Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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venerdì 11 dicembre 2015

I modernisti all'assalto del Sacramento della Confessione

Le tracotanti milizie moderniste si preparano a dare l'assalto e a demolire “de facto” il Sacramento della Confessione. La Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che per ottenere validamente l'assoluzione sacramentale è assolutamente necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi (almeno di quelli mortali) e avere il fermo proposito di non peccare più, costi quel che costi. È ovvio che sia così, perché altrimenti voler l'assoluzione senza essere pentiti sarebbe come un voler prendere in giro il Signore. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia burlare da delle povere creature.

I modernisti vorrebbero concedere ai divorziati risposati che vivono “more uxorio” (“nel modo dei coniugi”, quindi non in totale castità) di poter ricevere la Comunione. Ma la Chiesa ha sempre insegnato che per ricevere l'Eucarestia bisogna essere in stato di grazia (altrimenti si commette sacrilegio), e chi ha commesso anche solo un peccato mortale deve prima accostarsi alla Confessione se vuole comunicarsi.

Dunque, se una persona divorziata-risposata desidera ricevere l'assoluzione per poi poter comunicarsi, deve sinceramente pentirsi di aver avuto dei rapporti sessuali con una persona che secondo la Legge Eterna di Dio non è legittimamente suo coniuge, e deve avere il fermo proposito di non commettere più questo grave peccato contrario al Sesto Comandamento. In realtà deve anche allontanarsi dall'occasione prossima di peccato, e quindi, prima di confessarsi, deve andarsene da quella casa oppure mandare via il “coniuge”. Ma se per qualche grave motivo i conviventi non possono andare a vivere in case separate (ad esempio perché devono educare la prole), allora devono vivere come se fossero fratelli (cioè in totale castità). Questo è ciò che insegna la Dottrina Cattolica.

I modernisti dicono che non vogliono cambiare la Dottrina, ma solo la prassi pastorale. Questo è un inganno colossale, perché la prassi non può essere contraria a ciò che insegna la Dottrina, altrimenti diventerebbe una presa in giro! E poi, se per assurda ipotesi si ammettessero alla Comunione i divorziati risposati, allora anche le cosiddette “coppie di fatto” (anche quelle omosessuali) potrebbero chiedere di poter comunicarsi. Sarebbe la legalizzazione del sacrilegio! Dio non permetta uno scempio del genere!

Ma dopo aver abbattuto il Sesto Comandamento, il quale proibisce i peccati riguardanti la sessualità, la barbara accozzaglia modernista passerebbe ad abbattere anche altri Comandamenti considerati “scomodi” dal mondo. A quel punto a che servirebbe confessarsi se i peccati non saranno più considerati tali? Ecco perché opporsi alla Comunione ai divorziati risposati è una battaglia spirituale in difesa anche del Sacramento della Confessione. Questa vicenda, per noi cristiani fedeli alla Dottrina Cattolica, è come una sorta di “linea del Piave” della fede: i modernisti non devono passare! 

Opporsi alla tracotante e prepotente tirannide modernista non è più solo una battaglia spirituale, ma è divenuta una vera e propria battaglia in difesa della civiltà cristiana dalla barbarie. Il vandalismo modernista calpesta i diritti dei fedeli e la Legge Eterna di Dio. Bisogna impedire che le orde moderniste riescano a sfondare su questo delicato tema della Comunione a coloro che non vogliono rinunciare a convivere “more uxorio”, senza essere sposati dinanzi a Dio. Dobbiamo resistere ad oltranza, ricordando le gesta del più puro eroismo dei militanti della Tradizione Cattolica che ci hanno preceduto nei venti secoli della nostra storia. Questa non è ora di rimpianti, è ora di dovere, di sacrificio, di azione! Nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto e se la volontà non piega. Già una volta sul fronte ariano la Tradizione fu salvata dai difensori eroici che tennero alto il suo nome in faccia al mondo e al nemico. Abbiano i combattenti di oggi l'austera coscienza del grave e glorioso compito a loro affidato. Sappia ogni comandante, sappia ogni soldato qual è questo sacro dovere: non retrocedere di un passo, lottare, vincere! Noi siamo inflessibilmente decisi: sulla nuova “linea del Piave” (spirituale) si difende l'onore e la vita delle anime. Sappia ogni combattente qual è il grido e il comando che viene dalla coscienza di tutto il popolo della Tradizione: meglio morire anziché tradire la Dottrina Cattolica!