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venerdì 3 marzo 2017

I modernisti si annidano dentro la Chiesa

Ogni tanto mi scrive una signora per farmi partecipe delle sue riflessioni sulla situazione ecclesiale e sociale, e diverse volte ho pubblicato in forma anonima le sue e-mail. Da ora in poi le sue lettere che riterrò opportuno pubblicare verranno firmate con lo pseudonimo di “Viviana”, scelto da lei stessa. E visto che a me piace molto avere uno scambio di idee con altre persone (con quelle che hanno qualcosa di interessante da comunicare) le ho rivolto alcune domande alle quali ha gentilmente accettato di rispondere.


- Hai trascorso la tua giovinezza in una regione considerata una delle principali roccaforti rosse d'Italia. I discorsi dei comunisti in favore dei proletari ti affascinavano oppure avevi capito che dicevano un mucchio di menzogne ed erano nemici della Religione?

- Io provengo da una famiglia contadina; sono nata e cresciuta in campagna. In quest'ambiente di piccoli coltivatori diretti e affittuari agricoli, l'ideologia comunista non aveva molta presa. Ricordo che in un paese vicino al mio c'era una cooperativa agricola rossa. I suoi prodotti erano sempre molto scadenti e spesso avvenivano liti tra i soci, finché col tempo si sciolse. Frequentai il liceo alcuni anni dopo il '68. Non vissi quindi direttamente quel periodo turbolento, ma ne subii ugualmente l'onda lunga durante l'adolescenza. Fu in questo periodo che in un primo tempo rimasi affascinata dai discorsi fatti dagli studenti comunisti e presi a frequentare i loro incontri. Ma... la mia infatuazione comunista durò meno di due mesi (grazie a Dio che mi aprì gli occhi in tempo!). Capii che era tutta una montatura: i discorsoni sull'uguaglianza sociale, sulla classe operaia, sui più poveri, ecc., erano solo fumo negli occhi. Dietro non c'era altro che odio sociale, violenza e arroganza.

- Tu hai conosciuto la liturgia tradizionale da bambina. Andavi volentieri a Messa? Ti piaceva l'atmosfera di sacralità che si respirava in Chiesa?

- Ricordo che andavo volentieri a messa nella mia parrocchia. Mi piaceva in particolare partecipare ai canti e ho ben presente nella memoria il brano di Vangelo che per primo vi si impresse. Il parroco era un uomo integro ed esigente, amato dai fedeli e rispettato dai comunisti del paese. In chiesa davvero si respirava un clima di sacralità, sia durante la S. Messa che in altri momenti. Si rispettava il silenzio, ci si inginocchiava quando richiesto, ci si comportava in modo consono al luogo sacro. Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: “E che c'è di strano? È così che bisogna comportarsi in chiesa!”. Infatti, è così che bisognerebbe comportarsi in chiesa. Ma questo concetto così normale e quasi banale, oggi spesso sembra non esistere più. Ma qui è meglio che mi fermi.

- Quando i modernisti cominciarono a diffondere massicciamente le loro perniciose eresie, ti lasciasti ingannare oppure capisti subito che stavano sviando il popolo dalla sana dottrina?

- Per fortuna dove vivevo io non ci furono grossi stravolgimenti e poi io all'epoca (parlo degli anni giovanili) non sapevo niente di modernismo. Ricordo un episodio. In un paese non molto distante dal mio, l'allora parroco, divenuto famoso per le sue “stranezze” e per scandalizzare i parrocchiani, aveva organizzato una “messa beat”. Alcuni amici mi proposero, per curiosità, di andarci. Non so dire quanto tempo resistemmo in quella povera chiesa divenuta per l'occasione un ambiente assordante. So solo che ce ne andammo delusi prima della fine, dicendoci che quello non era il modo di celebrare una messa. Nota che eravamo tutti molto giovani. A dimostrazione che non è con queste invenzioni che si attirano i giovani.

- In passato, come molti altri lettori del blog, hai svolto la professione di insegnante. Secondo te la scuola pubblica di oggi dà una buona istruzione didattica agli alunni?

- A questa domanda non sono in grado di rispondere: sono stata supplente solo per pochi anni dopo la laurea e quasi sempre in scuole rette da religiosi.

- Cosa pensi dell'homeschooling? Speri che possa diffondersi anche in Italia?

- Lo spero. Se avessi figli in età scolare, oggi non mi fiderei a mandarli in una scuola pubblica.

- Tu sei una persona sposata da tanti anni, quindi conosci bene la vita matrimoniale. Secondo te per quale motivo oggi tanti matrimoni sono in crisi e dilaga nella società la piaga del divorzio?

- Domanda impegnativa. Alla quale non posso rispondere in modo articolato né tanto meno esauriente. Mi limito ad alcune riflessioni. La legge sul divorzio ha senza dubbio le sue gravi colpe. Fatta propria dal pensiero dominante, ha trovato amplificazione nei mezzi di comunicazione, siano essi notiziari, dibattiti, giornali, film o telefilm, ecc., che in questi anni ci hanno ripetuto fino allo sfinimento frasi del tipo “devo vivere la mia vita”, “ho bisogno di essere me stesso/a”, “devo tendere alla mia realizzazione”, “il mio ex o la mia ex”, “con il mio ex ci sentiamo ancora e siamo rimasti amici”, “ho trovato un nuovo amore”, “per attutire il trauma della separazione, basta farlo nel modo giusto (con tanto di bon ton e savoir faire)”. E via dicendo. Frasi davanti alle quali non sai se prevalga il patetico o il ridicolo. Ma a forza di essere ripetute, hanno contribuito a creare una mentalità. Quando ero giovane, ricordo ciò che ci dicevano le donne anziane: “Ragazze, nel matrimonio ci vuole tanta pazienza”. Allora questa frase mi dava molto fastidio, sia perché ero molto giovane sia perché in parte avevo subito anch'io l'onda lunga del '68. Col tempo ho imparato che quelle anziane donne avevano ragione. Detta così, la pazienza può sembrare qualcosa di passivo, di subìto. Ma se sostituiamo a pazienza la parola sacrificio, mi sembra ci si chiarisca meglio. Non c'è vita senza sacrificio, qualunque scelta uno compia. "Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra?" dice Giobbe. Pensare di eliminare il sacrificio dalla vita, è solo un' illusione che non reca né serenità né pienezza umana. Per un cristiano, inoltre, le difficoltà della vita sono un modo per partecipare all'unico e vero sacrificio di Nostro Signore e perdono la loro connotazione solo negativa. Voglio raccontare un altro ricordo di gioventù, che pensavo non avesse lasciato tracce nella mia memoria, ma che ho, con sorpresa, ripescato in età adulta. Ascoltai un sacerdote dire che un tempo gli sposi non si sceglievano, in quanto spesso i matrimoni erano combinati; nonostante ciò, il matrimonio era vissuto sul serio come impegno preso davanti a Dio. Mi sembrò un discorso del tutto esagerato e superato. Invece... non aveva del tutto torto. Mai come nel nostro tempo i futuri coniugi si scelgono, hanno modo di parlarsi e di frequentarsi da soli durante il fidanzamento (spesso e volentieri andando anche oltre) eppure mai come oggi i matrimoni si rompono. C'è davvero di che riflettere. Poi non si sa cosa sia l'amore. Lo si scambia con l'innamoramento o con la passione. Finiti questi, finito l'amore, relegato così a un vago sentimento che oggi c'è e domani chissà.

- Sei più preoccupata dai disastri spirituali che combinano i laicisti o di quelli dei modernisti?

- Senz'altro quelli dei modernisti. Lo ha ripetuto in più di un'occasione il Santo Padre Benedetto XVI: i più pericolosi non sono i nemici fuori della Chiesa quanto i nemici che si annidano dentro.