Cordialiter, blog di spiritualità cristiana

I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti. (San Pio X, Lettera Apostolica “Notre charge apostolique”)

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giovedì 6 ottobre 2016

Stava per morire in peccato mortale

Tempo fa un lettore ha scritto una "lettera aperta" (l'ho pubblicata sul blog vocazionale) in cui rimpiange di non aver eletto lo stato di vita al quale in gioventù lo chiamava il Signore. In un'e-mail successiva mi ha raccontato che quando viveva in peccato mortale stava per cadere da una montagna...


Caro D., fratello in Cristo,
                                                    ti ringrazio per l' attenzione che mi hai riservato e ti chiedo di pregare per me, come io farò per te.

Che il Signore mi dia la forza perseverare nell'essergli fedele, dopo tanti anni lontano da Lui.
Non voglio ricadere nel peccato mortale, sia per non recargli immensa offesa, sia per non rischiare di perderlo in eterno, Lui che non ha voluto che mi perdessi. A questo proposito ti racconto un fatto.

Parecchi anni fa ebbi un serio incidente alpinistico: eravamo fermi su di una cresta prossimi alla cima, slegati, quando per un capogiro od un calo di pressione mi accascio, cado e scivolo per alcuni metri su di un piano inclinato verso il precipizio, ma mi schianto contro delle roccette che mi fermano, le ho mirate con precisione, potevo scivolare a destra o a sinistra. Me la cavo con trauma cranico, ablazione di alcuni denti, e frattura al braccio. Ero in stato di peccato mortale, ma Dio non ha voluto che morissi così; allora, stoltamente, non diedi peso alla cosa, ma ora se ci penso mi tremano i polsi, mi viene un groppo alla gola, mi vien da piangere la gioia e riconoscenza che provo verso il Signore, e considera che non sono un tipo emotivo, ma freddo e molto razionale, direi "cartesiano".

Scusami per il tempo che ti ho sottratto, e che Dio ti ricompensi, quaggiù e lassù, per il bene che fai con i tuoi blog.     

Un abbraccio in Gesù e Maria.

(Lettera firmata)

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(*) Ecco l'interessante "lettera aperta" che ha scritto questo gentile signore che rimpiange di non aver abbracciato la vita religiosa.


Carissimo fratello in Cristo, sono un uomo di 56 anni. Ti scrivo perchè voglio dire ai giovani: se pensate di essere chiamati dal Signore a seguirlo, non soffocate questa chiamata, non siate timidi, paurosi ed egoisti, non abbiate timore a "saltare il fosso".  Non fate come me.  Da ragazzo sentivo di amare Cristo e la sua Chiesa, volevo dedicare loro la vita, a tempo pieno, ma ho avuto paura e non l'ho fatto. Ho soffocato questa voce, ho fatto un po' come in certi film noirs in cui l'assassino cerca di fare andare a picco il cadavere, ma questi per legge di natura tende a riemergere.  Non che volessi fare una vita gaudente e da ricco, ma non volevo rinunciare alle mie piccole cose, le gite al mare ed in montagna, i viaggi, la macchina, etc. Mi dicevo che potevo essere un buon cristiano anche senza essere né carne né pesce, ma in realtà volevo una vita mediocre. Certo è meglio un buon laico che un cattivo religioso, ma con l'aiuto della Grazia si può essere buoni religiosi, e se si fa scivolare Dio verso il fondo della classifica delle proprie priorità si diventa cattivi laici. Poi invece sono caduto nel vizio, son divenuto non mediocre ma cattivo, alternando lunghi periodi lontano da Dio a brevi rientri in carreggiata, ma senza volontà vera di conversione, anche se son sempre stato conscio che la via vera è seguire Lui, ma semplicemente non me ne importava, preferivo fare altro. Poi Dio mi ha donato nausea per l'insulsità di una vita lontano da Lui, ho ripreso a pregare, ad accostarmi con frequenza ai Sacramenti, a fare buone letture. Ora provo questo rimpianto che mi affligge, ma dato che "di propositi e rimpianti sono pieni i camposanti", non voglio che esso sia sterile, ma faccio sì che sia una croce offerta a Dio per le vocazioni.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(Lettera firmata)