Certamente Don Francesco non è morto odiando i suoi carnefici, altrimenti non sarebbe stato un santo. Come tutti i martiri avrà sperato nella loro conversione. Speriamo che anche gli attuali seguaci di quella inumana ideologia possano convertirsi al cattolicesimo e dedicare il resto della propria vita per la maggior gloria di Dio.
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martedì 10 febbraio 2026
Un prete istriano martirizzato dai rossi
Certamente Don Francesco non è morto odiando i suoi carnefici, altrimenti non sarebbe stato un santo. Come tutti i martiri avrà sperato nella loro conversione. Speriamo che anche gli attuali seguaci di quella inumana ideologia possano convertirsi al cattolicesimo e dedicare il resto della propria vita per la maggior gloria di Dio.
Pensiero del giorno (Il liberalismo ha preparato la strada al comunismo)
[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].
lunedì 9 febbraio 2026
Non dobbiamo temere di comparire stolti in faccia al mondo
[...] o amato lettore [...] vorrei che facessimo insieme una conclusione, che tornasse a mio e a tuo vantaggio. È certo che o più presto o più tardi la morte verrà per ambedue e forse l'abbiamo più vicina di quel che ci possiamo immaginare. È parimente certo che se non facciamo opere buone nel corso della vita, non potremo raccoglierne il frutto in punto di morte, né aspettarci da Dio alcuna ricompensa. Ora dandoci la divina Provvidenza qualche tempo a prepararci per quell'ultimo momento, occupiamolo ed occupiamolo in opere buone, e sta' sicuro che ne raccoglieremo a suo tempo il frutto meritato. Non mancherà, è vero, chi si prenda giuoco di noi, perché non ci mostriamo spregiudicati in fatto di religione. Non badiamo a chi parla così. Egli inganna e tradisce se stesso e chi lo ascolta. Se vogliamo comparire sapienti innanzi a Dio, non dobbiamo temere di comparire stolti in faccia al mondo, perché Gesù Cristo ci assicura che la sapienza del mondo è stoltezza presso Dio". La sola pratica costante della religione può renderci felici nel tempo è nell'eternità. Chi non lavora d'estate non ha diritto di godere in tempo d'inverno, e chi non pratica la virtù nella vita, non può aspettarsene alcun premio dopo morte.
Animo, o cristiano lettore, animo a fare opere buone mentre siamo in tempo; i patimenti sono brevi, e ciò che si gode dura in eterno". Io invocherò le divine benedizioni sopra di te, e tu prega anche il Signore Iddio che usi misericordia all'anima mia, affinché dopo aver parlato della virtù, del modo di praticarla e della grande ricompensa che Dio alla medesima tien preparata nell'altra vita non mi accada la terribile disgrazia di trascurarla con danno irreparabile della mia salvezza.
Il Signore aiuti te, aiuti me a perseverare nell'osservanza dei suoi precetti nei giorni della vita, perché possiamo poi un giorno andare a godere in cielo quel gran bene, quel sommo bene pei secoli dei secoli. Così sia.
Pensiero del giorno - L'ostinazione dei perversi
domenica 8 febbraio 2026
La santità e i propri doveri
Pensiero del giorno
sabato 7 febbraio 2026
Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari
L'abbadessa che sembrava una santa
Una certa vedova di buon credito e di buoni costumi, cadde in un brutto peccato, e ne ebbe tal vergogna, che non le diede mai cuore di palesarlo al sacerdote, e dirne sua colpa. Ma perché la coscienza di continuo glielo rinfacciava, entrò in pensiero di cancellare con gran digiuni, discipline e penitenze, anche senza la confessione: giunse fino a farsi monaca in un convento molto severo, dove, per l'esempio che dava a tutte di regolare osservanza, in capo a qualche anno fu eletta per Abbadessa. Eppure mai non si indusse a ben confessarsi né meno sul passo estremo, ma tacque anche allora l'eccesso da sé operato nel secolo; e si morì con gran dolore di tutte quelle religiose, le quali l'avevano in opinione di una santa, e speravano dopo la morte vederne qualche miracolo. E il miracolo avvenne, ma troppo differente dagli aspettati. Per il fatto che comparve l'anima tutta cinta di fuoco, e facendosi vedere ad una sua compagna più cara: Sono, disse, l'Abbadessa, e sono condannata all'inferno, perché dopo aver commesso un peccato vergognoso prima di entrare in convento, non me ne sono voluta mai confessare.
Pensiero del giorno
venerdì 6 febbraio 2026
Per le madri cristiane
Pensiero del giorno
giovedì 5 febbraio 2026
Dio ricompensa l'elemosina
Il Marchese Domenico Fassati, il quale, benché munifico, era stato da Don Bosco animato a largheggiare maggiormente coi poveri, era solito dire:
— È curioso, ma è vero: più ne dò a Don Bosco e più ne ricevo.
Bolscevismo significa dittatura

Pensiero del giorno
(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)
mercoledì 4 febbraio 2026
Un uomo davvero felice
Viveva a Colonia nel secolo XIV un celebre predicatore Domenicano, Giovanni Tauler, famoso per la scienza e per la carità di cui era fornito. Trovandosi egli un giorno in chiesa, pregava Iddio di gran cuore, affinché gli facesse conoscere la maniera migliore di servirlo. Finita la sua orazione, esce di chiesa, e vede rannicchiato sopra un gradino della porta un povero malamente coperto di panni, e così sfigurato, che al solo vederlo moveva a pietà. Aveva la testa per metà corrosa da un'ulcera, aveva perduto un braccio ed una gamba, e tutto il suo corpo era coperto di orribili piaghe. Mosso da compassione il P. Tauler, si avvicina al povero uomo, si toglie di tasca una moneta d’argento, e nel dargliela gli dice: - Buon giorno, mio caro. - Grazie, signore, rispose il poverello, ma io non ho mai avuto giorni cattivi. Il religioso credette che lo sventurato non avesse inteso il saluto, e gli ripete: Io vi ho augurato il buon giorno, cioè che siate felice, e che abbiate tutto quello che potete desiderare. - Vi ho inteso benissimo, soggiunse il tapino, e vi ringrazio della vostra carità, ma torno a dirvi che da molto tempo il vostro augurio si è verificato. Tauler disse tra sé: questo infelice ha perduto la testa, od è sordo. Quindi alzando la voce, ritornò a dire: Ma voi non mi avete inteso! Vi ho augurato che possiate essere contento. Ma sì, mio signore, disse il mendicante, non vi affaticate: vi ho già detto che vi ho inteso benissimo, e vi ripeto che sono felicissimo, e che non passo mai cattive giornate. Il pio Domenicano resta attonito. Poi si avvicina di più a quell'apparente infelice, e lo prega di spiegargli meglio ciò che prima gli aveva detto. Il povero storpio e gravemente malato gli risponde: Signore, fino dalla infanzia imparai che Dio è sapiente, giusto e buono. Dopo la mia infanzia soffro di una infermità che ormai ha divorato gran parte del mio corpo; sono sempre stato povero, ed ho perduto un braccio ed una gamba. Ho detto a me stesso: nulla accade senza la volontà o la permissione di Dio! Il Signore sa meglio di me ciò che mi conviene perché egli mi ama come un padre ama i suoi figli! Sono quindi certo che queste sofferenze sono per me un gran bene! Così mi sono abituato a non volere mai altro che ciò che vuole il mio amato e buon Signore: e se mi manda le malattie le ricevo con gioia come fossero mie sorelle: se nulla mi invia per limosina, digiuno volentieri per espiare i peccati miei e quegli degli altri: se non ho di che meglio vestirmi, vado rammentando la nudità del mio Salvatore nel Presepio e sulla Croce, e mi pare di essere più ricco di Lui. Se soffro ora sulla terra, so che sarò immensamente e per sempre felice nel cielo. Che debbo dirvi di più? Sono sempre contento; e se piango talvolta con un occhio, sorrido coll'altro e non desidero che il compimento della sua santissima volontà. Vedete dunque, o signore, che io sono felicissimo, che non passo mai cattive giornate, e che ho tutto quello che posso desiderare. Il P. Tauler pianse... Non aveva mai inteso discorso così edificante. Donò al povero il suo mantello, e l'unica moneta che gli restava in tasca; poi abbracciò il mendico e rientrò nella chiesa per ringraziare il Signore che lo aveva esaudito, facendogli conoscere il mezzo migliore di servirlo, cioè la piena uniformità al divino volere.











