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venerdì 20 febbraio 2026

La sepolta viva


[Brano tratto da “Tesoro di racconti istruttivi ed edificanti”, di Don Antonio Zaccaria, Tipografia Pontificia Mareggiani, 1887].

Nulla è più capace di toccare, il cuore, sia anche il più duro, di quel che possa la meditazione della morte fatta sopra una tomba, o ancora meglio, in una tomba stessa. Una giovane, la quale ne uscì viva come per un miracolo, ci attesta una tal verità. Si nominava Giulietta, ed era a servire la casa di una duchessa. Non già che ella avesse interamente perduta la fede, ma pure pigliava piacere a volgere in ridicolo le più sante cose e i più sacri riti e misteri della religione, imitando la padrona che era appunto donna di tale tempra. Un bel giorno fu trovata questa infelice fredda sul letto. Si va pel medico, e venuto la riconosce già morta, sicché il giorno appresso ne dispongono le esequie, e la si seppellisce verso le nove ore. Il giorno stesso, erano le cinque della sera, si presenta al castello del duca un becchino. Signore, dice, la donna di servizio che è state seppellita stamattina non è morta, si ode una voce dalla sua fossa che grida soccorso. S'immagini ognuno lo sgomento e la meraviglia destata in mezzo alla brillante società del duca; posta tutta in agitazione la compagnia, si corre tosto alla tomba, si scava senz’altro la fossa, si trae fuori la cassa, e si apre. Così era, Giulietta l'avevano interrata viva; erano tutti in scompiglio i suoi capelli, coperto di sangue il suo volto. Mettendole la mano sul cuore a veder se battesse, ella gettò un profondo respiro, poi aprì gli occhi! fece uno sforzo per sollevarsi, e disse: Grazie, mio Dio, grazie. - Le si prodigarono tutte le cure ond'ella aveva bisogno, e dopoalcuni giorni, pienamente ristabilita, raccontò le sue lunghe ore di pena e d'angoscia. Disse adunque come svegliatasi da quella convulsione, e trovandosi chiusa in una cassa e ravvolta in un lenzuolo, a tutti i lati un muro che le toglieva il varco all'uscita: Ove son mai? aveva preso ella a esclamare: mi avranno creduta morta ... mi avranno seppellita. A questo pensiero comincia a sudar freddo. Tasta all'intorno, si dibatte, grida, chiama, non è chi le risponda: par che resti anzi insieme con lei seppellita la voce. Allora uscendo quasi in un frenetico delirio: Ahimè! comincia a dire in se stessa, in questo carcere orrendo io sarò costretta a morire: non vi è speranza di consolazione o di aiuto! quanto lenta e dolorosa sarà la mia agonia! morirò di fame o di oppressione! Unisce quanto più le vien dato di forza, che sa le venga fatto romper la casse e sollevare la terra, ma si sforza e si dibatte invano. Era senza dubbio uno stato e una miseria spaventevole; ma lo spavento ancora più grande fu il pensiero del giudice. dell'eternità dell'inferno. Le si schierarono al guardo i peccati della sua vita, e pensava che ella andrebbe al tribunale di Dio per esser giudicata, innanzi a quel Dio che aveva tante volte bestemmiato. Già le pareva che i demoni fossero per impadronirsi di lei e per trascinarla. Una visione orribile la spaventa; le par di vedere una turba di uomini che attorno un'ardente fornace attendano furibondi una vittima. Pazienza, pazienza, grida il capo, e la vittima è pronta. E quelli ravvivar la fornace, e rendere più ardenti le fiamme, con urli terribili. L'infelice Giulietta voleva fuggire, ma non poteva. In tale orrenda posizione un pensiero le viene in mente: la potenza della preghiera a discacciare e atterrare i demoni. Raccoltasi adunque in cuore piglia a piangere i suoi peccati, e: Io mi pento, diceva, mio. Dio, dei miei peccati, vorrei lavarli col mio sangue; ho disprezzato, divin Gesù, le vostre misericordie pel passato, ma non le disprezzo ora. O Vergine Santissima, voi siete il rifugio dei peccatori, ebbene apritemi in quest'ora il vostro seno, correte ad aiutarmi, ottenetemi da Dio che mi lasci stare in questo sepolcro sino a che il dolore dei miei peccati abbia tutte disfatte le mie iniquità, ovvero che riceva la mia morte in espiazione di tutto il male che io ho commesso. - A questa preghiera disparisce l'orrore della visione, l'anima di lei si ripone in calma, e dopo alcuni istanti ella cadde in deliquio fino a quel tempo in cui vennero a scavar la fossa e trarla fuori. Tornata al mondo Giulietta si consacrò al servizio di Dio; ella aveva tenuto in serbo alcune somme di denaro, ne diede parte al becchino che la trasse dalla tomba, il resto ai poveri, ed essa si consacrò religiosa in un monastero di Orsoline.


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