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venerdì 15 giugno 2018

I preti modernisti e il crimine di sollecitazione

Tra i peccati più gravi che possa commettere un sacerdote vi è anche il crimine della sollecitazione, il quale consiste nell'approfittare del sacramento della Confessione per indurre il penitente a peccare contro la virtù della purezza. Questo crimine non si commette solo quando il confessore tenta di indurre il penitente (o la penitente) a peccare con lui, ma anche quando lo induce a peccare con altri oppure da solo. A tal proposito Padre Heribert Jone (1885-1967), celebre teologo moralista del XX secolo, nel suo manuale di Teologia Morale afferma chiaramente che si rendono colpevoli del crimine di sollecitazione anche i confessori che consigliano i penitenti a ricorrere alle pratiche onanistiche (ad esempio utilizzando gli anticoncezionali) per limitare il numero delle gravidanze, oppure quelli che incoraggiano i penitenti a commettere peccati di lussuria compiuti in solitudine. Solo Dio sa quanti sono i preti che si macchiano col grave crimine di sollecitazione, tuttavia se riflettiamo sul lassismo morale che dilaga nel clero modernista, c'è il timore che siano molto numerosi. Infatti i preti modernisti non hanno timore di dire pubblicamente, anche per mezzo dei mezzi di comunicazione di massa, che sono favorevoli ai rapporti prematrimoniali "purché i fidanzati si vogliano bene", alle relazioni omosessuali "purché siano coppie stabili", ai rapporti tra divorziati-risposati, ai rapporti coniugali compiuti contro natura mediante l'utilizzo di mezzi anticoncezionali, e persino agli atti impuri compiuti in solitudine, giustificandoli assurdamente come un mezzo per ottenere un sano sviluppo fisico. Se questi preti non temono di affermare ciò pubblicamente, avranno timore di dire le stesse cose nel segreto del confessionale? Può darsi che qualcuno di loro, almeno quando confessa, si astenga dal consigliare i penitenti a peccare di lussuria, può darsi che molti altri non confessino mai ritenendo erroneamente che Dio perdona lo stesso i peccati, ma il mio timore è che un gran numero di costoro si macchi col crimine di sollecitazione. In passato era obbligatorio denunciare i crimini di sollecitazione presso le autorità ecclesiastiche, oggi invece il vigente Codice di Diritto Canonico del 1983 non costringe più a presentare la denuncia. Io non voglio che venga ripristinato l'obbligo di denunciare questi crimini, poiché mi rendo conto che per molte persone sarebbe un dovere particolarmente gravoso, basti pensare all'enorme imbarazzo di esporre quanto è accaduto (ad esempio se un uomo sposato denunciasse il proprio parroco per avergli consigliato di continuare ad usare gli anticoncezionali, farebbe capire di essersi accusato in confessionale di aver compiuto dei rapporti coniugali contro natura). Secondo me la soluzione più efficace e meno gravosa per i penitenti consiste nel comminare una raffica di sospensioni "a divinis" (cioè la proibizione di celebrare i sacramenti) per tutti quei preti che pubblicamente hanno dichiarato di essere favorevoli ai peccati di lussuria. In questo modo si diffonderebbe il panico tra le file del clero modernista, molti dei quali comincerebbero ad essere più prundenti non solo in pubblico ma anche quando stanno in confessionale, per timore che qualche penitente più coraggioso possa denunciarli, animato dall'ondata di sdegno nei confronti di questo orribile crimine che costituisce un gravissimo oltraggio al sacramento della Confessione, dono dell'infinita misericordia di Dio.