Una certa vedova di buon credito e di buoni costumi, cadde in un brutto peccato, e ne ebbe tal vergogna, che non le diede mai cuore di palesarlo al sacerdote, e dirne sua colpa. Ma perché la coscienza di continuo glielo rinfacciava, entrò in pensiero di cancellare con gran digiuni, discipline e penitenze, anche senza la confessione: giunse fino a farsi monaca in un convento molto severo, dove, per l'esempio che dava a tutte di regolare osservanza, in capo a qualche anno fu eletta per Abbadessa. Eppure mai non si indusse a ben confessarsi né meno sul passo estremo, ma tacque anche allora l'eccesso da sé operato nel secolo; e si morì con gran dolore di tutte quelle religiose, le quali l'avevano in opinione di una santa, e speravano dopo la morte vederne qualche miracolo. E il miracolo avvenne, ma troppo differente dagli aspettati. Per il fatto che comparve l'anima tutta cinta di fuoco, e facendosi vedere ad una sua compagna più cara: Sono, disse, l'Abbadessa, e sono condannata all'inferno, perché dopo aver commesso un peccato vergognoso prima di entrare in convento, non me ne sono voluta mai confessare.
