Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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mercoledì 21 agosto 2013

Circa la liceità del Novus Ordo Missae

La mia “opzione preferenziale” per il rito tradizionale è fuori discussione. Mi limito solamente a dire che se il Novus Ordo fosse illecito, allora la promessa di Gesù “non praevalebunt” non sarebbe stata mantenuta, visto che i diavoli sarebbero riusciti a introdurre nella Chiesa un rito intrinsecamente perverso. Non posso credere che una cosa del genere possa essere avvenuta. Mi fido ciecamente della promessa di Gesù. Del resto, hanno celebrato il Novus Ordo anche dotti cardinali tra cui Siri, Larraona, Heenan, Roberti, Palazzini, Stickler, Wyszyński, Antoniutti, e anche zelanti sacerdoti (tra cui alcuni mistici), penso ad esempio a Don Dolindo Ruotolo, Don Giuseppe Tomaselli, Don Lorenzo Sales, Don Divo Barsotti, Don Ildebrando Antonino Santangelo, Don Gino Gamannossi, e tanti altri sacerdoti di santa vita, non posso credere che abbiano potuto celebrare un rito illecito ed eterodosso. 

Santa María Maravillas de Jesús (1891-1974), fondatrice di numerosi monasteri di Carmelitane Scalze di stretta osservanza, era una mistica che aveva spesso visioni soprannaturali. Gesù, gli angeli o i santi non l'hanno mai rimproverata di aver assistito alla Messa di Paolo VI. 

Insomma, pur preferendo di gran lunga la Messa tridentina, non penso proprio che ci sia il rischio di perversione nell'assistere a una Messa “novus ordo” celebrata dignitosamente. 

Se tutto ciò che diceva Mons. Lefebvre fosse vero, se ne dedurrebbe che il “depositum fidei” non è più custodito dal Vicario di Cristo, ma dalla Fraternità San Pio X, il che mi sembra una tesi perlomeno imbarazzante (per non dire eretica) per un cattolico.

Io continuo a fidarmi della promessa “non praevalebunt” e me ne sto tranquillo. Non ho alcun dubbio di coscienza a questo proposito. E se per assurda ipotesi, quando mi troverò innanzi all'inappellabile Tribunale di Gesù Cristo, il Signore dovesse chiedermi conto di aver considerato lecita la Messa di Paolo VI, mi giustificherò dicendo che mi ero fidato della sua promessa “non praevalebunt” e della voce dei suoi Vicari. Ma è un'ipotesi assurda.

Non voglio fomentare divisioni nell'area tradizionale. Il mio scopo è far capire ai vescovi, ai parroci e ad altri ecclesiastici, che solo una parte dei tradizionalisti ha idee estremiste. La “maggioranza silenziosa” dei fedeli legati alla liturgia antica è costituita da persone che vogliono fare vita devota, e sono disposte a collaborare con le autorità ecclesiastiche per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio.