Fabio Marino e Lorenzo Magnabosco, esponenti dell'associazione “Una Voce delle Venezie” hanno scritto una lettera a “Il Giornale di Vicenza” per replicare ad una lettera apparsa alcuni giorni fa, sullo stesso quotidiano veneto, a firma di Don Pierangelo Rigon (prete che ama celebrare "versus Deum" anche col Novus Ordo). Nella lettera, il parroco vicentino aveva criticato alcuni rubricisti esagerati che secondo lui frenano l'espansione del Summorum Pontificum in diocesi. “Una Voce delle Venezie” ha rigettato questa accusa.
Mi sembra evidente che i rapporti tra l'Associazione e Don Rigon non siano particolarmente esaltanti. Francamente ciò mi dispiace, anche perché non mi risulta che nella diocesi di Vicenza ci siano tanti altri preti desiderosi di celebrare con l'antico e venerabile Missale Romanum. Auspico una rappacificazione tra le parti. Del resto, non vedo alternative, a meno che “Una Voce” non trovi qualche religioso disposto a celebrare “more antiquo” nella propria cappella conventuale. Non ci sarebbe alcun bisogno di chiedere il permesso a Mons. Nosiglia, in conformità a quanto previsto dal Motu Proprio. Per quanto riguarda la Val d'Alpone (sita in provincia di Verona ma in diocesi di Vicenza) la situazione è più complessa. Nessuno può opporsi all'applicazione del Motu Proprio in quella valle; ciò equivarrebbe a una ribellione contro il Papa. L'ideale sarebbe trovare un prete disposto a celebrarla con riverenza e convinzione. Bisogna evitare di chiedere la Messa gregoriana a qualche prete che prega pubblicamente leggendo le sure del Corano. Non penso che la celebrerebbe con particolare entusiasmo.