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martedì 10 febbraio 2026

Un prete istriano martirizzato dai rossi

Nel 2008 a Trieste è stato beatificato Don Francesco Bonifacio, zelante sacerdote cattolico ucciso “in odium fidei” nel 1946 per mano di alcuni miliziani del regime comunista jugoslavo del Maresciallo Tito. Nessuno potrà mai pregare sulla tomba del Beato, infatti dopo esser stato brutalmente assassinato, il suo corpo venne gettato in una delle numerose foibe dell'Istria, dove non è mai stato ritrovato.

Certamente Don Francesco non è morto odiando i suoi carnefici, altrimenti non sarebbe stato un santo. Come tutti i martiri avrà sperato nella loro conversione. Speriamo che anche gli attuali seguaci di quella inumana ideologia possano convertirsi al cattolicesimo e dedicare il resto della propria vita per la maggior gloria di Dio.

Pensiero del giorno (Il liberalismo ha preparato la strada al comunismo)

Per spiegare poi come il comunismo sia riuscito a farsi accettare senza esame da tante masse di operai, conviene ricordarsi che questi vi erano già preparati dall’abbandono religioso e morale nel quale erano stati lasciati dall’economia liberale. Con i turni di lavoro anche domenicale non si dava loro tempo neppur di soddisfare ai più gravi doveri religiosi nei giorni festivi; non si pensava a costruire chiese presso le officine né a facilitare l’opera del sacerdote; anzi si continuava a promuovere positivamente il laicismo. Si raccoglie dunque ora l’eredità di errori dai Nostri Predecessori e da Noi stessi tante volte denunciati, e non è da meravigliarsi che in un mondo già largamente scristianizzato dilaghi l’errore comunista.

[Brano tratto dall'Enciclica "Divini Redemptoris" del Sommo Pontefice Pio XI].

lunedì 9 febbraio 2026

Non dobbiamo temere di comparire stolti in faccia al mondo

Brano tratto da "Il pastorello delle Alpi", di San Giovanni Bosco.


[...] o amato lettore [...] vorrei che facessimo insieme una conclusione, che tornasse a mio e a tuo vantaggio. È certo che o più presto o più tardi la morte verrà per ambedue e forse l'abbiamo più vicina di quel che ci possiamo immaginare. È parimente certo che se non facciamo opere buone nel corso della vita, non potremo raccoglierne il frutto in punto di morte, né aspettarci da Dio alcuna ricompensa. Ora dandoci la divina Provvidenza qualche tempo a prepararci per quell'ultimo momento, occupiamolo ed occupiamolo in opere buone, e sta' sicuro che ne raccoglieremo a suo tempo il frutto meritato. Non mancherà, è vero, chi si prenda giuoco di noi, perché non ci mostriamo spregiudicati in fatto di religione. Non badiamo a chi parla così. Egli inganna e tradisce se stesso e chi lo ascolta. Se vogliamo comparire sapienti innanzi a Dio, non dobbiamo temere di comparire stolti in faccia al mondo, perché Gesù Cristo ci assicura che la sapienza del mondo è stoltezza presso Dio". La sola pratica costante della religione può renderci felici nel tempo è nell'eternità. Chi non lavora d'estate non ha diritto di godere in tempo d'inverno, e chi non pratica la virtù nella vita, non può aspettarsene alcun premio dopo morte.

Animo, o cristiano lettore, animo a fare opere buone mentre siamo in tempo; i patimenti sono brevi, e ciò che si gode dura in eterno". Io invocherò le divine benedizioni sopra di te, e tu prega anche il Signore Iddio che usi misericordia all'anima mia, affinché dopo aver parlato della virtù, del modo di praticarla e della grande ricompensa che Dio alla medesima tien preparata nell'altra vita non mi accada la terribile disgrazia di trascurarla con danno irreparabile della mia salvezza.

Il Signore aiuti te, aiuti me a perseverare nell'osservanza dei suoi precetti nei giorni della vita, perché possiamo poi un giorno andare a godere in cielo quel gran bene, quel sommo bene pei secoli dei secoli. Così sia.

Pensiero del giorno - L'ostinazione dei perversi

L'uomo perverso, anche quando è vinto dall'evidenza della verità, non cede e si ostina senza ragione, per dispetto, per ira, e per reazione interna. Non discute più, perché è sconfitto, ma non vuole cedere, perché la verità e l'evidenza più lo accendono d'ira!


[Brano tratto dal libro “La Sacra Scrittura”, volume II, Esodo - Levitico, Don Dolindo Ruotolo, Apostolato Stampa]

domenica 8 febbraio 2026

La santità e i propri doveri

Volta della cupola del Santuario di Pompei
Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


Mi metto alla presenza di Dio col vivo desiderio che mi aiuti a conoscere ed a compiere la sua santa volontà. 

1 - Gesù ha detto: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti... Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nell’amore mio, come io stesso ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nell’amore di lui» (Gv. 14, 15; 15, 10). 

La perfezione della carità consiste nella perfetta conformità al volere divino; tale volere divino è espresso anzitutto nei comandamenti di Dio e nei precetti della Chiesa; inoltre, in modo più concreto e minuto, nei doveri del mio stato, nelle diverse circostanze della vita. I miei doveri di stato, in particolare, determinano come devo comportarmi nell’esistenza quotidiana per essere continuamente conforme al divino volere: doveri indicati dalla Regola e dalle leggi del mio Istituto, dagli ordini dei superiori, dal lavoro che l’obbedienza m’impone, se sono religioso; dal ministero delle anime, se sono sacerdote; dalle esigenze concrete della mia vita di famiglia, dalla mia professione, del mio ambiente sociale, dei miei compiti di buon cittadino, se sono semplice secolare. 

La volontà di Dio mi viene incontro, poi, attraverso le circostanze della vita, grandi o piccole e perfino minutissime: salute o malattia, povertà o ricchezza, aridità o consolazioni interiori, successi o contraddizioni, disgrazie, distacchi, lutti. E di volta in volta, secondo le circostanze, Dio mi presenta particolari doveri di carità, di pazienza, di attività o di rinunzia, di distacco, di sottomissione, di generosità, di sacrificio. Tutto è permesso da Dio, tutto è da lui ordinato alla mia santificazione: «tutto coopera a bene per chi ama Dio» (Rom. 8, 28), perché «tutto è grazia!» (T. G. B. NV. 5-VI). 

2 - «La santità consiste propriamente solo nella conformità al volere divino, espressa in un continuo ed esatto compimento dei doveri del proprio stato» (Benedetto XV) [AAS. 12 (1920) 173]. Questa formula mi conferma che la santità non consiste in cose straordinarie, ma è essenzialmente ridotta alla linea del dovere: essa è alla mia portata. 

L’adempimento dei miei doveri dev’essere però esatto e continuo. Esatto, senza negligenze, sollecito di piacere a Dio in ogni azione per andare incontro alla sua santa e santificante volontà. Mi è perciò necessario abituarmi a vedere in ogni mio dovere l’espressione della volontà divina, e allora tutto mi sarà occasione per addentrarmi nell’amore di Dio e nell’unione con lui. Continuo, cioè adempimento fedele dei miei doveri, non solo quando sono nello stato di fervore, ma anche se mi trovo nella tristezza, stanchezza, aridità di spirito: per essere costante devo essere generoso. [...] Quest’incessante generosa fedeltà non mi sarà sempre facile, ma, senza scoraggiarmi per le cadute, «ricomincerò» ogni giorno daccapo, nella piena fiducia che il Signore renderà finalmente efficaci i miei poveri sforzi. 

Colloquio - Malgrado la mia miseria, Signore, sento sempre più vivo rinascere in me il desiderio di tendere alla santità. Voglio farmi santo, non per la mia personale soddisfazione, non per riscuotere la stima o le lodi altrui, ma unicamente perché lo vuoi Tu che ci hai detto: «Siate santi, perché santo son io» (Lev. 19, 2). Dunque, voglio farmi santo unicamente per venire incontro alla tua volontà, al tuo desiderio, per farti piacere, per darti gloria, per corrispondere al tuo amore infinito, per darti tutto l’amore che vuoi da me e di cui mi vuoi rendere capace. E Tu mi fai intendere sempre meglio che la santità non richiede da me grandi cose esteriori, ma solo un amore forte e generoso che mi permetta di compiere perfettamente la tua santa volontà. 

Mio Dio, quando penso che Tu, Creatore e Signore dell’universo, ti degni manifestare la tua volontà a me che al tuo cospetto sono meno di un piccolo verme, rimango pieno di confusione. Un Re così grande e onnipotente che parla all’ultimo dei suoi schiavi con la bontà con cui parlerebbe ad un figlio diletto! Sì, mio Dio, Tu mi parli e mi manifesti la tua volontà attraverso i tuoi comandamenti, attraverso i doveri del mio stato e tutte le circostanze della mia vita. Tutto ciò che mi circonda: ogni incidente, ogni evento, ogni pena, ogni gioia... tutto è espressione della tua volontà e mi indica momento per momento quello che Tu vuoi da me. Come vorrei, Signore, avere un profondo spirito di fede che mi aiutasse a riconoscere in ogni circostanza il messaggero del tuo volere divino! 

Sì, anche in quegli incontri difficili, in quelle situazioni penose, sei Tu che mi vieni incontro e mi chiedi un particolare esercizio di carità, di pazienza, di dolcezza, di umiltà, di rinnegamento di me stesso. Mio Dio, come cambia aspetto così la mia vita! Le creature, le circostanze, le cause, i motivi umani scompaiono ed io non vedo che te, la tua santa volontà che incessantemente mi circonda e m’invita a maggiore generosità. Visti in questa luce, anche i doveri più difficili e più penosi alla natura, anche quel benedetto «terribile quotidiano», tutto diventa amabile e dolce, tutto appare facile e soave; in ogni istante, in ogni occasione non devo far altro che dire un generoso «sì» alla tua dolcissima e amabilissima volontà. 

Ti supplico, Signore, concedimi la fedeltà necessaria per perseverare con umile costanza in questo cammino di continua adesione alla tua volontà; col tuo aiuto, voglio fare di questo esercizio il centro della mia vita interiore. 

Cadrò, Dio mio? Sì, cadrò ancora perché sono la stessa debolezza; ma so che Tu sarai più sollecito a sollevarmi di quanto io sarò facile a cadere. Il mio proposito e la mia costanza consisteranno nel «ricominciare» ogni giorno, ogni istante, umiliandomi profondamente per la mia miseria e rialzandomi con piena fiducia nella tua volontà di santificazione per l’anima mia. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

Pensiero del giorno

La conformità alla divina volontà ci unisce ancor più direttamente e più intimamente a Colui che è la fonte di ogni perfezione; assoggetta infatti e unisce a Dio la volontà, che, essendo la regina delle facoltà, tutte le mette al servizio del Sommo Padrone. 

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928].

sabato 7 febbraio 2026

Messa per i sostenitori del blog e i loro familiari

Lunedì 9 febbraio verrà celebrata una Messa per chiedere a Dio la grazia della salvezza eterna delle anime dei sostenitori del blog e dei loro familiari. 

Ringrazio di cuore il celebrante per tutto il bene che sta facendo per me e per i sostenitori del mio blog.

L'abbadessa che sembrava una santa

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Una certa vedova di buon credito e di buoni costumi, cadde in un brutto peccato, e ne ebbe tal vergogna, che non le diede mai cuore di palesarlo al sacerdote, e dirne sua colpa. Ma perché la coscienza di continuo glielo rinfacciava, entrò in pensiero di cancellare con gran digiuni, discipline e penitenze, anche senza la confessione: giunse fino a farsi monaca in un convento molto severo, dove, per l'esempio che dava a tutte di regolare osservanza, in capo a qualche anno fu eletta per Abbadessa. Eppure mai non si indusse a ben confessarsi né meno sul passo estremo, ma tacque anche allora l'eccesso da sé operato nel secolo; e si morì con gran dolore di tutte quelle religiose, le quali l'avevano in opinione di una santa, e speravano dopo la morte vederne qualche miracolo. E il miracolo avvenne, ma troppo differente dagli aspettati. Per il fatto che comparve l'anima tutta cinta di fuoco, e facendosi vedere ad una sua compagna più cara: Sono, disse, l'Abbadessa, e sono condannata all'inferno, perché dopo aver commesso un peccato vergognoso prima di entrare in convento, non me ne sono voluta mai confessare.

Pensiero del giorno

L'anima semplice, fiduciosa, che vive in Cristo, è come Lui ripiena della benevola dolcezza e dell'ardore consumante dello Spirito Santo.


[Brano tratto da "L'anno santificato dalla suora", di Padre Wendelin Meyer, traduzione di Olga Gogola di Leesthal, Edizioni Paoline, 1959].

venerdì 6 febbraio 2026

Per le madri cristiane

Pubblico volentieri un interessante brano che Teodolinda ha trovato su un vecchio opuscolo che tratta dell'educazione cristiana dei bambini (a lato... una mia foto da bambino mentre armeggio con alcuni giocattoli a casa della mia nonna materna).   :-)


Il primo svegliarsi della coscienza.


Nella tenera età la vita affettiva predomina; il sentimento e l’istinto si destano prima della ragione. Se tu vuoi educare il tuo piccolo alla fede e alla pietà, bisogna che segui il cammino tracciato dalla natura. Non sarà quindi coi lunghi discorsi che insegnerai a voler bene al Signore. Già prima che compisse l’anno, gli avrai insegnato a mandare con la manina un bacio a Gesù Bambino ed alla Madonna. Ora lo condurrai in chiesa a salutare Gesù Bambino nella sua casina d’oro; lieve e dolce sarà la tua fatica se dovrai ancora portarlo in collo, o se pazientemente dovrai condurlo per mano, uniformando il tuo passo al suo. Giunto in chiesa, sarà il segno di croce, per cui la tua mano condurrà la sua inesperta e incapace manina e il gesto del ditino in bocca, imitato gravemente da te, come segno che nella casa di Dio si fa silenzio. Al destarsi al mattino, all’addormentarsi alla sera, gli farai ripetere il segno di croce, le prime preghiere, che saranno facili parole alla sua portata: Gesù ti amo - Ti saluto Maria. E intanto, in questo secondo anno di vita le immagini cominciano a collegarsi, e quando tu dirai: non far questo perché Gesù non vuole, perché alla Madonna dispiace, vedrai il bambino voltarsi subito a cercare l’immagine a cui l’idea si riferisce. E - a meno che il capriccio sia dovuto a causa fisica, sfuggita alla tua osservazione - vedrai il bambino calmarsi e sorridere. Chi come te ha pratica di bambini (e la tua esperienza sarà subito fatta anche se sei al primo nato) segue con crescente interesse questo sviluppo progressivo per cui il bambino collega prestissimo il suo amore al piacere di far cosa gradita alla persona amata. Ed è così che nei primi due o tre anni di vita tu sei tutto per lui, godi il suo affetto e la sua fiducia; sei il rifugio, la protezione, il rimedio per tutti i mali. Per il tuo piccino tu mamma, sei infallibile. A questa deliziosa disposizione di spirito è importantissimo tu corrisponda dando al bambino impressioni buone e abitudini corrette: saranno la base della sua vita avvenire.



[Brano tratto dall'opuscolo "Primi passi" dell’Unione Donne di Azione Cattolica, Roma].


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Pensiero del giorno

Cardinale Alfredo Ottaviani
Purtroppo il mondo si è così paganizzato che un po' del suo influsso materialistico si è infiltrato anche nelle coscienze cristiane.

[Cardinale Alfredo Ottaviani, "Il baluardo", casa editrice Ares, 1961]

giovedì 5 febbraio 2026

Dio ricompensa l'elemosina

Don Bosco
[Brano tratto da "Catechismo di San Pio X commentato con fatti, detti, sogni e scritti di San Giovanni Bosco", Volume 2°, Libreria Dottrina Cattolica, 1950].


Il Marchese Domenico Fassati, il quale, benché munifico, era stato da Don Bosco animato a largheggiare maggiormente coi poveri, era solito dire:

— È curioso, ma è vero: più ne dò a Don Bosco e più ne ricevo.

Bolscevismo significa dittatura

Nel 1946 un gruppo di soldati italiani che ritornò in Patria dopo 3 anni di dura prigionia nei gulag stalinisti, scrisse una breve dichiarazione che venne sottoscritta da 526 militari su 552 (purtroppo durante la reclusione una minoranza di prigionieri si schierò coi sovietici divenendo spie e simpatizzanti del marxismo). Ecco alcune parti della dichiarazione:

«Noi ufficiali, sottufficiali, soldati, scampati dalla spaventosa prigionia di Russia, liberi finalmente da ogni morale e materiale coercizione, nel varcare i sacri confini della Patria ricordiamo alla Nazione le tante decine di migliaia di nostri compagni, morti nella prigionia di Russia per fame, freddo, epidemie e inumano trattamento. Facciamo appello al Governo Italiano perché richieda ed ottenga il sollecito rientro dei nostri connazionali, arbitrariamente trattenuti in prigionia, con la complicità di alcuni elementi [i collaborazionisti dei sovietici, ndr].

[...] Salutiamo le nostre famiglie, con le quali per lungo tempo ci fu negato il sacro diritto di corrispondere.

Testimoni consci di quello che vedemmo e soffrimmo, quale che possa essere la nostra tendenza politica, ripetiamo ad ogni Italiano: il bolscevismo, spoglio della sua retorica demagogica, significa dittatura; esso è sinonimo di asservimento, all'esterno e all’interno, alla tirannia di un partito sulla nazione, sulla famiglia, sull’individuo.

Viva l’Italia [...]»

Pensiero del giorno

È certo che nessuno vive più contento nel mondo di colui che disprezza le cose del mondo e vive sempre uniformato alla divina volontà.


(Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa)

mercoledì 4 febbraio 2026

Un uomo davvero felice

[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].


Viveva a Colonia nel secolo XIV un celebre predicatore Domenicano, Giovanni Tauler, famoso per la scienza e per la carità di cui era fornito. Trovandosi egli un giorno in chiesa, pregava Iddio di gran cuore, affinché gli facesse conoscere la maniera migliore di servirlo. Finita la sua orazione, esce di chiesa, e vede rannicchiato sopra un gradino della porta un povero malamente coperto di panni, e così sfigurato, che al solo vederlo moveva a pietà. Aveva la testa per metà corrosa da un'ulcera, aveva perduto un braccio ed una gamba, e tutto il suo corpo era coperto di orribili piaghe. Mosso da compassione il P. Tauler, si avvicina al povero uomo, si toglie di tasca una moneta d’argento, e nel dargliela gli dice: - Buon giorno, mio caro. - Grazie, signore, rispose il poverello, ma io non ho mai avuto giorni cattivi. Il religioso credette che lo sventurato non avesse inteso il saluto, e gli ripete: Io vi ho augurato il buon giorno, cioè che siate felice, e che abbiate tutto quello che potete desiderare. - Vi ho inteso benissimo, soggiunse il tapino, e vi ringrazio della vostra carità, ma torno a dirvi che da molto tempo il vostro augurio si è verificato. Tauler disse tra sé: questo infelice ha perduto la testa, od è sordo. Quindi alzando la voce, ritornò a dire: Ma voi non mi avete inteso! Vi ho augurato che possiate essere contento. Ma sì, mio signore, disse il mendicante, non vi affaticate: vi ho già detto che vi ho inteso benissimo, e vi ripeto che sono felicissimo, e che non passo mai cattive giornate. Il pio Domenicano resta attonito. Poi si avvicina di più a quell'apparente infelice, e lo prega di spiegargli meglio ciò che prima gli aveva detto. Il povero storpio e gravemente malato gli risponde: Signore, fino dalla infanzia imparai che Dio è sapiente, giusto e buono. Dopo la mia infanzia soffro di una infermità che ormai ha divorato gran parte del mio corpo; sono sempre stato povero, ed ho perduto un braccio ed una gamba. Ho detto a me stesso: nulla accade senza la volontà o la permissione di Dio! Il Signore sa meglio di me ciò che mi conviene perché egli mi ama come un padre ama i suoi figli! Sono quindi certo che queste sofferenze sono per me un gran bene! Così mi sono abituato a non volere mai altro che ciò che vuole il mio amato e buon Signore: e se mi manda le malattie le ricevo con gioia come fossero mie sorelle: se nulla mi invia per limosina, digiuno volentieri per espiare i peccati miei e quegli degli altri: se non ho di che meglio vestirmi, vado rammentando la nudità del mio Salvatore nel Presepio e sulla Croce, e mi pare di essere più ricco di Lui. Se soffro ora sulla terra, so che sarò immensamente e per sempre felice nel cielo. Che debbo dirvi di più? Sono sempre contento; e se piango talvolta con un occhio, sorrido coll'altro e non desidero che il compimento della sua santissima volontà. Vedete dunque, o signore, che io sono felicissimo, che non passo mai cattive giornate, e che ho tutto quello che posso desiderare. Il P. Tauler pianse... Non aveva mai inteso discorso così edificante. Donò al povero il suo mantello, e l'unica moneta che gli restava in tasca; poi abbracciò il mendico e rientrò nella chiesa per ringraziare il Signore che lo aveva esaudito, facendogli conoscere il mezzo migliore di servirlo, cioè la piena uniformità al divino volere.