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sabato 4 dicembre 2021

Le umiliazioni

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Gesù, umiliato per me fino all’abiezione, insegnami ad umiliarmi per amor tuo. 

1 - A molti piace essere umili, ma a pochi piace essere umiliati; molti con fervide preghiere chiedono a Dio l’umiltà, ma ben pochi chiedono l’umiliazione, eppure senza umiliazione è impossibile conseguire l’umiltà, perché, come lo studio è il mezzo per acquistare la scienza, così l’umiliazione è il mezzo per acquistare l’umiltà. 

Finché desideri l’umiltà, ma non sai accettare le umiliazioni, non puoi pensare di essere sulla via dell’umiltà vera; e, anche se in certi incontri sai comportarti umilmente, si tratta più di umiltà superficiale e apparente che di umiltà reale e profonda. L’umiltà è verità e perciò ti dice che, non avendo di tuo altro che il peccato, per diritto di giustizia non ti spetta che l’umiliazione e la disistima. Se Tu fossi realmente convinto di ciò, troveresti molto giusto che tutti ti umiliassero, ti trattassero male, ti disprezzassero. E infatti, quali onori e riguardi merita colui che ha offeso il suo Creatore, quando un solo peccato, sia pure veniale, è più deplorevole e merita maggior disprezzo di qualsiasi stato di miseria, di povertà, d’ignobilità terrena? 

Profondamente persuasi di ciò, i Santi non ritenevano mai troppo gravi le umiliazioni che venivano loro inflitte, anzi le trovavano sempre inferiori a quanto pensavano di meritare. «Non ho mai sentito dire tanto male di me - diceva S. Teresa di Gesù - da non vedervi insieme che era ancora troppo poco. Se mi accusavano falsamente sopra un punto, vedevo che avevo offeso il Signore sopra molti altri e che mi facevano una grande carità a non parlarne» (Cam. 15, 3). 

«Abbi dunque pazienza nelle tue umiliazioni perché, come col fuoco si saggia l’oro, così l’uomo nel crogiuolo dell’umiliazione» (cfr. Ecli. 2, 4 e 5). Se senti il peso della tua superbia e desideri davvero di esserne liberato, accetta in pace le umiliazioni e per mezzo di esse il Signore spezzerà il tuo orgoglio. 

2 - Più che procurarti umiliazioni di tua iniziativa, disponiti ad accettare bene quelle che ti vengono inflitte contro il tuo genio. Perché, mentre nelle umiliazioni che tu stesso t’imponi può mescolarsi un orgoglio sottile - come sarebbe, ad esempio, quello di voler esser ritenuto umile - tale pericolo non esiste affatto per le umiliazioni che, tuo malgrado, ti vengono dagli altri. Anche in questo caso, però, per produrre il suo frutto l’umiliazione deve essere accettata volontariamente. Infatti, non è l’umiliazione in se stessa che ti rende umile, ma l’atto di volontà con cui l’accetti. S. Bernardo insegna che è ben diverso essere umiliati dall’essere umili. Si può dire che, in un modo o nell’altro, tutti incontrano umiliazioni nella vita, eppure pochi sono quelli che diventano umili, appunto perché pochi sono quelli che accettano l’umiliazione e vi si sottomettono con pazienza. 

Che ti vale ricevere umiliazioni se, anziché accettarle, reagisci e le respingi con risentimento, con dispetto, e ti sdegni contro chi te le procura? 

Certo, l’umiliazione non può essere gradita alla nostra natura orgogliosa e suscettibile, tuttavia, pur sentendone l’amarezza, devi sforzarti di accettarla di buon volere ripetendo in cuor tuo: buon per me, o Signore, che mi hai umiliato. Se, nonostante tutte le ripugnanze e i risentimenti della natura, con un atto di volontà ti sottometti all'umiliazione [...], un po’ alla volta diventerai umile. Un po’ alla volta il pane duro ed amaro delle umiliazioni ti diventerà dolce e soave; ma a questa soavità si giunge solo dopo un lungo esercizio, chè, del resto, quel che più conta non è la soavità, ma la volontà di accettare tutto quel che ci umilia. [...]

Colloquio - «O Signore, che ingiuria si potrà mai fare ad una persona come me che ha meritato d’essere tormentata dai demoni per tutta l’eternità? Se mi trattano male in questo mondo, non è forse con giustizia? Veramente, o Signore, io, sotto questo aspetto, non ho proprio nulla da offrirti... Mi riconosco così colpevole innanzi a te, da vedere che mi trattano ancora troppo bene coloro che mi ingiuriano, quando, per non conoscere chi sono, come Tu mi conosci, credono di offendermi» (T. G. Cam. 36, 2). 

Mio Dio, è ben vero! l’unica cosa che a me peccatore spetta di diritto è l’umiliazione, l’ingiuria, il disprezzo. Eppure come sono riluttante e eccessivamente sensibile di fronte a tutto ciò che ferisce il mio orgoglio! Tu lo sai, mio Dio, quanto io desidero di essere spogliato dalla mia superbia; sì, posso ben dire che, con l’aiuto della tua grazia, la detesto e nulla in me mi sembra più odioso. Tuttavia non ne so accettare il rimedio che Tu mi presenti. Come avrò, Signore, il coraggio di chiederti umiliazioni, quando tante volte le ho respinte, mutandole da medicina, in occasione di nuovi atti di orgoglio? 

Quante volte, anziché vedere nelle umiliazioni il rimedio da te procuratomi per guarirmi dalla superbia, il mio sguardo si è fermato alle creature di cui ti servivi per umiliarmi e mi sono irritato, sdegnato contro di esse, mi sono ribellato come di fronte ad un’ingiustizia. Come sono cieco, o Signore, come ho deviato dalle tue vie! Vieni a ridare la luce all’anima mia, vieni a mettermi nella verità, vieni a ricondurmi sulla via buona e sicura delle umiliazioni. 

Non ti chiedo particolari umiliazioni, ma ti chiedo di disporre il mio cuore ad accettare bene quelle che nel tuo amore e nella tua misericordia infinita, fin dall’eternità, hai preparate sul mio cammino. Tu hai preparato la medicina adatta alla mia superbia; se fino ad oggi tanto spesso ho rifiutato di accostarvi le labbra, ora aiutami a non lasciarmene più sfuggire la minima porzione. Sono malato, o Signore, e come il malato desidera il farmaco che lo guarisca, e lo trangugia anche se amaro, così io, sostenuto dalla tua grazia, voglio accettare, voglio sorbire fino all’ultima goccia ogni umiliazione. Ma aiutami Tu, o Gesù dolcissimo che hai voluto conoscere l’umiliazione, perché senza di te non so che venir meno ai miei propositi. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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