La Bellezza della Musica Sacra: Riverbero dell'Eterno
Secondo la dottrina cattolica tradizionale, la musica sacra non è un semplice ornamento estetico o un intrattenimento per i fedeli, ma parte integrante e necessaria della liturgia solenne. Essa non accompagna l'azione sacra; essa è liturgia.
La bellezza della musica sacra risiede nella sua capacità di elevare l'anima dalle contingenze terrene verso il mistero di Dio, fungendo da ponte tra l'umano e il divino.
I Tre Pilastri della Musica Sacra
Per essere definita tale, la musica destinata al culto deve possedere tre qualità essenziali, codificate magistralmente da San Pio X nel suo Motu Proprio Tra le Sollecitudini:
Santità: Deve escludere ogni profanità, non solo in se stessa, ma anche nel modo in cui viene eseguita. Non può mutuare stili o ritmi tipici della musica mondana o teatrale.
Bontà delle forme: Deve essere vera arte. Se la materia offerta a Dio è il suono, questo deve essere il più nobile e perfetto possibile.
Universalità: Pur accogliendo le peculiarità nazionali, deve avere un carattere tale che nessuno, di qualsiasi nazione, provi un'impressione cattiva nell'ascoltarla.
Il Primato del Canto Gregoriano
La Chiesa riconosce nel Canto Gregoriano il proprio canto specifico. Esso è il modello supremo di musica sacra per diverse ragioni teologiche e artistiche:
L'Umiltà della Melodia: È un canto monodico (a una sola voce) che non cerca di esaltare l'esecutore, ma la Parola di Dio.
Il Ritmo Libero: Non essendo legato a una battuta rigida e meccanica, il gregoriano imita il respiro dell'anima e segue l'accentuazione del testo latino, permettendo alla preghiera di fluire senza costrizioni temporali.
L'Incarnazione del Verbo: Nel gregoriano, la musica serve il testo. La melodia è l'esegesi sonora della Scrittura.
"Una composizione per Chiesa è tanto più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nell'ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana." — San Pio X
La Polifonia e l'Organo a Canne
Accanto al gregoriano, la dottrina tradizionale onora la polifonia classica (si pensi alle opere di Pierluigi da Palestrina), che rappresenta lo splendore della Gerusalemme celeste attraverso l'intreccio armonioso di più voci.
Allo stesso modo, l'organo a canne detiene un posto d'onore tra gli strumenti. La sua capacità di produrre suoni che vanno dal sussurro più lieve alla potenza del tuono simboleggia l'universo intero che loda il suo Creatore. Le sue canne, diverse per dimensione e timbro ma alimentate dallo stesso soffio, sono l'immagine dell'unità della Chiesa nella varietà dei suoi membri.
Fine della Musica Sacra: Gloria e Santificazione
Il fine ultimo della musica sacra è duplice: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli.
La vera bellezza non è fine a se stessa; essa serve a suscitare la "commozione religiosa", a disporre il cuore a ricevere la Grazia e a rendere il culto pubblico più solenne. Quando il canto è eseguito con rettitudine, il fedele non ammira l'artista, ma è spinto all'adorazione del Mistero.
In un mondo dominato dal rumore, la musica sacra tradizionale rimane un'oasi di ordine e di pace, un riflesso di quell'armonia perfetta che i beati contemplano nell'eterna liturgia del Cielo.
