Tuttavia, per capire esattamente come funziona questa dinamica nella teologia cattolica, bisogna guardare a come viene definito un peccato mortale. Non basta che l'azione in sé sia considerata un'offesa; il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica che devono coesistere contemporaneamente tre condizioni precise:
Materia grave: L'atto (in questo caso, una violazione della castità come l'adulterio o la fornicazione) deve essere oggettivamente grave. Nella morale cattolica tradizionale, i peccati sessuali deliberati sono considerati materia grave.
Piena avvertenza: La persona deve essere pienamente consapevole che l'azione che sta per compiere è un peccato grave davanti a Dio.
Deliberato consenso: L'azione deve essere compiuta con una scelta deliberata, intenzionale e libera da costrizioni esterne o gravi condizionamenti.
Se mancano la piena consapevolezza o la totale libertà di scelta, il peccato non è considerato "mortale" ma "veniale" (meno grave), e di conseguenza non comporta la pena dell'inferno eterno.
Il ruolo del pentimento Nella teologia cattolica, l'inferno non è visto come una punizione inflitta a tradimento, ma come la conseguenza di una scelta di autoesclusione definitiva da Dio. Anche nel caso di un peccato di lussuria grave, la misericordia divina è sempre accessibile: basta un pentimento sincero (espresso normalmente attraverso il sacramento della Confessione, o tramite un atto di contrizione perfetta in punto di morte) per cancellare la colpa e la pena eterna. L'inferno scatta solo se l'anima rifiuta di pentirsi sinceramente del peccato mortale comesso fino all'ultimo istante.
