[Brano tratto da "Il mese di novembre santificato, ossia la divozione verso le anime del Purgatorio promossa per via di brevi considerazioni e scelti esempi", Tipografia dell'oratorio di San Francesco di Sales, 1869].
La perfezione della carità cristiana consiste nell'amor di Dio e del prossimo, su questo duplice amore, come su due cardini il mondo, s'aggira la perfetta virtù; basterà quindi che siamo costanti nella devozione verso le anime del purgatorio per divenire gran santi. Basterebbe, d'altra parte, la fede sviluppata e trattenuta da questa devozione a sollecitare di continuo la nostra volontà alla pratica della virtù. Pare quindi superfluo insistere maggiormente sull'influenza, che la nostra carità per i morti esercita sul progresso spirituale dell'anima. Faremo nondimeno una considerazione non del tutto inutile: le qualità che devono accompagnare la devozione verso le anime purganti sono quelle stesse della vera pietà e della vita interiore, e per tale modo il cristiano fervente vi trova il mezzo di giungervi senza fatica e quasi a sua insaputa alla vita tanto sublime e difficile a pervenirvi. Qual è infatti la prima condizione della vera e soda pietà? L'umiltà, senza la quale le nostre migliori azioni non sono accette al Signore. Or bene, questa virtù accompagna necessariamente tutto ciò che facciamo in favore delle anime sante. Qui niente alimenta l'amor proprio; ed i risultati che si ottengono, quantunque superiori ad ogni nostro pensiero, nulla hanno di sensibile, e per conseguenza nulla può attirare gli altrui sguardi. La devozione per i morti fa diventare abituale la pratica del rinunciare a noi stessi e dello spogliarci di noi; la qual cosa è pure fondamento indispensabile della pietà cristiana. Per essa ci troviamo eccitati costantemente alla perfetta abnegazione di noi medesimi, a sacrificare le soddisfazioni e le indulgenze acquistate, per farne dono ad anime da noi forse mai conosciute, nella cui scelta ci lasciamo condurre dal beneplacito di Dio. Inoltre, la carità, ponendoci di continuo innanzi le pene rigorose serbate a colpe leggere e l'obbligo di espiarle, ci eccita a purificarci dalla minima macchia, per esimerci da così terribili tormenti, e porci in grado di divenire più utili ai defunti che vogliamo soccorrere: Finalmente il pensiero frequente delle anime purganti c'infonde lo spirito di sacrificio e di compassione, utili per combattere la negligenza e la tiepidezza, tanto nocive alla pietà; ci fa acquistare le disposizioni abituali che indeboliscono lo spirito del mondo, e sviluppano in noi la vita soprannaturale della grazia. Per tal modo arriviamo, quasi con certa simpatia, ad avere gli stessi sentimenti delle anime per le quali ci impegniamo: sentimenti di umiltà, di contrizione, d'amore, di confidenza e di rassegnazione. Chi può dire che avverrà dopo d'aver tenuto sott'occhio per anni ed anni tali modelli di pazienza nei patimenti, di dolore d'aver offeso Dio, e di desiderio ardente d'essergli eternamente uniti? Quale trasformazione non si opererà in noi, e quanto non sarà vero il dire che divenendo «uomini misericordiosi facciamo del bene all'anima nostra!»