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giovedì 26 aprile 2018

L'empia autoadorazione dell'uomo

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882, della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”].


Il disegno infernale, che è l'attuazione della dottrina della massoneria, sostituisce i pretesi diritti dell'uomo ai diritti e alla legge di Dio, e, sconvolgendo ogni principio di ordine, pone l'uomo fine a se stesso. E' l'empia e satanica apoteosi dell'umanità, ossia l'uomo sacrilegamente messo al posto di Dio. Persino l'idea religiosa deve scomparire; tutto diventa umano, cioè indipendente dalla legge divina e da ogni fine soprannaturale, l'organizzazione, il potere, i mezzi e lo scopo. La ragione ribelle e una falsa scienza soppiantano la fede e la verità; l'idea, impropriamente chiamata laica, e che si dovrebbe invece chiamare satanica, è sostituita all'idea religiosa.

La setta segreta assale, insegue e vuol distruggere insieme la religione, la morale, la famiglia, la proprietà, l'educazione cristiana, ogni onesto governo, la vera libertà ed infine il Papato, che essa considera come il centro e la garanzia di tutte queste grandi cose che costituiscono la società, e che le fanno da base. La setta mira a tutto distruggere per arrivare a ciò che essa chiama lo stato di natura, che è in realtà l'anarchia, la forza selvaggia, la barbarie; non più culto a Dio, ma l'autoadorazione dell'uomo; non più doveri, ma egoismo sfrenato e la soddisfazione degli istinti più mostruosi, con qualsiasi mezzo. Essa fa entrare i suoi addetti nei consigli delle nazioni, perché vi combattano con trame segrete e astute, ciò che è contrario ai suoi fini; quando può, sale al sommo del potere sociale per realizzare con leggi empie, lo scopo tremendo che si prefigge, scopo che ai nostri giorni, a motivo del numero considerevole dei suoi membri, nasconde a mala pena sotto veli trasparenti e falsi, incapaci di ingannare le persone oneste. Noi ne siamo addolorati testimoni.

Che sono quelle leggi che opprimono le giuste libertà della Chiesa? Perché la violazione del domicilio dei Religiosi e la dispersione delle loro Comunità? Perché quelle misure contro le vocazioni Sacerdotali? Perché quelle scuole delle ragazze? quegli attentati sacrileghi ai santuari cattolici, quelle scuole senza Dio, quegli ospedali senza Preti? Perché quelle leggi disgreganti la famiglia, quel togliere il Crocifisso dai cimiteri e dovunque, quell'odio a Dio inculcato nei fanciulli innocenti? Quella libertà sfrenata concessa a pubblicazioni corruttrici e alla propaganda di dottrine sovversive e scandalose? Quella violazione dei più sacri diritti, perché?... Non è forse tutto questo il realizzarsi a faccia scoperta, con mezzi che fanno credere legali, delle dottrine accettate e dei piani da tanto tempo deliberati nei conciliaboli massonici, già tante volte segnalati dai Sommi Pontefici, come distruttori di ogni morale, di ogni società e di ogni religione? A vedere il trionfo dell'errore, quasi padrone del mondo, o almeno di quanto è forza materiale e potere, quella apparente legalità con la quale si vuole legittimare tanto male, dovremmo noi disperare del presente e dell'avvenire? No, Sorelle, no mai! Gesù Cristo ha vinto Satana e il mondo!

Pensiero del giorno

Molte persone si dannano a causa dell'ignoranza e della pigrizia dei preti.

(Beato Giovanni Maria Boccardo)

mercoledì 25 aprile 2018

Vi ringrazio di non avermi fatto morire in peccato mortale

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


O Gesù mio Redentore, vi ringrazio che non mi avete fatto morire, quando io stavo in disgrazia vostra. Da quanti anni io meriterei di star nell'inferno! Se io morivo in quel giorno, in quella notte, che ne sarebbe di me per tutta l'eternità? Signore, ve ne ringrazio. Io accetto la mia morte in soddisfazione de' miei peccati; e l'accetto secondo il modo che a Voi piacerà di mandarmela; ma giacché mi avete aspettato sinora, aspettatemi un altro poco. [...] Datemi tempo da piangere l'offese che v'ho fatte, prima che mi abbiate a giudicare.

Io non voglio più resistere alle vostre voci. Chi sa, se queste parole che ho lette, sono l'ultima chiamata per me! Confesso che non merito pietà: Voi tante volte mi avete perdonato, ed io ingrato ho ritornato ad offendervi. «Cor contritum, et humiliatum Deus non despicies» (Ps. 50). Signore, giacché Voi non sapete disprezzare un cuore, che si umilia e si pente, ecco il traditore che pentito a Voi ricorre. [...] Per pietà non mi discacciate. [...] È vero che io vi ho oltraggiato più degli altri, perché più degli altri sono stato da Voi favorito di lumi e di grazie; ma il sangue che avete sparso per me mi dà animo, e mi offre il perdono, s'io mi pento. Sì, mio sommo bene, che mi pento con tutta l'anima di avervi disprezzato. Perdonatemi, e datemi la grazia di amarvi per l'avvenire. Basta quanto vi ho offeso. La vita, che mi resta, no, Gesù mio, non la voglio più spendere ad offendervi; voglio spenderla solo a piangere sempre i disgusti, che vi ho dati, e ad amarvi con tutto il cuore, o Dio degno d'infinito amore.

O Maria, speranza mia, pregate Gesù per me.


[Brano tratto da "Apparecchio alla Morte"]


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Pensiero del giorno - Il più efficace mezzo di apostolato


Ma il più efficace mezzo di apostolato tra le folle dei poveri e degli umili è l’esempio del sacerdote, l’esempio di tutte le virtù sacerdotali, quali le abbiamo descritte nella Nostra Enciclica Ad catholici sacerdotii; ma nel caso presente in modo speciale è necessario un luminoso esempio di vita umile, povera, disinteressata, copia fedele del Divino Maestro che poteva proclamare con divina franchezza: « Le volpi hanno delle tane e gli uccelli dell’aria hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo ». Un sacerdote veramente ed evangelicamente povero e disinteressato fa miracoli di bene in mezzo al popolo, come un San Vincenzo de’ Paoli, un Curato d’Ars, un Cottolengo, un Don Bosco e tanti altri; mentre un sacerdote avaro e interessato, come abbiamo ricordato nella già citata Enciclica, anche se non precipita come Giuda, nel baratro del tradimento, sarà per lo meno un vano «bronzo risonante» e un inutile «cembalo squillante», e troppo spesso un impedimento piuttosto che uno strumento di grazia in mezzo al popolo. E se il sacerdote secolare o regolare per obbligo del suo ufficio deve amministrare dei beni temporali, si ricordi che non soltanto deve scrupolosamente osservare tutto ciò che prescrivono la carità e la giustizia, ma deve mostrarsi in modo particolare veramente un padre dei poveri.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

martedì 24 aprile 2018

Circa i cattolici che fanno "compromessi al ribasso" col mondo

Pubblico un vecchio messaggio che mi ha inviato "Letizia", una gentilissima collaboratrice del blog.


Caro D., (...) ti confido che molte volte avrei voluto parlare con te, non tanto per risollevarmi tutte le volte che percepisco sconforto, quanto perché, come tu stesso dici, è di grande aiuto o anche semplicemente piacevole, dialogare di argomenti spirituali (...). Dove trovi persone così ben disposte a parlare delle cose di Dio? Anche gli stessi "cattolici praticanti" sono spesso lontani dalla verità, in quanto negano realtà quali inferno e purgatorio, minimizzano i peccati e credono che sia esagerato star sempre lì a pregare...! Oppure sono sempre tristi o preoccupati per cose davvero di poco conto o assai materiali. Grazie per la tua amicizia, grazie Signore per questa amicizia. 

Cari saluti nei dolcissimi cuori di Gesù e Maria.

Letizia


Carissima in Cristo,
                                      purtroppo, anche io ho notato che molte persone, pur professandosi "cattoliche praticanti", continuano tuttavia ad avere una visione "poco soprannaturale" della vita e fanno molti compromessi con la mentalità mondana, per esempio non vivono in totale castità il periodo del fidanzamento, durante il matrimonio usano anticoncezionali per limitare le nascite, vanno al cinema per vedere film "poco edificanti", utilizzano abiti scandalosi (soprattutto le donne), fanno imbrogli nel commercio, sono "aperti" alle idee progressiste come il matrimonio gay, frequentano cattive compagnie, criticano Dio se capitano terremoti o pestilenze, eccetera. Ma oltre a fare "compromessi al ribasso" col mondo, si permettono pure di criticare aspramente quei cattolici che invece desiderano vivere in maniera coerente col Vangelo, accusandoli di avere una mentalità medievale, di essere "estremisti", di avere una visione della vita cristiana ormai "superata" e non al passo coi tempi, e altre accuse di questo genere.

Mi sento confortato quando entro in contatto con persone come te che desiderano vivere il cristianesimo in maniera profonda e coerente. Ecco perché anche a me piace tanto parlare con te. Sai bene che ti stimo molto, tra l'altro riesci a trasmettermi entusiasmo, serenità e devozione. L'ultima volta che ci siamo sentiti al telefono è stato semplicemente splendido, sei riuscita a donarmi tanto. Sono rimasto colpito quando mi hai detto che tra di noi sentivi come un fuoco che ti faceva ardere di carità (le parole esatte non me le ricordo, ma il senso era questo). E poi sono rimasto molto contento quando mi hai detto che da quando la nostra amicizia è divenuta più intensa, senti nel tuo cuore una forte spinta ad amare maggiormente Dio. Il Redentore Divino ci ha insegnato a valutare le cose in base ai loro frutti. Sin tanto che la nostra amicizia darà frutti buoni per le nostre anime, sarò lieto di continuare a coltivarla. Spero tanto che il nostro reciproco affetto rimanga sempre ordinato e soprannaturale. Anche se ci tengo molto a te, preferirei interrompere la nostra amicizia, anziché offendere Dio. E so che anche tu preferiresti morire anziché calpestare i precetti del Signore. Preghiamo Sant'Antonio di Padova, il santo a cui sei più devota, affinché custodisca la nostra amicizia.

Grazie davvero per avermi concesso la facoltà di pubblicare i tuoi scritti spirituali. E grazie soprattutto per la vera, profonda e cristiana amicizia che mi stai donando in maniera disinteressata.

Con stima e affetto,

Cordialiter




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Pensiero del giorno

Noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

lunedì 23 aprile 2018

Circa l'offerta alla Santissima Trinità del Sacrificio Eucaristico

Dall'Enciclica "Mediator Dei" di Papa Pio XII


Nella Chiesa cattolica, la ragione umana illuminata dalla fede si è sempre sforzata di avere una maggiore conoscenza possibile delle cose divine; perciò è naturale che anche il popolo cristiano domandi piamente in che senso venga detto nel Canone del Sacrificio Eucaristico che lo offre anch'esso. Per soddisfare a questo pio desiderio, Ci piace trattare qui l'argomento con concisione e chiarezza.

Ci sono, innanzi tutto, ragioni piuttosto remote: spesso, cioè, avviene che i fedeli, assistendo ai sacri riti, uniscono alternativamente le loro preghiere alle preghiere del sacerdote; qualche volta, poi, accade parimenti - in antico ciò si verificava con maggiore frequenza - che offrano al ministro dell’altare il pane e il vino perché divengano corpo e sangue di Cristo; e, infine, perché, con le elemosine, fanno in modo che il sacerdote offra per essi la vittima divina.

Ma c'è anche una ragione più profonda perché si possa dire che tutti i cristiani, e specialmente quelli che assistono all'altare, compiono l'offerta.

Per non far nascere errori pericolosi in questo importantissimo argomento, è necessario precisare con esattezza il significato del termine «offerta». L'immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente sull'altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei fedeli. Ponendo però, sull'altare la vittima divina, il sacerdote la presenta a Dio Padre come oblazione a gloria della Santissima Trinità e per il bene di tutte le anime. A quest’oblazione propriamente detta i fedeli partecipano nel modo loro consentito e per un duplice motivo; perché, cioè, essi offrono il Sacrificio non soltanto per le mani del sacerdote, ma, in certo modo, anche insieme con lui, e con questa partecipazione anche l'offerta fatta dal popolo si riferisce al culto liturgico.

Che i fedeli offrano il Sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il ministro dell'altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo, che offre a nome di tutte le membra; per cui a buon diritto si dice che tutta la Chiesa, per mezzo di Cristo, compie l'oblazione della vittima. Quando, poi, si dice che il popolo offre insieme col sacerdote, non si afferma che le membra della Chiesa, non altrimenti che il sacerdote stesso, compiono il rito liturgico visibile - il che appartiene al solo ministro da Dio a ciò deputato - ma che unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espiazione e il suo ringraziamento alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, acciocché vengano presentate a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima, anche col rito esterno del sacerdote. È necessario, difatti, che il rito esterno del Sacrificio manifesti per natura sua il culto interno: ora, il Sacrificio della Nuova Legge significa quell'ossequio sapremo col quale lo stesso principale offerente, che è Cristo, e con Lui e per Lui tutte le sue mistiche membra, onorano debitamente Dio.

Con grande gioia dell'anima siamo stati informati che questa dottrina, specialmente negli ultimi tempi, per l'intenso studio della disciplina liturgica da parte di molti, è stata posta nella sua luce: ma non possiamo fare a meno di deplorare vivamente le esagerazioni e i travisamenti della verità che non concordano con i genuini precetti della Chiesa.

Alcuni, difatti, riprovano del tutto le Messe che si celebrano in privato e senza l'assistenza del popolo, quasi che deviino dalla forma primitiva del sacrificio; né manca chi afferma che i sacerdoti non possono offrire la vittima divina nello stesso tempo su parecchi altari, perché in questo modo dissociano la comunità e ne mettono in pericolo l'unità: così non mancano di quelli che arrivano fino al punto di credere necessaria la conferma e la ratifica del Sacrificio da parte del popolo perché possa avere la sua forza ed efficacia.

Erroneamente in questo caso si fa appello alla indole sociale del Sacrificio Eucaristico. Ogni volta, difatti, che il sacerdote ripete ciò che fece il Divin Redentore nell'ultima cena, il sacrificio è realmente consumato, ed esso ha sempre e dovunque, necessariamente e per la sua intrinseca natura, una funzione pubblica e sociale, in quanto l'offerente agisce a nome di Cristo e dei cristiani, dei quali il Divin Redentore è Capo, e l'offre a Dio per la Santa Chiesa Cattolica e per i vivi e i defunti. E ciò si verifica certamente sia che vi assistano i fedeli - che Noi desideriamo e raccomandiamo che siano presenti numerosissimi e ferventissimi - sia che non vi assistano, non essendo in nessun modo richiesto che il popolo ratifichi ciò che fa il sacro ministro.

Sebbene, dunque, da quel che è stato detto risulti chiaramente che il santo Sacrificio della Messa è offerto validamente a nome di Cristo e della Chiesa, né è privo dei suoi frutti sociali, anche se è celebrato senza l'assistenza di alcun inserviente [...].

Pensiero del giorno

O silenzio santo, che è la chiave d’oro che custodisce il gran tesoro delle sante virtù! Fatene grande stima, praticatelo assai.


(San Paolo della Croce)

domenica 22 aprile 2018

Fare una Comunione sacrilega

Tempo fa una mia amica mi ha raccontato di aver avuto una discussione con una sua parente, la quale ha affermato erroneamente che anche se siamo in condizioni di grave peccato, è sempre meglio fare la Comunione. Ecco la mia risposta.



Cara sorella in Cristo, 
                                         leggo con interesse le tue e-mail perché non sono banali e superficiali, ma trattano argomenti importanti e profondi.

Purtroppo, oggi in giro ci sono tante persone (anche tra i sacerdoti) che affermano cose contrarie a quelle che insegna la Dottrina Cattolica. Andare a Messa la domenica è un precetto ecclesiastico che obbliga “sub gravi”, cioè sotto pena di colpa grave (ci sono dei casi in cui si è scusati dall'andare a Messa, se vuoi te ne parlo la prossima volta). Chi senza giustificazione non va a Messa nei giorni festivi, non può prendere la Comunione senza prima confessarsi. E quando si confessa deve essere sinceramente pentito del peccato fatto, e deve anche avere il fermo proposito di non peccare più (almeno di non commettere più i peccati mortali), altrimenti l'assoluzione è invalida.

Se una persona è in peccato mortale, significa che non è in stato di grazia di Dio, quindi è un controsenso voler unirsi con Gesù nel Santissimo Sacramento nonostante non si è pentiti dei peccati mortali commessi. Oltre essere assurdo è pure un orribile sacrilegio che offende gravemente Dio. E lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo afferma che chi mangia e beve il Corpo e Sangue di Cristo pur essendo indegno (cioè in peccato mortale), mangia e beve la propria condanna.

Molti modernisti (cioè i seguaci del modernismo, che è la sintesi di tutte le eresie) affermano di “confessarsi” direttamente con Dio. Ma Gesù ha detto chiaramente agli Apostoli che solo a chi rimetteranno i peccati, essi saranno perdonati, agli altri non saranno perdonati. Pertanto chi presume di “confessarsi” direttamente con Dio inganna se stesso.

Altri dicono erroneamente che se uno ha commesso qualche peccato mortale, è sufficiente che faccia un atto di dolore perfetto e poi può tranquillamente comunicarsi. In questo caso si tratta di una grave disobbedienza alla Legge ecclesiastica, infatti il Codice di Diritto Canonico afferma che chi vuole comunicarsi, se ha commesso un peccato mortale, deve prima confessarsi.

Insomma, è vero che un atto di dolore perfetto (cioè il pentimento di aver commesso un peccato, perché con esso si è offeso Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, oppure perché si è stati la causa della dolorosa Passione di Cristo) rimette immediatamente un'anima in stato di grazia (se ha il proposito di confessarsi), tuttavia anche se in questo modo è tornata in grazia di Dio, deve comunque obbedire alla Legge ecclesiastica, e quindi prima di comunicarsi deve confessarsi. Essendo una Legge ecclesiastica, in teoria potrebbe essere modificata, e cioè un Papa potrebbe permettere ai fedeli di comunicarsi anche semplicemente facendo un atto di dolore perfetto (atto di contrizione), tuttavia sin quando la Legge sarà in vigore deve essere osservata. Ma nessun Papa potrà mai dire che i fedeli possono comunicarsi senza essere in stato di grazia (cioè senza nemmeno fare un atto di contrizione perfetto), perché in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita direttamente dal Signore. Infatti i Pontefici possono modificare le Leggi ecclesiastiche, ma non la Legge Eterna di Dio. Per questo motivo nessun Papa può stabilire che i divorziati risposati che vivono “more uxorio” (cioè nel modo dei coniugi, che è diverso dal vivere "come fratello e sorella", ossia in castità) possono ricevere validamente l'assoluzione sacramentale (e poi fare la Comunione), infatti in questo caso non si tratta di una Legge ecclesiastica, ma di una Legge stabilita dal Signore (quella secondo cui bisogna essere sinceramente pentiti e avere il fermo proposito di non peccare più per poter avere validamente l'assoluzione sacramentale, o anche semplicemente per poter tornare in stato di grazia con un atto di contrizione).

Ci sono dei casi in cui ci si può comunicare senza aver ricevuto l'assoluzione sacramentale? Sì, ma sono rari, ad esempio i tradizionali manuali di Teologia Morale insegnano che se una persona si è accostata al sacerdote per ricevere la Comunione, e in quel momento si ricorda di essere in peccato mortale, può ricevere lo stesso la Comunione (perché altrimenti, se tornasse al banco, la gente capirebbe che è in peccato mortale e perderebbe la sua reputazione) ma deve necessariamente premette un atto di contrizione (dolore perfetto del peccato mortale commesso). Un altro esempio è quello di un prete che mentre sta celebrando la Messa (alla presenza di altre persone) si ricorda di essere in peccato mortale. Anche in questo caso può continuare la Messa (altrimenti potrebbe perdere la reputazione), facendo però un atto di contrizione.

Spesso sentiamo parlare dell'infinita Misericordia di Dio. Benissimo! Ma, come tu stessa hai ricordato, il Signore è anche infinitamente giusto. Voler andare in paradiso senza pentirsi dei peccati mortali commessi, è un voler burlare Dio, ma San Paolo afferma che “Deus non irridetur”, cioè Dio non si lascia prendere in giro da noi. 

In un suo scritto, Sant'Alfonso Maria de Liguori scrive “Tu dici: Dio è misericordioso! - Eppure, con tutta questa misericordia, quanti ogni giorno vanno all'inferno!". Dunque è ottima cosa parlare della misericordia del Signore, ma bisogna parlare anche della sua giustizia, altrimenti molta gente potrebbe pensare che possiamo peccare tranquillamente, tanto alla fine la faremo franca, perché Dio perdonerà tutto a tutti, mentre in realtà perdonerà tutto solo a chi si sarà sinceramente pentito, altrimenti andrebbe contro la sua giustizia.

Quando incontriamo una persona che contraddice con cocciutaggine la Dottrina Cattolica, non sempre è facile rimanere sereni senza alterarsi. San Francesco di Sales in gioventù aveva un carattere tendente alla collera, ma con la grazia di Dio riuscì a dominare questa cattiva tendenza e divenne il “santo della dolcezza”, perché usava con tutti (anche coi suoi subordinati) dei modi cordiali, affabili, dolci, amorevoli, ecc. Lui era vescovo, pertanto doveva correggere gli sbagli fatti dai suoi subordinati, ma lo faceva con tanta dolcezza che riusciva a catturare i cuori, cioè la gente gli obbediva non per timore di essere rimproverata da lui, ma perché si lasciava convincere dalla sua dolcezza e carità fraterna.

Chi ama Gesù ama la dolcezza. Lo spirito di dolcezza è proprio di Dio. L'anima che ama Dio ama anche tutti coloro che sono amati da Dio, pertanto cerca volentieri di soccorrere, consolare e contentare tutti, per quanto gli è possibile. Dice San Francesco di Sales: “L'umile dolcezza è la virtù delle virtù che Dio tanto ci ha raccomandato; perciò bisogna praticarla sempre e dappertutto.” Questa dolcezza bisogna praticarla specialmente coi poveri, i quali ordinariamente, poiché son poveri, son trattati aspramente dagli uomini. Non vi è cosa che tanto edifichi il prossimo, quanto la caritatevole benignità nel trattare. I santi ordinariamente avevano il sorriso sulle labbra e il loro volto spirava benignità, accompagnata dalle parole e dai gesti. Oh quanto si ottiene più con la dolcezza che con l'asprezza! L'affabilità, l'amore e l'umiltà catturano i cuori delle persone.

Sono molto contento di sapere che i pensieri di Padre Felice Maria Cappello ti sono piaciuti molto e che hai deciso di imparare a memoria e ripetere ogni giorno il seguente proposito: "Devo essere vittima di amore: Amare Gesù: ecco lo scopo della mia vita. Ogni parola, ogni passo, ogni pensiero, ogni sentimento, ogni respiro, dev'essere un atto di purissimo amore. Vivere e morire di amore per Gesù: ecco il mio ideale".

Carissima in Cristo, se questo proposito diventerà il tuo programma di vita, sarai felice già su questa Terra, e ancora di più dopo la morte.

Ci sono tante altre cose spirituali di cui vorrei parlarti, ma non voglio abusare della tua pazienza (questa lettera è già abbastanza lunga). Tuttavia, se in futuro vorrai scrivermi per dialogare su argomenti spirituali, soprattutto quando ti sentirai sconfortata o avrai qualche dubbio da chiarire, sarò lieto di risponderti. Per me è una grande gioia coltivare amicizie spirituali con persone che vogliono amare e servire Cristo Redentore.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

Pensiero del giorno

Lo spirito dell'Opera è l'unione all'immolazione e all'oblazione incessanti di Nostro Signore Gesù Cristo, particolarmente è unione ai dolori del suo Cuore. Questo Cuore, finché durò la vita umana di Gesù, fu immolato. Ecco il modello, ecco la parte preparata per le nostre anime: l'immolazione intima del cuore, dell'anima, dello spirito. Dobbiamo unire questo nostro calice a quello del Sangue di Gesù, offrendoli insieme per i fini dell'Opera.


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 21 aprile 2018

La lotta contro il mondo

Dagli scritti di Padre Aldolphe Tanquerey.


Il mondo di cui parliamo non è il complesso delle persone che vivono nel mondo, fra cui si trovano ed anime elette ed increduli. È il complesso di coloro che si oppongono a Gesù Cristo e sono schiavi della triplice concupiscenza. Sono dunque: 1) gli increduli, ostili alla religione appunto perchè condanna il loro orgoglio, la loro sensualità, la loro sete smodata di ricchezze; 2) gl'indifferenti, che non si curano d'una religione che li obbligherebbe ad uscire dalla loro indolenza; 3) i peccatori impenitenti, che amano il loro peccato, perchè amano il piacere e non vogliono distaccarsene; 4) i mondani che credono ed anche praticano la religione, ma associandola all'amore del piacere, del lusso, delle lautezze, e che talvolta scandalizzano i fratelli, credenti o increduli, facendo lor dire che la religione ha ben poco influsso sulla vita morale. È questo il mondo che Gesù maledisse per i suoi scandali: "Vae mundo a scandalis!" e che S. Giovanni dice immerso tutto nel male: "Mundus totus in maligno positus est".

1° I Pericoli del mondo. Il mondo che penetra anche nelle famiglie cristiane e perfino nelle comunità, con le visite fatte o ricevute, con le corrispondenze, con la lettura di libri o di giornali mondani, è un grande ostacolo alla salvezza e alla perfezione; risveglia e attizza in noi il fuoco della concupiscenza; ci seduce e ci atterrisce.

A) Ci seduce con le sue massime, con la pompa delle sue vanità, coi perversi suoi esempi.

a) Con le sue massime, che sono in opposizione diretta con le massime del Vangelo. Il mondo infatti vanta la felicità dei ricchi, dei forti o anche dei violenti, degli arricchiti, degli ambiziosi, di quelli che sanno godersi la vita; predica volentieri l'amor dei piaceri [...].

b) Con la pompa delle sue vanità e dei suoi piaceri; la maggior parte delle riunioni mondane non hanno altro scopo che di sollecitare la curiosità, la sensualità ed anche la voluttà. Per rendere il vizio attraente, si dissimula sotto forma di divertimenti che si dicono onesti ma che non lasciano di essere pericolosi, come le vesti scollacciate, le danze, alcune specialmente che sembra non abbiano altro scopo che favorire sguardi lascivi e sensuali abbracciamenti. E che dire della maggior parte delle rappresentazioni teatrali, degli spettacoli offerti al pubblico, dei libri licenziosi che vengono esposti dappertutto?

c) I cattivi esempi vengono, ahimè! ad aumentare il pericolo; quando si vedono tanti giovani divertirsi, tanti sposi diventare infedeli ai loro doveri, tanti commercianti e uomini d'affari arricchirsi con mezzi poco scrupolosi, si è fortemente tentati di lasciarsi trascinare a simili disordini. -- Del resto il mondo è così indulgente verso le umane debolezze che pare che le incoraggi: il seduttore è una persona galante; il finanziere, il commerciante che si arricchisce con mezzi disonesti, è un uomo svelto; il libero pensatore è uno spregiudicato che segue i lumi della sua coscienza. Quanti si sentono incoraggiati al vizio da giudizi così benigni!

B) Quando non può sedurci, il mondo tenta di atterrirci.

a) Talora è una vera persecuzione ordita contro i credenti: in certe amministrazioni, si nega l'avanzamento a quelli che compiono pubblicamente i doveri religiosi o a quelli che mandano i figli alle scuole cattoliche.

b) Talora si cerca di distogliere dalle pratiche religiose i timidi col burlarsi piacevolmente dei devoti, dei Tartufi, dei semplicioni che prestano ancor fede a vieti dommi, canzonando le madri di famiglia che continuano a vestire modestamente le figlie, con ironiche interrogazioni se è così che sperano di maritarle. E quante infatti, per rispetto umano e non ostante le proteste della coscienza, si fanno schiave di quelle mode tiranniche che non hanno più rispetto alcuno al pudore!

c) In altre circostanze si usano minacce: se fate tanta mostra della vostra religione, non c'è più posto per voi nei nostri uffici; se siete così schifiltoso, è inutile che veniate nei nostri saloni; se siete scrupoloso, non posso prendervi al mio servizio; bisogna fare come fanno tutti e ingannare il pubblico per guadagnare di più.

È molto facile lasciarsi così sedurre o atterrire, perchè il mondo trova un complice nel nostro cuore e nel naturale desiderio che tutti abbiamo dei buoni posti, degli onori e delle ricchezze.


(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 

Pensiero del giorno

Quanto più apparteniamo all’Immacolata, tanto meglio comprenderemo e ameremo il Cuore di Gesù, Dio Padre e la Santissima Trinità.


(San Massimiliano Maria Kolbe)

venerdì 20 aprile 2018

La spiritualizzazione dell'amore

In Italia negli anni 50 e 60 vennero pubblicati con regolare imprimatur dell'autorità ecclesiastica numerosi volumetti di Pierre Dufoyer sulla vita matrimoniale, i quali trattano con cristiana delicatezza argomenti molto interessanti, come ad esempio la spiritualizzazione dei rapporti coniugali. 


Se l'unione dei corpi non è guidata dall'anima che la innalza e le dà il suo significato, diventa una funzione esercitata a vuoto, una caricatura di ciò che dovrebbe essere. (Christian)

La castità matrimoniale non sta nella negazione della carne a vantaggio dell'anima, ma nella spiritualizzazione della carne ad opera dell'anima. (Thibon)

Sotto l'aspetto matrimoniale, l'unione dei corpi ha il compito provvidenziale di intensificare l'amore vicendevole degli sposi. Essa può svolgere questo compito magnificamente, ma può anche sfigurare e rovinare gradatamente l'amore trasformandolo in egoismo. Basta considerare come in certi matrimoni si spenga rapidamente il fuoco della passione, per capire che anche i più ricercati piaceri della carne non bastano da soli ad assicurare il rigoglio dell'amore. Se si vuole far perseverare e crescere l'amore, bisogna spiritualizzarlo. Gli istinti umani, fondamentalmente buoni, sono facilmente eccessivi nelle loro esigenze. Per se stessi non sono né coordinati né subordinati a vicenda; sregolati dalla concupiscenza, cercano solo la loro soddisfazione immediata, sottraendosi volentieri al controllo della ragione e della coscienza; l'istinto della carne più di qualsiasi altro, perché i suoi piaceri sono più intensi e i suoi desideri più vivaci. Se non ci si impone uno sforzo costante per spiritualizzare il richiamo dei sensi trasformandolo in attaccamento dei cuori e delle anime, si arriverà a indebolire e far morire l'amore. Quanto più la unione cessa di essere "dono" per diventare "possesso", o quanto più nell'orchestra dell'amore la nota carnale del piacere personale ha il sopravvento e domina le note spirituali dell'affetto e del dono di sé, tanto più velocemente l'amore si raffredderà e morirà. Quindi gli atti di unione saranno ricchi di valore umano solo quando i diversi elementi sono collocati al posto che loro compete secondo il rispettivo valore; cioè il fervore del cuore che si dona e cerca la felicità dell'amato, e l'ardore dei sensi che raggiunge e gusta la gioia reciproca. Se esiste solo il fervore dei cuori o è così dominante che i sensi non raggiungono il loro piacere completo, è salvaguardato il valore essenziale dell'unione ma non raggiunge la piena efficacia stabilita dalla Provvidenza; si dovrebbe cercare di rimediare per quanto possibile alla deficienza. Se invece l'ardore dei sensi è preponderante sul fervore di cuori, è scomparso il giusto ordine dei valori umani, e si è sulla strada che porta alla decadenza dell'amore e allo sviluppo dell'egoismo. Se questa condotta diverrà una abitudine porterà gradatamente al rafforzarsi dell'egoismo, e parallelamente alla morte dell'amore. Quando poi il senso domina incontrastato e non arde più nessun sentimento, l'amore è morto e solo sussiste l'egoismo. Se l'atto dell'unione porta in sé le note del cuore e della carne, a seconda del modo con cui risuoneranno, entreranno in gioco delle forze che arricchiranno l'amore umano e lo faranno crescere, oppure forze spregevoli, che lo avviliranno e lo faranno spegnere. Perché l'atto dell'unione sia veramente umano, realizzi il suo scopo del vicendevole perfezionamento, arricchisca e intensifichi l'amore dei coniugi, l'anima deve ispirare i corpi, l'amore spirituale deve condurre a quello fisico in modo che possa esprimersi attraverso di esso più totalmente ed eloquentemente, e l'amore dei cuori deve essere il melodioso accompagnamento dell'amore dei corpi. Se invece il corpo domina l'anima, il tema principale della melodia sarà il piacere; se il dono delle anime diventa un accompagnamento sempre più debole, allora l'atto dell'unione non raggiungerà i suoi scopi provvidenziali, l'amore si allontanerà, i coniugi perderanno la loro dignità, e trionferà l'egoismo. [...] Per difendere la sua dignità e la sua elevazione spirituale, per proteggere il suo amore, la donna procurerà di spiritualizzarlo. Deve quindi guardarsi dal cercare o chiedere l'unione esclusivamente o principalmente con lo scopo del suo personale piacere. Senza rinnegare la gioia dei corpi, deve però aver cura che l'unione sia principalmente desiderata e compiuta come dono di amore derivato dall'affetto e per la felicità di suo marito. Deve perciò sforzarsi di mettere nel suo amore un certo ordine gerarchico e di porre tutte le note della melodia amorosa al posto che loro compete a seconda del valore. Questo naturalmente non significa che nei momenti fervidi della donazione debba conservare un completo controllo di sé e un impossibile dominio su se stessa. Si giunge per vie più lunghe alla spiritualizzazione dell'amore; attraverso un abituale, consapevole e volontario rafforzamento dell'affetto, della tenerezza, della generosità, dell'amore. Il tono dell'accompagnamento della carne è dato dalla natura ed è fuori posto sminuirlo; si deve quindi approfondire la purezza e la risonanza dei toni della melodia spirituale che dipendono dalla nostra volontà. In questo modo potrà salvare l'amore, e accrescerlo progressivamente. 

"[...] Si possono trovare mille varianti dell'amore, ma se non è nobilitato, trasfigurato da un'idea più alta, dal pensiero che serve a creare un nuovo essere o a legarci anima e corpo a qualcuno, e se non diventa un simbolo e quasi una gioia degli spiriti, allora l'amore fisico ai miei occhi è la più grande fanfaronata, uno degli inganni più grandi che gli uomini inseguono " (Van Der Meersch). 

Colui che non lascia libero corso ai sensi, chi si impone una disciplina, che comanda all'istinto di subordinarsi all'affetto, non soltanto salva la dignità dell'uomo e la durata dell'amore, ma imprime anche un carattere di freschezza alle sue gioie fisiche. In questo, come in molti altri campi, l'insegnamento cristiano offre una prova del meraviglioso equilibrio dei suoi principi e dell'adeguato adattamento alla natura degli uomini. I suoi insegnamenti sull'amore coniugale scaturiscono da una psicologia profonda e perfetta. Essi non chiedono l’effettivo rifiuto del dono dei corpi, né una ripugnanza puritana in confronto ad esso, né tanto meno una ricerca del maggior godimento sensuale ma il rafforzamento delle note spirituali dell'amore. E questo per accentuare l'affetto e la dedizione che nobilitano l'unione dei corpi e le gioie dei sensi.


[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 

Pensiero del giorno

Oggi quasi tutta l’umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte: con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine.


(Pensiero di Papa Pio XII tratto dall'Enciclica "Evangelii praecones" del 2 giugno 1951).

giovedì 19 aprile 2018

Circa le sofferenze che stiamo patendo a causa dei modernisti

Pubblico un'e-mail che nel 2015 inviai a una lettrice del blog che mi confidò di soffrire molto sia a causa della confusione seminata dai modernisti nell'orbe cattolico sia per le persecuzioni che stava subendo da parte di alcune sue "amiche".


Cara sorella in Cristo,
                                    l'infinita misericordia della Santissima Trinità è l'attributo divino che mi rincuora maggiormente. È meraviglioso sapere che Dio può creare dal nulla innumerevoli mondi con un solo atto di volontà, ma è ancora più straordinario riflettere sul fatto che il Signore perdona i peccatori sinceramente pentiti. Gesù è incapace di scacciare da sé il peccatore che torna ai suoi piedi col cuore contrito. Pertanto ben venga il “Giubileo della misericordia” se grazie ad esso anche una sola anima si convertirà e tornerà in stato di grazia. Ma ormai conosciamo bene i modernisti, sappiamo che sono capaci di sfruttare ogni occasione pur di combinare le loro “marachelle”, dunque comprendo la preoccupazione di coloro che temono che i seguaci della “sintesi di tutte le eresie” possano strumentalizzare il Giubileo per tentare di sdoganare i loro errori teologici. Nessuno di noi cattolici legati alla Tradizione nega l'infinita misericordia di Dio, anzi! Tuttavia sappiamo che per ricevere il perdono dal Signore è necessario essere sinceramente pentiti delle colpe commesse e avere il fermo proposito di non peccare più in avvenire. Invece i modernisti affermano erroneamente che Dio perdona anche coloro che non si pentono, ad esempio i divorziati-risposati che vogliono continuare a convivere “more uxorio” (vogliono addirittura legalizzare il sacrilegio dando a costoro la Comunione). Ma con Dio non si scherza. Prima o poi i modernisti faranno la fine del Faraone che ai tempi di Mosè osò ribellarsi alla volontà del Signore.

Per quanto riguarda le tue “amiche” che ti stanno facendo soffrire con varie persecuzioni, penso che indirettamente ti stiano offrendo una ghiotta occasione per progredire nel cammino spirituale. Dio non vuole che qualcuno ti faccia del male ingiusto, tuttavia tollera che ciò accada perché spera di trarne un bene maggiore. Io non conosco gli arcani decreti del Signore, però so che le sofferenze sono di grande utilità per noi, perché spingono le nostre anime a ricorrere all'aiuto di Colui che può davvero consolare i nostri cuori. Dio permette la sofferenza perché ci ama assai. I santi erano felici di soffrire in questa terra, perché soffrendo con pazienza cresceva il loro amore per la Santissima Trinità. Ecco perché San Giovanni Crisostomo stimava più felice San Paolo in catene che San Paolo rapito al terzo cielo. Coloro che sopportano cristianamente la croce dimostrano di amare veramente Dio e accumulano tanti meriti spirituali per il Cielo. I santi insegnano che Dio invia le croci soprattutto alle persone che ama di più. Senza le croci, in genere le persone si allontanano da Dio. Invece quando sono nella sofferenza, si stringono maggiormente a Lui, che è l'unico nostro vero bene.

Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Comprendo le sofferenze che stai patendo, poiché quando si soffre interiormente non è facile restare sereni. Purtroppo, quando una persona soffre, è difficile che trovi un po' di comprensione, soprattutto da parte di persone mondane. Ma è inutile cercare la comprensione altrui, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Il Santo Giobbe nonostante fosse diventato povero e infermo senza avere colpe, subì l'incomprensione dei suoi amici, che lo fece soffrire più della stessa malattia e della povertà. Così pronunciò la celebre frase “Il mio occhio piange rivolto verso Dio”, che nel maestoso latino dell'antica Vulgata suona così: “Ad Deum stillat oculus meus”. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo Dio può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange. Don Dolindo Ruotolo ha scritto bellissime meditazioni sulla Sacra Scrittura. Ecco come ha commentato nel Libro di Giobbe la frase “Ad Deum stillat oculus meus”:

“Perché ci angustiamo tanto? Volgiamo gli occhi al Signore con fiducia, poiché non è sulla terra il nostro conforto ma nel Cielo. Dio solo ci conosce, Dio solo può compatirci, Dio solo può consolarci. Gli uomini della terra sono verbosi, non sanno dire che parole, non possono dire che parole, spesso urtanti nel medesimo sforzo di renderle consolanti. L’occhio nostro lacrimi in Dio solo: Ad Deum stillat oculus meus. Come è bella questa parola di Giobbe! Stilli a Dio questo occhio che non può essere saziato da nessuna visione terrena, stilli a Dio, poiché non può trovare un padre più tenero di Lui, stilli a Dio depositando nel suo cuore, in mezzo alle lacrime, l’angoscia, la fiducia, l’amore, la speranza, l’unione perfetta alla sua Volontà: Ad Deum stillat oculus meus! Gli anni passano, la via che percorriamo non conosce il ritorno su questa terra, tutto muta intorno a noi, rimane solo Dio come nostra unica speranza: Ad Deum stillat oculus meus! Il nostro testimone è nel Cielo! Dio infatti conosce la nostra fralezza e la compatisce; conosce le nostre miserie e le perdona quando noi ricorriamo alla sua misericordia con sincero pentimento; conosce la condizione del nostro pellegrinaggio e ci aiuta. Quale conforto quando le creature irrompono contro di noi e ci giudicano male, il pensare che il nostro testimonio è nel Cielo e che Dio ci conosce! Oh! il Signore non rende mai vana la nostra speranza, e quando tutto ci sembra perduto, interviene Lui per difenderci e per far luce nelle tenebre. [...] Ripetiamo con Giobbe, quando le tempeste sono più fiere: Ad Deum stillat oculus meus.”

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Coraggio, combatti con ardore la buona battaglia, e non dimenticarti mai quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter

Pensiero del giorno

[Brano tratto dall'ultimo discorso del grande cardinale Ildefonso Schuster tenuto ai chierici radunati presso il seminario di Venegono, pochi giorni prima della sua morte avvenuta nel 1954].


Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione; ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di Don Orione e Don Calabria? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi: ha paura, invece, della nostra santità.

mercoledì 18 aprile 2018

Il Signore è incapace di discacciare un cuore contrito che torna a Lui

Pubblico la lettera di una ragazza.


Carissimo D.,
                        scusami se ti rispondo solo ora, con tutto questo ritardo! 

La tua lettera mi ha trovato in un momento di grande smarrimento spirituale, un momento di fastidio per le cose di Dio. Sai, il primo impulso che ho avuto è stato quello di cestinarla subito, senza nemmeno leggerla. Invece qualcosa (o meglio Qualcuno) mi ha spinto a leggerla e a conservarla. E poi a leggerla ancora, molte altre volte. Ecco che siamo davvero strumenti, spesso inconsapevoli, nelle amorevoli mani del Signore, che ci usa per diffondere il suo perdono nel mondo! Se non avessi ricevuto la tua lettera, non so dove sarei adesso. Invece è stata come un seme piantato per il pentimento e la Santa Confessione. Adesso sono di nuovo nella grazia e, proprio come spesso accade quando il Padre Buono riabbraccia i suoi figli perduti, sento nel mio cuore immensa gioia, consolazione e pace. Non so come ringraziarti e vorrei averti qui perché tu potessi vedere con i tuoi occhi come il mio viso brilla di luce nuova. Spero che queste parole ti siano di incoraggiamento e come ulteriore conferma di quante cose Dio riesce a fare grazie a te.

Purtroppo so di essere molto debole spiritualmente e, come anche tu hai sottolineato, è difficilissimo trovare delle buone amicizie per supportarsi nel cammino verso il Cielo. Sarei felicissima di costruire con te un'amicizia spirituale, anche se sarà assolutamente impari: il guadagno è tutto mio! Confido che il sentirti vicino mi aiuti ad essere più costante nel cammino e a non perdermi alla prima difficoltà.

Te come stai? C'è qualche difficoltà, o magari qualche progetto, per cui hai bisogno di preghiere o di un qualsiasi altro aiuto?

Ti mando i miei più cari saluti in Gesù e Maria.

Con affetto,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        innanzitutto ti ringrazio di cuore per avermi scritto. Sono felice di sapere che dopo un periodo di difficoltà da un punto di vista spirituale ti sei pentita degli sbagli commessi e sei tornata da Gesù buono, il quale è incapace di discacciare coloro che tornano a Lui con cuore contrito.

Stiamo vivendo un periodo drammatico della storia, infatti molte cose stanno andando storte: nell’orbe cattolico c’è tanta confusione fomentata dai teologi modernisti, la società si sta secolarizzando sempre più, dilagano comportamenti immorali, l’economia sta andando male, nel mondo c’è il rischio che scoppi un guerrone, ecc. Certe volte pensando a tutte queste cose tristi si corre il rischio di scoraggiarsi e di cadere nello sconforto. Ma è proprio in questi momenti di difficoltà che le anime vengono messe alla prova: molte si stancano di andare controcorrente, si arrendono e decidono di tornare alla vita mondana; invece altre anime continuano a resistere eroicamente come valorosi soldati in battaglia dimostrando di essere davvero fedeli a Cristo nonostante le mille avversità della vita. 

Ti confesso che io sono fortunato perché grazie ai miei blog, i quali messi assieme hanno sfondato quota 2 milioni di visite, ho potuto allacciare alcune belle amicizie spirituali che mi sono di conforto, penso ad esempio a Letizia, Maristella, ecc. Infatti, in questo periodo difficile della storia dell’umanità, è consolante poter avere delle persone amiche con cui poter darsi conforto a vicenda. Tra le persone mondane mi trovo a disagio, ma tra quelle spirituali mi trovo bene.

Vorrei confidarti un’altra cosa. In questo periodo drammatico della storia, sento un forte bisogno di mettermi al servizio delle anime amanti di Gesù buono, cercando di chiarire i loro dubbi su questioni spirituali, di consolarle nei momenti di sconforto, di incoraggiarle al combattimento spirituale, di scambiarci devozione a vicenda, eccetera. Anche verso la tua anima sento il bisogno di “mettermi al suo servizio”. Tu sei una di quelle persone che hanno avuto molti talenti da parte di Dio, ma se li usano male possono fare un sacco di guai, se invece li usano bene possono fare tanto per la Sua maggior gloria, contagiando altre persone a praticare con eroismo le virtù cristiane. Insomma desidero tanto poter incoraggiarti e aiutarti a vivere da vera seguace di Cristo, nella speranza che entrambi possiamo conseguire un giorno il supremo ed eterno traguardo.

Il mondo vuole farci dimenticare di Dio spingendoci a vivere come se il Signore non esistesse. Ma noi siamo stati creati per amare la Santissima Trinità, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui, come ci insegna Sant’Agostino.

Rinnovandoti la mia stima e la mia gratitudine per l’amicizia spirituale che mi stai donando, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

Pensiero del giorno

Quando il Signore ci affida una missione non bisogna abbandonarla, ma è necessario superare coraggiosamente tutte le difficoltà che si frappongono.


(Beato Clemente Marchisio)

martedì 17 aprile 2018

Santificazione del momento presente

Pubblico un post scritto da Teodolinda, una gentilissima collaboratrice del blog.


Un mezzo per conseguire il Paradiso: la santificazione del momento presente.

I pensieri che seguono sono tratti dalla lettura del libretto di F. FeigeSantifichiamo il momento presente, Edizioni Paoline, Pescara 1945 (le parole in corsivo sono citate dal testo).

La santificazione del momento presente è un metodo basato sul rendere santo ogni momento della nostra vita, anche il più semplice atto delle nostre occupazioni giornaliere. L’insieme di questi atti prodotti nell’unione con il Signore e con la volontà di rendergli lode e servizio, aiuta a costruire in modo semplice una vita di santità.

Secondo l’autore le condizioni per attuare la santificazione del momento presente sono le seguenti:

- essere in stato di grazia (confessarsi spesso, evitare i peccati mortali);

- compiere azioni buone e sempre conformi al beneplacito di Dio;

- rallegrarsi soltanto in Dio (riuscire la vedere in ogni cosa bella che ci accade la presenza del Signore);

- soffrire ciò che Dio vuole e come Egli lo vuole;

- agire, rallegrarsi, soffrire sotto l’influsso della grazia attuale, frutto abituale della preghiera e per motivo soprannaturale (la grazia attuale è la grazia che Dio ci dà per agire nel bene ogni giorno);

- essere fedele all’esame di previsione e all’esercizio della presenza di Dio (considerare con un po’ di anticipo quello che potrebbe accaderci e agire sempre considerando la presenza del Signore accanto a noi);

- comunicarsi frequentemente, ed essere fedele alla pratica delle giaculatorie (ciò consente di pensare più spesso al Signore);

- pensare sovente ai propri ultimi destini (cioè a cosa ci aspetta dopo la morte e a meritare il Paradiso);

- badare bene a ciò che si fa e non precipitare (vivere dunque con tranquillità, senza affanno, certi dell’aiuto del Signore).

L’autore considera facile questo metodo perché per conoscere la volontà di Dio non è necessario fare grandi sforzi perché esiste nel santuario segreto della coscienza una voce misteriosa  che ci approva o ci biasima, che ci dice che il tal pensiero, o la tal parola, la tale azione è buona o malvagia. Inoltre ad aiutarci abbiamo i comandamenti di Dio, la direzione della Chiesa, i nostri superiori, le Costituzioni approvate dalla Chiesa nelle case di preghiera, un regolamento appovato dal nostro direttore, gli avvenimenti disposti dalla Provvidenza, i doveri del nostro stato. Inoltre Dio predispone sempre i mezzi necessari per fare la sua volontà anche nelle situazioni apparentemente più complicate.

A gloria di Dio,

Teodolinda

Pensiero del giorno

(Parole di Gesù alla beata Elena Aiello, del 22 aprile 1940).

Il mondo è in rovina per i molti peccati e particolarmente per i peccati d’impurità che sono arrivati al colmo dinanzi alla Giustizia del mio Padre Celeste. Perciò tu dovrai soffrire ed essere vittima espiatrice per il mondo e particolarmente per l’Italia, dove è la sede del mio Vicario. Il mio Regno è Regno di Pace, il mondo invece è tutto in guerra.

lunedì 16 aprile 2018

Il mondo odia i servi di Gesù Cristo

Chi ama Gesù Cristo con vero amore ben si rallegra quando si vede trattato dal mondo come fu trattato Gesù Cristo, che dal mondo fu odiato, vituperato e perseguitato, sino a farlo morir di dolore appeso ad un patibolo di obbrobrio. Il mondo è tutto contrario a Gesù Cristo, e perciò odiando Gesù Cristo odia tutti i servi suoi. Quindi il Signore animava i suoi discepoli a soffrir con pace le persecuzioni del mondo, dicendo loro, che avendo essi lasciato il mondo non poteano non essere odiati dal mondo [...] Or siccome gli amanti di Dio sono odiosi al mondo, così il mondo deve essere odioso a chi ama Dio. [...] Il nostro Salvatore avendoci chiamati al suo amore vuole che ci rendiamo superiori alle promesse del mondo ed alle sue minacce. Vuole che non facciamo più conto né delle sue censure né delle sue approvazioni. Bisogna pregare Dio che ci faccia scordare affatto del mondo e ci faccia rallegrare quando vediamo che il mondo ci ributta. Non basta poi per essere tutto di Dio abbandonare il mondo, ma bisogna desiderare che il mondo ci abbandoni e si scordi affatto di noi. Alcuni abbandonano il mondo, ma non lasciano poi di voler esser lodati dal mondo, almeno per averlo abbandonato; costoro nutrendo ancora il desiderio di essere stimati dal mondo, fanno che in essi viva ancor il mondo. Siccome poi il mondo odia i servi di Dio, e perciò odia i loro buoni esempi e massime sante; così bisogna che noi odiamo tutte le massime del mondo. [...] il mondo non ha altro fine che il proprio interesse e piacere; e così non può accordarsi con coloro che cercano di piacere solo a Dio. Sì, Gesù mio crocifisso e morto per me, solo a voi io voglio piacere. Che mondo, che ricchezze, che dignità! voi mio Redentore voglio che siate tutto il mio tesoro; l'amare voi è la ricchezza mia. Se mi volete povero, voglio esser povero: se mi volete umiliato e disprezzato da tutti, tutto abbraccio e ricevo dalle vostre mani; la vostra volontà sarà sempre la mia consolatrice.


[Brano di Sant'Alfonso de Liguori tratto da "Riflessioni Divote"]

Pensiero del giorno

La contemplazione non soltanto non è di ostacolo all'azione, ma la illumina anzi e la dirige.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

domenica 15 aprile 2018

Il matrimonio perfetto

[Brano Tratto da "La donna nel matrimonio", di Pierre Dufoyer, traduzione di Maria Crivelli Visconti, Edizioni Paoline, 1958]. 


La donna dovrà rendersi conto di quanto, come donna, deve a Cristo e alla Chiesa; dovrà comprendere che le leggi con cui la Chiesa circonda l'amore non hanno lo scopo di soffocarlo, ma di dargli la possibilità, sempre più e meglio, di vivere e di godere il grande amore a cui il suo cuore femminile aspira...

IL MATRIMONIO PERFETTO

" Non tantum caro, sed spiritus unus erat ". " Essi erano due in uno; nel corpo come nello spirito ". (Epitaffio di due sposi cristiani)

Esporremo la concezione cristiana del matrimonio, non come possiamo vederla realizzata in qualche caso particolare, ma come dovrebbe essere, come la Chiesa la descrive, la chiarisce e come si sforza di portarci a viverla. Il matrimonio è la comunione di vita di due persone di sesso diverso, nata da un dono libero e reciproco fatto per amore. Il matrimonio è comunione totale di vita: unione di corpi, di cuori, di spiriti, di anime (totalità nell'intensità), sino alla morte (totalità nella durata). L'unione dei corpi è uno degli elementi che distingue l'amore dall'amicizia. L'amicizia è possibile tra persone di eguale sesso, l'amore coniugale, no. L'amicizia è confidenza dei cuori, degli spiriti e delle anime. Anche l'amore coniugale è tutto questo, e in più intimità fisica, e completa e duratura convivenza nella stessa abitazione. Esso è perciò un'amicizia con una intimità più integrale, perché comprende tutto l'essere, sia fisico che psichico e perché permette gli arricchimenti speciali inerenti alla sessualità. Dall'unione dei cuori si sprigionano tutti gli elementi affettivi e sentimentali dell'amore, come la dolcezza e l'ebbrezza nel rivedersi, la gioia di vivere l'uno accanto all'altro, la felicità dell'essere assieme. Essa permette che l'uno cresca nell'altro, uno completi l'altro, lo sviluppi, e lo renda felice. Questa unione dei cuori, elevando il dono dei corpi, distingue l'amore degli uomini da quello delle bestie, l'amore per la sposa da quello per la compagna occasionale. L'unione degli spiriti comprende tutti gli elementi intellettuali dell'amore, la concordanza delle idee, dei giudizi, del modo di vedere e di pensare. Dicendo " concordanza ", intendiamo un amichevole e amorevole scambio, e non il dispotismo di un coniuge autoritario di fronte ad una povera moglie moralmente rimpicciolita o quasi annullata. [...] Tra l'uomo e la donna non vi è un grado diverso di umanità; vi sono tra loro soltanto differenze psicologiche e fisiologiche nell'ambito della stessa natura umana. Uomo e donna sono tra loro diversi, non disuguali, complementari e non subordinati in quanto persona umana. Come in ogni società, nella casa è necessaria una autorità. Psicologicamente il temperamento maschile è per natura più propenso ad esercitare tale autorità; il temperamento femminile è più incline ad accettarla. Ecco perché l'autorità indispensabile in una famiglia, spetta di per sé al marito. È d'altronde possibile ripartirne saggiamente i vari settori secondo l'attitudine dei sessi. L'autorità maschile non ha il diritto di opprimere la personalità femminile né di degenerare in dispotismo. Deve essere una amorevole e tenera risolutezza che giunge a conclusioni ragionevoli e comuni dopo uno scambio di vedute. Solo in questo senso, secondo la retta ragione e secondo la dottrina cristiana, lo sposo è il capo della donna. [...] Se questa unione degli spiriti s'aggiungesse a quella dei corpi e dei cuori, l'amore umano si distinguerebbe ancora maggiormente da quello delle bestie, e la sposa dalla donna di un giorno. Per unione delle anime, intendiamo tutti i moti naturali e soprannaturali fino alla profondità dell'essere, fino agli elementi tanto radicati nel substrato dell'individuo da non poter essere sufficientemente chiariti. È una sorta di osmosi, una specie di crescita intima di uno nell'altro, un vivere all'unisono, una intimità soprasensibile nella quale l'uno appartiene all'altro. L'uno vive tanto nell'altro che le sue gioie diventano le " nostre " gioie, [...] le sue contrarietà le " nostre " contrarietà, i suoi pericoli i " nostri " pericoli. Uno, in certo qual modo, diventa l'altro. In due sopportano le stesse prove, soffrono gli stessi dolori, godono le stesse gioie; e nelle ore tristi come in quelle liete sono sempre fedeli. L'unione delle anime che rafforza quella dei corpi, del cuore e degli spiriti distingue nettamente lo sposo e la sposa dall'amante e la sua amica. Questi ultimi sono spesso soltanto fedeli nel successo; solitamente soltanto i veri sposi sono uniti anche nelle più dure prove. L'unione sino alla morte: è la totalità in relazione alla durata. Uomo e donna si sono amati senza alcuna riserva; cammineranno assieme a fianco a fianco attraverso le gioie e le prove della vita, attraverso possibili urti, sino alla fine delle forze, quali compagni di entusiasmi nella giovinezza, del lavoro nella maturità e della solitudine nell'età avanzata. Questa unione nasce dalla dedizione reciproca e spontanea nell'amore. Il dono di sé deve essere reciproco. Ci si dà interamente, con le proprie ricchezze materiali, le proprie forze umane, corporali, sentimentali e intellettuali e si riceve dall'altro tutte le corrispondenti dovizie. Ci si dona per avere dall'altro la felicità e per rendere l'altro felice. Il matrimonio non è un puro possesso dell'altro o la ricerca della sola felicità individuale, poiché, in tal caso, sarebbe egoismo. Non è neanche solo dedizione all'altro, ma deve essere " unione ", cioè nello stesso tempo possesso e dono. La spontaneità della dedizione totale di sé e l'amore che la detta, costituiscono la grandezza e lo splendore umano del matrimonio. Non si può immaginare nessuna concezione del matrimonio più elevata di questa. È cosa che la Chiesa cerca di presentarla e farla vivere nel mondo. Purtroppo non è vissuta da molti nella sua reale perfezione. Certe donne hanno del matrimonio una concezione egoistica e terrena. Altre vi cercano una maggiore libertà personale e l'appagamento del proprio sentimento più che la felicità dello sposo; aspirano principalmente ad essere adulate, lusingate, e circondate da tenerezza. Però anche queste hanno quasi sempre, in qualche modo, il desiderio di sacrificarsi per il marito e per i figli. Si può difficilmente immaginare una fanciulla col cuore così arido, così egoista e poco femminile da pensare solo a se stessa. Donarsi completamente e per sempre; questa è la vita matrimoniale voluta da Dio. Quando gli sposi portano quest'amore nel matrimonio, quando la scelta dei loro cuori è stata buona, fonderanno una famiglia davvero fortunata, e vi spargeranno gioie e felicità a piene mani per poi in essa ritrovarvele entrambe.

Pensiero del giorno

Dopo aver introdotto le anime nella ferita del cuore di Gesù, perché vi facciano la loro dimora e ne ricevano un'abbondante effusione di grazie, Egli vuol fare entrare le anime particolarmente predilette da Lui, nel Santo dei Santi, nel più profondo della sua Ferita d'amore. Nessuna lingua umana potrà dire di quale sovrabbondanza di grazie, di amore, di eminente purezza e santità queste anime saranno pervase e inebriate; perché il Cuore di Gesù è un abisso senza fondo nel quale si scoprono, più ci si addentra, sempre nuovi, incommensurabili tesori. Attingeranno alla Sorgente stessa, da dove scaturiscono torrenti di grazie effusi per il mondo dall'Amore divino.


(Pensieri scelti dagli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, "Gesù deve regnare", a cura di Paolo Risso, LEV)

sabato 14 aprile 2018

L'ultimo assalto del diavolo

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902-1989)


In punto di morte.

Durante la vita noi non siamo lasciati in pace da Satana; in punto di morte gli assalti infernali s'intensificano.

D'ordinario il demonio lavora attorno ai moribondi in modo invisibile; spinge i buoni alla disperazione, portando loro innanzi le miserie commesse in vita, ingrandendole; spinge i cattivi alla bestemmia o all'indifferenza, suggerendo che non c'è un'altra vita e che è cosa ridicola il confessarsi. Alle volte il demonio si presenta visibilmente, per riuscire meglio nel suo scopo.

San Martino.

Era sul letto di morte San Martino. Egli aveva trascorsa la vita nell'esercizio della mortificazione e in opere di bene; non aveva da paventare il giudizio di Dio. Infatti era tranquillo. I discepoli che lo assistevano, pregavano per lui.

Il demonio volle tentarlo prima di morire e gli si presentò in forma sensibile. San Martino lo guardò con occhio di disprezzo e poi gli disse: Perché sei venuto, o infernale nemico? ... Che cosa aspetti? ... In me non trovi niente di funesto che abbia fatto! - E mentre diceva questo, l'anima sua lasciava la terra e dagli Angeli veniva portata a Dio. 

Un fatto.

Nella storia dei Santi la comparsa del demonio non è rara, specialmente nella ultima ora della vita. Ma anche alle anime pie può accadere lo stesso.

Alcuni anni fa era in fin di vita una mia parente intima, sorella di mio padre. Da bambina sino ad età avanzata aveva servito Dio nello stato di verginità; frequenza quotidiana alla Santa Comunione, opere di carità e di apostolato, formavano la sua gioia. Mancavano poche ore per morire; era in perfetta lucidità di mente. Invidioso Satana di quest'anima, mandò alcuni suoi seguaci per disturbarla.

Si presentarono attorno al letto diversi demoni, in forma paurosa. La morente chiamò subito le mie sorelle, le quali accorsero; disse loro: Per carità non mi lasciate sola! Come sono brutti questi demoni! Pregate, pregate per me! -

Una delle sorelle corse a prendere l'Acqua Benedetta ed asperse il letto; poi mise vicino un'immagine della Madonna; l'altra sorella pregava con fede.

I demoni non poterono più resistere ed alla fine partirono. La moribonda, prese la mano di mia sorella e disse: In questo momento se ne sono andati ... Come sono contenta! ... Il più grande favore che voi nipoti mi abbiate potuto fare in vita è stato questo. - Dopo qualche ora, moriva.


(Brano tratto da "Gli angeli ribelli", di Don Giuseppe Tomaselli)

Pensiero del giorno

Maria Santissima è veramente la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo. 


(Sant'Agostino)

venerdì 13 aprile 2018

Messa per la salvezza delle anime

Sabato 14 aprile verrà celebrata una Messa per la salvezza delle anime dei lettori del blog. Ancora una volta sento il bisogno di ringraziare il sacerdote che celebrerà il Santo Sacrificio, il quale negli ultimi anni è divenuto il principale finanziatore del blog. Senza il suo aiuto e quello di altre persone dal cuore grande, penso che avrei dovuto abbandonare il blog già da molto tempo, come hanno fatto tanti altri blogger.

Approfitto dell'occasione per ringraziare di cuore anche Elvira (pseudonimo utilizzato da una signora che collabora col blog), la quale in occasione della Pasqua ha incaricato un sacerdote di celebrare una novena di Messe per me. Sono fiducioso che Dio la ricompenserà generosamente per il suo prezioso dono spirituale nei miei confronti.