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lunedì 30 gennaio 2023

Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Patrono Universale dei confessori e dei moralisti.


Non vi è via di mezzo: o salvi, o dannati

"Cum metu, et tremore vestram salutem operamini" (Phil. 2. 12). Per salvarci bisogna che tremiamo di dannarci, perché non vi è via di mezzo, o salvi, o dannati abbiamo da essere. Chi non trema, facilmente si dannerà, perché poco si impegnerà a prendere i mezzi della salute [spirituale]. Iddio vuol salvi tutti, e dà l'aiuto suo a tutti; ma vuole che anche noi ci mettiamo l'opera nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma molti, perché non prendono i mezzi, non si salvano. Il paradiso non è fatto per i poltroni, diceva S. Filippo Neri.

Signore, datemi luce, fatemi conoscere quel che ho da fare, e quel che ho da fuggire, che io tutto voglio farlo. Voglio salvarmi.

Santa Teresa diceva alle sue religiose: "Figlie, un'anima, una eternità". E volea dire che in questa vita non dobbiamo attendere ad altro che a salvarci l'anima, perché, perduta l'anima, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. [...]

Ah mio Dio, quante volte ho perduta l'anima mia, perdendo la vostra grazia! Ma giacché mi offrite il perdono, detesto l'offese che vi ho fatte, e v'amo sopra ogni cosa. 

Oh chi ben capisse quella gran massima di S. Francesco Saverio, il quale diceva che "un solo male vi è nel mondo ed un solo bene". L'unico male è il dannarsi, l'unico bene è il salvarsi. No che non sono mali le infermità, la povertà, le ignominie; queste abbracciate con rassegnazione accrescono la nostra gloria in paradiso. Al contrario per tanti peccatori non sono beni la sanità, le ricchezze e gli onori, perché questi gli sono occasione di maggiormente perdersi.

Salvatemi dunque, o Dio dell'anima mia, e poi disponete di me come vi piace. Voi sapete e volete il meglio per me. Io mi abbandono in mano alla vostra misericordia: "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum". Mi dispiace che in passato mi sono opposto alla vostra volontà, e vorrei morirne di dolore; ma ora vi amo, ed altro non voglio se non quel che volete voi. Datemi il vostro amore, affinché io vi sia fedele.

E voi, Maria, datemi il vostro aiuto.


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Bisogna preparare i conti prima che giunga il giorno dei conti


"Estote parati [...]" (Luc. 12. 40). Il tempo della morte non è tempo atto per prepararsi a ben morire; per morire bene e con pace, bisogna trovarsi preparati prima della morte. Non è tempo allora di togliere dall'anima le cattive abitudini radicate, di svellere dal cuore le passioni dominanti e di estinguer l'affetto ai beni della terra. [...] Il cuore indurito, la mente ottenebrata, la confusione, lo spavento, l'ansia di guarire, rendono quasi impossibile l'aggiustare in punto di morte una coscienza imbrogliata di peccati. [...] O piaghe sante del mio Redentore, vi adoro, vi bacio e in voi confido.

I santi hanno stimato far poco, ancorché abbiano speso tutta la lor vita nel preparasi alla morte con penitenze, orazioni ed opere sante; eppure in punto di morte tremavano. Il venerabile Giovanni d'Avila, che fin da giovane fece una vita sì santa, quando gli fu annunziata l'ora della morte, rispose: "Oh avessi un altro poco di tempo per prepararmi alla morte!" E noi che diremo, quando ci sarà data la notizia della morte ormai imminente?

No, mio Dio, non voglio morire così inquieto e così ingrato, come ora morirei, se mi arrivasse la morte; voglio mutar vita, voglio piangere le ingiurie che vi ho fatto, voglio amarvi di cuore. Signore, aiutatemi voi, fatemi fare qualche cosa per voi, prima di morire; per voi, dico, che siete morto per me.

"Tempus breve est". Così ci avvisa l'Apostolo, è breve il tempo che ci resta di aggiustare i conti. [...] Quel che puoi far oggi, non aspettare a farlo domani: perché quest'oggi passa, e domani forse verrà la morte, che ti chiuderà i passi a fare alcun bene e a rimediare al male fatto. Poveri noi se la morte ci troverà anche attaccati al mondo!

Ah mio Signore, quanti anni son vissuto lontano da voi! E come voi avete potuto avere tanta pazienza con me nell'aspettarmi e chiamarmi tante volte a penitenza! Ve ne ringrazio, mio Salvatore, e spero di venire in cielo a ringraziarvene in eterno. "Misericordias Domini in aeternum cantabo". Ma in passato io non vi amavo, e poco curavo d'essere amato da voi; ora vi amo con tutto il cuore, vi amo più di ogni cosa, più di me stesso, ed altro non desidero che d'essere amato da voi; e pensando d'aver disprezzato l'amor vostro, vorrei morirne di dolore. Gesù mio, datemi la santa perseveranza.

Maria, madre mia, ottenetemi la grazia di essere fedele a Dio.



[Brani tratti da "Via della salute" di Sant'Alfonso Maria de Liguori, e da me tradotti in italiano corrente, con qualche piccolo ritocco del testo, per renderne più agevole la lettura].


 lll

Pensiero del giorno

Il grande errore del secolo, che si infiltra anche nel santuario e nei chiostri, è il naturalismo, che prende il posto del soprannaturale. Quale seduzione! Ecco perché gran parte dell'attività ecclesiastica è scarsa di frutto: “Quod natum ex carne, caro est”. E' carne. E' soprattutto la formazione del giovane clero, che bisogna curare nei seminari e nei noviziati dei Regolari; specialmente in questi ultimi. Molti Ordini sono divenuti innanzi a Dio alberi sterili: rami e foglie, senza frutto per il Signore.


(Cardinale Ildefonso Schuster)

domenica 29 gennaio 2023

L’ideale apostolico

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Accendi in me, Signore, la fiamma dell’apostolato e alimentala col tuo amore. 

1 - Come il seme non può germinare lo stelo che porterà una nuova spiga se prima non affonda le radici nel terreno, così l’anima non può dar frutti per l’apostolato, se prima non mette le radici di una seria vita interiore, mediante la quale trarrà da Dio stesso la linfa che la renderà feconda. La vita interiore è il principio vitale, è la forza, è la fiamma dell’apostolato; ma d’altra parte anche l’apostolato può portare il suo contributo alla vita interiore, cooperando a renderla più generosa, più intensa. Quando un’anima è presa dall’ideale apostolico, il suo stesso desiderio di conquistare altre anime a Dio la spinge ad impegnarsi con maggiore generosità nella preghiera, nella mortificazione, nell’esercizio delle virtù proprio con l’intento di rendersi maggiormente capace di un apostolato fecondo. Così, mentre la vita interiore è l’anima dell’apostolato, l’apostolato è a sua volta una molla assai potente per spingere l’anima all’unione con Dio, alla perfezione, alla santità. L’ideale apostolico è di per sè suscitatore di energie spirituali, di vita generosa, santa. [...]

Questo stesso ideale ha fatto sorgere recentemente nella Chiesa un nuovo stato di perfezione, quello degli Istituti secolari, in cui anime desiderose di consacrarsi alla salvezza dei fratelli s’impegnano a vivere nel mondo secondo la perfezione evangelica. […] Quando l’ideale apostolico è vivo e ben compreso, anzichè gettare sventatamente le anime nell’azione, le conduce ad una vita interiore più profonda, al dono totale di sé, alla santità, perchè è necessario santificarsi per santificare. [...]

2 - Una vita interiore in cui non brilla l’ideale apostolico non potrà mai essere piena, rigogliosa. Ciò dipende dalla natura della grazia e della carità che sono per se stesse espansive, apostoliche. Sebbene la grazia aderisca in modo intimo ed incomunicabile all’anima che ne è dotata, tuttavia giova al bene di tutta la comunità cristiana. Il dogma della comunione dei santi ci dice appunto che la grazia e la santità di un membro di Cristo ridonda a vantaggio di tutte le altre membra. Parimenti la carità, compagna inseparabile della grazia, è per sua natura espansiva e, abbracciando Dio, abbraccia tutte le creature in Dio. Essa imprime all’anima un duplice slancio: verso Dio e verso il prossimo; se l’uno o l’altro di questi slanci viene represso, la carità resta soffocata nella sua essenza. Questa virtù si sviluppa e giunge a maturità solo quando sono in piena efficienza i suoi due aspetti: amore di Dio e amore del prossimo; escludendo o diminuendo la carità fraterna, di cui l’apostolato è l’espressione più alta, si viene inevitabilmente a diminuire anche l’amore verso Dio. 

Perciò una vita interiore fredda, indifferente per il bene delle anime è necessariamente una vita sminuita, rimpicciolita, ridotta ad una forma di pietà gretta, meschina e spesso anche egoista; ha perso il calore vitale, il calore della carità e non merita neppure il nome di vita. 

Dove invece la fiamma dell’apostolato è viva, si ha una vita interiore più che mai rigogliosa, capace di grande generosità. Non è forse vero che talvolta il desiderio della nostra perfezione non è sufficiente a darci il coraggio per accettare certi sacrifici, certe rinunce che costano tanto alla natura? Ma quando si pensa che dalla nostra generosità, dalla nostra fedeltà alla grazia, dalla nostra immolazione può dipendere la salvezza di altre anime, allora non si può rifiutare nulla al Signore e si trova la forza per abbracciare anche le cose più aspre e penose. 

Così l’ideale apostolico diventa una leva potente per la santificazione personale e l’anima, resa più ricca da una fervorosa vita interiore, può mettere a disposizione di questo ideale nuove energie, nuova fecondità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno (San Francesco di Sales)

I sacrifici sono i fiammiferi con cui si accende il fuoco dell'amor di Dio.



(San Francesco di Sales)

sabato 28 gennaio 2023

Circa i modernisti che si atteggiano a virologi

Coloro che sono fedeli al Magistero perenne della Chiesa sanno bene che i teologi modernisti da diversi decenni stanno facendo strage di anime seminando a piene mani gravissimi errori contro la Fede e la Morale. In campo dogmatico i seguaci della “sintesi di tutte le eresie” negano il peccato originale, la Risurrezione corporale di Gesù, la verginità perpetua della Beata Vergine Maria, l’essenza sacrificale della Messa, la Presenza Reale di Cristo nel Santissimo Sacramento, l’esistenza del purgatorio, l’eternità dell’inferno, ecc. Ma i disastri più devastanti a mio avviso i modernisti li compiono in campo morale, ad esempio affermando che non sono gravemente peccaminose le trasgressioni al Sesto Comandamento, come la fornicazione, l’adulterio, la contraccezione, ecc.

Non sazi delle devastazioni compiute in campo teologico, da qualche tempo numerosi modernisti discettano di virus, vaccini, green pass, ecc., come se fossero esperti scienziati, ma fomentando tanta confusione. Per quanto riguarda i vaccini, io penso che i teologi debbano limitarsi a dire quali siano le condizioni affinché un farmaco possa essere assunto: deve essere efficace, deve essere sicuro per la salute, deve essere prodotto in modo etico. Se un determinato farmaco sia efficace e sicuro spetta dirlo agli studi scientifici fatti in modo serio, non alle elucubrazioni mentali di certi giornalisti ed opinionisti, né tantomeno dei teologi, per giunta adepti dell’eresia modernista!

Se un farmaco è inefficace, sarebbe irragionevole assumerlo. Se invece è efficace ma può causare gravi effetti avversi, bisogna valutare il rapporto tra i rischi e i benefici. Se un farmaco è efficace e sufficientemente sicuro ma prodotto in modo immorale, in questo caso se c’è una cooperazione remota si può assumere purché ci sia un motivo proporzionato. Questi sono i princìpi morali generali che i teologi modernisti dovrebbero affermare, invece li sentiamo sproloquiare atteggiandosi ad esperti virologi dopo aver “studiato medicina"... sui giornali di regime.

Ad esempio i teologi-“virologi”-modernisti affermano che certi farmaci sono “sicuri” nonostante le stesse case farmaceutiche che li producono affermano sui foglietti illustrativi che non sono note eventuali reazioni avverse a medio e lungo termine. Se i modernisti sui vaccini dispongono di dati e informazioni che sono ignoti persino alle case farmaceutiche, li rendano pubblici, oppure, se non li hanno, tacciano, onde evitare di fare disastri. Se per ipotesi un giorno si venisse a scoprire che quei farmaci nel lungo termine causavano malattie neurodegenerative, i modernisti che adesso sproloquiano saranno disponibili a risarcire i danni che anche a causa loro avranno subìto le vittime?

Tanti teologi-“virologi”-modernisti affermano che solo coi vaccini potremo finalmente uscire da questa pandemia. Eppure nel mondo ci sono migliaia di dottori che stanno salvando innumerevoli vite umane utilizzando le terapie domiciliari precoci. Fino ad oggi non ho mai sentito i modernisti chiedere ai governanti di approfondire l’argomento delle terapie. Parlano solo di vaccini. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma voi, cari modernisti, volete salvare le vite umane o volete smerciare i vaccini? E se volete davvero salvare le vite perché non aprite mai bocca per parlare delle terapie che stanno dando ottimi risultati?

E per favore smettetela di calunniare tutti coloro che non la pensano come voi accusandoli di essere dei “negazionisti”! Io non conosco nessuno che neghi l’esistenza del Sars-CoV-2, però conosco tante persone che chiedono solamente che su questa pandemia e sui rimedi contro il Covid venga detta la verità.

Pensiero del giorno

Leggi attentamente e medita quello che sta scritto in questo libretto, perchè si tratta del tuo supremo interesse e della tua vera vita temporale ed eterna. Sei uomo ragionevole, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, e non puoi ridurti come povero bruto che non sa donde venga, nè dove vada. Guarda il Cielo, là devi giungere con l'aiuto di Dio, per godervi eternamente. Se non vuoi guardare il Cielo devi guardare il sepolcro, perchè certamente morirai, ed il sepolcro senza la certa speranza dell'eterna vita fa orrore! Quanti anni hai? Qualunque sia la tua età, tu puoi dire con sicurezza assoluta: Di qui a dieci, quindici, trenta, quarant'anni sgombrerò dalla terra. Non mi serviranno più né la casa, né i mobili, né gli abiti, né le ricchezze; sarò portato in fretta al Camposanto, forse le persone care mi piangeranno per qualche giorno o per qualche mese, e poi sarò dimenticato sulla terra, per sempre! Morirò certamente, e se non avrò pensato all'anima mia, che cosa ne sarà di me nell'eternità? E' dunque supremo tuo interesse pensare all'eternità, pensare all'anima e coltivarla; conoscere, amare e servire Dio, per goderlo eternamente nel Paradiso.


(Brano tratto da "Per il tuo interesse e per la tua vita", di Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa).

venerdì 27 gennaio 2023

Il Santo Sacrificio della Messa come mezzo di santificazione

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I suoi effetti. a) Questo sacrifizio anzitutto glorifica Dio e lo glorifica in modo perfetto, perchè Gesù vi offre di nuovo al Padre, per mezzo del sacerdote, tutti gli atti di adorazione, di riconoscenza e d'amore che già offrì sul Calvario, atti di valore morale infinito. Offrendosi come vittima, afferma nel modo più espressivo il sovrano dominio di Dio su tutte le cose: è l'adorazione; dando se stesso a Dio in riconoscenza dei suoi benefici, gli rende una lode pari ai benefici: è il ringraziamento o culto eucaristico. Nulla quindi può impedire il conseguimento di quest'effetto, neppure l'indegnità del ministro; perchè il valore del sacrifizio non dipende essenzialmente da colui che l'offre come ministro secondario, ma dal pregio della vittima che viene offerta e dalla dignità del sacerdote principale che non è altri che Gesù Cristo stesso. Tal è l'insegnamento del Concilio di Trento quando dichiara che questa offerta purissima non può essere macchiata dall'indegnità o dalla malizia di coloro che l'offrono; che in questo divin sacrifizio è contenuto ed immolato, in modo incruento, quello stesso Cristo che sull'altare della Croce si è offerto in modo cruento. È quindi la stessa ostia e lo stesso sacrificatore quello che si offre ora pel ministero dei sacerdoti e quello che s'è offerto una volta sulla Croce: non c'è differenza che nel modo d'offrire la vittima. Perciò, quando assistiamo alla S. Messa e più ancora quando la celebriamo, rendiamo a Dio tutti gli omaggi che gli sono dovuti, nel modo più perfetto possibile, perchè facciamo nostri gli omaggi di Gesù vittima. -- Nè si dica che tutto questo non ha che far nulla con la nostra santificazione; quando noi glorifichiamo Dio, egli amorosamente si china verso di noi, e quanto più noi ci occupiamo della sua gloria, tanto più egli si occupa dei nostri spirituali interessi; molto dunque si fa per la nostra santificazione rendendogli i nostri ossequi in unione con la vittima divina che rinnova sull'altare la sua immolazione.

b) Il divin sacrifizio ha inoltre un effetto propiziatorio per la virtù stessa della sua celebrazione (ex opere operato, come dicono i teologi). Ed ecco in che senso: il sacrifizio, offrendo a Dio l'ossequio che gli è dovuto e un giusto compenso per il peccato, lo inclina a concederci, non direttamente la grazia santificante (il che è effetto proprio del sacramento), ma la grazia attuale e il dono della penitenza, e a rimetterci, quando siamo contriti e pentiti, i peccati anche più gravi. -- È nello stesso tempo sodisfattorio, nel senso che rimette infallibilmente ai peccatori pentiti una parte almeno della pena temporale dovuta al peccato, in proporzione delle disposizioni più o meno perfette con cui vi assistono. Ecco perchè, aggiunge il Concilio di Trento, può essere offerto non solo per i peccati, le sodisfazioni e i bisogni spirituali dei vivi, ma anche per quelli che son morti in Cristo senza avere sufficientemente espiato le loro colpe. È facile vedere quanto questo doppio effetto, propiziatorio e sodisfattorio, contribuisca al nostro progresso nella vita cristiana. Il grande ostacolo all'unione con Dio è il peccato; ottenere il perdono e farne sparire anche gli ultimi vestigi è quindi preparare un'unione sempre più intima con Dio: "Beati mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt". Quale consolazione per i poveri peccatori di veder così cader il muro di separazione che li impediva di godere della vita divina!

c) La Messa è impetratoria nello stesso modo che è propiziatoria: ottiene quindi da Dio, per la virtù stessa del sacrifizio (ex opere operato), tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per santificarci. Il sacrifizio è una preghiera in azione, e Colui che al santo altare prega per noi con gemiti inenarrabili è Quegli stesso le cui preghiere sono sempre esaudite "exauditus est pro sua reverentia". Quindi la Chiesa, interprete autentica del pensiero divino, vi prega costantemente, in unione con Gesù sacrificatore e vittima (per Dominum nostrum Jesum Christum), per chiedere tutte le grazie di cui hanno bisogno i suoi membri alla salute dell'anima e alla salute del corpo, "pro spe salutis et incolumitatis suæ", per la salvezza e il progresso spirituale, sollecitando per i suoi fedeli, principalmente nella Colletta, la grazia speciale che corrisponde a ciascuna festa. E chiunque entra in questa corrente di preghiera liturgica, con le disposizioni volute, è sicuro d'ottenere per sè e per tutti quelli che gli premono le più copiose grazie.

È dunque chiaro che il santo sacrifizio della Messa contribuisce, con tutti i suoi effetti, alla nostra santificazione; e ciò tanto più efficacemente in quanto che noi non vi preghiamo da soli ma uniti a tutta la Chiesa e principalmente al Capo invisibile della Chiesa, a Gesù sacrificatore e vittima, che, rinnovando l'offerta del Calvario, chiede, per la virtù del suo sangue e per le sue suppliche, che le sue sodisfazioni e i suoi meriti ci vengano applicati.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928] 

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