia ormai libera dal peccato mortale - più che andare in cerca di tutte le mancanze commesse, dovrà fissare la sua attenzione sul grado di volontarietà che vi è in esse, anche quando si trattasse di semplici imperfezioni, perché sono appunto le mancanze deliberate che più impediscono il progresso spirituale e l’unione con Dio. Di tali mancanze dovrà cercare accuratamente la causa, il motivo, ed in tal modo spesso si renderà conto che, mentre le sue colpe esterne sono di vario genere - per esempio mancanze di carità, di pazienza, di obbedienza, di sincerità - tutte però provengono da un’unica causa, ad esempio dall’orgoglio o dall’accidia, che ne è la comune radice. Ed è proprio contro queste ultime radici dei nostri peccati e imperfezioni che dobbiamo puntare gli sforzi: bisogna combatterle direttamente non solo cercando di rintuzzarle con la mortificazione, ma anche sviluppando in noi le virtù contrarie. Si tratta, in altri termini, della lotta contro il difetto o la passione dominante; lotta importantissima, perché, mirando a distruggere il male nella sua radice, viene di per sé ad eliminare tante mancanze attuali. 

Quando poi l’anima non ha più da rimproverarsi peccati ed imperfezioni propriamente deliberati, deve rivolgere la sua attenzione a quelli semiavvertiti, di cui, pur avendo una semicoscienza o coscienza confusa, non riesce ancora a liberarsi, malgrado i sinceri e ripetuti propositi di correggersi. In questi casi, oltre che continuare a combattere contro le radici delle proprie mancanze, è molto utile rafforzare sempre più il proposito di vincersi, perché a misura in cui la volontà è decisa a correggersi, le mancanze che ancora sfuggono perdono di volontarietà e quindi diventano sempre più lievi, anzi spesso non sono che residui puramente naturali di abitudini contratte, ma già detestate. 

Altro punto importante da tener sempre presente nell’esame di coscienza è quello di sorvegliare e tener desta la tendenza verso la santità, il desiderio di far sempre quel che più piace a Dio, perché questa è la molla della vita spirituale, della generosità. Come pure è ottimo metodo quello di esaminarsi più dal punto di vista di Dio che dal nostro, ossia domandarsi se il Signore può essere contento di noi e quale sarà il suo giudizio sulla nostra condotta. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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Pensiero del giorno

Santa Veronica Giuliani
Un'anima perfetta dà a Dio maggior gloria di mille anime ordinarie: moltiplica infatti ogni giorno gli atti d'amore, di riconoscenza, di riparazione, e dirige in questo senso tutta la vita con l'offerta spesso rinnovata delle azioni ordinarie, glorificando così Dio.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 21 marzo 2026

Avviso da Milano

Mercoledì 25 marzo 2026, alle ore 18, santa Messa cantata in rito ambrosiano tradizionale nella chiesa di Santa Maria alla Consolazione nella solennità dell'Annunciazione.

Largo Cairoli, metro linea 1 (rossa), fermata Cairoli-Castello.

Ringrazio Maristella per la segnalazione.

 

 

 

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