Un giovane studente, abbandonate pian piano tutte le pratiche della Religione, divenne così empio e perverso, che un bel giorno fu chiuso nelle prigioni di Coblenza. L'infelice sua madre, ch'era vedova, non faceva che piangere; ma lo sciagurato non manifestava mai alcun pentimento.La povera donna, caduta inferma, domandò al governatore della prigione, che vedesse permetterle di vedere suo figlio almeno per pochi istanti. L’indomani alcuni gendarmi condussero il prigioniero alla madre, che era agonizzante. Questa, vedutolo, non gli diede che uno sguardo severo e penetrante, quindi gli fece cenno di ritirarsi. Il giovine non mostrò commozione, ma ricondotto in carcere, non poteva togliersi dalla mente lo sguardo silenzioso ma eloquente di sua madre, e: Dio mio! prese ad esclamare, se tanta impressione mi ha fatto lo sguardo adirato di mia madre, che sarà poi dello sguardo sdegnato del Giudice eterno, quando mi dovrò a Lui presentare? È tempo di finirla, e di riparare al mal fatto. Poco tempo appresso, posto in libertà, entrò in un convento, si fece gesuita e poi missionario. Egli è il P. Stasslacher tedesco, che poi dal pulpito più e più volte ha raccontato di sé medesimo il fatto ad altrui edificazione.