L'amor di Dio, del prossimo e di noi stessi ci eccita alla devozione per le anime sante; ma tale devozione sarebbe sterile ed illusoria, se si limitasse a semplice compassione; deve tradursi in atti, vale a dire che ci deve far prendere mezzi efficaci a soccorrere le anime che più ci stanno a cuore. Ed anzi tutto, dobbiamo ricordarci che la prima condizione è quella di metterci in stato di grazia, se mai non vi fossimo; senza la quale non recheremmo loro nessun giovamento, per quanto ci adoperassimo. Con il peccato mortale nell'anima non possiamo far cosa accetta a Dio, nè valevole a soddisfare la divina giustizia tanto per i propri, quanto per gli altrui peccati. Un membro morto è inutile, non ne può trarre vantaggio né il corpo di cui è parte, nè nessun altro. Perciò s. Paolo diceva: «Quando distribuissi in nutrimento dei poveri tutte le mie facoltà, quando sacrificassi il mio corpo ad esser bruciato, se non ho la carità, nulla mi giova.» Quando impiegassimo tutte le nostre buone opere in sollievo delle anime purganti, quando ci offrissimo ad ardere in loro vece, faremmo cosa inutile per loro e per noi, se non siamo in grazia di Dio. E' bensì vero che anche coloro che sono in peccato mortale possono soccorrere potentemente le anime sante, con far celebrare messe in loro suffragio; ma finché non siano riconciliati con Dio, è certo, che non hanno alcun merito della carità che esercitano verso i defunti, nè le loro opere hanno alcun merito soddisfattorio né per sè, nè per altri. Tuttavia quando Dio vede i peccatori far opere di misericordia, li mira con occhio di compassione e li soccorre a mutar vita. A chi, essendo in peccato mortale, trova modo di soccorrere la anime purganti, o con il far pregare per loro, o con il far celebrare il santo sacrificio della messa, ben si può applicare ciò che dice la santa Scrittura parlando dell'elemosina corporale: «Essa salva dalla morte, cancella i peccati, fa trovare misericordia ed acquistare la vita eterna (Tob. I, 9); libera dal peccato e dalla morte (ivi IV, 2); e come l'acqua spegne il fuoco, così essa spegne ed abolisce il peccato (Eccles. III, 33).» Quindi se avete la sventura d'essere in peccato mortale, sforzatevi nondimeno di rendervi utile verso i morti; con questo mezzo attirerete sopra di voi la grazia d' una vera contrizione e d'un sincero ritorno a Dio. Anzi affrettatevi di ritornare alla divina grazia, perché allora, oltre d'acquistarvi meriti personali, potrete soccorrere direttamente le anime del purgatorio, e quindi procurar loro maggior sollievo. Chi sarà colui, che impedito di porgere aiuto ad un uomo, in procinto d'essere consumato dal fuoco, potendolo, non tolga l'impedimento? Or bene, non essendo noi in stato di grazia, non possiamo porgere aiuto ad anime consumate dal fuoco: distruggiamo dunque l'ostacolo che il peccato mette alla nostra carità.
FIORETTO SPIRITUALE. Vediamo ogni giorno morti che piangono i loro morti; Molti gemiti e nessun frutto: piangiamo sopra coloro che così piangono. (S.Bernardo).