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domenica 3 luglio 2022

La lettura meditata

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, insegnami a cercarti anche quando il cuore è arido e la mente distratta.

1 - L’orazione vocale ben fatta è il modo più semplice per intrattenersi con Dio; ma, progredendo nella vita spirituale, è logico che l’anima senta il bisogno di una preghiera più interiore, più intima e così, spontaneamente, si orienta verso l’orazione mentale. Se l’attrattiva divina la prende infondendole una certa devozione sensibile, l’anima non prova alcuna difficoltà a raccogliersi in Dio, anzi questo esercizio le riesce molto facile e soave. Ma ben diversamente accade quando è lasciata a se stessa, tanto più se l’eccessiva mobilità della sua fantasia la rende quasi incapace di fissare il pensiero su un determinato argomento. S. Teresa nota che non sono pochi quelli che soffrono di queste continue divagazioni per cui «vanno qua e là, sono sempre in agitazione, sia che ciò provenga dalla loro natura o che così permetta il Signore» (Cam. 19, 2). 

Coloro che si trovano in simili condizioni sono facilmente tentati di abbandonare l’orazione mentale che riesce loro talmente gravosa da ritenerla un’impresa quasi impossibile. La Santa è di tutt’altro parere e insegna con insistenza che anche queste anime possono applicarvisi con frutto, benché debbano farlo in modo un po’ particolare, che consiste nell’aiutarsi con la lettura. «Il libro - ella dice - le aiuta molto a raccogliersi; anzi è a loro indispensabile; leggano quindi, sia pur poco, ma leggano» (Vi. 4, 8). 

Non si tratta certamente di passare in continua lettura il tempo dell’orazione mentale, ma di servirsi di un libro devoto da cui attingere di tratto in tratto un buon pensiero che serva per raccogliersi in Dio, per mettersi in contatto con lui. S. Teresa di G. B., che soffrì abitualmente di aridità, si servì molto di tale metodo: «In questa impotenza - ella dice - la Sacra Scrittura e l’Imitazione mi vengono in aiuto. Ma è soprattutto il Vangelo che mi occupa durante le mie orazioni; vi trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera piccola anima; vi scopro sempre nuovi lumi, sensi misteriosi e nascosti» (St. p. 220). 

2 - S. Teresa di Gesù che prima di essere elevata agli alti stati contemplativi, ha conosciuto a lungo l’aridità e il tormento dei pensieri importuni durante l’orazione confessa: «Passai più di quattordici anni senza poter meditare se non con l’aiuto di un libro... Col libro raccoglievo i pensieri dispersi e m’immergevo nell’orazione con piacere. Spesso mi bastava solo aprire il libro, alle volte leggevo un poco ed altre volte molto, a seconda della grazia che il Signore mi faceva» (Cam. 17, 3; Vi. 4, 9). 

Anzitutto, è importante scegliere un libro adatto a destare devozione, come sono in genere gli scritti dei Santi; abitualmente sarà preferibile un libro già letto di cui abbiamo già sperimentato l’efficacia e potremo anche aver segnato i brani che ci hanno maggiormente colpito, mentre con un libro nuovo ci troveremo un po’ disorientati e anche esposti alla tentazione di leggere per curiosità. Bisogna pure evitare la scelta di autori troppo speculativi, e ricorrere invece a quelli piuttosto pratici, affettivi, poiché non si tratta qui di istruirsi o di studiare, ma di fare orazione, la quale consiste molto più nell’esercizio dell’amore che nel lavorio della mente. Si leggerà poi, volta per volta, solo quel tanto che basta per mettere l’anima in grado d’intrattenersi con Dio. Perciò, appena quel che abbiamo letto - e può essere anche una sola frase - suscita in noi buoni pensieri e santi affetti capaci di occupare devotamente il nostro spirito, bisogna sospendere la lettura e rivolgerci direttamente al Signore per ruminare alla sua presenza i pensieri letti, o per assaporare in silenzio la devozione che ci si è destata in cuore, o per rivolgere a lui quegli affetti che la lettura ci ha ispirati. Un po’ come fanno gli uccelli quando bevono: chinando il capo verso l’acqua ne attingono qualche goccia e poi, inalzando il becco verso il cielo, la trangugiano piano piano, e quindi ricominciano. Così noi: chiniamo il capo verso il libro devoto per raccogliere qualche stilla di devozione e poi inalziamolo verso Dio lasciando che il nostro spirito ne venga tutto permeato. In tal maniera non sarà difficile che l’orazione, iniziata con la lettura, termini in un colloquio intimo con Dio. 

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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